Rassegnazione o accettazione?

Le persone chiedono aiuto per ridurre la loro sofferenza. Chiedono di fare dei cambiamenti. Alcune cose riescono a cambiarle, alcuni risultati sono a volte immediatamente raggiunti. Al tempo stesso, capiscono abbastanza presto che non possono cambiare l’esterno da sé, ma che possono cambiare tanto di sé: modi di pensare, agire, padroneggiare le emozioni, comunicare efficacemente e governare le relazioni con gli altri in modo funzionale al benessere.
E… ad un certo punto si trovano anche di fronte alla necessità di accettare ciò che non possono cambiare.
Per molti questa accettazione sa di rassegnazione passiva apatica o di rabbiosa frustrazione che si autoalimenta e che non è reale accettazione. Continuano a ruminare incessantemente su torti subiti, rimorsi e rimpianti, ingiustizie e danni, errori e colpe, continuando a tenere in mente ciò che non hanno potuto ottenere o ciò che hanno perduto o ciò a cui hanno dovuto rinunciare, per colpe esterne o interne.
Continuando a pensare ripetutamente a ciò che non possono ottenere e a ciò che non possono cambiare, in realtà, stanno continuando ad alimentare, più o meno consapevolmente, un’idea illusoria auto-frustrante.
Una reale accettazione passa attraverso un effettivo spostamento dell’attenzione da bisogni e scopi frustrati ad altri bisogni, scopi, desideri che la persona può cominciare ad ‘investire’, cominciando ad impegnarsi per realizzarli.
L’accettazione effettiva ed efficace richiede di ‘lasciare andare’… ‘Lasciarsi alle spalle’ ciò che deve essere lasciato nel passato… ‘Lasciare uscire dalla propria testa’ pensieri ed emozioni che continuerrebbero altrimenti a tormentarci: “perché le persone si sono comportano come si comportano…”, “perché la realtà è quella che è invece che quella che vorremmo che fosse…”, perché noi stessi siamo più o meno lontani da chi vorremmo essere…
Un reale processo interno di accettazione libera la mente e il cuore dai fardelli pesanti della frustrazione e della delusione, del rimpianto, del rimorso e della ruminazione, per fare spazio ad un ‘vuoto fertile’, un ‘impegno concreto’ verso altri nostri bisogni e scopi importanti, orientati dalla consapevolezza di ciò che è importante per noi.
Abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa, abbiamo perso qualcosa di importante, abbiamo dovuto rivisitare alcuni nostri progetti e ambizioni, ma possiamo mantenere la bussola orientata dai nostri valori, dalla forma che vogliamo dare alla nostra vita, dalla sostanza di cui vogliamo sia fatta la nostra qualità di vita.
‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, presenta un percorso, che è quello di crescita personale e di cura di sé, in cui è sempre presente la dinamica tra cambiamento e accettazione, la consapevolezza di cosa vogliamo, possiamo e dobbiamo fare per cambiare e della necessaria quanto utile accettazione di ciò che non è in nostro potere modificare, in direzione di una vita comunque fondata su scopi, desideri e valori che la persona sente nel ‘cuore’ e nella ‘pancia’ prima di pensarli con la ‘testa’.

Celebrare

Conosci il tuo malessere psicologico? Lo conosci veramente?
Il tuo repertorio di comportamenti problematici che oggi guardi allo specchio, che sottoponi al giudizio altrui e al severo giudice interno, non è semplicemente il tuo malessere psicologico e la tua sofferenza di cui ti senti in colpa o rispetto alla quale incolpi qualcun altro.
La tua malattia è sofferenza, ma non è qualcosa di sbagliato, anzi. È stato il modo in cui hai potuto organizzarti per sopravvivere nelle condizioni di vita che hai incontrato.
La tua malattia non è segno dei tuoi errori e del tuo essere sbagliato. Né è segno di una tua presunta debolezza caratteriale.
La tua malattia è la strada che hai trovato per far fronte alle tue ferite, agli abusi subiti, ai traumi vissuti, alle trascuratezze che porti sul tuo corpo, alle frustrazioni indebite che hai dovuto fronteggiare, soprattutto da piccolo, deprivato della soddisfazione dei bisogni fondamentali di amore, protezione e guida.
Le strategie mentali, emotive, comportamentali, corporee che tutti abbiamo trovato, per fronteggiare ciò che ci si è presentato davanti, ci hanno permesso di andare avanti con quella parte, anche minima, di amore e apprezzamento di cui avevamo bisogno per sentirci vivi e al sicuro.
Oggi, quegli stessi meccanismi sono divenuti disfunzionali, ma prima di essere abbandonati, in favore di altri, vanno ‘ringraziati’ per ciò che ci hanno permesso di essere.
Ogni strategia, anche quelle più negative e fonte di problemi, è nata come tentativo di adattamento. Tentativi non riusciti, guardandoli a posteriori, ma che in origine ci sembravano strade giuste. E lo sono state per un po’, prima che diventassero fonte di sofferenza.
Per questo è importante avere, verso la nostra sofferenza e le nostre strategie, un atteggiamento rispettoso piuttosto che giudicante (sono fragile, sbagliato, inadeguato, incapace, fallito, pazzo, cattivo, indegno, ecc.).
Un passaggio importante della cura di sé è proprio imparare ad avere cura e compassione del proprio dolore e del proprio tentativo di lenirlo. Avere questa cura rispettosa e compassionevole permette di accedere più profondamente al ‘senso’ di tutto ciò che ci è accaduto e che ci fa soffrire. In questo modo si aprono nuovi varchi per inventare e fare proprie nuove più sane e funzionali strategie di adattamento e soluzione dei problemi.
Puoi ringraziare le tue miserie e aprirti alle meraviglie anche leggendo ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Integrazione evolutiva

Il percorso di cura, guarigione e crescita è il risultato di un’integrazione dinamica tra cambiamento e accettazione. Possiamo intenderli entrambi come ABILITÀ.
Il CAMBIAMENTO può riguardare diversi aspetti dell’esperienza (pensieri, comportamenti, emozioni, sensazioni corporee, scopi, valori) e in uno o più ambiti di vita: famiglia, lavoro, amici, tempo per sé. Sostanzialmente è l’apprendimento di diverse abilità finalizzate ad una crescente capacità di autoregolazione delle emozioni, dei comportamenti e conseguentemente nelle relazioni. Le abilità riguardano:
– la consapevolezza dei propri contenuti e processi di pensiero (cosa pensiamo e come trattiamo i nostri pensieri, se riflettiamo il giusto o rimuginiamo continuamente);
– la consapevolezza delle proprie emozioni e la capacità di esprimerle in modo utile ed efficace nelle relazioni;
– la consapevolezza delle proprie abitudini, dei propri schemi di comportamento e delle singole azioni al fine di adottare progressivamente comportamenti più utili ed efficaci per i propri obiettivi e valori, all’interno di un adattamento sano alla realtà e nelle relazioni interpersonali.
L’ACCETTAZIONE è l’abilità di liberarsi dalla necessità assoluta di soddisfare i propri bisogni e desideri. In direzione di una vita di qualità, a misura dei propri valori. Tra potenzialità da sviluppare e necessario ridimensionamento legato ai limiti da accettare.
Alla fine della fiera, ciascuno di noi può sempre impegnarsi per costruire una propria qualità di vita, tra possibilità da percorrere con tenacia e determinazione e limiti da accettare laddove altro non si può fare.
Devi imparare a rinunciare alla soddisfazione di alcuni BISOGNI e DESIDERI, ma nessuno può toglierti la direzione indicata dai tuoi VALORI ovvero dal farti guidare da ciò che per te veramente conta.
Cosa è primariamente importante per te nelle ‘piccole’ scelte quotidiane e nelle ‘grandi’ scelte progettuali a lungo termine?
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, troverai una guida utile a percorrere le vie numerose del cambiamento e le vie necessarie dell’accettazione.

Miseria o meraviglia? Miserie e meraviglie!!!

Riconosci quando funzioni “o… o…”. La vita è completamente meravigliosa o innegabilmente schifosa. Gli altri sono assolutamente adorabili o totalmente ostili. Io sono perfetto o totalmente incapace in tutto.
Inizia a funzionare “e…e…”. La vita ti presenta meraviglie e miserie. Gli altri sono a volte amichevoli, non tutti e non sempre e sono anche malevoli, a volte, ma non tutti.
Riconosci, per metterle in discussione, le tue aspettative di onnipotenza e perfezione verso te stesso, gli altri, la vita. “Io sono onnipotente e tutto mi è possibile” è una credenza pericolosa, meglio credere che “sono capace ma non in tutto e con dei limiti”. Anche gli altri possono essere pieni di risorse, talenti e capacità, ma ogni persona ha anche difetti e limiti. La vita, infine, ci offre meraviglie in infinite forme e, a volte, purtroppo, anche dolori e ingiustizie inenarrabili.
Riconosci, per metterle in discussione, le tue credenze di impotenza e incapacità ovvero impara a distinguere tra “possibilità realistiche” e “impossibilità reali” e ad agire in base a questa consapevolezza. Qui posso impegnarmi per tentare di… Qui devo fermarmi perché oltre non mi è possibile…
Impara a mettercela tutta fino a quando incontrerai il limite dove vuoi o devi fermarti.
Impara ad accettare con gratitudine ciò che hai raggiunto, anche se non è perfettamente corrispondente a ciò che desideravi in partenza.
Continua ad agire e imparare, consapevole che hai sempre il potere di creare la tua “felicità imperfetta”.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, puoi trovare numerosi esempi di questo nostro potere di saper vivere tra miserie e meraviglie…

Scelte

Se è vero ed arcinoto che:
– è impossibile non scegliere
– ogni scelta non è perfetta
– ogni scelta ha un prezzo da pagare
– ogni scelta è anche la scelta di qualcosa a cui rinunciare
– ogni nostra scelta ha una serie di conseguenze di cui dobbiamo farci carico…
– spesso dobbiamo confrontarci, nostro malgrado, con le scelte di altri…
Allora, per costruire la tua vita meravigliosa,
PRESTA ATTENZIONE, momento per momento, giorno per giorno, A COSA STAI SCEGLIENDO, QUALI BISOGNI E DESIDERI STAI CURANDO E QUALI TRASCURANDO.
Quello che fai è quello che scegli, anche quando ti sembra che non sia tu a scegliere, ma siano altre persone o le circostanze che ti costringono.
Quello che scegli è quello che vuoi, anche se a volte le tue scelte ti sembrano contrarie ai tuoi bisogni e desideri. Impara a riconoscere a quali altri tuoi bisogni e desideri rispondono certe scelte.
Quello che ti capita, che sia frutto delle tue scelte più o meno consapevoli oppure esito di circostanze e fattori esterni a te, è qualcosa con cui devi fare qualcosa. Sono conseguenze di tue scelte di cui ti devi far carico. Sono conseguenze di scelte altrui con cui comunque devi farci i conti.
È fondamentale, dunque, avere un atteggiamento consapevole e responsabile. Consapevole del tuo mondo interno (emozioni, pensieri, bisogni, desideri, quello che fai e quello che non fai) e responsabile di come traduci la tua consapevolezza in azioni in direzione dei tuoi obiettivi e valori, nel rispetto della convivenza con gli altri e di un adeguato rapporto con la realtà.
Un atteggiamento consapevole e responsabile da coltivare momento per momento, giorno per giorno, per tutta la vita…
Puoi trovare numerose indicazioni per questo percorso esistenziale in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Provo compassione

Provo compassione per te quando cerchi di tenere tutto sotto controllo…
Provo compassione per te quando cerchi la perfezione in ogni cosa che fai e nemmeno lo sai…
Provo compassione per te quando non riesci ad accettare l’imperfezione degli altri e della vita oltre che di te stesso…
Provo compassione per te quando continui a voler cambiare l’esterno da te…
Provo compassione per te quando provi illusoriamente a voler cambiare ciò che puoi solo accettare…
Provo compassione per te perché trovi sempre il pelo nell’uovo…
Provo compassione per te quando non ti sta bene niente …
Provo compassione per te quando senti che va sempre tutto male…
Provo compassione per te perché tu non sai provare compassione per te…
Provo compassione per te perché le tue battaglie hanno un senso ma tu sei insensibile verso te stesso…
Provo compassione per te quando cerchi di eliminare l’incertezza con catene di pensieri che ti sfiniscono mentalmente e fisicamente…
Provo compassione per te quando ritorni a pensare continuamente ai tuoi errori, ma senza imparare la lezione…
Provo compassione per te quando rumini sui torti subiti senza che questo ti aiuti a stare meglio…
Provo compassione per te quando continui ad alimentare la tua frustrazione con pensieri del tipo: “ma come fa la gente ad essere come è e a comportarsi come si comporta?!”
Provo compassione per te quando continui a tenere in vita aspettative più volte deluse…
Provo compassione per te quando aspetti la soluzione dall’esterno piuttosto che impegnarti in prima persona…
Provo compassione per te quando non solo stai male per qualcosa che è accaduto, ma aggiungi anche sensi di colpa a condire il tuo dolore…
Provo compassione per te quando ti senti derubato del tuo tempo invece che esserne padrone consapevole e responsabile…
Provo compassione per te quando non riesci a dire no…
Provo compassione per te quando non conosci i tuoi bisogni…
Provo compassione per te quando non sai chiedere per soddisfare i tuoi bisogni…
Provo compassione per te quando continui a stare male perché il mondo e le persone non sono esattamente corrispondenti a come li vorresti…
Provo compassione per te quando vuoi migliorare la tua vita ma non sei disposto a pagare il prezzo di scelte differenti…
Provo compassione per te…
La compassione è quel sentimento amorevole, quell’atteggiamento rispettoso e quel comportamento non giudicante di sensibilità alla sofferenza altrui con l’intenzione di aiutare l’altra persona a lenire quella sofferenza, partendo dal riconoscere ed accettare ciò che fa soffrire…
Provo compassione per te…
Potrei continuare ancora a lungo, invece chiedo a te di suggerirmi altri pensieri, azioni e situazioni che in qualche modo e misura ti fanno soffrire.
L’elenco sopra descritto potrebbe essere inteso anche come un elenco di ‘miserie’ del nostro funzionamento. Nel mio libro ‘Alice nel paese delle miserie’, che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, fornisco, per ogni miseria individuata, una serie di indicazioni di pensiero e azioni concrete per trasformare la miseria in meraviglia. Non basta leggere un libro o sentire qualcuno che elargisce saggi consigli. Per trasformare la tua sofferenza nel tuo benessere serve un percorso di consapevolezza che ti aiuti a comprendere cosa ti fa soffrire, di cosa hai bisogno, cosa puoi farci e cosa devi iniziare a fare. Il resto è prenderti la responsabilità di fare scelte che in precedenza non avevi fatto. Consapevole che quasi mai è facile, ma che diventa ad un certo punto la strada con cui è fondamentale confrontarsi…

Tutto, tutto. Pretendere per soffrire

Pretendere di sapere e spiegare tutto (onniscienza), unito al pretendere di controllare e risolvere tutto (onnipotenza), con aggiunta di pretese varie che la realtà sia perfettamente corrispondente ai nostri desideri e bisogni, sono le fonti di tanta parte della sofferenza emotiva.
Sono aspirazioni ed ispirazioni ideali che troppo spesso ci intrappolano invece che darci potere.
Molte delle manifestazioni di sofferenza che incontro nel mio lavoro hanno questa base di partenza, di cui la persona è quasi sempre inconsapevole e che, soprattutto inizialmente tende a non voler riconoscere e vedere, fino a negarla in modo assoluto e determinato.
Pensa a qualche esempio nella tua vita in cui i tuoi pensieri, le tue azioni e i tuoi stati d’animo sono governati da queste tendenze estremizzate. Vuoi sapere tutto e spiegare tutto a te stesso; vuoi controllare tutto o quasi tutto del tuo partner o dei tuoi figli; vuoi che tutto fili liscio al lavoro o con gli amici; vuoi prevedere e controllare totalmente ciò che accadrà domani; continui a rimuginare rispetto a ciò che non ti dà certezza assoluta; continui a ruminare su qualcosa che è successo e che ancora non riesci a digerire; ecc. Altri esempi?
La pretesa è la via maestra della frustrazione e della delusione che tanta parte giocano nella sofferenza quotidiana, in uno o più ambiti della nostra vita. Allora “anche no”, dice il saggio.
Impariamo a riconoscere le nostre pretese. Diamo loro un senso e impariamo ad abbandonarle, cercando vie più sane per soddisfare i nostri bisogni nascosti sotto ogni pretesa.
Ti suggerisco un’auto-esplorazione.
Individua una tua pretesa; spesso è espressa da parole quali: io devo… tu devi… la realtà deve essere necessariamente in un certo modo…
Chiediti: a cosa mi serve? Dove voglio arrivare?
Cosa succederebbe se non ottenessi ciò che devo assolutamente ottenere? Cosa significherebbe per me come persona?
Queste ed altre domande simili ti permetteranno di iniziare a scoprire come le tue pretese generano la tua sofferenza.
Questo percorso di ‘emancipazione dalle nostre pretese’ (riconoscerle, comprenderle, trasformarle) può essere più o meno lungo e faticoso. Può richiedere una psicoterapia o qualche altro percorso di crescita.
Quando, al posto della pretesa, esprimi in modo chiaro, prima di tutto a te stesso, i tuoi bisogni e desideri, le tue emozioni e pensieri, allora stai aumentando notevolmente le possibilità di comprendere ciò che cerchi e di essere ascoltato dall’altro. Ciò non sarà necessariamente garanzia di soddisfazione, ma sarà certamente l’inizio di una nuova consapevolezza personale e chiarezza nei rapporti con gli altri.
Un intero capitolo di ‘Alice nel paese delle miserie’ (puoi ordinare il libro direttamente in libreria oppure on line) è dedicato alla miseria della pretesa e a come trasformarla in meraviglia.

Perché? Perché? Perché?

Ti invito ad una semplice osservazione. Prendi un tuo COMPORTAMENTO e chiediti: perché lo faccio? Probabilmente potrai dare numerose risposte che conterranno le tue idee, pensieri ed emozioni che accompagnano le tue azioni, gli eventi che le precedono e i bisogni che cerchi di soddisfare.
Quindi un secondo suggerimento per un’altra semplice osservazione. Prendi un’EMOZIONE che hai vissuto oggi (o ieri) e chiediti: perché ho provato questa emozione? Anche in questo caso diverse risposte possibili per esprimere fatti, comportamenti, pensieri e bisogni che servono a rendere ragione dell’emozione.
Perché? Perché? Perché? Fin da bambini la nostra curiosità ci ha permesso l’esplorazione del mondo e la sua conoscenza. Ci ha aiutato a crescere. Oggi è lo stesso col nostro mondo interiore, mentre siamo impegnati a compiere le nostre attività quotidiane, a vivere le nostre giornate e le nostre relazioni.
La chiarezza su cosa ci passa per la mente permette scelte consapevoli e responsabili, al servizio del nostro benessere e adattamento alla realtà fisica e interpersonale.
Certo non possiamo conoscere tutto alla perfezione, alcuni aspetti restano nell’oscurità; né possiamo controllare in modo totale il nostro comportamento, non saremmo gli esseri umani che siamo. Ma più esploro curiosamente il mio interno e maggiormente riesco a padroneggiare il mio rapporto con l’esterno. Per cui, quanto più possibile, nelle diverse situazioni che vivi, presta attenzione a:
– cosa è successo (fatti, eventi, comportamenti altrui)
– cosa ho provato (emozioni, stati d’animo, sensazioni)
– cosa ho pensato (pensieri, immagini, ricordi, interpretazioni)
– cosa ho scelto di fare (azioni, reazioni, comportamenti)
– cosa ha motivato e guidato il mio agire (bisogni, desideri, valori, qualcosa di importante per me)
– quali reazioni ho riscontrato da parte degli altri
– ricominciare il ciclo…
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, puoi trovare diversi esercizi che ti permetteranno di esplorare la tua esperienza soggettiva in diverse situazioni della vita quotidiana.

La strada maestra

QUANDO CRITICHI, cerca di accedere ai tuoi stati mentali… Quando, solitamente in un incontro o scontro concreto con una persona o anche semplicemente nelle tue ruminazioni mentali, ti ritrovi a criticare l’altro, rimproverarlo o giudicarlo, colpevolizzarlo o svalutarlo per quello che ha fatto o non ha fatto, chiediti: quale stato d’animo sto provando? Quale mio bisogno è frustrato? Quale mio desiderio è in gioco? Quali altri pensieri accompagnano le mie parole? Rispondere a queste domande è la strada maestra per risolvere i tuoi problemi con le persone (e con te stesso). Per capire come agire…
QUANDO VIENI CRITICATO, cerca di conoscere gli stati mentali dell’altra persona… Quando ricevi una critica, un giudizio, un rimprovero, una colpevolizzazione o una svalutazione, manifeste o più velate che siano, per quello che hai fatto o non hai fatto, chiediti: cosa motiva questo comportamento dell’altra persona? Quali emozioni, pensieri, bisogni e desideri? Cercare di comprendere gli stati mentali dell’altro è un’altra strada maestra per risolvere molti dei tuoi problemi interpersonali o quantomeno per comprenderli meglio e regolare in modo più consapevole il tuo comportamento.
Se proprio non ti bastano queste due strade, la terza ormai è nota: leggere ed applicare alla tua vita quotidiana ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Consigli

Spesso le persone arrivano a chiedere un aiuto psicoterapeutico che prende una forma, diretta o indiretta, più o meno consapevole, del tipo: “questo è il problema, dimmi come si fa a risolverlo… Dimmi cosa devo fare… Dammi il consiglio risolutivo…”.
Questa visione evidenzia l’idea, forse ereditata dal modello medico e dal rapporto medico-paziente, non totalmente ma fortemente orientato in termini di un esperto competente che elargisce indicazioni perentorie su cosa fare e cosa non fare per “curare la malattia”.
In campo psicologico funziona diversamente. Lo psicoterapeuta non dà consigli. Quelli li lascia agli amici. Anche perché la richiesta del paziente può essere intesa come una richiesta di aiuto per una malattia con sintomi fisici e psicologici, emotivi e relazionali, che esprime una ‘crisi del modo di stare al mondo della persona’, modo che fino a poco prima ha funzionato.
Il terapeuta è un cooperante del paziente, affiancandolo nell’aiutarlo a comprendere cosa è successo che lo ha portato a stare male.
Il terapeuta non è un giudice esperto che corregge le idee e i comportamenti sbagliati del paziente. Il terapeuta aiuta il paziente a comprendere come nel tempo ha dato significato alle esperienze incontrate. Per considerare idee, credenze, convinzioni e significati della persona non come errori di valutazione della realtà, ma i modi che la persona ha trovato per dare senso ad una realtà che troppo spesso sembrava non avere senso. Senso per altro inteso in due modi: come significato e come direzione per affrontare ciò che gli è capitato.
Tutto questo perché il paziente non è semplicemente (anzi non è affatto) uno ‘spostato di testa’ che qualcuno deve provare a rimettergli a posto. Il paziente è una persona con la sua dignità che lotta da sempre per cavarsela a partire dalle condizioni in cui è cresciuto, quando, da piccolo, aveva pochi strumenti per affrontare qualcosa più grande di lui.
La sofferenza, quindi, va inquadrata nel più generale modo di funzionare della persona: cosa pensa e come usa i suoi pensieri; cosa lo fa soffrire e quali sono le emozioni dolorose che più spesso tende a vivere (ansia, paura, preoccupazione; tristezza, angoscia e malumore; frustrazione, delusione e rabbia; sensi di colpa, vergogna e altri ancora); quali sono le abitudini negative e i comportamenti disfunzionali che gli creano problemi; come funziona nelle relazioni, cosa lo fa stare male e come reagisce.
Comprendere questo funzionamento deve essere fatto sempre in relazione ai problemi portati dalla persona e ai motivi per cui chiede di essere aiutata.
Tempi e modi della comprensione e del cambiamento sono tutti da verificare in base a quanto la persona riesce a ridurre i suoi sintomi e malesseri e a trovare modi più sani, utili e adattivi di pensare, sentire, agire e vivere le sue relazioni nei diversi ambiti di vita.