Ti è mai capitato di pensare…?

Ti è mai capitato di pensare che la la vita, le persone, anche tu, siano o un totale successo o un completo fallimento? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se intravedessi invece colori intermedi tra il bianco e il nero?
Ti è mai capitato di pensare alle tue giornate, alle tue relazioni, alle tue esperienze e prevedere catastrofi imminenti ed inevitabili? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se valutassi la catastrofe come realisticamente improbabile e altri esiti invece più probabili oltre che più affrontabili da te?
Ti è mai capitato di pensare solo agli aspetti negativi di una situazione? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se considerassi e dessi valore anche agli aspetti positivi di una questione?
Ti è mai capitato di affibbiare a te stesso o ad altri giudizi estremi, negativi, severi? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se iniziassi a comprendere persone e situazioni in modo più sfumato e realistico? E se considerassi i comportamenti che pure non ti piacciono di quella persona distinguendoli dal giudizio globale e spietato sulla persona stessa?
Ti è mai capitato di esagerare i tuoi errori e minimizzare le cose buone che fai? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se iniziassi ad essere più realistico e misurato nelle tue valutazioni di te stesso come di altri?
Ti è mai capitato di focalizzare una sola macchia all’interno di una situazione limpida? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se considerassi l’intera situazione nel suo complesso?
Ti è mai capitato di pensare di sapere cosa stia pensando un’altra persona e di esserne fortemente convinta senza averlo verificato? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se provassi a verificare le tue idee (sul pensiero dell’altro) o anche semplicemente considerassi la tua certezza solo come una tra tante altre possibilità?
Ti è mai capitato di trarre conclusioni generali su te stesso, su un’altra persona o su una situazione partendo solamente da poche specifiche informazioni? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se invece valutassi ogni specifica situazione o comportamento senza passare ad affrettati giudizi globali?
Ti è mai capitato di considerare il comportamento di altri come se dipendesse esclusivamente da ciò che tu hai fatto o da te come persona? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se provassi a non considerarti necessariamente responsabile di ciò che gli altri pensano e fanno?
Ti è mai capitato di pensare “dovrei assolutamente”, “è assolutamente necessario”, “è assolutamente terribile”? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E che succederebbe se sostituissi gli “assolutamente” con “vorrei”, “mi piacerebbe”, “è spiacevole ma lo posso tollerare”?
Se ti capita molto spesso di pensare in questi modi che ti ho indicato, probabilmente sei carico di stress e sofferenza. Sei vittima delle tue stesse distorsioni di pensiero che ti portano a vivere esperienze frustranti, ansiose, deludenti, angosciose, tristi e rabbiose. Che fare? Tre possibilità tra loro integrabili.
1. Provare a rendere il tuo pensiero più flessibile, realistico e appropriato alle specifiche situazioni che vivi. Magari facendoti aiutare da un confronto con persone care. Anche nelle mie domande trovi qualche indicazione per possibili cambiamenti nel tuo modo di pensare.
2. Leggere e applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
3. Chiedere un aiuto psicoterapeutico.

Conosci la posizione che occupi rispetto ad un problema per te importante

Quando hai un problema, probabilmente è dovuto a fatti esterni, pensieri tuoi e tuoi comportamenti. Sei d’accordo?
Trova esempi nella tua vita e magari uno nello specifico su cui vuoi farti aiutare dalla lettura di queste righe.
Trova i fatti e chiediti: quali fatti sono per me un problema? Quali altri fatti desidero? Cosa posso fare di concreto per generare quei fatti? Chiarisci e agisci di conseguenza…
Trova i tuoi pensieri e chiediti: quali pensieri sono per me un problema? Quali altri pensieri potrei fare? Trova alternative di pensiero e vedi che effetto ha su di te pensare in quel modo diverso che hai individuato…
Trova i tuoi comportamenti e chiediti: quali sono i miei comportamenti problematici? Cos’altro potrei fare per risolvere il problema? Chiarisci e mettiti all’opera…
Molto probabilmente il tuo potere di modificare o influenzare i fatti è direttamente proporzionale al tuo potere di cambiare i tuoi pensieri e i tuoi comportamenti. Ma i fatti esterni, come i comportamenti altrui, non sono sotto il tuo diretto controllo. E questa consapevolezza può fare un’enorme differenza per farti spostare di posizione: da quella di chi aspetta a quella di chi agisce concretamente in prima persona per risolvere i propri problemi e realizzare i propri desideri. Conosci la posizione che occupi rispetto ad un problema per te importante? Cosa puoi cominciare a fare?
Nel frattempo che ci rifletti, ti suggerisco un’azione utile rispetto ad ogni problema: leggi ed applica ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Si fa presto a dire cambiamento…

Vuoi cambiare un comportamento che vorresti cambiare? Vuoi veramente cambiare un comportamento? Ovviamente, hai capito che puoi cambiare solo un tuo comportamento e non il comportamento degli altri?
Per rispondere a queste domande sono utili altre domande in modo da fare una certa chiarezza che spiana l’azione concreta per cambiare effettivamente.
Quale tuo comportamento vuoi cambiare? Descrivilo nello specifico, ad esempio, vorrei smettere di picchiare mio figlio quando non mi ascolta; vorrei smettere di dire sempre sì al capo, soprattutto quando mi fa richieste ingiuste; vorrei reagire in modo meno impulsivo quando mi sento deluso; vorrei smettere di sentirmi in colpa pensando di andare a vivere a Dublino sapendo che mamma ci soffrirà.
Cosa genera il tuo comportamento? Quali pensieri e stati d’animo precedono, accompagnano e seguono il comportamento che vorresti cambiare?
Quali bisogni soddisfa il comportamento che vorresti modificare? Quali scopi? Quali funzioni svolge quel comportamento? A che ti serve?
Quali fattori esterni e interni ostacolano questo cambiamento che vorresti? Chi e cosa impedisce questo cambiamento?
Cosa ti serve ora per attivare concretamente il cambiamento che vorresti? Quali strumenti? Quali risorse? Come puoi ottenerli?
Le domande stimolano la riflessione, questa prepara alla scelta consapevole e responsabile ovvero all’azione. L’azione fornisce informazioni importanti per comprendere cosa è successo rispetto alle intenzioni iniziali, ai propri bisogni ed obiettivi. Da queste informazioni può attivarsi una nuova riflessione e via così: azione, riflessione, azione, fino alla soddisfazione (si spera), imparando anche ad accettare ciò che non riusciamo ad ottenere e non è andato come avremmo voluto.
Siamo un po’ tutti come ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Un po’ tutti a fare i conti con le nostre miserie e a cercare le nostre meraviglie…

Il problema e il problema

Un problema molto diffuso è l’incapacità di risolvere veramente i problemi. Mi riferisco, in particolare, a qualcosa che certamente sarà capitato anche a te: la soluzione che individui per il problema finisce per diventare un tentativo fallimentare che alimenta il problema, non lo risolve, lo mantiene o addirittura lo peggiora.
Succede con le EMOZIONI dolorose quando il tentativo di sopprimerle per non sentirle finisce per renderle ancora più potenti, dolorose, pronte a trasformarsi in sintomi fisici e psicologici o in difficoltà nelle relazioni. Ad esempio, attacchi di panico, esplosioni di rabbia, abuso di sostanze. Oppure quando tentiamo di reprimerle, le sentiamo, ma cerchiamo di tenerle a bada, ma prima o dopo ci scoppiano dentro o fuori in comportamenti inappropriati alla situazione.
Succede con i PENSIERI quando ci ingaggiamo in processi rimuginativi in cui crediamo di riflettere per comprendere il problema, ma finiamo solo per restare impantanati in ripetizioni sterili degli stessi ragionamenti fini a se stessi e che non ci portano mai a decisioni e scelte utili.
Succede con le PERSONE quando nel tentativo di comprendere gli altri finiamo per non ascoltarli veramente, siamo fissati sui nostri pregiudizi verso gli altri piuttosto che essere veramente aperti e disponibili ad ascoltare ciò che vogliono dirci, osservare ciò che fanno e comprendere il senso dei loro discorsi e delle loro azioni.
Succede in DIVERSI AMBITI della nostra vita quando crediamo che la soluzione sia il cambiamento degli altri e ciò alimenta la frustrazione di ognuno e la delusione reciproca.
Ti invito allora ad osservare come funziona per te in aree specifiche della tua vita, a casa e al lavoro, con gli amici o in momenti di attività in solitaria, nei momenti di svago e in ogni altra situazione in cui PARTI CON UN PROBLEMA E TE LO RITROVI MOLTIPLICATO O GONFIATO.
Ti invito a notare come funzioni tu e quali sono gli esiti quando affronti i problemi che ti trovi di fronte… Cosa finisci per fare, sentire e pensare…
Ti invito anche a capire come fa a risolvere i suoi problemi la protagonista di ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
La domanda guida per queste osservazioni è: COSA FACCIO (E COSA NON FACCIO) PER RITROVARMI ANCORA PIÙ IMPANTANATO NEL PROBLEMA?
Spesso le varie risposte a questa domanda sono accomunate da una strategia di EVITAMENTO DELLE ESPERIENZE: guidati dalla paura, evitiamo situazioni e persone, evitiamo il contatto con il nostro mondo interiore ed evitiamo di affrontare i problemi.
Una strategia più utile, alla consapevolezza, alla padronanza della nostra esperienza e ad un modo più efficace di affrontare i problemi, è fondata sulla nostra DISPONIBILITÀ INTERIORE AD AVVICINARCI ALL’ESPERIENZA invece che evitarla. Una strategia di apertura, curiosità, sensibilità a ciò che accade fuori e dentro di noi. Una strategia fondata sull’accettazione dell’esperienza, anche quando è dolorosa. Un’accettazione quindi compassionevole verso noi stessi, verso gli altri e verso il mondo. Tutto è ciò che è. Lo accogliamo e proseguiamo sulla nostra strada…

In un mondo che… Cosa devi fare tu…

In un mondo che è sempre più oscuro, fonte di confusione e pieno di incertezze, poche sono le certezze, chiare ed evidenti:
1. Se vuoi migliorare il tuo benessere, oltre che ridurre la tua sofferenza, devi agire su te stesso, impegnarti in prima persona per attivare cambiamenti.
2. Dai tuoi cambiamenti si attiveranno conseguenze ed influenze verso l’esterno, verso gli altri e l’ambiente.
3. Le vie del cambiamento sono infinite.
Ovvero:
A. Smetti di inseguire la missione impossibile di cambiare gli altri o aspettare che cambino. Il cambiamento esterno puoi desiderarlo, devi chiedere e agire per attivarlo, puoi sperare di ottenere ciò che chiedi, devi saper accettare anche i rifiuti, le frustrazioni e le delusioni.
B. Quando cambi tu, certamente gli altri avranno a che fare con una persona diversa e ciò potrà avere un’influenza più o meno grande sul loro comportamento, a volte positiva per te, a volte meno desiderabile. Questo è…
C. Puoi cambiare i tuoi comportamenti e le tue abitudini, puoi cambiare i tuoi pensieri e il tuo modo di pensare, puoi cambiare le tue emozioni e il tuo modo di esprimerle e governarle, puoi agire sulle tue sensazioni somatiche per attivare stati di benessere, puoi imparare a comunicare in modo più efficace con gli altri, puoi imparare a governare i conflitti interpersonali, puoi governare il tuo tempo in modo più consapevole e in linea coi tuoi bisogni e desideri. Puoi coltivare la tua spiritualità al servizio della tua evoluzione personale e chissà quanti altri cambiamenti puoi fare, in ogni ambito, ruolo e relazione della tua vita. La tua fantasia e creatività non hanno limiti…
E puoi anche leggere e trarre ispirazione per i tuoi cambiamenti da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Ingolfamento

La domanda è: a che pro? La risposta non c’è o non è convincente.
Oggi ti invito a notare nella tua giornata quali sono le attività e le abitudini che ti ostini a compiere e mantenere anche se non sai proprio perché lo fai o la tua motivazione è debole. E comunque l’onere di farlo è diventato nel tempo molto più grande del beneficio che ne ricavi. Un esempio che accomuna molte persone potrebbe essere: perché continui a mantenere nell’armadio (con relativo cambio stagione) vestiti che sono anni che non metti? Soprattutto se non è la camicia che ti regalò il tuo primo partner o quella con cui ricordi una particolare esperienza. Ma sono tanti vestiti… Esempio simile può riguardare alcuni cassetti ingolfati. Oppure scrivere troppi post… Scrollare continuamente sui social… Correre di corsa… Fare switch tasking…
Inizia a notare nei vari ambiti della tua vita… A casa… A lavoro… In una particolare relazione (col tuo partner, con tuo figlio, con un genitore, con un collega, col fruttivendolo)… Trova l’ostinazione…
Perché lo fai? Qual è il senso? Come ti fa sentire farlo? Un senso non ce l’ha, come dice il poeta? No. Il senso ce l’ha! Il senso c’è, ma non si vede!
Allora, dopo la pratica del ‘notare queste tue ostinazioni’, te ne suggerisco una seconda: prendi una di queste tue abitudini e prova a cambiare qualcosa… Vedi tu cosa… Da dove puoi e vuoi cominciare… E vedi l’effetto che fa… (Come reagisci? Cosa senti? Cosa pensi?)… Potrebbe essere una pratica molto potente per la tua consapevolezza e chissà, se ti va, per alcuni cambiamenti…

Tre strategie per l’efficacia personale

Spesso in terapia le persone si bloccano all’inizio del percorso perché hanno difficoltà nel fare chiarezza sui propri obiettivi terapeutici. Vogliono un generico stare meglio o un’impossibile totale libertà da ansie ed emozioni dolorose oppure vogliono raggiungere obiettivi senza aver fatto i conti con gli obiettivi degli altri (spesso in contraddizione coi propri).
Tre strategie sono fondamentali per definire i tuoi obiettivi in modo da rendere più probabile la loro realizzazione. E questo anche se non fai terapia…
1. Definisci obiettivi realistici ovvero possibili da raggiungere. “Vorrei non morire fisicamente” allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e tecnologiche risulta una missione impossibile. “Vorrei non provare più ansia” anche è impossibile. “Vorrei ridurre la mia ansia” come “Vorrei imparare a governare la mia ansia” sono invece obiettivi possibili da raggiungere.
2. Definisci obiettivi su cui hai il controllo. “Vorrei che il mio capo fosse più gentile” è un tuo desiderio, ma non può essere un tuo obiettivo su cui puoi intervenire direttamente, almeno non con un grande controllo. Potresti chiedergli di essere più gentile, ma il tuo potere si fermerebbe qui. “Vorrei che i miei figli mi ascoltassero di più” anche è un tuo desiderio, certamente legittimo, ma su cui hai poco o nessun controllo. Puoi però impegnarti a comunicare in modo efficace e autentico in modo da aumentare la probabilità di essere ascoltato. “Vorrei imparare ad esprimere e soddisfare i miei bisogni in modo sano ed efficace” è un obiettivo su cui hai controllo e che può diventare un’abilità da apprendere. Sempre senza aspirare alla perfezione.
3. Trasforma gli obiettivi generici in obiettivi specifici. Ad esempio, “voglio essere felice, sereno, ricco” sono certamente obiettivi legittimi, buoni e sani, ma molto molto molto generici. Che vuol dire per te concretamente essere felice? Cosa ti renderebbe ricco? Quali esperienze vorresti vivere per sentirti sereno? L’idea è di trovare esperienze concrete che possono essere cercate e costruite e comportamenti specifici che possono essere appresi e adottati in modo da sentire realizzati quegli obiettivi iniziali. Ad esempio, per sentirmi felice ho bisogno di passare tempo in famiglia, avere buoni amici e frequentarli con regolarità, avere un lavoro appagante e buona salute. Ma anche qui le specificazioni possono (anzi devono) essere ulteriori. Passare tempo in famiglia, come? Con chi? Quando? Quanto? Dove? In quali attività ed esperienze? Cosa rende un lavoro appagante per te? E buona salute in quali comportamenti si evidenzia?
Come vedi, il lavoro sugli obiettivi è importante, articolato e già di suo fonte di enorme consapevolezza, per comprendere bene cosa vuoi e cosa devi fare per ottenerlo. Infatti, definiti e chiariti obiettivi possibili, sotto il proprio controllo e specifici, non resta che passare all’azione concreta, utile ed efficace.
Ora, un’azione certamente utile per il tuo benessere è cominciare a leggere ed applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Dieci minuti… Fallo… E lascia andare…

Oggi ti presento un esercizio veramente potente, se lo fai… Puoi farlo tutto insieme o in momenti differenti… Scegli come meglio credi… E senti…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI FANNO ARRABBIARE, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano rabbia, veramente, e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI RENDONO TRISTE, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano tristezza e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI SPAVENTANO, ora nella tua vita, magari pensando ad eventi che immagini nel futuro e che hanno ora un’influenza su di te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che proprio oggi veramente ti suscitano paura, ansia e preoccupazione e quanto e cosa puoi effettivamente fare di utile… Di utile ripeto… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare dalla tua mente…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI FANNO SENTIRE IN COLPA ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano senso di colpa e quanto e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose PER CUI TI VERGOGNI O TI SENTI SBAGLIATO, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano vergogna e senso di inadeguatezza o paura di fare una figuraccia e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose CHE TI PROCURANO GIOIA  ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano gioia e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile e sano per goderne e condividere… E fallo… Godi e condividi…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose PER CUI SEI GRATO, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano gratitudine e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile con questo sentimento di pienezza… E fallo… Apprezza ed espandi anche agli altri…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI SUSCITANO UNA QUALCHE ALTRA EMOZIONE DIVERSA DALLE PRECEDENTI (angoscia, dolore, gelosia, invidia, disgusto, compassione, entusiasmo, gentilezza, ecc.), ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano questa emozione e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
La traccia è ripetitiva…
Il movimento che può creare ti sbalordirà e ti farà crescere…

Quando i buoi sono usciti…

Quando arrivano le malattie psicologiche (ansie, fenomeni depressivi vari, attacchi di panico, crisi sul lavoro e nelle relazioni, ecc.) come anche molte malattie fisiche importanti, crediamo, troppo spesso, che siano espressioni della nostra debolezza e magari ce ne vergogniamo anche o ci sentiamo in colpa perché abbiamo creato danno e disagio a noi e a chi ci sta vicino.
In realtà, I SINTOMI CHE CI INVADONO SONO LA TRASFORMAZIONE PATOLOGICA DI SEGNALI CHE IN PRECEDENZA NON ABBIAMO SAPUTO ASCOLTARE.
Segnali di cosa in particolare? Segnali che abbiamo troppo tirato la corda, abbiamo chiesto a noi stessi di essere forti, solo forti, sempre solo ed esclusivamente forti. Ad esempio:
– non ci siamo permessi di fermarci quando eravamo stanchi,
– abbiamo sempre sfidato i nostri limiti oltre ogni ragionevole misura,
– abbiamo alzato sempre più gli standard di successo a cui rispondere,
– abbiamo aumentato a dismisura le richieste che facciamo a noi stessi,
– abbiamo seguito regole sempre più rigide su come ‘dover essere’,
– non ci siamo permessi di dire no a tante richieste che provenivano da nord e sud, da est e ovest,
– non ci siamo concessi di chiedere aiuto e sostegno anche se ne avevamo bisogno.
Ti riconosci in qualcuna di queste situazioni? Hai qualche esempio che riguarda la tua vita o persone che conosci?
La malattia ci mette in contatto con la PAURA: la paura di perdere tante persone e cose preziose della nostra vita, la paura di una vita piena di limiti, fino alla paura della morte, reale o in tante sue forme simboliche. Muore qualcosa.
La paura potrebbe e dovrebbe bastare per portare la persona a fare CAMBIAMENTI INCISIVI nel suo sistema di vita, nella gestione del tempo, degli impegni e delle relazioni. Ad esempio, rallentare, togliere qualche stress, accettare le rinunce delle scelte di cambiamento.
Se questa paura non bastasse, potrebbe rivelarsi utile o necessario un percorso terapeutico per:
– comprendere ed accettare la paura delle perdite,
– comprendere ed accettare la paura del cambiamento,
– comprendere e superare i motivi della resistenza al cambiamento.
Magari prima della terapia, potrebbe anche aiutare leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Scatena la catena

Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ d’ansia. Quasi ogni giorno, almeno un po’. Ansia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di paura. Quasi ogni giorno almeno un po’. Paura per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di rabbia. Quasi ogni giorno almeno un po’. Rabbia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di tristezza. Quasi ogni giorno almeno un po’. Tristezza per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di senso di colpa. Quasi ogni giorno almeno un po’. Senso di colpa per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di vergogna. Quasi ogni giorno almeno un po’. Vergogna per…
Spero di non sbagliare nel credere che altrettanto certamente la tua giornata tipo contenga un bel po’ di gioia. Spero ogni giorno, anche un bel po’, un bel po’ tanto. Gioia per…
Insomma, provare emozioni è vivere. Ogni emozione è normale nel senso che ha un senso. È parte di ciò che ci accade e di cosa proviamo rispetto a ciò che ci accade. Non ti sarà stato difficile completare quei puntini per trovare esempi quotidiani di ansia, paura, rabbia, tristezza e ogni altra emozione, dolorosa o gioiosa.
Detto questo, cos’altro voglio dire?! Che il modo in cui noi trattiamo le nostre emozioni può essere fonte di sofferenza!!! In particolare le emozioni spiacevoli. Che intuitivamente vorremmo eliminare.
Quando vogliamo eliminare le nostre emozioni dolorose finiamo per attivare, però, strategie che risultano controproducenti. Cominciamo a combattere le nostre emozioni invece che lasciare che facciano il loro corso.
È comprensibile che noi vogliamo ridurre la nostra sofferenza, ma scegliamo strade sbagliate che finiscono per alimentarla. Cominciamo a rimuginare su ciò che sta accadendo fino a gonfiare preoccupazione e senso di incertezza. Cominciamo a ruminare sui motivi delle nostre emozioni e invece che comprenderne il senso finiamo per creare una catena di emozioni dolorose, sofferenza su sofferenza. Cominciamo a sviluppare ansia per la nostra ansia, paura della nostra paura e rabbia per la nostra rabbia. Ma anche rabbia per la nostra ansia, tristezza per la nostra rabbia, senso di colpa per ciò che proviamo e vergogna perché le cose dovrebbero essere diverse e “io dovrei essere diverso da quello che sono”, “cosa c’è di sbagliato in me?”
Insomma, se cominciamo a combattere contro le  nostre emozioni cominciamo a combattere contro noi stessi. Chi vince vince, noi abbiamo comunque perso.
Le emozioni piacevoli, felici esprimono il nostro appagamento per bisogni soddisfatti. Invece, il corso naturale delle nostre emozioni di sofferenza prevede che ad ogni emozione si accompagni un bisogno insoddisfatto e un’azione utile per soddisfarlo. Questo è ciò che dobbiamo fare quindi, in modo controintuitivo:
1. riconoscere l’emozione quando arriva, darle un nome, sentirla nel corpo
2. accoglierla piuttosto che tentare di scacciarla, darle spazio, lasciarla essere, lasciarla passare
3. cercare la frustrazione che la accompagna ovvero identificare il bisogno insoddisfatto
4. riflettere il giusto
5. per attivare un’azione efficace alla soddisfazione
6. impegnandoci per cercare di ottenere ciò che vogliamo e imparando anche ad accettare ciò che non abbiamo il potere di modificare
7. impegnandoci a vivere una vita piena di senso e valore per noi, compiendo attività per noi importanti, vivendo il tempo con persone per noi importanti… Cercando esperienze per noi ricche e significative… Nonostante le emozioni dolorose che pure fanno parte della vita…
Da ultimo, ma non per importanza, mi permetto di suggerirti un’attività che potrebbe avere valore per te: leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.