Giocattoli o serpenti

In un periodo in cui invece che accendere la luce tendiamo a restare impantanati nel lamentarci dell’oscurità, può essere utile riflettere sul modo in cui impieghiamo il nostro tempo.
Nota quanto riempi il tuo tempo di amore… Nota quanto il tuo tempo prevede scambi d’amore. Quanto amore dai e quanto ne ricevi… Affetto, tenerezza, stima, gentilezza, sostegno, disponibilità, ascolto, accoglienza, entusiasmo, gioco. E tutti i modi che conosci per fare l’amore… Amore col partner, amore coi figli e coi genitori, amore con gli amici e con colleghi e collaboratori. Amore con estranei. Amore con te stesso. Nota come e quanto ti prendi cura di te… E degli altri…
Pensa alla tua giornata tipo o ad una giornata particolare… E nota e annota come riempi il tuo tempo… Di cosa riempi il tuo tempo…
Nota, inoltre, quanto tempo intercorre tra azione e reazione. Nota cosa e come riempi quel tempo, cosa ci metti tra uno stimolo stressante e la tua reazione. Più introduci attenzione, consapevolezza e riflessione e più la tua reazione può essere utile per te e per i tuoi bisogni, per affrontare problemi e situazioni, per raggiungere i tuoi obiettivi e prenderti cura delle tue relazioni. Insomma per riempire di amore il tuo tempo…
Pensa a cosa fai quando piove, quando le cose sono diverse da come vorresti, quando qualcuno non si comporta come dovrebbe o come avresti voluto.
Cosa fai… Cosa pensi… Quali sensazioni affiorano in te… Quali emozioni ti vengono a trovare…
Il tempo è un contenitore, tu ci metti il contenuto…

L’abbraccio

Spesso combattiamo coi nostri pensieri; un po’ tutti, chi più chi meno, ci ritroviamo a “voler scacciare” dalla nostra mente “pensieri disturbanti” di varia natura e forma. Quasi sempre sono pensieri che riguardano l’essere “estremamente giudicanti verso noi stessi”: non vai bene, sei uno schifo, non sei all’altezza, potevi dare di più, gli altri hanno fatto meglio, che ci provi a fare, non ce la farai, non puoi farcela. Pensieri feroci e spietati che affossano la nostra autostima. Ci ruminiamo sopra per ore nel tentativo di eliminarli, ma finiamo per alimentarli. Altre volte “vogliamo allontanare” pensieri disturbanti che riguardano il comportamento degli altri: come si è permesso? Non capisco come la gente possa agire in quel modo, mi ha mancato di rispetto, non doveva comportarsi così, la prossima volta gliene canto quattro. Pensieri di delusione che alimentano rancori, risentimenti e desideri di vendetta, quasi sempre auto-distruttivi. Anche in questo caso la ruminazione alimenta la rabbia e l’impotenza. In alcuni casi, invece, siamo assaliti da pensieri su future catastrofi che potrebbero accaderci rispetto alle quali ci sentiamo indifesi e che cerchiamo di controllare o prevenire. Pensieri ipotetici, generatori di ansia, su cui rimuginiamo per tentare di rassicurarci, ma finiamo anche in questo caso per farci prendere ancora di più dall’agitazione.

Che fare di più utile? Dobbiamo considerare questi pensieri per quello che sono: pensieri. Solo pensieri. “Non fatti, ma parole”. Parole che girano nella nostra testa. Interpretazioni di fatti.

A volte, è utile cercare una diversa interpretazione di quei fatti, cercare pensieri più utili a farci sentire meglio e agire più efficacemente. Altre volte, quando non riusciamo o non troviamo utile o non sembra sensato o non possibile dare nuove interpretazioni dei fatti, allora possiamo “accettare” quei pensieri disturbanti, quasi “abbracciarli”.

Accettare, riferito ai pensieri e ad altri contenuti interiori che tendono a tornare (sensazioni, emozioni, immagini, ricordi), non significa arrendersi o rassegnarsi; vuol dire piuttosto accogliere pensieri, emozioni, frustrazioni, delusioni che ci vengono a trovare, anche se non invitati, e contemporaneamente riprendere a dedicarci a ciò che è importante per noi, a ciò che è in nostro potere orientare e determinare. Paradossalmente, solo con questo atteggiamento di “apertura” “puoi controllare ciò che non puoi controllare”.

Ecco un esempio, che può essere anche un esercizio da fare, con tutti i pensieri che vuoi: quando sei impegnato in un’attività per te importante, anche fosse “semplicemente” rilassarti, e un contenuto mentale disturbante (di quelli visti sopra) viene a trovarti, notalo, riconoscilo, dagli un nome (meglio se usi una simpatica espressione con cui lo sdrammatizzi) e torna a dedicarti alla tua attività.

Con questa tecnica, non combatti i pensieri, cercando di scacciarli dalla finestra e favorendo il loro ritorno direttamente dalla porta; semplicemente li noti e li ignori, non dedichi loro quell’attenzione che li farebbe caricare di energia emotiva e psicologica di cui ti sentiresti deprivato. Solo in un altro momento, da te scelto, quel pensiero disturbante potrà diventare un problema a cui dedicare le tue energie.

Ovviamente, come per tutte le tecniche, non basta una volta. È più una pratica da ripetere e affinare, un atteggiamento da sviluppare, un diverso modo di affrontare ciò che finora hai affrontato in modo non efficace, anzi controproducente. 

Sfida ai tuoi automatismi disfunzionali

Noi funzioniamo in gran parte in base ad automatismi. Automatismi di pensiero e di azione. Modalità che si ripetono uguali a se stesse, molte volte al giorno e in diversi contesti di vita. La nostra identità si organizza intorno a questi nostri automatismi. Questi automatismi hanno uno scopo, un senso, un valore e vanno rispettati. Gli automatismi sono economici, ci fanno risparmiare energie da dedicare a tutti i nostri interessi e scopi. Solo che a volte i nostri automatismi sono così rigidi che ci procurano problemi invece che farci stare bene.

Comincia allora ad osservare i tuoi automatismi, semplici o complessi che siano: osserva i tuoi automatismi, mentre li stai per attivare, mentre li stai mettendo in atto o dopo averli messi in atto. Conta tutte le volte che riesci ad individuare un tuo automatismo, in qualsiasi ambito di vita: a casa, a lavoro, da solo, con gli altri; automatismo nel comportamento, automatismo di pensiero, automatismo corporeo, automatismo emotivo, ecc.. Ecco alcuni esempi:

  • dico sempre sì;
  • non dico mai no;
  • tendo a non esprimere le mie opinioni;
  • tendo a reprimere le mie emozioni;
  • non chiedo mai aiuto;
  • non chiedo mai quello che voglio;
  • aspetto che gli altri capiscano ciò di cui ho bisogno;
  • mi trattengo e poi esplodo;
  • mi mordo le labbra quando sono arrabbiato;
  • sospiro almeno 187 volte al giorno;
  • allargo le mani quando mi sento rimproverata;
  • sbuffo se mi sento controllata;
  • i miei piedi ballano ‘nervosi’ sotto al tavolo. 

Riconoscili… Contali… Senza giudicarli. Qualcosa significheranno. Qualcosa vogliono comunicare a te e agli altri. A qualcosa serviranno. Spesso sono meccanismi con cui ci proteggiamo dal contatto con emozioni dolorose, protezione che a lungo termine ci crea più problemi di quanto sollievo ci procura nell’immediato. Ad esempio:

  • quando eviti una situazione sociale per timore del giudizio;
  • quando rimandi un compito lavorativo o un appuntamento per timore di non essere all’altezza;
  • quando cerchi di accontentare gli altri per evitare il conflitto;
  • quando non riesci a farti valere e resti bloccato;
  • quando ti chiudi nel tuo silenzio e nella tua solitudine;
  • quando cerchi di dare di più anche se sei già sull’orlo dell’esaurimento;
  • quando aggredisci l’altro e altro non riesci a fare;
  • quando abusi di sostanze (cibo, droga, alcol, tabacco, ecc.);
  • ma anche quando abusi del gioco d’azzardo, di internet o dei social media.

Allora… Scegli ora un automatismo su cui vuoi focalizzare la tua attenzione…

Osservalo… Notalo in azione…
Prova a fermarlo… E ascolta cosa succede dentro di te: cosa provi e cosa pensi… Se sei riuscito a fermarlo e anche se non ci sei riuscito…
Nota quali bisogni emergono e come puoi agire per cercare di soddisfarli…
Prova e vedi l’effetto che fa…

Questa semplice attivazione contiene la strada maestra che porta dalla consapevolezza e l’elaborazione dei propri meccanismi ripetitivi disfunzionali fino al cambiamento degli stessi o all’imparare a sostenerli e governarli in modo più utile ed efficace rispetto a prima…

Il risultato. Pronti… Partenza… Via…

La felicità, la serenità, la saggezza, la pace, la prosperità o qualsiasi altra forma di benessere tu voglia perseguire è il risultato di QUELLO CHE FAI CON QUELLO CHE TI ACCADE. Quello che tu fai succedere con ciò che ti è successo.
Essenziale, forse scontata al limite del banale, ma veramente fondamentale ispirazione per le nostre azioni, per i risultati che vogliamo ottenere nei diversi ambiti di vita (scuola, lavoro, coppia, famiglia, amici, tempo ricreativo, ecc.).
Per questo sono fondamentali:
– CONSAPEVOLEZZA: conoscere e riconoscere come noi funzioniamo nel mondo;
– RESPONSABILITÀ: agire in base alla consapevolezza dei nostri bisogni e desideri, delle nostre risorse e limiti, della nostra coscienza morale ed etica e quindi delle conseguenze dei nostri comportamenti sulla realtà.
Pronti… Partenza… Via… In bocca al lupo a tutti quelli che vogliono impegnarsi per riuscire a creare la propria qualità di vita…

Quante A ha la tua felicità?

Sai quante A ha la tua felicità?
Una serie di strade da percorrere…

AUTOCONSAPEVOLEZZA. Riconoscere i tuoi stati mentali. Cosa provi. Cosa pensi. Cosa desideri. Cosa fai nelle situazioni della tua vita, quelle serene e gioiose e quelle dolorose e stressanti. Quando succede qualcosa, rintraccia le tue sensazioni, emozioni e pensieri in quella situazione. Sono il canale di accesso ai tuoi bisogni, per chiarire cosa vuoi e devi fare per affrontare quella situazione.

AGENTIVITÀ. Riconoscere, sviluppare e praticare la capacità di agire sui tuoi stati mentali. Ad esempio, regolare ed esprimere in modo sano le tue emozioni, governare i tuoi impulsi, esprimere in modo adeguato i tuoi pensieri, comportarti in modo coerente coi tuoi valori, saper mantenere la direzione e la motivazione anche di fronte alla frustrazione.

ATTENZIONE A SÉ. Invece che all’altro. Spostare la tua attenzione dall’altro (presunta fonte di stress) e concentrarti su te stesso, sul tuo funzionamento, sui tuoi modi di pensare, di agire e di reagire (reale fonte di sofferenza… E potenzialmente di gioia).

APPRENDERE ABILITÀ. Le abilità sono tutti quegli strumenti e quelle risorse che ti permettono di aggiustare le cose, risolvere problemi, affrontare ostacoli, riparare relazioni, superare paure. Abilità pratiche e di comportamenti, abilità emotive e di relazione, abilità di pensiero.

ATTIVARE STATI DI BENESSERE. Generare condizioni di pienezza, attività gratificanti, esperienze di piacere, incontri significativi e nutrienti. Riempire il tuo tempo di attività, persone ed esperienze che veramente ti procurano ciò che desideri.

ALLENARE CIÒ CHE TI FA STARE BENE. Che sia un modo di pensare o di agire, è importante che cerchi di ‘sostare’ il più possibile in quelle attività ed esperienze che ti procurano stati positivi in cui senti di realizzare una vita la più vicina possibile a come la desideri.

AAAAAAA. 7 A. Mantieni il focus sui bisogni fondamentali di ciascuno di noi:
ATTACCAMENTO. Bisogno di cure, di affetto, di protezione, di sicurezza. E il bisogno complementare di accudire, prendersi cura.
APPREZZAMENTO. Bisogno di stima. Di ambire, di scalare, di competere, di vincere.
AUTONOMIA. Bisogno di esplorare e di sperimentarsi. Di giocare, di curiosare, di creare, di cercare con passione ed entusiasmo.
APPARTENENZA. Bisogno di avere relazioni e far parte di gruppi. Di sentirsi inclusi, dentro. Di riconoscersi in un’identità comune.
AMORE. Bisogno di legami intimi, sensuali e sessuali. E tutte le forme d’amore che conosci… E puoi cercare…
ALLEANZA. Aiuto reciproco. Cooperazione, collaborazione, ricerca di alleanza in direzione di mete comuni e condivise.

AL SICURO. Scannerizzare pericoli all’integrità fisica per salvare la pelle…

Alla fine… Carpe Diem. Anzi, ATTIMO. Cogli l’attimo… Per tutto ciò che può voler dire per te…

Non è una ricetta per la felicità. Né un ‘come fare’. È una serie di strade da percorrere… Buon cammino…

… … …

Consigli bibliografici, sempre per la felicità. Se sei un tecnico in ambito psi, ti invito a leggere i lavori di Liotti e di Dimaggio. Se sei curioso e appassionato, ma non tecnico, allora leggi UN ATTIMO PRIMA DI CADERE. Di Giancarlo Dimaggio.

Colpevole e responsabile

Invece di (fermarti a) cercare il colpevole di un problema o disagio, assumiti la responsabilità di risolverlo.
Ispirazione banale quanto fondamentale. Semplice a dirsi, tutt’altro a farsi.
A volte può essere utile cercare chi ha fatto cosa, chi ha creato o alimentato un problema, ma quasi mai è la parte fondamentale della soluzione, quasi sempre richiede un dispendio di energie e porta ad accumulare rabbia, rancore, risentimento, vendetta, quasi sempre sterili.
Certo che non è facile! Cercare il colpevole è, in molti di noi, diventato un automatismo, che avrà i suoi scopi, più o meno consapevoli, ma che di fatto non è una parte utile alla soluzione effettiva del problema.
A volte è proprio difficile! Ma come si fa a lasciare andare?
In certi casi sembra proprio impossibile! Attribuire colpe, rimproverare, attaccare e comportamenti simili sono automatismi che scattano apparentemente senza alcun controllo della volontà. Non riusciamo a farne a meno, sembra.
In realtà, tu hai sempre la possibilità di prenderti la responsabilità di affrontare il problema e tentare di risolverlo. Indipendentemente dal cercare e trovare un colpevole. Il colpevole.
Prendi, ad esempio, un tuo problema e nota se e come tendi a cercare il colpevole…
Nota a che ti serve, quale tuo bisogno soddisfa…
Nota se e quanto ti è utile effettivamente a superare il problema…
Individua cosa effettivamente devi fare che sia più utile alla soluzione…
Ovviamente fallo e verifica che succede… Per correggere progressivamente il tiro fino a risolvere il problema o ad accettare che hai fatto il possibile, sei arrivato ad un punto di incontro tra potere effettivo di cambiare le cose e altrettanto reale “impotenza”… A quel punto non ti resta che imparare a convivere in quell’area, ognuno ha la sua, tra ciò che sei riuscito a realizzare e ciò che non sei riuscito ad ottenere…

Upgrade

La nostra mente è una mappa. È una rappresentazione del territorio, di come sono e come funzionano le cose e le persone. Quindi, in ambito interpersonale, la mente contiene un insieme di immagini (credenze, convinzioni, idee) e di aspettative su come sono le persone, compreso se stessi, e su come si comportano e dovrebbero comportarsi.

Le mappe hanno la funzione di facilitarci la vita, il movimento, la ricerca di ciò che vogliamo. A volte però ci portano fuori strada: quando non sono aggiornate e ci fanno vedere le cose come forse erano “allora” ma non come sono “ora”. Ciascuno di noi funziona in base a queste mappe che, se sono rigide e non aggiornate o non tengono conto dei cambiamenti avvenuti nel tempo, rischiano di disorientarci invece che farci raggiungere la meta.

La mente funziona come una mappa che seleziona solo le informazioni coerenti con la mappa stessa e quindi tende ad auto-confermarsi, a ripetersi sempre uguale a se stessa. La mente crea una o più teorie sul mondo come fossero vere, quando in realtà sono solo ipotesi su come potrebbero essere le cose. È un meccanismo economico di risparmio energetico che tende a facilitare l’interazione con la realtà, ma se eccessivamente rigido, porta fuori strada ovvero a vedere sempre e solo quello che sta sulla mappa senza riuscire a vedere altro. Il diffidente sospettoso vedrà dappertutto minacce, la persona timida e timorosa socialmente vedrà dappertutto giudizio e derisione, il narcisista avrà occhi solo per se stesso e mai per gli altri, l’ossessivo seguirà regole rigide anche quando non servono, il dipendente non riuscirà mai a fare qualcosa senza chiedere rassicurazioni e guida, l’istrionico saprà vivere solo sul palco e non tollererà nessuna distrazione da sé. La personalità, costruita negli anni e formata da mappe, immagini, credenze, aspettative, diventa un ‘filtro selettivo’ che ci fa vedere e riconoscere solo quello che già conosciamo e ci allontana di fatto da un contatto reale e autentico con le persone e le situazioni, fino a crearci seri problemi di comprensione e adattamento. Quando questi problemi creano una sofferenza intollerabile che la persona non riesce ad affrontare in altri modi, è giunto il momento della richiesta di un aiuto.
La psicoterapia è in qualche modo uno strumento per l’aggiornamento delle mappe…

Regola aurea. Cosa ci metti e cosa ci trovi

Quanta DISTANZA esiste tra le tue aspirazioni e la loro realizzazione concreta?
Cosa ci metti tra le tue aspirazioni ed ispirazioni ideali e la tua PRATICA quotidiana?
Pensa ai diversi AMBITI della tua vita (affetti, lavoro, tempo per te, ecc.) e nota quello che vuoi e quello che fai per ottenerlo…
Trasforma QUELLO CHE VUOI (desideri, bisogni) in quello che vorresti rendere EFFETTIVAMENTE PRESENTE nella tua vita (OBIETTIVI concreti, specifici, misurabili).
Individua le AZIONI CONCRETE che devi effettivamente compiere (quali azioni e quando e dove e quanto e come e perché) per realizzare i tuoi obiettivi. Ad esempio, potresti avere il desiderio di migliorare la tua forma fisica… Di cambiare alcune cose al lavoro… Di trasformare la qualità di certe relazioni… Di rivedere il modo in cui riempi il tuo tempo… E chissà quanti altri desideri, ideali, sogni, aspirazioni…
Quando pensi alle azioni necessarie è essenziale che pensi alle RISORSE che ritieni importanti per sostenere il tuo impegno consapevole e disciplinato. Risorse personali e risorse interpersonali. Materiali e affettive. Già a tua disposizione o da cercare.
Prendi un desiderio per volta, segui le indicazioni precedenti e inizia a notare quanto è efficace quello che fai per ottenere quello che vuoi…
La REGOLA FONDAMENTALE prevede che tu effettivamente faccia quello che devi fare per ottenere quello che vuoi ottenere. Ma puoi sempre scegliere di continuare a fare quello che stai facendo (o non facendo) e ottenere quello che è effettivamente ora presente nella tua vita.
La consapevolezza che emergerà sarà solo un passaggio intermedio verso la vita che vuoi… Tutta da costruire… Un po’ per volta…
Da ultimo, ma primariamente importante. Probabilmente potrebbero emergere OSTACOLI, anzi, certamente emergeranno difficoltà in questo tuo percorso. Paure, blocchi, resistenze, demotivazione, pensieri autosvalutanti e autosabotanti, alibi, giustificazioni, aspettative fallimentari sul cambiamento degli altri, rimorsi, rimpianti, limiti, impotenza, frustrazioni, delusioni, senso di inadeguatezza e senso di fallimento.
Non necessariamente tutte, qualcuna di queste difficoltà potrebbe venire a trovarti.
Queste difficoltà sono parte fondamentale del percorso perché ti aiutano a comprendere meglio cosa sta accadendo dentro e fuori di te e come puoi correggere il tiro mentre prosegui nella direzione da te desiderata…
Imparando a gioire con GRATITUDINE dei risultati raggiunti… E imparando ad accettare con SERENITÀ anche le cose che non vanno proprio esattamente come avresti voluto…

Il quadernino

Recentemente, con alcuni pazienti, separatamente, abbiamo costruito questa traccia che credo possa essere utile un po’ a tutti noi per aumentare la consapevolezza e stimolare l’azione in direzione dei cambiamenti desiderati.

Cosa sai fare?

Abilità pratiche, abilità psicologiche, abilità interpersonali: usare il computer, aggiustare tubature, curare il giardino, dirigere gruppi di lavoro, visitare le persone, suonare la chitarra, giocare a tennis, cantare, cucinare, fare all’amore, portare il treno, urlare, aggredire, stare in silenzio, chattare, camminare, recitare. L’elenco rischia di non finire più ed effettivamente più che un rischio è la certezza che, se ti ci metti con attenzione, le cose che sai fare sono praticamente infinite; il mio consiglio allora è di individuare quelle abilità che sono per te più importanti o in cui sei più efficace e competente o quelle che secondo te meritano la tua attenzione perché contribuiscono a determinare i tuoi stati d’animo, la tua gioia e la tua sofferenza. Potresti iniziare ora questo elenco con un quadernino (anche elettronico), sempre a portata di mano, e completarlo per il resto della tua vita, man mano che ti rendi conto di ciò che sai fare, con le mani, con i piedi, con la testa, con il cuore, con le viscere, con tutto te stesso.  

A cosa ti serve?
Bisogni pratici, bisogni psicologici, bisogni interpersonali. In questo caso, l’elenco forse è meno ampio, ma comunque piuttosto variegato: bisogni di far funzionare le cose, bisogno di soldi, bisogno di sicurezza, di protezione, d’amore, di essere apprezzato, di essere sostenuto e incoraggiato, di mettere confini, di stare in un gruppo, di sperimentare le proprie abilità, di sentirsi realizzato, di nutrire la propria autostima, di stare da solo, di stare in compagnia, di piacere, di provare piacere, di dare piacere, di cazzeggiare, di conoscenza, di farsi rispettare,  di farsi notare, di evitare il giudizio, di svago, ecc. Hai con te il quadernino?

Cosa non sai fare?
Ambito pratico, ambito psicologico, ambito interpersonale…

A cosa ti servirebbe?
Scopi pratici, psicologici, interpersonali…

Cosa vorresti saper fare, ti piacerebbe fare o lo credi utile per te?
Le solite tre aree…

Cosa devi fare per impararlo?
Quello che ho notato è che questa domanda porta a risposte molto simili: agire, provare, affrontare la paura, sperimentarmi, sfidare le mie solite modalità, mettermi in discussione, mettermi alla prova, smettere di aspettare che siano gli altri a cambiare, smettere di cercare di cambiare gli altri… 
Seguendo questa traccia e ovviamente fornendo risposte attente, riflettute, sentite, puoi sviluppare un grado enorme di consapevolezza, di te stesso, dei tuoi schemi che tendono a ripetersi, a volte procurandoti gioia e soddisfazione, altre volte generando in te sofferenza e frustrazione. Fino ad attivare il giusto mix (giusto per te) tra riflessione attenta e azione effettiva. Il resto, come sempre, è raccogliere i risultati delle proprie azioni e imparare in corsa ad aggiustare il tiro in direzione della meta…

Quanta è bella l’ignoranza!?

C’è una voce dentro te, come in ciascuno di noi, che tende a giudicare, paragonare, svalutare, colpevolizzare, rimproverare, il tuo comportamento, il tuo modo di essere (oltre che quello degli altri). Conosci? Ok. Allora non sei ignorante!

Questo giudice interiore si esprime, da sempre, da quando è nato, molto presto nella tua infanzia, nella tua mente, nella tua vita, con parole dolci e gentili quali: “sei stupido”, “sei un fallito”, “non vali niente”, “non meriti amore”, “fai schifo”, “sei incapace”, “non ce la farai mai” e altre delicatezze simili. Conosci? Ok. Il problema si fa serio: altro che ignorante. Tu conosci molto bene come funziona la tua mente!

Le parole che ti dici sono “verità su te stesso” (magari anche sul mondo e sugli altri, ad esempio: il mondo è dei furbi, tutti sono migliori di me, chi imbroglia vince, l’onestà è degli stolti) in cui credi veramente e fermamente. Le senti proprio una descrizione precisa e calzante di te e della tua vita. Ci credi e te ne fai guidare: il tuo comportamento e i tuoi stati d’animo sono condizionati chiaramente e in modo potente da queste “verità che credi vere”. Conosci? Ok. Conosci tutto, altro che ignoranza!

Magari qualcuno che ti ha visto soffrire (stressarti, arrabbiarti, lamentarti, sentirti uno schifo, essere triste, ritirarti da solo in casa, smettere di fare cose divertenti, ecc.) ha cercato di aiutarti dicendoti qualcosa del tipo: “ma no, dai, sei bravo, sei intelligente, sei una persona in gamba, prima o poi starai meglio, la fortuna arriverà… Ci devi credere, devi credere in te stesso”. Magari hai provato a farti guidare da queste belle parole rinfrancanti e dalle pacche sulle spalle che hai ricevuto, ma non è andata come desideravi e continui a stare come uno straccio. Conosci? Ok. Quanta conoscenza, quanta consapevolezza!

Forse c’è un’altra strada. Spero che tu la conosca o possa impararla. Altro che ignoranza! E seguirla.

Fai chiarezza su cosa è veramente importante per te, su cosa deve essere prioritariamente presente nella tua vita: cose, persone, situazioni ed esperienze che veramente possono “riempire” la tua vita, creare vero “valore” nella tua vita, dare senso alle tue scelte quotidiane, ad ogni azione che compi in direzione della vita che veramente vuoi.

Ci sono molti modi (strade, percorsi, strumenti) per trovare questi valori e per agire in base ad essi. Un modo è la psicoterapia intesa come percorso che ti aiuta a comprendere veramente cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe farti gioire, cosa ti rende “vuoto” e cosa potrebbe farti sentire “pieno”. Ma puoi trovare comunque la tua strada, un tuo itinerario, magari accompagnato dalle persone “giuste”. E l’ignoranza? Ecco: quando hai trovato veramente i tuoi valori-guida, cosa veramente può fare la differenza nella tua vita, come devi agire per realizzare il tuo progetto di vita “felice”, “serena”, “gioiosa”, “piena”, allora puoi iniziare ad ignorare ciò che hai sempre creduto vero, ciò da cui ti sei fatto guidare fino ad un attimo prima, ciò che ti ha accompagnato per una vita facendoti sentire sicuro quanto addolorato.