L’Orfano

Prima o poi nella vita incontriamo crisi e momenti difficili, frustrazione e delusione, imperfezione, impotenza e limite. Veniamo licenziati in modo brusco e assolutamente inaspettato o quotidianamente vessati sul lavoro, un parente ci dà una fregatura, lo sguardo del partner si indirizza altrove, non è più quello di prima, veniamo a sapere che un amico ha sparlato di noi in modo completamente gratuito e molto offensivo. Gli uomini sono delusi dalle donne e le donne dagli uomini. Proviamo le emozioni più disparate: tristezza e rabbia, senso di colpa e vergogna, dolore e desiderio di vendetta. Siamo preoccupati e smarriti. Ci sentiamo vittime di torti subiti ingiustamente.

La precedente situazione di vita sicura e confortevole è perduta. La fiducia in noi stessi e nel mondo vacilla, le certezze sembrano sgretolarsi. Le persone o le situazioni in cui abbiamo riposto la nostra fiducia, a cui abbiamo affidato la nostra vita, ci tradiscono. Scopriamo che i nostri genitori (tutte le forme di autorità e guida che finora ci hanno formato e accompagnato nel mondo) non sono perfetti né onnipotenti. E ci sentiamo abbandonati a noi stessi, in balia di un mare senza confini e senza più certezze. Veniamo così gettati nel nulla, “costretti” ad abbandonare le nostre antiche illusioni di un mondo perfetto o perlomeno benevolo.

Ci hanno insegnato che il mondo dovrebbe essere in un certo modo e ci abbiamo creduto; ad un tratto il mondo si mostra diverso, ci delude, ci inganna. Ci è stato detto che si cresce solo fuori dalla zona di comfort. E ora sembra arrivato il momento di confrontarsi con l’ignoto. In un batter d’occhio l’Innocente fiducioso, entusiasta, spontaneo incontra la paura, il tradimento, l’ostilità. L’Innocente 

Nella metafora del viaggio dell’eroe siamo nell’archetipo dell’Orfano.

L’archetipo è una dimensione interiore o potenzialità psicologica che può essere più o meno attiva nel governare il proprio comportamento. Ogni archetipo ha aspetti positivi e negativi.   https://linofusco.wordpress.com/?s=viaggio+eroe

Ciascuno di noi ha un Orfano dentro di sé. È la parte di noi che ad un tratto subisce un tradimento, perde amore, protezione e guida da parte di chi fino a quel momento ha rappresentato un riferimento autorevole e benevolo o addirittura subisce violenze fisiche e psicologiche da chi dovrebbe prendersi cura di lui. La vita è dolore!!!

Tanto più grande era la fiducia in un mondo ideale dell’Innocente, tanto peggiore sarà la caduta dell’Orfano.

Stiamo nell’Orfano ogni volta che ci sentiamo trascurati, ingannati, traditi, delusi.

Spesso l’Orfano è incapace di confrontarsi con la solitudine e il farsi carico della vita. Non riesce ad accettare questo passaggio. E fugge. Si difende. Arrivano i comportamenti sintomatici. L’Orfano può cercare rifugio in sostituti dei protettori perduti: potrebbero essere altre figure a cui affidarsi indiscriminatamente per ottenere il tanto anelato accudimento incondizionato oppure potrebbe essere una fuga nelle dipendenze che rappresentano uno stordimento che non fa sentire e pensare. Droga, alcol, gioco d’azzardo, internet, social media, sesso, shopping compulsivo, materialismo sfrenato, ecc. stordiscono rispetto ad una realtà deludente percepita come insostenibile.  In attesa della magica risoluzione esterna dei problemi. Che non arriverà mai.

Nasce il dilemma: abituarsi al vuoto o continuare a cercare un nutrimento alternativo? Continuare a cercare o accettare la realtà della perdita e della privazione? Rinunciare o continuare ad aspirare al ritorno della beatitudine originaria?

A questo punto l’Orfano può sviluppare un’amara, compiacente e cinica adesione al volere altrui come modalità manipolativa per non restare solo. È grande il rischio dell’auto-tradimento, il blocco e l’inazione oltre che l’inaridimento emotivo: l’incapacità di riconoscere, sentire, esprimere i propri sentimenti e bisogni autentici.

Se l’Orfano deluso prende il sopravvento può portare a tradire gli altri e se stessi e i propri valori: mascherato agli altri e alienato da se stesso.

Per affrontare la ferita del tradimento e dell’abbandono, ci distacchiamo da noi stessi, indossiamo maschere finte, come involucri vuoti, diventiamo come vogliono gli altri nel momento in cui non sappiamo più chi siamo. Prevalgono sentimenti di rabbia e ribellione, invidia e durezza, insensibilità ed egocentrismo; il dolore diventa il lamento manipolatore di una vittima “irrisarcibile”, che si sente in credito verso la vita e gli altri, portatrice di un bisogno incolmabile, secchio bucato che non si riempie mai.

L’Orfano non riesce ad elaborare il lutto della perdita. Il paradiso è perduto, ma l’Orfano non vuole vedere, non riesca a riconoscerlo, non riesce a venirne a patti. Non riesce ad andare avanti. Se l’Innocente è un ottimista irrealistico, l’Orfano è un pessimista rassegnato, apatico, che utilizza la delusione del mondo ingiusto come alibi per la stasi e la passività rabbiosa, risentita, colpevolizzante. Criticare continuamente l’altro, che non riesce a soddisfare i suoi bisogni, è un surrogato malato di un bisogno di potere che nasce dal vuoto di autorità creato dalla delusione e dal tradimento.

L’Orfano “evoluto”, invece, sa confrontarsi con la realtà del tradimento e della delusione, si sente abbandonato eppure sa accettare la cruda realtà senza farsi distruggere. Cerca un nuovo senso e un nuovo assetto personale e interpersonale, superando la paura di essere sopraffatto, schiacciato, sfruttato, ingannato di nuovo. Invece che restare nella posizione di vittima impotente e ferita da una realtà ingiusta e aspettare passivamente qualcuno che lo salvi, impara a chiedere aiuto, impara a cercare risorse attorno a sé.

Prima o poi l’Orfano deve rimboccarsi le maniche. Accettare la sfida, rispondere alla chiamata. Prendere in mano la sua vita; con responsabilità farsi carico della propria sofferenza esistenziale e dell’angoscia quotidiana alla ricerca di un vero sé. Accettare per lasciare andare il dolore e la delusione, senza indugiare nel risentimento sterile. Sviluppando autonomia di pensiero e d’azione e, al contempo, anche la capacità di creare una rete di sostegno e cooperazione tra Orfani di una stessa realtà deludente. Rinunciare al bisogno di dipendenza e amore incondizionato per accettare l’imperfezione del mondo.

Il gruppo, il rapporto con gli altri e l’interdipendenza diventano nuovi riferimenti identitari e modelli di vita. Impara ad accettare il proprio bisogno di aiuto ed impara a chiedere invece che aspettarsi che tutto arrivi facile, senza sforzo. Sostituisce la dipendenza passiva dalle autorità con una più consapevole e responsabile interdipendenza con gli altri.

Un esempio tipico e in qualche modo inevitabile di Orfano è l’adolescente. L’Orfano rappresenta bene la dinamica adolescenziale ambivalente: le risposte degli adulti non sono più sufficienti o gradite, ma ancora non si hanno proprie risposte adeguate. Tra bisogno di autonomia e anche di dipendenza. Stammi lontano e stammi vicino. Ho bisogno di sicurezza mentre mi incammino alla ricerca della mia strada. L’Orfano ha bisogno di nuove norme e nuove forme, nuovi modelli di riferimento e nuovi principi regolatori.

L’Orfano evoluto riconosce le ferite come normative, esistenziali, intrinseche al vivere. E la ferita del tradimento come spunto per il viaggio alla ricerca di una nuova forma di beatitudine, che integra la delusione e la supera.

Come ogni adulto responsabile deve contare su di sé e può anche chiedere aiuto agli altri. Se il mondo lo delude e lo abbandona, deve farsi carico di se stesso, di chi è e vuole essere. Nuovo genitore di se stesso. La vita è meravigliosa, anche se non perfetta!!!

Quanto conosci il tuo Orfano interiore? Quanto ti ritrovi a lamentarti invece che chiedere? Come puoi trasformare il tuo lamento impotente nell’espressione della tua rabbia e del tuo dolore? Come puoi trasformare la tua critica colpevolizzante in una richiesta specifica di ciò di cui hai bisogno?

Come puoi agire per realizzare ciò che vuoi? Come puoi accettare future possibili altre delusioni senza per questo arenarti in una passività assolutamente sterile?

 

L’Innocente 

La vita ci presenta periodi di tranquillità e momenti di trambusto. In famiglia come al lavoro, nella coppia ma anche individualmente, nei diversi ruoli della nostra vita viviamo situazioni abituali, prevedibili, stabili e anche momenti critici e fasi di passaggio più o meno tumultuose. Quando si presenta una possibile nuova avventura (un nuovo lavoro, un nuovo amore, una nuova passione, una nuova idea, la necessità di prendere una decisione importante, ecc.) partiamo da una posizione che oscilla tra desiderio e paura, tra fiducia e cautela.

Ogni nuova impresa richiede un certo grado di ottimismo, apertura ed entusiasmo. Magari anche di ingenua spontaneità. Nella metafora del viaggio dell’eroe, la fase di entusiasmo e fiducia è caratterizzata dall’archetipo dell’Innocente.

L’archetipo è una dimensione interiore o potenzialità psicologica che può essere più o meno attiva nel governare il proprio comportamento. Ogni archetipo ha aspetti positivi e negativi.  https://linofusco.wordpress.com/2017/09/08/il-viaggio-delleroe/?preview=true

Ciascuno di noi ha un Innocente dentro di sé. È la parte di noi che ha fiducia in sé e negli altri, nella vita. Si fida e si affida alle persone in quanto “l’essere umano è intrinsecamente buono”. Idealista e ingenuo al tempo stesso, l’Innocente è giocoso e aperto alla vita, ottimista e pieno di speranza. È l’entusiasmo smisurato di fronte alle piccole e grandi meraviglie della vita. È la gioia di vivere.
Quando è attivo l’Innocente, viviamo nella beatitudine dei primi anni di vita in cui, in condizioni sufficientemente buone, abbiamo sperimentato l’amore e la protezione dei nostri genitori. L’amore incondizionato.

Il pensiero dell’Innocente è polarizzato, on/off: la realtà, la vita, io, gli altri sono tutto o niente; una cosa è bella o brutta, o sei buono o sei cattivo. O sei perfetto o non vali niente. Il mondo è perfettamente giusto o profondamente ingiusto.  Tipico del bambino piccolo.

L’Innocente tende quindi a negare la realtà difficile, conflittuale e dolorosa. Quando nella realtà attuale quei bei momenti sono lontani, l’aspirazione dell’Innocente è quella di recuperare una sorta di situazione primaria “perfetta” in cui ogni desiderio e bisogno sono soddisfatti, non esiste frustrazione, non esiste delusione.

Quando la coppia traballa e siamo delusi dal partner che non viviamo amorevole e desiderato come prima, quando il lavoro non offre più le stesse soddisfazioni dell’inizio, quando addirittura un fratello ci tradisce, quando noi stessi ci troviamo a riconoscere i nostri limiti e difetti, quando i figli ci mettono di fronte a realtà dolorose, insomma di fronte a qualsiasi esperienza deludente ci troviamo nella necessità di confrontarci con dei cambiamenti: tra negazione della realtà dolorosa, disillusione e necessità di metterci in gioco e spostare gli equilibri…

L’Innocente ingenuo non riconosce l’imperfezione che appartiene alla vita, ai rapporti, la propria e l’altrui imperfezione. Riconoscere l’imperfezione è vissuto dall’Innocente con angoscia insostenibile: significherebbe ammettere la propria vulnerabilità e anche entrare in contatto con la paura degli altri non sempre meritevoli di fiducia. L’angoscia è l’abbandono, la solitudine, il grande tradimento, la morte.

L’Innocente vive nell’illusione, ma prima o poi deve confrontarla con la realtà.

Quando incontra la realtà deludente e frustrante, l’Innocente può reagire con un atteggiamento negativo: inizialmente la nega, la fugge, si attacca alle abitudini, mantiene un ottimismo irrealistico; gradualmente deve confrontarsi con una realtà “non perfetta” e comincia ad entrare nel pessimismo, si sente vittima e si lamenta in modo sterile, comincia a pretendere che le cose tornino come prima, che le persone tornino ad essere come prima, fonte esterna della sua sicurezza e dipendenza (matrice originaria dei genitori verso il bambino piccolo). Ha paura, ma la sua onnipotenza egocentrica, idealista, ingenua non gli permette di riconoscerla e affrontarla. Inizia a colpevolizzare gli altri, il mondo, la sfortuna che ha rovesciato il senso delle cose.

Un Innocente “evoluto”, invece, continua a mantenere i propri ideali e i propri sogni, ma sa metterli in comunicazione con la realtà, tra sana ambizione e necessario confronto coi limiti, nel rispetto di una coerenza di sé, ma anche nella capacità di mettersi in discussione e di mettere in discussione le proprie credenze e certezze assolute.

Un Innocente evoluto si fida degli altri mentre impara a pensare in modo sanamente critico, riflessivo, autonomo. Mantiene fiducia e speranza anche dopo il tradimento e la delusione, impara a riconoscere l’imperfezione della realtà e di se stesso e a superare e integrare la disillusione. Impara ad accettare che l’altro non sta al mondo per soddisfare i suoi desideri.

Oltre i colori netti, conosce le sfumature della vita: si sente forte e vulnerabile al tempo stesso, sicuro quanto basta in un mondo pericoloso. Costruisce dentro di sé i propri genitori ideali, capaci di proteggerlo e anche di farlo confrontare con la realtà dolorosa. Comincia ad integrare il principio di piacere con il principio di realtà insieme al principio di responsabilità: “sono io il creatore della mia felicità”.

Consapevole che il confine tra sogno e realtà a volte è chiaro e netto e a volte è sfumato, l’Innocente si incammina nel viaggio per diventare nuovo genitore di se stesso. Per imparare a ritrovare un senso di fiducia rinnovato, fondato su nuovi presupposti eppure sempre aperto alla vita.

Ogni archetipo va incontrato, conosciuto, integrato nel proprio modo di stare al mondo.

Come ogni archetipo, l’Innocente può prendere il timone del nostro comportamento senza che noi ce ne accorgiamo. A volte, l’Innocente va proprio risvegliato dentro di noi perché può essere un atteggiamento utile e necessario ad affrontare il momento o situazione che stiamo vivendo. In altri casi, l’Innocente va contenuto e ridimensionato nel momento in cui le sue caratteristiche rischiano di crearci dei problemi.

E tu che rapporto hai col tuo Innocente? Come dialoghi con lui? Quando, dove, come e in che misura l’Innocente ti guida nella vita?

Sfide 

Ciascuno di noi è un eroe. Sul lavoro o in famiglia, di fronte alla necessità di prendere decisioni o nell’affrontare conflitti interpersonali, ciascuno di noi è una persona “normale” chiamata ad una “sfida”, piccola o grande che sia. Nella quotidianità o in momenti cruciali di vita, siamo chiamati a trovare una “nuova normalità” lasciandoci alle spalle ciò che provoca dolore, blocco, stagnazione. La chiamata è un invito a salire ad un livello più evoluto, a spostare gli equilibri di ciò che per noi è una vita che vale la pena di essere vissuta.

La vita di ciascuno di noi ci presenta una o più chiamate al “viaggio eroico”: una crisi personale o di coppia, un problema di lavoro o di salute, un senso di vuoto interiore o qualche perdita importante, il desiderio di mettersi in gioco o il bisogno di ricerca spirituale.

Di fronte alla sfida possiamo tentennare, indietreggiare, rifiutarla. Ma prima o poi quella sfida tornerà, in una forma o in un’altra, in un sogno o in un incubo, attraverso sintomi fisici o psicologici, in una crisi d’ansia o in down depressivi.

La sfida è portatrice di un’urgenza interiore, una spinta potente a cui prima o poi dovremo rispondere, altrimenti il rischio è l’accumularsi di dolore invadente e rabbia irrisolta o l’amplificarsi di paure e delusioni, fino alla morte reale o interiore.

E non è un viaggio organizzato, è l’emblema dell’ignoto, pieno di rischi e pericoli, ma va affrontato, altrimenti il prezzo da pagare è lo spegnimento interiore, la malattia, il vuoto e un’esistenza che va avanti senza alcuna vitalità. Rinunciare al viaggio significa rinunciare a vivere. La ricompensa del viaggio è l’avvicinamento al mistero della vita e della morte, è un dono che si fa a se stessi e a chi ci circonda, i cari più vicini e la collettività tutta.
Ecco le tre domande fondamentali per ogni consapevolezza responsabile di fronte alla chiamata:

  • Cosa provo (sentimenti, stati d’animo, emozioni)?
  • Cosa voglio (bisogni, desideri, valori)?
  • Cosa devo fare (azioni)?

L’eroismo consiste, oltre che nel trovare una nuova verità, nell’avere il coraggio di agire sulla base di quella visione interiore” (Carol Pearson).

Ogni vita merita un eroe 

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust)

Hai un problema al lavoro? Stai in crisi col tuo partner? Hai dubbi su una scelta da compiere in famiglia? Sei sempre nervoso, spento o stanco?
Ciascuno di noi prima o poi nella vita vive un disagio, un malessere, un blocco che spegne la vitalità, un momento di smarrimento e confusione rispetto a scelte di vita, valori, lettura del passato, orientamento al futuro. Quello che prima era scontato ad un certo punto non ci piace più, ci sta stretto, ci soffoca o ci inaridisce. La strada che abbiamo sempre seguito perde senso e spesso non vediamo alternative.
Qualcosa è cambiato o sta cambiando: accadimenti di vita, passaggi critici del ciclo vitale, cambiamenti negli equilibri individuali, di coppia, in famiglia. Ma molto probabilmente il fattore più importante di questo mal-essere è qualcosa che è cambiato dentro di noi, l’emergere di nuovi bisogni e desideri, non voler accettare più antiche frustrazioni e delusioni, nuovi modi di percepire e reagire alle situazioni quotidiane. Emerge il bisogno di un nuovo senso: ricerca di nuovi significati e anche di nuove direzioni.

Immersi in questa situazione emotiva ed esistenziale stiamo ricevendo una chiamata, un invito a rischiare il certo per l’incerto. E possiamo allora partire per il viaggio o restare immobili. In attesa della morte psichica.

Se decidiamo di partire sappiamo profondamente che troveremo difficoltà, paure, dolore, che rischiamo di morire, ma anche di rinascere.
Sarà una discesa agli inferi in cui troveremo noi stessi, rinnovati e diversamente figli dell’universo. Un viaggio al centro della propria essenza.
Il viaggio dell’eroe invita tutte le persone a rileggere la propria storia, a riscriverla.

PREPARAZIONE AL VIAGGIO
Finora abbiamo vissuto in un certo modo, siamo figli della nostra famiglia, della nostra storia, di quello che abbiamo respirato fin dalla nascita. “Quello che sono. Quello che sono sempre stato. Io sono così di carattere…”. Un sé “normale” in un mondo “normale”: “quello che ho sempre fatto, come ho sempre vissuto” . La realtà accettata. La zona di comfort: sicura e stagnante. Le abitudini, le dipendenze. L’abitudine sterile. Il copione. Le ferite.

In questa fase sono attivi 4 archetipi, quattro parti di noi con cui ci identifichiamo e che possono guidarci, a volte anche limitarci purtroppo.

Innocente: pieno di ottimismo e fiducia verso sé, gli altri, la vita, idealista ingenuo.

Orfano: deluso, tradito, dalla vita, dagli altri; abbandonato, non può contare su chi prima lo proteggeva e chiede aiuto ad altri.

Guerriero: si pone obiettivi personali e universali, elabora strategie per raggiungerli con coraggio e autodisciplina.

Angelo custode: si prende cura degli altri e di se stesso.

Gli archetipi della preparazione forniscono la base di partenza della persona, la sua configurazione unica e irripetibile di caratteristiche, la sua sensibilità, il dono personale, le sue sofferenze, la ferita personale, i punti forti e i punti deboli, risorse e limiti, ecc..

Ad un certo punto il futuro eroe sente la chiamata: segni, sintomi, segnali, messaggi, sfide, problemi. Blocchi. I sintomi urlano: “svegliati!!!”Qualcosa non va. Metti in discussione il tuo assetto rassicurante. È una chiamata che può emergere dal bisogno o dal sogno, è comunque un invito ad un’azione diversa “dal solito”. Verso obiettivi, mete, rischiando nuovi prezzi da pagare in nome di nuove possibilità, in questa fase solo vagamente immaginate. Verso la propria essenza e autenticità. Verso lo spirito individuale e universale.
Il Viaggio dell’Eroe è un viaggio nell’ignoto, richiede di lasciare le proprie certezze, i propri riferimenti, la propria zona di comfort. All’orizzonte c’è l’incerto, l’imprevedibile, lo sconosciuto. Dopo qualche titubanza, si tratta di accettare attivamente la chiamata, la sfida, non subirla.

VIAGGIO VERO E PROPRIO.
Verso l’ignoto, verso il mondo stra-ordinario, verso un nuovo sé possibile.
Verso la ricerca di un senso nuovo della vita. È il contatto col mistero, con l’inconcepibile, col divino. Dentro di sé. Alla ricerca di una nuova identità integrata. Il senso di vuoto e l’insoddisfazione sono l’ispirazione iniziale alla ricerca di qualcosa che ci definisce e ci trascende al tempo stesso.
Il compito fondamentale è scegliere superando le antiche decisioni intorno alle quali abbiamo organizzato la nostra identità, il nostro comportamento, il nostro modo di essere e stare al mondo.
In questa fase sono attivi 4 archetipi:

Distruttore: dobbiamo lasciarci alle spalle il vecchio…

Cercatore: verso qualcosa che è ancora indefinito, sconosciuto.

Amante: la passione, l’energia, il desiderio.

Creatore: scoprire, inventare, dare vita ad un nuovo sé.

IL RITORNO
Appropriazione di sé e nuove relazioni. Assimilazione e accomodamento: integrare il nuovo col vecchio. Integrazione mente-cuore-spirito-universo. Nuove norme a regolare la propria vita e nuove forme o modi di pensare, sentire, agire.
È la scoperta del proprio vero Sé. Il ritorno a se stessi. Un ritorno a casa. Ora siamo consapevoli di chi siamo. Padroni del nostro destino e anche guida e riferimento per altri.

In questa fase sono attivi 4 archetipi:

Sovrano: governa sul regno, sulla realtà, in modo autorevole, responsabile, in connessione col senso profondo del proprio essere e con l’intero universo.

Mago: trasforma il negativo in positivo, l’inferiore nell’evoluto.

Saggio: rivela la verità soggettiva e universale al tempo stesso.

Folle: sa cogliere l’attimo con gioia e autoironia, pronto a sovvertire in ogni momento l’ordine stabilito per dare inizio ad un nuovo viaggio.

Il viaggio dell’Eroe è sempre un viaggio di trasformazione di se stessi. Nel viaggio incontriamo persone e incontriamo noi stessi; impariamo a padroneggiare situazioni, a governare eventi, ad orientarci nel mondo, ma anche e soprattutto a sviluppare un nuovo rapporto con noi stessi, a conoscere un altro se stesso, al timone della propria vita. Il viaggio è ogni volta perdersi e ritrovare la strada, tracciare ogni volta nuovi sentieri. A ciascuno il suo viaggio…

Il viaggio dell’eroe

Alcune volte propongo al paziente un lavoro con la metafora del viaggio dell’eroe. In genere questo avviene quando la persona ha già fatto un lavoro importante su di sé, ha ridotto notevolmente la sofferenza legata ai sintomi, ha esplorato le fonti del suo malessere, ha messo a posto i pensieri più critici e regolato le emozioni fondamentali, in generale ha migliorato la sua qualità di vita, nelle relazioni, al lavoro, nella gestione del tempo, ecc. E pronto insomma per accedere ad un lavoro su di sé che va oltre la cura di una sofferenza, è una vera e propria ricerca spirituale.

Anche quando non propongo il viaggio dell’eroe in modo esplicito al paziente, il riferimento al viaggio eroico è sempre presente come filtro interpretativo del percorso di individuazione della persona.

Il viaggio dell’eroe è una traccia, una mappa, un percorso che prende spunto dal lavoro di Carol Pearson a sua volta ancorato al lavoro di Campbell sull’eroe nella mitologia occidentale e orientale e impostato sulla psicologia degli archetipi di Jung.

La letteratura, classica e moderna, come il cinema e ogni altra forma d’espressione artistica sono pieni di eroi in viaggio, di avventure “alla ricerca della verità”.

Il viaggio dell’eroe è il cammino di ciascuno di noi verso l’integrazione, l’individuazione e la riappropriazione di sé. Dura tutta la vita. È un ripetersi di passaggi, di crisi, di trasformazioni personali che definiscono la traiettoria unica della propria evoluzione. Verso la responsabilità consapevole del proprio destino. Oltre i condizionamenti interiorizzati e il rigido “io sono così … di carattere”. Oltre il copione da noi “scritto” precocemente e continuamente ripetuto. Verso la “creazione” della propria qualità di vita fondata su scelte consapevoli e responsabili. Lungo un itinerario soggettivo che conduce dalla dipendenza infantile, ferita e immatura, all’indipendenza adulta, consapevole e responsabile, fino all’interdipendenza della connessione profonda con il sé più intimo, con gli altri e al servizio del bene collettivo.

Il viaggio dell’eroe è una struttura metaforica che può essere descritta in diversi modi e ciascuna di queste rappresentazioni del viaggio comprende le altre: il viaggio non è un percorso lineare, si sviluppa piuttosto a spirale ritornando più volte in momenti e passaggi significativi.

Il viaggio dell’eroe attraversa 4 momenti:

  1. lotta col Drago
  2. liberazione della Principessa
  3. conquista del Tesoro
  4. edificazione del Regno.

Il viaggio dell’eroe si sviluppa in 3 fasi temporali:

  1. preparazione
  2. viaggio vero e proprio
  3. ritorno

Il viaggio dell’eroe si realizza attraverso l’equilibrio dinamico di 12 archetipi:

  1. Innocente
  2. Orfano
  3. Guerriero
  4. Angelo custode
  5. Cercatore
  6. Distruttore
  7. Amante
  8. Creatore
  9. Sovrano
  10. Mago
  11. Saggio
  12. Folle

Ogni fase prevede l’attivazione di specifici archetipi. Gli archetipi sono personaggi o figure interiori che intervengono in una o più fasi del viaggio a sostenere o anche ad ostacolare l’eroe. Sono immagini interiori ed universali che fungono da modelli guida a livello spirituale e comportamentale. Sono aspetti che mettiamo in gioco continuamente nella nostra vita, anche se in modo inconsapevole. Gli archetipi sono “energie universali”, modelli di comportamento che tracciano il copione di ciascuno di noi, mappe che orientano la nostra vita.

Ogni archetipo può essere più o meno attivo nella persona a determinare il suo vissuto e comportamento.

Sono dimensioni interiori, parti di sé, forze, energie, figure simboliche che fanno parte dei miti, come dei sogni e albergano nella personalità di ciascuno di noi, a livello di potenzialità più o meno espressa, manifesta, comunque come dimensioni interiori con cui prima o poi nella vita dobbiamo fare i conti, che dobbiamo incontrare, integrare.

L’avventura dell’eroe segue sempre una traccia: la separazione dal mondo precedente, l’iniziazione a qualche fonte di potere, il ritorno apportatore di vita (Joseph Campbell).

L’Eroe, insoddisfatto, deprivato, inaridito, è chiamato alla sfida verso il nuovo, ad andare oltre quello che è sempre stato e che ora è fonte di malessere. Sulla sua strada incontra il Drago. Il drago custodisce un Tesoro e una Fanciulla che deve essere salvata, una Principessa che deve essere liberata. Al ritorno dal viaggio l’Eroe può costruire il suo Regno.

Il Drago simboleggia il nostro lato oscuro, le nostre paure, le parti di noi non ancora integrate. Il salto nel buio. Il contatto profondo con le nostre emozioni più viscerali, i nostri bisogni più autentici, le angosce irrisolte. Rischiare di morire, per trasformarsi: dalla grande paura al grande cambiamento. Il Drago non è fuori di noi ma dentro: sono le nostre paure. Il Drago è lo specchio che ci rivela la nostra Ombra, le parti di noi che rifiutiamo, rinneghiamo, censuriamo. Il Drago, come i mostri dei bambini, esiste solo perché ne abbiamo paura. Il Drago è tutto ciò che sentiamo un problema, un disagio, una questione da risolvere: un conflitto di coppia, un problema al lavoro, una preoccupazione per la salute, scelte esistenziali che ci tengono bloccati perché continuiamo a ripeterle nonostante siamo consapevoli che ci fanno soffrire. Il Drago sono le difficoltà della vita, che sono sempre sfide e occasioni di crescita.

La liberazione della Principessa è il simbolo della conquista “interiore”, della liberazione dal vecchio, l’accesso alle parti di noi non ancora espresse, al nostro talento, alle nostre potenzialità. Il femminile dentro l’uomo, il maschile interno alla donna. Contatto e integrazione dell’altro da sé.

Il Tesoro rappresenta l’energia vitale, l’ampliamento di possibilità che si aprono dinanzi a noi quando abbiamo superato le nostre paure e ritrovato il sentiero autentico del nostro essere essenziale. La capacità di godere dei risultati raggiunti e dei conflitti interni risolti, delle parti integrate, di nuove consapevolezze e visioni di sé.

Il Regno è il nuovo assetto di vita, i nuovi presupposti su cui ora fondare le proprie azioni, le scelte nella vita quotidiana. E la condivisione profonda con gli altri, quasi una rivelazione che possa essere di nutrimento, stimolo e orientamento per l’intera collettività. E questo regno sarà in auge fino alla nuova crisi, fino al nuovo terremoto che richiamerà l’eroe ad un nuovo viaggio.

Lavorare col viaggio dell’eroe è uno dei modi più potenti per amplificare lo sviluppo personale. È una metafora molto fertile sia per affrontare i nodi più critici della sofferenza emotiva, sia come guida per la propria crescita personale, sia come riferimento per ogni strada che scegliamo di percorrere nella nostra vita: quando accettiamo una nuova sfida, quando rischiamo un nuovo progetto, quando esploriamo territori in precedenza tabù, quando rischiamo noi stessi nell’incontro con l’altro.