Tiro alla fune

La felicità è un tiro alla fune tra desiderio e paura.
Nelle persone che soffrono, che sono bloccate, che si sentono spente, aride e vuote prevale la paura. Se vuoi cominciare ad essere felice, perlomeno se vuoi provarci, devi cominciare a farti guidare dal desiderio.
Le persone che arrivano a chiedere un aiuto terapeutico spesso conoscono solo la loro sofferenza fatta di stress, ansia, depressione, sintomi fisici e problemi nelle relazioni, ma non conoscono molto delle loro paure. E ancora meno conoscono veramente a fondo i propri desideri. Cosa vogliono veramente. Che vita hanno in mente. Quali idee di felicità e benessere intendono perseguire.
In psicoterapia si lavora su tutti questi aspetti.
Si lavora per GOVERNARE i SINTOMI e il malessere, per ridurlo fino ad eliminarlo, per imparare a prevenirlo o almeno a gestirlo senza eccessivo dolore.
Focalizzare il malessere porta ad ESPLORARE le personali PAURE BLOCCANTI, spesso legate a schemi appresi in passato, in base a quanto vissuto con i propri genitori, con gli altri adulti significativi, a scuola, coi pari.
Quindi, per imparare ad essere felici ovvero per imparare ad agire nonostante le paure bisogna CONOSCERE i PROPRI DESIDERI, la direzione che si intende perseguire, i valori che vogliamo organizzino la nostra vita, le nostre scelte, le nostre relazioni.
Il desiderio fornirà la spinta fondamentale per L’AZIONE necessaria e utile… Per agire in direzione di ciò che vogliamo… Nonostante le paure che continuano a presentarsi.
Alla fine, il cambiamento è sempre un tiro alla fune tra desiderio e paura.

Quando hai veramente deciso di cambiare

La decisione di cambiare prevede di fare un CONTRATTO CON SE STESSI. Un accordo tra la parte di sé che DESIDERA GUARIRE, crescere e migliorare e una parte che “resiste”, SI OPPONE, ha paura, non ha voglia, vuole continuare a prendersi i benefici secondari della sofferenza.
Quindi, dopo aver fatto chiarezza sulla tua sofferenza e sui suoi significati, sui tuoi desideri e sugli obiettivi che vuoi perseguire, devi IMPEGNARTI CON TE STESSO a FARE QUELLO CHE C’È DA FARE…
Significa essere consapevole di quello che ad un certo punto “devi fare” e “puoi fare solo tu”.
Significa prenderti la responsabilità in prima persona di “uscire dalla ripetizione” del tuo dolore, dei tuoi schemi nocivi e dei tuoi deleteri comportamenti abituali.
Significa “agire diversamente da come hai sempre fatto“, si tratti di smettere o di cominciare a fare.
Significa “esporti alle possibili conseguenze negative” del tuo comportamento nuovo, esporti alle reazioni degli altri (critica, rifiuto, chiusura, freddezza, allontanamento, ecc.) e alle tue reazioni interiori (dolore, paura, senso di colpa, vergogna, ecc.).
Significa avere “fiducia che molte conseguenze saranno positive“, gli altri saranno meno ostili e giudicanti di quanto credi da una vita, tu potrai provare sorpresa, eccitazione, curiosità, entusiasmo.
Significa che quando hai deciso veramente di cambiare… Hai deciso di essere disposto a innumerevoli fallimenti… Fino a quando riuscirai!!!

Responsabile del tuo destino

Noi siamo le scelte che facciamo, quelle che abbiamo fatto e quelle che faremo.

Ecco un esercizio per renderti consapevole del senso e della direzione della tua vita, del significato e della missione che stai portando avanti… Della felicità o della sofferenza che fanno parte delle diverse aree della tua vita… Carta penna e…

Osserva il tuo quotidiano: cosa fai per cercare di soddisfare quali bisogni, per realizzare quali desideri, incarnando quali valori, ottenendo quali risultati… Dove, quando, con chi, come, per cosa e perché vivi situazioni frustranti e situazioni appaganti.

Osserva la tua storia di vita: cosa hai fatto per ottenere cosa, portando avanti quali scopi e progetti, più o meno consapevolmente. Quali ostacoli e quali sostegni hai incontrato. Chi ti ha ferito. Chi ti ha deluso. Chi ti è stato vicino. Cosa hai imparato.

Osserva il tuo futuro immaginato, desiderato, previsto: di cosa è fatta la vita che vuoi e cosa devi fare per renderla reale. Dove desidereresti trovarti, con chi e come desidereresti essere tra 1,3,5,10 anni. E quando decidi di iniziare ad agire in quella direzione…

Sempre consapevole dei limiti al tuo senso di onnipotenza e del potere che hai di agire ed influenzare le cose che ti accadono… Se fai questo esercizio (più volte lo fai e più ne trarrai beneficio), anzi se lo rendi guida consapevole del tuo sentire, riflettere e agire quotidiano… Potrai trovare un senso e un significato a quello che hai vissuto finora… Potrai dare senso e valore a quello che sei e vivi oggi… Potrai dare un senso e una direzione alla tua vita ed essere responsabile del tuo destino!

Viaggio a ritroso verso il futuro. Lo sviluppo sostenibile della personalità

Il cambiamento personale è un ri-appropriarsi di se stessi, di quello che un tempo eravamo o avremmo potuto essere in potenza.
Le paure infantili, di non essere amato, di essere rifiutato e abbandonato, di perdere protezione e cura, di sentirsi ed essere solo, hanno portato il bambino ad adattarsi al volere degli adulti, sacrificando parti di sé perché “non piacevano ai grandi”. Se è vero che lo sviluppo della personalità è un continuo modellamento da parte degli adulti che plasmano il modo di essere del bambino in crescita, è fondamentale riconoscere il potere di scelta del singolo, anche piccolo, che cerca di intuire quale sia il modo migliore di pensare e agire per ottenere il massimo in termini di bisogni fondamentali quali sicurezza, amore, stima.
Se è vero che un contributo importante a questo processo di formazione è dato progressivamente dagli altri esterni alla famiglia, insegnanti, coetanei, gruppi di appartenenza, ecc., è vero prima di tutto che è il singolo che sceglie, più o meno consapevolmente, cosa “barattare” in cambio di amore e stima, cosa dare di sé per ottenere consenso, approvazione e affetto, a cosa rinunciare pur di ricevere vicinanza e appartenenza, cosa perdere di sé e sentirsi comunque un individuo ben definito e parte di un gruppo che lo riconosce con una sua specifica, unica, irripetibile identità.
Divenuto adulto, quel bambino sa “interiormente” che ha lasciato per strada pezzi di sé, che per forza di cose ha dovuto scegliere per andare avanti. Fino a quando queste rinunce lasciano comunque spazio ad un sano adattamento tra bisogni e scelte, tra “quello che voglio e quello che ottengo”, tra aspirazioni e realizzazione, l’individuo riesce a portare avanti la sua vita in modo soddisfacente ed equilibrato.
Questo equilibrio, sempre precario e in divenire, tra desiderio e frustrazione, tra libertà e costrizione, tra autenticità e appartenenza, ad un certo punto non tiene più; cominciano allora ad emergere la sofferenza, il disagio, la malattia. Il malessere psichico ed esistenziale.

L’individuo ,allora, ha bisogno di ritrovare un nuovo equilibrio. E per far ciò può intraprendere le strade più disparate, che non si esauriscono nella cura dei sintomi psichici e somatici: una ricerca spirituale, un viaggio “alla ricerca di se stessi e del senso perduto”, un cura delle proprie ferite, una comprensione dei personali significati.

Durante il percorso di crescita personale che dura tutta la vita, ciascuno percorre questo “viaggio a ritroso e verso il futuro” secondo le proprie possibilità, per quanto riesce a cambiare, per quanto riesce ad ampliare la sua zona di sicurezza e comfort, per quanto riesce a lasciare l’abitudine coatta, per darsi il permesso di imparare e praticare nuovi modi di essere e di vivere, di pensare e agire in modo consapevole e guidato da bisogni e desideri autentici, superando la paura di perdere l’amore.
Nella mia esperienza come psicoterapeuta ho imparato che ciascuna persona, in un particolare momento della sua vita, riesce a raggiungere quanto riesce a “sostenere emotivamente”. Poco o tanto cambiamento è in relazione ad un equilibrio interno che l’individuo sente di voler e poter spostare. Molte persone realizzano cambiamenti enormi nelle proprie abilità interpersonali che modificano in modo sostanziale l’assetto di vita precedente; altri riescono a sviluppare un nuovo modo di pensare che li aiuta ad agire diversamente; per qualcuno ciò che cambia è soprattutto il modo di vivere le esperienze quotidiane, chi diventa più calmo e rilassato, chi attiva maggiore forza e dinamismo nella sua vita, chi si apre maggiormente agli altri, chi impara a proteggersi dall’invadenza. A volte cambiano certe abitudini dannose, ma altre, sempre negative, restano le stesse.
La vita è sempre un confronto con la morte. E lo sviluppo della personalità da adulti è sempre uno sviluppo “sostenibile” per la persona. Il cambiamento richiede un confronto con le proprie paure e ciascuno riesce a farlo a suo modo e a suo tempo. Ciascuno percorre il proprio viaggio eroico per come riesce ad avventurarsi nel rischio del dolore, della perdita e della “morte”.

Chi cerca trova. 4 strade per il tuo cambiamento

TROVA COSA NON VA OGGI. Di cosa è fatta la tua sofferenza, i tuoi problemi, il tuo malumore: ansia, depressione, dipendenze, ossessioni, problemi con gli altri, insoddisfazione generalizzata, tensione fisica, disturbi corporei, ecc.

TROVA L’ESSENZA, CIÒ CHE SI RIPETE, una tendenza tipica del tuo comportamento, ciò che sembra il tuo tema di vita fondamentale che ricorre in tante situazioni nel tempo, il tuo stile o modo di stare al mondo e nelle relazioni. Ecco alcuni esempi, che possono riguardare un po’ tutti, ciascuno potrebbe ritrovare il suo nodo “preferito” o tendenza “dominante” nel suo assetto di vita.
Tendi a sentirti sempre vuoto, bisognoso, mai soddisfatto.
Tendi a lamentarti continuamente per ogni cosa.
Tendi a sentirti sempre sotto giudizio, inadeguato, fallito, incapace, in colpa.
Tendi a impostare ogni rapporto in modo ansioso per la paura costante di essere lasciato perché non vai bene così come sei.
Tendi a sentirti sempre debole, fragile, inadatto alle situazioni e alle persone.
Tendi a sottometterti nelle relazioni, non riesci a dire no, metti sempre i tuoi bisogni dietro quelli degli altri.
Tendi ad impostare le relazioni come se quello che vuoi ti fosse dovuto e l’altro dovesse essere a tua disposizione.
Tendi ad appoggiarti agli altri e non riesci a prendere una decisione se non sei supportato dall’approvazione altrui.
Tendi a non fidarti degli altri fino a ridurre al minimo le tue relazioni o essere di fatto allontanato o escluso da rapporti interpersonali significativi.

TROVA nella tua STORIA di VITA, QUANDO HAI IMPARATO ad essere così, a pensare come pensi, a sentirti come ti senti, ad agire come agisci… solitamente. Quando hai imparato, ad esempio, a sentirti inadeguato e tentare di raggiungere la perfezione in tutto ciò che fai. Oppure a sentirti sbagliato e immeritevole e a temere di essere lasciato solo. Oppure a manipolare gli altri per ottenere ciò che vuoi. O anche a sottometterti agli altri pur di non essere criticato. O ancora a pretendere che gli altri siano sempre a tua disposizione. Oppure…
Quando e perché. A cosa ti è servito. Chi ti ha insegnato. Chi ti ha costretto o forzato. Cosa hai deciso fosse meglio per te e hai cominciato a praticarlo fino a renderlo il tuo personalissimo modo di stare al mondo e con gli altri. Quali tuoi bisogni hai soddisfatto cominciando fin da piccolo a praticare il tuo modo unico di essere, pensare e agire.

TROVA UNA NUOVA STRADA. Una nuova possibilità. Trova alternative per te oggi valide, utili alla soddisfazione dei tuoi bisogni e desideri, funzionali alla realizzazione dei tuoi scopi di vita e dei tuoi valori, efficaci per farti costruire la vita che vuoi, le relazioni che vuoi, la famiglia, il lavoro, gli amici, il tempo che vuoi. Trova, scegli, pratica queste nuove concrete possibilità. Vedi che succede e aggiusta il tiro in corsa ascoltando i tuoi desideri di cambiamento e anche le tue paure. Fai cose nuove e vedi l’effetto che produci nella realtà e in te stesso e senti profondamente fin dove vuoi spingerti in questo viaggio eroico di trasformazione…

Fight club

Se non ti batti non conosci veramente te stesso dice Brad Pitt in Fight Club. Film scomodo. Ti invita ad alzarti dalla tua vita comoda. O perlomeno ti invita a renderti conto della vita che fai. Delle scelte che fai. Vita probabilmente piena di comfort e sicurezze, prevedibilità e certezze, controllo di te stesso e degli altri, che se non hai ancora, sicuramente stai cercando, oggetti posseduti che in realtà posseggono te… Una vita piena di “maschere e adattamento ad una realtà” che è necessario, ma che è una realtà basata su “verità limitate e parziali”. Quelle all’interno delle quali necessariamente ciascuno di noi vive la sua vita. Prova, ad esempio, a pensare a vari ambiti della tua vita quotidiana, famiglia, lavoro, amici, attività ricreative, momenti di solitudine. E… Renditi conto delle scelte che fai… delle maschere che indossi, che, più o meno consapevolmente, scegli di indossare. Riconoscile per la funzione che svolgono, a cosa ti servono… Probabilmente sono una facciata presentabile che cela (o rivela, ad uno sguardo attento) le tue paure e debolezze.

Sai perché tendi a nascondere le tue fragilità, i tuoi difetti, le tue carenze? Che succederebbe se ti esponessi libero e nudo?

E allora, un po’ tutti, abbiamo scelto di coprirci dietro abitudini e automatismi, ciascuno ha i suoi, che ci servono ad ingannare noi stessi e manipolare gli altri (e tutti siamo a nostra volta manipolati), a seguire le solite strade note, i soliti pensieri, le solite modalità di comunicare e interagire che di fatto ci allontanano dagli altri come da noi stessi.
La psicoterapia, come la vita, è sempre un coraggioso viaggio eroico che necessita di umiltà per imparare a guardare le tue “verità parziali”; un percorso per aiutarti a vivere in una realtà condivisa che resta sempre e comunque solo “una delle infinite possibili”.
L’eroico viaggio trasformativo richiede il confronto col Drago. Con la paura, col dolore. Con la possibilità di morire. Con l’Ombra, con tutto ciò che è perturbante, inquietante, proibito, sconveniente, che scuote il nostro fragile, precario equilibrio di persone adattate ad una realtà che ci allontana di fatto da noi stessi, dalle nostre parti più autentiche.
L’adattamento è necessario, per sopravvivere in mezzo a quella che altrimenti sarebbe solo una giungla di bestie che mangiano uomini e uomini che sarebbero solo bestie. Ma qual è il prezzo che paghiamo per questo adattamento? Dobbiamo scoprirlo e mai dimenticarlo. È appunto allontanarsi un po’ dalla nostra natura. E, quando questo allontanamento è eccessivo, compare la malattia fisica, psichica o un disagio espresso nella forma di violenza, perdita di ogni orientamento e riferimento. Di ogni regola. Anzi, dove l’unica regola è che non esistono regole.
L’ evoluzione personale si fonda sulla consapevolezza che il modo in cui viviamo è solo una delle forme possibili, scelta inconsapevolmente quando eravamo piccoli e continuamente rinforzata, consolidata attraverso le esperienze successive di vita che non l’hanno mai, di fatto, messa in discussione. Almeno fino a quando decidiamo che va bene così…
Oggi, comunque, è il primo giorno del resto della nostra vita ed effettivamente abbiamo molteplici possibilità di nuove scelte. Tutte comunque rivolte verso una necessaria integrazione di parti di noi finora dissociate o represse. Del maschile e del femminile interni, a ciascuno di noi. Della forza e della tenerezza, ciascuno le intenda a suo modo. Scelte e sfide che richiedono coraggio nonostante la paura, umiltà per capire che siamo tutti uguali di fronte alla morte, nonostante la nostra irriducibile diversità. Disponibilità a rischiare perdite per ottenere conquiste.
La domanda guida è sempre la stessa, da sempre nella storia dell’umanità e del “conosci te stesso”: chi sei veramente?
Chi sei veramente oltre il tuo adattamento ad una realtà condivisa!
Chi sei veramente sotto la maschera che indossi!
Chi sei veramente mentre reciti un antico copione!
Chi sei veramente oltre quello che sei sempre stato!
Ciascuno di noi ha le proprie personalissime risposte…

Crescere

Crescere significa “uscire di casa”. Non tanto o non primariamente dal punto di vista reale, fisico, effettivo, di abitare in una propria casa, da soli o con altri. Prima di tutto, uscire simbolicamente dalla casa dell’infanzia, dalla casa dei genitori.

Crescere significa “differenziarsi” dai propri genitori: riconoscersi come loro figlio, portatore dell’eredità familiare affettiva e psicologica (amore, protezione, sostegno, stima, vicinanza, insegnamenti, valori, guida, ecc.) e anche come differente, “individuo” con una propria unicità di valori, pensiero e comportamento.

Crescere significa “scegliere una vita propria”, costruire una “propria identità” più o meno vicina all’identità della famiglia; significa sapersela cavare nel mondo, portando avanti in modo autonomo la propria vita, le inclinazioni individuali, i progetti personali, in modo indipendente dall’approvazione di chi ci ha cresciuti.

Crescere significa “confrontarsi con i sensi di colpa” per essersi “allontanati” dai propri genitori, fisicamente e psicologicamente. Affrontare i sensi di colpa per averli “delusi” nella parte in cui non siamo come loro avrebbero voluto che fossimo. “Sono uguale a voi per certi versi e sono anche differente da voi”.

Quando muoiono i genitori “si smette di essere figli” e certamente cambiano certi equilibri, sia reali effettivi nei rapporti interpersonali, sia interni, come consapevolezza di sé e senso di progettualità. Ma anche no. Succede in alcuni casi che il figlio di genitori scomparsi vada alla ricerca o abbia già trovato qualche “figura genitoriale sostitutiva” che in qualche modo lo riporta ad un senso di dipendenza e scarsa autonomia, più o meno consapevole. Può essere il partner, può essere il lavoro, può essere un capo, può essere un gruppo di appartenenza, può essere un amico idealizzato; quello che non cambia è la difficoltà della persona ad essere “separato, differenziato, realmente autonomo” nella capacità di pensare e di scegliere.

Quando le persone non riescono ad attivare questo processo di sviluppo autonomo della propria identità, di un senso di sé “appartenente” e “differenziato” al tempo stesso, che si riconosce nelle radici familiari e che sa anche andare oltre la matrice delle proprie origini, allora cominciano a sorgere stati di sofferenza. Possono comparire sintomi fisici e psicologici o un malessere più o meno indefinito, un sentirsi inquieti ed irrequieti. La persona può manifestare problemi svariati in uno o più ambiti di vita; spesso ha difficoltà ad affrontare gli stress quotidiani, non riesce a risolvere problemi, non riesce a prendere decisioni. In questi momenti, in modo più o meno consapevole, si sente preda di un “conflitto tra appartenenza e individuazione”, tra strade note e nuove possibilità, tra fedeltà e senso di colpa, tra seguire gli orientamenti familiari e ascoltare la voce interna che la porta da altre parti. Se non riesce a superare questa fase di sofferenza e stallo, se non riesce a trovare nelle sue relazioni quotidiane le risorse giuste per comprendere e scegliere, probabilmente arriverà a chiedere un aiuto terapeutico.

La sofferenza mentale e fisica sarà la porta di accesso a questi dilemmi interni. Il lavoro di cura e crescita personale sarà orientato a trovare “la propria giusta misura e collocazione” tra destino e progetto, tra senso di appartenenza e prospettiva individuale.

Crescere non è semplicemente una questione anagrafica né semplicemente una questione abitativa o lavorativa. Probabilmente ciascuno di noi, in parte, anche da adulti “realizzati”, è alle prese con problemi irrisolti di separazione dalla casa dell’infanzia, di differenziazione dalla matrice familiare, di effettiva riuscita individuazione. Crescere riguarda le emozioni e la forza interiore profonda, il senso di sicurezza e competenza, il coraggio di scegliere nonostante la paura, la capacità di scegliere e sbagliare, la capacità di scegliere e deludere, la capacità di scegliere rischiando anche di restare soli.

“I genitori devono dare due cose ai figli: le radici e le ali” (proverbio del Quebec). Radici solide per affrontare le intemperie della vita e restare sufficientemente saldi. Ali leggere e potenti al tempo stesso per alzarsi in volo ed esplorare il mondo.