Barbapapà e Squid game

Esiste un momento per un mondo rotondo, morbido, pieno di colori, lieto fine e insegnamenti educativi al servizio di una crescita sana, armoniosa, piena d’amore.
Ed esiste anche un momento per un altro tipo di mondo, comunque il nostro mondo. Esterno ed interiore.
Il cinema, la televisione, i videogiochi, YouTube e altri social sono pieni zeppi di violenza che un adulto deve filtrare ad un bambino. Se il filtro manca, manca l’adulto. Anche la piazza, il quartiere, il cortile hanno bisogno di modulare la violenza che pure è possibile espressione della natura umana. Avevano bisogno forse sarebbe più preciso dire, visto che ora sono stati quasi completamente soppiantati da ‘luoghi di incontro’ e gioco virtuali. Modulare la violenza, anche nei giochi di bambini. Se il filtro manca, manca l’adulto. Ecco allora un punto di partenza utile per ragionare sul senso e sul valore (o dis-valore) di Squid game. Il gioco del calamaro. La serie TV Netflix.
Fatta questa premessa e fatte salve ulteriori ed utili considerazioni sociologiche e pedagogiche (ad uso di genitori, insegnanti ed educatori tutti) sul comportamento degli adulti consapevoli e responsabili di fronte ai bambini e ai ragazzi curiosi e incuriositi, ho trovato la serie del gioco del calamaro molto interessante dal punto di vista psicologico, individuale e interpersonale. Anche tenendo conto che è stato concepito e realizzato da una persona appartenente ad una cultura molto lontana da noi per certi versi, ma forse nemmeno troppo, per altri aspetti più ‘global’, più interiori e universali.
Ho apprezzato molto diversi elementi, in una serie piena di spunti di riflessione che ciascuno di noi, nella visione di un film o nella lettura di un libro o nell’ascolto di una canzone, può cogliere in base al proprio filtro personale e alla sensibilità che nasce dalla propria storia di vita.
Ho apprezzato molto le storie di vita che si intrecciano e le dinamiche psicologiche che emergono nel dispiegarsi della vicenda.
La raffigurazione di un meccanismo che chiede a tutti di essere all’altezza, un’altezza che quasi tutti sentono difficile da raggiungere, fino a chiedere a se stessi di dare di più, fare di più, essere più, senza mai raggiungere la meta e sperimentare vero appagamento. Un sistema che divora chi non è in grado di essere all’altezza del successo richiesto fino al punto di prendere una persona disperata e portarla ad accedere ad ogni comportamento utile allo scopo della sopravvivenza, anche se fuori dai codici della propria moralità. Un sistema di scale (alla Escher), ma colorate, in cui sia i giocatori sia i lavoranti sono parte di un ingranaggio che funziona alla perfezione, ma che tende a rendere tutti schiavi del suo funzionamento.
L’umana imperfezione: l’essere tutti sulla stessa barca, anche se qualcuno, indossando una maschera, ‘sembra’ stare su uno yacht a sorseggiare champagne di fronte alla disperazione altrui.
Le maschere che tutti, chi più chi meno, indossiamo nella vita quotidiana, spesso nel tentativo fallimentare di nascondere a noi stessi, prima che agli altri, qualcosa di ‘brutto, sporco e cattivo’ che pure ci appartiene e ci portiamo dentro.
Amore e paura: l’amore di un genitore che cerca di mettercela tutta e ha paura di non farcela; l’amore verso una persona appena conosciuta, così potente da sconfiggere la paura della morte; l’amore di genitori anziani, illusi e disillusi, mai sconfitti dalla paura e sostenuti dall’amore puro. L’amore solidale tra compagni di un viaggio disperato e spaventante.
Ciò che sembra e ciò che è… L’apparenza e l’inganno. Il tradimento. Chi frega chi?
Il bisogno di controllo e padronanza, di sé e del mondo, dove l’esperienza quotidiana, solitamente, è quella del contrario.
Regole funzionali e regole disfunzionali: il valore delle regole che servono a proteggere e quelle che ingabbiano e ingannano.
Tutti vittime di regole: il piccolo e il grande, capi e subordinati, ricchi disperati nella loro noia e poveri ricchi solo della speranza e della disperazione che li porta a giocarsi tutto, dentro un meccanismo in cui ognuno cerca di trovare la salvezza. Come nel più lineare dei sistemi gerarchici, ognuno ha dei sottoposti, ognuno ha dei capi e soprattutto anche il vertice alla fine deve ricevere ordini da qualcun altro.
Vite ferite impegnate nella ricerca di senso e di riscatto. Verso la “possibilità di camminare libero…”.
Più o meno funziona così il gioco: “vorrei offrirle una grande opportunità, un gioco (da bambini?!) per un’opportunità seria di rimettere a posto la sua vita, se vince riceve dei soldi, se perde paga con schiaffi. Può usare il suo corpo per pagare: un tot a schiaffo”. Un gioco, una scommessa, la scommessa con la vita. Un gioco con la morte per avere la possibilità di prendersi in mano la propria vita. Ovviamente… “è una scelta volontaria di aderire al gioco con le sue regole democratiche”. Tra disperazione e fiducia: scegliere una diversa possibilità o scegliere di continuare una vita schifosa. Scegliere quale inferno? È comunque un inferno!
Ognuno ha le proprie miserie. All’inizio tutti sono presi dall’idea di giocarsi il proprio destino, ben presto capiscono le modalità del gioco a partire dal gioco più innocente dei bambini, un due tre stella, che ha un’evoluzione inaspettata in cui ogni giocatore comincia a giocare per vincere, ma anche per non essere sconfitto dal gioco stesso e dagli altri tra cui comincia a evidenziarsi il ‘mors tua vita mea’. La sana, vitale competizione che diventa spregiudicatezza e spietatezza guidate dalla paura della morte.
È semplice alla fine, il gioco del calamaro è un’espressione del gioco della vita: retorico quanto basta, banale quanto fondamentale se ci aiuta ad incontrare ogni parte di noi, dell’essere umano, dell’essere umani, piuttosto che fuggire da qualcosa che tanto esiste e cacciato dalla finestra rischia di sfondare la porta e presentarsi attraverso sintomi fisici e psicologici, come disperazione.
La fine è nota?! Forse… La fine è semplicemente un nuovo inizio?!

22. Estate meravigliosa. Il tuo viaggio eroico

L’estate è tempo di viaggi…
Ogni stagione è buona per i viaggi…
La vita è piena di viaggi…
Sei pronto al tuo viaggio?
Oggi ti suggerisco:
SII L’EROE CHE SEI!
Riconosci la tua vita ‘ordinaria’, normale e prevedibile, sicura e rassicurante, ma a volte anche noiosa, stagnante e legittima il tuo bisogno e il tuo desiderio di muoverti verso qualcosa di ‘straordinario’… Qualunque cosa voglia dire per te… Ora… In questo momento della tua vita…
Parti dal ‘vecchio’, stabile e di valore, in direzione di un ‘nuovo’ tutto da scoprire e tutto da inventare…
Lascia il ‘vecchio’ ormai lontano da chi sei e da cosa vuoi…
In qualsiasi ambito della tua vita… Cogli la ‘crisi’ come ‘un’opportunità’ di trasformazione… Di evoluzione… Di creare ‘nuove forme’ del tuo stare al mondo… E ‘nuove norme’ da cui farti guidare…
Prenditi il rischio di affrontare le tue paure… Fino ad allargare la tua zona di comfort… Il cambiamento prevede un passaggio nell’incertezza e nello smarrimento per conquistare più ampi spazi di sicurezza e serenità…
Agisci… Con coraggio… Nonostante le paure… Agisci… Capisci… Agisci di nuovo in direzione di ciò che dal profondo ti chiama e ti guida…
E riparti ogni volta per un nuovo viaggio…
Non posso che ricordarti, a questo punto, ‘Alice nel paese delle miserie’, un libro che è un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere. Puoi ordinarlo in libreria oppure on line.
Puoi iniziare da ora il tuo viaggio…

AnCoraggio

Ci vuole coraggio per abbandonare i propri schemi di funzionamento mentale, emotivo, comportamentale a cui siamo profondamente e potentemente ancorati.
Ci vuole coraggio per abbandonare ciò che ci fa soffrire, anche se ci fa soffrire, perché, più o meno consapevolmente, abbiamo paura delle conseguenze di togliere l’ancora.
Spesso, in terapia, le persone combattono una battaglia interiore tra “voglio cambiare” e “ho paura di cambiare”. Questa battaglia non sempre è evidente. Soprattutto all’inizio, la persona vede solo il suo desiderio di modificare certi suoi comportamenti o modi di pensare. Ad esempio, voglio smettere di: fumare… reagire sempre aggressivamente… tenere tutto sotto controllo… evitare… reprimere la mia rabbia… sottomettermi… dire sempre sì… fare sempre tutto da solo… accontentare sempre gli altri… inseguire risultati perfetti… E sono solo pochi esempi di una questione che si presenta a molte persone. Nonostante tanti sforzi e tentativi, la persona non riesce a cambiare ciò che pure sta cercando con tutte le sue forze di cambiare.
L’attenzione a quel punto si sposta sulla paura di cambiare. Nonostante la forza del desiderio e il prezzo che paga nel continuare ad indugiare in modi problematici di pensiero e comportamento, la persona è frenata, più o meno consapevolmente, dalla paura delle conseguenze del cambiamento, conseguenze più o meno immaginate e previste con accuratezza.
A volte succede che quando la persona è riuscita ad abbandonare un comportamento che gli creava problemi, la paura del cambiamento pure raggiunto diventa evidente. E ora? E ora che ho smesso di …? E ora che non faccio più…? E ora che non penso più come prima?
E per te com’è? Quali credenze e convinzioni verresti a mettere in discussione a cambiamento avvenuto?
Ti suggerisco un’esplorazione.
Quando immagini di cambiare un comportamento, immaginati senza quel comportamento e chiediti: cosa significa per me? Cosa vuol dire per me come persona?
Quando, invece, sei già riuscito a fare dei cambiamenti che tanto desideravi, chiediti: ora cosa è cambiato oltre al comportamento che ho abbandonato? Cosa vuol dire per me come persona? Oltre ai benefici del cambiamento, c’è qualche conseguenza negativa?
Queste domande esplorative ti apriranno certamente orizzonti lontani verso cui salpare…
Ti suggerisco una mappa per il viaggio: ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o anche su Amazon.

L’approdo

Esiste un approdo infelice eppure spesso necessario. Quello di imparare a dire “è andata così”. A volte siamo impotenti, non riusciamo, malgrado numerosi multiformi tentativi, ad avvicinare la realtà ai nostri desideri. Non riusciamo: noi universale! E che dobbiamo fare?
Qualcosa dobbiamo fare… Quello che possiamo fare. In tre passaggi.
1. Riconoscere e attraversare le emozioni connesse all’approdo infelice. Frustrazione. Delusione. Rabbia. Senso di ingiustizia. Dolore. Tristezza. Senso di colpa. Dispiacere. Impotenza. Preoccupazione. Ecc.
2. Cogliere il senso di ciò che queste nostre emozioni ci stanno segnalando. Le nostre emozioni ci comunicano i nostri bisogni insoddisfatti e ci invitano a prendercene cura. Non per una loro realizzazione completa e totale (impossibile), ma per una ‘soddisfazione sostenibile’… Accontentarsi? No! Piuttosto saper godere di quanto appartiene alla nostra vita.
3. Cogliere nell’approdo un arrivo temporaneo e quindi, soprattutto, un nuovo punto di partenza. Se devo accettare che “è andata così”, cosa scelgo di fare, ora e da ora in poi?!
Sempre consapevole della nostra direzione dal paese delle miserie al paese delle meraviglie…

Il ‘noi universale’

Il ‘noi universale’ è un atteggiamento utile a raggiungere la serenità anche di fronte a situazioni negative. Significa credere profondamente di essere parte di un’esperienza comune, universale, esistenziale, e farne guida pratica per il comportamento quotidiano. L’esperienza comune di incontrare, in misure e forme diverse, esperienze di frustrazione, ingiustizia, delusione, impotenza, imperfezione.
Incontrarle e doverle fronteggiare, con gli strumenti più svariati che possiamo inventare.
La frustrazione la incontriamo quando non riusciamo a soddisfare i nostri bisogni, non riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo, incontriamo ostacoli che non riusciamo a superare, quando insomma le cose sono diverse da come le vorremmo.
L’ingiustizia la incontriamo quando il mondo e le esperienze ci sembrano veramente troppo distanti da come dovrebbero essere secondo i nostri valori e principi e anche secondo valori e principi che dovrebbero essere, o almeno così ci sembra, universalmente condivisi.
La delusione la incontriamo quando sono le persone ad essere molto lontane dalle nostre aspettative, da ciò che vorremmo loro facessero, da come, ancora una volta, crediamo giusto.
L’impotenza è parte intrinseca dell’esistenza: possiamo creare e realizzare tanti nostri obiettivi e sogni e dobbiamo anche accettare ciò che è assolutamente fuori dal nostro potere e controllo.
L’imperfezione la incontriamo quando giriamo l’angolo. In ogni angolo del mondo, ogni momento della nostra esistenza è imperfetto nel momento in cui deve essere perfetto e non accettiamo che sia imperfetto. Quando, insomma, siamo vittime di noi stessi che ci siamo imbarcati nella missione impossibile che tutto vada esattamente e sempre come lo desideriamo.
Gli strumenti per fronteggiare queste esperienze universali ovviamente sono differenti in base al tipo di problema specifico, ma è importante siano tutti orientati da un atteggiamento di autocompassione; di sana autocritica mirata a cambiare ciò che possiamo cambiare e che riteniamo giusto cambiare per migliorare la nostra situazione; ma anche di assoluto non giudizio verso noi stessi come persona che, come tutti, ognuno a suo modo, sta facendo il possibile, da una vita, per cavarsela, per farcela… Un atteggiamento, insomma, di gentilezza e cura verso noi stessi…
Farne, del noi universale, guida pratica delle nostre azioni quotidiane vuol dire essere consapevoli delle proprie risorse e abilità, delle proprie possibilità di crescita e dell’impegno ad evolvere costantemente, ma anche consapevoli dei propri limiti, e sereni rispetto a ciò che non è alla nostra portata.
Nella metafora del viaggio dell’eroe, siamo tutti l’eroe che prima o poi deve confrontarsi col drago. Deve sconfiggerlo ma potrebbe anche essere ucciso. Sulla strada che lo porta a liberare il suo popolo dal tiranno, a sconfiggere i ricchi e potenti per aiutare i deboli e i giusti, per liberare la principessa dal castello, per trovare l’amore, per tornare dalla sua gente e rinnovare il regno, per incontrare la sua anima…

Il risultato. Pronti… Partenza… Via…

La felicità, la serenità, la saggezza, la pace, la prosperità o qualsiasi altra forma di benessere tu voglia perseguire è il risultato di QUELLO CHE FAI CON QUELLO CHE TI ACCADE. Quello che tu fai succedere con ciò che ti è successo.
Essenziale, forse scontata al limite del banale, ma veramente fondamentale ispirazione per le nostre azioni, per i risultati che vogliamo ottenere nei diversi ambiti di vita (scuola, lavoro, coppia, famiglia, amici, tempo ricreativo, ecc.).
Per questo sono fondamentali:
– CONSAPEVOLEZZA: conoscere e riconoscere come noi funzioniamo nel mondo;
– RESPONSABILITÀ: agire in base alla consapevolezza dei nostri bisogni e desideri, delle nostre risorse e limiti, della nostra coscienza morale ed etica e quindi delle conseguenze dei nostri comportamenti sulla realtà.
Pronti… Partenza… Via… In bocca al lupo a tutti quelli che vogliono impegnarsi per riuscire a creare la propria qualità di vita…

‘P – factor’. Un viaggio

Il dolore fa crescere e anche la paura, anche se probabilmente un po’ tutti vorremmo crescere senza incontrarne più di tanto. Crescere ti richiede di mettere ordine nel caos e nell’imprevedibilità che ti arrivano, prima o poi, tanto o poco, anche se un po’ tutti vorremmo crescere sperando di schivare il più possibile la sofferenza e imparando a cogliere le opportunità. Così è la vita… Certo è meglio la serenità che la tragedia, diremmo tutti.
La nostra vita ci fornisce sostanzialmente interrogativi a cui noi “dobbiamo” rispondere, siamo chiamati ad affiancare punti esclamativi.
La nostra vita si svolge tra ciò che troviamo e ciò che non troviamo. Tra ciò che lasciamo e ciò che troviamo. E ogni tanto ci interroghiamo sulla distanza che esiste tra ciò che siamo e ciò che vorremmo e avremmo voluto essere. Ma anche tra ciò che siamo stati e ciò che non siamo più. E a volte questi temi ci procurano gioia, molto più spesso dolore.
Chi veramente fa i conti con dolore, paura, malattia, perdita, disillusione (tutti noi?) deve necessariamente cercare la luce dentro al buio… Per non sprofondare nell’oscurità, qualunque forma essa possa assumere…
E quindi ognuno ha il suo viaggio da compiere… Eroico o meno che sia… Di cui conosciamo, forse, l’inizio, ma la cui fine dobbiamo cercare di inventare…
Viaggio che si svolge sempre tra regole e immaginazione, tra testa e cuore, tra ragione e sensazioni.
Viaggio in cui devi saperti muovere dentro le certezze rassicuranti e i confini che delineano il percorso, per imparare gradualmente a sfidare i tuoi limiti, imposti e autoimposti, senza mai perdere la testa, qualità che ti permette di perderla solo al momento giusto…
Viaggio che ciascuno compie col personale bagaglio. Di predisposizioni caratteriali ed esperienze precoci, di tendenze innate e di abilità acquisite. Doti naturali e percorsi evolutivi. Bagaglio di dolore e paura e di strategie che abbiamo inventato per cavarcela. Bagaglio di risorse e di limiti personali. Bagaglio in cui ognuno ha messo anche un po’ di certezze su cui poggiarsi e un po’ di imprevisti da imparare a governare.
Fino a quando non funziona qualcosa. Qualcosa non funziona più. Il controllo che, anche solo inconsapevolmente, hai avuto finora lascia il posto a qualcosa che sfugge, che ti sfugge. L’imprevisto diventa ingovernabile.
Prima alcuni segni che non sempre riesci ad interpretare… Poi segnali più chiari, che magari vedi, riconosci come anomalie, ma che tendi a trascurare… Quindi i sintomi, stai male, esprimi una qualche forma e grado di malessere: sei sempre stanco e deconcentrato, il lavoro diventa sempre più “l’attesa del fine settimana”, ciò che fino a ieri ti appassionava ora lo vivi in modo spento, demotivato. Sei costantemente annoiato, quasi sempre incazzato, anche tristezza e ansia ti vengono a trovare sempre più spesso. Ogni relazione ne risente, a casa, al lavoro, in coppia, coi figli, con gli amici. I pilastri in cui ti sei finora riconosciuto e identificato sembrano scricchiolare. Ti senti diverso dal solito, diverso da come sei sempre stato e anche gli altri, più o meno vicini, cominciano a vedere che qualcosa non va nel tuo modo di stare al mondo, nelle relazioni, nella quotidianità.
Il tuo corpo si lamenta, la tua mente si lamenta, tu ti lamenti. Lamenti che hanno bisogno di ascolto. Lamenti che sembrano inascoltabili.
Gradualmente insidiosa, una “parte malata” sta invadendo la tua personalità. Malessere fisico, emotivo, relazionale. Qualcosa è cambiato, si è rotto, si è inceppato o qualcosa del genere. Lo smarrimento che altre volte hai incontrato lungo il viaggio e che hai sempre superato con un senso di sfida, evoluzione, potenza e controllo, oggi è uno smarrimento in cui ti senti “profondamente” perso…
Ora comincia un altro viaggio. In almeno tre tappe, da percorrere necessariamente, anche se, come sempre, ciascuno a suo modo.
Prima. Sto male…
Seconda. Ho bisogno di aiuto…
Terza. Devo farmi aiutare…
Il resto è tutto da percorrere… in infinite forme possibili…
Grazie Luca per il tuo insegnamento…
Grazie Luca per il tuo libro, che invito tutti a leggere e diffondere: ‘P-Factor. La variabile Parkinson nella mia vita’. (Luca Berti. Youcanprint Edizioni).
Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza, il viaggio che stai facendo, forse unico e diverso da altri viaggi, forse simile al viaggio che ciascuno di noi compie…

Il viaggio e la musica

“Ahimé per coloro che non cantano mai, ma muoiono con tutta la loro musica dentro” (Oliver Wendell Holmes).
Per goderci appieno le infinite possibilità che la vita ci offre dobbiamo avventurarci fuori dalla zona di comfort. Morire senza avere intonato il proprio canto è una tragedia e la colpa è nostra, siamo noi a ridurci al silenzio. A trattenerci là dentro è la tipica debolezza moderna: il bisogno di gratificazione immediata. La comfort zone ci fa sentire bene in quel momento cosa importa quanto ci costerà!?!? Ma verrà il giorno in cui dovremo saldare il conto. E allora ci toccherà il dolore peggiore di tutti: la consapevolezza di avere sprecato la nostra vita (Phil Stutz, Barry Michels, Il metodo).

La crescita personale è un viaggio eroico, comune a tutti eppure così straordinario, che, in nome della Vita, ti chiede di incontrare paura e dolore. Solo quando incontri paura e dolore probabilmente stai vivendo veramente…

Tu che viaggio stai facendo?

La colpa è Mia

Ti senti in colpa quando deludi qualcuno. Ti senti libero quando non deludi te stesso.
La colpa è Mia. La colpa è mia. La colpa sono io. Sono io il responsabile portatore (sano? Sano!) di emozioni, sensazioni, insoddisfazioni. Aspettative e frustrazioni. Quello che ci metti tu è di essere ciò che sei. Di agire come agisci. Potrei giudicare in molteplici modi e con infiniti aggettivi il tuo comportamento e il tuo modo di essere. Ma sarebbe utile? Forse né utile né giusto. Se la colpa è mia. Sono io che scelgo e devo scegliere. Scegliere il solito o scegliere altro. “Occorre che faccia qualcosa, mi devo mettere in discussione, devo rimettere tutto in discussione” dice Mia pensando alla pigrizia di Alessandro rispetto al pensare il loro rapporto. Che per Mia ha bisogno invece di parole, pensieri, emozioni condivise. Autenticamente. “Prima di tutto devo capire io da che parte voglio andare” dice Mia. Se restare o andare. Se restare, come? Se andare, dove? Suggerisce il lettore.
Questa è la traccia di “La colpa è Mia”, libro appena uscito del mio amico Paolo Basili, che scrive “dalla voce di una donna”… Che invito tutti ad ascoltare, a leggere.
Nella coppia portiamo noi stessi, con le nostre parti vere e le nostre maschere. Anzi nella vita. Mischiamo tutto con l’altro. E ne usciamo fuori un po’ diversi e un po’ uguali, ancora più uguali a prima. Quanto diversi? Chissà quanta autenticità? Quante maschere? Quante parti oscure illuminate e quante luci spente…
L’altro è quello che è… Il disorientamento di fronte all’altro è nostro. Le emozioni contrastanti sono nostre. I dubbi sono nostri. L’indecisione è nostra.
E il manuale della coppia comincia a scriversi…
Di fronte al desiderio posso chiedere… Ed essere veramente disposto ad accogliere ogni risposta, ascoltando le mie emozioni davanti al sì e davanti al no…
Di fronte al desiderio posso aspettarmi che l’altro lo esaudisca… E che io non mi esaurisca ad aspettare ciò che “dovrebbe” arrivare anche senza chiederlo…
Di fronte al desiderio posso pretendere che l’altro sia proprio come lo voglio, come lo voglio io. L’altro “deve”, senza se e senza ma… Ma quasi mai questo scenario ha un esito felice… Anzi togliamo il quasi!
“Dove inizio io per lui?” si chiede Mia. E quindi dove inizia lui per te? Suggerisce il lettore.
E poi la libertà!!! La libertà da cosa? La libertà per cosa? La libertà dai vincoli esterni (la malattia, il tempo inesorabile, il potere degli altri)… La libertà dalle proprie “strettoie mentali”. La libertà dalle scelte fatte da altri su noi e che abbiamo dovuto subire. Abbiamo scelto di subire. Insomma la libertà è la libertà dalle nostre scelte, prima che delle nostre scelte. Dalle nostre scelte precedenti. Da ciò che crediamo le uniche scelte a nostra disposizione. Da ciò che crediamo l’unica possibilità di scelta. La libertà è insomma inventare nuove possibilità… “Sono prigioniera delle mie scelte” dice Mia. E questa è una consapevolezza fondamentale, suggerisce il lettore. E il papà di Mia, invaso dalla demenza, ma soprattutto dalla saggezza, le dice (o a lei piacerebbe le dicesse?): “noi siamo le strade che percorriamo e le persone che incontriamo, dai genitori in poi… Le scelte che facciamo, ma a volte non sappiamo scegliere… Da una strada ci si può spostare su un’altra perché molte di queste vie prima o poi si incrociano… Questi incroci sono delle opportunità. Crediamo che la vita sia un percorso immodificabile. Non è mai così”.
Quindi sorge necessaria la curiosità. La curiosità di altro… Di un altro. Un altro da me. Un altro me! La curiosità tra eccitazione e paura…
Attraverso una coincidenza. E una poesia. Una coincidenza? Jung la chiama sincronicità. Un destino da scegliere? E il momento del coraggio… Che scema… O non arriva mai!
Perché siamo tutti irrisolti, abbiamo tutti qualcosa da risolvere… Da sempre persi nella ricerca dell’amore tra gli amori apparenti. Perdendo l’amore per se stessi. Semmai lo si è avuto, trovato, coltivato…
E poi c’è Serenella, l’amica di Mia, suo grillo parlante. Ma anche una parte di sé capace di stare sopra le righe, dentro le righe e soprattutto tra le righe, di comprendere quello che non tutti sanno cogliere. Di capire che sono le emozioni a dettare le regole… E che il controllo di sé e degli altri spesso è solo un’illusione della mente… La logica è perfetta, tutto il resto no.
Ma come può una vita regolare diventare improvvisamente così scellerata? Ecco una bella domanda per tutti noi. A cui tutti siamo chiamati a rispondere… Grazie Mia per mostarci la tua via… Una, tra le infinite possibili… Grazie Paolo!

In realtà… L’eroe alle soglie del rinnovamento

Nella testa di ciascuno di noi girano pensieri e “doveri” che guidano il nostro vivere quotidiano e orientano le nostre scelte. Ciascuno di noi ha in testa l’idea, non sempre chiaramente consapevole, di “chi deve essere” e “cosa deve fare”… Per allontanare la sofferenza e avvicinare la felicità… In realtà… Ciascuno di noi può creare nuovi pensieri e nuove regole a guida del proprio agire…
Ciò che “devi” essere e fare, in realtà, è ciò che “preferisci”. Scommetto che riesci a trovare un esempio di questo nella tua vita…
Ciò che credi sia una “necessità assoluta”, in realtà, è ciò che “scegli”. Dai, impegnati a cercare un esempio che ti riguarda…
Ciò che hai imparato a credere fosse “l’unico modo” per ottenere ciò che era per te importante, in realtà, è uno dei “tanti modi possibili”. Secondo me ce la puoi fare a dimostrare questa idea, se pensi a qualcosa della tua vita …
Ciò che “continui” a fare, in realtà, è qualcosa che “puoi modificare”. Questo sembra il più scontato di tutti i pensieri espressi finora… Hai qualche esempio?!
Questi pensieri esprimono un’ispirazione di fondo per comprendere come funziona la mente e il comportamento.

In realtà, non è semplice seguire questa ispirazione. Non sempre almeno. Forse quasi mai. Al tempo stesso ce la puoi fare… Nonostante impedimenti e costrizioni esterne e condizionamenti e paure interni, ce la possiamo fare a trasformare ciò che sembra scontato, ciò che sembra dettato solo dalle circostanze difficili, ciò che è stato scritto in passato, forse da “allora” e sembra per sempre… Lo possiamo trasformare in qualcosa d’altro che possiamo impegnarci a riscrivere “ora”.
Non siamo onnipotenti. Nessuno lo è, in realtà, ciascuno di noi ha un certo grado di potere per cercare di essere “eroi della nostra nuova vita…” Per riscrivere nuove regole da seguire per guidare il nostro comportamento in modo da soddisfare i nostri bisogni e mantenendo un adeguato rapporto con la realtà.
Combattendo ogni giorno con tutte le nostre forze, lasciandoci alle spalle la nostra puerile innocenza infantile, liberandoci del nostro vittimismo da orfani di chi non ci ha dato quello che avrebbe dovuto e che avremmo voluto, pronti oggi a chiedere aiuto a chi vuole accompagnarci…
Amanti appassionati della vita, pronti a crearla e ricrearla, per lasciarci alle spalle ciò che non è più adatto a noi, in cerca di altri tesori…
Un po’ saggi… Un po’ maghi… Un po’ realisti… Un po’ folli…