Di fronte all’errore

Oggi ti suggerisco un’esplorazione…
Di fronte all’errore, che sia un tuo errore o di qualcun altro, nota come assumi un atteggiamento ipercritico e colpevolizzante…
Lo scambio con l’altro o il dialogo interiore sono probabilmente pieni di “avresti dovuto”, “dovresti”, “devi”, espressi con tono di voce e atteggiamento rigidi, severi, sprezzanti, senza scampo…
Nota come questo atteggiamento ti fa vedere il problema e la situazione. Come ti fa vedere il mondo e le cose in generale. In che modo ti è utile a risolvere il problema e alleviare stress e sofferenza.
Ora…
Di fronte allo stesso errore, assumi un atteggiamento compassionevole ovvero sensibile, rispettoso, che cerca di comprendere senza critica sprezzante, gentile, realmente impegnato a risolvere il problema.
Lo scambio con l’altro o il dialogo interiore sono probabilmente pieni di gentilezza, comprensione, incoraggiamento, accettazione, condivisione.
Nota come questo atteggiamento ti fa vedere il problema e la situazione. Come ti fa vedere il mondo e le cose in generale. In che modo ti è utile a risolvere il problema e alleviare stress e sofferenza.

Comunque, di fronte ad un errore o ad un problema, che sia tu o un altro, che sia un bambino o un adulto, che sia a scuola, al lavoro, in coppia, in famiglia o con un gruppo di coetanei, la persona deve prendersi la responsabilità di farci qualcosa, di affrontarlo e cercare di ripararlo. Farlo da una posizione ipercritica, fonte di colpa e vergogna o farlo da una posizione compassionevole, fonte di comprensione e incoraggiamento, è completamente diverso.
Critica e autocritica sono importanti per farci imparare dagli errori e crescere. Come lo facciamo porta a risultati molto differenti, soprattutto se considerati a lungo termine ovvero non tanto per la risoluzione del problema specifico e attuale (che è ovviamente importante), ma per gli effetti sul senso di sicurezza e autostima della persona e quindi sul suo imparare e consolidare un approccio efficace ai problemi che si porterà dietro per tutta la vita.

Un problema, tre soluzioni

Quando hai un problema in realtà devi guardare a tre problemi e altrettante soluzioni efficaci.
1. Il problema concreto. Che sia sul lavoro o in famiglia, pratico o emotivo, che ti abbiano rubato l’auto o l’abbia lasciata in zona rimozione, che tu voglia dimagrire o cercare lavoro, che tu abbia un problema di salute o di denaro, che tu abbia litigato con un amico o ti senta solo. Concretamente, il problema si presenta in un certo modo e tu devi attrezzarti per affrontarlo con gli strumenti che servono, con quelli che hai e con quelli che puoi e devi reperire…
2. Il problema della sana critica di sé per comprendere eventuali errori e imparare a non rifarli. O anche per adottare comportamenti preventivi di nuovi o simili problemi. Cosa ho sbagliato? Cosa continuo a sbagliare? A cosa devo essere più attento? Quali comportamenti devo correggere? Cosa posso imparare?
3. Il problema di essere compassionevole con te stesso ovvero cercare di comprendere cosa hai sbagliato e perché, senza torturarti con una critica spietata e solamente dannosa, visto che la sana autocritica fa parte del secondo problema. Cercare di accogliere il dolore e la frustrazione per come si presentano, riconoscendoli senza negarli ma anche senza amplificarli. Cercare di confortarti e supportarti in questo momento difficile che sarebbe stato meglio non fosse capitato ma che può capitare e certamente non solo a te, in quanto siamo esseri umani imperfetti, possiamo sbagliare e viviamo una condizione umana che prevede anche angoscia e dolore.
In questo modo possiamo:
1. Impegnarci a risolvere il problema specifico e concreto
2. Impegnarci a non ripetere gli stessi comportamenti che hanno generato il problema
3. Impegnarci a confortarci e incoraggiarci, a volerci bene nonostante ciò che ci è accaduto e, anzi, a prescindere dai nostri errori, fallimenti e problemi.
Probabilmente certi passaggi ti sembrano strani, anche bizzarri, certamente insoliti rispetto a come siamo abituati a trattare i problemi e a mal-trattare noi stessi. Provando ad impegnarti nella direzione che ti ho proposto vedrai quanto sia assolutamente nelle tue possibilità e soprattutto quanto possa fare la differenza in termini di qualità della tua esperienza emotiva e anche pratica.
Prova e se ti va fammi sapere come va…

Mente compassionevole

Solitamente la nostra vita e le nostre scelte quotidiane, più o meno importanti, sono scandite da un certo modo di funzionare della nostra mente.
C’è una mente ‘minacciata’ attraverso cui compiamo azioni con l’intento di proteggerci da minacce esterne ed interne. Ad esempio, dobbiamo cercare appagamento dei bisogni fisiologici primari, dobbiamo essere in buona salute, dobbiamo farcela economicamente, dobbiamo creare rapporti interpersonali appaganti e mantenerli, dobbiamo imparare a vivere anche in solitudine.
C’è una mente ‘competitiva’ attraverso cui cerchiamo di accaparrarci risorse, limitate, per raggiungere i nostri obiettivi nei vari ambiti della nostra vita, obiettivi per noi importanti in base a valori per noi importanti, anche se spesso non consapevoli. Ad esempio, dobbiamo guadagnare una certa cifra (e anche di più), dobbiamo avere una certa casa (magari due e con giardino o terrazzo a tutto tondo), dobbiamo avere una certa auto e proprio quella e poi un’altra ancora, dobbiamo rimpinzarci di cibo e ristoranti, di vacanze all’ultimo grido e di vestiti da cambiare più volte al giorno. E dobbiamo essere anche presenti e visibili sui social. Forse esagero con questi esempi, forse no.
Possiamo essere grati per questi due modi di funzionare della nostra mente perché ci hanno permesso l’evoluzione come specie e ci permettono quotidianamente di appagare bisogni importanti per noi in direzione di una vita consapevole guidata da ciò che per noi è importante. Ma…
Ma non finisce qui… Spesso queste stesse modalità di funzionamento superano gli eccessi e cominciano i problemi. Problemi sotto forma di stress, sintomi ansiosi e depressivi, disturbi fisici e dipendenze comportamentali, conflitti interpersonali oltre che interiori, relazioni disfunzionali e sempre meno nutrienti, comunicazioni aggressive, autostima sotto i piedi, vissuti di fallimento, colpa e difettosità. E qualcos’altro ancora che può fare al caso tuo…
Ciò che succede è che, per proteggerci dalle minacce che percepiamo e raggiungere i nostri obiettivi, paghiamo un prezzo enorme in termini di sofferenza emotiva.
Diventa allora fondamentale accedere, accendere e coltivare la mente compassionevole.
La mente compassionevole si manifesta in tre modi sostanziali, sia quando è diretta verso gli altri sia quando è rivolta a sé.
1. Essere sensibili alla sofferenza emotiva
2. Cogliere i bisogni frustrati in quelle emozioni dolorose
3. Impegnarsi con azioni concrete ad aiutare per tentare di alleviare la sofferenza e ridurre la frustrazione.
Ciascuno di questi tre aspetti può essere estremamente chiaro ed evidente, ma non sempre. A volte richiede un personale processo di maturazione emotiva che ciascuno di noi sta compiendo a suo modo e coi propri tempi.
Essere sensibili alla sofferenza emotiva non significa che la persona che prova quelle emozioni ci deve piacere o che la apprezziamo in quel momento o condividiamo le sue scelte e i suoi valori. Può esserci anche antipatica ed essere molto distante dal nostro modo di essere e vivere, purtuttavia siamo capaci di coglierne il dolore emotivo.
Cogliere i bisogni frustrati significa essere capaci di vedere cosa motiva il comportamento dell’altro, non per approvarlo o giustificarlo, semplicemente per comprenderlo, per rintracciare un senso nelle azioni della persona.
L’impegno concreto risponde alla domanda: “cosa posso fare per aiutare questa persona?”. E anche: “cosa posso fare per aiutare me a comprendere questa persona?”. La risposta è scontata in alcuni casi o perlomeno sappiamo cosa dovremmo e potremmo fare anche se non è detto che riusciremo a farlo. La risposta è meno scontata in quei casi in cui la persona può suscitarci emozioni ostili (rabbia, odio, antipatia) perché è molto distante dal nostro modo di pensare e agire o perché ci sentiamo in qualche modo ‘minacciati’ da questa persona. Proprio in questi casi, spesso si tratta di relazioni conflittuali, manifeste o vissute interiormente, è fondamentale ‘attivare’ la propria mente compassionevole al servizio dell’evolversi della relazione con l’altro che passa attraverso il comprendere che l’altro sta giocando il suo gioco nella vita, come stiamo facendo noi e ce la sta mettendo tutta con le risorse che ha a sua disposizione, come stiamo facendo noi…
Il rinnovamento, religioso o laico che sia, passa anche attraverso lo sviluppo di una mente compassionevole, potenzialità a disposizione di tutti e che aspetta solo di essere coltivata e allenata, a partire da azioni compassionevoli quotidiane che esprimono e potenziano, a loro volta, qualità compassionevoli di un sé compassionevole che tutti possiamo costruire come risorsa al servizio del benessere individuale e comunitario. Cosa potresti fare oggi, non solo oggi e da oggi in poi per pensare, sentire, agire ed essere compassionevole?

Intanto, se vuoi iniziare ad approfondire queste idee e soprattutto a sviluppare pratiche concrete ed esercizi al servizio di una mente compassionevole, ti consiglio la lettura di Paul Gilbert (terapia focalizzata sulla compassione, mindful compassion), Kristin Neff (la self-compassion), Lambiase Cantelmi (psicologia della compassione) e Sharon Salzberg (l’arte rivoluzionaria della gioia).

L’autostima compassionevole e flessibile

L’autostima si nutre di 4 componenti.
1. Raggiungere gli OBIETTIVI che ci si è dati in base ai nostri valori e vivere una sana soddisfazione, godersi i risultati raggiunti, provare un sano orgoglio di sé e gratitudine per tutto ciò che ha contribuito al nostro ‘successo’.
2. Essere COMPASSIONEVOLI CON SE STESSI, in special modo quando non si raggiungono i propri obiettivi. Riconoscere la propria tendenza all’autocritica feroce e spietata per sostituirla gradualmente con un atteggiamento comprensivo, gentile, accettante verso di sé. Un atteggiamento davvero efficace per imparare dagli errori senza affossare il senso del nostro valore e per riprendere il cammino verso i propri obiettivi, lì proprio da dove si è interrotto.
3. Mantenere sempre vigile l’attenzione sui propri VALORI e sulla direzione in cui orientano la nostra vita e le nostre scelte. I valori sono le fondamenta del nostro stare al mondo ed è importante proteggerli da venti di burrasca che tenderebbero a scardinarli.
4. ESSERE FLESSIBILI rispetto alle strade utili e sane per raggiungere gli obiettivi e realizzare i valori rigorosamente saldi dentro di sé. La flessibilità è quella risorsa che ci permette di essere creativi nel trovare molteplici modi per arrivare dove per noi è importante. Per esempio, un valore potrebbe essere proprio una vita fondata sulla compassione al servizio del proprio benessere e della personale autostima.
Ora nota come funzioni in base a questi quattro pilastri dell’autostima…
E individua le aree che sono già efficaci e potenti dentro di te a nutrire l’autostima e quelle che invece necessitano di essere ‘allenate’…

La miseria perfezionista (con esercizio)

Sei perfezionista quando hai standard estremamente elevati e rigidi con cui confronti ogni tua prestazione in tutti o quasi tutti gli ambiti della tua vita.
Sei perfezionista quando sei estremamente critico con te stesso e con gli altri e non ti basta mai ciò che dai e ciò che danno gli altri.
Sei perfezionista quando la tua autostima è legata fondamentalmente alle tue prestazioni e scarsamente connessa ad altri aspetti della tua esperienza come la capacità di creare buone relazioni o di usare il tuo tempo al servizio dei tuoi bisogni importanti.
Sei un perfezionista patologico quando non riconosci il limite tra un sano funzionamento di ricerca dell’eccellenza e un funzionamento in cui non sei mai soddisfatto di te e degli altri e quindi vivi emozioni stressanti di frustrazione, delusione, rabbia, disgusto, ma anche di impotenza, senso di colpa e vergogna.
Se sei perfezionista sei nella miseria perché quello che fai non ti appaga mai realmente ed efficacemente.
Se sei perfezionista puoi imparare a trasformare questa tua miseria nella tua meraviglia. Come? Come sai, non esistono ricette miracolose. Esistono percorsi impegnativi di crescita personale e cura di sé basati su alcune strade da percorrere. Ecco una traccia di un percorso possibile, puoi iniziare fin da ora a percorrerlo:
1. Inizia a renderti conto di quelle situazioni in cui funzioni in modo perfezionista. Quando succede? Dove? Con chi? Cosa stai facendo? Per rispondere a quali tuoi bisogni?
2. Misura soggettivamente quanto sei soddisfatto (da 1 a 10, da poco a tanto) e quanto sei frustrato (sempre da poco a tanto).
3. Rintraccia cosa rende soddisfacente per te la situazione e cosa invece la rende insoddisfacente. Quali emozioni appaganti vivi e quali emozioni stressanti ti vengono ad invadere.
4. Ora pensa ad una persona fidata, amorevole, gentile, che ti vuole bene… Cosa ti direbbe di fare?
5. Ora immagina una parte di te che ti vuole bene, amorevole, gentile, compassionevole… Cosa ti direbbe?
6. Ora avrai raccolto alcune indicazioni di comportamenti ‘giusti’ da chi ti vuole bene… Inizia a metterli in atto e nota l’effetto che hanno su di te… Certamente comprenderai molto di cosa veramente rende la tua vita meravigliosa…

27 milioni…

27 milioni di anni fa, mese più mese meno, ha avuto inizio l’evoluzione della nostra mente e per estensione dell’essere umano che siamo diventati. Da allora ad oggi.
All’inizio è stato fondamentale organizzarci per sopravvivere alle numerose minacce, ad esempio per proteggerci dalle famigerate tigri coi denti a sciabola (ti consiglio di vedere il film ‘I Croods’). Così come è stato fondamentale attivarci per accedere alle risorse presenti, ma scarse, limitate. Qualche nostro nonno ce l’ha fatta e oggi ci siamo anche noi.
Insomma, dobbiamo ringraziare i nostri avi dal volto scimmiesco. E fino a qui una favola…
Solo che l’eredità ricevuta non conosce tempo. Funzioniamo oggi, per molti aspetti, in modo simile ad allora, quasi vivessimo nelle condizioni di quel tempo. Viviamo con una costante iperattivazione del bisogno di proteggerci da minacce continue e del bisogno di arrivare prima, prima che l’altro arrivi ad accaparrarsi la pappa. E la frittata è fatta. Siamo costantemente preda di ansia, stress, competizione selvaggia oltre ogni ‘umano’ limite, insomma tensione fisica ed emotiva che ci fanno sentire costantemente ansiosi, in allerta, agitati, esauriti o incapaci, falliti, pieni di vergogna e sensi di colpa. E quindi? Un’altra miseria del mondo moderno? E come facciamo a trasformarla in meraviglia?
Semplice. A dirsi. È importante che inizi a farlo… Cosa? Trova il tuo modo, la tua strada, i tuoi strumenti, le modalità più adatte a te… E importante che cominci … Ecco alcuni suggerimenti…
Rallenta… (invece di correre per raggiungere non sai nemmeno tu cosa…)
Perdonati… (abbandona l’autocritica spietata che non ti aiuta a crescere e migliorare)
Prenditi cura del tuo dolore… (le emozioni dolorose sono tue alleate perché ti permettono di accedere ai tuoi bisogni e alle azioni utili per soddisfarli)
Prenditi cura della tua gioia… (siamo impostati per guardare quello che manca, ma quello che c’è può essere semplicemente quello di cui hai bisogno)
Connettiti col tuo centro… (quando sei connesso con te stesso hai il potere che ti serve al servizio del bene)
Connettiti con gli altri… (siamo tutti sulla stessa barca e può essere un viaggio bellissimo)
Sii compassionevole con te stesso e con gli altri… (quando dai e ricevi gentilezza e sensibilità sei nello stato migliore perché il resto sia possibile).

Tu hai altri suggerimenti?
Non importa tanto il tipo di percorso, è importante che inizi a farlo, applicando ogni indicazione, strategia o principio alla persona che sei e che ti faccia ispirare da quelle possibilità… Così forse saremo i nonni dei nostri nipotini fra 27 milioni di anni, mese più mese meno…

Proprio quando… Proprio ora!!!

Proprio quando ti senti minacciato da qualcosa più grande di te e sei spaventato, arrabbiato, perfino disgustato, è importante accedere alle più preziose risorse dentro di te…
Proprio quando ti senti impotente e bloccato perché qualcosa fuori di te minaccia la realizzazione dei tuoi obiettivi, è importante accedere alle più preziose risorse dentro di te…
Io ora te ne suggerisco due e sono convinto che ciascuno di noi ne abbia tante…
SII GENTILE. Con te stesso come con gli altri. Amorevole e gentile, non scemo. Riconosci le cose che non vanno bene e cerca una soluzione. Agisci dove hai potere e risparmia le energie che stai sprecando per cambiare ciò che non dipende da te. Quello che hai fatto avrà un senso. Cogli l’errore, impegnati a correggerlo e vai avanti… Anche con gli altri, cogli il loro bisogno e il senso dietro i loro errori o comportamenti aggressivi, ingiusti, incomprensibili e impegnati a trovare un incontro, una direzione condivisa, anche nel conflitto, condivisa anche se non comune e vai avanti…
SII GRATO. Esprimi la tua gratitudine agli altri, a te stesso, a Dio, all’Universo… Esprimere gratitudine significa riconoscere il valore di ciò che appartiene alla nostra vita, la impreziosisce, la rende meravigliosa, nonostante il resto…
Grazie in anticipo… Per condividere i modi che utilizzi per essere gentile e grato e per i suggerimenti che vorrai dare su altre risorse che solitamente usi per affrontare i momenti difficili e per realizzare la vita che desideri…
Anche se sei bloccato, continua ad essere impegnato a realizzare la vita che per te ha senso e valore…

Sei depresso quando…

Sei depresso quando sei portatore insano di pretese. Perché le pretese sono sostanzialmente destinate al fallimento…
Pretese verso te stesso…
Pretese verso gli altri…
Pretese verso la vita, il mondo…
Pretese ovvero ‘doverizzazioni’ ovvero ricerca di standard di comportamento irrealistici, assoluti, estremi, perfezionistici, onnipotenti.
Tutto deve essere solo ed esclusivamente e necessariamente e assolutamente come deve essere.
Ma nemmeno tu conosci i confini di ciò che deve essere e come deve essere. Per definizione quindi missioni impossibili che pure, più o meno consapevolmente, desideri, ti aspetti, chiedi, pretendi, ma che risultano ben presto scopi non raggiungibili, mete irrealizzabili, destinate quindi a lasciarti quote, più o meno gigantesche, di frustrazione, delusione, rabbia, sensi di colpa, autosvalutazione, senso di fallimento e perdita, senso di ingiustizia, senso di mancanza e vuoto, disperazione. Insomma pienamente nella miseria!!!
Tu ti senti non all’altezza di come dovresti essere, ma non sai di preciso cosa dovresti e vorresti essere… Ti senti semplicemente inutile, impotente, incapace, indegno, privo di valore, immeritevole, non amabile…
Percepisci gli altri non all’altezza di come dovrebbero essere, ma non sai nemmeno tu bene come vorresti che fossero… Sono semplicemente fonte di sofferenza enorme per te, a volte li odi, altre volte ti vergogni di mostrarti al loro giudizio…
Il mondo è comunque da te vissuto come un posto sostanzialmente negativo e punitivo nei tuoi confronti… È profondamente ingiusto con te a volte… A volte invece è proprio quello che meriti… Almeno così credi, almeno questo è quello che senti…
Sembrano, a volte lo sono veramente, pensieri deliranti ovvero giudizi errati sulla realtà, valutazioni della realtà palesemente distorte in modo abnorme, inaccessibili ad ogni messa in discussione. Infatti, quando sei preda di questi pensieri, nulla ti può convincere del contrario: ciò che credi è semplicemente ciò che è vero e, se tutto il resto del mondo dice il contrario, tutto il resto del mondo non ti capisce…
Cosa fare? Di certo dipende dalla gravità e dalla persistenza di questi modi distorti di pensare e agire e dal loro impatto sulla qualità della tua vita personale, interpersonale, lavorativa.
In terapia, si lavora per:
– conoscere più precisamente il proprio funzionamento depressivo che è simile a tanti altri, ma anche unico
– recuperare un minimo necessario e indispensabile di vitalità, energia, piacere, ‘normalità’ delle attività quotidiane
– riconoscere i propri meccanismi disfunzionali di pensiero al fine di modificare quelle parti che sono maggiormente responsabili dell’umore depresso, della sofferenza associata, dei sintomi e dei comportamenti problematici
– elaborare i vissuti di fallimento e perdita, attraverso l’esplorazione delle emozioni e la ricerca di nuovi significati
– recuperare una vita sociale e affettiva soddisfacente, sufficientemente buona
– recuperare in modo concreto un progetto di vita adeguato a sé, ai propri valori e alle proprie risorse
– accettare i limiti, un certo grado di impotenza e gli stress, dolorosi ma sostenibili, che sono parte ineliminabile dell’umana esperienza.

Un atteggiamento fondamentale da sviluppare verso se stessi (e verso gli altri conseguentemente), fondamentale come terreno fertile affinché ogni altro lavoro su di sè sia possibile, è quello della compassione ovvero essere sensibili alla propria sofferenza, avvicinarla con curiosità per conoscerla senza giudicarla, col desiderio di alleviarla, consapevoli che stiamo tutti in questo mondo e che tutti cerchiamo di fare il meglio. Essere compassionevoli verso se stessi (e verso gli altri) vuol dire che non è tua la colpa, non serve giudicarti e giudicare in modo sprezzante e spietato; al tempo stesso, oggi hai la responsabilità e il potere di iniziare a cambiare le cose…