Passato presente futuro

Il tuo passato è doloroso e tende a tornare…
Il tuo presente è doloroso, ma lo puoi tollerare!!!
Il tuo futuro è radioso quando lo inizi a creare…

Questa è in estrema sintesi una parte importante del lavoro terapeutico. Dell’idea condivisa tra paziente e terapeuta del viaggio dalla sofferenza alla serenità.
La persona viene accolta, rispettata, compresa, legittimata nei suoi drammi dolorosi. Al tempo stesso, gradualmente, viene aiutata a lasciare il passato nel passato. Al presente, a liberare la mente da intrusioni dolorose. A lasciare in pace la mente. A lasciarle l’energia per procedere nella direzione dei suoi valori e scopi e dei suoi progetti per il futuro.

Il lavoro sul passato persegue l’obiettivo, condiviso, di comprendere quando la persona ha imparato a funzionare in un certo modo che le ha garantito la sopravvivenza psicologica oltre che fisica. Quando, dove, cosa, con chi e perché ha dovuto trovare modalità mentali e regole di comportamento per cavarsela, per ottenere il più possibile la soddisfazione dei bisogni primari di protezione, sicurezza, amore e stima.

Il lavoro sul presente è incentrato in buona parte sul riconoscere la differenza tra credenza e realtà. Tra pensieri e fatti. Ad esempio, se finora hai creduto di essere stupido (debole, incapace, difettoso, sbagliato, colpevole, indegno, non amabile, ecc.) da ora in poi puoi riconoscere che ciò che credi è differente da ciò che è. Ciò che credi è solo un’idea, una convinzione, che puoi continuare a seguire come guida del tuo stare al mondo (come fai da una vita) o puoi anche decidere di non seguire per cominciare a farti guidare da altre convinzioni e possibilità.

Il lavoro sul futuro è conseguente. Nonostante per una vita tu abbia “creduto vere certe verità” e seguito certe strategie mentali e regole di comportamento, da oggi in poi puoi cominciare a pensare ed agire in modo differente. Seguendo i tuoi valori consapevoli ed impegnandoti concretamente per realizzarli. Cosa è veramente per te importante? Cosa devi fare per cominciare a realizzarlo?

Distanza di sicurezza. La differenza che fa la differenza

Quando ti dici “sono stupido” (incapace, fallito, fragile, sfortunato, ecc.) stai parlando molto di più della tua mente (dialogo interno) che di te e del tuo comportamento.
Quando pensi che gli altri siano “cattivi” (sbagliati, ingiusti, non comprensivi, ecc.) stai parlando dei giudizi della tua mente prima o piuttosto che delle persone a cui ti riferisci.
Quando qualcuno ti dice sei “antipatico” (o qualche altro appellativo simpatico) sta esprimendo la sua idea su di te ma non sta descrivendo la realtà della persona che sei.
Insomma, hai capito. Una cosa sono i pensieri (interpretazioni, giudizi, critiche, etichette, ecc.) un’altra cosa sono le persone e il loro comportamento (te in primis). Una cosa sono le idee sulla realtà, un’altra cosa è la realtà. Sembra filosofia astratta, in realtà è il valore molto concreto della capacità (o difficoltà) a “differenziare”. Quindi? 4 passi strategici.
1. Prendi il pensiero e mettilo a distanza ovvero consideralo come tale ovvero trasforma “io sono incapace” in “io sto avendo il pensiero io sono incapace” e ancora “io noto che sto avendo il pensiero io sono incapace”. E nota l’effetto della distanza di sicurezza…
2. Prendi il pensiero (idea, giudizio, interpretazione) e valutalo, mettilo in discussione, a confronto con la realtà. Può essere “vero” oppure no o forse solo un po’…
3. Prendi la realtà e cerca di agire per modificarla nella direzione del tuo bisogno o desiderio. Ad esempio, correggi i tuoi errori, impegnati a migliorare dove sei carente, affronta i problemi e le incomprensioni con l’altra persona, chiedi ciò che vuoi, impara ad accogliere anche un no.
4. Impegnati con azioni concrete a creare il valore che vuoi mettere nella tua vita, a costruire concretamente cosa per te è importante.
Certo non sarà un percorso in discesa… Ma è il tuo percorso utile.

Intuitivo e controintuitivo. Due strategie al servizio del cambiamento

Non sempre quello che fai e che ti sembra giusto e utile lo è effettivamente. Quello che fai, lo fai per allontanare la sofferenza o per avvicinarti alla gioia?
Purtroppo siamo più facilmente motivati dell’evitamento del dolore a breve termine che dalla ricerca del valore a lungo termine. In condizioni di sofferenza e minaccia, funzioniamo ancora con la parte antica del nostro cervello che ci aiuta prima di tutto a salvare la pelle nell’immediato, poi si vedrà. In realtà questo è vero e utile se parliamo di minaccia alla nostra sopravvivenza fisica, all’incolumità di base. Ma la maggior parte della nostra sofferenza quotidiana non mette in ballo la sopravvivenza fisica, ma il benessere psicologico e interpersonale. In questo caso, quando cioè parliamo di stress, dolore e senso di minaccia nelle relazioni quotidiane, diventa meno immediata l’urgenza di salvare la vita e più utile la necessità di salvaguardare la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni. Ecco perché di fronte a queste situazioni quotidiane nei nostri diversi ambiti di vita, personale e interpersonale, è fondamentale chiarire cosa può essere effettivamente efficace per aumentare la nostra soddisfazione, gioia, felicità, realizzazione.
Di fronte all’emergere di pensieri negativi, emozioni penose, sensazioni disturbanti e ricordi dolorosi, tu solitamente tendi ad adottare strategie per eliminare o almeno ridurre la sofferenza, strategie di evitamento, distrazione, fuga, repressione, stordimento, lotta contro questi aspetti stressanti e dolorosi della tua esperienza. Ad esempio, ti ritiri in casa, usi sostanze, fai abbuffate, rimugini in continuazione, ti rimbambisci sui social o con i dispositivi elettronici, diventi aggressivo, ti ritiri in te stesso e ti chiudi agli altri, ecc.
Queste strategie, anche quelle chiaramente disfunzionali, possono all’inizio avere un senso, ma spesso non portano ad un risultato efficace, non portano all’obiettivo di ridurre effettivamente ed efficacemente la sofferenza che prima o poi tende a tornare; cacciata dalla finestra, butta giù la porta, per tornare a trovarti, anche se non invitata. Peraltro lasciandoti esaurito da un punto di vista emotivo e fisico per tutte le energie che hai dovuto impiegare per tentare, inefficacemente, di fuggire o lottare con questa sofferenza.
Qual è la soluzione alternativa realmente efficace?
Due passaggi (che puoi iniziare a fare da solo o che potrebbero richiedere un percorso psicoterapeutico):
1. Fai un’attenta selezione delle strategie realmente efficaci ed efficienti per fronteggiare la sofferenza ovvero impara a riconoscere cosa ti porta risultati effettivi a medio e lungo termine (consolidati e stabili nel tempo) a fronte degli enormi costi che paghi in termini di impiego di risorse emotive, fisiche, relazionali, rinunce, privazioni e difficoltà nei rapporti interpersonali.
2. Sposta la tua attenzione. Inizia ad agire non tanto per allontanarti dal dolore, ma primariamente per avvicinarti al valore. Impegnati attraverso azioni concrete che ti portano in direzione di ciò che può veramente fare la differenza nella tua vita.

La cronaca e la storia

Spesso nelle relazioni interpersonali si creano fraintendimenti e conflitti perché le persone interpretano inconsapevolmente le interazioni con l’altro in modo distorto, finendo per non ascoltare l’altro o non comprendere le sue effettive intenzioni. Questo avviene perché un po’ tutti siamo abituati a leggere la cronaca sempre e quasi esclusivamente attraverso le lenti della storia. La nostra solita storia. Il nostro solito modo di raccontare a noi stessi il significato delle cose, a partire dalle immagini interne consolidate che abbiamo di noi stessi, degli altri, del mondo, della vita. La persona crede di avere un’idea corretta della realtà dei fatti accaduti, ma spesso si auto-inganna riproponendo schemi di lettura che si porta dentro da una vita. Quindi, ad esempio, se hai un’immagine interna di te come “incapace” e degli altri come “furbi” probabilmente tenderai a filtrare le tue interazioni sentendoti spesso in ansia o sottomesso o sempre bisognoso di aiuto oppure con meno chances degli altri. Se, ad esempio, le tue immagini interne, consolidate negli anni, anche se tuttora in gran parte inconsapevoli, prevedono “il mondo è pericoloso”, “io sono fragile”, “non ti puoi fidare di nessuno”, probabilmente ogni minimo scambio con gli altri lo vivrai con timore e anzi tenderai il più possibile ad evitare incontri con gli altri, riducendo notevolmente la tua zona di comfort relazionale. Se, altro esempio, il tuo copione recita: “io sono migliore di tutti e merito un trattamento speciale”, “gli altri devono seguire ogni cosa che io dico”, “la vita ti riserva prima o poi sorprese sgradevoli”, allora le tue interazioni con gli altri saranno sempre orientate a primeggiare a scapito di ogni altra considerazione morale.
Insomma occhio ai tuoi occhi, al modo in cui guardi ciò che accade.
È impossibile non avere questi schemi che ci orientano nel comportamento in base ai significati che diamo alla realtà.
È necessario, per lo meno utile, conoscere questi schemi per metterli a disposizione di relazioni realmente appaganti.
Le persone che chiedono un sostegno psicologico per i loro sintomi, soprattutto se riferiscono una sofferenza legata ai rapporti interpersonali, prima o poi devono confrontarsi con la rigidità di questi schemi, per conoscerli, capirne il funzionamento, il senso e il valore, al presente e nella propria storia di vita, in modo da riuscire ad essere più flessibili nell’interpretazione della realtà e più sereni nei rapporti con gli altri e con se stessi.