Un’idea sulla psicoterapia

La persona arriva a chiedere un aiuto psicoterapeutico perché da sola o con le risorse del suo contesto sociale e affettivo non è riuscita ad alleviare la sua sofferenza.
Arriva in terapia con sintomi e malesseri vari, fisici, emotivi, interpersonali. È più o meno consapevole dei motivi della sua sofferenza e ancora meno consapevole del ‘manuale di istruzioni’ che segue per arrivare a soffrire.
È un manuale appreso chissà quando, consolidato nel tempo e che prevede alcuni modi tipici di pensare, agire, intrattenere relazioni e gestire lo stress fisico ed emotivo.
La terapia prevede tre fasi o tre aspetti tra loro interconnessi e che si richiamano continuamente:
1. Conoscere il manuale di istruzioni.
2. Riscrivere alcune parti di questo manuale di istruzioni.
3. Mettere alla prova le nuove regole fino a consolidarne di nuove e più utili al proprio benessere.
Soprattutto nelle relazioni interpersonali, che tanta parte giocano nella sofferenza, la persona arriva con un manuale del tipo:
– Ho un desiderio o bisogno
– Cerco di soddisfarlo
– Incontro la frustrazione e la delusione
– Tento di reagire in modo utile a ridurre frustrazione e delusione
– Finisco, mio malgrado, per mantenerle ed alimentarle.
All’inizio, dunque, terapeuta e paziente cercano di comprendere nel dettaglio come funziona questo ‘manuale di sofferenza’.
Per arrivare a scrivere un ‘manuale di soddisfazione’, serenità e benessere che funziona così:
– Ho un desiderio o bisogno
– Cerco di soddisfarlo
– A fronte della solita frustrazione e delusione
– Inizio io a dare risposte diverse a questi stati di insoddisfazione
– Agendo diversamente, ottengo probabilmente risposte diverse dall’esterno, comunque ottengo informazioni e sulla base delle nuove informazioni raccolte agirò di conseguenza, fino a raggiungere la massima soddisfazione possibile, cambiando ciò che posso cambiare e accettando ciò che devo accettare.
In sintesi: a fronte del tuo desiderio/bisogno frustrato e delle tue aspettative deluse, inizia a fare qualcosa di diverso dal solito, perlomeno provaci e verifica cosa succede, ad esempio:
– affronta invece di evitare
– confrontati invece di ritirarti
– apriti invece di chiuderti
– dì no, invece che compiacere
– parla invece di restare in silenzio
– comunica in modo rispettoso invece che violento
– esprimi i tuoi pensieri invece che nasconderti
– cerca di restare lucido invece che stordirti
– mantieni il contatto con le tue emozioni invece che fuggirle
– arrabbiati sanamente invece che sottometterti
– affronta con fiducia nei tuoi mezzi invece di rimuginare
– risolvi invece di ruminare
–  agisci invece di fantasticare.
Hai qualche altro esempio?
Provando a cambiare qualcosa certamente cambia qualcosa. E dalla consapevolezza che potrai acquisire da questi cambiamenti scaturiranno nuove possibilità per il tuo benessere…

Cosa fare col dolore

Ciascuno di noi vorrebbe allontanare il dolore emotivo. Ciascuno di noi non vorrebbe vivere emozioni di tristezza e angoscia, rabbia e paura, senso di colpa e vergogna, tantomeno sentirsi incompreso, trascurato, criticato, disprezzato, ostacolato, escluso, emarginato, lasciato solo.
A volte, usiamo strategie inefficaci per fronteggiare il dolore emotivo: tentativi fallimentari che ci danno un sollievo a breve termine che ci illude che le cose siano cambiate veramente. In realtà, il dolore presto tornerà e farà anche più male perché non abbiamo sradicato i motivi generanti quel dolore e tendiamo a tornare ai soliti schemi di pensiero e comportamento. Ecco alcuni esempi di strategie ‘apparentemente utili’ per governare il dolore: EVITARE sistematicamente situazioni e persone, fino al ritiro completo in 4 mura solide, rassicuranti per un attimo, ma piene di solitudine, tristezza e rabbia repressa. Sottomettersi, COMPIACERE ed essere iper-disponibile per elemosinare approvazione e amore ‘condizionati’ (se faccio il bravo e il buono mi vogliono bene…). Dare DI PIÙ e ancora di più, fare di più e ancora di più, con la sensazione ultima che non è mai abbastanza, che dobbiamo sempre alzare l’asticella per sentirci amati, apprezzati e soddisfatti, ma non basta mai a farci sentire sereni e appagati. STORDIRSI nei più svariati modi: alcol, droghe, cibo, attività compulsive varie quali gioco d’azzardo, social media, shopping, ma anche seduttività sessuale e attività fisica che non bastano mai. Fino ad atti di AUTOLESIONISMO fisico come tagli, bruciature, piercing oltre misura.
È importante a quel punto, a questo punto di raggiunta consapevolezza di come funzioniamo e tendiamo, nostro malgrado, ad alimentare la sofferenza che vorremmo scacciare, individuare altre strategie realmente efficaci per padroneggiare la sofferenza. In particolare:
– dobbiamo capire quale dolore possiamo realmente SCACCIARE VIA definitivamente e cosa dobbiamo fare per ottenere questo risultato
– dobbiamo capire quale dolore possiamo RIDURRE  e cosa dobbiamo fare per imparare ad ALLEVIARE la nostra sofferenza
– dobbiamo capire quale dolore è da ACCETTARE come parte della nostra esperienza e capire cosa possiamo fare e cosa non possiamo fare.
Una strategia utile a fronteggiare il dolore nelle sue varie forme e intensità è la MINDFULNESS, una pratica fondata su tre principi fondamentali, semplici da capire e semplicemente da applicare quotidianamente per diventare capaci di fare qualcosa di utile col nostro dolore:
1. Prestare ‘attenzione’ alla propria mente qui e ora in modo intenzionale, ‘momento per momento’ (titolo di un libro che ti consiglio di leggere, di Jon Kabat-Zinn creatore della mindfulness), partendo da un focus scelto che potrebbe essere il respiro, ma anche sensazioni del corpo come quelle provenienti da una mano…
2. Notare le ‘distrazioni’ dell’attenzione ovvero la mente vagabonda in giro tra pensieri, emozioni, ricordi, immaginazioni, ecc.
3. Riportare l’attenzione al focus scelto in modo gentile ovvero ‘senza giudicare’: ciò che avviene è ciò che avviene, non è né più né meno rispetto a ciò che dovrebbe essere…
Buona pratica…

Tra la mia e la tua pretesa è possibile l’intesa

Probabilmente sarà capitato anche a te, nelle tue relazioni, di riconoscerti in reazioni scomposte ed eccessive a situazioni attuali che non sembrano giustificare la tua risposta emotiva e comportamentale. L’altro (partner, figlio, collega, capo, genitore, amico) dice o fa qualcosa e tu reagisci in maniera esagerata…
Siamo semplicemente dentro un’altra miseria comune: la pretesa.
La nostra pretesa origina dalla nostra ferita ovvero dalla nostra storia di bambini (siamo tutti esseri umani feriti, più o meno grandemente). Come siamo stati trattati dalle persone significative della nostra storia, soprattutto se questo trattamento ci ha procurato dolore, ha creato in noi un condizionamento per cui oggi tendiamo a reagire a certe situazioni per noi sensibili come se venissimo trattati in modo simile all’originario. Anche se nei fatti non è così, anche se non è nelle intenzioni dell’altro, ciò che conta è come noi ci sentiamo quando l’altro ha detto o fatto qualcosa.
Se sono stato sempre fortemente criticato dai miei genitori, tenderò a percepire critiche dappertutto…
Se sono stato trattato ingiustamente, troppo spesso e troppo ferocemente, vivrò oggi quasi tutto e quasi sempre come un’ingiustizia nei miei confronti…
Se sono stato abbandonato, facilmente oggi mi sentirò abbandonato anche solamente se un mio amico decide di uscire anche con un altro suo amico…
Se ‘lì e allora’…
Oggi ‘qui e ora’ …
Completa a tuo (s)piacimento…
Il nostro dolore del momento deriva da una fonte che va oltre questo momento.
Le nostre reazioni possono sembrare agli altri e a noi stessi irrealistiche e irrazionali, ma il nostro dolore è molto molto reale e fa molto molto male…
I nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri sentimenti ‘qui e ora’ non sono quelli dell’adulto, sono quelli del ‘bambino ferito dentro di noi’ che continua ad aspirare, ad aspettarsi, a cercare, a pretendere ciò che non ha ricevuto ‘lì e allora’…
Dietro molta della nostra sofferenza personale e nelle relazioni esiste questo funzionamento interiore… Questo ‘bambino ferito’ che governa da dentro l’adulto…

Quale cura?
Cominciare a riconoscere quel bambino ferito in azione…
Riconoscere le sue emozioni come valide e legittime, comprensibili, sensate…
Riconoscere i bisogni frustrati che esprimono quelle emozioni… Semplicemente il bisogno di essere amato e curato, apprezzato e valorizzato, sostenuto e incoraggiato, incluso e desiderato…
Riconoscere i comportamenti problematici attuali e provare ad interromperli… Provare significa fare qualcosa di diverso ma anche prevedere che probabilmente alcuni comportamenti sarà difficile abbandonarli semplicemente con uno sforzo di volontà… Provare a cambiarli, a non metterli in atto ci permette, comunque, di comprendere quali sono le difficoltà, le paure e altre emozioni che rendono difficile il cambiamento… In questo modo sarà possibile esplorare in modo sempre più accurato la ferita fino a quando alcuni cambiamenti cominceranno ad emergere come possibili, reali, effettivi…

Questo è sostanzialmente ciò che avviene in un percorso di cura della ferita in psicoterapia… Meglio se condito da un atteggiamento di compassione verso di sé e verso gli altri ovvero dentro una cornice di ‘saggia gentilezza amorevole’ verso di sé e verso gli altri, di riconoscimento che le umane miserie accomunano tutti quanti noi e che il cambiamento efficace e duraturo comincia dall’accettare la nostra sofferenza, la nostra storia e le nostre (e altrui) umane imperfezioni…

Quando il bambino ferito di ciascuna persona è riconosciuto, compreso e curato, i problemi attuali nella relazione possono essere affrontati in modo più sano, consapevole, libero e responsabile…

Chi lascia la strada vecchia…

Certamente anche tu ti confronterai quasi quotidianamente, anche più volte al giorno, con quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’: se continui a fare ciò che hai sempre fatto o che fai da tempo immemore, continuerai ad ottenere i soliti esiti. Se vuoi eliminare la frustrazione e alleviare il dolore, ma continui a comportarti sempre allo stesso modo, finirai per mantenere e addirittura alimentare proprio ciò che vuoi combattere e allontanare dalla tua vita. Esempi.
Ti arrabbi e spacchi tutto, nella realtà o nella fantasia (di vendetta e di rivalsa).
Cerchi di alzare ancora e ancora e ancora di più il livello delle tue prestazioni e dei tuoi sforzi.
Cerchi di essere sempre più ineccepibile, senza macchia, lindo e pinto.
Vai in giro con scritto in fronte ‘zerbino’: servizievole, sottomesso, compiacente, al limite del sacrificio.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che poteva essere e non è stato.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che potrebbe essere, ma su cui nessuno ti può dare risposte certe e totalmente rassicuranti.
Fai tutto e sempre da solo e non riesci a riconoscere i tuoi bisogni e chiedere aiuto quando serve (non sia mai).
Lavori 48 ore al giorno e sei costantemente iper-affaccendato, che tu sia il presidente di una multinazionale o una casalinga o un tuttofare iper-disponibile.
Eviti di frequentare persone, ti ritiri in casa, ti chiudi in te stesso, nel tuo mondo fantastico, che forse tanto fantastico non è.
Pratichi qualche forma di dipendenza: alcol, droghe, cibo, gioco d’azzardo, shopping, sesso, social media, attività fisica compulsivi.
Hai altri esempi?
La soluzione, allora, tu mi dirai, è presto fatta: comincia a cambiare qualcosa del tuo modo di pensare e di comportarti e così arriveranno risultati diversi, finalmente riuscirai ad eliminare la tua sofferenza o perlomeno a battere una strada nuova per iniziare a sconfiggere ciò che ti fa soffrire. Giusto! In teoria. In pratica, cambiare richiede di accedere al proprio sano coraggio per affrontare la paura del cambiamento. Perché se a parole incontriamo il nostro desiderio (a volte, a dire il vero, nemmeno a parole), nei fatti ci viene a trovare la paura di perseguire quel desiderio. L’abbiamo appresa nella nostra storia di vita…
Consapevoli di ciò, ti suggerisco l’inizio della strada nuova… Che sta a due passi:
1. Individua il comportamento fallimentare attraverso cui tenti inutilmente di fronteggiare frustrazione, delusione e sofferenza. E anzi finisci per alimentarle. Ti ho dato qualche suggerimento…
2. Prova a non metterlo in atto. Prova ad astenerti. Non ci devi riuscire, ma ci devi provare. Che tu ci riesca o meno e per quanto tempo eventualmente, sarà comunque utile a raccogliere informazioni preziose su di te. Su cosa è successo nella tua mente: cosa hai pensato, quali emozioni e sensazioni hai provato. E su cosa è successo nella realtà esterna, nelle tue relazioni, come hanno reagito altre persone coinvolte. Informazioni fondamentali per comprendere come funzioni e come puoi cambiare alcuni modi di pensare e agire, effettivamente ed efficacemente, in direzione del tuo benessere soggettivo e interpersonale.

Se sei ancora più curioso del rapporto tra strada vecchia e nuova, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (Lino Fusco, youcanprint, 2021).

Per i lettori tecnici e colleghi che volessero approfondire, suggerisco la lettura di “Corpo, immaginazione e cambiamento” di Dimaggio e colleghi (Raffaello Cortina, 2019).

È andata così… Ma almeno ci hai provato… E tanto hai imparato…

Per la tua e l’altrui felicità

Due caratteristiche sono importanti per rapporti interpersonali appaganti. In coppia e al lavoro, coi figli e coi genitori, con gli amici e con gli estranei.

1. FARE CENTRO. Sentire, pensare ed agire a partire dal proprio centro ovvero dalla consapevolezza di sé (cosa penso, cosa sento, cosa voglio, cosa dovrei fare, cosa faccio) e dall’assunzione in prima persona della responsabilità del proprio sentire, pensare e agire. È importante ciò che succede all’esterno, cosa dicono e fanno e gli altri, ma è ancora più importante come noi filtriamo ciò che arriva da fuori e come scegliamo di rispondere.

2. CAMBIARE POSIZIONE. Decentrarsi. Impegnarsi a comprendere il punto di vista dell’altro, unico e meritevole di rispetto come il nostro. Cercare di immedesimarsi nell’altro per comprenderne bisogni e desideri, pensieri ed emozioni che motivano il suo comportamento.

Inizia a notare quando lo fai e cosa succede… Quando non lo fai e cosa succede… Cosa succede dentro e fuori di te…
Soprattutto inizia a farlo sistematicamente… Fallo diventare il tuo atteggiamento fondamentale… Per la tua e l’altrui felicità…

Mainagioia

“Mai una gioia” potrebbe essere un’espressione emotiva e filo conduttore di tante persone che arrivano a stare male, ad essere sofferenti in uno o in diversi ambiti della propria vita.
Quando stai male cerchi prima di capire cosa sta succedendo, poi condividi con qualcuno, uno o tanti, ciò che stai vivendo, quindi cerchi consigli e indicazioni dalle persone che appartengono alla tua vita. Se non funziona arrivi a chiedere un aiuto specialistico, magari passi tra il medico di base ed un altro specialista o cerchi risposte in tante discipline del benessere e forse, ad un certo punto, chiedi un aiuto per una psicoterapia.
Ogni disagio è diverso, ogni persona è diversa, ogni storia è diversa. Al tempo stesso, in ogni psicoterapia sono sempre presenti alcuni aspetti, più o meno centrali nella specifica situazione della persona che esprime il suo malessere e il suo bisogno di aiuto.
1. Manifestazioni di sofferenza fisica, emotiva, relazionale. Ansia, depressione, dipendenze, sintomi fisici, ritiro sociale, conflittualità interpersonale diffusa, problemi sul lavoro, in coppia, solitudine, ecc.
2. Tentativi di trattamento, auto-cura e richiesta di aiuto nella rete sociale e affettiva.
3. Comportamenti, più o meno consapevoli, attraverso cui la persona, senza volerlo, senza colpa quindi, fino a prova contraria, contribuisce al determinarsi di quella situazione di disturbo e stress. Insomma, cosa fai e cosa pensi di fronte a certe situazioni e a certi comportamenti di certe persone.
4. Richiamo al valore della ripetizione. Noi siamo il risultato delle nostre esperienze di apprendimento attraverso cui abbiamo sviluppato modalità autodistruttive o disfunzionali o patologiche di agire e reagire, di percepire il mondo e pensare le cose, di intrattenere relazioni e di fare scelte. Quello che fai oggi lo hai imparato tempo fa e continui a ripeterlo fino a diventarne grande esperto e ad avere difficoltà a fare diversamente.
5. Valore della consapevolezza. Conoscere questo apprendimento precoce e come oggi condiziona il modo di pensare e il comportamento attuale fonte di sofferenza.
6. Valore della responsabilità. Iniziare a cambiare. Impegnarsi concretamente, in prima ed unica persona, per cominciare ad apportare correttivi ai propri modi di interpretare ciò che ci succede e soprattutto correttivi ai propri modi di agire e reagire. Sviluppando nuovi attrezzi per cavarcela nei problemi e aumentando il repertorio delle scelte a nostra disposizione.

Su questa traccia si realizza il percorso di cura, crescita e sviluppo personale, ognuno fin dove si sente e riesce ad arrivare.

Smetto quando voglio

Pensa che quello che pensi hai imparato a pensarlo. Ed è stato proprio un apprendimento intelligente e creativo. E quando lo hai imparato, il tuo modo di pensare e di agire di conseguenza aveva un senso, un valore, uno scopo. Insomma ti è stato utile.
Se oggi alcuni tuoi modi di pensare e comportarti ti creano problemi invece che aiutarti a risolverli, allora è importante che impari a pensare diversamente. Per agire in modo realmente efficace e costruttivo per te e per la vita che vorresti realizzare.
Le tue convinzioni e credenze non sono verità assoluta. Esse si sono formate in momenti specifici della tua vita in cui ti serviva pensare ed agire in quel modo. Ti serviva per salvarti la pelle, per sentirti amato, per sentirti apprezzato, per sentirti incoraggiato e sostenuto, per sentirti parte di gruppi e legami importanti. Ma oggi quel valore potrebbe non esserci più.
Quindi? Penserai…
Quindi, laddove oggi incontri problemi che non riesci a risolvere, sei preda di stati ansiosi che non riesci a comprendere, il tuo umore tende spesso al ribasso, sei assalito da irascibilità e confusione, allora è il caso di andare a conoscere meglio perché pensi quello che pensi, perché fai quello che fai, perché non riesci a superare la tua sofferenza emotiva e interpersonale.
Come? Esistono tanti modi, strade, strumenti, possibilità…
Te ne suggerisco uno molto pratico: sfida i tuoi comportamenti! Mettili alla prova! Mettiti alla prova! Gioca con te stesso. Gioca seriamente e con impegno, come richiede ogni gioco. Prova a smettere di fare alcune cose che fai spesso, da tempo immemore. Può essere un’intrigante sfida a te stesso che per il solo fatto di intraprenderla ti premierà con ricche informazioni su te stesso, su cosa pensi e provi quando sei nei tuoi problemi, su cosa succede se provi a non adottare certe solite strategie disfunzionali. Esempi?
Pensa a situazioni difficili e problemi che attualmente ti sembrano insuperabili… Immagina prima… E metti in pratica poi… L’astinenza!!! Astieniti dal re-agire al solito modo in quelle situazioni, uno o più di uno di alcuni modi tipici di tentare invano di risolvere i problemi:
– smetti di evitare,
– smetti di aggredire,
– smetti di compiacere,
– smetti di sacrificarti in modo estremo,
– smetti di tentare di controllare l’incontrollabile,
– smetti di cercare la perfezione,
– smetti di sottometterti,
– smetti di sedurre compulsivamente,
– smetti di dipendere da sostanze, attività, oggetti, persone,
– smetti di fare tutto da solo,
– smetti di abbuffarti,
– smetti di cercare continue rassicurazioni,
– smetti di rimuginare sul futuro incerto,
– smetti di ruminare sul passato doloroso e frustrante,
– smetti di prenderti carichi indebiti,
– smetti di manipolare gli altri,
– smetti di mentire a te stesso,
– smetti di curare tutti,
– smetti di lavorare 48 ore al giorno,
– smetti di darti addosso come fossi il peggiore dei tuoi nemici,
– smetti di razionalizzare tutto,
– smetti di indossare maschere,
– smetti di farti del male,
– smetti di rimandare.
Cos’altro credi che sarebbe buono per te smettere di fare?
Inizia a smettere e vedi cosa succede.
Ci riesci? Se sì, cosa provi, cosa pensi, cosa impari? Se no, cosa te lo impedisce? Quali paure?
Smetti quando vuoi e soprattutto quando ci provi…
Quanta informazione utile alla tua consapevolezza e alla tua crescita può venir fuori se smetti di leggere e inizi a praticare questi suggerimenti!!!

La competizione ci ha preso la mano

La motivazione agonistica è parte fondamentale dei rapporti umani e della sopravvivenza della specie. Stabilire la gerarchia di rango è utile per accedere a risorse limitate. Ce lo abbiamo scritto dentro, è nella nostra natura: dobbiamo competere per cavarcela… Conosci qualcosa che fai e che non misuri col più e col meno? Quello è più… quello è meno… superiore… inferiore… migliore… peggiore…
Ma… Ci siamo fatti prendere la mano dalla competizione… Forse è una generalizzazione eccessiva, forse no: siamo tutti, chi più chi meno, appunto, iperattivati per raggiungere ciò che dobbiamo raggiungere. Tu hai la tua, io la mia, noi tutti ne abbiamo una, almeno una. Chissà cosa poi, chi lo sa veramente COSA DOBBIAMO RAGGIUNGERE.
Fatto sta che questo stato di attivazione, dopo un po’, non lo reggiamo. È semplicemente troppo. Richiede di essere regolato. Dovremmo darci una regolata. Cosa abbiamo trovato (certo non da ieri)? Le dipendenze!!!
Quante forme di dipendenza conosci? E quante ne pratichi? Tabacco, alcol, sostanze varie, cibo compreso. Gioco d’azzardo, shopping compulsivo, sesso compulsivo, spesso coadiuvato da pornografia. Dipendenze affettive (da persone, dai soldi, dal potere), dipendenza da lavoro, iperattivismo, perfino dipendenza dall’attività fisica e sportiva. Dipendenza da internet e da tutto il mondo dei social media. Hai visto ‘the social dilemma’? Insomma, un po’ tutto, fatto troppo, fino a farci male…
Allora…
Prova a non fare quello da cui sei dipendente… Ti accorgerai di quanto è difficile, magari ci riesci per un po’, ma ti costa fatica e una serie di sensazioni connesse alla ‘mancanza’. Sensazioni disagevoli, fastidiose, irritazione, malessere, nervoso, senso di esaurimento. Uso volutamente espressioni generiche di sofferenza perché effettivamente a questo livello c’è uno stato generalizzato di malessere che riguarda in modo diffuso tutto il corpo. Uno stato di ‘strana’ percezione dell’organismo che può oscillare dal sentirti teso e attivato al sentirti intorpidito e confuso.
Ti stai privando di un abituale regolatore dell’umore e non è un bel regalo quello che ti stai facendo.
Cosa c’è? C’è da andare a scoprire…
Fermarsi e ascoltarsi come non siamo abituati a fare.
Può ‘bastare’ (già ti immagino dire quanto non è per niente facile)? Può bastare prendersi del tempo per sé (in modo sistematico e non occasionale) e dedicarsi con attenzione a restare consapevoli del respiro (non ti dico cosa immagino tu stia pensando…). Basta davvero. Serve qualcosa di diverso per esplorare e capire cosa ci gira dentro per cui siamo diventati tutti dipendenti da qualcosa, che prima o poi, tanto o poco, ci porterà problemi.
Essere presenti al proprio respiro è la forma più basilare di ancoraggio a se stessi. Di consapevolezza di sé. Di attenzione a sé. Diventiamo allora dipendenti dal ‘tempo di cura per noi stessi’. E se lo facciamo tutti impariamo anche a stare meglio con gli altri.
Regaliamoci ‘tempo per stare’ senza dover fare, produrre, arrivare prima, arrivare primi…
Non occasionali consumatori, ma costantemente impegnati a prenderci cura di noi stessi, in modo sano, come solitamente non facciamo. Stare col proprio respiro in modo consapevole è solo uno strumento, può essere il tuo inizio, una possibilità da integrare con ogni altra strategia tu possa trovare per ‘essere’ più che ‘dover essere’…

Visto

Ciascuno di noi ha bisogno di essere ‘visto’. Come quel bambino che siamo stati aveva bisogno di ‘attenzione’. Ma essere visto e avere bisogno di attenzione sono espressioni così generiche che vanno specificate per coglierne un significato utile e un valore nella pratica delle relazioni interpersonali.
Puoi ricevere attenzioni positive e negative, così come puoi essere visto in modi per te appaganti o frustranti.
Puoi essere visto ovvero amato, protetto, curato, rassicurato. Ma puoi essere anche non visto e quindi trascurato, dimenticato, spaventato, lasciato solo.
Puoi essere visto ovvero apprezzato, stimato, valorizzato. Ma anche criticato, rimproverato, disprezzato.
Puoi essere visto ovvero sostenuto, incoraggiato, stimolato. Ma anche inibito, bloccato, frenato, ostacolato.
Puoi essere visto ovvero cercato e desiderato e incluso all’interno di una relazione e di un gruppo. Ma puoi essere anche rifiutato, escluso, isolato.
Insomma hai capito: il nostro bisogno di essere importanti per un’altra persona può andare incontro ad esiti molto diversi, gratificanti o molto dolorosi.
E tu stesso verso gli altri puoi assumere questi atteggiamenti così opposti e polarizzati: desiderare, amare, apprezzare, sostenere, cercare l’altro oppure trascurarlo, essere indifferente, anche molto critico e rifiutante.
Tra queste polarità si trova gran parte del benessere o del malessere di una persona.
Inizia ad osservare da ora in poi cosa succede dentro di te (quali emozioni vivi, quali pensieri ti fai, quali sensazioni sperimenti, quali ricordi affiorano) nella tua vita quotidiana, nelle tue relazioni. Cosa succede dentro te, come influenza i tuoi comportamenti, le tue relazioni e il tuo benessere o malessere…

Quante A ha la tua felicità?

Sai quante A ha la tua felicità?
Una serie di strade da percorrere…

AUTOCONSAPEVOLEZZA. Riconoscere i tuoi stati mentali. Cosa provi. Cosa pensi. Cosa desideri. Cosa fai nelle situazioni della tua vita, quelle serene e gioiose e quelle dolorose e stressanti. Quando succede qualcosa, rintraccia le tue sensazioni, emozioni e pensieri in quella situazione. Sono il canale di accesso ai tuoi bisogni, per chiarire cosa vuoi e devi fare per affrontare quella situazione.

AGENTIVITÀ. Riconoscere, sviluppare e praticare la capacità di agire sui tuoi stati mentali. Ad esempio, regolare ed esprimere in modo sano le tue emozioni, governare i tuoi impulsi, esprimere in modo adeguato i tuoi pensieri, comportarti in modo coerente coi tuoi valori, saper mantenere la direzione e la motivazione anche di fronte alla frustrazione.

ATTENZIONE A SÉ. Invece che all’altro. Spostare la tua attenzione dall’altro (presunta fonte di stress) e concentrarti su te stesso, sul tuo funzionamento, sui tuoi modi di pensare, di agire e di reagire (reale fonte di sofferenza… E potenzialmente di gioia).

APPRENDERE ABILITÀ. Le abilità sono tutti quegli strumenti e quelle risorse che ti permettono di aggiustare le cose, risolvere problemi, affrontare ostacoli, riparare relazioni, superare paure. Abilità pratiche e di comportamenti, abilità emotive e di relazione, abilità di pensiero.

ATTIVARE STATI DI BENESSERE. Generare condizioni di pienezza, attività gratificanti, esperienze di piacere, incontri significativi e nutrienti. Riempire il tuo tempo di attività, persone ed esperienze che veramente ti procurano ciò che desideri.

ALLENARE CIÒ CHE TI FA STARE BENE. Che sia un modo di pensare o di agire, è importante che cerchi di ‘sostare’ il più possibile in quelle attività ed esperienze che ti procurano stati positivi in cui senti di realizzare una vita la più vicina possibile a come la desideri.

AAAAAAA. 7 A. Mantieni il focus sui bisogni fondamentali di ciascuno di noi:
ATTACCAMENTO. Bisogno di cure, di affetto, di protezione, di sicurezza. E il bisogno complementare di accudire, prendersi cura.
APPREZZAMENTO. Bisogno di stima. Di ambire, di scalare, di competere, di vincere.
AUTONOMIA. Bisogno di esplorare e di sperimentarsi. Di giocare, di curiosare, di creare, di cercare con passione ed entusiasmo.
APPARTENENZA. Bisogno di avere relazioni e far parte di gruppi. Di sentirsi inclusi, dentro. Di riconoscersi in un’identità comune.
AMORE. Bisogno di legami intimi, sensuali e sessuali. E tutte le forme d’amore che conosci… E puoi cercare…
ALLEANZA. Aiuto reciproco. Cooperazione, collaborazione, ricerca di alleanza in direzione di mete comuni e condivise.

AL SICURO. Scannerizzare pericoli all’integrità fisica per salvare la pelle…

Alla fine… Carpe Diem. Anzi, ATTIMO. Cogli l’attimo… Per tutto ciò che può voler dire per te…

Non è una ricetta per la felicità. Né un ‘come fare’. È una serie di strade da percorrere… Buon cammino…

… … …

Consigli bibliografici, sempre per la felicità. Se sei un tecnico in ambito psi, ti invito a leggere i lavori di Liotti e di Dimaggio. Se sei curioso e appassionato, ma non tecnico, allora leggi UN ATTIMO PRIMA DI CADERE. Di Giancarlo Dimaggio.