5 passi per praticare il cambiamento

Ecco un percorso in 5 passi per realizzare i tuoi cambiamenti desiderati. Dalla sofferenza alla serenità.

Individua le SITUAZIONI per te stressanti e fonte di sofferenza emotiva (rabbia, preoccupazioni, sensi di colpa, vergogna, tristezza, solitudine, rimpianti, rimorsi, ecc.) in uno o più ambiti della tua vita (famiglia, lavoro, coppia, amici, ecc.).

Individua i tuoi PENSIERI cosiddetti “negativi” e fonte di sofferenza emotiva, i pensieri che ti fai nelle suddette situazioni; ad esempio: ce l’hanno con me, sono sfortunato, il mondo è ingiusto, le persone sono egoiste, io sono cretino, le persone si approfittano, non vale la pena di lottare, ecc. Trova proprio i pensieri che ti fai, in modo più dettagliato possibile.

Confronta i tuoi pensieri con la REALTÀ dei fatti: sono “veri” i miei pensieri? È possibile un’altra interpretazione della realtà? In che modo e per cosa mi sono “utili” questi miei pensieri? A cosa mi serve pensare quello che penso? Mi aiutano a soddisfare i miei bisogni e i miei desideri?

Crea NUOVI pensieri possibili. Da “affiancare” ai tuoi soliti pensieri fonte di sofferenza. Quali altri pensieri posso pensare in modo che siano più “utili e soddisfacenti” per me? Quali altri pensieri mi aiutano a realizzare i miei bisogni e desideri?

Fatti guidare da questi nuovi possibili pensieri nel compiere le tue SCELTE, nelle tue azioni quotidiane, nei comportamenti che adotti nelle situazioni stressanti. E verifica l’effetto che fa… Che risultati ottieni, quali emozioni vivi, che altri pensieri emergono…

Questo esercizio, se lo pratichi con attenzione e regolarità, aumenta enormemente la tua CONSAPEVOLEZZA (ti fa conoscere meglio i tuoi bisogni, i tuoi desideri, le tue convinzioni, le tue paure, i tuoi valori, i tuoi conflitti) e la RESPONSABILITÀ delle tue scelte, mettendoti di fronte al potere che hai di modificare la tua vita e facendoti anche vedere la tua impotenza di fronte al potere di scelta delle altre persone… Per IMPARARE, dunque, a CAMBIARE quello che puoi e devi cambiare tu e anche per IMPARARE ad ACCETTARE serenamente ciò che è fuori dal tuo controllo e dipende dalle intenzioni, dalle motivazioni e dalle azioni di altre persone.

L’abuso e la cura

I disturbi della personalità e molti tra i più gravi sintomi psicologici e psicosomatici in generale sono l’espressione dell’adattamento che la persona ha trovato ad una storia di relazioni stressanti, spesso a partire da relazioni precoci traumatiche; la soluzione, anche se disfunzionale, per padroneggiare lo stress/ trauma emotivo e interpersonale; le strategie che la persona fin da bambino ha adottato per governare qualcosa di emotivamente troppo grande e potente da gestire per cercare di non esserne turbato profondamente.
La persona, bambina, è stata sopraffatta da situazioni più grandi di lei, imprevedibili, emotivamente soverchianti, perciò ingestibili per le risorse limitate di un bambino che a volte ha subito un vero abuso sessuale, spesso da persone vicine, altre volte ha subito un abuso sotto forma di violenza fisica, altre ancora ha dovuto confrontarsi con modalità di relazione e trascuratezza che possono ben definirsi come “abuso psicologico o emozionale”.
Queste diverse forme di abuso e di incapacità genitoriale di prendersi cura in modo adeguato del figlio (di proteggerlo, amarlo, guidarlo, sostenerlo, aiutarlo a costruire una sana autostima, ad avere fiducia negli altri e a trovare senso e valore alla vita) hanno lasciato ferite profonde difficili da rimarginare. In particolare, hanno ostacolato l’apprendimento da parte del bambino di sane capacità di auto-rassicurazione e auto-regolazione emotiva utili per affrontare momenti stressanti, frustranti e dolorosi che la vita ci presenta. Crescendo, quel bambino poi adolescente quindi adulto, avrà trovato altre soluzioni “patologiche” per lenire i suoi dolori, affrontare gli stress quotidiani e le delusioni affettive. Nei momenti di difficoltà, frustrazione e delusione, invece che accedere a sane risorse interne di autoconsolazione e autoconforto, invece di cercare adeguato supporto affettivo tra parenti e amici, tenderà ad utilizzare modalità distorte e francamente malate per far fronte a quelle emozioni dolorose, intense, sovrastanti. Se nessuno gli ha insegnato qualcosa di buono avrà probabilmente trovato qualche sistema per cavarsela in contatto col suo dolore, avrà trovato purtroppo comportamenti problematici e sintomatici come tentativi fallimentari per gestire il dolore, comportamenti disfunzionali tra i più disparati: dipendenze e compulsioni varie, comportamenti alimentari disturbati, atti autolesivi come modo per sentire dolore fisico al posto di quello emotivo oppure autolesionismo per sentire i confini del corpo, sessualità abnorme, comportamenti pericolosi e violenti, sintomi dissociativi, ecc.
Queste diverse forme patologiche in terapia forniscono un “canale di accesso” fondamentale per rivisitare, comprendere, elaborare e “risolvere” la storia traumatica della persona. Quello che la persona sperimenta oggi offre un “ponte” per curare le ferite antiche, per riprendere contatto col bambino solo, “abusato”, ferito, addolorato che ancora vive nell’adulto e che ha bisogno di essere “curato” come non è stato possibile al tempo. Nella relazione terapeutica accogliente e “riparativa”, il paziente può finalmente “chiudere i conti” col suo passato doloroso e riprendere la strada di uno sviluppo felice interrotto o forse mai iniziato…

Quando lo hai imparato e a cosa ti è servito…

Molta parte della SOFFERENZA PSICOLOGICA deriva da una storia di TRAUMI INTERPERSONALI, una storia di vita caratterizzata da figure di riferimento, genitori in primis, che non hanno adeguatamente protetto, accudito, sostenuto, guidato, aiutato il bambino a dare senso alle esperienze. Sulla “BASE INSICURA” di queste carenze relazionali e affettive, la persona non ha potuto sviluppare un’adeguata capacità di PENSARE in modo sano e realistico né una capacità di regolazione delle EMOZIONI né la capacità di adottare COMPORTAMENTI efficaci alla soddisfazione dei propri bisogni e alla realizzazione degli obiettivi personali di vita.
Un modello di psicoterapia che lavora specificamente sui traumi, sia quelli legati ad esperienze devastanti di stress estremo (abusi, catastrofi, terremoti, incidenti a rischio mortale, lutti innaturali, ecc.) sia quelli legati ad una storia di vita interpersonale traumatica caratterizzata da una traumatizzazione relazionale costante, è l’EMDR, un intervento di Desensibilizzazione e Rielaborazione dei traumi.
I traumi possono essere stati evidenti e chiaramente ricordati dalla persona oppure essere meno eclatanti, ma parimenti devastanti, anche perché spesso restano nascosti in una sorta di “memoria traumatica silente”.
Un modo per andarli a scovare, con delicatezza e determinazione allo stesso tempo, soprattutto quelli che originano nella storia di relazioni affettive problematiche, per poterli quindi affrontare nel contesto sicuro della relazione terapeutica, è quello di seguire una semplice domanda, anzi due: QUANDO HAI IMPARATO a pensare quello che pensi, a sentire quello che senti, a fare quello che fai? A COSA TI È SERVITO?
Prova a farlo come esercizio di auto-esplorazione personale, mettendoci i tuoi contenuti… I tuoi pensieri che ti creano problemi, le tue emozioni dolorose, i tuoi comportamenti inefficaci e disfunzionali… Ad esempio…
Quando hai imparato ad aver paura di sbagliare? A cosa ti è servito?
Quando hai imparato ad evitare invece di affrontare? A cosa ti è servito?
Quando hai imparato a sentirti colpevole?
Quando hai imparato a sentirti inadeguato e non all’altezza?
Quando hai imparato a sentirti indegno e non amabile?
Quando hai imparato a compiacere gli altri e sottometterti?
Quando hai imparato a dover essere perfetto e ineccepibile?
Quando hai imparato ad autosvalutarti e sentirti inferiore?
Quando hai imparato a sentirti escluso e diverso dagli altri?
Quando hai imparato a sentirti fragile, debole e vulnerabile?
Quando hai imparato a farti schiacciare e invadere dagli altri?
Quando hai imparato a tenere tutto sotto controllo?
Quando hai imparato ad essere sempre insoddisfatto?
Quando hai imparato ad isolarti dagli altri?
Quando hai imparato ad essere diffidente e aggressivo?
Quando hai imparato a dirti che non vali niente e tutti sono migliori di te?
Quando hai imparato a dirti che non ce la fai né ce la farai mai?
Quando hai imparato a non permetterti piaceri e divertimento?
Quando hai imparato a sentirti vittima della volontà altrui e privo della capacità di scegliere autonomamente?
QUANDO HAI IMPARATO E A COSA TI È SERVITO?

Le domande che ti ho suggerito già potrebbero esserti utili, ma sono comunque solo uno spunto iniziale. Impara a cercare tra le pieghe nascoste dei tuoi tipici, ripetitivi modi di pensare, sentire, agire, creare relazioni…
Se cerchi le risposte a queste domande o ad altre per te più efficaci e sensibili, avrai già un ottimo punto di partenza per PRENDERTI CURA DELLE TUE FERITE DOLOROSE …

Come sviluppare abitudini sane

Oggi ti suggerisco un’attività di monitoraggio o training di consapevolezza (e azione) attraverso il diario.

È un impegno che prendi con te stesso. Richiede la tua massima attenzione per una tua grande soddisfazione. Puoi farlo ogni volta che vuoi, una o più volte al giorno. Più ci metti e più ci trovi. Ecco la traccia.

Quando sei sotto stress il tuo bisogno è di… ridurre lo stress. Utilizzi allora alcune modalità o soluzioni. Alcune sane, altre patologiche. È utile quindi capire bene cosa sta succedendo nella tua vita. Ti può aiutare un diario per l’automonitoraggio ovvero per l’osservazione di alcuni aspetti della tua quotidianità. Nota e annota vari elementi.

  • Di cosa è fatto il tuo stress. Cosa ti procura stress. Registra situazioni, comportamenti, pensieri, emozioni che vivi quando ti senti stressato. Cosa succede, quali sono gli eventi, dove, quando, con chi, perché.
  • Cosa dovrebbe succedere o vorresti che succedesse affinché tu possa sentirti meno stressato. Fatti guidare sempre dalle domande base: cosa, chi, dove, quando, come e perché.
  • Quali sono i tuoi bisogni in quella situazione stressante come da te definita e vissuta.
  • Quali modalità utilizzi per combattere, ridurre, eliminare il tuo stress.
  • Quali sono, secondo te, modalità sane oltre che utili.
  • Quali sono, secondo te, modalità patologiche anche se (forse) utili.
  • Descrivi la situazione da una prospettiva di vantaggio e svantaggio a breve termine: cosa di positivo e negativo ottieni nell’immediato dal mettere in atto certe modalità.
  • Immagina la situazione da una prospettiva di vantaggio e svantaggio a lungo termine: cosa di positivo e negativo succederà nei prossimi giorni, mesi e anni se metterai in atto certe modalità o continuando a mettere in atto certe modalità.
  • Individua il piacere che provi e il dolore che eviti a breve termine facendo quello che fai.
  • Individua il piacere che provi e il dolore che eviti a lungo termine facendo quello che fai.
  • Cosa fa scattare la modalità patologica o abitudine insana o improduttiva: quale situazione, cosa provi e cosa pensi in quella situazione, cosa vedi e cosa immagini, cosa percepisci e cosa senti nel corpo. Annota tutti i segnali di innesco dell’abitudine problematica.
  • Individua cosa potrebbe far scattare, invece, una modalità sana: quali pensieri, quali bisogni, quindi quali segnali.
  • Trova il modo per circondarti di segnali che innescano le modalità sane per soddisfare i tuoi bisogni.
  • Verifica l’effetto e ricomincia il ciclo fino ad affiancare le modalità sane a quelle patologiche in modo da avere più opzioni disponibili per soddisfare il tuo bisogno.

I consigli dello psicologo

Come sai lo psicologo è colui che elargisce consigli per vivere felici e contenti, senza stress né dolore.

Ecco allora il consiglio di oggi. Ma anche per domani, per l’anno nuovo e per tutta la vita.

Immagino che ogni mattina, appena ti svegli, inizi la tua routine: vai al bagno, fai la doccia, prendi un caffè, ecc.. Fai quello che sei solito fare per iniziare la giornata. Ora ti suggerisco di introdurre un altro elemento in questa tua routine mattutina: DATTI UN CONSIGLIO. Datti un suggerimento. Datti un imperativo su qualcosa che oggi “devi fare” in direzione di “qualcosa per te importante”. Può riguardare il lavoro o la famiglia, la coppia o i figli, gli amici o il tempo ricreativo, qualcosa di completamente nuovo o qualcosa che tralasci di fare, ma sai che dovresti fare o qualcosa che facevi e ad un certo punto hai smesso di fare. Quello che sia: DATTI UN’INDICAZIONE E SEGUILA. E scrivilo su un diario: l’ambito, l’azione, quando la farai, il motivo, la direzione. Ad esempio, oggi in ambito “salute e forma fisica” andrò a “correre un’ora” alle 13, in pausa pranzo (che puoi anche ridefinire pausa corsa) perché mi è utile a mantenermi in forma, a curare la mia salute, a migliorare il mio aspetto fisico, a prevenire lo stress, a darmi piacere, in direzione di uno stile di vita salutare, pieno di energia e vitalità. Altro esempio: in ambito “coppia” oggi ho organizzato di andare al cinema con mio marito, alle 16, per vivere un tempo nostro e solo nostro all’interno della marea degli altri impegni quotidiani e settimanali, per alimentare l’amore, la condivisione, la gioia e l’intimità tra noi, in direzione della coppia che stiamo cercando di essere giorno dopo giorno. Ancora un esempio: in ambito “ruolo genitoriale”, alle 18 andrò a vedere la partita di basket di mio figlio, per sostenerlo, gratificarlo e divertirmi, in direzione di una relazione con lui fatta di amore e stima e per sentirmi un genitore attento e presente.

E poi arriva la sera. Il momento del resoconto. Quotidiano. Diario, matita e attenta osservazione, per riflettere e agire. Cosa volevo fare, cosa dovevo fare, cosa mi sono detto di fare, cosa ho fatto, cosa non ho fatto, cosa è andato secondo le previsioni e cosa non ha funzionato. Quali emozioni ho vissuto. Per cosa sono soddisfatto e per cosa sono frustrato e deluso. Cosa ho imparato.

E domani è un altro giorno …

Oltre gli automatismi. La terapia EMDR per curare i traumi

Quando siamo piccoli, in base alle esperienze vissute, ci facciamo un’idea del mondo e di noi stessi, un’idea degli altri, di come funzionano le cose e i rapporti interpersonali. Sia che abbiamo vissuto esperienze drammatiche e traumatiche sia che apparteniamo ad una famiglia sufficientemente serena e tranquilla, la nostra esperienza delle origini ha “installato” in noi credenze e convinzioni che nel tempo si sono radicate e consolidate fino a creare una rete di informazioni o una “memoria storica” dentro il nostro cervello che “guida l’esperienza attuale in modo quasi completamente automatico”. Le situazioni e le persone che attualmente ci troviamo ad incontrare sono da noi vissute in base a quegli schemi formatisi nell’infanzia che “DAL PASSATO” continuano ad agire “AL PRESENTE” condizionando il modo in cui pensiamo, agiamo e reagiamo emotivamente.

Questi modi automatici di reagire sono in una certa misura “utili” perché ci permettono di vivere il mondo in modo prevedibile e controllabile, ci consentono di gestire situazioni nuove in base alla conoscenza e all’esperienza pregresse di come vanno le cose, di come governare certi rapporti, di come affrontare certe situazioni.

In altri casi, la previsione che ci fornisce lo schema è “controproducente”: soprattutto in quei casi in cui lo schema si è originato da esperienze molto intense dal punto di vista emotivo, fortemente stressanti e perfino “traumatiche” cioè che hanno sovrastato la nostra capacità di farvi fronte, lasciandoci in balia di angosce e pensieri da noi non elaborabili, da paure e dolori a cui non siamo riusciti a dare senso e conforto.

La psicoterapia aiuta la persona a potenziare il valore e l’utilità degli schemi e a DISINNESCARE LA RIPETIZIONE AUTOMATICA DISFUNZIONALE. In particolare, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un modello terapeutico che permette di lavorare sui ricordi traumatici. Sia sui cosiddetti Traumi con la T maiuscola che sui traumi con la t minuscola.

T: Lutti, Malattie gravi, Disastri naturali (terremoto, tsunami), Attentati terroristici, Eventi scioccanti (crollo ponte di Genova), Abuso sessuale infantile, Stupro, Violenza episodica estrema, Incidente grave, Guerra, ecc.

t: Attaccamento infantile problematico, Sviluppo distorto, Relazioni interpersonali traumatiche, infantili e adulte, ecc.

“SINGOLI TRAUMI”, dall’impatto emotivo devastante, vissuti in età infantile o anche adulta ed “ESPERIENZE RELAZIONALI TRAUMATICHE” con ripetute occasioni di “abuso fisico ed emozionale” (mancato accudimento, trascuratezza, violenza, sopraffazione, negligenza, abbandono, rifiuto, ecc.) vanno a costruire nella mente della persona una “MEMORIA TRAUMATICA” pronta a riattivarsi in ogni occasione che scatena quell’inferno originario, vissuto e interiorizzato.

Questa memoria traumatica contiene immagini, pensieri, credenze, convinzioni, emozioni, sensazioni che sono rimaste in qualche modo “congelate” al momento del “fatto originario” o dell’esperienza relazionale traumatica ripetuta.

Il ricordo “non elaborato” è stato immagazzinato nel cervello con le stesse emozioni, sensazioni fisiche e convinzioni vissute in origine e condiziona “dal passato” quello che accade “nel presente”, portando la persona a reagire “automaticamente” o “inconsapevolmente” alle situazioni attuali “qui e ora” come ha imparato a reagire “lì e allora”.

Ad esempio, la situazione “traumatica” vissuta a 5 anni quando sono entrati i ladri in casa (paura, dolore, angoscia, terrore, sensazione di impotenza e di vulnerabilità, congelamento fisico, immagini di pericolo e di morte, convinzioni di non farcela, di non cavarsela, ecc.) può rappresentare “oggi” l’origine della tua sensibilità alle situazioni anche solo lontanamente fonte di pericolo e di minaccia.

Altro esempio: se “da bambina” hai avuto genitori poco attenti a quello che ti succedeva o poco propensi ad intervenire in tuo aiuto, soprattutto quando provavi spavento, dolore e tristezza, genitori che ti hanno “lasciata sola” senza rassicurarti e confortarti, probabilmente “da adulta” vivrai le relazioni interpersonali e affettive attraverso quell’antica sensibilità interiorizzata da bambina; potrai, ad esempio, aver “deciso allora” che è meglio non legarsi a nessuno oppure che è meglio legarsi stretti e avvinghiarsi a riccio oppure credere che tanto siamo soli e rimarremo sempre soli … Queste ed altre credenze, più o meno consapevoli, condizionano il modo in cui vivi le tue relazioni attuali, quando vanno bene e quando vanno male.

Ancora: se sei stato vittima di un terremoto che ti ha lasciato scioccato, che ti ha portato via persone care e sicurezze materiali, lasciato in preda ad un cosiddetto “stress post-traumatico”, probabilmente dentro di te si sarà installata una sensibilità a “rivivere” il trauma in molteplici situazioni della vita quotidiana anche solo lievemente stressanti.

La psicoterapia aiuta la persona a “DISINNESCARE L’AUTOMATISMO” tra memoria traumatica e funzionamento attuale, fino a portarla a costruirsi “un senso di sé positivo”:

  • adeguato, capace, degno di amore e stima
  • sicuro, capace di prendersi cura di sé, di rassicurarsi di fronte alle paure, di lenire i dolori e confortarsi
  • forte, capace di affrontare il mondo, di prevedere e governare gli eventi della vita quotidiana

 

Per saperne di più sulla psicoterapia basata sull’EMDR puoi consultarmi o consultare intanto alcuni libri fruibili anche ai non addetti ai lavori:

  • Lasciare il passato nel passato. Francine Shapiro (ideatrice della metodologia)
  • Traumi psicologici, ferite dell’anima. Isabel Fernandez
  • EMDR Revolution. Tal Croitoru

Di cosa è fatto il tuo stress

Probabilmente “stress” è una delle parole più usate nel linguaggio quotidiano. Spesso usata a sproposito o abusata, usata in modo improduttivo. È importante, allora, fare un uso utile del concetto di stress. Essere “effettivamente consapevoli” del proprio stress per affrontarlo, superarlo, governarlo.

Per iniziare… nota “COSA RENDE LA TUA VITA STRESSANTE” … in che SENSO … in che MODO… in che MISURA ti senti stressato … ascoltati… pensaci … e magari scrivi le risposte così potrai lavorarci in modo utile.

Guardiamo qualche situazione …

Stai in crisi sul posto di LAVORO, hai problemi coi collaboratori o col capo, vorresti più soldi o più tempo, vorresti essere messo in condizione di lavorare meglio, vorresti avvicinarti a casa o allontanarti visto che lavori in famiglia…

Stai in crisi col PARTNER, non c’è più quell’intesa di una volta, emergono forti divergenze di valori e su come affrontare i problemi del quotidiano. O anche: ti senti solo e vorresti un partner…

Il tuo stress riguarda i rapporti con la tua FAMIGLIA d’origine (o con quella del partner). Cosa è successo, con chi, perché …

Hai rotto con qualche AMICO e la cosa ti addolora e ti fa arrabbiare…

Non riesci a “trovare il TEMPO” per il tuo svago…

Hai paura di tutto, stai sempre in ANSIA, la tua vita è organizzata intorno all’evitamento di persone, luoghi e situazioni …

Sei spento e demotivato, NON TROVI IL SENSO di quello che fai, non fai niente che per te abbia veramente senso e valore, non trovi un senso e una direzione nei tuoi progetti di vita, non trovi la via della tua realizzazione personale e professionale …

Insomma… sei stressato al lavoro, sei stressato nel tuo ruolo di genitore… ti stressano i tuoi genitori … non trovi tempo per te né per i tuoi amici … e anche il fruttivendolo di recente ti ha dato qualche mela bacata … banane e cetrioli non proprio dei migliori …

Lo stress è la risposta dell’organismo che si adatta alle richieste della realtà. L’adattamento dell’individuo alla pressione delle richieste riguarda i pensieri che sviluppiamo, le emozioni e le sensazioni che proviamo, il corpo e le sue reazioni fisiologiche, i comportamenti che adottiamo per far fronte alle richieste nei vari ambiti di vita.

Il presupposto di partenza è che esiste “fisiologicamente” una quota di frustrazione (scarto tra situazione e desiderio), di delusione (le persone che incontriamo nella vita non sempre sono proprio come le desideriamo), di conflitti con gli altri e di conflitti interni tra nostri bisogni e desideri, a volte inconciliabili; frustrazioni, delusioni e conflitti con cui dobbiamo “fare i conti”. Quando queste quote fisiologiche diventano per noi “eccessive” entriamo nell’esaurimento (psicologico e fisico) dello stress…

L’espressione generica e ampia “sono stressato” o “sto sotto stress” o simili può acquisire dunque una chiarezza più precisa nel momento in cui siamo consapevoli dei costituenti del nostro stress. Altrimenti il rischio è che “se tutto è stress niente è stress” e non capiamo su che cosa possiamo intervenire per migliorare la situazione.

Appare dunque fondamentale rispondere (meglio per iscritto) ad alcune domande chiarificatrici:

  1. COSA PROVO, quali emozioni e stati d’animo vivo in ogni SPECIFICA CIRCOSTANZA STRESSANTE? Sento rabbia? Sono preoccupato? Sono dispiaciuto? Mi sento in colpa o in difetto? Non mi sento all’altezza? Sono confuso? Mi sento sotto pressione? Sono carico e sto per scoppiare? Mi sento trattato ingiustamente? Non mi sento rispettato né considerato nelle mie esigenze? Far emergere uno o più di questi stati emotivi permette di conoscere meglio di cosa è fatto il nostro momento critico.
  2. Perché? COSA PENSO che mi porta a vivere la situazione come stressante con tutto il corteo di emozioni negative? Ho delle aspettative deluse? Ho fallito alcuni miei obiettivi? Non riesco a portare a termine quanto mi sono prefissato? Ogni frustrazione resta un’insoddisfazione? Molte esperienze si sono rivelate pesanti delusioni? Non riesco a risolvere problemi? La mia vita è molto distante da come la vorrei? Le persone che riempiono la mia vita mi stanno svuotando? Chi mi sta vicino lo sento lontano? Vorrei ma non posso?
  3. COSA VOGLIO? Cosa vorrei? Di cosa ho bisogno? Come mi piacerebbe cambiare la situazione? Quale situazione desidero costruire a partire da quella attuale insoddisfacente e avvilente?
  4. COSA POSSO FARE? Cosa devo fare? Di quali risorse, abilità, strumenti ho bisogno? Sono già a mia disposizione? Quali risorse posso cominciare ad usare e quali devo sviluppare? Quali abilità già posseggo e quali devo imparare? Quali strumenti posso utilizzare e quali devo recuperare?
  5. Quali AZIONI CONCRETE E SPECIFICHE devo attuare? Cosa devo fare necessariamente “io in prima persona”? Chi mi può aiutare? Cosa posso chiedere e a chi? “Chi” deve fare “cosa”?
  6. QUANDO? Quando lo farò? Quando devo farlo? Quali passi devo fare immediatamente e quali devo programmare a breve, medio e lungo termine?

Queste domande rappresentano una traccia orientativa che in alcuni casi può essere già fonte di soluzioni e attivazioni concrete, mentre in altre situazioni può far emergere nuovi modi di concepire lo stress e considerare i problemi; l’importante è partire per comprendere ed agire. Quello che accadrà in progress fornirà informazioni utili per procedere in avanti…