Il permesso

Quante missioni impossibili stai portando avanti nella tua vita? Prova a rintracciarle…
Dicesi ‘missione impossibile’, il tentativo di raggiungere qualche scopo/obiettivo, inconsapevoli della nostra impotenza rispetto ad esso, ignari della nostra mancanza di controllo. Ripeto: prova a rintracciare in quali missioni impossibili ti sei cacciato…
Nota con attenzione i diversi ambiti della tua vita (famiglia, lavoro, amici, cura del fisico, tempo ricreativo, ecc.) per notare se stai inseguendo traguardi di fatto fuori dalla tua portata, almeno in questo momento…
Stai cercando di essere perfetto in ogni cosa che fai?
Stai cercando di mantenere il controllo assoluto su tutto e tutti?
Stai cercando di cambiare gli altri?
Stai aspettando e sperando che cambino da soli per diventare come ti piacerebbero?
Stai cercando di eliminare completamente ansia e stress dalla tua vita?
Stai aspettando che l’altro non faccia richieste invece che iniziare a dire qualche no?
Stai aspettando che gli altri capiscano cosa vuoi invece che iniziare a chiedere?
Quale missione impossibile stai inseguendo al lavoro? E col tuo partner? E coi tuoi figli? E come figlio coi tuoi genitori? E con te stesso?
Avrai capito, le missioni impossibili, oltre che fonte di stress, procurano dosi massicce di frustrazione, delusione, autosvalutazione, senso di fallimento, rabbia, preoccupazione, ecc.
Per prendersi cura del corteo delle ‘emozioni dolorose da missione impossibile’, è importante darsi un permesso fondamentale. Il permesso di essere ‘normale’. Il permesso di inseguire le mete ambiziose che si desiderano, ma ben consapevoli di quando queste si trasformano in mete impossibili. Questo richiede due passaggi:
1. Imparare a conoscere il limite tra possibile e impossibile, diverso da situazione a situazione.
2. Imparare ad accettare quel limite, senza sentirsi deprivati del proprio valore e dell’amore delle persone per noi importanti.
Per arrivare a questo obiettivo, può essere sufficiente la lettura di questo post e un po’ di buona consapevolezza di sé oppure la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line) o ancora può rivelarsi necessario un percorso di crescita personale o una vera e propria psicoterapia.
Datti il permesso…

A valle e a monte. La fuga impossibile

Perché continui a cercare di seppellire vive le tue emozioni dolorose piuttosto che cercare di comprendere e agire per modificare la situazione che le genera?
Si tratta di agire sui tuoi pensieri e sui tuoi comportamenti per fronteggiare le situazioni per te stressanti e fonte di sofferenza.
Questo è un modo possibile per descrivere in cosa consiste la cura del tuo stress e del tuo malessere.
Di solito ti impegni in strategie e soluzioni ‘a valle’ che ti danno l’illusione di aver risolto i tuoi problemi e di aver mandato via le tue emozioni dolorose, ma la sensazione dura poco e se non intervieni ‘a monte’ il malessere ci metterà poco a tornare, ancora più intenso e disturbante.
Quali sono questi tentativi illusori disfunzionali di autoregolazione emotiva?  Alcuni sono più consapevoli, altri meno per la persona che li adotta e nella funzione che svolgono. Alcuni sono scelti volontariamente, altri sono diventati automatismi. Ti fornisco qualche esempio. Compiacere gli altri, sottometterti, sacrificarti in modo eccessivo (per un timore spropositato del giudizio, di essere abbandonato e rifiutato). Cercare di essere perfetto, controllare tutto, lavorare in modo eccessivo, inseguire standard elevatissimi in ogni cosa tu faccia (al lavoro, come genitore, come partner, nel preparare una torta, nell’attività sportiva, ecc.). Evitare situazioni, persone e gruppi per paura di ciò che potrebbe accadere (critica, giudizio, esclusione, non sentirti all’altezza, ecc.). Rimuginare su ciò che potrebbe accadere, per tentare, illusoriamente, di prevedere ogni cosa e annullare ogni incertezza. Ruminare su quanto accaduto, restando comunque sempre insoddisfatto del significato attribuito agli eventi, al proprio e all’altrui comportamento. Abusare di sostanze e adottare comportamenti auto-lesivi e pericolosi in generale come tentativi fallimentari di anestesia emozionale. Comportamenti compulsivi quali: attività fisica, gioco d’azzardo, shopping, uso di Internet, uso dei social, alimentazione, sessualità, seduttività, aggressività.
Tutte queste strategie di fuga dal dolore finiscono per fartelo ritrovare sempre davanti. A lungo andare peggiorano la tua situazione fisica, emotiva e interpersonale, la tua qualità della vita.
Compreso questo funzionamento, non resta che smettere di adottare questi comportamenti disfunzionali, inutili, dannosi, autofrustranti. Se ci riesci, certamente la tua qualità di vita comincerà a volgere al meglio. Comincerai a comprendere meglio il senso di quei comportamenti e a trovare strade più utili per fronteggiare stress ed emozioni negative. Se trovi difficoltà e non riesci a cambiare in maniera sostanziale, allora probabilmente hai bisogno di un lavoro psicoterapeutico. Lo dice anche Alice in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Lo stress negativo e la formula della felicità

Lo stress negativo è direttamente proporzionale alle RICHIESTE che devi fronteggiare e inversamente proporzionale alle RISORSE che possiedi per affrontarle.
Messa così la riduzione dello stress richiede di ridurre le prime e aumentare le seconde. Ma è prima da comprendere quali sono le richieste e quali possono essere le risorse. E non è un processo di conoscenza scontato.
È fondamentale comprendere quali sono nel quotidiano le richieste per te stressanti e con quali mezzi le affronti.
Più nello specifico, è importante considerare le richieste esterne e quelle che tu fai a te stesso e anche la frequenza, l’intensità e la numerosità delle richieste stressanti, così come la capacità di sopportazione, di riparazione e di accettazione come risorse fondamentali. Ecco esempi di richieste potenzialmente stressanti: compiti lavorativi, tempo quotidiano dedicato agli spostamenti necessari, conflitti interpersonali, doveri quotidiani vari nei diversi ambiti e ruoli, senso del dovere più o meno gigantesco. Altri esempi?
Risorsa è tutto ciò che ti può aiutare ad affrontare le difficoltà e a creare esperienze soddisfacenti. Competenze come quelle necessarie sul lavoro, ma anche abilità interpersonali. Risorsa è la tua capacità di governare il tuo tempo in modo consapevole e responsabile. Risorse sono le strategie che usi per rilassarti e rigenerare corpo e spirito: passeggiata nel bosco, nuotata al mare, lettura, incontrare amici, fare all’amore. Risorsa è la tua capacità di dire no alle richieste degli altri e anche la tua capacità di chiedere aiuto agli altri. Risorsa è la consapevolezza del tuo potere di cambiare le cose e della necessaria dose di accettazione di ciò che non puoi cambiare. Altre risorse che ti vengono in mente? L’elenco è potenzialmente infinito.
Un elemento che accomuna richieste e risorse è il modo in cui interpreti i fatti che incontri che determina le esperienze che fai. Ad esempio, chi ha l’ansia del lunedì mattina probabilmente interpreta il lavoro come una richiesta pesante. Chi ha una buona stima di sé probabilmente è capace di interpretare molte cose come risorse a sua disposizione per affrontare gli impegni quotidiani. Insomma, possiamo anche dire che esiste uno stress ‘oggettivo’ e uno stress ‘soggettivamente vissuto’.
Come visto, il concetto è semplice: ridurre richieste e aumentare risorse per governarle. La pratica è totalmente individuale e fatta di scelte ben precise. ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, è pieno di esempi concreti di questa necessità di scegliere. Per passare dalle miserie alle meraviglie…

La rima stressata

I tuoi bisogni e i bisogni degli altri di cui ti fai carico diventano per te richieste, aspettative e pretese ovvero obblighi e doveri: devi rispondere e lo devi fare in fretta, così ti dici nella testa, lo devi fare in urgenza, prima di subito. Tutto diventa, così ti racconti, importante ed urgente.
Ti devi attrezzare che fa rima con stressare. E se non lo fai? E se non rispondi immediatamente con efficacia ed efficienza? Ti senti giudicato! Le fonti del giudizio sono due, anche se la metà basta: il giudizio degli altri e il tuo giudizio interiore. E allora giudicato fa rima con stressato.
La tua mente si attrezza, il tuo corpo si stressa: devi trovare risposte immediate a tutte le richieste, che siano i bisogni degli altri, quasi sempre o i tuoi bisogni autentici e vitali, raramente. E spesso le richieste le vivi come pretese a cui non puoi dire no. Cominci ad attivarti per rispondere alle richieste vissute sotto la minaccia del giudizio! Ti senti in pericolo: qual è il rischio? Temi di essere giudicato che fa rima con rifiutato, abbandonato, non amato, non apprezzato.
Il tuo corpo si attiva per fronteggiare la minaccia: produci gli ormoni dello stress, il cortisolo in primis. Ti servono per scappare o combattere: aumenta il battito cardiaco, il cuore pompa più sangue ai muscoli, il respiro interviene a sostegno. Ma da cosa devi scappare? Chi devi combattere? Quasi mai, la pressione delle richieste odierne ci richiede veramente di lottare o fuggire, come dovevano fare i nostri antenati di fronte alle vere bestie feroci. Oggi la bestia feroce è nella nostra testa, ha le sembianze della paura del giudizio (nelle sue infinite forme) che ci chiede di essere all’altezza di rispondere in maniera perfetta ad ogni problema, aspettativa, obbligo e dovere. Quindi il corpo brucia di stress, ma lo stress brucia il nostro corpo. L’energia prodotta dagli ormoni in circolo non trova sfogo, la tratteniamo e ci avvelena, trasformandosi nelle più disparate forme di malessere fisico, psicologico e comportamentale. Il corpo si ammala. La mente si ammala. Le nostre relazioni si ammalano.
Quale cura? Prenderti cura di te, come non hai mai fatto, probabilmente.
Come posso prendermi cura di me? Imparando a fronteggiare, diversamente dal solito, le fonti dello stress.
Di fronte ai TUOI BISOGNI, inizia a distinguere cosa veramente è importante e può fare la differenza in termini di qualità della tua vita e del tuo benessere.
Di fronte ai BISOGNI DEGLI ALTRI, inizia a capire di cosa farti carico con responsabilità e cosa lasciare alla responsabilità di altri.
Di fronte alle RICHIESTE ESTERNE, inizia a dire anche dei forti, chiari e udibili “no”.
Di fronte alle RICHIESTE CHE FAI A TE STESSO, inizia a tirarti fuori da missioni impossibili, esigenze di perfezione e controllo totale.
Di fronte alle ASPETTATIVE, degli altri e anche interne, inizia a scremare ciò a cui è utile e sano rispondere e ciò che puoi abbandonare.
Di fronte alle PRETESE DEGLI ALTRI, inizia a tirarti fuori dall’obbligo di adempiere a tutto ciò che ti viene ‘imposto’.
Di fronte alle PRESSIONI, inizia a distinguere le cose veramente importanti a cui dedicarti primariamente dalle urgenze che spesso sono importanti per gli altri ma non per te.
Di fronte al GIUDIZIO DEGLI ALTRI, inizia a comprendere a cosa ti serve veramente restare intrappolato per essere a tutti i costi giudicato positivamente.
Di fronte al GIUDICE INTERIORE, inizia a comprendere quanto la persona che sei oggi stia fronteggiando quotidianamente le ferite del bambino che sei stato.
Hai altri esempi su come prenderti cura di te?
Alcuni di questi suggerimenti possono avere applicazione immediata, ad esempio potresti seguire un principio pratico del tipo: prova a fare ciò che non hai mai fatto e vedi che succede, cosa pensi e cosa provi e anche come reagiscono gli altri di fronte ai tuoi tentativi di cambiamento. Oppure: prova a non fare qualcosa che fai solitamente e vedi che succede, cosa pensi e cosa provi e anche come reagiscono gli altri di fronte ai tuoi tentativi di cambiamento.
Altri suggerimenti richiedono un lavoro più profondo e articolato in termini di consapevolezza e cura di te. Magari possono richiedere un lavoro psicoterapeutico o almeno la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
Prenderti cura di te, nei modi più creativi che puoi trovare, ti porta a ridurre il veleno nel tuo corpo: si riducono gli ormoni dello stress, lasciando il posto a quelli del benessere, la serotonina e le endorfine, gli ormoni del piacere e della serenità.
Altrimenti… Alla fine della fiera, anzi alla fiera dello stress, stress fa rima con ‘fess’ e anche con ‘cess’ che sono due ottime immagini per descrivere come ti senti quando sei sovrastato dallo stress.

33. Estate meravigliosa. Muoviti nella chiarezza

Per la tua estate meravigliosa e per la tua vita intera, momento per momento, oggi ti suggerisco:
TRACCIA LA TUA CONSAPEVOLEZZA.
Quando ti trovi dentro ad un problema o in una situazione di stress o di stallo, quando ti senti bloccato o in un conflitto che percepisci irrisolvibile, quando hai bisogno di qualcosa ma nemmeno tu sai bene di cosa, esplora la situazione per comprendere gli elementi in gioco. Per fare chiarezza, ti possono aiutare alcune domande.
Cosa è successo? Quali sono i fatti e le persone coinvolte… Chi ha detto e fatto cosa…
Cosa provo all’interno di questi fatti? Quali emozioni, stati d’animo, sentimenti… Paura, rabbia, dolore, tristezza, angoscia, senso di colpa, vergogna, disgusto, vuoto, smarrimento, ecc….
Cosa penso rispetto a ciò che sta accadendo fuori e dentro di me? Pensieri, idee, convinzioni, aspettative, fantasie, previsioni…
Cosa vorrei ora in questa situazione? Bisogni, desideri…
Cosa posso fare ora in questa situazione alla luce della consapevolezza emergente, in particolare dei miei bisogni e desideri? Quali azioni utili e possibili posso mettere in atto… Quali decisioni posso prendere ora…
Cosa posso chiedere? Chiedere è una tra le tante azioni possibili, spesso la più importante, spesso la meno praticata…
Cosa faccio con la risposta dell’altro e dell’ambiente alle mie richieste e ai miei comportamenti? Come posso utilizzare al meglio quanto appreso finora anche alla luce delle risposte ricevute, quelle favorevoli e quelle ostacolanti, quelle supportive e quelle frustranti…
E ricomincia il giro… Magari ricomincia da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro pieno di spunti per la tua consapevolezza e crescita personale che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Cosa posso farci

A volte o spesso, purtroppo, dobbiamo confrontarci con una realtà stressante. Esempi: vieni licenziato; ti rubano l’auto; scopri di avere una malattia; scopri un tradimento del tuo partner; perdi il treno; perde la tua squadra del cuore; hai un attacco d’ansia; muore una persona cara.

Quando incontri questa realtà stressante devi seguire tre strade.

1. Individuare cosa significa per te REALTÀ STRESSANTE, di cosa è fatto il tuo stress, in cosa consiste la tua frustrazione e la tua delusione. Quali sono le emozioni che provi. Perché quella realtà è per te stressante. Quali sono i bisogni non appagati. Qual è il senso di ciò che è accaduto. Non è così scontato. Devi chiederti per rispondere. Chiederti per comprendere…

2. Farti la domanda: COSA POSSO FARCI? Per capire cosa effettivamente è in tuo potere fare per affrontare la realtà. Puoi pensare in modo diverso, in modo da viverti certi accadimenti meno stressanti di quanto tu li percepisca ora. Puoi agire sulla realtà stressante in modo da ridurre la tua frustrazione e la tua delusione. Puoi pensare e puoi agire per quello che dipende da te. Puoi provare e riprovare, avanzare fino a quando oltre non riesci ad andare e altro non puoi fare.

3. Esclamare: COSA POSSO FARCI! Devi accettare cosa non puoi cambiare. Devi accettare cosa non dipende da te. Devi imparare a dire “è andata così”. E da lì ripartire…

Alla base dello stress

Alla base dello stress troviamo…
Prova a rispondere a partire dalla conoscenza del tuo stress, di cosa è stressante per te, di quanto è quale stress è presente nella tua giornata, nella tua vita…
Ti fornisco una traccia per esplorare e comprendere il tuo stress e magari per ridurlo e iniziare a governarlo.
Le nostre giornate sono piene di attività e di impegni, di cose che facciamo e che dobbiamo fare; piene di relazioni, di persone che incontriamo, di persone che vorremmo incontrare e di persone che temiamo di incontrare. Insomma, la nostra giornata è piena di emozioni. Gioia, felicità, paura, preoccupazione, vergogna, senso di colpa, tristezza, solitudine, rabbia, disgusto, gelosia, invidia, sorpresa, entusiasmo, pace. E tante altre ancora.
Purtroppo, come ti sarai reso conto dall’elenco precedente, ma soprattutto da una diffusa comune esperienza quotidiana, abbiamo molte più parole ed espressioni per le emozioni negative che per quelle positive. È una questione di evoluzione della specie. Le emozioni dolorose sono state più utili per garantirci la sopravvivenza come singoli e come gruppi. Ad esempio, la paura per proteggerci, per cercare aiuto, per fuggire la minaccia, per attaccarla. La tristezza per cercare vicinanza, conforto, consolazione; la rabbia per farci rispettare e mettere barriere a chi si vuole approfittare di noi e viene a rompere i confini…
Le emozioni negative o stressanti sono importanti perché ci segnalano che qualcosa non va, va storto, diversamente da come dovrebbe andare o vorremmo che andasse. Le emozioni ci invitano a guardare i bisogni insoddisfatti, a renderci pienamente conto di cosa è avvenuto e perché per noi è così stressante, frustrante, doloroso.

Allora, per iniziare a capire, chiediti: quello che è successo in che modo minaccia di mandare all’aria o ha già compromesso un mio scopo importante? Qual è la posta in gioco? Ecco alcuni esempi.

Le hai chiesto di uscire, ma lei preferisce altro, qualcun altro. Ti senti rifiutato, un po’ triste e un po’arrabbiato, preoccupato di rimanere solo, per tutta la vita, “nessuna mi vuole e mi vorrà mai” ti ritrovi a pensare. Il tuo bisogno di relazione e di un legame importante è fortemente a rischio di fallimento, almeno questa sembra la tua paura più forte. Ti senti fortemente abbattuto e temi di restare solo per sempre.

Altro esempio: vorresti uno spostamento di ufficio, hai bisogno di sperimentarti in altro, ma non riesci a chiederlo, mandi segnali indiretti per farti apprezzare, ma i responsabili non sembrano coglierli, non riesci proprio a chiederlo in modo più deciso. Ti senti una nullità, ti autosvaluti per la situazione demotivante che vivi e per la tua inefficacia nel superarla. Provi tristezza, rabbia con te stesso e un grande senso di incapacità. Credi che resterai un mediocre, “per tutta la vita” pensi “mentre gli altri si fanno avanti…”. “Sono un fallito” è un altro pensiero pesante…

Terzo esempio: hai detto ai tuoi che vuoi trasferirti a Verona dove un’amica potrebbe ospitarti per qualche mese e dove hai già trovato un lavoro dentro uno studio di architettura, stai finendo di laurearti e questa potrebbe essere una grande occasione. In attesa di capire se può andare per te ed eventualmente trasferirti in modo definitivo. La loro reazione è di critica manifesta e sconforto velato: “ma dove vai? È pericoloso, non sei ancora pronta, poi qui hai diverse possibilità, anche Luca, il tuo ragazzo, non sarà felice…”. Ti senti semplicemente bloccata. Piena di rabbia, tristezza, ma anche molto insicura. Ti aspettavi un po’ di sostegno, ti è arrivato qualcosa tipo “ci tradisci, ci lasci soli, peraltro senza alcun futuro certo…”. La rabbia è sempre più forte, ma anche l’indecisione. Rimandi in attesa di capire, ma intanto temi che il treno buono stia andando via…

Trova ora tu altri esempi, altre risposte…
Se ti bocciano, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Se il capo ti dice no, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando il capo, ti ‘chiede’ di lavorare ancora un’altra ora, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando lui si dimentica di ciò che gli avevi chiesto, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando lei è sempre indaffarata con la casa o con le amiche, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando tuo figlio non ascolta la tua ennesima richiesta di mettere a posto la sua stanza, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando vedi i tuoi genitori invecchiare, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando il tuo amico ti ha dato buca, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Se sei costretto a restare a casa, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
In tutte queste situazioni e tante altre simili, qual è la vera importante posta in gioco per te?
Trovato lo scopo, hai più chiarezza su cosa vuoi, devi e puoi fare per governare quelle emozioni e quello stress…

Autoregolazione

Un problema che molto spesso mi riferiscono le persone è l’esaurimento psicofisico da sovraccarico. Sovraccarico di attività, compiti, impegni, doveri. Ad esempio, le situazioni più diffuse: un genitore coi figli, un dipendente/collaboratore col capo, una persona remissiva e compiacente con un’altra invadente e richiedente… A volte anche un figlio coi genitori o tra partner o tra amici. A volte, ancora, con noi stessi siamo molto esigenti, pieni di pretese perfezionistiche, non ci accontentiamo mai delle nostre prestazioni.
Ecco allora tre strategie concrete e coordinate per ridurre il nostro esaurimento e migliorare il nostro benessere.
1. CAPIRE TUTTI, MA NON FARSI CARICO DI TUTTI E DI TUTTO. Comprendere la legittimità del bisogno altrui, imparando contemporaneamente a legittimare i propri bisogni, prima di arrivare all’esaurimento.
2. METTERE CONFINI. Esterni (agli altri) e interni (le pretese che abbiamo verso noi stessi). Riconoscere il proprio limite prima di esaurirsi e scoppiare. Dire qualche no in più, imparando a sciogliere i sensi di colpa.
3. IMPARARE A CHIEDERE oltre che a dare, a prendersi cura di sé oltre che degli altri, a prendersi cura di certi nostri bisogni e piaceri trascurati oltre che dei soliti bisogni legati al dovere.
Insomma, alla fine, si tratta di cominciare a riscrivere, in modo consapevole e responsabile, le regole della tua vita, le regole nelle relazioni e nei tuoi comportamenti.
Oddio! E poi che succederà?
Quello che succederà… Lo affronterai… Imparerai ad affrontarlo forte delle energie recuperate…

Stress autoprocurato e autocura

Quanto ti ritrovi nelle seguenti forme comuni di STRESS AUTOPROCURATO?

DEVI PIACERE A TUTTI, in tutti i modi e a tutti i costi. Le aspettative degli altri diventano guida del tuo pensare e agire. Una specie di sottomissione volontaria alla volontà altrui. Soddisfare i bisogni degli altri è il modo che hai trovato per soddisfare il tuo bisogno di sentirti amato e apprezzato… Più o meno consapevolmente…

DEVI ESSERE PERFETTO in TUTTO ciò che fai, in ogni occasione, con ogni persona. Solo così credi di sentirti a posto, ma di fatto non ti senti ‘mai abbastanza’…

DEVI ESSERE FORTE, SEMPRE, comunque. Senza mai sentire, tantomeno mostrare, i momenti di fragilità. Altrimenti ti sentiresti in balia di nemici minacciosi che ti faranno la pelle…

DEVI CONTROLLARE TUTTO, SEMPRE. Oltre ogni normale quotidiana necessità di governare con consapevolezza e responsabilità le tue scelte, le tue attività, i tuoi progetti. Oltre ogni ragionevole buon senso… Oltre ogni giusta misura… Per coltivare l’illusione di eliminare ogni incertezza dalla tua vita …

Conosci e pratichi altre modalità per procurarti stress?

Per iniziare il tuo percorso di autocura da questi generatori di sofferenza, ti suggerisco due linee di lavoro, indipendenti, ma anche consequenziali:

IMMAGINATIVA. Chiediti e rispondi sinceramente a te stesso: cosa succederebbe se mi permettessi di smettere di compiacere? Cosa succederebbe se mi permettessi di non cercare la perfezione in ogni attività? Cosa succederebbe se mi permettessi di sentirmi vulnerabile e di mostrarlo? Cosa succederebbe se mi permettessi di lasciare un po’ il controllo in certe mie esperienze e relazioni?

SPERIMENTALE. Inizia ad astenerti, prova a non farlo. Prendi il coraggio dove lo hai messo quella volta che lo hai nascosto a te stesso, il coraggio per: agire autenticamente, anche se agli altri potresti non piacere; per lasciarti alle spalle il volere essere perfetto; per sentirti libero di essere anche fragile; per abbandonare la ricerca del controllo assoluto. Prova e raccogli i risultati dell’esperimento… Prova ad astenerti e prendi nota di cosa succede in te (cosa provi, cosa senti nel corpo, cosa pensi) e nelle tue relazioni… Prova e trova la lezione…

Prendi il tuo stress

Inizia a guardare di cosa è fatto il tuo stress attuale, nelle tue relazioni, al lavoro, in famiglia, ecc. Pressioni, aspettative, impegni, responsabilità, preoccupazioni, dolori, ingiustizie, impotenza, mancanza di tempo, persone che non rispettano, altre che giudicano ferocemente. Solo per fare qualche esempio.
Cerca di focalizzarti su una specifica situazione o relazione…
Inizia a notare quali emozioni stai vivendo in questa situazione stressante…Nota gli stati d’animo che riempiono il tuo stress… Cosa provi per sentirti stressato: sei arrabbiato, angosciato, triste, preoccupato, demoralizzato, spento, demotivato, scoraggiato, deluso, confuso?
Inizia a guardare quali pensieri stai facendo per contribuire ad alimentare questo stress in questa situazione…
Inizia a notare come rimugini e rumini su questi pensieri, fino ad amplificarli enormemente, a farli dimorare stabilmente nella tua testa, ma senza trovare soluzioni effettive…
Inizia a guardare quali scelte stai facendo che contribuiscono a creare ed alimentare questo stress… Cosa stai facendo e cosa non stai facendo…
Nota da cosa sono guidate queste tue scelte… Cerchi l’approvazione? Cerchi la perfezione? Cerchi il controllo assoluto di te stesso, degli altri, della realtà? Cerchi di cambiare gli altri? Cerchi tutto e subito? Cerchi una vita facile? Cosa cerchi e cosa trovi? Cosa vorresti e cosa non trovi?
Ultima indicazione, ma di primaria importanza. Questo è un esercizio di auto-esplorazione che come tutti gli esercizi, fisici e mentali, va fatto e rifatto e fatto ancora. La consapevolezza va cercata e va allenata, per ottenere risultati, per ottenere chiarezza e per stimolare azioni verso i cambiamenti desiderati.