Alla base dello stress

Alla base dello stress troviamo…
Prova a rispondere a partire dalla conoscenza del tuo stress, di cosa è stressante per te, di quanto è quale stress è presente nella tua giornata, nella tua vita…
Ti fornisco una traccia per esplorare e comprendere il tuo stress e magari per ridurlo e iniziare a governarlo.
Le nostre giornate sono piene di attività e di impegni, di cose che facciamo e che dobbiamo fare; piene di relazioni, di persone che incontriamo, di persone che vorremmo incontrare e di persone che temiamo di incontrare. Insomma, la nostra giornata è piena di emozioni. Gioia, felicità, paura, preoccupazione, vergogna, senso di colpa, tristezza, solitudine, rabbia, disgusto, gelosia, invidia, sorpresa, entusiasmo, pace. E tante altre ancora.
Purtroppo, come ti sarai reso conto dall’elenco precedente, ma soprattutto da una diffusa comune esperienza quotidiana, abbiamo molte più parole ed espressioni per le emozioni negative che per quelle positive. È una questione di evoluzione della specie. Le emozioni dolorose sono state più utili per garantirci la sopravvivenza come singoli e come gruppi. Ad esempio, la paura per proteggerci, per cercare aiuto, per fuggire la minaccia, per attaccarla. La tristezza per cercare vicinanza, conforto, consolazione; la rabbia per farci rispettare e mettere barriere a chi si vuole approfittare di noi e viene a rompere i confini…
Le emozioni negative o stressanti sono importanti perché ci segnalano che qualcosa non va, va storto, diversamente da come dovrebbe andare o vorremmo che andasse. Le emozioni ci invitano a guardare i bisogni insoddisfatti, a renderci pienamente conto di cosa è avvenuto e perché per noi è così stressante, frustrante, doloroso.

Allora, per iniziare a capire, chiediti: quello che è successo in che modo minaccia di mandare all’aria o ha già compromesso un mio scopo importante? Qual è la posta in gioco? Ecco alcuni esempi.

Le hai chiesto di uscire, ma lei preferisce altro, qualcun altro. Ti senti rifiutato, un po’ triste e un po’arrabbiato, preoccupato di rimanere solo, per tutta la vita, “nessuna mi vuole e mi vorrà mai” ti ritrovi a pensare. Il tuo bisogno di relazione e di un legame importante è fortemente a rischio di fallimento, almeno questa sembra la tua paura più forte. Ti senti fortemente abbattuto e temi di restare solo per sempre.

Altro esempio: vorresti uno spostamento di ufficio, hai bisogno di sperimentarti in altro, ma non riesci a chiederlo, mandi segnali indiretti per farti apprezzare, ma i responsabili non sembrano coglierli, non riesci proprio a chiederlo in modo più deciso. Ti senti una nullità, ti autosvaluti per la situazione demotivante che vivi e per la tua inefficacia nel superarla. Provi tristezza, rabbia con te stesso e un grande senso di incapacità. Credi che resterai un mediocre, “per tutta la vita” pensi “mentre gli altri si fanno avanti…”. “Sono un fallito” è un altro pensiero pesante…

Terzo esempio: hai detto ai tuoi che vuoi trasferirti a Verona dove un’amica potrebbe ospitarti per qualche mese e dove hai già trovato un lavoro dentro uno studio di architettura, stai finendo di laurearti e questa potrebbe essere una grande occasione. In attesa di capire se può andare per te ed eventualmente trasferirti in modo definitivo. La loro reazione è di critica manifesta e sconforto velato: “ma dove vai? È pericoloso, non sei ancora pronta, poi qui hai diverse possibilità, anche Luca, il tuo ragazzo, non sarà felice…”. Ti senti semplicemente bloccata. Piena di rabbia, tristezza, ma anche molto insicura. Ti aspettavi un po’ di sostegno, ti è arrivato qualcosa tipo “ci tradisci, ci lasci soli, peraltro senza alcun futuro certo…”. La rabbia è sempre più forte, ma anche l’indecisione. Rimandi in attesa di capire, ma intanto temi che il treno buono stia andando via…

Trova ora tu altri esempi, altre risposte…
Se ti bocciano, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Se il capo ti dice no, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando il capo, ti ‘chiede’ di lavorare ancora un’altra ora, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando lui si dimentica di ciò che gli avevi chiesto, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando lei è sempre indaffarata con la casa o con le amiche, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando tuo figlio non ascolta la tua ennesima richiesta di mettere a posto la sua stanza, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando vedi i tuoi genitori invecchiare, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Quando il tuo amico ti ha dato buca, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
Se sei costretto a restare a casa, qual è l’emozione? Quale il bisogno frustrato? Quale il vero fondamentale scopo compromesso o minacciato?
In tutte queste situazioni e tante altre simili, qual è la vera importante posta in gioco per te?
Trovato lo scopo, hai più chiarezza su cosa vuoi, devi e puoi fare per governare quelle emozioni e quello stress…

Autoregolazione

Un problema che molto spesso mi riferiscono le persone è l’esaurimento psicofisico da sovraccarico. Sovraccarico di attività, compiti, impegni, doveri. Ad esempio, le situazioni più diffuse: un genitore coi figli, un dipendente/collaboratore col capo, una persona remissiva e compiacente con un’altra invadente e richiedente… A volte anche un figlio coi genitori o tra partner o tra amici. A volte, ancora, con noi stessi siamo molto esigenti, pieni di pretese perfezionistiche, non ci accontentiamo mai delle nostre prestazioni.
Ecco allora tre strategie concrete e coordinate per ridurre il nostro esaurimento e migliorare il nostro benessere.
1. CAPIRE TUTTI, MA NON FARSI CARICO DI TUTTI E DI TUTTO. Comprendere la legittimità del bisogno altrui, imparando contemporaneamente a legittimare i propri bisogni, prima di arrivare all’esaurimento.
2. METTERE CONFINI. Esterni (agli altri) e interni (le pretese che abbiamo verso noi stessi). Riconoscere il proprio limite prima di esaurirsi e scoppiare. Dire qualche no in più, imparando a sciogliere i sensi di colpa.
3. IMPARARE A CHIEDERE oltre che a dare, a prendersi cura di sé oltre che degli altri, a prendersi cura di certi nostri bisogni e piaceri trascurati oltre che dei soliti bisogni legati al dovere.
Insomma, alla fine, si tratta di cominciare a riscrivere, in modo consapevole e responsabile, le regole della tua vita, le regole nelle relazioni e nei tuoi comportamenti.
Oddio! E poi che succederà?
Quello che succederà… Lo affronterai… Imparerai ad affrontarlo forte delle energie recuperate…

Stress autoprocurato e autocura

Quanto ti ritrovi nelle seguenti forme comuni di STRESS AUTOPROCURATO?

DEVI PIACERE A TUTTI, in tutti i modi e a tutti i costi. Le aspettative degli altri diventano guida del tuo pensare e agire. Una specie di sottomissione volontaria alla volontà altrui. Soddisfare i bisogni degli altri è il modo che hai trovato per soddisfare il tuo bisogno di sentirti amato e apprezzato… Più o meno consapevolmente…

DEVI ESSERE PERFETTO in TUTTO ciò che fai, in ogni occasione, con ogni persona. Solo così credi di sentirti a posto, ma di fatto non ti senti ‘mai abbastanza’…

DEVI ESSERE FORTE, SEMPRE, comunque. Senza mai sentire, tantomeno mostrare, i momenti di fragilità. Altrimenti ti sentiresti in balia di nemici minacciosi che ti faranno la pelle…

DEVI CONTROLLARE TUTTO, SEMPRE. Oltre ogni normale quotidiana necessità di governare con consapevolezza e responsabilità le tue scelte, le tue attività, i tuoi progetti. Oltre ogni ragionevole buon senso… Oltre ogni giusta misura… Per coltivare l’illusione di eliminare ogni incertezza dalla tua vita …

Conosci e pratichi altre modalità per procurarti stress?

Per iniziare il tuo percorso di autocura da questi generatori di sofferenza, ti suggerisco due linee di lavoro, indipendenti, ma anche consequenziali:

IMMAGINATIVA. Chiediti e rispondi sinceramente a te stesso: cosa succederebbe se mi permettessi di smettere di compiacere? Cosa succederebbe se mi permettessi di non cercare la perfezione in ogni attività? Cosa succederebbe se mi permettessi di sentirmi vulnerabile e di mostrarlo? Cosa succederebbe se mi permettessi di lasciare un po’ il controllo in certe mie esperienze e relazioni?

SPERIMENTALE. Inizia ad astenerti, prova a non farlo. Prendi il coraggio dove lo hai messo quella volta che lo hai nascosto a te stesso, il coraggio per: agire autenticamente, anche se agli altri potresti non piacere; per lasciarti alle spalle il volere essere perfetto; per sentirti libero di essere anche fragile; per abbandonare la ricerca del controllo assoluto. Prova e raccogli i risultati dell’esperimento… Prova ad astenerti e prendi nota di cosa succede in te (cosa provi, cosa senti nel corpo, cosa pensi) e nelle tue relazioni… Prova e trova la lezione…

Prendi il tuo stress

Inizia a guardare di cosa è fatto il tuo stress attuale, nelle tue relazioni, al lavoro, in famiglia, ecc. Pressioni, aspettative, impegni, responsabilità, preoccupazioni, dolori, ingiustizie, impotenza, mancanza di tempo, persone che non rispettano, altre che giudicano ferocemente. Solo per fare qualche esempio.
Cerca di focalizzarti su una specifica situazione o relazione…
Inizia a notare quali emozioni stai vivendo in questa situazione stressante…Nota gli stati d’animo che riempiono il tuo stress… Cosa provi per sentirti stressato: sei arrabbiato, angosciato, triste, preoccupato, demoralizzato, spento, demotivato, scoraggiato, deluso, confuso?
Inizia a guardare quali pensieri stai facendo per contribuire ad alimentare questo stress in questa situazione…
Inizia a notare come rimugini e rumini su questi pensieri, fino ad amplificarli enormemente, a farli dimorare stabilmente nella tua testa, ma senza trovare soluzioni effettive…
Inizia a guardare quali scelte stai facendo che contribuiscono a creare ed alimentare questo stress… Cosa stai facendo e cosa non stai facendo…
Nota da cosa sono guidate queste tue scelte… Cerchi l’approvazione? Cerchi la perfezione? Cerchi il controllo assoluto di te stesso, degli altri, della realtà? Cerchi di cambiare gli altri? Cerchi tutto e subito? Cerchi una vita facile? Cosa cerchi e cosa trovi? Cosa vorresti e cosa non trovi?
Ultima indicazione, ma di primaria importanza. Questo è un esercizio di auto-esplorazione che come tutti gli esercizi, fisici e mentali, va fatto e rifatto e fatto ancora. La consapevolezza va cercata e va allenata, per ottenere risultati, per ottenere chiarezza e per stimolare azioni verso i cambiamenti desiderati.

Tra stress e felicità

Come posso essere felice?
Come posso governare lo stress?

Implicitamente ciascuno di noi è guidato da queste due domande nello svolgersi della vita quotidiana e più in generale nelle scelte più o meno importanti della propria vita.

La prima domanda porta ad interrogarsi su cosa significa per noi essere felici. E ciascun singolo individuo ha la sua personalissima idea di felicità e della strada per arrivarci… Sembra scontato. Ma l’apparenza inganna. Chiediti cosa effettivamente deve essere presente nella tua vita  per sentirti felice e per vivere le esperienze che vuoi vivere. Inizia a rispondere, meglio scrivendo, a queste domande apparentemente semplici, cominciando anche a stabilire un piano di azioni concrete. Cosa vuoi (valori, scopi, obiettivi specifici) … Cosa ti serve per ottenerlo… (risorse, strategie)… Cosa devi cominciare a fare per realizzare il tuo piano (la tua prima azione)…

La seconda domanda richiede di interrogarsi sulla propria idea di stress, su cosa è stressante per te, su come stai fronteggiando le situazioni stressanti che vivi, su quali cambiamenti sono necessari per governare al meglio il tuo stress. Anche in questo caso, attento alle apparenze rispetto a cosa effettivamente è per te stressante e cosa ci puoi fare…

Implicitamente tutti noi cerchiamo di avvicinare la felicità e allontanare lo stress … Come farlo richiede ad ognuno di trovare la propria strada!!! Consapevole… E responsabile…

Un gentile richiamo al disordine

Spesso organizziamo la nostra vita in base a certi imperativi categorici assoluti quali:
Devo essere sempre e comunque forte in ogni ambito in ogni circostanza…
Devo andare di corsa e anche di più, sbrigarmi, affrettarmi, non ho tempo da perdere né tempo da dedicare ad altro che non sia il solito…
Devo occuparmi delle mie cose, ma devo anche far contenti gli altri, anzi spesso è meglio accontentare gli altri che mettere i miei bisogni in primo piano, devo prendermi cura degli altri anche se trascuro me stesso…
Devo sforzarmi ad ogni costo, chi dorme non piglia pesci, più mi sforzo e più ottengo, devo spingermi oltre ogni mio limite…
Devo fare le cose in modo perfetto, devo fare tutto e assolutamente in modo ineccepibile…
Dentro questi imperativi potrai trovare certamente anche i tuoi, forse qualcuno ti riguarda di più e forse qualcuno non ti riguarda affatto, ti invito comunque a cercare le tue regole di comportamento che segui solitamente e che devi seguire assolutamente… Altrimenti…
Queste “regole imperative autocostrittive” sono sicuramente utili in una certa misura perché ti fanno funzionare ad alto livello nel raggiungere i tuoi obiettivi nei diversi ambiti di vita per te importanti, contemporaneamente e inevitabilmente ti portano a trascurare altre aree della tua vita, altri tuoi bisogni, altri tuoi ruoli.
Dopo un po’ c’è una parte di te che ti richiama al disordine. Ti invita, più o meno gentilmente, ad accedere anche ad altre parti di te, meno performanti probabilmente, ma più vitalizzanti nella misura in cui ti permettono di abbandonare la rigidità dei tuoi soliti modi di essere, stressati e auto-stressanti.
Più o meno gentilmente vuol dire che se non ti accorgi da solo di aver superato il limite nel vivere troppo in un solo ed unico modo, allora compaiono segnali di malessere che ti invitano ancora abbastanza gentilmente ad osservarti con attenzione e a metterti in discussione. Il messaggio è: attenzione, stai tirando troppo la corda, qualunque cosa voglia dire per te. Se non cogli questi segnali e continui per la tua solita strada piena di stress e mancato ascolto di certi tuoi bisogni, allora compaiono i sintomi. Solitamente non proprio gentili e di piacevole compagnia. Sintomi fisici che possono riguardare ogni distretto corporeo. Sintomi psichici quali ansia, depressione, ossessioni, irritabilità, impulsività, disregolazione alimentare, dipendenze, ecc. Sintomi relazionali: problemi a lavoro, in famiglia, nella coppia, ecc.
Il lavoro che “devi fare”, per diventare consapevole delle tue scelte e responsabile dei tuoi cambiamenti in meglio, è ascoltare segni, segnali o sintomi che ti invitano a riscrivere in modo più flessibile e adatto a te quelle regole, a riordinare le tue scelte in modo da trovare il tuo unico nuovo equilibrio tra ciò che curi e ciò che trascuri…

La fonte dei tuoi problemi

Pensa ad una situazione in cui hai vissuto emozioni negative (stress, ansia, tensione, frustrazione, delusione, rabbia, paura, tristezza, dolore, senso di colpa, vergogna, ecc.).
Pensa a cosa è successo in questa situazione: chi ha fatto cosa… Eventualmente quale ciclo di azioni e reazioni si è attivato tra te e le altre persone.
Pensa ai motivi per cui questa situazione è per te emotivamente negativa e stressante. Perché un certo comportamento dell’altra persona è per te fonte di problemi e sofferenza.
Ora quindi ti trovi ad avere due fonti dei tuoi problemi e stati d’animo negativi:
1. Quello che ha fatto l’altra persona (cosa e come).
2. Quello che tu hai pensato rispetto al comportamento dell’altra persona (perché).
Chiediti dunque:
Come posso intervenire su queste due fonti?
Come posso intervenire in maniera effettivamente utile per ridurre la mia sofferenza emotiva?
Cosa posso fare rispetto al comportamento dell’altra persona?
Cosa posso fare rispetto al mio pensiero?
Quale soluzione è per me attualmente praticabile ed efficace?

Quali potrebbero essere le conseguenze di ogni possibile soluzione?

Rifletti e agisci… E buona soluzione!!!

Qual è il problema!? La vera natura dei problemi

Conosci la storiella zen dei due monaci e la ragazza?

Il problema non è quello che ti succede, ma quello che ci fai con quello che ti succede.
Sono veramente pochi gli eventi realmente traumatici, catastrofici, distruttivi. Anzi, probabilmente, anche l’evento più nefasto può essere vissuto, rivissuto, rielaborato dalla mente e dal corpo in modo da renderlo meno traumatico possibile, da viverlo come doloroso, ma senza farsene distruggere. Da lasciarlo nel passato, antico o recente che sia, per renderlo meno disturbante possibile, per lasciarlo seppellito nella propria storia, ma ormai pressoché innocuo.
Non è facile ovviamente. Non sempre. Non per tutti. Molto dipende dal tipo di evento traumatico: morte violenta di un caro, abusi fisici subiti da parte dei propri cari, grave trascuratezza emotiva, essere vittime di disastri naturali, sviluppare handicap rilevanti, solo per fare qualche esempio di grave traumaticità. Molto dipende dalle risorse di cui la persona può disporre o che può attivare: personali e affettive, sociali e ogni altra modalità o strumento utile a sostenere la persona.
Resta il principio generale che ciascuno di noi può fare qualcosa con ciò che gli è capitato. E cosa facciamo fa certamente la differenza.

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo interpreti e lo interiorizzi?

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo pensi e lo ripensi?

Il problema è l’emozione negativa che vivi (ansia, paura, preoccupazione, tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna, ecc.) o come la tratti (la neghi, la reprimi, la soffochi, la nascondi, la fai diventare malattia fisica, ecc.)?

Il problema è la frustrazione e la delusione o come continui a farle vivere dentro di te?

Il problema è il dolore per essere stato lasciato o come lo trasformi in senso di fallimento e angoscia?

Il problema è il tradimento o come lo guardi e riguardi nella tua mente alla moviola?

Il problema è la critica che ricevi o come continui a farla rimbombare dentro di te?

Il problema è il giudizio negativo su di te che ti hanno instillato fin da ragazzino o il modo in cui ci hai creduto e continui a crederci?

Il problema è l’auto-svalutazione o come la metti alla guida della tua vita?

L’EMDR è una forma di psicoterapia specializzata nel trattamento e scioglimento dei traumi: permette alla persona di desensibilizzarsi dal trauma e dalle sue conseguenze perduranti al presente aiutandola a lasciare il passato nel passato.
In generale, tutte le forme di psicoterapia aiutano a fare i conti con “la vera natura dei problemi”…

Tanzan ed Ekido erano due monaci zen che camminavano lungo una strada fangosa. Poco prima di un villaggio incontrarono una ragazza che stava cercando di attraversare la strada. Il suo kimono dorato avrebbe subito danni irreparabili bagnandosi. Tanzan, senza pensarci su, prese in braccio la ragazza e la portò dall’altra parte della strada. Poi entrambi i monaci continuarono il loro cammino. Qualche ora dopo Ekido sbottò, incapace di reggere a quello che sentiva dentro. “Perché hai portato quella ragazza? Noi monaci zen non facciamo cose di questo tipo”. Tanzan rispose: “Ho portato la ragazza qualche ora fa; tu invece la stai ancora portando”.

I nostri problemi. Tre motivi, un’unica soluzione

Siamo abituati a pensare che i nostri problemi dipendano dallo stress, dagli eventi che ci troviamo a vivere, dalle situazioni che ci capitano, dalle sfortune che incontriamo, dalle circostanze avverse di varia natura. Stress, dunque, diversamente inteso ovvero causato da severità e arroganza del capo, negligenza dei collaboratori, divergenze e liti tra fratelli, dal governo ladro e incompetente, da pressioni incalzanti del partner che chiede e vuole, vuole e pretende o atteggiamenti freddi del partner che “non mi fa le coccole come una volta”. Oppure stress da mancanza di tempo, per stare coi figli o con il partner, coi genitori o con gli amici. Oppure stress perché devo restare a casa… Del resto, ha un suo fondo di verità pensare che quello che ci capita, ad esempio, una pandemia virale, condizioni in maniera più o meno potente e massiccia quello che viviamo, la sofferenza come la gioia.

Vero è anche che molto del nostro stato d’animo e del nostro modo di reagire dipende dai nostri pensieri su ciò che ci accade. Dalle nostre interpretazioni. Dalle nostre letture e prospettive sull’evento, più o meno condizionate dalla nostra storia di vita, dalla nostra sensibilità unica, dalla nostra ferita profonda.

Al tempo stesso, e in maniera fondamentale, di fronte a pensieri negativi, emozioni dolorose, preoccupazioni e angosce, rabbia e delusione, tristezza e solitudine, è un nostro specifico atteggiamento che può mantenere e alimentare la sofferenza emotiva. Il nostro pensare continuamente e rimuginare incessantemente su ciò che è successo e su come lo abbiamo vissuto. Restare, insomma, imprigionati dalle catene dei pensieri sui pensieri che pongono il faro su o soffiano sul fuoco di preoccupazioni, sensazioni e pensieri… Ingigantendoli, rendendoli più vivi e dolorosi alla nostra consapevolezza, continuando a lasciarli qui e ora, invece che lasciarli andare, via, per sempre.

Alla fine la soluzione è sempre la stessa: ci vuole CONSAPEVOLEZZA DELLE SCELTE che stai facendo, dei motivi o scopi per cui continui a fare quello che pure ti fa stare male, del continuare a indugiare nel vortice di pensieri apparentemente sensati e finalizzati a risolvere il problema, ma che di fatto di fanno ulteriormente sprofondare nella sofferenza e nell’impotenza.
E ci vuole RESPONSABILITÀ di agire in prima persona, in modo nuovo, smettendo di aspettare soluzioni o cambiamenti dall’esterno, al limite cercare di stimolarli; confrontarsi prima di tutto su cosa noi dobbiamo pensare e fare o non dobbiamo più pensare (rimuginare, ruminare) e fare, abbandonando vecchie abitudini dannose e cominciando a sperimentare nuove azioni, nuove scelte, nuovi modi per governare la nostra sofferenza emotiva.
Se questi due elementi non sono sufficienti e la persona non riesce da sé o con le risorse personali e interpersonali a sua disposizione a fare cambiamenti effettivi e rilevanti, può essere necessario l’apprendimento di uno o più METODI, strategie e tecniche di cambiamento che possono essere apprese all’interno di un percorso terapeutico.

La flessibilità psicologica al tuo servizio. Esercizio

La flessibilità psicologica è la capacità di adattamento e azione trasformativa.
La flessibilità psicologica è fondamentale per affrontare i problemi e lo stress e per vivere una vita piena di ciò che per noi è importante.
All’interno della ACT (psicoterapia dell’accettazione e dell’impegno), la flessibilità psicologica è basata sulla mindfulness ovvero sulla capacità deliberata di essere consapevoli dell’esperienza presente con apertura, curiosità, ricettività, interesse e non giudizio. In particolare, tre sono le abilità di mindfulness della ACT. Te le presento attraverso un esercizio. Non te le spiego, ti invito a farne direttamente esperienza.

Descrivi ciò che è presente in questo momento nella tua esperienza. Descrivi ciò che percepisci attraverso ogni tuo senso. Descrivi ciò che vedi, che senti, che percepisci al tatto, che gusti e che percepisci col tuo olfatto. Descrivi senza usare giudizi. Puoi descrivere anche un’attività che stai svolgendo, anche molto semplice come prendere un caffè… Il colore della tazza, la consistenza del tavolo, la forma dei biscotti… Il suono del cucchiaino che gira lo zucchero… La sensazione della tua mano che si muove con la tazzina… L’aroma, la temperatura, il gusto… Descrivi senza usare giudizi… Descrivi la tua esperienza presente per 5 minuti almeno… Poi fermati o prosegui a tuo piacimento. Descrivi ciò che emerge alla tua esperienza… alla tua consapevolezza… Semplicemente osserva… Nota…E vai avanti… Questa è la DEFUSIONE in pratica…

Respira lentamente e profondamente. Concentrati sul torace e sull’addome. Nota come si gonfiano e si sgonfiano. Nota l’aria che entra e l’aria che esce. Dedica qualche minuto a questa respirazione lenta e profonda… Quindi sposta la tua attenzione sull’ambiente in cui ti trovi… Semplicemente, mentre noti il tuo respiro… Nota anche ciò che puoi vedere, ciò che puoi udire, ciò che percepisci al tatto, col gusto, con l’olfatto… Questa è la CONNESSIONE in pratica…

Probabilmente descrivendo la tua esperienza presente e respirandoci dentro sarai stato attraversato da diversi pensieri e diverse emozioni. Lascia semplicemente che siano… Mentre continui ad osservare… Lasciali passare… Mentre continui a notare… Pensieri ed emozioni sono semplicemente pensieri ed emozioni… Come automobili di passaggio… Come foglie lungo un torrente… Come soldati in parata… Lasciali andare e venire… Semplicemente esistono alla tua esperienza presente e tu puoi fare loro spazio… Questa è l’ACCETTAZIONE in pratica…

Fai questo esercizio senza nessuna aspettativa. Nessun risultato atteso. Semplicemente pratica questo esercizio in maniera regolare e accogli ciò che arriva…