Il risultato. Pronti… Partenza… Via…

La felicità, la serenità, la saggezza, la pace, la prosperità o qualsiasi altra forma di benessere tu voglia perseguire è il risultato di QUELLO CHE FAI CON QUELLO CHE TI ACCADE. Quello che tu fai succedere con ciò che ti è successo.
Essenziale, forse scontata al limite del banale, ma veramente fondamentale ispirazione per le nostre azioni, per i risultati che vogliamo ottenere nei diversi ambiti di vita (scuola, lavoro, coppia, famiglia, amici, tempo ricreativo, ecc.).
Per questo sono fondamentali:
– CONSAPEVOLEZZA: conoscere e riconoscere come noi funzioniamo nel mondo;
– RESPONSABILITÀ: agire in base alla consapevolezza dei nostri bisogni e desideri, delle nostre risorse e limiti, della nostra coscienza morale ed etica e quindi delle conseguenze dei nostri comportamenti sulla realtà.
Pronti… Partenza… Via… In bocca al lupo a tutti quelli che vogliono impegnarsi per riuscire a creare la propria qualità di vita…

Il viaggio e la musica

“Ahimé per coloro che non cantano mai, ma muoiono con tutta la loro musica dentro” (Oliver Wendell Holmes).
Per goderci appieno le infinite possibilità che la vita ci offre dobbiamo avventurarci fuori dalla zona di comfort. Morire senza avere intonato il proprio canto è una tragedia e la colpa è nostra, siamo noi a ridurci al silenzio. A trattenerci là dentro è la tipica debolezza moderna: il bisogno di gratificazione immediata. La comfort zone ci fa sentire bene in quel momento cosa importa quanto ci costerà!?!? Ma verrà il giorno in cui dovremo saldare il conto. E allora ci toccherà il dolore peggiore di tutti: la consapevolezza di avere sprecato la nostra vita (Phil Stutz, Barry Michels, Il metodo).

La crescita personale è un viaggio eroico, comune a tutti eppure così straordinario, che, in nome della Vita, ti chiede di incontrare paura e dolore. Solo quando incontri paura e dolore probabilmente stai vivendo veramente…

Tu che viaggio stai facendo?

I tre setacci

Un giorno una persona andò a trovare il grande filosofo Socrate e gli disse: “Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?” “Un momento”, rispose Socrate, “prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.” “I tre setacci?” “Ma sì”, continuò Socrate. “Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci”.

“Il primo setaccio è la VERITA’. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?” “No, ne ho solo sentito parlare.” “Molto bene. Quindi non sai se è la verità”.

“Continuiamo col secondo setaccio, quello della BONTA’. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?” “Ah no! Al contrario.” “Dunque”, continuò Socrate, “Vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere”.

“Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’UTILITA’. È utile che io sappia ciò che mi vorresti dire su questo mio amico?” “No, davvero.” “Allora”, concluse Socrate, “se ciò che volevi raccontarmi non è né vero né buono né utile, io preferisco non saperlo; e consiglio a te di dimenticarlo”.

… … …

Tu come stai messo coi setacci?

Alcuni giudizi sono veri: descrivono realisticamente il “comportamento” di una persona. I giudizi possono essere buoni: offrono una valutazione del “comportamento” di una persona che può favorire i suoi processi di consapevolezza, cambiamento e crescita, si tratti di comportamenti personali, relazionali o in ambito lavorativo. Inoltre, i giudizi possono essere molto utili se forniti alla persona che li può utilizzare per correggere alcuni suoi “comportamenti” e renderli più adattivi o adeguati rispetto a contesti, situazioni, relazioni.
Del resto, esistono anche gli autogiudizi, quelli che siamo soliti dare a noi stessi, magari eco di giudizi che siamo abituati da sempre e molto spesso a ricevere dall’esterno. È fondamentale che questi giudizi rivolti a se stessi siano veramente rivolti al proprio comportamento, più che alla persona che siamo, in modo da fornire indicazioni realistiche, positive e utili al cambiamento consapevole e responsabile e alla crescita personale.

Tu come stai messo coi giudizi?

Presto!!! Presto!!! Tardi!!! Tardi!!!

C’era una volta un bambino per il quale nulla era abbastanza veloce: mentre mangiava la minestra chiedeva già il budino, il sole non era ancora tramontato che voleva già vedere la luna, il primo giorno di scuola si informava sulle vacanze e a Natale già gioiva per la Pasqua. Dei libri leggeva sempre solo l’ultima pagina e poiché parlava più in fretta di quanto potesse pensare, i suoi stessi genitori lo ritenevano un vero e proprio balbuziente. Nella fretta metteva i piedi così sbadatamente uno davanti all’altro che inciampava in continuazione e naturalmente non desiderava nulla più ardentemente che diventare finalmente adulto.
Una notte venne a trovarlo in sogno un mago che gli disse: “ti faccio crescere e aggiungo anche tre desideri se in cambio mi dai 50 anni della tua vita!”. Il bambino non indugiò un momento e disse: “voglio diventare ricco e potente e poi anche famoso”. E così accadde …
E quando l’uomo ricco guardò nello specchio vide che era vecchio … E quando l’uomo potente guardò nello specchio vide che era solo … E quando l’uomo famoso guardò nello specchio, la sua fronte era solcata da rughe di preoccupazione. Allora si spaventò e chiamò sua madre e lei si avvicinò al letto e posò la mano sulla sua fronte. Il bambino si svegliò e disse lentamente e distintamente: “mi devo alzare o ho ancora tempo?”. (Favola tedesca)

Il tempo è quello che scegli (desideri, bisogni, scopi) e quello a cui scegli di rinunciare (altri desideri, altri bisogni, altri scopi)…
Banale… Quanto fondamentale consapevolezza per guidare la tua azione verso la creazione della vita che vuoi…

La pioggia e tutto il resto…

Un contadino ricevette la visita del suo Dio, si inginocchiò davanti a Lui e lo ringraziò con fervore di avergli accordato il dono della vita. “Di tutto ti sono debitore eppure avrei una lamentela: lavoro per concimare le mie terre e farvi crescere grano in abbondanza e Tu mi mandi gli uragani, la siccità, gli uccelli voraci, i topi, le piogge torrenziali, l’epidemia. Per una volta non potresti risparmiarmi tutti questi mali?”.

Il Dio decise di soddisfare la preghiera del contadino; dopo la semina nessun uragano sollevò la terra, il clima fu mite tutto l’anno, piovve solo quando servì, non si vide l’ombra di un topo né di un uccello, nessun insetto dannoso. Per colpa della mancanza di ostacoli da superare, i semi indeboliti marcirono la loro buona terra senza neanche germogliare.

Di fronte a questi ostacoli, difficoltà, ferite abbiamo due possibilità: o reagiamo adottando un atteggiamento già sperimentato, quindi applichiamo una ricetta più o meno efficace che viene dal passato, nel qual caso facciamo ricorso alle forze di ripetizione e ci comportiamo da eredi; oppure possiamo rimetterci alla coscienza e alla creatività, a tutto quello che in noi vi è di più alto e innovativo, consentendo così all’ostacolo di diventare il nostro maestro e sarà questo che ci spingerà ad inventare una soluzione inedita”.

(Alejandro Jodorowsky, Marianne Costa)

Purtroppo spesso e per molti di noi la zona di comfort e le abitudini rassicuranti sono la strada privilegiata che tendiamo a percorrere e ripercorrere. Più o meno consapevolmente e intenzionalmente. A volte è utile e necessario, altre volte sarebbe fondamentale cercare ostacoli da superare e soluzioni da inventare… Il rischio è di smettere di crescere…

Per te com’è? Quanto e quando prediligi la ripetizione con poca fatica (forse) e quanto e quando ti fai guidare dalla curiosità e dall’ignoto? Quali prezzi scegli di pagare? In nome di quale valore per la tua vita?

Il giardino

Un re si recò da un Maestro Zen per imparare il giardinaggio. Il Maestro lo istruì per tre anni.
Il re aveva un giardino grande e meraviglioso, nel quale erano impiegati molti giardinieri e qualsiasi cosa dicesse il Maestro il re la realizzava. Al termine dei tre anni, il giardino era finito e il re invitò il Maestro a visitarlo.
Il re era molto in apprensione, perchè quel Maestro era severo, inflessibile: lo avrebbe apprezzato? Avrebbe detto: “Sì, hai compreso il mio insegnamento”? Era una sorta di esame…

Venne impiegata ogni cura perché il giardino fosse compiuto, perché nulla venisse lasciato a metà. E solo allora il re fece venire il Maestro.
Ma da subito il Maestro si rattristò. Si guardò intorno, andò da un lato all’altro del giardino e il suo volto si fece sempre più serio. Il re era spaventato: non aveva mai visto il Maestro così serio: “Come mai era così cupo? Ho commesso un errore tanto grave?”. Il Maestro scuoteva continuamente la testa e diceva di no, fra sé e sé; alla fine, il re non poté trattenersi dal chiedere: “Cosa c’è che non va, Maestro? Perché non dici nulla? Come mai ti sei fatto così cupo e scuoti la testa con diniego? Questo giardino è frutto dei tuoi insegnamenti”.
E il Maestro disse: “Questo giardino è troppo rifinito, è così completo che è una cosa morta. Dove sono le foglie secche? Non vedo una sola foglia secca!”. Tutte le foglie secche erano state asportate, non c’era una sola foglia gialla sugli alberi, non una foglia caduta sui sentieri.
Il re disse: “Ho dato istruzioni ai miei giardinieri di rimuovere ogni imperfezione, affinché il giardino fosse perfetto!”.
“Per questo è così privo di vita” replicò il Maestro “perché è assolutamente artificiale, è opera dell’uomo: le cose di Dio non sono mai compiute, sono sempre incomplete.”
Fuori dal giardino erano ammucchiate tutte le foglie secche. Il Maestro corse fuori, andò a prendere un secchio di foglie secche e le sparpagliò al vento. Il vento le prese, cominciò a giocarci, le foglie rotolarono sul sentiero. Il Maestro ne fu entusiasta. Disse: “Guarda ora come è vivo, questo giardino!”. Con le foglie secche nel giardino era entrato un suono, il canto, la musica delle foglie trascinate dal vento. Ora, il giardino aveva un sussurro; prima, era morto e silenzioso come un cimitero (Parabola zen).

Com’è il tuo giardino?

Come curi il tuo giardino?

Il tuo potere

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è che siamo potenti oltre ogni limite. È la nostra luce non la nostra oscurità che più ci spaventa. Ci chiediamo: chi sono io per essere brillante, pieno di talenti e favoloso? In realtà chi sei tu per non esserlo. Tu sei un figlio di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri attorno a te. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Come siamo liberi dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.
Marianne Williamson

Come ti può ispirare questo brano?
Quale chiave ti offre per il tuo potere?
Come può spingerti ad azioni concrete per il tuo sviluppo personale?

Così è…

La vita spesso è fatta di domande a cui non hai risposte. O di risposte che non ti piacciono e sono anche molto diverse da come desideravi e ti aspettavi. E questo spesso diventa il tuo vivere di ansia, dolore, rimorsi, rimpianti, rabbia cronica, risentimento, rancore, angoscia, tristezza, depressione e solitudine. Se rimangono, anche tempo e spazio per la gioia… Quando ci riesci invece affronti la delusione, la frustrazione e la mancanza con serena accettazione di ciò che non va come vorresti o non è andata come avresti voluto. Così è la vita dice il saggio. Una vita in cui lutti, perdite, separazioni, distacchi, insuccessi, mancanze, frustrazioni e delusioni vengono a trovarti, spesso, anche se malvolentieri, assolutamente non cercati né desiderati eppure tanto reali quanto inevitabili.
A questo punto diventa fondamentale lo spostamento di attenzione
Da rimuginare sul latte versato o mai avuto ad una vita piena di progettualità, basata su tuoi scopi e valori consapevolmente scelti: cosa desideri, cosa è importante per te, cosa vorresti fosse presente nella tua esperienza quotidiana, che persona vorresti essere e che vita vorresti vivere. Il resto è agire con questa spinta e con la consapevolezza che i tuoi desideri avranno sempre uno scarto più o meno grande con la realtà.
Vorrei e posso e mi impegno a realizzarlo…
Vorrei ma non tutto posso e mi impegno ad accettarlo…

Tra stress e felicità

Come posso essere felice?
Come posso governare lo stress?

Implicitamente ciascuno di noi è guidato da queste due domande nello svolgersi della vita quotidiana e più in generale nelle scelte più o meno importanti della propria vita.

La prima domanda porta ad interrogarsi su cosa significa per noi essere felici. E ciascun singolo individuo ha la sua personalissima idea di felicità e della strada per arrivarci… Sembra scontato. Ma l’apparenza inganna. Chiediti cosa effettivamente deve essere presente nella tua vita  per sentirti felice e per vivere le esperienze che vuoi vivere. Inizia a rispondere, meglio scrivendo, a queste domande apparentemente semplici, cominciando anche a stabilire un piano di azioni concrete. Cosa vuoi (valori, scopi, obiettivi specifici) … Cosa ti serve per ottenerlo… (risorse, strategie)… Cosa devi cominciare a fare per realizzare il tuo piano (la tua prima azione)…

La seconda domanda richiede di interrogarsi sulla propria idea di stress, su cosa è stressante per te, su come stai fronteggiando le situazioni stressanti che vivi, su quali cambiamenti sono necessari per governare al meglio il tuo stress. Anche in questo caso, attento alle apparenze rispetto a cosa effettivamente è per te stressante e cosa ci puoi fare…

Implicitamente tutti noi cerchiamo di avvicinare la felicità e allontanare lo stress … Come farlo richiede ad ognuno di trovare la propria strada!!! Consapevole… E responsabile…

Il gioco della vita. Esercizio

Pensa a tante scelte di vita che hai fatto. Più o meno importanti. In diversi ambiti e ruoli oltre che in diversi momenti della tua vita. Alcune chiaramente consapevoli e proprio volute, altre più inconsapevoli, forse meno chiare per te, per i dubbi e le incertezze con cui le hai portate avanti. Certamente di alcune sei proprio soddisfatto, anche orgoglioso, altre ti hanno lasciato l’amaro in bocca, rimorsi per ciò che hai fatto, rimpianti per ciò che non hai scelto.
Capita un po’ a tutti e dobbiamo anche saper dire “è andata così” (“l’ho fatta andare così”).
Meno scontata è la capacità di stare oggi in ciò che ti suscita questa ricognizione del tuo passato, molto antico o anche recentissimo. Cosa provi e cosa pensi guardando queste tue scelte?

Nota, quindi, alcuni tratti in comune che puoi rintracciare in queste scelte.
Sono sempre il solito…
Come sempre è andata che…
Ancora una volta mi sono ritrovato a …
La morale è sempre che…
Prova a completare queste frasi (o cerca le frasi che trovi più adatte a te, per trovare un senso ricorrente in tante delle tue scelte) e vedi cosa emerge alla tua consapevolezza…

Nota, quindi, un bisogno imperioso che ti ha sempre guidato. Più o meno consapevolmente. Qualcosa del tipo: “ho lottato tutta la vita per …”. Esempi: ho lottato tutta la vita per un bisogno di amore, di essere stimato, di sfida, di successo, di senso, di essere il primo, di essere diverso da mia madre; per superare mio padre, evitare di sentirmi inferiore, sentirmi vivo, cercare di essere perfetto, cercare mio padre, consolare mia madre, rendere felici i miei genitori, controllare le esplosioni rabbiose degli altri, prendermi cura degli altri, sentirmi al sicuro, nascondere i miei difetti, proteggere le persone a cui voglio bene, evitare figuracce, ecc..

Nota che vita positiva hai costruito intorno a questo bisogno, quale valore hai seminato e raccolto sulla base di questo imperativo interno che ha guidato molte tue azioni e scelte…

Nota quali sono stati (e/o sono tuttora) gli effetti negativi di questo stile di vita. Quali prezzi hai pagato. Quali rinunce e quali autolimitazioni ti sei imposto…

Chiediti, ancora, cosa potrebbe succedere “se smettessi di organizzare il mio comportamento sempre ed esclusivamente in relazione a questo mio bisogno”: cosa proveresti, come ti sentiresti, cosa penseresti, cosa faresti…

Individua cosa oggi può veramente dare senso, direzione, significato e valore alla tua vita…

Ed inizia ad agire in modo coerente a questo nuovo “valore” che vai cercando di vivere e creare…