Scatena la catena

Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ d’ansia. Quasi ogni giorno, almeno un po’. Ansia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di paura. Quasi ogni giorno almeno un po’. Paura per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di rabbia. Quasi ogni giorno almeno un po’. Rabbia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di tristezza. Quasi ogni giorno almeno un po’. Tristezza per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di senso di colpa. Quasi ogni giorno almeno un po’. Senso di colpa per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di vergogna. Quasi ogni giorno almeno un po’. Vergogna per…
Spero di non sbagliare nel credere che altrettanto certamente la tua giornata tipo contenga un bel po’ di gioia. Spero ogni giorno, anche un bel po’, un bel po’ tanto. Gioia per…
Insomma, provare emozioni è vivere. Ogni emozione è normale nel senso che ha un senso. È parte di ciò che ci accade e di cosa proviamo rispetto a ciò che ci accade. Non ti sarà stato difficile completare quei puntini per trovare esempi quotidiani di ansia, paura, rabbia, tristezza e ogni altra emozione, dolorosa o gioiosa.
Detto questo, cos’altro voglio dire?! Che il modo in cui noi trattiamo le nostre emozioni può essere fonte di sofferenza!!! In particolare le emozioni spiacevoli. Che intuitivamente vorremmo eliminare.
Quando vogliamo eliminare le nostre emozioni dolorose finiamo per attivare, però, strategie che risultano controproducenti. Cominciamo a combattere le nostre emozioni invece che lasciare che facciano il loro corso.
È comprensibile che noi vogliamo ridurre la nostra sofferenza, ma scegliamo strade sbagliate che finiscono per alimentarla. Cominciamo a rimuginare su ciò che sta accadendo fino a gonfiare preoccupazione e senso di incertezza. Cominciamo a ruminare sui motivi delle nostre emozioni e invece che comprenderne il senso finiamo per creare una catena di emozioni dolorose, sofferenza su sofferenza. Cominciamo a sviluppare ansia per la nostra ansia, paura della nostra paura e rabbia per la nostra rabbia. Ma anche rabbia per la nostra ansia, tristezza per la nostra rabbia, senso di colpa per ciò che proviamo e vergogna perché le cose dovrebbero essere diverse e “io dovrei essere diverso da quello che sono”, “cosa c’è di sbagliato in me?”
Insomma, se cominciamo a combattere contro le  nostre emozioni cominciamo a combattere contro noi stessi. Chi vince vince, noi abbiamo comunque perso.
Le emozioni piacevoli, felici esprimono il nostro appagamento per bisogni soddisfatti. Invece, il corso naturale delle nostre emozioni di sofferenza prevede che ad ogni emozione si accompagni un bisogno insoddisfatto e un’azione utile per soddisfarlo. Questo è ciò che dobbiamo fare quindi, in modo controintuitivo:
1. riconoscere l’emozione quando arriva, darle un nome, sentirla nel corpo
2. accoglierla piuttosto che tentare di scacciarla, darle spazio, lasciarla essere, lasciarla passare
3. cercare la frustrazione che la accompagna ovvero identificare il bisogno insoddisfatto
4. riflettere il giusto
5. per attivare un’azione efficace alla soddisfazione
6. impegnandoci per cercare di ottenere ciò che vogliamo e imparando anche ad accettare ciò che non abbiamo il potere di modificare
7. impegnandoci a vivere una vita piena di senso e valore per noi, compiendo attività per noi importanti, vivendo il tempo con persone per noi importanti… Cercando esperienze per noi ricche e significative… Nonostante le emozioni dolorose che pure fanno parte della vita…
Da ultimo, ma non per importanza, mi permetto di suggerirti un’attività che potrebbe avere valore per te: leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Più in colpa

Ti senti più in colpa per i rimorsi o per i rimpianti? Ti senti più in colpa per ciò che hai fatto e sarebbe stato meglio non facessi o per ciò che non hai fatto e sarebbe stato meglio fare?
Ti senti più in colpa per ciò che NON HAI FATTO prima o per ciò che STAI FACENDO adesso?
Il primo senso di colpa riguarda i rimpianti, ciò che hai mancato di fare nel prenderti cura di te  (soddisfare certi tuoi bisogni, realizzare certi tuoi desideri) o prenderti cura degli altri.
Il secondo senso di colpa può nascere dal sentirti egoista e/o dal fare qualcosa che procura emozioni negative ad altri e/o dal trasgredire qualche aspetto della tua morale interna.
Inizia a notare se vivi queste situazioni nella tua vita e come ti senti per quello che fai e che non fai…
Il senso di colpa e i sentimenti che gli assomigliano o lo accompagnano (vergogna, angoscia, senso di inadeguatezza, senso di fallimento, ecc.) sono sentimenti che hanno un senso. Che va oltre la colpa. Sei hai fatto ciò che hai fatto o non hai fatto altre cose, evidentemente ha avuto un senso. Spesso non basta avere un desiderio per realizzarlo. Spesso quel desiderio è incatenato da nostre paure. Comprendere le paure, permette di impegnarsi per superarle. A volte ci riusciamo, altre volte no. Comunque ciò che facciamo ci permette di comprendere il nostro personalissimo equilibrio che abbiamo trovato tra desiderio e paura, tra frustrazione e soddisfazione, tra cambiamento e accettazione. Compreso questo, non ti resta che leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Cosa ti serve per affrontare la frustrazione

Quando provi ANSIA, hai paura, immagini, prevedi, temi uno scenario pericoloso, minaccioso, spiacevole, terribile, addirittura catastrofico. E soprattutto temi di non poterlo tollerare e credi di non essere in grado di affrontarlo. Credi di non avere risorse. Ti senti non equipaggiato, sprovvisto di ciò che ti potrebbe essere utile per fronteggiare ciò che temi. Ad esempio, hai paura di non superare l’esame o di essere lasciato dal partner o di perdere il posto di lavoro o di non riuscire a controllare le tue reazioni emotive. Altri esempi?
Quando provi RABBIA, stai pensando, in modo più o meno consapevole, ad una situazione di danno subito o ad un’ingiustizia vissuta. Credi che le cose dovrebbero essere diverse o avrebbero dovuto andare in un altro modo. E soprattutto temi di non poterci fare niente, ti senti impotente, incapace o privo di risorse e mezzi per rimettere a posto la situazione, riparare il danno, ristabilire giustizia e saper andare avanti. Ad esempio, qualcuno di incapace ha avuto la promozione al posto tuo, hai fatto richieste che il tuo partner ha completamente ignorato, tuo fratello è il solito cocco di mamma e tu devi guadagnarti pure l’ossigeno. I tuoi amici non ti hanno invitato al calcetto. Altri esempi?
Quando sei TRISTE, probabilmente stai facendo i conti con qualcosa che hai perso. Un’esperienza certamente spiacevole che vivi come qualcosa di terribile, devastante, annichilente, totalmente insopportabile. E soprattutto credi di essere sopraffatto da qualcosa che senti troppo pesante per te e ti senti incapace di sopravvivere emotivamente a questa esperienza. È finito tutto. Tutto è perduto. Ad esempio, ti ha lasciato il partner, è morto qualcuno di importante per te, ti hanno licenziato, un amico è andato a vivere in America. Altri esempi?
Quando ti senti IN COLPA, sei preda di pensieri ruminanti su ciò che hai fatto e sarebbe stato meglio non fare, un sentimento di colpevolezza che ti annienta come pochi altri, un senso di aver trasgredito ad una norma morale interiore che ti macchierà per sempre, in modo indelebile, imperdonabile, intollerabile, da cui non c’è via di ritorno. E soprattutto credi che il tunnel della colpa sia una via a senso unico verso un dolore che progressivamente ti mangerà da dentro. Ad esempio, hai dato uno schiaffo a tuo figlio, hai messo in cattiva luce un tuo collega, hai tradito il tuo amico, hai preferito il divano allo studio. Altri esempi?
Quando TI VERGOGNI, senti la morsa feroce e velenosa del giudizio. Quello degli altri e il tuo, quello del giudice interiore. Un giudizio che senti  spietato, lo senti in tutto il corpo, “sono inadeguato”, non all’altezza di “ciò che dovrei essere”. E soprattutto credi che la vergogna ti ucciderà, sprofondando nel più buio dei luoghi in cui nasconderti. Ad esempio, al lavoro tutti ti guardano storto da quando ti hanno visto col capo, dovevi arrivare primo e invece no, hai fatto una figuraccia con la maestra di tuo figlio. Altri esempi?
Ciò che provi quando vivi una frustrazione è normale o adeguato alla situazione. Ciò che è anormale è la tua reazione alla frustrazione: ciò che pensi, ciò che provi e ciò che fai come risposta a quella frustrazione. Quanto ci rumini considerandola più intollerabile di quanto effettivamente sia e considerandoti meno capace di affrontarla di quanto tu effettivamente sia.
È fondamentale diventare consapevole di questo sbilanciamento, interiormente vissuto, tra la grandezza di ciò che temi e la piccolezza di ciò che credi di avere per affrontare la situazione. Per ridurre la potenza devastante della paura e per aumentare la convinzione nelle risorse che hai a disposizione per governare, ridurre e superare la frustrazione.
Prova a fare una prima valutazione.
Nota, quando provi emozioni dolorose, cosa genera la sensazione di intollerabilità… Quali fatti e pensieri… Quali convinzioni automatiche… Quali credenze disfunzionali…
Nota, quando sei preda di emozioni dolorose, cosa potrebbe aiutarti per affrontare la situazione, per sostenere la frustrazione, per ottenere la soddisfazione dei tuoi bisogni, per accettare serenamente ciò che non puoi modificare.
Nota, quando provi emozioni dolorose, cosa cambia nelle tue emozioni e sensazioni quando riesci a cambiare il tuo atteggiamento e i tuoi pensieri…
Nota, quando leggi ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, cosa di meraviglioso succede in te…

All’altezza. Le due fonti del malessere odierno

Le svariate forme in cui si esprime la sofferenza emotiva possono essere ricondotte, senza pericolo di eccessiva generalizzazione, a due grandi fonti:
DOVER ESSERE ALL’ALTEZZA DI ASPETTATIVE SEMPRE PIÙ ELEVATE.
NON SENTIRSI MAI ALL’ALTEZZA DI ASPETTATIVE SEMPRE PIÙ ELEVATE.
Aspettative prima esterne e poi interiorizzate.
Prova a vedere come è per te… Prenditi tempo per ascoltarti… Per osservarti… Per riflettere e comprendere quale sia l’origine principale del tuo malessere che si esprime con ansia, stress, depressione, angoscia, rabbia cronica, sensi di colpa, vergogna, insoddisfazione cronica, ecc. E che invade le relazioni intossicandole di malsana conflittualità, delusione galoppante, aridità emotiva e spegnimento dell’intimità.
Nota quanto sei preda di aspettative elevate attraverso cui ti fai spingere a dare sempre di più…
Nota quanto sei preda di aspettative elevate che ti portano a sentirti sempre deludente verso gli altri e deluso da te stesso…
Tutti, con diversi livelli e forme di identificazione, facciamo parte di una società in cui le aspettative grandiose sono diventate la norma che ci ingabbia alla ricerca illusoria e fallimentare di un apprezzamento esterno mai soddisfacente e di un’autostima mai appagata. La delusione costante e duratura non può che esitare in sofferenza emotiva, fisica e relazionale.
Questo è ciò che ci capita. Questo è ciò che abbiamo creato. Questo è ciò che abbiamo scelto e che scegliamo quotidianamente.
Che fare? Che farci con questa consapevolezza?
Intanto capire quanto ci stiamo dentro questo funzionamento che produce ansia, stress, delusione, depressione e morte della vitalità. Quindi capire cosa dobbiamo cambiare e se vogliamo farlo. E come iniziare a farlo.
‘Alice nel paese delle miserie’ è il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Può essere un ottimo punto di partenza per cominciare a cambiare qualcosa di utile in direzione del tuo benessere.

28. Estate meravigliosa. Datti il permesso

Tutti siamo cresciuti a latte e divieti. “Questo è permesso e questo è proibito… Questo sì e questo no…”. Questa è l’eco interiore delle voci dei nostri educatori… Questo è quello che abbiamo imparato a seguire… Allora, per la tua meraviglia…
Oggi ti suggerisco:
DATTI IL PERMESSO DI SENTIRE QUELLO CHE SENTI…
DATTI LA REGOLA DI ESPRIMERLO IN MODO SANO ED UTILE…
Identifica i confini di ciò che per te è giusto e utile esprimere di quello che senti e che pensi, tenendo conto della realtà in cui vivi e di un necessario e sostenibile adattamento ad essa, tenendo conto della tua morale personale e della convivenza rispettosa con gli altri. Il resto è puro godimento… Espressione sana della tua autenticità… Oltre sensi di colpa con cui ti torturi e ti lasci torturare…
Ora è il momento giusto per ‘ricominciare’…
A cominciare dalla lettura e dalla condivisione, per cui ti ringrazio in anticipo, di ‘Alice nel paese delle miserie’. Puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

La colpa è Mia

Ti senti in colpa quando deludi qualcuno. Ti senti libero quando non deludi te stesso.
La colpa è Mia. La colpa è mia. La colpa sono io. Sono io il responsabile portatore (sano? Sano!) di emozioni, sensazioni, insoddisfazioni. Aspettative e frustrazioni. Quello che ci metti tu è di essere ciò che sei. Di agire come agisci. Potrei giudicare in molteplici modi e con infiniti aggettivi il tuo comportamento e il tuo modo di essere. Ma sarebbe utile? Forse né utile né giusto. Se la colpa è mia. Sono io che scelgo e devo scegliere. Scegliere il solito o scegliere altro. “Occorre che faccia qualcosa, mi devo mettere in discussione, devo rimettere tutto in discussione” dice Mia pensando alla pigrizia di Alessandro rispetto al pensare il loro rapporto. Che per Mia ha bisogno invece di parole, pensieri, emozioni condivise. Autenticamente. “Prima di tutto devo capire io da che parte voglio andare” dice Mia. Se restare o andare. Se restare, come? Se andare, dove? Suggerisce il lettore.
Questa è la traccia di “La colpa è Mia”, libro appena uscito del mio amico Paolo Basili, che scrive “dalla voce di una donna”… Che invito tutti ad ascoltare, a leggere.
Nella coppia portiamo noi stessi, con le nostre parti vere e le nostre maschere. Anzi nella vita. Mischiamo tutto con l’altro. E ne usciamo fuori un po’ diversi e un po’ uguali, ancora più uguali a prima. Quanto diversi? Chissà quanta autenticità? Quante maschere? Quante parti oscure illuminate e quante luci spente…
L’altro è quello che è… Il disorientamento di fronte all’altro è nostro. Le emozioni contrastanti sono nostre. I dubbi sono nostri. L’indecisione è nostra.
E il manuale della coppia comincia a scriversi…
Di fronte al desiderio posso chiedere… Ed essere veramente disposto ad accogliere ogni risposta, ascoltando le mie emozioni davanti al sì e davanti al no…
Di fronte al desiderio posso aspettarmi che l’altro lo esaudisca… E che io non mi esaurisca ad aspettare ciò che “dovrebbe” arrivare anche senza chiederlo…
Di fronte al desiderio posso pretendere che l’altro sia proprio come lo voglio, come lo voglio io. L’altro “deve”, senza se e senza ma… Ma quasi mai questo scenario ha un esito felice… Anzi togliamo il quasi!
“Dove inizio io per lui?” si chiede Mia. E quindi dove inizia lui per te? Suggerisce il lettore.
E poi la libertà!!! La libertà da cosa? La libertà per cosa? La libertà dai vincoli esterni (la malattia, il tempo inesorabile, il potere degli altri)… La libertà dalle proprie “strettoie mentali”. La libertà dalle scelte fatte da altri su noi e che abbiamo dovuto subire. Abbiamo scelto di subire. Insomma la libertà è la libertà dalle nostre scelte, prima che delle nostre scelte. Dalle nostre scelte precedenti. Da ciò che crediamo le uniche scelte a nostra disposizione. Da ciò che crediamo l’unica possibilità di scelta. La libertà è insomma inventare nuove possibilità… “Sono prigioniera delle mie scelte” dice Mia. E questa è una consapevolezza fondamentale, suggerisce il lettore. E il papà di Mia, invaso dalla demenza, ma soprattutto dalla saggezza, le dice (o a lei piacerebbe le dicesse?): “noi siamo le strade che percorriamo e le persone che incontriamo, dai genitori in poi… Le scelte che facciamo, ma a volte non sappiamo scegliere… Da una strada ci si può spostare su un’altra perché molte di queste vie prima o poi si incrociano… Questi incroci sono delle opportunità. Crediamo che la vita sia un percorso immodificabile. Non è mai così”.
Quindi sorge necessaria la curiosità. La curiosità di altro… Di un altro. Un altro da me. Un altro me! La curiosità tra eccitazione e paura…
Attraverso una coincidenza. E una poesia. Una coincidenza? Jung la chiama sincronicità. Un destino da scegliere? E il momento del coraggio… Che scema… O non arriva mai!
Perché siamo tutti irrisolti, abbiamo tutti qualcosa da risolvere… Da sempre persi nella ricerca dell’amore tra gli amori apparenti. Perdendo l’amore per se stessi. Semmai lo si è avuto, trovato, coltivato…
E poi c’è Serenella, l’amica di Mia, suo grillo parlante. Ma anche una parte di sé capace di stare sopra le righe, dentro le righe e soprattutto tra le righe, di comprendere quello che non tutti sanno cogliere. Di capire che sono le emozioni a dettare le regole… E che il controllo di sé e degli altri spesso è solo un’illusione della mente… La logica è perfetta, tutto il resto no.
Ma come può una vita regolare diventare improvvisamente così scellerata? Ecco una bella domanda per tutti noi. A cui tutti siamo chiamati a rispondere… Grazie Mia per mostarci la tua via… Una, tra le infinite possibili… Grazie Paolo!

Fuori dalla colpa, dentro la responsabilità

Molte persone arrivano in terapia con l’idea di cambiare gli altri per ridurre la propria sofferenza. Cambiare le altre persone, cambiare il mondo, cambiare l’esterno da sé. Spesso queste persone tendono a colpevolizzare gli altri per difendersi da un’autocolpevolizzazione (che sarebbe) vissuta con estrema angoscia e dolore insopportabile.
Fatte salve le situazioni di palese abuso, violenza e sopraffazione da parte di un adulto verso un bambino o un adolescente, così come altre relazioni palesemente sbilanciate in termini di dominio/sottomissione, il resto dei casi richiede una rivisitazione del vissuto di colpa/responsabilità.
È proprio difficile, un po’ per tutti noi, credere che quello che siamo oggi, quello che pensiamo, che viviamo, che facciamo sia l’esito della nostra capacità di adattamento alle condizioni di vita che abbiamo incontrato e che ancora oggi incontriamo. Credere insomma di essere responsabili delle proprie scelte. E, soprattutto, che la responsabilità sia diversa dalla colpa.
Molte persone, in modo più o meno esplicito e profondo, credono qualcosa del tipo: “meglio pensare che sia colpa degli altri e sentirsi vittime dei loro comportamenti sbagliati piuttosto che sentirsi colpevoli, inadeguati, sbagliati, non amabili, indegni”. “Meglio credersi vittime di colpe altrui che responsabili di propri errori, mancanze, difetti”. “Meglio credersi vittime di aggressione ingiusta e ingannevole che colpevoli di essere deboli, inferiori, incapaci”.
Ogni persona presenta malesseri individuali e una storia personale unica e anche molto diversa da quella di chiunque altro. Nella diversità di ogni percorso, la terapia deve aiutare la persona ad uscire da questa rappresentazione della realtà vittima/colpevole. Per lo meno a diventarne consapevole e rivisitarla con maggiore chiarezza. Per recuperare il senso e il valore della propria traiettoria evolutiva che l’ha portata ad essere oggi il frutto delle scelte antiche. Per sentirsi oggi nel pieno potere di essere responsabili del proprio modo di pensare, sentire e agire, fuori da ogni considerazione di colpa, facendo perno sul fatto che ciascuno di noi sta combattendo la propria battaglia per la felicità come persona degna e amabile… incondizionatamente…

L’orologio di Charles Baudelaire

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;
il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.
Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!
Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!
Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.
Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

In che modo questa poesia racconta di te? Qual è il tuo rapporto col tempo? Tempo, ricordati, che scorre inesorabile? Che tempo dai e che spazio al tuo piacere? Che tempo dai e che spazio alle attività che veramente rendono la tua vita, come ogni singola giornata, dal primo all’ultimo giorno, piena di piacere e degna di essere vissuta? E di cosa è fatto il tuo piacere?
Quanto riesci a portare il piacere nella tua vita? Quanto ti fai sommergere dai sensi di colpa?
Cosa stai facendo per rendere la tua vita il più possibile vicina a come la vuoi? Cosa manca alla tua vita, ora, per essere, ora, proprio come la desideri? E che devi metterci?
Tante domande… Inizia a rispondere prima che sia troppo tardi… Buon anno!!!

Va dove ti porta… Il cuore… La testa… La pancia…

A volte o spesso non facciamo quello vorremmo fare e possono essere diversi i motivi, anche in base alle situazioni, ai ruoli, alle persone coinvolte, al valore delle relazioni; te ne suggerisco qualcuno di questi motivi e aspetto i tuoi suggerimenti…

Quando non fai quello che vorresti fare è perché:

Temi di trasgredire una legge o una regola di comportamento imposta da qualche codice legislativo per cui se lo facessi finiresti nei guai…

Temi di trasgredire una norma etica generale per cui se facessi ciò che desideri profondamente fare verresti giudicato negativamente nella pubblica piazza…

Temi di trasgredire una norma sociale e convenzionale per cui se ti lasciassi guidare dai tuoi desideri verresti probabilmente escluso, emarginato o additato come riprovevole, egoista o qualcosa del genere…

Temi di trasgredire una norma morale personale per cui se facessi quello che desideri autenticamente fare ti sentiresti in colpa, brutto, sporco, cattivo…

Temi di trasgredire il tuo ideale dell’io, l’idea di come vorresti essere, per cui se ti comportassi sotto il tuo standard, ti sentiresti un fallito, sbagliato, inadeguato e meritevole di disprezzo…

Temi che, se facessi o dicessi quello che veramente pensi e vuoi, rischieresti di danneggiare o addolorare qualcuno a cui vuoi bene…

Temi che, se veramente ti comportassi e ti esprimessi secondo i tuoi bisogni e desideri più genuini, verresti abbandonato, rifiutato e perderesti quindi persone e relazioni importanti per te…

Pensa a diversi ambiti e ruoli della tua vita, pensa alle scelte che stai facendo attualmente, a quelle fatte in passato e a quelle che potresti (vorresti?) fare in futuro… E nota dove ti trovi e dove stai andando… Quanto sei guidato dalla testa… Dal cuore… Dalle viscere… Da una loro giusta integrazione… E vedi l’effetto che fa su di te questa consapevolezza… In che modo ti aiuta a regolare il tuo comportamento da ora in poi… E buona vita!!!

Per non… Rimprovero e senso di colpa

Rimprovero e senso di colpa sono i sentimenti del “per non…” Per non aver fatto e detto ciò che avrei dovuto fare e dire. Per non essere ciò che dovrei essere. Che sia da qualcun altro o da me stesso, mi sento rimproverato e in colpa quando sono “accusato di uno scarto” tra reale e ideale, tra richieste e risposte, tra doveri e azioni effettive. Colpa per aver trascurato qualcosa o qualcuno, aver curato un bisogno invece di un altro. Insomma, il sentimento doloroso del sentirsi giudicato per la propria imperfezione ovvero per non essere riuscito a fare tutto, ad occuparsi di tutto, a curare tutto, a riuscire in tutto. E tutto ciò che è diverso da “tutto” è rimproverato (o anche autorimproverato) come “niente. Una vera e propria autostrada per la sofferenza. Una vera e propria autostrada per la follia se questo è stato il contesto affettivo e interpersonale in cui è stato cresciuto un bambino.

Che farne di questa consapevolezza?

Possiamo forse dire che che non sia importante fare quello che bisogna fare, compiere il proprio dovere, assumersi le proprie responsabilità in base alle diverse età, imparare come ci si comporta e ci si deve comportare? Certo che è importante. Anzi, è fondamentale, per crescere, avere una direzione, una struttura, una serie di regole che ci tengano dentro la strada di cosa è giusto, buono, adeguato, sano. Come fondamentale è anche la giusta misura, la flessibilità, la valutazione specifica delle situazioni, l’eccezione oltre la regola. Come è importante capire cosa è veramente importante e cosa può essere tralasciato senza rimproverare o rimproverarsi.

Tu come sei messo coi rimproveri e coi sensi di colpa?

Tu come sei con gli altri? E con te stesso? E gli altri con te?

Oggi? E ieri?