A A A Cercasi felicità

I problemi che ciascuno di noi vive e che ci portano in terapia, quando la sofferenza è troppo grande e le soluzioni troppo lontane, sono sostanzialmente di tre tipi, legati a desideri e BISOGNI FONDAMENTALI che sentiamo NON APPAGATI.

AMORE. Vogliamo essere amati, protetti, curati, desiderati, sentirci al sicuro dentro relazioni calde, affettuose, stabili, prevedibili, in cui riceviamo l’amore di cui sentiamo bisogno. E ci sentiamo di appartenere, ci sentiamo parte di una coppia, di un gruppo, di una comunità, di un insieme di persone che condividono un sentimento, un interesse, un valore, una direzione, un senso.

AUTOSTIMA. Vogliamo essere apprezzati, stimati, sostenuti nel nostro valore, nelle nostre performance nei diversi ambiti di vita, quando lavoriamo, quando cantiamo, quando facciamo all’amore, quando giochiamo, quando semplicemente siamo quello che siamo.

AUTONOMIA. Vogliamo essere sostenuti nella nostra curiosità, nella nostra creatività, nella realizzazione di imprese in vari ambiti di vita. Vogliamo costruire la nostra vita come più ci sembra adatta a noi, alle nostre inclinazioni e aspirazioni, ai nostri valori e alle nostre potenzialità.

I problemi nascono proprio quando incontriamo la FRUSTRAZIONE COSTANTE e CONTINUA di questi bisogni fondamentali. Quando la realtà non si allinea ai nostri desideri. Quando ci sentiamo TRASCURATI invece che amati, DISPREZZATI invece che apprezzati, OSTACOLATI invece che sostenuti.
Inizia a notare come questo avviene nella tua vita… Quando… Dove… Con chi…
E COSA PROVI in queste circostanze, quali emozioni…
E cosa TI RITROVI A PENSARE, cosa pensi della situazione, dell’altra persona, di te stesso…
E COSA FAI TIPICAMENTE, come cerchi di affrontare queste situazioni in cui senti frustrati alcuni tuoi bisogni importanti e ti senti deluso dall’altra persona…
Iniziando ad osservare come non hai fatto finora… Già inizi a cambiare… A muoverti in modo più consapevole verso la vita che vuoi…

IRA e ORA

IRA è l’acronimo che esprime un principio di cambiamento. Tra l’Impulso e l’Azione è importante introdurre la Riflessione.
Nota quando hai dei comportamenti impulsivi e compulsivi che tendi ad adottare in modo automatico e senza pensarci troppo, a volte vere e proprie abitudini tossiche. Ad esempio, reagire in modo aggressivo, sedurre in modo compulsivo, ritirarsi di fronte ad ogni possibile esposizione sociale, dire sempre sì, trattenere la rabbia o esplodere in modo impetuoso, ecc. Sono solo esempi, cerca i tuoi comportamenti impulsivi e compulsivi…
ORA è il momento di provare a fare qualcosa di diverso. Quando ti ritrovi a fare quello che fai solitamente e non riesci a resistere all’impulso… Provaci… Prova a resistere almeno un po’… Quello che riesci e… Comincia a raccogliere informazioni utili: cosa senti nel corpo quando provi a non farlo, cosa provi emotivamente, quali pensieri ti fai, quali immagini ti passano in testa, quali bisogni emergono e desideri ad agire…
Tentare di resistere all’impulso è il primo passo del cambiamento che ti permette di riflettere e comprendere meglio te stesso, come funzioni, come governi le tue relazioni, come crei la tua sofferenza e come puoi cominciare a creare la tua qualità di vita…

Interrompere l’autosabotaggio. Esercizio

L’equilibrio, la serenità e la felicità non si raggiungono cambiando gli altri, ma cambiando se stessi. Questo è probabilmente uno dei concetti più noti e abusati nel campo delle discipline filosofiche, spirituali e psicologiche, da sempre presente in svariate forme nel pensiero umano e nella pratica concreta in direzione di una vita che “vale la pena” di essere vissuta…
In termini operativi e specifici, questa massima esprime l’obiettivo fondamentale di ogni lavoro di cambiamento e crescita personale. In particolare, da un punto di vista psicoterapeutico, posso dire che si tratta di INTERROMPERE L’AUTOSABOTAGGIO.
Per autosabotaggio intendo quando i nostri desideri e bisogni sono ostacolati da parti di noi stessi che ne impediscono la realizzazione.
La nostra mente o teatro interiore o mondo psicologico è abitato da parti che, quasi completamente a nostra insaputa, combattono per avere la meglio, per avere le redini in mano, il timone della nostra vita.
A fronte di parti sane di noi che tendono a realizzare desideri positivi nella forma di relazioni appaganti, realizzazioni personali, esplorazione del mondo, creatività e curiosità, esistono altre parti di noi che sono all’opposizione delle prime. Tendono ad ostacolare, a mettere i bastoni tra le ruote, a svalutare ogni nostro sano proponimento, a boicottare ogni possibile successo, a rimarcare ogni fallimento, a creare continua tensione e insoddisfazione interiore, a colpevolizzarci quando vogliamo essere felici.
La psicoterapia opera per riscrivere questi dialoghi interiori, per vitalizzare le parti sane e desideranti e per ridurre l’impatto delle parti autodistruttive.
Ti suggerisco allora una breve attivazione per iniziare a conoscere i tuoi (eventuali?) autosabotaggi…
Prendi consapevolezza di un tuo desiderio o bisogno… Ora… Qualcosa che vorresti ottenere, realizzare, raggiungere, creare…
Nota cosa ti dici rispetto a questo desiderio… Nota quanto ti attivi, incoraggi, sostieni, stimoli…
E nota quanto invece ti poni dei limiti, quanto sopprimi il tuo slancio all’azione, quanto tendi a spegnere il tuo spirito vitale…
È un dialogo interiore sempre o spesso presente dentro di te… Tra la parte desiderante e quella inibente…
Per il momento nota solo questa lotta… Continua ad approfondire la conoscenza di questo teatro interiore che così tanto condiziona il tuo comportamento concreto reale e la tua soddisfazione e insoddisfazione…
Continua ad osservare fino a quando sorge una spinta ad agire… Forse non cambia niente… O forse inizi a prendere decisioni che non hai mai preso prima…

“Facciamo che io ero…”. Un gioco per tutte le stagioni

Facciamo un gioco… Un gioco per l’estate… E per ogni stagione della tua vita…

Pensa a 3 relazioni importanti della tua vita attuale. Famiglia (partner, genitori, figli, fratelli, nonni, altri). Lavoro (capo, collaboratore, collega, ecc.). Amici e conoscenti. O altro…

Ora prendile una alla volta e…
Focalizza l’attenzione sull’altra persona. Pensa ad una situazione recente o tipica con questa persona. Cosa dice e cosa fa. Come lo dice e come lo fa. Che tono di voce o che movimenti usa. Che espressione facciale o che sguardo ha. Che atteggiamento assume. Che pensieri e valori esprime questa persona e che emozioni prova (secondo te), nella situazione specifica a cui stai pensando o solitamente. Dedica un po’ di tempo e attenzione a conoscere ancora meglio questa persona…

Ora entra in scena tu… E osservati dall’esterno… Fai un passo indietro da te e osserva come tu ti poni verso questa persona… Cosa dici e come lo dici, cosa fai e come lo fai, che atteggiamento adotti, con tutto il tuo corpo, cosa stai mostrando e cosa stai nascondendo… CHE RUOLO ASSUMI…
Al di là del ruolo “formalmente riconosciuto” (sei un genitore, sei un figlio, sei un partner, sei un collega, sei un amico, sei un cliente, ecc.) nota con attenzione acuta che RUOLO RELAZIONALE stai assumendo… nella specifica situazione o tipicamente con questa persona… O addirittura tipicamente come sei solito fare un po’ con tutti… Ti faccio qualche esempio o suggerimento e ti invito soprattutto a trovare proprio i nomi e i nomignoli più adatti a quello che fai: ti poni come Vittima inconsolabile … Giudice critico… Bambino vulnerabile… Tiranno feroce… Folle scatenato… Superman… Supermamma… Eroe sacrificale… Adolescente ribelle… Adulto superrazionale… Vulcano di emozioni… Sfigato infinito… Protettivo ad oltranza… Perfezionista equilibrista… Bonaccione apripista… Rompiscatole senza tregua… Eterno fanciullo… Insoddisfatto cronico… Sottomesso indefesso… Fesso fino all’osso… Scemo, ma mai falso… Compiacente inguaribile… Corretto fino alla morte… E via così… Ruoli, nomi, nomignoli e tutti gli aggettivi che qualificano chi sei, che fai e come lo fai…
Insomma trovati o intuisci o scopri CHI SEI QUANDO SEI CON GLI ALTRI … Chi sei e come ti presenti…

Nota l’effetto che ottieni comportandoti come ti stai comportando da quella posizione o ruolo relazionale…
Nota l’effetto che fa ora che hai osservato e compreso…
Nota cosa provi e cosa pensi ora che hai focalizzato l’attenzione sul tuo ruolo relazionale… Specifico o tipico… Tipico di una relazione o generalizzato un po’ con tutti…
Nota quanto ti diverti o se invece vorresti smettere… Puoi sempre dirti basta… Davvero.
Nota la scelta che fai, più o meno consapevole…
Nota quanto ti senti costretto a svolgere quel ruolo… E quanta flessibilità e cambiamento puoi iniziare a realizzare… Quali scelte nuove senti a tua disposizione… E quando vuoi iniziare a giocare un altro ruolo… Forse più vicino ai tuoi bisogni autentici invece che mosso dai bisogni di quello che hai imparato ad essere nell’arco della tua vita… Hai sempre la possibilità di dire “basta… Davvero… Basta davvero!!!!”

Pensa ora ad altre 3 relazioni importanti della tua vita attuale… E ricomincia a giocare… Certo se poi lo fai in gruppo allora il divertimento è moltiplicato…

La tua mappa del mondo

Tu vai in giro per il mondo cercando sostanzialmente di soddisfare i tuoi BISOGNI, ad esempio cerchi un ristorante o un caldo abbraccio; di realizzare DESIDERI, ad esempio vai allo stadio nella speranza di veder vincere la tua squadra del cuore e salutare il capitano o incontri gli amici con l’entusiasmo del bambino; di raggiungere SCOPI, come acquistare una casa e creare un’équipe di lavoro affiatata e appassionante. Bisogni, desideri e scopi possono riguardare, come dicono gli esempi, aspetti materiali o l’area affettiva e interpersonale. Soprattutto nelle relazioni, vorresti che le persone fossero proprio disposte ad offrirti quello che tu chiedi loro. Purtroppo non sempre le cose vanno così: lo sappiamo bene che una certa quota di frustrazione e delusione viene servita col caffè alla mattina, non sempre il mondo e le persone sono come tu le vorresti.
Del resto, può accadere che, per motivi che appartengono alla tua storia di vita e che non riguardano affatto una tua volontà consapevole e tanto meno colpevole, tu abbia sviluppato la capacità di andarti a mettere nei guai ovvero riesci a cogliere negli scambi con gli altri quei segnali e quelle informazioni che sembrano replicare tante volte alcune “situazioni sensibili” per cui soffri da tempo. È la tua ferita che è pronta a innescarsi ogni giorno per eventi apparentemente banali.
L’ennesima replica del tuo dolore antico. Uno schema che si ripete. Ad esempio, desideri essere accettato e tendi a cogliere negli altri sempre segnali di rifiuto; hai bisogno di essere apprezzato e invece trovi solo critiche e giudizi negativi nei tuoi confronti; hai bisogno di sostegno e incontri solo persone disinteressate; cerchi rispetto e finisci quasi sempre per sentirti deriso.
Questi schemi interpersonali, che vivono e proliferano in te, sono vere e proprie mappe interiori che ti forniscono anche una guida per agire: una serie di procedure per ottenere ciò che vuoi ed una serie di altre strategie per reagire di fronte all’eventuale frustrazione. Ad esempio, cerchi di comportarti “bene” per essere apprezzato, cerchi di “sforzarti” a comportarti “perfettamente” se hai ricevuto una critica feroce al posto di un giudizio benevolo, per evitare di sentirti umiliato. Hai bisogno di sostegno e chiedi aiuto, se questo non arriva “ti ammali” per urlare forte il tuo bisogno e ottenere la vicinanza desiderata ma non ancora ricevuta, e per non sentirti solo. Desideri essere rispettato e cerchi di non arrecare disturbo mantenendo un atteggiamento schivo, ma comunque ti senti attaccato dall’altro, allora per sentirti protetto dal giudizio altrui mantieni un atteggiamento ancora più chiuso e di sospettosa diffidenza.
In terapia, in particolare nella terapia metacognitiva interpersonale (“Corpo, immaginazione e cambiamento” è un libro di riferimento di Dimaggio e colleghi), si lavora su queste mappe, per comprendere come ti fanno soffrire, come tendono a consolidarsi nel tempo e a mantenersi sempre uguali, come possono essere “riscritte” per darti un orientamento più utile a realizzare i tuoi bisogni e desideri nei rapporti interpersonali.

Gabbie

Spesso CI INGABBIAMO in AUTODEFINIZIONI che descrivono UN’IMMAGINE LIMITATA di chi siamo e di come ci sentiamo. Soprattutto finiscono per essere PROFEZIE CHE SI AUTO-AVVERANO in quanto “agiamo in base a come ci percepiamo” e gli esiti conseguenti sono una conferma della nostra immagine interiore. Ad esempio, se ti senti VITTIMA tenderai a comportarti in modo da favorire la conferma di questa sensazione o immagine interna. Se ti senti GRANDIOSO e SPECIALE tenderai a leggere le situazioni ed impostare le relazioni nella direzione di esprimere questa tua grandiosa unicità con gli annessi e connessi che ti arrivano dalla realtà interpersonale. Oppure c’è che si sente SFORTUNATO e non riesce a far altro che ritrovarsi e ricacciarsi in situazioni sfortunate. Chi invece si sente VULNERABILE difficilmente affronterà con forza e coraggio gli eventi di vita. Chi si sente SEMPRE SOTTO GIUDIZIO tenderà ad evitare di incontrare persone e situazioni da cui si sente messo sotto la spietata lente di ingrandimento. Chi si sente CATTIVO quasi sicuramente finirà per fare qualcosa che gli confermerà il suo senso di colpa e indegnità. Quanti altri esempi conosci di questo modo di costruirsi da soli la gabbia alle proprie potenzialità di pensiero e azione?

Una grande parte del lavoro di cambiamento profondo in psicoterapia riguarda proprio acquisire consapevolezza di queste immagini interiori di sé, ciascuna persona ha la sua, per come guidano i rapporti interpersonali ed esitano in situazioni fonte di benessere o di stress. Al tempo stesso, una parte del lavoro di cambiamento, da integrare col primo, può essere quello di invitare la persona a RIVISITARE QUESTE IMMAGINI INTERNE attraverso una SFIDA CONCRETA a quanto da esse previsto nella realtà effettiva. Il cambiamento parte dalla capacità di superare questa visione rigida e limitata di sé, di “tradire” la propria immagine interna negativa e darsi almeno un’altra possibilità. Ad esempio:

  • se è vero che (ammesso e non concesso che…) sei sfortunato, puoi comunque cominciare ad agire per cercare di realizzare i tuoi obiettivi;
  • se è vero che sei vulnerabile, è anche vero che hai sufficiente forza e ce la puoi fare in certe circostanze;
  • se è vero che sei vittima di tutto e di tutti, comunque puoi anche impegnarti nelle relazioni e farti rispettare;
  • se è vero che nella vita non bisogna fidarsi, qualche volta prova a fidarti;
  • se è vero che sei proprio una persona eccellente, è anche vero che in certi casi devi riconoscere i tuoi limiti come tutti;
  • se è vero che le persone non aspettano altro che giudicare gli altri, spesso in modo sprezzante, è anche vero che tu puoi sempre agire nella direzione dei tuoi obiettivi e valori anche se non incontri necessariamente l’approvazione su tutto e di tutti.

Un qualcosa di simile può avvenire se cominciamo a cambiare, nella realtà concreta di nuovi comportamenti che ci concediamo, i “DEVO/NON DEVO” in “POSSO ANCHE”. Ad esempio:

  • da “devo sempre vincere” a “posso anche perdere”
  • da “devo essere sempre il primo” a “posso anche non farcela”
  • da “devo essere sempre perfetto” a “posso anche essere abbastanza soddisfatto”
  • da “devo sempre essere impeccabile” a “posso anche avere una macchia…”
  • da “devo sempre essere forte” a “posso anche cedere alla mia stanchezza o debolezza”
  • da “devo sempre dare il massimo” a “posso anche prendermela con comodo”
  • … …

L’implicito di questa “sfida reale”, oltre ogni aspettativa interna più o meno fantasiosa o missione impossibile, è che PUOI ACCEDERE A MOLTEPLICI POSSIBILITÀ CHE FIN DA PICCOLO HAI IMPARATO A CREDERE NON FOSSERO PER TE DISPONIBILI e che oggi, concretamente, puoi verificare essere per te POSSIBILITÀ CONCRETE E PRATICABILI.

Comincia, dunque, ad agire e vedi cosa succede. Comunque otterrai informazioni utili per comprendere e modulare la tua azione successiva.

È differente dire (o sentirsi internamente) “sono sfortunato” dal dire “sono stato sfortunato in questa occasione”. È differente dire “sono e sarò sempre sfortunato” dal dire “sono stato sfortunato e anche no”.

Il cambiamento è andare oltre quello che è sempre stato, oltre quello che siamo sempre stati, oltre una percezione generale e generalizzata di sé; per accedere invece a nuove possibilità nella specificità delle diverse situazioni.

Non è tutto già scritto!!!

Perché si chiamano problemi di testa? Perché la maggior parte dei problemi originano nella nostra testa. “Non tecnicamente” parliamo di masturbazioni mentali che invece di piacere procurano dolore.
Chi più chi meno, siamo abituati a vivere le situazioni interpersonali come fossero già scritte in anticipo. Per come siamo cresciuti, per come i nostri genitori ed educatori rispondevano ai nostri desideri, alle nostre intenzioni e alle nostre iniziative, crediamo che si ripeterà quello che abbiamo sperimentato nella nostra casa delle origini e in generale nella nostra infanzia. Abbiamo imparato come funzionano le cose e le persone e crediamo che funzionino sempre allo stesso modo. Tendiamo a prevedere che quando noi agiremo in un certo modo, gli altri risponderanno in un altro modo specifico. Tutto uguale a sempre. Tutto previsto. Tutto già scritto. Il solito finale per noi negativo perché finiamo per vivere la stessa paura e lo stesso dolore di allora, la stessa vergogna e umiliazione, la stessa rabbia e impotenza, ci sentiamo tristi, soli e incompresi proprio come allora, proprio come abbiamo imparato tempo fa…
Esempi. Se quando stavo male, spaventato o addolorato, mia madre restava depressa e chiusa nel suo letto… Ho imparato che per me non c’è aiuto disponibile né cure amorevoli. Magari cominciando a pensare di me che sono “cattivo” e “non degno di essere amato”.
Se quando portavo il mio entusiasmo a papà per come giocavo a tennis, lui rispondeva con freddo disprezzo o disinteresse … Ho imparato che è meglio evitare progetti ambiziosi, meglio evitare sfide e competizione o è meglio cercare di essere “più che perfetto”, anche perché ho cominciato a credere di me di “non avere alcun valore” come persona né particolari abilità.
Se a scuola cercavo di chiedere quello che non avevo capito e l’insegnante mi sbeffeggiava davanti a tutti… Ho imparato che sono “debole e incapace” e che è meglio non chiedere aiuto né mostrare la propria fragilità.
Questi sono solo alcuni esempi che evidenziano il meccanismo per cui impariamo a credere vera la realtà vissuta e interiorizzata che poi ci fa leggere la realtà attuale come se fosse proprio corrispondente alla nostra realtà interiore.
In psicoterapia, la persona cerca di mettere mano a queste masturbazioni cerebrali e ritrovare il “gusto della vita”, dell’incontro con l’altro “non più contaminato” dalla ferita antica e dalle immagini di sé negative (non degno di amore e stima, colpevole, vulnerabile, impotente, difettoso, incapace, ecc. ) e dalle immagini dell’altro pericoloso, giudicante, dominante, umiliante, freddo, distaccato, non interessato, ecc.. In particolare, la persona capisce con la testa, comprende emotivamente, sperimenta nel corpo e attraverso il comportamento concreto che: non necessariamente le cose vanno come sono sempre andate in passato né tutto è già stabilito e destinato a ripetersi; inoltre, comprende che le esperienze personali non sono sempre state negative e dolorose ed è possibile ricordare momenti della propria vita in cui le situazioni erano più favorevoli e positive, con esperienze di “successo” accanto ad esperienze infelici; verifica che quello che succede solo in parte dipende dalle cose come sono e molto dalle cose come le percepiamo in base ai nostri filtri interiori di origine infantile.

Infine, realizza che se è “vero” che non possiamo controllare né cambiare gli altri, è altrettanto “vero” che abbiamo il pieno potere di diventare consapevoli del nostro mondo interiore e di come influenza il nostro agire e quindi abbiamo anche il pieno potere di influenzare in maniera responsabile ed efficace la nostra realtà, il nostro comportamento, i risultati che otteniamo, le esperienze che viviamo.

Identikit della ferita per vivere relazioni più soddisfacenti

Cerca come è fatta la tua ferita e come sei fatto tu in base alle tue esperienze, ai tuoi pensieri e aspettative, ai tuoi comportamenti ed emozioni, ai tuoi bisogni e desideri.

Ecco una traccia per cercare e “ritrovare” cosa ti riguarda:

  • Esperienze drammatiche, dolorose o traumatiche vissute nell’infanzia, spesso ripetute: abbandoni, perdite, separazioni; abusi, violenza, sopraffazione, maltrattamento; tradimenti, manipolazioni, inganni; colpevolizzazioni, rimproveri eccessivi, critiche feroci, umiliazioni; freddezza emotiva, distacco, scarsa cura; iper-protezione, invischiamento, invadenza; mancanza di sostegno, guida e riferimenti.
  • Attuali timori o preoccupazioni principali: timore di essere lasciati; di essere fregati; di essere giudicati; timore di fallire, di essere inadeguati, di essere smascherati e svergognati; timore di non farcela da soli; timore di dover seguire quanto chiesto dagli altri, dalle regole, dalla realtà; timore di essere esclusi, di rimanere soli ed emarginati; timore di non ricevere abbastanza sostegno, calore e affetto, timore di restare delusi e incompresi; timore di risultare indesiderabili; timore di non raggiungere la perfezione; timore che possa succederci qualcosa di brutto o di grave; timore di deludere gli altri e di entrare in conflitto; timore di essere egoista e menefreghista; timore di perdere il controllo della propria rabbia e delle proprie emozioni in generale.
  • Aspettative nefaste sulle relazioni: “prima o poi” resterò solo e abbandonato; gli altri mi tradiranno, mi faranno del male, si approfitteranno di me; scopriranno quanto poco valgo, quanto poco merito e quale mostro colpevole si annida in me; prima o poi gli altri mi deludono; gli altri mi dominano, pretendono e mi obbligano a fare ciò che loro va bene anche se a me non piace; prima o poi gli altri si accorgeranno della mia inferiorità o della mia pesantezza e noiosità o della mia diversità da tutti gli altri o di chi sono veramente; prima o poi gli altri si stuferanno di me; prima o poi me la dovrò cavare da solo; prima o poi succederà qualcosa di brutto e pericoloso; gli altri mi vorranno costringere a fare ciò che mi chiedono; prima o poi fallirò, la mia incompetenza e il mio scarso valore verranno a galla.
  • Tendenza comportamentale ripetitiva che finisce per confermare il dolore della ferita (profezia che si auto-avvera): tendo a cercare una vicinanza spesso asfissiante per l’altro; tendo a non fidarmi, a chiudermi nei rapporti, a stare in guardia, a mettere continuamente le persone alla prova della mia fiducia; tendo ad essere insicuro in ogni cosa che faccio, a chiedere continue rassicurazioni sulla bontà della mia prestazione; tendo ad essere perfezionista, a non rilassarmi mai, ad inseguire traguardi eccessivamente ambiziosi e a non accontentarmi mai; tendo a controllare tutto e tutti; tendo ad essere severo e svalutante con gli altri e prima con me stesso; tendo ad appoggiarmi agli altri per ogni mia decisione; tendo a cercare l’approvazione degli altri per ogni cosa che faccio, che penso, che dico; tendo a spalmarmi sui voleri degli altri e trascuro i miei bisogni; tendo a guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto e non sono mai soddisfatto; tendo a compiacere e covo rabbia; tendo ad essere esigente con gli altri ed indulgente con me stesso; tendo a cercare persone instabili o ambivalenti o scarsamente desiderose di impegnarsi in relazioni serie; tendo a fare le cose a modo mio e a volere che gli altri si adattino a me; tendo ad essere distaccato e freddo nei rapporti; a volere tutto e subito e non sopporto le frustrazioni; tendo a sminuire; a soffocare l’altro fino a portarlo a decidere di lasciarmi; ad essere diffidente, chiuso, ostile, burbero; ad evitare i rapporti sociali e di fare nuove conoscenze; tendo a mostrarmi insicuro, bisognoso degli altri, di continue rassicurazioni su quello che ho fatto o che potrei fare; tendo a tenere sotto controllo ogni cosa che faccio e ogni persona che incontro; tendo ad evitare molteplici attività “normali” per paura che siano fonte di pericolo, malattia, morte, che potrei impazzire o andare in rovina.

Una volta che hai identificato le “caratteristiche salienti della tua ferita” che ti portano ad essere particolarmente sensibile a certe vicissitudini relazionali e ad impostare i rapporti affettivi sempre allo stesso modo doloroso, impegnati a:

  • cogliere i tuoi sentimenti e le emozioni più importanti che provi nelle tue relazioni significative;
  • identificare i tuoi pensieri rispetto alle relazioni quotidiane;
  • far emergere i bisogni che hai oggi quando ti ritrovi in certe specifiche relazioni, affettive o anche lavorative;
  • individuare i comportamenti utili per soddisfare i tuoi bisogni, allontanare gli stati emotivi negativi e favorire emozioni positive e relazioni soddisfacenti;
  • cominciare ad agire in base a questa consapevolezza emergente in modo da staccarti progressivamente dalla ripetizione della ferita e avvicinarti gradualmente a vivere le relazioni in modo più sano, leggero, libero e pieno di piacere…

Copione e nuove possibilità

Sei nella RIPETIZIONE STERILE e DANNOSA che origina dalla ferita infantile quando:
vuoi CONTROLLARE tutto e tutti, te stesso e gli altri, la realtà esterna e quella interiore
Reagisci AUTOMATICAMENTE e IMPULSIVAMENTE ad ogni situazione ripetendo ogni volta i soliti schemi
Non ti appaghi col “sufficientemente buono” e nemmeno con “l’eccellente”, hai bisogno di essere perfetto e di CERCARE la PERFEZIONE negli altri e nelle cose… E per questo resti sempre deluso, frustrato, insoddisfatto, mai veramente nel piacere e nel godimento
Cerchi di MANIPOLARE gli altri per ottenere quello che non riesci a chiedere direttamente
EVITI situazioni che sono fonte di dolore e conflitto impedendoti anche di raggiungere ciò che ti piace
Ti SOTTOMETTI, tendi a compiacere l’altro e scendi a compromessi insoddisfacenti pur di conservare una sensazione di amore e approvazione
Ti appoggi e DIPENDI dall’altro perché hai paura o incapacità ad esprimere cosa senti pensi e vuoi
PRETENDI dall’altro che ti dia tutto quello di cui hai bisogno e tendi ad obbligarlo invece che a chiedere. La tua richiesta non prevede un no.

Queste diverse modalità, e chissà quante altre ancora, ancora più patologiche, finiscono per essere una MANCANZA di RISPETTO verso TE STESSO prima che verso gli ALTRI. Tendi ad impostare le relazioni, più o meno consapevolmente, intorno a MASCHERAMENTI e “FALSA” espressione di te stesso.
In terapia, puoi imparare a CONOSCERE queste tue modalità per come agiscono nella tua realtà quotidiana, nei vari ambiti di vita e nelle relazioni. Conoscere per COMPRENDERE i bisogni che quei meccanismi ripetitivi cercano di soddisfare. Comprendere per TROVARE modi più sani, utili e adeguati alla situazione presente invece che ripetere il solito copione drammatico, doloroso, disfunzionale. Trovare per SPERIMENTARE concretamente queste nuove azioni possibili. Sperimentare per COSTRUIRTI un nuovo repertorio di comportamenti e abitudini efficaci.

Attraverso la ferita

Maria si rende conto che ha enormi difficoltà a farsi rispettare, un po’ da tutti e in diversi ambiti della sua vita. A scuola è sempre stata timida e un po’ imbranata, sentendosi inadeguata e tendendo ad evitare le relazioni interpersonali oppure a coltivarne poche e assolutamente “fidate”, con l’idea, più o meno realistica, di non voler correre alcun rischio di essere criticata o smascherata nelle sue avvertite debolezze. È riuscita comunque a finire gli studi in modo brillante e ha trovato lavoro come amministrativa presso una piccola azienda. Ha sempre avuto poche amicizie e nessun fidanzato. Fino a quando, intorno ai 25 anni, ha trovato un uomo da cui si sente amata e rispettata. “Si sentiva” almeno, fino a quando, con due figli che stanno crescendo, alcune loro divergenze su come impostare l’educazione hanno fatto emergere conflittualità di coppia da sempre sopite (anche il marito aveva bisogno di una donna mite e docile come lei…) e che ora stanno prendendo la forma di liti continue in cui quel rispetto e stima reciproci stanno svanendo e anche la storia d’amore prende altre connotazioni. Gli stessi figli, pur piccoli, stanno imparando a “mettere i piedi sopra la madre…”. Anche sul lavoro Maria non sempre riesce a nascondere la sua “vulnerabilità”: si sente sempre sotto pressione e si lascia sottomettere, dice sempre sì, non riesce a scrollarsi di dosso compiti che indebitamente le vengono affibbiati.

Arriva in terapia presentando una psoriasi e umore depresso. L’esplorazione delle problematiche nelle relazioni attuali la riporta ai suoi “apprendimenti precoci” quando una madre depressa e remissiva le ha trasmesso “l’arte di non farsi rispettare”, da tutti. E un padre evidentemente autoritario prima con la moglie e poi con i figli (il fratello maggiore di Maria è militare di carriera…) ha coltivato il suo sentimento di inadeguatezza e insicurezza.

Maria ha cominciato a riconoscere il senso delle sue scelte precoci: i bisogni frustrati di bambina mai veramente vista e ascoltata, con motivi diversi da nessuno dei due genitori; la necessità, avvertita come unica scelta a sua disposizione, di “fare la brava”, mantenere il controllo ed evitare conflitti.

La terapia le è servita innanzitutto per riprendere contatto con la sua “bambina sola”, non riconosciuta, amata “condizionatamente”. E per rivisitare alcuni aspetti del suo rapporto coi genitori, in particolare si sta liberando di alcuni sensi di colpa che oggi ritiene improponibili da portarsi ancora addosso. Quindi le sta servendo come “palestra” per sperimentare alcune abilità relazionali: sta imparando a riconoscere i suoi bisogni e a chiedere per essi; sta imparando a riconoscere la propria stanchezza e a dire no quando sente di non farcela; sta imparando a prendersi del tempo solo per sé, senza necessariamente dover stare appresso ai bisogni del marito e dei figli. Mentre è ben contenta di queste nuove possibilità che si sta concedendo, sta anche facendo i conti con le reazioni degli altri (a casa e al lavoro), non sempre favorevoli al suo cambiamento. Lavori in corso…

Anche se le persone che arrivano a chiedere un aiuto terapeutico manifestano la loro sofferenza portando diversi sintomi psichici e somatici, portano sempre anche e comunque la loro ferita, il loro “bambino addolorato, spaventato, arrabbiato, solo”, i loro schemi precoci attraverso cui hanno imparato a “vivere” e da un certo momento in poi a “soffrire”.

La ferita si esprime attraverso “abitudini radicate” o “schemi persistenti” che governano il nostro pensare, sentire, agire. E il modo in cui incontriamo le altre persone e viviamo i rapporti interpersonali.

Il cambiamento e l’evoluzione personale, attraverso la psicoterapia, prevedono diverse fasi che si intrecciano l’una con l’altra in modo integrato.

  1. Riconoscere la ferita osservandola come si manifesta nel quotidiano, nella ripetizione di scelte e relazioni fonti di sofferenza, frustrazione, delusione.
  2. Comprendere le origini della ferita, nelle relazioni primarie e nelle precoci esperienze di vita, come abbia cominciato ad orientare il proprio comportamento fin dalla più tenera età.
  3. Rivisitare la ferita, in particolare legittimando i bisogni frustrati che esprime e cercando modalità per realizzarli, alternative a quelle patologiche scelte e ripetute negli anni.
  4. Sperimentare queste nuove modalità, in modo da risultare un’esperienza emotiva e relazionale nuova e sostenibile per la persona, tra conquiste e benefici perduti (prezzo da pagare, aspetti a cui rinunciare). Confrontandosi con la paura di fare qualcosa di nuovo e di lasciare il vecchio, ma anche con l’enorme aumento di benessere e felicità che questo nuovo scenario rende possibile
  5. Consolidare le nuove modalità in modo creativo, adatto alle risorse e alle possibilità individuali.