Quando la ripetizione non giova affatto

Quando riconosci di funzionare in base ad uno schema che si ripete, quando ti rendi conto che nelle tue relazioni tendi a recitare sempre lo stesso copione, quando ti ritrovi spesso nel solito ruolo, ad esempio tendi ad essere spesso, sempre o quasi sempre compiacente, sottomesso, lamentoso, prepotente, vittima, aggressivo, eccessivamente generoso, votato al sacrificio, ecc… Quando ti trovi incastrato in abitudini dannose che vorresti, ma non riesci a cambiare… Allora puoi prendere due strade che ti possono aiutare a comprendere il significato di queste tue modalità ripetitive ed eventualmente a modificare certe tue azioni al fine di stare meglio con te stesso e con gli altri.
1. Puoi chiederti: quando ho imparato a fare quello che faccio in modo ripetitivo e automatico? A cosa mi è servito? A cosa mi serve continuare a ripeterlo oggi nonostante io mi renda conto degli effetti negativi di questa mia ripetitività? Cosa ottengo continuando ad agire in base a questo schema o copione? Ovviamente devi anche risponderti, devi cercare di cogliere il senso di queste tue abitudini disfunzionali, soprattutto nelle relazioni. La consapevolezza che puoi raggiungere può essere enorme ed utile a farti agire con responsabilità cercando un cambiamento.
2. Puoi provare a non farlo…puoi provare a non fare quello che fai o faresti in automatico e vedere cosa succede, dentro di te (cosa provi e pensi) e fuori di te, come reagiscono gli altri e tu a tua volta… Quando sei consapevole che lo stai riproponendo impegnati a bloccarti, a trattenerti, a fermarti, cercando di adottare un altro comportamento… E vedi l’effetto che fa. Anche con questa seconda strategia potrai raggiungere un livello utile di consapevolezza di te e conoscenza del tuo modo di funzionare nelle relazioni. E questo ti potrà aiutare… A continuare a fare quello che hai sempre fatto oppure ad iniziare nuovi modi di agire e pensare.

Esistono infiniti modi per stare al mondo

Il “bambino ferito” è una metafora per significare come ci portiamo appresso i dolori e i traumi dell’infanzia. Ma non è solo una metafora perché la ferita esiste veramente, nel corpo e nella mente, sotto forma di dolori fisici che ci portiamo “addosso impressi nel corpo” e dolori psicologici che tendiamo a “rivivere” in diverse situazioni della vita attuale.

La ferita esprime una verità. Ma non una verità vera, semplicemente una verità in cui crediamo. Perché così abbiamo imparato a credere da bambini. Quello che è accaduto quando eravamo piccoli lo abbiamo interpretato con la nostra “rudimentale mente infantile” che ci ha portato a sviluppare idee, credenze, convinzioni, rappresentazioni della realtà che in qualche modo ne sono un’espressione distorta o perlomeno limitata o parziale. Comunque, questa mappa della realtà, in buona parte inconsapevole, ha cominciato a guidarci da allora e fino ad oggi quando ancora continuiamo a credere, ad esempio:

  • di essere colpevoli della separazione dei nostri genitori
  • di non aver aiutato mamma abbastanza a tirarsi su dalla sua depressione
  • se papà mi ha sempre picchiato è perché io sono cattivo
  • c’è qualcosa in me che non va
  • solo se ti fai vedere forte le persone ti rispettano
  • prima o poi gli altri scopriranno che non valgo veramente come persona
  • la felicità dei miei genitori dipende da me
  • solo accontentando gli altri puoi trovarti bene
  • nella vita i maschi hanno un posto e le femmine hanno un altro posto, così sono sempre state le cose e non ci si può fare niente
  • sono troppo debole per essere stimato dagli altri
  • solo io posso “salvare” mamma
  • per essere apprezzato devi mascherare quello che provi
  • prima o poi fallirò come tutti i maschi di famiglia
  • alla fine resterò solo e abbandonato a me stesso
  • se mi comporto bene mi vorranno bene
  • merito di essere trattato in modo speciale
  • merito di essere escluso e allontanato dagli altri
  • da solo non ce la farò mai
  • solo chi è perfetto, impeccabile e senza macchia merita di andare avanti
  • non ho la stoffa per avere successo
  • nessuno mi vorrebbe bene se dicessi veramente quello che penso
  • nella vita prima o poi le persone ti fregano
  • la solitudine è l’unica compagna della mia vita

Questi sono solo alcuni esempi delle “infinite possibili credenze” che possono far parte della vita delle persone per come sono cresciute e per quello che hanno imparato a credere vero e a convincersi nel corso degli anni. Anche tu avrai sicuramente le tue convinzioni su te stesso, sugli altri, sulle relazioni, sulla vita, sul mondo, ecc.. Idee, convinzioni e rappresentazioni della realtà, di cui puoi essere più o meno consapevole, ma che sicuramente guidano dall’interno il tuo modo di pensare, sentire, agire, incontrare gli altri, vivere la vita.

Fino a quando questa guida interiore è funzionale ed efficace e ti permette di soddisfare i tuoi bisogni, di realizzare i tuoi sogni e di vivere la vita felice che vuoi, come tu la intendi, allora puoi anche evitare di diventarne consapevole. Quando questo mondo interno ti crea più problemi di quanti te ne risolva ovvero ti guida verso esperienze di frustrazione, stress, dolore, angoscia che non riesci a superare, allora è bene fare una visitina a questa ferita interiore, cominciando ad esplorare la tua sofferenza, il tuo stile di vita, il tuo modo di pensare, il tuo modo di stare con gli altri, il tuo modo di gestire le emozioni, ecc..

Ti suggerisco allora una breve traccia o mappa per orientarti in questo territorio finora abbastanza sconosciuto. È un esercizio che puoi fare da solo o aiutato da qualcuno o eventualmente in psicoterapia:

  • individua cosa ti fa soffrire e provare emozioni di dolore, rabbia, paura, tristezza, senso di colpa, vergogna, invidia, gelosia, esclusione e/o qualsiasi altra emozione per te negativa
  • individua come tu stai agendo e reagendo a questa situazione
  • individua quali sono le convinzioni che accompagnano quello che senti e quello che fai (gli esempi sopra riportati ti possono aiutare a cogliere le tue convinzioni profonde, anche se sono solo alcune possibilità che possono o meno riguardare il tuo vissuto). Fatti guidare dal ragionamento e anche dall’intuito. Le convinzioni che troverai puoi sempre cambiarle, modificarle e sostituirle con altre che nel corso della tua esplorazione potranno emergere come “più vere per te”.
  • di fronte ad ogni convinzione trovata chiediti se effettivamente è “proprio vera” o se semplicemente è qualcosa che da tanto tempo “hai imparato a credere vera per te”.
  • cerca di rintracciare comunque quando è nata questa convinzione, quando ricordi di aver creduto per la prima volta a questa verità, cosa o chi te l’ha insegnata, da quali esperienze deriva
  • individua “un’altra credenza possibile” che se fosse vera potrebbe aiutarti ad affrontare meglio la situazione iniziale fonte di sofferenza. Può essere una credenza che per te è vera e che potrebbe guidare il tuo pensiero e il tuo comportamento in modo più sano e utile
  • quando cominci a credere ad un’altra possibile rappresentazione della “realtà attuale” e anche di “come sono andate le cose in passato”, puoi cominciare a sentirti diversamente, a pensare diversamente e ad agire in modo più benevolo con te stesso oltre che più efficace rispetto alla soddisfazione dei tuoi bisogni
  • inizia dunque a testare nella realtà queste nuove convinzioni, comincia ad agire come se la nuova verità in cui credi fosse proprio vera… E vedi cosa succede, come reagiscono gli altri, come reagisci tu…

Per concludere (ma anche “per ricominciare”) possiamo “rivisitare” gli esempi forniti in precedenza, come nuove possibilità “vere se cominci a crederci”:

  • un bambino non può essere colpevole della separazione dei genitori
  • un bambino non deve prendersi cura della sofferenza della mamma
  • un padre che picchia un figlio non riesce a trovare altri modi per educarlo
  • posso aver sbagliato o avere i miei limiti, come tutti, ma non sono sbagliato come persona
  • posso sentirmi rispettato anche se non sono sempre e comunque forte
  • sono una persona amabile e di valore che, come tutti, può più o meno piacere agli altri, può essere simpatico ad alcuni e non ad altri
  • nessuno è responsabile diretto della felicità di altri, tanto meno un bambino può farsi carico della felicità dei propri genitori
  • puoi avere buone relazioni anche se hai un tuo modo di pensare e agire che non sempre è in linea con le idee e col volere altrui
  • nella vita i maschi hanno un posto e le femmine hanno un altro posto, questo può essere “bello”, ma se crea problemi nei rapporti interpersonali può essere cambiato
  • posso essere stimato dagli altri, anche quando sono debole
  • nessuno salva nessuno, tantomeno un bambino può sentirsi “caricato del peso indebito” di “salvare” un genitore
  • puoi essere autentico e spontaneo nell’espressione dei tuoi pensieri e sentimenti ed essere apprezzato anche da chi ha una visione diversa dalla tua
  • nessun destino è scritto sulla pietra: il mio successo o fallimento dipende da tanti fattori, in primis dalla mia capacità di farmi carico del mio successo e del mio fallimento
  • potrò sempre trovare qualcuno con cui stabilire una relazione soddisfacente; potrò anche essere solo eppure vivere tranquillo
  • le persone possono volermi bene anche se a volte le deludo
  • io sono unico, irripetibile e di valore, come tutti gli altri
  • posso creare e mantenere relazioni soddisfacenti
  • in certi casi posso farcela da solo, in altri posso chiedere aiuto
  • il valore come persona è indipendente dal “successo” e il successo è diverso da persona a persona
  • posso ottenere risultati soddisfacenti negli ambiti di vita che mi interessano
  • posso esprimermi autenticamente ed essere amato
  • nella vita incontri persone che ti fregano e persone affidabili e oneste
  • accanto a momenti di gioia e condivisione vivo e ho vissuto anche momenti di grande solitudine.

Se cominci a credere a queste possibilità ovvero se cominci a farti guidare da certe credenze invece che da altre, anche il tuo comportamento e le tue relazioni potranno cambiare in una direzione più positiva, fonte di benessere e realizzazione personale.

A A A Cercasi felicità

I problemi che ciascuno di noi vive e che ci portano in terapia, quando la sofferenza è troppo grande e le soluzioni troppo lontane, sono sostanzialmente di tre tipi, legati a desideri e BISOGNI FONDAMENTALI che sentiamo NON APPAGATI.

AMORE. Vogliamo essere amati, protetti, curati, desiderati, sentirci al sicuro dentro relazioni calde, affettuose, stabili, prevedibili, in cui riceviamo l’amore di cui sentiamo bisogno. E ci sentiamo di appartenere, ci sentiamo parte di una coppia, di un gruppo, di una comunità, di un insieme di persone che condividono un sentimento, un interesse, un valore, una direzione, un senso.

AUTOSTIMA. Vogliamo essere apprezzati, stimati, sostenuti nel nostro valore, nelle nostre performance nei diversi ambiti di vita, quando lavoriamo, quando cantiamo, quando facciamo all’amore, quando giochiamo, quando semplicemente siamo quello che siamo.

AUTONOMIA. Vogliamo essere sostenuti nella nostra curiosità, nella nostra creatività, nella realizzazione di imprese in vari ambiti di vita. Vogliamo costruire la nostra vita come più ci sembra adatta a noi, alle nostre inclinazioni e aspirazioni, ai nostri valori e alle nostre potenzialità.

I problemi nascono proprio quando incontriamo la FRUSTRAZIONE COSTANTE e CONTINUA di questi bisogni fondamentali. Quando la realtà non si allinea ai nostri desideri. Quando ci sentiamo TRASCURATI invece che amati, DISPREZZATI invece che apprezzati, OSTACOLATI invece che sostenuti.
Inizia a notare come questo avviene nella tua vita… Quando… Dove… Con chi…
E COSA PROVI in queste circostanze, quali emozioni…
E cosa TI RITROVI A PENSARE, cosa pensi della situazione, dell’altra persona, di te stesso…
E COSA FAI TIPICAMENTE, come cerchi di affrontare queste situazioni in cui senti frustrati alcuni tuoi bisogni importanti e ti senti deluso dall’altra persona…
Iniziando ad osservare come non hai fatto finora… Già inizi a cambiare… A muoverti in modo più consapevole verso la vita che vuoi…

IRA e ORA

IRA è l’acronimo che esprime un principio di cambiamento. Tra l’Impulso e l’Azione è importante introdurre la Riflessione.
Nota quando hai dei comportamenti impulsivi e compulsivi che tendi ad adottare in modo automatico e senza pensarci troppo, a volte vere e proprie abitudini tossiche. Ad esempio, reagire in modo aggressivo, sedurre in modo compulsivo, ritirarsi di fronte ad ogni possibile esposizione sociale, dire sempre sì, trattenere la rabbia o esplodere in modo impetuoso, ecc. Sono solo esempi, cerca i tuoi comportamenti impulsivi e compulsivi…
ORA è il momento di provare a fare qualcosa di diverso. Quando ti ritrovi a fare quello che fai solitamente e non riesci a resistere all’impulso… Provaci… Prova a resistere almeno un po’… Quello che riesci e… Comincia a raccogliere informazioni utili: cosa senti nel corpo quando provi a non farlo, cosa provi emotivamente, quali pensieri ti fai, quali immagini ti passano in testa, quali bisogni emergono e desideri ad agire…
Tentare di resistere all’impulso è il primo passo del cambiamento che ti permette di riflettere e comprendere meglio te stesso, come funzioni, come governi le tue relazioni, come crei la tua sofferenza e come puoi cominciare a creare la tua qualità di vita…

Interrompere l’autosabotaggio. Esercizio

L’equilibrio, la serenità e la felicità non si raggiungono cambiando gli altri, ma cambiando se stessi. Questo è probabilmente uno dei concetti più noti e abusati nel campo delle discipline filosofiche, spirituali e psicologiche, da sempre presente in svariate forme nel pensiero umano e nella pratica concreta in direzione di una vita che “vale la pena” di essere vissuta…
In termini operativi e specifici, questa massima esprime l’obiettivo fondamentale di ogni lavoro di cambiamento e crescita personale. In particolare, da un punto di vista psicoterapeutico, posso dire che si tratta di INTERROMPERE L’AUTOSABOTAGGIO.
Per autosabotaggio intendo quando i nostri desideri e bisogni sono ostacolati da parti di noi stessi che ne impediscono la realizzazione.
La nostra mente o teatro interiore o mondo psicologico è abitato da parti che, quasi completamente a nostra insaputa, combattono per avere la meglio, per avere le redini in mano, il timone della nostra vita.
A fronte di parti sane di noi che tendono a realizzare desideri positivi nella forma di relazioni appaganti, realizzazioni personali, esplorazione del mondo, creatività e curiosità, esistono altre parti di noi che sono all’opposizione delle prime. Tendono ad ostacolare, a mettere i bastoni tra le ruote, a svalutare ogni nostro sano proponimento, a boicottare ogni possibile successo, a rimarcare ogni fallimento, a creare continua tensione e insoddisfazione interiore, a colpevolizzarci quando vogliamo essere felici.
La psicoterapia opera per riscrivere questi dialoghi interiori, per vitalizzare le parti sane e desideranti e per ridurre l’impatto delle parti autodistruttive.
Ti suggerisco allora una breve attivazione per iniziare a conoscere i tuoi (eventuali?) autosabotaggi…
Prendi consapevolezza di un tuo desiderio o bisogno… Ora… Qualcosa che vorresti ottenere, realizzare, raggiungere, creare…
Nota cosa ti dici rispetto a questo desiderio… Nota quanto ti attivi, incoraggi, sostieni, stimoli…
E nota quanto invece ti poni dei limiti, quanto sopprimi il tuo slancio all’azione, quanto tendi a spegnere il tuo spirito vitale…
È un dialogo interiore sempre o spesso presente dentro di te… Tra la parte desiderante e quella inibente…
Per il momento nota solo questa lotta… Continua ad approfondire la conoscenza di questo teatro interiore che così tanto condiziona il tuo comportamento concreto reale e la tua soddisfazione e insoddisfazione…
Continua ad osservare fino a quando sorge una spinta ad agire… Forse non cambia niente… O forse inizi a prendere decisioni che non hai mai preso prima…

“Facciamo che io ero…”. Un gioco per tutte le stagioni

Facciamo un gioco… Un gioco per l’estate… E per ogni stagione della tua vita…

Pensa a 3 relazioni importanti della tua vita attuale. Famiglia (partner, genitori, figli, fratelli, nonni, altri). Lavoro (capo, collaboratore, collega, ecc.). Amici e conoscenti. O altro…

Ora prendile una alla volta e…
Focalizza l’attenzione sull’altra persona. Pensa ad una situazione recente o tipica con questa persona. Cosa dice e cosa fa. Come lo dice e come lo fa. Che tono di voce o che movimenti usa. Che espressione facciale o che sguardo ha. Che atteggiamento assume. Che pensieri e valori esprime questa persona e che emozioni prova (secondo te), nella situazione specifica a cui stai pensando o solitamente. Dedica un po’ di tempo e attenzione a conoscere ancora meglio questa persona…

Ora entra in scena tu… E osservati dall’esterno… Fai un passo indietro da te e osserva come tu ti poni verso questa persona… Cosa dici e come lo dici, cosa fai e come lo fai, che atteggiamento adotti, con tutto il tuo corpo, cosa stai mostrando e cosa stai nascondendo… CHE RUOLO ASSUMI…
Al di là del ruolo “formalmente riconosciuto” (sei un genitore, sei un figlio, sei un partner, sei un collega, sei un amico, sei un cliente, ecc.) nota con attenzione acuta che RUOLO RELAZIONALE stai assumendo… nella specifica situazione o tipicamente con questa persona… O addirittura tipicamente come sei solito fare un po’ con tutti… Ti faccio qualche esempio o suggerimento e ti invito soprattutto a trovare proprio i nomi e i nomignoli più adatti a quello che fai: ti poni come Vittima inconsolabile … Giudice critico… Bambino vulnerabile… Tiranno feroce… Folle scatenato… Superman… Supermamma… Eroe sacrificale… Adolescente ribelle… Adulto superrazionale… Vulcano di emozioni… Sfigato infinito… Protettivo ad oltranza… Perfezionista equilibrista… Bonaccione apripista… Rompiscatole senza tregua… Eterno fanciullo… Insoddisfatto cronico… Sottomesso indefesso… Fesso fino all’osso… Scemo, ma mai falso… Compiacente inguaribile… Corretto fino alla morte… E via così… Ruoli, nomi, nomignoli e tutti gli aggettivi che qualificano chi sei, che fai e come lo fai…
Insomma trovati o intuisci o scopri CHI SEI QUANDO SEI CON GLI ALTRI … Chi sei e come ti presenti…

Nota l’effetto che ottieni comportandoti come ti stai comportando da quella posizione o ruolo relazionale…
Nota l’effetto che fa ora che hai osservato e compreso…
Nota cosa provi e cosa pensi ora che hai focalizzato l’attenzione sul tuo ruolo relazionale… Specifico o tipico… Tipico di una relazione o generalizzato un po’ con tutti…
Nota quanto ti diverti o se invece vorresti smettere… Puoi sempre dirti basta… Davvero.
Nota la scelta che fai, più o meno consapevole…
Nota quanto ti senti costretto a svolgere quel ruolo… E quanta flessibilità e cambiamento puoi iniziare a realizzare… Quali scelte nuove senti a tua disposizione… E quando vuoi iniziare a giocare un altro ruolo… Forse più vicino ai tuoi bisogni autentici invece che mosso dai bisogni di quello che hai imparato ad essere nell’arco della tua vita… Hai sempre la possibilità di dire “basta… Davvero… Basta davvero!!!!”

Pensa ora ad altre 3 relazioni importanti della tua vita attuale… E ricomincia a giocare… Certo se poi lo fai in gruppo allora il divertimento è moltiplicato…

La tua mappa del mondo

Tu vai in giro per il mondo cercando sostanzialmente di soddisfare i tuoi BISOGNI, ad esempio cerchi un ristorante o un caldo abbraccio; di realizzare DESIDERI, ad esempio vai allo stadio nella speranza di veder vincere la tua squadra del cuore e salutare il capitano o incontri gli amici con l’entusiasmo del bambino; di raggiungere SCOPI, come acquistare una casa e creare un’équipe di lavoro affiatata e appassionante. Bisogni, desideri e scopi possono riguardare, come dicono gli esempi, aspetti materiali o l’area affettiva e interpersonale. Soprattutto nelle relazioni, vorresti che le persone fossero proprio disposte ad offrirti quello che tu chiedi loro. Purtroppo non sempre le cose vanno così: lo sappiamo bene che una certa quota di frustrazione e delusione viene servita col caffè alla mattina, non sempre il mondo e le persone sono come tu le vorresti.
Del resto, può accadere che, per motivi che appartengono alla tua storia di vita e che non riguardano affatto una tua volontà consapevole e tanto meno colpevole, tu abbia sviluppato la capacità di andarti a mettere nei guai ovvero riesci a cogliere negli scambi con gli altri quei segnali e quelle informazioni che sembrano replicare tante volte alcune “situazioni sensibili” per cui soffri da tempo. È la tua ferita che è pronta a innescarsi ogni giorno per eventi apparentemente banali.
L’ennesima replica del tuo dolore antico. Uno schema che si ripete. Ad esempio, desideri essere accettato e tendi a cogliere negli altri sempre segnali di rifiuto; hai bisogno di essere apprezzato e invece trovi solo critiche e giudizi negativi nei tuoi confronti; hai bisogno di sostegno e incontri solo persone disinteressate; cerchi rispetto e finisci quasi sempre per sentirti deriso.
Questi schemi interpersonali, che vivono e proliferano in te, sono vere e proprie mappe interiori che ti forniscono anche una guida per agire: una serie di procedure per ottenere ciò che vuoi ed una serie di altre strategie per reagire di fronte all’eventuale frustrazione. Ad esempio, cerchi di comportarti “bene” per essere apprezzato, cerchi di “sforzarti” a comportarti “perfettamente” se hai ricevuto una critica feroce al posto di un giudizio benevolo, per evitare di sentirti umiliato. Hai bisogno di sostegno e chiedi aiuto, se questo non arriva “ti ammali” per urlare forte il tuo bisogno e ottenere la vicinanza desiderata ma non ancora ricevuta, e per non sentirti solo. Desideri essere rispettato e cerchi di non arrecare disturbo mantenendo un atteggiamento schivo, ma comunque ti senti attaccato dall’altro, allora per sentirti protetto dal giudizio altrui mantieni un atteggiamento ancora più chiuso e di sospettosa diffidenza.
In terapia, in particolare nella terapia metacognitiva interpersonale (“Corpo, immaginazione e cambiamento” è un libro di riferimento di Dimaggio e colleghi), si lavora su queste mappe, per comprendere come ti fanno soffrire, come tendono a consolidarsi nel tempo e a mantenersi sempre uguali, come possono essere “riscritte” per darti un orientamento più utile a realizzare i tuoi bisogni e desideri nei rapporti interpersonali.