Vorrei, ma… Dolorose profezie…

Vorresti essere amato, ma senti di non meritarlo. Allora non chiedi l’affetto che vorresti per timore di non riceverlo… E finisce che non lo ricevi…

Vorresti coccole, ma credi che non ci siano persone disponibili per te… Tanto vale stare soli… E le coccole non arrivano…

Vorresti essere apprezzato, ma sotto sotto non ci credi nemmeno tu; per questo ti stai impegnando al massimo, ma non sei mai soddisfatto di te per cui rinvii il lavoro, la presentazione del tuo lavoro, la condivisione dei tuoi sforzi e quindi non ti arriva l’apprezzamento tanto desiderato…

Vorresti essere stimato, ma credi di non valere; ogni segno di stima, che pure ti arriva dall’esterno, dagli altri, dai buoni risultati effettivi che raggiungi, non attecchisce, boicottato dall’immagine negativa di te che ti porti dentro…

Vorresti cimentarti in un’impresa, ma temi di non essere supportato e per questo rinunci e resti al palo…

Vorresti andare a vivere da solo, ma ti senti in colpa immaginando le reazioni dei tuoi genitori (li lasci soli? Li abbandoni? Li preoccupi?) e quindi resti a casa raccontandoti una qualunque storia di auto-sabotaggio…

Vorresti invitare quella persona ad uscire, ma credi di non essere alla sua altezza, sono mesi che vorresti chiederle un appuntamento e… intanto quella persona esce con altre persone…

Vorresti farti valere sul lavoro, ma temi di essere giudicato per la tua timidezza o criticato perché non parli bene in pubblico; cerchi allora di non farti notare ed effettivamente per gli altri risulti invisibile, ti ignorano e non notano le tue qualità…

Vorresti far parte del gruppo dell’ufficio che va a mensa insieme, tutti i giorni, ma ti immagini incapace di stabilire una buona comunicazione con loro, e continui così a mangiare in solitudine…

Vorresti andare in palestra, ma ti senti goffo, impacciato e temi di essere deriso… Non ci vai e resti solo… E non in forma…

Vorresti far parte di un gruppo, ma ti senti diverso e hai paura di essere giudicato ed escluso per le tue stranezze… Rinunci… Nessuno ti può conoscere perché eviti ogni possibile contatto con i membri di questo gruppo… Resti solo…

Hai altri esempi che riguardano la tua vita e le tue relazioni? Ti sei mai trovato in quelle situazioni dove, purtroppo, la profezia dolorosa si avvera? Cosa deve succedere per bloccare questi cicli interpersonali dolorosi?
In psicoterapia si lavora anche su questo: per valorizzare i tuoi legittimi desideri di relazioni sane e nutrienti; per intercettare le credenze auto-sabotanti, a cominciare dalle convinzioni negative che hai su te stesso; per trovare strategie funzionali ad affrontare la frustrazione e la delusione che incontri; per comprendere meglio la tua esperienza interna (desideri, bisogni, sensazioni somatiche, emozioni, pensieri); per comprendere le interpretazioni distorte che ti portano a vivere esperienze dolorose nelle relazioni interpersonali; per iniziare quindi ad agire in modo diverso ed ottenere risultati soddisfacenti nei tuoi rapporti con le persone. Per ridurre la sofferenza e aumentare il benessere.

Dalla minaccia alla sicurezza

Ti propongo un piccolo esercizio di “attenzione auto-esplorativa” per comprendere la tua sensibilità antica o ferita emotiva legata alla frustrazione di bisogni emotivi e interpersonali fondamentali come il bisogno di calore, protezione e sicurezza; il bisogno di stima e amore; il bisogno di stimolazione e incoraggiamento; il bisogno di appartenenza e inclusione sociale.

Per imparare a comprendere come la tua mente sia “impostata in origine” per cogliere “certi segnali di minaccia interpersonale” e per amplificare certi stati d’animo legati alla frustrazione di bisogni importanti nelle relazioni.

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in ansia o per alimentare la tua ansia e renderla persistente

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti depresso o per alimentare il tuo stato angoscioso e renderlo duraturo

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti arrabbiato o per alimentare la tua frustrazione e delusione e mantenerle sempre presenti…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti in colpa, sbagliato, inadeguato e fallito o per alimentare questi stati dolorosi fino a cronicizzarli…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti continuamente indegno, non amabile o alimentare questi tuoi vissuti e renderli sempre attivi dentro di te…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti ovunque e comunque fragile, debole, vulnerabile o alimentare queste percezioni di te e renderle il tuo unico vestito…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti sempre strano, diverso dagli altri ed escluso alimentando questi vissuti fino a mantenere un profondo ritiro dagli altri e dalla vita

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in qualunque altra tua condizione stressante emotivamente o tendere ad alimentarla e a renderla stabile e onnipresente…

Ora che hai notato la tua tendenza automatica a focalizzare l’attenzione su stimoli per te sensibili, ti invito ad aver fiducia di poter de-automatizzare qualcosa che finora hai ritenuto da te incontrollabile, ti invito a spostare la tua attenzione da quegli stimoli “minacciosi”, “dolorosi”, “sensibili” ad altri stimoli per te “neutri” o anche “positivi”; ad esempio:

  • quando ti accorgi di essere concentrato sullo sguardo giudicante dell’altra persona… inizia ad osservare come è vestita, i colori che porta, le scarpe che indossa, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sui bisogni dell’altro… inizia a notare come tu sei vestito, colori, scarpe, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sulle pretese dell’altro… inizia a pensare a cosa mangerai stasera a cena;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sugli atteggiamenti arroganti e svalutanti dell’altro… inizia a concentrarti sul film che guarderai stasera;
  • quando ti accorgi di essere concentrato su come appari agli occhi dell’altra persona… inizia a trovare nomi di oggetti per ogni lettera dell’alfabeto…

In sintesi: riconosci dove solitamente tendi a focalizzare la tua attenzione… sposta la tua attenzione su stimoli neutri … E verifica l’effetto che fa su di te questo spostamento dell’attenzione… dalla minaccia alla sicurezza…

Se inizi a praticare con costanza questo “spostamento dell’attenzione” diventerai probabilmente più capace di regolare i tuoi stati emotivi, riducendo quelli angosciosi e aumentando quelli più leggeri e sereni…

Inizia e procedi … Procedi senza aspettarti risultati magici e miracolosi… Continua con fiducia e determinazione e gradualmente acquisirai questa importante abilità di autoregolazione emotiva…

Di fronte al rinnovarsi della ferita emotiva

Di fronte ad un dolore che spesso torna a trovarti…
Di fronte ad un errore che spesso tendi a ripetere…
Di fronte ad un incastro da cui non riesci ad uscire…
Di fronte ad una storia che sembra sempre uguale a se stessa…
Di fronte alla sensibilità antica che si fa sempre attuale…
Di fronte ai tuoi soliti, rigidi modi di agire …

Quando ti senti solo e incompreso…
Quando per l’ennesima volta ti sei chiuso a bere da solo…
Quando continui a pagare il costo elevatissimo di una decisione che sai che devi prendere ma non riesci a prendere…
Quando ancora una volta sei stato lasciato perché sei troppo…
Quando ti senti, come sempre, abbandonato… rifiutato… giudicato… sbagliato… colpevole… difettoso…
Quando continui ad essere inflessibilmente controllante e ossessivo… aggressivo e arrogante… compiacente e servizievole… perfezionista e volto all’autosacrificio … critico e sprezzante… autocritico e autosvalutante… freddo e distaccato… chiuso ed evitante…

È arrivata l’ora che inizi a chiederti:
Dove ho imparato a…?
Quando ho imparato a…?
Chi mi ha insegnato a…?
Come? In che modo? Attraverso quali parole? Attraverso quali esperienze?
Perché? A che scopo? Per ottenere cosa?
Sto forse ripetendo una storia che non è solo mia?

Cercare l’origine dell’attualità che si ripete in modo auto-frustrante è un passo importante per comprendere e iniziare a fare qualcosa di nuovo con questa sensibilità antica che si rinnova oggi come una ferita dolorosa e sanguinolenta…
Per arrivare ad una prospettiva duplice sul senso della ripetizione, al tempo stesso “comprensiva” e “trasformativa…” Qualcosa che può suonare dentro di sé come: “a quel tempo, in quel contesto, piccolo bambino, con la mia mente infantile, con poche risorse e strumenti semplici per comprendere ciò che stava avvenendo e ciò che stavo vivendo, ho creduto, inconsapevolmente, che questo mio modo di fare che oggi si ripete a rinnovare la mia sofferenza, fosse in qualche modo utile. Comunque è quello che ho trovato per cavarmela, per farcela ad andare avanti, per tentare di ottenere almeno il minimo indispensabile di sicurezza, protezione, amore, approvazione, stima, sostegno. Ho cominciato ad applicarlo per gestire più situazioni e nel tempo è diventato il mio marchio di fabbrica, il mio modo tipico di stare al mondo, di pensare, di agire, di costruire le relazioni interpersonali. Oggi, da adulto, in alcune o molte circostanze, sembro ancora quel bambino che sembra vivere e deve adattarsi ancora a quel mondo antico e non mi accorgo che quelle condizioni originarie sono mutate”.

È solo l’inizio di un percorso per smettere di ripetere il passato doloroso e cominciare a creare un presente più sereno…

Valido il motivo, inefficace il metodo

I tuoi genitori stavano sempre in guerra e tu ti chiudevi in stanza sperando in una tregua… Oggi sei esperto nell’evitare ogni forma di conflitto!
Tuo fratello era gravemente malato e tu hai imparato a non chiedere niente per te… Oggi sei esperto nel fare sempre e comunque tutto da solo!
Tuo padre è morto che tu eri ancora bambino e molto presto hai dovuto imparare ad essere grande… Diventando esperto nel seguire doveri e responsabilità senza mai concederti esperienze di piacere e relax!
Tua madre era spesso aggressiva e tu sceglievi il silenzio per non inquietarla… Fino a diventare nel tempo maestro nell’arte del non disturbare!

Questi sono solo alcuni esempi di numerosissime traiettorie possibili in cui ciascuno di noi è riuscito a cavarsela pagando un prezzo enorme per aver sviluppato solo una parte delle proprie potenzialità e per aver ucciso altre parti di sé sane e vitali.

Ciascuno di noi ha un suo proprio modo di funzionare che ha imparato nel corso della sua vita. La vita può essere concepita come una storia di apprendimenti per cavarcela, per risolvere problemi, per trovare strade verso i nostri desideri. Abbiamo così tutti dovuto imparare a camminare e a parlare, a leggere e scrivere, a fronteggiare persone e situazioni, a pensare in modo utile e a governare le nostre emozioni. In questo percorso, più o meno accidentato, abbiamo imparato a stare al mondo, a stare con noi stessi e con gli altri.
Allora, ti suggerisco un principio, su cui riflettere per agire, che può accomunare tutti gli apprendimenti di una vita che ci hanno permesso di arrivare fin qui, fin dove ciascuno di noi è arrivato. È un principio di consapevolezza al servizio del cambiamento.
Se è vero che hai fatto di tutto per cavartela nel posto in cui sei cresciuto…
Se è vero che le strategie che hai trovato ti hanno permesso di trovare una tua strada per allontanarti dal dolore e per avvicinarti alla felicità…
Se è vero che queste strategie hanno avuto anche un costo elevato in termini di rinunce, limiti, privazioni…
Se è vero che è valido il motivo e inefficace il modo…
Allora, restando validi e legittimi i tuoi bisogni di sopravvivenza (bisogno di essere amato e stimato), i tuoi scopi di vita e i tuoi desideri di felicità e autorealizzazione, oggi devi e puoi trovare altre strategie, magari meno costose emotivamente o diversamente costose, con rinunce, limiti e privazioni per te oggi più sostenibili. Nuove strade, nuove modalità di pensiero e azione, nuove regole per l’espressione di te, nuove strategie per la comunicazione efficace, nuovi modi di stare con te stesso e con gli altri.
Da ora in avanti, dunque, pensando a diversi ambiti, ruoli e relazioni della tua vita, magari focalizzando quelli per te più sensibili rispetto al tuo desiderio di cambiare qualcosa…
Continua a considerare valido e legittimo ciò che vuoi ottenere (sempre se congruo con la realtà e la tua coscienza personale)… E cerca nuove possibilità… Nuove strategie… Nuovi comportamenti…
Una volta immaginate queste nuove strade non ti resta che cominciare a percorrerle e vedere l’effetto che fa… Questo è uno dei molteplici modi in cui si può descrivere un percorso terapeutico!

Il passato doloroso e la vita di qualità. Esercizio

L’unico momento che esiste è il presente. Al presente noi abbiamo il potere di orientare la qualità della nostra vita.
Ti propongo un esercizio di autoesplorazione (meglio se ti aiuti scrivendo), sulla tua storia di vita, di apprendimento e di cambiamento.
È un esercizio impegnativo quanto potente per quello che riesce a darti…
Scrivi a ruota libera senza giudicarti per quello che senti, che pensi e che scrivi…

Pensando al tuo PASSATO DOLOROSO…
Scrivi:
Cosa rende doloroso il mio passato …
Come ho reagito e mi sono adattato al mio passato doloroso…
Chi sono diventato anche grazie al mio passato doloroso…
Di cosa sono diventato esperto (certi modi di pensare, sentire, agire) dovendo crescere e adattarmi nelle condizioni di vita che mi sono capitate senza troppe possibilità di scelta…
Quali prezzi ho pagato…
A cosa ho dovuto rinunciare…
Cosa ho imparato dal mio passato doloroso…

Quando il tuo PASSATO DOLOROSO TENDE a RITORNARE al PRESENTE, scrivi:
L’impatto che il mio passato doloroso ha sulla mia esperienza attuale…
Le strategie mentali e i comportamenti antichi che tendo a ripetere…
Le sensazioni corporee che avverto…
Le emozioni che provo…
I pensieri che arrivano alla mia mente…
I bisogni che emergono…
Le azioni che metto in atto…
Le abitudini, una volta utili, che oggi non lo sono più…

IMMAGINANDO di CREARE il TUO FUTURO, da ora, ti propongo delle ispirazioni e indicazioni. Segna quelle in cui ti rispecchi e che ti risuonano dentro come desideri e possibilità che vuoi realizzare. Personalizza queste indicazioni e fanne ispirazione per tue azioni concrete…
Cosa posso fare di diverso, da oggi in poi, col mio passato doloroso che tende a tornare…
– Posso riconoscere il dolore e considerarlo/sentirlo comunque tollerabile, sostenibile affrontabile.
– Posso riconoscere che non sono più quel bambino di una volta, piccolo di fronte ai grandi, con pochi strumenti e risorse per affrontare quel dolore.
– Posso riconoscere la mia sensibilità a provare e rivivere quel dolore senza per questo farmi condizionare il comportamento in modo rigido e assoluto.
– Posso riconoscere il dolore quando torna a trovarmi e imparare a lasciarlo andare, “passare senza disturbare”…
– Posso vivere la mia vita, posso impegnarmi a creare la vita che voglio nonostante il dolore che tende a tornare…

Il mio passato è doloroso e tende a tornare…
Il mio presente è doloroso, ma lo posso tollerare!!!
Il mio futuro è radioso quando lo inizio a creare…

Ringraziati… Ora… Per come, in passato, sei stato capace di trovare una tua strada, anche tortuosa e faticosa, che ti ha permesso di arrivare fino ad oggi…
Ringraziati… Ora… Per come, da oggi in poi, puoi tracciare una nuova strada per te utile a creare la vita che vuoi…

Passato presente futuro

Il tuo passato è doloroso e tende a tornare…
Il tuo presente è doloroso, ma lo puoi tollerare!!!
Il tuo futuro è radioso quando lo inizi a creare…

Questa è in estrema sintesi una parte importante del lavoro terapeutico. Dell’idea condivisa tra paziente e terapeuta del viaggio dalla sofferenza alla serenità.
La persona viene accolta, rispettata, compresa, legittimata nei suoi drammi dolorosi. Al tempo stesso, gradualmente, viene aiutata a lasciare il passato nel passato. Al presente, a liberare la mente da intrusioni dolorose. A lasciare in pace la mente. A lasciarle l’energia per procedere nella direzione dei suoi valori e scopi e dei suoi progetti per il futuro.

Il lavoro sul passato persegue l’obiettivo, condiviso, di comprendere quando la persona ha imparato a funzionare in un certo modo che le ha garantito la sopravvivenza psicologica oltre che fisica. Quando, dove, cosa, con chi e perché ha dovuto trovare modalità mentali e regole di comportamento per cavarsela, per ottenere il più possibile la soddisfazione dei bisogni primari di protezione, sicurezza, amore e stima.

Il lavoro sul presente è incentrato in buona parte sul riconoscere la differenza tra credenza e realtà. Tra pensieri e fatti. Ad esempio, se finora hai creduto di essere stupido (debole, incapace, difettoso, sbagliato, colpevole, indegno, non amabile, ecc.) da ora in poi puoi riconoscere che ciò che credi è differente da ciò che è. Ciò che credi è solo un’idea, una convinzione, che puoi continuare a seguire come guida del tuo stare al mondo (come fai da una vita) o puoi anche decidere di non seguire per cominciare a farti guidare da altre convinzioni e possibilità.

Il lavoro sul futuro è conseguente. Nonostante per una vita tu abbia “creduto vere certe verità” e seguito certe strategie mentali e regole di comportamento, da oggi in poi puoi cominciare a pensare ed agire in modo differente. Seguendo i tuoi valori consapevoli ed impegnandoti concretamente per realizzarli. Cosa è veramente per te importante? Cosa devi fare per cominciare a realizzarlo?

La differenza dentro la crisi

Sei in crisi?!?! Crisi relazionale? Crisi di coppia o in altre relazioni difficili, al lavoro, in famiglia, ecc.

Cosa determina la crisi della relazione? Tanti motivi possibili ovviamente: incomprensioni, scarsa comunicazione, mancato ascolto, disaccordo su decisioni importanti, rabbie non espresse, rabbie espresse in modo scomposto, parole dette e non dette, lotte di potere, pretese, atteggiamenti aggressivi, freddezza e distanza, noia, spegnimento di intenti comuni, ecc.
Tra gli svariati motivi, un elemento è comune: l’altro è percepito come frustrante perché non soddisfa appieno i nostri bisogni e desideri, l’altro è percepito deludente perché non si comporta come dovrebbe (secondo il nostro punto di vista), non è come dovrebbe essere (per essere proprio come lo vogliamo). E, come dice il saggio: “lo vedi che la cosa è reciproca?!”

Di fronte alla crisi, solitamente, adottiamo una o più strategie, alternativamente o in sequenza:
1. Tentiamo di cambiare l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
2. Esprimiamo all’altro cosa proviamo e cosa vogliamo… E facciamo i conti con la sua risposta…
3. Chiudiamo la relazione con l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
4. Accettiamo la situazione e l’altro per quello che è… E facciamo i conti con la sua risposta…

L’altro è sempre presente.
Altro reale coi suoi comportamenti …
“Altro interno” per come lo abbiamo “costruito nella nostra mente” in base alla nostra storia di vita e per come oggi tende a colorare il modo in cui percepiamo l’altro reale.
Se siamo stati prepotentemente trascurati, rifiutati, lasciati soli…
Se siamo stati prepotentemente criticati, giudicati, umiliati…
Se siamo stati prepotentemente ostacolati, non supportati, boicottati nei nostri slanci vitali…
Se siamo stati ignorati, esclusi, isolati…
Probabilmente, molto probabilmente, avremo costruito un “Altro interno” prepotentemente “Trascurante”… “Giudicante”… “Ostacolante”… “Escludente”… E prepotentemente tenderemo ad incontrare gli altri reali con questi “occhiali messi in passato”… Tutti ci sembreranno come le persone che prepotentemente hanno condizionato la nostra vita…

A volte l’altro reale è proprio … … … Testa di c… Pezzo di m… Str… Insomma frustrante e deludente…
Altre volte, invece, è l’Altro interno a guidare prepotentemente le nostre interazioni con l’altro reale…

Avere chiarezza di questa differenza è il passaggio fondamentale per affrontare la crisi in modo utile. Spesso, infatti, quando non riusciamo a “differenziare” rischiamo di chiedere all’altro reale attuale (il partner, il capo, il collaboratore, l’amico, il negoziante, il poliziotto, ecc.), che pure sarà portatore di frustrazione e delusione, di risolvere questioni antiche che riguardano altre figure reali che abbiamo incontrato nella nostra vita (in infanzia, in adolescenza e non solo) e che nel tempo hanno messo radici nella nostra mente fino a condizionare prepotentemente i nostri incontri odierni e le nostre relazioni presenti…

Da ora in poi, dunque…
Nota la differenza…
E nota la differenza che fa…

La cronaca e la storia

Spesso nelle relazioni interpersonali si creano fraintendimenti e conflitti perché le persone interpretano inconsapevolmente le interazioni con l’altro in modo distorto, finendo per non ascoltare l’altro o non comprendere le sue effettive intenzioni. Questo avviene perché un po’ tutti siamo abituati a leggere la cronaca sempre e quasi esclusivamente attraverso le lenti della storia. La nostra solita storia. Il nostro solito modo di raccontare a noi stessi il significato delle cose, a partire dalle immagini interne consolidate che abbiamo di noi stessi, degli altri, del mondo, della vita. La persona crede di avere un’idea corretta della realtà dei fatti accaduti, ma spesso si auto-inganna riproponendo schemi di lettura che si porta dentro da una vita. Quindi, ad esempio, se hai un’immagine interna di te come “incapace” e degli altri come “furbi” probabilmente tenderai a filtrare le tue interazioni sentendoti spesso in ansia o sottomesso o sempre bisognoso di aiuto oppure con meno chances degli altri. Se, ad esempio, le tue immagini interne, consolidate negli anni, anche se tuttora in gran parte inconsapevoli, prevedono “il mondo è pericoloso”, “io sono fragile”, “non ti puoi fidare di nessuno”, probabilmente ogni minimo scambio con gli altri lo vivrai con timore e anzi tenderai il più possibile ad evitare incontri con gli altri, riducendo notevolmente la tua zona di comfort relazionale. Se, altro esempio, il tuo copione recita: “io sono migliore di tutti e merito un trattamento speciale”, “gli altri devono seguire ogni cosa che io dico”, “la vita ti riserva prima o poi sorprese sgradevoli”, allora le tue interazioni con gli altri saranno sempre orientate a primeggiare a scapito di ogni altra considerazione morale.
Insomma occhio ai tuoi occhi, al modo in cui guardi ciò che accade.
È impossibile non avere questi schemi che ci orientano nel comportamento in base ai significati che diamo alla realtà.
È necessario, per lo meno utile, conoscere questi schemi per metterli a disposizione di relazioni realmente appaganti.
Le persone che chiedono un sostegno psicologico per i loro sintomi, soprattutto se riferiscono una sofferenza legata ai rapporti interpersonali, prima o poi devono confrontarsi con la rigidità di questi schemi, per conoscerli, capirne il funzionamento, il senso e il valore, al presente e nella propria storia di vita, in modo da riuscire ad essere più flessibili nell’interpretazione della realtà e più sereni nei rapporti con gli altri e con se stessi.

Contributi alla qualità della vita

Quando ti ritrovi a vivere SITUAZIONI e RELAZIONI insoddisfacenti e stressanti, è fondamentale che tu cerchi di capire cosa le rende tali per te e perché. Ad esempio, se pensi alla tua famiglia, ai tuoi rapporti interpersonali, ai ruoli che incarni ogni giorno, al tuo lavoro, agli ambiti di vita per te significativi. Come puoi intuire, la qualità della tua vita è direttamente connessa alla qualità e quantità di relazioni ed esperienze soddisfacenti.
Quindi, cerca di esplorare quali EMOZIONI e STATI D’ANIMO vivi in quelle situazioni, ad esempio, tristezza, rabbia, preoccupazione, angoscia o se ti senti, in certe relazioni, non ascoltato, non compreso, addirittura escluso e rifiutato. Sono certamente situazioni per te fonte di una sofferenza più o meno grande a seconda di quanto quelle situazioni e le persone coinvolte sono importanti per il tuo benessere, per la tua autostima, per la tua realizzazione. Come ben sai, le emozioni che viviamo sono un importante termometro della qualità della nostra vita.
Quindi, è importante che rintracci i PENSIERI che girano nella tua testa quando vivi quelle situazioni e quando ci pensi e ripensi. Avrai capito che quello che pensi è fortemente condizionante quello che vivi. Ferme restando alcune situazioni palesemente drammatiche e traumatiche e alcuni condizionamenti rispetto ai quali siamo veramente impotenti, molta della nostra felicità alberga nel modo in cui pensiamo.
Giunto a questo livello di consapevolezza, non ti resta che individuare i tuoi COMPORTAMENTI in quelle situazioni stressanti individuate fin dall’inizio. Spesso, in maniera quasi completamente inconsapevole, le nostre azioni e reazioni, in certe situazioni, forniscono un contributo massiccio al modo in cui si svolgono i fatti. Insomma, chiediti qual è il tuo contributo alle tue relazioni stressanti, frustranti, deludenti. Soprattutto rispondi con attenzione e sincerità. Non per colpevolizzarti o auto-svalutarti né per sentirti uno scemo o un masochista. Piuttosto per riconoscere il tuo potere. Per renderti conto di cosa fai solitamente in quelle situazioni “incriminate” (e cosa pensi e vivi emotivamente) e di cosa potresti fare (e pensare e sentire) di diverso per farle evolvere in modo positivo.
Non è facile, ma mi sento di assicurarti che la svolta potrebbe essere per te molto rilevante.

La cura del passato al presente

Nelle nostre difficoltà quotidiane tendiamo a rivivere il passato, a riprovare sofferenze antiche che si ripetono nelle nostre vite attuali. Per imparare a lasciare il passato nel passato, tuttavia, non possiamo ignorarlo, non possiamo evitarlo; cacciato dalla finestra butterebbe giù la porta per tornare a disturbare la nostra vita. Dobbiamo, invece, incontrarlo, guardarlo in faccia per imparare a governarlo, a dare alla nostra vita e a ciò che abbiamo vissuto un senso e un valore differente. Questo è il lavoro sulla ferita.
Ecco una traccia per un esercizio di consapevolezza e cura della ferita.
1. Succede qualcosa oggi che ti stressa, ti fa soffrire, ti fa provare emozioni dolorose quali tristezza, dolore, rabbia, paura, angoscia, ansia, preoccupazione, senso di colpa, vergogna, senso d’inferiorità, solitudine, abbandono, rifiuto, disgusto, disprezzo, rimorso, rimpianto, ecc. Queste emozioni e i pensieri che le accompagnano funzionano da innesco che fa scattare una serie di vissuti, stati d’animo e pensieri.
2. Provi uno stato mentale, emotivo e fisico che ti riporta alla tua esperienza di bambino in cui venivi considerato e trattato come ti senti adesso, in questa attuale situazione per te fonte di sofferenza.
3. Accedi alla consapevolezza di come hai affrontato la situazione originaria, le decisioni che inconsciamente hai preso per adattarti a quello che succedeva; strumenti, modalità e risorse che hai utilizzato, tenendo conto che tu eri piccolo di fronte ai grandi. Sii consapevole che, comunque, una strada l’hai trovata, con un prezzo da pagare, più o meno elevato, in termini di repressione, auto-privazione, sviluppo di sintomi, tensione accumulata, rinuncia all’espressione autentica di te stesso.
4. Cerchi nuove risorse, nuove possibilità, nuove decisioni, nuovi permessi che ti puoi dare, cominciando ad adottare, gradualmente e concretamente, nuove azioni, nuovi modi di pensare e agire, nuovi modi per regolare i tuoi stati d’animo e le tue emozioni dolorose, nuove modalità per interagire con gli altri, per esprimere le tue emozioni, per comunicare i tuoi bisogni, per comportarti in modo da soddisfarli.

Esempio concreto.
1. Provo tristezza e rabbia e mi sento trasparente quando mio marito prende decisioni riguardanti la famiglia senza confrontarsi con me oppure ignorando le mie esigenze e le mie proposte che ha solo fatto finta di ascoltare.
2. Da bambina, i miei genitori non mi guardavano affatto; ciò che provavo, pensavo e volevo non è stato mai importante e considerato in tutte le decisioni, anche quelle riguardanti me.
3. Ho così imparato progressivamente a tenere tutto per me, a chiudermi nel silenzio, a non esprimere ciò che pensavo e volevo, temendo che se lo avessi fatto avrei fatto arrabbiare i miei genitori che mi avrebbero lasciato ancora più sola, incompresa e spaventata. Per me è stata la soluzione migliore possibile che al momento era a mia disposizione. Anche se tutto questo non lo sapevo consapevolmente.
4. Oggi posso fare qualcosa di diverso. Oggi posso scegliere le persone con cui stare e come interagire con loro. Oggi posso imparare a comunicare in modo più efficace ed assertivo con mio marito, per farmi ascoltare e per valorizzare anche il mio punto di vista, i miei bisogni e le mie preferenze. Posso imparare anche a litigare, se necessario e utile. Posso prendermi anche il rischio di mettere in discussione la relazione con lui. Posso scegliere di pagare un prezzo diverso da quello della rinuncia a me stessa. So che NON È FACILE e so anche che POSSO FARCELA. Forse non ad ottenere tutto ciò che vorrei, ma posso certamente impegnarmi ed iniziare un nuovo modo di comunicare e stare con mio marito… Non escludendo nessuna possibilità, anche quella di chiudere il rapporto.

Impegnativo, anche molto difficile, certamente possibile!!!