Chi lascia la strada vecchia…

Certamente anche tu ti confronterai quasi quotidianamente, anche più volte al giorno, con quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’: se continui a fare ciò che hai sempre fatto o che fai da tempo immemore, continuerai ad ottenere i soliti esiti. Se vuoi eliminare la frustrazione e alleviare il dolore, ma continui a comportarti sempre allo stesso modo, finirai per mantenere e addirittura alimentare proprio ciò che vuoi combattere e allontanare dalla tua vita. Esempi.
Ti arrabbi e spacchi tutto, nella realtà o nella fantasia (di vendetta e di rivalsa).
Cerchi di alzare ancora e ancora e ancora di più il livello delle tue prestazioni e dei tuoi sforzi.
Cerchi di essere sempre più ineccepibile, senza macchia, lindo e pinto.
Vai in giro con scritto in fronte ‘zerbino’: servizievole, sottomesso, compiacente, al limite del sacrificio.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che poteva essere e non è stato.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che potrebbe essere, ma su cui nessuno ti può dare risposte certe e totalmente rassicuranti.
Fai tutto e sempre da solo e non riesci a riconoscere i tuoi bisogni e chiedere aiuto quando serve (non sia mai).
Lavori 48 ore al giorno e sei costantemente iper-affaccendato, che tu sia il presidente di una multinazionale o una casalinga o un tuttofare iper-disponibile.
Eviti di frequentare persone, ti ritiri in casa, ti chiudi in te stesso, nel tuo mondo fantastico, che forse tanto fantastico non è.
Pratichi qualche forma di dipendenza: alcol, droghe, cibo, gioco d’azzardo, shopping, sesso, social media, attività fisica compulsivi.
Hai altri esempi?
La soluzione, allora, tu mi dirai, è presto fatta: comincia a cambiare qualcosa del tuo modo di pensare e di comportarti e così arriveranno risultati diversi, finalmente riuscirai ad eliminare la tua sofferenza o perlomeno a battere una strada nuova per iniziare a sconfiggere ciò che ti fa soffrire. Giusto! In teoria. In pratica, cambiare richiede di accedere al proprio sano coraggio per affrontare la paura del cambiamento. Perché se a parole incontriamo il nostro desiderio (a volte, a dire il vero, nemmeno a parole), nei fatti ci viene a trovare la paura di perseguire quel desiderio. L’abbiamo appresa nella nostra storia di vita…
Consapevoli di ciò, ti suggerisco l’inizio della strada nuova… Che sta a due passi:
1. Individua il comportamento fallimentare attraverso cui tenti inutilmente di fronteggiare frustrazione, delusione e sofferenza. E anzi finisci per alimentarle. Ti ho dato qualche suggerimento…
2. Prova a non metterlo in atto. Prova ad astenerti. Non ci devi riuscire, ma ci devi provare. Che tu ci riesca o meno e per quanto tempo eventualmente, sarà comunque utile a raccogliere informazioni preziose su di te. Su cosa è successo nella tua mente: cosa hai pensato, quali emozioni e sensazioni hai provato. E su cosa è successo nella realtà esterna, nelle tue relazioni, come hanno reagito altre persone coinvolte. Informazioni fondamentali per comprendere come funzioni e come puoi cambiare alcuni modi di pensare e agire, effettivamente ed efficacemente, in direzione del tuo benessere soggettivo e interpersonale.

Se sei ancora più curioso del rapporto tra strada vecchia e nuova, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (Lino Fusco, youcanprint, 2021).

Per i lettori tecnici e colleghi che volessero approfondire, suggerisco la lettura di “Corpo, immaginazione e cambiamento” di Dimaggio e colleghi (Raffaello Cortina, 2019).

È andata così… Ma almeno ci hai provato… E tanto hai imparato…

Lockdown e azione meravigliosa

Senza troppi preamboli, oggi ti propongo un esercizio di autoconsapevolezza che, se lo farai, con cura e costanza, ti aiuterà a comprendere le tue miserie e a muoverti in direzione della tua vita meravigliosa, per come tu la puoi intendere e desiderare. Tema casualmente ispirato al libro ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE, autore Lino Fusco, appena uscito a febbraio 2021. Libro che, se tu fossi interessato, potresti ordinare su youcanprint.it (sito della casa editrice) o su Amazon o direttamente in libreria. Con un po’ di pazienza ne entreresti in possesso in una settimanella.
Dopo quello che potrebbe sembrare un esercizio di marketing (con due t), ecco l’esercizio di autoconsapevolezza al servizio del cambiamento in 4 passi (con esempi):
1. REGISTRA COME FUNZIONI. Scrivi in modo attento e regolare quelle situazioni tipiche in cui ti ritrovi, quei modelli ricorrenti di comportamento che ti ritrovi ad adottare. Ad esempio: riconosci che in tante situazioni specifiche tu sei sempre quello che… Stai in disparte, solitario e silenzioso. Oppure sei iper-disponibile fino all’autosacrificio. O anche sei sempre al centro dell’attenzione. O magari sei cronicamente incazzato e sopporti a malapena te stesso e nemmeno sempre. O sei continuamente insoddisfatto. O tendenzialmente perfezionista, severo ed esigente con te stesso e con gli altri. O incapace di farti valere, sottomesso, dipendente. O incapace di fare richieste e dire no. Insomma hai capito: registra il tuo modo tipico di pensare, agire e stare nelle relazioni. Alcune modalità saranno evidentissime, altre saranno più nascoste. Più ti eserciti e più diventerai abile a conoscerti e riconoscerti. La consapevolezza non è tutto e subito. E men che meno il cambiamento…
2. TROVA LE REGOLE RIGIDE CHE DETERMINANO IL TUO FUNZIONAMENTO. Tutti noi funzioniamo in base a regole, non sempre consapevoli, che guidano il nostro agire. Esempi: se e solo se faccio il ‘bravo’ mi sento a posto con me stesso; se e solo se mi dimostro forte e imperturbabile mi sento una persona valida; se e solo se accontento gli altri mi sento benvoluto; se e solo se sono simpatico e divertente mi sento ok; se e solo se arrivo primo merito la benevolenza altrui; se e solo se faccio da solo potrò avere successo; se e solo se controllo tutto, tutto andrà come deve andare. Come vedi da questi esempi, le regole sono quasi prigioni, lockdown che diamo a noi stessi e oltre i quali non possiamo andare…
3. INTRODUCI FLESSIBILITÀ AL POSTO DI RIGIDITÀ. Insomma creati delle alternative. Riscrivi le regole. Laddove c’è costrizione introduci permessi… Esempi: posso sentirmi bene anche se dico no; posso sentire il mio valore anche se non sono perfetto; posso sentirmi una persona ok anche se deludo qualcuno; posso anche sentirmi fragile senza perdere la mia dignità; posso anche non farcela; posso anche chiedere aiuto; posso affidarmi e non controllare tutto; posso riposarmi; posso dedicarmi ad attività piacevoli; posso andare al mio tempo.
4. AGISCI CONCRETAMENTE IN BASE ALLE NUOVE REGOLE. Inizia a fare ciò che solitamente non fai. Smetti di fare ciò che fai solitamente. Un passo alla volta ma determinato. Un piccolo passo alla volta per un grande cambiamento. Agendo in base a queste nuove regole ti auguro di avvicinarti alla vita meravigliosa che desideri. Certamente agendo come non hai fatto finora capirai qualcosa di te, capirai le tue paure che ti ostacolano nel raggiungere i tuoi obiettivi, capirai cosa puoi fare e vuoi fare, cosa devi fare e cosa non devi più fare per avvicinarti alla tua vita meravigliosa…

Ieri come oggi, da oggi mai più

Inevitabilmente, non possiamo soddisfare tutti i nostri bisogni. Anche da piccoli, non sempre abbiamo ricevuto risposte positive e appaganti quando manifestavamo i nostri bisogni. Alcune volte, però, per alcune persone, la frustrazione originaria è stata proprio eccessiva. Hanno ricevuto risposte di disinteresse totale, disattenzione assoluta, risposte rabbiose, critiche. Quel bambino si è sentito rifiutato, abbandonato, non amato, completamente svalutato nella sua unicità di persona. E ha imparato a fare con se stesso come gli altri hanno fatto con lui. Nel tempo avrà imparato a non riconoscere nemmeno i suoi bisogni e desideri, li avrà messi nel ripostiglio più buio della sua anima. Avrà imparato a fare senza. Pagando inevitabilmente un prezzo enorme di dolore per un vuoto irrisarcibile.
Da adulto, in molteplici modalità, quasi completamente inconsapevoli, cercherà di colmare l’incolmabile. Tenderà ad incontrare gli altri con il filtro della pretesa, con la credenza, anche questa non proprio consapevole, di avere il diritto al risarcimento. E crederà anche che ciò che non ha ricevuto allora gli sia dovuto ora. Inevitabilmente, vivrà una ripetizione della frustrazione originaria, vivendo gli altri come massicciamente deludenti, profondamente incapaci di soddisfare i suoi bisogni e di sintonizzarsi coi suoi stati d’animo.
Le sue relazioni non potranno che essere intossicate da rabbia e risentimento reciproci che non faranno altro che alimentare la deprivazione e il senso di profonda solitudine e non amore.
Con questa ferita, la persona arriva in terapia a chiedere aiuto per una serie di sintomi e problemi nelle relazioni attuali. Da questi si procederà all’indietro fino alla cura di quel bambino deprivato che oggi governa l’adulto sofferente.

Mainagioia

“Mai una gioia” potrebbe essere un’espressione emotiva e filo conduttore di tante persone che arrivano a stare male, ad essere sofferenti in uno o in diversi ambiti della propria vita.
Quando stai male cerchi prima di capire cosa sta succedendo, poi condividi con qualcuno, uno o tanti, ciò che stai vivendo, quindi cerchi consigli e indicazioni dalle persone che appartengono alla tua vita. Se non funziona arrivi a chiedere un aiuto specialistico, magari passi tra il medico di base ed un altro specialista o cerchi risposte in tante discipline del benessere e forse, ad un certo punto, chiedi un aiuto per una psicoterapia.
Ogni disagio è diverso, ogni persona è diversa, ogni storia è diversa. Al tempo stesso, in ogni psicoterapia sono sempre presenti alcuni aspetti, più o meno centrali nella specifica situazione della persona che esprime il suo malessere e il suo bisogno di aiuto.
1. Manifestazioni di sofferenza fisica, emotiva, relazionale. Ansia, depressione, dipendenze, sintomi fisici, ritiro sociale, conflittualità interpersonale diffusa, problemi sul lavoro, in coppia, solitudine, ecc.
2. Tentativi di trattamento, auto-cura e richiesta di aiuto nella rete sociale e affettiva.
3. Comportamenti, più o meno consapevoli, attraverso cui la persona, senza volerlo, senza colpa quindi, fino a prova contraria, contribuisce al determinarsi di quella situazione di disturbo e stress. Insomma, cosa fai e cosa pensi di fronte a certe situazioni e a certi comportamenti di certe persone.
4. Richiamo al valore della ripetizione. Noi siamo il risultato delle nostre esperienze di apprendimento attraverso cui abbiamo sviluppato modalità autodistruttive o disfunzionali o patologiche di agire e reagire, di percepire il mondo e pensare le cose, di intrattenere relazioni e di fare scelte. Quello che fai oggi lo hai imparato tempo fa e continui a ripeterlo fino a diventarne grande esperto e ad avere difficoltà a fare diversamente.
5. Valore della consapevolezza. Conoscere questo apprendimento precoce e come oggi condiziona il modo di pensare e il comportamento attuale fonte di sofferenza.
6. Valore della responsabilità. Iniziare a cambiare. Impegnarsi concretamente, in prima ed unica persona, per cominciare ad apportare correttivi ai propri modi di interpretare ciò che ci succede e soprattutto correttivi ai propri modi di agire e reagire. Sviluppando nuovi attrezzi per cavarcela nei problemi e aumentando il repertorio delle scelte a nostra disposizione.

Su questa traccia si realizza il percorso di cura, crescita e sviluppo personale, ognuno fin dove si sente e riesce ad arrivare.

La ferita e la pretesa

Molte persone si portano dentro una ferita affettiva che origina nell’infanzia. Una ferita emotiva e anche propriamente fisica, un ‘dolore da deprivazione’ sentito proprio a livello somatico. A volte diventa un sintomo fisico e/o psichico, altre volte sviluppiamo strategie diverse per non sentire quel dolore, ma quelle strategie diventano esse stesse un problema. Ad esempio, per non sentire quel dolore cerchiamo stordimenti vari (alcol, droghe, internet, social, gioco d’azzardo, sesso compulsivo non relazionale, shopping compulsivo, ricerca ossessiva del controllo) o sviluppiamo relazioni di dipendenza da altre persone o diventiamo eccessivamente compiacenti, sottomessi e tendenti all’autosacrificio. Oppure siamo molto aggressivi con gli altri, a volte con comportamenti violenti e ostili, altre volte con comportamenti passivi.
Una modalità diffusa di espressione della ferita antica è quella della ‘pretesa’. Se da bambini non abbiamo ricevuto adeguata attenzione, amore e interesse per i nostri bisogni, abbiamo imparato a fare con noi stessi quello che hanno fatto gli altri. Abbiamo messo a tacere i nostri bisogni. Ma questi non possono vivere nel silenzio e nell’oscurità, non possono non essere visti, riconosciuti e ascoltati. Restano ‘questioni irrisolte’ dentro di noi che tenderanno sempre a riemergere e ‘chiedere cura’.
Crescendo, diventiamo incapaci, molto spesso, di esprimere in modo sano questi bisogni, le altre persone non hanno possibilità di vederli e riconoscerli, noi ci sentiamo ancora frustrati, ora come allora e sentiamo dolore e rabbia. Per la frustrazione antica che si rinnova nelle relazioni attuali. Non riusciamo ad esprimere in modo sano questi bisogni di amore e cura ed entriamo nella ‘pretesa’. Il diritto e la legittimità profonda che sentiamo di avere per i nostri bisogni mai ascoltati si trasformano in modalità ‘aggressive’ di richiesta d’amore. In modo più o meno consapevole, pretendiamo dagli altri. Sentiamo che ci è dovuto. Obblighiamo implicitamente gli altri a darci oggi ciò che in origine non abbiamo ricevuto. E oggi l’altro, almeno fino a quando resta incastrato nella relazione, finisce per scontare il debito originario di chi non si è preso cura di noi. L’altro ‘deve’ darci ciò di cui abbiamo bisogno. La richiesta diventa ‘obbligo’, quasi ordine perentorio. La frustrazione, il dolore, la rabbia, la delusione diventano reciproche.
Probabilmente ciascuno di noi ha una ferita affettiva. Più o meno estesa, profonda, dolorosa, consapevole. Probabilmente ciascuno di noi, in specifiche circostanze, entra nella ‘modalità pretesa’ e ciò crea un problema nella relazione con l’altro, sia esso il partner, il genitore, un collega, un amico, addirittura un figlio.
Diventa fondamentale, per ciascuno di noi, ‘intercettare la pretesa’ e i bisogni sani e legittimi che esprime in modo disfunzionale. Per imparare, per la prima volta, nuove sane modalità di esprimere e chiedere per i nostri bisogni di amore e cura.

Visto

Ciascuno di noi ha bisogno di essere ‘visto’. Come quel bambino che siamo stati aveva bisogno di ‘attenzione’. Ma essere visto e avere bisogno di attenzione sono espressioni così generiche che vanno specificate per coglierne un significato utile e un valore nella pratica delle relazioni interpersonali.
Puoi ricevere attenzioni positive e negative, così come puoi essere visto in modi per te appaganti o frustranti.
Puoi essere visto ovvero amato, protetto, curato, rassicurato. Ma puoi essere anche non visto e quindi trascurato, dimenticato, spaventato, lasciato solo.
Puoi essere visto ovvero apprezzato, stimato, valorizzato. Ma anche criticato, rimproverato, disprezzato.
Puoi essere visto ovvero sostenuto, incoraggiato, stimolato. Ma anche inibito, bloccato, frenato, ostacolato.
Puoi essere visto ovvero cercato e desiderato e incluso all’interno di una relazione e di un gruppo. Ma puoi essere anche rifiutato, escluso, isolato.
Insomma hai capito: il nostro bisogno di essere importanti per un’altra persona può andare incontro ad esiti molto diversi, gratificanti o molto dolorosi.
E tu stesso verso gli altri puoi assumere questi atteggiamenti così opposti e polarizzati: desiderare, amare, apprezzare, sostenere, cercare l’altro oppure trascurarlo, essere indifferente, anche molto critico e rifiutante.
Tra queste polarità si trova gran parte del benessere o del malessere di una persona.
Inizia ad osservare da ora in poi cosa succede dentro di te (quali emozioni vivi, quali pensieri ti fai, quali sensazioni sperimenti, quali ricordi affiorano) nella tua vita quotidiana, nelle tue relazioni. Cosa succede dentro te, come influenza i tuoi comportamenti, le tue relazioni e il tuo benessere o malessere…

UN ATTIMO PRIMA DI CADERE

Questo sono stato. Sì!
Questo sono. Sì!
Questo sarò. Sì… E anche no!
La psicoterapia aiuta la persona ad agire al presente, per rileggere il passato e (ri)-scrivere il futuro. Riscrivere il copione anticamente scritto…
Immaginando prima una realtà diversa. Agendo quindi in modo diverso nella realtà. Facendo la spola tra agire e riflettere, riflettere e agire. Muoversi per capire. Comprendere per spostare le cose.
Questo è, in estrema sintesi, il lavoro terapeutico.
Questa è la psicoterapia descritta in UN ATTIMO PRIMA DI CADERE, romanzo di Giancarlo Dimaggio, psicoterapeuta, che racconta storie di vita di pazienti, che si incrociano con la storia personale dell’autore e la sua evoluzione professionale. Un libro per tutti in cui la tecnica terapeutica viene romanzata quanto basta a catturare il lettore che può leggere probabilmente in alcuni passaggi anche pezzi della sua storia di vita.
Gli incontri, gli incidenti, le relazioni, le fortune, le scelte, insomma la nostra storia, scrivono direttamente ‘nel corpo’ una trama, con una serie di personaggi, che abitano la nostra mente e agiscono in noi, nelle nostre scelte, nelle nostre relazioni, a plasmare i nostri pensieri, a disegnare le nostre emozioni.
Il corpo vitale esprime gioia, fierezza, orgoglio, eccitazione, ma purtroppo, a volte o spesso, il corpo è corazza che porta anche dolore, cupezza, rifiuto e angoscia.
Affrontando le proprie paure, i propri ‘luoghi oscuri’, consapevole che “chi fa sbaglia, chi non fa sbaglia due volte”, il terapeuta mette al servizio della cura la sua ‘risonanza emotiva’ col dolore del paziente.
Il paziente racconta, più o meno chiaramente, i suoi vissuti di angoscia, paura, umiliazione, violenza, tradimento, esclusione, abbandono, rifiuto, svalutazione, colpa, solitudine.
Con disciplina interiore che la metà non basta, il terapeuta sta lì, con lui, respirando la stessa puzza, per riscrivere da qui, ora, una possibilità diversa. Per immaginarla… Per attraversarla con tutto il corpo… Per portarla nella realtà, attraverso azioni nuove, tutte da inventare, tutte da testare, tutte da affinare, fino a scrivere un finale diverso di vecchie storie, l’inizio di una nuova vita…

Togliersi dal centro

Hai presente quei quadri in cui il soggetto sembra sempre guardare te anche se ti sposti? E che succede se un’altra persona sta guardando contemporaneamente quello stesso quadro?
La nostra mente è naturalmente egocentrica. Fin da bambini abbiamo il bisogno e la propensione ad essere al centro dell’attenzione. Ciascuno di noi è al centro del proprio mondo. L’egocentrismo è psicologicamente “normale”.
I problemi, soggettivi e interpersonali, nascono quando non riusciamo a riconoscere “l’egocentrismo dell’altro” cioè il fatto che l’altro è un’altra persona, con il suo modo di percepire le cose, guardare il mondo, con i suoi valori, i suoi scopi, le sue credenze, il suo modo di considerare le cose. La sua prospettiva unica sul mondo. Come unica è la nostra.
Ti sarà certamente capitato di pensare: ma come fa quella persona a pensare quello che pensa e ad agire come agisce? Implicitamente significa: ma come fa ad essere così diversa da me?
La capacità di riconoscere e comprendere la mente dell’altro come un punto di vista unico e quindi, in misura maggiore o minore, diverso dal nostro è la capacità di “decentramento”. Togliersi dal centro del mondo.
I problemi nascono quando non riusciamo a decentrarci e proviamo sofferenza personale (tristezza, rabbia, dolore, paura, frustrazione, delusione, senso di colpa, vergogna, umiliazione, senso di inadeguatezza, ecc.) nel contesto di problemi interpersonali, di incomprensioni, di rifiuto, di distanza, di derisione, di giudizio negativo, ecc.
Quanto ti ritrovi in questo quadro?

Vorrei, ma… Dolorose profezie…

Vorresti essere amato, ma senti di non meritarlo. Allora non chiedi l’affetto che vorresti per timore di non riceverlo… E finisce che non lo ricevi…

Vorresti coccole, ma credi che non ci siano persone disponibili per te… Tanto vale stare soli… E le coccole non arrivano…

Vorresti essere apprezzato, ma sotto sotto non ci credi nemmeno tu; per questo ti stai impegnando al massimo, ma non sei mai soddisfatto di te per cui rinvii il lavoro, la presentazione del tuo lavoro, la condivisione dei tuoi sforzi e quindi non ti arriva l’apprezzamento tanto desiderato…

Vorresti essere stimato, ma credi di non valere; ogni segno di stima, che pure ti arriva dall’esterno, dagli altri, dai buoni risultati effettivi che raggiungi, non attecchisce, boicottato dall’immagine negativa di te che ti porti dentro…

Vorresti cimentarti in un’impresa, ma temi di non essere supportato e per questo rinunci e resti al palo…

Vorresti andare a vivere da solo, ma ti senti in colpa immaginando le reazioni dei tuoi genitori (li lasci soli? Li abbandoni? Li preoccupi?) e quindi resti a casa raccontandoti una qualunque storia di auto-sabotaggio…

Vorresti invitare quella persona ad uscire, ma credi di non essere alla sua altezza, sono mesi che vorresti chiederle un appuntamento e… intanto quella persona esce con altre persone…

Vorresti farti valere sul lavoro, ma temi di essere giudicato per la tua timidezza o criticato perché non parli bene in pubblico; cerchi allora di non farti notare ed effettivamente per gli altri risulti invisibile, ti ignorano e non notano le tue qualità…

Vorresti far parte del gruppo dell’ufficio che va a mensa insieme, tutti i giorni, ma ti immagini incapace di stabilire una buona comunicazione con loro, e continui così a mangiare in solitudine…

Vorresti andare in palestra, ma ti senti goffo, impacciato e temi di essere deriso… Non ci vai e resti solo… E non in forma…

Vorresti far parte di un gruppo, ma ti senti diverso e hai paura di essere giudicato ed escluso per le tue stranezze… Rinunci… Nessuno ti può conoscere perché eviti ogni possibile contatto con i membri di questo gruppo… Resti solo…

Hai altri esempi che riguardano la tua vita e le tue relazioni? Ti sei mai trovato in quelle situazioni dove, purtroppo, la profezia dolorosa si avvera? Cosa deve succedere per bloccare questi cicli interpersonali dolorosi?
In psicoterapia si lavora anche su questo: per valorizzare i tuoi legittimi desideri di relazioni sane e nutrienti; per intercettare le credenze auto-sabotanti, a cominciare dalle convinzioni negative che hai su te stesso; per trovare strategie funzionali ad affrontare la frustrazione e la delusione che incontri; per comprendere meglio la tua esperienza interna (desideri, bisogni, sensazioni somatiche, emozioni, pensieri); per comprendere le interpretazioni distorte che ti portano a vivere esperienze dolorose nelle relazioni interpersonali; per iniziare quindi ad agire in modo diverso ed ottenere risultati soddisfacenti nei tuoi rapporti con le persone. Per ridurre la sofferenza e aumentare il benessere.

Dalla minaccia alla sicurezza

Ti propongo un piccolo esercizio di “attenzione auto-esplorativa” per comprendere la tua sensibilità antica o ferita emotiva legata alla frustrazione di bisogni emotivi e interpersonali fondamentali come il bisogno di calore, protezione e sicurezza; il bisogno di stima e amore; il bisogno di stimolazione e incoraggiamento; il bisogno di appartenenza e inclusione sociale.

Per imparare a comprendere come la tua mente sia “impostata in origine” per cogliere “certi segnali di minaccia interpersonale” e per amplificare certi stati d’animo legati alla frustrazione di bisogni importanti nelle relazioni.

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in ansia o per alimentare la tua ansia e renderla persistente

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti depresso o per alimentare il tuo stato angoscioso e renderlo duraturo

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti arrabbiato o per alimentare la tua frustrazione e delusione e mantenerle sempre presenti…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti in colpa, sbagliato, inadeguato e fallito o per alimentare questi stati dolorosi fino a cronicizzarli…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti continuamente indegno, non amabile o alimentare questi tuoi vissuti e renderli sempre attivi dentro di te…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti ovunque e comunque fragile, debole, vulnerabile o alimentare queste percezioni di te e renderle il tuo unico vestito…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti sempre strano, diverso dagli altri ed escluso alimentando questi vissuti fino a mantenere un profondo ritiro dagli altri e dalla vita

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in qualunque altra tua condizione stressante emotivamente o tendere ad alimentarla e a renderla stabile e onnipresente…

Ora che hai notato la tua tendenza automatica a focalizzare l’attenzione su stimoli per te sensibili, ti invito ad aver fiducia di poter de-automatizzare qualcosa che finora hai ritenuto da te incontrollabile, ti invito a spostare la tua attenzione da quegli stimoli “minacciosi”, “dolorosi”, “sensibili” ad altri stimoli per te “neutri” o anche “positivi”; ad esempio:

  • quando ti accorgi di essere concentrato sullo sguardo giudicante dell’altra persona… inizia ad osservare come è vestita, i colori che porta, le scarpe che indossa, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sui bisogni dell’altro… inizia a notare come tu sei vestito, colori, scarpe, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sulle pretese dell’altro… inizia a pensare a cosa mangerai stasera a cena;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sugli atteggiamenti arroganti e svalutanti dell’altro… inizia a concentrarti sul film che guarderai stasera;
  • quando ti accorgi di essere concentrato su come appari agli occhi dell’altra persona… inizia a trovare nomi di oggetti per ogni lettera dell’alfabeto…

In sintesi: riconosci dove solitamente tendi a focalizzare la tua attenzione… sposta la tua attenzione su stimoli neutri … E verifica l’effetto che fa su di te questo spostamento dell’attenzione… dalla minaccia alla sicurezza…

Se inizi a praticare con costanza questo “spostamento dell’attenzione” diventerai probabilmente più capace di regolare i tuoi stati emotivi, riducendo quelli angosciosi e aumentando quelli più leggeri e sereni…

Inizia e procedi … Procedi senza aspettarti risultati magici e miracolosi… Continua con fiducia e determinazione e gradualmente acquisirai questa importante abilità di autoregolazione emotiva…