Match interiore

Hai anche tu QUALCOSA CHE NON RIESCI A NON FARE? Magari vorresti non farlo, ma non riesci a non farlo.
Non mi riferisco alle tentazioni, quelle che “non dovresti” e, invece, finisci per “caderci”. Mi riferisco, in particolare, alle cose che dentro te ti dici che devi fare! Per forza! Devi farle!!! Altrimenti? Altrimenti c’è un qualche tipo di paura che senti, che immagini proveresti se ti permettessi di non fare quella cosa. Esempi. Devi per forza fare i piatti la sera. Devi assolutamente sottolineare ogni volta che leggi un libro. Devi assolutamente chiamare il tuo amico ogni giorno. Devi assolutamente essere presente alla festa aziendale. Devi assolutamente essere il primo. Devi assolutamente occuparti dei bisogni degli altri. Devi assolutamente controllare ogni cosa. Devi fare ogni cosa in modo perfetto.
Poi ci sono PENSIERI CHE NON RIESCI A NON FARE. Pensare al futuro e pensare al passato, superando il limite di quanto ti può essere utile farlo.
Pensare al futuro può essere utile, ma non può diventare un rimuginare sterile per risolvere ogni incertezza oppure pensare al futuro per programmare in modo ossessivo cosa farai tra 16 anni, 4 mesi e un giorno. L’illusione è quella di avere il controllo totale.
Pensare al passato può essere utile per apprendere dall’esperienza, ma spesso rischia di diventare ruminazione rabbiosa sugli errori altrui o ruminazione depressiva sui propri errori e difetti. Ancora una volta è importante superare l’illusione del controllo: il passato può essere un grande maestro, ma non può trasformarsi in una gabbia in cui chiudiamo noi stessi.
Anche pensare agli altri può trasformarsi da attività utile per buone relazioni, sia personali che professionali, ad attività dannosa caratterizzata da ansie, rancori, delusioni, ecc.
Ma allora, PERCHÉ LO FAI? PERCHÉ NON RIESCI A NON FARLO?
Quando si tratta di cose che devi assolutamente fare nonostante la realtà ti dia anche altre possibilità, probabilmente, sei preda del GIUDICE INTERIORE. Sotto il suo SGUARDO MINACCIOSO CHE INCUTE PAURA. Si attiva un vero è proprio MATCH INTERIORE tra il tuo giudice interiore (una parte di te) e un’altra parte di te che ha altri desideri e bisogni ma non riesce a liberarsi dal rimprovero e dalla colpa, dal giudizio e dalla critica.
Più in dettaglio: quel è la minaccia di quello sguardo giudicante? Se ti comporti così… Allora…
Per cosa devi giustificarti di fronte al giudice severo? Per cosa devi rendergli conto? Giustificarti rispetto a quale difetto o errore, presunto o reale? Per sentirti libero da quale dovere? Per giustificare quali bisogni e desideri?
L’aspetto fondamentale è proprio lo scontro tra il giudice che impone regole, imperativi, divieti e altre parti di sé che portano bisogni e desideri che non rientrano nelle costrizioni imposte dal giudice interno.
Devi… Vorrei…
Non devi… Mi piacerebbe…
È assolutamente necessario che… Preferirei che…
Se vince sempre il giudice interiore, prima o poi, in una forma o nell’altra, arriva la malattia, la sofferenza, fisica, psicologica, nelle relazioni.
Per vincere questo match interiore ovvero per promuovere salute e benessere fisico, emotivo e nelle relazioni, è fondamentale dare energia e spazio a quelle parti di sé che portano quei bisogni e desideri autentici, più vicini a ciò che è realmente importante e vitalizzante per la persona. Per te.
Il dialogo interno deve orientarsi su darsi il PERMESSO di fare NUOVE SCELTE, rispetto a quelle imposte dal giudice interiore. Rispettare e seguire le ‘regole’ buone per sé (nel rispetto degli altri, ma senza compiacere gli altri) e anche ‘saper trasgredire’ quelle eccessive che sono solo fonte di dolore, senso di colpa, vergogna.
A quel punto non resta che tradurre il match interno in EFFETTIVI NUOVI COMPORTAMENTI, iniziare a fare ciò solitamente abbiamo paura di fare, cominciando da piccole, ma decisive azioni che spostano le cose, che attivano cambiamenti desiderati, affrontando gli annessi e connessi delle proprie scelte nuove ovvero predisponendosi ad affrontare le reazioni degli altri e le proprie reazioni emotive (paure, sensi di colpa, ecc.). In questo modo parte il cambiamento verso la Vita che Veramente Vogliamo…

La cura di sé e la cura degli altri… E la psicoterapia!

Questo Post nasce dalla visione di un TEDx su YouTube che mi ha fornito lo spunto per esporre il mio pensiero terapeutico che cerco di far conoscere attraverso il mio blog da più di 5 anni ormai e che è contenuto anche nel mio libro ‘Alice nel paese delle miserie’.
Ecco il link al video (dura 16 minuti). https://youtu.be/mUwK2Kpkd5Q
Ti consiglio, poi fai come vuoi, di vedere prima il video poi leggere il mio post.
Hai visto il video? Discorso che non fa una piega dal punto di vista ideale quello della Bush. Nella realtà ci sta tutta la difficoltà che ognuno di noi trova nel renderlo effettivo.
La psicoterapia lavora sul cercare di comprendere questo scarto ideale-reale e aiutare il più possibile la persona alla vita che veramente vuole.
La psicoterapia aiuta a comprendere il senso delle nostre scelte quotidiane, come di quelle storiche che hanno svoltato in senso positivo o negativamente la nostra vita, come di quelle più antiche, quasi sempre implicite, prese senza consapevolezza cosciente, ma con intuizione e intenzione inconscia che quella fosse la scelta migliore per stare al mondo. Le scelte antiche sono quelle prese da bambini, con la mente infantile rudimentale (e consolidate poi negli anni) nel contesto della vita in cui cresciamo, la vita che a un bambino capita e non sceglie: i genitori, ciò che sono, come si comportano, i valori che propongono esplicitamente o indirettamente; le esperienze che ci capitano, situazioni traumatiche che possiamo aver dovuto, senza volere ovviamente, affrontare perché ci sono capitate. In questo contesto dei primi anni di vita, solitamente i primi 5 o 10 o 15 sono fondamentali, facciamo queste ‘scelte precoci strategiche’ ovvero volte sostanzialmente ad ottenere Amore e Stima che da piccoli sono importanti come l’ossigeno. Facciamo queste scelte perché la nostra mente e quindi le nostre scelte sono molto più dipendenti dalla mente e dalle scelte altrui. Intorno ai 14 o 15 anni la nostra mente comincia ad essere più ‘autonoma’.
Allora ecco l’ideale. È una sintesi rivisitata del discorso di Alice Bush, integrato con mie considerazioni.
Questo il punto di partenza: per essere veramente felice e per aiutare gli altri ad essere veramente felici  NON COMPIACERE LE ASPETTATIVE ALTRUI. Se compiaci gli altri ti allontani dalla vita che veramente vuoi. Annulli di fatto te stesso e finisci per deludere tutti, te per primo perché compiacere è una scelta che ti fa rinunciare a tanto altro, perché comunque ogni scelta non è perfetta e quindi c’è sempre un costo emotivo da pagare. Qual è il costo emotivo che sei disposto a pagare facendo le tue scelte? Ecco 3 esempi.
1. Non scegliere la LAUREA o il LAVORO cercando di compiacere le aspettative altrui, cercando di conseguire gli obiettivi altrui che credi erroneamente siano i tuoi, magari per dimostrare di essere una persona che vale e che ‘merita’ di essere amata per questo (si chiama amore condizionato… ed è sempre tossico).
2. Non scegliere come stare in una RELAZIONE compiacendo le aspettative altrui nell’idea evidentemente malsana che così sarete felici, se ciò che fai non è veramente ciò che vuoi, prima o poi rabbia, risentimento e delusione reciproca mineranno in maniera importante la relazione che finirà (e sarebbe meglio) o continuerà in maniera malsana e piena di sofferenza reciproca; sarebbe un’altra versione di tossico ‘amore condizionato’. Sto con te se sono come tu mi vuoi o stai con me ma devi essere come io ti voglio o versioni simili.
3. Non ti sacrificare per i bisogni altrui, ANCHE QUANDO GLI ALTRI SONO I FIGLI, con l’idea evidentemente fallimentare che l’altruismo equivalga all’auto-sacrificio, scambiato erroneamente per amore. Qual è la tua idea di buon genitore? Quello che per amore dei figli si annulla per loro? Quella di ‘trascurare se stessi sempre e comunque’ (i propri bisogni e i propri valori) per ‘curare’ il benessere dei figli, a prescindere da ogni altra cosa? Prima o poi saliranno delusione, fatica insopportabile, risentimento, perdita di pazienza che mineranno, oltre che il proprio benessere personale, la relazione coi figli, che non è proprio l’obiettivo di amore e cura che abbiamo verso di loro. Alla fine finisci per sentirti lontano dal genitore che vorresti essere. E certo non l’esempio che vorresti essere per i tuoi figli.
Queste tre storie diverse tra loro (lavoro, relazione affettiva, genitorialità) hanno in comune che sono, più o meno consapevolmente, guidate dal senso del dovere e dal senso di colpa e che finiscono per creare sofferenza per tutti, per sé e per le persone più vicine, care e che amiamo.
Finiamo dunque per vivere una vita in base alle aspettative e ai bisogni altrui.
In realtà, questo la Bush lo lascia intendere implicitamente, soddisfare i bisogni altrui risponde inconsciamente al nostro bisogno profondo di Amore e Stima che ci porta erroneamente all’AMORE CONDIZIONATO: “mi sento amato e stimato se e solo se… soddisfo i bisogni degli altri”. E finiamo dunque per vivere una vita lontana dalla Vita che Veramente Vogliamo.
La nostra società, ma non è così in tutte le culture e le parti del mondo, da sempre ci racconta, per i motivi più svariati che sarebbe qui troppo lungo indagare, che per essere felici dobbiamo soddisfare i bisogni e le aspettative altrui. Senso del dovere e suo fratello il senso di colpa a ricordarcelo in tutti i modi e in tutti i luoghi. Ma, tanto per fare un esempio concreto, sull’aereo in caso di pericolo, ci dicono prima indossa la maschera per avere il tuo ossigeno per poter essere veramente d’aiuto agli altri. E il grande Fritz Perls ci ha donato questa perla a ricordarci qualcosa del genere e di fondamentale: “io sono io e tu sei tu, io non sto al mondo per soddisfare le tue aspettative e tu non stai al mondo per soddisfare le mie, se ci incontriamo può essere molto bello, altrimenti ognuno per la sua strada”.
In sintesi: ogni scelta implica una rinuncia. Conosci la tua rinuncia? Facendo la tua scelta scegli di prenderti cura di alcuni tuoi bisogni e ne trascuri altri. Conosci ciò che stai trascurando?
Inizia veramente a prenderti cura di te iniziando prima di tutto a comprendere quella che noi possiamo chiamare con un acronimo o sigla VVV, la Vita che Veramente Vuoi. La Bush la chiama “una vita dalla quale non vogliamo scappare ogni due minuti. Una vita un cui vogliamo essere presenti e protagonisti per noi stessi e per gli altri”. Per essere veramente presenti e di aiuto agli altri dobbiamo prima necessariamente essere noi soddisfatti piuttosto che tristi ed esausti, senza energie e risentiti. “Avere il coraggio di piacere a se stessi prima che agli altri, avere il coraggio di mostrarsi per come si è”. Avere una vita che veramente scegliamo noi per creare spazio, forza ed energia per esserci per gli altri veramente ed efficacemente quando gli altri hanno bisogno di noi.
La VVV è fatta di tre ingredienti fondamentali secondo la Bush e idealmente anche secondo me. La vita in cui vogliamo stare:
1. TROVA I TUOI VALORI (distinguendoli dai tuoi obiettivi). I valori sono mete ideali verso cui tendere, gli obiettivi sono traguardi da raggiungere. Cosa è veramente importante per me? I valori forniscono la base solida in cui sentirti radicato e quando vivi momenti difficili e sembri perdere il controllo ti aiutano a prendere le decisioni giuste per te, sentendoti allineato con la persona che vuoi essere, orientata da quei valori. I valori sono potenzialmente infiniti, quelli fondamentali probabilmente sono circa 5 per ciascuno di noi.
2. ASCOLTA I TUOI BISOGNI (salute, affetti, soddisfazione lavorativa, come tre aree primarie). È fondamentale trovare il coraggio e creare tempo e spazio per riuscire a soddisfare i nostri bisogni.
3. IMPARA A DIRE NO. Parolina semplice da dire in teoria. In pratica difficilissima perché ci mette di fronte alle nostre paure più profonde, le solite di origine antichissima, di sentirci giudicati, di deludere, di essere rifiutati, abbandonati, di non ricevere insomma Amore e Stima. Paura di sentirci persone Non amabili e Prive di valore.
Allora prendersi cura di sé vuol dire sostanzialmente prendersi la RESPONSABILITÀ di prendersi cura della propria felicità per potersi prendere cura della felicità degli altri. Prendersi la responsabilità delle proprie scelte. A partire dalla scelta che sembra banale quanto è fondamentale di diventare veramente padroni del proprio tempo, oltre le pretese della società del “corri e scappa”, che finisce per generare sempre più ansiosi (di non farcela) e di depressi (per non avercela fatta).
Prendersi la responsabilità delle proprie scelte allora equivale sostanzialmente a dire NO sapendo che stai dicendo SÌ a qualcosa di altro veramente importante per te, stai dicendo SÌ A TE STESSO (e qui rifanno capolino senso del dovere e senso di colpa con cui devi fare i conti).
Prendersi la responsabilità di prendere per sé prima di poter dare agli altri. Prendere il tuo ossigeno affinché tu possa veramente aiutare l’altro a prendere il suo. Il sano egoismo come base di partenza per il più grande, puro ed efficace degli altruismi.  Per prenderci cura degli altri dobbiamo prima prenderci cura di noi.
Allora laddove la società esterna (ciò che abbiamo succhiato da una vita) e il Tiranno interiore (derivato dei diktat sociali e culturali) ci impongono Doveri e Proibizioni (per sentirci persone Amabili e di Valore) che noi sentiamo non più adatti a noi e a chi vogliamo essere e alla Vita che Veramente Vogliamo (sempre nel rispetto dei confini della convivenza con l’altro), dobbiamo prenderci la RESPONSABILITÀ ovvero il CORAGGIO che SUPERA LA PAURA di darci dei PERMESSI.
Il permesso di deludere …
Il permesso di ascoltare i nostri bisogni …
Il permesso di dire NO …
E tanti altri permessi laddove incontriamo doveri, imposizioni, divieti e proibizioni che vanno bene per gli altri, ma non per noi stessi.
Ineccepibile questo discorso. Idealmente. Tradurlo in realtà effettiva è ciò che di più difficile incontriamo nella vita.
Qui del resto nasce la domanda: quanto è potente la spinta dal basso, dal profondo, dell’antico dentro di noi di cercare Amore e Stima? Quanto è potente rispetto ad una Vita che Veramente Vogliamo basata su quei concetti fondamentali: Valori, Bisogni, NO ovvero Responsabilità che dovrebbero orientare le nostre scelte di cura di noi?
Quando la Bush parla di “avere il coraggio di piacere a se stessi prima che agli altri” tira in ballo implicitamente quanto sia importante, per vivere la Vita che Veramente Vuoi, affrontare la paura, la paura di deludere, la paura ‘profondamente profondissima, scolpita nel corpo fin da bambini’, di non ricevere quell’Amore e quella Stima.
La sofferenza emotiva che porta le persone in terapia nasce in quello scarto. Ovviamente questa è una grande generalizzazione perché comunque i fattori che intervengono a determinare il proprio disagio a partire da quello gravissimo sono diversi da caso a caso. Esistono purtroppo limiti iniziali anche genetici o costituzionali che hanno un grande peso. Esistono esperienze traumatiche che segnano in modo profondo. Per questo una prima valutazione fondamentale richiede di cercare fattori problematici (limiti con cui nasciamo o che sviluppiamo precocemente anche per l’ambiente in cui cresciamo) e fattori protettivi (risorse che abbiamo a nostra disposizione per fronteggiare i fattori negativi).
Fatta questa valutazione quindi distinguendo da caso a caso, da storia a storia, ogni richiesta di aiuto da ogni altra, la psicoterapia, la cura, l’aiuto intervengono su alcuni punti fondamentali:
– Conoscere i propri modi disfunzionali di stare al mondo fondati sulla compiacenza e sul sacrificio di sé;
– Conoscere o disegnare la Vita che Veramente Vogliamo (Valori, Bisogni, NO);
– Prendersi la Responsabilità della cura di sé ovvero affrontare la Grande Paura Profonda di non sentirsi Amati e Stimati;
– Darsi dei Permessi.
In queste coordinate concettuali della terapia, questa aiuta la persona a ridurre lo scarto tra Vita Ideale e Vita Reale, a governare frustrazione e delusione che la vita reale presenta regolarmente, a cambiare ciò che possiamo cambiare e accettare ciò che dobbiamo accettare. Ricordi la preghiera della serenità?
In sintesi estrema:
SE NON È TUA LA COLPA È TUA LA RESPONSABILITÀ…
CAMBIA CIÒ CHE PUOI, ACCETTA CIÒ CHE DEVI…

L’arte di vivere

Buongiorno. Io come psicoterapeuta mi trovo spesso per aiutare le persone a favorire un qualche tipo di assertività. È un concetto un po’ di moda da qualche decennio che spesso viene usato in corsi e corsetti come fonte di aiuto e anche di business. Perché? Perché l’assertività nel suo nucleo fondamentale significa ESPRIMERE I PROPRI BISOGNI PENSIERI ED EMOZIONI FACENDO RICHIESTE MIRATE IN MODO DA RISPETTARE SÉ E GLI ALTRI NON OFFENDERE NESSUNO CERCARE DI AUMENTARE LA PROBABILITÀ DI OTTENERE CIÒ DI CUI SI HA BISOGNO. E fin qui tutto chiaro e anche allettante, per esempio, da applicare in azienda, nei propri gruppi di lavoro, ma anche nelle relazioni private, in famiglia, con gli amici e anche dal fruttivendolo e dal salumiere come forma di educazione e rispetto senza pretendere, ma imparando a chiedere e accettando che a volte non si ottiene ciò che si vorrebbe, anche se ciascuno di noi, chi più chi meno, vorrebbe che gli altri, la realtà, la vita fossero come piace a noi.
Qui si aprono due questioni. La prima sottolinea quanto detto sopra. La preghiera della serenità: “oh signore o universo dammi la forza per cambiare ciò che posso, la serenità per accettare ciò che non posso cambiare e soprattutto la saggezza di distinguere tra le due”. Un’altra preghiera sottolinea un altro aspetto di quanto detto, a mio parere ‘dovrebbe’ essere un’ispirazione, anzi ‘potrebbe’ essere un’ispirazione per tutti, ma appunto ognuno sceglie come sente, come vuole, come riesce, come può; eccola: “io sono io e tu sei tu, io non sto al mondo per soddisfare le tue aspettative e tu non stai al mondo per soddisfare le mie, se ci incontriamo può essere molto bello, altrimenti ognuno per la sua strada” (Preghiera della gestalt).
Ora la seconda questione aperta dal tema dell’assertivitá è molto fica, molto yeahhhh, piena di tecniche per ‘diventare più assertivi, capaci di affermare sé e migliorare la propria autostima e le proprie relazioni’. Oh yeahhh. Però certe volte arrivano i però. E sono quelli che si incontrano in terapia quando la persona ha capito tutto quello che c’è da sapere sull’assertività, a livello concettuale e tecnico (ha imparato tante strategie per….), ma nell’atto di applicarle trova difficoltà, in particolare incontra LA PAURA DI DIRE CIÒ CHE VORREBBE DIRE… MA NON RIESCE A DIRE. E qui, alla fine del lavoro sull’assertività che ha portato comunque ottimi risultati in tanti ambiti e relazioni, inizia il lavoro terapeutico sulla paura. Per chi si sente pronto per farlo. La terapia è più faticosa di un corso di apprendimento di strategie e tecniche. Diciamo che sono due step diversi del proprio percorso di crescita personale. Qui mi fermo, non voglio fare pubblicità al mio lavoro….

Passo però a parlare di una questione personale. Cercherò di essere breve. Da qualche tempo sto affrontando qualche problema di salute. Questo ha portato me, la mia famiglia, tutti i miei più cari amici e tanti conoscenti vicini e lontani a combattere insieme, ciascuno offrendo il proprio contributo di vicinanza, solidarietà, amore, ciascuno a suo modo, ciascuno da me apprezzato, facendomi sentire tanto tanto tanto amato. L’amore è la migliore delle cure. Si è aperto però anche un problema; da qui prende senso il cappello sull’assertività. In particolare, il fatto che nell’espressione della mia assertività dicendo ‘tante grazie per la tua vicinanza che sento nel mio cuore nascere dal tuo cuore e che mi aiuta e sostiene…. Grazie ma anche meno ‘. Sto mettendo in questo modo un limite (è uno dei principi dell’assertivitá) e il mio pensiero, condito di paura, è: potrebbe offendersi, potrebbe non capire ciò che volevo dire, potrebbe sentirsi non compreso, addirittura rifiutato o altro del genere che potrebbe portare ad emozioni di dolore, rabbia, tristezza e altro ancora. Mi dispiace ma questo è. Vi invito a rileggere le due preghiere. Il tuo desiderio di essermi vicino è totalmente legittimo e ti rende onore, solo che a volte le modalità, ad esempio cento messaggi, cento domande, cento per mille persone diventa un lavoro da gestire che nonostante il desiderio di partenza, invece che leggerezza e sostegno aggiunge pesantezza. E questo lo sperimento io personalmente e le persone più care a me vicine. Chattare non può diventare un lavoro soprattutto in un momento in cui forze e risorse sono dedicate ad altro. Quindi la mia richiesta assertiva è: diamoci una regolata, accetto con gratitudine ogni messaggio, vi dico che non risponderò immediatamente, ma se e quando possibile. Spero non ci restiate male, offendiate o simili. Altrimenti sarebbe comunque un ottimo punto di partenza per lavorare su voi stessi e la vostra crescita personale.
Vi ringrazio per l’attenzione e la pazienza e vi mando un caro saluto dal profondo del mio cuore. Con amore ❤️

Le insidie della scelta

Le nostre SCELTE sono sempre l’esito di un CONFLITTO tra parti, ad esempio, una parte di me che vuole parlare, esprimersi, dire qualcosa di sé e una parte di me che, invece, non vuole parlare, vuole tenersi tutto dentro o qualcosa del genere.
È importante avere la capacità di LEGITTIMARE ognuna di queste parti ovvero riconoscerle, ascoltarle, dare loro valore semplicemente in quanto parti di noi che rivelano i nostri bisogni, pensieri ed emozioni e in base a questa legittimazione prendere una DECISIONE. La scelta tra parti da cui farsi guidare nel comportamento, in questo momento. Magari in un altro momento, in altre condizioni, avremmo fatto o faremo un’altra scelta ovvero sceglieremo di far prevalere altre parti. Ad esempio, l’altra volta sono andato al mare, oggi resto a casa, forse la prossima volta farò un’altra scelta ancora. Stavolta ho scelto di stare in silenzio rispetto all’altra volta in cui ho detto per filo e per segno cosa pensavo e chissà in un’altra occasione farò un’altra scelta ancora. Trova i tuoi esempi in cui prevale una certa parte ad orientare la tua azione…
La decisione che prendiamo, più o meno consapevolmente e con un maggior o minor grado di riflessione o impulsività, ci richiede, comunque, di FARCI CARICO della RESPONSABILITÀ delle CONSEGUENZE che la nostra SCELTA comporta. Conseguenze emotive (COSA PROVIAMO), comportamentali (COME REAGISCONO GLI ALTRI) e interpersonali (quale circolo di AZIONI e REAZIONI si attiva nello scambio con l’altro, quando un’altra persona è coinvolta nella nostra scelta).
Almeno questo fa l’adulto, a questo è chiamato l’adulto. Ma a volte l’essere adulti è solo una questione anagrafica, mentre da un punto di vista psicologico e affettivo siamo ‘bambini’, BAMBINI FERITI, bambini addolorati, angosciati, impauriti, arrabbiati, tristi, soli che sentono profondamente FRUSTRATI ALCUNI BISOGNI PRIMARI di base: amore, protezione, sicurezza, connessione emotiva, validazione e legittimazione dei bisogni e delle emozioni, regolazione emotiva, appartenenza, esplorazione, stima, incoraggiamento, sostegno, regolazione dei limiti, autonomia, riconoscimento, inclusione sociale, ecc.; non solo oggi, ma da tempo immemore, appunto da quell’età infantile in cui la ferita ha cominciato a formarsi per essere successivamente consolidata da altre esperienze di frustrazione che hanno ripetuto ciò che avvenne in origine.
La FERITA è una GRANDE CALAMITA e oggi l’adulto è attratto da essa, quando oggi vive esperienze che ‘emotivamente’ lo riportano da qui e ora a lì e allora. Da quello che sta succedendo oggi che rievoca, in modo non sempre chiaro e consapevole, ciò che successe allora.
Per questo, nonostante sappiamo razionalmente di ripetere gli stessi errori, non riusciamo a non ricascarci.
Per questo, abbiamo compreso i motivi del nostro comportamento, sappiamo che dovremmo fare qualcosa di diverso, ma non riusciamo a cambiare.
Per questo, non basta leggere libri e post per curarsi.
Per questo, l’esperienza terapeutica, oltre che sulla comprensione razionale di motivi, del senso e del valore delle scelte antiche e di quelle attuali, è fondata in maniera fondamentale sulla ricerca di una NUOVA ESPERIENZA EMOTIVA che sia REALMENTE TRASFORMATIVA DELLA FERITA e DELLA TENDENZA a RIPETERE i COMPORTAMENTI CHE LA CONFERMANO e la fanno RIVIVERE alla persona con tutto il carico di dolore e frustrazione.

È successo qualcosa?

Ho deciso di RIPRENDERE a camminare…
E tu che hai deciso?
Ho deciso di riprendere a…
Decisione meravigliosa!
E che è successo?
Non è successo niente…
Non è successo niente?
Devi guardare bene …
Cosa è successo nei fatti della tua vita…
Cosa è successo nella tua mente…
Cosa è successo nel tuo cuore…
Cosa è successo nei tuoi desideri…
Cosa è successo nella tua immaginazione…
Quale paura hai affrontato?
Quale blocco hai superato?
A quale forma di coraggio hai attinto per fare questa scelta?
Ho deciso, anche, di SMETTERE di lasciarmi trasportare dal fare ciò che devo e ciò che è dovuto rispetto a ciò che mi piace… e a ciò che mi devo…
E tu che hai deciso?
Ho deciso di smettere di …
Che splendida decisione!
E che è successo?
Non è successo niente…
Non è successo niente?
Devi guardare bene …
Cosa è successo nei fatti della tua vita…
Cosa è successo nella tua mente…
Cosa è successo nel tuo cuore…
Cosa è successo nei tuoi desideri…
Cosa è successo nella tua immaginazione…
Quale paura hai affrontato?
Quale blocco hai superato?
A quale forma di coraggio hai attinto per fare questa scelta?

Maledetta accettazione

L’accettazione questa sconosciuta. L’accettazione questa maledetta.
ACCETTAZIONE è sinonimo di TOLLERANZA DELLA FRUSTRAZIONE ovvero accettazione del fatto che non possiamo soddisfare tutti i nostri bisogni e scopi.
La tolleranza della frustrazione è una delle capacità più importanti da sviluppare in un percorso di crescita personale e maturazione.
Quando SCEGLIAMO dobbiamo ACCETTARE la RINUNCIA. Ogni scelta è imperfetta, ogni scelta ha un prezzo da pagare. Abbastanza scontato e facile da capire dal punto di vista razionale, lo scoglio più duro che incontriamo quando dobbiamo confrontarci emotivamente con le conseguenze della scelta. Quali emozioni provo facendo quella scelta? Con quali reazioni degli altri mi trovo a confrontarmi facendo quella scelta? Cosa vorrei fare? Cosa dovrei fare? Cosa posso fare effettivamente?
Scegliere ci richiede di risolvere un conflitto o meglio di dare valore ad una parte del conflitto ovvero di decidere di SODDISFARE un bisogno e contemporaneamente, implicitamente, di decidere di LASCIARSI ALLE SPALLE altri bisogni, RIMANDARE o addirittura RINUNCIARE alla loro gratificazione. Banale quanto fondamentale. Se adesso stai leggendo non stai facendo un’altra cosa. E lo stai scegliendo tu. Se stasera esci con la fidanzata non resti a casa a vedere la partita. Anche se potresti vedere la partita insieme alla fidanzata e pure agli amici. Ma se vedi la partita non vedi il film o magari scegli di vederlo dopo. Ecco è chiaro che a volte sono possibili dei fantastici compromessi, ma una dimensione di rinuncia e insoddisfazione esiste sempre, anche fosse una rinuncia parziale o una rimandare il tempo della soddisfazione. Ad esempio, stasera ho fatto tardi soddisfacendo una marea di miei bisogni e desideri (partita, film, fidanzata, amici), ma ho rinunciato al riposo. Certo potrò dormire di più domattina… Ma a cosa dovrò rinunciare impiegando quel tempo per dormire? Se scegli, rinunci. Questo è. Questa è accettazione.
IMPARARE AD ACCETTARE LA FRUSTRAZIONE DEL MONDO NON PERFETTO È LA VIA DELLA SERENITÀ.
Tu mi dirai: esistono frustrazioni e frustrazioni, bisogni importanti e meno importanti. Bisogni irrinunciabili!? Certo… A cui dobbiamo imparare a rinunciare!!! Il succo rimane lo stesso: non puoi avere tutto né subito e la frustrazione ovvero l’insoddisfazione di qualche scopo è inevitabile dalla nostra vita. O no?
Se la frustrazione è dietro l’angolo, se la rinuncia è inevitabile, l’accettazione diventa necessaria! È così… È andata così… Andrà così…
Accettare allora è sinonimo di ‘ACCOGLIERE’ la realtà che è, la realtà che ci si presenta e ‘LASCIARE ANDARE’ ciò che vorremmo che fosse, ciò che dovrebbe essere… Imparare, dunque, a dire “è andata così!”, a sentirlo profondamente dentro di noi, a lasciar essere quello che è, ad interiorizzare la capacità di stare in una realtà non perfettamente corrispondente ai nostri bisogni, desideri e aspettative, a vivere in una realtà in cui sappiamo INTEGRARE la nostra soddisfazione con la nostra frustrazione…

Due liste

Oggi post breve, partendo direttamente con un esercizio. Semplice da capire, impegnativo da portare avanti.
Prendi un quaderno di mille pagine, potrebbero bastare… Scrivi due liste: lista delle COSE DA FARE e lista della PERSONA CHE VOGLIO ESSERE.
Pensando ai tuoi IMPEGNI della giornata, inizia a scrivere la prima lista e più in generale scrivi le cose che devi fare e quelle desideri fare, non solo oggi, ma come proponimento per il futuro, vicino e lontano: questa settimana, questo mese, quest’anno, i prossimi tre anni, i prossimi cinque o anche di più.
Pensando alla PERSONA CHE VUOI ESSERE, scrivi le caratteristiche che desideri incarnare, le azioni che devi fare e ti impegni a fare, quotidianamente, per essere proprio quella persona o comunque per avvicinarti a quell’idea di persona. E le azioni che effettivamente fai…
Cerca di comprendere, attraverso le due liste, quali OBIETTIVI vuoi raggiungere e quali VALORI vuoi mettere a guida della tua vita. Gli obiettivi sono traguardi da raggiungere, i valori indicano la direzione della vita che vuoi. Probabilmente incontrerai alcune difficoltà che saranno le tue migliori alleate per comprendere e andare avanti.
Non ti resta che metterti all’opera…
Buona vita…

Perdere è parte del giocare

Perdere è parte del giocare. Se ti permetti di perdere allora stai proprio giocando.
Vincere è parte del giocare. Se hai l’obbligo di vincere allora probabilmente ti stai perdendo il giocare.
I bisogni di essere amato e stimato ce li portiamo “dalla culla alla tomba”. Ma nel tempo diventano così vincolanti, sopra ogni cosa, che per cercare di sentirci amati e stimati, a tutti i costi, ci allontaniamo da noi stessi, dai nostri bisogni autentici, dai nostri desideri più vitali, dalla vita che veramente vogliamo. Nel cercare riconoscimenti dall’esterno perdiamo il contatto col nostro centro.
La società ci impone risultati. Così funziona e ha un senso e un valore. A volte o troppo spesso diventa un dis-valore, qualcosa di negativo, distruttivo, alienante. Anche il riposo è diventato un risultato da conseguire, anche il tempo libero è una conquista per cui lottare. Prova a pensare, a sentire: quali aree o momenti di vita sono per te ‘liberi dai risultati’? Io ho iniziato a cercare…
Considerando i risultati sinonimo di obiettivi e questi figli dei valori, probabilmente dobbiamo comprendere quali sono i nostri valori. E accettare che nulla è fuori da un risultato da cercare in quanto ogni nostra scelta, in modo più o meno consapevole, cerca di realizzare un valore. Ogni nostro comportamento è guidato da qualcosa di importante che cerchiamo di realizzare, di vivere. Allora la domanda diventa: quali valori stai cercando di mettere al timone delle tue scelte? Inizia a cercare la tua risposta. Quella risposta è la direzione interna che ti permetterà di fare scelte sempre più consapevoli (di cosa è veramente importante per te) e responsabili ovvero scelte in cui puoi sentirti padrone delle cose che accadono perché sei tu che le fai accadere, nella consapevolezza dei limiti della realtà e del comportamento degli altri che non puoi controllare, consapevolezza fondamentale che non sei completamente impotente né sei onnipotente.

Piuttosto che lamentarti…

Fa caldo? Rinfrescati! Fa freddo? Copriti!
Piuttosto che lamentarti, scegli di occuparti del problema di cui ti lamenti e del bisogno che senti frustrato.
Per stare bene, non devi aspettare né sperare (sì, magari a volte sì, poche volte), devi prima di tutto agire, prenderti cura, curare il modo in cui impieghi il tuo tempo, le attività a cui ti dedichi, le persone che frequenti, le cose che scegli di dire e non dire, di fare e non fare.
Per questo, è importante la consapevolezza.  Essere consapevole di ciò che ti accade e di ciò che fai accadere. Di cosa provi e di come scegli di esprimerlo, di cosa pensi e di come scegli di tradurlo in azione.
Ti lamenti che hai sempre poco tempo? Guarda con attenzione come stai impiegando il tuo tempo!
Ti lamenti del capo o dei collaboratori? Guarda con attenzione come stai affrontando queste situazioni frustranti!
Alcune tue relazioni sono insoddisfacenti? Guarda con attenzione come te ne stai prendendo cura e cosa stai trascurando!
La tua forma fisica lascia a desiderare? Guarda con attenzione cosa stai facendo e cosa non stai facendo per sentirti insoddisfatto!
Imparare a ‘guardare con attenzione’ vuol dire aumentare gradualmente la propria ‘consapevolezza’ e ciò porta ad avere più chiari i confini del proprio potere di trasformare la propria vita e anche dei propri limiti e di un certo grado di impotenza che dobbiamo imparare ad accettare.
Piuttosto che lamentarti, impara a guardare con attenzione il valore che cerchi (e quello che trovi) nelle scelte che fai.
Lamentarti è una scelta…
Criticare è una scelta…
Stare in silenzio è una scelta…
Accumulare e poi ‘sbroccare’ è una scelta…
Compiacere è una scelta…
Non chiedere è una scelta…
Non dire no è una scelta…
Guarda con attenzione le scelte che spesso ti ritrovi a fare e che ti alimentano i problemi piuttosto che risolverli…
Ognuna di queste scelte può essere utile e adeguata in certi momenti e situazioni, ma non può diventare lo stile tipico ed unico di affrontare problemi e insoddisfazioni.
Quanto valore aggiungono alla tua vita queste scelte? Quali altre scelte potresti fare per creare valore nella tua vita?
Tornando alla lamentela, ad esempio, questa è utile per sfogarti un po’. Utile se dura poco. Poi sarebbe utile che la lamentela ti portasse ad individuare qual è il tuo bisogno frustrato, per cui ti lamenti, in modo che tu possa farci qualcosa di concreto per cercare di soddisfarlo o per accettare serenamente ciò che non puoi modificare. Se la lamentela perdura oltre misura, probabilmente ti sta segnalando che la ‘ferita antica’ sta dominando i tuoi pensieri e stati d’animo ovvero che hai bisogno di andare a curare bisogni profondi irrisolti da tempo e che stanno condizionando la tua esperienza attuale, le tue relazioni e le tue scelte, oggi.
La psicoterapia è una strada privilegiata per curare la ferita…

La frustrazione e i suoi esiti

La FRUSTRAZIONE è l’esperienza emotiva che viviamo quando percepiamo una DIFFERENZA tra la realtà che vorremmo e quella che è. Ad esempio, andiamo al mare e piove, ci aspettiamo una promozione e non la riceviamo, chiediamo una carezza e veniamo ignorati, cerchiamo aiuto e non veniamo ascoltati, non riusciamo in un progetto, perdiamo un amico, il partner ci lascia, arriva una malattia. Le EMOZIONI possono essere rabbia, tristezza, sconforto, delusione, senso di ingiustizia, dolore emotivo, senso di colpa, senso di fallimento e ogni altra sfumatura emotiva in base alla situazione specifica e alle nostre tendenze tipiche di reagire.
Ciascuno di noi si confronta con frustrazioni quotidiane, sono IN UN CERTO GRADO INEVITABILI e possiamo considerarle nell’ordine naturale delle cose.
Le REAZIONI ALLA FRUSTRAZIONE possono essere molto diverse e avere esiti diversi in termini di soddisfazione o sofferenza.
Un primo modo di reagire è CERCARE DI RIDURRE LO SCARTO tra situazione desiderata e situazione effettiva. Se ci riusciamo, e in una certa misura, allora possiamo essere soddisfatti, appagati, sereni. Se non ci riusciamo, possiamo reagire ulteriormente in alcuni modi fondamentali: PROVARE e RIPROVARE fino a quando ci avviciniamo ai nostri scopi e ne siamo soddisfatti. Provare e riprovare fino a quando decidiamo di ACCETTARE CIÒ CHE NON RIUSCIAMO A CAMBIARE ed ottenere; in questo caso restiamo insoddisfatti, ma riusciamo a considerare la situazione ‘sopportabile’ e possiamo starci comunque ‘sufficientemente sereni’. Infine, continuiamo a provare e riprovare SENZA RIUSCIRE A FERMARCI NEI NOSTRI TENTATIVI che risultano SEMPRE VANI, non riuscendo a tradursi in soddisfazione dei nostri bisogni. In questo caso, viviamo lo scarto frustrante come ‘catastrofico’ o ‘insopportabile’ o comunque ‘inaccettabile’. In questo modo, prima o poi, compare la SOFFERENZA emotiva sotto forma di intense emozioni dolorose che accompagnano sintomi fisici e psicologici o difficoltà enormi nelle relazioni interpersonali.
La richiesta di un AIUTO terapeutico appare inevitabile…