La sfida del cambiamento

Se è vero che “se continui a fare e pensare sempre allo stesso modo continuerai ad ottenere sempre le stesse conseguenze“, allora possiamo dire che la terapia aiuta la persona a favorire un certo cambiamento nel modo di pensare e di fare per ottenere risultati differenti. E uno degli strumenti fondamentali di questo cambiamento è METTERE IN DISCUSSIONE SE STESSI! Uno strumento, un atteggiamento, una regola, comunque l’ingrediente base per attivare un vero cambiamento trasformativo.
Il terapeuta, attento anche a ciò che succede nella relazione terapeutica in corso, funziona come uno SPECCHIO che rimanda al paziente il suo modo di essere, pensare, agire, entrare nelle relazioni. Il paziente è invitato a prendere CONSAPEVOLEZZA di ciò che solitamente fa con gli altri e nelle sue scelte quotidiane. Questa consapevolezza significa rendersi conto del modo in cui, attivamente o indirettamente, sempre in buona fede e senza colpa, tende a contribuire agli esiti negativi. La persona inizia a comprendere in che modo i suoi SCHEMI INTERNI (pensieri, immagine di sé, desideri, paure e comportamenti, ecc.) tendono a farla agire in un certo modo che favorisce una specifica reazione dell’altra persona fino al crearsi di un CICLO INTERPERSONALE che esita solitamente nella conferma delle immagini negative che il paziente ha di sé, degli altri, del mondo, della vita. Questa consapevolezza può attivare non il senso di colpa, ma l’assunzione di RESPONSABILITÀ cioè riconoscersi il potere di intervenire nel circolo interpersonale fonte di sofferenza per cambiare qualcosa e attivare un CIRCOLO VIRTUOSO laddove prima ce n’era uno patologico. Ecco un esempio concreto: una persona ha il desiderio di essere amata e stimata, purtroppo nutre anche l’aspettativa che riceverà critiche e giudizi negativi al posto di attenzione amorevole e approvazione. Per questo può provare emozioni di vergogna e paura che la portano a chiudersi per evitare il dolore di sentirsi criticata e umiliata. Evitando i rapporti interpersonali si preclude la possibilità di cambiare le sue idee negative che vengono confermate e consolidate.
In terapia, la persona impara a “rischiare” la possibilità che le sue idee non siano scolpite nella pietra, può prendere il coraggio di fare qualcosa di diverso dall’evitare o dal ripetere i soliti comportamenti, può superare la paura per andare incontro alla speranza di ricevere proprio quello che desidera, essere amata e stimata, ricevere attenzioni benevole e apprezzamento.
E per arrivare a questa trasformazione emotiva e comportamentale esistono due strade fondamentali, presenti sostanzialmente in ogni percorso terapeutico:
1. Sfidare, per trasformarle, le solite modalità di percezione, interpretazione ed elaborazione della realtà.
2. Sfidare, per abbandonarli, i propri comportamenti evitanti, rischiando di fronte alla propria paura, provando proprio a fare ciò che teme di fare…
La relazione terapeutica, accogliente, protettiva, non giudicante può fornire quelle sensazioni di rassicurazione e forza che possono rendere la persona pronta per queste sfide, per queste speranze, per queste nuove possibilità…

Formazione e Trasformazione del carattere

Ecco una mappa PER CAPIRE CHI SEI E CHI VUOI ESSERE.

  • Hai vissuto dei FATTI. Hai incontrato eventi, situazioni, persone, hai creato relazioni significative, hai “creato” la persona che sei, da piccolo e fino ad oggi
  • Hai provato certe EMOZIONI e sviluppato certi PENSIERI in quelle situazioni. Le hai interpretate e vissute a tuo modo personale
  • Ti sei fatto delle idee, CONVINZIONI e CREDENZE: sul mondo, su te stesso, sugli altri, su come funzionano le cose, su come funzionano le relazioni, su “come cavartela” per adattarti a ciò che ti è capitato
  • Queste convinzioni ti hanno portato a sviluppare ed affinare progressivamente una serie di COMPORTAMENTI per soddisfare i tuoi BISOGNI, raggiungere i tuoi OBIETTIVI, realizzare la vita che vuoi in base ai tuoi principi e VALORI
  • Fino ad un certo punto tutto questo ha funzionato, l’hai chiamato il tuo carattere, la tua PERSONALITÀ, la tua vita, la tua STORIA. Ti ha permesso di essere sufficientemente felice e capace di portare avanti un certo tipo di vita, più o meno vicina alla vita che desideravi e che ti aspettavi
  • Ad un certo punto hai cominciato a STARE MALE, a sviluppare sintomi fisici e psicologici, a ritrovarti troppo spesso a sentirti infelice, a vivere emozioni dolorose di tristezza, paura, rabbia, vergogna, senso di colpa, senso di inadeguatezza, senso di fallimento, disperazione, impotenza, vulnerabilità, ecc.
  • Hai capito che stavi male, avevi bisogno di aiuto, era ora di farci qualcosa e hai chiesto AIUTO
  • Qualunque aiuto tu abbia cercato e qualunque percorso tu abbia intrapreso, ad un certo punto hai cominciato a COMPRENDERE quello che prima ti era oscuro ed AGIRE DIVERSAMENTE da come avevi sempre fatto… per ottenere risultati diversi dal solito

Quanto descritto è un percorso ideale di trasformazione, consapevolezza e assunzione di responsabilità rispetto alla propria felicità o alla ricerca del proprio benessere a partire da una condizione di stress. Tu a che punto ti trovi?

Nota cosa ha caratterizzato la tua vita, cosa ha formato il tuo carattere, quali esperienze, quali incontri, quali fortune e quali blocchi …

Nota cosa ti fa stare male, cosa ti crea stress e infelicità… comunque tu li intenda …

Nota le spiegazioni e le motivazioni che ti sei già dato per capire e per risolvere …

Nota cosa hai capito e cosa non hai capito …

Nota cosa hai fatto e cosa non hai fatto per migliorare la tua condizione …

Nota cosa hai cambiato e cosa non hai cambiato …

Nota cosa c’è ancora da fare …

E decidi cosa fare e quando farlo…

Ri-Costruzione

Un passaggio importante in un percorso psicoterapeutico è la RICOSTRUZIONE CONDIVISA, tra paziente e terapeuta, della forma o SCHEMA del disturbo che porta il paziente, un ragionamento condiviso su come sta funzionando il paziente, su cosa genera la sua sofferenza, per sviluppare ragionamenti utili su come attivare un cambiamento verso la guarigione.
L’idea primaria che guida questa ricostruzione è aiutare il paziente a trovare un SENSO alla sua SOFFERENZA che spesso, invece, la persona percepisce come priva di senso, solamente fonte di malessere e addirittura contraria ai suoi scopi e valori. Attraverso una serie di DOMANDE mirate, a loro volta guidate dalle RISPOSTE che il paziente propone di volta in volta, la persona rintraccia i MOTIVI della sua condotta e trova SPIEGAZIONI che possono alleviare immediatamente la sofferenza o perlomeno permettere un maggiore senso di COMPRENSIONE e PADRONANZA di quello che sta succedendo nella sua vita.
In particolare, la persona arriva a comprendere che i suoi comportamenti, anche quelli più strani e sofferenti, estremi o apparentemente privi di senso, hanno un SIGNIFICATO ben preciso rispetto alla soddisfazione di certi suoi BISOGNI. Secondo un principio per cui quello che FACCIAMO è quello che SCEGLIAMO perché in qualche modo, anche se a volte sembra improponibile, è proprio quello che VOGLIAMO. Le nostre azioni sono considerabili sempre, in qualche senso, le MIGLIORI SOLUZIONI POSSIBILI per noi al momento per cercare di ottenere la soddisfazione dei nostri bisogni e la realizzazione di qualcosa di importante per noi. Consapevoli che non possiamo sempre avere tutto, che a volte o spesso dobbiamo ACCETTARE quello che non riusciamo ad accettare, che accettare non vuol dire rassegnarsi, ma cercare UN’ALTRA SOLUZIONE, diversa da quella perfettamente corrispondente ai nostri desideri. Anche quando ci sentiamo obbligati ad agire in un unico modo che percepiamo l’unico possibile o quando ci sentiamo vittime degli altri che ci obbligherebbero ad agire secondo i loro desideri, è fondamentale mantenere il senso ed il valore della nostra LIBERTÀ e RESPONSABILITÀ delle SCELTE che compiamo. Riconoscere questo, riconoscere che cerchiamo di agire trovando soluzioni ai conflitti con gli altri e dentro noi stessi, ci permette di superare quel senso di rassegnazione, passività e impotenza e di recuperare un SENSO di POTERE, un senso di essere agenti “CAUSALI” della nostra esperienza di vita.
Fuori da un contesto terapeutico, può essere utile come esercizio quotidiano di consapevolezza personale fare questa operazione di domande e risposte che si alimentano a vicenda per tentare di comprendere il senso di certe nostre azioni, anche quando sembra proprio che non abbiano senso… Potresti, ad esempio, cominciare col chiederti a cosa ti serve quello che fai… Che funzione svolge… Cosa ti dà… Cosa succede se non lo fai… Da quando hai cominciato ad agire in quel modo… Quando lo hai imparato… Da chi lo hai appreso…
Già da queste poche domande può scaturire una serie di tue risposte che, da una parte, ti offrono maggiore chiarezza della tua situazione e, dall’altra, stimolano la ricerca di nuovi significati per comprendere come ti comporti e cosa vorresti, potresti e dovresti cambiare per raggiungere obiettivi, scopi, bisogni e desideri.

Narrazioni

Spesso mi capita, come sarà capitato anche a te, di incontrare amici che non vedevo da anni o conoscenti con cui ho condiviso momenti o periodi della mia vita o anche persone che ho incontrato 5 volte nel tempo, magari ogni 5 o 10 anni. La nota che accomuna questi incontri è che quando ricordiamo le nostre esperienze condivise vengono fuori dalla memoria informazioni che ciascuno di noi aveva parzialmente dimenticato o che avevamo elaborato e interiorizzato in maniera totalmente diversa. A volte è una piacevole sorpresa, a volte no. A volte ho una conferma dell’immagine che ho di me e dell’altro, in altri casi invece “scopro” versioni di me che non conoscevo affatto e che sono rimaste nella mente dell’altro. E mi accorgo di quanto l’altra persona sia un’altra persona da quella che avevo in mente. Per certi versi è normale visto che le esperienze di vita ci cambiano, per altri versi è indicativo del potere distorcente della memoria e della narrazione.
Nota allora quante VERSIONI esistono di te e della storia della tua vita. Esistono tante prospettive da cui la puoi raccontare, ad esempio, cronologicamente per tappe evolutive e passaggi di vita importanti oppure descrivendo il tuo percorso di formazione scolastica o le tue esperienze lavorative oppure focalizzando l’attenzione sulle persone e sulle relazioni più importanti della tua vita. Ma anche partendo dai tuoi successi e dai tuoi fallimenti. E cosa intendi per successo e cosa per fallimento? Potresti raccontare la tua vita descrivendo le case o i luoghi in cui hai abitato, uno o svariati. Potresti descrivere la tua vita attraverso i viaggi che hai fatto. O centrando l’attenzione su tutte le tue “prime volte”. O ancora potresti rintracciare un elemento che ritorna periodicamente, un dolore o una fregatura che ritorna a trovarti, una fortuna o una sventura, le stesse cose che ti fanno arrabbiare e quelle che ti rendono triste. Magari anche una storia di tanti tanti tanti momenti felici ed entusiasmanti. E via così. Come è facilmente intuibile esistono infiniti racconti della tua vita a seconda della cornice che vuoi usare per inquadrarla.
Del resto, come intuibile, la storia della tua vita potrebbe essere narrata anche da altre persone, vicine e meno vicine. Una o più storie tutte diverse tra loro, parzialmente sovrapponibili, ma anche molto divergenti. Quasi che non raccontino della stessa persona e della stessa vita.
In terapia la persona cerca di conoscere i diversi punti di vista e di narrazione delle diverse persone importanti e coinvolte da vicino nella sua traiettoria di vita.
Per comprendere il senso della sua storia di vita, il senso dei suoi comportamenti o sintomi, il senso della sua sofferenza, il significato dei suoi problemi. Il senso delle sue scelte, dei bivi che ha incontrato e delle decisioni che ha preso.
Per evitare di restare incagliata in versioni limitanti e impotenti della sua storia.
Per evitare, soprattutto, di fissare l’attenzione sulla colpa degli altri e delle circostanze nell’aver rovinato la sua vita e nel continuare a farlo.
Per evitare, insomma, di collocare fuori di sé la responsabilità e il potere di vivere e raccontare una storia diversa e piena d’amore e di gioia.

La serena consapevolezza del tuo potere

Spesso tendiamo a pensare di noi stessi di essere IMPOTENTI di fronte al nostro carattere, al nostro destino, a qualcosa più grande di noi rispetto al quale ci sentiamo appunto piccoli, vulnerabili, senza potere, incapaci.

Spesso le persone arrivano in terapia con questo grande senso di impotenza. Magari riferiscono una serie di manifestazioni dolorose, sintomi, problemi, conflitti interni ed interpersonali, magari riportano una sofferenza che li accompagna da anni e insieme a questi vissuti dolorosi ci associano la convinzione di non riuscire a cambiare la situazione, di averci provato in uno o svariati modi e di aver sistematicamente fallito l’impresa di stare meglio, di cambiare, di capire se stessi per migliorare la propria situazione.

Pur nella diversità di storie, questo vissuto è un approdo comune a tanti che dopo vari tentativi di curare il proprio dolore psichico e relazionale hanno trovato nella psicoterapia qualcosa tipo “l’ultima spiaggia”.

In psicoterapia si lavora proprio per RECUPERARE il SENSO del POTERE e della POSSIBILITÀ. La persona viene guidata a comprendere, innanzitutto, quali sono i suoi DESIDERI DI CAMBIAMENTO, cosa vorrebbe cambiare e cosa dovrebbe cambiare, chi dovrebbe cambiare. Quindi viene aiutata a consapevolizzare le proprie ASPETTATIVE DI CAMBIAMENTO, soprattutto se queste sono rivolte a cambiare gli altri, l’esterno da sé. Viene aiutata a comprendere che la serenità sta nel riuscire a distinguere COSA PUÒ CAMBIARE e cosa non può cambiare. Quindi ad agire dove ha potere: su SE STESSO, sui propri COMPORTAMENTI, sui propri PENSIERI, sulle proprie EMOZIONI, sulle personali modalità di interpretazione della realtà. Questa consapevolezza, che qualcuno possiede in partenza, che qualcun altro matura quasi subito e che per qualcuno, invece, è proprio dura da interiorizzare, è il passo fondamentale della terapia che rende possibile ogni altro sviluppo e ampliamento delle possibilità, delle risorse, delle azioni verso il cambiamento e il benessere.

La giusta sana integrazione

La sofferenza psicologica, pur nelle sue svariate forme e storie individuali, esprime una diffusa difficoltà delle persone a trovare un equilibrio tra il bisogno di ESSERE SE STESSI e il bisogno di VIVERE CON L’ALTRO. Il malessere che spesso ci accompagna quotidianamente esprime l’incapacità della persona di trovare una sana integrazione tra il bisogno di realizzare i propri sogni e la necessità di tenere conto dell’esistenza degli altri.
Un po’ tutti viviamo l’enorme fatica per mettere insieme l’ideale di soddisfazione assoluta dei nostri desideri con la realtà quotidiana della frustrazione (che viviamo quando non riusciamo ad ottenere sempre la vita che vorremmo) e della delusione (che proviene dagli altri, anche quelli che amiamo e ci amano, che non stanno al mondo per farci felici sempre e comunque).
Ciascuno di noi, nel dispiegarsi del proprio vivere quotidiano, nelle relazioni più significative e anche in quelle più superficiali, deve comporre la “giusta” DISTANZA e la “giusta” VICINANZA, GIUSTE PER SÉ, PER SÉ E PER LE PERSONE CHE APPARTENGONO ALLA PROPRIA VITA. Deve imparare ad integrare i personali bisogni di contatto con l’altro con le paure più svariate di essere inghiottiti o perdersi nella relazione. Il desiderio di solitudine che può diventare angoscia di abbandono. Il bisogno di amore che rischia di tramutarsi in paura di essere invaso. Il desiderio di realizzarsi e la paura di restare solo. Il bisogno di appartenenza e comunione e la paura di smarrire il senso della propria identità individuale.
La ricerca della felicità, comunque tu la intenda, e la ricerca del senso e del valore della vita o la ricerca di qualsiasi altra cosa tu stia cercando richiedono, dunque, la necessità di fare i conti, ciascuno a proprio modo, con la nostra conflittualità interna, con i nostri sentimenti contrastanti, con la nostra folle aspirazione alla perfezione per cui vorremmo tutto e nemmeno ci basterebbe.
E forse, semplicemente, questo impegno quotidiano che ci è richiesto, un po’ a tutti, è un’altra forma attraverso cui si manifesta il mistero della vita e della morte… E anche in questo caso, ciascuno a suo modo trova il suo senso, il significato, la strada…

Chi sono e chi voglio essere

La TRASFORMAZIONE di SÉ è un processo di continua SEPARAZIONE da ciò che siamo stati prima, un processo che richiede una RIELABORAZIONE continua di chi siamo stati e delle relazioni attraverso cui siamo cresciuti. Un processo di LUTTO per le PERDITE che naturalmente incontriamo nella vita. Un processo di DISTACCO da noi stessi per una continua nuova CREAZIONE di noi stessi attraverso le esperienze che viviamo quotidianamente e le scelte che caratterizzano il nostro agire nei vari ambiti di vita. Per questo il cambiamento è un processo tanto ricercato e pieno di entusiasmo e vitalità, ma anche spaventoso e doloroso.
La trasformazione di sé è un processo di INDIVIDUAZIONE attraverso cui scopriamo e inventiamo noi stessi, giorno per giorno, azione per azione, separazione per separazione.
L’IDENTITÀ è sia stabile sia dinamica. Ci riconosciamo in noi stessi, e veniamo riconosciuti dagli altri, nella nostra storia di vita, nei nostri ruoli, attraverso le nostre relazioni, nel nostro modo tipico di pensare e agire, nelle nostre credenze, nei nostri valori, nelle nostre abitudini, gusti e preferenze. Al tempo stesso, siamo in continuo divenire, siamo alla continua ricerca e invenzione di noi stessi, attraverso esperienze di vita che ci offrono nuove possibilità di identificazione, stimoli a crescere e ad integrare nuovi aspetti nella nostra personalità. L’identità, inoltre, si costruisce costantemente come una RI-APPROPRIAZIONE DI NOI STESSI attraverso il recupero delle potenzialità perdute: le esperienze quotidiane rivelano chi siamo e quello che siamo sempre stati e, contemporaneamente, se abbiamo la forza, il coraggio e la curiosità di andarle a cercare, ci forniscono molteplici opportunità per dare il PERMESSO a noi stessi di ESSERE anche qualcosa di DIVERSO, per essere quello che fin da piccoli non ci siamo dati (perché non ci hanno dato) il permesso di essere, superando numerosi “divieti”, esterni e interni, a manifestare parti e aspetti personali che oggi diventano per noi possibilità da realizzare. Per questo il processo di trasformazione verso l’acquisizione di NUOVE FORME DI SÉ richiede il coraggio di affrontare la paura, l’ignoto, l’imprevedibile. È un processo di EMANCIPAZIONE RESPONSABILE E CREATIVA DAL VECCHIO SISTEMA di VALORI e REGOLE: da piccoli i nostri genitori ed educatori ci hanno insegnato come stare al mondo, come dare senso alle esperienze quotidiane, come trovare il modo di cavarsela, come cercare la nostra strada per la realizzazione personale, ognuno intendendo a suo modo la ricerca della felicità, della gioia, della pienezza. Oggi siamo noi i genitori di noi stessi, siamo noi che, sulle fondamenta del passato, costruiamo CON CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITÀ il nostro modo unico per stare al mondo e per realizzare una vita che valga la gioia di essere vissuta.

Matrioske

Spesso il lavoro di esplorazione e comprensione in psicoterapia può essere inteso come un’apertura di Matrioske. Ad esempio, il paziente ad un certo punto racconta un episodio STRESSANTE o una situazione DIFFICILE e riporta vissuti, più o meno generici, quali ansia, depressione, agitazione, INSODDISFAZIONE, MALESSERE, DISAGIO, ecc. Questi vissuti rappresentano “GRANDI CONTENITORI” di emozioni, sensazioni, pensieri che vanno ben individuati e compresi per aiutare la persona a risolvere i suoi PROBLEMI e a ridurre la sua SOFFERENZA o perlomeno a tollerare meglio lo STRESS che incontra e rispetto a cui non riesce a fare niente.
Da questi grandi contenitori ne escono altri più specifici quali la DELUSIONE, la FRUSTRAZIONE, la DISPERAZIONE, ecc.. Associati a queste esperienze emotive cominciano ad emergere FATTI e PENSIERI. Quello che è successo e come la persona lo ha interpretato e vissuto rispetto ai suoi scopi, alle sue fantasie, a desideri frustrati o realizzati, alle aspettative confermate o deluse.
Ancora più nello specifico e in profondità quindi cominciano a diventare più chiari e definiti i contorni delle EMOZIONI che la persona ha provato in quelle situazioni problematiche, in quei FATTI per come li ha INTERPRETATI e VISSUTI. Può emergere la RABBIA se le cose sono andate in modo contrario alle attese o sono state veramente troppo ingiuste o hanno addirittura creato un danno alla persona. Può emergere la TRISTEZZA se la persona ha vissuto una perdita, una separazione, un distacco. Può emergere la PAURA se la persona si sente minacciata o in pericolo. Può emergere il SENSO DI COLPA se la persona sente di aver trasgredito una norma morale o crede di essersi comportata in modo contrario a come avrebbe dovuto o crede di aver danneggiato qualcuno. Può emergere un sentimento di VERGOGNA se la persona si sente smascherata rispetto ad un suo difetto o ad un comportamento inadeguato o non si sente all’altezza dei suoi compiti e doveri o vive un’esperienza di fallimento rispetto ad uno o più obiettivi personali. Può emergere un DOLORE ATTUALE che si connette ad un DOLORE ANTICO, qualcosa che vive oggi in una relazione e che è simile a qualcosa vissuto in passato anche molte volte e con qualche persona importante della sua vita. Possono emergere una MOLTEPLICITÀ di altri stati d’animo rispetto a fatti, letture dei fatti, emozioni, sensazioni, ricordi.
Dentro le emozioni la persona può rintracciare i BISOGNI frustrati, gli SCOPI insoddisfatti e i DESIDERI. A questo punto la persona può prendersi cura di bisogni, scopi e desideri non realizzati, può individuare COSA POTREBBE FARE per migliorare il suo stato attuale, di quali risorse, capacità e abilità necessita per raggiungere i suoi obiettivi ovvero può cominciare ad AGIRE CONCRETAMENTE per ottenere quello che vuole e per trasformare la situazione insoddisfacente in qualcosa di più vicino ai suoi desideri.
L’apertura delle “Matrioske dell’esperienza soggettiva” favorisce questo percorso di CHIAREZZA INTERIORE che porta da un iniziale generico stato di MALESSERE ad un più specifico piano di AZIONE che la persona può cominciare ad attivare concretamente. L’azione sarà a sua volta l’inizio di un nuovo CICLO di comprensione di cosa va fatto per raggiungere gli scopi della persona. Raggiungere questa chiarezza e attivarsi di conseguenza è spesso il CAMBIAMENTO PIÙ IMPORTANTE per la persona che attiva a sua volta altri cambiamenti nel modo di percepire la realtà, di pensare, di governare le relazioni, di vivere le emozioni e di comportarsi.

Psicologia essenziale

Il comportamento di ciascuno di noi è finalizzato al raggiungimento di scopi, più o meno consapevoli.

Quando i nostri bisogni sono soddisfatti, quando percepiamo realizzati i nostri desideri, quando le nostre aspettative corrispondono alla realtà come da noi vissuta, quando abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, quando percepiamo di vivere una vita in linea con i nostri valori, proviamo emozioni positive di gioia, contentezza, felicità, appagamento.

Quando, invece, percepiamo una distanza tra la realtà come da noi vissuta e la realtà come noi vorremmo che fosse o la realtà come noi crediamo dovrebbe essere, allora proviamo emozioni negative di frustrazione, delusione, rabbia, tristezza, paura, vergogna, senso di colpa e altre ancora.

A volte tendiamo a scacciare queste emozioni dolorose o vorremmo non sentirle, ci fanno male e usiamo diverse strategie, più o meno sane, per tentare di mandarle via o perlomeno di “regolarle”: facciamo finta di niente, cerchiamo di non pensarci e non indugiare troppo nel sentirle, tentiamo di distrarci nei modi più disparati, tentiamo di soffocarle attraverso modi sostanzialmente inefficaci oltre che dannosi (bere e mangiare in eccesso, usare sostanze, attivare comportamenti dipendenti, attivare comportamenti compulsivi, altre forme illusorie di modulazione dell’emozione).

Alcune di queste strategie al massimo possono essere efficaci a breve termine o se usate una volta ogni tanto, ma a lungo andare è necessario approntare un altro atteggiamento, sano e utile, verso la sofferenza emotiva legata agli scopi insoddisfatti. In particolare, le emozioni vanno avvicinate, riconosciute, accolte, contattate, esplorate, comprese perché hanno la funzione fondamentale di segnalarci i bisogni insoddisfatti, di farci comprendere in che cosa la realtà è differente da come la vorremmo, quindi di farci attivare azioni concrete per avvicinarla il più possibile alle nostre esigenze.

Certo, poi, non sempre le cose si mettono “a posto” immediatamente, proprio come vorremmo, anzi, a volte, non si mettono a posto proprio per niente. L’impatto delle nostre azioni sulla realtà ci fornirà, comunque, utili informazioni per capire come andare avanti, come correggere il tiro, cosa ha funzionato e cosa deve essere rivisto, cosa noi dobbiamo rivedere, sempre nell’ottica di avvicinare il più possibile la realtà alle nostre aspirazioni, ai nostri desideri, alla nostra idea di realtà.

Se vuoi, puoi anche prendere “un metro” per misurare, in ogni ambito della tua vita, nei vari ruoli e nelle relazioni che vivi, quanto è distante la realtà “reale” dalla realtà “ideale”. E sulla base di questa valutazione andare avanti, cercando di aumentare il livello di soddisfazione e imparando anche ad accettare la frustrazione, i limiti, l’impotenza, il mancato allineamento tra la realtà che vivi e la realtà che vorresti vivere.

Questa è l’essenza della consapevolezza, della responsabilità, della “cura”, forse di un qualche tipo e grado di felicità.

Il decalogo della responsabilità

  1. SII CONSAPEVOLE DELLA TUA ESPERIENZA SOGGETTIVA; prendi confidenza col tuo mondo interiore: pensieri, emozioni, bisogni, valori, ideali, sogni, passioni, desideri. Più ti conosci, più “ti padroneggi” e più hai potere di impatto sulla realtà, sulle tue azioni e sulle tue relazioni
  2. METTITI IN DISCUSSIONE. Confrontati con la paura dell’ignoto e del cambiamento. Sfida la tua zona di comfort, appoggiati alle tue sicurezze per ampliare lo spazio dove ti senti sicuro.
  3. CONFRONTATI CON LIMITI, IMPOTENZA, FRUSTRAZIONE E DELUSIONE. I limiti esistono per essere sfidati e anche per essere rispettati e accettati. I limiti personali e quelli legati all’esistenza dell’altro come soggetto coi tuoi stessi diritti e con la sua personale prospettiva di vita e di senso, anche se per te frustrante e deludente
  4. ACCETTA L’INCONTROLLABILE E IMPEGNATI PER REALIZZARE I TUOI VALORI. Tu puoi cambiare te stesso, quello che pensi, che fai e ciò in cui credi, ma non puoi cambiare gli altri, puoi solo influenzarli
  5. ABBANDONA IL LAMENTO. Ti serve a poco e per poco, per scaricarti e ricaricarti trasformando la lamentela in obiettivi concreti da raggiungere attraverso il tuo impegno attivo
  6. SII RADICATO E STABILE NEI TUOI VALORI, FLESSIBILE E CREATIVO NEI MODI PER REALIZZARLI. Esistono molteplici modi per arrivare dove per te è importante arrivare. Coltiva sane, solide e funzionali abitudini e sii capace anche di abbandonarle e crearne di nuove in relazione alla persona in trasformazione che sei
  7. COLTIVA LA DISCIPLINA E IL RIGORE. L’autodisciplina è la madre di tutti i risultati, la capacità di darti regole e di portarle avanti con determinazione fino a quando funzionano per raggiungere i tuoi obiettivi
  8. SOGNA, DATTI METE AMBIZIOSE. Creati la tua stella polare luminosa e attraente, la tua direzione motivante ed entusiasmante, il tuo orizzonte ideale, la tua visione piena di senso e valore… e fatti guidare adesso, pensiero dopo pensiero, emozione su emozione, azione per azione…
  9. AGISCI. Evita gli evitamenti. Muovi te stesso e le cose per capire cosa funziona e cosa no, per correggere il tiro in corsa, per avvicinarti gradualmente alle tue mete
  10. PRATICA LA GRATITUDINE. Quando sei grato riconosci il valore che appartiene alla tua vita e alla persona che sei. Se credi di avere poco o niente di cui ringraziare te stesso, gli altri, la vita… allora impara a guardare bene ciò che rende la tua vita preziosa. Se lo riconosci ti nutre …

CONOSCI QUALCOS’ALTRO PER SOSTENERE LA TUA RESPONSABILITÀ?