Responsabile del tuo destino

Noi siamo le scelte che facciamo, quelle che abbiamo fatto e quelle che faremo.

Ecco un esercizio per renderti consapevole del senso e della direzione della tua vita, del significato e della missione che stai portando avanti… Della felicità o della sofferenza che fanno parte delle diverse aree della tua vita… Carta penna e…

Osserva il tuo quotidiano: cosa fai per cercare di soddisfare quali bisogni, per realizzare quali desideri, incarnando quali valori, ottenendo quali risultati… Dove, quando, con chi, come, per cosa e perché vivi situazioni frustranti e situazioni appaganti.

Osserva la tua storia di vita: cosa hai fatto per ottenere cosa, portando avanti quali scopi e progetti, più o meno consapevolmente. Quali ostacoli e quali sostegni hai incontrato. Chi ti ha ferito. Chi ti ha deluso. Chi ti è stato vicino. Cosa hai imparato.

Osserva il tuo futuro immaginato, desiderato, previsto: di cosa è fatta la vita che vuoi e cosa devi fare per renderla reale. Dove desidereresti trovarti, con chi e come desidereresti essere tra 1,3,5,10 anni. E quando decidi di iniziare ad agire in quella direzione…

Sempre consapevole dei limiti al tuo senso di onnipotenza e del potere che hai di agire ed influenzare le cose che ti accadono… Se fai questo esercizio (più volte lo fai e più ne trarrai beneficio), anzi se lo rendi guida consapevole del tuo sentire, riflettere e agire quotidiano… Potrai trovare un senso e un significato a quello che hai vissuto finora… Potrai dare senso e valore a quello che sei e vivi oggi… Potrai dare un senso e una direzione alla tua vita ed essere responsabile del tuo destino!

Mille lacrime. Per superare quel dolore che tende a tornare

Ecco una traccia per un lavoro con la propria ferita, traccia da seguire quando ti senti di trasformare il tuo dolore e liberarti della tua sofferenza. Quando ti senti di tirare fuori l’ultima lacrima delle mille che ogni dolore profondo porta con sé …

Questa traccia percorre un ponte tra le situazioni che ti fanno soffrire oggi e quelle originarie di sofferenza in cui hai imparato ad essere sensibile a certi fatti ed esperienze.

Individua una esperienza dolorosa del passato, più o meno remoto, infantile, ma non necessariamente, di cui puoi avere un ricordo nitido (come fosse ieri) o più vago (la nostra memoria a volte riesce a proteggerci dal dolore con l’oblio). Può essere un’esperienza singola, un episodio specifico o piuttosto una serie di esperienze ripetute che si assomigliano. Ad esempio, può essere una perdita di una persona cara (per morte o separazione) o può essere il ricordo di come i genitori ti educavano e/o ti facevano rispettare le regole e/o ti punivano. Può essere un episodio in cui ti sei sentito umiliato, ad esempio un’esperienza di bullismo, o una serie di esperienze simili tra loro che hai vissuto come fallimenti, autosvalutazioni, senso di inadeguatezza, impotenza, paura, rabbia.

Individua quando, ancora oggi, ti capita di sentirti così, come ti sei sentito a quel tempo. Possono essere circostanze attuali, nei più svariati ambiti della tua vita, al lavoro e in famiglia, con gli amici o in esperienze solitarie, in cui torni a sperimentare quello che hai vissuto allora: senti qualcosa di simile a ciò che vivesti allora, pensi come pensasti, agisci come facesti all’epoca o tendevi a fare in quelle occasioni “dolorose” o “traumatiche”. Ad esempio, ogni circostanza attuale in cui una persona importante “si allontana da te”, tu tendi a vivere “un’angoscia di abbandono” simile a quando in passato vivesti “quella” perdita significativa. Ogni episodio di aggressività o sopraffazione attuale, che ti riguardi direttamente o meno, ti riporta comunque allo stesso “vissuto angosciante” di quando tua madre ti “rimproverava” severamente o tuo padre ti “umiliava” picchiandoti.

Nota quello che successe o spesso succedeva allora, che ha creato la tua sensibilità a certi temi ed eventi: perdita, separazione, abbandono, violenza, sopraffazione, giudizio, critica, fallimento, esclusione, isolamento, ecc. … Nota “chi” faceva “cosa”; cosa facevi tu, cosa provavi, cosa pensavi, di cosa avevi bisogno …

Nota quello che succede oggi, i fatti reali e come tendi a viverli ripresentando a te stesso il vissuto della vecchia ferita. Nota “chi” fa “cosa”; cosa fai tu, cosa provi, cosa pensi, di cosa hai bisogno …

Nota quali bisogni avevi allora e cosa hai fatto per tentare di soddisfarli… cosa hai fatto per rassicurarti dalla paura… per proteggerti dal pericolo… per consolarti dalla solitudine… per lenire il tuo dolore … per contenere la tua angoscia… per governare la tua rabbia …

Nota quali bisogni hai ora e cosa puoi fare per soddisfarli … per affrontare la situazione “da una posizione adulta” … per esprimere i tuoi pensieri e le tue emozioni in modo utile…

Per quanto la tua sensibilità attuale “assomigli” molto a quello che hai vissuto e hai imparato a vivere in passato, tu oggi sei un adulto, “diverso” dal bambino ferito che ti porti dentro, un adulto con maggiore consapevolezza di sé ed esperienza del mondo, con la possibilità di attribuire significati diversi alle cose che accadono, con la capacità quindi di vivere certe esperienze in modo emotivamente meno drammatico, doloroso o traumatico, con maggiori risorse personali e strategie per fronteggiare il ripresentarsi di certi scenari dolorosi, che oggi comunque possono risultare per te più sostenibili e affrontabili…

Oltre il dolore persistente che tende a ripresentarsi…

Verso un nuovo sé capace di “attraversarlo” senza farsi distruggere!!!

Il bicchiere del tempo

Presente, passato e futuro sono contenitori della mente che puoi riempire e svuotare. Puoi percepire in parte pieni e in parte vuoti. Pieni di… Vuoti di…
Il passato è il contenitore dei ricordi e del modo in cui dai significato alle tue memorie. Esperienze straordinariamente fantastiche e gioiose che puoi rivivere ogni volta che vuoi o di cui hai nostalgia. Esperienze dolorose e traumatiche, più o meno elaborate, che hanno preso una collocazione più o meno sana e utile dentro di te. Rimpianti, rimorsi, rammarico, amarezza.
Il presente è potenzialmente uno spazio infinito dove esiste ciò che tu riesci a percepire. Puoi mangiare un biscotto in un secondo o fare un viaggio sensoriale dentro questo biscotto. Puoi camminare in città a testa bassa o puoi camminare per una vita nella meraviglia della città eterna. Vuoto e pieno. Cosa manca rispetto a cosa vorresti, cosa c’è di “bello” e “brutto”. Giudichi positivo e negativo ciò che si avvicina o meno al tuo bisogno.
Il futuro è “più infinito ancora” , dipende dalla tua immaginazione, dal tuo desiderio, dal tuo cercare e inventare questo futuro riempendolo della tua fantasiosa creatività e delle tue azioni che possono rendere concrete le tue immagini desideranti. Anche in questo caso puoi prevedere gli scenari più catastrofici e nefasti e anche immaginare il mondo dei tuoi desideri infiniti, dei tuoi infiniti desideri realizzati, resi reali, concreti.
Traccia la tua linea del tempo…
Inizia a ricordare…
Percepire…
Immaginare…
E vedi come tratti il tuo bicchiere nel tempo…
Proprio come un bambino fai “un bel disegno” … Rappresenta la tua vita nel tempo… Come l’hai disegnata tu… Tra potenzialità e limiti, tra possibilità e scelte, tra seguire i desideri e le paure degli altri e farti guidare dai desideri del bambino che sei stato e che tuttora vive in te…
Osserva… Diventa consapevole… Agisci con tutta la tua piena responsabilità di “cominciare a muovere le cose” …

Focus inutile e focus efficace

Esistono alcune strade scivolose nel quotidiano dei rapporti interpersonali. Strade evidenti in alcuni pensieri che tendiamo a far girare nella nostra testa.

NON DOVREI CHIEDERLO, dovrebbe capirlo da solo. Abbiamo l’aspettativa pericolosa che l’altro intuisca i nostri sentimenti, bisogni e desideri. A volte succede, forse un tempo succedeva, di fatto non sempre è possibile ottenere qualcosa senza chiederlo. Fosse un riconoscimento al lavoro. O fosse un gesto di tenerezza del partner. Fosse un invito di un amico o altro. A volte accade spontaneamente e può essere molto bello… Altre volte no… E dobbiamo scegliere cosa fare.

COME FA A NON CAPIRE. Abbiamo l’aspettativa pericolosa che l’altro abbia la stessa nostra prospettiva o cornice di riferimento oppure che l’altro abbia le nostre stesse informazioni o conoscenze per cui “dovrebbe” capire e fare quello che crediamo noi, magari senza chiarire o chiedere. Le nostre convinzioni sulla realtà sono solo ipotesi, possibilità, non certezze su una verità assoluta, la nostra, unica e incontrovertibile, valida e identica per tutti. Le nostre idee sulla realtà, interna ed esterna, sono frutto della nostra storia di vita e non Verità generali… Quello che per te è un gesto affettuoso per altri potrebbe risultare un’invadenza. Tu sei abituato ad urlare e l’altro vive con toni più pacati. Tu provieni da una famiglia unita che per l’altro è “appiccicosa”. Tu provieni da una famiglia “composta” che l’altro vive come freddezza.

COME HA POTUTO FARE UNA COSA DEL GENERE. L’aspettativa pericolosa in questo pensiero è che l’altro abbia i nostri stessi valori quindi faccia le stesse cose che facciamo o faremmo noi in una certa situazione. Pericolosissimo in ogni tipo di rapporto, alimenta conflitti e pretese perché l’altro non è come dovrebbe essere secondo ciò che io credo sia un pensiero giusto e un comportamento adeguato. Come ha potuto arrivare in così grave ritardo? Come ha potuto dimenticare ciò che gli avevo raccontato? Come ha potuto chiamarmi alle 23 della sera? Come ha potuto venirmi a svegliare alle 5 del mattino?

Quali altre aspettative pericolose ti vengono in mente e che ti portano a scivolare in rapporti interpersonali pieni di incomprensione, conflitto, delusione?

Queste situazioni esprimono lo stesso “ritornello della mente infelice”: gli altri dovrebbero essere diversi da come sono e dovrebbero essere come io li voglio, dovrebbero essere soddisfacenti invece che frustranti, corrispondenti alle mie aspettative e desideri invece che deludenti.

Una mente felice che puoi imparare a far funzionare in modo che ti porti gioia e soddisfazione è quella mente che smette di concentrarsi sul tentativo fallimentare di cambiare l’altro, il suo modo di pensare e agire. È una mente che più produttivamente può dedicarsi a:
Dare un SIGNIFICATO DIVERSO alle situazioni attraverso pensieri più realistici, meno assolutisti, più specifici, meno generalizzati e sempre uguali a se stessi. Appropriandosi della paternità del proprio pensiero rispettabile come ogni altro diverso pensiero.
Dai significati diversi potranno emergere EMOZIONI DIVERSE e anche la capacità di MODULARLE nelle loro intensità ed ESPRIMERLE in modo più efficace per risolvere i problemi interpersonali.
Per arrivare dunque a gestire le situazioni attraverso COMPORTAMENTI PIÙ ADEGUATI e mirati a raggiungere i propri SCOPI e desideri, nel rispetto dell’unicità di ognuno.

Oggi è il giorno giusto per smettere!

SMETTILA DI CONSIDERARTI INFERIORE. Tutti siamo inferiori rispetto a qualcosa o qualcuno in qualche ambito della vita o in qualche prestazione. Allora, nelle aree di vita e di comportamento per te rilevanti, imposta i tuoi standard e i tuoi obiettivi, comincia ad agire e gustati il percorso per arrivare al risultato che raggiungerai. E impara ad accettare che a volte sarai il primo e a volte no. A volte anche l’ultimo.
SMETTILA DI SENTIRTI IMPOTENTE. Distingui quello che puoi fare e quello che non puoi fare. E dedica tutte la tua attenzione, le tue energie, il tuo tempo, le tue risorse per agire nella direzione della vita che vuoi.
SMETTILA DI COLPEVOLIZZARTI. Il senso di colpa è della mente infantile, cerca di comprenderlo per scioglierlo. Impegnati quindi ad essere responsabile oggi e fare quello che devi fare per arrivare dove vuoi arrivare.
SMETTILA DI FARE LA VITTIMA. È tempo sprecato. Spesso sei solo vittima di te stesso, del tuo vittimismo. Quando sei veramente vittima di qualcosa più grande e forte di te, esprimi tutta la tua rabbia e il tuo dolore, la tua paura e la tua solitudine. E attivati per andare oltre, per esprimere e realizzare i tuoi bisogni. Il vittimismo è acqua stagnante. Legittimare i tuoi bisogni e agire per essi te ne tira fuori.
SMETTILA DI EVITARE. L’evitamento nasce dalla paura. Nota tutti i tuoi piccoli e grandi evitamenti quotidiani, ce ne sono tanti nascosti e perciò insidiosi per come impattano sulla tua qualità di vita. E cogli la paura che c’è dietro ognuno di essi. Inizia dalla “paura meno spaventosa” e togli l’evitamento che l’accompagna. Inizia, prova, rifletti su quello che succede, cosa senti, cosa pensi e cosa fai… E non smettere più… Arriverai dove arriverai… Fino a quando vorrai spostare ancora i confini della tua zona di comfort.
SMETTILA DI GIUDICARE E CRITICARE. Piuttosto che focalizzare gli errori, le frustrazioni o le delusioni provenienti dagli altri, impara a sentire il tuo bisogno e il tuo desiderio e attivati per realizzarli attraverso le tue azioni concrete.
SMETTILA DI PRETENDERE che gli altri siano come tu li vuoi. Anche perché tu pure potresti anzi dovresti essere diverso ed essere come ti vorrebbero gli altri. Impara a dire amen e a trasformare la tua pretesa in accettazione di ciò che non puoi controllare (l’altro) e attivazione su ciò che veramente può cambiare il tuo senso di soddisfazione.
SMETTILA DI DIRE SÌ QUANDO VORRESTI DIRE NO. Impara a cogliere la paura dietro l’evitamento del no. Paura del conflitto, del rifiuto, del giudizio, dell’abbandono. Di sentirti colpevole o cattivo, di essere deludente e altro ancora. E procedi come sopra: inizia a dire qualche no per te più “sostenibile”.
SMETTILA DI RIMANDARE. Rifletti il giusto e agisci al tempo, per essere efficace nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. Quando continui a rimandare, ti gonfi di tossine psicologiche, di frustrazione e insicurezza.
SMETTILA DI VOLER ESSERE PERFETTO. È la via dell’insoddisfazione cronica.
SMETTILA DI LAMENTARTI. Il lamento è buono se dura il giusto. Se ti serve a sfogarti e soprattutto a trasformare la lamentela in obiettivo e questo in azione.
SMETTILA DI VOLER AVERE TUTTO SOTTO CONTROLLO. Di onnipotente ce n’è uno, e non credo sia tu.
SMETTILA DI FARTI TRATTARE COME SEMPRE. Ti meriti di più.
SMETTILA DI METTERTI NEI GUAI. Ci sono modi infiniti per essere felici.
SMETTILA DI ANESTETIZZARTI. Se ti allontani perennemente dal dolore finisci per ucciderti lentamente…
SMETTILA DI INDUGIARE IN RELAZIONI NEGATIVE. Anche se le tue relazioni piene di sofferenza sembrano dirlo, tu non sei condannato a ripetere quello che ti è successo quando eri bambino.
SMETTILA DI INTRAPPOLARTI IN MISSIONI IMPOSSIBILI. Se credi di non essere ingaggiato in nessuna missione impossibile… Inizia a riconoscerle!

SMETTILA DI ACCETTARE L’INACCETTABILE.

SMETTILA DI COMBATTERE L’INEVITABILE.

Cos’altro vorresti smettere o dovresti smettere?
Oggi è il giorno giusto per farla finita!!!
Oggi è il primo giorno utile per “cominciare a smettere”.
Alcuni cambiamenti sono assolutamente alla tua portata, immediatamente. Altri probabilmente ti richiederanno un lavoro più intenso e profondo su te stesso. A cosa ti serve veramente quello che fai? Ci sarà un motivo… Comunque puoi iniziare a smettere da ora…
Quello che fai oggi è quello che hai deciso quando eri bambino. Quel bambino ancora vive dentro di te e ti governa con le sue paure e le sue fragilità. Così ti senti, un bambino spaventato, solo, impotente, vulnerabile, indifeso. Solo che oggi non sei più quel bambino. Oggi puoi cominciare ad agire attingendo alle tue risorse di adulto capace e responsabile.
Non è facile smettere, anche se sai come farlo. È possibile smettere se cominci a farlo…

Cronica-Mente. La mente fuori tempo e la riappropriazione di sé

Quello che ha funzionato un tempo per farci ottenere ciò di cui avevamo bisogno oggi è diventato “troppo”. Troppo rigido e ripetitivo. Cronicamente sempre uguale a se stesso. Siamo diventati “troppo in un unico modo di essere”. E questo non sempre funziona. Quasi l’unico modo che sentiamo di avere a disposizione per stare al mondo, per vivere la quotidianità, per affrontare i problemi, per incontrare gli altri. Per pensare e agire. E siamo sempre allo stesso modo in famiglia e al lavoro, con i figli e coi genitori, con gli amici e con gli estranei.
Il problema non è un comportamento o un modo di essere, è piuttosto “l’impossibilità avvertita internamente” o “l’incapacità di fatto” di tirarsi fuori da quel modo di essere, pensare e agire. Anzi, sembra più un “reagire automatico” che un agire consapevolmente scelto.
È il bisogno di sicurezza che ostacola la libertà.
È la paura che uccide l’autenticità.
Il vincolo che frena la creatività.
Il condizionamento che obbliga alla ripetizione.
Questo è il nocciolo della sofferenza psicologica, affettiva e interpersonale. È quasi irrilevante o comunque secondario che poi si manifesti con ansia, depressione, attacchi di panico, ossessioni, dipendenze, comportamenti antisociali, problemi interpersonali, disturbi psicosomatici o una qualsiasi altra forma di sofferenza mentale e comportamentale.
La sofferenza urla la costrizione. Il malessere è l’espressione di questo carcere interiore. Il dolore è la manifestazione del soffocamento vitale. L’insoddisfazione è il volto dell’impotenza, dell’incapacità di andare oltre i rigidi binari di quello che è sempre stato. I sintomi sono le “maschere della vita quotidiana” che esprimono la nostra difficoltà di vivere autenticamente, in contatto profondo con noi stessi.
Il lavoro su se stessi, di cura e crescita personale, con lo strumento della psicoterapia o in qualsivoglia strada e modalità, è sempre un lavoro di sviluppo personale verso il recupero di flessibilità, libertà e autenticità. Un percorso sempre impegnativo, mai facile, tra paura e dolore, verso un recupero di potenzialità originariamente oppresse e possibilità che forse oggi per la prima volta ci possiamo concedere.

Fight club

Se non ti batti non conosci veramente te stesso dice Brad Pitt in Fight Club. Film scomodo. Ti invita ad alzarti dalla tua vita comoda. O perlomeno ti invita a renderti conto della vita che fai. Delle scelte che fai. Vita probabilmente piena di comfort e sicurezze, prevedibilità e certezze, controllo di te stesso e degli altri, che se non hai ancora, sicuramente stai cercando, oggetti posseduti che in realtà posseggono te… Una vita piena di “maschere e adattamento ad una realtà” che è necessario, ma che è una realtà basata su “verità limitate e parziali”. Quelle all’interno delle quali necessariamente ciascuno di noi vive la sua vita. Prova, ad esempio, a pensare a vari ambiti della tua vita quotidiana, famiglia, lavoro, amici, attività ricreative, momenti di solitudine. E… Renditi conto delle scelte che fai… delle maschere che indossi, che, più o meno consapevolmente, scegli di indossare. Riconoscile per la funzione che svolgono, a cosa ti servono… Probabilmente sono una facciata presentabile che cela (o rivela, ad uno sguardo attento) le tue paure e debolezze.

Sai perché tendi a nascondere le tue fragilità, i tuoi difetti, le tue carenze? Che succederebbe se ti esponessi libero e nudo?

E allora, un po’ tutti, abbiamo scelto di coprirci dietro abitudini e automatismi, ciascuno ha i suoi, che ci servono ad ingannare noi stessi e manipolare gli altri (e tutti siamo a nostra volta manipolati), a seguire le solite strade note, i soliti pensieri, le solite modalità di comunicare e interagire che di fatto ci allontanano dagli altri come da noi stessi.
La psicoterapia, come la vita, è sempre un coraggioso viaggio eroico che necessita di umiltà per imparare a guardare le tue “verità parziali”; un percorso per aiutarti a vivere in una realtà condivisa che resta sempre e comunque solo “una delle infinite possibili”.
L’eroico viaggio trasformativo richiede il confronto col Drago. Con la paura, col dolore. Con la possibilità di morire. Con l’Ombra, con tutto ciò che è perturbante, inquietante, proibito, sconveniente, che scuote il nostro fragile, precario equilibrio di persone adattate ad una realtà che ci allontana di fatto da noi stessi, dalle nostre parti più autentiche.
L’adattamento è necessario, per sopravvivere in mezzo a quella che altrimenti sarebbe solo una giungla di bestie che mangiano uomini e uomini che sarebbero solo bestie. Ma qual è il prezzo che paghiamo per questo adattamento? Dobbiamo scoprirlo e mai dimenticarlo. È appunto allontanarsi un po’ dalla nostra natura. E, quando questo allontanamento è eccessivo, compare la malattia fisica, psichica o un disagio espresso nella forma di violenza, perdita di ogni orientamento e riferimento. Di ogni regola. Anzi, dove l’unica regola è che non esistono regole.
L’ evoluzione personale si fonda sulla consapevolezza che il modo in cui viviamo è solo una delle forme possibili, scelta inconsapevolmente quando eravamo piccoli e continuamente rinforzata, consolidata attraverso le esperienze successive di vita che non l’hanno mai, di fatto, messa in discussione. Almeno fino a quando decidiamo che va bene così…
Oggi, comunque, è il primo giorno del resto della nostra vita ed effettivamente abbiamo molteplici possibilità di nuove scelte. Tutte comunque rivolte verso una necessaria integrazione di parti di noi finora dissociate o represse. Del maschile e del femminile interni, a ciascuno di noi. Della forza e della tenerezza, ciascuno le intenda a suo modo. Scelte e sfide che richiedono coraggio nonostante la paura, umiltà per capire che siamo tutti uguali di fronte alla morte, nonostante la nostra irriducibile diversità. Disponibilità a rischiare perdite per ottenere conquiste.
La domanda guida è sempre la stessa, da sempre nella storia dell’umanità e del “conosci te stesso”: chi sei veramente?
Chi sei veramente oltre il tuo adattamento ad una realtà condivisa!
Chi sei veramente sotto la maschera che indossi!
Chi sei veramente mentre reciti un antico copione!
Chi sei veramente oltre quello che sei sempre stato!
Ciascuno di noi ha le proprie personalissime risposte…

5 trappole del cambiamento personale

La cura e la crescita personale richiedono di fare dei cambiamenti per migliorare la propria situazione. Ma spesso le persone sono vittime di alcuni AUTO-INGANNI rispetto al cambiamento desiderato.

Aspettarsi che il cambiamento sia FACILE. Basta volerlo?! Basta pensarlo?! Non basta affatto. A volte può essere agevole, quasi sempre c’è da impegnarsi a fondo e mettersi in discussione, mettersi in gioco veramente confrontandosi con rischi e paure…

Aspettarsi che siano GLI ALTRI A CAMBIARE. Aspetta e spera!!! Gli altri possono sostenere oppure ostacolare il nostro cambiamento che in ogni caso ci vede necessari protagonisti, coi nostri bisogni, le nostre risorse, le azioni necessarie per realizzare i nostri obiettivi.

Aspettarsi cambiamenti SENZA CAMBIARE NIENTE ovvero senza rinunciare a niente o senza perdere i vantaggi della situazione precedente. Quasi mai è possibile cambiare senza pagare un prezzo.

Aspettarsi che la soluzione arrivi DALL’ESTERNO, che siano gli altri a darci la nostra soluzione ai nostri problemi o stati di sofferenza. Ognuno personalmente sa di cosa ha bisogno, cosa dovrebbe fare e cosa riesce a fare per realizzarlo.

ASPETTARE invece che agire. Rimandare a domani quello che dobbiamo fare oggi. Qualche volta è sensato riflettere ancora, prima di passare all’azione. Nella maggior parte dei casi riflettere, riflettere e riflettere ancora è un modo per evitare, per non confrontarsi di fatto con la realtà, per non prendersi la responsabilità del proprio cambiamento.

Sicuramente esistono ancora altre trappole. Tu quali altre conosci? E in quali solitamente cadi?

Il cuore oltre la siepe

Se vuoi imparare a nuotare, dopo aver letto l’enciclopedia del nuoto devi conoscere l’acqua. Devi buttarti in acqua. Devi sentirla. Devi entrarci in contatto. Devi stabilire con essa un rapporto vero, reale, corporeo e non solo basato su immagini e parole, pensieri e previsioni. Sempre se il tuo obiettivo è imparare a nuotare o perlomeno a fare il bagno in mare, al lago o in piscina…
Fuor di metafora, dopo tanto lavoro di esplorazione in profondità, ricerca nella propria storia di vita, analisi del funzionamento mentale e interpersonale, riflessione e consapevolezza di pensieri, emozioni, bisogni, motivi e scopi, in psicoterapia e, in generale, nel percorso di crescita personale che ciascuna persona può fare in infiniti modi, giunge il momento di… Buttarsi!!!
Oltre il carattere… Oltre il destino… Oltre “io sono fatto così”… Oltre “ho sempre fatto così”…Oltre la siepe che cela l’orizzonte… Oltre quello che è sempre stato… Arriva il momento dell’esperimento. Di una nuova concreta esperienza, di un nuovo comportamento. Ad un certo punto devi cominciare a sfidare quello che sei sempre stato, ad ampliare la tua zona di comfort in cui ti senti al sicuro, ma anche chiuso ad ogni possibilità di crescita e apprendimento.
Se sei abituato ad inseguire la perfezione, concediti di sbagliare o fermarti prima, “semplicemente” all’eccellenza…
Se sei solito compiacere e sacrificarti per gli altri, datti il permesso di seguire i tuoi bisogni anche se qualcuno resta deluso…
Se fai ogni cosa in modo ordinato, preciso, corretto, allora è il momento di concederti un po’ di confusione e trasgressione…
Se corri e scappi dietro a mille impegni per non sentirti mai soddisfatto, è proprio giunta l’ora di goderti un po’ di lentezza…
Se la riflessione razionale e metodica è il tuo biglietto da visita, forse ti puoi lasciar guidare un po’ di più dall’istinto e dall’intuito…

Se sei solito…

Puoi darti il permesso di…

Quei tuoi modi di pensare, agire, sentire e relazionarti con gli altri continuano ad essere spinte ed imperativi validi nel guidare il tuo modo di essere, ma ad un certo punto possono diventare un limite, un modo rigido che ti impedisce di soddisfare veramente i tuoi bisogni e desideri e può portarti a sviluppare forme di malessere e disagio.
Insomma, giunti ad un punto del cammino, è opportuno, per non dire necessario, cominciare a sperimentare concretamente nuove possibilità, per evitare la cronicizzazione di certe condotte che rischiano di diventare malate o disfunzionali …

Comincia dunque, da ora, a fare quello che solitamente non fai e verifica l’effetto che fa, su di te, sugli altri, sulla realtà…

L’esperienza e la pratica faranno la differenza nella tua vita…

Esercizio di osservAzione per creare la tua qualità di vita

Osserva cosa ti rende felice e osserva cosa rende felice le altre persone, ciascuno avrà i suoi motivi di felicità e gioia. Quale differenza ti salta all’occhio? E cosa ti spinge a fare?

Osserva cosa ti stressa e osserva cosa stressa le altre persone, ciascuno avrà le sue fonti di stress. Quale differenza ti salta all’occhio? E cosa ti spinge a fare?

Osserva cosa ti rende triste o ti spaventa o ti fa arrabbiare o ti fa provare vergogna o senso di colpa o qualche altra emozione dolorosa e osserva cosa fa provare agli altri quello che provano, ciascuno avrà i suoi personalissimi motivi. Quali differenze noti? E cosa ti viene di fare?

Osserva cosa ti rendeva felice in uno o più momenti diversi della tua vita, avrai avuto i tuoi motivi per essere felice e infelice. Cosa ti salta in mente? E cosa ti viene di fare?

Osserva cosa ti stressava o inquietava o ti faceva arrabbiare o ti rendeva triste, avrai avuto i tuoi buoni motivi per sentirti in quel modo a quel tempo. Quali differenze emergono come importanti? E cosa sei portato a fare?

Se osservi e rifletti con cura e attenzione, avrai già metà strada delineata per agire nella direzione della “qualità” che vuoi portare nella tua vita…