Ideale autopersecutorio e bassa stima di sé

La nostra autostima è minata da certi atteggiamenti che abbiamo verso noi stessi. Siamo delusi e arrabbiati con noi stessi perché la nostre prestazioni, in uno o più ambiti di vita, non sono state come “avremmo voluto e dovuto”. Siamo duri, estremamente critici, severi e spietati con noi stessi perché siamo molto distanti dal nostro ideale, da ciò che vorremmo e dovremmo essere per sentirci a posto… Spesso ci aspettiamo troppo da noi stessi, abbiamo desideri “irrealistici” su ciò che dovremmo fare ed ottenere… Pretendiamo da noi stessi di essere perfetti. Che è ben altra cosa dalla ricerca “realistica” dell’eccellenza. E questa “autopersecuzione della perfezione” quasi sempre è la strada dell’infelicità e della bassa autostima.
La questione diventa allora: un tempo… Forse tanto tempo fa… hai imparato (qualcuno te lo avrà insegnato molto probabilmente) ad essere così pressante con te stesso attraverso queste torture autoinflitte basate sul “devo devo devo … Ma non è mai abbastanza!!!”. Sai quindi da tempo quello che devi essere, fare, ottenere… Nell’illusione della felicità. Oggi che vuoi fare? Tutto il resto è lavoro di consapevolezza e responsabilità della tua evoluzione e della tua felicità…

Senso di colpa e rabbia: due facce della stessa moneta dell’amore

Quando siamo PICCOLI impariamo un meccanismo di relazione e comunicazione con gli altri, spesso coi nostri genitori, che ci porteremo APPRESSO per TUTTA LA VITA. Almeno fino a quando non lo riconosciamo e decidiamo di metterlo IN DISCUSSIONE.
L’altro dice o fa qualcosa per cui ci sentiamo trattati ingiustamente o criticati aspramente, aggrediti o rimproverati ferocemente, ostacolati nei nostri desideri o trascurati nei nostri bisogni, ingannati o danneggiati, messi in difficoltà o addirittura in ridicolo. Per questo proviamo RABBIA, spesso accompagnata da dolore, tristezza, solitudine, anche paura. La nostra tendenza naturale sarebbe quella di esprimere queste emozioni, in particolare la rabbia, mettendo la persona al proprio posto o mandandola a quel posto o esprimendo chiaramente che non vogliamo più essere trattati in quel modo e vogliamo essere assolutamente rispettati. Solo che siamo bambini, spesso al cospetto dei nostri genitori che rappresentano per noi la fonte della verità oltre che di amore e stima, protezione e guida. Quindi l’esito è alquanto diverso da quello che sarebbe naturale…
Per garantirci vicinanza e protezione, apprezzamento e stima, guida e presenza, finiamo inconsciamente per bloccare le nostre reazioni naturali e sane. Invece di ribellarci al trattamento ingiusto finiamo per sottometterci, restare in silenzio, chiusi in noi stessi, guidati dalla paura della nostra reazione, dalla paura della nostra rabbia che, immaginiamo, potrà ferire le altre persone (a cui vogliamo bene), potrà farle soffrire o arrabbiare e per questo temiamo la ritorsione, temiamo di essere abbandonati, lasciati soli, rifiutati, non più amati né protetti né apprezzati, non più guidati e aiutati a crescere e capire il mondo. Siamo bambini e questo ci dicono la testa e il cuore. E non possiamo permetterci di restare soli e abbandonati. Almeno questa è la grande paura nella mente del bambino.
Quelle volte che abbiamo provato a farci sentire e rispettare siamo stati rimproverati e colpevolizzati, ci siamo SENTITI IN COLPA all’idea di aver fatto soffrire le persone a cui vogliamo bene.
Questo meccanismo, quasi completamente inconscio, ripetuto innumerevoli volte, coi genitori in particolare, ma non solo, finisce per diventare uno scenario che tendiamo a riproporre per tutta la vita, in tutte le relazioni fino all’età adulta. Fino a quando almeno questi schemi diventano fonte di eccessiva sofferenza, portano la persona a sviluppare sintomi e la portano a chiedere un aiuto psicoterapeutico.
In terapia, la persona impara a riconoscere, comprendere l’origine e il significato attuale di questi schemi e a vederli in tutto il loro impatto, generatore di sofferenza emotiva e problemi nelle relazioni. Quindi a mettere in discussione questi automatismi: comincia a sfidarli, comincia ad introdurre qualche novità per verificare se oggi da adulto, che si porta quel bambino dentro, ma che non è più quel bambino spaventato di allora, può agire in modo più salutare e in sintonia coi propri bisogni e desideri autentici. Ad esempio, per comprendere, forse per la prima volta, che ciascuna persona ha il diritto di farsi rispettare, che ciascuna persona è responsabile di quello che pensa, prova e fa e che nessuno è responsabile delle emozioni che prova un’altra persona… Come quel bambino ha creduto per una vita…

Il punto della situazione. Esercizio di automonitoraggio in 5 punti

1. Quanto sei capace di AMARE
2. Quanto sei capace di LAVORARE
3. Quanto sei capace di essere CONSAPEVOLE del tuo mondo interiore
4. Quanto sei capace di EMPATIA
5. Quanto sei capace di stare in contatto con la REALTÀ

Ogni persona che arriva a chiedere un aiuto terapeutico porta i suoi problemi, le sue sofferenze, i suoi conflitti interiori e interpersonali, i suoi bisogni, la sua richiesta d’aiuto specifica. “Vorrei…”, “Mi piacerebbe…”.
Cerco di accogliere queste sue parti e, al tempo stesso, cerco di far emergere, alla sua e alla mia attenzione, le sue risorse, le sue qualità, le sue parti sane, le sue potenzialità.

Il progetto terapeutico è costruito intorno ai problemi e agli strumenti e alle strategie che la persona possiede o può acquisire per trovare soluzioni e compiere scelte in direzione del suo benessere.
Solitamente, all’inizio del percorso, poi periodicamente fino alla conclusione della terapia, faccio una valutazione di alcuni aspetti del funzionamento del paziente. A seconda delle caratteristiche della persona questa valutazione è in parte condivisa col paziente stesso in parte resta un mio criterio di riferimento e di osservazione per capire come il paziente genera la sua infelicità e può generare la sua felicità. Inoltre, sempre in base alle caratteristiche personali, invito il paziente a fare periodicamente una propria autovalutazione o costante monitoraggio di questi 5 aspetti fondamentali che possono essere anche lo spunto, per tutti, per un esercizio periodico di autovalutazione, indipendentemente dal fare o meno un percorso di trattamento psicoterapeutico.
Ecco i 5 aspetti:

La CAPACITÀ di AMARE è la capacità di creare, mantenere e consolidare buone relazioni affettive, in famiglia e nella coppia, con gli amici e al lavoro, in ogni altro ambito in cui puoi costruire buone relazioni nutrienti e stimolanti.

La CAPACITÀ di LAVORARE è la capacità di creare e produrre, di intraprendere dei progetti e di sviluppare iniziative, di portare avanti un’attività lavorativa in modo sufficientemente soddisfacente sia tu un dipendente o un imprenditore, un libero professionista o un artigiano. Lavorare inteso in senso ampio come realizzare, costruire, creare oggetti o inventare situazioni che siano positive, utili, appaganti, fonte di crescita per il singolo e per gruppi o comunità intere. Lavorare come “essere operoso”, fare opere che possono essere godute e apprezzate.

La CAPACITÀ di CONSAPEVOLEZZA del proprio mondo interno è l’abilità o strumento che rende possibili o probabili gli altri, è la capacità di conoscere se stesso per funzionare in modo efficace nella realtà. Conoscere le proprie sensazioni ed emozioni, i propri bisogni e desideri, i propri pensieri e valori, le proprie tendenze all’azione, le proprie abitudini e i propri schemi ricorrenti. Più ti conosci e più puoi agire con consapevolezza e responsabilità per realizzare la vita che vuoi.

La CAPACITÀ di EMPATIA è la capacità di decentramento dal proprio io. La capacità di riconoscere la prospettiva dell’altro come individuo con i nostri stessi diritti, con un suo mondo interno, con una personale posizione soggettiva sulle cose, più o meno vicina alla nostra. Soggettività di pari dignità che possono o meno incontrarsi in modo sereno o conflittuale. Nutrirsi o avvelenarsi reciprocamente.

Ultima, ma non per importanza, la CAPACITÀ di CONTATTO con la REALTÀ ovvero la capacità di farsi guidare dal proprio mondo “interno” (emozioni, bisogni, desideri, valori, pensieri, abitudini, ecc.) mantenendo la consapevolezza che esistono gli altri, l’ambiente, le cose della realtà “esterna” a noi. Il contatto con la realtà resta una capacità e un principio fondamentale di salute e capacità di adattamento, perno che rende possibile creare la propria felicità e anche costruirla insieme agli altri…

INIZIA QUINDI ORA A FARE QUESTA AUTOVALUTAZIONE. Una valutazione di capacità rispetto alle quali puoi sempre migliorare. Una valutazione che può essere numerica, ad esempio da 1 a 10, da poco a tanto o una valutazione che può essere articolata in modo specifico rispetto ai vari aspetti della capacità in questione.
Tieni dunque sempre a mente questi punti per fare il punto della tua situazione…

Quanto sono capace di amare, lavorare, conoscere il mio mondo interiore, conoscere la prospettiva soggettiva dell’altro e stare nella realtà in modo sufficientemente adeguato?

Questa autovalutazione in progress ti facilita UN’AZIONE QUOTIDIANA CONSAPEVOLE e RESPONSABILE, realmente IN LINEA con la PERSONA che vuoi essere… E con la VITA che vuoi creare…

Strategie utili quando ti senti in colpa

Quando ti senti in colpa per aver ferito o deluso qualcuno o per aver trasgredito una tua norma morale o un dovere:

Esplora le tue “azioni incriminate”, i tuoi pensieri e le tue emozioni, per comprendere, per dare senso e per distinguere il senso di colpa insano e infantile da quello utile che ti serve a comprendere e aggiustare le cose, le relazioni e le situazioni.

Apprendi la lezione. Cosa hai capito di come funzioni individualmente e di come stai nelle relazioni.

Distingui “mi sento in colpa” (per quello che ho fatto e non avrei dovuto fare…) da “mi dispiace se ti ho ferito o deluso, ma io non sono responsabile delle tue aspettative su di me”… “né posso né voglio farmi carico assoluto dei tuoi bisogni e dei tuoi dolori”.

Prenditi la responsabilità adulta di agire alla luce della consapevolezza acquisita.
“Ripara” il prima possibile danni o torti o ferite nella misura in cui senti la tua responsabilità e il tuo potere di intervenire.

Il tempo passa ed è sempre presente

Qualche tempo fa ti ho presentato l’esercizio dell’uva passa della mindfulness. L’attenzione deliberata all’esperienza momento per momento. Quando facciamo questo esercizio e quando sperimentiamo le difficoltà nel farlo possiamo diventare consapevoli delle nostre modalità abituali di vivere, di fare esperienza. In particolare, di come “pizzichiamo appena” il tempo presente. Lo sfioriamo senza assaporarlo pienamente. Lo sfioriamo appena, travolti dal futuro ansioso che incombe e che vorremmo controllare e dal passato doloroso che ci perseguita pieno di rimorsi e rimpianti. Il tutto nella nostra testa e lontano dalla nostra sensazione più spontanea.
Notare con intenzionalità il momento di cui facciamo esperienza, in tutti i suoi aspetti sensoriali e percettivi, semplicemente ti permette di diventare consapevole di una realtà mai notata. Di attività che solitamente svolgi senza alcuna attenzione cosciente.
In parte è normale e utile che sia così, per alcune cose che è importante che siano automatismi, pensa, ad esempio, al guidare. Il valore delle buone abitudini si fonda proprio sul loro essere automatiche per cui non ci dobbiamo pensare e ciò ci permette di dedicare le nostre energie ad altro che deve avere tutta la nostra concentrazione. Del resto, anche le cattive abitudini scompaiono alla nostra consapevolezza e attenzione e finiscono per avvelenarci la vita, pensa agli automatismi tossici con cui spesso usiamo trascorrere il tempo in modo poco utile appresso a smartphone e TV.
Comunque esiste una perdita “del” tempo. Nel senso che perdiamo il valore di molte cose che facciamo perché ad esse non dedichiamo l’attenzione che ci farebbe vivere appieno l’esperienza e l’attività.
Allora… Inizia a notare…
Nota come mangi…
Nota come prendi il caffè…
Nota come ti vesti…
Nota come fai all’amore…
Nota come lavori…
Nota come giochi…
Impara a notare… Nota cosa noti mentre fai quello che fai…
Nota come parli nelle tue relazioni…
Nota come sei in “contatto” con le persone …
Nota il suono delle tue parole e di quelle dell’altro…
Nota come ti muovi… E come si muove l’altro…
Nota i tuoi pensieri… I pensieri che ti portano nel passato e nel futuro sono sempre pensieri presenti in questo momento…
Nota le tue emozioni… Le emozioni che vivi con il corteo di sensazioni fisiche che si portano appresso sono tutte esperienze di questo momento…
Nota come… Non perché
Nota come passi il tempo… Anche se il tempo non passa… È sempre presente…
Nota quello che noti… Tutto quello che noti è presente alla tua esperienza… Tutto quello che è presente alla tua attenzione lo hai notato tu…

La pratica della presenza mentale è fine a se stessa… Non è finalizzata a niente se non ad essere presenti momento per momento alla propria esperienza…
Eppure, anche se non li avevi programmati, arrivano certamente risultati e benefici… Che puoi imparare a notare…

Le fondamenta del benessere o manifesto della scelta consapevole e responsabile

Ecco 10 “banalità fondamentali” per il tuo benessere e per la tua crescita personale. Apparentemente ovvie,
ma che è importante che tu non dia per scontate. 10 principi ispiratori da cui farti guidare nelle tue azioni, nei tuoi pensieri, nelle tue relazioni.

10 strategie o risorse per tracciare la tua via del benessere e che se trascuri possono tramutarsi nelle tue “miserie quotidiane”…

1. Distingui quello che puoi controllare da quello che non puoi controllare ed impiega le tue energie su ciò che veramente è in tuo potere.
2. Cambia tu per cambiare la tua vita, smetti di aspettarti o pretendere che siano gli altri a cambiare. Impara ad accettare che gli altri non stanno al mondo per soddisfare le tue aspettative e come te stanno vivendo la loro vita e combattendo la loro battaglia per la serenità.
3. Smetti di essere giudice spietato di te stesso. Sii consapevole di come confronti continuamente, in modo dannoso, oltre che inutile, chi sei con chi dovresti essere, cosa fai con cosa dovresti fare, fino ad affossare la tua autostima e il tuo amor proprio.
4. Sii consapevole delle missioni impossibili che ti chiedi o che accetti dagli altri. Ciascuno di noi è pieno di risorse e di limiti, è potente, ma non onnipotente, è capace, ma non perfetto.
5. Impara a dire più no agli altri e a dire più sì a te stesso.
6. Impara a chiedere, anche se a volte potresti ricevere un no.
7. Smetti di lamentarti e trasforma la tua insoddisfazione in obiettivi per te importanti verso cui impegnarti con azioni concrete.
8. Impara a comunicare in modo efficace: tu sei responsabile di come presenti agli altri le tue emozioni ed intenzioni, i tuoi pensieri e i tuoi bisogni, i tuoi desideri e le tue richieste.
9. Rifletti il giusto e agisci di conseguenza.
10. Impara a governare il tuo tempo in modo consapevole per diventare effettivamente creatore responsabile della tua qualità di vita.

Conosci altri principi fondamentali di benessere ed evoluzione personale?

Alcuni dei principi su esposti fanno già parte probabilmente del tuo normale o abituale modo di pensare e agire, altri ti sembreranno abilità alla tua portata che puoi imparare a fare tuoi con il giusto sforzo e impegno; altri ti sembreranno idee irrealistiche, quasi impossibili da mettere in pratica, comunque molto molto molto difficili da tradurre in azioni quotidiane, altri sono chiaramente o possono diventare tuoi obiettivi di cambiamento e trasformazione.
Continua allora a rifletterci e a sentirli dentro di te, quelli già attivi come risorse e competenze possedute, altri che proprio li senti lontano da te e che puoi provare ad avvicinare. Inizia anche ad osservare come fanno gli altri, quanto sono capaci di fare quello che tu non riesci ancora a fare e quanto invece sono dietro a te rispetto a certi fondamentali.
Il resto verrà da te…

Aforismi ed entusiasmi

“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”. Questo è un pensiero attribuito ad Henry Ford, quello delle auto, espressione della sua filosofia del successo che l’ha portato ad ottenere risultati straordinari nello sviluppo della sua impresa. È uno degli aforismi più citati nel campo della crescita personale, soprattutto come riferimento per lo sviluppo di convinzioni potenzianti e motivanti, in qualunque impresa tu sia coinvolto. Qualcosa del tipo “se ci credi ce la fai”.
Come tutte le massime ispiratrici va trasformato dal generale allo specifico. Può funzionare come riferimento e spunto, ma può essere anche fuorviante e addirittura autosabotante se non ben inserito in un discorso più ampio dove non basta crederci per riuscire.
Per ottenere ciò che vogliamo, differenziando comunque i diversi ambiti di vita e relazione, evidentemente, dobbiamo considerare una serie numerosa di variabili che possono favorire od ostacolare il nostro successo. Tanto per fare qualche esempio di variabili intervenienti, insieme alla “convinzione di farcela” bisogna conoscere con accuratezza i propri obiettivi e valori, le proprie risorse e abilità, avere strategie e piani d’azione, conoscere paure e resistenze, e via così… Per questo ogni progetto di crescita personale al di là di facili aforismi ed entusiasmi deve essere ben studiato e individualizzato. “Tailored”, cucito addosso alla persona nella sua unicità di risorse e limiti, desideri e paure, motivazioni e resistenze.
Credo sia più utile partire da un altro principio di cambiamento, che cerco di veicolare a tutte le persone con cui lavoro e che accompagno nel percorso di crescita personale o cura o sviluppo. “Che tu riesca o no, se ci provi… sarà comunque un successo”.
Oltre l’aforisma, questa frase esprime un principio pratico importante nel lavoro su se stessi. Dopo una giusta riflessione devi passare all’azione. Devi evitare di evitare. Devi agire per capire. Il successo “garantito” sta proprio nel tipo di informazione che raccogli quando provi ad agire in una certa direzione. Sarà comunque un’informazione utile. Sia se riesci a fare qualcosa che ti eri prefissato e che non riuscivi a fare prima, ad esempio parlare in modo nuovo al capo o al partner. Sia se non riesci e continui a restare fermo al palo, ad esempio non riesci a superare una fobia, non riesci ad abbandonare una cattiva abitudine, comunque potrai capire meglio “dal vivo dell’azione agita e non solo rimuginata”: cosa è successo, come ha reagito la persona, l’ambiente o la realtà, cosa hai provato, cosa hai pensato, cosa hai compreso, cosa puoi trarre come insegnamento utile, e via così.
Per “prove ed apprendimenti” sicuramente amplierai la conoscenza di te stesso, dei tuoi limiti e delle tue paure, delle tue risorse e dei tuoi punti forti, di cosa ti serve ancora per avvicinarti a ciò che desideri…