PAPA

Quando sei frustrato e deluso… Triste, stressato, angosciato, arrabbiato… Non importa quale sia il tuo credo religioso, fatti comunque guidare dal P.A.P.A.

Pensa a qualche evento recente o anche più antico in cui le cose sono andate ‘diversamente da come volevi…’

P. Individua la tua PRETESA. Cosa ti aspettavi dalla realtà che ti ha deluso. Cosa doveva essere ‘assolutamente presente’ per sentirti soddisfatto. A volte non si tratta di una pretesa, ma solo di un tuo ‘bisogno legittimo’ a cui un’altra persona non ha risposto in modo soddisfacente per te. Quello che resta è il tuo stato d’animo addolorato, arrabbiato, deluso.

A. ACCETTA che esista qualcosa che non puoi ottenere, che non puoi controllare, che non puoi cambiare. Non dico che ti debba piacere. Dico che, a volte o spesso, incontriamo, noi esseri umani, situazioni imperfette rispetto alle quali siamo impotenti.

P. Individua POSSIBILITÀ. A fronte di un certo grado di ‘impotenza’ che devi accettare, in quanto essere umano come me e come il papa, scopri il tuo ‘potere’ di adottare nuove strategie per cercare di raggiungere ciò che desideri, impegnandoti a controllare e cambiare ciò che è effettivamente in tuo potere.

A. ATTIVATI concretamente per ridurre quanto più possibile lo scarto tra frustrazione e soddisfazione, tra ciò che vorresti e ciò che effettivamente riesci a realizzare ed ottenere. Inizia a ‘fare quello che devi fare’ per avvicinarti il più possibile alla realtà desiderata e per accettare la parte deludente della realtà. Attivarsi significa quindi soprattutto all’inizio: fare chiarezza su ciò che è veramente importante per te, valori, bisogni e desideri; inventare strade e strategie; iniziare a percorrere il tuo cammino, modificando le strategie in base all’esperienza che vai facendo, abbandonando quelle che non funzionano e mantenendo quelle più efficaci. Ciò che otterrai, in quanto essere umano imperfetto in un mondo imperfetto, sarà in parte gratificante (speriamo tanto) e in parte deludente… Così è…

Quando e quando

Quando sei nel giudizio, stai nella rabbia e/o nella colpa, verso te stesso e verso gli altri…
Quando sei compassionevole verso te stesso e gli altri, ti comprendi e ti vuoi bene come comprendi e sei amorevole verso gli altri…
Quando sei nel giudizio verso te stesso, ti accusi spietatamente e resti bloccato…
Quando sei compassionevole verso te stesso, ti motivi alla responsabilità di agire per provare a cambiare ciò che puoi cambiare…
Quando giudichi gli altri e li colpevolizzi mettendoli all’angolo, ottieni un doppio effetto negativo: alimenti la loro impotenza e la loro rabbia…
Quando sei compassionevole con gli altri, li inviti a prendersi la loro responsabilità di riparare torti e danni e di creare nuove possibilità…

Sei compassionevole quando:
– sei in contatto con la tua esperienza qui e ora, riconosci ciò che provi, ciò che pensi e ciò che senti in tutto il tuo corpo
– sei in contatto con la tua sofferenza qui e ora, la riconosci, la accogli, la accetti, è parte di te
– sei consapevole di essere umano tra gli umani, consapevole che non sei solo, anche altri vivono o hanno vissuto un’esperienza simile alla tua
– sei gentile e amorevole, con te stesso e con gli altri, consapevole che la gentilezza è una potenzialità già a tua disposizione ed è una scelta che puoi cominciare a praticare.

La strada del giudizio, praticata automaticamente giorno per giorno, fin dal primo dei nostri giorni, alimenta ciò che vorrebbe scacciare…
La gentilezza, allenata giorno per giorno, quando decidi di iniziare, è lo strumento più potente per la felicità, propria e dell’intera umanità…

Il quadrifoglio. 4 metafore più una per il tuo cambiamento

Il lavoro di cura di sé può essere inquadrato attraverso alcune metafore. Queste metafore offrono possibilità per comprendere il funzionamento personale e come risolvere problemi e dolori che ne conseguono.

MENTE MINACCIATA. Quando sentiamo i nostri bisogni frustrati. Quando percepiamo lo scarto tra cosa avremmo voluto e cosa abbiamo ottenuto, cosa desideravamo e cosa siamo riusciti a realizzare, cosa ci aspettavamo e cosa è successo. Questo scarto ci induce un senso di minaccia più o meno chiaramente percepito o consapevole. Minaccia che all’origine dei tempi poteva riguardare la sopravvivenza fisica, il mantenersi in vita (frustrazione dei bisogni di rifugio dagli animali feroci, riparo dalle catastrofi naturali, avere cibo sufficiente e legami sociali e sessuali); oggi è più una minaccia alla sopravvivenza emotiva, psicologica, interpersonale (frustrazioni nelle relazioni, a casa e al lavoro, in ogni ambito della nostra vita).

BAMBINO INTERIORE ovvero sensibilità acquisita a certi temi ed eventi. Solitamente quando viviamo qualcosa di doloroso (tristezza, paura, rabbia, senso di colpa, vergogna, solitudine, abbandono, rifiuto, umiliazione, ecc.) abbiamo due componenti di frustrazione: una attuale perché qualcosa non è andata come volevamo; una ‘storica’: quello che ci addolora ora entra in risonanza con qualche tema doloroso del nostro passato, recente o antico, il riproporsi di un dolore che già ci ha fatto tanto male…

EROE ovvero agire diversamente dal solito nonostante le paure, andando in faccia alle paure, incontrando le conseguenze temute, con la paura e anche con la curiosità o forse solo la speranza di potercela fare ad affrontare le paure e superare problemi e difficoltà…

ALLENAMENTO ovvero non basta una volta, non basta un singolo comportamento nuovo, ci vuole la ripetizione che è la madre, insieme all’esercizio costante che è il padre, di ogni cambiamento stabile e duraturo. Cambiare significa adottare nuovi comportamenti e nuovi modi di pensare in maniera ripetuta fino a consolidare queste nuove modalità.

Queste quattro metafore, con un po’ di fantasia, molto poca in realtà, potrebbero essere le 4 foglie di un QUADRIFOGLIO… Questo per dire che come in passato, anche al presente e per il futuro, il fattore cu.., Q di quadrifoglio, sembra essere la metafora e la realtà che può colorare di vivaci sfumature luminose o di tiepidi grigiastri la nostra evoluzione personale…

Tre flussi, tre lussi, tre pratiche per tutti

Negli ultimi anni, lo sviluppo di un sé compassionevole sta prendendo una posizione sempre più centrale e importante come dimensione curativa della psicoterapia.
In termini laici e concreti, la compassione è un assetto mentale fondamentale che sia il terapeuta sia il paziente possono ‘allenare’. Praticare per diventarne esperti.
La compassione è la sensibilità a cogliere la sofferenza, propria e altrui, per impegnarsi ad alleviarla.

La compassione si realizza in tre direzioni o flussi:
1. Da sé verso gli altri
2. Dagli altri verso sé
3. Da sé verso sé

Tre necessità basilari al servizio del proprio benessere, personale e interpersonale.

La compassione e l’autocompassione mitigano la voce del giudice interiore freddo e sprezzante che ci viene a trovare nei momenti di difficoltà per dirci che “sei fallito, incapace, il solito piagnone” o qualche altro complimento del genere con cui ‘vorrebbe incoraggiarci’… Ma finisce per affossarci ancora più giù…
La compassione, che sia per gli altri o dagli altri o da te verso te stesso, aiuta la persona a rispettare il suo dolore e anche ad impegnarsi per alleviarlo e superarlo. Impegnarsi al meglio possibile. Osservare il dolore, senza giudicarlo. Imparando ad accettarlo per quello che è. Anche perché quando lo accettiamo stiamo cambiando il nostro rapporto con la sofferenza in un modo che la riduce o la rende per noi più sostenibile.
Senza colpevolizzare e affossare la già affranta stima di sé e, al tempo stesso, invitando a prendersi la responsabilità di fare qualcosa per quel dolore, per accettarlo e trasformarlo, per andare oltre e, dopo il periodo difficile che si è dovuto affrontare, riprendere il cammino verso una vita di senso e di valore. Una vita guidata dai valori consapevolmente scelti: agire motivati da ciò che è importante per sé, per le proprie relazioni, quelle vicine e più in generale per l’umanità intera.
Praticare la compassione è impegnativo perché siamo abituati a praticare il giudizio. Siamo abituati a dare consigli prima di aver veramente ascoltato. Siamo abituati a dare consigli che partono dal nostro punto di vista invece che da un’accurata comprensione del punto in cui si trova l’altro e da cui percepisce e dà senso al mondo. E anche quando l’altro siamo noi stessi siamo abituati a riempirci di ciò che ‘dovremmo fare’ piuttosto che ad ascoltare veramente ciò sentiamo e ciò di cui abbiamo profondamente bisogno…
Per iniziare a praticare la compassione, quando ti trovi in una situazione difficile e dolorosa, puoi:
– Notare il tuo critico interiore in azione, quella voce interna giudicante e colpevolizzante che ti accompagna con rimproveri, critiche, svalutazioni… “Hai sbagliato, un’altra volta, come sempre”, “non sei mai all’altezza”, “sei sempre il solito…”, “non riuscirai mai…”, “altri al tuo posto ce l’avrebbero fatta…”
– Cercare di comprendere i motivi per cui il tuo critico interiore vorrebbe aiutarti, ma usa atteggiamenti, modi, parole e toni che non sono giusti per te…
– Esprimere al tuo giudice interiore gratitudine per le sue intenzioni, ma anche chiedergli di usare altri modi, toni e parole… Più gentili, calme, rispettose, amichevoli… “capisco che mi vuoi aiutare, ma in questo modo mi fai stare ancora più male”, “apprezzo la tua intenzione amorevole, ma in questo modo duro e rigido aggiungi dolore inutile al dolore inevitabile…”

Strano? Bizzarro?

Prova e vedi l’effetto che fa…

All’inizio potrebbe sembrarti effettivamente strano, bizzarro, folle oltre che assolutamente inutile… Ti invito a provare e continuare con fiducia… Notando gli effetti che ha sulla tua esperienza emotiva e sulle tue sensazioni corporee…

… Che tu possa sentirti sicuro e protetto, amato e stimato, libero e coraggioso…

Barcone

La vera felicità si trova in uno spazio tra reale e ideale.
La vera felicità discende dalla vera accettazione.
Che tu creda o meno alla felicità, che tu la creda possibile o irrealizzabile, che tu la creda duratura o estemporanea, qualunque siano le tue idee e credenze sulla felicità, l’accettazione offre comunque una base fondamentale di partenza per vivere una vita piena. E felice… Trova la tua idea di ‘vita piena’… E la tua idea di vita felice…
Accettare non vuol dire rassegnarsi alle esperienze dolorose. Accettare vuol dire fornire loro un terreno fertile affinché possano trasformarsi in modo naturale fino a scomparire o diventare assolutamente più tollerabili.
Curare il dolore vuol dire ‘cercare di alleviarlo’ e questa è una strada possibile…
Prendersi cura del dolore è una seconda fondamentale strada che consiste nello ‘stare col dolore’, creando quello ‘spazio interiore’ in cui il dolore può abitare dentro di noi senza distruggerci…
Belle parole… Come si fa?
È un percorso che non prevede ricette o prescrizioni valide per tutti, se non che tutti dobbiamo:
– accettare che la vita è dolorosa e imperfetta, presenta comunque quotidianamente o nell’arco di vita quote di dolore più o meno impegnative
– accettare che nessuno è perfetto e tutti quanti noi siamo limitati, con un certo grado di potere e impotenza nel realizzare i nostri bisogni e desideri; siamo forti e deboli, abbiamo successo e falliamo, siamo saggi e immaturi
– accettare che fatti, situazioni e persone non sono esattamente come noi desideriamo
– accettare che noi non siamo esattamente come vorremmo essere.
Accettare di stare tutti su questo barcone è il primo fondamentale passaggio per dirigerci verso una vita piena di valore e significato…
E se dobbiamo sperare che qualcuno ci accolga, è prima di tutto fondamentale accogliere noi stessi, accogliere questa nostra umana condizione per essere comprensivi e amorevoli con noi stessi invece che giudicanti e rifiutanti…
Tra le miserie e le meraviglie c’è un barcone…
Buon viaggio a tutti…

Compagni di viaggio

Purtroppo siamo abituati ad essere i peggiori nemici di noi stessi. Forse non sempre e nemmeno spesso, forse sì. Forse è una generalizzazione eccessiva, forse no. Forse funzioniamo così, ma non sempre ce ne rendiamo conto.
Di fronte alle difficoltà quotidiane spesso siamo autocritici fino al disprezzo di noi stessi quando non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi. Quasi sempre siamo più comprensivi verso gli altri che vivono le nostre stesse esperienze o avversità. Ma trattiamo male noi stessi per non essere all’altezza di ciò che pretendiamo di dover essere.
Forse non è sempre così, probabilmente però ciascuno di noi si è trovato in questo stato d’animo in cui, invece che sostenerci e incoraggiarci, ci buttiamo ancora più fango addosso e sprofondiamo nella vergogna, nel senso di colpa, nella svalutazione di noi stessi fino a sentirci falliti che non meritano altro che miseria. A volte arriviamo a forme, più o meno consapevoli e più o meno intense, di autopunizione e autolesionismo. Mi riferisco anche alle varie forme di abuso di sostanze (droghe, tabacco, alcol, cibo) e alle dipendenze comportamentali (gioco d’azzardo, Internet e social media, shopping compulsivo, dipendenza da pornografia, ecc.) in cui, in modo quasi sempre inconsapevole, usiamo tali comportamenti come tentativi di automedicazione del dolore emotivo, evidentemente tentativi che non solo non risolvono, ma finiscono per amplificare il dolore e i vissuti di fallimento.
Insomma, è importante rendersi conto di cosa viviamo e di come ci trattiamo, spesso aggiungendo sofferenza ulteriore al dolore originario.
Forse è il momento, proprio ora, e da ora in poi, di cominciare a trattarti in un altro modo.
Sei sempre con te stesso… Allora è il caso che ti alleni a trattarti bene…
Come?
Sviluppando la compassione ovvero la sensibilità alla sofferenza propria e altrui. Non pena né vittimismo né deresponsabilizzazione. Piuttosto il desiderio profondo di alleviarla concretamente con un impegno quotidiano. Magari anche prevenirla rispetto ad una futura situazione.
In tre direzioni, come ci insegnano diverse pratiche orientali e occidentali (Gilbert, Neff, Salzberg, Tich Nath Hanh, tanto per invitarti a qualche approfondimento pratico):
1. Verso gli altri
2. Verso se stessi
3. Dagli altri
Esistono diversi metodi e percorsi per sviluppare la compassione. Anche in psicoterapia si può imparare a sviluppare il sé compassionevole…

Buon viaggio…

Apri la finestra per passare dalla miseria alla meraviglia

Ormai anche su Marte si è sparsa la voce. A febbraio è uscito ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE, un mio libro di crescita personale, pieno di esercizi e attivazioni al servizio della tua vita meravigliosa.
Per chi sta già leggendo il libro e per chi potrebbe iniziare a farlo. E per chi lo scrive giorno per giorno: sostanzialmente tutti noi impegnati a vivere cercando di mettercela tutta, che inciampiamo in qualche miseria e che siamo chiamati a trasformarla in meraviglia.
Nel libro elenco alcune miserie che altro non sono che modi di pensare e agire, tipici dell’essere umano, dell’essere umani e che ciascuno di noi pratica più o meno assiduamente. Non tutte, non sempre, ciascuno di noi incappa nelle sue ‘preferite’. Ad esempio, voler controllare l’incontrollabile, tra cui in primis voler cambiare le altre persone; incamminarsi su sentieri impossibili di perfezionismo e onnipotenza o toccare il fondo dell’impotenza assoluta percepita; difficoltà a dire no agli altri e conseguentemente sì a se stessi; farsi trascinare dalle esigenze degli altri fino a farci rubare il tempo; vivere nella colpa vittimistica; pretendere che il mondo sia ai piedi dei nostri desideri, voler tutto e subito, e altre miserie ancora della nostra umana esperienza.
Ti suggerisco un esercizio per aprire una finestra di consapevolezza… Se scrivi su carta, la luce che vedrai dalla finestra sarà più chiara e luminosa…

Hai fatto un’esperienza, ti è successo qualcosa, hai incontrato persone forse, c’è stato uno scambio di azioni e reazioni, hai vissuto certe emozioni, fatto certi pensieri. Insomma ti è capitato di trovarti in una situazione specifica, in un posto, in un tempo, da solo o con qualcuno, ecc. Ecc…. Prova a descriverla: dove, quando, cosa, chi, come, perché…
Da questa esperienza avrai imparato certamente qualcosa… Che ti invito a scrivere…
Come cambia il mio modo di pensare, percepire e considerare le cose, le persone, me stesso, i miei rapporti a partire dal nuovo insegnamento? A domanda ti invito a rispondere…
Come può essermi utile ciò che ho imparato in modo da tradurlo in azioni quotidiane nuove, comportamenti diversi da quelli che ho sempre adottato e che mi hanno portato ad avere i problemi che ho? Qui puoi scrivere veramente molto…
Cosa mi impedisce di tradurre in pratica ciò che ho imparato? Paure? Resistenze? Abitudini? Sensi di colpa? Credenze di non esserne capace? Timore delle conseguenze? Qui puoi proprio sbizzarrirti nello scrivere risposte utili alla tua consapevolezza…
Quale miseria è entrata in azione? Voglio cambiare senza cambiare? Voglio che siano gli altri a fare ciò che dovrei fare io? Sono estremamente autocritico fino a bloccarmi? Sto alimentando la mia sofferenza invece che accettare il mio dolore per alleviarlo? Sono incapace a conoscere le mie emozioni ed esprimere i miei bisogni in modo utile?
Come posso affrontare questi ostacoli al cambiamento? Come posso trasformare le mie miserie nelle mie meraviglie? Buon divertimento: più ti ascolti e rifletti, più scrivi e diventi consapevole, maggiore sarà l’utilità per te di questo esercizio che ti auguro di fare con attenzione…
La miseria delle miserie probabilmente è quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’ della crescita personale: vogliamo sentirci sereni e felici continuando a pensare, sentire e agire in quei modi che ci portano quotidianamente a sentirci inquieti e infelici.
La meraviglia può nascere quando smettiamo di darci la colpa o di dare la colpa agli altri di ciò che ci è successo e cominciamo ad agire in prima persona, con consapevolezza e responsabilità, con coraggio nonostante la paura, per fare qualcosa di diverso dal solito in direzione di mete desiderate che per noi hanno senso e valore profondi per la persona che vogliamo essere e la vita che vogliamo vivere.

Last but not least, come dicono su Marte, puoi acquistare (anche per regalarlo) ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE direttamente su youcanprint.it o su Amazon o anche in ogni libreria, sempre su ordinazione. Ci vuole qualche giorno prima che arrivi in modo tale da farti assaporare appieno il gusto della lettura… Grazie 🤗

Vero e vero

Oggi un esercizio…
Carta e penna… Quando possibile da fare anche in gruppo… In famiglia…
Segui queste suggestioni…
Inizia scrivendo:
È vero che… Scrivi un pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Un pensiero negativo sulla vita…
È vero che… Un pensiero negativo sugli altri…
È vero che… Un pensiero negativo su te stesso…
È vero che… Scrivi ogni altro pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Trova pensieri negativi facendoti guidare dalla tua tendenza naturale ed umana, tutti ce l’abbiamo, a giudicare, criticare, colpevolizzare, svalutare, vedere quello che manca, vedere il negativo, vedere il pericolo, vedere quello che avresti potuto fare e non hai fatto, quello che gli altri avrebbero dovuto fare e non hanno fatto…
Sii curioso e giocoso verso questa parte di te, che tutti noi esseri umani abbiamo, questa parte che tanta parte gioca nel tuo sentire quotidiano… Nel tuo pensare quotidiano… Nel tuo comportamento quotidiano…
Lascia che emerga quello che emerge quando dai espressione a questa parte… Di te… Di tutti noi…

Ora ti chiedo di spostare la tua attenzione…
Ora accedi ad una ‘posizione interiore positiva’… Qualunque cosa voglia dire per te… Magari è una posizione di … Forza… Saggezza… Calma… Calore… Sicurezza… Gentilezza… Gratitudine… Accettazione… Impegno… Amore… O qualunque altra cosa tu intendi e senti come ‘posizione interiore positiva’…
Quindi … Da questa posizione meravigliosa… Riprendi le frasi precedenti e affianco ad esse… Scrivi …
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…

Non ti preoccupare del risultato… Impegnati semplicemente a fare questo esercizio… Più lo fai… Più e più volte… Più puoi allenarti a contattare e sviluppare questa tua ‘posizione interiore positiva’… Meravigliosa…
Anche questa POSIZIONE INTERIORE POSITIVA MERAVIGLIOSA è una potenzialità che appartiene a tutti noi esseri umani… Aspetta solamente che tu la ‘alleni’… In modo che possa sempre più guidare il tuo sentire, pensare e agire quotidiano…

Giorni

Cosa faresti se oggi fosse l’ultimo giorno della tua vita? Probabilmente vorresti fare tante cose… Ma il tempo sarebbe ormai limitato… Allora probabilmente potresti ritrovarti a recriminare su quanto sarebbe stata bella la tua vita se… E quanto sarebbe stata migliore se… E quanto sarebbe stata piena e ricca se… Ma con i se (e con i ma) non si vive la vita… E del resto lo sappiamo che non siamo onnipotenti…
Allora… Alla luce della consapevolezza maturata, pensando a quest’ultimo ‘ipotetico’ giorno della tua vita… Pensando a quanto hai vissuto esperienze veramente importanti per te e quanto tempo hai sprecato e quante possibilità hai lasciato andare… Se, ‘ipoteticamente’, oggi fosse il primo giorno del resto della tua vita… Cosa dovresti cominciare a fare per evitare, un giorno nel futuro, più lontano possibile, quelle recriminazioni sulle cose che non sono state e che avrebbero potuto essere perché tu le avresti potute far accadere?
Buona giornata… Buona vita… Buone scelte…

Cosa puoi imparare attraverso una psicoterapia

Come saprai, la psicoterapia è uno strumento importante per prendersi cura del proprio malessere emotivo, fisico e interpersonale e per promuovere il benessere di corpo, mente e spirito. Saprai anche che non è la soluzione di tutti i mali emotivi e relazionali ovvero non è una bacchetta magica per eliminare dolore e sofferenza dalla propria vita e dalle proprie relazioni.
A ciascuno di noi, anche ogni giorno, la vita presenta quote più o meno grandi di frustrazione e delusione, stress e angosce, perdite e fallimenti. È parte del vivere quello di dover affrontare eventi difficili ed emozioni dolorose, altrimenti saremmo robot o qualcosa del genere.
È importante chiarire questo a se stessi, soprattutto chiarire le proprie aspettative rispetto ad un magico mondo pieno di felicità…
L’aspettativa fondamentale che ci può guidare nella nostra vita quotidiana è quella di imparare ad affrontare l’inevitabile… Quindi la psicoterapia può essere un’esperienza e uno strumento in tale direzione ovvero per imparare a:
– essere consapevoli che la sofferenza è parte dell’umano vivere e che non possiamo evitare che ogni tanto ci vengano a trovare emozioni dolorose quali paura, tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna, ecc.
– avere fiducia in noi stessi e negli altri come strumenti di rassicurazione, conforto e contenimento del dolore
– affrontare concretamente i momenti difficili
– usare strategie mentali, emotive e comportamentali per accettare il dolore che non si può eliminare, per modularlo, per tollerarlo e lasciarselo alle spalle
– promuovere emozioni positive di calma, relax, sicurezza, gratitudine e gioia
– dedicare il proprio tempo e le personali energie a creare una vita consapevolmente guidata dai propri valori nonostante il dolore che non possiamo cambiare.
Quello che resta è una possibile strada, ciascuno può trovare la sua, verso la felicità…