Masterchef della felicità

Tutti cerchiamo qualcosa, forse tutti cerchiamo la felicità. In modo più o meno dichiarato. Chi sa dove sta? Chi sa come è fatta? Chi sa come si fa a sentirsi felici?Probabilmente definire la felicità è impresa ardua e misteriosa, quindi ancora di più raggiungerla, ma ciò non ci impedisce di continuare a cercarla, ad inventarla, ad inseguirla.
Come per tutti gli opposti, c’è un richiamo reciproco tra felicità e infelicità, tra piacere e dolore, tra serenità e tormento, tra pienezza e vuoto, tra tutti gli opposti che ci possono aiutare ad afferrare l’inafferabile.
Fuori dalle su esposte considerazioni astratte, concretamente, nel mio lavoro, le persone, nei modi e nei linguaggi più disparati, arrivano a chiedermi aiuto per cercare il benessere, la serenità, partendo da un’idea di riduzione dello stress e della sofferenza. Nella diversità delle storie personali, ciascun individuo finisce per confrontarsi con un percorso di cura verso la felicità (Serenità? Benessere?) che prevede di fare i conti con:
Dose quotidiana di FRUSTRAZIONI, perché non sempre le cose e gli eventi vanno come vorremmo.
Dose quotidiana di DELUSIONI, perché le persone non sempre pensano, agiscono e sono proprio come noi le vorremmo.
Dose quotidiana di IMPERFEZIONE della vita che tradisce continuamente le nostre aspettative di una vita ideale.
Il tutto condito da dosi più o meno imponenti di IMPOTENZA (non possiamo controllare tutto, anzi forse proprio poco) e di MISTERO (tanto comprendiamo e tanto ignoriamo di noi stessi, degli altri, del mondo).
Date queste condizioni, il resto è CONSAPEVOLEZZA ovvero capacità di creare la propria idea di felicità in base ai propri valori, bisogni e desideri e RESPONSABILITÀ ovvero capacità di adottare le azioni necessarie per creare le condizioni più favorevoli per raggiungerla e viverla.
Con aggiunta di GRATITUDINE e ACCETTAZIONE quanto bastano, per riconoscere, apprezzare e nutrirsi di quello che la vita ci dona, imparando a dire anche: “è andata così”.
Forse dentro queste coordinate si trova la strada per la felicità. La ricetta della felicità. Nello spazio tra ciò che vorremmo e ciò che rendiamo reale. E ognuno aggiunge ciò che vuole…

Strana gente… La gente è strana

“Una risata vi seppellirà” disse qualcuno…
A volte, ridere, degli altri, della realtà, di sé, è un potente strumento di cambiamento ed evoluzione personale e collettiva. Laddove altre possibilità per affrontare lo stress e creare benessere sembrano non essere a disposizione o comunque non efficaci.

Fai un elenco delle persone che per te sono “strane” o si comportano in modo strano o ingiusto o come non dovrebbero…

Invece di arrabbiarti e tentare di cambiarle… Impara a riderci su… È un potente rimedio naturale allo stress.

Anzi, verifica prima alcune possibilità e quali funzionano per ottenere ciò che vuoi, per farti risolvere qualche problema, per abbassare il tuo stress, per migliorare la qualità della tua vita.

Aspetta che le persone strane cambino e capiscano che stanno sbagliando…

Oppure chiedi loro di cambiare perché secondo te stanno sbagliando e non ci si comporta così …

Oppure cerca di imporre loro di cambiare perché non è così che ci si comporta …

Oppure impegnati a cambiare tu qualcosa del tuo modo di pensare e agire con l’idea che questo possa influenzare il loro cambiamento …

Anche se non è facile, quasi mai facile…
Perché dovrebbe esserlo? Inizia a riderci su… Ma veramente… Tanto probabilmente gli altri sistemi non hanno avuto esiti per te soddisfacenti… Imparare a riderci sopra può essere veramente l’essenza della tua capacità evolutiva, della tua capacità di non farti abbattere dalle intemperie, della tua capacità e del tuo potere di scegliere come vivere e come riempire il tuo tempo delle cose e persone veramente preziose per te.

La causa e lo scopo

Quando ti senti imprigionato dagli ALTRI che “causerebbero” i tuoi comportamenti, i tuoi pensieri e le tue emozioni… La tua sofferenza e il tuo stress… Impara ad osservare e riconoscere perché TU fai quello che fai. Quali tuoi bisogni, desideri, scopi e valori “generano” le tue azioni, i tuoi stati d’animo e i pensieri che fai.
Questo è uno dei modi più potenti per ri-acquisire quel senso di controllo sulla tua vita che senti e credi di aver smarrito. O forse mai avuto.
Quando ti senti vittima degli altri, delle circostanze, della sfortuna e di altri agenti esterni a te e che ritieni responsabili o colpevoli della tua esperienza personale, impara a riconoscere il tuo essere AGENTE, più o meno consapevole, DELLA TUA ESPERIENZA (emozioni, pensieri, azioni). E a riconoscere la tua responsabilità ovvero il tuo POTERE di determinare ciò che vivi, ciò che scegli, ciò che appartiene alla tua esperienza.

La causa È lo scopo che hai quando scegli quello che scegli… Lo scopo può essere più o meno chiaro e consapevole comunque c’è sempre qualcosa di interno a te che guida le tue azioni, una motivazione, una direzione. Se scegli di continuare a sguazzare nella lamentela della vittima, stai di fatto scegliendo di continuare ad alimentare il tuo malessere.

Fermi restando alcuni eventi traumatici e condizionamenti palesi rispetto ai quali sei impotente (e sono pochi)… Sei sempre libero di scegliere… L’importante è riconoscere di essere padrone di ciò che ti accade. È importante per prendere finalmente in mano la guida della tua vita…

Il selfie della sofferenza… E quello della serenità

Se hai un problema di stress, ansia, depressione, dipendenza, conflitti interpersonali o qualunque altro motivo di sofferenza… Fatti un selfie!!! Fai una fotografia del tuo disagio, per comprenderlo a fondo e affrontarlo al meglio. In particolare, nota alcune aree critiche o sensibili dove può manifestarsi la tua sofferenza.
EMOZIONI. Non riesci a riconoscerle, a dar loro un nome e un significato quando appaiono, non riesci ad esprimerle in modo adeguato. Non riesci a regolarle in modo appropriato. O le esprimi in modo violento, impetuoso, burrascoso, senza limiti e contenimento. Oppure tendi a soffocarle e reprimerle fino a scoppiare. Fino a trasformarle in disturbi somatici.
PENSIERI. Hai convinzioni rigide e limitanti, ti fai guidare da credenze negative e fonte di dolore, ti fai pensieri distorti e irrealistici che ti impediscono di affrontare la vita quotidiana e le relazioni in modo sereno ed efficace.
IMPULSI. Non riesci a gestire la frustrazione, la delusione e l’impotenza che la vita ti propone ogni giorno. O reagisci impulsivamente senza riflettere e spesso crei danni, a te stesso e agli altri. O rifletti troppo fino a restare bloccato senza agire e reagire restando affogato, ad esempio, dallo stress e dalle esigenze degli altri.
ABITUDINI DANNOSE. Tendi a ripetere azioni e schemi in modo più o meno invadente e invalidante. E non riesci a fermare questi automatismi disfunzionali.
RELAZIONI INTERPERSONALI. Le tue relazioni, a casa o al lavoro, con gli amici o in altri contesti, sono fonte di stress che non riesci a ridurre, tensione e incomprensione che non riesci ad affrontare, emozioni negative che non riesci a ridurre. Oppure sei o ti senti profondamente solo.
AUTOSTIMA. La stima di te è sotto i piedi, ti senti impotente e rassegnato, sentendoti anche colpevole o vittima disperata.
SENSO DI IDENTITÀ e SENSO MORALE. Hai smarrito o forse mai avuto un senso profondo e consapevole di chi sei e di cosa è veramente importante per te. Non riesci a trovare nessuna guida o riferimenti interni o esterni che ti orientino con regole di condotta per te significative e vitali.
RISULTATI SCOLASTICI o LAVORATIVI. Sei continuamente e completamente insoddisfatto di quello che fai e che ottieni.

Questi diversi aspetti della tua fotografia puoi affrontarli in molteplici modi, dipende da quanto sono problemi gravi, intensi, ampi, estesi e invalidanti la qualità della tua vita.
Puoi semplicemente diventarne consapevole, sempre più consapevole e questo già ti basta a ridurre la tua sofferenza e a farti agire in modo più sano ed efficace rispetto ai tuoi bisogni e obiettivi.
Puoi renderti conto che hai bisogno di apprendere qualche abilità o strumento che ti aiuti ad affrontare meglio stress e frustrazione. E cercare i percorsi di apprendimento adatti a te.
Puoi comprendere che i problemi attuali hanno probabilmente radici molto antiche e allora è utile un lavoro più profondo per conoscere meglio te stesso e il modo in cui affronti i problemi della vita. Potrebbe servire una visita psicologica o magari un’altra strada attraverso cui cercare l’aiuto che ti farà fare un salto dalla sofferenza alla serenità.

Dopo aver compreso meglio te stesso, la tua condizione, ciò di cui hai bisogno e aver scelto una tua strada… Rifatti il selfie e verifica se c’è un cambiamento…

I due pilastri del cambiamento

Ogni lavoro di crescita e sviluppo personale così come la guarigione della propria sofferenza passano attraverso due vie fondamentali: la consapevolezza e la responsabilità.

La CONSAPEVOLEZZA richiede riconoscimento e integrazione. “Riconoscere ciò che ci appartiene”, accoglierlo come parte di noi che avrà un suo senso, notarlo ed integrarlo dentro di noi senza giudicarlo come brutto, sporco, cattivo, sconveniente, malvagio, indecente… Ciò che è parte di noi esiste ed è degno di esistere in quanto parte della nostra storia, del nostro essere più autentico e della nostra capacità di adattarci a ciò che abbiamo incontrato e abbiamo dovuto fronteggiare. Un pensiero, un desiderio, un bisogno, una fantasia, un progetto. Nel mondo interno tutto è legittimo semplicemente perché esiste.

La RESPONSABILITÀ richiede il governo dell’espressione di ogni parte di noi. La responsabilità è sostanzialmente decisione, azione, espressione. Ed è importante una capacità di “filtro” responsabile tra il nostro mondo interno (legittimo) e come lo esprimiamo nella realtà esterna, come traduciamo pensieri ed emozioni in comportamenti e condotte adeguate alla realtà.

Rispetto al mondo interno non c’è giudizio in quanto è espressione di ciò che sentiamo e pensiamo anche in base a ciò che ci è successo.

Rispetto al mondo esterno, invece, il giudizio riguarda gli effetti del nostro agire sulla realtà. E la nostra capacità e necessità di farci carico delle conseguenze delle nostre azioni.

Ogni percorso di evoluzione e cambiamento personale deve appoggiarsi a questi due pilastri che ci permettono l’espressione autentica di noi stessi mantenendo un adattamento alla realtà, il rispetto di sé e degli altri.

Genitori e genitori di se stessi

Ecco perché essere genitore è il mestiere più difficile del mondo. Oltre che per molti il più appagante probabilmente.
Sei soggetto a richieste di onnipotente perfezione per cui il tuo percorso è pieno zeppo di insidie, bucce di banane o campi minati dove… Prima o poi tutti dobbiamo capire che l’onnipotenza e la perfezione non sono di questo mondo.
Devi perché vuoi e vuoi perché devi aiutare un figlio a crescere e quindi devi avere e devi responsabilmente seguire un’idea, sufficientemente consapevole, di cosa sia per te la crescita e lo sviluppo di un figlio.
Quindi ti confronti col figlio che sei stato e con le figure genitoriali che ti hanno cresciuto e questo ti fornisce un’idea di cosa devi fare e cosa non dovresti fare con tuo figlio. Un’idea non sempre facile da seguire, nonostante ogni buona consapevolezza e intenzione.
Inoltre, gli psicologi dicono che “non dobbiamo caricare i figli delle nostre aspettative di come vorremmo diventassero i nostri figli”. Ma questa è una missione impossibile e lo sanno anche gli psicologi. Valori e aspettative guidano il processo educativo e formativo. Sappiamo che ciascun genitore cerca di fare il meglio che può per tirare su un figlio in base ai valori in cui crede e alle risorse a sua disposizione, risorse mentali, affettive, sociali. Come potrebbe essere diversamente? Allora diventa una questione di giusta misura ovvero è fondamentale dare una direzione al figlio, ma senza pressarlo con rigidi, minacciosi e punitivi “devi essere”. Come si fa? Ciascuno trova la risposta dentro di sé e nella propria storia di vita, sperando sia quella giusta. Giusta in base all’idea di come un genitore vuole cresca quel figlio e giusta se basata su altri elementi fondamentali:
1. Saper riconoscere il figlio nella propria specificità di essere con potenzialità e limiti (caratteristiche genetiche, temperamento, talenti, risorse, tendenze innate, ecc.).
2. Saperlo guardare, giorno per giorno, in base alla sua evoluzione naturale e ai bisogni che porta.
3. Aiutarlo a confrontarsi con la realtà, quindi con la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni, ovviamente in base all’età.
4. Aiutarlo a diventare un individuo autonomo ovvero un essere consapevole della propria individualità unica e capace di badare a se stesso.
5. Aiutarlo a vivere nel mondo integrando i bisogni individuali e la convivenza con gli altri.
In tutto questo, che certamente non è ancora tutto, il genitore resta, comunque, il ricettacolo preferito delle accuse per le sofferenze dei figli. È sempre colpa dei genitori se…
Quando le persone “adulte” che vengono a cercare aiuto per la personale sofferenza iniziano a lamentarsi per i genitori che hanno avuto, io li invito a due riflessioni fondamentali, portatrici di conseguenti condotte per prendersi cura di sé e per aiutare a farsi aiutare.
1. Fermo restando situazioni palesemente abusanti, traumatizzanti, patologicamente trascuranti, di genitori che sono stati chiaramente incapaci di svolgere il loro ruolo adulto di cura e crescita sana del bambino, i genitori, generalmente, hanno cercato di fare il meglio che riuscivano a fare e certamente hanno fatto i loro errori, più o meno grandi, errori che hanno causato distorsioni al bambino in crescita. Quindi, ora, quel bambino, divenuto adulto, legittimamente, ha bisogno di esprimere il suo dolore, la sua rabbia, la sua solitudine e ogni altro stato emotivo doloroso. Certamente lo studio del terapeuta è uno dei posti giusti per farlo.
2. Dopo tanta sana e utile, quanto dolorosa, espressione di ogni stato mentale connesso alla propria infanzia infelice, è importante che l’adulto raccolga le sue risorse, le sue forze, le sue capacità, per farsi finalmente carico della propria sofferenza ed inizi anche a farsi carico, in modo consapevole e responsabile, della propria felicità, del proprio futuro, oltre che dell’immediato presente. Secondo un’idea guida per cui seppure non siamo colpevoli di ciò che ci è successo, siamo responsabili di ciò che da adulti faremo succedere.

Giudicare vs responsabilizzare

Un po’ tutti siamo cresciuti a latte e giudizio… Siamo dunque, chi più chi meno, abituati ad apporre etichette sopra i comportamenti altrui e nostri. Siamo giudici degli altri e siamo spesso anche i peggiori giudici di noi stessi. Questo o quel comportamento è riprovevole, malvagio, meschino, cretino, deficiente, saccente, egoista, casinista, immorale, banale, cattivo, passivo, infantile, manipolativo. Chi più ne ha più ne dica… Le vie del giudizio come del senso di colpa e di vergogna sono infinite… Solo che spesso conducono ad esiti sterili dal punto di vista dei problemi da affrontare e dannosi sull’autostima di chi crede in quel giudizio e se ne lascia condizionare fino a provare le più svariate emozioni negative di tristezza, ansia, senso di colpa, vergogna, senso di inadeguatezza, rabbia, dolore, rifiuto, ecc.
Quando credi di aver sbagliato, invece che soffermarti eccessivamente sul giudizio di quel comportamento “sbagliato”… Inizia semplicemente quanto immediatamente ad agire per comprendere e correggere l’errore… Indugiare nel giudicare è solo spreco di energia…
Quando vedi comportamenti sbagliati degli altri (parenti, amici, collaboratori, estranei, ecc.), invece di mettere il dito nella piaga, scegli come agire in modo più utile: aiutare la persona a modificare l’errore, fregartene, accettare ciò che non dipende da te, compreso il fatto che gli altri non stanno al mondo per soddisfare le tue aspettative e per essere come tu le vuoi. Indugiare nel giudicare è solo spreco di energia…
Se, invece, hai proprio bisogno di indugiare nel giudizio, rivolto a te o ad altri, semplicemente ti suggerisco di prendere in considerazione l’idea di farti aiutare… a comprendere questo tuo bisogno…