Autoregolazione

Un problema che molto spesso mi riferiscono le persone è l’esaurimento psicofisico da sovraccarico. Sovraccarico di attività, compiti, impegni, doveri. Ad esempio, le situazioni più diffuse: un genitore coi figli, un dipendente/collaboratore col capo, una persona remissiva e compiacente con un’altra invadente e richiedente… A volte anche un figlio coi genitori o tra partner o tra amici. A volte, ancora, con noi stessi siamo molto esigenti, pieni di pretese perfezionistiche, non ci accontentiamo mai delle nostre prestazioni.
Ecco allora tre strategie concrete e coordinate per ridurre il nostro esaurimento e migliorare il nostro benessere.
1. CAPIRE TUTTI, MA NON FARSI CARICO DI TUTTI E DI TUTTO. Comprendere la legittimità del bisogno altrui, imparando contemporaneamente a legittimare i propri bisogni, prima di arrivare all’esaurimento.
2. METTERE CONFINI. Esterni (agli altri) e interni (le pretese che abbiamo verso noi stessi). Riconoscere il proprio limite prima di esaurirsi e scoppiare. Dire qualche no in più, imparando a sciogliere i sensi di colpa.
3. IMPARARE A CHIEDERE oltre che a dare, a prendersi cura di sé oltre che degli altri, a prendersi cura di certi nostri bisogni e piaceri trascurati oltre che dei soliti bisogni legati al dovere.
Insomma, alla fine, si tratta di cominciare a riscrivere, in modo consapevole e responsabile, le regole della tua vita, le regole nelle relazioni e nei tuoi comportamenti.
Oddio! E poi che succederà?
Quello che succederà… Lo affronterai… Imparerai ad affrontarlo forte delle energie recuperate…

Per prenderti cura di te

Riconosci che lo stress è in parte nella realtà esterna e in parte nei significati soggettivi che costruisci a partire da quella realtà esterna. Ad esempio, covid e lockdown, più o meno generalizzato, esistono, ma esiste anche il modo in cui tu li affronti: quello che pensi, come vivi la situazione, quello che fai. Altro esempio: una giornata storta è una giornata storta, e speriamo che finisca il prima possibile, ma tu puoi comunque dedicarti, fin da ora, a ciò che ti fa stare bene. Una relazione a volte diventa conflittuale, ma ciò non significa che sia necessariamente una cosa negativa.
Tanto più ti impegni ad osservare questo tuo modo di pensare e funzionare, questo modo di creare significati, tanto più puoi conoscere te stesso al fine di inventare strategie e trovare soluzioni ai problemi personali e interpersonali. Ad esempio, puoi osservare quando scattano in te certe emozioni: cosa ti fa arrabbiare, cosa ti spaventa, cosa ti rende triste, cosa ti fa sentire in colpa. Altro esempio, puoi imparare a scovare i pensieri che accompagnano queste emozioni: cosa pensi per arrabbiarti? Cosa pensi per preoccuparti? Quali idee ti rattristano? Ti senti in colpa quando pensi…? Ancora: puoi trovare strategie per regolare queste emozioni, per governarle ed esprimerle in modo adeguato. Puoi, ad esempio, esprimere la tua rabbia in modo utile e sano al fine di rimettere a posto le cose che non vanno; puoi cercare conforto per la tua tristezza, puoi cercare rassicurazione alla paura; puoi alleviare il senso di colpa mettendo riparo ai danni e alla sofferenza che hai procurato oppure toglierti un senso di colpa inutile perché non sei tu a doverti far carico del dolore altrui. Del resto, puoi o forse devi anche smettere di combattere ciò che non puoi cambiare e accettare che a volte le cose sono così e niente altro ci puoi fare…
Insomma, per prenderti cura di te devi iniziare da te…

Soffri o sei desto?

Soffri quando NON TI SENTI ABBASTANZA RISPETTO A COME DOVRESTI ESSERE. Cerchi di fare tutto e tutto bene o addirittura alla perfezione. E in tutti gli ambiti e in tutti i ruoli. Come figlio o come genitore. Come partner o come lavoratore. Come amico. Come sportivo. In qualunque cosa fai. Cerchi di essere al meglio, in tutto e con tutti, ma non riesci a distinguere la sana ambizione e la tenace competizione dal perfezionismo autodistruttivo.
Cerchi di accontentare tutti, ma non sei mai contento.
Cerchi di stare appresso a tutto, ma sei inseguito da stress, insoddisfazione ed emozioni negative.
Quasi sempre cerchi di fuggire da queste sensazioni dolorose. Ma non funziona o per lo meno dura poco.
Cerchi di fare di più, ma ti esaurisci senza restare soddisfatto.
Cerchi di non pensarci, ma finisci per riempirti la testa di arrovellamenti mentali.
Cerchi di appianare i conflitti, ma restano sempre incomprensioni e giudizi reciproci.
Cerchi di farti valere, ma spesso risulti solo aggressivo e antipatico.
Cerchi di allontanare le situazioni dolorose, ma resti isolato e senza aver risolto i problemi con gli altri.
Non resta che mangiare e bere, ma finisci per eccedere e farti del male. Addirittura ti droghi o indugi in altre dipendenze, ma finisci solo per stordirti e restare sempre più impantanato.
Insomma la soluzione è un’altra.
Devi imparare a conoscere il TUO RIGIDO DOVER ESSERE attraverso cui tu chiedi prestazioni al limite dell’impossibilità e dell’onnipotenza. Per definizione fallimentari. NON RIESCI MAI AD ESSERE COME VORRESTI ESSERE.
La soluzione è fermarti, guardarti dentro, conoscere chi sei e cosa vuoi veramente. Veramente. Oltre quello che hai imparato a chiederti, da una vita, per sentirti a posto con la coscienza, per essere apprezzato, per sentirti amato. Devi insomma rivisitare i tuoi criteri di comportamento, rivederli alla luce della consapevolezza di cosa veramente è importante per te, adatto a te, giusto per i tuoi bisogni e desideri. Veramente. Ma anche nella consapevolezza dei tuoi limiti. Quelli superabili e quelli insuperabili.
Il resto può essere doloroso (la consapevolezza è quasi sempre dolorosa) e certamente anche molto appassionante…

Posso o non posso: questo è il dilemma!!!

Spesso ci crediamo onnipotenti e crediamo di poter fare tutto o quasi. O comunque crediamo sia per noi possibile intervenire per modificare ciò che di fatto non è in nostro potere cambiare. Valga un esempio per tanti; generico, generale, quanto fondamentale: non possiamo cambiare le altre persone.

Altre volte, invece, ci crediamo impotenti. Ci sentiamo in balia di eventi avversi, persone sbagliate, pensieri negativi, emozioni dolorose, sensazioni disturbanti, comportamenti impulsivi. In realtà, non ci rendiamo conto che abbiamo il potere di scegliere. Il potere di focalizzare ciò che ci angoscia, deprime e fa arrabbiare e il potere di spostare lo sguardo altrove. Il potere di farci incastrare dagli altri e il potere di ignorarli e lasciarli cuocere nel loro brodo. Il potere di farci sovrastare dal rimuginare sui problemi e il potere di riflettere il giusto per agire il prima possibile. Il potere di lamentarci per i nostri limiti e le nostre sfortune e il potere di riconoscere, espandere e utilizzare le nostre risorse. Il potere di continuare ad insistere dove e quando siamo impotenti e il potere di accettare la nostra impotenza.

Il dilemma che ti può dare serenità è, dunque, presto risolto: concentra la tua attenzione, energia, tempo e impegno su cosa puoi veramente cambiare e smetti di sbattere il muso intorno al solito muro.

Non è facile, ma è possibile.
Non è facile fino a quando non cominci a farlo.
Non ti viene naturale perché ‘automaticamente sei abituato’ a sguazzare nei problemi, nella frustrazione, nel vittimismo impotente, nella rabbia giudicante, nel senso di colpa autosvalutante o in qualche altro atteggiamento sterile.

In realtà, basta iniziare e vedere l’effetto che produce in te, nella qualità del tuo umore e nel raggiungimento dei tuoi obiettivi. E così via: tra potere di cambiare ciò che vuoi cambiare e necessità di accettare ciò rispetto al quale sei impotente…

Lutto e compassione

Piuttosto che continuare a rimproverarci in modo severo e spietato o colpevolizzare gli altri in modo sterile e autofrustrante, è importante imparare ad essere compassionevoli con se stessi, per la vita che abbiamo avuto, per ciò che ci è capitato, per ciò che è arrivato non desiderato e non abbiamo potuto scegliere, per ciò che abbiamo scelto anche se è andata diversamente da come lo avevamo desiderato, per come ce l’abbiamo messa tutta.
Questa autocompassione è un serbatoio fondamentale per aiutarci a vivere i lutti della vita. Non solo quelli più evidenti legati alla scomparsa di persone care. Non solo quelli connessi al dolore di separazioni e distacchi da persone che ci hanno abbandonato, a volte con crudeltà. Ma anche i grandi piccoli dolori quotidiani. La perdita di piccole grandi cose, la perdita di abitudini e sicurezze che prima davamo per scontate (il covid ci ha insegnato, in tal senso, il valore di piccole abitudini e certezze quotidiane che possono svanire in un attimo).
L’esperienza del lutto è sempre dietro l’angolo. È l’esperienza emotiva (dolore, rabbia, paura, tristezza, solitudine, impotenza, senso di colpa, vergogna) che dobbiamo attraversare quando perdiamo qualcosa o qualcuno, quando non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi, quando non realizziamo la vita che avremmo voluto…

Essere compassionevoli con sé vuol dire:
– Accogliere noi stessi invece che giudicarci
– Valorizzare ciò che riusciamo a fare invece che svalutarci per ciò che non riusciamo a fare
– Legittimare ogni parte di noi (forte e vulnerabile, capace e incapace, impotente e arrabbiata) perché comunque offre il suo contributo importante alla persona che siamo e alla strada che stiamo percorrendo e alla vita che stiamo cercando di vivere

Essere compassionevoli con sé aiuta a:
– Trovare risorse personali e interpersonali per confortare le proprie emozioni dolorose
– Trovare strategie per risolvere problemi
– Trovare strade per i nostri obiettivi
– Imparare ad accettare con serenità ciò che è diverso da come avremmo voluto.

La compassione di sé è la via del perdono di sé per la vita vissuta, per le scelte fatte, per errori e delusioni che abbiamo vissuto.
Visto che già abbiamo pagato il prezzo delle conseguenze delle nostre scelte, e spesso delle scelte altrui, diventa fondamentale non aggiungere benzina sul fuoco, non aggiungere sofferenza ulteriore al dolore inevitabile per la vita vissuta, capitata e scelta che sia stata finora.
E il perdono è la via della libertà, della possibilità di iniziare a scegliere in modo consapevole e autentico come forse abbiamo fatto poche volte in precedenza.

Prendi il tuo stress

Inizia a guardare di cosa è fatto il tuo stress attuale, nelle tue relazioni, al lavoro, in famiglia, ecc. Pressioni, aspettative, impegni, responsabilità, preoccupazioni, dolori, ingiustizie, impotenza, mancanza di tempo, persone che non rispettano, altre che giudicano ferocemente. Solo per fare qualche esempio.
Cerca di focalizzarti su una specifica situazione o relazione…
Inizia a notare quali emozioni stai vivendo in questa situazione stressante…Nota gli stati d’animo che riempiono il tuo stress… Cosa provi per sentirti stressato: sei arrabbiato, angosciato, triste, preoccupato, demoralizzato, spento, demotivato, scoraggiato, deluso, confuso?
Inizia a guardare quali pensieri stai facendo per contribuire ad alimentare questo stress in questa situazione…
Inizia a notare come rimugini e rumini su questi pensieri, fino ad amplificarli enormemente, a farli dimorare stabilmente nella tua testa, ma senza trovare soluzioni effettive…
Inizia a guardare quali scelte stai facendo che contribuiscono a creare ed alimentare questo stress… Cosa stai facendo e cosa non stai facendo…
Nota da cosa sono guidate queste tue scelte… Cerchi l’approvazione? Cerchi la perfezione? Cerchi il controllo assoluto di te stesso, degli altri, della realtà? Cerchi di cambiare gli altri? Cerchi tutto e subito? Cerchi una vita facile? Cosa cerchi e cosa trovi? Cosa vorresti e cosa non trovi?
Ultima indicazione, ma di primaria importanza. Questo è un esercizio di auto-esplorazione che come tutti gli esercizi, fisici e mentali, va fatto e rifatto e fatto ancora. La consapevolezza va cercata e va allenata, per ottenere risultati, per ottenere chiarezza e per stimolare azioni verso i cambiamenti desiderati.

La realtà e la speranza

Di cosa è fatta oggi la realtà. Dipende da come la leggi e da come te la racconti. Fatti. Emozioni. Pensieri. Azioni.
Di cosa è fatta la speranza. Dipende da come te la racconti e come la progetti. Fatti. Emozioni. Pensieri. Azioni.
La realtà oggi è piena di incertezza. Non fosse altro perché ne esistono narrazioni molto differenti. Anche dallo stesso polo. Piena di paura. Rabbia. Preoccupazione. Dispiacere. Confusione. Smarrimento. Angoscia. Impotenza. Anche disperazione. Ogni pensiero sembra sterile. Ogni azione bloccata o percepita come inefficace a trovare finalmente una soluzione. O comunque ogni scelta sembra sempre una coperta troppo corta. E anche questa è una delle narrazioni possibili. Solo una tra le tante.
Per affrontare la realtà, che sia dura o confusa o ingiusta o disperata, come percepita da ciascuno di noi, come ascoltata, letta, raccontata, creduta ‘vera’, c’è bisogno di pensieri che lascino intravedere possibilità e quindi speranza. La fiducia e l’impegno nella possibilità di superare il momento difficile e tornare a ‘cavarcela’ che significa trovare la propria strada. Ognuno a suo modo. Tornare a vivere cercando la propria strada, il senso personale. Il significato e il valore della vita. Nel senso più concreto del termine.
Quali azioni utili?
Le azioni discendono dai pensieri, dalle convinzioni, da ciò che crediamo sia ‘vero’.
Esiste una verità oggettiva o esistono tante verità soggettive quante quelle che possiamo immaginare e raccontare?
Questo è uno di quei momenti, più di altri, in cui ciascuno di noi deve tendere ad ancorarsi a quelle ‘tre certezze’, tre, che possiede, in cui crede, ciascuno ha le sue, che considera pilastri e valori a cui aggrapparsi come riferimento per ‘passare la nottata’. Per un progetto a lungo termine da tenere sempre vivo, accesso, entusiasmante.
Individua questi tuoi pilastri e valori, più o meno di tre che siano, riconoscili e rendili la tua base sicura, in attesa di tornare a vivere la vita che vorresti, in attesa di cominciare a vivere una vita rinnovata dalle esperienze.

Il vero eroe moderno nei rapporti interpersonali

Vulnerabilità, fragilità, errore, limite, debolezza, paura, dolore, bisogno d’aiuto, confusione, imperfezione, delusione, prima o poi ti vengono a trovare. Tanto o poco che siano, è fondamentale che tu abbia la capacità di accoglierli come parte integrante del tuo essere umano, della tua esperienza di vita, dei tuoi rapporti interpersonali e della tua idea di te stesso. La capacità di accoglierli e il coraggio di integrarli dentro l’idea che hai di te stesso. Tu sei forte e fragile. Sei buono e sei cattivo. Sei imperfetto e perfetto così come sei.
Buono e cattivo sono giudizi. Sono i giudizi per eccellenza, con cui tutti siamo stati nutriti, forse intossicati, da cui discendono tutti gli altri giudizi. Il vero eroe moderno, capace di entrare in contatto intimo e di ascoltare profondamente l’altra persona, sa abbandonare la nostra umana naturale tendenza a giudicare (naturale quanto rinforzata dell’apprendimento educativo), sa essere presente all’esperienza dell’altro invece di criticarlo, sa comprenderlo invece di etichettarlo, sa condividere sofferenza e storia comune, invece che colpevolizzare ed ergersi a portatore di verità migliori.
Che non significa porgere l’altra guancia, mostrando un’accettazione di facciata che nasconde paura e pavidità, rabbia e risentimento. Che non significa giustificare chi ha ferito e disseminato dolore.
Quando ascolti profondamente l’altra persona, riesci a comprendere i motivi della sua storia e contemporaneamente la aiuti a prendersi la responsabilità delle sue azioni. Delle conseguenze di ciò che il suo comportamento ha provocato. La aiuti a diventare consapevole delle emozioni e dei bisogni che lo hanno spinto verso quel comportamento. E questo è fondamentale non solo per comprendere ciò che è avvenuto, ma anche per prevedere, con maggiore consapevolezza e responsabilità, il proprio comportamento futuro.
Colpevolizzare chi ha sbagliato è più facile, permette di scaricare la rabbia e la frustrazione, ma, nei fatti, non migliora il comportamento e nemmeno la relazione. Aiutare l’altra persona a prendersi la responsabilità significa aiutarla a confrontarsi con le conseguenze dei propri errori per prevenirne il più possibile in futuro. E questo permette un salto in avanti per la prestazione o il comportamento e per la relazione.
Prova ad applicare queste idee ai tuoi rapporti quotidiani. Tra genitori e figli. Tra partner sentimentali. Sul posto di lavoro. O nella comunità più ampia.

Puoi sintetizzare queste idee in:
– Trasforma il giudizio in comprensione. In particolare, distinguendo la valutazione del comportamento rispetto a ciò che può aver motivato l’altra persona.
– Trasforma la tua critica nell’espressione delle tue emozioni e dei tuoi bisogni. Cosa hai provato. Cosa avresti voluto.
– Trasforma l’accusa colpevolizzante in incoraggiamento all’assunzione di responsabilità. Non si tratta di colpevolizzare e odiare l’altra persona. Si tratta di aiutarla a farsi carico degli esiti delle sue azioni.
Provaci… Vedi quanto ci riesci e quanto no e perché… E verifica cosa succede in te e nelle relazioni con gli altri…

Il quadro della tua vita

Freud diceva che il processo di analisi e conoscenza di sé consiste sostanzialmente nel rendere conscio ciò che è inconscio. Potremmo dire anche in maniera simile, ma non proprio identica, che il processo di consapevolezza di sé e crescita personale consiste nel portare sotto il proprio controllo ciò che è automatico. O ancora meglio, perché più realistico e meno onnipotente, visto che non possiamo controllare tutto, che il percorso di consapevolezza e scelta responsabile della propria vita è un continuo governare ciò che tende a funzionare in modo disordinato. Oppure regolare ciò che tende a non avere regole, organizzare ciò che è confuso.
In realtà, possiamo usare molteplici modi, modelli, paragoni e metafore per esprimere la nostra necessità quotidiana, direi momento per momento, di stare con se stessi, sentirsi, conoscersi, autoregolarsi.
Che tu stia vivendo il momento più felice della tua vita o il peggiore che abbia mai incontrato, che tu manifesti sintomi o che sia sereno e tranquillo, la tua vita, giorno per giorno, ti richiede di essere consapevole e responsabile.
Consapevole del tuo mondo interno (sensazioni, emozioni, pensieri, bisogni, desideri, valori) e del mondo esterno con cui hai a che fare, dove agisci e dove produci effetti.
Responsabile ovvero capace di scegliere in base alla consapevolezza presente, scegliere in modo attento a mettere insieme ciò che vuoi con l’ambiente in cui vivi, ciò che desideri con la presenza di altre persone, ciò che per te è importante realizzare con la giusta dose di accettazione dell’impotenza di non poter realizzare tutto.
In questa cornice dipingi il quadro della tua vita…

Il risultato. Pronti… Partenza… Via…

La felicità, la serenità, la saggezza, la pace, la prosperità o qualsiasi altra forma di benessere tu voglia perseguire è il risultato di QUELLO CHE FAI CON QUELLO CHE TI ACCADE. Quello che tu fai succedere con ciò che ti è successo.
Essenziale, forse scontata al limite del banale, ma veramente fondamentale ispirazione per le nostre azioni, per i risultati che vogliamo ottenere nei diversi ambiti di vita (scuola, lavoro, coppia, famiglia, amici, tempo ricreativo, ecc.).
Per questo sono fondamentali:
– CONSAPEVOLEZZA: conoscere e riconoscere come noi funzioniamo nel mondo;
– RESPONSABILITÀ: agire in base alla consapevolezza dei nostri bisogni e desideri, delle nostre risorse e limiti, della nostra coscienza morale ed etica e quindi delle conseguenze dei nostri comportamenti sulla realtà.
Pronti… Partenza… Via… In bocca al lupo a tutti quelli che vogliono impegnarsi per riuscire a creare la propria qualità di vita…