Mostri e draghi

A volte abbiamo bisogno di affetto, vicinanza e tenerezza e, invece, riceviamo freddezza o distanza o spigolosità. A volte va così…
A volte abbiamo bisogno di essere apprezzati e stimati e, invece, riceviamo critiche e disapprovazione, anche molto dure e severe. A volte va così…
A volte abbiamo bisogno di essere sostenuti e incoraggiati nei nostri progetti e, invece, riceviamo ostacoli o impedimenti. A volte va così…
La vita non sempre soddisfa i nostri bisogni e desideri, una quota di frustrazione e delusione è parte del vivere quotidiano. Dobbiamo metterlo in conto e affrontare questi momenti difficili, imparando a godere dei momenti soddisfacenti e delle cose buone che appartengono alla nostra vita.
Certo è differente se a volte viviamo questi momenti dolorosi o se, invece, gran parte della nostra esperienza quotidiana attuale e della nostra storia di vita è (stata) costellata da eventi drammatici, trascuratezza, violenze, costrizione, impedimenti e traumi ripetuti. In questi casi, la nostra resilienza, la capacità di adattamento e di farcela nonostante tutto, e la nostra capacità di accettazione della realtà sono messe veramente a dura prova. Ognuno cerca di farcela con tutte le risorse a propria disposizione, personali e relazionali.
A volte, invece, succede che tutto questo, prima o piuttosto che stare nella realtà, sta nella nostra testa (che genera la nostra percezione della realtà) e tendiamo a percepire dappertutto esperienze dolorose, angosciose, traumatiche.
Molto lavoro terapeutico si svolge su questi schemi interni che ci portano a percepire mostri dappertutto, siano trascuranti o sprezzanti oppure ostacolanti, e a sentirci sempre in lotta, sempre sul punto di soccombere e morire di fronte a qualcuno o qualcosa più grande di noi.
Il lavoro trasformativo lavora allora su due grandi obiettivi.
Primo. Rendere la percezione della realtà più flessibile e funzionale, imparando ad affrontare i draghi reali.
Secondo. Ri-costruire un’immagine di sé più forte, capace, autonoma, in grado di farcela anche in mezzo alla tempesta.

Dal letame nascono i fior. Una storia sulla perfezione e sul valore

C’era una volta un’anziana donna che aveva due grosse anfore appese alle estremità di una canna che portava sulle spalle. Una delle anfore aveva una crepa e perdeva un po’ d’acqua, mentre l’altra era perfetta e conservava sempre tutta l’acqua.
Alla fine del lungo cammino, dal fiume a casa, la vecchia donna restava con un’anfora piena solo a metà. Per due anni interi andò avanti così…
L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione.

Dopo due anni, che all’anfora difettosa sembrarono un fallimento senza fine, l’anfora disse alla donna: “io mi vergogno del mio difetto e dei guai che ti procuro”.
L’anziana signora sorrise: “non hai notato che dal tuo lato della strada risplendono i fiori, ma non dal lato dell’altra anfora? Io ho messo dal tuo lato della strada dei semi di fiori, perché ero consapevole del tuo difetto. Ora tu li annaffi ogni giorno quando torniamo a casa. Per due anni ho potuto raccogliere questi meravigliosi fiori e ornare la tavola con essi. Se tu non fossi esattamente così, come tu sei, non esisterebbe questa bellezza che adorna la nostra casa”.

… … …

Come spesso accade nella nostra vita quotidiana, le cose non sempre sono proprio quello che sembrano … Le ferite, i dolori, i fallimenti, le imperfezioni possono esprimere possibilità di bellezza, nutrimento e vitalità… Basta saper guardare con attenzione… Piantare semi e prendersene cura…

Quando non riesci ad accettare l’inaccettabile

Sicuramente sarà capitato anche a te di confrontarti con situazioni che non riesci a mandare giù. Eventi e circostanze che ti riguardano e che ritieni ingiusti oppure danni che hai subito o anche comportamenti arroganti e strafottenti di altre persone; a volte veniamo a conoscenza di situazioni che anche se non ci riguardano direttamente smuovono comunque la nostra coscienza, la nostra rabbia, a volte il senso di impotenza. Possono essere eventi intimi, riguardanti i nostri rapporti interpersonali o anche situazioni di più ampia portata sociale che ci coinvolgono più o meno da vicino; basta che pensi a tante notizie di omicidi, stragi, catastrofi, sciagure, ecc.. A volte di origine “naturale”, altre volte provocate dalla bestialità umana o semplicemente dai conflitti di opinioni e valori che possono portare le persone a farsi del male, ad aggredirsi, ad odiarsi.

Potrai trovare anche tu nella tua vita, presente e passata, nei rapporti stretti o nel più ampio contesto di appartenenza sociale, situazioni in cui ti senti frustrato, deluso, stressato, non rispettato, ingannato, manipolato, apertamente aggredito. Guardando a questi fatti a volte riusciamo ad affrontarli e superarli al meglio, riuscendo ad ottenere cambiamenti importanti o compromessi soddisfacenti. Altre volte purtroppo restiamo nell’impotenza e non ci resta che … accettare. Che non significa rassegnarsi passivamente, ma assumere una posizione più serena nei confronti di ciò che in precedenza era fonte di emozioni negative, dolorose, rabbiose o addirittura di paura.

Allora, smettendo di rimuginarci sopra senza alcun effetto positivo, puoi fare quattro mosse per “accettare l’inaccettabile”:

  1. Chiediti cosa è inaccettabile per te in questa specifica situazione e perché è inaccettabile. Cosa significa per te inaccettabile nella specifica circostanza. È ingiusto? È sleale? È disonesto? È distante da ogni buon senso? È molto lontano da ciò che ti aspettavi ragionevolmente?
  2. Osserva senza giudicare. Guarda la situazione per quella che è, non per quella che avrebbe dovuto essere o avresti preferito che fosse. È così. Smetti di confrontarla con un’altra da te desiderata, ma di fatto non esistente.
  3. Verifica se puoi, intanto, trovare una strada per avvicinare il più possibile la situazione a ciò che desideri, l’inaccettabile a qualcosa che puoi anche accettare. Avvicinare ciò che è inizialmente frustrante a qualcosa che può essere almeno parzialmente soddisfacente. Trovare comunque qualche modalità o strategie per ottenere ciò che fino a questo momento non hai ottenuto, almeno per raggiungere qualche risultato.
  4. Sii consapevole comunque dei tuoi valori, di cosa è importante per te nella tua vita. E attivati di conseguenza con impegno disciplinato e azioni concrete. Puoi continuare a costruire la vita che vuoi basata sugli ideali che hai nonostante tu abbia incontrato e probabilmente incontrerai ancora situazioni, eventi, esperienze e persone che sono “inaccettabili” e pure “devi saper accettare”. Uno di questi valori potrebbe a questo punto riguardare proprio la tua resilienza o capacità di affrontare la frustrazione, la delusione, l’impotenza e i traumi e nonostante tutto uscirne integri, fisicamente ed emotivamente. Provati ed acciaccati, ma non distrutti.

La lettera del bambino ferito

Uno dei passaggi più frequenti in ogni terapia o nel percorso di crescita personale è quando la persona viene invitata a “dialogare in immaginario” con le persone che l’hanno ferita o a “scrivere loro una lettera”.

La lettera potrà o meno essere effettivamente recapitata al destinatario, è la parte meno importante. Ciò che è fondamentale è la possibilità, che forse per la prima volta la persona si concede, di dare voce al suo bambino ferito. Di esternare i propri vissuti da troppo tempo soffocati. Di scrivere una o più lettere, ad una o più persone.

È importante che la lettera parli col Tu. Può essere rivolta a uno o entrambi i genitori, può essere rivolta a qualcuno responsabile di atti violenti o a chiunque abbia provocato un qualche tipo di dolore alla persona. Solitamente è la lettera del bambino ferito che si rivolge ai genitori per quello che gli hanno fatto mancare e per quello che gli hanno fatto patire.

Da sottolineare: non è un processo di attribuzione di colpe; probabilmente, soprattutto in molti casi di lettera rivolta ai genitori, chi ci ha fatto del male… lo ha fatto in buona fede, probabilmente da una posizione di “adulto guidato internamente dal suo bambino ferito…”.  Non serve a cambiare il passato, non serve a cambiare le altre persone al presente, non serve a cancellare magicamente la sofferenza. È parte di un processo interiore attraverso cui la persona sta recuperando una prospettiva più ampia, comprensibile e sostenibile di ciò che le è accaduto. Serve a recuperare il senso della propria storia e del proprio dolore e anche il valore e l’integrità di sé come persona, soprattutto nel riconoscere quanto è stata “abusata emotivamente” (se non fisicamente), quanto era assolutamente non colpevole di ciò che le stava accadendo; abusata spesso da chi avrebbe dovuto proteggerla, accudirla, sostenerla, guidarla verso una piena realizzazione di sé.

Se è sterile attribuire ora delle colpe, se non serve a cambiare nei fatti ciò che è avvenuto, il valore di questa lettera di rivisitazione di certi accadimenti serve alla persona che la scrive per “scaricare ed elaborare”, “per dare senso a ciò che per troppo tempo sembrava non averlo”, “per cercare significati per troppo tempo nascosti o celati a se stessi”, per evidenziare chiaramente, prima di tutto a se stessi, come ci si è sentiti in relazione al comportamento dell’altro, cosa abbiamo sofferto di fronte a quanto di “sbagliato” l’altro ha fatto; per tirare fuori la tristezza, la paura e la rabbia; l’impotenza e il senso di tradimento; il vuoto e la solitudine; l’assenza dove avrebbe dovuto esserci la protezione, la frustrazione di quanto di più importante la persona aveva bisogno. Nel caso di lettere riferite dal sé bambino (quasi sempre sono di questo tipo) quanto quel bambino impotente ha dovuto subire di fronte al tradimento dei grandi e come “ha imparato a cavarsela pieno di dolore, solitudine e rabbia”.

A cosa serve effettivamente? Comincia a scrivere …

  • quando tu hai fatto … io mi sono sentito
  • quando tu facevi … io provavo …
  • quella volta in cui… io ho vissuto un grande dolore… vuoto… solitudine
  • ogni volta che tu… io …

E via liberamente… libera-mente…

Strategie per aggirare le resistenze al cambiamento

Il cambiamento e la crescita personale richiedono di fare i conti con ciò che ti SPAVENTA, di affrontare ciò che per te è DIFFICILE e di impegnarti in ciò che per te è FATICOSO. Non c’è cambiamento se vuoi restare nella tua zona di comfort delle cose facili da attivare, sicure e tranquille e che non richiedono il tuo sforzo ed il tuo impegno autodisciplinato.
Pensa ad una o più aree della tua vita dove magari già hai fatto chiarezza su direzione, valori, obiettivi e azioni necessarie… Ma… Non riesci a partire… Allora:
PER INIZIARE AD AGIRE NON ASPETTARE DI AVERE TUTTO CHIARO E DEFINITO. Se aspetti “tutto” non otterrai “niente”. Rifletti nella giusta misura e poi agisci, quello che succederà sarà un’informazione preziosa per riflettere a ancora agire in un circolo virtuoso in cui una volta partito arriverai sicuramente ad una meta per te importante… Quindi:
RACCOGLI I RISULTATI ED ELIMINA LE ASPETTATIVE DI PERFEZIONE. La perfezione è una bufala. Tu non sei perfetto e la realtà non è perfetta. Tu puoi ottenere risultati eccellenti e cambiamenti desiderati se ti impegni in direzione delle cose per te importanti. Quindi:
AGISCI IMPARANDO A TOLLERARE L’INCERTEZZA e la FRUSTRAZIONE, gli ERRORI e L’INSICUREZZA, una certa quota di IMPREVEDIBILITÀ e di DELUSIONE … E nonostante tutto ciò riuscendo ad ottenere risultati che ti avvicinano comunque a qualcosa che vorresti e che per te è importante. Quindi ancora:
IMPARA AD ACCETTARE quello che non è andato come avresti voluto e a GODERE ciò che hai ottenuto…
SII CONSAPEVOLE della madre di tutte le resistenze ovvero dei VANTAGGI che ricavi nel rimanere nello status quo, dei BENEFICI che ottieni dal restare malato, della comodità del non assumersi responsabilità: ogni scelta è imperfetta, ogni scelta ha un prezzo da pagare, se ti muovi verso qualcosa ti allontani da qualcos’altro…
Infine:
Ricordati di essere GRATO, grato a te stesso per il tuo impegno ed il tuo coraggio, per la tua capacità di faticare e di andare avanti. Grato verso chi ti ha aiutato ad arrivare dove sei arrivato… Oggi e ieri, chi ti è stato vicino e chi ti porti sempre con te come riferimento e guida. Grato anche al limite e all’impotenza, alle frustrazioni e ai fallimenti, per le importanti lezioni che ti offrono, che ti fanno capire quando spingere ancora e quando invece fermarti… E godere comunque del tuo cammino…

Dal congelamento ad un posto al sole: il percorso terapeutico

Quando un bambino vive un’esperienza di spavento, dolore, vergogna, vive emozioni molto intense e negative che non riesce a gestire da solo. Ha bisogno di qualcuno grande che lo aiuti a contenere queste emozioni, che lo rassicuri e lo conforti, che lo aiuti a dare senso a ciò che è accaduto in modo tale da attraversare quella esperienza emotiva senza troppi danni e dolori o meglio come un’esperienza che attraverso l’emotività intensa e il caldo rassicurante conforto di qualcuno amorevole può permettergli di imparare a governare la situazione e a cavarsela al meglio in situazioni simili che potrà incontrare in futuro. In tal modo il bambino, attraverso esperienze ripetute di ricevere conforto e rassicurazione di fronte a paura e dolore, può progressivamente sviluppare un senso di sé sicuro, forte, amabile e capace di controllare, prevedere e governare le situazioni future.

Purtroppo a volte succede che la base sicura cercata e attesa dal bambino non sia affatto presente o sicura. A volte i genitori sono incapaci di sintonizzarsi sulle emozioni e sui bisogni del bambino, non solo genitori palesemente disturbati (alcolisti, depressi gravi, dipendenti da sostanze, con psicopatologie estremamente invalidanti), ma anche genitori sufficientemente adeguati che possono a volte non riuscire a svolgere quella funzione fondamentale di accoglienza, sintonizzazione emotiva, contenimento, rassicurazione, conforto e guida. In tali evenienze gli effetti sul bambino possono essere i più svariati e dipendono da numerosissime variabili: ferma restando una componente genetica costituzionale di sensibilità personale del bambino a certe esperienze ed emozioni, è importante l’età del bambino, il tipo di esperienza dolorosa o paurosa, la frequenza in cui questa mancata sintonizzazione avviene, l’intensità dell’esperienza vissuta, la possibilità per il bambino di accedere ad altre risorse, esperienze positive o negative successive nell’infanzia e nell’adolescenza, ecc.. Gli esiti sullo sviluppo potranno così cambiare e andare da generici problemi di autostima e sicurezza in se stessi fino al crearsi di un terreno fertile per lo sviluppo di patologie psichiche di diversa gravità e intensità.

La psicoterapia, pur nella diversità delle storie di vita di ciascun individuo, cerca di portare la persona a riprendere contatto con esperienze dolorose dell’infanzia e dell’adolescenza per “rielaborarle” cioè per aiutare la persona a sciogliere nodi emotivi rimasti da troppo tempo congelati, per recuperare un senso degli eventi che non si esaurisca nella semplice, quanto sterile, colpevolizzazione di qualcuno, per sviluppare convinzioni su di sé maggiormente positive che vadano a sostituire quelle anticamente interiorizzate e caratterizzate da un senso di sé non amabile, non degno di protezione, senza valore, non importante.

Attraverso il lavoro terapeutico di rielaborazione profonda, l’esperienza originaria traumatica si trasforma in “resilienza” ovvero nella capacità di “riparare il danno”, di resistere e superare vecchi traumi sviluppando risorse, forza e abilità concrete di adattamento, soluzione dei problemi e riorganizzazione di fronte alle difficoltà.