Il presente della memoria

La memoria è il modo in cui noi ricostruiamo i fatti realmente accaduti. Tra realtà e ricordo la distanza può essere più o meno ampia.
Spesso la nostra sofferenza rispetto ad un passato doloroso è amplificata dalla nostra attenzione selettiva agli aspetti negativi dell’esperienza accaduta, vissuta e ricordata: emozioni estreme, sensazioni corporee dolorose, convinzioni negative su di sé e sulle altre persone coinvolte, immagini intrusive e aggressive, sensi di colpa, rabbia devastante, senso di impotenza e disperazione, angoscia, solitudine.
La nostra memoria è la nostra percezione e la nostra prospettiva sui fatti. Se ti confronti con un amico su quel concerto visto insieme trent’anni fa ti accorgi che sembrate raccontare due eventi anche molto diversi tra loro. Ma anche se ricordi il weekend appena trascorso insieme al tuo partner potreste focalizzarvi su aspetti diametralmente opposti sia per quanto riguarda eventi e comportamenti, sia sulle emozioni e sensazioni, sia su senso e valore dell’esperienza.

Per esporti anche in altro modo la questione ti suggerisco un piccolo esperimento.

Prendi una tua esperienza quotidiana, anche semplice e banale, come prendere il treno o svolgere un’attività sportiva o andare a prendere un caffè. E ricordala descrivendola in vari modi ovvero con diverse focalizzazioni: ricorda le immagini visive (ho visto il tabellone luminoso con l’orario del treno e il nuovo treno azzurro, ho visto molta gente correre, ho visto il modo frenetico con cui il barista preparava il caffè) o i suoni (ho sentito la gente parlottare sul vagone, il rumore dei bambini nel parco, il tintinnio del cucchiaino nella tazzina) o gli altri sensi (la puzza di sudore sul treno, la fronte bagnata mentre correvo, il gusto del caffè con la panna). Stessa esperienza, stessa persona, diverso focus, diverso ricordo, diversa descrizione. Quindi?
Pensando ad eventi passati, possiamo orientare la nostra attenzione verso aspetti diversi e con ciò tratteniamo in memoria o lasciamo andare via pezzi diversi della nostra esperienza. Il ricordo è il nostro assemblaggio di questi pezzi. Purtroppo, soprattutto nei ricordi dolorosi, tendiamo automaticamente a restare aggrappati ad aspetti negativi dell’esperienza, alle emozioni che ci hanno fatto male e alle persone che ci hanno trattato male.
Il lavoro terapeutico parte dal riconoscere e legittimare questo dolore a cui aggiunge anche il recupero di aspetti positivi dell’esperienza. Che non significa banalmente: “è morto papà ma è viva mamma”. Significa aiutare la persona a recuperare in memoria il senso profondo del proprio essere riusciti a cavarsela. Significa riconoscere le risorse impiegate per affrontare la situazione e sopravvivere. Significa valorizzare la propria resilienza, la capacità e le risorse possedute in mezzo alla disperazione e all’impotenza.
Riconoscere anche le risorse, oltre al dolore, ha un duplice valore.
Permette alla persona di rassicurare, consolare, confortare la propria parte ferita.
Permette oggi di accedere alle risorse già impiegate allora e a disposizione ora per affrontare i momenti difficili.
Risorsa è tutto ciò che ti è utile per cavartela…
Qual è per te una risorsa?
Come te la sei cavata in una situazione difficile?
Cosa ti ha aiutato ad affrontare quella situazione?
Quali risorse hai impiegato per non restare sopraffatto e superare quei momenti difficili?

Storie di vita: dalla risorsa al sintomo, dal sintomo alla risorsa

Un bambino trascurato, traumatizzato, abusato emotivamente, se non fisicamente, cresce sentendosi “non amato” e “senza valore”, con sentimenti di inadeguatezza, incompetenza, colpa e vergogna, con un senso di difettosità oltre che di impotenza.

Traumi psicologici e fisici e trascuratezza emozionale sensibilizzano la mente del bambino prima e dell’adulto poi a “focalizzare errori e difetti personali” e a “trascurare qualità e valore personali”.

Imparare a riconoscere le proprie risorse è un passaggio fondamentale per potenziare il senso del proprio valore (autostima), di essere amabile e di poter affrontare la vita con senso di competenza ed efficacia.

Risorsa è tutto ciò che è utile a raggiungere scopi. Le risorse possono essere sane o problematiche.

Riconoscere le risorse comincia dal riconoscere il valore che hanno avuto in passato quelli che oggi sono diventati comportamenti problematici e sintomatici: comportamenti scoperti e appresi allora come utili a regolare le emozioni, a calmare il corpo, ad affrontare le difficoltà e a governare le relazioni. La domanda guida diventa: a cosa ti è servito imparare a fare quello che fai? Ad esempio: controllare, cercare la perfezione, fare da solo, chiuderti in te stesso, dire sempre sì, reprimere emozioni e pensieri, compiacere, dipendere, cercare sempre attenzione, urlare, pretendere, non esprimerti, non prendere decisioni. Da questo riconoscimento del “valore di sopravvivenza” anche di modalità problematiche, la persona può cominciare a riconoscere i bisogni che stanno sotto i sintomi e a trovare modalità e comportamenti più adattivi per rispondere a quei bisogni. Quindi la domanda successiva è: quali tue modalità sono ancora utili a soddisfare tuoi importanti bisogni e quali, invece, sono sostanzialmente disfunzionali e fonte di sofferenza?

Spesso le persone hanno organizzato un’intera storia di vita e struttura di personalità intorno a queste “decisioni precoci di adattamento”. Oggi quella storia e quella personalità condizionano le scelte e le relazioni attuali e quindi il grado di benessere/malessere che la persona vive. Terza domanda fondamentale diventa allora: cosa puoi cominciare a mettere in discussione del tuo modo di stare al mondo, di pensare e agire?

Mettere in discussione necessita di due ingredienti fondamentali: riflessione e azione. Riflettere per comprendere e dare senso. Agire per sperimentarsi concretamente in nuove modalità e scelte: fare qualcosa di diverso (non patologico e distruttivo, come da allora e fino ad ora) per soddisfare bisogni importanti e ancora validi, ora come allora. Ad esempio, se cercare a tutti i costi di essere perfetto ti è servito nel tentativo di sentirti amato in modo condizionato (il bambino in origine ha pensato inconsapevolmente: sarò amato “se e solo se” sarò perfetto), oggi puoi cercare amore autentico (affetto, relazioni appaganti, stima, ecc.) anche senza necessariamente dover essere perfetto. Altro esempio: se hai imparato a fare sempre e tutto ciò che gli altri (genitori in primis) ti chiedevano diventando esperto della compiacenza e della sottomissione (perché credevi così di guadagnarti briciole d’amore e apprezzamento), oggi puoi imparare anche a dire no, anche no e comunque sentirti amato e stimato in relazioni importanti (o perdere persone che evidentemente non ti meritavano). Terzo esempio: se sei cresciuto in una famiglia “imprevedibile” (es. papà fortemente violento, mamma profondamente depressa), è comprensibile che tu abbia imparato a “non dare fastidio e controllare tutto, anche l’incontrollabile” (con l’idea sensata che così avresti salvato la pelle ovvero avresti ottenuto il minimo indispensabile di amore e apprezzamento): oggi puoi comunque esprimere te stesso (pensieri ed emozioni) e abbandonare la necessità di controllare tutto. Ultimo esempio: da piccolo (e da grande) hai imparato a “volare basso”, ad avere poche ambizioni, ad essere modesto perché a casa dominava il valore dell’umiltà e della cautela non rischiosa (in altre famiglie invece regnava la ricerca del successo e del prestigio); quindi sei diventato una formichina, con i suoi pro e i suoi contro; oggi puoi comunque dare ascolto anche ad altre parti di te, più intraprendenti e più gaudenti.

Risorsa è tutto ciò che è utile a soddisfare bisogni. Risorsa è ciò che rende sopportabile ciò che sembra schiacciarci, che permette di superare una difficoltà che sembrava insormontabile, che permette di adattarci invece di soccombere. Ed è importante imparare a riconoscere le proprie risorse per utilizzarle. Ed è importante imparare a lasciarsi alle spalle risorse disfunzionali in favore di nuove risorse creative, efficaci e fonte di benessere.

Anche la persona più problematica e piena di limiti possiede delle risorse che deve imparare a riconoscere. Anche i comportamenti più problematici che oggi una persona vuole cambiare, un tempo sono stati risorse che hanno aiutato la persona ad affrontare situazioni difficili. Oggi la persona può riconoscere il valore di quei comportamenti e cercare di sostituirli con altri comportamenti più sani e altrettanto utili a soddisfare i bisogni originari e attuali.

‘P – factor’. Un viaggio

Il dolore fa crescere e anche la paura, anche se probabilmente un po’ tutti vorremmo crescere senza incontrarne più di tanto. Crescere ti richiede di mettere ordine nel caos e nell’imprevedibilità che ti arrivano, prima o poi, tanto o poco, anche se un po’ tutti vorremmo crescere sperando di schivare il più possibile la sofferenza e imparando a cogliere le opportunità. Così è la vita… Certo è meglio la serenità che la tragedia, diremmo tutti.
La nostra vita ci fornisce sostanzialmente interrogativi a cui noi “dobbiamo” rispondere, siamo chiamati ad affiancare punti esclamativi.
La nostra vita si svolge tra ciò che troviamo e ciò che non troviamo. Tra ciò che lasciamo e ciò che troviamo. E ogni tanto ci interroghiamo sulla distanza che esiste tra ciò che siamo e ciò che vorremmo e avremmo voluto essere. Ma anche tra ciò che siamo stati e ciò che non siamo più. E a volte questi temi ci procurano gioia, molto più spesso dolore.
Chi veramente fa i conti con dolore, paura, malattia, perdita, disillusione (tutti noi?) deve necessariamente cercare la luce dentro al buio… Per non sprofondare nell’oscurità, qualunque forma essa possa assumere…
E quindi ognuno ha il suo viaggio da compiere… Eroico o meno che sia… Di cui conosciamo, forse, l’inizio, ma la cui fine dobbiamo cercare di inventare…
Viaggio che si svolge sempre tra regole e immaginazione, tra testa e cuore, tra ragione e sensazioni.
Viaggio in cui devi saperti muovere dentro le certezze rassicuranti e i confini che delineano il percorso, per imparare gradualmente a sfidare i tuoi limiti, imposti e autoimposti, senza mai perdere la testa, qualità che ti permette di perderla solo al momento giusto…
Viaggio che ciascuno compie col personale bagaglio. Di predisposizioni caratteriali ed esperienze precoci, di tendenze innate e di abilità acquisite. Doti naturali e percorsi evolutivi. Bagaglio di dolore e paura e di strategie che abbiamo inventato per cavarcela. Bagaglio di risorse e di limiti personali. Bagaglio in cui ognuno ha messo anche un po’ di certezze su cui poggiarsi e un po’ di imprevisti da imparare a governare.
Fino a quando non funziona qualcosa. Qualcosa non funziona più. Il controllo che, anche solo inconsapevolmente, hai avuto finora lascia il posto a qualcosa che sfugge, che ti sfugge. L’imprevisto diventa ingovernabile.
Prima alcuni segni che non sempre riesci ad interpretare… Poi segnali più chiari, che magari vedi, riconosci come anomalie, ma che tendi a trascurare… Quindi i sintomi, stai male, esprimi una qualche forma e grado di malessere: sei sempre stanco e deconcentrato, il lavoro diventa sempre più “l’attesa del fine settimana”, ciò che fino a ieri ti appassionava ora lo vivi in modo spento, demotivato. Sei costantemente annoiato, quasi sempre incazzato, anche tristezza e ansia ti vengono a trovare sempre più spesso. Ogni relazione ne risente, a casa, al lavoro, in coppia, coi figli, con gli amici. I pilastri in cui ti sei finora riconosciuto e identificato sembrano scricchiolare. Ti senti diverso dal solito, diverso da come sei sempre stato e anche gli altri, più o meno vicini, cominciano a vedere che qualcosa non va nel tuo modo di stare al mondo, nelle relazioni, nella quotidianità.
Il tuo corpo si lamenta, la tua mente si lamenta, tu ti lamenti. Lamenti che hanno bisogno di ascolto. Lamenti che sembrano inascoltabili.
Gradualmente insidiosa, una “parte malata” sta invadendo la tua personalità. Malessere fisico, emotivo, relazionale. Qualcosa è cambiato, si è rotto, si è inceppato o qualcosa del genere. Lo smarrimento che altre volte hai incontrato lungo il viaggio e che hai sempre superato con un senso di sfida, evoluzione, potenza e controllo, oggi è uno smarrimento in cui ti senti “profondamente” perso…
Ora comincia un altro viaggio. In almeno tre tappe, da percorrere necessariamente, anche se, come sempre, ciascuno a suo modo.
Prima. Sto male…
Seconda. Ho bisogno di aiuto…
Terza. Devo farmi aiutare…
Il resto è tutto da percorrere… in infinite forme possibili…
Grazie Luca per il tuo insegnamento…
Grazie Luca per il tuo libro, che invito tutti a leggere e diffondere: ‘P-Factor. La variabile Parkinson nella mia vita’. (Luca Berti. Youcanprint Edizioni).
Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza, il viaggio che stai facendo, forse unico e diverso da altri viaggi, forse simile al viaggio che ciascuno di noi compie…

La differenza che fa la qualità

Un po’ a tutti e con una certa probabilità, la vita ci presenta quotidianamente e ci presenterà sempre una certa quota, più o meno grande, di:

  • Stress, tensioni e pressioni emotive
  • Frustrazioni e bisogni insoddisfatti
  • Delusioni e aspettative mancate
  • Eventi che riattualizzano la nostra ferita emotiva dolorosa
  • Paure, dolori ed altre emozioni negative
  • Pensieri negativi e impulsi distruttivi
  • Persone giudicanti ed un giudice interiore onnipresente
  • Minacce imprevedibili e pericoli non controllabili
  • Vissuti di impotenza e solitudine
  • Conflitti interni ed interpersonali
  • Relazioni anche molto distanti dalla perfezione
  • Prestazioni personali con uno scarto più o meno grande dall’ideale

In termini di qualità della vita e quantità della sofferenza emotiva, LA DIFFERENZA LA FA SEMPRE CIÒ CHE TU FAI CON QUESTE ESPERIENZE CHE TI SI PRESENTANO DAVANTI. Come le accogli, quanto le tolleri, come le interpreti, come le vivi, come le elabori, quanto le alimenti, quanto te ne fai sopraffare, come le trattieni e come le lasci andare…

Un percorso di crescita personale e di psicoterapia non interviene, perché non può intervenire più di tanto, sugli eventi esterni, sugli accadimenti né su come si comportano gli altri e come funzionano le loro menti.

Un percorso di cura della sofferenza ed evoluzione personale può aiutare la persona a divenire consapevole dei propri modi di reagire agli eventi (cosa prova, cosa pensa, cosa fa, cosa tende a ripetere in modo disfunzionale) e a farsi carico della responsabilità di fare scelte diverse da quelle che ha sempre fatto, prendendosi oneri ed onori, facendosi carico di costi emotivi e rinunce, gustando i frutti che conseguono a scelte sempre più consapevoli, libere dal passato e autenticamente in linea coi valori personali.

Valido il motivo, inefficace il metodo

I tuoi genitori stavano sempre in guerra e tu ti chiudevi in stanza sperando in una tregua… Oggi sei esperto nell’evitare ogni forma di conflitto!
Tuo fratello era gravemente malato e tu hai imparato a non chiedere niente per te… Oggi sei esperto nel fare sempre e comunque tutto da solo!
Tuo padre è morto che tu eri ancora bambino e molto presto hai dovuto imparare ad essere grande… Diventando esperto nel seguire doveri e responsabilità senza mai concederti esperienze di piacere e relax!
Tua madre era spesso aggressiva e tu sceglievi il silenzio per non inquietarla… Fino a diventare nel tempo maestro nell’arte del non disturbare!

Questi sono solo alcuni esempi di numerosissime traiettorie possibili in cui ciascuno di noi è riuscito a cavarsela pagando un prezzo enorme per aver sviluppato solo una parte delle proprie potenzialità e per aver ucciso altre parti di sé sane e vitali.

Ciascuno di noi ha un suo proprio modo di funzionare che ha imparato nel corso della sua vita. La vita può essere concepita come una storia di apprendimenti per cavarcela, per risolvere problemi, per trovare strade verso i nostri desideri. Abbiamo così tutti dovuto imparare a camminare e a parlare, a leggere e scrivere, a fronteggiare persone e situazioni, a pensare in modo utile e a governare le nostre emozioni. In questo percorso, più o meno accidentato, abbiamo imparato a stare al mondo, a stare con noi stessi e con gli altri.
Allora, ti suggerisco un principio, su cui riflettere per agire, che può accomunare tutti gli apprendimenti di una vita che ci hanno permesso di arrivare fin qui, fin dove ciascuno di noi è arrivato. È un principio di consapevolezza al servizio del cambiamento.
Se è vero che hai fatto di tutto per cavartela nel posto in cui sei cresciuto…
Se è vero che le strategie che hai trovato ti hanno permesso di trovare una tua strada per allontanarti dal dolore e per avvicinarti alla felicità…
Se è vero che queste strategie hanno avuto anche un costo elevato in termini di rinunce, limiti, privazioni…
Se è vero che è valido il motivo e inefficace il modo…
Allora, restando validi e legittimi i tuoi bisogni di sopravvivenza (bisogno di essere amato e stimato), i tuoi scopi di vita e i tuoi desideri di felicità e autorealizzazione, oggi devi e puoi trovare altre strategie, magari meno costose emotivamente o diversamente costose, con rinunce, limiti e privazioni per te oggi più sostenibili. Nuove strade, nuove modalità di pensiero e azione, nuove regole per l’espressione di te, nuove strategie per la comunicazione efficace, nuovi modi di stare con te stesso e con gli altri.
Da ora in avanti, dunque, pensando a diversi ambiti, ruoli e relazioni della tua vita, magari focalizzando quelli per te più sensibili rispetto al tuo desiderio di cambiare qualcosa…
Continua a considerare valido e legittimo ciò che vuoi ottenere (sempre se congruo con la realtà e la tua coscienza personale)… E cerca nuove possibilità… Nuove strategie… Nuovi comportamenti…
Una volta immaginate queste nuove strade non ti resta che cominciare a percorrerle e vedere l’effetto che fa… Questo è uno dei molteplici modi in cui si può descrivere un percorso terapeutico!

Il passato doloroso e la vita di qualità. Esercizio

L’unico momento che esiste è il presente. Al presente noi abbiamo il potere di orientare la qualità della nostra vita.
Ti propongo un esercizio di autoesplorazione (meglio se ti aiuti scrivendo), sulla tua storia di vita, di apprendimento e di cambiamento.
È un esercizio impegnativo quanto potente per quello che riesce a darti…
Scrivi a ruota libera senza giudicarti per quello che senti, che pensi e che scrivi…

Pensando al tuo PASSATO DOLOROSO…
Scrivi:
Cosa rende doloroso il mio passato …
Come ho reagito e mi sono adattato al mio passato doloroso…
Chi sono diventato anche grazie al mio passato doloroso…
Di cosa sono diventato esperto (certi modi di pensare, sentire, agire) dovendo crescere e adattarmi nelle condizioni di vita che mi sono capitate senza troppe possibilità di scelta…
Quali prezzi ho pagato…
A cosa ho dovuto rinunciare…
Cosa ho imparato dal mio passato doloroso…

Quando il tuo PASSATO DOLOROSO TENDE a RITORNARE al PRESENTE, scrivi:
L’impatto che il mio passato doloroso ha sulla mia esperienza attuale…
Le strategie mentali e i comportamenti antichi che tendo a ripetere…
Le sensazioni corporee che avverto…
Le emozioni che provo…
I pensieri che arrivano alla mia mente…
I bisogni che emergono…
Le azioni che metto in atto…
Le abitudini, una volta utili, che oggi non lo sono più…

IMMAGINANDO di CREARE il TUO FUTURO, da ora, ti propongo delle ispirazioni e indicazioni. Segna quelle in cui ti rispecchi e che ti risuonano dentro come desideri e possibilità che vuoi realizzare. Personalizza queste indicazioni e fanne ispirazione per tue azioni concrete…
Cosa posso fare di diverso, da oggi in poi, col mio passato doloroso che tende a tornare…
– Posso riconoscere il dolore e considerarlo/sentirlo comunque tollerabile, sostenibile affrontabile.
– Posso riconoscere che non sono più quel bambino di una volta, piccolo di fronte ai grandi, con pochi strumenti e risorse per affrontare quel dolore.
– Posso riconoscere la mia sensibilità a provare e rivivere quel dolore senza per questo farmi condizionare il comportamento in modo rigido e assoluto.
– Posso riconoscere il dolore quando torna a trovarmi e imparare a lasciarlo andare, “passare senza disturbare”…
– Posso vivere la mia vita, posso impegnarmi a creare la vita che voglio nonostante il dolore che tende a tornare…

Il mio passato è doloroso e tende a tornare…
Il mio presente è doloroso, ma lo posso tollerare!!!
Il mio futuro è radioso quando lo inizio a creare…

Ringraziati… Ora… Per come, in passato, sei stato capace di trovare una tua strada, anche tortuosa e faticosa, che ti ha permesso di arrivare fino ad oggi…
Ringraziati… Ora… Per come, da oggi in poi, puoi tracciare una nuova strada per te utile a creare la vita che vuoi…

Passato presente futuro

Il tuo passato è doloroso e tende a tornare…
Il tuo presente è doloroso, ma lo puoi tollerare!!!
Il tuo futuro è radioso quando lo inizi a creare…

Questa è in estrema sintesi una parte importante del lavoro terapeutico. Dell’idea condivisa tra paziente e terapeuta del viaggio dalla sofferenza alla serenità.
La persona viene accolta, rispettata, compresa, legittimata nei suoi drammi dolorosi. Al tempo stesso, gradualmente, viene aiutata a lasciare il passato nel passato. Al presente, a liberare la mente da intrusioni dolorose. A lasciare in pace la mente. A lasciarle l’energia per procedere nella direzione dei suoi valori e scopi e dei suoi progetti per il futuro.

Il lavoro sul passato persegue l’obiettivo, condiviso, di comprendere quando la persona ha imparato a funzionare in un certo modo che le ha garantito la sopravvivenza psicologica oltre che fisica. Quando, dove, cosa, con chi e perché ha dovuto trovare modalità mentali e regole di comportamento per cavarsela, per ottenere il più possibile la soddisfazione dei bisogni primari di protezione, sicurezza, amore e stima.

Il lavoro sul presente è incentrato in buona parte sul riconoscere la differenza tra credenza e realtà. Tra pensieri e fatti. Ad esempio, se finora hai creduto di essere stupido (debole, incapace, difettoso, sbagliato, colpevole, indegno, non amabile, ecc.) da ora in poi puoi riconoscere che ciò che credi è differente da ciò che è. Ciò che credi è solo un’idea, una convinzione, che puoi continuare a seguire come guida del tuo stare al mondo (come fai da una vita) o puoi anche decidere di non seguire per cominciare a farti guidare da altre convinzioni e possibilità.

Il lavoro sul futuro è conseguente. Nonostante per una vita tu abbia “creduto vere certe verità” e seguito certe strategie mentali e regole di comportamento, da oggi in poi puoi cominciare a pensare ed agire in modo differente. Seguendo i tuoi valori consapevoli ed impegnandoti concretamente per realizzarli. Cosa è veramente per te importante? Cosa devi fare per cominciare a realizzarlo?

Diario della resilienza

Cosa stai affrontando?

Cosa stai facendo per affrontarlo?

Cos’altro potresti fare per affrontarlo in modo più efficace?

La RESILIENZA è la capacità di adattamento creativo agli eventi stressanti. È la capacità di resistenza attiva a ciò che potrebbe danneggiarci. È la capacità di farcela davanti a situazioni che sembrano sovrastarci. È la capacità di affrontare il dolore in direzione della vita…
Certamente la crisi attuale sollecita in modo rilevante la nostra resilienza…
Ti invito allora, dopo diverse settimane di quarantena, a NOTARE LA TUA RESILIENZA. A notarla per riconoscerla e rafforzarla.
In particolare, ti invito a notare 3 STRATEGIE CHE STAI ADOTTANDO per andare avanti… Potresti iniziare a scrivere un diario o quaderno della resilienza… Cosa stai facendo, cosa stai pensando, che metodi stai usando per affrontare questo periodo…
E tre RISORSE che POTRESTI ulteriormente ATTIVARE … Risorse personali e nei rapporti interpersonali, risorse affettive e mentali, azioni nuove, buone abitudini, guizzi di intuito che ti permettano di affrontare la quarantena senza esserne sopraffatto…
Per adattarti con flessibilità…
Per rinnovarti creativamente e con coraggio…
Cominciare a scrivere ogni giorno in modo disciplinato ti fornirà certamente dei risultati, se lo farai e se non lo farai… E come lo farai… Ti permetterà di renderti conto di tue risorse, parti sane, strategie efficaci che a volte non esistono fino a quando non le noti e annoti… Ti permetterà di riflettere e comprendere cosa stai affrontando e come… Cosa stai affrontando effettivamente? Prova a rispondere in modo attento e sincero con te stesso a questa domanda così scontata…
Quindi, in sintesi, nel redigere il tuo quaderno quotidiano della resilienza, dell’adattamento e della consapevolezza al servizio del cambiamento fatti guidare da tre domande a cui rispondere tante tante volte quante più puoi:
Cosa sto affrontando?
Come lo sto affrontando?
Cos’altro posso fare per affrontarlo in modo più efficace?

La speranza e l’azione concreta

Che succede se perde la tua squadra del cuore?
Che succede se trovi una gomma bucata?
Che succede se i ladri ti hanno svaligiato casa?
Che succede se la tua ragazza stasera non vuole fare all’amore?
Che succede se stamattina ti sei svegliato stanco e demotivato?
Che succede se il capo ti ha ripreso davanti a tutti?
Che succede se tuo figlio sta portando a casa troppe insufficienze?
Che succede se hai trovato droga nei pantaloni di tuo figlio?
Che succede se un tuo amico è arrabbiato con te?
Che succede se hai visto lei con un altro?
Che succede se stasera proprio non ce la fai?
Che succede se ti licenziano?
Che succede se muore una persona a te cara?
Che succede se scopri di essere malato?
Che succede quando ti rendi conto degli anni che passano?

La vita a tutti presenta innumerevoli occasioni per viverci uno scarto tra ideale e reale, tra desiderio e risultati, tra fantasie e fatti concreti. La chiamiamo frustrazione della realtà e delusione dagli altri e da noi stessi. Così è la vita.

Non ci vuole niente ad essere giù d’umore, costantemente arrabbiati, sempre preoccupati, a sentirsi in colpa o sbagliati, molto tristi o anche perennemente depressi. Basta guardare quello che manca… Quella che è una vita non perfetta… Tu non sei perfetto… Gli altri non sono perfetti… E ricordati che devi morire…

Io voglio sperare che, davanti a delusioni, frustrazioni, scarti e discrepanze tra come vorremmo le cose e come di fatto sono, tu abbia la capacità di dedicare il giusto tempo, le giuste risorse mentali, emotive e comportamentali ad affrontare la situazione, risolvere il problema, superare il momento difficile, elaborare sensi di colpa e fallimento, viverti lutti, angosce e preoccupazioni. Anche di fronte a “grandi eventi traumatici” come morti, malattie, separazione, licenziamento.

Certo che non è facile. “Ti ci devi trovare” siamo un po’ tutti abituati a pensare e “finché non ci stai dentro non lo puoi sapere”. Certo. “Non lo augurerei nemmeno al peggior nemico”. È proprio così. A volte è proprio dura…
Se poi una persona si trova ad affrontare in breve tempo un accumulo di eventi stressanti molto pesanti allora la situazione è ancora più complicata.
Inoltre, è vero che, per temperamento costituzionale e per storia di vita, ciascuno di noi è diversamente equipaggiato alla resilienza, a combattere e resistere; è diversamente in grado di farcela ad affrontare dolori e stress; ha risorse personali, affettive e sociali diverse su cui poter contare per farcela…

Resta, comunque, valido per tutti, un principio generale per affrontare ogni scarto, dolore, problema, disagio. Un’ispirazione per un atteggiamento e per comportamenti conseguenti…

Dedica al problema le “giuste” risorse (tempo, attenzione, energie, pensieri, strategie, ricerca di aiuto, ricerca di condivisione, ecc.) e il prima possibile dedicati a riprendere in modo lucido, consapevole e responsabile la guida della tua vita, orientata dai tuoi valori, dalle cose per te importanti che puoi sempre ritrovare (anche quando sembra tutto perduto).
In questo “giusto tempo ed impiego di risorse” si trova spesso la differenza tra chi ce la fa e chi resta bloccato, tra chi dolorosamente riesce comunque ad andare avanti e riprendere una direzione di vita sana e chi sviluppa sintomi e disturbi fisici, psicopatologici e relazionali.

Strategie psicologiche di sopravvivenza alla paura e all’emergenza

Rispetto a ciò che sta succedendo è facile provare le EMOZIONI più DISPARATE. Le emozioni sono informazioni che ci segnalano cosa sta avvenendo nel nostro rapporto con noi stessi e col mondo.
Emozioni numerose e diversificate, a cominciare da PAURA (legata ad un senso di pericolo e minaccia), ANSIA (legata all’imprevedibilità e all’incertezza della situazione), ANGOSCIA (legata ai contorni sfumati e nebulosi dell’indefinita evoluzione della situazione).

Per affrontare questa situazione e queste emozioni sono fondamentali quindi alcune STRATEGIE CONSAPEVOLI e RESPONSABILI:

Raccogli, da fonti autorevoli e competenti, le GIUSTE e REALISTICHE INFORMAZIONI per definire al meglio possibile i contorni della minaccia e del pericolo, in modo da riuscire a cercare le opportune ed efficaci strategie per proteggerti e rassicurarti.

RICONOSCI la tua VULNERABILITÀ e ACCOGLI le tue EMOZIONI che l’accompagnano: ansia, paura, angoscia, frustrazione, rabbia, tristezza, delusione, sentimenti di solitudine, altre ancora. A parte la paura, l’ansia e l’angoscia, già menzionate, è facile, ad esempio, in questo momento, sentirsi STRESSATI e FRUSTRATI per le costrizioni necessarie e per la prolungata convivenza imposta che non sempre riusciamo a tollerare e gestire al meglio; è facile sentirsi DELUSI e ARRABBIATI con qualcuno o qualcosa, non sempre ben definiti, perché le cose avrebbero dovuto e dovrebbero andare diversamente o perché la situazione è sfuggita di mano o è stata mal gestita o perché, semplicemente, non è corrispondente ai nostri desideri … È probabile che arrivi a trovarci anche la TRISTEZZA nel sentire la SOLITUDINE che stiamo vivendo, soprattutto se viviamo soli e non possiamo raggiungere o essere raggiunti dai nostri cari. Le emozioni vanno riconosciute, accolte e va dato loro un senso e un significato che ci aiuti ad attraversarle e superarle in modo utile e positivo.
Di emozioni non si muore. Anzi di emozioni si vive. Impariamo ad essere grati, quindi, alle emozioni che ci aiutano a comprendere ed affrontare le situazioni.

DISTINGUI le EMOZIONI dai PENSIERI CATASTROFICI che le generano e le alimentano. Puoi farti aiutare da carta e penna, facendo un disegno o uno schema a tuo piacere delle distinzioni che ti sto proponendo. Distingui ciò che è una minaccia, più o meno probabile, da ciò che è un pericolo certo. E ciò che potrebbe accadere di spiacevole e doloroso da ciò che temi e prevedi che sarà certamente terribile e catastrofico. Distingui, quindi, ciò che è solo ipotetico da ciò che è incombente, ciò che è lontano da ciò che è imminente. Ciò che è irreparabile da ciò che è rimediabile. Ciò che sarà certamente distruttivo da ciò che potrai, invece, sopportare.

STOP, dunque, ai PENSIERI RIPETITIVI di rimuginio sul futuro e ruminazione sul passato che alimentano l’ansia, l’angoscia e la depressione, senza offrirci veramente soluzioni efficaci per superarle.
E STOP ai PENSIERI “TUTTO o NULLA”: tutto è sbagliato, niente sarà più sereno, ciò che non è buono e perfetto è certamente e assolutamente negativo e catastrofico.

In modo più utile e produttivo, che sprofondare nel lamento vittimistico e nel mulinello dei pensieri disfunzionali, INDIVIDUA i BISOGNI che nascono da queste emozioni e FAI IL POSSIBILE per soddisfarli. Ad esempio, cosa puoi fare attualmente e in modo concreto per rassicurarti e proteggerti (bisogno)? Cosa può servire a consolarti e confortarti (bisogno)? Cosa può essere utile per impiegare il tempo che sei costretto a passare in casa (bisogno)? Come e quanto ti stai impegnando concretamente per affrontare la noia (emozione eventuale) e la costrizione (bisogno)?

Impara a RICONOSCERE e ad avere FIDUCIA nelle tue RISORSE, personali e interpersonali, anche collettive. Cercale, scovale, usale, condividile. È RISORSA tutto ciò che ti può essere UTILE e aiutare a soddisfare i tuoi bisogni, modulare le tue emozioni, affrontare i tuoi problemi, a realizzare ciò che ti piace.

ACCETTA LA REALTÀ per quella che è e smetti di confrontarla, in modo di fatto sterile e improduttivo, con ciò che dovrebbe essere per realizzare appieno i tuoi desideri. Adesso è così!!!

PRENDI il BUONO allora. Sei costretto a casa, ti senti ridimensionato nella tua libertà e nei tuoi progetti, sei preoccupato per il lavoro… Allora dedicati con IMPEGNO a CURARE ciò che solitamente trascuri. Questo è quello che puoi fare ora. Questo è quello che devi fare per tutelare il tuo benessere e quello di chi ami.

Semplicemente, infine e importantissimo, SII “COMPASSIONEVOLE”. Compi, “semplicemente” e “il più possibile che ti è possibile”, atti di gentilezza, bontà, amorevole cura, disponibilità, generosità, calore, presenza, ascolto…

In attesa di trovare il vaccino per il coronavirus, che tu sia favorevole o meno ai vaccini, credo che tu sarai certamente favorevole alla fantasia come vaccino alla noia, alla creatività come antidoto all’abitudine stantia, alla condivisione amorevole ed empatica come fonte di rassicurazione e gioia.