CONTINUA…

Visto che la vita non è perfetta.. E a volte lo scarto tra reale e ideale è anche molto grande…
Visto che le persone non sono perfette… E nemmeno tu…
Visto che la vita è un “pacchetto completo”… Costi e benefici, soddisfazioni e frustrazioni, gioie e delusioni …
Visto che le relazioni in cui viviamo sono un “pacchetto completo”…
CONTINUA a chiedere per quello che vorresti… Per cercare di ottenere proprio quello che desideri… E inizia a goderne… Anche quando non ottieni proprio tutto ciò che avresti voluto…
CONTINUA ad accogliere anche le frustrazioni e le delusioni… Le perdite e le mancanze… L’imperfezione e anche la tua impotenza, dopo che hai provato diverse strade e modalità e non tutto è andato come avresti voluto …
CONTINUA ad impegnarti a creare la vita che vuoi… Consapevole che la vita è una… E che un po’ ti è capitata e un po’ la stai scegliendo… da una vita…
Consapevole che oggi comunque è il primo giorno del resto della tua vita… E qualcosa ci devi e ci puoi fare…

… Tutto ha un senso, uno scopo, una lezione…

Continua a cercarli…

Continua a crearli…

A A A Cercasi felicità

I problemi che ciascuno di noi vive e che ci portano in terapia, quando la sofferenza è troppo grande e le soluzioni troppo lontane, sono sostanzialmente di tre tipi, legati a desideri e BISOGNI FONDAMENTALI che sentiamo NON APPAGATI.

AMORE. Vogliamo essere amati, protetti, curati, desiderati, sentirci al sicuro dentro relazioni calde, affettuose, stabili, prevedibili, in cui riceviamo l’amore di cui sentiamo bisogno. E ci sentiamo di appartenere, ci sentiamo parte di una coppia, di un gruppo, di una comunità, di un insieme di persone che condividono un sentimento, un interesse, un valore, una direzione, un senso.

AUTOSTIMA. Vogliamo essere apprezzati, stimati, sostenuti nel nostro valore, nelle nostre performance nei diversi ambiti di vita, quando lavoriamo, quando cantiamo, quando facciamo all’amore, quando giochiamo, quando semplicemente siamo quello che siamo.

AUTONOMIA. Vogliamo essere sostenuti nella nostra curiosità, nella nostra creatività, nella realizzazione di imprese in vari ambiti di vita. Vogliamo costruire la nostra vita come più ci sembra adatta a noi, alle nostre inclinazioni e aspirazioni, ai nostri valori e alle nostre potenzialità.

I problemi nascono proprio quando incontriamo la FRUSTRAZIONE COSTANTE e CONTINUA di questi bisogni fondamentali. Quando la realtà non si allinea ai nostri desideri. Quando ci sentiamo TRASCURATI invece che amati, DISPREZZATI invece che apprezzati, OSTACOLATI invece che sostenuti.
Inizia a notare come questo avviene nella tua vita… Quando… Dove… Con chi…
E COSA PROVI in queste circostanze, quali emozioni…
E cosa TI RITROVI A PENSARE, cosa pensi della situazione, dell’altra persona, di te stesso…
E COSA FAI TIPICAMENTE, come cerchi di affrontare queste situazioni in cui senti frustrati alcuni tuoi bisogni importanti e ti senti deluso dall’altra persona…
Iniziando ad osservare come non hai fatto finora… Già inizi a cambiare… A muoverti in modo più consapevole verso la vita che vuoi…

Antidolorifico magnifico. Gioco semiserio per la coppia

Ecco un gioco di coppia, un gioco serio nella misura in cui il lavoro di consapevolezza e conoscenza reciproca vi aiuta a piantare i semi per un futuro felice. Insieme.

Se è vero che è impossibile non essere delusi nelle relazioni, bisogna vedere come utilizzi la delusione.
La delusione è implicita nei rapporti interpersonali in quanto nessuno sarà mai perfettamente corrispondente a come lo vuole il partner. I due devono essere “intelligenti emotivamente” da fare i conti con la delusione reciproca in modo da trarne il massimo beneficio.
Per la consapevolezza e la responsabilità di ognuno dei due partner sono allora fondamentali tre passaggi (ciascuno dei due deve farli):

Comprendi in cosa sei deluso/a dal partner. Qual è lo scarto tra il modello ideale che hai in testa, nel cuore, forse nelle viscere, e la realtà in carne e ossa del tuo partner.

Chiedi al partner cosa vorresti cambiasse per farti sentire soddisfatto/a. E ascolta cosa dovresti cambiare tu per rendere soddisfatto/a il tuo partner.

Decidi in cosa impegnarti per migliorare ed avvicinarti a come ti vorrebbe il partner e a come ti vorresti tu. Verifica quanto sono compatibili i suoi desideri coi tuoi.

Tritate, mescolate, sbattete … E decidete come andare avanti…

Non basta il pensiero per cambiare

Basta il pensiero?! Non basta il pensiero. Il cambiamento reale riguarda sempre l’esperienza emotiva e corporea. Ogni approccio psicoterapeutico, anche se attraverso le più disparate strategie, porta il paziente a vivere un cambiamento a livello delle emozioni e delle sensazioni corporee. È importante fare chiarezza su pensieri distorti e convinzioni disfunzionali che guidano i nostri comportamenti problematici e generano la nostra sofferenza emotiva, ma, nel profondo, il cambiamento efficace e duraturo, realmente trasformativo, è quello che riguarda l’esperienza emotiva e corporea.

Rifletti e agisci, agisci e rifletti è un principio ispiratore del mio modo di fare psicoterapia e anche lo spirito che impronta tanti post di questo blog. Al tempo stesso, rifletti, agisci e vedi l’effetto che fa… L’effetto nelle reazioni degli altri e nelle tue reazioni, per come ti tocca il cuore, il corpo e l’anima, per come ti mette a confronto con la tua paura e il tuo dolore, per come ti permette di scovare ed esprimere le tue emozioni represse, per come ti permette di curare il tuo corpo malato di tanta angoscia e dolore.

E questo perché le origini di tanta parte della nostra sofferenza, la più importante, la nostra ferita antica, risalgono a quando ancora non avevamo pensieri sviluppati, a quando non parlavamo o lo facevamo in maniera rudimentale e la nostra esperienza emotiva è stata trattenuta nel corpo sotto forma di “memoria non elaborata” che tende a ripetersi. Semplicemente oggi non abbiamo parole per descrivere esperienze avvenute quando non sapevamo parlare, non sapevamo pensare attraverso le parole e non capivamo tante cose che ci accadevano. Quello che è rimasto impresso e resta indelebile fino a ripresentarsi è il dolore emotivo, corporeo, le sensazioni vissute allora di paura, dolore, angoscia, vuoto, solitudine. Oggi di quelle esperienze non abbiamo pensieri o ricordi nitidi, abbiamo sensazioni, note emotive, tracce corporee spesso associate a grande frustrazione, sentimenti di non essere visti, compresi, accolti, amati, ascoltati, rispettati, considerati. Queste sensazioni sono comunemente manifestate con espressioni quali “mi sento vuoto” o “profondamente solo” o “profondamente sbagliato” o “come se mi mancasse sempre qualcosa”. Hanno a che fare con un’originaria “carenza di sintonizzazione affettiva”, incapacità dei genitori di riconoscere ciò di cui avevamo bisogno o di sapercelo dare (amore, calore, abbracci, vicinanza, ascolto, comprensione, consolazione, rassicurazione, guida, orientamento). Col passare del tempo, a queste sensazioni originarie di mancata sintonizzazione e deprivazione vitale, la persona ha associato, in modo inconsapevole, convinzioni e credenze su sé, sugli altri e sul mondo che oggi sono il canale di accesso a quel doloroso vuoto primario.

Ogni percorso terapeutico che voglia lavorare sulla ferita profonda deve andare a visitare quei luoghi della memoria, continuamente resi presenti nella sofferenza attuale e nelle relazioni disturbate odierne. Tutte le forme di terapia, anche quelle in senso lato come possono essere la meditazione e la preghiera, per essere veramente trasformative devono andare a trovare quel bambino e prendersene cura attraverso il corpo, le sensazioni, le emozioni. La stessa espressione artistica, qualunque forma essa abbia, può essere “terapeutica” se sorge dal bambino ferito nel corpo che trova una forma di manifestazione del suo dolore e cerca, attraverso l’espressione e la condivisione, di curarlo, lenirlo, trasformarlo.

Il bambino deprivato, trascurato, abbandonato, solo, vuoto porta dentro l’adulto una profonda dolorosa sensazione, mai troppo nitida, quasi di “irrisarcibilità”. Un vuoto che è un buco nero. Anzi, un secchio bucato. Ogni percorso di cura è un viaggio in quei luoghi del dolore, un tentativo di fornire una qualche forma di “risarcimento emotivo”, la possibilità finalmente di ri-prendere un cammino interrotto o forse mai iniziato…

“Facciamo che io ero…”. Un gioco per tutte le stagioni

Facciamo un gioco… Un gioco per l’estate… E per ogni stagione della tua vita…

Pensa a 3 relazioni importanti della tua vita attuale. Famiglia (partner, genitori, figli, fratelli, nonni, altri). Lavoro (capo, collaboratore, collega, ecc.). Amici e conoscenti. O altro…

Ora prendile una alla volta e…
Focalizza l’attenzione sull’altra persona. Pensa ad una situazione recente o tipica con questa persona. Cosa dice e cosa fa. Come lo dice e come lo fa. Che tono di voce o che movimenti usa. Che espressione facciale o che sguardo ha. Che atteggiamento assume. Che pensieri e valori esprime questa persona e che emozioni prova (secondo te), nella situazione specifica a cui stai pensando o solitamente. Dedica un po’ di tempo e attenzione a conoscere ancora meglio questa persona…

Ora entra in scena tu… E osservati dall’esterno… Fai un passo indietro da te e osserva come tu ti poni verso questa persona… Cosa dici e come lo dici, cosa fai e come lo fai, che atteggiamento adotti, con tutto il tuo corpo, cosa stai mostrando e cosa stai nascondendo… CHE RUOLO ASSUMI…
Al di là del ruolo “formalmente riconosciuto” (sei un genitore, sei un figlio, sei un partner, sei un collega, sei un amico, sei un cliente, ecc.) nota con attenzione acuta che RUOLO RELAZIONALE stai assumendo… nella specifica situazione o tipicamente con questa persona… O addirittura tipicamente come sei solito fare un po’ con tutti… Ti faccio qualche esempio o suggerimento e ti invito soprattutto a trovare proprio i nomi e i nomignoli più adatti a quello che fai: ti poni come Vittima inconsolabile … Giudice critico… Bambino vulnerabile… Tiranno feroce… Folle scatenato… Superman… Supermamma… Eroe sacrificale… Adolescente ribelle… Adulto superrazionale… Vulcano di emozioni… Sfigato infinito… Protettivo ad oltranza… Perfezionista equilibrista… Bonaccione apripista… Rompiscatole senza tregua… Eterno fanciullo… Insoddisfatto cronico… Sottomesso indefesso… Fesso fino all’osso… Scemo, ma mai falso… Compiacente inguaribile… Corretto fino alla morte… E via così… Ruoli, nomi, nomignoli e tutti gli aggettivi che qualificano chi sei, che fai e come lo fai…
Insomma trovati o intuisci o scopri CHI SEI QUANDO SEI CON GLI ALTRI … Chi sei e come ti presenti…

Nota l’effetto che ottieni comportandoti come ti stai comportando da quella posizione o ruolo relazionale…
Nota l’effetto che fa ora che hai osservato e compreso…
Nota cosa provi e cosa pensi ora che hai focalizzato l’attenzione sul tuo ruolo relazionale… Specifico o tipico… Tipico di una relazione o generalizzato un po’ con tutti…
Nota quanto ti diverti o se invece vorresti smettere… Puoi sempre dirti basta… Davvero.
Nota la scelta che fai, più o meno consapevole…
Nota quanto ti senti costretto a svolgere quel ruolo… E quanta flessibilità e cambiamento puoi iniziare a realizzare… Quali scelte nuove senti a tua disposizione… E quando vuoi iniziare a giocare un altro ruolo… Forse più vicino ai tuoi bisogni autentici invece che mosso dai bisogni di quello che hai imparato ad essere nell’arco della tua vita… Hai sempre la possibilità di dire “basta… Davvero… Basta davvero!!!!”

Pensa ora ad altre 3 relazioni importanti della tua vita attuale… E ricomincia a giocare… Certo se poi lo fai in gruppo allora il divertimento è moltiplicato…

La lettera del bambino ferito

Uno dei passaggi più frequenti in ogni terapia o nel percorso di crescita personale è quando la persona viene invitata a “dialogare in immaginario” con le persone che l’hanno ferita o a “scrivere loro una lettera”.

La lettera potrà o meno essere effettivamente recapitata al destinatario, è la parte meno importante. Ciò che è fondamentale è la possibilità, che forse per la prima volta la persona si concede, di dare voce al suo bambino ferito. Di esternare i propri vissuti da troppo tempo soffocati. Di scrivere una o più lettere, ad una o più persone.

È importante che la lettera parli col Tu. Può essere rivolta a uno o entrambi i genitori, può essere rivolta a qualcuno responsabile di atti violenti o a chiunque abbia provocato un qualche tipo di dolore alla persona. Solitamente è la lettera del bambino ferito che si rivolge ai genitori per quello che gli hanno fatto mancare e per quello che gli hanno fatto patire.

Da sottolineare: non è un processo di attribuzione di colpe; probabilmente, soprattutto in molti casi di lettera rivolta ai genitori, chi ci ha fatto del male… lo ha fatto in buona fede, probabilmente da una posizione di “adulto guidato internamente dal suo bambino ferito…”.  Non serve a cambiare il passato, non serve a cambiare le altre persone al presente, non serve a cancellare magicamente la sofferenza. È parte di un processo interiore attraverso cui la persona sta recuperando una prospettiva più ampia, comprensibile e sostenibile di ciò che le è accaduto. Serve a recuperare il senso della propria storia e del proprio dolore e anche il valore e l’integrità di sé come persona, soprattutto nel riconoscere quanto è stata “abusata emotivamente” (se non fisicamente), quanto era assolutamente non colpevole di ciò che le stava accadendo; abusata spesso da chi avrebbe dovuto proteggerla, accudirla, sostenerla, guidarla verso una piena realizzazione di sé.

Se è sterile attribuire ora delle colpe, se non serve a cambiare nei fatti ciò che è avvenuto, il valore di questa lettera di rivisitazione di certi accadimenti serve alla persona che la scrive per “scaricare ed elaborare”, “per dare senso a ciò che per troppo tempo sembrava non averlo”, “per cercare significati per troppo tempo nascosti o celati a se stessi”, per evidenziare chiaramente, prima di tutto a se stessi, come ci si è sentiti in relazione al comportamento dell’altro, cosa abbiamo sofferto di fronte a quanto di “sbagliato” l’altro ha fatto; per tirare fuori la tristezza, la paura e la rabbia; l’impotenza e il senso di tradimento; il vuoto e la solitudine; l’assenza dove avrebbe dovuto esserci la protezione, la frustrazione di quanto di più importante la persona aveva bisogno. Nel caso di lettere riferite dal sé bambino (quasi sempre sono di questo tipo) quanto quel bambino impotente ha dovuto subire di fronte al tradimento dei grandi e come “ha imparato a cavarsela pieno di dolore, solitudine e rabbia”.

A cosa serve effettivamente? Comincia a scrivere …

  • quando tu hai fatto … io mi sono sentito
  • quando tu facevi … io provavo …
  • quella volta in cui… io ho vissuto un grande dolore… vuoto… solitudine
  • ogni volta che tu… io …

E via liberamente… libera-mente…

Datti il permesso

Il corpo malato e la psiche sofferente sono il canale di accesso alle emozioni represse. Le emozioni dolorose segnalano i bisogni frustrati. Dai bisogni insoddisfatti è possibile rintracciare relazioni dolorose. Le relazioni dolorose sono l’origine delle scelte individuali. Ciò che abbiamo cominciato a praticare da piccoli per sopravvivere nel posto dove siamo capitati è diventato ciò di cui siamo diventati esperti. La nostra esperienza è il nostro copione, il nostro progetto distorto di felicità. Il copione è ciò che abitualmente esprimiamo: come pensiamo, come ci comportiamo, come incontriamo gli altri, come tendiamo a costruire relazioni.
L’incontro terapeutico, individuale e in gruppo, è l’incontro tra persone dove il singolo individuo mette sotto una lente di ingrandimento tutta la sua storia, la sua personalità, le sue abitudini, le sue decisioni antiche, le sue scelte attuali. Nella relazione terapeutica, accogliente, protetta, sicura, non giudicante, “diversa in qualche grado e forma dalle relazioni delle origini e anche da quelle attuali”, ricominciando dal sentire le sensazioni e le emozioni, legittimando i propri sentimenti, vissuti e pensieri, imparando a superare le paure di morte, solitudine, rifiuto e abbandono, la persona comincia a “riemergere dalle ceneri” di quella che è sempre stata e comincia a “sperimentare nuove scelte possibili”, rivivificando parti sepolte di sé, parti sane, creative, vitali, energizzanti. Questa è l’essenza del cambiamento, questa è la traccia del percorso di crescita e sviluppo personale, questa è una nuova possibilità che ogni persona si può dare.