Datti il permesso

Il corpo malato e la psiche sofferente sono il canale di accesso alle emozioni represse. Le emozioni dolorose segnalano i bisogni frustrati. Dai bisogni insoddisfatti è possibile rintracciare relazioni dolorose. Le relazioni dolorose sono l’origine delle scelte individuali. Ciò che abbiamo cominciato a praticare da piccoli per sopravvivere nel posto dove siamo capitati è diventato ciò di cui siamo diventati esperti. La nostra esperienza è il nostro copione, il nostro progetto distorto di felicità. Il copione è ciò che abitualmente esprimiamo: come pensiamo, come ci comportiamo, come incontriamo gli altri, come tendiamo a costruire relazioni.
L’incontro terapeutico, individuale e in gruppo, è l’incontro tra persone dove il singolo individuo mette sotto una lente di ingrandimento tutta la sua storia, la sua personalità, le sue abitudini, le sue decisioni antiche, le sue scelte attuali. Nella relazione terapeutica, accogliente, protetta, sicura, non giudicante, “diversa in qualche grado e forma dalle relazioni delle origini e anche da quelle attuali”, ricominciando dal sentire le sensazioni e le emozioni, legittimando i propri sentimenti, vissuti e pensieri, imparando a superare le paure di morte, solitudine, rifiuto e abbandono, la persona comincia a “riemergere dalle ceneri” di quella che è sempre stata e comincia a “sperimentare nuove scelte possibili”, rivivificando parti sepolte di sé, parti sane, creative, vitali, energizzanti. Questa è l’essenza del cambiamento, questa è la traccia del percorso di crescita e sviluppo personale, questa è una nuova possibilità che ogni persona si può dare.

Gabbie

Spesso CI INGABBIAMO in AUTODEFINIZIONI che descrivono UN’IMMAGINE LIMITATA di chi siamo e di come ci sentiamo. Soprattutto finiscono per essere PROFEZIE CHE SI AUTO-AVVERANO in quanto “agiamo in base a come ci percepiamo” e gli esiti conseguenti sono una conferma della nostra immagine interiore. Ad esempio, se ti senti VITTIMA tenderai a comportarti in modo da favorire la conferma di questa sensazione o immagine interna. Se ti senti GRANDIOSO e SPECIALE tenderai a leggere le situazioni ed impostare le relazioni nella direzione di esprimere questa tua grandiosa unicità con gli annessi e connessi che ti arrivano dalla realtà interpersonale. Oppure c’è che si sente SFORTUNATO e non riesce a far altro che ritrovarsi e ricacciarsi in situazioni sfortunate. Chi invece si sente VULNERABILE difficilmente affronterà con forza e coraggio gli eventi di vita. Chi si sente SEMPRE SOTTO GIUDIZIO tenderà ad evitare di incontrare persone e situazioni da cui si sente messo sotto la spietata lente di ingrandimento. Chi si sente CATTIVO quasi sicuramente finirà per fare qualcosa che gli confermerà il suo senso di colpa e indegnità. Quanti altri esempi conosci di questo modo di costruirsi da soli la gabbia alle proprie potenzialità di pensiero e azione?

Una grande parte del lavoro di cambiamento profondo in psicoterapia riguarda proprio acquisire consapevolezza di queste immagini interiori di sé, ciascuna persona ha la sua, per come guidano i rapporti interpersonali ed esitano in situazioni fonte di benessere o di stress. Al tempo stesso, una parte del lavoro di cambiamento, da integrare col primo, può essere quello di invitare la persona a RIVISITARE QUESTE IMMAGINI INTERNE attraverso una SFIDA CONCRETA a quanto da esse previsto nella realtà effettiva. Il cambiamento parte dalla capacità di superare questa visione rigida e limitata di sé, di “tradire” la propria immagine interna negativa e darsi almeno un’altra possibilità. Ad esempio:

  • se è vero che (ammesso e non concesso che…) sei sfortunato, puoi comunque cominciare ad agire per cercare di realizzare i tuoi obiettivi;
  • se è vero che sei vulnerabile, è anche vero che hai sufficiente forza e ce la puoi fare in certe circostanze;
  • se è vero che sei vittima di tutto e di tutti, comunque puoi anche impegnarti nelle relazioni e farti rispettare;
  • se è vero che nella vita non bisogna fidarsi, qualche volta prova a fidarti;
  • se è vero che sei proprio una persona eccellente, è anche vero che in certi casi devi riconoscere i tuoi limiti come tutti;
  • se è vero che le persone non aspettano altro che giudicare gli altri, spesso in modo sprezzante, è anche vero che tu puoi sempre agire nella direzione dei tuoi obiettivi e valori anche se non incontri necessariamente l’approvazione su tutto e di tutti.

Un qualcosa di simile può avvenire se cominciamo a cambiare, nella realtà concreta di nuovi comportamenti che ci concediamo, i “DEVO/NON DEVO” in “POSSO ANCHE”. Ad esempio:

  • da “devo sempre vincere” a “posso anche perdere”
  • da “devo essere sempre il primo” a “posso anche non farcela”
  • da “devo essere sempre perfetto” a “posso anche essere abbastanza soddisfatto”
  • da “devo sempre essere impeccabile” a “posso anche avere una macchia…”
  • da “devo sempre essere forte” a “posso anche cedere alla mia stanchezza o debolezza”
  • da “devo sempre dare il massimo” a “posso anche prendermela con comodo”
  • … …

L’implicito di questa “sfida reale”, oltre ogni aspettativa interna più o meno fantasiosa o missione impossibile, è che PUOI ACCEDERE A MOLTEPLICI POSSIBILITÀ CHE FIN DA PICCOLO HAI IMPARATO A CREDERE NON FOSSERO PER TE DISPONIBILI e che oggi, concretamente, puoi verificare essere per te POSSIBILITÀ CONCRETE E PRATICABILI.

Comincia, dunque, ad agire e vedi cosa succede. Comunque otterrai informazioni utili per comprendere e modulare la tua azione successiva.

È differente dire (o sentirsi internamente) “sono sfortunato” dal dire “sono stato sfortunato in questa occasione”. È differente dire “sono e sarò sempre sfortunato” dal dire “sono stato sfortunato e anche no”.

Il cambiamento è andare oltre quello che è sempre stato, oltre quello che siamo sempre stati, oltre una percezione generale e generalizzata di sé; per accedere invece a nuove possibilità nella specificità delle diverse situazioni.

Non è tutto già scritto!!!

Perché si chiamano problemi di testa? Perché la maggior parte dei problemi originano nella nostra testa. “Non tecnicamente” parliamo di masturbazioni mentali che invece di piacere procurano dolore.
Chi più chi meno, siamo abituati a vivere le situazioni interpersonali come fossero già scritte in anticipo. Per come siamo cresciuti, per come i nostri genitori ed educatori rispondevano ai nostri desideri, alle nostre intenzioni e alle nostre iniziative, crediamo che si ripeterà quello che abbiamo sperimentato nella nostra casa delle origini e in generale nella nostra infanzia. Abbiamo imparato come funzionano le cose e le persone e crediamo che funzionino sempre allo stesso modo. Tendiamo a prevedere che quando noi agiremo in un certo modo, gli altri risponderanno in un altro modo specifico. Tutto uguale a sempre. Tutto previsto. Tutto già scritto. Il solito finale per noi negativo perché finiamo per vivere la stessa paura e lo stesso dolore di allora, la stessa vergogna e umiliazione, la stessa rabbia e impotenza, ci sentiamo tristi, soli e incompresi proprio come allora, proprio come abbiamo imparato tempo fa…
Esempi. Se quando stavo male, spaventato o addolorato, mia madre restava depressa e chiusa nel suo letto… Ho imparato che per me non c’è aiuto disponibile né cure amorevoli. Magari cominciando a pensare di me che sono “cattivo” e “non degno di essere amato”.
Se quando portavo il mio entusiasmo a papà per come giocavo a tennis, lui rispondeva con freddo disprezzo o disinteresse … Ho imparato che è meglio evitare progetti ambiziosi, meglio evitare sfide e competizione o è meglio cercare di essere “più che perfetto”, anche perché ho cominciato a credere di me di “non avere alcun valore” come persona né particolari abilità.
Se a scuola cercavo di chiedere quello che non avevo capito e l’insegnante mi sbeffeggiava davanti a tutti… Ho imparato che sono “debole e incapace” e che è meglio non chiedere aiuto né mostrare la propria fragilità.
Questi sono solo alcuni esempi che evidenziano il meccanismo per cui impariamo a credere vera la realtà vissuta e interiorizzata che poi ci fa leggere la realtà attuale come se fosse proprio corrispondente alla nostra realtà interiore.
In psicoterapia, la persona cerca di mettere mano mano a queste masturbazioni cerebrali e ritrovare il “gusto della vita”, dell’incontro con l’altro “non più contaminato” dalla ferita antica e dalle immagini di sé negative (non degno di amore e stima, colpevole, vulnerabile, impotente, difettoso, incapace, ecc. ) e dalle immagini dell’altro pericoloso, giudicante, dominante, umiliante, freddo, distaccato, non interessato, ecc.. In particolare, la persona capisce con la testa, comprende emotivamente, sperimenta nel corpo e attraverso il comportamento concreto che: non necessariamente le cose vanno come sono sempre andate in passato né tutto è già stabilito e destinato a ripetersi; inoltre, comprende che le esperienze personali non sono sempre state negative e dolorose ed è possibile ricordare momenti della propria vita in cui le situazioni erano più favorevoli e positive, con esperienze di “successo” accanto ad esperienze infelici; verifica che quello che succede solo in parte dipende dalle cose come sono e molto dalle cose come le percepiamo in base ai nostri filtri interiori di origine infantile.

Infine, realizza che se è “vero” che non possiamo controllare né cambiare gli altri, è altrettanto “vero” che abbiamo il pieno potere di diventare consapevoli del nostro mondo interiore e di come influenza il nostro agire e quindi abbiamo anche il pieno potere di influenzare in maniera responsabile ed efficace la nostra realtà, il nostro comportamento, i risultati che otteniamo, le esperienze che viviamo.

Identikit della ferita per vivere relazioni più soddisfacenti

Cerca come è fatta la tua ferita e come sei fatto tu in base alle tue esperienze, ai tuoi pensieri e aspettative, ai tuoi comportamenti ed emozioni, ai tuoi bisogni e desideri.

Ecco una traccia per cercare e “ritrovare” cosa ti riguarda:

  • Esperienze drammatiche, dolorose o traumatiche vissute nell’infanzia, spesso ripetute: abbandoni, perdite, separazioni; abusi, violenza, sopraffazione, maltrattamento; tradimenti, manipolazioni, inganni; colpevolizzazioni, rimproveri eccessivi, critiche feroci, umiliazioni; freddezza emotiva, distacco, scarsa cura; iper-protezione, invischiamento, invadenza; mancanza di sostegno, guida e riferimenti.
  • Attuali timori o preoccupazioni principali: timore di essere lasciati; di essere fregati; di essere giudicati; timore di fallire, di essere inadeguati, di essere smascherati e svergognati; timore di non farcela da soli; timore di dover seguire quanto chiesto dagli altri, dalle regole, dalla realtà; timore di essere esclusi, di rimanere soli ed emarginati; timore di non ricevere abbastanza sostegno, calore e affetto, timore di restare delusi e incompresi; timore di risultare indesiderabili; timore di non raggiungere la perfezione; timore che possa succederci qualcosa di brutto o di grave; timore di deludere gli altri e di entrare in conflitto; timore di essere egoista e menefreghista; timore di perdere il controllo della propria rabbia e delle proprie emozioni in generale.
  • Aspettative nefaste sulle relazioni: “prima o poi” resterò solo e abbandonato; gli altri mi tradiranno, mi faranno del male, si approfitteranno di me; scopriranno quanto poco valgo, quanto poco merito e quale mostro colpevole si annida in me; prima o poi gli altri mi deludono; gli altri mi dominano, pretendono e mi obbligano a fare ciò che loro va bene anche se a me non piace; prima o poi gli altri si accorgeranno della mia inferiorità o della mia pesantezza e noiosità o della mia diversità da tutti gli altri o di chi sono veramente; prima o poi gli altri si stuferanno di me; prima o poi me la dovrò cavare da solo; prima o poi succederà qualcosa di brutto e pericoloso; gli altri mi vorranno costringere a fare ciò che mi chiedono; prima o poi fallirò, la mia incompetenza e il mio scarso valore verranno a galla.
  • Tendenza comportamentale ripetitiva che finisce per confermare il dolore della ferita (profezia che si auto-avvera): tendo a cercare una vicinanza spesso asfissiante per l’altro; tendo a non fidarmi, a chiudermi nei rapporti, a stare in guardia, a mettere continuamente le persone alla prova della mia fiducia; tendo ad essere insicuro in ogni cosa che faccio, a chiedere continue rassicurazioni sulla bontà della mia prestazione; tendo ad essere perfezionista, a non rilassarmi mai, ad inseguire traguardi eccessivamente ambiziosi e a non accontentarmi mai; tendo a controllare tutto e tutti; tendo ad essere severo e svalutante con gli altri e prima con me stesso; tendo ad appoggiarmi agli altri per ogni mia decisione; tendo a cercare l’approvazione degli altri per ogni cosa che faccio, che penso, che dico; tendo a spalmarmi sui voleri degli altri e trascuro i miei bisogni; tendo a guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto e non sono mai soddisfatto; tendo a compiacere e covo rabbia; tendo ad essere esigente con gli altri ed indulgente con me stesso; tendo a cercare persone instabili o ambivalenti o scarsamente desiderose di impegnarsi in relazioni serie; tendo a fare le cose a modo mio e a volere che gli altri si adattino a me; tendo ad essere distaccato e freddo nei rapporti; a volere tutto e subito e non sopporto le frustrazioni; tendo a sminuire; a soffocare l’altro fino a portarlo a decidere di lasciarmi; ad essere diffidente, chiuso, ostile, burbero; ad evitare i rapporti sociali e di fare nuove conoscenze; tendo a mostrarmi insicuro, bisognoso degli altri, di continue rassicurazioni su quello che ho fatto o che potrei fare; tendo a tenere sotto controllo ogni cosa che faccio e ogni persona che incontro; tendo ad evitare molteplici attività “normali” per paura che siano fonte di pericolo, malattia, morte, che potrei impazzire o andare in rovina.

Una volta che hai identificato le “caratteristiche salienti della tua ferita” che ti portano ad essere particolarmente sensibile a certe vicissitudini relazionali e ad impostare i rapporti affettivi sempre allo stesso modo doloroso, impegnati a:

  • cogliere i tuoi sentimenti e le emozioni più importanti che provi nelle tue relazioni significative;
  • identificare i tuoi pensieri rispetto alle relazioni quotidiane;
  • far emergere i bisogni che hai oggi quando ti ritrovi in certe specifiche relazioni, affettive o anche lavorative;
  • individuare i comportamenti utili per soddisfare i tuoi bisogni, allontanare gli stati emotivi negativi e favorire emozioni positive e relazioni soddisfacenti;
  • cominciare ad agire in base a questa consapevolezza emergente in modo da staccarti progressivamente dalla ripetizione della ferita e avvicinarti gradualmente a vivere le relazioni in modo più sano, leggero, libero e pieno di piacere…

Copione e nuove possibilità

Sei nella RIPETIZIONE STERILE e DANNOSA che origina dalla ferita infantile quando:
vuoi CONTROLLARE tutto e tutti, te stesso e gli altri, la realtà esterna e quella interiore
Reagisci AUTOMATICAMENTE e IMPULSIVAMENTE ad ogni situazione ripetendo ogni volta i soliti schemi
Non ti appaghi col “sufficientemente buono” e nemmeno con “l’eccellente”, hai bisogno di essere perfetto e di CERCARE la PERFEZIONE negli altri e nelle cose… E per questo resti sempre deluso, frustrato, insoddisfatto, mai veramente nel piacere e nel godimento
Cerchi di MANIPOLARE gli altri per ottenere quello che non riesci a chiedere direttamente
EVITI situazioni che sono fonte di dolore e conflitto impedendoti anche di raggiungere ciò che ti piace
Ti SOTTOMETTI, tendi a compiacere l’altro e scendi a compromessi insoddisfacenti pur di conservare una sensazione di amore e approvazione
Ti appoggi e DIPENDI dall’altro perché hai paura o incapacità ad esprimere cosa senti pensi e vuoi
PRETENDI dall’altro che ti dia tutto quello di cui hai bisogno e tendi ad obbligarlo invece che a chiedere. La tua richiesta non prevede un no.

Queste diverse modalità, e chissà quante altre ancora, ancora più patologiche, finiscono per essere una MANCANZA di RISPETTO verso TE STESSO prima che verso gli ALTRI. Tendi ad impostare le relazioni, più o meno consapevolmente, intorno a MASCHERAMENTI e “FALSA” espressione di te stesso.
In terapia, puoi imparare a CONOSCERE queste tue modalità per come agiscono nella tua realtà quotidiana, nei vari ambiti di vita e nelle relazioni. Conoscere per COMPRENDERE i bisogni che quei meccanismi ripetitivi cercano di soddisfare. Comprendere per TROVARE modi più sani, utili e adeguati alla situazione presente invece che ripetere il solito copione drammatico, doloroso, disfunzionale. Trovare per SPERIMENTARE concretamente queste nuove azioni possibili. Sperimentare per COSTRUIRTI un nuovo repertorio di comportamenti e abitudini efficaci.

Sentieri emotivi

Il paziente porta all’osservazione del terapeuta emozioni velate, maschere emotive, corazze protettive.
Il lavoro terapeutico inizia con accedere all’essenza del sentire, a ciò che quella emozione esprime, al bisogno autentico nascosto.
Le relazioni originarie sono fonti di emozioni originarie, vitali che nel tempo si sono mimetizzate per adattarsi a quanto consentito nell’ambiente affettivo in cui è cresciuta la persona.

In alcune famiglie NON SI PUÒ E NON SI DEVE SENTIRE NÉ TANTO MENO ESPRIMERE LA PAURA. Quel sentirsi spaventato, autentico, prenderà altre forme, assumerà certi volti, indosserà certe maschere. Da bambini prima, da adulti in seguito e da pazienti sofferenti si manifesterà con ansia, agitazione, fobie, anestesia emotiva, incapacità di dare un nome alle emozioni, ricerca di partner sfuggenti che esprimono il desiderio di libertà inespresso dall’altro, ecc.

In altre famiglie o in altre circostanze NON SI PUÒ E NON SI DEVE SENTIRE NÉ TANTO MENO ESPRIMERE LA RABBIA. Quel sentirsi arrabbiato, autentico, prenderà altre forme, assumerà certi volti, indosserà certe maschere. Da bambini, da adulti e da pazienti sofferenti si manifesterà con generosità eccessiva, rigidità del comportamento, compiacenza, “buonismo”, ricerca di partner aggressivi su cui la persona proietta inconsciamente la propria rabbia negata, ecc.

In altre case NON SI PUÒ E NON SI DEVE SENTIRE NÉ TANTO MENO ESPRIMERE LA TRISTEZZA. Quel sentirsi triste, autentico, prenderà altre forme, assumerà certi volti, indosserà certe maschere. Da bambini, da adulti e da pazienti sofferenti si manifesterà con chiusura e ritiro nei rapporti, apatia, zero ambizione, assenza di progetto personale, difficoltà a trovare un partner o intrattenere relazioni sentimentali aride e vuote, ecc.

In altri luoghi e momenti addirittura NON SI PUÒ E NON SI DEVE SENTIRE NÉ TANTO MENO ESPRIMERE LA GIOIA. Quel sentirsi gioiosi, autentico, prenderà altre forme, assumerà certi volti, indosserà certe maschere. Da bambini, da adulti e da pazienti sofferenti si manifesterà con incapacità di entusiasmarsi, fuga nel fare, perfezionismo, ricerca di partner con cui si avranno difficoltà a condividere e godere dei piaceri della relazione, ecc.
Ovviamente quelle delineate sono solo alcune emozioni e solo certe strade che può prendere la manifestazione distorta delle emozioni.

Ogni emozione può manifestarsi in infiniti modi deviati che sono nati nell’infanzia e si sono consolidati per il resto della vita.

In terapia la persona porta il suo modo attuale di funzionare, di pensare, agire, entrare in relazione e sentire le emozioni. Queste sono il canale di accesso privilegiato ai processi abnormi che hanno portato allo sviluppo della personalità e della sofferenza. Il riconoscimento e la consapevolezza dei meccanismi distorti e delle origini dolorose del proprio modo di essere e funzionare, nella sicurezza non giudicante della relazione terapeutica, permette alla persona finalmente di legittimare e dare valore a ciò che sente e che pensa, di cominciare a delineare e sperimentare concretamente nuove modalità di espressione delle proprie emozioni e quindi a scegliere un nuovo modo più appagante e sereno di stare al mondo, realizzare i progetti personali e di incontrare gli altri in relazioni realmente nutrienti.

Focus inutile e focus efficace

Esistono alcune strade scivolose nel quotidiano dei rapporti interpersonali. Strade evidenti in alcuni pensieri che tendiamo a far girare nella nostra testa.

NON DOVREI CHIEDERLO, dovrebbe capirlo da solo. Abbiamo l’aspettativa pericolosa che l’altro intuisca i nostri sentimenti, bisogni e desideri. A volte succede, forse un tempo succedeva, di fatto non sempre è possibile ottenere qualcosa senza chiederlo. Fosse un riconoscimento al lavoro. O fosse un gesto di tenerezza del partner. Fosse un invito di un amico o altro. A volte accade spontaneamente e può essere molto bello… Altre volte no… E dobbiamo scegliere cosa fare.

COME FA A NON CAPIRE. Abbiamo l’aspettativa pericolosa che l’altro abbia la stessa nostra prospettiva o cornice di riferimento oppure che l’altro abbia le nostre stesse informazioni o conoscenze per cui “dovrebbe” capire e fare quello che crediamo noi, magari senza chiarire o chiedere. Le nostre convinzioni sulla realtà sono solo ipotesi, possibilità, non certezze su una verità assoluta, la nostra, unica e incontrovertibile, valida e identica per tutti. Le nostre idee sulla realtà, interna ed esterna, sono frutto della nostra storia di vita e non Verità generali… Quello che per te è un gesto affettuoso per altri potrebbe risultare un’invadenza. Tu sei abituato ad urlare e l’altro vive con toni più pacati. Tu provieni da una famiglia unita che per l’altro è “appiccicosa”. Tu provieni da una famiglia “composta” che l’altro vive come freddezza.

COME HA POTUTO FARE UNA COSA DEL GENERE. L’aspettativa pericolosa in questo pensiero è che l’altro abbia i nostri stessi valori quindi faccia le stesse cose che facciamo o faremmo noi in una certa situazione. Pericolosissimo in ogni tipo di rapporto, alimenta conflitti e pretese perché l’altro non è come dovrebbe essere secondo ciò che io credo sia un pensiero giusto e un comportamento adeguato. Come ha potuto arrivare in così grave ritardo? Come ha potuto dimenticare ciò che gli avevo raccontato? Come ha potuto chiamarmi alle 23 della sera? Come ha potuto venirmi a svegliare alle 5 del mattino?

Quali altre aspettative pericolose ti vengono in mente e che ti portano a scivolare in rapporti interpersonali pieni di incomprensione, conflitto, delusione?

Queste situazioni esprimono lo stesso “ritornello della mente infelice”: gli altri dovrebbero essere diversi da come sono e dovrebbero essere come io li voglio, dovrebbero essere soddisfacenti invece che frustranti, corrispondenti alle mie aspettative e desideri invece che deludenti.

Una mente felice che puoi imparare a far funzionare in modo che ti porti gioia e soddisfazione è quella mente che smette di concentrarsi sul tentativo fallimentare di cambiare l’altro, il suo modo di pensare e agire. È una mente che più produttivamente può dedicarsi a:
Dare un SIGNIFICATO DIVERSO alle situazioni attraverso pensieri più realistici, meno assolutisti, più specifici, meno generalizzati e sempre uguali a se stessi. Appropriandosi della paternità del proprio pensiero rispettabile come ogni altro diverso pensiero.
Dai significati diversi potranno emergere EMOZIONI DIVERSE e anche la capacità di MODULARLE nelle loro intensità ed ESPRIMERLE in modo più efficace per risolvere i problemi interpersonali.
Per arrivare dunque a gestire le situazioni attraverso COMPORTAMENTI PIÙ ADEGUATI e mirati a raggiungere i propri SCOPI e desideri, nel rispetto delll’unicità di ognuno.