L’ammazzadraghi. Una storia in cui potresti trovarti anche tu

– Salve.
– Salve.
– Lei è…?
– L’ammazzadraghi, ho un appuntamento con…
– Ah ma certo! L’ammazzadraghi, avverto subito il Re che è arrivato.
– Senta, il cavallo l’ho parcheggiato lì, do fastidio?
– No.
– Poi magari uno deve uscire…
– Lì va benissimo.
– Ottimo.
– La faccio accomodare nella sala del trono.
– Ben gentile.

– Sire, è arrivato l’ammazzadraghi.
– Fallo entrare. Oh, ammazzadraghi! Che piacere vederla!
– Sire.
– Lei è… è molto più giovane di quanto mi aspettassi.
– È un problema?
– No, no, per carità. Largo ai giovani! Pure il nostro giullare è giovanissimo, sa? Le posso offrire qualcosa da bere?
– No.
– Sidro? Idromele?
– No, grazie.
– Molto bene. Allora…
– Il drago.
– Sì, esatto. Il drago. Abbiamo un problema con un drago. È molto grosso, molto forte, fa strage di bestie, terrorizza i… com’è che si chiamano?
– I contadini.
– Ecco, bravo. I contadini. Lei sa come sono i draghi.
– Sì. Da quant’è che avete questo problema?
– Da circa tre mesi.
– E perché mi avete chiamato solo adesso?
– Noi… abbiamo provato a risolverlo internamente. Ma non ha funzionato tanto bene. Un lavoro approssimativo, un sacco di soldati arsi vivi.
– Me ne posso certamente occupare. Datemi qualche giorno.
– No, subito!
– Subito?
– Subito, subito, il drago è la priorità!
– Va bene, se è la priorità…
– E poi tanto lei ci mette un minuto. Solo…
– Cosa?
– Vede, avrei una richiesta.
– Tutto ciò che vuole, sire.
– Vorrei che lo ammazzasse stando su una gamba sola.
– Non ho capito.
– Dico, il drago vorrei che lo trucidasse combattendo su una gamba sola.
– Perché?
– Beh vede ho letto che stando su una gamba sola funziona meglio.
– Non mi risulta.
– Beh l’ho letto.
– Senta, se io glielo uccido stando su una gamba sola o su due gambe, non cambia niente. Il drago muore comunque.
– Muore comunque, dice.
– Sì.
– Eh, però secondo me viene meglio su una gamba sola.
– Ma…
– Su, mi venga incontro.
– Va bene, sire, se la può far stare più tranquillo combatterò su una gamba sola.
– No, lo dico anche perché mio nipote, che fa un po’ il mestiere suo, lavora sempre su una gamba sola.
– Che mestiere fa suo nipote?
– Schiaccia lucertole.
– Lucertole.
– E vedesse che bravo. È lo schiacciatore di lucertole ufficiale del regno. Siete quasi colleghi…
– Beh, veramente…
– Avevo pure una mezza idea di farglielo ammazzare a lui sto drago, poi però mi son detto “sai cosa? Facciamolo fare a un professionista”.
– Scelta intelligente.
– Ma mi dica, com’è fare l’ammazzadraghi? Cioè lei un giorno s’è svegliato e ha deciso “mo faccio l’ammazzadraghi”.
– No. Ho studiato.
– Ah perché si studia pure per fare l’ammazzadraghi?
– Sì.
– Ma pensa te.
– C’è proprio una scuola.
– Una scuola. Incredibile. Però, oh, è pure un lavoro divertente, diciamocelo.
– Insomma.
– Ma sì, d’altra parte ha la fortuna di fare una cosa che ama. Pure un po’ artistica, un po’ creativa. È quasi come non lavorare affatto.
– Quasi.
– Dai, bando alla ciance, parliamo un po’ sul concreto. Parliamo del compenso.
– Bene.
– Purtroppo, per questo progetto di ammazzare il drago, non c’è budget.
– Come non c’è budget?
– Eh no, purtroppo non c’è budget.
– Ma lei è il re.
– Ehh.
– Vive in un castello.
– Ehhh.
– C’è una sua effige in oro massiccio proprio fuori dalla sala del trono.
– Le piace?
– Non è questo il punto!
– Alza la voce col suo re?
– Scusi.
– Allora, non c’è budget, però mi ascolti bene: se lei m’ammazza sto drago, io le garantisco una certa visibilità.
– Visibilità?
– Sì, guardi, mi impegno a mandare un po’ di messi in giro per il regno a dichiarare che lei ha ucciso il drago, che è stato valoroso, che ha lavorato bene, che ci siamo trovati bene, eccetera eccetera. E non faccia quella faccia. Pensi al ritorno d’immagine. Poi io di chi m’ammazza bene i draghi ne parlo agli amici, cosa crede? Ne parlo con gli altri re e principi e marchesi, e chissà, un domani che c’è da ammazzare una strega, un vampiro, metti pure un lupo mannaro, è facile che vengano a chiamare lei. È una soluzione win-win.
– Ma veramente io pensavo più a un borsello di monete, la mano di sua figlia. Una cosa standard. Alle brutte un rimborsino spese.
– Però è importante che adesso lei non mi si focalizzi sul vil denaro. Provi a pensarla come un’opportunità. Un’opportunità professionale. Uccidere un drago. Mica ce ne sono tanti di draghi in giro di questi tempi e fuori c’è la fila per stare al posto suo. Con questo non voglio metterla a disagio, dico solo che prima di lei abbiamo sentito altri professionisti, altri ammazzadraghi, com’è nostro diritto. E uno di questi si è proposto di ammazzarci il drago, impagliarcelo, dare due mani di pittura alle segrete e pulire il fossato. Il tutto per un tozzo di pane e una recensione su ProntoPro. Così, per dire eh. Allora? Cosa vogliamo fare?

– Sire, sono tornato vittorioso.
– Chi è lei?
– L’ammazzadraghi.
– Ah già, l’ammazzadraghi. Cos’è che ha lì?
– Sangue.
– Suo?
– In parte.
– Bene. Sa cos’ho pensato mentre era via?
– Cosa?
– E se al posto di ammazzarlo lo addestrassimo?

… Dalla pagina Facebook Non è successo niente

 

Ti è mai capitato di trovarti in situazioni simili?

Da quale parte?

Come ti senti o ti sentiresti nel ruolo dell’ammazzadraghi?

Come ti senti o ti sentiresti nel ruolo del re?

Come avresti agito tu nel ruolo dell’ammazzadraghi?

E nel ruolo del re?

Hai una “morale” per questa storia?

L’agricoltore che giocava a fare Dio. Una storia sulla resilienza

Un giorno un contadino incontrò Dio e gli disse:

– Hai creato il mondo ma non sei un contadino, non conosci l’agricoltura. Hai ancora molto da imparare.

Dio gli chiese:

– Qual è il tuo consiglio?

– Dammi un anno e lascia che le cose vadano come voglio e vedrai che la povertà non esisterà mai più.

Dio accettò. Naturalmente, l’agricoltore chiese il massimo: niente più tempeste né alcun pericolo per il grano. Il grano cresceva sano e abbondante e i contadini erano felici. Tutto sembrava perfetto.

Alla fine dell’anno, l’agricoltore rivide Dio e gli disse con orgoglio:

– Hai visto quanto grano? C’è abbastanza cibo per 10 anni senza dover più lavorare!

Tuttavia, una volta raccolto tutto il grano il contadino si rese conto che i chicchi erano tutti vuoti. Perplesso, chiese a Dio cosa fosse accaduto, ed Egli rispose:

– Hai deciso di eliminare tutti i conflitti e gli attriti, così il grano non ha potuto maturare come è nella sua natura.

Sicuramente per qualcuno la vita è più facile che per altri; per qualcuno è in discesa, per altri sembra una montagna invalicabile.

Ciascuno di noi dovrebbe imparare a guardare di cosa è piena la propria vita … e anche cosa manca… Quanto è piena di gioia e quanto di schifezze… Cosa ci manca per vivere la vita che desideriamo … Memori che le cose e le persone non sempre sono come le vorremmo e che comunque abbiamo sempre la possibilità di selezionare motivi per essere felici e motivi per essere tristi, angosciati, arrabbiati, insoddisfatti.

A ciascuno di noi dovrebbe essere insegnato fin da piccoli a godere e ringraziare per ciò che la vita ogni giorno ci regala come fonte di gioia… E anche a saper cogliere cosa ci rende insoddisfatti come punto di partenza per crescere e diventare il più possibile ciò che siamo in potenza

Un giorno piove e un giorno è sereno, un periodo è troppa pioggia, un altro è sempre caldo… Ciò che può restare invariato è la nostra “abitudine” ad andare aventi… a vivere appieno ogni momento positivo e a trasformare, il prima possibile, la lamentela dolorosa in obiettivi specifici e azioni concrete da realizzare. Il resto non è nelle nostre mani …

L’orologio. Una storia sull’inquietudine e il godimento

C’era una volta un orologio di bell’aspetto che troneggiava su un elegante comò e faceva con entusiasmo il suo lavoro. Come ogni buon orologio aveva un cuore che ticchettava due battiti al secondo: tic tac, tic tac, tic tac, così fin dal giorno in cui era uscito dal laboratorio di uno dei migliori orologiai della città. La sua vita scorreva tranquilla finché nel suo cervello di luccicanti ingranaggi, quasi fosse un granellino di micidiale polvere, si insinuò un dubbio.
“2 battiti al secondo significano 120 ticchettii al minuto, 7200 battiti all’ora, 172800 al giorno, 1209600 alla settimana, 62899800 ticchettii all’anno…”. I delicati ingranaggi dell’orologio emisero un cigolio lamentoso. “62899800 ticchettii all’anno! È impossibile. Non ce la farò mai!” In breve, il dubbio si trasformò in panico e poi in profonda depressione.
Così un giorno l’orologio prese appuntamento dal miglior psico-orologiaio della città. “Qual è il tuo problema?” chiese gentilmente il dottore. “Oh dottore”, si lamentò, “mi è stato affidato un compito immane, nettamente al di sopra delle mie forze. Devo emettere due battiti al secondo, cioè 120 ticchettii al minuto, 7200 battiti all’ora, 172800 al giorno, 1209600 la settimana, 62899800 ticchettii all’anno… e per molti anni… non posso farcela!!!”. “Un momento”, disse lo psicologo, “quanti ticchettii devi fare alla volta?” “Uno alla volta… Poi un tac, poi un altro tic e così via…”.
“Questa è la cura che ti consiglio: vai a casa mettiti tranquillo e pensa ad un ticchettio alla volta, concentrati su ogni tic e goditelo… uno alla volta… non ti preoccupare del successivo. Pensi di riuscirci? Un tic e un TAC alla volta”. “Certo” rispose l’orologio. Tornò a casa e non si preoccupò più…

Questo è l’orologio nevrotico, una storia di Bruno Ferrero. Forse è un po’ la storia di tutti noi… Quanto ti ci riconosci?
Nota come poni l’attenzione lontano dal presente… In un futuro preoccupato… Magari che nasce da un passato in cui hai imparato a credere alla verità “io non ce la faccio”…
Cos’altro ti suggerisce questa storia?

Anche se non sempre è facile, perché spesso l’inconscio prende il sopravvento e ci costringe a fare cose che pure la nostra volontà conscia non vuole, tu puoi scegliere dove focalizzare l’attenzione, se preoccuparti di ciò che sarà o potrebbe essere o goderti ciò che è… Sei padrone della tua mente, delle tue scelte. O puoi imparare a diventarlo sempre di più…

Lo scorpione. Una storia sul rispetto della propria natura

Un maestro zen vide uno scorpione annegare in uno stagno e decise di trarlo in salvo. Quando lo fece, lo scorpione lo punse. Per l’effetto del dolore, il maestro lasciò l’animale che di nuovo cadde in acqua in procinto di annegare. Il maestro tentò di tirarlo nuovamente fuori dall’acqua e l’animale lo punse nuovamente.

Un giovane discepolo che vide la scena gli si avvicinò e gli disse: “Scusate, maestro, ma perché continuate? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua, lo scorpione vi punge?”

Il maestro gli rispose: “la natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare”.

Allora il maestro rifletté e con l’aiuto di una foglia tolse lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò: “non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni. Purtroppo gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli viene offerto. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene o smettere di abbandonare l’amore che vive in te. Gli uni perseguono la felicità, gli altri la creano. Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è ciò che sei, mentre la tua reputazione è solo ciò che gli altri pensano di te.
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere”.

… … …

Quanti scorpioni hai incontrato nella tua vita? Cosa è successo quando ti hanno punto? Hai imparato ad essere prudente? Ti sei adattato e snaturato? Hai cambiato per loro? Hai mantenuto la tua direzione di vita e la tua missione esistenziale? Che insegnamento ne hai tratto?

Oggi … nota cosa succede quando incontri scorpioni pungenti … cosa senti … cosa pensi … cosa fai … e che reazioni susciti …

Nota quanta autenticità colora le tue scelte… E quanto le tue scelte sono guidate dal tuo bisogno di adattarti a situazioni che non puoi modificare…
Nota quando scegli comunque la via dell’autentica espressione di te… E quando invece scegli un utile necessario compromesso… E nota cosa provi e cosa pensi in queste diverse situazioni…

Filastrocca dei mutamenti. Una storia sul cambiamento

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio

«Sto diventando acqua, come faccio?

Acqua che fugge nel suo gocciolio!

Ci sono gocce, non ci sono io!»

Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri

Il mondo cambia, sotto i raggi miei

Tu tieniti ben stretto a ciò che eri

E poi lasciati andare a ciò che sei»

Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento

Non ebbe più paura di cambiare

E un giorno disse: «Il sale che io sento

Mi dice che sto diventando mare

E mare sia. Perché ho capito, adesso

Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso»

… Bruno Togliolini …

Il cambiamento evolutivo è diventare pienamente ciò che in potenza possiamo essere…

Il cambiamento trasformativo è quando accedi alla possibilità di lasciarti essere ciò che puoi essere…

All’inizio può spaventare… E ciascuno di noi evolve in base a come fronteggia le sue paure…

Il cambiamento è il recupero delle “potenzialità perdute” attraverso il superamento delle “paure apprese” …

Due ranocchie nella panna. Una storia di tenacia e intelligenza

C’erano una volta due ranocchie che caddero in un recipiente di panna. Immediatamente intuirono che sarebbero annegate: era impossibile nuotare o galleggiare a lungo in quella massa densa come sabbie mobili. All’inizio, le due rane scalciarono nella panna per arrivare al bordo del recipiente però era inutile, riuscivano solamente a sguazzare nello stesso punto e ad affondare.

Sentivano che era sempre più difficile affiorare in superficie e respirare. Una di loro disse a voce alta: «Non ce la faccio più. È impossibile uscire da qui, questa roba non è fatta per nuotarci. Dato che morirò, non vedo il motivo per il quale prolungare questa sofferenza. Non comprendo che senso ha morire sfinita per uno sforzo sterile».

E detto questo, smise di scalciare e annegò con rapidità, venendo letteralmente inghiottita da quel liquido bianco e denso.

L’altra rana, più perseverante o forse più cocciuta, disse fra sé e sé: «Non c’è verso! Non si può fare niente per superare questa cosa. Comunque, dato che la morte mi sopraggiunge, preferisco lottare fino al mio ultimo respiro. Non vorrei morire un secondo prima che giunga la mia ora». E continuò a scalciare e a sguazzare sempre nello stesso punto, senza avanzare di un solo centimetro. Per ore ed ore! E ad un tratto… dal tanto scalciare, agitare e scalciare… La panna si trasformò in burro. La rana sorpresa spiccò un salto e pattinando arrivò fino al bordo del recipiente. Da lì, non gli rimaneva altro che tornare a casa gracidando allegramente”.

Jorge Bucay (“Lascia che ti racconti”)

Sicuramente sarà capitato anche a te di cadere nella panna? Come ti sei comportato?

Nota come ti comporti quando cadi nella panna… pensa a situazioni specifiche…

La panna può essere le difficoltà del quotidiano… le condizioni di vita che hai incontrato fin da quando sei nato… gli obiettivi che ti poni per realizzare la vita che vuoi …

E adesso che faccio? E adesso che devo fare?

Certamente è importante l’idea di non arrendersi mai e provarle tutte… fino alla morte, anzi fino a sopravvivere e riprendere il proprio cammino esistenziale… Al tempo stesso, è fondamentale trovare le strategie giuste, quelle più efficaci nella situazione, quelle più confacenti a te, quelle che possono avere un giusto rapporto tra benefici e prezzo da pagare…

Quindi … “salvata la pelle” … torna a focalizzare in modo utile la direzione da riprendere… da quali valori per te veramente importanti vuoi farti guidare… cosa deve essere presente nella tua vita perché sia il più possibile vicina a come la vuoi… e cosa devi fare tu per realizzarla…

I sei ciechi e l’elefante. Una storia sul significato

C’erano una volta sei uomini ciechi che incontrarono per la prima volta un elefante. Ne avevano sentito parlare, ma non lo conoscevano.

Il primo, avvicinatosi all’animale, andò a sbattere contro il suo fianco duro ed esclamò piuttosto malconcio e offuscato: “oh che botta!!! L’elefante assomiglia ad un muro!!!”

Il secondo, toccando una delle zanne, esclamò ridendo sorpreso: “Ma qui c’è una forma rotonda, liscia e appuntita, l’elefante è simile ad una lancia!!!”

Il terzo, prendendo in mano la proboscide che si muoveva in continuazione, esclamò tra lo spaventato e il sorpreso: “Ma questo è un serpente!!!”

Il quarto, allungando curioso la mano e tastando il ginocchio esclamò sicuro e spocchioso: “Ma dai…, è certo e chiaro, questo è in realtà un albero!!!”

Il quinto, capitato per caso a contatto di un orecchio, leggiadro ed entusiasta esternò la sua certezza: “Signori! Questo elefante è praticamente uno stupendo ventaglio!!!”

Il sesto, prendendo in mano la coda, con fare ironico e gioioso: “solo un cieco non capirebbe che l’elefante ha la forma di una corda!!!”

… Racconto della tradizione Sufi …

Com’è l’elefante? È come la realtà … ne esistono tante versioni quante sono le persone e quanti sono i significati possibili che ciascuno può dare alla realtà. Quindi anche per una stessa persona la stessa realtà può diventare un’altra realtà nel momento in cui la conosce in modo diverso da prima. E le stesse emozioni cambiano se l’elefante mi sembra un ventaglio o un serpente… Quasi sempre il cambiamento della realtà, quindi anche il cambiamento di noi stessi e della nostra vita, non è cambiare l’elefante, ma cambiare il modo in cui lo vediamo, lo tocchiamo, gli stiamo vicini o lontani…