Forte coi deboli e debole coi forti

Troppo semplice, anzi semplicistica l’idea, così diffusa socialmente, anche e soprattutto negli ultimi anni ad opera dei social media, sull’incastro patologicamente perfetto tra un narcisista (quasi sempre, ma non sempre uomo) e una dipendente affettiva (solitamente, ma non necessariamente donna). Il narcisista arrogante e manipolativo e la dipendente sottomessa e compiacente. Lui sfruttatore egoista e lei vittima impotente. Ecco: non è proprio così. Al massimo, queste sono le maschere sociali, ciò che più facilmente si vede sul piano comportamentale: un forte che schiaccia un debole.
Oltre questa semplicistica visione, esiste la complessità del mondo interno dei due protagonisti della relazione patologica, impegnati in un circolo interpersonale disfunzionale in cui entrambi finiscono per soffrire e a cui entrambi danno il loro contributo che rinforza ed alimenta una relazione frustrante per entrambi, anche se in forme diverse. Entrambi finiscono schiacciati dai propri schemi interni: il narcisista che deve proteggere un (non riconosciuto) senso di sé fragile, svalutato, privo di valore, non amabile; la dipendente che, altrettanto invasa da sentimenti di scarso valore, continua a cercare negli altri qualcosa che deve cominciare a costruire dentro di sé in modo autonomo.
Da aggiungere, tra l’altro, che esiste anche una forma più nascosta di narcisismo, spesso mascherata da un atteggiamento schivo, riservato, a tratti evitante le relazioni, in cui la dinamica psicologica è simile, per molti versi, a quella della forma arrogante di narcisismo: la necessità di proteggere un sentimento profondo di scarso valore di sé e la percezione di non essere degno d’amore. Quando questa persona riesce ad avere relazioni, gli esiti sono spesso gli stessi succitati: manipolazione, svalutazione di sé e dell’altro, incapacità di vera intimità del rapporto.
In ciascuna di queste relazioni fonte di sofferenza, il rapporto apparentemente è tra adulti, ma i motivi profondi, i bisogni frustrati e le modalità comportamentali originano nella ferita infantile di entrambi i partner della relazione.
In psicoterapia, solitamente arriva la dipendente affettiva, magari estenuata dalla solita relazione ‘subita’. Più raramente arriva il narcisista perché non crede di avere un problema né di aver bisogno di aiuto. Quando arriva a chiedere aiuto è perché messo alle strette dalle persone che si sono stufate dei suoi comportamenti e che lo invitano (minacciano) a farsi aiutare, pena la fine della relazione.
La psicoterapia, individuale o in coppia, dovrà prima di tutto creare un’adeguata alleanza di lavoro, fuori da mistificazioni e colpevolizzazioni, di sé e dell’altro. Sia la dipendente sia il narcisista, per diverse vie certamente, possono essere aiutati ad uscire fuori da meccanismi colpevolizzanti, per cominciare a guardare le cose da adulti consapevoli e responsabili. Ciascuno facendo la sua parte. Un lavoro tanto impegnativo quanto profondamente trasformativo. Per imparare ad integrare nel mondo interno e sul piano dei comportamenti le proprie aree di forza e di debolezza. Per affrontare la paura di essere fragili e la paura di cavarsela da soli. Un lavoro potenzialmente rivoluzionario…
Alla fine di questo post, diversamente dal solito in cui ti consiglio di leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, mi sento di consigliarti vivamente la lettura di ‘Il diavolo prenda l’ultimo. La fuga del narcisista’, ultima fatica narrativa di Giancarlo Dimaggio, uno dei più grandi esperti internazionali nella psicoterapia del narcisismo. E scrittore vivace ed ironico, capace di farti comprendere, col sorriso, la profondità delle umane miserie.

“Il diavolo prenda l’ultimo. La fuga del narcisista”.

Il narcisista è un tiranno e non solo. Tratta male gli altri, fino al disprezzo. Ma, controintuitivamente, è soprattutto un bambino ferito. Una ferita da trascuratezza, da mancato accudimento. È arrabbiato per qualcosa che avrebbe dovuto ricevere in origine e non ha ricevuto.
Ha paura. Prova dolore. Un dolore nucleare, profondo, di vergogna: si sente non amato e privo di valore. Ha costruito nel tempo una corazza di arroganza a protezione della sua vulnerabilità, un guscio grandioso per schermarsi dal giudizio che colpisce chi si è sentito non amato, non apprezzato e ha imparato a credere di sé di non essere amabile né degno di stima. Un misto di arroganza e vergogna, bisogno di essere ammirati e invidia, pretesa e paura. Il tutto indossato con la più falsa delle maschere: si crede di essere, consapevolmente, chi sente di non essere, inconsapevolmente. Per questo il narcisista è ostile e aggressivo, soprattutto verso chi lo critica; ostile oltre ogni ragionevole misura: a nessuno piace essere criticati, sì poi magari impariamo ad usare la critica in modo costruttivo, ma per il narcisista sentirsi criticato equivale ad aprire la botola che lo farà precipitare nel buio più oscuro della perdita d’amore e di valore.
Il disprezzo verso l’altro è la reazione che maschera il proprio senso di profonda insicurezza. Che invita alla competizione sfrenata e ad inseguire il perfezionismo, per tentare inutilmente di lenire il dolore, dove la competizione si svolge su un campo minato, dove “non esiste qualcosa come il secondo posto, esiste il primo e l’ultimo”. Col diavolo ad aspettarti… Anzi a rincorrerti… Per cui scappi e scappi e scappi e corri e corri e corri e cerchi il primato perfetto per sfuggire al tiranno del “non sei come dovresti essere”. Di origine infantile.
Tiranneggiato in origine. Tiranno degli altri oggi. E tiranno di se stesso. Una maschera che copre una fragilità vestita di disprezzo per gli altri, quasi sempre, ma anche una facciata schiva, altre volte. Che schiva il contatto con l’altro e con se stesso, come un fiume carsico che aspetta solo il momento giusto per rivelarsi in tutto il suo disprezzo.
Questo è il narcisista che si incontra in terapia, quando ci viene, quando ce l’hanno mandato; questa la fragilità vestita di grandiosità che chiede di essere svelata, quando il narcisista rimane in terapia e i lavori sono effettivamente in corso; questo il volto della paura, del dolore e della vergogna che chiedono di essere riconosciuti, quando la cura funziona.
Questo è il narcisista che fugge, narrato da Giancarlo Dimaggio, terapeuta esperto di narcisisti, nella sua ultima opera narrativa: ‘Il diavolo prenda l’ultimo. La fuga del narcisista’ (Baldini e Castoldi). In cui l’autore, con umile competenza e vivace ironia, narra storie di vita incontrate della stanza di terapia.
Il narcisista è portatore insano di una moltitudine di sfaccettature, un misto che è un mistero, succulento da svelare per chi ha voglia di capirci di più, di comprendere la ferita dietro la barricata della pretesa: “la pretesa di essere venerati intrecciata al timore di essere presi a sputi e pietre”. Paura! Di cosa? Del caldo che diventa freddo. Anzi scoprire che forse è sempre stato solo tiepido. Meglio allora fuggire. Fuggire sì, ma dove? Da cosa, soprattutto? 
Fuggire dal dolore, dalla vergogna, dalla vulnerabilità. Prelibatezza per il diavolo. Quelli esterni di diavoli, ma soprattutto quello interiore.
Fuggire dalla paura di non essere riconosciuti se non come oggetti al servizio dell’altro, dell’altro che controlla, che manipola o che è indifferente o poco più che tollerante.
Fuggire dal senso di colpa che il narcisista vive quando prova ad immaginare una vita piena di iniziativa che però fa soffrire l’altro.
Fuggire… Prima del precipizio dell’angoscia di non conoscere l’amore. Non averlo forse mai sentito. Prima dell’abisso: sentire quel dolore di chi si sente privo di valore.
Insomma… Libro consigliatissimo… Per tutti… Per chi narciso non sa di esserlo… Per chi non riesce  ad allontanarsi dal narcisista o difficilmente potrebbe farlo… Per un regalo, della serie ” che avrà voluto dirmi!?”. Per ogni terapeuta che voglia veramente capirci qualcosa di questo dolore e del suo potere distruttivo. E anche delle possibilità reali di trattamento efficace.

Il Re e il giudice

Conosci la storia del Re e del suo giardino? Un giorno il Re mentre passeggiava nel suo giardino trovò tutte le sue piante appassite e morenti: il leccio abbattuto perché “non posso essere alto come l’abete”; l’abete sconfortato perché “non riesco a fare frutti”; la vite sconsolata “perché i miei fiori non sono belli come quelli della rosa”.
Quasi tutti nel giardino del Re si stavano lasciando travolgere dall’angoscia del destino beffardo che aveva assegnato a ciascuno di loro un ‘percorso fallimentare’, finché trovò un piccolo arbusto che, invece, rigoglioso si mostrava orgoglioso della sua bellezza e della sua unicità. Il Re cercò di capire il segreto della sua fiera felicità. “Quando mi hai piantato volevi un glicine, ma io non sono la pianta che tu vuoi, io sono la pianta che sono e, non potendo essere altro che ciò che sono, cerco di farlo al meglio“.
Spesso uso questa storiella con le persone che sono sopraffatte dal loro ‘giudice interiore’.
Il giudice interiore è quella serie di pensieri, parole e voci nella testa che ci riempiono di giudizi feroci per quello che non siamo, critiche spietate per i nostri compiti fatti male, rimproveri estremi per ciò che non abbiamo fatto, colpevolizzazioni distruttive per ciò che abbiamo fatto.
Queste voci nella testa gravano pesantemente sul nostro umore, determinano i nostri stati d’animo e le sensazioni dolorose e piene di tensione che percepiamo in diverse parti del corpo.
Il giudice interiore è il figlio di tutte le figure di autorità, a partire dai genitori, che ci hanno insegnato, direttamente e indirettamente, le regole per stare al mondo. E, come ogni autorità, ci fornisce regole utili e regole che ci stanno strette, che forse andavano bene un tempo, ma ora non più.
Il percorso di crescita personale e di individuazione (diventare individui autonomi, separati e differenziati dal nostro nucleo originario) prevede sempre un confronto col giudice interiore e con tutte le forme di giudizio che incontriamo nella nostra quotidianità, nella realtà o nella nostra immaginazione.
Smussare gli eccessi del giudice ed integrare una forma equilibrata di regole è ciò che caratterizza la ricerca e la costruzione di una propria identità sana e funzionale al nostro benessere e alla formazione di buone relazioni.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, un intero capitolo è dedicato alla conoscenza del ‘giudice’ e alla costruzione di un rapporto più equilibrato con le nostre paure del giudizio, esterno e interno.

Barbapapà e Squid game

Esiste un momento per un mondo rotondo, morbido, pieno di colori, lieto fine e insegnamenti educativi al servizio di una crescita sana, armoniosa, piena d’amore.
Ed esiste anche un momento per un altro tipo di mondo, comunque il nostro mondo. Esterno ed interiore.
Il cinema, la televisione, i videogiochi, YouTube e altri social sono pieni zeppi di violenza che un adulto deve filtrare ad un bambino. Se il filtro manca, manca l’adulto. Anche la piazza, il quartiere, il cortile hanno bisogno di modulare la violenza che pure è possibile espressione della natura umana. Avevano bisogno forse sarebbe più preciso dire, visto che ora sono stati quasi completamente soppiantati da ‘luoghi di incontro’ e gioco virtuali. Modulare la violenza, anche nei giochi di bambini. Se il filtro manca, manca l’adulto. Ecco allora un punto di partenza utile per ragionare sul senso e sul valore (o dis-valore) di Squid game. Il gioco del calamaro. La serie TV Netflix.
Fatta questa premessa e fatte salve ulteriori ed utili considerazioni sociologiche e pedagogiche (ad uso di genitori, insegnanti ed educatori tutti) sul comportamento degli adulti consapevoli e responsabili di fronte ai bambini e ai ragazzi curiosi e incuriositi, ho trovato la serie del gioco del calamaro molto interessante dal punto di vista psicologico, individuale e interpersonale. Anche tenendo conto che è stato concepito e realizzato da una persona appartenente ad una cultura molto lontana da noi per certi versi, ma forse nemmeno troppo, per altri aspetti più ‘global’, più interiori e universali.
Ho apprezzato molto diversi elementi, in una serie piena di spunti di riflessione che ciascuno di noi, nella visione di un film o nella lettura di un libro o nell’ascolto di una canzone, può cogliere in base al proprio filtro personale e alla sensibilità che nasce dalla propria storia di vita.
Ho apprezzato molto le storie di vita che si intrecciano e le dinamiche psicologiche che emergono nel dispiegarsi della vicenda.
La raffigurazione di un meccanismo che chiede a tutti di essere all’altezza, un’altezza che quasi tutti sentono difficile da raggiungere, fino a chiedere a se stessi di dare di più, fare di più, essere più, senza mai raggiungere la meta e sperimentare vero appagamento. Un sistema che divora chi non è in grado di essere all’altezza del successo richiesto fino al punto di prendere una persona disperata e portarla ad accedere ad ogni comportamento utile allo scopo della sopravvivenza, anche se fuori dai codici della propria moralità. Un sistema di scale (alla Escher), ma colorate, in cui sia i giocatori sia i lavoranti sono parte di un ingranaggio che funziona alla perfezione, ma che tende a rendere tutti schiavi del suo funzionamento.
L’umana imperfezione: l’essere tutti sulla stessa barca, anche se qualcuno, indossando una maschera, ‘sembra’ stare su uno yacht a sorseggiare champagne di fronte alla disperazione altrui.
Le maschere che tutti, chi più chi meno, indossiamo nella vita quotidiana, spesso nel tentativo fallimentare di nascondere a noi stessi, prima che agli altri, qualcosa di ‘brutto, sporco e cattivo’ che pure ci appartiene e ci portiamo dentro.
Amore e paura: l’amore di un genitore che cerca di mettercela tutta e ha paura di non farcela; l’amore verso una persona appena conosciuta, così potente da sconfiggere la paura della morte; l’amore di genitori anziani, illusi e disillusi, mai sconfitti dalla paura e sostenuti dall’amore puro. L’amore solidale tra compagni di un viaggio disperato e spaventante.
Ciò che sembra e ciò che è… L’apparenza e l’inganno. Il tradimento. Chi frega chi?
Il bisogno di controllo e padronanza, di sé e del mondo, dove l’esperienza quotidiana, solitamente, è quella del contrario.
Regole funzionali e regole disfunzionali: il valore delle regole che servono a proteggere e quelle che ingabbiano e ingannano.
Tutti vittime di regole: il piccolo e il grande, capi e subordinati, ricchi disperati nella loro noia e poveri ricchi solo della speranza e della disperazione che li porta a giocarsi tutto, dentro un meccanismo in cui ognuno cerca di trovare la salvezza. Come nel più lineare dei sistemi gerarchici, ognuno ha dei sottoposti, ognuno ha dei capi e soprattutto anche il vertice alla fine deve ricevere ordini da qualcun altro.
Vite ferite impegnate nella ricerca di senso e di riscatto. Verso la “possibilità di camminare libero…”.
Più o meno funziona così il gioco: “vorrei offrirle una grande opportunità, un gioco (da bambini?!) per un’opportunità seria di rimettere a posto la sua vita, se vince riceve dei soldi, se perde paga con schiaffi. Può usare il suo corpo per pagare: un tot a schiaffo”. Un gioco, una scommessa, la scommessa con la vita. Un gioco con la morte per avere la possibilità di prendersi in mano la propria vita. Ovviamente… “è una scelta volontaria di aderire al gioco con le sue regole democratiche”. Tra disperazione e fiducia: scegliere una diversa possibilità o scegliere di continuare una vita schifosa. Scegliere quale inferno? È comunque un inferno!
Ognuno ha le proprie miserie. All’inizio tutti sono presi dall’idea di giocarsi il proprio destino, ben presto capiscono le modalità del gioco a partire dal gioco più innocente dei bambini, un due tre stella, che ha un’evoluzione inaspettata in cui ogni giocatore comincia a giocare per vincere, ma anche per non essere sconfitto dal gioco stesso e dagli altri tra cui comincia a evidenziarsi il ‘mors tua vita mea’. La sana, vitale competizione che diventa spregiudicatezza e spietatezza guidate dalla paura della morte.
È semplice alla fine, il gioco del calamaro è un’espressione del gioco della vita: retorico quanto basta, banale quanto fondamentale se ci aiuta ad incontrare ogni parte di noi, dell’essere umano, dell’essere umani, piuttosto che fuggire da qualcosa che tanto esiste e cacciato dalla finestra rischia di sfondare la porta e presentarsi attraverso sintomi fisici e psicologici, come disperazione.
La fine è nota?! Forse… La fine è semplicemente un nuovo inizio?!

37. Estate meravigliosa. Il tuo nemico

“Ti sei svegliato prima dell’alba ma il tuo nemico non l’hai trovato. Quando il sole era basso hai attraversato tutta la pianura ma il tuo nemico non l’hai trovato. Mentre il sole era alto nel cielo hai cercato tra le piante di tutta la foresta ma il tuo nemico non l’hai trovato. Il sole era rosso nel cielo mentre tu cercavi sulla sommità di tutte le colline ma il tuo nemico non l’hai trovato. Ora sei stanco e ti riposi sulla riva di un ruscello, guardi nell’acqua ed ecco il tuo nemico, l’hai trovato”.
Breve storiella zen e anche storiella sulle miserie.
Per quanto la tua vita possa averti presentato difficoltà, fatiche, imprevisti, sfortune e ingiustizie, la più grande miseria è dentro di te, nel momento in cui non ti poni nel giusto modo per affrontare ciò che dall’esterno non hai potuto scegliere né controllare.
Il tuo nemico può diventare il tuo alleato quando diventi consapevole dei tuoi pensieri e comportamenti che generano la tua miseria, le tue emozioni dolorose, le tue relazioni deludenti, le tue giornate stressanti, i tuoi bisogni frustrati e ti predisponi a modificare ciò che è in tuo potere per raggiungere la meraviglia. A cominciare dall’aspettativa che sarebbe dovuta andare diversamente… E dall’aspettativa che avrebbe dovuto essere facile o dovrebbe essere facile ora.

Tante altre storie per la tua consapevolezza e crescita puoi trovarle in ‘Alice nel paese delle miserie’. Lo puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

36. Estate meravigliosa. Il segreto

Oggi, per la tua vita meravigliosa, ti presento una storia presa dal libro ‘Una vita degna di essere vissuta’, di Marsha Linehan.
Un uomo aveva comprato una nuova casa e progettato di creare un bellissimo giardino; aveva lavorato sodo e fatto tutto quello che i libri di consigliano di fare, ma i denti di leone continuavano a spuntare sul suo prato.
La prima volta che li aveva visti aveva pensato che per eliminarli sarebbe stato sufficiente strapparli, ma non era andata così. Allora aveva usato il diserbante e per un po’ aveva funzionato. Ma poi i denti di leone erano tornati. Aveva ricominciato da capo e questa volta li aveva strappati e aveva anche sparso il diserbante per ucciderli. Finalmente erano spariti o così pensava…
L’estate successiva i denti di leone erano spuntati di nuovo. Allora l’uomo decise che il problema fosse il tipo di semente che aveva usato per il prato, così spese un sacco di soldi e fece impiantare un nuovo tappeto erboso: funzionò, i denti di leone erano spariti, l’uomo fu molto felice. Aveva cominciato a rilassarsi nel suo bel giardino quando le pianticelle spuntarono da capo; un amico gli disse che la fonte delle erbe infestanti sono gli altri giardini, così l’uomo andò da tutti i suoi vicini e li convinse ad estirpare tutti i loro denti di leone; lo fecero ma senza successo:  i denti di leone tornarono come prima.
Il terzo anno l’uomo era esasperato; dopo aver cercato soluzioni, consultando esperti locali e altri libri di giardinaggio, decise di scrivere al dipartimento dell’Agricoltura per un consiglio; sicuramente lo avrebbero aiutato. Diversi mesi dopo arrivò una busta dall’aspetto ufficiale, l’uomo era molto eccitato, finalmente un aiuto. Strappò la busta e lesse la lettera: “caro signore abbiamo considerato il suo problema e consultato tutti i nostri esperti; dopo un’attenta riflessione, pensiamo di poterle dare un ottimo consiglio: impari ad amare quei denti di leone!”
La morale è sempre quella: rifletti e agisci, agisci e rifletti finché puoi e come devi per CAMBIARE il cambiabile in direzione dei tuoi obiettivi e impara anche ad ACCETTARE (quando ci riesci, addirittura ad amare!?) ciò che non è in tuo potere modificare. Si chiama segreto della serenità…
Trovi diverse versioni quotidiane di questa ‘storia’ anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

35. Estate meravigliosa. La pace interiore

Un uomo perse il suo anello più prezioso, cercò ovunque per ritrovarlo, ma nonostante la sua fatica non ci riusciva. Si sedette su una pietra, disperato, cercando inutilmente di sopprimere la sua disperazione. Come al solito, il suo cane gli si avvicinò cercando le carezze del padrone. Il vicino di casa lo salutò come ogni sera. Gli amici gli fecero vedere i pesci che avevano pescato e gliene regalarono alcuni. La moglie e i figli lo accolsero con affetto al suo arrivo a casa, esattamente come accadeva sempre. La giornata si concluse nella pace familiare. Purtroppo il tormento per la perdita dell’anello perseguitava ancora l’uomo il quale però penso: “nessuno si è accorto che ho perso l’anello, tutti si sono comportati con me come sempre, perché proprio io devo comportarmi in modo diverso con me stesso?” Fu così che si addormentò sereno.
Ecco allora oggi ti suggerisco:
SMETTI DI RIMUGINARE E RUMINARE ALL’INFINITO, SMETTI DI TORMENTARTI PER CIÒ CHE NON C’È PIÙ, PER CIÒ CHE NON È, PER CIÒ CHE NON È MAI STATO. PER CIÒ CHE NON SEI…
Impara a riconoscere ed apprezzare le ricchezze che appartengono alla tua vita…
Impara ad essere grato perché è così che diventi veramente ricco delle cose importanti che profondamente danno valore alla tua vita…
Impara ad assaporare le meraviglie che già sono per te disponibili o che puoi conquistare nonostante le miserie che pure si rendono presenti…
Va’ in libreria, anche on line e ordina ‘Alice nel paese delle miserie’ … Per la tua pace e serenità…

34. Estate meravigliosa. Io (non) piango

“Io nun piango pe’ quarcuno che more,
Non l’ho fatto manco pe ‘n genitore
Che morenno m’ha ‘nsegnato a pensare,
Non lo faccio per un altro che more.
Io nun piango quanno scoppia ‘na guera,
Er coraggio de’ l’eroi stesi in tera,
Io lo premio co’ du’ fiori de serra,
Ma nun piango quanno scoppia ‘na guera.
Io piango, quanno casco nello sguardo
De’ ‘n cane vagabondo perché,
Ce somijamo in modo assurdo,
Semo due soli al monno.
Me perdo, in quell’occhi senza nome
Che cercano padrone,
In quella faccia de malinconia,
Che chiede compagnia.
Io nun piango quanno ‘n omo s’ammazza,
Il suo sangue nun me fa tenerezza,
Manco se allagasse tutta ‘na piazza,
Io non piango quanno ‘n omo s’ammazza.
Ma piango, io piango sulle nostre vite,
Due vite violentate.
A noi, risposte mai ne abbiamo date,
Ecco perché la sete…
Io piango, su tutto er tempo che ce resta
E me ce sento male.
Domani, se non sbajo è la tua festa;
La prima senza viole… la prima senza viole… la prima senza viole…”
Dalla poesia del Califfo, per la tua vita meravigliosa, oggi ti suggerisco:
DAI A TE STESSO IL PERMESSO DI PIANGERE…
PIANGI PER CIÒ CHE TI FA PIANGERE…
CERCA COSA TI FA PIANGERE… E LASCIATI ANDARE AD UN PIANTO LIBERATORIO…
Pianto di dolore e di paura, di rabbia e tristezza, di solitudine e angoscia, ma anche di gioia ed eccitazione, di amore e gratitudine. Insomma, pianto di emozioni…
Il pianto è il comportamento comunicativo fondamentale del neonato e del bambino. Ma ad un certo punto tutti, chi più chi meno, abbiamo imparato a non piangere, a ‘scegliere’ di non piangere seguendo regole e dettami provenienti dai grandi. Abbiamo bisogno di amore, accettazione e stima e per questo, tra le altre cose, abbiamo appreso la regola “non devi piangere”.
La crescita personale passa anche attraverso il superamento dei divieti imposti allora, ormai anacronistici, ma che continuiamo ad auto-imporci ora. Lo espongo in tanti esempi anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
Ah, Ah, Ah, dimenticavo: ogni tanto, anzi spesso, ogniqualvolta ne senti il bisogno o semplicemente lo desideri, lasciati anche andare a tante grasse, ricche e rigeneranti risate… Ah, Ah, Ah… Ah, Ah, Ah… Ah, Ah, Ah… … … Uuuuuuuuu….

27. Estate meravigliosa. Il valore del tempo

Per scoprire il valore di un anno, chiedi a uno studente che è stato bocciato all’esame finale…
Per scoprire il valore di un mese, chiedi a una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto…
Per scoprire il valore di una settimana, chiedi all’editore di una rivista settimanale…
Per scoprire il valore di un’ora, chiedi agli innamorati che stanno aspettando di vedersi…

Per scoprire il valore di un minuto, chiedi a qualcuno che ha appena perso il treno…
Per scoprire il valore di un secondo, chiedi a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente…
Per scoprire il valore di un centesimo di secondo chiedi ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d’argento…
Per la tua vita meravigliosa, DIVENTA CONSAPEVOLE DI COME USI IL TEMPO.
Diventa padrone del tuo tempo.
Diventa consapevole di come usi il tempo per soddisfare i tuoi bisogni. E di come disperdi il tempo per stare dietro ai bisogni degli altri, senza ricavarne un reale nutrimento della relazione e del benessere reciproco.
Inizia a notare come usi il tuo tempo per curare alcuni aspetti della tua vita… E per trascurarne altri…

Consapevole che QUELLO CHE FAI È QUELLO CHE SCEGLI E QUELLO CHE SCEGLI È QUELLO CHE VUOI, inizia ora ad agire in base a questa consapevolezza…
E se vuoi un ultimo consiglio per il buon uso del tuo tempo… Inizia a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’: puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line…

26. Estate meravigliosa. Il dono

Buddha sembrava del tutto indifferente agli insulti di un tale che era andato a fargli visita. Quando più tardi i discepoli gli domandarono qual era il segreto della sua serenità, egli rispose: “provate a immaginare che cosa accadrebbe se qualcuno lasciasse un dono ai vostri piedi e voi non lo raccoglieste oppure se vi inviassero una lettera e voi decideste di non aprirla. Il suo contenuto non avrebbe alcun effetto su di voi, non è vero? Comportatevi allo stesso modo tutte le volte che venite insultati e non perderete la vostra serenità”.
Non sempre è facile, anzi quasi mai, ma tu puoi sempre imparare a governare il modo in cui affronti insulti e giudizi, la rabbia degli altri e la loro frustrazione. Tu puoi sempre imparare a scegliere come comportarti: quando accogliere e quando essere indifferente. E questo è uno dei segreti della meraviglia…
Come lo è anche leggere ‘Alice nel paese delle miserie’; puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line…