Proteggi la tua luna

Un maestro zen viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare.

Il maestro tornò e lo sorprese. «Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare,» disse al ladro «e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo».

Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.

Il maestro si sedette, nudo, a contemplare la luna. «Pover’uomo,» pensò «avrei voluto potergli dare questa bella luna».

… … …

Racconto tanto breve quanto pieno di spunti di esplorazione. Come tante storie zen, anche questa è fatta per essere depositata dentro di sé… E fare da guida in qualche modo…

Dove ti porta questa storia?

A volte ciascuno di noi è un po’ ladro, a volte maestro…

Quando ti comporti come quel ladro?

E quando come il maestro?

Cosa rende ricca la tua vita?

Quando ti ritrovi nudo … A contemplare la luna?

Pensando all’attuale situazione di emergenza sanitaria (in cui purtroppo alcuni hanno perso la vita, altri si sono ammalati più o meno gravemente, tutti dobbiamo sottostare a restrizioni della nostra libertà) e prevedendo la prossima emergenza economica (nuovi disegni di vita collettiva e individuale, con sacrifici e rinunce un po’ per tutti), è fondamentale riconoscere e valorizzare ciò che non può esserci tolto. Questo è il mio invito oggi, a guardare per godere di ciò che è la tua ricchezza: emotiva, interiore, dei rapporti interpersonali. Questo virus ci sta rubando tanto… Possiamo impegnarci a proteggere la nostra luna…

L’orologio di Charles Baudelaire

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;
il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.
Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!
Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!
Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.
Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

In che modo questa poesia racconta di te? Qual è il tuo rapporto col tempo? Tempo, ricordati, che scorre inesorabile? Che tempo dai e che spazio al tuo piacere? Che tempo dai e che spazio alle attività che veramente rendono la tua vita, come ogni singola giornata, dal primo all’ultimo giorno, piena di piacere e degna di essere vissuta? E di cosa è fatto il tuo piacere?
Quanto riesci a portare il piacere nella tua vita? Quanto ti fai sommergere dai sensi di colpa?
Cosa stai facendo per rendere la tua vita il più possibile vicina a come la vuoi? Cosa manca alla tua vita, ora, per essere, ora, proprio come la desideri? E che devi metterci?
Tante domande… Inizia a rispondere prima che sia troppo tardi… Buon anno!!!

Due racconti

Il tuo corpo conosce ed esprime spontaneamente molte più cose di quanto la tua mente possa concepire e ricordare.
Fai questo esperimento.
Pensa ad un momento della tua vita e raccontalo, raccontalo a qualcuno, raccontalo a te stesso davanti allo specchio, registralo o anche scrivilo… Può essere un momento positivo o negativo, lontano nel passato o anche recente, può essere uno dei tuoi giorni di compleanno o un Natale, può essere una vacanza speciale o un giorno che ricordi particolarmente per qualche motivo. Può essere un momento straordinario o un momento di ordinaria quotidianità. Comunque racconta a parole questo momento. Raccontalo come ti viene…

Quindi… Prendi una fotografia… Una fotografia di quel momento… Spero tu ce l’abbia… Forse sì o no a seconda di cosa hai scelto di raccontare… Se no, trova un racconto da fare di un’esperienza di cui hai anche una traccia fotografica…

Ora inizia a guardare quella fotografia e nota cosa noti…

Cosa “racconta” quella fotografia…

Cosa “raccontano” le immagini, le persone, il contesto immortalato…

Nota quali somiglianze e quali discrepanze puoi cogliere tra il tuo primo racconto a parole e il racconto visivo… Fotografico… Legato all’espressione dei corpi, dei volti, delle interazioni per come le ricordi, le osservi ora o le immagini da quella foto…

E nota cosa succede in te osservando il racconto “verbale” rispetto al racconto “somatico”…

Nota quale consapevolezza emerge…

Cosa noti che non avevi mai notato…

Cosa comprendi che non avevi mai compreso…

E come può aiutarti a conoscere meglio te stesso…

L’ammazzadraghi. Una storia in cui potresti trovarti anche tu

– Salve.
– Salve.
– Lei è…?
– L’ammazzadraghi, ho un appuntamento con…
– Ah ma certo! L’ammazzadraghi, avverto subito il Re che è arrivato.
– Senta, il cavallo l’ho parcheggiato lì, do fastidio?
– No.
– Poi magari uno deve uscire…
– Lì va benissimo.
– Ottimo.
– La faccio accomodare nella sala del trono.
– Ben gentile.

– Sire, è arrivato l’ammazzadraghi.
– Fallo entrare. Oh, ammazzadraghi! Che piacere vederla!
– Sire.
– Lei è… è molto più giovane di quanto mi aspettassi.
– È un problema?
– No, no, per carità. Largo ai giovani! Pure il nostro giullare è giovanissimo, sa? Le posso offrire qualcosa da bere?
– No.
– Sidro? Idromele?
– No, grazie.
– Molto bene. Allora…
– Il drago.
– Sì, esatto. Il drago. Abbiamo un problema con un drago. È molto grosso, molto forte, fa strage di bestie, terrorizza i… com’è che si chiamano?
– I contadini.
– Ecco, bravo. I contadini. Lei sa come sono i draghi.
– Sì. Da quant’è che avete questo problema?
– Da circa tre mesi.
– E perché mi avete chiamato solo adesso?
– Noi… abbiamo provato a risolverlo internamente. Ma non ha funzionato tanto bene. Un lavoro approssimativo, un sacco di soldati arsi vivi.
– Me ne posso certamente occupare. Datemi qualche giorno.
– No, subito!
– Subito?
– Subito, subito, il drago è la priorità!
– Va bene, se è la priorità…
– E poi tanto lei ci mette un minuto. Solo…
– Cosa?
– Vede, avrei una richiesta.
– Tutto ciò che vuole, sire.
– Vorrei che lo ammazzasse stando su una gamba sola.
– Non ho capito.
– Dico, il drago vorrei che lo trucidasse combattendo su una gamba sola.
– Perché?
– Beh vede ho letto che stando su una gamba sola funziona meglio.
– Non mi risulta.
– Beh l’ho letto.
– Senta, se io glielo uccido stando su una gamba sola o su due gambe, non cambia niente. Il drago muore comunque.
– Muore comunque, dice.
– Sì.
– Eh, però secondo me viene meglio su una gamba sola.
– Ma…
– Su, mi venga incontro.
– Va bene, sire, se la può far stare più tranquillo combatterò su una gamba sola.
– No, lo dico anche perché mio nipote, che fa un po’ il mestiere suo, lavora sempre su una gamba sola.
– Che mestiere fa suo nipote?
– Schiaccia lucertole.
– Lucertole.
– E vedesse che bravo. È lo schiacciatore di lucertole ufficiale del regno. Siete quasi colleghi…
– Beh, veramente…
– Avevo pure una mezza idea di farglielo ammazzare a lui sto drago, poi però mi son detto “sai cosa? Facciamolo fare a un professionista”.
– Scelta intelligente.
– Ma mi dica, com’è fare l’ammazzadraghi? Cioè lei un giorno s’è svegliato e ha deciso “mo faccio l’ammazzadraghi”.
– No. Ho studiato.
– Ah perché si studia pure per fare l’ammazzadraghi?
– Sì.
– Ma pensa te.
– C’è proprio una scuola.
– Una scuola. Incredibile. Però, oh, è pure un lavoro divertente, diciamocelo.
– Insomma.
– Ma sì, d’altra parte ha la fortuna di fare una cosa che ama. Pure un po’ artistica, un po’ creativa. È quasi come non lavorare affatto.
– Quasi.
– Dai, bando alla ciance, parliamo un po’ sul concreto. Parliamo del compenso.
– Bene.
– Purtroppo, per questo progetto di ammazzare il drago, non c’è budget.
– Come non c’è budget?
– Eh no, purtroppo non c’è budget.
– Ma lei è il re.
– Ehh.
– Vive in un castello.
– Ehhh.
– C’è una sua effige in oro massiccio proprio fuori dalla sala del trono.
– Le piace?
– Non è questo il punto!
– Alza la voce col suo re?
– Scusi.
– Allora, non c’è budget, però mi ascolti bene: se lei m’ammazza sto drago, io le garantisco una certa visibilità.
– Visibilità?
– Sì, guardi, mi impegno a mandare un po’ di messi in giro per il regno a dichiarare che lei ha ucciso il drago, che è stato valoroso, che ha lavorato bene, che ci siamo trovati bene, eccetera eccetera. E non faccia quella faccia. Pensi al ritorno d’immagine. Poi io di chi m’ammazza bene i draghi ne parlo agli amici, cosa crede? Ne parlo con gli altri re e principi e marchesi, e chissà, un domani che c’è da ammazzare una strega, un vampiro, metti pure un lupo mannaro, è facile che vengano a chiamare lei. È una soluzione win-win.
– Ma veramente io pensavo più a un borsello di monete, la mano di sua figlia. Una cosa standard. Alle brutte un rimborsino spese.
– Però è importante che adesso lei non mi si focalizzi sul vil denaro. Provi a pensarla come un’opportunità. Un’opportunità professionale. Uccidere un drago. Mica ce ne sono tanti di draghi in giro di questi tempi e fuori c’è la fila per stare al posto suo. Con questo non voglio metterla a disagio, dico solo che prima di lei abbiamo sentito altri professionisti, altri ammazzadraghi, com’è nostro diritto. E uno di questi si è proposto di ammazzarci il drago, impagliarcelo, dare due mani di pittura alle segrete e pulire il fossato. Il tutto per un tozzo di pane e una recensione su ProntoPro. Così, per dire eh. Allora? Cosa vogliamo fare?

– Sire, sono tornato vittorioso.
– Chi è lei?
– L’ammazzadraghi.
– Ah già, l’ammazzadraghi. Cos’è che ha lì?
– Sangue.
– Suo?
– In parte.
– Bene. Sa cos’ho pensato mentre era via?
– Cosa?
– E se al posto di ammazzarlo lo addestrassimo?

… Dalla pagina Facebook Non è successo niente

 

Ti è mai capitato di trovarti in situazioni simili?

Da quale parte?

Come ti senti o ti sentiresti nel ruolo dell’ammazzadraghi?

Come ti senti o ti sentiresti nel ruolo del re?

Come avresti agito tu nel ruolo dell’ammazzadraghi?

E nel ruolo del re?

Hai una “morale” per questa storia?

L’agricoltore che giocava a fare Dio. Una storia sulla resilienza

Un giorno un contadino incontrò Dio e gli disse:

– Hai creato il mondo ma non sei un contadino, non conosci l’agricoltura. Hai ancora molto da imparare.

Dio gli chiese:

– Qual è il tuo consiglio?

– Dammi un anno e lascia che le cose vadano come voglio e vedrai che la povertà non esisterà mai più.

Dio accettò. Naturalmente, l’agricoltore chiese il massimo: niente più tempeste né alcun pericolo per il grano. Il grano cresceva sano e abbondante e i contadini erano felici. Tutto sembrava perfetto.

Alla fine dell’anno, l’agricoltore rivide Dio e gli disse con orgoglio:

– Hai visto quanto grano? C’è abbastanza cibo per 10 anni senza dover più lavorare!

Tuttavia, una volta raccolto tutto il grano il contadino si rese conto che i chicchi erano tutti vuoti. Perplesso, chiese a Dio cosa fosse accaduto, ed Egli rispose:

– Hai deciso di eliminare tutti i conflitti e gli attriti, così il grano non ha potuto maturare come è nella sua natura.

Sicuramente per qualcuno la vita è più facile che per altri; per qualcuno è in discesa, per altri sembra una montagna invalicabile.

Ciascuno di noi dovrebbe imparare a guardare di cosa è piena la propria vita … e anche cosa manca… Quanto è piena di gioia e quanto di schifezze… Cosa ci manca per vivere la vita che desideriamo … Memori che le cose e le persone non sempre sono come le vorremmo e che comunque abbiamo sempre la possibilità di selezionare motivi per essere felici e motivi per essere tristi, angosciati, arrabbiati, insoddisfatti.

A ciascuno di noi dovrebbe essere insegnato fin da piccoli a godere e ringraziare per ciò che la vita ogni giorno ci regala come fonte di gioia… E anche a saper cogliere cosa ci rende insoddisfatti come punto di partenza per crescere e diventare il più possibile ciò che siamo in potenza

Un giorno piove e un giorno è sereno, un periodo è troppa pioggia, un altro è sempre caldo… Ciò che può restare invariato è la nostra “abitudine” ad andare avanti… a vivere appieno ogni momento positivo e a trasformare, il prima possibile, la lamentela dolorosa in obiettivi specifici e azioni concrete da realizzare. Il resto non è nelle nostre mani …

L’orologio. Una storia sull’inquietudine e il godimento

C’era una volta un orologio di bell’aspetto che troneggiava su un elegante comò e faceva con entusiasmo il suo lavoro. Come ogni buon orologio aveva un cuore che ticchettava due battiti al secondo: tic tac, tic tac, tic tac, così fin dal giorno in cui era uscito dal laboratorio di uno dei migliori orologiai della città. La sua vita scorreva tranquilla finché nel suo cervello di luccicanti ingranaggi, quasi fosse un granellino di micidiale polvere, si insinuò un dubbio.
“2 battiti al secondo significano 120 ticchettii al minuto, 7200 battiti all’ora, 172800 al giorno, 1209600 alla settimana, 62899800 ticchettii all’anno…”. I delicati ingranaggi dell’orologio emisero un cigolio lamentoso. “62899800 ticchettii all’anno! È impossibile. Non ce la farò mai!” In breve, il dubbio si trasformò in panico e poi in profonda depressione.
Così un giorno l’orologio prese appuntamento dal miglior psico-orologiaio della città. “Qual è il tuo problema?” chiese gentilmente il dottore. “Oh dottore”, si lamentò, “mi è stato affidato un compito immane, nettamente al di sopra delle mie forze. Devo emettere due battiti al secondo, cioè 120 ticchettii al minuto, 7200 battiti all’ora, 172800 al giorno, 1209600 la settimana, 62899800 ticchettii all’anno… e per molti anni… non posso farcela!!!”. “Un momento”, disse lo psicologo, “quanti ticchettii devi fare alla volta?” “Uno alla volta… Poi un tac, poi un altro tic e così via…”.
“Questa è la cura che ti consiglio: vai a casa mettiti tranquillo e pensa ad un ticchettio alla volta, concentrati su ogni tic e goditelo… uno alla volta… non ti preoccupare del successivo. Pensi di riuscirci? Un tic e un TAC alla volta”. “Certo” rispose l’orologio. Tornò a casa e non si preoccupò più…

Questo è l’orologio nevrotico, una storia di Bruno Ferrero. Forse è un po’ la storia di tutti noi… Quanto ti ci riconosci?
Nota come poni l’attenzione lontano dal presente… In un futuro preoccupato… Magari che nasce da un passato in cui hai imparato a credere alla verità “io non ce la faccio”…
Cos’altro ti suggerisce questa storia?

Anche se non sempre è facile, perché spesso l’inconscio prende il sopravvento e ci costringe a fare cose che pure la nostra volontà conscia non vuole, tu puoi scegliere dove focalizzare l’attenzione, se preoccuparti di ciò che sarà o potrebbe essere o goderti ciò che è… Sei padrone della tua mente, delle tue scelte. O puoi imparare a diventarlo sempre di più…

Lo scorpione. Una storia sul rispetto della propria natura

Un maestro zen vide uno scorpione annegare in uno stagno e decise di trarlo in salvo. Quando lo fece, lo scorpione lo punse. Per l’effetto del dolore, il maestro lasciò l’animale che di nuovo cadde in acqua in procinto di annegare. Il maestro tentò di tirarlo nuovamente fuori dall’acqua e l’animale lo punse nuovamente.

Un giovane discepolo che vide la scena gli si avvicinò e gli disse: “Scusate, maestro, ma perché continuate? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua, lo scorpione vi punge?”

Il maestro gli rispose: “la natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare”.

Allora il maestro rifletté e con l’aiuto di una foglia tolse lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò: “non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni. Purtroppo gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli viene offerto. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene o smettere di abbandonare l’amore che vive in te. Gli uni perseguono la felicità, gli altri la creano. Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è ciò che sei, mentre la tua reputazione è solo ciò che gli altri pensano di te.
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere”.

… … …

Quanti scorpioni hai incontrato nella tua vita? Cosa è successo quando ti hanno punto? Hai imparato ad essere prudente? Ti sei adattato e snaturato? Hai cambiato per loro? Hai mantenuto la tua direzione di vita e la tua missione esistenziale? Che insegnamento ne hai tratto?

Oggi … nota cosa succede quando incontri scorpioni pungenti … cosa senti … cosa pensi … cosa fai … e che reazioni susciti …

Nota quanta autenticità colora le tue scelte… E quanto le tue scelte sono guidate dal tuo bisogno di adattarti a situazioni che non puoi modificare…
Nota quando scegli comunque la via dell’autentica espressione di te… E quando invece scegli un utile necessario compromesso… E nota cosa provi e cosa pensi in queste diverse situazioni…