Come sopravvivere ai buoni propositi

Questo è il periodo dei bilanci e dei buoni propositi. Quali sono i risultati che hai raggiunto e quali sono le aree da migliorare. Quali traguardi per l’anno che sta arrivando… Da Donna Moderna a La Repubblica, passando per Facebook e in ogni TV col suo astrologo, fino ai più accreditati ricercatori scientifici su “come pianificare il nuovo anno ed essere felici raggiungendo i propri obiettivi”, tra la fine del corrente e l’inizio del nuovo, ogni anno troviamo “ricette per la felicità”. E quindi anche qui ne troverai una nella forma di 4 atteggiamenti fondamentali:

  1. Non solo buoni propositi a medio e lungo termine. Va bene fissare obiettivi in diverse aree della tua vita in relazione ai tuoi valori, al tuo potenziale, alla persona che vuoi essere, meglio se un obiettivo per area, uno alla volta: 1. salute e forma fisica; 2. relazioni e affetti (amici, coppia, genitori, figli); 3. lavoro e denaro; 4. benessere emotivo e spirituale; 5. divertimento e passioni. Meglio ancora buone azioni, azioni efficaci al presente: ogni giorno individua 5 “piccole” “grandi” azioni che “devi fare”, senza trascurare alcuna area tra quelle su indicate. Non è un’autorità esterna ad importelo, sei tu che regoli te stesso: “devi” perché vuoi, “devi” perché scegli di farle, “devi” perché lo devi a te stesso, “devi” perché è in linea con la persona che vuoi essere. A fine giornata verifica se le hai fatte o non le hai fatte, questo fa la differenza nella qualità della vita che scegli.
  2. Non solo quello che non hai fatto. È importante dare senso alle cose: perché non hai fatto quello che ti eri prefissato? Cosa te lo ha impedito? Qualcosa da te controllabile o non controllabile? Cosa ti ha bloccato? Pigrizia? Mancanza di metodo o autodisciplina? Mancanza di sicurezza e fiducia in te stesso? Quali paure? Spesso non riesci a portare avanti i tuoi progetti per mancanza di forza di volontà, di perseveranza o costanza; altre volte, i tuoi progetti si scontrano con le tue paure (cosa temi possa succedere se realizzi quel tuo intento), i tuoi conflitti interni (a cosa devi rinunciare se porti avanti i tuoi propositi), con la tua ambivalenza (vuoi e non vuoi quella cosa), con le tue ferite dolorose che si risvegliano …
  3. Non solo successo. Accanto alla disciplina necessaria per raggiungere gli obiettivi nella direzione della persona che potenzialmente puoi diventare e vuoi essere (chiarire i valori, specificare gli obiettivi, seguire un metodo rigoroso per realizzarli, agire), è importante avere un atteggiamento di serena accettazione di quello che non sei, di quello che non ottieni, dei successi che non raggiungi, della vita che non scegli. Di onnisciente e onnipotente ce n’è uno, tutti gli altri devono “saper stare” nella dimensione di limite, perdita e mancanza appartenente all’esistenza. È fondamentale ambire a migliorarsi, a superare i propri limiti, a crescere, a diventare chi puoi diventare in potenza, e, al tempo stesso, è altrettanto indispensabile accettare quello che non sei e che non hai… mentre godi appieno di quello che ti appartiene, che si tratti di salute, di amore, di denaro, di tempo… della persona che sei!!!
  4. Non solo alla fine dell’anno. Non serve il primo gennaio o il primo settembre per darti la scossa o scattare come una molla. E nemmeno ogni lunedì dell’anno. Alla fine della fiera che sia dicembre o gennaio, marzo o luglio, conta veramente poco: la persona che puoi essere è presente in te ogni giorno della tua vita. Sta a te contattarla, comunicare con essa, conoscerla, interrogarti su cosa vuoi fare della tua vita… e farlo.

Nonna e il presidente 

Che si tratti di fare le polpette, di dirigere una nazione o di leggere un post, sempre col tempo abbiamo a che fare: mettere una serie di attività all’interno di un arco temporale. Rispondere ad una serie di richieste che la quotidianità e noi stessi ci poniamo in modo da essere felici ed efficaci: raggiungere i nostri obiettivi con il minor stress possibile (o tollerabile) e con la massima soddisfazione. Come si fa? DISTINGUI CIÒ CHE È IMPORTANTE DA CIÒ CHE È URGENTE. 

È URGENTE qualcosa di oggettivamente legato a una scadenza; entro quando dobbiamo fare una certa attività. È IMPORTANTE qualcosa di soggettivamente legato ai propri valori, obiettivi e ruoli. Una specifica attività da fare quanto vale per me a lungo termine? In che modo e misura mi permette di raggiungere i miei obiettivi e di essere la persona che voglio in quello specifico ambito o ruolo? L’attività urgente è importante invece a breve termine, se non si è pianificata bene la propria attività ovvero ci si è ridotti all’ultimo minuto per fare cose che avremmo potuto fare in precedenza.

Urgente e importante si possono incrociare tra loro in maniera diversa ottenendo categorie diverse di attività ed esperienze.

Quando dedichiamo il nostro tempo, la nostra attenzione e le nostre energie alle attività NON URGENTI e NON IMPORTANTI, stiamo cercando probabilmente distrazioni dallo stress, dai problemi e dalle difficoltà ed evitamenti di cose più importanti. È la classica perdita di tempo, ma può essere anche tempo impiegato bene se non indugiamo eccessivamente in questo tipo di attività che ci distraggono da quelle più importanti. Esempi: so che devo fare una cosa importante, ad esempio una telefonata o un incontro “emotivamente impegnativo”, di lavoro, con un amico, col partner, ecc. e … mi metto a guardare Facebook o qualsiasi altra applicazione distraente, insomma rimando con l’idea, più o meno consapevole, che ciò ridurrà il mio stress per quella cosa importante che devo fare. Mi allontano da ciò che mi stressa… ma è solo un’illusione. Altro esempio: stai studiando o lavorando piegato sulla scrivania e all’improvviso … vai a rovistare nel frigo  o ti rechi alla macchinetta distribuisci snack, senza neanche avere fame. Ti stai allontanando, distraendo da una cosa che in quel momento ti mette in difficoltà. Piuttosto che stare su qualcosa di impegnativo, anche la notifica del meteo in Polonia è più interessante per te. Tutto è buono per distrarsi: guardare la tv, ascoltare la musica, fare una telefonata non importante in quel momento. Magari tutte cose che possono essere importanti … ma in altri momenti. Guardare la TV o FB, uscire con gli amici o fare shopping, chattare o giocare alla PS, ecc. sono attività non urgenti, né importanti, in quel momento che ci aiutano a rilassarci ma, se prolungate, rischiano di diventare inutili sprechi di tempo. Possono essere importanti, ma vanno fatte al momento opportuno e per distendersi, non per evitare il confronto con la realtà di quello che “dobbiamo” fare in quel momento.

Altri esempi: pausa caffè (spesso allungata), controllo internet, FB, mail (cinque minuti diventano un’ora), sistemare la scrivania, fare pulizia del computer, telefonare all’amico, visitare il collega, giocare con lo smartphone (importanti …  ma non adesso!); telefonata a mia sorella (necessaria?), portare fuori il cane (per la tredicesima volta!), controllo frigorifero, tanto per … (e poi come va a finire!?!), zapping, pisolino … allungati!

Quali sono le attività con cui ti distrai, ti sfoghi, di alleggerisci dei carichi pesanti? Quante volte figliolo? 

Quando dedichiamo tempo alle attività URGENTI ma NON IMPORTANTI siamo nel pieno dello stress in quanto facciamo attività di corsa e nemmeno troppo gratificanti. Resta tensione, fisica ed emotiva, rabbia, frustrazione e delusione, disorganizzazione e demotivazione, inefficacia ed inefficienza. Esempi: quando ti riduci all’ultimo momento per consegnare un lavoro o preparare la cena o fare quella cosa che il tuo amico ti aveva chiesto o riordinare l’armadio semplicemente perché chissà dove si è nascosta la maglia che tuo figlio vuole mettere proprio oggi. Spesso sono le cose che facciamo per gli altri quando non sappiamo dire no alle richieste che ci sono state fatte, per svolgere attività importanti forse per gli altri, ma solo urgenti per noi, che non aggiungono reale valore alla nostra qualità di vita! A meno che non vogliamo considerare il bisogno che soddisfiamo ogni volta che diciamo sì in modo da risultare impeccabili, generosi, corretti, affidabili, buoni… per gli altri, ma non per noi! È la differenza tra essere realmente impegnati a raggiungere un proprio obiettivo di valore ed essere affaccendati e avere tante cose da fare ma non veramente fondamentali per i nostri obiettivi, valori e ruoli e per la persona che vogliamo essere.

Quali attività hai fatto nell’ultima settimana consapevole che fossero urgenti ma meno importanti rispetto ad altre che hai tralasciato?

Quando dedichiamo tempo alle attività URGENTI e IMPORTANTI siamo sotto pressione. Sono attività che a volte compaiono improvvise, importanti, non delegabili, richiedono di agire immediatamente. E se è vero che per molti agire sotto pressione significa attivare risorse che credevamo di non possedere e rendere al meglio, è anche vero che vivere in condizioni estreme può avvenire una volta ogni tanto, non può essere il modo abituale di gestire le proprie attività, che si tratti di fare la spesa per la cena di Natale, di scrivere un post, di correre al pronto soccorso dove hanno portato nostro figlio o di consegnare il progetto dello stadio!!!

Cosa hai fatto di importante nell’ultima settimana e in condizioni di urgenza?

Quando dedichiamo il nostro tempo alle attività IMPORTANTI ma NON URGENTI vuol dire che abbiamo pianificato bene, in anticipo il nostro tempo, senza il fiato sul collo legato alle scadenze: stiamo effettivamente creando una vita di qualità e di valore a lungo termine. Sono tutte quelle attività che ci fanno crescere e ci avvicinano a realizzare una vita proprio come la vogliamo, orientata dai nostri valori, da chi vogliamo essere. Può essere qualcosa che riguarda la nostra crescita personale: partecipare ad un corso di formazione, leggere, studiare, imparare un mestiere, imparare dal contadino e dal saggio; pianificare la nostra carriera, cosa dovrà contenere il nostro lavoro tra un anno, tra tre anni, tra cinque anni; lavorare su un progetto col proprio gruppo di lavoro, ben pianificato, senza pressioni. Può essere dedicare tempo a se stessi, alla propria forma fisica (fare sport) o al benessere spirituale (passeggiare nel bosco, fare meditazione, ricercare la verità …); può essere dedicare il tempo ai propri cari, al gioco con i figli, al cinema col partner, al bar con gli amici, al calduccio con la nonna. Fare la spesa, e di qualità, prima di trovare frigo e credenza vuoti o dover mangiare robaccia che troviamo all’ultimo. Dedicare tempo e importanza al pasto piuttosto che ridursi al solito panino al volo. Concentrare le commissioni numerose ma brevi in un unico spazio settimanale, ad esempio una mattina per andare alla posta e in banca, fare spesa settimanale, recarsi in Municipio, sbrigare scartoffie, ecc. Dedicare tempo alle relazioni perché siano di cura e attenzione reciproca prima che diventino di incomprensione, distanza, astio.

Paradossalmente le attività importanti e non urgenti sono le prime ad essere accantonate quando ci troviamo nell’urgenza di dover svolgere altre attività. Ma sono veramente quelle che fanno la differenza nella nostra vita e quando le facciamo siamo soddisfatti e realizzati, consapevoli e responsabili della direzione che stiamo dando alla nostra vita.

Quando pianifichiamo la nostra giornata o settimana, insomma la nostra vita, dobbiamo focalizzarci sul FARE IL PIÙ POSSIBILE COSE NON URGENTI, MA IMPORTANTI.

Cosa hai fatto in settimana nonostante non fosse urgente, scegliendo di farlo perché sapevi che era importante? 

Essere consapevoli del modo in cui si impiega il proprio tempo è fondamentale per accedere ad una consapevolezza di sé ampia e profonda. Scegliere il tempo è scegliere la propria qualità di vita.
Quando in terapia aiuto le persone ad ottimizzare il loro tempo si arriva sempre ad un’esplorazione in profondità in cui le apparentemente banali scelte sul tempo e le priorità fanno emergere i valori profondi della persona, le paure caratteristiche, gli imperativi morali che segue, i sensi di colpa e di inadeguatezza, il senso di quelle scelte all’interno della storia di vita di quella persona, scelte che all’inizio sembrano consapevoli, ma che acquistano senso nell’inconscio della persona, nei suoi bisogni più attivi ed importanti.

Il tempo non è altro che la cornice entro cui noi disegniamo la nostra vita.

A lezione dalla morte 

Qualche anno fa Bronnie Ware, un’infermiera australiana, scrisse un articolo sul suo blog che è diventato fonte di ispirazione per il lavoro di crescita personale. Da qualche anno ne ha fatto un libro (Vorrei averlo fatto. I cinque rimpianti più grandi di chi è alla fine della vita) costruito intorno al tema del rimpianto, nato dall’esperienza con malati terminali. L’infermiera ha raccolto i pensieri delle persone che nell’avvicinarsi della morte le raccontavano i più grandi rimpianti della loro vita. Ha trovato 5 grandi rimpianti che vengono più frequentemente espressi dalle persone in punto di morte.

1. Avrei voluto avere il coraggio di vivere la “mia” vita. 

2. Avrei voluto lavorare meno. 

3. Avrei voluto avere il coraggio di esprimere i miei sentimenti.

4. Avrei voluto dedicare più tempo al rapporto con i miei amici.

5. Avrei voluto permettere a me stesso di essere più felice.

Il rimpianto è la sensazione che abbiamo rispetto a non aver fatto delle azioni che avremmo voluto o potuto fare. Esso si accompagna a diverse emozioni possibili: la tristezza per non avere oggi quello che avremmo potuto avere se avessimo fatto certe scelte e non altre; il senso di colpa per aver orientato la nostra vita verso soluzioni non soddisfacenti, a volte anche molto dolorose, “a causa” di quello che abbiamo fatto e soprattutto non abbiamo fatto; la rabbia con noi stessi per come ci siamo giocati male certe carte; la delusione per le azioni non fatte, per i traguardi non raggiunti, per come non abbiamo curato certe relazioni, per come non ci siamo presi cura di noi stessi, ecc.; la preoccupazione per quello che ci aspetta alla luce delle cose fatte e non fatte; a volte la vergogna di fronte agli altri per come ci siamo comportati.

Senza doversi necessariamente trovare in condizioni estreme di impotenza, l’idea del rimpianto può essere molto motivante nel guidare oggi, in stato di salute, il nostro comportamento nella direzione della vita che vogliamo. Invece di focalizzare l’attenzione sul passato che non abbiamo vissuto, possiamo agire al presente per creare il futuro che desideriamo: oggi è il primo giorno del resto della nostra vita. A cominciare dall’essere capaci di vivere la vita in base ai nostri desideri, bisogni e sogni, invece che in base a ciò che gli altri si aspettano da noi. Imparando a selezionare ciò che di buono gli altri hanno da offrirci: consigli, suggerimenti, spunti di riflessione, sostegno; da ciò che è buono per loro ma non per noi: pretese, manipolazioni, induzioni sotterranee, imposizioni subdole, imperativi nascosti da richieste, colpevolizzazioni, ecc.

Salute e scarpe nuove. Il resto è libertà di scegliere la propria vita, è essere responsabili della propria felicità, è prendersi tutto il potere che abbiamo di creare la vita che vogliamo, rispettando i nostri limiti, in termini di capacità e di coscienza morale e, al contempo, rispettando le altre persone; sfidando i nostri limiti mentre onoriamo le possibilità concrete e reali che abbiamo di costruire la vita e la persona che vogliamo essere. Cosa stai aspettando per essere felice? Quali opportunità stai perdendo o trascurando?

Fatti salvi condizionamenti estremi o situazioni oggettive immodificabili, il resto è scelta del tempo da dedicare a questa o quest’altra attività. Il tempo del lavoro, ad esempio, è importante, per chi ha la fortuna o la possibilità di lavorare; il lavoro può essere una passione fonte di realizzazione e autostima e porta i soldi strumentali a fare ciò che più ci piace. Quale l’equilibrio migliore tra tempo di lavoro e tempo da dedicare ad altro, alle relazioni, alla cura di sé, al “divertimento”, alla crescita personale? Il tempo non fa sconti e spesso troppo tardi ci accorgiamo di quello che ci siamo persi mentre il nostro sguardo era rivolto altrove. La salute è andata, i figli sono cresciuti, il partner si sente trascurato, non abbiamo niente che ci diverte, ecc.. Un’ora di lavoro in più al giorno, o anche due, cento o mille euro in più al mese sono veramente finalizzati a ciò che per te è importante? Sono finalizzati a ciò che per te è importante veramente?

Emozioni e sentimenti sono regolatori delle relazioni e del proprio benessere. Ci segnalano quello che succede dentro di noi rispetto a quello che ci accade intorno: situazioni, relazioni, eventi. Purtroppo fin da bambini abbiamo imparato ad esprimere e anche a reprimere le nostre emozioni e i nostri sentimenti in base a quanto valutiamo di ottenere quello di cui abbiamo bisogno. Se, ad esempio, credo che la mia rabbia farà arrabbiare mamma che temo “non mi vorrà più bene” allora decido di reprimere quella emozione che, così bloccata, potrà essere fonte di somatizzazioni. Se quando piango papà mi rimprovera “perché i maschietti non piangono” allora sarà meglio non versare quelle lacrime altrimenti “papà non mi vorrà più bene né sarà contento di me”. Se mi hanno detto fin da piccolo che non bisogna avere paura di niente, questa emozione per me sarà bandita e resterà incastonata nella pieghe del mio corpo spaventato e ammalato. In generale, fin da piccoli impariamo che esprimere certi sentimenti ed emozioni può essere pericoloso, può allontanare gli altri, può renderci antipatici, può mostrare le nostre fragilità, ecc. e questa “verità in cui il bambino crede” la troviamo confermata tante volte nel corso dell’età evolutiva, fino a quando da adulti finiamo per preferire il quieto vivere al risentimento che ci logora dentro per una vita. Le nostre vite finiscono così per essere segnate da emozioni inespresse e potenzialità mai realizzate, da malattie psicosomatiche che esprimono attraverso il corpo malato quello che non abbiamo saputo dire apertamente. Fino a quando da adulti non sappiamo dire ti amo, ti voglio bene, ti stimo, sono orgoglioso di te, grazie che ci sei …

Ci accorgiamo del valore di molte cose solo quando le abbiamo perse. Così è per l’amicizia come per la salute. O per altri aspetti della nostra vita che non riusciamo ad apprezzare fino in fondo se non quando non ne possiamo godere più o non più come vorremmo. Gli amici, la salute, gli affetti in generale, un certo lavoro, altri aspetti preziosi della nostra vita vanno coltivati e apprezzati, momento per momento, dedicando ad essi il “giusto” tempo per viverli e nutrirsene.

La felicità è una scelta rispetto alla quale impegnarsi attivamente e con disciplina: cosa mi rende felice? Come voglio essere come persona per sentirmi felice? Cosa devo fare per essere la persona che voglio in modo da sentirmi felice? Troppo spesso siamo incapaci di scegliere la nostra felicità, incapaci di metterci in discussione per paura di rischiare quanto abbiamo già acquisito. Spesso scegliamo la sicurezza del già noto alla ricerca della felicità che porta con sé un certo grado di ignoto. Preferiamo la certezza comoda delle abitudini sempre uguali a se stesse al viaggio scomodo richiesto per arrivare lontano.

In punto di morire probabilmente il giudizio degli altri, le aspettative degli altri, l’essere “corretto”, “limpido”, “ineccepibile” o in qualsiasi altro modo in cui hai vissuto la tua vita per andare bene agli altri diventa veramente irrilevante, l’ultimo dei pensieri, se non come rimpianto di ciò che non hai fatto. Allora perché non cominciare da ora a relativizzare il giudizio delle altre persone? Perché non cominciare da ora ad agire in base ai propri bisogni e desideri autentici, in contatto con la realtà, ma guidati dall’interno invece che dall’esterno? Quali sono i valori veramente importanti per te che devono oggi guidare le tue grandi e piccole scelte quotidiane?

Rileggi i 5 rimpianti trovati da Bronnie Ware e aggiungine altri che ti sono venuti in mente, che senti dentro nel tuo cuore. Per ciascuno di essi identifica un’azione nuova che puoi fare per ridurre quel possibile rimpianto. E falla. Ora. Il prima possibile. Prima delle solite altre azioni …

È ovvio che non è facile… è una scelta!!!

E quando ti trovi di fronte ad un conflitto personale tra cose parimenti importanti per te… scegli in modo da goderti appieno la via intrapresa e accettare con serenità ciò a cui rinunci!!! 

Il rimpianto ha molto a che fare con la vita piuttosto che con la morte… una vita che vale la pena di essere vissuta!!!

La qualità del tempo di vita

Conosci la storia del “non ho tempo”? E chi non la conosce? E la sua variante “non ho abbastanza tempo”? Praticamente tutti ci ritroviamo a dire, una o più volte al dì, “non ho abbastanza tempo!!!”. Conosci sicuramente anche la storia che “il tempo è una risorsa limitata” e che “siamo noi a scegliere le attività da svolgere nel nostro tempo”. Ora stai impiegando il tuo tempo a leggere queste righe… speriamo sia tempo speso bene!!!

Allora conosci pure la storia del tempo sprecato? Quanto tempi sprechi al giorno a fare cose che non hanno nessun valore per te? Oppure: quale valore ti danno le attività che svolgi?

E qui sorge spontanea la domanda: e chi lo stabilisce se è tempo sprecato? Cosa dà veramente valore al mio tempo?

Governare il proprio tempo equivale a governare la propria felicità. Organizzare il proprio tempo è uno dei modi fondamentali attraverso cui gestiamo le svariate richieste che ci presenta il quotidiano:

  • le richieste che ci provengono dall’esterno: gli altri, il lavoro, la famiglia, la società, ecc.
  • le richieste che facciamo a noi stessi: come dobbiamo essere, quello che dobbiamo fare, gli standard che ci poniamo, le aspettative che ci creiamo, le cose che vogliamo realizzare, i desideri che inseguiamo, ecc.

Siamo noi a scegliere la nostra vita. Siamo noi a scegliere lo stress o la felicità. Siamo a noi a padroneggiare il tempo. Possiamo essere noi a farlo o possiamo lasciare che il tempo governi noi; che gli altri gestiscano la nostra vita e la nostra felicità. Che l’esterno tracci la direzione della nostra vita e il modo di viverla.

Il tempo è una dimensione fondamentale dell’esistere attraverso cui organizziamo un’altra dimensione essenziale della vita: i bisogni e la loro soddisfazione.

Il tempo è una risorsa, qualcosa di estremamente prezioso, un capitale umano da investire e non sprecare.

La società globale mediaticamente governata ci assedia con messaggi e spinte all’azione orientati alla competizione, all’individualismo sfrenato, alla vittoria del più efficiente. Siamo bersagliati da inviti ad eccellere e primeggiare oltre ogni ragionevole “missione possibile”. E il tempo non basta mai. Sembra non bastare mai. Il tempo è una risorsa limitata, non può essere ricostituito né accumulato. Può essere governato. Possiamo governarlo in modo da potenziarne la qualità in relazione ai nostri bisogni e valori. Possiamo realmente ed effettivamente metterlo a disposizione dei nostri sogni e dei nostri desideri. Possiamo e dobbiamo occuparci del nostro tempo in maniera intelligente, “emotivamente intelligente” perché la qualità del nostro tempo è la qualità della nostra vita. E la qualità della nostra vita è in proporzione diretta alla qualità delle emozioni che sperimentiamo e delle esperienze piacevoli che viviamo.

 “Non ho mai tempo per…” sembra essere diventata la formuletta per niente magica con cui affrontiamo lo stress quotidiano che continuamente “scegliamo”.

Per ciascuno di noi diventa sempre più difficile rinunciare all’onnipotenza rispetto al limite: ciascuno di noi amplifica a dismisura le richieste che fa a se stesso e all’altro in una rincorsa continua a riempire di tante cose (attività) un vuoto che sembra un buco nero senza fondo e che risucchia a sé ogni possibile scelta consapevole di qualità della vita. Oltre ogni “scusa” o “giustificazione” legate al funzionamento della civiltà dell’informazione e della distorsione, siamo noi che scegliamo di non riconoscere e non rispettare il limite intrinseco all’umana esperienza.

Se io governo il mio tempo in modo consapevole e responsabile, allora ho più probabilità di creare e governare la qualità della mia vita.

Ciascuno di noi, in misura differente, si è trovato nel corso della vita a fare i conti con situazioni di tempo pieno e di tempo vuoto.

Il tempo è pieno quando: “mi ci vorrebbe una giornata di 48 ore…”. E se fosse pieno di spazzatura?

Il tempo è vuoto quando: “come riempio/occupo il mio tempo?” E se il vuoto fosse fertile?

Il tempo è padrone. Io sono padrone del mio tempo. Non è un rapporto di sfruttamento reciproco, quanto un rapporto che richiede una consapevole organizzazione tra un’entità fissa indipendente dalla propria volontà e i bisogni personali. A meno che non scegliamo di essere vittime del tempo e di qualcuno che lo governa per noi!!!

Il tempo è una risorsa limitata. Dentro il limite devo scegliere e rinunciareaccettare che non tutto è possibile, assumendomi la responsabilità della scelta e facendo i conti con le conseguenze della rinuncia.

Ogni scelta presenta vantaggi e costi. Ogni comportamento è frutto di una scelta tra bisogni che vengono organizzati, più o meno consapevolmente, in termini di priorità. Di importanza secondo i personali valori. Quindi di tempo.

Banale come concetto quanto fondamentale se lo metti in pratica. Pensa alla giornata che ti aspetta o a quella appena trascorsa, pensa a quello che hai fatto ieri e a quello che farai domani. Pensa alle persone che hai incontrato oggi e a quelle che incontrerai domani. Pensa all’effettivo valore che dai alla tua vita svolgendo quelle attività e incontrando quelle persone. Se lo fai ci sarà un perché… in che modo le attività che riempiono il tuo tempo riempiono anche la tua vita?