Quando la fragilità bussa alla porta

Spesso molti pazienti arrivano a dire “vorrei tornare quello di prima”. Quasi tutti sono persone che hanno da sempre funzionato ‘ad alti livelli’, chiedendo a se stessi di essere all’altezza di standard elevati di prestazione in numerosi ambiti della loro vita: come figlio e come fratello, come amico e come studente, come partner e come lavoratore, come sportivo e in qualsiasi altra area di vita. Sono persone che hanno vissuto la competizione come l’aria per respirare…
Hanno vissuto perché quando arrivano in terapia a chiedere aiuto vuol dire che sono crollati. Il loro sistema ‘altamente performante’ non ha retto. E quindi, comprensibilmente, dal loro punto di vista, esprimono il desiderio di tornare ad essere come prima. Giustamente, per certi versi, visto come hanno sempre funzionato, ma paradossalmente perché è proprio il loro modo di funzionare che li ha portati a sviluppare sintomi e malessere.
Spesso sono persone che ‘si sentono ok’ … se e solamente se sono ‘forti’ e si sentono ‘forti’ e agiscono come sempre da ‘forti’; non riescono a concepire né a tollerare men che meno ad accettare la sensazione di fragilità che pure è venuta a trovarli sotto forma di sintomi e malesseri vari.
Per chi ‘deve essere’ da sempre solo ed esclusivamente ‘forte per sentirsi amato e stimato’, l’idea di avere anche parti fragili e momenti di fragilità è qualcosa di devastante.
Il lavoro su di sé può aiutare queste persone ad accogliere ciò che accade come qualcosa di prezioso. All’inizio sono spaventati, arrabbiati, confusi. Non capiscono e non accettano che stia succedendo proprio a loro… Gradualmente arrivano a comprendere il senso e il valore di ciò che sta succedendo nella loro vita. E può essere l’inizio di una nuova ricca fase di vita in cui alcune abitudini precedenti lasciano il campo a nuovi modi di vedere il mondo, le cose, se stessi e gli altri. Nuovi modi di pensare, sentire e agire al servizio di scelte di vita più consapevoli, flessibili ed equilibrate.

Prima che sia troppo tardi in tre atti

Come recita quel detto?
“Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi”. Espressione dal significato incontrovertibile: sei arrivato tardi. Hai adottato certe misure a danno avvenuto. Ti è mai capitato? Ti sei accorto di qualcosa quando ormai non avevi più potere reale di intervenire. Il rubinetto che gocciola e poi si rompe. Un segno di malessere poi un altro e un altro ancora fino a quando compaiono sintomi e malattie, fisiche e psicologiche. La spia dell’olio che da arancione diventa rossa fino a bruciare il motore. “Mi aveva avvertito e alla fine mi ha tradito”; valga per l’auto, ma anche per il partner.
In molte relazioni interpersonali, in coppia come al lavoro, tra amici e in famiglia, succede che non siamo capaci di ascoltare i segnali che dall’interno e dall’esterno ci dicono che stiamo raggiungendo il nostro limite di sopportazione. Quel limite non è stato da noi colto o giustamente ascoltato. Quel limite non ha assunto dentro di noi quell’autorevolezza tale da diventare guida del nostro comportamento. Abbiamo fatto finta di non vedere oppure abbiamo sottovalutato la situazione o ce la siamo raccontata in modo ingenuo sapendo di mentire a noi stessi. Fatto sta che ad un certo punto è tardi… Il danno è compiuto… Potrai trovare certamente esempi nella tua vita di questo meccanismo disfunzionale in cui solo dopo ti sei ritrovato a raccogliere i cocci del tuo atteggiamento. I cocci pratici ed emotivi: rabbia, tristezza, paura, senso di smarrimento o fregatura, sensi di colpa, vergogna, ecc.
Allora, visto che “il latte è ormai versato”, tanto per evocare un’altra recita, chiediti: se avessi ascoltato e seguito il mio sentire autentico e la mia saggezza intuitiva cosa avrei fatto? Cosa non avrei fatto? Immagina lo scenario come sarebbe cambiato… Anche se ormai il latte è perduto.
Quindi, ancora più importante, da ora in poi, per evitare di ripetere l’errore, chiediti: cosa farò quando arriveranno segnali precoci che mi avvisano di qualche possibile situazione negativa?
“Con i se e con i ma non si fa la storia”, dirai tu, il passato è passato (terzo atto di una stessa recita); certo che sì, ma altrettanto certamente si può imparare ad agire con più consapevolezza nel presente e nel futuro.
È ovvio che noi siamo esseri conflittuali, quindi, se non ne abbiamo seguito certe nostre sensazioni ed intuizioni, probabilmente abbiamo dato retta ad altre parti di noi, altri bisogni, altri stati d’animo, altre paure, altri desideri, in contrasto con le prime. A maggior ragione diventa fondamentale il lavoro di consapevolezza di sé. Un lavoro per aiutarci a fare chiarezza sul senso e sul valore delle nostre scelte. Perché fai quello che fai? Perché non fai quello che sai dovresti fare? Cosa ti spinge profondamente ad agire come agisci nonostante a volte il prezzo che paghi sembra molto più alto del valore che ricavi?

Ieri come oggi, da oggi mai più

Inevitabilmente, non possiamo soddisfare tutti i nostri bisogni. Anche da piccoli, non sempre abbiamo ricevuto risposte positive e appaganti quando manifestavamo i nostri bisogni. Alcune volte, però, per alcune persone, la frustrazione originaria è stata proprio eccessiva. Hanno ricevuto risposte di disinteresse totale, disattenzione assoluta, risposte rabbiose, critiche. Quel bambino si è sentito rifiutato, abbandonato, non amato, completamente svalutato nella sua unicità di persona. E ha imparato a fare con se stesso come gli altri hanno fatto con lui. Nel tempo avrà imparato a non riconoscere nemmeno i suoi bisogni e desideri, li avrà messi nel ripostiglio più buio della sua anima. Avrà imparato a fare senza. Pagando inevitabilmente un prezzo enorme di dolore per un vuoto irrisarcibile.
Da adulto, in molteplici modalità, quasi completamente inconsapevoli, cercherà di colmare l’incolmabile. Tenderà ad incontrare gli altri con il filtro della pretesa, con la credenza, anche questa non proprio consapevole, di avere il diritto al risarcimento. E crederà anche che ciò che non ha ricevuto allora gli sia dovuto ora. Inevitabilmente, vivrà una ripetizione della frustrazione originaria, vivendo gli altri come massicciamente deludenti, profondamente incapaci di soddisfare i suoi bisogni e di sintonizzarsi coi suoi stati d’animo.
Le sue relazioni non potranno che essere intossicate da rabbia e risentimento reciproci che non faranno altro che alimentare la deprivazione e il senso di profonda solitudine e non amore.
Con questa ferita, la persona arriva in terapia a chiedere aiuto per una serie di sintomi e problemi nelle relazioni attuali. Da questi si procederà all’indietro fino alla cura di quel bambino deprivato che oggi governa l’adulto sofferente.

Chiarezza e possibilità: dalle miserie alle meraviglie

Noi siamo oggi quello che abbiamo imparato ad essere ieri. ‘Qui e ora’ ripetiamo, quasi del tutto inconsapevolmente, ciò che imparammo ‘lì e allora’. Questo è e questo potrebbe andare bene per tutta la vita. Quando, invece, sorgono problemi e sofferenza, individuale e nei rapporti interpersonali, allora è il momento di fare maggiore chiarezza.
Senti la sofferenza e provi varie strade per ridurla.
Senti il bisogno di aiuto e cerchi strumenti e possibilità diverse. Un amico, un parente, qualcuno che ti conosce e ti vuole bene. Un gruppo, un partner, la parrocchia, un libro di auto aiuto. Un cammino spirituale. Se non bastano queste strade, arrivi in psicoterapia.
In psicoterapia, impari ad osservare quello che c’è ma solitamente non vedi. Quello che ti guida da dentro, ma a cui solitamente non presti attenzione.
In psicoterapia, puoi imparare a conoscere il tuo modo di stare al mondo, con te stesso e con gli altri, appreso in passato e ripetuto innumerevoli volte fino a diventarne esperto. Sei esperto di te stesso (anche se quasi mai lo sai consapevolmente), ovviamente esperto di ciò che pratichi da sempre. Esperto delle tue miserie, dei tuoi modi di pensare, agire ed essere che hai imparato in antichità perché ti sono serviti, ma che oggi ti procurano più dolore che sollievo.
In psicoterapia, puoi conoscere te stesso, soprattutto i tuoi modelli ricorrenti di comportamento e relazione, ciò che fai da una vita, ma di cui sei poco consapevole. Conoscere le tue miserie per impegnarti a trasformarle nelle tue meraviglie. Nuovi modi di pensare, regolare le tue emozioni, trattare i tuoi bisogni, agire per i tuoi scopi, decidere per i tuoi obiettivi, scegliere per i tuoi sogni.
Quando senti l’espressione “conosci le tue miserie” a cosa ti fa pensare?
Quando senti l’espressione “puoi sempre trasformare le tue miserie in meraviglie” a cosa ti fa pensare?
Quello che pensi sulle tue miserie e sulle possibili meraviglie che puoi creare nella tua vita, in che modo può guidare le tue azioni, da oggi in poi e per il resto della tua vita?

Come puoi trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie

Sei nella miseria quando confondi ciò che puoi controllare con ciò che non puoi controllare…
Sei nella miseria quando vuoi cambiare le altre persone…
Sei nella miseria quando ti perseguiti con giudizi feroci che non ti danno scampo…
Sei nella miseria quando sguazzi nella lamentela fine a se stessa…
Sei nella miseria quando indugi nella pretesa e non riesci mai ad essere soddisfatto…
Sei nella miseria quando continui a fare la vittima…
Sei nella miseria quando resti fermo ad aspettare che le cose arrivino da sole…
Sei nella miseria quando pensi troppo senza agire o agisci senza pensare…
Sei nella miseria quando metti sempre gli altri prima dei tuoi bisogni…
Sei nella miseria quando ti incastri in missioni impossibili…
Sei nella miseria quando ti aspetti che gli altri sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu…
Sei nella miseria quando ti ritrovi a sentirti o completamente impotente o addirittura onnipotente…
Sei nella miseria quando ti fai gestire dal tempo degli altri e il tempo a te non basta mai…
Sei nella miseria quando non riesci a comunicare efficacemente per risolvere i conflitti…
Sei nella miseria quando aggiungi dolore evitabile al dolore inevitabile…
Sei nella miseria quando vuoi tutto e pure subito…
Sei nella miseria quando dichiari di voler cambiare ma di fatto non fai niente di realmente efficace per ottenere ciò che desideri…
Sei nella miseria quando…
E sei anche nella miseria quando…
Ti vengono in mente altre miserie?
Insomma, quanto puoi esclamare: “sono proprio nella miseria!!!”?
E, soprattutto, come puoi trasformare le tue miserie, una, qualcuna o moltissime, nelle tue meravigliose meraviglie?

Comincia a riflettere sulle tue miserie…

Comincia a sentire le emozioni che provi quando sei nella miseria…

Comincia ad identificare quali sono i tuoi bisogni sani e realistici che da troppo tempo stai facendo aspettare…

E, soprattutto, alla luce di questa consapevolezza, comincia ad agire come non hai mai fatto…

Buon viaggio…

Alice nel paese delle miserie. Il libro

Oggi proprio oggi è il giorno giusto per iniziare a trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie.
Questo potrebbe essere un mantra da leggere ogni giorno, più volte al giorno, anche oggi, proprio oggi, primo giorno del resto della tua vita.
Ti invito a farne una scelta di vita. Impegnarti a creare la tua vita meravigliosa. Una vita certamente non perfetta, non esiste!!!
Anzi no, esiste. La vita è perfetta quando accetti che non esiste la vita perfetta.
Ti invito a rintracciare le tue miserie. I tuoi modi di funzionare, con te stesso e nelle relazioni, modi che ti procurano stress. I tuoi modi di pensare e di agire che generano la tua sofferenza. La tua corazza caratteriale costruita negli anni, che a volte sembra una corazzata inaffondabile, a volte è piena di falle che la portano a picco.
Ti invito a cercare quello che c’è ma non si vede, non sempre almeno, non immediatamente, eppure è lì, nel tuo modo di essere, che condiziona ciò che fai e ciò che succede nella tua esperienza di vita.
Ti invito, nonostante la paura, ad affidarti al tuo coraggio di farti guidare dai tuoi desideri.
Ti invito, nonostante tanti limiti e l’impotenza, ad impegnarti per la creazione di una vita basata su ciò che per te è importante, su ciò che ha per te valore, per rendere la tua vita degna di essere vissuta.
Ti invito a contattare la tua capacità di meravigliarti, sempre e comunque. A cercare la speranza anche nella disperazione, a creare un senso anche se a volte un senso non sembra esistere.
Ovviamente ti invito a leggere il mio libro e ti ringrazio in anticipo per come vorrai condividerlo, per farne pratica concreta di consapevolezza e responsabilità, individuale e nei rapporti interpersonali. 🙏🍀

Mainagioia

“Mai una gioia” potrebbe essere un’espressione emotiva e filo conduttore di tante persone che arrivano a stare male, ad essere sofferenti in uno o in diversi ambiti della propria vita.
Quando stai male cerchi prima di capire cosa sta succedendo, poi condividi con qualcuno, uno o tanti, ciò che stai vivendo, quindi cerchi consigli e indicazioni dalle persone che appartengono alla tua vita. Se non funziona arrivi a chiedere un aiuto specialistico, magari passi tra il medico di base ed un altro specialista o cerchi risposte in tante discipline del benessere e forse, ad un certo punto, chiedi un aiuto per una psicoterapia.
Ogni disagio è diverso, ogni persona è diversa, ogni storia è diversa. Al tempo stesso, in ogni psicoterapia sono sempre presenti alcuni aspetti, più o meno centrali nella specifica situazione della persona che esprime il suo malessere e il suo bisogno di aiuto.
1. Manifestazioni di sofferenza fisica, emotiva, relazionale. Ansia, depressione, dipendenze, sintomi fisici, ritiro sociale, conflittualità interpersonale diffusa, problemi sul lavoro, in coppia, solitudine, ecc.
2. Tentativi di trattamento, auto-cura e richiesta di aiuto nella rete sociale e affettiva.
3. Comportamenti, più o meno consapevoli, attraverso cui la persona, senza volerlo, senza colpa quindi, fino a prova contraria, contribuisce al determinarsi di quella situazione di disturbo e stress. Insomma, cosa fai e cosa pensi di fronte a certe situazioni e a certi comportamenti di certe persone.
4. Richiamo al valore della ripetizione. Noi siamo il risultato delle nostre esperienze di apprendimento attraverso cui abbiamo sviluppato modalità autodistruttive o disfunzionali o patologiche di agire e reagire, di percepire il mondo e pensare le cose, di intrattenere relazioni e di fare scelte. Quello che fai oggi lo hai imparato tempo fa e continui a ripeterlo fino a diventarne grande esperto e ad avere difficoltà a fare diversamente.
5. Valore della consapevolezza. Conoscere questo apprendimento precoce e come oggi condiziona il modo di pensare e il comportamento attuale fonte di sofferenza.
6. Valore della responsabilità. Iniziare a cambiare. Impegnarsi concretamente, in prima ed unica persona, per cominciare ad apportare correttivi ai propri modi di interpretare ciò che ci succede e soprattutto correttivi ai propri modi di agire e reagire. Sviluppando nuovi attrezzi per cavarcela nei problemi e aumentando il repertorio delle scelte a nostra disposizione.

Su questa traccia si realizza il percorso di cura, crescita e sviluppo personale, ognuno fin dove si sente e riesce ad arrivare.

Razionale e irrazionale

Ciò che è razionale e irrazionale molto spesso non riguarda la mente logica, appartiene piuttosto alla mente storica, ad una logica che nasce dalla storia personale.
Se la tua storia è piena di esperienze traumatiche, è irrazionale avere fiducia nel futuro, anche se la fiducia razionalmente è ciò che permette di affidarsi e chiedere aiuto per curare le proprie ferite.
Se nella tua storia molte cose importanti sono finite male, probabilmente la speranza oggi per te è qualcosa di irrazionale.
Se sei stato tradito più volte da persone per te significative, è irrazionale crederci ancora, credere ancora in relazioni in cui dare tutto te stesso.
Se hai incontrato tanti fallimenti, credere in te stesso può sembrare una scommessa irrazionale totalmente lasciata al caso.
Hai altri esempi?
Un po’ tutti abbiamo imparato ad avere idee, convinzioni e credenze che trovano il loro senso, più o meno razionale, nella storia nel nostro sviluppo personale.
Chi abbiamo incontrato, cosa abbiamo vissuto, come lo abbiamo interiorizzato, cosa abbiamo imparato a credere sono diventati la cornice entro la quale abbiamo dipinto il quadro del nostro stare al mondo, con noi stessi e con gli altri. E ancora oggi questa cornice definisce i contorni di ciò che per noi è razionale e irrazionale, giusto e sbagliato, comprensibile e senza senso.
Quando oggi emerge una sofferenza nella forma di ansia e depressione, disturbi fisici e difficoltà interpersonali, problemi al lavoro e difficoltà sentimentali, siamo chiamati a guardare dentro quella cornice, per provare a prendere una tavolozza e cominciare a dipingere qualcos’altro…

Quando hai deciso

Quando hai deciso che dovevi essere sempre perfetto per essere felice? Non lo hai deciso? Allora perché ogni volta che fai un errore ti dai addosso in modo feroce come se avessi infranto un patto di sangue con la vita?
Quando hai deciso che dovevi essere sempre forte? Non lo hai deciso? Allora perché quando vivi un momento di debolezza sei assalito dalla più sprezzante delle vergogne e tendi rifiutare la tua fragilità e a nasconderla a te stesso prima che agli altri?
Quando hai deciso che nella vita dovevi sempre accontentare gli altri? Non lo hai deciso? Allora perché in ogni occasione finisci sempre per farti in quattro per tutti e solo per te non resta mai niente?
Quando hai deciso che nella vita dovevi sempre e comunque correre e sforzarti oltre misura fino a trascurare i più basilari bisogni di quiete e riposo? Non lo hai deciso? Allora perché la tua giornata è scandita da mille impegni (dove ce ne vanno molti di meno) tranne che dall’impegno a prenderti cura di te?
Ti vengono in mente altri contratti che hai firmato con la vita e con te stesso?
Sembra l’uccello del malaugurio, in realtà è la saggezza dentro di te che ti dice: se continui a vivere all’interno di queste decisioni che porti avanti da una vita, prima o poi il prezzo che pagherai diventerà troppo grande rispetto ai vantaggi che ricavi da queste scelte.
La tua saggezza ti vuole invitare a prendere nuove decisioni. Ad investire il tuo tempo, le tue risorse, le tue energie in direzioni diverse da quelle che porti avanti da una vita e che oggi sono fonte di tanta tua sofferenza.
Pensa ad un’area della tua vita, ad un ruolo che incarni, ad una relazione. Poni l’attenzione ad un comportamento che tipicamente ti caratterizza in quell’ambito, addirittura ad una scelta che adotti da una vita… E dai a te stesso una diversa possibilità di agire… Un nuovo permesso a te stesso per cominciare da una piccola nuova azione a cambiare ciò che sembra scritto da una vita…

La coppia ruminativa

Le coppie che mi capita di incontrare nel mio lavoro, come terapeuta prima di tutto, ma anche come consulente nei processi di separazione e affidamento, sono spesso bloccate in un vortice ripetitivo di recriminazioni e accuse reciproche. Entrambi i partner o ex, ciascuno a suo modo, alimentano un circolo vizioso di rabbia e aggressività reciproca, di fatto sterile rispetto ad ogni soluzione creativa, si tratti di salvare la coppia o il benessere individuale o l’armonica crescita dei figli, se e quando sono ancora piccoli.
Ognuno, chi più chi meno, imprigionato nella propria mente. Chiusi in se stessi, incapaci di guardare l’altro. Incapaci spesso di guardare non solo il partner, ma anche i figli.
Ognuno incastrato nella personale ferita in cui, entrambi, con percezioni, modalità, intensità e forme diverse non si sentono ‘visti’: non riconosciuti nel proprio dolore, non considerati nei propri pensieri, non rispettati per i propri bisogni, non amati, non apprezzati, non sostenuti.
OGNUNO A FARE ALL’ALTRO CIÒ CHE NON VORREBBE FOSSE FATTO A SÉ.
Ognuno nell’aspettativa e/o nella pretesa che sia l’altro a dover cambiare in quanto colpevole, ingiusto, manipolatore, provocatore, opportunista. L’altro è sbagliato mentre “io sono fatto così e l’altro non mi considera”.
La soluzione? Il recupero della capacità di comunicare in modo realmente efficace. Nella necessaria distinzione di situazioni, contesti e storie differenti, riprendere a comunicare in modo sano e adulto, consapevoli e responsabili del proprio contributo alla situazione difficile. Ciascuno disponibile veramente a mettersi in discussione, superando dannose colpevolizzazioni dell’altro e lamentele sterili, per quanto cariche di dolore.
Comunicare non significa ‘semplicemente’ imparare a parlare, ad ascoltare o riprendere a farlo. Significa:
– differenziare ciò che appartiene a sé e ciò che appartiene all’altro;
– decentrarsi: saper guardare la situazione anche dal punto di vista dell’altro;
– esprimersi in modo utile invece che disregolato: esprimere i propri pensieri, emozioni e bisogni invece che vomitare critiche e colpe all’altro;
– chiedere al posto di pretendere, accettando anche un possibile no come risposta;
– cercare soluzioni e non colpevoli: cooperare per fini superiori alla sterile sopraffazione dell’altro;
– accettare l’imperfezione delle soluzioni e necessari compromessi;
– curare il proprio dolore invece che tentare di cambiare l’altro;
– prendersi la responsabilità del proprio cambiamento.

Comunicare in modo non giudicante e realmente efficace per trovare una soluzione condivisa permette agli individui di emanciparsi da dolorosi e rancorosi irrisolti di coppia e ritrovare, finalmente, la serenità per scelte nuove, più vicine ai bisogni e ai desideri attuali.