Come scegli di vivere

La vita che conduciamo è frutto delle nostre scelte. Tu puoi scegliere il tuo stile di vita attraverso i comportamenti che metti in atto nei diversi ambiti della tua vita: puoi rispettare l’ambiente o fregartene completamente, puoi fumare, bere e mangiare in modo eccessivo o fregartene completamente di avere abitudini sane di cura del tuo corpo e della tua mente, puoi prenderti cura degli altri o ignorare completamente il loro benessere e il benessere delle tue relazioni, puoi cercare vie creative per far evolvere il tuo corpo, la tua mente e il tuo spirito o continuare a sprecare il tuo tempo e le tue risorse in tutti i modi in cui lo fai.
La felicità è una questione di scelte. Tu sei il padrone di te stesso, puoi prenderti cura di te o puoi abusare di te.
Esistono, certo, condizionamenti importanti che limitano le possibilità di scelta: temperamento, esperienze precoci di grave trascuratezza, esperienze di vita sfortunate rispetto alle quali sei stato impotente, malattie, il funzionamento inconscio, paure antiche che si ripresentano continuamente, ecc.. Questi condizionamenti fanno vivere la persona con zavorre inutili e freno tirato. Al tempo stesso, entro questi limiti, il resto è una scelta.
La psicoterapia e, in generale, il percorso di crescita personale, portano l’individuo a conoscere i propri limiti, più o meno grandi, le personali paure bloccanti, le convinzioni disfunzionali e i “motivi inconsci” che impediscono cambiamento, guarigione e benessere. Su questi aspetti si focalizza l’attenzione e si cerca di renderli meno sabotanti la personale evoluzione, a volte riuscendo a trasformarli e superarli, altre volte dovendo accettare un certo grado di impotenza e impossibilità. Il resto è una questione di scelte, consapevoli e responsabili, rispetto ad uno stile di vita corporeo, emotivo, mentale, spirituale e relazionale che ciascuno di noi può fare. Scelte opportune in relazione ai propri bisogni e valori.
Il primo obiettivo di ogni percorso di crescita personale che voglia creare uno stile di vita sano per il corpo, la mente e lo spirito è proprio quello di conoscere i motivi (bisogni e valori, paure e resistenze) che favoriscono certe scelte e ne ostacolano altre.

Comincia a notare e descrivere il tuo stile di vita attraverso le scelte che fai …
Nota come le tue scelte siano guidate da certi bisogni e valori e da quali paure e resistenze …

Cerca di spostare le tue scelte in modo da soddisfare il più possibile i tuoi bisogni, desideri e valori….

Nota quali paure, resistenze e abitudini rigide ti rendono difficile fare scelte che pure sai essere opportune, sane, vitalizzanti e lungimiranti …

Nota cosa ti serve per togliere paure e ostacoli…

Comincia a scegliere diversamente in base alla consapevolezza maturata da questa osservazione guidata… E verifica quanto riesci a cambiare e quanto sembra un ostacolo insormontabile.
Quindi ricomincia il ciclo: desiderio, bisogno, valore, azione, paura, resistenza, provare a scegliere diversamente… Godere dei cambiamenti, provare e riprovare, accettare ciò che non hai potuto cambiare. E via così…

A A A Cercasi felicità

I problemi che ciascuno di noi vive e che ci portano in terapia, quando la sofferenza è troppo grande e le soluzioni troppo lontane, sono sostanzialmente di tre tipi, legati a desideri e BISOGNI FONDAMENTALI che sentiamo NON APPAGATI.

AMORE. Vogliamo essere amati, protetti, curati, desiderati, sentirci al sicuro dentro relazioni calde, affettuose, stabili, prevedibili, in cui riceviamo l’amore di cui sentiamo bisogno. E ci sentiamo di appartenere, ci sentiamo parte di una coppia, di un gruppo, di una comunità, di un insieme di persone che condividono un sentimento, un interesse, un valore, una direzione, un senso.

AUTOSTIMA. Vogliamo essere apprezzati, stimati, sostenuti nel nostro valore, nelle nostre performance nei diversi ambiti di vita, quando lavoriamo, quando cantiamo, quando facciamo all’amore, quando giochiamo, quando semplicemente siamo quello che siamo.

AUTONOMIA. Vogliamo essere sostenuti nella nostra curiosità, nella nostra creatività, nella realizzazione di imprese in vari ambiti di vita. Vogliamo costruire la nostra vita come più ci sembra adatta a noi, alle nostre inclinazioni e aspirazioni, ai nostri valori e alle nostre potenzialità.

I problemi nascono proprio quando incontriamo la FRUSTRAZIONE COSTANTE e CONTINUA di questi bisogni fondamentali. Quando la realtà non si allinea ai nostri desideri. Quando ci sentiamo TRASCURATI invece che amati, DISPREZZATI invece che apprezzati, OSTACOLATI invece che sostenuti.
Inizia a notare come questo avviene nella tua vita… Quando… Dove… Con chi…
E COSA PROVI in queste circostanze, quali emozioni…
E cosa TI RITROVI A PENSARE, cosa pensi della situazione, dell’altra persona, di te stesso…
E COSA FAI TIPICAMENTE, come cerchi di affrontare queste situazioni in cui senti frustrati alcuni tuoi bisogni importanti e ti senti deluso dall’altra persona…
Iniziando ad osservare come non hai fatto finora… Già inizi a cambiare… A muoverti in modo più consapevole verso la vita che vuoi…

Interrompere l’autosabotaggio. Esercizio

L’equilibrio, la serenità e la felicità non si raggiungono cambiando gli altri, ma cambiando se stessi. Questo è probabilmente uno dei concetti più noti e abusati nel campo delle discipline filosofiche, spirituali e psicologiche, da sempre presente in svariate forme nel pensiero umano e nella pratica concreta in direzione di una vita che “vale la pena” di essere vissuta…
In termini operativi e specifici, questa massima esprime l’obiettivo fondamentale di ogni lavoro di cambiamento e crescita personale. In particolare, da un punto di vista psicoterapeutico, posso dire che si tratta di INTERROMPERE L’AUTOSABOTAGGIO.
Per autosabotaggio intendo quando i nostri desideri e bisogni sono ostacolati da parti di noi stessi che ne impediscono la realizzazione.
La nostra mente o teatro interiore o mondo psicologico è abitato da parti che, quasi completamente a nostra insaputa, combattono per avere la meglio, per avere le redini in mano, il timone della nostra vita.
A fronte di parti sane di noi che tendono a realizzare desideri positivi nella forma di relazioni appaganti, realizzazioni personali, esplorazione del mondo, creatività e curiosità, esistono altre parti di noi che sono all’opposizione delle prime. Tendono ad ostacolare, a mettere i bastoni tra le ruote, a svalutare ogni nostro sano proponimento, a boicottare ogni possibile successo, a rimarcare ogni fallimento, a creare continua tensione e insoddisfazione interiore, a colpevolizzarci quando vogliamo essere felici.
La psicoterapia opera per riscrivere questi dialoghi interiori, per vitalizzare le parti sane e desideranti e per ridurre l’impatto delle parti autodistruttive.
Ti suggerisco allora una breve attivazione per iniziare a conoscere i tuoi (eventuali?) autosabotaggi…
Prendi consapevolezza di un tuo desiderio o bisogno… Ora… Qualcosa che vorresti ottenere, realizzare, raggiungere, creare…
Nota cosa ti dici rispetto a questo desiderio… Nota quanto ti attivi, incoraggi, sostieni, stimoli…
E nota quanto invece ti poni dei limiti, quanto sopprimi il tuo slancio all’azione, quanto tendi a spegnere il tuo spirito vitale…
È un dialogo interiore sempre o spesso presente dentro di te… Tra la parte desiderante e quella inibente…
Per il momento nota solo questa lotta… Continua ad approfondire la conoscenza di questo teatro interiore che così tanto condiziona il tuo comportamento concreto reale e la tua soddisfazione e insoddisfazione…
Continua ad osservare fino a quando sorge una spinta ad agire… Forse non cambia niente… O forse inizi a prendere decisioni che non hai mai preso prima…

Sentieri corporei. Un gioco per tutte le stagioni

Qualche tempo fa durante un viaggio in auto mia moglie mi fece notare una cosa: un gesto che tendevo a fare spesso, in particolare con la mano sinistra, in specifiche circostanze legate alla conversazione, tendevo ad aprirla “a ventaglio”, a farla leggermente roteare e contemporaneamente a farle fare un paio di movimenti “sussultori”. Questa è la mia descrizione, ovviamente mia moglie non si espresse in questo modo. Disse semplicemente “come mai fai sempre così con la mano?” o qualcosa del genere. “Così come?”chiesi io, completamente inconsapevole di questo gesto spontaneo che mia moglie, invece, aveva notato tantissime volte. Ci mettemmo a ridere… E da quel momento cominciai a cercare di notare quello che lei aveva già notato tante volte. Si sa le donne stanno almeno un passo avanti… E gli uomini dietro…
Cominciai a cogliere quel gesto quando “appariva”, certo non sempre ne ero consapevole; “hai visto? L’hai fatto un’altra volta?!?!” riferiva mia moglie. Man mano che allenavo la mia attenzione riuscivo a coglierlo sempre più spesso quando lo facevo fino al punto che oggi, dopo qualche mese, mi sfugge poche volte e riesco a descriverlo in modo dettagliato come sopra.
Contemporaneamente al prestare attenzione, cercai anche di coglierne il senso. Osservando senza giudicare. Un gesto casuale? Un’abitudine senza senso? Un automatismo innato o appreso chissà quando? Che significato può avere questa ripetizione così automatica e incontrollata? Chissà se esprime qualcosa? Forse è il mio inconscio che si manifesta anche in questo modo? Per dire cosa? Per veicolare quale significato? Con un po’ di pazienza, osservazione attenta e ascolto di me stesso, nelle circostanze “del gesto incriminato” sono riuscito a comprendere qualcosa di più, certamente non tutto, ma sicuramente quel gesto così “apparentemente innocente” dice qualcosa di me, di me nel contesto, di me che ho certi pensieri e certe emozioni in quelle situazioni, ad esempio, durante una conversazione che riguarda certi temi o si svolge secondo certi toni e modalità.
Sempre più nel mondo della psicoterapia si lavora, attraverso svariate metodologie, strategie e strumenti, sulle “tracce corporee” come canale di accesso per comprendere il funzionamento mentale e interpersonale dell’individuo. E per modificarlo…
Sensazioni viscerali e movimenti spontanei, espressioni facciali e postura, atteggiamento corporeo e tono della voce sono tutte modalità, quasi sempre e quasi del tutto inconsapevoli, attraverso cui esprimiamo noi stessi, esprimiamo qualcosa di noi a noi stessi e agli altri. Qualcosa che può essere più o meno importante e più o meno utile osservare e comprendere. Pensa, ad esempio, al tuo atteggiamento corporeo quando sei entusiasta o felice, quando sei un po’ depresso e di malumore, quando sei agitato o in tensione… In psicoterapia, ad esempio, e non solo, spesso il corpo dice quello che le parole non riescono ad esprimere.
Il corpo è il contenitore delle nostre esperienze di vita, spesso nel nostro corpo sono “scritte e memorizzate” le esperienze più significative per il nostro sviluppo e la nostra personalità, sia nel caso di storie traumatiche, sia, più in generale, come memoria attualizzata di quello che fin da piccoli abbiamo vissuto e interiorizzato.
Ti invito, allora, a fare questo gioco… ad affinare la tua attenzione… Sugli altri e su te stesso… Per cogliere questi automatismi spontanei e inconsapevoli… E per coglierne il senso, la funzione che svolgono o cosa esprimono nel contesto in cui si rendono manifesti… Magari ti conducono a scoprire aspetti di te importanti e che finora ignoravi facessero parte di te, di chi sei e di come ti relazioni con te stesso, con gli altri, col mondo e con la vita.
Ti fornisco qualche suggerimento, ma puoi trovare infiniti aspetti corporei cui prestare attenzione: sguardo (fatti un selfie o fatti aiutare da chi può osservare quel tuo sguardo quando appare spontaneamente), tono della voce, tono energetico del corpo (moscio, floscio, teso, rilassato, ecc.), stretta della mano, movimento degli arti, distanza preferita con le persone, spalle curve o aperte, petto schiacciato o in fuori, modalità del respiro, sensazioni allo stomaco, sensazioni alla testa, rapidità o lentezza di alcuni movimenti o in generale, modo di camminare, modo di guardare l’interlocutore durante una conversazione, gesti non comuni, ma soliti per te. E via così… Accedi a tutta la tua creatività e capacità di attenzione e osservazione…
Buon divertimento…

Le voci da dentro…

La senti QUELLA voce? Ignora QUELLA voce!

La senti QUESTA voce? Ascolta QUESTA voce!

Sembra una canzone. Di fatto è un ritornello che gira nella nostra testa. La nostra testa è piena di quelle voci che abbiamo ascoltato, tanto tempo fa, tante volte, forse una sola drammatica volta per la sua intensità emotiva, una sola volta traumatica per come ci siamo sentiti travolti da qualcosa per noi inspiegabile o troppo più grande di noi. Monologhi impressi per sempre dentro di noi come unica verità esistente. Dialoghi tra parti di noi vitali e voci tossiche pronte ad affossarci. Voci del passato che dal passato guidano, al presente, il nostro pensare, sentire e agire. Spesso fonte di sofferenza. Voci e dialoghi interiori che continuiamo a seguire come fossero le uniche possibilità a nostra disposizione. Scambi quali:
“Sono debole…”,” È sbagliato essere debole!”
“Ho paura…”, “Solo i deboli hanno paura!”
“Sono preoccupata…”, “Che ti preoccupi a fare?!”
“Mi sento inadeguata…”, “Sei sempre la solita lamentosa!”
“Mi sento sola…”, “È quello che ti meriti!”
“Sono solo un bambino…”, “I bambini buoni non piangono!”
“Ho bisogno di un abbraccio…”, “Che sono queste cose da femminucce?!?!”
“Mi piace proprio arrampicarmi sugli alberi…”, “Questo le femmine non lo fanno!”
“Smettila mi fai male…”, “Devi stare in silenzio!”
“Sono stanco…”, “Non sarai mai all’altezza!”
“Preferisco questo…”,” Tu sei solo un bambino e non lo puoi sapere!”
E via così…

Il lavoro su di sé, attraverso molteplici strade e modalità, porta alla riscrittura dello spartito di questo coro. Per attivare voci come:
“È normale sentirsi debole…”
“Puoi essere anche più amorevole con te stesso…”
“Puoi essere spaventato…”
“Puoi provare rabbia…”
“Puoi anche non farcela…”
“Abbi cura di te…”
“Sei solo una persona che sta cercando di capire come funziona il mondo per essere felice…”
“Sei una persona splendida, unica, irripetibile di valore…”
… E via così

Questa nuova narrazione di sé passa attraverso il contatto emotivo con le antiche ferite, con il corpo sofferente che porta “in memoria” quegli antichi traumi, che esprime attraverso tensioni e contratture muscolari quelle precoci esperienze di trascuratezza e solitudine, giudizio feroce e abbandono, colpa e sopraffazione…
Oggi, attraverso l’ascolto attento delle sensazioni corporee, dei pensieri e delle emozioni, è possibile risalire alle “scelte originarie” per riscriverle, per allargare il ventaglio di permessi e possibilità che la persona può ri-dare a se stessa.
Oggi è possibile dentro di sé l’incontro tra il proprio bambino ferito e la parte di sé adulta che se ne può finalmente prendere cura in modo adeguato e sostenerlo nel suo percorso di crescita.
Il bambino ferito è ancora arenato a quello che ha subito passivamente da piccolo e scelto creativamente per sopravvivere, per cavarsela in quelle ostiche condizioni di vita. L’adulto può intervenire per fornirgli quello che non ha ricevuto a quel tempo: può legittimare le sue emozioni come qualcosa di normale, sano e utile; può accogliere i suoi bisogni e sostenerlo per soddisfarli; può rassicurarlo quando ha paura per farlo diventare più forte, può consolarlo quando si sente solo e triste per farlo sentire amabile e degno, può aiutarlo a dare senso alla sua rabbia e ad esprimerla in modo efficace, può aiutarlo a lasciare andare sentimenti tossici di colpa e vergogna, può incoraggiarlo a cercare situazioni ed esperienze di gioia e serenità.
Questo incontro del mondo interiore serve alla persona per darsi finalmente il permesso nella realtà concreta di prendersi cura di sé, di cercare persone che la amano, di creare esperienze di benessere e realizzazione personale.

Alla lavagna

Molto presto da bambini impariamo a giudicare. Ce lo insegnano gli adulti. Genitori e insegnanti e tutto il resto del mondo… Questo è più di… Questo è meno di… Questo è meglio, questo peggio in confronto a… Tuo fratello invece… I tuoi cugini… I compagni di scuola…
Potrebbero sembrare solo osservazioni, leggere annotazioni di differenze, invece ben presto prendono il colore della misurazione spietata, del giudizio feroce, del rimprovero e della svalutazione a confronto con altro o con altri. Di fatto cresciamo a latte e giudizio.
Dovrebbero risultare semplici osservazioni per aiutarci a crescere e scoprire chi siamo, le nostre caratteristiche, il nostro talento, la nostra unicità. Invece, diventano, troppo spesso, sentenze sulla nostra colpevolezza, sul nostro essere inadeguati, sul non essere come dovremmo essere.
Il giudizio esterno diventa progressivamente interiore: cominciamo a fare con noi stessi quello che abbiamo subito dagli adulti che “per il nostro bene” ci hanno insegnato l’arte di stare tra i buoni o tra i cattivi. Quasi sempre la seconda colonna…
La vita “giustamente e sanamente” (sono due giudizi) ci chiede di confrontarci e di competere, di meritarci le cose migliori. E questi, fino ad un certo punto, sono sana competizione e giusta ambizione che ci permettono di giocare le nostre carte (risorse e qualità) sul tavolo della felicità.
I problemi sorgono quando si va “oltre misura” e il sentirsi sotto giudizio diventa una pressione continua e persecutoria anche in contesti e situazioni in cui la competizione potrebbe o dovrebbe (è un giudizio di valore) lasciare spazio alla cooperazione, alla solidarietà, al progetto comune. All’accettazione della diversità e alla serenità nel riconoscerci tutti, nessuno escluso, espressioni della perfezione di Madre Natura.
Prova a pensare in quanti ambiti e ruoli della tua vita ti senti perseguitato dal “DOVER ESSERE E NON SENTIRTI MAI ABBASTANZA” e misura lo stress che ti procura. Quello che ti fa soffrire… Ti fa ammalare… Ti fa prendere medicine… O ti porta in terapia.
La psicoterapia ti aiuta a riconoscere dove sei incastrato e a farti trovare la strada per liberarti… Per “emanciparti dalle regole del dover essere” che hai fatto tue fin da piccolo e che troppo presto o anche tardi sono diventate nemiche della tua felicità.

Cronache dal mondo sommerso. Esercizio

Raccontati i FATTI tuoi. Quelli che ti fanno stare male e per cui solitamente chiedi un aiuto, un ascolto, un confronto, un conforto. Come li racconteresti o li hai raccontati al tuo amico, al tuo partner, al tuo terapeuta. Episodi di sofferenza, problemi interpersonali, conflitti, sintomi, situazioni stressanti, ecc..

Ora rendili più chiari seguendo alcune DOMANDE o PENSIERI GUIDA. Pensa al fatto o al fattaccio e identifica COSA è avvenuto, QUANDO, DOVE, CHI era coinvolto, chi ha fatto cosa, chi ha detto, chi ha reagito. Quali erano i DESIDERI e i BISOGNI tuoi e delle altre persone coinvolte, per come li hai percepiti o immaginati. Identifica cosa non ha funzionato, cosa è andato storto, cosa non è andato come avresti voluto.

Ora identifica EPISODI SIMILI che hai già sperimentato. Ieri, un mese fa, nel tuo passato recente o anche molto remoto. Quando, dove e con chi hai imparato ad essere “sensibile” a quelle situazioni, a certi “segnali” espressi dagli altri, a certe “mosse” che arrivano dall’altra persona, a certi “gesti” altrui carichi di significato e intenzionalità dal tuo punto di vista. Ad esempio, QUANDO, DOVE e CON CHI HAI IMPARATO a non sentirti all’altezza… A sentirti trascurato… A sentirti deluso… A reagire con rabbia… A ritirarti in te stesso… A sentirti colpevole e cattivo… A sentirti abbandonato davanti allo sguardo arcigno che facilmente intercetti negli occhi altrui … A leggere segnali di rifiuto in un’espressione facciale… A sentirti giudicato al cospetto di un tono di voce…A sentirti sbagliato… A fare il pazzo per essere visto… A sentirti non meritevole davanti ad un sopracciglio arcuato… A chiuderti in un angolo per non essere invaso… A scegliere il silenzio rabbioso… A sentirti vuoto e non amato di fronte ad uno sguardo freddo… Hai altri esempi che riguardano la tua esperienza?

Ora identifica il BISOGNO e il DESIDERIO FRUSTRATI. Ciò che volevi e che non è arrivato. Ciò che vuoi e non arriva. Ciò che vorresti, ma che senti difficile da ottenere.

Identifica quindi COSA DOVRESTI FARE per soddisfare i tuoi bisogni e desideri. Anche se è difficile. Anche se non lo hai mai fatto. Identifica cosa devi fare per… Finalmente realizzare il tuo desiderio.

Comprendi COSA rende DIFFICILE muoverti in quella direzione. Quali PAURE ti impediscono di fare quello che sai dovresti fare.

E SCEGLI. Se continuare a stare fermo immobile in quello che è sempre stato. Se iniziare a provarci. Se agire nonostante la paura.
E RISPETTA PROFONDAMENTE OGNI TUA SCELTA… È semplicemente indice del punto in cui ti trovi nel tuo percorso di evoluzione personale… Rispettalo e rispettati… Verrà il momento in cui ti sentirai stufo di restare impantanato e pronto ad andare oltre…