Ti è mai capitato di pensare…?

Ti è mai capitato di pensare che la la vita, le persone, anche tu, siano o un totale successo o un completo fallimento? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se intravedessi invece colori intermedi tra il bianco e il nero?
Ti è mai capitato di pensare alle tue giornate, alle tue relazioni, alle tue esperienze e prevedere catastrofi imminenti ed inevitabili? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se valutassi la catastrofe come realisticamente improbabile e altri esiti invece più probabili oltre che più affrontabili da te?
Ti è mai capitato di pensare solo agli aspetti negativi di una situazione? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se considerassi e dessi valore anche agli aspetti positivi di una questione?
Ti è mai capitato di affibbiare a te stesso o ad altri giudizi estremi, negativi, severi? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se iniziassi a comprendere persone e situazioni in modo più sfumato e realistico? E se considerassi i comportamenti che pure non ti piacciono di quella persona distinguendoli dal giudizio globale e spietato sulla persona stessa?
Ti è mai capitato di esagerare i tuoi errori e minimizzare le cose buone che fai? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se iniziassi ad essere più realistico e misurato nelle tue valutazioni di te stesso come di altri?
Ti è mai capitato di focalizzare una sola macchia all’interno di una situazione limpida? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se considerassi l’intera situazione nel suo complesso?
Ti è mai capitato di pensare di sapere cosa stia pensando un’altra persona e di esserne fortemente convinta senza averlo verificato? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se provassi a verificare le tue idee (sul pensiero dell’altro) o anche semplicemente considerassi la tua certezza solo come una tra tante altre possibilità?
Ti è mai capitato di trarre conclusioni generali su te stesso, su un’altra persona o su una situazione partendo solamente da poche specifiche informazioni? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se invece valutassi ogni specifica situazione o comportamento senza passare ad affrettati giudizi globali?
Ti è mai capitato di considerare il comportamento di altri come se dipendesse esclusivamente da ciò che tu hai fatto o da te come persona? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se provassi a non considerarti necessariamente responsabile di ciò che gli altri pensano e fanno?
Ti è mai capitato di pensare “dovrei assolutamente”, “è assolutamente necessario”, “è assolutamente terribile”? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E che succederebbe se sostituissi gli “assolutamente” con “vorrei”, “mi piacerebbe”, “è spiacevole ma lo posso tollerare”?
Se ti capita molto spesso di pensare in questi modi che ti ho indicato, probabilmente sei carico di stress e sofferenza. Sei vittima delle tue stesse distorsioni di pensiero che ti portano a vivere esperienze frustranti, ansiose, deludenti, angosciose, tristi e rabbiose. Che fare? Tre possibilità tra loro integrabili.
1. Provare a rendere il tuo pensiero più flessibile, realistico e appropriato alle specifiche situazioni che vivi. Magari facendoti aiutare da un confronto con persone care. Anche nelle mie domande trovi qualche indicazione per possibili cambiamenti nel tuo modo di pensare.
2. Leggere e applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
3. Chiedere un aiuto psicoterapeutico.

Si fa presto a dire cambiamento…

Vuoi cambiare un comportamento che vorresti cambiare? Vuoi veramente cambiare un comportamento? Ovviamente, hai capito che puoi cambiare solo un tuo comportamento e non il comportamento degli altri?
Per rispondere a queste domande sono utili altre domande in modo da fare una certa chiarezza che spiana l’azione concreta per cambiare effettivamente.
Quale tuo comportamento vuoi cambiare? Descrivilo nello specifico, ad esempio, vorrei smettere di picchiare mio figlio quando non mi ascolta; vorrei smettere di dire sempre sì al capo, soprattutto quando mi fa richieste ingiuste; vorrei reagire in modo meno impulsivo quando mi sento deluso; vorrei smettere di sentirmi in colpa pensando di andare a vivere a Dublino sapendo che mamma ci soffrirà.
Cosa genera il tuo comportamento? Quali pensieri e stati d’animo precedono, accompagnano e seguono il comportamento che vorresti cambiare?
Quali bisogni soddisfa il comportamento che vorresti modificare? Quali scopi? Quali funzioni svolge quel comportamento? A che ti serve?
Quali fattori esterni e interni ostacolano questo cambiamento che vorresti? Chi e cosa impedisce questo cambiamento?
Cosa ti serve ora per attivare concretamente il cambiamento che vorresti? Quali strumenti? Quali risorse? Come puoi ottenerli?
Le domande stimolano la riflessione, questa prepara alla scelta consapevole e responsabile ovvero all’azione. L’azione fornisce informazioni importanti per comprendere cosa è successo rispetto alle intenzioni iniziali, ai propri bisogni ed obiettivi. Da queste informazioni può attivarsi una nuova riflessione e via così: azione, riflessione, azione, fino alla soddisfazione (si spera), imparando anche ad accettare ciò che non riusciamo ad ottenere e non è andato come avremmo voluto.
Siamo un po’ tutti come ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Un po’ tutti a fare i conti con le nostre miserie e a cercare le nostre meraviglie…

Tre strategie per l’efficacia personale

Spesso in terapia le persone si bloccano all’inizio del percorso perché hanno difficoltà nel fare chiarezza sui propri obiettivi terapeutici. Vogliono un generico stare meglio o un’impossibile totale libertà da ansie ed emozioni dolorose oppure vogliono raggiungere obiettivi senza aver fatto i conti con gli obiettivi degli altri (spesso in contraddizione coi propri).
Tre strategie sono fondamentali per definire i tuoi obiettivi in modo da rendere più probabile la loro realizzazione. E questo anche se non fai terapia…
1. Definisci obiettivi realistici ovvero possibili da raggiungere. “Vorrei non morire fisicamente” allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e tecnologiche risulta una missione impossibile. “Vorrei non provare più ansia” anche è impossibile. “Vorrei ridurre la mia ansia” come “Vorrei imparare a governare la mia ansia” sono invece obiettivi possibili da raggiungere.
2. Definisci obiettivi su cui hai il controllo. “Vorrei che il mio capo fosse più gentile” è un tuo desiderio, ma non può essere un tuo obiettivo su cui puoi intervenire direttamente, almeno non con un grande controllo. Potresti chiedergli di essere più gentile, ma il tuo potere si fermerebbe qui. “Vorrei che i miei figli mi ascoltassero di più” anche è un tuo desiderio, certamente legittimo, ma su cui hai poco o nessun controllo. Puoi però impegnarti a comunicare in modo efficace e autentico in modo da aumentare la probabilità di essere ascoltato. “Vorrei imparare ad esprimere e soddisfare i miei bisogni in modo sano ed efficace” è un obiettivo su cui hai controllo e che può diventare un’abilità da apprendere. Sempre senza aspirare alla perfezione.
3. Trasforma gli obiettivi generici in obiettivi specifici. Ad esempio, “voglio essere felice, sereno, ricco” sono certamente obiettivi legittimi, buoni e sani, ma molto molto molto generici. Che vuol dire per te concretamente essere felice? Cosa ti renderebbe ricco? Quali esperienze vorresti vivere per sentirti sereno? L’idea è di trovare esperienze concrete che possono essere cercate e costruite e comportamenti specifici che possono essere appresi e adottati in modo da sentire realizzati quegli obiettivi iniziali. Ad esempio, per sentirmi felice ho bisogno di passare tempo in famiglia, avere buoni amici e frequentarli con regolarità, avere un lavoro appagante e buona salute. Ma anche qui le specificazioni possono (anzi devono) essere ulteriori. Passare tempo in famiglia, come? Con chi? Quando? Quanto? Dove? In quali attività ed esperienze? Cosa rende un lavoro appagante per te? E buona salute in quali comportamenti si evidenzia?
Come vedi, il lavoro sugli obiettivi è importante, articolato e già di suo fonte di enorme consapevolezza, per comprendere bene cosa vuoi e cosa devi fare per ottenerlo. Infatti, definiti e chiariti obiettivi possibili, sotto il proprio controllo e specifici, non resta che passare all’azione concreta, utile ed efficace.
Ora, un’azione certamente utile per il tuo benessere è cominciare a leggere ed applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Quando i buoi sono usciti…

Quando arrivano le malattie psicologiche (ansie, fenomeni depressivi vari, attacchi di panico, crisi sul lavoro e nelle relazioni, ecc.) come anche molte malattie fisiche importanti, crediamo, troppo spesso, che siano espressioni della nostra debolezza e magari ce ne vergogniamo anche o ci sentiamo in colpa perché abbiamo creato danno e disagio a noi e a chi ci sta vicino.
In realtà, I SINTOMI CHE CI INVADONO SONO LA TRASFORMAZIONE PATOLOGICA DI SEGNALI CHE IN PRECEDENZA NON ABBIAMO SAPUTO ASCOLTARE.
Segnali di cosa in particolare? Segnali che abbiamo troppo tirato la corda, abbiamo chiesto a noi stessi di essere forti, solo forti, sempre solo ed esclusivamente forti. Ad esempio:
– non ci siamo permessi di fermarci quando eravamo stanchi,
– abbiamo sempre sfidato i nostri limiti oltre ogni ragionevole misura,
– abbiamo alzato sempre più gli standard di successo a cui rispondere,
– abbiamo aumentato a dismisura le richieste che facciamo a noi stessi,
– abbiamo seguito regole sempre più rigide su come ‘dover essere’,
– non ci siamo permessi di dire no a tante richieste che provenivano da nord e sud, da est e ovest,
– non ci siamo concessi di chiedere aiuto e sostegno anche se ne avevamo bisogno.
Ti riconosci in qualcuna di queste situazioni? Hai qualche esempio che riguarda la tua vita o persone che conosci?
La malattia ci mette in contatto con la PAURA: la paura di perdere tante persone e cose preziose della nostra vita, la paura di una vita piena di limiti, fino alla paura della morte, reale o in tante sue forme simboliche. Muore qualcosa.
La paura potrebbe e dovrebbe bastare per portare la persona a fare CAMBIAMENTI INCISIVI nel suo sistema di vita, nella gestione del tempo, degli impegni e delle relazioni. Ad esempio, rallentare, togliere qualche stress, accettare le rinunce delle scelte di cambiamento.
Se questa paura non bastasse, potrebbe rivelarsi utile o necessario un percorso terapeutico per:
– comprendere ed accettare la paura delle perdite,
– comprendere ed accettare la paura del cambiamento,
– comprendere e superare i motivi della resistenza al cambiamento.
Magari prima della terapia, potrebbe anche aiutare leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Il pacco da Emozion

Le emozioni spiacevoli sono pacchi che ci vengono recapitati dalla vita anche se non li abbiamo ordinati. Sono messaggeri che ci portano notizie su qualcosa che ci è successo. Paura per un pericolo, ansia per qualcosa di importante che sta per avvenire, tristezza per qualcosa di doloroso già verificatosi, rabbia per un torto subito, senso di colpa se sentiamo di esserci comportati male, vergogna se crediamo di aver sbagliato. Sono solo alcuni esempi a cui tu potrai aggiungerne altri che ti riguardano nei tuoi ambiti di vita, nei tuoi ruoli e nelle tue relazioni.
Le informazioni emotive che ci arrivano ‘da Emozion’ dovrebbero aiutarci a comprendere la situazione ed agire al meglio per cercare di risolvere il problema. A volte siamo capaci di usare il pacco emotivo al meglio e ciò ci permette di soddisfare i nostri bisogni e ritrovare un nostro equilibrio. Ma purtroppo molto spesso rifiutiamo il pacco con tutte le informazioni che contiene perché crediamo contenga sostanze nocive o semplicemente perché non lo abbiamo ordinato e non ce lo aspettavamo.
Fuor di metafora, troppo spesso siamo propensi a rifiutare di accogliere le nostre emozioni e di farne buon uso ovvero di metterle a disposizione di azioni efficaci a soddisfare bisogni e risolvere problemi. E perché? Perché le emozioni hanno una brutta fama. Per quali motivi? Per ragioni culturali, sociali, familiari, individuali, molti di noi considerano le emozioni come nemiche piuttosto che come amiche e alleate nel nostro tentativo di essere felici.
Cerchiamo di evitare la paura, ma perdiamo il suo valore fondamentale per la sopravvivenza. Diventiamo impauriti dalla paura e con ciò ci precludiamo di rassicurarci su pericoli inesistenti, su situazioni affrontabili, perdendo la possibilità di distinguerli dai veri pericoli che incontriamo nella vita. Una persona che vive cercando di scacciare ogni paura finisce di fatto per non vivere.
Cerchiamo di evitare la tristezza perché abbiamo imparato a considerarla un’emozione da deboli o perché la confondiamo con la depressione e temiamo di sprofondare nell’abisso più doloroso.
Cerchiamo di evitare la rabbia perché abbiamo paura della nostra stessa rabbia, paura di perdere il controllo della rabbia o paura di perdere persone e relazioni se ci arrabbiamo.
E poi… Spesso proviamo vergogna per le emozioni che proviamo o senso di colpa se ci sentiamo arrabbiati o se proviamo ansia o se proviamo gioia ed entusiasmo. Infatti, oltre che per tante altre emozioni spiacevoli che non vogliamo accogliere, a volte abbiamo poca confidenza anche con quelle gradevoli, con la gioia, quasi ne avessimo paura o fosse comunque disdicevole provarle.
Purtroppo non conoscere bene le emozioni o non riconoscerle in noi o non accettarle finisce per diventare un processo che ci fa perdere contatto con le parti più sane e vitali di noi, letteralmente quelle che sono responsabili di farci sentire vivi. E infatti… Solitamente le emozioni non accolte, prima o poi si trasformano in sintomi e malesseri vari, fisici e psicologici e disturbano il nostro modo di stare con noi stessi e con gli altri.
Ogni percorso di crescita personale e cura di sé parte dal riprendere il contatto con le emozioni come parti fondamentali del nostro equilibrio psicofisico e interpersonale.
La cura prevede di imparare ad accogliere il pacco ‘di Emozion’…
E magari in quel pacco potresti trovare anche ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare su qualsiasi store on line oltre che nelle librerie.

5 modi per lavorare sui tuoi pensieri sofferenti

Ho pochi amici. Ho pochi soldi. Sono impreparato e mi bocceranno. Sto lavorando male e rischio di essere spostato di ufficio per punizione. Sto invecchiando. Credo che il mio partner non mi ami più. I miei figli non mi ascoltano. Il viaggio per andare a lavoro mi porta via veramente tanto tempo. La casa ha bisogno di qualche lavoro di ristrutturazione. Devo rifarmi il guardaroba. La mia vista è peggiorata notevolmente. Quella tizia che mi piace tanto mi ha rifiutato.
Questi sono solo alcuni di infiniti esempi possibili (pensa ai tuoi) di pensieri che descrivono situazioni e che si accompagnano a stati d’animo e comportamenti. Ho volutamente presentato esempi negativi o fonte di sofferenza perché sono quelli che incontro in terapia e rispetto ai quali cerco di aiutare le persone. Come? Tanti modi possibili. Ne presento 5.
Mentre leggi le varie modalità che ti presento per lavorarci, pensa ad ognuno o a qualcuno degli esempi che ti ho fatto che senti più tuo o a qualche altro caso che ti riguarda.
1. Valuta se e quanto il pensiero sia vero, realistico oppure distorto, non corrispondente alla realtà o comunque non l’unica possibile lettura e interpretazione della situazione… Ad esempio, è proprio vero che sto lavorando male e mi puniranno?
2. Valuta quanto ci rimugini sopra quel pensiero. Quanto tempo ed energia mentale sprechi a pensarci e ripensarci piuttosto che riflettere in modo utile per affrontare la situazione e agire in modo realmente efficace… A cosa mi serve pensare che mi bocceranno? Cosa mi porta a fare di utile?
3. Valuta la situazione e affronta il problema nel caso in cui quel pensiero fosse un’adeguata descrizione della realtà. Considera lo scarto tra ciò che è e ciò che vorresti, identifica i tuoi bisogni e impegnati ad agire per cercare di soddisfarli… Se ho pochi amici, cosa vorrei invece? Cosa posso fare di concreto per soddisfare il mio bisogno/desiderio di più amici?
4. Valuta le implicazioni e le conclusioni che trai da quei pensieri iniziali. Se pure la tizia ti ha rifiutato, questo cosa significa per te?
5. Valuta l’accettazione. Quando le cose non si possono cambiare, abbiamo sempre la possibilità di imparare ad accettare e dirigere la nostra attenzione ed energia verso nuovi scopi da realizzare… Ok, il tuo partner non ti ama più! Cosa puoi fare? Cosa devi accettare? Come puoi andare avanti?
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, trovi altri esempi ed altre strategie per lavorare coi propri pensieri…

Pochi frutti e tanti semi

Per risolvere i tuoi problemi non devi mangiare i frutti coltivati da altri. Anche se a volte può accadere di trovare belli e pronti frutti gustosi di cui possiamo essere grati… E dobbiamo comunque saperli mangiare…
La maggior parte delle volte per risolvere i tuoi problemi devi coltivare i tuoi semi…
La psicoterapia, ad esempio, non è un mercato della frutta o delle soluzioni belle e pronte. È più un posto dove in base a chi sei e a cosa vorresti prendi i semi che ti saranno utili…
Fuori di metafora, la terapia è un’esperienza attraverso cui impari a conoscere te stesso, le tue parti disfunzionali e le tue parti sane, i tuoi limiti e le tue risorse. Questa conoscenza di te ti si manifesterà sostanzialmente in ‘inviti all’azione’ ovvero: hai capito qual è il problema, hai conosciuto i tuoi bisogni, non ti resta che agire, seguendo l’ispirazione del saggio per cui “se vuoi ottenere qualcosa di diverso devi fare qualcosa di diverso da ciò che fai solitamente”. Quale saggio? ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Toglierseli dalla mente

Come puoi sperare di toglierti dalla mente certi pensieri, se continui a riempire la tua mente di questi pensieri?
Come puoi smettere di preoccuparti, se continui a preoccuparti?
Come puoi sperare di cambiare le cose, se continui solo a pensare alle cose?
Immagino tu abbia compreso il senso di queste domande. Vuoi continuare a riflettere all’infinito per risolvere i tuoi problemi o vuoi agire concretamente? È una scelta. Non ti sembrerà, ma è proprio una scelta.
Credi di non poter controllare il tuo pensiero ripetitivo, ma è una credenza infondata.
Credi ti sia utile tutto questo pensare, ma anche questa è una credenza patogena.
Se fosse veramente incontrollabile, nemmeno l’incendio della tua casa mentre tu stai dentro ti porterebbe a smettere. Allora prova a rimuginare mentre sta bruciando la tua casa o tuo figlio di due anni sta per bere detersivo per la lavatrice e vedi che succede…
Se fosse veramente utile, basterebbe molto molto meno pensare e poi passeresti ad una prima azione come conseguenza delle tue riflessioni. Allora quanto vuoi aspettare prima di testare il tuo pensiero nella realtà? Non puoi fare questa verifica, perché stai ruminando su qualcosa di già accaduto o su un futuro ancora da venire? Allora è inutile continuare a pensarci e pensarci e pensarci ancora.
È una scelta. Forse ora ti sembrerà quello che è; è proprio una scelta. Una scelta che tu puoi governare guidato dalla consapevolezza dei tuoi bisogni autentici e sani. Piuttosto che domande su ipotetici scenari futuri che non puoi prevedere con certezza assoluta o su eventi già accaduti rispetto ai quali ormai non hai potere, domande veramente utili a cui puoi rispondere con azioni efficaci conseguenti a riflessioni adeguate sono: cosa voglio veramente in questa situazione? Cosa è veramente importante per me in questo problema? Cosa posso e devo fare per cercare di ottenere ciò che voglio?
All’inizio probabilmente tenderai a perderti ancora nel pensiero infinito. È comprensibile. L’idea utile allora è quella di farti dare il tempo da qualcuno che ti può aiutare a stare nella realtà dicendoti: pensaci fino a… e poi agisci. Non hai questo qualcuno o non è possibile questa condivisione? Allora, in due minuti, chiediti come farebbe (quanto ci penserebbe, quando passerebbe all’azione) una persona efficace ed efficiente che conosci e fallo anche tu.
Se anche queste strategie non sono sufficienti, ti restano almeno altre due strade. Leggere ed applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. O chiedere un aiuto specialistico.

Come puoi lasciare andare… E viverci bene

Come puoi lasciare andare ciò a cui sei solitamente attaccato e viverci bene? Ad esempio come puoi lasciare andare il tuo bisogno di controllo in modo che sia per te sostenibile? Come puoi lasciare andare il tuo perfezionismo rigido e vivere bene? E la tua tendenza all’autosacrificio? E la tua tendenza ad accontentare sempre tutti? E la tua tendenza ad esprimere le tue emozioni in modo impetuoso? E la tua tendenza a trattenere le tue emozioni?
Nota, nei diversi ambiti e ruoli della tua vita, quali tendenze caratterizzano in modo RIGIDO il tuo comportamento e le tue relazioni… Ciò che tipicamente e solitamente fai anche se e anche quando vorresti fare qualcosa di diverso…
Nota cosa ti impedisce o ti rende molto difficile fare qualcosa di diverso nonostante tu lo voglia…
Nota i BENEFICI che trai da questo tuo modo di essere, pensare e agire…
Nota il PREZZO CHE PAGHI attraverso questo tuo modo di essere, pensare e agire…
Quando questi modi rigidi ti creano sofferenza e problemi che non sei riuscito a risolvere da solo o con l’aiuto di persone care, è probabile tu abbia bisogno di un aiuto specialistico.
La psicoterapia lavora sul RENDERE FLESSIBILE ciò che è rigido.
Diventare consapevole di COME FUNZIONI (cosa tipicamente fai, quando, dove e con chi) è il primo passaggio necessario.
Quindi è importante comprendere i motivi del tuo modo di essere: quali SCOPI cerchi di realizzare, quali bisogni cerchi di soddisfare, quali desideri ti spingono, quali valori ti guidano.
Quando la situazione personale ti è più chiara, è importante una SPERIMENTAZIONE: trovare situazioni in cui puoi provare a fare qualcosa di diverso dal solito, provare a smettere, provare a cambiare qualcosa del tuo modo di agire, qualcosina di piccolo magari, ma qualcosa che ti permetta di comprendere meglio il senso di quello che fai nonostante ormai i vantaggi che ne ricavi siano minori rispetto al disagio che vivi continuando ad agire sempre allo stesso modo.
Trova allora piccoli spazi per sperimentare il nuovo, al lavoro, in coppia, coi figli, in situazioni che vorresti fossero diverse. Sposta il focus, dall’aspettativa che siano gli altri a cambiare, verso NUOVE AZIONI che TU devi PROVARE a fare.
La sperimentazione ti mette sempre di fronte ad una paura che blinda il tuo comportamento abituale. Prova a SFIDARE LA PAURA: cosa temi possa accadere? Trova spazio e modo per agire comunque. Piccoli passi, ma nuovi… Prova e raccogli le informazioni del tuo tentativo: cosa è successo dentro di te (emozioni provate, pensieri avuti, sensazioni, nuove percezioni e prospettive che hai sviluppato) e fuori di te (cosa hanno fatto gli altri, come è cambiata la situazione). Questo è l’INIZIO DELLA STRADA che ti porterà dalla miseria alla meraviglia come potrai leggere anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Il chiacchiericcio mentale e l’azione veramente efficace

Quando hai un problema, quanto provi a capire e quanto provi ad agire? Ma soprattutto: quando smetti di provare a capire e quando inizi concretamente ad agire?
A queste domande puoi trovare risposte utili per affrontare i tuoi problemi e superare i tuoi stress.
È una delle miserie più diffuse: pensare pensare pensare, con estrema difficoltà a passare all’azione efficace. Esito: aumento della frustrazione!
Effettivamente è vero: in base a come sono andate le cose, potresti essere un fallito! Così come è vero che le persone sono sempre pronte a fregarti! E, per dirla tutta: la vita fa schifo, a volte, molto spesso o sempre!
E quindi? Una volta appurate queste verità, cosa ci fai? Soprattutto, cosa vuoi continuare a fare con questi pensieri e queste convinzioni? Anche perché potrebbe essere proprio vero che sei sfortunato, che altri hanno fortune che tu meritavi certamente di più e che il mondo è ingiusto. Ma la domanda è sempre quella: quanto vuoi continuare a ruminare su queste credenze? A che scopo? Cosa ottieni da questo frullatore mentale? Ottieni un aumento di stress, frustrazione, delusione e di ogni altra emozione negativa del corteo doloroso che accompagna il carro funebre della tua felicità. È questo che vuoi? Contento tu… Oppure vuoi partire dalla frustrazione, identificare il bisogno frustrato e cominciare a fare qualcosa di concreto per modificare la situazione? Fammi sapere… Intanto ti suggerisco una prima azione efficace ad affrontare i tuoi problemi: leggere ed applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.