La coppia ruminativa

Le coppie che mi capita di incontrare nel mio lavoro, come terapeuta prima di tutto, ma anche come consulente nei processi di separazione e affidamento, sono spesso bloccate in un vortice ripetitivo di recriminazioni e accuse reciproche. Entrambi i partner o ex, ciascuno a suo modo, alimentano un circolo vizioso di rabbia e aggressività reciproca, di fatto sterile rispetto ad ogni soluzione creativa, si tratti di salvare la coppia o il benessere individuale o l’armonica crescita dei figli, se e quando sono ancora piccoli.
Ognuno, chi più chi meno, imprigionato nella propria mente. Chiusi in se stessi, incapaci di guardare l’altro. Incapaci spesso di guardare non solo il partner, ma anche i figli.
Ognuno incastrato nella personale ferita in cui, entrambi, con percezioni, modalità, intensità e forme diverse non si sentono ‘visti’: non riconosciuti nel proprio dolore, non considerati nei propri pensieri, non rispettati per i propri bisogni, non amati, non apprezzati, non sostenuti.
OGNUNO A FARE ALL’ALTRO CIÒ CHE NON VORREBBE FOSSE FATTO A SÉ.
Ognuno nell’aspettativa e/o nella pretesa che sia l’altro a dover cambiare in quanto colpevole, ingiusto, manipolatore, provocatore, opportunista. L’altro è sbagliato mentre “io sono fatto così e l’altro non mi considera”.
La soluzione? Il recupero della capacità di comunicare in modo realmente efficace. Nella necessaria distinzione di situazioni, contesti e storie differenti, riprendere a comunicare in modo sano e adulto, consapevoli e responsabili del proprio contributo alla situazione difficile. Ciascuno disponibile veramente a mettersi in discussione, superando dannose colpevolizzazioni dell’altro e lamentele sterili, per quanto cariche di dolore.
Comunicare non significa ‘semplicemente’ imparare a parlare, ad ascoltare o riprendere a farlo. Significa:
– differenziare ciò che appartiene a sé e ciò che appartiene all’altro;
– decentrarsi: saper guardare la situazione anche dal punto di vista dell’altro;
– esprimersi in modo utile invece che disregolato: esprimere i propri pensieri, emozioni e bisogni invece che vomitare critiche e colpe all’altro;
– chiedere al posto di pretendere, accettando anche un possibile no come risposta;
– cercare soluzioni e non colpevoli: cooperare per fini superiori alla sterile sopraffazione dell’altro;
– accettare l’imperfezione delle soluzioni e necessari compromessi;
– curare il proprio dolore invece che tentare di cambiare l’altro;
– prendersi la responsabilità del proprio cambiamento.

Comunicare in modo non giudicante e realmente efficace per trovare una soluzione condivisa permette agli individui di emanciparsi da dolorosi e rancorosi irrisolti di coppia e ritrovare, finalmente, la serenità per scelte nuove, più vicine ai bisogni e ai desideri attuali.

Consulenze e perizie in ambito giuridico, civile e penale

Le consulenze e le perizie in ambito giuridico rappresentano l’attività svolta dallo psicologo nel contesto dei procedimenti giudiziari.

La richiesta allo psicologo può essere fatta dal Giudice (Consulenza Tecnica d’Ufficio) o dalle parti, avvocato e clienti (Consulenza Tecnica di Parte) allo scopo di acquisire valutazioni tecnico-scientifiche di tipo specificamente psicologico.

In campo Civile, la valutazione dello psicologo può avvenire, tra le altre, nelle seguenti aree fondamentali:

  • separazione, divorzio, affidamento dei figli
  • valutazione delle capacità genitoriali in caso di affido, adozione e revoca della responsabilità genitoriale
  • mediazione familiare
  • danno biologico di natura psichica ed esistenziale (danno da lutto, da incidente stradale, da mobbing, da maltrattamento o abuso sessuale, da errore professionale, ecc.)
  • interdizione, inabilitazione, amministratore di sostegno

In campo Penale, la valutazione dello psicologo può avvenire, tra le altre, nelle seguenti aree fondamentali:

  • capacità di intendere e di volere, imputabilità, pericolosità sociale
  • “stalking”
  • maturità o immaturità psichica del minore autore di reato
  • idoneità psichica del minore a rendere testimonianza
  • attendibilità della testimonianza del minore

Anche in sede stragiudiziale cioè prima dell’entrata nel circuito giudiziario allo psicologo può essere fatta una richiesta di consulenza giuridica (valutazione psicologica e di personalità, valutazione del danno da trauma, valutazione di stress legato al lavoro, ecc.) che potrà essere successivamente utilizzata nel procedimento giudiziario.

L’operato dello psicologo in ambito giuridico, civile e penale, sia esso d’ufficio o di parte, pur attraverso metodologie e procedure diversificate, ha lo scopo sostanziale di rispondere ai quesiti posti dal Giudice. Il Giudice ha il potere e la responsabilità della decisione mentre lo psicologo giuridico offre la sua competenza ed esperienza per fornire elementi fondamentali di valutazione psicologica su cui il Magistrato potrà fondare la sua decisione.