Convivo dunque confliggo

Un pò per scherzo, un po’ seriamente, sono molti quelli che riferiscono un certo “stress da convivenza forzata”, oltre a quello già legato all’emergenza sanitaria e alle negative previsioni sull’economia e sul mondo del lavoro.
Dobbiamo restare a casa con fiducia che tutto andrà bene, lontani dalle nostre occupazioni e abitudini quotidiane, e al momento dobbiamo restare vicini ai nostri intimi. Ciò può favorire una serie di eventi stressanti e conflitti che necessitano di essere governati in modo sano ed utile al mantenimento di relazioni sufficientemente armoniche. Ecco, ad esempio, alcune brevi indicazioni nella forma di strategie comunicative concrete ed essenziali per affrontare l’emergenza della forzata convivenza.

– Osserva con cura le situazioni che sono per te fonte di stress, conflitti, tensioni, ecc.. Invece che farti guidare dai tuoi schemi mentali precostituiti, osserva in modo attento e specifico: cosa è successo, quando, dove, chi è coinvolto, perché è successo secondo te e perché è successo secondo le altre persone coinvolte
– Ascolta, quindi, prima di rispondere
– Ascolta fino alla fine e con attenzione prima di pensare a cosa rispondere
– Invece di colpevolizzare, rimproverare, giudicare, inizia prima di tutto a rispettare il punto di vista dell’altro, cercando di vedere e comprendere il mondo come può vederlo l’altro, a partire dalle sue emozioni e dai suoi bisogni frustrati
– Osserva con attenzione prima di “pre-giudicare”
– Sospendi il giudizio: l’altro, anche molto vicino, è diverso da te, non è obbligato ad essere come tu lo vuoi; ha pensieri, emozioni, bisogni, valori e prospettive sul mondo che possono più o meno sovrapporsi alle tue
– Ascolta la sua verità piuttosto che imporre la tua verità
– Quando ti arriva una critica da parte dell’altro, chiedigli qual è il suo bisogno, cosa vuole effettivamente da te, cosa vorrebbe che tu facessi (e digli, quindi, cosa puoi fare, cosa sei disposto a fare, cosa farai e cosa no…)
– Trasforma la tua critica all’altro nell’espressione del tuo bisogno e desiderio all’altro
– Trasforma la tua pretesa (che equivale ad imporre un obbligo all’altro) in una richiesta (a cui l’altro quindi può dire sì come no)
– Trasforma la tua richiesta ampia, generica, vaga in una più utile e potenzialmente efficace richiesta concreta, specifica, circostanziata: cosa desideri e cosa vorresti che l’altro facesse in termini di comportamenti visibili ed azioni precise

Leggi e rileggi queste brevi indicazioni per capire come ti comporti e come comunichi con l’altro, l’effetto che ottieni e quello che potresti ottenere se cominciassi a modificare qualcosa del tuo modo di pensare, agire, comunicare.

Pretendere: il metodo per essere infelici

Il tuo grado di infelicità è direttamente proporzionale al tuo grado di pretesa. Pretendere significa obbligare. Pretendere significa essere intransigenti: si tratti di se stessi o verso gli altri o verso le cose, il mondo, la realtà.
Pretendi quando le cose e le persone devono essere come devono essere per te, solo ed esclusivamente in un certo modo definito e stabilito. Stabilito da chi? Da te forse, da altri da cui hai imparato a pretendere. Comunque sei tu che ora, oggi, sei pieno di pretese, più o meno consapevoli…
La pretesa si associa a rigidità mentale e comportamentale; se ti imprigioni nella pretesa, diventi intollerante alla frustrazione, non riesci ad affrontare le delusioni, hai sempre bisogno di controllare, non sostieni alcun rischio né incertezze, alimentando spesso un circolo vizioso in cui accusi e colpevolizzi, te stesso o gli altri, la sfortuna o il destino, senza riuscire ad assumerti la responsabilità di come agisci e reagisci ovvero di ciò che provi, che pensi e che fai.
Fatti dunque le analisi dei tuoi livelli di pretesa. Pensa a diversi ambiti e ruoli (famiglia, lavoro, amici, tempo ricreativo, ecc.)… Individua per ciascuna area o persona o situazione COSA DEVE ESSERE COME DEVE ESSERE E NON PUÒ ESSERE IN ALTRO MODO… Altrimenti… Altrimenti? Inizia a chiederti che succede, dentro e fuori di te, se le cose e le persone (te stesso, gli altri, la realtà) non sono come dovrebbero essere… Inizia a rispondere: cosa provi… Cosa pensi… Cosa fai… Quando la tua pretesa non si realizza!
Già questa auto-osservazione ti fornirà tante informazioni e consapevolezza per capire come funzioni oggi in base alle tue pretese. E per comprendere cosa ci vuoi fare con questa consapevolezza del tuo livello di pretesa… Ad esempio, puoi cominciare a chiarirti le idee su quali sono i tuoi bisogni, desideri e aspettative nascosti dentro la pretesa. E quindi puoi cominciare a chiedere con maggiore consapevolezza, concretezza e specificità cosa vuoi e da chi. Imparando anche ad accettare i no che ricevi. E partire da quel no ricevuto per riformulare la richiesta, per modificare i bisogni e desideri, a volte anche per rinunciarvi… Così è per tutti!!!

Per non… Rimprovero e senso di colpa

Rimprovero e senso di colpa sono i sentimenti del “per non…” Per non aver fatto e detto ciò che avrei dovuto fare e dire. Per non essere ciò che dovrei essere. Che sia da qualcun altro o da me stesso, mi sento rimproverato e in colpa quando sono “accusato di uno scarto” tra reale e ideale, tra richieste e risposte, tra doveri e azioni effettive. Colpa per aver trascurato qualcosa o qualcuno, aver curato un bisogno invece di un altro. Insomma, il sentimento doloroso del sentirsi giudicato per la propria imperfezione ovvero per non essere riuscito a fare tutto, ad occuparsi di tutto, a curare tutto, a riuscire in tutto. E tutto ciò che è diverso da “tutto” è rimproverato (o anche autorimproverato) come “niente. Una vera e propria autostrada per la sofferenza. Una vera e propria autostrada per la follia se questo è stato il contesto affettivo e interpersonale in cui è stato cresciuto un bambino.

Che farne di questa consapevolezza?

Possiamo forse dire che che non sia importante fare quello che bisogna fare, compiere il proprio dovere, assumersi le proprie responsabilità in base alle diverse età, imparare come ci si comporta e ci si deve comportare? Certo che è importante. Anzi, è fondamentale, per crescere, avere una direzione, una struttura, una serie di regole che ci tengano dentro la strada di cosa è giusto, buono, adeguato, sano. Come fondamentale è anche la giusta misura, la flessibilità, la valutazione specifica delle situazioni, l’eccezione oltre la regola. Come è importante capire cosa è veramente importante e cosa può essere tralasciato senza rimproverare o rimproverarsi.

Tu come sei messo coi rimproveri e coi sensi di colpa?

Tu come sei con gli altri? E con te stesso? E gli altri con te?

Oggi? E ieri?

Giudicare vs responsabilizzare

Un po’ tutti siamo cresciuti a latte e giudizio… Siamo dunque, chi più chi meno, abituati ad apporre etichette sopra i comportamenti altrui e nostri. Siamo giudici degli altri e siamo spesso anche i peggiori giudici di noi stessi. Questo o quel comportamento è riprovevole, malvagio, meschino, cretino, deficiente, saccente, egoista, casinista, immorale, banale, cattivo, passivo, infantile, manipolativo. Chi più ne ha più ne dica… Le vie del giudizio come del senso di colpa e di vergogna sono infinite… Solo che spesso conducono ad esiti sterili dal punto di vista dei problemi da affrontare e dannosi sull’autostima di chi crede in quel giudizio e se ne lascia condizionare fino a provare le più svariate emozioni negative di tristezza, ansia, senso di colpa, vergogna, senso di inadeguatezza, rabbia, dolore, rifiuto, ecc.
Quando credi di aver sbagliato, invece che soffermarti eccessivamente sul giudizio di quel comportamento “sbagliato”… Inizia semplicemente quanto immediatamente ad agire per comprendere e correggere l’errore… Indugiare nel giudicare è solo spreco di energia…
Quando vedi comportamenti sbagliati degli altri (parenti, amici, collaboratori, estranei, ecc.), invece di mettere il dito nella piaga, scegli come agire in modo più utile: aiutare la persona a modificare l’errore, fregartene, accettare ciò che non dipende da te, compreso il fatto che gli altri non stanno al mondo per soddisfare le tue aspettative e per essere come tu le vuoi. Indugiare nel giudicare è solo spreco di energia…
Se, invece, hai proprio bisogno di indugiare nel giudizio, rivolto a te o ad altri, semplicemente ti suggerisco di prendere in considerazione l’idea di farti aiutare… a comprendere questo tuo bisogno…

Estrazioni. Oltre il giudizio

Esercizio per il cambiamento effettivo ed efficace oltre il giudizio.

Quando ti ritrovi a giudicare una persona … Prendi il GIUDIZIO (esempi: deficente, maleducato, incapace, cretino, sbagliato, fallito, cattivo, egoista, presuntuoso, inaffidabile, scontroso, ecc.) e…

Estrai l’osservazione del COMPORTAMENTO, cosa la persona che giudichi ha detto e fatto…

Estrai il tuo VALORE, in base a quale criterio per te importante la giudichi cioè confronta come dovrebbe essere per te quella persona con come è, cosa quella persona ha detto e fatto e cosa avrebbe dovuto fare e dire…

Estrai il BISOGNO. Perché secondo te quella persona ha detto e fatto quello che ha detto e fatto per cui secondo il tuo valore quella persona merita quel giudizio. Estrai il SUO bisogno come lo immagini e intuisci per comprendere meglio il TUO bisogno che si cela dietro il tuo giudizio. Perché arrivi a farti quel giudizio di quella persona e del suo comportamento…

Estrai L’AZIONE. Come puoi andare oltre il tuo giudizio, cosa puoi fare o cosa puoi dire a quella persona per tentare di realizzare il tuo bisogno rispettando il suo…

Come tutti gli esercizi, funziona se lo fai. Capisci meglio qualcosa di te, dell’altro e della vostra relazione, se segui i vari passaggi e ti addentri nel tuo mondo interiore.

Buona esplorazione…

L’arte del giudicare. Intervista all’artista

Giudicare è una forma d’arte che come tutte le arti nasce dall’interno. È l’espressione del mondo interiore di una persona che attraverso il suo giudizio tira fuori quello che ha dentro. Lo condivide a volte, altre volte il suo prodotto resta sospeso nell’aria o appeso chissà dove. Forse arriva alle altre persone. Forse no.

Il prodotto artistico può e deve essere preso per quello che è… e ciascuno ci fa quello che vuole… Lo vivi, te ne nutri, ci entri dentro, lo guardi da più prospettive… Un dipinto, una scultura, una costruzione, una poesia, una rappresentazione teatrale, come anche una canzone e un film non sono più dell’artista… Sono del fruitore che interagisce con l’opera d’arte, come crede, sente, riesce, vuole… A quel punto l’opera d’arte dice molto più del fruitore che dell’autore.
E poi c’è chi intervista l’artista… Per chiedergli l’ispirazione, il senso, l’origine o chissà che altro sulla sua opera. Chissà chi lo sa, forse nemmeno l’artista lo sa.
Allora, l’arte del giudicare nasce dal valore dell’artista che etichetta buono o cattivo qualcosa in relazione a cosa è bello o importante per l’artista stesso. Se gli chiedi il perché di quel giudizio l’artista ti può riferire esempi, circostanze, comportamenti specifici, fatti concreti per illuminare il senso del suo giudizio. Oppure no. Quel giudizio non è ancorato a nessun fatto reale. Resta veramente solo frutto della sua mente… Della sua fantastica fantasia. Fantastica!!! Che giudica i buoni e i cattivi per come sono vicini o lontani rispetto a come vorrebbe che fossero gli altri.

L’artista del giudizio vorrebbe il mondo proprio come lo vorrebbe. E spesso produce la sua arte quando resta deluso, ferito, disilluso perché il mondo esterno spesso se ne frega di quello interiore…

È per questo che siamo tutti un po’ artisti…

Debolezza relazionale

Esistono due grandi tipi di debolezze umane nelle relazioni.
È debole chi minaccia, chi ricatta, chi paventa una ritorsione… Una debolezza mascherata da forza apparente. “Se fai così… Allora io farò così…”.
È debole chi subisce la minaccia, chi teme che la previsione diventi pericolo effettivo, chi è vittima dei movimenti altrui. Una debolezza per mancanza di sicurezza in se stessi.

Sono due forme di dipendenza.
Chi minaccia spesso dipende dalla propria pretesa frustrata, di fronte all’altro deludente non ha altri strumenti che minacciare.
Chi è sotto scacco della minaccia dipende dall’altro e teme il suo rifiuto/abbandono, angoscia vissuta se dovesse effettivamente realizzarsi la minaccia.

Pensa alle tue relazioni, famiglia, coppia, lavoro, amicizie, altre relazioni… Ti capita di recitare una di queste parti? Sempre la stessa debolezza? A volte ti ritrovi a minacciare, altre ad essere minacciato? È diverso nei diversi ambiti o sei proprio esperto di almeno uno dei due ruoli?

Come noterai ciascuno di questi due ruoli relazionali è fonte di sofferenza, se non immediata, certamente a lungo andare, creando una relazione intossicata da rancore, risentimenti, frustrazioni e delusioni reciproche.
Per creare buone relazioni, si può uscire da queste modalità malate attraverso una comunicazione autentica, coraggiosa, realmente efficace, prendendosi il rischio di perdere la relazione, ma anche di farla evolvere in modo più maturo e responsabile, realmente fonte di crescita per entrambi.