“Il diavolo prenda l’ultimo. La fuga del narcisista”.

Il narcisista è un tiranno e non solo. Tratta male gli altri, fino al disprezzo. Ma, controintuitivamente, è soprattutto un bambino ferito. Una ferita da trascuratezza, da mancato accudimento. È arrabbiato per qualcosa che avrebbe dovuto ricevere in origine e non ha ricevuto.
Ha paura. Prova dolore. Un dolore nucleare, profondo, di vergogna: si sente non amato e privo di valore. Ha costruito nel tempo una corazza di arroganza a protezione della sua vulnerabilità, un guscio grandioso per schermarsi dal giudizio che colpisce chi si è sentito non amato, non apprezzato e ha imparato a credere di sé di non essere amabile né degno di stima. Un misto di arroganza e vergogna, bisogno di essere ammirati e invidia, pretesa e paura. Il tutto indossato con la più falsa delle maschere: si crede di essere, consapevolmente, chi sente di non essere, inconsapevolmente. Per questo il narcisista è ostile e aggressivo, soprattutto verso chi lo critica; ostile oltre ogni ragionevole misura: a nessuno piace essere criticati, sì poi magari impariamo ad usare la critica in modo costruttivo, ma per il narcisista sentirsi criticato equivale ad aprire la botola che lo farà precipitare nel buio più oscuro della perdita d’amore e di valore.
Il disprezzo verso l’altro è la reazione che maschera il proprio senso di profonda insicurezza. Che invita alla competizione sfrenata e ad inseguire il perfezionismo, per tentare inutilmente di lenire il dolore, dove la competizione si svolge su un campo minato, dove “non esiste qualcosa come il secondo posto, esiste il primo e l’ultimo”. Col diavolo ad aspettarti… Anzi a rincorrerti… Per cui scappi e scappi e scappi e corri e corri e corri e cerchi il primato perfetto per sfuggire al tiranno del “non sei come dovresti essere”. Di origine infantile.
Tiranneggiato in origine. Tiranno degli altri oggi. E tiranno di se stesso. Una maschera che copre una fragilità vestita di disprezzo per gli altri, quasi sempre, ma anche una facciata schiva, altre volte. Che schiva il contatto con l’altro e con se stesso, come un fiume carsico che aspetta solo il momento giusto per rivelarsi in tutto il suo disprezzo.
Questo è il narcisista che si incontra in terapia, quando ci viene, quando ce l’hanno mandato; questa la fragilità vestita di grandiosità che chiede di essere svelata, quando il narcisista rimane in terapia e i lavori sono effettivamente in corso; questo il volto della paura, del dolore e della vergogna che chiedono di essere riconosciuti, quando la cura funziona.
Questo è il narcisista che fugge, narrato da Giancarlo Dimaggio, terapeuta esperto di narcisisti, nella sua ultima opera narrativa: ‘Il diavolo prenda l’ultimo. La fuga del narcisista’ (Baldini e Castoldi). In cui l’autore, con umile competenza e vivace ironia, narra storie di vita incontrate della stanza di terapia.
Il narcisista è portatore insano di una moltitudine di sfaccettature, un misto che è un mistero, succulento da svelare per chi ha voglia di capirci di più, di comprendere la ferita dietro la barricata della pretesa: “la pretesa di essere venerati intrecciata al timore di essere presi a sputi e pietre”. Paura! Di cosa? Del caldo che diventa freddo. Anzi scoprire che forse è sempre stato solo tiepido. Meglio allora fuggire. Fuggire sì, ma dove? Da cosa, soprattutto? 
Fuggire dal dolore, dalla vergogna, dalla vulnerabilità. Prelibatezza per il diavolo. Quelli esterni di diavoli, ma soprattutto quello interiore.
Fuggire dalla paura di non essere riconosciuti se non come oggetti al servizio dell’altro, dell’altro che controlla, che manipola o che è indifferente o poco più che tollerante.
Fuggire dal senso di colpa che il narcisista vive quando prova ad immaginare una vita piena di iniziativa che però fa soffrire l’altro.
Fuggire… Prima del precipizio dell’angoscia di non conoscere l’amore. Non averlo forse mai sentito. Prima dell’abisso: sentire quel dolore di chi si sente privo di valore.
Insomma… Libro consigliatissimo… Per tutti… Per chi narciso non sa di esserlo… Per chi non riesce  ad allontanarsi dal narcisista o difficilmente potrebbe farlo… Per un regalo, della serie ” che avrà voluto dirmi!?”. Per ogni terapeuta che voglia veramente capirci qualcosa di questo dolore e del suo potere distruttivo. E anche delle possibilità reali di trattamento efficace.

Aspettative e serenità

Due principi ispiratori sono alla base di relazioni soddisfacenti e di una serenità personale di fondo. Parafrasando la preghiera delle aspettative di Fritz Perls e la preghiera della serenità resa nota dagli alcolisti anonimi.
Prima ispirazione. Io sono io, con la mia vita, con le mie scelte, con i miei pensieri, le mie emozioni, le mie passioni, i miei successi e i fallimenti, i miei rimorsi e i rimpianti, i miei sensi di colpa e la mia gratitudine. La mia storia. Le mie ferite.
E tu sei tu… Con… Le tue cose…
Per stare bene insieme e per essere felici anche oltre la relazione, dobbiamo uscire fuori dal reciproco incastro delle ferite infantili individuali e delle rispettive pretese (non sempre riconosciute) per cui tu dovresti essere come io ti voglio e io dovrei essere come tu mi vuoi. Io non sto al mondo per essere come vogliono gli altri… E nemmeno tu… Facile da capire!? Fondamentale da praticare!!!
Seconda ispirazione. Sii saggio da comprendere la differenza tra il tuo potere e la tua impotenza. Tra ciò su cui puoi intervenire e ciò su cui non hai potere di decisione. Per evitare di sbattere il muso contro il solito muro. Per smetterla di voler cambiare l’altro. Per smetterla di pretendere che la realtà si adatti sempre e continuamente ai tuoi bisogni e desideri. Facile da capire!?Fondamentale da praticare!!!
Tutto il resto è gioia… E meraviglia… Come puoi leggere anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Non basta il pensiero

Nella diversità di strategie che si possono seguire e che dipendono dalla situazione specifica, dalle caratteristiche del paziente come persona e anche dalle competenze e preferenze del terapeuta, per affrontare la sofferenza e promuovere il benessere sono necessari alcuni passaggi:
Identificare i PENSIERI disfunzionali e PATOGENI che sono connessi alla sofferenza, ai sintomi e ai comportamenti problematici della persona.
Trovare CREDENZE più REALISTICHE e utili al raggiungimento di bisogni e desideri della persona.
Provare ad AGIRE CONSEGUENTEMENTE ai nuovi pensieri ipotizzati.
VERIFICARE L’ESITO di questi tentativi di cambiamento.
APPREZZARE i RISULTATI POSITIVI e cercare di consolidarli come nuovi pensieri e nuovi comportamenti nel proprio repertorio.
COMPRENDERE le DIFFICOLTÀ, le PAURE e gli INSUCCESSI incontrati nel tentativo di cambiare: per imparare da cosa non ha funzionato.
RICOMINCIARE il giro: cosa penso e come agisco in relazione agli scopi che vorrei raggiungere; cosa potrei pensare di più utile, a cominciare dal riformulare in modo più flessibile i miei scopi e le credenze che li accompagnano; come devo agire per verificare nella realtà concreta i miei nuovi pensieri.
Esempio. In un gruppo di persone devo risultare simpatico a tutti altrimenti mi sentirei escluso e solo, ciò sarebbe terribile, la dimostrazione del mio essere una persona di scarso valore. Come puoi formulare i tuoi pensieri in modo più realistico? Come puoi riformulare i tuoi scopi in modo più flessibile? Come puoi agire in modo nuovo in base ai nuovi pensieri e scopi riformulati?
Altro esempio. Al lavoro non devo mai sbagliare, mi sentirei un fallito, sarebbe per me intollerabile. Come puoi formulare i tuoi pensieri in modo più realistico? Come puoi riformulare i tuoi scopi in modo più flessibile? Come puoi agire in modo nuovo in base ai nuovi pensieri e scopi riformulati?
Terzo esempio. Di fronte ad un errore come partner o come genitore o in altri ruoli, ti girano in testa pensieri ‘estremi’ del tipo: “non devo permettermi errori, ogni errore è inqualificabile, segno della mia incapacità, non esiste riparazione possibile che possa cancellare la macchia sulla mia persona, non riuscirei a guardarmi più in faccia, sarebbe la fine per me, per le gravi conseguenze del mio comportamento”. Come puoi formulare i tuoi pensieri in modo più realistico? Come puoi riformulare i tuoi scopi in modo più flessibile? Come puoi agire in modo nuovo in base ai nuovi pensieri e scopi riformulati?
Inizia ad applicare questa strategia da ora e verifica come ti può aiutare a governare, ridurre o eliminare la tua sofferenza.
Fatti guidare da alcune domande esplorative sui tuoi pensieri: quali prove mi dimostrano che i miei pensieri siano veri? Sono sicuro che le cose dovrebbero essere assolutamente come io pretendo che siano? E se non fossero così come dettato dalle mie convinzioni assolute, sarebbe certamente terribile, orribile, catastrofico? I miei pensieri sono veramente utili a farmi raggiungere i miei scopi? Come potrei riformulare i miei pensieri in modo più sano, realistico,  veramente utile ai miei bisogni? Come potrei trasformare le mie pretese (“deve necessariamente essere in un unico modo”) in preferenze (“mi piacerebbe…” “Preferirei…”)?
E, magari, da ultimo ma non per importanza, fatti accompagnare e guidare anche da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

L’evoluzione del desiderio

Quando il tuo ‘desiderio’ si trasforma in ‘necessità’ assoluta succedono almeno due cose.
In termini di OBIETTIVI DI CRESCITA PERSONALE E/O PROFESSIONALE, puoi iniziare a lavorare su un tuo progetto che parte da quel desiderio che è diventato dentro di te un propulsore gigantesco della tua motivazione, ad esempio vuoi aprire un’azienda, vuoi laurearti, vuoi diventare un esperto di botanica o un atleta che partecipa alle Olimpiadi. Probabilmente ti impegnerai con estrema determinazione in direzione dei tuoi obiettivi perché vuoi proprio realizzare quel desiderio. Questo potrà accadere o meno e sarà importante come reagirai, magari godendoti il successo raggiunto o rimodulando progetti, obiettivi, piani, risorse ed azioni in direzione di ciò che vuoi realizzare. Potrebbe volerci ancora un po’ e finalmente raggiungerai la meta oppure potresti dover accettare un ‘mancato traguardo’, magari godendo dei risultati raggiunti anche se non corrispondenti al tuo ideale di partenza o rivisitando valori, progetti, scopi e piani d’azione. Imparando, comunque, a tollerare un certo grado di scarto tra ciò che desideravi e ciò che stringi in mano.
Invece, in ambito SALUTE e BENESSERE, fisico, psicologico e relazionale, probabilmente il tuo desiderio diventato necessità assoluta sarà anche una fonte di sofferenza. Il desiderio, in realtà, è diventato un bisogno avvertito interiormente come ‘pretesa’. Infatti, molta parte del nostro malessere è determinato dalle pretese che sviluppiamo su: come dovremmo essere; come dovrebbero essere gli altri; come dovrebbero essere la realtà, il mondo, la vita. Tutto ciò che è fuori da quella pretesa diventa frustrazione intollerabile (“non posso sopportarlo”), delusione inconcepibile (“ma come fa la gente a comportarsi in quel modo?”), scarto  devastante tra ideale e reale (“non posso accettare qualcosa di diverso da ciò che vorrei”).
Per ridurre la sofferenza e promuovere serenità e benessere, il lavoro da fare su di sé è quello di ‘sviluppare maggiore flessibilità rispetto a quelle pretese’: tornare indietro dalla necessità assoluta al desiderio; trasformare i “deve essere assolutamente” in “sarebbe preferibile”; imparare a fronteggiare lo scarto tra desiderio e fatti: “posso accettare e sostenere emotivamente anche certi aspetti frustranti e deludenti della realtà”.
Inizia ad osservare nel tuo quotidiano quante pretese colonizzano ed inquinano la tua vita. Per ciascuna di esse, cerca di comprendere la situazione, in particolare cosa pensi, cosa provi, di cosa hai bisogno, di cosa hai paura in quella situazione. Fatta questa esplorazione, probabilmente ti sarà più chiaro cosa fare per cercare di realizzare i tuoi desideri e bisogni senza essere perseguitato dalla necessità assoluta di doverli raggiungere e realizzare in un certo modo.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, un intero capitolo è dedicato all’autosabotaggio che ci infliggiamo attraverso le pretese.

Quando i tuoi problemi dipendono dagli altri!?

Sarà capitato anche a te di ritrovarti pieno di delusioni, lamentele e critiche.
Se tutti o tanti o troppi ti hanno deluso…
Se le tue lamentele iniziano il primo e finiscono l’ultimo giorno dell’anno, per poi ricominciare…
Se per ogni persona della tua vita hai diverse critiche e rimproveri da fare…
Probabilmente è l’ora di diventare consapevole di:
– cosa vorresti dagli altri…
– cosa chiedi agli altri…
– cosa ti aspetti dagli altri…
– cosa pretendi dagli altri…
– quali bisogni frustrati vivi con gli altri…
– quali obiettivi non riesci a raggiungere nei rapporti con gli altri…
– quali convinzioni guidano i tuoi rapporti con gli altri…
Non è una consapevolezza facile da raggiungere, anche perché probabilmente associata a emozioni di dolore, rabbia, tristezza e altre ancora; né sono facili da accettare certe scoperte o ‘verità’, anch’esse accompagnate da emozioni spiacevoli. Tuttavia, fare chiarezza su questi aspetti e comprendere alcune tue modalità di relazione con le persone è già un cambiamento importante nella direzione di una vita di maggiore qualità, serenità e benessere.
Quando questa consapevolezza interpersonale è difficile da ottenere o ardua da accettare, magari vivendo un malessere consistente con sintomi di sofferenza emotiva, potrebbe essere utile chiedere un aiuto alla psicoterapia.
La psicoterapia è un’esperienza in cui, senza essere giudicato né colpevolizzato, puoi trovare il senso di tante frustrazioni e delusioni, per imparare a ridurle sperabilmente, a governarle quando possibile, ad accettarle quando necessario, imparando comunque a mantenere l’impegno determinato verso la creazione della tua qualità di vita nonostante ciò che non è perfetto e ciò che va in un certo modo anche se vorresti andasse in un altro.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, la protagonista, ciascuno di noi, impara a navigare tra frustrazioni e delusioni, mantenendo la rotta verso la destinazione che ha per sé valore.

Tutto, tutto. Pretendere per soffrire

Pretendere di sapere e spiegare tutto (onniscienza), unito al pretendere di controllare e risolvere tutto (onnipotenza), con aggiunta di pretese varie che la realtà sia perfettamente corrispondente ai nostri desideri e bisogni, sono le fonti di tanta parte della sofferenza emotiva.
Sono aspirazioni ed ispirazioni ideali che troppo spesso ci intrappolano invece che darci potere.
Molte delle manifestazioni di sofferenza che incontro nel mio lavoro hanno questa base di partenza, di cui la persona è quasi sempre inconsapevole e che, soprattutto inizialmente tende a non voler riconoscere e vedere, fino a negarla in modo assoluto e determinato.
Pensa a qualche esempio nella tua vita in cui i tuoi pensieri, le tue azioni e i tuoi stati d’animo sono governati da queste tendenze estremizzate. Vuoi sapere tutto e spiegare tutto a te stesso; vuoi controllare tutto o quasi tutto del tuo partner o dei tuoi figli; vuoi che tutto fili liscio al lavoro o con gli amici; vuoi prevedere e controllare totalmente ciò che accadrà domani; continui a rimuginare rispetto a ciò che non ti dà certezza assoluta; continui a ruminare su qualcosa che è successo e che ancora non riesci a digerire; ecc. Altri esempi?
La pretesa è la via maestra della frustrazione e della delusione che tanta parte giocano nella sofferenza quotidiana, in uno o più ambiti della nostra vita. Allora “anche no”, dice il saggio.
Impariamo a riconoscere le nostre pretese. Diamo loro un senso e impariamo ad abbandonarle, cercando vie più sane per soddisfare i nostri bisogni nascosti sotto ogni pretesa.
Ti suggerisco un’auto-esplorazione.
Individua una tua pretesa; spesso è espressa da parole quali: io devo… tu devi… la realtà deve essere necessariamente in un certo modo…
Chiediti: a cosa mi serve? Dove voglio arrivare?
Cosa succederebbe se non ottenessi ciò che devo assolutamente ottenere? Cosa significherebbe per me come persona?
Queste ed altre domande simili ti permetteranno di iniziare a scoprire come le tue pretese generano la tua sofferenza.
Questo percorso di ‘emancipazione dalle nostre pretese’ (riconoscerle, comprenderle, trasformarle) può essere più o meno lungo e faticoso. Può richiedere una psicoterapia o qualche altro percorso di crescita.
Quando, al posto della pretesa, esprimi in modo chiaro, prima di tutto a te stesso, i tuoi bisogni e desideri, le tue emozioni e pensieri, allora stai aumentando notevolmente le possibilità di comprendere ciò che cerchi e di essere ascoltato dall’altro. Ciò non sarà necessariamente garanzia di soddisfazione, ma sarà certamente l’inizio di una nuova consapevolezza personale e chiarezza nei rapporti con gli altri.
Un intero capitolo di ‘Alice nel paese delle miserie’ (puoi ordinare il libro direttamente in libreria oppure on line) è dedicato alla miseria della pretesa e a come trasformarla in meraviglia.

23. Estate meravigliosa. Se loro… Allora tu…

Se loro non ritirano le loro aspettative… Allora sei tu che devi emanciparti dalle loro aspettative…
Oggi, per la tua estate meravigliosa, ti suggerisco:
LIBERATI DALLA TRAPPOLA AUTOIMPOSTA DI CHI DEVI ESSERE!
Per quanto tu sia cresciuto con mille persone che ti hanno spinto a dover essere in un certo modo…
Per quanto tu abbia fatto tue negli anni le pressioni esterne ad essere la persona che gli altri volevano tu fossi…
Per quanto ancora oggi sei tormentato, minuto per minuto, da quella voce interna che ti chiede di essere in un certo modo e quasi mai è contenta dei tuoi comportamenti…
Oggi, proprio oggi, anzi adesso, proprio ora, puoi decidere di smettere di essere schiavo di queste pretese esterne ed interiori…
Anch’io potrei pretenderlo da te (certo avrei dei problemi importanti a pretenderlo), invece ti invito solamente a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’ (libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line). Semplicemente ti dico che potrebbe essere per te un primo fondamentale passo in direzione della tua liberazione… Per una vita intera meravigliosa!

10. Estate meravigliosa. Smetti di pretendere

Se è vero che la pretesa è il cancro delle relazioni, anche la pretesa verso se stessi, allora…  Oggi ti suggerisco:
SMETTI DI PRETENDERE…
Smetti di pretendere che la realtà sia esattamente come tu la vuoi…
Smetti di pretendere che le altre persone, vicine e lontane, siano esattamente come tu le vuoi…
Smetti di pretendere da te stesso di essere necessariamente in un certo modo…
Inizia ad agire concretamente, tra possibilità e limiti, per avvicinare la realtà ai tuoi desideri… Imparando anche a contemplare una certa quota di frustrazione…
Inizia a chiedere alle altre persone cosa vorresti e come ti piacerebbe si comportassero e predisponiti ad incontrare risposte positive (da apprezzare e di cui godere) e anche reazioni deludenti da accettare e da cui ripartire…
Inizia a pensare ed agire in direzione della persona che vorresti essere, imparando ad accettare i limiti personali e l’imperfezione di questo mondo…
Inizia… Correggi il tiro… E procedi in direzione della vita meravigliosa che desideri…
A proposito, hai iniziato a leggere ed applicare nel quotidiano ‘Alice nel paese delle miserie’? Puoi ordinare il libro direttamente in libreria oppure on line...

Agenti, sorgenti, miserie e meraviglie

Noi esseri umani siamo agenti attivi dei nostri processi di pensiero e dei nostri comportamenti. È dentro di noi che sorgono stati emotivi e sensazioni corporee generate dai nostri pensieri, siamo noi la fonte delle nostre decisioni. Siamo portatori, più o meno sani, di credenze, convinzioni, scopi, valori, obiettivi, azioni. Siamo noi ad avere il controllo di cosa facciamo con ciò che ci succede.
Sì, è vero tutto questo… e anche no.
Abbiamo il controllo, ma non il totale controllo. Siamo consapevoli di cosa viviamo e cosa scegliamo, ma non del tutto. Qualcuno lo chiama inconscio, qualcuno la chiama conoscenza implicita, qualcuno la chiama memoria corporea tacita. Qualcuno parla di “essenziale invisibile agli occhi”.
Io ti sto parlando di come, molto spesso, il nostro comportamento è guidato da automatismi inconsapevoli che fanno scattare in noi reazioni (emotive, di pensiero e di azione) su cui abbiamo inizialmente poco o alcun controllo. E questo accade soprattutto quando siamo coinvolti in relazioni interpersonali. Come, ad esempio, in alcune ‘miserie’ tipiche nella nostra mente.
Quando, senza rendercene conto:
– vogliamo controllare ciò che non è in nostro potere controllare
– vogliamo cambiare pensieri e comportamenti dell’altra persona
– giudichiamo gli altri perché sono per noi brutti sporchi e cattivi
– giudichiamo noi stessi perché non siamo come vorremmo e dovremmo essere
– ci lamentiamo in modo sterile senza mai passare ad un’azione risolutiva che provi a risolvere il problema per cui ci lamentiamo
– ci sentiamo vittime degli altri e delle circostanze avverse e non sappiamo assumerci la responsabilità del nostro cambiamento
– cerchiamo in tutti i modi di accontentare gli altri per restare sempre insoddisfatti e stressati
– non sappiamo riconoscere i nostri bisogni
– non sappiamo legittimare i nostri bisogni anche quando li abbiamo riconosciuti
– non sappiamo chiedere per i nostri bisogni che pure sentiamo legittimi
– non sappiamo dire no alle richieste degli altri che sentiamo eccessive
– agiamo in modo impulsivo senza riflettere
– rimuginiamo all’infinito senza mai rassicurarci
– ruminiamo su quanto accaduto senza mai trovare pace
– ci aspettiamo o addirittura pretendiamo che gli altri pensino e agiscano come noi
– pretendiamo dagli altri invece di farci carico di ciò che vogliamo ottenere
– vogliamo ottenere tutto e subito ma finiamo per sentirci sempre insoddisfatti e impotenti
– corriamo appresso al tempo ma il tempo non ci basta mai
– aggiungiamo sensi di colpa, vergogna e fallimento ad un dolore che non riusciamo ad accettare
– vogliamo cambiare senza cambiare…

L’esito comune a questi automatismi disfunzionali inconsapevoli e miserevoli è un grado più o meno elevato di frustrazione, delusione, ansia, rabbia, tristezza, sensi di colpa e inadeguatezza, vergogna, fallimento, ecc.

Il lavoro di crescita personale e cura di sé parte proprio dalla consapevolezza dei nostri automatismi, spesso disfunzionali e invisibili ad un occhio non attento. Imparare a notare le nostre tendenze automatiche sia del pensiero sia del comportamento e conseguentemente nell’emozione che proviamo, è un primo  passaggio fondamentale per migliorare il nostro benessere individuale e interpersonale.
Non ti resta a questo punto che andare in libreria (anche on line) e ordinare ‘Alice nel paese delle miserie’, il libro che propone un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere…

Tre tipi di perfezionismo patologico

Esiste un perfezionismo sano che è quello che ti permette di alzare il livello delle tue ambizioni e dei tuoi standard, che ti permette di crescere nei risultati che ottieni in uno o più ambiti della tua vita, che ti permette di godere dei risultati raggiunti, apprezzarli, assaporarli, gustarli fino in fondo e che ti permette anche di fermarti quando proprio non ce la fai o ti rendi conto che oltre non puoi andare e riesci ad accettare questo come parte fondamentale della tua crescita ed evoluzione.
Esistono poi tre tipi di perfezionismo patologico.
1. Verso te stesso
2. Verso gli altri
3. Verso la realtà
In tutti i casi è il tuo giudizio a dominare la tua esperienza emotiva.
PERFEZIONISMO PATOLOGICO è sinonimo di PRETESA. Ovvero di OBBLIGO.
Tu DEVI essere…
Gli altri DEVONO essere…
La realtà DEVE essere…
SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IN UN UNICO MODO.

1. Pretendi da te stesso SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione, il massimo. Altre possibilità non sono contemplate. E quando questo avviene, perché avviene di non raggiungere sempre il top, ti maltratti con giudizi feroci e spietati, ti senti in colpa e ti vergogni o peggio ti arrabbi con qualcosa di esterno a te (eventi e persone) perché profondamente ti senti così fragile da non riuscire ad accettare qualcosa di meno che perfetto né riesci a metterti realmente in discussione.

2. Pretendi dagli altri SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Magari verso i figli o verso i collaboratori, addirittura verso gli amici o gli estranei: non riesci a confrontarti con un comportamento degli altri che sia ‘meno’ di quanto dovrebbe essere, avrebbe dovuto essere, deve essere. E quando succede, perché succede che ti senti deluso dai ‘risultati’ degli altri, invece di mettere in discussione in modo sano e condiviso le tue aspettative e quelle dell’altra persona, magari per rimodulare in modo sano i comportamenti da adottare, finisci solamente per arrabbiarti fino a minare la bontà della relazione. A volte o spesso diventando aggressivo verso l’altra persona, con giudizi sprezzanti e critiche feroci. Rifiuti estremi e punizioni sostanzialmente sempre inefficaci.

3. Pretendi dalla realtà SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Non contempli affatto che le cose, gli eventi, le situazioni siano minimamente diverse da come dovrebbero essere, da come te le aspetti, da come desideri. E quando inevitabilmente succede che si realizzi uno scarto tra realtà e ideale allora provi le emozioni dolorose più svariate: frustrazione, rabbia, tristezza, angoscia.

Diventare consapevoli di quale perfezionismo ci appartenga, capendone il senso, il valore, la funzione, è il primo passo per abbandonarlo, verso una maggiore flessibilità nel proprio comportamento e nelle personali strategie per affrontare il proprio dolore e i problemi nelle relazioni interpersonali. Insomma un primo passo del viaggio dalle miserie alle meraviglie…

Conosci il libro ‘Alice nel paese delle miserie’? Ci puoi trovare una serie di strumenti di consapevolezza e di cambiamento al servizio della tua crescita personale flessibile. Puoi ordinarlo in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o su Amazon.