Aggiungi un posto a tavola

Che sia il tavolo dove fai colazione o la scrivania in ufficio o la grande tavola rotonda, ovale o quadrata della sala riunioni o anche il banco dove ricevi clienti o il laboratorio dove eserciti la tua arte, c’è sempre una moltitudine di persone. Che tu sia da solo o in famiglia o al lavoro o con gli amici, ognuno di questi tavoli è pieno di persone. Sì, anche quando sei solo. Possono essere persone reali o ‘personaggi interiori’, diverse parti di te che sei solito incarnare e recitare, più o meno consapevolmente.
Non è un “come se”, tipico dell’attore, è piuttosto un “proprio così”, proprio di una persona reale come tu sei. Tu sei portatore, più o meno sano, di diverse parti attraverso cui affronti la giornata, costruisci relazioni, governi i tuoi bisogni, eserciti le tue abilità e competenze, impieghi il tuo tempo, vivi la vita insomma.
Sei attento, entusiasta, generoso, giocoso, esuberante, ma anche rigoroso, burbero, impulsivo, metodico e più ne incarni più ne puoi raccontare…
È pressoché infinito il numero di partecipanti alla tua vita quotidiana, almeno potenzialmente. Poi, probabilmente, in pratica, bazzichi sempre le stesse persone, alcune soprattutto sono piuttosto ‘cattive compagnie’ o almeno così siamo abituati a pensarle; c’è la parte ansiosa, la parte arrabbiata, quella stressata, quella delusa, la tua parte autocritica, l’autosabotante, quella depressa, quella costantemente insoddisfatta. Quante altre ancora?! In realtà, la nostra personalità è come un terreno, più o meno fertile e produttivo, dove tu puoi piantare tutti i semi che vuoi (oltre a quelli che qualcuno ha piantato per te). Ma soprattutto, come avrai capito, non basta seminare: bisogna coltivare, innaffiare, prendersi cura.
Nota quali sono i semi che hai dentro…
Nota come li hai coltivati nel tempo…
Immagina quale seme vorresti piantare…
Nota quali sono le qualità di questo seme e della pianta che può svilupparsi…
Immagina come te ne prenderesti cura…
Renditi conto che è qualcosa che è in tuo potere fare…
Renditi conto che lo puoi fare nel modo più adatto a te, alla persona che sei e alla persona che vuoi cominciare a diventare…
Inizia a farlo…

Lockdown e azione meravigliosa

Senza troppi preamboli, oggi ti propongo un esercizio di autoconsapevolezza che, se lo farai, con cura e costanza, ti aiuterà a comprendere le tue miserie e a muoverti in direzione della tua vita meravigliosa, per come tu la puoi intendere e desiderare. Tema casualmente ispirato al libro ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE, autore Lino Fusco, appena uscito a febbraio 2021. Libro che, se tu fossi interessato, potresti ordinare su youcanprint.it (sito della casa editrice) o su Amazon o direttamente in libreria. Con un po’ di pazienza ne entreresti in possesso in una settimanella.
Dopo quello che potrebbe sembrare un esercizio di marketing (con due t), ecco l’esercizio di autoconsapevolezza al servizio del cambiamento in 4 passi (con esempi):
1. REGISTRA COME FUNZIONI. Scrivi in modo attento e regolare quelle situazioni tipiche in cui ti ritrovi, quei modelli ricorrenti di comportamento che ti ritrovi ad adottare. Ad esempio: riconosci che in tante situazioni specifiche tu sei sempre quello che… Stai in disparte, solitario e silenzioso. Oppure sei iper-disponibile fino all’autosacrificio. O anche sei sempre al centro dell’attenzione. O magari sei cronicamente incazzato e sopporti a malapena te stesso e nemmeno sempre. O sei continuamente insoddisfatto. O tendenzialmente perfezionista, severo ed esigente con te stesso e con gli altri. O incapace di farti valere, sottomesso, dipendente. O incapace di fare richieste e dire no. Insomma hai capito: registra il tuo modo tipico di pensare, agire e stare nelle relazioni. Alcune modalità saranno evidentissime, altre saranno più nascoste. Più ti eserciti e più diventerai abile a conoscerti e riconoscerti. La consapevolezza non è tutto e subito. E men che meno il cambiamento…
2. TROVA LE REGOLE RIGIDE CHE DETERMINANO IL TUO FUNZIONAMENTO. Tutti noi funzioniamo in base a regole, non sempre consapevoli, che guidano il nostro agire. Esempi: se e solo se faccio il ‘bravo’ mi sento a posto con me stesso; se e solo se mi dimostro forte e imperturbabile mi sento una persona valida; se e solo se accontento gli altri mi sento benvoluto; se e solo se sono simpatico e divertente mi sento ok; se e solo se arrivo primo merito la benevolenza altrui; se e solo se faccio da solo potrò avere successo; se e solo se controllo tutto, tutto andrà come deve andare. Come vedi da questi esempi, le regole sono quasi prigioni, lockdown che diamo a noi stessi e oltre i quali non possiamo andare…
3. INTRODUCI FLESSIBILITÀ AL POSTO DI RIGIDITÀ. Insomma creati delle alternative. Riscrivi le regole. Laddove c’è costrizione introduci permessi… Esempi: posso sentirmi bene anche se dico no; posso sentire il mio valore anche se non sono perfetto; posso sentirmi una persona ok anche se deludo qualcuno; posso anche sentirmi fragile senza perdere la mia dignità; posso anche non farcela; posso anche chiedere aiuto; posso affidarmi e non controllare tutto; posso riposarmi; posso dedicarmi ad attività piacevoli; posso andare al mio tempo.
4. AGISCI CONCRETAMENTE IN BASE ALLE NUOVE REGOLE. Inizia a fare ciò che solitamente non fai. Smetti di fare ciò che fai solitamente. Un passo alla volta ma determinato. Un piccolo passo alla volta per un grande cambiamento. Agendo in base a queste nuove regole ti auguro di avvicinarti alla vita meravigliosa che desideri. Certamente agendo come non hai fatto finora capirai qualcosa di te, capirai le tue paure che ti ostacolano nel raggiungere i tuoi obiettivi, capirai cosa puoi fare e vuoi fare, cosa devi fare e cosa non devi più fare per avvicinarti alla tua vita meravigliosa…

Come puoi trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie

Sei nella miseria quando confondi ciò che puoi controllare con ciò che non puoi controllare…
Sei nella miseria quando vuoi cambiare le altre persone…
Sei nella miseria quando ti perseguiti con giudizi feroci che non ti danno scampo…
Sei nella miseria quando sguazzi nella lamentela fine a se stessa…
Sei nella miseria quando indugi nella pretesa e non riesci mai ad essere soddisfatto…
Sei nella miseria quando continui a fare la vittima…
Sei nella miseria quando resti fermo ad aspettare che le cose arrivino da sole…
Sei nella miseria quando pensi troppo senza agire o agisci senza pensare…
Sei nella miseria quando metti sempre gli altri prima dei tuoi bisogni…
Sei nella miseria quando ti incastri in missioni impossibili…
Sei nella miseria quando ti aspetti che gli altri sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu…
Sei nella miseria quando ti ritrovi a sentirti o completamente impotente o addirittura onnipotente…
Sei nella miseria quando ti fai gestire dal tempo degli altri e il tempo a te non basta mai…
Sei nella miseria quando non riesci a comunicare efficacemente per risolvere i conflitti…
Sei nella miseria quando aggiungi dolore evitabile al dolore inevitabile…
Sei nella miseria quando vuoi tutto e pure subito…
Sei nella miseria quando dichiari di voler cambiare ma di fatto non fai niente di realmente efficace per ottenere ciò che desideri…
Sei nella miseria quando…
E sei anche nella miseria quando…
Ti vengono in mente altre miserie?
Insomma, quanto puoi esclamare: “sono proprio nella miseria!!!”?
E, soprattutto, come puoi trasformare le tue miserie, una, qualcuna o moltissime, nelle tue meravigliose meraviglie?

Comincia a riflettere sulle tue miserie…

Comincia a sentire le emozioni che provi quando sei nella miseria…

Comincia ad identificare quali sono i tuoi bisogni sani e realistici che da troppo tempo stai facendo aspettare…

E, soprattutto, alla luce di questa consapevolezza, comincia ad agire come non hai mai fatto…

Buon viaggio…

Alice nel paese delle miserie. Il libro

Oggi proprio oggi è il giorno giusto per iniziare a trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie.
Questo potrebbe essere un mantra da leggere ogni giorno, più volte al giorno, anche oggi, proprio oggi, primo giorno del resto della tua vita.
Ti invito a farne una scelta di vita. Impegnarti a creare la tua vita meravigliosa. Una vita certamente non perfetta, non esiste!!!
Anzi no, esiste. La vita è perfetta quando accetti che non esiste la vita perfetta.
Ti invito a rintracciare le tue miserie. I tuoi modi di funzionare, con te stesso e nelle relazioni, modi che ti procurano stress. I tuoi modi di pensare e di agire che generano la tua sofferenza. La tua corazza caratteriale costruita negli anni, che a volte sembra una corazzata inaffondabile, a volte è piena di falle che la portano a picco.
Ti invito a cercare quello che c’è ma non si vede, non sempre almeno, non immediatamente, eppure è lì, nel tuo modo di essere, che condiziona ciò che fai e ciò che succede nella tua esperienza di vita.
Ti invito, nonostante la paura, ad affidarti al tuo coraggio di farti guidare dai tuoi desideri.
Ti invito, nonostante tanti limiti e l’impotenza, ad impegnarti per la creazione di una vita basata su ciò che per te è importante, su ciò che ha per te valore, per rendere la tua vita degna di essere vissuta.
Ti invito a contattare la tua capacità di meravigliarti, sempre e comunque. A cercare la speranza anche nella disperazione, a creare un senso anche se a volte un senso non sembra esistere.
Ovviamente ti invito a leggere il mio libro e ti ringrazio in anticipo per come vorrai condividerlo, per farne pratica concreta di consapevolezza e responsabilità, individuale e nei rapporti interpersonali. 🙏🍀

Se sei fatto così…

Un po’ ci sei sempre stato. Un po’ ci sei diventato. Mi riferisco al tuo modo di essere, pensare e agire. Al tuo carattere. Alla tua personalità. A ciò che intendi quando dici “io sono fatto così”.
È il tuo modo di:
– affrontare i problemi
– governare la frustrazione e lo stress
– incontrare le persone e gestire i conflitti interpersonali
– organizzare il tempo in base ai tuoi bisogni e desideri
– prendere decisioni
– fare importanti scelte di vita.
Ovviamente in questi ambiti intervengono tanti altri fattori a determinare eventi e situazioni, a cominciare dal comportamento degli altri e da quote più o meno grandi di ‘fortuna’ o ‘sfortuna’. Purtuttavia ciascuno di noi può intervenire su se stesso.
È idea diffusa che il carattere non si cambia. È rigido. È duro a cambiare. Forse è vero. Forse no. Certamente dipende da cosa intendiamo per carattere. Cos’è il tuo carattere? Come è fatto?
Per sintetizzare: il temperamento costituzionale è quello, sul resto possiamo intervenire.
Possiamo imparare nuove strategie di pensiero e metodi pratici concreti per affrontare i problemi e la sofferenza emotiva.
Possiamo imparare a fronteggiare le cose che non vanno come vorremmo senza farcene sopraffare, imparando ad insistere e anche a desistere, imparando soprattutto ad impegnarci perché molto possiamo ottenere e anche accettare che a qualcosa dobbiamo rinunciare.
Possiamo imparare a stare con gli altri in modi più amorevoli e nutrienti, imparando soprattutto a cercare alcune persone e lasciarne andare altre.
Possiamo usare il potere che abbiamo di ottimizzare il nostro tempo, imparando a curare certi nostri bisogni e a tralasciare il superfluo.
Possiamo prendere decisioni più consapevoli dei nostri valori e bisogni e più responsabili rispetto a cosa veramente possiamo fare per rendere la nostra vita di qualità.
Possiamo fare scelte di vita nuove, da oggi in poi e per il resto della nostra vita, recuperando quella libertà che forse da piccoli avevamo lasciato nelle mani di qualcun altro.
E, dopo aver realizzato questi cambiamenti e questo salto di qualità della nostra vita, possiamo anche continuare a credere che il carattere non si cambia perché “io sono fatto così…”

Extraterrestre… portami via

Ammettiamo che tu abbia una certa idea di te. Un’idea negativa. Più o meno consapevole. Che guida il tuo comportamento, che ti crea problemi, con te stesso e con gli altri. Ad esempio: sono incapace, incompetente, inadeguato. Oppure: sono impotente, debole, fragile. O anche: sono uno che perde l’autocontrollo, faccio sempre guai, risulto a tutti antipatico. Problemi di autostima e problemi interpersonali all’orizzonte, se parti da questo presupposto… Problemi e sofferenza emotiva.
Sembrano idee di te tutte simili: esprimono un’idea generalizzata di te. Sei così sempre. In ogni circostanza. Da solo. Con tutti.
Mi verrebbe da chiederti: come fai a dirlo? Portami esempi…
Ti potresti fare aiutare da un extraterrestre a cui dovresti spiegare cosa significa quell’idea generalizzata di te. Prova un po’ a spiegare al tizio verde, così li ha visti chi li ha visti, cosa significa essere, ad esempio, un ‘totale incapace’, l’idea che hai di te e come ti senti. Come glielo dimostreresti? Trova le prove…
Inizia a spiegargli quando, dove, cosa fai, come lo fai e perché puoi definirti un ‘totale incapace’…
Non ci provare!!! Non ci devi solo provare. Ci devi proprio riuscire a dimostrare al nostro amico colorato perché sei proprio e incontrovertibilmente un ‘totale incapace’.
Dai, mettiti alla prova, dimostra ad ET che sei proprio quello che credi di essere e vediamo se riesci a convincerlo della tua stessa convinzione negativa. Puoi portare esempi concreti che dimostrino il tuo essere ‘totalmente incapace’?
Cosa ti dice che sei proprio così? Da cosa lo capisci? Te lo dicono gli altri? Lo credi da sempre? Te lo dicono in famiglia? Al lavoro? Cosa rende così solida la tua rocciosa convinzione di essere ‘un totale incapace’?
Ti posso dare un altro suggerimento? Prova a raccontare al nostro amico, che non sa proprio nulla di come funzioniamo noi umani, cosa significa per te essere la ‘persona opposta’ a ciò che credi profondamente di te. Ad esempio, inizia a dire quali sono le caratteristiche che rendono una persona un ‘perfetto capace’. Porta esempi di persone che conosci e che sono ‘perfettamente capaci’, sempre, in tutto ciò che fanno.
Infine, primariamente importante (se mi sono spiegato): se sei riuscito a capirti… se il nostro amico è riuscito a capirci qualcosa… se riesci a capirlo, cerca di comprendere cosa ti risponde … Che idea si è fatta di te…

Il nucleo della sofferenza

Nella diversità di sintomi riferiti dalle persone che arrivano a chiedere aiuto, con problemi psicologici e interpersonali e storie di vita anche molto differenti tra loro, un elemento è sempre presente a contribuire alla sofferenza della persona. Per sentirsi accettato in famiglia e da altre persone importanti fuori dalla cerchia familiare (insegnanti, coetanei, gruppi vari, fino ai partner sentimentali), l’individuo, fin da bambino, ha “scelto” (con diversi gradi di consapevolezza in base all’età e alle relazioni) di sacrificare parti di sé, rinunciando spesso all’espressione autentica di sé, dei propri pensieri, emozioni, bisogni e desideri. Questa è stata una “decisione antica” che, ripetuta più volte nel tempo, è diventata la propria personalità, il proprio modo di stare al mondo, di pensare e agire e di stare con gli altri.
Per essere accettato, per sentirsi amato, per ricevere approvazione, per sostenere la propria autostima, per soddisfare certi bisogni e desideri, l’individuo ha “scelto” di pagare un prezzo più o meno elevato.
Per certi versi è un processo inevitabile per adattarsi alla vita, alla realtà, per costruire relazioni. Quando diventa eccessivo, la sofferenza esplode.
Se la persona riesce ad arrivare a chiedere un aiuto psicoterapeutico, l’obiettivo di lavoro sarà quello di trovare o ritrovare un proprio personalissimo equilibrio rispetto alle parti di sé da sacrificare in favore di parti di sé da riconoscere, legittimare, valorizzare, esprimere per realizzare una vita serena, felice, appagante.

Storie di vita: dalla risorsa al sintomo, dal sintomo alla risorsa

Un bambino trascurato, traumatizzato, abusato emotivamente, se non fisicamente, cresce sentendosi “non amato” e “senza valore”, con sentimenti di inadeguatezza, incompetenza, colpa e vergogna, con un senso di difettosità oltre che di impotenza.

Traumi psicologici e fisici e trascuratezza emozionale sensibilizzano la mente del bambino prima e dell’adulto poi a “focalizzare errori e difetti personali” e a “trascurare qualità e valore personali”.

Imparare a riconoscere le proprie risorse è un passaggio fondamentale per potenziare il senso del proprio valore (autostima), di essere amabile e di poter affrontare la vita con senso di competenza ed efficacia.

Risorsa è tutto ciò che è utile a raggiungere scopi. Le risorse possono essere sane o problematiche.

Riconoscere le risorse comincia dal riconoscere il valore che hanno avuto in passato quelli che oggi sono diventati comportamenti problematici e sintomatici: comportamenti scoperti e appresi allora come utili a regolare le emozioni, a calmare il corpo, ad affrontare le difficoltà e a governare le relazioni. La domanda guida diventa: a cosa ti è servito imparare a fare quello che fai? Ad esempio: controllare, cercare la perfezione, fare da solo, chiuderti in te stesso, dire sempre sì, reprimere emozioni e pensieri, compiacere, dipendere, cercare sempre attenzione, urlare, pretendere, non esprimerti, non prendere decisioni. Da questo riconoscimento del “valore di sopravvivenza” anche di modalità problematiche, la persona può cominciare a riconoscere i bisogni che stanno sotto i sintomi e a trovare modalità e comportamenti più adattivi per rispondere a quei bisogni. Quindi la domanda successiva è: quali tue modalità sono ancora utili a soddisfare tuoi importanti bisogni e quali, invece, sono sostanzialmente disfunzionali e fonte di sofferenza?

Spesso le persone hanno organizzato un’intera storia di vita e struttura di personalità intorno a queste “decisioni precoci di adattamento”. Oggi quella storia e quella personalità condizionano le scelte e le relazioni attuali e quindi il grado di benessere/malessere che la persona vive. Terza domanda fondamentale diventa allora: cosa puoi cominciare a mettere in discussione del tuo modo di stare al mondo, di pensare e agire?

Mettere in discussione necessita di due ingredienti fondamentali: riflessione e azione. Riflettere per comprendere e dare senso. Agire per sperimentarsi concretamente in nuove modalità e scelte: fare qualcosa di diverso (non patologico e distruttivo, come da allora e fino ad ora) per soddisfare bisogni importanti e ancora validi, ora come allora. Ad esempio, se cercare a tutti i costi di essere perfetto ti è servito nel tentativo di sentirti amato in modo condizionato (il bambino in origine ha pensato inconsapevolmente: sarò amato “se e solo se” sarò perfetto), oggi puoi cercare amore autentico (affetto, relazioni appaganti, stima, ecc.) anche senza necessariamente dover essere perfetto. Altro esempio: se hai imparato a fare sempre e tutto ciò che gli altri (genitori in primis) ti chiedevano diventando esperto della compiacenza e della sottomissione (perché credevi così di guadagnarti briciole d’amore e apprezzamento), oggi puoi imparare anche a dire no, anche no e comunque sentirti amato e stimato in relazioni importanti (o perdere persone che evidentemente non ti meritavano). Terzo esempio: se sei cresciuto in una famiglia “imprevedibile” (es. papà fortemente violento, mamma profondamente depressa), è comprensibile che tu abbia imparato a “non dare fastidio e controllare tutto, anche l’incontrollabile” (con l’idea sensata che così avresti salvato la pelle ovvero avresti ottenuto il minimo indispensabile di amore e apprezzamento): oggi puoi comunque esprimere te stesso (pensieri ed emozioni) e abbandonare la necessità di controllare tutto. Ultimo esempio: da piccolo (e da grande) hai imparato a “volare basso”, ad avere poche ambizioni, ad essere modesto perché a casa dominava il valore dell’umiltà e della cautela non rischiosa (in altre famiglie invece regnava la ricerca del successo e del prestigio); quindi sei diventato una formichina, con i suoi pro e i suoi contro; oggi puoi comunque dare ascolto anche ad altre parti di te, più intraprendenti e più gaudenti.

Risorsa è tutto ciò che è utile a soddisfare bisogni. Risorsa è ciò che rende sopportabile ciò che sembra schiacciarci, che permette di superare una difficoltà che sembrava insormontabile, che permette di adattarci invece di soccombere. Ed è importante imparare a riconoscere le proprie risorse per utilizzarle. Ed è importante imparare a lasciarsi alle spalle risorse disfunzionali in favore di nuove risorse creative, efficaci e fonte di benessere.

Anche la persona più problematica e piena di limiti possiede delle risorse che deve imparare a riconoscere. Anche i comportamenti più problematici che oggi una persona vuole cambiare, un tempo sono stati risorse che hanno aiutato la persona ad affrontare situazioni difficili. Oggi la persona può riconoscere il valore di quei comportamenti e cercare di sostituirli con altri comportamenti più sani e altrettanto utili a soddisfare i bisogni originari e attuali.

Anche nelle migliori famiglie

I bambini, si sa, hanno bisogno di attenzioni. Hanno bisogno di essere accuditi, protetti, curati, stimolati, incoraggiati, sostenuti, apprezzati. Hanno bisogno di genitori con uno “sguardo attento”, capaci di rispondere in modo sollecito e adeguato ai bisogni dei figli e anche di fornire una giusta dose di frustrazione dei bisogni, in modo che il bambino crescendo sappia anche vivere l’esperienza che non tutto è ottenibile, né subito, né sempre facilmente. E ciò lo fortifica e lo prepara alla vita.

Purtroppo a volte succede che i genitori (per una serie svariata di motivi) non abbiamo quella giusta capacità di dare ai figli le giuste e sane attenzioni… E allora i figli devono imparare un modo per ottenere la soddisfazione dei loro bisogni di amore, vicinanza, conforto, sostegno e via dicendo. Questo modo, quando funziona, viene ripetuto, fino a consolidarsi e diventare il proprio modo di stare al mondo e di stare nelle relazioni interpersonali per ottenere la gratificazione dei bisogni. Da bambino come da adulto. E questo modo può essere più o meno sano oltre che più o meno consapevole. Allora abbiamo il perfezionista schizzato, il narcisista borioso, il controllante esaurito, l’istrionico disperato, l’evitante distaccato, il rabbioso cronico, il passivo ritirato, l’ossessivo ossessionato, l’eccentrico sulla luna, il dipendente sanguisuga, il ragioniere delle relazioni, l’ingegnere dell’intimità, e via dicendo. Tanto per usare “etichette semplificanti” che aiutino a capire come ciascuno di noi può essere un tipo di questi e ciascuno di noi può essere circondato da questa “strana gente”. 
Spesso le persone arrivano a chiedere aiuto per la loro sofferenza emotiva e nei rapporti con gli altri perché quel modo, anticamente trovato e ripetuto, oggi è diventato così rigido e inflessibile da creare molti più problemi di quanti bisogni riesce a soddisfare.
La persona, in terapia o con altri strumenti, deve lavorare sulle sue “maschere”, sui suoi “ruoli sclerotizzati”, sulle sue “ferite ancora sanguinanti”, sulle sue “modalità ripetitive di manipolare” gli altri. Per sviluppare una maggiore flessibilità per chiedere, in modo sano, consapevole, adulto, responsabile, ciò di cui ha bisogno, per re-imparare a governare la frustrazione e la delusione che si incontrano nelle relazioni, per fare scelte felici ed efficaci diverse da quelle del passato, anche se mai perfette.

Tesoro e tranello

“Ciascun individuo è il prodotto di due forze: la forza imitatrice, governata dal gruppo familiare che agisce provenendo dal passato e la forza creatrice, guidata dalla coscienza universale e proveniente dal futuro.

Quando i genitori limitano i loro figli, obbligandoli ad accettare passivamente progetti e consegne quali “sarai questo o quello… somiglierai a Tizio… ci aiuterai a diffondere le nostre idee e convinzioni…”, disobbediscono ai progetti evolutivi del futuro e la famiglia cade vittima di ogni sorta di malattie fisiche e mentali.

Il paziente per poter guarire deve essere quello che è davvero, liberandosi dall’identità acquisita: quello che gli altri hanno voluto che lui fosse.

Ogni malattia deriva da una imposizione ricevuta nell’infanzia che ci costringe a fare quello che non vogliamo e da un divieto che ci obbliga a non essere quello che siamo in realtà.

Per guarire un paziente, bisogna aiutarlo a diventare quello che è; in realtà, occorre renderlo consapevole che non è un individuo isolato, bensì il frutto di almeno quattro generazioni di antenati.

È impossibile conoscere noi stessi se non conosciamo il lascito materiale e spirituale del nostro albero genealogico” (Alejandro Jodorowsky, Marianne Costa).

Come dice il loro libro sulla Metagenealogia, la famiglia può essere un tesoro o un tranello.

Ciascuno di noi, per tutta la vita, cerca di vivere, esistere, essere, tra le forze di ripetizione e le forze creative.

Comincia a guardare la tua famiglia, il tuo albero genealogico, come non lo hai mai visto… E vedi l’effetto che fa…

Quali immagini ti saltano agli occhi? Quali sensazioni ed emozioni? Quali leggi intravedi? Quali vincoli dolorosi intuisci? Quali regole restrittive fanno funzionare il sistema fino a farlo ammalare, in uno o più membri? Cosa potrebbe liberare potenzialità evolutive dei singoli e dell’intera famiglia?

E nota come ti collochi tu oggi…

È solo il punto di partenza di un’esplorazione che può durare tutta la vita … Verso la tua trasformazione…