La tigre e la fragola. Una storia come la vuoi tu

Un uomo che camminava per un campo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce!

… 101 Storie Zen …

Le storie zen sono sempre caleidoscopi … puoi girarli e rigirarli e vedere infinite luci, colori, forme, immagini… Come la mente: hai infinite possibilità di dare senso, significato e valore alla realtà che incontri…

La mia prima reazione quando ho letto questa storiella è stata qualcosa del tipo “Sì, vabbè…”. Nella realtà “vera”, in una situazione del genere, ci sarebbe spazio probabilmente per poco altro, oltre alla paura e all’angoscia.

O forse no. Hai sempre la scelta di gustare la fragola anche quando la situazione è disperata, i pericoli sono reali, tutto ti va contro e sei sul punto di morire, realmente o emotivamente.

Se nella vita vedi solo tigri affamate, una e anche un’altra e un’altra ancora, probabilmente vivrai sempre con un senso di minaccia, pericolo, diffidenza, chiusura, cercando di evitare il più possibile situazioni che tu percepisci come piene di tigri. Finendo per evitare anche la vita e la vitalità.

Se percepisci solo (o quasi sempre) precipizi, prima o poi riuscirai a cadere e farti male…

Se percepisci topi ficcanaso dappertutto, non ti sentirai mai a tuo agio con le persone…

Se la vite ti sostiene, ma non hai veramente fiducia, beh allora vivrai in attesa della futura morte certa e nel frattempo non vivrai la vita presente…

Se sai gustare la fragola…

Dal letame nascono i fior. Una storia sulla perfezione e sul valore

C’era una volta un’anziana donna che aveva due grosse anfore appese alle estremità di una canna che portava sulle spalle. Una delle anfore aveva una crepa e perdeva un po’ d’acqua, mentre l’altra era perfetta e conservava sempre tutta l’acqua.
Alla fine del lungo cammino, dal fiume a casa, la vecchia donna restava con un’anfora piena solo a metà. Per due anni interi andò avanti così…
L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione.

Dopo due anni, che all’anfora difettosa sembrarono un fallimento senza fine, l’anfora disse alla donna: “io mi vergogno del mio difetto e dei guai che ti procuro”.
L’anziana signora sorrise: “non hai notato che dal tuo lato della strada risplendono i fiori, ma non dal lato dell’altra anfora? Io ho messo dal tuo lato della strada dei semi di fiori, perché ero consapevole del tuo difetto. Ora tu li annaffi ogni giorno quando torniamo a casa. Per due anni ho potuto raccogliere questi meravigliosi fiori e ornare la tavola con essi. Se tu non fossi esattamente così, come tu sei, non esisterebbe questa bellezza che adorna la nostra casa”.

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Come spesso accade nella nostra vita quotidiana, le cose non sempre sono proprio quello che sembrano … Le ferite, i dolori, i fallimenti, le imperfezioni possono esprimere possibilità di bellezza, nutrimento e vitalità… Basta saper guardare con attenzione… Piantare semi e prendersene cura…

Padroni dello spazio

Ogni persona ha la possibilità di impegnarsi in direzione dei propri valori, di ciò che per sé è importante, della propria felicità.
La vita si svolge nello SPAZIO tra FRUSTRAZIONE e SODDISFAZIONE, nello spazio tra COME SONO LE COSE e come DOVREBBERO ESSERE, tra COME È ANDATA e COME AVRESTI VOLUTO ANDASSE, tra cosa hai REALIZZATO e cosa avresti POTUTO realizzare, tra cosa hai OTTENUTO e cosa avresti DOVUTO ottenere.
Tra come SEI, come VORRESTI essere e come DOVRESTI essere. Tra come SONO gli altri, come DOVREBBERO essere e come VORRESTI che fossero.
Questo SCARTO tra desiderio, bisogno e realtà è lo SPAZIO DI MANOVRA che hai per sentirti felice o per sentirti all’opposto.
Per GODERE di ciò che appartiene alla tua vita o per restare sempre deluso.
Per indugiare nella sterile lamentela o per darti da fare con IMPEGNO.
Per sostare nell’illusione o per AGIRE chiaramente in direzione della tua meta.
Per restare incagliato nella pretesa o per CAMBIARE ciò che è in tuo potere.
A tutti è dato questo spazio di manovra, entro il quale, con i propri limiti e risorse, condizionamenti e potenzialità, paure e resistenze, ciascuno si muove…

Il coltello e il manico. Quando ti fai carico della tua felicità…

Cominci ad essere felice quando smetti di sentirti vittima degli altri e cominci a renderti conto del senso e del valore delle tue scelte. Ad esempio, la scelta di farti trattare in un certo modo, di farti mettere i piedi sopra, di lasciarti invadere, di lasciarti paralizzare, ecc. ecc. ecc.. Non è colpa tua se non riesci ad arginare certi comportamenti degli altri. Non sei scemo o cattivo o incapace. Sei semplicemente quello che sei per come sei diventato all’interno della tua storia di vita… E ora sei anche responsabile di quello che ci vuoi fare con questo stato attuale delle cose.
GLI ALTRI NON HANNO IL POTERE DI FARTI SENTIRE COME TI SENTI SE TU NON GLIELO PERMETTI.
Hai sempre tu il potere di “filtrare” ciò che ti arriva dalle altre persone.
È strano, ma è vero, se ci credi. E se ti impegni ad agire in conseguenza di questa convinzione: TU HAI IL POTERE DI RENDERTI FELICE O INFELICE.
Gli altri potranno avere un certo tipo di comportamenti “giudicanti, colpevolizzanti, rimproveranti, trascuranti, umilianti, sprezzanti, rifiutanti, freddi, distaccati, disinteressati, menefreghisti, ecc. ecc. ecc..”, ma tu hai sempre il potere di scegliere cosa farci col comportamento degli altri. E se non senti o non credi di avere questo potere, puoi impegnarti a crescere con in testa l’obiettivo di riconoscere questo potere e la fiducia di poter recuperare questa capacità, probabilmente in origine potenzialmente posseduta e mai sviluppata o perduta…

A A A Cercasi felicità

I problemi che ciascuno di noi vive e che ci portano in terapia, quando la sofferenza è troppo grande e le soluzioni troppo lontane, sono sostanzialmente di tre tipi, legati a desideri e BISOGNI FONDAMENTALI che sentiamo NON APPAGATI.

AMORE. Vogliamo essere amati, protetti, curati, desiderati, sentirci al sicuro dentro relazioni calde, affettuose, stabili, prevedibili, in cui riceviamo l’amore di cui sentiamo bisogno. E ci sentiamo di appartenere, ci sentiamo parte di una coppia, di un gruppo, di una comunità, di un insieme di persone che condividono un sentimento, un interesse, un valore, una direzione, un senso.

AUTOSTIMA. Vogliamo essere apprezzati, stimati, sostenuti nel nostro valore, nelle nostre performance nei diversi ambiti di vita, quando lavoriamo, quando cantiamo, quando facciamo all’amore, quando giochiamo, quando semplicemente siamo quello che siamo.

AUTONOMIA. Vogliamo essere sostenuti nella nostra curiosità, nella nostra creatività, nella realizzazione di imprese in vari ambiti di vita. Vogliamo costruire la nostra vita come più ci sembra adatta a noi, alle nostre inclinazioni e aspirazioni, ai nostri valori e alle nostre potenzialità.

I problemi nascono proprio quando incontriamo la FRUSTRAZIONE COSTANTE e CONTINUA di questi bisogni fondamentali. Quando la realtà non si allinea ai nostri desideri. Quando ci sentiamo TRASCURATI invece che amati, DISPREZZATI invece che apprezzati, OSTACOLATI invece che sostenuti.
Inizia a notare come questo avviene nella tua vita… Quando… Dove… Con chi…
E COSA PROVI in queste circostanze, quali emozioni…
E cosa TI RITROVI A PENSARE, cosa pensi della situazione, dell’altra persona, di te stesso…
E COSA FAI TIPICAMENTE, come cerchi di affrontare queste situazioni in cui senti frustrati alcuni tuoi bisogni importanti e ti senti deluso dall’altra persona…
Iniziando ad osservare come non hai fatto finora… Già inizi a cambiare… A muoverti in modo più consapevole verso la vita che vuoi…

Interrompere l’autosabotaggio. Esercizio

L’equilibrio, la serenità e la felicità non si raggiungono cambiando gli altri, ma cambiando se stessi. Questo è probabilmente uno dei concetti più noti e abusati nel campo delle discipline filosofiche, spirituali e psicologiche, da sempre presente in svariate forme nel pensiero umano e nella pratica concreta in direzione di una vita che “vale la pena” di essere vissuta…
In termini operativi e specifici, questa massima esprime l’obiettivo fondamentale di ogni lavoro di cambiamento e crescita personale. In particolare, da un punto di vista psicoterapeutico, posso dire che si tratta di INTERROMPERE L’AUTOSABOTAGGIO.
Per autosabotaggio intendo quando i nostri desideri e bisogni sono ostacolati da parti di noi stessi che ne impediscono la realizzazione.
La nostra mente o teatro interiore o mondo psicologico è abitato da parti che, quasi completamente a nostra insaputa, combattono per avere la meglio, per avere le redini in mano, il timone della nostra vita.
A fronte di parti sane di noi che tendono a realizzare desideri positivi nella forma di relazioni appaganti, realizzazioni personali, esplorazione del mondo, creatività e curiosità, esistono altre parti di noi che sono all’opposizione delle prime. Tendono ad ostacolare, a mettere i bastoni tra le ruote, a svalutare ogni nostro sano proponimento, a boicottare ogni possibile successo, a rimarcare ogni fallimento, a creare continua tensione e insoddisfazione interiore, a colpevolizzarci quando vogliamo essere felici.
La psicoterapia opera per riscrivere questi dialoghi interiori, per vitalizzare le parti sane e desideranti e per ridurre l’impatto delle parti autodistruttive.
Ti suggerisco allora una breve attivazione per iniziare a conoscere i tuoi (eventuali?) autosabotaggi…
Prendi consapevolezza di un tuo desiderio o bisogno… Ora… Qualcosa che vorresti ottenere, realizzare, raggiungere, creare…
Nota cosa ti dici rispetto a questo desiderio… Nota quanto ti attivi, incoraggi, sostieni, stimoli…
E nota quanto invece ti poni dei limiti, quanto sopprimi il tuo slancio all’azione, quanto tendi a spegnere il tuo spirito vitale…
È un dialogo interiore sempre o spesso presente dentro di te… Tra la parte desiderante e quella inibente…
Per il momento nota solo questa lotta… Continua ad approfondire la conoscenza di questo teatro interiore che così tanto condiziona il tuo comportamento concreto reale e la tua soddisfazione e insoddisfazione…
Continua ad osservare fino a quando sorge una spinta ad agire… Forse non cambia niente… O forse inizi a prendere decisioni che non hai mai preso prima…

Sentieri corporei. Un gioco per tutte le stagioni

Qualche tempo fa durante un viaggio in auto mia moglie mi fece notare una cosa: un gesto che tendevo a fare spesso, in particolare con la mano sinistra, in specifiche circostanze legate alla conversazione, tendevo ad aprirla “a ventaglio”, a farla leggermente roteare e contemporaneamente a farle fare un paio di movimenti “sussultori”. Questa è la mia descrizione, ovviamente mia moglie non si espresse in questo modo. Disse semplicemente “come mai fai sempre così con la mano?” o qualcosa del genere. “Così come?”chiesi io, completamente inconsapevole di questo gesto spontaneo che mia moglie, invece, aveva notato tantissime volte. Ci mettemmo a ridere… E da quel momento cominciai a cercare di notare quello che lei aveva già notato tante volte. Si sa le donne stanno almeno un passo avanti… E gli uomini dietro…
Cominciai a cogliere quel gesto quando “appariva”, certo non sempre ne ero consapevole; “hai visto? L’hai fatto un’altra volta?!?!” riferiva mia moglie. Man mano che allenavo la mia attenzione riuscivo a coglierlo sempre più spesso quando lo facevo fino al punto che oggi, dopo qualche mese, mi sfugge poche volte e riesco a descriverlo in modo dettagliato come sopra.
Contemporaneamente al prestare attenzione, cercai anche di coglierne il senso. Osservando senza giudicare. Un gesto casuale? Un’abitudine senza senso? Un automatismo innato o appreso chissà quando? Che significato può avere questa ripetizione così automatica e incontrollata? Chissà se esprime qualcosa? Forse è il mio inconscio che si manifesta anche in questo modo? Per dire cosa? Per veicolare quale significato? Con un po’ di pazienza, osservazione attenta e ascolto di me stesso, nelle circostanze “del gesto incriminato” sono riuscito a comprendere qualcosa di più, certamente non tutto, ma sicuramente quel gesto così “apparentemente innocente” dice qualcosa di me, di me nel contesto, di me che ho certi pensieri e certe emozioni in quelle situazioni, ad esempio, durante una conversazione che riguarda certi temi o si svolge secondo certi toni e modalità.
Sempre più nel mondo della psicoterapia si lavora, attraverso svariate metodologie, strategie e strumenti, sulle “tracce corporee” come canale di accesso per comprendere il funzionamento mentale e interpersonale dell’individuo. E per modificarlo…
Sensazioni viscerali e movimenti spontanei, espressioni facciali e postura, atteggiamento corporeo e tono della voce sono tutte modalità, quasi sempre e quasi del tutto inconsapevoli, attraverso cui esprimiamo noi stessi, esprimiamo qualcosa di noi a noi stessi e agli altri. Qualcosa che può essere più o meno importante e più o meno utile osservare e comprendere. Pensa, ad esempio, al tuo atteggiamento corporeo quando sei entusiasta o felice, quando sei un po’ depresso e di malumore, quando sei agitato o in tensione… In psicoterapia, ad esempio, e non solo, spesso il corpo dice quello che le parole non riescono ad esprimere.
Il corpo è il contenitore delle nostre esperienze di vita, spesso nel nostro corpo sono “scritte e memorizzate” le esperienze più significative per il nostro sviluppo e la nostra personalità, sia nel caso di storie traumatiche, sia, più in generale, come memoria attualizzata di quello che fin da piccoli abbiamo vissuto e interiorizzato.
Ti invito, allora, a fare questo gioco… ad affinare la tua attenzione… Sugli altri e su te stesso… Per cogliere questi automatismi spontanei e inconsapevoli… E per coglierne il senso, la funzione che svolgono o cosa esprimono nel contesto in cui si rendono manifesti… Magari ti conducono a scoprire aspetti di te importanti e che finora ignoravi facessero parte di te, di chi sei e di come ti relazioni con te stesso, con gli altri, col mondo e con la vita.
Ti fornisco qualche suggerimento, ma puoi trovare infiniti aspetti corporei cui prestare attenzione: sguardo (fatti un selfie o fatti aiutare da chi può osservare quel tuo sguardo quando appare spontaneamente), tono della voce, tono energetico del corpo (moscio, floscio, teso, rilassato, ecc.), stretta della mano, movimento degli arti, distanza preferita con le persone, spalle curve o aperte, petto schiacciato o in fuori, modalità del respiro, sensazioni allo stomaco, sensazioni alla testa, rapidità o lentezza di alcuni movimenti o in generale, modo di camminare, modo di guardare l’interlocutore durante una conversazione, gesti non comuni, ma soliti per te. E via così… Accedi a tutta la tua creatività e capacità di attenzione e osservazione…
Buon divertimento…