Di coccio

Le persone che soffrono sono quelle incapaci di affrontare in modo giusto le frustrazioni e le delusioni che la vita quotidiana ci presenta. Il problema non sono frustrazioni e delusioni, inevitabili in una certa misura, ma l’incapacità delle persone di affrontare, governare, elaborare ed accettare le frustrazioni e le delusioni ovvero il fatto che non sempre i fatti e le persone sono come noi vorremmo che fossero.
Una prima parte o quota di sofferenza è normale o inevitabile in quanto data dalla mancata soddisfazione dei nostri bisogni e desideri, che ci procura un qualche tipo e grado di emozioni dolorose. Ma ciò che trasforma una sofferenza “normale” in una sofferenza “gigantesca”, e la mantiene nel tempo, è proprio la “mancata accettazione dello scarto” tra bisogno e realtà, tra desiderio e mancata realizzazione, tra come vorrei essere e come sono, tra come vorrei fossero gli altri e come si comportano, tra come vorrei il mondo e come il mondo è (cioè se ne infischia dei miei desideri).
Di fronte alla frustrazione e alla delusione, quindi, abbiamo alcune strade da percorrere, più o meno faticose ed efficaci e portatrici di emozioni diverse:
1. Insistere fino ad ottenere ciò che vogliamo.
2. Rinunciare a ciò che vogliamo.
3. Modificare ciò che vogliamo.

Per ridurre la sofferenza e aumentare la soddisfazione, dobbiamo saperci districare tra questi diversi scenari e possibilità.

Imparando, prima di tutto, a perseverare fino alla meta tanto agognata …

Imparando a modificare i nostri piani, a volte a rinunciare o accontentarci …

Imparando a godere di parziali soddisfazioni …

Imparando a sostenere le fatiche fisiche ed emotive che tutto ciò comporta…

E da ultimo, ma non per importanza, imparando ad accettare che, a volte o spesso, “questo è… e altrimenti non può essere”!!! Almeno per ora… O forse per sempre!!!

Ricomincia dai tuoi comandamenti…

Ricomincia dai tuoi comandamenti!!! Hai presente i comandamenti biblici? Che tu sia credente o meno, che tu sia ebreo, cristiano, musulmano o di qualsiasi altra fede o dottrina spirituale, pensali come una metafora, un’ispirazione per comprendere quali sono I TUOI COMANDAMENTI, quelli che segui, più o meno consapevolmente. Le tavole della legge, del padre, dell’autorità: cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è buono e cosa è cattivo, cosa deve esserci e cosa non deve esserci nella tua condotta quotidiana.

Probabilmente non sei pienamente consapevole di quali regole o leggi governano la tua condotta, regole a volte nascoste eppure molto potenti nell’orientare il tuo comportamento. Forse non sai precisamente perché e quando sono nate. O forse sì… Di fatto esistono e ti guidano anche se non le conosci con precisione. Sono regole nate per proteggerti, orientarti, anzi darti prima di tutto una strada, un’idea di come stare al mondo affinché tu possa vivere una vita felice, che per te è “sana, buona e giusta”. Insomma la tua VITA FELICE, SERENA, REALIZZATA.

Purtroppo non sempre le cose sono andate al meglio e alcune regole si sono rivelate fonte di malessere invece che di benessere… Alcune regole erano buone per chi le le ha trasmesse, ma non per te… Alcune regole erano buone un tempo, ma progressivamente hanno perso il loro valore… Altre sono state forse utili in certe circostanze, ma nel tempo sono diventate inutili o peggio dannose…

Ti suggerisco, dunque, un esercizio, impegnativo quanto potente. Carta, penna o qualsiasi altro dispositivo cartaceo o elettronico per scrivere… Quando lo farai otterrai risultati importanti. Se lo farai con attenzione, cura e in “full immersion” i tuoi risultati saranno straordinari. Ecco l’idea guida.

SCRIVILI proprio questi tuoi comandamenti, siano essi 10 o 100 o anche solo pochi, ma buoni per ispirare le tue scelte quotidiane.
IO DEVO…
IO NON DEVO…
IO DEVO SEMPRE…
IO NON DEVO MAI…

ESEMPI
Io devo essere “buono”…
Io non devo ribellarmi a ciò che viene detto dai grandi, dai capi, da chi ne sa più di me, da chi ha più diritto di me….
Io devo sempre essere forte impassibile, una roccia…
Io devo essere sempre disponibile…

Ricorda: i comandamenti ci sono anche se non si vedono, anche se non è facile vederli.

Nota quanto effettivamente questi obblighi e divieti, questi imperativi e queste limitazioni ti siano stati di aiuto nella tua crescita, nelle tue decisioni importanti, nelle tue scelte quotidiane.

Diventa ora consapevole di quali REGOLE vorresti guidassero il tuo comportamento. Quindi di quali VALORI. Cioè sostanzialmente prendi consapevolezza e annota con cura e chiarezza COSA È IMPORTANTE PER TE per realizzare la vita che vuoi, cosa deve essere presente nei diversi ruoli e ambiti di vita (famiglia, coppia, lavoro, amicizia, interessi ricreativi e culturali, ecc.) affinché tu ti possa sentire soddisfatto, gioioso, pieno, realizzato. E COSA DEVI e NON DEVI FARE, PENSARE, ESSERE per rendere concreta ed effettiva la tua idea di VITA DI VALORE. Che valga la pena, ma soprattutto la gioia di essere vissuta.

RI-SCRIVILI proprio questi tuoi comandamenti, siano essi 10 o 100 o anche solo pochi, ma buoni per ispirare le tue scelte quotidiane.
IO DEVO…
IO NON DEVO…
IO VOGLIO…
IO POSSO…

E nota la differenza: tra quella che è stata per te una guida, per una vita, fino ad oggi e ciò che da oggi in poi, per il resto della tua vita, vorresti ti guidasse.

Nota la differenza: tra i comandamenti che ti porti dentro da tempo e quelli che vuoi cominciare a seguire da ora in poi.

E comincia a seguirli, ad agire in base ai tuoi valori, alle tue regole, ai tuoi dettami, ora più consapevolmente scelti per creare la tua vita piena… E degna di essere vissuta…

La consapevolezza di quello che fai…

Prima o poi è importante che tu raggiunga un certo grado di consapevolezza rispetto a quello che fai (e che non fai), a quello che pensi (e che non pensi), alle decisioni che prendi (e a quelle che non prendi), alle abitudini che porti avanti (e a quelle che invece non adotti), insomma a come conduci la tua vita rispetto a come vorresti e potresti crearla.
Per questo, fatti una serie di domande e soprattutto rispondi, meglio per iscritto, su un tuo quadernino ad hoc, anche elettronico, pensando ad ambiti specifici (famiglia, coppia, lavoro, amici, tempo libero, passioni, valori personali, ecc.) o più in generale alla tua vita attuale.
A cosa mi è utile e a cosa non mi è utile pensare quello che penso e comportarmi come mi comporto?
A cosa mi avvicina e da cosa mi allontana?
Quali benefici ricavo e quali prezzi pago?
Quali potenzialità esprimo e realizzo e quali limiti mi tengono fermo al palo?
In che cosa migliora la qualità della mia vita e in che cosa peggiora?

Rispondere a queste domande apre la strada ad una più ampia conoscenza di te e ad una tua maggiore consapevolezza e responsabilità delle scelte che hai fatto, che stai facendo e che vuoi fare. Dei valori che porti avanti, dell’idea di vita che, di fatto, ti guida. Il resto è azione concreta che tu devi mettere in atto…

Eredità e belle notizie

Il bambino impara presto cosa ci si aspetta da lui e cosa deve fare per realizzare le aspettative, le preferenze, le richieste, esplicite e implicite, delle figure di riferimento per lui importanti. Il contro-valore di questa scelta di adattamento e compiacenza, più o meno grande, mai consapevole, è un sentimento di sicurezza, amore, approvazione; il prezzo da pagare è una, più o meno grande, rinuncia a sé, alle proprie espressioni più naturali e autentiche. “Per far contenti mamma, papà e compagnia bella scontento me stesso”. Il rischio sarebbe altrimenti la possibilità di “relazioni pericolose” sotto forma di rifiuto, abbandono, critica, rimprovero, colpevolizzazione, aggressività, violenza, ostacolo, freddezza, distacco, delusione dei genitori e degli altri grandi davanti alle sue manifestazioni più genuine. È troppo più importante e fondamentale, per il bambino, il bisogno di sicurezza rispetto al bisogno di seguire le proprie inclinazioni più autentiche.

In forme e manifestazioni diverse, questo è un conflitto interno che ci portiamo appresso per tutta la vita e con cui combattiamo costantemente: la scelta della sicurezza col prezzo della rinuncia; la scelta del rischio e pericolo in nome dell’affermazione delle proprie tendenze naturali, autentiche, essenziali. Spesso il prezzo da pagare, da adulti, prende la forma di una incapacità di riconoscere, accedere e legittimare parti di noi che non erano accettate dai nostri genitori e che noi abbiamo imparato a non accettare in noi stessi.

Se un genitore temeva o disprezzava la fragilità, quel figlio avrà imparato a “dover essere” solamente, esclusivamente e necessariamente forte.

Se un genitore si spaventava o soffriva di fronte alle manifestazioni esuberanti e vivaci di un figlio, questi avrà progressivamente imparato ad “inibire” i suoi moti spontanei e vitali e sarà diventato remissivo, tranquillo, un soprammobile.

Se un genitore temeva l’ambizione e il successo del figlio perché avrebbe oscurato il proprio successo o perché avrebbe significato lasciare la famiglia, allora quel successo sarà stato “boicottato” e quel figlio, divenuto adulto, avrà imparato a “volare basso”.

Se i genitori restavano delusi quando i risultati erano solo “medi”, quel bambino avrà imparato a poter essere e a “dover essere” solamente, esclusivamente e necessariamente ottimo, eccellente, anzi perfetto.

Insomma i genitori ci hanno dato una “forma”, hanno “formato” la nostra personalità, ci hanno caricato di aspettative a cui “conformarsi”, spesso cieche di fronte ai reali bisogni, alle inclinazioni, alle caratteristiche dei figli, che non osservati, non visti, non considerati nella loro originalità, sono stati “obbligati a diventare esperti di ciò che ai genitori andava a genio”, pena il rischio, chissà la certezza, di insicurezza, rifiuto, disapprovazione, critica feroce, delusione.

Da adulti, questa “forma” limitata si esprime nei “modi limitati” di pensare, sentire, agire, costruire relazioni che ciascuno di noi incarna. Modi limitati intesi come “auto-privazione” che spesso genera sofferenza, stress, infelicità, mancata realizzazione dei propri talenti e di un progetto di vita realmente sintonizzato con le parti più genuine e profonde di sé.

Ma almeno una bella notizia c’è!!!

Oggi, seppure siamo diventati esperti di uno o pochi modi di essere (come voluti dai nostri genitori a cui un bambino piccolo non può, non riesce, non sa che può dire no), è comunque possibile mettere in discussione tutto ciò; oggi possiamo imparare altri modi, apprendere nuove modalità di stare al mondo, nuove “forme” e nuove “norme e regole” di cosa è giusto e sano per noi, per creare la felicità per come la vogliamo e la intendiamo noi e non per come ci hanno indotto a credere.

Nessuno è colpevole, ciascuno di noi è responsabile.

Sfida a te stesso

Oggi ti propongo un esperimento. Una vera e propria sfida a te stesso. Un combattimento tra due eroi. Tra l’eroe che sei nella tua vita per come sei arrivato oggi ad essere la persona che sei, col tuo carattere, con la tua personalità, col tuo stile di vita, col tuo modo di pensare e agire, stare al mondo e stare con gli altri. E l’eroe che vuoi essere e che puoi essere da oggi in poi, imparando a valorizzare il tesoro che hai costruito nel tempo e anche ad uscire fuori dal solito mondo ordinario e confortevole che pure ormai ti sta stretto.

Individua allora alcuni tuoi modi tipici di essere, pensare, agire e interagire. Quello che sei sempre stato, quello in cui ti riconosci fin da piccolo, quello che ti caratterizza, in positivo ed eventualmente anche in negativo. Ad esempio, io sono forte, disponibile, testardo, lamentoso, orgoglioso, dipendente, sensibile, estroverso, affidabile, dinamico, vivace, autonomo, tutto d’un pezzo, compiacente, accondiscendente, solitario, generoso, impassibile, io tendo a controllare tutto, ecc..

Individua quindi alcuni modi in cui ti piacerebbe essere o comportamenti che credi sia utile per te cominciare ad adottare. Ad esempio, io posso essere anche fragile, io posso anche dire no, io posso anche chiedere aiuto e sostegno, io posso anche fermarmi, io posso anche riposare, io posso anche non farcela, io posso anche deludere, io posso anche perdere, io posso anche lasciarmi andare, io posso anche affidarmi, io posso aver paura, io posso aver bisogno, io posso combattere per i miei desideri, io posso restare in disparte, io posso aprirmi agli altri, io posso cedere, ecc..

Come vedi, laddove il tuo modo tipico di essere in cui ti riconosci da tempo sembra aver tracciato nel tempo strade obbligate per cui hai deciso di essere in un certo modo, forse molti anni fa, probabilmente in modo inconsapevole, certamente per adattarti al posto in cui sei cresciuto… oggi ti si aprono di fronte diverse altre possibilità. Posso… Posso anche… E posso…

Il lavoro di cambiamento e crescita personale è proprio l’integrazione del vecchio col nuovo. Non la sostituzione, ma l’affiancamento, aggiungere nuove possibilità accanto ai modi da sempre praticati. Un arricchimento della cassetta degli attrezzi esistenziali. Se prima ti riconoscevi e ti riconoscevano gli altri in pochi modi in cui devi essere perché da sempre è così … Da oggi in poi puoi darti il permesso di essere anche in altri modi … più in linea con la consapevolezza maturata negli anni.
Quindi, concretamente, da oggi in poi, quando ti ritrovi in certe situazioni che si ripetono senza tempo, sempre allo stesso modo:
PROVA A NON FARE QUELLO CHE SOLITAMENTE FAI E CHE FARESTI ANCHE IN QUESTA OCCASIONE…
PROVA A FARE CIÒ CHE SOLITAMENTE NON FAI E CHE NON FARESTI NEMMENO IN QUESTA OCCASIONE…
PROVA… E VEDI L’EFFETTO CHE FA… SU DI TE E SUGLI ALTRI… Cosa succede, cosa pensi e cosa provi, come reagiscono gli altri al tuo cambiamento e come reagisci tu…

Oltre gli automatismi
Oltre le abitudini
Oltre i benefici della zona di comfort
Oltre gli svantaggi della zona di sicurezza
Oltre ciò di cui sei esperto
Oltre la tua paura di cambiare

Prova per capire, per apprendere, per cambiare realmente ed efficacemente in una direzione più in linea con la persona che sei diventata e che vuoi diventare…
Ancora buon viaggio…

L’arte del giudicare. Intervista all’artista

Giudicare è una forma d’arte che come tutte le arti nasce dall’interno. È l’espressione del mondo interiore di una persona che attraverso il suo giudizio tira fuori quello che ha dentro. Lo condivide a volte, altre volte il suo prodotto resta sospeso nell’aria o appeso chissà dove. Forse arriva alle altre persone. Forse no.

Il prodotto artistico può e deve essere preso per quello che è… e ciascuno ci fa quello che vuole… Lo vivi, te ne nutri, ci entri dentro, lo guardi da più prospettive… Un dipinto, una scultura, una costruzione, una poesia, una rappresentazione teatrale, come anche una canzone e un film non sono più dell’artista… Sono del fruitore che interagisce con l’opera d’arte, come crede, sente, riesce, vuole… A quel punto l’opera d’arte dice molto più del fruitore che dell’autore.
E poi c’è chi intervista l’artista… Per chiedergli l’ispirazione, il senso, l’origine o chissà che altro sulla sua opera. Chissà chi lo sa, forse nemmeno l’artista lo sa.
Allora, l’arte del giudicare nasce dal valore dell’artista che etichetta buono o cattivo qualcosa in relazione a cosa è bello o importante per l’artista stesso. Se gli chiedi il perché di quel giudizio l’artista ti può riferire esempi, circostanze, comportamenti specifici, fatti concreti per illuminare il senso del suo giudizio. Oppure no. Quel giudizio non è ancorato a nessun fatto reale. Resta veramente solo frutto della sua mente… Della sua fantastica fantasia. Fantastica!!! Che giudica i buoni e i cattivi per come sono vicini o lontani rispetto a come vorrebbe che fossero gli altri.

L’artista del giudizio vorrebbe il mondo proprio come lo vorrebbe. E spesso produce la sua arte quando resta deluso, ferito, disilluso perché il mondo esterno spesso se ne frega di quello interiore…

È per questo che siamo tutti un po’ artisti…

Gli obiettivi di una psicoterapia

La psicoterapia è un vestito cucito addosso alla persona. Tiene conto di cosa la persona vorrebbe e per cosa chiede di essere aiutata. Cerca di comprendere la sofferenza e la storia di vita. Si modella in base ai limiti e alle risorse dello specifico individuo. Ai suoi obiettivi espressamente cercati.
Al tempo stesso, ogni psicoterapia segue degli obiettivi che sono trasversali ad ogni persona, in qualche modo e grado presenti, anche implicitamente, in ogni percorso di cura, guarigione e crescita evolutiva.

Aumentare la capacità di conoscere e padroneggiare il proprio mondo interiore (emozioni, pensieri, azioni, schemi, abitudini, ecc.), al fine di governare in modo consapevole la propria vita, le proprie scelte quotidiane, i personali progetti.

Acquisire strumenti pratici di tipo psicologico finalizzati a regolare le emozioni e i comportamenti in vista della soddisfazione di scopi e bisogni.

Scoprire che la propria mappa o visione del mondo è solo una tra le molteplici possibili. I propri pensieri, aspettative, fantasie e previsioni possono essere più o meno corrispondenti alla realtà.

Sviluppare un senso di potere, un senso di essere protagonista attivo e determinante del proprio modo di pensare, sentire e agire, della propria esperienza e delle relazioni che intratteniamo col mondo.

Aumentare la comprensione della mente degli altri, imparando a cogliere il punto di vista emotivo dell’altra persona, la prospettiva da cui pensa e agisce, il senso delle cose per l’altra persona.

Sviluppare una capacità di comunicazione interpersonale empatica, non giudicante ed efficace alla comprensione reciproca e alla soluzione condivisa dei problemi e dei conflitti.

Favorire l’accesso a risorse, capacità e parti sane di sé, laddove spesso i pazienti tendono a percepirsi esclusivamente nella loro parte sofferente, disfunzionale e malata.

Imparare nuovi modi di affrontare gli eventi avversi, gli stress quotidiani, le frustrazioni e le delusioni. Riducendo gli evitamenti e le strategie disfunzionali che di solito la persona usa per fronteggiare il dolore e gli altri stati emotivi negativi.

Ampliare il repertorio di abilità comportamentali e capacità di scelta in base ai propri bisogni, desideri, scopi e valori.

Sviluppare una sana e integrata prospettiva di sé nel tempo: dare senso alla propria storia di vita per agire al presente in direzione di una progettualità futura più consapevole e responsabile.

La psicoterapia vuole prendersi cura della persona, vuole renderla più esperta di se stessa, più capace di governare in modo consapevole i propri pensieri ed emozioni, più capace di adottare comportamenti responsabili, coerenti con i propri valori morali e in contatto con la realtà… Il resto sarà il contributo della vita, quello che vorrà presentare come occasioni favorevoli o condizioni avverse per nutrire oppure ostacolare la speranza di essere felice e realizzato. Lo scopo fondamentale della terapia non è evitare del tutto la sofferenza al paziente. Meglio se succede, ma spesso la completa eliminazione di ogni dolore è una missione impossibile, un’aspettativa destinata a fallire e perciò molto pericolosa per come può creare una spirale perversa di amplificazione di sofferenza e senso di inadeguatezza. La persona piuttosto va aiutata a governare la sofferenza, ad imparare ad affrontarla mentre comunque si muove verso obiettivi e traguardi che realizzano la persona, che rendono comunque la sua vita piena di significato e valore.