La soluzione al falso problema dell’autostima

Esistono infiniti modi per abbassare la propria autostima. Basta che pensi a tutti i motivi per cui tu non sei proprio come vorresti essere. Tu non sei esattamente corrispondente al tuo ideale. Tu non sei perfetto. E siccome nessuno è perfetto (o tutti lo siamo a seconda di ciò a cui vuoi credere) tanto vale smettere di giudicarsi. Smettere di stimare sé, smettere di fare la stima di sé, smettere di valutarsi negativamente, smettere di autosvalutarsi. Ecco la soluzione. Semplice, no?! Non proprio. Siamo così abituati a valutarci (e svalutarci) che smetterla sembra un’impresa impossibile.
Siamo cresciuti a latte e giudizio e siamo così esperti nel giudicare che è veramente un’impresa sfidante la nostra zona di comfort. Il nostro comfort è paradossalmente stare all’interno del giudicare.
Non solo. Di fronte al nostro essere fallibili ovvero portatori sani di errori tendiamo a scambiare il singolo comportamento sbagliato con tutta la persona… E ci sentiamo sbagliati! Un vero e proprio party in onore della disistima o bassa stima di sé. A cui siamo tutti invitati e tutti prima o poi partecipiamo.
E quindi?
E quindi inizia a renderti conto del tuo giudicarti… Inizia a notare:
Su cosa lo fai … Per quali comportamenti …
Quando lo fai…
Quanto lo fai… Spesso… A volte… Raramente… Sempre…
Dove lo fai…
In presenza di chi preferibilmente tendi a farlo…
Come lo fai… Ti critichi… Ti rimproveri… Ti colpevolizzi… Ti dai del fallito… Ecc….
Quali etichette solitamente usi per affossare la tua autostima… Cattivo… Fallito… Indegno… Incapace… Fragile… Difettoso… Colpevole… Senza attributi… Ecc….
Perché lo fai… A cosa ti serve… A cosa ti serve veramente … Ti serve a crescere… A migliorare… Ad imparare… A stare meglio… A comprendere meglio te stesso e gli altri… Quale effetto ottieni realmente …

Già questa prima auto-osservazione dovrebbe fornirti una chiarezza importante per smetterla di farti un problema di autostima… Almeno per farti rendere conto di come torturi te stesso… Quindi puoi iniziare a definire chiaramente qual è il vero problema ovvero come il problema dell’autostima generi gli altri tuoi problemi nelle attività o prestazioni individuali e nelle relazioni interpersonali.
“Se proprio non ce la fai”… Invece di autodisprezzarti in modo spietato, adotta una “autovalutazione realmente utile” di tue azioni specifiche in precise circostanze, per comprendere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato di quello che hai fatto rispetto ad un tuo obiettivo. Impara e correggi… Senza indugiare  nel giudizio severo contro te stesso…

Soffiare sul fuoco

Quando hai un problema col sentirti giudicato, hai tre strade, diversamente percorribili e diversamente efficaci nel ridurre il tuo stato d’animo negativo. Diversamente … In base al tipo di comportamento sotto giudizio, al tipo di situazione, alla persona che sei, a come funzioni, anche in base alla tua storia di vita, a ciò che vuoi ottenere.
1. Puoi prendere il comportamento che viene giudicato (da te e/o dagli altri) e cercare di modificarlo. Sei stato bocciato? Studia meglio! Sei troppo grasso? Dimagrisci! Sei troppo timido? Aumenta la sicurezza in te stesso! Sei disoccupato? Cerca lavoro! Sei solo e desideri un partner? Potenzia le tue doti di seduzione! Ti fai mettere sempre i piedi sopra? Fai un corso per potenziare autostima e assertività! Sei troppo impulsivo? Impara a contare fino a 10! Sei troppo aggressivo? Impara a comunicare in modo efficace e rispettoso!
Semplice, no? Non proprio… Non sempre… In alcune situazioni può funzionare così semplicemente imparando qualche abilità o modificando certe abitudini e comportamenti disfunzionali. In molte altre situazioni devi lavorare su altri obiettivi e strategie.
2. Puoi abbassare gli standard di riferimento rispetto ai quali paragoni il tuo comportamento; puoi, quindi, “forse devi” lavorare sul tuo perfezionismo o sul tuo desiderio di controllare tutto o sulla tua intolleranza ad ogni frustrazione o sul tuo senso di onnipotenza. Insomma, non puoi semplicemente prendere il comportamento e modificarlo, devi probabilmente cercare il senso più intimo del perché fai quello che fai e di come ti senti giudicato nella tua condotta.
3. Puoi accettare quello che fai e quello che provi come “reazione normale” alle circostanze che stai affrontando. Insomma puoi, anzi “devi” smettere di soffiare sul fuoco. Giudicandoti per primo rispetto a ciò che fai (e prendendo per verità assoluta i giudizi che provengono dall’esterno). Provare ansia in certe situazioni è normale, ma tu la puoi trasformare in panico… Provare tristezza è normale, ma tu la puoi trasformare in angoscia o depressione… Sentirsi frustrati è parte del vivere la vita, ma tu rendi la frustrazione come la catastrofe più insopportabile… La delusione è parte integrante delle relazioni, ma tu la amplifichi a dismisura facendone questione di onore e disonore, di rifiuto e indegnità… Provare imbarazzo è assolutamente comune e diffuso, ma tu lo trasformi in fobia sociale… Provare vergogna e non sentirsi all’altezza è esperienza comune, ma tu l’amplifichi cercando di evitarla come il virus più letale …
Puoi cercare di comprendere perché reagisci in questi modi, il senso e il valore che ha per te. Gli scopi che soddisfa la tua reazione e gli effetti negativi che produce.
Ottenendo questa chiarezza puoi smettere di continuare a cercare soluzioni finendo per trovare altri problemi… Puoi smettere di sentirti brutto, sporco, cattivo, scemo, pazzo, anormale, strano, ecc. E puoi, più proficuamente, cominciare a comprendere meglio te stesso nella situazione specifica, accettando gli aspetti dolorosi che vivi come primo passo essenziale per ridurre il loro impatto negativo sul tuo umore e sulla tua capacità di fare le scelte giuste per te…

Se vuoi allontanare la tua sofferenza…

Se vuoi abbassare il tuo livello di stress…. Se vuoi ridurre la tua ansia o impedire che ti venga a trovare… Se vuoi lasciare la depressione fuori di te… Se vuoi mantenere alta la stima di te…
Allora…
Impara a dire No … Tu non stai al mondo per accontentare gli altri…
Impara a non farti carico delle richieste altrui necessariamente, urgentemente e perfettamente… Altrimenti non ti resta che chiedere aiuto prima che scoppi o ti ammali seriamente…
Fai un passo indietro dal tuo dover essere perfetto per accettarti ed essere accettato, dal tuo compiacere gli altri per sentirti amato, dal tuo inseguire missioni impossibili per sentirti stimato e pieno di valore, dal tuo sottometterti per quieto vivere, dal tuo cercare continuamente approvazione e consenso per evitare giudizi, dal reprimere te stesso per non creare conflitti …

Sei portatore sano di più parti che vogliono cose diverse e che non puoi accontentare tutte, completamente e contemporaneamente, altrimenti diventi malato… Come non puoi accontentare sempre e comunque tutti gli altri… Né tutti… Né sempre…

Sii soddisfatto delle scelte che hai fatto, dei no e dei sì che hai detto, di quello che hai ottenuto e goditelo, cercando comunque di imparare da ciò che non è andato come avresti voluto per farlo andare meglio la prossima volta… O per accettare i tuoi limiti e i limiti della realtà…

Quando proprio le hai provate tutte… Non ti resta che accettare…

Per non… Rimprovero e senso di colpa

Rimprovero e senso di colpa sono i sentimenti del “per non…” Per non aver fatto e detto ciò che avrei dovuto fare e dire. Per non essere ciò che dovrei essere. Che sia da qualcun altro o da me stesso, mi sento rimproverato e in colpa quando sono “accusato di uno scarto” tra reale e ideale, tra richieste e risposte, tra doveri e azioni effettive. Colpa per aver trascurato qualcosa o qualcuno, aver curato un bisogno invece di un altro. Insomma, il sentimento doloroso del sentirsi giudicato per la propria imperfezione ovvero per non essere riuscito a fare tutto, ad occuparsi di tutto, a curare tutto, a riuscire in tutto. E tutto ciò che è diverso da “tutto” è rimproverato (o anche autorimproverato) come “niente. Una vera e propria autostrada per la sofferenza. Una vera e propria autostrada per la follia se questo è stato il contesto affettivo e interpersonale in cui è stato cresciuto un bambino.

Che farne di questa consapevolezza?

Possiamo forse dire che che non sia importante fare quello che bisogna fare, compiere il proprio dovere, assumersi le proprie responsabilità in base alle diverse età, imparare come ci si comporta e ci si deve comportare? Certo che è importante. Anzi, è fondamentale, per crescere, avere una direzione, una struttura, una serie di regole che ci tengano dentro la strada di cosa è giusto, buono, adeguato, sano. Come fondamentale è anche la giusta misura, la flessibilità, la valutazione specifica delle situazioni, l’eccezione oltre la regola. Come è importante capire cosa è veramente importante e cosa può essere tralasciato senza rimproverare o rimproverarsi.

Tu come sei messo coi rimproveri e coi sensi di colpa?

Tu come sei con gli altri? E con te stesso? E gli altri con te?

Oggi? E ieri?

Ideale autopersecutorio e bassa stima di sé

La nostra autostima è minata da certi atteggiamenti che abbiamo verso noi stessi. Siamo delusi e arrabbiati con noi stessi perché la nostre prestazioni, in uno o più ambiti di vita, non sono state come “avremmo voluto e dovuto”. Siamo duri, estremamente critici, severi e spietati con noi stessi perché siamo molto distanti dal nostro ideale, da ciò che vorremmo e dovremmo essere per sentirci a posto… Spesso ci aspettiamo troppo da noi stessi, abbiamo desideri “irrealistici” su ciò che dovremmo fare ed ottenere… Pretendiamo da noi stessi di essere perfetti. Che è ben altra cosa dalla ricerca “realistica” dell’eccellenza. E questa “autopersecuzione della perfezione” quasi sempre è la strada dell’infelicità e della bassa autostima.
La questione diventa allora: un tempo… Forse tanto tempo fa… hai imparato (qualcuno te lo avrà insegnato molto probabilmente) ad essere così pressante con te stesso attraverso queste torture autoinflitte basate sul “devo devo devo … Ma non è mai abbastanza!!!”. Sai quindi da tempo quello che devi essere, fare, ottenere… Nell’illusione della felicità. Oggi che vuoi fare? Tutto il resto è lavoro di consapevolezza e responsabilità della tua evoluzione e della tua felicità…

I voti della vita

Inizia la scuola. Sei pronto a darti i voti? E a riceverli? Se la scuola insegna la vita o dovrebbe farlo… Allora ricordiamoci che a scuola esistono diversi voti (che non sono giudizi sulla persona… O non dovrebbero esserlo). A scuola, come nella tua vita, in diversi ambiti e ruoli:
puoi essere PERFETTO. Esiste la perfezione? Forse esiste il perfezionismo… Ma è patologico! Puoi essere ECCELLENTE, il primo, tra i primi, ed impegnarti ad esserlo, avere l’eccellenza come stella polare ad attrarre il tuo impegno, le tue fatiche, la tua capacità di imparare dagli errori e crescere progressivamente. Puoi essere ottimo, buono o “SEMPLICEMENTE” MEDIO. SENZA PER QUESTO SENTIRTI MEDIOCRE. O sì?!?
Se pensi oggi ad alcune aree della tua vita o nel tempo ad alcuni ambiti sicuramente sei o sarai stato “semplicemente” come tanti altri. Questo è. È andata così, così sia. Probabilmente in altre aree sarai (stato) anche tra gli scarsi, i nulli o appena sufficiente. E quindi?

Nota come ti rapporti ai voti che la vita ti dà… E come ci stai… Come influenzano il tuo stato d’animo, l’umore, la tua autostima.

Nota chi ti dà questi voti… Da chi te li fai dare… Da chi li accetti passivamente… Quali, invece, proprio non ti vanno giù…

Nota quando hai imparato ad essere così sensibile ai voti… Chi ti ha insegnato… A cosa ti è servito… E a cosa ti serve oggi essere così dipendente o addirittura schiavo dei voti…

Nota quanto questi voti ti stimolano a crescere o ti bloccano al palo… E nota cosa determina queste tue reazioni e questi tuoi vissuti. E cosa ci vuoi fare con questa consapevolezza…

Alla lavagna

Molto presto da bambini impariamo a giudicare. Ce lo insegnano gli adulti. Genitori e insegnanti e tutto il resto del mondo… Questo è più di… Questo è meno di… Questo è meglio, questo peggio in confronto a… Tuo fratello invece… I tuoi cugini… I compagni di scuola…
Potrebbero sembrare solo osservazioni, leggere annotazioni di differenze, invece ben presto prendono il colore della misurazione spietata, del giudizio feroce, del rimprovero e della svalutazione a confronto con altro o con altri. Di fatto cresciamo a latte e giudizio.
Dovrebbero risultare semplici osservazioni per aiutarci a crescere e scoprire chi siamo, le nostre caratteristiche, il nostro talento, la nostra unicità. Invece, diventano, troppo spesso, sentenze sulla nostra colpevolezza, sul nostro essere inadeguati, sul non essere come dovremmo essere.
Il giudizio esterno diventa progressivamente interiore: cominciamo a fare con noi stessi quello che abbiamo subito dagli adulti che “per il nostro bene” ci hanno insegnato l’arte di stare tra i buoni o tra i cattivi. Quasi sempre la seconda colonna…
La vita “giustamente e sanamente” (sono due giudizi) ci chiede di confrontarci e di competere, di meritarci le cose migliori. E questi, fino ad un certo punto, sono sana competizione e giusta ambizione che ci permettono di giocare le nostre carte (risorse e qualità) sul tavolo della felicità.
I problemi sorgono quando si va “oltre misura” e il sentirsi sotto giudizio diventa una pressione continua e persecutoria anche in contesti e situazioni in cui la competizione potrebbe o dovrebbe (è un giudizio di valore) lasciare spazio alla cooperazione, alla solidarietà, al progetto comune. All’accettazione della diversità e alla serenità nel riconoscerci tutti, nessuno escluso, espressioni della perfezione di Madre Natura.
Prova a pensare in quanti ambiti e ruoli della tua vita ti senti perseguitato dal “DOVER ESSERE E NON SENTIRTI MAI ABBASTANZA” e misura lo stress che ti procura. Quello che ti fa soffrire… Ti fa ammalare… Ti fa prendere medicine… O ti porta in terapia.
La psicoterapia ti aiuta a riconoscere dove sei incastrato e a farti trovare la strada per liberarti… Per “emanciparti dalle regole del dover essere” che hai fatto tue fin da piccolo e che troppo presto o anche tardi sono diventate nemiche della tua felicità.

L’imperfetto e l’essenziale

La vita non è perfetta e se noi ci aspettiamo una realtà perfetta e cerchiamo di essere perfetti noi stessi incontreremo sempre insoddisfazione.

La vita ci chiede di essere NOI STESSI e al tempo stesso di essere capaci di vivere in una REALTÀ CONDIVISA con altre persone. Fin da bambini ci siamo dovuti adattare ad una convivenza con gli altri che ci ha portato a RINUNCIARE a qualcosa di noi, a mettere da parte certi nostri aspetti, potenzialità, anche desideri, per poter trovare un equilibrio con i desideri e le caratteristiche delle altre persone. Questo processo di scrematura a partire dal nostro ESSERE ESSENZIALE è stato guidato dai nostri genitori, educatori e formatori e, se ci ha detto bene, siamo riusciti a crescere in modo sufficientemente armonico senza troppa repressione e sviluppando un’adeguata capacità di autoregolazione emotiva e comportamentale.

Quindi, oggi, una vita che offre la gioia di essere vissuta è basata sulla consapevolezza di chi siamo e di cosa veramente ha VALORE per noi, orientata dalla capacità di assumerci la RESPONSABILITÀ dei nostri pensieri, dei nostri bisogni e delle nostre azioni. Il resto dipende da fattori esterni a noi e su cui non possiamo avere un controllo assoluto o totale. Essere consapevoli e responsabili di ciò che ci appartiene (storia personale, valori, bisogni, pensieri, azioni) ci permette anche di AFFRONTARE L’INCONTROLLABILE cercando di influenzarlo almeno in parte, comunque senza farcene sopraffare o bloccare e senza rinunciare troppo alle nostre inclinazioni più autentiche.

Smetti di rimandare. 5 strategie di pensiero e soprattutto di azione

Inizia senza aspettare la perfezione. Senza aspettare che tu sia perfetto e che tutte le condizioni esterne a te siano perfette. Sei pronto ad agire quando inizi ad agire.

Inizia ad agire per progredire non per arrivare. Puoi ottenere risultati solamente se agisci, capisci, correggi e avanzi.

Inizia consapevole che la peggiore fatica è quella di stare fermo. Chi fa sbaglia, chi non fa sbaglia due volte. Sbaglia in fretta per imparare rapidamente.

Inizia sapendo che l’unico fallimento è quello di rimandare. I tuoi successi ovvero i tuoi apprendimenti sono frutto dei tuoi fallimenti ovvero di tutte le volte che hai capito come non dovevano essere le cose, come non dovevi comportarti.

Inizia con l’attenzione alla persona che vuoi essere, alla vita che vuoi vivere, ai valori che vuoi incarnare. E anche qui con un’idea iniziale, con dei riferimenti di massima, parti per capire in corso d’opera cosa veramente è importante per te, cosa fa e deve fare la differenza nel determinare la qualità della tua vita.

Quando inizi ad applicare questi principi ai diversi ambiti della tua vita e nei diversi ruoli che ti appartengono, al lavoro o come genitore, nella coppia o per migliorare il tuo benessere psicofisico, inizi ad ottimizzare il tuo tempo per realizzare i tuoi progetti e fai sempre maggiore chiarezza su chi sei, sulla persona che vuoi essere e sulla vita che vuoi realizzare.

Insomma falla finita… Inizia ad agire, questo è il momento.
L’azione è eloquenza (William Shakespeare)

Perfezione e delusione

Perfezione e delusione sono sorelle gemelle. Se aspiri alla perfezione otterrai delusione. Che sia verso te stesso o verso gli altri, se ti aspetti perfezione incontrerai delusione. Questo è l’insegnamento che traggo quotidianamente nel mio lavoro da una modalità di pensiero che è estremamente diffusa. E che lascia le persone con sentimenti quali rabbia, dispiacere, senso di colpa, vergogna, fallimento, ecc.

Probabilmente tutti abbiamo degli ambiti di vita in cui siamo alla ricerca di perfezione e finiamo per raccogliere delusione. Guarda i ruoli che incarni e le relazioni che vivi: come figlio e genitore, come partner e lavoratore, con gli amici o in altre relazioni.
È importante imparare a distinguere la sana ambizione dall’insana esigenza di perfezione. L’ambizione è quel tratto o atteggiamento che ci permette di andare a cercare sfide per crescere e che spesso ci spinge ad ottenere risultati eccellenti. La ricerca di perfezione diventa fonte di un’aspettativa fallimentare che prima o poi ci lascia frustrati, delusi, amareggiati, tristi, arrabbiati, scoraggiati.

Quello che noto comunemente e che ti invito a notare nella tua esperienza quotidiana è quanto siamo capaci di focalizzare la mancanza rispetto alla presenza. Quello che non abbiamo ottenuto rispetto a ciò che abbiamo raggiunto. Il bicchiere mezzo vuoto che ci lascia assetati. Probabilmente questo meccanismo è frutto di una sana educazione all’ambizione non accompagnata però da un’altrettanto sana capacità di riconoscere i limiti e accettare la realtà. “Reale” che per definizione è distante in qualche misura “dall’ideale”. Concentrarci su quello scarto deve essere preceduto dal godere di quello che c’è per cercare poi di ottenere quello che manca, con la consapevolezza che l’onnipotenza e la perfezione non appartengono all’umana esperienza. Quindi da ora in poi nota quando guardi quello che manca ed esplora il tuo vissuto in quel momento: cosa stai provando e pensando, dove te ne vai con la mente e coi ricordi, quale bisogno emerge in quel momento. E vedi cosa ci puoi fare: potresti riuscire ad ottenere ciò che vuoi, potresti impegnarti ancora di più per arrivarci e potresti anche dover accettare quello che non c’è e riuscire comunque a campare bene anche senza…