Tre tipi di perfezionismo patologico

Esiste un perfezionismo sano che è quello che ti permette di alzare il livello delle tue ambizioni e dei tuoi standard, che ti permette di crescere nei risultati che ottieni in uno o più ambiti della tua vita, che ti permette di godere dei risultati raggiunti, apprezzarli, assaporarli, gustarli fino in fondo e che ti permette anche di fermarti quando proprio non ce la fai o ti rendi conto che oltre non puoi andare e riesci ad accettare questo come parte fondamentale della tua crescita ed evoluzione.
Esistono poi tre tipi di perfezionismo patologico.
1. Verso te stesso
2. Verso gli altri
3. Verso la realtà
In tutti i casi è il tuo giudizio a dominare la tua esperienza emotiva.
PERFEZIONISMO PATOLOGICO è sinonimo di PRETESA. Ovvero di OBBLIGO.
Tu DEVI essere…
Gli altri DEVONO essere…
La realtà DEVE essere…
SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IN UN UNICO MODO.

1. Pretendi da te stesso SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione, il massimo. Altre possibilità non sono contemplate. E quando questo avviene, perché avviene di non raggiungere sempre il top, ti maltratti con giudizi feroci e spietati, ti senti in colpa e ti vergogni o peggio ti arrabbi con qualcosa di esterno a te (eventi e persone) perché profondamente ti senti così fragile da non riuscire ad accettare qualcosa di meno che perfetto né riesci a metterti realmente in discussione.

2. Pretendi dagli altri SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Magari verso i figli o verso i collaboratori, addirittura verso gli amici o gli estranei: non riesci a confrontarti con un comportamento degli altri che sia ‘meno’ di quanto dovrebbe essere, avrebbe dovuto essere, deve essere. E quando succede, perché succede che ti senti deluso dai ‘risultati’ degli altri, invece di mettere in discussione in modo sano e condiviso le tue aspettative e quelle dell’altra persona, magari per rimodulare in modo sano i comportamenti da adottare, finisci solamente per arrabbiarti fino a minare la bontà della relazione. A volte o spesso diventando aggressivo verso l’altra persona, con giudizi sprezzanti e critiche feroci. Rifiuti estremi e punizioni sostanzialmente sempre inefficaci.

3. Pretendi dalla realtà SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Non contempli affatto che le cose, gli eventi, le situazioni siano minimamente diverse da come dovrebbero essere, da come te le aspetti, da come desideri. E quando inevitabilmente succede che si realizzi uno scarto tra realtà e ideale allora provi le emozioni dolorose più svariate: frustrazione, rabbia, tristezza, angoscia.

Diventare consapevoli di quale perfezionismo ci appartenga, capendone il senso, il valore, la funzione, è il primo passo per abbandonarlo, verso una maggiore flessibilità nel proprio comportamento e nelle personali strategie per affrontare il proprio dolore e i problemi nelle relazioni interpersonali. Insomma un primo passo del viaggio dalle miserie alle meraviglie…

Conosci il libro ‘Alice nel paese delle miserie’? Ci puoi trovare una serie di strumenti di consapevolezza e di cambiamento al servizio della tua crescita personale flessibile. Puoi ordinarlo in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o su Amazon.

Missione possibile!!!

Pensa alle missioni impossibili presenti nella tua vita… Ti do qualche suggerimento: tentare di  controllare tutto, impegnarti a controllare tutti, cercare di controllare totalmente te stesso, provare ad essere perfetto, cercare di cambiare gli altri, dover essere sempre al massimo, voler essere sempre felice, impegnarti ad essere sempre, a tutti, a tutti i costi simpatico, cercare di evitare completamente le emozioni dolorose, cercare di scacciare totalmente i pensieri disturbanti. Hai tu suggerimenti da darmi per qualche altra missione impossibile?

Pensa a come sarebbe la tua vita se, una ad una, un passo alla volta, al passo per te più congeniale, cominciassi a smettere di tentare in modo fallimentare, illusorio e frustrante di perseguire le suddette missioni… Pensa… Immagina… Come sarebbe la tua vita… Come ti sentiresti… In cosa saresti occupato… Di cosa ti prenderesti cura… Cosa tralasceresti… Immagina… Senti… Scrivilo…

Decidi ora di iniziare a toglierti qualche ‘peso’… Inizia ad abbandonare qualcuna delle missioni impossibili che hai trovato nella tua vita e vedi l’effetto che fa… Una ad una… Determinato… Al tuo passo… Deciso…

Immagino che, in questo cammino che decidi di iniziare, troverai tante cose, alcune piacevoli, altre meno, probabilmente certi cambiamenti saranno faticosi (ma possibili), altri saranno agevoli e magari ti si apriranno orizzonti meravigliosi…

Puoi trovare un ulteriore aiuto in questa tua missione possibile nel libro ‘Alice nel paese delle miserie’, che puoi ordinare direttamente in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o su Amazon.

Buon viaggio…

La miseria perfezionista (con esercizio)

Sei perfezionista quando hai standard estremamente elevati e rigidi con cui confronti ogni tua prestazione in tutti o quasi tutti gli ambiti della tua vita.
Sei perfezionista quando sei estremamente critico con te stesso e con gli altri e non ti basta mai ciò che dai e ciò che danno gli altri.
Sei perfezionista quando la tua autostima è legata fondamentalmente alle tue prestazioni e scarsamente connessa ad altri aspetti della tua esperienza come la capacità di creare buone relazioni o di usare il tuo tempo al servizio dei tuoi bisogni importanti.
Sei un perfezionista patologico quando non riconosci il limite tra un sano funzionamento di ricerca dell’eccellenza e un funzionamento in cui non sei mai soddisfatto di te e degli altri e quindi vivi emozioni stressanti di frustrazione, delusione, rabbia, disgusto, ma anche di impotenza, senso di colpa e vergogna.
Se sei perfezionista sei nella miseria perché quello che fai non ti appaga mai realmente ed efficacemente.
Se sei perfezionista puoi imparare a trasformare questa tua miseria nella tua meraviglia. Come? Come sai, non esistono ricette miracolose. Esistono percorsi impegnativi di crescita personale e cura di sé basati su alcune strade da percorrere. Ecco una traccia di un percorso possibile, puoi iniziare fin da ora a percorrerlo:
1. Inizia a renderti conto di quelle situazioni in cui funzioni in modo perfezionista. Quando succede? Dove? Con chi? Cosa stai facendo? Per rispondere a quali tuoi bisogni?
2. Misura soggettivamente quanto sei soddisfatto (da 1 a 10, da poco a tanto) e quanto sei frustrato (sempre da poco a tanto).
3. Rintraccia cosa rende soddisfacente per te la situazione e cosa invece la rende insoddisfacente. Quali emozioni appaganti vivi e quali emozioni stressanti ti vengono ad invadere.
4. Ora pensa ad una persona fidata, amorevole, gentile, che ti vuole bene… Cosa ti direbbe di fare?
5. Ora immagina una parte di te che ti vuole bene, amorevole, gentile, compassionevole… Cosa ti direbbe?
6. Ora avrai raccolto alcune indicazioni di comportamenti ‘giusti’ da chi ti vuole bene… Inizia a metterli in atto e nota l’effetto che hanno su di te… Certamente comprenderai molto di cosa veramente rende la tua vita meravigliosa…

Due fatiche più un’altra

Rimorsi e rimpianti sono i denti velenosi dell’idea di perfezione. Di una vita perfetta. Sono pensieri e stati d’animo dolorosi che mordono dentro. Sono frutti marciti dell’idea di una vita ideale a fronte di una vita reale. Realmente vissuta, un bel po’ scelta e anche capitata. Perché è ovvio che la vita è una. Per come l’abbiamo scelta e continuiamo a sceglierla ogni giorno, ogni istante del nostro procedere in questo mondo. Perché è ovvio che sarebbe potuta essere in infiniti altri modi. Che avremmo potuto scegliere l’altra strada, aprire l’altra porta.
La mente è malata di questo bisogno di perfezione e di onnipotenza. Vorremmo essere tutto e il contrario di tutto. Vorremmo avere tutto e non perdere niente. On/off. O la vita o la morte. Espressioni queste estreme di un rapporto con la realtà che non prevede alcuno scarto tra il nostro desiderio e il suo appagamento. Sempre e comunque.
In mezzo a tanto dolore, tristezza, rabbia e rancore. Paura, vergogna e senso di colpa per ciò che non abbiamo avuto, per ciò che non ci è stato dato e per ciò che non siamo stati capaci di ottenere, dobbiamo farci aiutare.
Spesso nella frustrazione e nella delusione di una giornata o di una vita intera, ci facciamo aiutare dai sogni e dalle fantasie. I sogni a occhi chiusi ci fanno conoscere le infinite potenzialità perdute, le vite vissute che avremmo voluto e vorremmo, ma che restano censurate. Le fantasie a occhi aperti ci immergono in vite da leggere nella vita degli altri, vicini e lontani, reali e immaginari, da assaporare immaginando la loro piena felicità, illusione attraverso cui possiamo nutrirci di ogni occasione, di vivere vite alla perfezione.
Ma almeno altri due altri strumenti sono a nostra disposizione per far pace con la vita.
Dobbiamo farci aiutare dalla ACCETTAZIONE. Dal trovare il senso sereno di quello che è e non il perché lacerante di quello che avrebbe potuto essere.
Dobbiamo farci aiutare dalla GRATITUDINE. Grazie al mondo, alla vita, agli altri, a noi stessi. Riempirci del pieno piuttosto che lamentarci del vuoto.
Certo che non è facile, anzi molto faticoso.
Come dice il saggio, il rischio è di fare due fatiche: ti incazzi e ti scazzi. Tanto ti devi scazzare di fronte alla potenza dell’impotenza, all’onnipotenza dell’imperfezione. Tanto vale scegliere una terza fatica, quell’altra strada che ognuno di noi può tracciare a suo modo…

Il paradosso della ricerca di sicurezza

Succede qualcosa. O semplicemente la pensi, la immagini, la prevedi… Provi ansia e paura. Cerchi riassicurazioni. Ottieni rassicurazione a breve termine, ma un aumento dell’ansia e del bisogno di rassicurazione. E ricomincia il circolo vizioso che alla ricerca di rassicurazione finisce per aumentare la tua ansia o paura.
Oltre il danno la beffa.

Che fare? Due strategie.
1. Prova ad astenerti dal tentativo fallimentare di ricercare una rassicurazione che non arriva mai. Provando e riuscendo ad astenerti dalla ricerca di rassicurazione, almeno per un po’, riuscirai a cogliere meglio i tuoi stati mentali (pensieri, emozioni, sensazioni somatiche) che ti guideranno verso strategie e soluzioni realmente efficaci per regolare la tua ansia o paura.
2. Riconosci le tue distorsioni di pensiero che nelle svariate forme possono ricondursi a due fondamentali:
– Vuoi controllo assoluto e nessuna incertezza!
– Vuoi che tutto sia perfettamente corrispondente ai tuoi bisogni e desideri!

Ecco allora: prova a vivere, agire, pensare fuori da questi due recinti che ti sei costruito intorno. Quando imparerai a scegliere di agire fuori dall’aspettativa/pretesa che tutto sia perfetto e sotto il tuo controllo assoluto, allora, con molta probabilità, imparerai a creare la tua vera realistica serenità.
In fin dei conti, si tratta di insegnare ai tuoi sogni a comunicare con la realtà…

MUSTURBATIONS

La nostra mente è un albero pieno di nidi. La nostra mente è piena di dovrei, dovresti, dovrebbe, dovrebbero.
Il dover essere si annida dappertutto. Nei nostri pensieri, nelle nostre comunicazioni, nei rapporti interpersonali, nel nostro quotidiano vivere. Guidati da aspettative, più o meno consapevoli, su come dovrebbero andare le cose.
Guidati da pretese su come assolutamente e necessariamente … Io tu egli ella noi voi essi dovrebbero essere… (Dovevo proprio metterla questa). Lo psicoterapeuta americano Ellis le chiamava MUSTURBATIONS.
I nidi sono belli e sono anche utili, rendono l’albero canterino, gioioso, vitale. Possono però diventare nocivi, dannosi, se troppi e di natura pericolosa, feroce.
È importante essere guidati da ambizioni, autodisciplina, forza di volontà, dedizione allo sforzo, con un impegno concreto orientato dai nostri valori e scopi consapevoli.
È pericoloso quando il giusto e sano impegno diventa missione impossibile, perfezionismo tossico, necessità assoluta di raggiungere i propri obiettivi, oltre ogni altra considerazione, ad esempio di salute personale e di rispetto degli altri.
Dove sta la felicità? Probabilmente, per non dire certamente, non sta nella ‘onnipotente ricerca di perfezione’.
Dove sta la felicità? Ognuno ha la sua idea, ognuno la sua strada. Tra ciò che “dovrebbe essere” e ciò che “posso accettare che non sia proprio così”.

Stress autoprocurato e autocura

Quanto ti ritrovi nelle seguenti forme comuni di STRESS AUTOPROCURATO?

DEVI PIACERE A TUTTI, in tutti i modi e a tutti i costi. Le aspettative degli altri diventano guida del tuo pensare e agire. Una specie di sottomissione volontaria alla volontà altrui. Soddisfare i bisogni degli altri è il modo che hai trovato per soddisfare il tuo bisogno di sentirti amato e apprezzato… Più o meno consapevolmente…

DEVI ESSERE PERFETTO in TUTTO ciò che fai, in ogni occasione, con ogni persona. Solo così credi di sentirti a posto, ma di fatto non ti senti ‘mai abbastanza’…

DEVI ESSERE FORTE, SEMPRE, comunque. Senza mai sentire, tantomeno mostrare, i momenti di fragilità. Altrimenti ti sentiresti in balia di nemici minacciosi che ti faranno la pelle…

DEVI CONTROLLARE TUTTO, SEMPRE. Oltre ogni normale quotidiana necessità di governare con consapevolezza e responsabilità le tue scelte, le tue attività, i tuoi progetti. Oltre ogni ragionevole buon senso… Oltre ogni giusta misura… Per coltivare l’illusione di eliminare ogni incertezza dalla tua vita …

Conosci e pratichi altre modalità per procurarti stress?

Per iniziare il tuo percorso di autocura da questi generatori di sofferenza, ti suggerisco due linee di lavoro, indipendenti, ma anche consequenziali:

IMMAGINATIVA. Chiediti e rispondi sinceramente a te stesso: cosa succederebbe se mi permettessi di smettere di compiacere? Cosa succederebbe se mi permettessi di non cercare la perfezione in ogni attività? Cosa succederebbe se mi permettessi di sentirmi vulnerabile e di mostrarlo? Cosa succederebbe se mi permettessi di lasciare un po’ il controllo in certe mie esperienze e relazioni?

SPERIMENTALE. Inizia ad astenerti, prova a non farlo. Prendi il coraggio dove lo hai messo quella volta che lo hai nascosto a te stesso, il coraggio per: agire autenticamente, anche se agli altri potresti non piacere; per lasciarti alle spalle il volere essere perfetto; per sentirti libero di essere anche fragile; per abbandonare la ricerca del controllo assoluto. Prova e raccogli i risultati dell’esperimento… Prova ad astenerti e prendi nota di cosa succede in te (cosa provi, cosa senti nel corpo, cosa pensi) e nelle tue relazioni… Prova e trova la lezione…

La soluzione al falso problema dell’autostima

Esistono infiniti modi per abbassare la propria autostima. Basta che pensi a tutti i motivi per cui tu non sei proprio come vorresti essere. Tu non sei esattamente corrispondente al tuo ideale. Tu non sei perfetto. E siccome nessuno è perfetto (o tutti lo siamo a seconda di ciò a cui vuoi credere) tanto vale smettere di giudicarsi. Smettere di stimare sé, smettere di fare la stima di sé, smettere di valutarsi negativamente, smettere di autosvalutarsi. Ecco la soluzione. Semplice, no?! Non proprio. Siamo così abituati a valutarci (e svalutarci) che smetterla sembra un’impresa impossibile.
Siamo cresciuti a latte e giudizio e siamo così esperti nel giudicare che è veramente un’impresa sfidante la nostra zona di comfort. Il nostro comfort è paradossalmente stare all’interno del giudicare.
Non solo. Di fronte al nostro essere fallibili ovvero portatori sani di errori tendiamo a scambiare il singolo comportamento sbagliato con tutta la persona… E ci sentiamo sbagliati! Un vero e proprio party in onore della disistima o bassa stima di sé. A cui siamo tutti invitati e tutti prima o poi partecipiamo.
E quindi?
E quindi inizia a renderti conto del tuo giudicarti… Inizia a notare:
Su cosa lo fai … Per quali comportamenti …
Quando lo fai…
Quanto lo fai… Spesso… A volte… Raramente… Sempre…
Dove lo fai…
In presenza di chi preferibilmente tendi a farlo…
Come lo fai… Ti critichi… Ti rimproveri… Ti colpevolizzi… Ti dai del fallito… Ecc….
Quali etichette solitamente usi per affossare la tua autostima… Cattivo… Fallito… Indegno… Incapace… Fragile… Difettoso… Colpevole… Senza attributi… Ecc….
Perché lo fai… A cosa ti serve… A cosa ti serve veramente … Ti serve a crescere… A migliorare… Ad imparare… A stare meglio… A comprendere meglio te stesso e gli altri… Quale effetto ottieni realmente …

Già questa prima auto-osservazione dovrebbe fornirti una chiarezza importante per smetterla di farti un problema di autostima… Almeno per farti rendere conto di come torturi te stesso… Quindi puoi iniziare a definire chiaramente qual è il vero problema ovvero come il problema dell’autostima generi gli altri tuoi problemi nelle attività o prestazioni individuali e nelle relazioni interpersonali.
“Se proprio non ce la fai”… Invece di autodisprezzarti in modo spietato, adotta una “autovalutazione realmente utile” di tue azioni specifiche in precise circostanze, per comprendere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato di quello che hai fatto rispetto ad un tuo obiettivo. Impara e correggi… Senza indugiare  nel giudizio severo contro te stesso…

Soffiare sul fuoco

Quando hai un problema col sentirti giudicato, hai tre strade, diversamente percorribili e diversamente efficaci nel ridurre il tuo stato d’animo negativo. Diversamente … In base al tipo di comportamento sotto giudizio, al tipo di situazione, alla persona che sei, a come funzioni, anche in base alla tua storia di vita, a ciò che vuoi ottenere.
1. Puoi prendere il comportamento che viene giudicato (da te e/o dagli altri) e cercare di modificarlo. Sei stato bocciato? Studia meglio! Sei troppo grasso? Dimagrisci! Sei troppo timido? Aumenta la sicurezza in te stesso! Sei disoccupato? Cerca lavoro! Sei solo e desideri un partner? Potenzia le tue doti di seduzione! Ti fai mettere sempre i piedi sopra? Fai un corso per potenziare autostima e assertività! Sei troppo impulsivo? Impara a contare fino a 10! Sei troppo aggressivo? Impara a comunicare in modo efficace e rispettoso!
Semplice, no? Non proprio… Non sempre… In alcune situazioni può funzionare così semplicemente imparando qualche abilità o modificando certe abitudini e comportamenti disfunzionali. In molte altre situazioni devi lavorare su altri obiettivi e strategie.
2. Puoi abbassare gli standard di riferimento rispetto ai quali paragoni il tuo comportamento; puoi, quindi, “forse devi” lavorare sul tuo perfezionismo o sul tuo desiderio di controllare tutto o sulla tua intolleranza ad ogni frustrazione o sul tuo senso di onnipotenza. Insomma, non puoi semplicemente prendere il comportamento e modificarlo, devi probabilmente cercare il senso più intimo del perché fai quello che fai e di come ti senti giudicato nella tua condotta.
3. Puoi accettare quello che fai e quello che provi come “reazione normale” alle circostanze che stai affrontando. Insomma puoi, anzi “devi” smettere di soffiare sul fuoco. Giudicandoti per primo rispetto a ciò che fai (e prendendo per verità assoluta i giudizi che provengono dall’esterno). Provare ansia in certe situazioni è normale, ma tu la puoi trasformare in panico… Provare tristezza è normale, ma tu la puoi trasformare in angoscia o depressione… Sentirsi frustrati è parte del vivere la vita, ma tu rendi la frustrazione come la catastrofe più insopportabile… La delusione è parte integrante delle relazioni, ma tu la amplifichi a dismisura facendone questione di onore e disonore, di rifiuto e indegnità… Provare imbarazzo è assolutamente comune e diffuso, ma tu lo trasformi in fobia sociale… Provare vergogna e non sentirsi all’altezza è esperienza comune, ma tu l’amplifichi cercando di evitarla come il virus più letale …
Puoi cercare di comprendere perché reagisci in questi modi, il senso e il valore che ha per te. Gli scopi che soddisfa la tua reazione e gli effetti negativi che produce.
Ottenendo questa chiarezza puoi smettere di continuare a cercare soluzioni finendo per trovare altri problemi… Puoi smettere di sentirti brutto, sporco, cattivo, scemo, pazzo, anormale, strano, ecc. E puoi, più proficuamente, cominciare a comprendere meglio te stesso nella situazione specifica, accettando gli aspetti dolorosi che vivi come primo passo essenziale per ridurre il loro impatto negativo sul tuo umore e sulla tua capacità di fare le scelte giuste per te…

Se vuoi allontanare la tua sofferenza…

Se vuoi abbassare il tuo livello di stress…. Se vuoi ridurre la tua ansia o impedire che ti venga a trovare… Se vuoi lasciare la depressione fuori di te… Se vuoi mantenere alta la stima di te…
Allora…
Impara a dire No … Tu non stai al mondo per accontentare gli altri…
Impara a non farti carico delle richieste altrui necessariamente, urgentemente e perfettamente… Altrimenti non ti resta che chiedere aiuto prima che scoppi o ti ammali seriamente…
Fai un passo indietro dal tuo dover essere perfetto per accettarti ed essere accettato, dal tuo compiacere gli altri per sentirti amato, dal tuo inseguire missioni impossibili per sentirti stimato e pieno di valore, dal tuo sottometterti per quieto vivere, dal tuo cercare continuamente approvazione e consenso per evitare giudizi, dal reprimere te stesso per non creare conflitti …

Sei portatore sano di più parti che vogliono cose diverse e che non puoi accontentare tutte, completamente e contemporaneamente, altrimenti diventi malato… Come non puoi accontentare sempre e comunque tutti gli altri… Né tutti… Né sempre…

Sii soddisfatto delle scelte che hai fatto, dei no e dei sì che hai detto, di quello che hai ottenuto e goditelo, cercando comunque di imparare da ciò che non è andato come avresti voluto per farlo andare meglio la prossima volta… O per accettare i tuoi limiti e i limiti della realtà…

Quando proprio le hai provate tutte… Non ti resta che accettare…