Il nucleo della sofferenza

Nella diversità di sintomi riferiti dalle persone che arrivano a chiedere aiuto, con problemi psicologici e interpersonali e storie di vita anche molto differenti tra loro, un elemento è sempre presente a contribuire alla sofferenza della persona. Per sentirsi accettato in famiglia e da altre persone importanti fuori dalla cerchia familiare (insegnanti, coetanei, gruppi vari, fino ai partner sentimentali), l’individuo, fin da bambino, ha “scelto” (con diversi gradi di consapevolezza in base all’età e alle relazioni) di sacrificare parti di sé, rinunciando spesso all’espressione autentica di sé, dei propri pensieri, emozioni, bisogni e desideri. Questa è stata una “decisione antica” che, ripetuta più volte nel tempo, è diventata la propria personalità, il proprio modo di stare al mondo, di pensare e agire e di stare con gli altri.
Per essere accettato, per sentirsi amato, per ricevere approvazione, per sostenere la propria autostima, per soddisfare certi bisogni e desideri, l’individuo ha “scelto” di pagare un prezzo più o meno elevato.
Per certi versi è un processo inevitabile per adattarsi alla vita, alla realtà, per costruire relazioni. Quando diventa eccessivo, la sofferenza esplode.
Se la persona riesce ad arrivare a chiedere un aiuto psicoterapeutico, l’obiettivo di lavoro sarà quello di trovare o ritrovare un proprio personalissimo equilibrio rispetto alle parti di sé da sacrificare in favore di parti di sé da riconoscere, legittimare, valorizzare, esprimere per realizzare una vita serena, felice, appagante.

Vecchi ritornelli e nuova vita

Sono vecchi ritornelli che ritornano a trovarci. Meglio ancora sono sempre con noi e riemergono disturbanti soprattutto in situazioni sociali quando qualcuno dice o fa qualcosa e noi ci lasciamo ingaggiare da quel ritornello; ad esempio “lei mi fa sentire uno stupido”, “lui mi fa credere che non valgo niente”. O anche in situazioni in cui dobbiamo fare delle prestazioni, lavorative o scolastiche, in cui spesso, indipendentemente dagli accadimenti reali, siamo catturati da pensieri autosvalutanti (non sono capace, sono sempre il solito), depressivi (non riesco, come sempre, come ho potuto caderci di nuovo), ansiogeni (non ce la farò mai) e rabbiosi (capitano tutte a me, ce l’hanno con me).
Il problema non è il pensiero, ma il rimuginare sul pensiero. Lasciarsi catturare in un tentativo mai soddisfacente di controbattere a questi pensieri e sensazioni negative.
Allora ti suggerisco un esercizio.
Scrivi tre cose per te importanti… Tre cose di VALORE che rendono (o renderebbero) la tua vita veramente piena e degna… Ad esempio: amore… curiosità… equilibrio…
Per ogni valore scrivi tre OBIETTIVI per te importanti… Tre traguardi che una volta raggiunti ti faranno sentire appagato quel valore… Ad esempio: per appagare l’amore devo amare i figli e il partner… Avere pochi ma buoni amici intimi… Lavorare con passione…
Per ogni obiettivo scrivi tre ATTIVITÀ per te importanti… Ad esempio: giocare coi miei figli, aiutarli a studiare, insegnare loro qualche abilità; andare al mare col mio partner, fargli una sorpresa, organizzare un viaggio; invitare a cena gli amici, ascoltarli quando ne hanno bisogno, andare insieme al concerto.
A questo punto prenditi un po’ di tempo per trascrivere alcuni dei PENSIERI INVASIVI che vengono a trovarti, non invitati, ma che tu poi non lasci andare via. Ad esempio, non riuscirò… È troppo più grande di me… Sono così e non posso farci niente… Gli altri mi fregano sempre…
Quindi, dopo averne individuati almeno una decina (se vuoi prenditi anche uno o più giorni per creare questa lista, massimo tre giorni), REGISTRALI con la tua voce… Ancora meglio se puoi farli recitare anche da altri e tu registri queste VOCI DISTURBANTI…
Quindi inizia ad ascoltarle… Metti la registrazione… E nota come reagisci: cosa pensi, provi e fai, soprattutto cosa ci fai con questi pensieri… Sono ospiti indesiderati, ma, una volta arrivati, li tratti come i tuoi migliori amici… Solo che non è una festa… Anzi…
Allora… Riprendi i tuoi valori, obiettivi e attività e semplicemente AGISCI DI CONSEGUENZA, ignorando attivamente chi viene a romperti la vita…
Piuttosto che distruggerti nel tentativo (fallimentare) di eliminare la sofferenza, spesso con lo scopo irrealistico di toglierla totalmente dalla tua vita, inizia a dedicare le tue risorse ad impegnarti concretamente per realizzare la tua gioia…

Il catalogo magico

Immagina un catalogo da cui puoi scegliere … E puoi scegliere di cambiare…
Quello che ti è capitato e non hai potuto scegliere, a cominciare dai genitori e da quello che hanno scelto loro per te… E che oggi in qualche aspetto cambieresti…
Quello che hai potuto scegliere, ma che, a quel tempo, hai scelto un’altra cosa, un’altra strada, un’altra persona, un altro percorso di studi, un altro lavoro, un altro qualche cosa che oggi in qualche modo cambieresti…
Quello che hai scelto e che sceglieresti di nuovo, ancora più consapevole, ancora più convinto e per cui oggi sei grato appartenga alla tua vita…
Comincia da questo catalogo ideale per cominciare, con consapevolezza, a dirigerti verso la persona che avresti voluto essere … Per diventare la persona che oggi puoi diventare…
Prima la consapevolezza… Poi l’azione… Ovvero cominciare ad agire per mettere in pratica i tuoi sogni ed obiettivi…
Probabilmente non tutto sarà possibile, certamente sarà un percorso impegnativo… Ma che vale la pena iniziare a percorrere da subito…
Sembra che oggi sia veramente il primo giorno del resto della tua vita che tu concretamente puoi iniziare a realizzare…

L’essenza dell’impegno al servizio del rinnovamento

Questo è proprio il momento. Proprio ora che siamo oggettivamente limitati e costretti su tanti fronti della nostra vita “libera”, è ora di una fondamentale ricognizione dei nostri valori e dei nostri obiettivi. Se tante cose le dobbiamo rimandare e a tante dobbiamo rinunciare, allora è proprio centrale comprendere e ribadire cosa fa la differenza nel determinare la qualità della nostra vita, dei nostri risultati, delle nostre azioni. Proprio ora che siamo tanto limitati nel raggiungere tanti nostri obiettivi, dobbiamo ancorarci consapevolmente ai nostri valori.

I valori sono sempre presenti qui e ora, gli obiettivi saranno forse presenti in futuro o forse no. Riconosci i tuoi valori e agisci costantemente in base ad essi, mentre ti impegni a raggiungere i tuoi obiettivi.
Il valore è l’ispirazione continua, l’obiettivo è ciò che vuoi raggiungere come realizzazione di quel valore.
Il valore dura sempre fino a quando non decidi di abbandonarlo. L’obiettivo una volta raggiunto è chiuso, è spuntato da un elenco.
Esempi.
Voglio proteggere e stimolare i miei figli è il valore, dare loro una casa e aiutarli a costruirsene una tutta loro sono obiettivi.
Voglio amare il mio partner è il valore, andare al cinema con lei è un obiettivo (per ora accontentati di vederlo abbracciati sul divano).
Voglio proteggere i miei genitori è il valore, portare loro la spesa per non farli uscire è l’obiettivo.
Voglio un lavoro appagante e stimolante è il valore, imparare una nuova abilità è l’obiettivo.
Voglio curare la mia salute è un valore, fare mezz’ora di esercizio fisico è un obiettivo.
Voglio buoni amici con cui condividere momenti importanti è un valore, organizzare una cena con loro è l’obiettivo (tra un po’ magari…).

La crisi ci sta invitando a cambiare. Cosa devi impegnarti a cambiare? Differenzia i valori per cui vivi dagli obiettivi che insegui.
Buon rinnovamento

Il cassetto

Oggi una domanda semplice semplice, importante se inizi a rispondere: quello che faccio quanto mi aiuta ad essere la persona che voglio essere e a vivere la vita che voglio vivere (orientata da certi valori, spinta da specifici bisogni, mossa da tanti desideri)?
Ti suggerisco di mettere un promemoria sul telefonino con questa domanda da far suonare più volte al giorno. O magari usa diversi “post it” con cui tappezzare, con questa domanda, i luoghi che frequenti ogni giorno, a casa e al lavoro, dove vai a rilassarti e divertirti, quando sei solo o in compagnia…
Certo volendo la puoi rendere un po’ più ricca questa domanda: quello che penso mi aiuta a realizzare la vita che voglio?
O anche: quello di cui mi sto prendendo cura (lavoro, famiglia, salute, amici, tempo ricreativo, ecc.) e quello che sto trascurando mi aiutano a diventare la persona che voglio e a realizzare i miei valori e progetti di vita?
A domanda… Rifletti… E agisci…
Se proprio ci stai prendendo gusto: cosa mi impedisce di aprire quel cassetto, così famigerato, dove si trovano ancora tanti miei sogni e desideri? E quindi come sempre: rifletti e agisci… Agisci e rifletti… Fino a quando ti va!!!

La felicità che puoi raggiungere attraverso un lavoro di crescita personale

La crescita personale è un percorso che dura una vita intera.
Gli strumenti per la crescita personale sono tutti quelli che puoi trovare e utilizzare per conoscerti meglio e per gestire meglio la tua vita.
La psicoterapia è uno tra i tanti strumenti per fare un lavoro di crescita ed evoluzione personale.
Lavorando su di te puoi imparare a ridurre la tua sofferenza, anche se, nella vita, stress, emozioni negative e dolore torneranno a trovarti.
Puoi imparare a prevenire le fonti di stress e di dolore, ma non sempre riuscirai ad evitarli completamente.
Puoi cambiare il tuo presente e il tuo futuro, ma di certo non il tuo passato.
Anche se, probabilmente alcune ferite, pur curate, sanguineranno ancora a lungo, puoi imparare a trovare nuovi significati a ciò che è successo e questo farà una differenza enorme per te.
Certi ostacoli saranno sempre in agguato, comunque potrai lasciarti alle spalle emozioni negative e guardare avanti con maggiore fiducia in te e nel mondo.
Puoi cercare dei colpevoli per il tuo malessere, ma ti servirà a poco se non ti assumi la responsabilità del tuo cambiamento. E cominci ad agire concretamente.
Puoi aspettarti che gli altri cambino, puoi chiederlo o addirittura pretenderlo, ma solo su di te puoi veramente intervenire per cambiare e cercare di raggiungere gli obiettivi che desideri.
Potrai avere enorme successo e gratificazione in ogni ambito di vita, ma non sarà mai tutto completamente perfetto e anzi l’esigenza di perfezione tenderà a crearti problemi.
Potrai ambire alla felicità e anche raggiungerla, qualsiasi cosa voglia dire per te, per accorgerti che contiene, comunque, un certo grado di frustrazione e delusione ovvero di distanza tra ciò che vorresti e ciò che ottieni, tra ciò che desideri e ciò che è.
Il lavoro di crescita personale dura tutta la vita ed è una sperimentazione continua di modi per cavarcela nel mondo in cui siamo capitati, magari per cambiarlo e renderlo un po’ più simile ai nostri desideri e ideali, imparando contemporaneamente ad accettare come è andata finora e come è ora.
Smetti, dunque, di cercare colpe, dedica le tue energie a cercare senso, direzione e azione…

Tempogram. Gli ingredienti della tua soddisfazione

Come occupiamo il TEMPO dipende da quali BISOGNI scegliamo di soddisfare. Facendo certe attività e non altre CURIAMO certi bisogni e ne TRASCURIAMO altri. Anche se non sempre ne siamo pienamente consapevoli. Ad esempio, ti sei mai chiesto perché scegli di lavorare come lavori… Perché dedichi quel tempo alla tua famiglia… Perché dedichi quel tempo agli amici… Allo svago… Alla cura del tuo corpo e della tua salute… Se cerchi di capire quanto tempo dedichi a queste tue diverse aree e quindi ai diversi tuoi bisogni, già avrai raggiunto una consapevolezza fondamentale rispetto a come gestisci il tuo tempo, a come potresti e vorresti gestirlo.

Ecco gli ingredienti. Spero di non dimenticarne nessuno di importante…Sono pronto ad accogliere suggerimenti. Del resto, ciascuno di noi governa il suo tempo in modo simile a tanti, ma assolutamente personale…
Dunque:

Un po’ di consapevolezza dei BISOGNI e dei VALORI per noi importanti per realizzare la vita che vogliamo. Sappiamo quanto è fondamentale capire ciò che deve essere fatto URGENTEMENTE perché il tempo ci corre dietro per ottenere qualcosa, da ciò che deve essere fatto STRATEGICAMENTE perché importante per i nostri progetti che determinano veramente la nostra qualità di vita, la bontà delle nostre relazioni, la soddisfazione di ciò che viviamo.

Un po’ di CONTROLLO DA PARTE DEGLI ALTRI. C’è sempre qualcuno che ci dice cosa dobbiamo fare. Al lavoro soprattutto, ma anche in famiglia, come in altri ambiti, probabilmente diversi per ciascuno di noi. C’è sempre qualcuno che ci suggerisce o ci chiede o pretende ovvero ci obbliga a fare certe attività e noi siamo “ingaggiati nella relazione” con questo qualcuno a cui dobbiamo rispondere sì. A cui potremmo, ma è molto difficile rifiutare le richieste che ci fa. A cui, a volte, è quasi impossibile dire no.

Un po’ di SENSO DEL DOVERE interno. Senso del dovere che fino ad un certo punto è realistico e utile nel farci assumere le responsabilità che ci competono, come lavoratore o come genitore, come partner o in qualsiasi altro ruolo; altre volte, invece, è un senso del dovere eccessivo (ciascuno ha i suoi criteri di cosa è giusto e “doveroso” fare), irrealistico, fonte di molto stress e senso di colpa, ma non necessariamente di reale efficacia e soddisfazione rispetto a quello che facciamo.

Un po’ di ricerca del PIACERE A BREVE TERMINE. Tutto e subito. A volte, indugiamo in attività che hanno una prospettiva corta, ma una soddisfazione che percepiamo intensa e soprattutto immediata e perciò sono attività molto attraenti. Anche se spesso subito fa rima con poco importante a lungo termine.

Un po’ di ABITUDINE e AUTOMATISMI, al di là dei piani che ci siamo fatti. L’abitudine è risparmio di energia e facilmente tendiamo a ricorrere ad attività automatiche che ci procurano soddisfazione a basso costo. Anche se spesso di scarsa qualità.

Un po’ di COMFORT. Un bisogno primario dell’essere umano è la sicurezza, il controllo, la prevedibilità. Tendiamo quindi a muoverci dentro esperienze ed attività che ci forniscono una quota importante di certezza e tranquillità. Anche in questo caso, non sempre stare nel comfort è associato a raggiungere i nostri obiettivi e vivere esperienze realmente gratificanti. O, meglio, preferendo, più o meno, sempre il solito, ci precludiamo qualcosa di nuovo e potenzialmente molto più gratificante per certi nostri bisogni e desideri che restano sempre nel cassetto, insieme a certi sogni.

IMPREVISTI quanto bastano per concludere la ricetta…

La quantità di ogni ingrediente è molto personale e dipende anche dal momento di vita che stai vivendo, magari un tempo era diverso. Comunque, questi vari ingredienti oggi sono più o meno presenti e determinanti nell’utilizzo che fai del tuo tempo. E quindi di come disegni e realizzi la qualità della tua vita.
Facendoti guidare dai costituenti suesposti, prova a fare una fotografia della tua situazione attuale rispetto a come governi il tuo tempo e vedi cosa comprendi, cosa va bene per te e cosa vorresti cambiare… E cosa puoi cominciare a fare effettivamente per migliorare alcuni aspetti… Sempre consapevoli che: quello che facciamo è quello che scegliamo e quello che scegliamo è quello che vogliamo, anche se non sempre in modo consapevole.

L’azione nello spazio

La sofferenza origina nello spazio tra ciò che desideriamo e ciò che otteniamo. Abbastanza banale. Forse. Magari non per tutti. Come sempre, anche fondamentale, se questa scontata consapevolezza diventa guida per un’azione responsabile, per ridurre quel gap in cui si genera la frustrazione (non sempre otteniamo le cose che vogliamo) e la delusione (non sempre gli altri si comportano come noi vorremmo).
Forse meno scontata l’idea che ciò che è frustrante e deludente è diverso da persona a persona.
La nostra storia ha disegnato la nostra personalità e quindi le nostre personalissime sensibilità e reattività alle cose, alle persone, alle situazioni, aspetti che discendono da chi siamo e chi siamo diventati lungo il corso della nostra vita. Io posso essere più sensibile alle perdite affettive, mentre altri possono essere più reattivi alle esperienze di fallimento. C’è chi si inquieta di fronte all’ignoto e chi si addolora di fronte al vuoto. Chi è più sensibile al giudizio e chi è più angosciato dalla solitudine. E via così…

Inoltre, la reattività può essere più indirizzata a certe emozioni che ad altre. Chi tende a reagire con rabbia e si attiva immediatamente, mentre c’è chi si ripiega sul proprio dolore e resta passivo. Chi reagisce con vergogna, chi è più pronto ad agitarsi e spaventarsi. E via così, in base alla diversità di situazioni e anche di persone. Non tutti reagiamo allo stesso evento allo stesso modo sia in termini di pensiero sia come emozioni provate sia come reazioni comportamentali.

Dunque, di fronte alla propria sensibilità e alla personale quota ineliminabile di frustrazione e delusione, ciascuno di noi è chiamato ad un’azione consapevole e responsabile in cui è importante lamentarsi il giusto, ma non troppo; fino a quando non si sono trovati motivi ed obiettivi per superare le difficoltà e fino a quando si comincia ad agire in prima persona, cercando di impegnarsi negli ambiti in cui possiamo avere il controllo ed essere efficaci nel muovere le cose. E fino a quando non abbiamo ridotto quel gap e siamo più soddisfatti, mentre, contemporaneamente, riusciamo ad accettare ciò che non siamo riusciti a modificare.

Prova ad applicare queste idee nella tua quotidianità, confrontando, di fronte agli stessi eventi o molto simili, i tuoi vissuti e le tue reazioni con quelle degli altri, magari delle persone più vicine a te… E vedi cosa emerge alla tua attenzione…
Dalla consapevolezza maturata potrai trovare un nuovo punto di vista per dare significato alle cose che ti accadono, alle esperienze che vivi, alle scelte che fai, a quelle che vuoi continuare a fare e alle nuove scelte che puoi cominciare a fare…

Se… Allora… Vuoi essere in- felice?!?!

“Cosa è normale per te” può essere la fonte della tua sofferenza. Soprattutto se “cosa per te è normale” sembra essere l’unico modo per stare al mondo. Mi spiego con alcuni esempi. Se per te è normale guadagnare 3000 al mese per essere felice allora se guadagni di meno non riesci a sentirti felice. Se puoi essere felice solo se diventi genitore allora se non riesci ad avere figli non puoi che essere infelice. Se avere cento amici è il minimo indispensabile per sentirti amato allora… Se riesci a sentirti realizzato solo se durante l’anno ti fai la settimana bianca in inverno, quella gialla in estate, quella rossa in autunno e quella verde in primavera, probabilmente riuscirai a vivere molte settimane infelici.

Insomma, è una questione di “rigidita” degli standard di vita. Cosa deve essere presente nella tua vita per sentirti appagato? Di cosa puoi fare a meno, anche se per te è importante, eppure sentirti soddisfatto e realizzato?
Ti invito a notare i tuoi standard nei vari ambiti e ruoli… Soprattutto nelle aree di vita che tu ritieni e senti centrali per la tua felicità, per la tua autostima, per essere la persona che vuoi essere…

Che non significa confondere ciò che è fango e ciò che è cioccolata… È fondamentale riconoscere cosa è importante che sia presente nella propria vita per determinarne la qualità. Riconoscendo questi aspetti come centrali nel determinare il valore di sé e della propria vita, ma senza viverli come assolutamente necessari e indispensabili per vivere una vita degna. Il meglio è meglio ed è importante ambire ad esso e lottare per ottenerlo, qualunque sia il meglio per noi… Al tempo stesso, la traccia per la felicità passa anche e soprattutto attraverso la capacità di diversificare le fonti cui attingere per sentirci felici e realizzati. Anche il fallimento in un obiettivo importante puoi superarlo se impari a ridefinire il senso di ciò che è accaduto e impari a riconoscere e inseguire tante altre possibilità a tua disposizione per vivere una vita appagante. Anche se mancherà “qualcosa” e quel qualcosa per te assomiglia a “tutto”, puoi sempre ritrovare strade per risalire e ricostruire. E questo a me appare fondamentalmente il miglior “antidepressivo” che ciascuno di noi può prendere… Certo non è facile da prendere come una pasticca, ma la fatica che richiede vale tutto il beneficio che si può guadagnare per una vita intera…

4  ostacoli al cambiamento

Ti presento 4 grandi motivi che rendono difficile intraprendere un percorso di crescita personale o terapeutico o anche motivi che di fatto rendono inefficace ogni tentativo di reale, effettivo e duraturo cambiamento.

1. VOLER EVITARE IL CONTATTO DOLOROSO CON LA CONSAPEVOLEZZA. Guardare in faccia i problemi è difficile un po’ per tutti, spesso vuol dire riattivare ferite da cui spesso preferiamo fuggire. A volte è più facile raccontarsi realtà diverse da quelle che pure conosciamo bene, preferiamo o riusciamo solamente a reprimere; piuttosto che sentire le nostre emozioni, finiamo dunque per anestetizzarci dal nostro dolore, fino a perdere contatto con la nostra natura più autentica e vitale. L’anestesia, anche attraverso le forme più svariate di dipendenza, può essere utile a breve termine, ma a lungo andare è un modo per autodistruggerci.
La psicoterapia è un invito al contatto emotivo liberatorio e trasformativo. Un invito al coraggio nonostante la paura.

2. CONTINUARE A DARE LA COLPA dei propri problemi ALL’ESTERNO piuttosto che mettersi in discussione e assumersi la piena responsabilità di come stiamo contribuendo alla nostra sofferenza. Sarebbero gli altri i colpevoli della nostra sofferenza. Sono gli altri che dovrebbero cambiare. In realtà, non si tratta di sentirsi in colpa o di giudicarci colpevoli del nostro dolore, il senso di colpa è della “mente infantile”. Si tratta piuttosto di cominciare finalmente ad assumerci la responsabilità “adulta” di quello che pensiamo e facciamo per contribuire ora, come in passato, alla nostra infelicità. Come sarebbe per te se le critiche che ricevi fossero fondate e ti potessero aiutare a capire meglio te stesso per agire in modo più utile ed efficace rispetto ai tuoi bisogni ed obiettivi? Come sarebbe per te se i tuoi difetti fossero proprio veri e ti aiutassero a comprendere come migliorare la tua capacità di realizzare i tuoi desideri? Come sarebbe per te se ti prendessi la responsabilità dei tuoi errori in modo da favorire incontri e relazioni per te più soddisfacenti?
Comunque, se non siamo colpevoli del nostro passato, siamo sicuramente responsabili del nostro agire presente e futuro.
La psicoterapia è un invito alla responsabilità adulta; nonostante la ferita che ci portiamo dentro, ad attivarci per cambiare in prima persona.

3. MANTENERE LA CONVINZIONE CHE “NON È POSSIBILE CAMBIARE”. Mantenere la convinzione che “io sono così di carattere e non ci posso fare niente”, “così sono nato e così morirò”. Mantenere convinzioni rigide sull’immodificabilità del destino scritto per ciascuno di noi.
La psicoterapia è un invito a comprendere cosa è possibile cambiare rispetto a cosa siamo invece impotenti. Per essere saggi da capire la differenza e coraggiosi per impegnarci con tutte le nostre risorse a dirigere la nostra vita verso le mete desiderate. Un percorso che richiede impegno disciplinato, pazienza, creatività e rigore.

4. PENSARE CHE IL CAMBIAMENTO SIA UNA PERDITA DI IDENTITÀ, viverlo come uno sconvolgimento della personalità, spaventarsi di poter diventare “qualcun altro” … Il cambiamento in realtà non è on/off, tutto o niente, felice o infelice, sano o malato. Né significa adattarsi a cosa e come gli altri vorrebbero per noi. Il cambiamento è un processo di apprendimento, ciascuno lo realizza a suo modo e a suo tempo.
La psicoterapia è un invito a camminare al proprio ritmo, un passo alla volta, a scegliere in base ai propri bisogni, ad affrontare la vita come più liberamente ci aggrada, a scoprire come si preferisce condurre la propria vita indipendentemente da chiunque voglia imporci la sua volontà…

Comprendere quanto ci imprigionano questi 4 grandi motivi è già un passo decisivo per l’evoluzione personale…