Autoritratti

Pensa alla tua più grande forza… Qual è?
Pensa alla tua più grande debolezza… Qual è?
Pensa al tuo più grande fallimento… Qual è?
Pensa al tuo più grande successo… Qual è?
Pensa ad una tua parte ‘cattiva’ (se la trovi)… Come la puoi descrivere?
Pensa ad una tua parte ‘buona’ (se la trovi)… Come la puoi descrivere?
Se metti per iscritto questi pensieri che ti ho invitato ad avere, quello che potrà emergere è un tuo autoritratto… Un’immagine di te che tu hai prodotto attraverso quei pensieri e come li hai trascritti…
Adesso ti potrei chiedere di pensare a:
– le tue risorse e i tuoi limiti…
– le tue parti ‘sane’ e quelle ‘malate’ per come le puoi intendere tu…
– i tuoi sogni realizzati…
– rimorsi e rimpianti…
– progetti in corso…
– progetti abbandonati…
Anche scrivendo questi pensieri avrai un autoritratto…
Hai altri pensieri attraverso cui definire il tuo autoritratto? Puoi veramente sbizzarrirti e creare tanti ritratti di te… Dipende dalle cose a cui pensi… Dalle domande che ti fai… Da un atteggiamento che puoi coltivare in te volto alla curiosità, all’esplorazione e al gioco: ecco vedi, verrebbe fuori un ritratto di te di ‘bambino artista creativo’. Ti ci ritrovi? Comunque è una potenzialità a tua disposizione quella di cercare risposte dentro di te… Immagini… Ricordi… Pensieri…

Ora che hai delineato uno o più ritratti di te o forse un bell’autoritratto articolato e variopinto e che puoi continuare a creare per tutta la vita, cosa emerge alla tua consapevolezza?
Cosa pensi?
Quali emozioni provi?
Quali sensazioni corporee affiorano?
Questo è un piccolo giochino che come tutti i giochi è molto serio e che puoi giocare ogni volta che vuoi, da solo o in compagnia, magari anche adattandolo o rivisitandolo come più ti aggrada… Così tanto per usare uno degli infiniti modi per conoscere te stesso…
La cosa bella e divertente è che i tuoi pensieri definiscono ritratti di te ma tu non sei quei ritratti, come l’immagine allo specchio o una fotografia non ritraggono la pienezza della persona che sei…
Siamo culturalmente abituati a conoscere noi stessi e gli altri attraverso etichette definitorie come quelle che io ti ho invitato ad usare (forte, debole, buono, cattivo, successo, fallimento, sano, malato, ecc.). Queste etichette sono utili alla comprensione reciproca e alla comunicazione tra persone. Solo che hanno un grande rischio: rischiano di alimentare giudizi e pregiudizi quindi incomprensioni e conflitti o anche rischiano di bloccare le infinite possibilità che le persone hanno di vedere se stessi e agire di conseguenza.
Allora, ti chiedo nuovamente: cosa pensi? Cosa provi? Quali sensazioni fisiche avverti ‘in questo momento’?
L’esperienza presente, ciò che senti nel corpo, pensi e provi, ‘qui e ora’, è la fondamentale base di partenza di ogni esplorazione…
Buon viaggio…

A proposito di viaggi, ti ricordo il libro che ho pubblicato a febbraio: ‘Alice nel paese delle miserie’ – Un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere.

Puoi averlo su ordinazione: in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o anche su Amazon.

Ancora buon viaggio…

Tra la mia e la tua pretesa è possibile l’intesa

Probabilmente sarà capitato anche a te, nelle tue relazioni, di riconoscerti in reazioni scomposte ed eccessive a situazioni attuali che non sembrano giustificare la tua risposta emotiva e comportamentale. L’altro (partner, figlio, collega, capo, genitore, amico) dice o fa qualcosa e tu reagisci in maniera esagerata…
Siamo semplicemente dentro un’altra miseria comune: la pretesa.
La nostra pretesa origina dalla nostra ferita ovvero dalla nostra storia di bambini (siamo tutti esseri umani feriti, più o meno grandemente). Come siamo stati trattati dalle persone significative della nostra storia, soprattutto se questo trattamento ci ha procurato dolore, ha creato in noi un condizionamento per cui oggi tendiamo a reagire a certe situazioni per noi sensibili come se venissimo trattati in modo simile all’originario. Anche se nei fatti non è così, anche se non è nelle intenzioni dell’altro, ciò che conta è come noi ci sentiamo quando l’altro ha detto o fatto qualcosa.
Se sono stato sempre fortemente criticato dai miei genitori, tenderò a percepire critiche dappertutto…
Se sono stato trattato ingiustamente, troppo spesso e troppo ferocemente, vivrò oggi quasi tutto e quasi sempre come un’ingiustizia nei miei confronti…
Se sono stato abbandonato, facilmente oggi mi sentirò abbandonato anche solamente se un mio amico decide di uscire anche con un altro suo amico…
Se ‘lì e allora’…
Oggi ‘qui e ora’ …
Completa a tuo (s)piacimento…
Il nostro dolore del momento deriva da una fonte che va oltre questo momento.
Le nostre reazioni possono sembrare agli altri e a noi stessi irrealistiche e irrazionali, ma il nostro dolore è molto molto reale e fa molto molto male…
I nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri sentimenti ‘qui e ora’ non sono quelli dell’adulto, sono quelli del ‘bambino ferito dentro di noi’ che continua ad aspirare, ad aspettarsi, a cercare, a pretendere ciò che non ha ricevuto ‘lì e allora’…
Dietro molta della nostra sofferenza personale e nelle relazioni esiste questo funzionamento interiore… Questo ‘bambino ferito’ che governa da dentro l’adulto…

Quale cura?
Cominciare a riconoscere quel bambino ferito in azione…
Riconoscere le sue emozioni come valide e legittime, comprensibili, sensate…
Riconoscere i bisogni frustrati che esprimono quelle emozioni… Semplicemente il bisogno di essere amato e curato, apprezzato e valorizzato, sostenuto e incoraggiato, incluso e desiderato…
Riconoscere i comportamenti problematici attuali e provare ad interromperli… Provare significa fare qualcosa di diverso ma anche prevedere che probabilmente alcuni comportamenti sarà difficile abbandonarli semplicemente con uno sforzo di volontà… Provare a cambiarli, a non metterli in atto ci permette, comunque, di comprendere quali sono le difficoltà, le paure e altre emozioni che rendono difficile il cambiamento… In questo modo sarà possibile esplorare in modo sempre più accurato la ferita fino a quando alcuni cambiamenti cominceranno ad emergere come possibili, reali, effettivi…

Questo è sostanzialmente ciò che avviene in un percorso di cura della ferita in psicoterapia… Meglio se condito da un atteggiamento di compassione verso di sé e verso gli altri ovvero dentro una cornice di ‘saggia gentilezza amorevole’ verso di sé e verso gli altri, di riconoscimento che le umane miserie accomunano tutti quanti noi e che il cambiamento efficace e duraturo comincia dall’accettare la nostra sofferenza, la nostra storia e le nostre (e altrui) umane imperfezioni…

Quando il bambino ferito di ciascuna persona è riconosciuto, compreso e curato, i problemi attuali nella relazione possono essere affrontati in modo più sano, consapevole, libero e responsabile…

Il quadrifoglio. 4 metafore più una per il tuo cambiamento

Il lavoro di cura di sé può essere inquadrato attraverso alcune metafore. Queste metafore offrono possibilità per comprendere il funzionamento personale e come risolvere problemi e dolori che ne conseguono.

MENTE MINACCIATA. Quando sentiamo i nostri bisogni frustrati. Quando percepiamo lo scarto tra cosa avremmo voluto e cosa abbiamo ottenuto, cosa desideravamo e cosa siamo riusciti a realizzare, cosa ci aspettavamo e cosa è successo. Questo scarto ci induce un senso di minaccia più o meno chiaramente percepito o consapevole. Minaccia che all’origine dei tempi poteva riguardare la sopravvivenza fisica, il mantenersi in vita (frustrazione dei bisogni di rifugio dagli animali feroci, riparo dalle catastrofi naturali, avere cibo sufficiente e legami sociali e sessuali); oggi è più una minaccia alla sopravvivenza emotiva, psicologica, interpersonale (frustrazioni nelle relazioni, a casa e al lavoro, in ogni ambito della nostra vita).

BAMBINO INTERIORE ovvero sensibilità acquisita a certi temi ed eventi. Solitamente quando viviamo qualcosa di doloroso (tristezza, paura, rabbia, senso di colpa, vergogna, solitudine, abbandono, rifiuto, umiliazione, ecc.) abbiamo due componenti di frustrazione: una attuale perché qualcosa non è andata come volevamo; una ‘storica’: quello che ci addolora ora entra in risonanza con qualche tema doloroso del nostro passato, recente o antico, il riproporsi di un dolore che già ci ha fatto tanto male…

EROE ovvero agire diversamente dal solito nonostante le paure, andando in faccia alle paure, incontrando le conseguenze temute, con la paura e anche con la curiosità o forse solo la speranza di potercela fare ad affrontare le paure e superare problemi e difficoltà…

ALLENAMENTO ovvero non basta una volta, non basta un singolo comportamento nuovo, ci vuole la ripetizione che è la madre, insieme all’esercizio costante che è il padre, di ogni cambiamento stabile e duraturo. Cambiare significa adottare nuovi comportamenti e nuovi modi di pensare in maniera ripetuta fino a consolidare queste nuove modalità.

Queste quattro metafore, con un po’ di fantasia, molto poca in realtà, potrebbero essere le 4 foglie di un QUADRIFOGLIO… Questo per dire che come in passato, anche al presente e per il futuro, il fattore cu.., Q di quadrifoglio, sembra essere la metafora e la realtà che può colorare di vivaci sfumature luminose o di tiepidi grigiastri la nostra evoluzione personale…

Barcone

La vera felicità si trova in uno spazio tra reale e ideale.
La vera felicità discende dalla vera accettazione.
Che tu creda o meno alla felicità, che tu la creda possibile o irrealizzabile, che tu la creda duratura o estemporanea, qualunque siano le tue idee e credenze sulla felicità, l’accettazione offre comunque una base fondamentale di partenza per vivere una vita piena. E felice… Trova la tua idea di ‘vita piena’… E la tua idea di vita felice…
Accettare non vuol dire rassegnarsi alle esperienze dolorose. Accettare vuol dire fornire loro un terreno fertile affinché possano trasformarsi in modo naturale fino a scomparire o diventare assolutamente più tollerabili.
Curare il dolore vuol dire ‘cercare di alleviarlo’ e questa è una strada possibile…
Prendersi cura del dolore è una seconda fondamentale strada che consiste nello ‘stare col dolore’, creando quello ‘spazio interiore’ in cui il dolore può abitare dentro di noi senza distruggerci…
Belle parole… Come si fa?
È un percorso che non prevede ricette o prescrizioni valide per tutti, se non che tutti dobbiamo:
– accettare che la vita è dolorosa e imperfetta, presenta comunque quotidianamente o nell’arco di vita quote di dolore più o meno impegnative
– accettare che nessuno è perfetto e tutti quanti noi siamo limitati, con un certo grado di potere e impotenza nel realizzare i nostri bisogni e desideri; siamo forti e deboli, abbiamo successo e falliamo, siamo saggi e immaturi
– accettare che fatti, situazioni e persone non sono esattamente come noi desideriamo
– accettare che noi non siamo esattamente come vorremmo essere.
Accettare di stare tutti su questo barcone è il primo fondamentale passaggio per dirigerci verso una vita piena di valore e significato…
E se dobbiamo sperare che qualcuno ci accolga, è prima di tutto fondamentale accogliere noi stessi, accogliere questa nostra umana condizione per essere comprensivi e amorevoli con noi stessi invece che giudicanti e rifiutanti…
Tra le miserie e le meraviglie c’è un barcone…
Buon viaggio a tutti…

L’approdo

Esiste un approdo infelice eppure spesso necessario. Quello di imparare a dire “è andata così”. A volte siamo impotenti, non riusciamo, malgrado numerosi multiformi tentativi, ad avvicinare la realtà ai nostri desideri. Non riusciamo: noi universale! E che dobbiamo fare?
Qualcosa dobbiamo fare… Quello che possiamo fare. In tre passaggi.
1. Riconoscere e attraversare le emozioni connesse all’approdo infelice. Frustrazione. Delusione. Rabbia. Senso di ingiustizia. Dolore. Tristezza. Senso di colpa. Dispiacere. Impotenza. Preoccupazione. Ecc.
2. Cogliere il senso di ciò che queste nostre emozioni ci stanno segnalando. Le nostre emozioni ci comunicano i nostri bisogni insoddisfatti e ci invitano a prendercene cura. Non per una loro realizzazione completa e totale (impossibile), ma per una ‘soddisfazione sostenibile’… Accontentarsi? No! Piuttosto saper godere di quanto appartiene alla nostra vita.
3. Cogliere nell’approdo un arrivo temporaneo e quindi, soprattutto, un nuovo punto di partenza. Se devo accettare che “è andata così”, cosa scelgo di fare, ora e da ora in poi?!
Sempre consapevole della nostra direzione dal paese delle miserie al paese delle meraviglie…

Aggiungi un posto a tavola

Che sia il tavolo dove fai colazione o la scrivania in ufficio o la grande tavola rotonda, ovale o quadrata della sala riunioni o anche il banco dove ricevi clienti o il laboratorio dove eserciti la tua arte, c’è sempre una moltitudine di persone. Che tu sia da solo o in famiglia o al lavoro o con gli amici, ognuno di questi tavoli è pieno di persone. Sì, anche quando sei solo. Possono essere persone reali o ‘personaggi interiori’, diverse parti di te che sei solito incarnare e recitare, più o meno consapevolmente.
Non è un “come se”, tipico dell’attore, è piuttosto un “proprio così”, proprio di una persona reale come tu sei. Tu sei portatore, più o meno sano, di diverse parti attraverso cui affronti la giornata, costruisci relazioni, governi i tuoi bisogni, eserciti le tue abilità e competenze, impieghi il tuo tempo, vivi la vita insomma.
Sei attento, entusiasta, generoso, giocoso, esuberante, ma anche rigoroso, burbero, impulsivo, metodico e più ne incarni più ne puoi raccontare…
È pressoché infinito il numero di partecipanti alla tua vita quotidiana, almeno potenzialmente. Poi, probabilmente, in pratica, bazzichi sempre le stesse persone, alcune soprattutto sono piuttosto ‘cattive compagnie’ o almeno così siamo abituati a pensarle; c’è la parte ansiosa, la parte arrabbiata, quella stressata, quella delusa, la tua parte autocritica, l’autosabotante, quella depressa, quella costantemente insoddisfatta. Quante altre ancora?! In realtà, la nostra personalità è come un terreno, più o meno fertile e produttivo, dove tu puoi piantare tutti i semi che vuoi (oltre a quelli che qualcuno ha piantato per te). Ma soprattutto, come avrai capito, non basta seminare: bisogna coltivare, innaffiare, prendersi cura.
Nota quali sono i semi che hai dentro…
Nota come li hai coltivati nel tempo…
Immagina quale seme vorresti piantare…
Nota quali sono le qualità di questo seme e della pianta che può svilupparsi…
Immagina come te ne prenderesti cura…
Renditi conto che è qualcosa che è in tuo potere fare…
Renditi conto che lo puoi fare nel modo più adatto a te, alla persona che sei e alla persona che vuoi cominciare a diventare…
Inizia a farlo…

Gnagnarella

Spesso mi ritrovo ad usare storielle, aneddoti, brevi racconti, aforismi e metafore per condividere con le persone alcuni concetti utili al lavoro terapeutico.
Un’idea tra le più ardue da capire per molte persone è quella per cui noi siamo ‘autori della nostra esperienza’. Creatori dei significati e del senso delle cose. Agenti attivi delle nostre scelte. ‘Soggetti’ della nostra esperienza emotiva. Comprensibilmente, molti mi dicono ironicamente: “…?… Il fango non sarà mai cioccolato!!!”. “È certo!” rispondo io.

Ci sono eventi e situazioni che hanno il loro peso e valore ‘oggettivi’, uguali per tutti. Certamente sì. E anche no. Non solo almeno. Sono maggiori ‘le cose’ che diventano quello che noi ‘percepiamo’ nelle cose. Cosa vediamo nelle cose. Come le interpretiamo.

Ardua da capire non tanto dal punto di vista logico. Non è un pensiero particolarmente complicato. È piuttosto difficile da comprendere. Da prendere dentro sé, da fare proprio. Da crederci e interiorizzare come utile strumento per comprendere le proprie esperienze, regolare le proprie emozioni e i comportamenti, governare in modo soddisfacente frustrazioni e delusioni, creare buone relazioni, godere del proprio tempo.

Stamattina mi ha aiutato a comprendere una piccola esperienza che probabilmente mi sarà utile da aggiungere alla cassetta degli aneddoti e storielle da condividere per comprendere e per lavorare sulla propria consapevolezza e responsabilità.
Uscito di casa, ho notato che aveva piovuto leggermente… E mi sono venute in mente due espressioni, due modi per descrivere la cosa. Ho pensato: “è piovuto giusto per sporcare la strada…”. E poi subito dopo: “è piovuto per accarezzare appena la strada…”.

È sempre piovuto… Ma non è la stessa pioggia… Poi magari l’ha anche rinfrescata la strada e chissà cos’altro ancora…
Ti invito a notare come avvicini le cose… I fatti… Come fai esperienza… Nella tua mente… E nel tuo cuore…
Nota con attenzione… E nota la differenza che fa per te …
Nota cosa percepisci… E come guida il tuo comportamento…
Se vuoi, come gioco, puoi anche iniziare a trovare più versioni possibili della ‘stessa pioggerella’… Magari iniziando a notare cosa vedono gli altri…
E l’effetto che fa…

27 milioni…

27 milioni di anni fa, mese più mese meno, ha avuto inizio l’evoluzione della nostra mente e per estensione dell’essere umano che siamo diventati. Da allora ad oggi.
All’inizio è stato fondamentale organizzarci per sopravvivere alle numerose minacce, ad esempio per proteggerci dalle famigerate tigri coi denti a sciabola (ti consiglio di vedere il film ‘I Croods’). Così come è stato fondamentale attivarci per accedere alle risorse presenti, ma scarse, limitate. Qualche nostro nonno ce l’ha fatta e oggi ci siamo anche noi.
Insomma, dobbiamo ringraziare i nostri avi dal volto scimmiesco. E fino a qui una favola…
Solo che l’eredità ricevuta non conosce tempo. Funzioniamo oggi, per molti aspetti, in modo simile ad allora, quasi vivessimo nelle condizioni di quel tempo. Viviamo con una costante iperattivazione del bisogno di proteggerci da minacce continue e del bisogno di arrivare prima, prima che l’altro arrivi ad accaparrarsi la pappa. E la frittata è fatta. Siamo costantemente preda di ansia, stress, competizione selvaggia oltre ogni ‘umano’ limite, insomma tensione fisica ed emotiva che ci fanno sentire costantemente ansiosi, in allerta, agitati, esauriti o incapaci, falliti, pieni di vergogna e sensi di colpa. E quindi? Un’altra miseria del mondo moderno? E come facciamo a trasformarla in meraviglia?
Semplice. A dirsi. È importante che inizi a farlo… Cosa? Trova il tuo modo, la tua strada, i tuoi strumenti, le modalità più adatte a te… E importante che cominci … Ecco alcuni suggerimenti…
Rallenta… (invece di correre per raggiungere non sai nemmeno tu cosa…)
Perdonati… (abbandona l’autocritica spietata che non ti aiuta a crescere e migliorare)
Prenditi cura del tuo dolore… (le emozioni dolorose sono tue alleate perché ti permettono di accedere ai tuoi bisogni e alle azioni utili per soddisfarli)
Prenditi cura della tua gioia… (siamo impostati per guardare quello che manca, ma quello che c’è può essere semplicemente quello di cui hai bisogno)
Connettiti col tuo centro… (quando sei connesso con te stesso hai il potere che ti serve al servizio del bene)
Connettiti con gli altri… (siamo tutti sulla stessa barca e può essere un viaggio bellissimo)
Sii compassionevole con te stesso e con gli altri… (quando dai e ricevi gentilezza e sensibilità sei nello stato migliore perché il resto sia possibile).

Tu hai altri suggerimenti?
Non importa tanto il tipo di percorso, è importante che inizi a farlo, applicando ogni indicazione, strategia o principio alla persona che sei e che ti faccia ispirare da quelle possibilità… Così forse saremo i nonni dei nostri nipotini fra 27 milioni di anni, mese più mese meno…

Prima che sia troppo tardi in tre atti

Come recita quel detto?
“Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi”. Espressione dal significato incontrovertibile: sei arrivato tardi. Hai adottato certe misure a danno avvenuto. Ti è mai capitato? Ti sei accorto di qualcosa quando ormai non avevi più potere reale di intervenire. Il rubinetto che gocciola e poi si rompe. Un segno di malessere poi un altro e un altro ancora fino a quando compaiono sintomi e malattie, fisiche e psicologiche. La spia dell’olio che da arancione diventa rossa fino a bruciare il motore. “Mi aveva avvertito e alla fine mi ha tradito”; valga per l’auto, ma anche per il partner.
In molte relazioni interpersonali, in coppia come al lavoro, tra amici e in famiglia, succede che non siamo capaci di ascoltare i segnali che dall’interno e dall’esterno ci dicono che stiamo raggiungendo il nostro limite di sopportazione. Quel limite non è stato da noi colto o giustamente ascoltato. Quel limite non ha assunto dentro di noi quell’autorevolezza tale da diventare guida del nostro comportamento. Abbiamo fatto finta di non vedere oppure abbiamo sottovalutato la situazione o ce la siamo raccontata in modo ingenuo sapendo di mentire a noi stessi. Fatto sta che ad un certo punto è tardi… Il danno è compiuto… Potrai trovare certamente esempi nella tua vita di questo meccanismo disfunzionale in cui solo dopo ti sei ritrovato a raccogliere i cocci del tuo atteggiamento. I cocci pratici ed emotivi: rabbia, tristezza, paura, senso di smarrimento o fregatura, sensi di colpa, vergogna, ecc.
Allora, visto che “il latte è ormai versato”, tanto per evocare un’altra recita, chiediti: se avessi ascoltato e seguito il mio sentire autentico e la mia saggezza intuitiva cosa avrei fatto? Cosa non avrei fatto? Immagina lo scenario come sarebbe cambiato… Anche se ormai il latte è perduto.
Quindi, ancora più importante, da ora in poi, per evitare di ripetere l’errore, chiediti: cosa farò quando arriveranno segnali precoci che mi avvisano di qualche possibile situazione negativa?
“Con i se e con i ma non si fa la storia”, dirai tu, il passato è passato (terzo atto di una stessa recita); certo che sì, ma altrettanto certamente si può imparare ad agire con più consapevolezza nel presente e nel futuro.
È ovvio che noi siamo esseri conflittuali, quindi, se non ne abbiamo seguito certe nostre sensazioni ed intuizioni, probabilmente abbiamo dato retta ad altre parti di noi, altri bisogni, altri stati d’animo, altre paure, altri desideri, in contrasto con le prime. A maggior ragione diventa fondamentale il lavoro di consapevolezza di sé. Un lavoro per aiutarci a fare chiarezza sul senso e sul valore delle nostre scelte. Perché fai quello che fai? Perché non fai quello che sai dovresti fare? Cosa ti spinge profondamente ad agire come agisci nonostante a volte il prezzo che paghi sembra molto più alto del valore che ricavi?

Lockdown e azione meravigliosa

Senza troppi preamboli, oggi ti propongo un esercizio di autoconsapevolezza che, se lo farai, con cura e costanza, ti aiuterà a comprendere le tue miserie e a muoverti in direzione della tua vita meravigliosa, per come tu la puoi intendere e desiderare. Tema casualmente ispirato al libro ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE, autore Lino Fusco, appena uscito a febbraio 2021. Libro che, se tu fossi interessato, potresti ordinare su youcanprint.it (sito della casa editrice) o su Amazon o direttamente in libreria. Con un po’ di pazienza ne entreresti in possesso in una settimanella.
Dopo quello che potrebbe sembrare un esercizio di marketing (con due t), ecco l’esercizio di autoconsapevolezza al servizio del cambiamento in 4 passi (con esempi):
1. REGISTRA COME FUNZIONI. Scrivi in modo attento e regolare quelle situazioni tipiche in cui ti ritrovi, quei modelli ricorrenti di comportamento che ti ritrovi ad adottare. Ad esempio: riconosci che in tante situazioni specifiche tu sei sempre quello che… Stai in disparte, solitario e silenzioso. Oppure sei iper-disponibile fino all’autosacrificio. O anche sei sempre al centro dell’attenzione. O magari sei cronicamente incazzato e sopporti a malapena te stesso e nemmeno sempre. O sei continuamente insoddisfatto. O tendenzialmente perfezionista, severo ed esigente con te stesso e con gli altri. O incapace di farti valere, sottomesso, dipendente. O incapace di fare richieste e dire no. Insomma hai capito: registra il tuo modo tipico di pensare, agire e stare nelle relazioni. Alcune modalità saranno evidentissime, altre saranno più nascoste. Più ti eserciti e più diventerai abile a conoscerti e riconoscerti. La consapevolezza non è tutto e subito. E men che meno il cambiamento…
2. TROVA LE REGOLE RIGIDE CHE DETERMINANO IL TUO FUNZIONAMENTO. Tutti noi funzioniamo in base a regole, non sempre consapevoli, che guidano il nostro agire. Esempi: se e solo se faccio il ‘bravo’ mi sento a posto con me stesso; se e solo se mi dimostro forte e imperturbabile mi sento una persona valida; se e solo se accontento gli altri mi sento benvoluto; se e solo se sono simpatico e divertente mi sento ok; se e solo se arrivo primo merito la benevolenza altrui; se e solo se faccio da solo potrò avere successo; se e solo se controllo tutto, tutto andrà come deve andare. Come vedi da questi esempi, le regole sono quasi prigioni, lockdown che diamo a noi stessi e oltre i quali non possiamo andare…
3. INTRODUCI FLESSIBILITÀ AL POSTO DI RIGIDITÀ. Insomma creati delle alternative. Riscrivi le regole. Laddove c’è costrizione introduci permessi… Esempi: posso sentirmi bene anche se dico no; posso sentire il mio valore anche se non sono perfetto; posso sentirmi una persona ok anche se deludo qualcuno; posso anche sentirmi fragile senza perdere la mia dignità; posso anche non farcela; posso anche chiedere aiuto; posso affidarmi e non controllare tutto; posso riposarmi; posso dedicarmi ad attività piacevoli; posso andare al mio tempo.
4. AGISCI CONCRETAMENTE IN BASE ALLE NUOVE REGOLE. Inizia a fare ciò che solitamente non fai. Smetti di fare ciò che fai solitamente. Un passo alla volta ma determinato. Un piccolo passo alla volta per un grande cambiamento. Agendo in base a queste nuove regole ti auguro di avvicinarti alla vita meravigliosa che desideri. Certamente agendo come non hai fatto finora capirai qualcosa di te, capirai le tue paure che ti ostacolano nel raggiungere i tuoi obiettivi, capirai cosa puoi fare e vuoi fare, cosa devi fare e cosa non devi più fare per avvicinarti alla tua vita meravigliosa…