Il gioco della vita. Esercizio

Pensa a tante scelte di vita che hai fatto. Più o meno importanti. In diversi ambiti e ruoli oltre che in diversi momenti della tua vita. Alcune chiaramente consapevoli e proprio volute, altre più inconsapevoli, forse meno chiare per te, per i dubbi e le incertezze con cui le hai portate avanti. Certamente di alcune sei proprio soddisfatto, anche orgoglioso, altre ti hanno lasciato l’amaro in bocca, rimorsi per ciò che hai fatto, rimpianti per ciò che non hai scelto.
Capita un po’ a tutti e dobbiamo anche saper dire “è andata così” (“l’ho fatta andare così”).
Meno scontata è la capacità di stare oggi in ciò che ti suscita questa ricognizione del tuo passato, molto antico o anche recentissimo. Cosa provi e cosa pensi guardando queste tue scelte?

Nota, quindi, alcuni tratti in comune che puoi rintracciare in queste scelte.
Sono sempre il solito…
Come sempre è andata che…
Ancora una volta mi sono ritrovato a …
La morale è sempre che…
Prova a completare queste frasi (o cerca le frasi che trovi più adatte a te, per trovare un senso ricorrente in tante delle tue scelte) e vedi cosa emerge alla tua consapevolezza…

Nota, quindi, un bisogno imperioso che ti ha sempre guidato. Più o meno consapevolmente. Qualcosa del tipo: “ho lottato tutta la vita per …”. Esempi: ho lottato tutta la vita per un bisogno di amore, di essere stimato, di sfida, di successo, di senso, di essere il primo, di essere diverso da mia madre; per superare mio padre, evitare di sentirmi inferiore, sentirmi vivo, cercare di essere perfetto, cercare mio padre, consolare mia madre, rendere felici i miei genitori, controllare le esplosioni rabbiose degli altri, prendermi cura degli altri, sentirmi al sicuro, nascondere i miei difetti, proteggere le persone a cui voglio bene, evitare figuracce, ecc..

Nota che vita positiva hai costruito intorno a questo bisogno, quale valore hai seminato e raccolto sulla base di questo imperativo interno che ha guidato molte tue azioni e scelte…

Nota quali sono stati (e/o sono tuttora) gli effetti negativi di questo stile di vita. Quali prezzi hai pagato. Quali rinunce e quali autolimitazioni ti sei imposto…

Chiediti, ancora, cosa potrebbe succedere “se smettessi di organizzare il mio comportamento sempre ed esclusivamente in relazione a questo mio bisogno”: cosa proveresti, come ti sentiresti, cosa penseresti, cosa faresti…

Individua cosa oggi può veramente dare senso, direzione, significato e valore alla tua vita…

Ed inizia ad agire in modo coerente a questo nuovo “valore” che vai cercando di vivere e creare…

Il catalogo magico

Immagina un catalogo da cui puoi scegliere … E puoi scegliere di cambiare…
Quello che ti è capitato e non hai potuto scegliere, a cominciare dai genitori e da quello che hanno scelto loro per te… E che oggi in qualche aspetto cambieresti…
Quello che hai potuto scegliere, ma che, a quel tempo, hai scelto un’altra cosa, un’altra strada, un’altra persona, un altro percorso di studi, un altro lavoro, un altro qualche cosa che oggi in qualche modo cambieresti…
Quello che hai scelto e che sceglieresti di nuovo, ancora più consapevole, ancora più convinto e per cui oggi sei grato appartenga alla tua vita…
Comincia da questo catalogo ideale per cominciare, con consapevolezza, a dirigerti verso la persona che avresti voluto essere … Per diventare la persona che oggi puoi diventare…
Prima la consapevolezza… Poi l’azione… Ovvero cominciare ad agire per mettere in pratica i tuoi sogni ed obiettivi…
Probabilmente non tutto sarà possibile, certamente sarà un percorso impegnativo… Ma che vale la pena iniziare a percorrere da subito…
Sembra che oggi sia veramente il primo giorno del resto della tua vita che tu concretamente puoi iniziare a realizzare…

L’assedio e il centro

Dall’esterno l’assedio non cambierà. Non cambia: accuse, rimproveri, critiche, giudizi, svalutazioni, colpevolizzazioni.
Inizia allora a cambiare tu. Attraverso tre strategie:
1. FILTRO. Distingui ciò che ti è utile da ciò che non lo è. Usa la critica che ti permette di imparare qualcosa e ti stimola a comprendere e crescere.
2. BARRICATE. Metti i giusti confini. Impara a conoscere le trappole azione-reazione che ti mettono e ti lasciano in circoli viziosi in cui cerchi di giustificarti e finisci per essere sempre più criticato e attaccato, sempre deludente nella percezione dell’altro. Ricordando che nessuno sta al mondo per rendere felice qualcun altro… E se così fosse sarebbe un problema…
3. DISCO ROTTO. Se proprio vuoi rispondere e immunizzarti dalle critiche altrui, trova una piccola semplice frase o espressione e ripeti solo quella come fosse un disco rotto (di quelli di tanti anni fa che si rigavano e ripetevano sempre la stessa traccia). Ad esempio, “non sono cose che ti riguardano”, “io scelgo come meglio credo”, “ho sbagliato e posso imparare”, “quando mi attacchi non ti ascolto…”.
Probabilmente tu conosci e adotti anche altre strategie, più o meno utili e sane, per fronteggiare critiche e giudizi. Molto bene. L’importante è mantenere il centro: tu puoi cambiare te stesso, come pensi e come agisci, a cominciare dal pensiero “non posso cambiare gli altri” e da ogni azione attraverso cui ti fai carico in prima persona della tua felicità…

Caricare e andare liscio: quanto tempo, energie e sforzi stai impiegando per far correre una lumaca?!

Quanto tempo, energie e sforzi stai impiegando per far correre una lumaca?

Succede che incontri qualcuno: il capo, il partner, un genitore, un figlio, un amico, un estraneo, un altro partner; e succede qualcosa che ti fa soffrire: ricevi una critica, un rimprovero, un attacco, una minaccia, una delusione, qualcosa insomma che ti crea emozioni negative quali rabbia, tristezza, paura, preoccupazione, senso di colpa, vergogna, addirittura senso di solitudine, rifiuto, abbandono, angoscia. Può succedere… Succede… Ma non ti basta!!! Inizia il mulinello dei pensieri negativi: sono cattivo o sbagliato; è cattiva l’altra persona o sbagliata; me lo merito, non me lo merito; è giusto, anzi è ingiusto; perché è successo? Perché lo ha fatto? Perché si è comportato così? Comincia una vera e propria catena di pensieri, di domande, di riflessioni, più o meno consapevoli, che, apparentemente “dovrebbero” risolvere la questione, trovare un senso e un significato, ma che di fatto ti lasciano fermo al palo e ancora più stressato, teso, agitato, depresso, ansioso, arrabbiato, triste, solo, sconsolato, frustrato, deluso, impotente. E che fai? Continui ad alimentare questo circolo vizioso di riflessioni che non sfociano mai in azioni effettive e concrete. Insomma rimugini e rumini, rumini e rimugini, invece di passare all’azione efficace a risolvere il problema o per lo meno a provarci o per lo meno a comprendere meglio la situazione e la relazione. Magari ci aggiungi qualcosa da bere (qualcosa di forte) e da mangiare (qualcosa di pesante) o qualche altro comportamento “scomposto”, qualche abitudine nociva che certamente non mancherà nel tuo repertorio di tentativi fallimentari, più o meno consapevoli, di autoconsolazione (te la prendi con chi non c’entra niente, ti fai del male, vai a giocare d’azzardo, ti butti in qualche attività per non pensare e non sentire, con l’illusione che qualcosa cambierà). Insomma l’esito è che ti senti sempre più frustrato, sfiduciato, senza speranza e pieno di pensieri auto-svalutanti, del tipo: “che scemo” (o coglione se preferisci). Conosci?

Allora è importante che inizi a distinguere ciò che arriva non invitato, inaspettato, da ciò che decidi di farci.

È normale, comune, umano, universalmente condivisibile reagire a certi eventi con certe emozioni negative e pensieri negativi. Anzi è anche utile perché ci permette di cogliere i nostri bisogni frustrati e organizzarci di conseguenza con azioni efficaci per cercare di soddisfarli.

È normale per la tua storia di vita, per la tua sensibilità personale acquisita, per dove sei cresciuto e per ciò che hai imparato a fare per cavartela. La buona notizia è che: come hai imparato, puoi disimparare. Nessuno è schiavo della propria storia di “bambino ferito”. Ciascuno di noi può attivare il proprio “adulto consapevole e responsabile” che può ri-scegliere rispetto a ciò che sceglie da una vita…

Allora diventano “veramente utili” alcune domande auto-esplorative: dove e quando hai imparato (a tenere tutto sotto controllo, a stare sempre in allerta, a crederti scemo, a disprezzarti con questi giudizi negativi, a rimuginare per risolvere, a credere che ogni dubbio è un pericolo, a credere di non poter sbagliare, a dover piacere a tutti, a fare sempre il buono, a stare in silenzio, a parlare in continuazione)? Chi ti ha insegnato a indossare queste maschere? Quando ti sei sentito così nel tuo passato?

Domande e risposte per arrivare a comprendere che: ciò che ti è servito ed era normale allora non è più normale ora, non ti è più utile e ti crea più problemi di quanti te ne risolva. In particolare, rimuginare non è una strategia efficace per risolvere i problemi e ridurre la sofferenza (Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo, 2017, Caselli, Ruggiero, Sassaroli).

Cosa mantiene la sofferenza emotiva nel qui-e-ora? Restare agganciati ai pensieri e alle emozioni negative e continuare a portarli con sé. Il rimuginio li ferma e li blocca invece che lasciarli passare da soli.

Il problema non sono i pensieri negativi in sé, ma il continuare ad alimentarli pensandoci sopra all’infinito…

Il problema non è essere tristi o arrabbiati quando qualcuno ci critica o ci tradisce, ma continuare ad alimentare queste emozioni negative attraverso il pensiero ripetitivo su di esse…

Il problema non è primariamente ricevere un giudizio negativo, ma continuare a portarselo appresso attraverso il pensarci continuamente…

Il problema, nei rapporti interpersonali, non è tanto quello che hanno fatto o detto gli altri (o faranno e diranno), ma il nostro volerli controllare, volerli cambiare, e il nostro pensare e ripensare a come governare il loro comportamento (invece che la nostra reazione al loro comportamento).

Quanto tempo, energie e sforzi stai impiegando per far correre una lumaca? Il problema non è che una lumaca procede lentamente, ma che noi pretendiamo che la lumaca abbia il passo che a noi più piace (e il problema raddoppia se pensiamo che ciascuno di noi è lumaca per qualcun altro). La soluzione non è far correre la lumaca, ma cercare persone con cui condividere il tuo viaggio…

Cosa cambierebbe se riducessi il tempo che sprechi a rimuginare su ciò che di fatto non puoi controllare né risolvere col rimuginare?

Forse la tua propensione al rimuginare è una strategia appressa in passato che ti è servita… Forse la tua sensibilità emotiva è un condizionamento del passato che hai appreso senza consapevolezza né controllo. Forse resterà sempre la tua sensibilità e non la puoi cambiare. Ciò che puoi cambiare è il tempo che dedichi al rimuginare…

Tutte le storie del mondo

Stupido è chi stupido crede…
Stupido è chi stupido si racconta…
Stupido è chi stupido fa…
Stupido è … Ma non solo stupido è…

Stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido stupido…

Stupido è solo un suono nella tua testa…

Hai studiato geografia? Conosci il mar Jonio? È detto anche jonico… Ripeti più volte consecutivamente e il più rapidamente possibile la parola jonico… E vedi l’effetto che fa…
La mente è ingannatrice, ma tu puoi essere intelligente, furbo, scaltro, oltre che stupido… Puoi essere soprattutto consapevole delle storie che ti racconta la tua testa… Storie di sfortunato e incapace, storie di brutto anatroccolo e principe povero, storie di fantasmi e orchi assassini… Tutte le storie che la tua mente sa raccontare… Quindi anche storie di possibilità e successo, storie di fortuna e bellezza, storie d’amore e passione…
La mente è ingannatrice… E tende a raccontarti le solite storie… A cui tu credi da una vita e che ti guidano spesso verso la tua sofferenza… Ma che da oggi in poi puoi anche cominciare ad ignorare… Non le puoi scacciare… Non le devi scacciare… Tendono a tornare… Tu puoi ignorarle… Non prestare loro attenzione… Non dedicare loro la tua energia e il tuo tempo…
Tu puoi cominciare a credere e farti guidare da altre storie…
Non ci credi? Sembra facile!? Non esiste il lieto fine! Felici e contenti solo nelle favole! Ecco vedi: ti stai raccontando le solite vecchie storie… Solo che ora puoi scegliere, con rinnovata consapevolezza, se vuoi credere a queste vecchie storie o se vuoi cominciare a scrivere e vivere dentro un’altra storia…

Qual è il problema!? La vera natura dei problemi

Conosci la storiella zen dei due monaci e la ragazza?

Il problema non è quello che ti succede, ma quello che ci fai con quello che ti succede.
Sono veramente pochi gli eventi realmente traumatici, catastrofici, distruttivi. Anzi, probabilmente, anche l’evento più nefasto può essere vissuto, rivissuto, rielaborato dalla mente e dal corpo in modo da renderlo meno traumatico possibile, da viverlo come doloroso, ma senza farsene distruggere. Da lasciarlo nel passato, antico o recente che sia, per renderlo meno disturbante possibile, per lasciarlo seppellito nella propria storia, ma ormai pressoché innocuo.
Non è facile ovviamente. Non sempre. Non per tutti. Molto dipende dal tipo di evento traumatico: morte violenta di un caro, abusi fisici subiti da parte dei propri cari, grave trascuratezza emotiva, essere vittime di disastri naturali, sviluppare handicap rilevanti, solo per fare qualche esempio di grave traumaticità. Molto dipende dalle risorse di cui la persona può disporre o che può attivare: personali e affettive, sociali e ogni altra modalità o strumento utile a sostenere la persona.
Resta il principio generale che ciascuno di noi può fare qualcosa con ciò che gli è capitato. E cosa facciamo fa certamente la differenza.

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo interpreti e lo interiorizzi?

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo pensi e lo ripensi?

Il problema è l’emozione negativa che vivi (ansia, paura, preoccupazione, tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna, ecc.) o come la tratti (la neghi, la reprimi, la soffochi, la nascondi, la fai diventare malattia fisica, ecc.)?

Il problema è la frustrazione e la delusione o come continui a farle vivere dentro di te?

Il problema è il dolore per essere stato lasciato o come lo trasformi in senso di fallimento e angoscia?

Il problema è il tradimento o come lo guardi e riguardi nella tua mente alla moviola?

Il problema è la critica che ricevi o come continui a farla rimbombare dentro di te?

Il problema è il giudizio negativo su di te che ti hanno instillato fin da ragazzino o il modo in cui ci hai creduto e continui a crederci?

Il problema è l’auto-svalutazione o come la metti alla guida della tua vita?

L’EMDR è una forma di psicoterapia specializzata nel trattamento e scioglimento dei traumi: permette alla persona di desensibilizzarsi dal trauma e dalle sue conseguenze perduranti al presente aiutandola a lasciare il passato nel passato.
In generale, tutte le forme di psicoterapia aiutano a fare i conti con “la vera natura dei problemi”…

Tanzan ed Ekido erano due monaci zen che camminavano lungo una strada fangosa. Poco prima di un villaggio incontrarono una ragazza che stava cercando di attraversare la strada. Il suo kimono dorato avrebbe subito danni irreparabili bagnandosi. Tanzan, senza pensarci su, prese in braccio la ragazza e la portò dall’altra parte della strada. Poi entrambi i monaci continuarono il loro cammino. Qualche ora dopo Ekido sbottò, incapace di reggere a quello che sentiva dentro. “Perché hai portato quella ragazza? Noi monaci zen non facciamo cose di questo tipo”. Tanzan rispose: “Ho portato la ragazza qualche ora fa; tu invece la stai ancora portando”.

Giù dal ring

La tua vita è un ring dove combatti con un avversario che, seppure ha ogni volta mille volti, ha anche sempre quello dello “scarto”.
La frustrazione è il tuo avversario perché non sempre riesci a soddisfare i tuoi bisogni e a realizzare i tuoi obiettivi.
La delusione è un altro avversario perché dove ti giri trovi persone che sono molto diverse da come te le aspettavi, da come le desideravi, da come avrebbero dovuto essere in base a quello che hai sempre pensato.
L’imperfezione è un terzo grande avversario. Niente è perfetto. Nessuno è perfetto. La vita è imperfetta. Il mondo è imperfetto. E tu devi vivere in questo mondo. E questi avversari sembrano non lasciarti spazio alcuno, dove ti giri ne trovi uno.
Anche la tua mente è un ring dove combatti con altri nemici, i tuoi pensieri negativi, quelli ansiosi e quelli depressivi. Combatti col giudice severo che ti comanda da dentro, mai contento, di quello che sei, di quello che fai. Anche dentro non sembri avere spazio, assediato come sei da sensi di colpa e di inadeguatezza, rimorsi e rimpianti, angosce e fallimenti. Per quello che dovresti essere e non sei.
Costantemente impegnato su questi ring, nell’illusione di poter vincere, controllando a volte gli altri, il mondo esterno, a volte i tuoi pensieri, resti schiacciato dalle tue stesse illusioni e privo di risorse da dedicare agli scopi e ai valori che sono veramente importanti per te. Esaurito fisicamente ed emotivamente.
La vera vittoria la puoi ottenere se scendi dal ring: se smetti di combattere le tue illusioni, le tue pretese, la tua necessità di controllare tutto, l’incapacità di tollerare la frustrazione, la necessità che tutto sia perfetto, la confusione tra accettazione e rassegnazione. L’incapacità di lasciare andare e di dire “è andata così… Va bene così…”.
Lascia quel ring vuoto, per dedicare spazio, tempo e risorse a ciò che veramente può fare la differenza per te e riempire la tua vita.

In realtà… L’eroe alle soglie del rinnovamento

Nella testa di ciascuno di noi girano pensieri e “doveri” che guidano il nostro vivere quotidiano e orientano le nostre scelte. Ciascuno di noi ha in testa l’idea, non sempre chiaramente consapevole, di “chi deve essere” e “cosa deve fare”… Per allontanare la sofferenza e avvicinare la felicità… In realtà… Ciascuno di noi può creare nuovi pensieri e nuove regole a guida del proprio agire…
Ciò che “devi” essere e fare, in realtà, è ciò che “preferisci”. Scommetto che riesci a trovare un esempio di questo nella tua vita…
Ciò che credi sia una “necessità assoluta”, in realtà, è ciò che “scegli”. Dai, impegnati a cercare un esempio che ti riguarda…
Ciò che hai imparato a credere fosse “l’unico modo” per ottenere ciò che era per te importante, in realtà, è uno dei “tanti modi possibili”. Secondo me ce la puoi fare a dimostrare questa idea, se pensi a qualcosa della tua vita …
Ciò che “continui” a fare, in realtà, è qualcosa che “puoi modificare”. Questo sembra il più scontato di tutti i pensieri espressi finora… Hai qualche esempio?!
Questi pensieri esprimono un’ispirazione di fondo per comprendere come funziona la mente e il comportamento.

In realtà, non è semplice seguire questa ispirazione. Non sempre almeno. Forse quasi mai. Al tempo stesso ce la puoi fare… Nonostante impedimenti e costrizioni esterne e condizionamenti e paure interni, ce la possiamo fare a trasformare ciò che sembra scontato, ciò che sembra dettato solo dalle circostanze difficili, ciò che è stato scritto in passato, forse da “allora” e sembra per sempre… Lo possiamo trasformare in qualcosa d’altro che possiamo impegnarci a riscrivere “ora”.
Non siamo onnipotenti. Nessuno lo è, in realtà, ciascuno di noi ha un certo grado di potere per cercare di essere “eroi della nostra nuova vita…” Per riscrivere nuove regole da seguire per guidare il nostro comportamento in modo da soddisfare i nostri bisogni e mantenendo un adeguato rapporto con la realtà.
Combattendo ogni giorno con tutte le nostre forze, lasciandoci alle spalle la nostra puerile innocenza infantile, liberandoci del nostro vittimismo da orfani di chi non ci ha dato quello che avrebbe dovuto e che avremmo voluto, pronti oggi a chiedere aiuto a chi vuole accompagnarci…
Amanti appassionati della vita, pronti a crearla e ricrearla, per lasciarci alle spalle ciò che non è più adatto a noi, in cerca di altri tesori…
Un po’ saggi… Un po’ maghi… Un po’ realisti… Un po’ folli…

Il rosso e il verde

  1. Tu non puoi cambiare la tua storia
  2. Tu non puoi cambiare la tua sensibilità
  3. Tu non puoi cambiare il tuo passato
  4. Tu non puoi cambiare il tuo carattere
  5. Tu non puoi tornare indietro nel tempo
  6. Tu non puoi cambiare gli altri
  7. Tu non puoi evitare completamente la sofferenza
  8. Tu non puoi sapere tutto
  9. Tu non puoi evitare di morire
  10. Tu non puoi avere tutto ed essere tutto

 

  1. Tu puoi rivisitare a tua storia per leggerla in modo nuovo, meno angosciante e più chiara, meno colpevolizzante e più serena, meno dolorosa e più libera.
  2. Tu puoi riconoscere a cosa sei sensibile e governare il modo in cui reagisci alle situazioni o persone che innescano la tua ferita emotiva dolorosa.
  3. Tu puoi liberarti dai condizionamenti del passato imparando progressivamente a liberarti di catene che ti portano a ripetere antichi drammi. La tua parte adulta, consapevole, capace, responsabile, autonoma può prendere per mano la tua parte bambina e prendersene cura.
  4. Tu puoi considerare il tuo carattere come una tua risorsa che ti ha permesso di sopravvivere e che ancora oggi è per te un punto di forza, imparando al contempo a smussare e gestire quegli aspetti del tuo modo di essere che oggi ti creano problemi personali e interpersonali
  5. Tu puoi scegliere cosa fare di rimorsi e rimpianti che appartengono ad un tempo che non ci sarà più, mentre ora puoi utilizzare in modo consapevole il tuo tempo riempendolo di attività ed esperienze veramente nutrienti e gratificanti rispetto ai tuoi bisogni e ai tuoi valori
  6. Tu puoi cambiare te stesso, puoi ad esempio smettere di ascoltare la voce e seguire ancora i dettami dei tuoi genitori che ti criticano, ti rimproverano, ti svalutano, ti colpevolizzano e puoi smettere di farli parlare ancora dentro di te attraverso il tuo giudice interiore. Puoi conoscerti sempre meglio e puoi sempre meglio sperimentare nuovi modi di essere, nuove possibilità di agire, nuovi modi di pensare, nuove prospettive sul mondo, su te, sugli altri, sull’universo e sulla fonte creatrice a cui credi
  7. Tu puoi scegliere di non alimentare la tua sofferenza mentre scegli di dedicarti a costruire la vita gioiosa che desideri
  8. Tu puoi utilizzare al meglio ciò che sai
  9. Tu puoi sempre impegnarti a creare la tua qualità di vita, a vivere autenticamente e in modo pieno invece che sopravvivere in attesa della morte
  10. Tu puoi ringraziare per ciò che hai e per chi sei

 

La flessibilità psicologica al tuo servizio. Esercizio

La flessibilità psicologica è la capacità di adattamento e azione trasformativa.
La flessibilità psicologica è fondamentale per affrontare i problemi e lo stress e per vivere una vita piena di ciò che per noi è importante.
All’interno della ACT (psicoterapia dell’accettazione e dell’impegno), la flessibilità psicologica è basata sulla mindfulness ovvero sulla capacità deliberata di essere consapevoli dell’esperienza presente con apertura, curiosità, ricettività, interesse e non giudizio. In particolare, tre sono le abilità di mindfulness della ACT. Te le presento attraverso un esercizio. Non te le spiego, ti invito a farne direttamente esperienza.

Descrivi ciò che è presente in questo momento nella tua esperienza. Descrivi ciò che percepisci attraverso ogni tuo senso. Descrivi ciò che vedi, che senti, che percepisci al tatto, che gusti e che percepisci col tuo olfatto. Descrivi senza usare giudizi. Puoi descrivere anche un’attività che stai svolgendo, anche molto semplice come prendere un caffè… Il colore della tazza, la consistenza del tavolo, la forma dei biscotti… Il suono del cucchiaino che gira lo zucchero… La sensazione della tua mano che si muove con la tazzina… L’aroma, la temperatura, il gusto… Descrivi senza usare giudizi… Descrivi la tua esperienza presente per 5 minuti almeno… Poi fermati o prosegui a tuo piacimento. Descrivi ciò che emerge alla tua esperienza… alla tua consapevolezza… Semplicemente osserva… Nota…E vai avanti… Questa è la DEFUSIONE in pratica…

Respira lentamente e profondamente. Concentrati sul torace e sull’addome. Nota come si gonfiano e si sgonfiano. Nota l’aria che entra e l’aria che esce. Dedica qualche minuto a questa respirazione lenta e profonda… Quindi sposta la tua attenzione sull’ambiente in cui ti trovi… Semplicemente, mentre noti il tuo respiro… Nota anche ciò che puoi vedere, ciò che puoi udire, ciò che percepisci al tatto, col gusto, con l’olfatto… Questa è la CONNESSIONE in pratica…

Probabilmente descrivendo la tua esperienza presente e respirandoci dentro sarai stato attraversato da diversi pensieri e diverse emozioni. Lascia semplicemente che siano… Mentre continui ad osservare… Lasciali passare… Mentre continui a notare… Pensieri ed emozioni sono semplicemente pensieri ed emozioni… Come automobili di passaggio… Come foglie lungo un torrente… Come soldati in parata… Lasciali andare e venire… Semplicemente esistono alla tua esperienza presente e tu puoi fare loro spazio… Questa è l’ACCETTAZIONE in pratica…

Fai questo esercizio senza nessuna aspettativa. Nessun risultato atteso. Semplicemente pratica questo esercizio in maniera regolare e accogli ciò che arriva…