Ti è mai capitato di pensare…?

Ti è mai capitato di pensare che la la vita, le persone, anche tu, siano o un totale successo o un completo fallimento? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se intravedessi invece colori intermedi tra il bianco e il nero?
Ti è mai capitato di pensare alle tue giornate, alle tue relazioni, alle tue esperienze e prevedere catastrofi imminenti ed inevitabili? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se valutassi la catastrofe come realisticamente improbabile e altri esiti invece più probabili oltre che più affrontabili da te?
Ti è mai capitato di pensare solo agli aspetti negativi di una situazione? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se considerassi e dessi valore anche agli aspetti positivi di una questione?
Ti è mai capitato di affibbiare a te stesso o ad altri giudizi estremi, negativi, severi? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se iniziassi a comprendere persone e situazioni in modo più sfumato e realistico? E se considerassi i comportamenti che pure non ti piacciono di quella persona distinguendoli dal giudizio globale e spietato sulla persona stessa?
Ti è mai capitato di esagerare i tuoi errori e minimizzare le cose buone che fai? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se iniziassi ad essere più realistico e misurato nelle tue valutazioni di te stesso come di altri?
Ti è mai capitato di focalizzare una sola macchia all’interno di una situazione limpida? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se considerassi l’intera situazione nel suo complesso?
Ti è mai capitato di pensare di sapere cosa stia pensando un’altra persona e di esserne fortemente convinta senza averlo verificato? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se provassi a verificare le tue idee (sul pensiero dell’altro) o anche semplicemente considerassi la tua certezza solo come una tra tante altre possibilità?
Ti è mai capitato di trarre conclusioni generali su te stesso, su un’altra persona o su una situazione partendo solamente da poche specifiche informazioni? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se invece valutassi ogni specifica situazione o comportamento senza passare ad affrettati giudizi globali?
Ti è mai capitato di considerare il comportamento di altri come se dipendesse esclusivamente da ciò che tu hai fatto o da te come persona? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E cosa succederebbe se provassi a non considerarti necessariamente responsabile di ciò che gli altri pensano e fanno?
Ti è mai capitato di pensare “dovrei assolutamente”, “è assolutamente necessario”, “è assolutamente terribile”? E questo modo di pensare quali conseguenze ha avuto sui tuoi stati d’animo, su altri tuoi pensieri e sulle tue azioni? E che succederebbe se sostituissi gli “assolutamente” con “vorrei”, “mi piacerebbe”, “è spiacevole ma lo posso tollerare”?
Se ti capita molto spesso di pensare in questi modi che ti ho indicato, probabilmente sei carico di stress e sofferenza. Sei vittima delle tue stesse distorsioni di pensiero che ti portano a vivere esperienze frustranti, ansiose, deludenti, angosciose, tristi e rabbiose. Che fare? Tre possibilità tra loro integrabili.
1. Provare a rendere il tuo pensiero più flessibile, realistico e appropriato alle specifiche situazioni che vivi. Magari facendoti aiutare da un confronto con persone care. Anche nelle mie domande trovi qualche indicazione per possibili cambiamenti nel tuo modo di pensare.
2. Leggere e applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
3. Chiedere un aiuto psicoterapeutico.

Conosci la posizione che occupi rispetto ad un problema per te importante

Quando hai un problema, probabilmente è dovuto a fatti esterni, pensieri tuoi e tuoi comportamenti. Sei d’accordo?
Trova esempi nella tua vita e magari uno nello specifico su cui vuoi farti aiutare dalla lettura di queste righe.
Trova i fatti e chiediti: quali fatti sono per me un problema? Quali altri fatti desidero? Cosa posso fare di concreto per generare quei fatti? Chiarisci e agisci di conseguenza…
Trova i tuoi pensieri e chiediti: quali pensieri sono per me un problema? Quali altri pensieri potrei fare? Trova alternative di pensiero e vedi che effetto ha su di te pensare in quel modo diverso che hai individuato…
Trova i tuoi comportamenti e chiediti: quali sono i miei comportamenti problematici? Cos’altro potrei fare per risolvere il problema? Chiarisci e mettiti all’opera…
Molto probabilmente il tuo potere di modificare o influenzare i fatti è direttamente proporzionale al tuo potere di cambiare i tuoi pensieri e i tuoi comportamenti. Ma i fatti esterni, come i comportamenti altrui, non sono sotto il tuo diretto controllo. E questa consapevolezza può fare un’enorme differenza per farti spostare di posizione: da quella di chi aspetta a quella di chi agisce concretamente in prima persona per risolvere i propri problemi e realizzare i propri desideri. Conosci la posizione che occupi rispetto ad un problema per te importante? Cosa puoi cominciare a fare?
Nel frattempo che ci rifletti, ti suggerisco un’azione utile rispetto ad ogni problema: leggi ed applica ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Il problema e il problema

Un problema molto diffuso è l’incapacità di risolvere veramente i problemi. Mi riferisco, in particolare, a qualcosa che certamente sarà capitato anche a te: la soluzione che individui per il problema finisce per diventare un tentativo fallimentare che alimenta il problema, non lo risolve, lo mantiene o addirittura lo peggiora.
Succede con le EMOZIONI dolorose quando il tentativo di sopprimerle per non sentirle finisce per renderle ancora più potenti, dolorose, pronte a trasformarsi in sintomi fisici e psicologici o in difficoltà nelle relazioni. Ad esempio, attacchi di panico, esplosioni di rabbia, abuso di sostanze. Oppure quando tentiamo di reprimerle, le sentiamo, ma cerchiamo di tenerle a bada, ma prima o dopo ci scoppiano dentro o fuori in comportamenti inappropriati alla situazione.
Succede con i PENSIERI quando ci ingaggiamo in processi rimuginativi in cui crediamo di riflettere per comprendere il problema, ma finiamo solo per restare impantanati in ripetizioni sterili degli stessi ragionamenti fini a se stessi e che non ci portano mai a decisioni e scelte utili.
Succede con le PERSONE quando nel tentativo di comprendere gli altri finiamo per non ascoltarli veramente, siamo fissati sui nostri pregiudizi verso gli altri piuttosto che essere veramente aperti e disponibili ad ascoltare ciò che vogliono dirci, osservare ciò che fanno e comprendere il senso dei loro discorsi e delle loro azioni.
Succede in DIVERSI AMBITI della nostra vita quando crediamo che la soluzione sia il cambiamento degli altri e ciò alimenta la frustrazione di ognuno e la delusione reciproca.
Ti invito allora ad osservare come funziona per te in aree specifiche della tua vita, a casa e al lavoro, con gli amici o in momenti di attività in solitaria, nei momenti di svago e in ogni altra situazione in cui PARTI CON UN PROBLEMA E TE LO RITROVI MOLTIPLICATO O GONFIATO.
Ti invito a notare come funzioni tu e quali sono gli esiti quando affronti i problemi che ti trovi di fronte… Cosa finisci per fare, sentire e pensare…
Ti invito anche a capire come fa a risolvere i suoi problemi la protagonista di ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
La domanda guida per queste osservazioni è: COSA FACCIO (E COSA NON FACCIO) PER RITROVARMI ANCORA PIÙ IMPANTANATO NEL PROBLEMA?
Spesso le varie risposte a questa domanda sono accomunate da una strategia di EVITAMENTO DELLE ESPERIENZE: guidati dalla paura, evitiamo situazioni e persone, evitiamo il contatto con il nostro mondo interiore ed evitiamo di affrontare i problemi.
Una strategia più utile, alla consapevolezza, alla padronanza della nostra esperienza e ad un modo più efficace di affrontare i problemi, è fondata sulla nostra DISPONIBILITÀ INTERIORE AD AVVICINARCI ALL’ESPERIENZA invece che evitarla. Una strategia di apertura, curiosità, sensibilità a ciò che accade fuori e dentro di noi. Una strategia fondata sull’accettazione dell’esperienza, anche quando è dolorosa. Un’accettazione quindi compassionevole verso noi stessi, verso gli altri e verso il mondo. Tutto è ciò che è. Lo accogliamo e proseguiamo sulla nostra strada…

Ingolfamento

La domanda è: a che pro? La risposta non c’è o non è convincente.
Oggi ti invito a notare nella tua giornata quali sono le attività e le abitudini che ti ostini a compiere e mantenere anche se non sai proprio perché lo fai o la tua motivazione è debole. E comunque l’onere di farlo è diventato nel tempo molto più grande del beneficio che ne ricavi. Un esempio che accomuna molte persone potrebbe essere: perché continui a mantenere nell’armadio (con relativo cambio stagione) vestiti che sono anni che non metti? Soprattutto se non è la camicia che ti regalò il tuo primo partner o quella con cui ricordi una particolare esperienza. Ma sono tanti vestiti… Esempio simile può riguardare alcuni cassetti ingolfati. Oppure scrivere troppi post… Scrollare continuamente sui social… Correre di corsa… Fare switch tasking…
Inizia a notare nei vari ambiti della tua vita… A casa… A lavoro… In una particolare relazione (col tuo partner, con tuo figlio, con un genitore, con un collega, col fruttivendolo)… Trova l’ostinazione…
Perché lo fai? Qual è il senso? Come ti fa sentire farlo? Un senso non ce l’ha, come dice il poeta? No. Il senso ce l’ha! Il senso c’è, ma non si vede!
Allora, dopo la pratica del ‘notare queste tue ostinazioni’, te ne suggerisco una seconda: prendi una di queste tue abitudini e prova a cambiare qualcosa… Vedi tu cosa… Da dove puoi e vuoi cominciare… E vedi l’effetto che fa… (Come reagisci? Cosa senti? Cosa pensi?)… Potrebbe essere una pratica molto potente per la tua consapevolezza e chissà, se ti va, per alcuni cambiamenti…

Scatena la catena

Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ d’ansia. Quasi ogni giorno, almeno un po’. Ansia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di paura. Quasi ogni giorno almeno un po’. Paura per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di rabbia. Quasi ogni giorno almeno un po’. Rabbia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di tristezza. Quasi ogni giorno almeno un po’. Tristezza per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di senso di colpa. Quasi ogni giorno almeno un po’. Senso di colpa per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di vergogna. Quasi ogni giorno almeno un po’. Vergogna per…
Spero di non sbagliare nel credere che altrettanto certamente la tua giornata tipo contenga un bel po’ di gioia. Spero ogni giorno, anche un bel po’, un bel po’ tanto. Gioia per…
Insomma, provare emozioni è vivere. Ogni emozione è normale nel senso che ha un senso. È parte di ciò che ci accade e di cosa proviamo rispetto a ciò che ci accade. Non ti sarà stato difficile completare quei puntini per trovare esempi quotidiani di ansia, paura, rabbia, tristezza e ogni altra emozione, dolorosa o gioiosa.
Detto questo, cos’altro voglio dire?! Che il modo in cui noi trattiamo le nostre emozioni può essere fonte di sofferenza!!! In particolare le emozioni spiacevoli. Che intuitivamente vorremmo eliminare.
Quando vogliamo eliminare le nostre emozioni dolorose finiamo per attivare, però, strategie che risultano controproducenti. Cominciamo a combattere le nostre emozioni invece che lasciare che facciano il loro corso.
È comprensibile che noi vogliamo ridurre la nostra sofferenza, ma scegliamo strade sbagliate che finiscono per alimentarla. Cominciamo a rimuginare su ciò che sta accadendo fino a gonfiare preoccupazione e senso di incertezza. Cominciamo a ruminare sui motivi delle nostre emozioni e invece che comprenderne il senso finiamo per creare una catena di emozioni dolorose, sofferenza su sofferenza. Cominciamo a sviluppare ansia per la nostra ansia, paura della nostra paura e rabbia per la nostra rabbia. Ma anche rabbia per la nostra ansia, tristezza per la nostra rabbia, senso di colpa per ciò che proviamo e vergogna perché le cose dovrebbero essere diverse e “io dovrei essere diverso da quello che sono”, “cosa c’è di sbagliato in me?”
Insomma, se cominciamo a combattere contro le  nostre emozioni cominciamo a combattere contro noi stessi. Chi vince vince, noi abbiamo comunque perso.
Le emozioni piacevoli, felici esprimono il nostro appagamento per bisogni soddisfatti. Invece, il corso naturale delle nostre emozioni di sofferenza prevede che ad ogni emozione si accompagni un bisogno insoddisfatto e un’azione utile per soddisfarlo. Questo è ciò che dobbiamo fare quindi, in modo controintuitivo:
1. riconoscere l’emozione quando arriva, darle un nome, sentirla nel corpo
2. accoglierla piuttosto che tentare di scacciarla, darle spazio, lasciarla essere, lasciarla passare
3. cercare la frustrazione che la accompagna ovvero identificare il bisogno insoddisfatto
4. riflettere il giusto
5. per attivare un’azione efficace alla soddisfazione
6. impegnandoci per cercare di ottenere ciò che vogliamo e imparando anche ad accettare ciò che non abbiamo il potere di modificare
7. impegnandoci a vivere una vita piena di senso e valore per noi, compiendo attività per noi importanti, vivendo il tempo con persone per noi importanti… Cercando esperienze per noi ricche e significative… Nonostante le emozioni dolorose che pure fanno parte della vita…
Da ultimo, ma non per importanza, mi permetto di suggerirti un’attività che potrebbe avere valore per te: leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Il pacco da Emozion

Le emozioni spiacevoli sono pacchi che ci vengono recapitati dalla vita anche se non li abbiamo ordinati. Sono messaggeri che ci portano notizie su qualcosa che ci è successo. Paura per un pericolo, ansia per qualcosa di importante che sta per avvenire, tristezza per qualcosa di doloroso già verificatosi, rabbia per un torto subito, senso di colpa se sentiamo di esserci comportati male, vergogna se crediamo di aver sbagliato. Sono solo alcuni esempi a cui tu potrai aggiungerne altri che ti riguardano nei tuoi ambiti di vita, nei tuoi ruoli e nelle tue relazioni.
Le informazioni emotive che ci arrivano ‘da Emozion’ dovrebbero aiutarci a comprendere la situazione ed agire al meglio per cercare di risolvere il problema. A volte siamo capaci di usare il pacco emotivo al meglio e ciò ci permette di soddisfare i nostri bisogni e ritrovare un nostro equilibrio. Ma purtroppo molto spesso rifiutiamo il pacco con tutte le informazioni che contiene perché crediamo contenga sostanze nocive o semplicemente perché non lo abbiamo ordinato e non ce lo aspettavamo.
Fuor di metafora, troppo spesso siamo propensi a rifiutare di accogliere le nostre emozioni e di farne buon uso ovvero di metterle a disposizione di azioni efficaci a soddisfare bisogni e risolvere problemi. E perché? Perché le emozioni hanno una brutta fama. Per quali motivi? Per ragioni culturali, sociali, familiari, individuali, molti di noi considerano le emozioni come nemiche piuttosto che come amiche e alleate nel nostro tentativo di essere felici.
Cerchiamo di evitare la paura, ma perdiamo il suo valore fondamentale per la sopravvivenza. Diventiamo impauriti dalla paura e con ciò ci precludiamo di rassicurarci su pericoli inesistenti, su situazioni affrontabili, perdendo la possibilità di distinguerli dai veri pericoli che incontriamo nella vita. Una persona che vive cercando di scacciare ogni paura finisce di fatto per non vivere.
Cerchiamo di evitare la tristezza perché abbiamo imparato a considerarla un’emozione da deboli o perché la confondiamo con la depressione e temiamo di sprofondare nell’abisso più doloroso.
Cerchiamo di evitare la rabbia perché abbiamo paura della nostra stessa rabbia, paura di perdere il controllo della rabbia o paura di perdere persone e relazioni se ci arrabbiamo.
E poi… Spesso proviamo vergogna per le emozioni che proviamo o senso di colpa se ci sentiamo arrabbiati o se proviamo ansia o se proviamo gioia ed entusiasmo. Infatti, oltre che per tante altre emozioni spiacevoli che non vogliamo accogliere, a volte abbiamo poca confidenza anche con quelle gradevoli, con la gioia, quasi ne avessimo paura o fosse comunque disdicevole provarle.
Purtroppo non conoscere bene le emozioni o non riconoscerle in noi o non accettarle finisce per diventare un processo che ci fa perdere contatto con le parti più sane e vitali di noi, letteralmente quelle che sono responsabili di farci sentire vivi. E infatti… Solitamente le emozioni non accolte, prima o poi si trasformano in sintomi e malesseri vari, fisici e psicologici e disturbano il nostro modo di stare con noi stessi e con gli altri.
Ogni percorso di crescita personale e cura di sé parte dal riprendere il contatto con le emozioni come parti fondamentali del nostro equilibrio psicofisico e interpersonale.
La cura prevede di imparare ad accogliere il pacco ‘di Emozion’…
E magari in quel pacco potresti trovare anche ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare su qualsiasi store on line oltre che nelle librerie.

Gli ingredienti delle nostre scelte

Le nostre scelte sono determinate da alcuni fattori, esterni e interni.
I fattori esterni sono sostanzialmente l’ambiente materiale oggettivo e il contesto interpersonale, come si comportano gli altri e come la persona li percepisce.
I fattori interni sono: sensazioni ed emozioni; bisogni, scopi e desideri; pensieri e credenze; valori, norme e regole personali.
Ogni nostra scelta è un mix di questi ingredienti. Ovviamente in un processo di riflessione e decisione che è abbastanza rapido ed efficace a volte o anche molto arzigogolato e poco funzionale per la persona altre volte; in certi casi consapevole, a volte automatico e inconsapevole, altre volte con una consapevolezza parziale di cosa stia determinando le nostre scelte.
Le scelte che facciamo determinano la vita che viviamo, verso la sofferenza o verso il benessere…
Prova ad osservare com’è per te… Attiva l’io che guarda il me… Me mentre scelgo…
Pensa ad una scelta recente, magari banale o più importante… Che hai mangiato ieri oppure che decisioni hai preso sul lavoro. Oppure immagina una scelta che stai per fare o devi fare… Che tipo di vacanza scegliere o che maglia acquistare.
Osservati e nota gli ingredienti… Quali sensazioni ed emozioni mi spingono? Quali bisogni voglio soddisfare? Quali pensieri mi guidano? Quali valori mi orientano?
Fallo per diverse scelte… Importanti e meno… Recenti, antiche o che dovrai fare…
Osservati e nota cosa noti…
Se ci sono ingredienti sempre presenti e alcuni sempre assenti… (Almeno per quello di cui sei consapevole)
Se cambiano gli ingredienti in base al tipo di scelta…
Se vorresti fare altre scelte ma non ci riesci…
E qualsiasi altra cosa noti…
Questo esercizio di auto-osservazione ti può fornire tante informazioni e anche idee inaspettate su come funzioni e come potresti fare scelte sempre più in linea con chi sei e cosa vuoi…
Buone scelte!!!
Ovviamente una scelta non può mancare: leggere ed applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Attenzione: non contiene ricette già scritte per te, ma ti indica tanti modi per organizzare gli ingredienti per le tue scelte meravigliose…

5 modi per lavorare sui tuoi pensieri sofferenti

Ho pochi amici. Ho pochi soldi. Sono impreparato e mi bocceranno. Sto lavorando male e rischio di essere spostato di ufficio per punizione. Sto invecchiando. Credo che il mio partner non mi ami più. I miei figli non mi ascoltano. Il viaggio per andare a lavoro mi porta via veramente tanto tempo. La casa ha bisogno di qualche lavoro di ristrutturazione. Devo rifarmi il guardaroba. La mia vista è peggiorata notevolmente. Quella tizia che mi piace tanto mi ha rifiutato.
Questi sono solo alcuni di infiniti esempi possibili (pensa ai tuoi) di pensieri che descrivono situazioni e che si accompagnano a stati d’animo e comportamenti. Ho volutamente presentato esempi negativi o fonte di sofferenza perché sono quelli che incontro in terapia e rispetto ai quali cerco di aiutare le persone. Come? Tanti modi possibili. Ne presento 5.
Mentre leggi le varie modalità che ti presento per lavorarci, pensa ad ognuno o a qualcuno degli esempi che ti ho fatto che senti più tuo o a qualche altro caso che ti riguarda.
1. Valuta se e quanto il pensiero sia vero, realistico oppure distorto, non corrispondente alla realtà o comunque non l’unica possibile lettura e interpretazione della situazione… Ad esempio, è proprio vero che sto lavorando male e mi puniranno?
2. Valuta quanto ci rimugini sopra quel pensiero. Quanto tempo ed energia mentale sprechi a pensarci e ripensarci piuttosto che riflettere in modo utile per affrontare la situazione e agire in modo realmente efficace… A cosa mi serve pensare che mi bocceranno? Cosa mi porta a fare di utile?
3. Valuta la situazione e affronta il problema nel caso in cui quel pensiero fosse un’adeguata descrizione della realtà. Considera lo scarto tra ciò che è e ciò che vorresti, identifica i tuoi bisogni e impegnati ad agire per cercare di soddisfarli… Se ho pochi amici, cosa vorrei invece? Cosa posso fare di concreto per soddisfare il mio bisogno/desiderio di più amici?
4. Valuta le implicazioni e le conclusioni che trai da quei pensieri iniziali. Se pure la tizia ti ha rifiutato, questo cosa significa per te?
5. Valuta l’accettazione. Quando le cose non si possono cambiare, abbiamo sempre la possibilità di imparare ad accettare e dirigere la nostra attenzione ed energia verso nuovi scopi da realizzare… Ok, il tuo partner non ti ama più! Cosa puoi fare? Cosa devi accettare? Come puoi andare avanti?
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, trovi altri esempi ed altre strategie per lavorare coi propri pensieri…

Sta mano può essere…

Prendi la tua mano destra e col palmo aperto verso il cielo mettici sopra i tuoi pensieri… Pensieri produttivi e pensieri negativi…
Prendi la tua mano sinistra e col palmo aperto verso il cielo mettici sopra le tue emozioni … Emozioni piacevoli ed emozioni spiacevoli…
Continua a tenere le mani aperte…
Puoi restare aperto ai tuoi pensieri, non ti curare se positivi o meno, sono solo i tuoi pensieri…
Puoi restare aperto alle tue emozioni, non ti curare se belle o brutte, sono tue alleate nel dirti qualcosa di importante di te…
Se chiudi la mano destra stai combattendo con i tuoi pensieri negativi… O li vuoi tenere fuori, li rifiuti, non li fai entrare… O li trattieni dentro, ti ci aggrappi, continui ad alimentarli…
Se chiudi la mano sinistra stai combattendo con le tue emozioni spiacevoli… O vuoi tenerle fuori, vuoi anestetizzarti, non vuoi vivere la tua vita… O  le stai trattenendo, te ne fai intossicare, reprimi la tua vitalità…
Usi al meglio le tue mani quando le tieni aperte… Una aperta sul cuore e l’altra aperta sulla pancia… Entrambe a prendersi cura di ciò che senti autenticamente e di ciò che vuoi profondamente… Entrambe, insieme ai piedi, per passare all’azione… Per agire in modo concreto ed effettivo a fare ciò che puoi fare e devi fare per impegnarti nella creazione della vita che vuoi…

Toglierseli dalla mente

Come puoi sperare di toglierti dalla mente certi pensieri, se continui a riempire la tua mente di questi pensieri?
Come puoi smettere di preoccuparti, se continui a preoccuparti?
Come puoi sperare di cambiare le cose, se continui solo a pensare alle cose?
Immagino tu abbia compreso il senso di queste domande. Vuoi continuare a riflettere all’infinito per risolvere i tuoi problemi o vuoi agire concretamente? È una scelta. Non ti sembrerà, ma è proprio una scelta.
Credi di non poter controllare il tuo pensiero ripetitivo, ma è una credenza infondata.
Credi ti sia utile tutto questo pensare, ma anche questa è una credenza patogena.
Se fosse veramente incontrollabile, nemmeno l’incendio della tua casa mentre tu stai dentro ti porterebbe a smettere. Allora prova a rimuginare mentre sta bruciando la tua casa o tuo figlio di due anni sta per bere detersivo per la lavatrice e vedi che succede…
Se fosse veramente utile, basterebbe molto molto meno pensare e poi passeresti ad una prima azione come conseguenza delle tue riflessioni. Allora quanto vuoi aspettare prima di testare il tuo pensiero nella realtà? Non puoi fare questa verifica, perché stai ruminando su qualcosa di già accaduto o su un futuro ancora da venire? Allora è inutile continuare a pensarci e pensarci e pensarci ancora.
È una scelta. Forse ora ti sembrerà quello che è; è proprio una scelta. Una scelta che tu puoi governare guidato dalla consapevolezza dei tuoi bisogni autentici e sani. Piuttosto che domande su ipotetici scenari futuri che non puoi prevedere con certezza assoluta o su eventi già accaduti rispetto ai quali ormai non hai potere, domande veramente utili a cui puoi rispondere con azioni efficaci conseguenti a riflessioni adeguate sono: cosa voglio veramente in questa situazione? Cosa è veramente importante per me in questo problema? Cosa posso e devo fare per cercare di ottenere ciò che voglio?
All’inizio probabilmente tenderai a perderti ancora nel pensiero infinito. È comprensibile. L’idea utile allora è quella di farti dare il tempo da qualcuno che ti può aiutare a stare nella realtà dicendoti: pensaci fino a… e poi agisci. Non hai questo qualcuno o non è possibile questa condivisione? Allora, in due minuti, chiediti come farebbe (quanto ci penserebbe, quando passerebbe all’azione) una persona efficace ed efficiente che conosci e fallo anche tu.
Se anche queste strategie non sono sufficienti, ti restano almeno altre due strade. Leggere ed applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. O chiedere un aiuto specialistico.