Qual è il problema!? La vera natura dei problemi

Conosci la storiella zen dei due monaci e la ragazza?

Il problema non è quello che ti succede, ma quello che ci fai con quello che ti succede.
Sono veramente pochi gli eventi realmente traumatici, catastrofici, distruttivi. Anzi, probabilmente, anche l’evento più nefasto può essere vissuto, rivissuto, rielaborato dalla mente e dal corpo in modo da renderlo meno traumatico possibile, da viverlo come doloroso, ma senza farsene distruggere. Da lasciarlo nel passato, antico o recente che sia, per renderlo meno disturbante possibile, per lasciarlo seppellito nella propria storia, ma ormai pressoché innocuo.
Non è facile ovviamente. Non sempre. Non per tutti. Molto dipende dal tipo di evento traumatico: morte violenta di un caro, abusi fisici subiti da parte dei propri cari, grave trascuratezza emotiva, essere vittime di disastri naturali, sviluppare handicap rilevanti, solo per fare qualche esempio di grave traumaticità. Molto dipende dalle risorse di cui la persona può disporre o che può attivare: personali e affettive, sociali e ogni altra modalità o strumento utile a sostenere la persona.
Resta il principio generale che ciascuno di noi può fare qualcosa con ciò che gli è capitato. E cosa facciamo fa certamente la differenza.

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo interpreti e lo interiorizzi?

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo pensi e lo ripensi?

Il problema è l’emozione negativa che vivi (ansia, paura, preoccupazione, tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna, ecc.) o come la tratti (la neghi, la reprimi, la soffochi, la nascondi, la fai diventare malattia fisica, ecc.)?

Il problema è la frustrazione e la delusione o come continui a farle vivere dentro di te?

Il problema è il dolore per essere stato lasciato o come lo trasformi in senso di fallimento e angoscia?

Il problema è il tradimento o come lo guardi e riguardi nella tua mente alla moviola?

Il problema è la critica che ricevi o come continui a farla rimbombare dentro di te?

Il problema è il giudizio negativo su di te che ti hanno instillato fin da ragazzino o il modo in cui ci hai creduto e continui a crederci?

Il problema è l’auto-svalutazione o come la metti alla guida della tua vita?

L’EMDR è una forma di psicoterapia specializzata nel trattamento e scioglimento dei traumi: permette alla persona di desensibilizzarsi dal trauma e dalle sue conseguenze perduranti al presente aiutandola a lasciare il passato nel passato.
In generale, tutte le forme di psicoterapia aiutano a fare i conti con “la vera natura dei problemi”…

Tanzan ed Ekido erano due monaci zen che camminavano lungo una strada fangosa. Poco prima di un villaggio incontrarono una ragazza che stava cercando di attraversare la strada. Il suo kimono dorato avrebbe subito danni irreparabili bagnandosi. Tanzan, senza pensarci su, prese in braccio la ragazza e la portò dall’altra parte della strada. Poi entrambi i monaci continuarono il loro cammino. Qualche ora dopo Ekido sbottò, incapace di reggere a quello che sentiva dentro. “Perché hai portato quella ragazza? Noi monaci zen non facciamo cose di questo tipo”. Tanzan rispose: “Ho portato la ragazza qualche ora fa; tu invece la stai ancora portando”.

Ciò che rende problematico un problema

Un problema comune a molte persone è rappresentato dalle proprie “idee positive” riguardo ai propri problemi. Ad esempio, le persone con comportamenti dipendenti (dipendenza affettiva, da sostanze, da gioco d’azzardo, da internet, da social media, da lavoro, da attività fisica, ecc.), le persone con sintomi ossessivi o chi organizza la sua vita attraverso innumerevoli evitamenti di persone e situazioni, così come le persone continuamente impegnate a rimuginare su minacce eventuali, a ruminare su errori del passato o su torti subiti.
Queste persone credono che questi comportamenti “sintomatici” siano “utili” ad ottenere qualche scopo, in maniera a volte consapevole, a volte inconsapevole, ad ottenere lo scopo di: raggiungere un sollievo emotivo e regolare le proprie emozioni; controllare o prevedere la realtà; stare a posto con la coscienza; farsi rispettare; prevenire un futuro infausto; espiare colpe o altri scopi ancora.
A causa di queste “convinzioni sull’utilità dei propri comportamenti problematici”, nonostante paghino prezzi elevatissimi per i suddetti comportamenti, in termini di impiego di risorse personali (mentali, emotive, di tempo, di salute, di soldi, ecc.) e di problemi interpersonali (abbassamento delle prestazioni in ogni ambito di vita, lavorativa, affettiva, personale, con aumento di sentimenti di incomprensione reciproca con gli altri e conflittualità), le persone manifestano una grande resistenza al cambiamento, una grande difficoltà ad abbandonare i comportamenti fonte di sofferenza. Il pensiero più o meno consapevole rispetto al proprio comportamento è “ancora non ha funzionato, ma funzionerà!” Oppure: “anche se alla lunga le cose non cambiano, almeno provo un momento di sollievo!”
Per questo in terapia le persone devono lavorare su:
1. Riconoscere il costo elevato dei propri comportamenti e sintomi
2. Riconoscere queste convinzioni sull’utilità degli stessi come credenze di fatto disfunzionali e irrealistiche
3. Legittimare gli scopi a cui tendono i comportamenti
4. Rivisitare i criteri per sentire di aver raggiunto gli scopi e sentirsi soddisfatti
5. Abbandonare alcuni scopi, che hanno un senso per la persona, ma sono palesemente irrealistici e irrealizzabili. L’esempio tipico è lo scopo di controllare tutto e tutti.
6. Trovare strategie veramente utili, efficaci e meno costose per raggiungere gli scopi e soddisfare i bisogni individuati.

Giù dal ring

La tua vita è un ring dove combatti con un avversario che, seppure ha ogni volta mille volti, ha anche sempre quello dello “scarto”.
La frustrazione è il tuo avversario perché non sempre riesci a soddisfare i tuoi bisogni e a realizzare i tuoi obiettivi.
La delusione è un altro avversario perché dove ti giri trovi persone che sono molto diverse da come te le aspettavi, da come le desideravi, da come avrebbero dovuto essere in base a quello che hai sempre pensato.
L’imperfezione è un terzo grande avversario. Niente è perfetto. Nessuno è perfetto. La vita è imperfetta. Il mondo è imperfetto. E tu devi vivere in questo mondo. E questi avversari sembrano non lasciarti spazio alcuno, dove ti giri ne trovi uno.
Anche la tua mente è un ring dove combatti con altri nemici, i tuoi pensieri negativi, quelli ansiosi e quelli depressivi. Combatti col giudice severo che ti comanda da dentro, mai contento, di quello che sei, di quello che fai. Anche dentro non sembri avere spazio, assediato come sei da sensi di colpa e di inadeguatezza, rimorsi e rimpianti, angosce e fallimenti. Per quello che dovresti essere e non sei.
Costantemente impegnato su questi ring, nell’illusione di poter vincere, controllando a volte gli altri, il mondo esterno, a volte i tuoi pensieri, resti schiacciato dalle tue stesse illusioni e privo di risorse da dedicare agli scopi e ai valori che sono veramente importanti per te. Esaurito fisicamente ed emotivamente.
La vera vittoria la puoi ottenere se scendi dal ring: se smetti di combattere le tue illusioni, le tue pretese, la tua necessità di controllare tutto, l’incapacità di tollerare la frustrazione, la necessità che tutto sia perfetto, la confusione tra accettazione e rassegnazione. L’incapacità di lasciare andare e di dire “è andata così… Va bene così…”.
Lascia quel ring vuoto, per dedicare spazio, tempo e risorse a ciò che veramente può fare la differenza per te e riempire la tua vita.

Hai un problema?! Facci qualcosa …

Il problema non sono i pensieri negativi, catastrofici, distruttivi. Il problema lo hai quando li consideri la realtà dei fatti.
Il problema non sono i giudizi negativi su te stesso (sono un fallito, sono incapace, sono fragile). Il problema lo hai quando credi che i tuoi giudizi autosvalutanti siano una realtà scolpita sulla roccia.
Il problema non sono i giudizi negativi sugli altri (cattivi, egoisti, indisponibili, indifferenti). Il problema lo hai quando credi assolutamente veri i tuoi pensieri.
Il problema non sono i pensieri. Il problema lo hai quando resti bloccato appresso ai tuoi pensieri e non agisci concretamente ed efficacemente per risolvere i tuoi problemi, soddisfare i tuoi bisogni e raggiungere i tuoi obiettivi.

Per risolvere i problemi esistono almeno due strade. Entrambe percorribili. Due strumenti che puoi cominciare ad adottare nel quotidiano.

1. Mettere i pensieri alla prova dei fatti. E lo puoi fare nei modi più creativi. Mettere in discussione la verità incontrovertibile di ciò in cui credi. Puoi iniziare dal mettere in dubbio l’esistenza di Babbo Natale ed, eventualmente, se avesse funzionato a farti rendere conto che non sempre quello in cui credevi è proprio vero, allora potresti passare a mettere in discussione altri pensieri che ti procurano disagio emotivo e nelle relazioni. Magari puoi iniziare a mettere in dubbio ciò che qualcuno ti ha detto essere solo una tua idea (non necessariamente condivisa da tutti e vera) o un film nella tua testa o una convinzione di fatto poco utile a farti stare bene.

2. Sposta la tua attenzione. Focalizzati su altri pensieri per te più positivi e utili rispetto ai tuoi valori e scopi di vita, a lungo termine e immediati. Così puoi anche spostare la tua energia e il tuo impegno concreto ad agire per raggiungere i tuoi obiettivi importanti, piuttosto che perdere tempo e risorse mentali restando bloccato a pensare ripetutamente ai pensieri che ti disturbano.

Temi uno scenario negativo e catastrofico?! Facci qualcosa… Qualcosa che sia veramente per te utile a ridurre il tuo disagio e avvicinare la tua vita a come la vorresti…

Ti credi un fallito?! Facci qualcosa…Qualcosa che sia veramente per te utile a ridurre il tuo disagio e avvicinare la tua vita a come la vorresti…

Credi che gli altri ce l’abbiano con te o che siano indisponibili?! Facci qualcosa…Qualcosa che sia veramente per te utile a ridurre il tuo disagio e avvicinare la tua vita a come la vorresti…

I nostri problemi. Tre motivi, un’unica soluzione

Siamo abituati a pensare che i nostri problemi dipendano dallo stress, dagli eventi che ci troviamo a vivere, dalle situazioni che ci capitano, dalle sfortune che incontriamo, dalle circostanze avverse di varia natura. Stress, dunque, diversamente inteso ovvero causato da severità e arroganza del capo, negligenza dei collaboratori, divergenze e liti tra fratelli, dal governo ladro e incompetente, da pressioni incalzanti del partner che chiede e vuole, vuole e pretende o atteggiamenti freddi del partner che “non mi fa le coccole come una volta”. Oppure stress da mancanza di tempo, per stare coi figli o con il partner, coi genitori o con gli amici. Oppure stress perché devo restare a casa… Del resto, ha un suo fondo di verità pensare che quello che ci capita, ad esempio, una pandemia virale, condizioni in maniera più o meno potente e massiccia quello che viviamo, la sofferenza come la gioia.

Vero è anche che molto del nostro stato d’animo e del nostro modo di reagire dipende dai nostri pensieri su ciò che ci accade. Dalle nostre interpretazioni. Dalle nostre letture e prospettive sull’evento, più o meno condizionate dalla nostra storia di vita, dalla nostra sensibilità unica, dalla nostra ferita profonda.

Al tempo stesso, e in maniera fondamentale, di fronte a pensieri negativi, emozioni dolorose, preoccupazioni e angosce, rabbia e delusione, tristezza e solitudine, è un nostro specifico atteggiamento che può mantenere e alimentare la sofferenza emotiva. Il nostro pensare continuamente e rimuginare incessantemente su ciò che è successo e su come lo abbiamo vissuto. Restare, insomma, imprigionati dalle catene dei pensieri sui pensieri che pongono il faro su o soffiano sul fuoco di preoccupazioni, sensazioni e pensieri… Ingigantendoli, rendendoli più vivi e dolorosi alla nostra consapevolezza, continuando a lasciarli qui e ora, invece che lasciarli andare, via, per sempre.

Alla fine la soluzione è sempre la stessa: ci vuole CONSAPEVOLEZZA DELLE SCELTE che stai facendo, dei motivi o scopi per cui continui a fare quello che pure ti fa stare male, del continuare a indugiare nel vortice di pensieri apparentemente sensati e finalizzati a risolvere il problema, ma che di fatto di fanno ulteriormente sprofondare nella sofferenza e nell’impotenza.
E ci vuole RESPONSABILITÀ di agire in prima persona, in modo nuovo, smettendo di aspettare soluzioni o cambiamenti dall’esterno, al limite cercare di stimolarli; confrontarsi prima di tutto su cosa noi dobbiamo pensare e fare o non dobbiamo più pensare (rimuginare, ruminare) e fare, abbandonando vecchie abitudini dannose e cominciando a sperimentare nuove azioni, nuove scelte, nuovi modi per governare la nostra sofferenza emotiva.
Se questi due elementi non sono sufficienti e la persona non riesce da sé o con le risorse personali e interpersonali a sua disposizione a fare cambiamenti effettivi e rilevanti, può essere necessario l’apprendimento di uno o più METODI, strategie e tecniche di cambiamento che possono essere apprese all’interno di un percorso terapeutico.

Passato presente futuro

Il tuo passato è doloroso e tende a tornare…
Il tuo presente è doloroso, ma lo puoi tollerare!!!
Il tuo futuro è radioso quando lo inizi a creare…

Questa è in estrema sintesi una parte importante del lavoro terapeutico. Dell’idea condivisa tra paziente e terapeuta del viaggio dalla sofferenza alla serenità.
La persona viene accolta, rispettata, compresa, legittimata nei suoi drammi dolorosi. Al tempo stesso, gradualmente, viene aiutata a lasciare il passato nel passato. Al presente, a liberare la mente da intrusioni dolorose. A lasciare in pace la mente. A lasciarle l’energia per procedere nella direzione dei suoi valori e scopi e dei suoi progetti per il futuro.

Il lavoro sul passato persegue l’obiettivo, condiviso, di comprendere quando la persona ha imparato a funzionare in un certo modo che le ha garantito la sopravvivenza psicologica oltre che fisica. Quando, dove, cosa, con chi e perché ha dovuto trovare modalità mentali e regole di comportamento per cavarsela, per ottenere il più possibile la soddisfazione dei bisogni primari di protezione, sicurezza, amore e stima.

Il lavoro sul presente è incentrato in buona parte sul riconoscere la differenza tra credenza e realtà. Tra pensieri e fatti. Ad esempio, se finora hai creduto di essere stupido (debole, incapace, difettoso, sbagliato, colpevole, indegno, non amabile, ecc.) da ora in poi puoi riconoscere che ciò che credi è differente da ciò che è. Ciò che credi è solo un’idea, una convinzione, che puoi continuare a seguire come guida del tuo stare al mondo (come fai da una vita) o puoi anche decidere di non seguire per cominciare a farti guidare da altre convinzioni e possibilità.

Il lavoro sul futuro è conseguente. Nonostante per una vita tu abbia “creduto vere certe verità” e seguito certe strategie mentali e regole di comportamento, da oggi in poi puoi cominciare a pensare ed agire in modo differente. Seguendo i tuoi valori consapevoli ed impegnandoti concretamente per realizzarli. Cosa è veramente per te importante? Cosa devi fare per cominciare a realizzarlo?

Per la tua nuova vita… Completa a piacimento

Completa a piacimento più e più volte… Più lo fai più ti piacerà e più lo farai… Da fare più volte al giorno… Nessun effetto collaterale…

Se le mie CREDENZE finora sono state sempre quelle che…
Da ora in poi posso cominciare a credere che…

Se il mio SCOPO è stato sempre quello di…
Da ora in poi posso perseguire lo scopo di…

Se le mie AZIONI sono state sempre…
Da ora in poi posso adottare strategie e comportamenti quali…

Credenze, scopi, azioni…
Inizia ad immaginare il tuo cambiamento…
Da oggi in poi…

Non sempre è facile ovviamente né immediato.
A volte siamo chiaramente consapevoli di quali credenze, convinzioni, idee, bisogni e obiettivi guidano il nostro agire. Altre volte non è agevole riconoscere cosa ci motiva dall’interno, quali pensieri, quali spinte, quali pressioni interne, quali valori e voleri.
Questo esercizio può essere proprio una prima raccolta di informazioni per iniziare a comprendere il proprio funzionamento in direzione della vita che vogliamo: che penso, che voglio, che faccio…
Inizia semplicemente a farlo, a far emergere ciò che emerge spontaneamente, con un po’ di riflessione e con molta intuizione…
Inizia, non devi finire in un attimo… In realtà è un esercizio che puoi portare avanti per molto tempo, imparando a notare come funzioni in una o più situazioni, imparando a cogliere ciò che solitamente ti sfugge, imparando anche ad appassionarti della conoscenza di te stesso…
Se ti ci metti con impegno e costanza, fiducia e speranza, creatività e coraggio…
Oggi può essere veramente il primo giorno di una tua nuova vita basata su azioni consapevoli e scelte responsabili…