Rassegnazione o accettazione?

Le persone chiedono aiuto per ridurre la loro sofferenza. Chiedono di fare dei cambiamenti. Alcune cose riescono a cambiarle, alcuni risultati sono a volte immediatamente raggiunti. Al tempo stesso, capiscono abbastanza presto che non possono cambiare l’esterno da sé, ma che possono cambiare tanto di sé: modi di pensare, agire, padroneggiare le emozioni, comunicare efficacemente e governare le relazioni con gli altri in modo funzionale al benessere.
E… ad un certo punto si trovano anche di fronte alla necessità di accettare ciò che non possono cambiare.
Per molti questa accettazione sa di rassegnazione passiva apatica o di rabbiosa frustrazione che si autoalimenta e che non è reale accettazione. Continuano a ruminare incessantemente su torti subiti, rimorsi e rimpianti, ingiustizie e danni, errori e colpe, continuando a tenere in mente ciò che non hanno potuto ottenere o ciò che hanno perduto o ciò a cui hanno dovuto rinunciare, per colpe esterne o interne.
Continuando a pensare ripetutamente a ciò che non possono ottenere e a ciò che non possono cambiare, in realtà, stanno continuando ad alimentare, più o meno consapevolmente, un’idea illusoria auto-frustrante.
Una reale accettazione passa attraverso un effettivo spostamento dell’attenzione da bisogni e scopi frustrati ad altri bisogni, scopi, desideri che la persona può cominciare ad ‘investire’, cominciando ad impegnarsi per realizzarli.
L’accettazione effettiva ed efficace richiede di ‘lasciare andare’… ‘Lasciarsi alle spalle’ ciò che deve essere lasciato nel passato… ‘Lasciare uscire dalla propria testa’ pensieri ed emozioni che continuerrebbero altrimenti a tormentarci: “perché le persone si sono comportano come si comportano…”, “perché la realtà è quella che è invece che quella che vorremmo che fosse…”, perché noi stessi siamo più o meno lontani da chi vorremmo essere…
Un reale processo interno di accettazione libera la mente e il cuore dai fardelli pesanti della frustrazione e della delusione, del rimpianto, del rimorso e della ruminazione, per fare spazio ad un ‘vuoto fertile’, un ‘impegno concreto’ verso altri nostri bisogni e scopi importanti, orientati dalla consapevolezza di ciò che è importante per noi.
Abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa, abbiamo perso qualcosa di importante, abbiamo dovuto rivisitare alcuni nostri progetti e ambizioni, ma possiamo mantenere la bussola orientata dai nostri valori, dalla forma che vogliamo dare alla nostra vita, dalla sostanza di cui vogliamo sia fatta la nostra qualità di vita.
‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, presenta un percorso, che è quello di crescita personale e di cura di sé, in cui è sempre presente la dinamica tra cambiamento e accettazione, la consapevolezza di cosa vogliamo, possiamo e dobbiamo fare per cambiare e della necessaria quanto utile accettazione di ciò che non è in nostro potere modificare, in direzione di una vita comunque fondata su scopi, desideri e valori che la persona sente nel ‘cuore’ e nella ‘pancia’ prima di pensarli con la ‘testa’.

Integrazione evolutiva

Il percorso di cura, guarigione e crescita è il risultato di un’integrazione dinamica tra cambiamento e accettazione. Possiamo intenderli entrambi come ABILITÀ.
Il CAMBIAMENTO può riguardare diversi aspetti dell’esperienza (pensieri, comportamenti, emozioni, sensazioni corporee, scopi, valori) e in uno o più ambiti di vita: famiglia, lavoro, amici, tempo per sé. Sostanzialmente è l’apprendimento di diverse abilità finalizzate ad una crescente capacità di autoregolazione delle emozioni, dei comportamenti e conseguentemente nelle relazioni. Le abilità riguardano:
– la consapevolezza dei propri contenuti e processi di pensiero (cosa pensiamo e come trattiamo i nostri pensieri, se riflettiamo il giusto o rimuginiamo continuamente);
– la consapevolezza delle proprie emozioni e la capacità di esprimerle in modo utile ed efficace nelle relazioni;
– la consapevolezza delle proprie abitudini, dei propri schemi di comportamento e delle singole azioni al fine di adottare progressivamente comportamenti più utili ed efficaci per i propri obiettivi e valori, all’interno di un adattamento sano alla realtà e nelle relazioni interpersonali.
L’ACCETTAZIONE è l’abilità di liberarsi dalla necessità assoluta di soddisfare i propri bisogni e desideri. In direzione di una vita di qualità, a misura dei propri valori. Tra potenzialità da sviluppare e necessario ridimensionamento legato ai limiti da accettare.
Alla fine della fiera, ciascuno di noi può sempre impegnarsi per costruire una propria qualità di vita, tra possibilità da percorrere con tenacia e determinazione e limiti da accettare laddove altro non si può fare.
Devi imparare a rinunciare alla soddisfazione di alcuni BISOGNI e DESIDERI, ma nessuno può toglierti la direzione indicata dai tuoi VALORI ovvero dal farti guidare da ciò che per te veramente conta.
Cosa è primariamente importante per te nelle ‘piccole’ scelte quotidiane e nelle ‘grandi’ scelte progettuali a lungo termine?
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, troverai una guida utile a percorrere le vie numerose del cambiamento e le vie necessarie dell’accettazione.

Scelte

Se è vero ed arcinoto che:
– è impossibile non scegliere
– ogni scelta non è perfetta
– ogni scelta ha un prezzo da pagare
– ogni scelta è anche la scelta di qualcosa a cui rinunciare
– ogni nostra scelta ha una serie di conseguenze di cui dobbiamo farci carico…
– spesso dobbiamo confrontarci, nostro malgrado, con le scelte di altri…
Allora, per costruire la tua vita meravigliosa,
PRESTA ATTENZIONE, momento per momento, giorno per giorno, A COSA STAI SCEGLIENDO, QUALI BISOGNI E DESIDERI STAI CURANDO E QUALI TRASCURANDO.
Quello che fai è quello che scegli, anche quando ti sembra che non sia tu a scegliere, ma siano altre persone o le circostanze che ti costringono.
Quello che scegli è quello che vuoi, anche se a volte le tue scelte ti sembrano contrarie ai tuoi bisogni e desideri. Impara a riconoscere a quali altri tuoi bisogni e desideri rispondono certe scelte.
Quello che ti capita, che sia frutto delle tue scelte più o meno consapevoli oppure esito di circostanze e fattori esterni a te, è qualcosa con cui devi fare qualcosa. Sono conseguenze di tue scelte di cui ti devi far carico. Sono conseguenze di scelte altrui con cui comunque devi farci i conti.
È fondamentale, dunque, avere un atteggiamento consapevole e responsabile. Consapevole del tuo mondo interno (emozioni, pensieri, bisogni, desideri, quello che fai e quello che non fai) e responsabile di come traduci la tua consapevolezza in azioni in direzione dei tuoi obiettivi e valori, nel rispetto della convivenza con gli altri e di un adeguato rapporto con la realtà.
Un atteggiamento consapevole e responsabile da coltivare momento per momento, giorno per giorno, per tutta la vita…
Puoi trovare numerose indicazioni per questo percorso esistenziale in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Perché? Perché? Perché?

Ti invito ad una semplice osservazione. Prendi un tuo COMPORTAMENTO e chiediti: perché lo faccio? Probabilmente potrai dare numerose risposte che conterranno le tue idee, pensieri ed emozioni che accompagnano le tue azioni, gli eventi che le precedono e i bisogni che cerchi di soddisfare.
Quindi un secondo suggerimento per un’altra semplice osservazione. Prendi un’EMOZIONE che hai vissuto oggi (o ieri) e chiediti: perché ho provato questa emozione? Anche in questo caso diverse risposte possibili per esprimere fatti, comportamenti, pensieri e bisogni che servono a rendere ragione dell’emozione.
Perché? Perché? Perché? Fin da bambini la nostra curiosità ci ha permesso l’esplorazione del mondo e la sua conoscenza. Ci ha aiutato a crescere. Oggi è lo stesso col nostro mondo interiore, mentre siamo impegnati a compiere le nostre attività quotidiane, a vivere le nostre giornate e le nostre relazioni.
La chiarezza su cosa ci passa per la mente permette scelte consapevoli e responsabili, al servizio del nostro benessere e adattamento alla realtà fisica e interpersonale.
Certo non possiamo conoscere tutto alla perfezione, alcuni aspetti restano nell’oscurità; né possiamo controllare in modo totale il nostro comportamento, non saremmo gli esseri umani che siamo. Ma più esploro curiosamente il mio interno e maggiormente riesco a padroneggiare il mio rapporto con l’esterno. Per cui, quanto più possibile, nelle diverse situazioni che vivi, presta attenzione a:
– cosa è successo (fatti, eventi, comportamenti altrui)
– cosa ho provato (emozioni, stati d’animo, sensazioni)
– cosa ho pensato (pensieri, immagini, ricordi, interpretazioni)
– cosa ho scelto di fare (azioni, reazioni, comportamenti)
– cosa ha motivato e guidato il mio agire (bisogni, desideri, valori, qualcosa di importante per me)
– quali reazioni ho riscontrato da parte degli altri
– ricominciare il ciclo…
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, puoi trovare diversi esercizi che ti permetteranno di esplorare la tua esperienza soggettiva in diverse situazioni della vita quotidiana.

Consigli

Spesso le persone arrivano a chiedere un aiuto psicoterapeutico che prende una forma, diretta o indiretta, più o meno consapevole, del tipo: “questo è il problema, dimmi come si fa a risolverlo… Dimmi cosa devo fare… Dammi il consiglio risolutivo…”.
Questa visione evidenzia l’idea, forse ereditata dal modello medico e dal rapporto medico-paziente, non totalmente ma fortemente orientato in termini di un esperto competente che elargisce indicazioni perentorie su cosa fare e cosa non fare per “curare la malattia”.
In campo psicologico funziona diversamente. Lo psicoterapeuta non dà consigli. Quelli li lascia agli amici. Anche perché la richiesta del paziente può essere intesa come una richiesta di aiuto per una malattia con sintomi fisici e psicologici, emotivi e relazionali, che esprime una ‘crisi del modo di stare al mondo della persona’, modo che fino a poco prima ha funzionato.
Il terapeuta è un cooperante del paziente, affiancandolo nell’aiutarlo a comprendere cosa è successo che lo ha portato a stare male.
Il terapeuta non è un giudice esperto che corregge le idee e i comportamenti sbagliati del paziente. Il terapeuta aiuta il paziente a comprendere come nel tempo ha dato significato alle esperienze incontrate. Per considerare idee, credenze, convinzioni e significati della persona non come errori di valutazione della realtà, ma i modi che la persona ha trovato per dare senso ad una realtà che troppo spesso sembrava non avere senso. Senso per altro inteso in due modi: come significato e come direzione per affrontare ciò che gli è capitato.
Tutto questo perché il paziente non è semplicemente (anzi non è affatto) uno ‘spostato di testa’ che qualcuno deve provare a rimettergli a posto. Il paziente è una persona con la sua dignità che lotta da sempre per cavarsela a partire dalle condizioni in cui è cresciuto, quando, da piccolo, aveva pochi strumenti per affrontare qualcosa più grande di lui.
La sofferenza, quindi, va inquadrata nel più generale modo di funzionare della persona: cosa pensa e come usa i suoi pensieri; cosa lo fa soffrire e quali sono le emozioni dolorose che più spesso tende a vivere (ansia, paura, preoccupazione; tristezza, angoscia e malumore; frustrazione, delusione e rabbia; sensi di colpa, vergogna e altri ancora); quali sono le abitudini negative e i comportamenti disfunzionali che gli creano problemi; come funziona nelle relazioni, cosa lo fa stare male e come reagisce.
Comprendere questo funzionamento deve essere fatto sempre in relazione ai problemi portati dalla persona e ai motivi per cui chiede di essere aiutata.
Tempi e modi della comprensione e del cambiamento sono tutti da verificare in base a quanto la persona riesce a ridurre i suoi sintomi e malesseri e a trovare modi più sani, utili e adattivi di pensare, sentire, agire e vivere le sue relazioni nei diversi ambiti di vita.

Più vivo e più mi accorgo che…

Più vivo e più mi accorgo che…
Il mondo è pieno di…
Io sono…
Gli altri sono…
La vita è…
Se cerchi di completare queste frasi, probabilmente otterrai un quadro della tua mappa del mondo, almeno di quella di cui sei consapevole. Idee, opinioni, credenze, convinzioni, rappresentazioni della realtà che hai imparato e interiorizzato fin dai primissimi anni di vita. E questa consapevolezza è molto importante per comprendere le convinzioni che guidano il tuo agire, le regole esplicite con cui interpreti il mondo, ciò che solitamente ti aspetti quando vivi la tua giornata, incontri persone, fai esperienze.
Al tempo stesso, c’è un tipo di conoscenza che tu hai, che ciascuno di noi ha, che è molto più potente nel governare il modo in cui dai senso al mondo, agisci nelle tue relazioni, compi scelte. È una conoscenza implicita (presente in noi, agente in noi, ma di cui siamo quasi totalmente inconsapevoli) che è nata nella nostra storia di vita, a partire dalle esperienze più precoci in cui abbiamo iniziato ad apprendere per imitazione dei grandi (in famiglia prima e fuori poi) con cui progressivamente ci siamo anche identificati (pensando e agendo più o meno come loro) e contro-identificati (pensando e agendo più o meno in modo opposto a loro).
Pensa a questo scambio (che ti riporto da un vecchio libro di due grandi terapeuti del passato, Guidano e Liotti): “ho preso tutto da mio padre: il modo di camminare, i comportamenti, il modo di parlare, la mentalità”. “E da tua madre?”. “Da lei ho imparato a disprezzare mio padre”. In questa breve vignetta si può ritrovare tutta la densità emotiva, la complessità e la ricchezza del nostro modo di imparare a stare al mondo, delle influenze dei nostri genitori (formatori) e della traiettoria unica che prende la formazione della nostra mente e della nostra personalità.
In psicoterapia, nella cura della sofferenza attuale, spesso si deve comprendere la mappa interiore che guida il modo di stare al mondo della persona. Quella esplicita, consapevole, chiara. E anche e soprattutto quella “essenziale quanto invisibile”… Ma che è possibile “imparare a vedere”. Sulla comprensione di questa mappa, delle sue origini e della coloritura emotiva che la caratterizza, è possibile fondare il percorso di guarigione ed evoluzione personale.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, un intero capitolo è dedicato allo studio delle mappe personali e soprattutto a come tendiamo a confondere la nostra mappa della realtà con la realtà stessa, ignorando la realtà di fatto che gli altri hanno diverse mappe o rappresentazioni della realtà e che questa miopia psicologica è all’origine di tante incomprensioni e conflitti nelle nostre relazioni.

P.E.R.S.I. nei flussi del sogno

Il sogno è un prodotto della nostra mente. È, inoltre, l’innesco per ulteriori produzioni della nostra mente.
Certi sogni sembrano evidenti nel loro contenuto, ci raccontano le nostre paure e i nostri desideri, le nostre speranze e tante altre emozioni che ci riguardano. Magari ci ritroviamo ricordi antichi e idee per il futuro. Altri sogni ci si presentano completamente sconosciuti, senza senso apparente, sconclusionati, anche bizzarri.
Ma qual è il significato del sogno? Esiste un significato? Un significato del sogno esiste, probabilmente, ma non è detto che arriviamo a comprenderlo. A comprendere cosa poi? Un sogno, ‘in realtà’, può avere molteplici significati, tutti quelli che ci possiamo trovare e che hanno un senso per noi. Anche perché lo stesso sogno non è mai lo stesso sogno se lo vivi, lo ripercorri e/o lo racconti ora, domani o fra un po’ di tempo. A volte, infatti, sogni passati ci vengono a ritrovare nel ricordo e sono già nuovi sogni per nuovi significati.
Il sogno, ‘in realtà’, ci suggerisce itinerari esplorativi dentro di noi, per comprendere meglio noi stessi, chi siamo, cosa ci piace, cosa ci spinge, cosa vorremmo e anche le nostre paure più profonde, i nostri dolori, anche traumatici, le nostre angosce. E ci fa conoscere parti di noi che non vorremmo conoscere, che magari teniamo nascoste a noi stessi e agli altri durante la veglia, ma che nel sonno ci vengono a trovare per dirci: “anche questo sei tu…”.
Allora, per giocare seriamente e in modo utile coi nostri sogni, dobbiamo interrogare i nostri sogni: per percorrere quegli itinerari oscuri, pieni di tesori nascosti che ci chiedono di essere scovati.
Ecco, allora, un piccolo spunto concreto per ‘dare un senso’ al tuo sogno e per trovarci ‘una direzione’.
Il sogno è il primo passo per ciascuno di cinque sentieri o flussi del sogno. Di fronte al tuo sogno, inizia a percorrere, come spontaneamente ti viene e senza censure ‘della coscienza morale’, per quanto ti riesce, il flusso di:
SENSAZIONI. Cosa provo ora a livello corporeo, somatico? E cos’altro succede in me ora?
IMMAGINI. Dove mi portano le immagini ora? E cos’altro succede dentro di me ora?
EMOZIONI. Quali stati d’animo sto vivendo ora? E cos’altro succede dentro di me ora?
PENSIERI. Che idee mi passano per la testa ora? E cos’altro ancora sto pensando ora?
RICORDI. Quali memorie riaffiorano alla mia mente ora? Cosa emerge ora che riguarda tanto tempo fa?
Grazie in anticipo se vorrai suggerirmi altri possibili itinerari esplorativi attraverso cui conoscere i nostri sogni…

Volendo trovare un acronimo per percorrere al meglio questi sentieri, potremmo dire di darci il permesso di sentirci P.E.R.S.I. nei flussi del sogno…
Inizia ora … E buon viaggio…
Ricordati, come ti ricorda ‘Alice nel paese delle miserie’ (libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line) che le vie del sogno, come della vita, ci portano ad incontrare miserie e meraviglie… Ed è un viaggio che tutti dobbiamo compiere…

Dall’analisi razionale all’esplorazione emotiva

Il nostro comportamento, le nostre esperienze emotive e i rapporti con gli altri sono spesso guidati da pensieri automatici, distorti e irrealistici. Pensieri che generano sofferenza, difficoltà con gli altri e ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi.
È importante riconoscere questi pensieri quando governano le nostre reazioni in modo da disinnescarli o neutralizzarli. Ma, per un efficace cambiamento di comportamento, per la sostituzione con altri pensieri più utili e per la riduzione della sofferenza da essi generata, non basta identificarli e comprendere la loro disfunzionalità. Spesso, infatti, nonostante li staniamo nella loro irrazionalità, non riusciamo a non farci influenzare dal “significato” che diamo a questi pensieri. Ecco un esempio. “Se…” un amico stasera ha detto no ad una mia richiesta di uscire, “allora vuol dire…” che non è mio amico oppure che io non merito la sua amicizia o che non sono una persona interessante o che è stufo di me o che mi odia o che gli sto antipatico. Dunque, in questa circostanza, un singolo aspetto della nostra esperienza (il no ricevuto) viene “generalizzato” a colorare l’intera esperienza, la relazione e l’idea di sé.
Altro esempio. Ingigantiamo piccole frustrazioni e minimizziamo importanti riconoscimenti positivi. Tendiamo ad estremizzare in modo a noi sfavorevole alcune critiche ricevute come fossero segno della nostra totale incapacità, rimproveriamo piccoli errori degli altri come se fossero segni della loro malevolenza nei nostri confronti. Magari poi gesti di affetto ricevuti non vengono nemmeno colti tantomeno valorizzati oppure esperienze positive per cui essere grati, orgogliosi e riconoscenti vengono considerate irrilevanti. In sintesi, siamo spesso facili a condannare ferocemente aspetti negativi degli altri o di noi stessi così come siamo propensi a non riconoscere e non apprezzare le cose buone che viviamo, riceviamo e sappiamo donare agli altri.
Terzo esempio. Con un senso di assoluta certezza, riferiamo  a noi stessi il comportamento di un’altra persona, ad esempio un’espressione corrucciata che vediamo sul volto, interpretandolo e vivendolo come negativo, giudicante, malevolo, intenzionalmente ostile nei nostri confronti quando obiettivamente non ci sono motivi per considerare reale questo nostro stato d’animo.
Altre volte, i pensieri automatici inconsapevoli disturbanti prendono la forma, di ‘doveri assoluti’. Ci sentiamo braccati dai nostri pensieri da cui ci sentiamo ‘obbligati’ ad attuare necessariamente un certo comportamento: “devo assolutamente e necessariamente… Essere il primo… Non commettere errori… Raggiungere quell’obiettivo… Farcela entro stasera…”. Questi e altri pensieri simili girano nella nostra testa come ‘parole attraverso cui imponiamo a noi stessi standard severi, eccessivi anche estremi di comportamento’, parole e pensieri che solo raramente ci sono di aiuto e quasi sempre sono invece fonte di stress oltre che di stati emotivi di autocritica spietata,  fallimento e scarsa autostima.
Ulteriore esempio. Rimuginarci e ruminare. Se gli esempi precedenti fanno riferimento a ‘contenuti distorti del pensiero’, esistono anche ‘processi disfunzionali di pensiero’ ovvero modi attraverso cui usiamo il nostro pensiero in modo non utile e anche dannoso. Ruminiamo in modo sterile su eventi accaduti (ieri o tanti anni fa), su errori commessi (da noi o da altre persone), ma senza che questo sforzo di pensiero sia veramente efficace a cambiare le cose, ad apprendere dagli errori, a modificare la situazione. In altri casi, invece, rimuginiamo sul futuro (domani o chissà quando) cercando risposte certe a situazioni incerte di cui non riusciremo mai ad avere ‘totale controllo e totale prevedibilità’, finendo per sfinirci in tentativi di rispondere a domande che al presente ‘non hanno risposta totalmente certa’.
In questi vari casi, ai fini della riduzione della sofferenza, non è sufficiente riconoscere che il pensiero che seguiamo è irrazionale e che quindi basterebbe sostituirlo con un pensiero più realistico ed utile a guidare la nostra interpretazione delle cose e il nostro agire.
È fondamentale integrare l’analisi razionale con la ricerca della comprensione dei ‘motivi’ per cui la persona, nonostante riconosca la distorsione del suo pensiero e i suoi effetti negativi, non riesce a staccarsi da quel modo di pensare.
Spesso l’esplorazione dei motivi da comprendere ci porta a riconoscere il ‘bambino ferito’ dentro di noi. Il ‘bambino ferito’ o la ‘ferita interiore’ sono metafore psicologiche per descrivere le nostre esperienze dolorose del passato che ancora oggi ci influenzano nel modo di pensare, sentire e agire. La ‘ferita’, ‘da dentro’, governa pensieri, emozioni ed azioni dell’adulto che siamo, in teoria razionale, consapevole e capace di scelte utili e realistiche.
Quei pensieri distorti hanno avuto origine nei primissimi anni di vita della persona che ha cominciato a funzionare in base a quei pensieri e nel tempo si è abituata ad interpretare la realtà e a dare senso alle esperienze in quel modo problematico. Oggi quella ‘ferita’ produce sofferenza emotiva, sintomi psicologici e fisici, problemi interpersonali. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere, finalmente, forse per la prima volta, riconosciuto e validato nei suoi bisogni e nella sua unicità.
La cura dei pensieri richiede, dunque, anche la cura delle ‘emozioni ferite’. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere preso per mano ed essere accompagnato in modo rispettoso e amorevole nella sua crescita come individuo.
Fuor di metafora, ogni percorso di cura, guarigione, cambiamento e crescita passa attraverso una ‘cura delle emozioni’: imparare a riconoscerle, validarle come legittime, dotarle di senso e regolarle nella loro espressione nei rapporti interpersonali e nelle scelte di vita.
In conclusione, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Potrai trovarci tanti esempi e tanti esercizi di auto-esplorazione al servizio di azioni concrete per modificare i pensieri distorti, ridurre le modalità di pensiero disfunzionale e curare le ‘emozioni ferite’.

32. Estate meravigliosa. Parola alle parole

Oggi per la tua estate meravigliosa ti suggerisco una pratica di auto-osservazione. Attenta e auto-disciplinata. Considerala un gioco, considerati un bambino esploratore curioso e gioioso.
NOTA L’EFFETTO CHE LE TUE PAROLE HANNO SUGLI ALTRI…
NOTA L’EFFETTO CHE LE PAROLE DEGLI ALTRI HANNO SU DI TE…
Per cercare il primo effetto, osserva le reazioni degli altri, ascolta cosa rispondono direttamente o indirettamente e, quando possibile, chiedi proprio cosa hanno pensato e provato a seguito di ciò che tu hai detto.
Per cercare il secondo effetto, nota cosa provi e cosa pensi, cosa pensi e cosa provi dopo aver sentito certe parole e discorsi da certe persone.
Le parole possono accarezzarci o prenderci a schiaffi… Possono invitarci al sublime o prenderci a morsi…
Le parole possono essere foglie al vento o nuvole passeggere di cui nemmeno ci accorgiamo…
Le parole possono essere sassi pesanti che cerchiamo inutilmente di masticare e che evidentemente non riusciamo proprio a digerire…
Le parole veicolano pensieri…
I pensieri entrano nel cuore… Generano emozioni… Possono nutrirlo come possono ferirlo…
I pensieri veicolano convinzioni e credenze su sé e sul mondo…
Le credenze costruiscono storie con cui diamo senso al mondo e mappe da cui ci facciamo guidare nelle relazioni e nelle decisioni…
Conoscere il potere che diamo a parole, pensieri ed emozioni è la via per prendere in mano la direzione della nostra vita…
La pratica che ti suggerisco può sembrare un po’ troppo complicata ed in effetti richiede il tuo impegno attento. Quotidiano, momento per momento… Ma i risultati che ne puoi trarre sono illuminanti per la tua consapevolezza e molto utili per la tua efficacia interpersonale.
Prendila come un gioco, estivo, leggero e anche per tutta la vita.
Se ordini ‘Alice nel paese delle miserie’, direttamente in libreria oppure on line, puoi cominciare col notare l’effetto che fa su di te (e sugli altri) la tua attenta lettura e applicazione degli spunti del libro riguardanti la comunicazione e le relazioni.

31. Estate meravigliosa. Trasforma la tua critica nell’espressione del tuo bisogno

Potrai certamente notare anche tu che molti nostri scambi nelle relazioni quotidiane sono pieni di critiche, rimproveri e giudizi che, non proprio amorevolmente, siamo abituati, chi più chi meno, a far circolare nelle nostre comunicazioni. In famiglia e al lavoro, con gli amici e anche con noi stessi…
Le critiche fanno bene se sono espresse in modo rispettoso e mirato a far crescere la persona a cui sono indirizzate…
Le critiche fanno male se sono espresse, più o meno consapevolmente, con aggressività, rabbia e disprezzo che, direttamente o indirettamente, esprimono la frustrazione di chi le sputa come veleno…
Quando c’è frustrazione c’è sempre un bisogno non ascoltato e non appagato…
Allora oggi, per la tua vita meravigliosa, ti suggerisco:
TRASFORMA LA TUA CRITICA NELL’ESPRESSIONE DEL TUO BISOGNO!
Invece di criticare, svalutare, attaccare, aggredire, colpevolizzare, disprezzare, rimproverare e via giudicando, cogli, nei tuoi pensieri, nelle tue emozioni e nelle tue espressioni, qual è il tuo bisogno frustrato e portalo in maniera esplicita all’altro, magari meglio se accompagnato da una richiesta specifica e concreta che puoi fare alla persona affinché possa agire per la soddisfazione del tuo bisogno.
Questo suggerimento non è garanzia di sicuro successo e soddisfazione del bisogno, ma certamente porta almeno tre risultati:
1. Riduci in modo significativo il veleno reciproco…
2. Comprendi meglio cosa vuoi veramente…
3. Capisci come procedere in maniera efficace in direzione della tua soddisfazione…
Se non ti basta allora puoi anche iniziare a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, ordinandolo direttamente in libreria oppure on line.