Tre flussi, tre lussi, tre pratiche per tutti

Negli ultimi anni, lo sviluppo di un sé compassionevole sta prendendo una posizione sempre più centrale e importante come dimensione curativa della psicoterapia.
In termini laici e concreti, la compassione è un assetto mentale fondamentale che sia il terapeuta sia il paziente possono ‘allenare’. Praticare per diventarne esperti.
La compassione è la sensibilità a cogliere la sofferenza, propria e altrui, per impegnarsi ad alleviarla.

La compassione si realizza in tre direzioni o flussi:
1. Da sé verso gli altri
2. Dagli altri verso sé
3. Da sé verso sé

Tre necessità basilari al servizio del proprio benessere, personale e interpersonale.

La compassione e l’autocompassione mitigano la voce del giudice interiore freddo e sprezzante che ci viene a trovare nei momenti di difficoltà per dirci che “sei fallito, incapace, il solito piagnone” o qualche altro complimento del genere con cui ‘vorrebbe incoraggiarci’… Ma finisce per affossarci ancora più giù…
La compassione, che sia per gli altri o dagli altri o da te verso te stesso, aiuta la persona a rispettare il suo dolore e anche ad impegnarsi per alleviarlo e superarlo. Impegnarsi al meglio possibile. Osservare il dolore, senza giudicarlo. Imparando ad accettarlo per quello che è. Anche perché quando lo accettiamo stiamo cambiando il nostro rapporto con la sofferenza in un modo che la riduce o la rende per noi più sostenibile.
Senza colpevolizzare e affossare la già affranta stima di sé e, al tempo stesso, invitando a prendersi la responsabilità di fare qualcosa per quel dolore, per accettarlo e trasformarlo, per andare oltre e, dopo il periodo difficile che si è dovuto affrontare, riprendere il cammino verso una vita di senso e di valore. Una vita guidata dai valori consapevolmente scelti: agire motivati da ciò che è importante per sé, per le proprie relazioni, quelle vicine e più in generale per l’umanità intera.
Praticare la compassione è impegnativo perché siamo abituati a praticare il giudizio. Siamo abituati a dare consigli prima di aver veramente ascoltato. Siamo abituati a dare consigli che partono dal nostro punto di vista invece che da un’accurata comprensione del punto in cui si trova l’altro e da cui percepisce e dà senso al mondo. E anche quando l’altro siamo noi stessi siamo abituati a riempirci di ciò che ‘dovremmo fare’ piuttosto che ad ascoltare veramente ciò sentiamo e ciò di cui abbiamo profondamente bisogno…
Per iniziare a praticare la compassione, quando ti trovi in una situazione difficile e dolorosa, puoi:
– Notare il tuo critico interiore in azione, quella voce interna giudicante e colpevolizzante che ti accompagna con rimproveri, critiche, svalutazioni… “Hai sbagliato, un’altra volta, come sempre”, “non sei mai all’altezza”, “sei sempre il solito…”, “non riuscirai mai…”, “altri al tuo posto ce l’avrebbero fatta…”
– Cercare di comprendere i motivi per cui il tuo critico interiore vorrebbe aiutarti, ma usa atteggiamenti, modi, parole e toni che non sono giusti per te…
– Esprimere al tuo giudice interiore gratitudine per le sue intenzioni, ma anche chiedergli di usare altri modi, toni e parole… Più gentili, calme, rispettose, amichevoli… “capisco che mi vuoi aiutare, ma in questo modo mi fai stare ancora più male”, “apprezzo la tua intenzione amorevole, ma in questo modo duro e rigido aggiungi dolore inutile al dolore inevitabile…”

Strano? Bizzarro?

Prova e vedi l’effetto che fa…

All’inizio potrebbe sembrarti effettivamente strano, bizzarro, folle oltre che assolutamente inutile… Ti invito a provare e continuare con fiducia… Notando gli effetti che ha sulla tua esperienza emotiva e sulle tue sensazioni corporee…

… Che tu possa sentirti sicuro e protetto, amato e stimato, libero e coraggioso…

Vero e vero

Oggi un esercizio…
Carta e penna… Quando possibile da fare anche in gruppo… In famiglia…
Segui queste suggestioni…
Inizia scrivendo:
È vero che… Scrivi un pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Un pensiero negativo sulla vita…
È vero che… Un pensiero negativo sugli altri…
È vero che… Un pensiero negativo su te stesso…
È vero che… Scrivi ogni altro pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Trova pensieri negativi facendoti guidare dalla tua tendenza naturale ed umana, tutti ce l’abbiamo, a giudicare, criticare, colpevolizzare, svalutare, vedere quello che manca, vedere il negativo, vedere il pericolo, vedere quello che avresti potuto fare e non hai fatto, quello che gli altri avrebbero dovuto fare e non hanno fatto…
Sii curioso e giocoso verso questa parte di te, che tutti noi esseri umani abbiamo, questa parte che tanta parte gioca nel tuo sentire quotidiano… Nel tuo pensare quotidiano… Nel tuo comportamento quotidiano…
Lascia che emerga quello che emerge quando dai espressione a questa parte… Di te… Di tutti noi…

Ora ti chiedo di spostare la tua attenzione…
Ora accedi ad una ‘posizione interiore positiva’… Qualunque cosa voglia dire per te… Magari è una posizione di … Forza… Saggezza… Calma… Calore… Sicurezza… Gentilezza… Gratitudine… Accettazione… Impegno… Amore… O qualunque altra cosa tu intendi e senti come ‘posizione interiore positiva’…
Quindi … Da questa posizione meravigliosa… Riprendi le frasi precedenti e affianco ad esse… Scrivi …
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…

Non ti preoccupare del risultato… Impegnati semplicemente a fare questo esercizio… Più lo fai… Più e più volte… Più puoi allenarti a contattare e sviluppare questa tua ‘posizione interiore positiva’… Meravigliosa…
Anche questa POSIZIONE INTERIORE POSITIVA MERAVIGLIOSA è una potenzialità che appartiene a tutti noi esseri umani… Aspetta solamente che tu la ‘alleni’… In modo che possa sempre più guidare il tuo sentire, pensare e agire quotidiano…

Alice nel paese delle miserie. Il libro

Oggi proprio oggi è il giorno giusto per iniziare a trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie.
Questo potrebbe essere un mantra da leggere ogni giorno, più volte al giorno, anche oggi, proprio oggi, primo giorno del resto della tua vita.
Ti invito a farne una scelta di vita. Impegnarti a creare la tua vita meravigliosa. Una vita certamente non perfetta, non esiste!!!
Anzi no, esiste. La vita è perfetta quando accetti che non esiste la vita perfetta.
Ti invito a rintracciare le tue miserie. I tuoi modi di funzionare, con te stesso e nelle relazioni, modi che ti procurano stress. I tuoi modi di pensare e di agire che generano la tua sofferenza. La tua corazza caratteriale costruita negli anni, che a volte sembra una corazzata inaffondabile, a volte è piena di falle che la portano a picco.
Ti invito a cercare quello che c’è ma non si vede, non sempre almeno, non immediatamente, eppure è lì, nel tuo modo di essere, che condiziona ciò che fai e ciò che succede nella tua esperienza di vita.
Ti invito, nonostante la paura, ad affidarti al tuo coraggio di farti guidare dai tuoi desideri.
Ti invito, nonostante tanti limiti e l’impotenza, ad impegnarti per la creazione di una vita basata su ciò che per te è importante, su ciò che ha per te valore, per rendere la tua vita degna di essere vissuta.
Ti invito a contattare la tua capacità di meravigliarti, sempre e comunque. A cercare la speranza anche nella disperazione, a creare un senso anche se a volte un senso non sembra esistere.
Ovviamente ti invito a leggere il mio libro ‘Alice nel paese delle miserie’ e ti ringrazio in anticipo per come vorrai condividerlo, per farne pratica concreta di consapevolezza e responsabilità, individuale e nei rapporti interpersonali. 🙏🍀

Lasciati contagiare

Da cosa vuoi farti contagiare in questo nuovo anno?

Lascia che la rabbia giusta contagi ogni tua azione per mettere limiti e confini e non farti invadere da chi ti vuole succhiare energie.

Lasciati contagiare dalla paura giusta che ti aiuti a schivare i pericoli e proteggerti da chi minaccia seriamente e veramente alla tua salute fisica ed emotiva.

Lasciati contagiare dalla tristezza utile a cercare il conforto nei momenti e nei luoghi giusti e soprattutto dalle persone giuste.

Lasciati contagiare dal senso di colpa che ti fa prendere la responsabilità di quello che devi fare e ti fa scaricare di compiti e doveri indebiti che non ti riguardano.

Lasciati contagiare dalla vergogna divertente che ti fa sentire ridicolo ma non per questo uno schifo senza valore.

Lasciati contagiare dalla gioia, perché certamente puoi trovare motivi per essere gioioso e anche senza motivi particolari, semplicemente perché hai diritto alla gioia.

Lasciati contagiare dai tuoi sogni, dalla tua fantasia che ti indicano la via…

Lasciati contagiare dalla bellezza nascosta (ma nemmeno troppo) di un quadro, di una canzone, di un libro, di un tramonto, di un’alba, di una giornata di pioggia o di sole…

Lasciati contagiare dal profumo del mare, della terra bagnata, dei camini accesi…

Lasciati contagiare dal tempo di cui puoi essere padrone, per riempirlo di cosa veramente è importante per te.

Lasciati contagiare dell’impegno concreto a fare ciò che devi fare per andare dove vuoi andare.

Lasciati contagiare dalla serenità perché tutto non è possibile, ma tu puoi sempre trovare strade per essere felice e appagato.

Lasciati contagiare dalla gratitudine perché ti permette di riconoscere il valore che appartiene alla tua vita.

Da cos’altro vuoi farti contagiare?

Lasciati contagiare…

Grazie 2020!

Se è vero che la fine dell’anno è il momento dei bilanci e per prevedere e programmare il nuovo, è altrettanto vero che quest’anno ci ha insegnato che ogni programmazione sembrerebbe inutile, un atto ridicolo di fronte all’imprevisto che bussa sempre alla porta e … che ti porta? Ti porta in casa la frustrazione, il fallimento, l’impotenza. Con annessi dolore, rabbia, preoccupazione.
Se, infatti, come ad ogni fine anno, fai l’analisi dei risultati raggiunti rispetto agli obiettivi che ti eri posto e per cui hai lavorato duramente e ti sei impegnato profondamente, probabilmente quest’anno, più di altri anni, sarà facile scoprire tanti obiettivi non raggiunti. Diverse frustrazioni e delusioni. Volevi aumentare le tue entrate, ma il lavoro si è ridotto (quasi per ogni mestiere o professione e per tanti tanti imprenditori). Volevi acquistare un’auto nuova o addirittura farti casa, ma… Una vacanza da sogno? Rimandata a causa dell’incubo contagio. Tanti concerti e teatro, tante rinunce. Almeno allo stadio vicino alla tua squadra del cuore!? Macché, niente da fare. Per non parlare di tanti altri grandi e piccoli obiettivi in diversi ambiti della tua vita, da solo, in famiglia, con gli amici.
Al tempo stesso, tanta incertezza fa risaltare e ci mette in contatto con alcune nostre certezze. Certezze già chiare. Certezze che rispondono all’ispirazione contenuta in alcune domande: chi voglio essere? Quali sono i miei ‘valori inespugnabili’ perfino dal covid-19? Cosa è importante per me? Quale direzione voglio continuare ad avere nella mia vita oltre ogni lockdown?
Gli obiettivi non raggiunti ci possono aiutare a mantenere la direzione scelta, sempre ben radicati, piantati sulla consapevolezza di cosa per noi è importante e vogliamo sia presente nella nostra vita. Anche con pochi soldi e poco lavoro, forse anche con lutti, separazioni e perdite subite, anche con alcuni aggiustamenti di programmi, anche con limiti e rinunce, cosa per te è rimasto fondamentale?
Grazie 2020! Perché mi hai permesso di capire l’importanza di non raggiungere gli obiettivi e ciò nonostante di mantenere la mia rotta verso la vita che voglio costruire.
Uno spunto pratico di riflessione e azione: scrivi la persona che vuoi essere (fatti aiutare dagli aggettivi qualificativi)… Forte, capace, intelligente, generoso, rilassato, sereno, ambizioso, ecc. Ecc. Ecc.
Scrivi ruolo per ruolo la persona che vuoi essere: un partner… Un lavoratore… Un figlio… Un genitore… Un amico… Ecc. Per ogni ruolo scegli almeno tre caratteristiche che vorresti incarnare…
Scrivi la vita che vuoi vivere…
Scrivi cosa ti serve veramente…
Cosa già è a tua disposizione e cosa no…
Cosa è veramente fondamentale e cosa è preferibile ma anche ‘rinunciabile’…
E passa all’azione: definisci l’obiettivo specifico, concreto, realistico, entro quando vuoi realizzarlo, le risorse da reperire e via così…
Mantieni la direzione dei tuoi valori… E mettiti in azione: la prima azione utile, anche minima, per cominciare a realizzare la vita che voglio e la persona che voglio essere è…
Sarà la fine dell’incubo dell’impotenza e l’inizio concreto del tuo percorso verso ciò a cui aspiri profondamente…

La pratica della gratitudine e…

La pratica della gratitudine è la contemplazione del valore che appartiene alla tua vita. Quanto pratichi? Quanto sei abituato a valorizzare la bellezza che è parte della tua vita? Quanto lo fai con regolarità?
Sì, anch’io ti sto per dire (e non è la prima volta): INIZIA A SCRIVERE UN DIARIO DELLA GRATITUDINE. Un diario della gratitudine contiene semplicemente (è semplice se lo fai) le tue annotazioni di ciò che di valore, bellezza, pienezza e nutrimento appartiene alla tua vita. Oggi. Ora. Ti basta scrivere SONO GRATO/GRATA PER… Imparando a guardare, riconoscere, apprezzare, nutrirti di ciò che è per te presente e disponibile…
Più lo fai, più ci trovi, più è disponibile per te la gioia e ogni altra emozione di appagamento e valore…
Il tuo diario della gratitudine lo puoi fare comunque come vuoi e quando vuoi e quanto vuoi… Il diario è semplicemente lo strumento attraverso cui tu esprimi la tua capacità di sentirti grato/grata…
Al tempo stesso, ti invito a notare un atteggiamento della tua mente e a prevenirlo per prevenire ansia e depressione. O, meglio, ad usarlo in modo giusto, utile per te.
Potresti, infatti, sempre guardare quel diario, pieno di bellezza e valore, e pensare a quello che non c’è e che vorresti ci fosse, prima o poi. Questo potrebbe attivarti per le tue ambizioni e i tuoi scopi, personali e professionali, relazionali e anche spirituali, ma potrebbe anche farti sentire sempre inadeguato, mai all’altezza, mai appagato, mai fermo a godere il ricco e pieno presente, ma sempre orientato a guardare il futuro incerto e il presente mancante di qualcosa.
Oppure, ahi te, potresti confrontare il presente con quello che c’era in passato e che ora non c’è più. Certo, se si tratta di persone perdute o di progetti andati storti, è giusto, sano e utile per te, che tu viva alcune emozioni dolorose: tristezza, dolore, rabbia, mancanza, solitudine, sconforto, scoraggiamento, ecc. Sono emozioni sane perché conseguenza di un senso di perdita e non realizzazione… Ciò che non è sano è fermarti a sguazzare nel brodo depressivo fatto di disperazione, senso di fallimento, autosvalutazione. Ogni sano processo di lutto ha il suo inizio e la sua fine…
Dunque, praticare la gratitudine significa riconoscere la pienezza di ciò che siamo e ciò che abbiamo, imparando anche ad accettare serenamente il vuoto: ciò che c’era e non c’è più, ciò che non c’è mai stato e forse mai ci sarà…

Due fatiche più un’altra

Rimorsi e rimpianti sono i denti velenosi dell’idea di perfezione. Di una vita perfetta. Sono pensieri e stati d’animo dolorosi che mordono dentro. Sono frutti marciti dell’idea di una vita ideale a fronte di una vita reale. Realmente vissuta, un bel po’ scelta e anche capitata. Perché è ovvio che la vita è una. Per come l’abbiamo scelta e continuiamo a sceglierla ogni giorno, ogni istante del nostro procedere in questo mondo. Perché è ovvio che sarebbe potuta essere in infiniti altri modi. Che avremmo potuto scegliere l’altra strada, aprire l’altra porta.
La mente è malata di questo bisogno di perfezione e di onnipotenza. Vorremmo essere tutto e il contrario di tutto. Vorremmo avere tutto e non perdere niente. On/off. O la vita o la morte. Espressioni queste estreme di un rapporto con la realtà che non prevede alcuno scarto tra il nostro desiderio e il suo appagamento. Sempre e comunque.
In mezzo a tanto dolore, tristezza, rabbia e rancore. Paura, vergogna e senso di colpa per ciò che non abbiamo avuto, per ciò che non ci è stato dato e per ciò che non siamo stati capaci di ottenere, dobbiamo farci aiutare.
Spesso nella frustrazione e nella delusione di una giornata o di una vita intera, ci facciamo aiutare dai sogni e dalle fantasie. I sogni a occhi chiusi ci fanno conoscere le infinite potenzialità perdute, le vite vissute che avremmo voluto e vorremmo, ma che restano censurate. Le fantasie a occhi aperti ci immergono in vite da leggere nella vita degli altri, vicini e lontani, reali e immaginari, da assaporare immaginando la loro piena felicità, illusione attraverso cui possiamo nutrirci di ogni occasione, di vivere vite alla perfezione.
Ma almeno altri due altri strumenti sono a nostra disposizione per far pace con la vita.
Dobbiamo farci aiutare dalla ACCETTAZIONE. Dal trovare il senso sereno di quello che è e non il perché lacerante di quello che avrebbe potuto essere.
Dobbiamo farci aiutare dalla GRATITUDINE. Grazie al mondo, alla vita, agli altri, a noi stessi. Riempirci del pieno piuttosto che lamentarci del vuoto.
Certo che non è facile, anzi molto faticoso.
Come dice il saggio, il rischio è di fare due fatiche: ti incazzi e ti scazzi. Tanto ti devi scazzare di fronte alla potenza dell’impotenza, all’onnipotenza dell’imperfezione. Tanto vale scegliere una terza fatica, quell’altra strada che ognuno di noi può tracciare a suo modo…

Quanti mila caffè!?

Quanti caffè prendi al giorno? Per ogni caffè che gusti, esprimi qualcosa per cui sei grato. Magari scrivilo su un quadernino che avrai appositamente acquistato per riempirlo con tante cose belle che riempiono la tua vita ora.
Quante sigarette fumi al giorno? Prima di accenderla trova qualcosa per cui sei grato e che rende la tua vita veramente bella e ricca. Così accendi la tua vita. Altrimenti non ti accendere nemmeno la sigaretta.
Quante volte vai sui social? Ogni volta che stai per aprire la solita app, prima di aprirla apri il tuo cuore ad esprimere la gratitudine che provi per ciò che appartiene alla tua vita.
Quante volte imprechi contro qualcosa o qualcuno? Ogni volta che imprechi mettici vicino anche una preghiera di gratitudine. Impegnativo? Sarà bellissimo!
Quante volte ti lamenti per le cose che non vanno come dovrebbero andare e per le persone che non sono come vorresti? Per ogni lamento esprimi anche un gradimento. Cosa ti piace della tua vita per cui puoi essere grato. Alle cose. Agli altri. A te stesso. Alla vita.
Quante volte sbuffi? Ogni sbuffo è un’emozione negativa. Allora vai in pareggio; dopo ogni sbuffata una gratificata: trova cose piacevoli che appartengono alla tua quotidianità, per cui essere grato. Smetti di sbuffare, mettiti a cercare…
Quante volte ti ritrovi a sospirare? Facci caso! Ad ogni sospiro aggiungi un respiro di gratitudine per ciò che la vita ti ha dato, per ciò che gli altri ti hanno dato, per come riesci ad ottenere cose buone della vita.
Insomma hai capito. A fronte di gesti, comportamenti, momenti abitudinari puoi agganciare un atto di gratitudine… Chissà come andrà?
Grazie per l’attenzione che mi hai dedicato e grazie anticipate per la condivisione che vorrai fare di queste parole in gratitudine…

‘P – factor’. Un viaggio

Il dolore fa crescere e anche la paura, anche se probabilmente un po’ tutti vorremmo crescere senza incontrarne più di tanto. Crescere ti richiede di mettere ordine nel caos e nell’imprevedibilità che ti arrivano, prima o poi, tanto o poco, anche se un po’ tutti vorremmo crescere sperando di schivare il più possibile la sofferenza e imparando a cogliere le opportunità. Così è la vita… Certo è meglio la serenità che la tragedia, diremmo tutti.
La nostra vita ci fornisce sostanzialmente interrogativi a cui noi “dobbiamo” rispondere, siamo chiamati ad affiancare punti esclamativi.
La nostra vita si svolge tra ciò che troviamo e ciò che non troviamo. Tra ciò che lasciamo e ciò che troviamo. E ogni tanto ci interroghiamo sulla distanza che esiste tra ciò che siamo e ciò che vorremmo e avremmo voluto essere. Ma anche tra ciò che siamo stati e ciò che non siamo più. E a volte questi temi ci procurano gioia, molto più spesso dolore.
Chi veramente fa i conti con dolore, paura, malattia, perdita, disillusione (tutti noi?) deve necessariamente cercare la luce dentro al buio… Per non sprofondare nell’oscurità, qualunque forma essa possa assumere…
E quindi ognuno ha il suo viaggio da compiere… Eroico o meno che sia… Di cui conosciamo, forse, l’inizio, ma la cui fine dobbiamo cercare di inventare…
Viaggio che si svolge sempre tra regole e immaginazione, tra testa e cuore, tra ragione e sensazioni.
Viaggio in cui devi saperti muovere dentro le certezze rassicuranti e i confini che delineano il percorso, per imparare gradualmente a sfidare i tuoi limiti, imposti e autoimposti, senza mai perdere la testa, qualità che ti permette di perderla solo al momento giusto…
Viaggio che ciascuno compie col personale bagaglio. Di predisposizioni caratteriali ed esperienze precoci, di tendenze innate e di abilità acquisite. Doti naturali e percorsi evolutivi. Bagaglio di dolore e paura e di strategie che abbiamo inventato per cavarcela. Bagaglio di risorse e di limiti personali. Bagaglio in cui ognuno ha messo anche un po’ di certezze su cui poggiarsi e un po’ di imprevisti da imparare a governare.
Fino a quando non funziona qualcosa. Qualcosa non funziona più. Il controllo che, anche solo inconsapevolmente, hai avuto finora lascia il posto a qualcosa che sfugge, che ti sfugge. L’imprevisto diventa ingovernabile.
Prima alcuni segni che non sempre riesci ad interpretare… Poi segnali più chiari, che magari vedi, riconosci come anomalie, ma che tendi a trascurare… Quindi i sintomi, stai male, esprimi una qualche forma e grado di malessere: sei sempre stanco e deconcentrato, il lavoro diventa sempre più “l’attesa del fine settimana”, ciò che fino a ieri ti appassionava ora lo vivi in modo spento, demotivato. Sei costantemente annoiato, quasi sempre incazzato, anche tristezza e ansia ti vengono a trovare sempre più spesso. Ogni relazione ne risente, a casa, al lavoro, in coppia, coi figli, con gli amici. I pilastri in cui ti sei finora riconosciuto e identificato sembrano scricchiolare. Ti senti diverso dal solito, diverso da come sei sempre stato e anche gli altri, più o meno vicini, cominciano a vedere che qualcosa non va nel tuo modo di stare al mondo, nelle relazioni, nella quotidianità.
Il tuo corpo si lamenta, la tua mente si lamenta, tu ti lamenti. Lamenti che hanno bisogno di ascolto. Lamenti che sembrano inascoltabili.
Gradualmente insidiosa, una “parte malata” sta invadendo la tua personalità. Malessere fisico, emotivo, relazionale. Qualcosa è cambiato, si è rotto, si è inceppato o qualcosa del genere. Lo smarrimento che altre volte hai incontrato lungo il viaggio e che hai sempre superato con un senso di sfida, evoluzione, potenza e controllo, oggi è uno smarrimento in cui ti senti “profondamente” perso…
Ora comincia un altro viaggio. In almeno tre tappe, da percorrere necessariamente, anche se, come sempre, ciascuno a suo modo.
Prima. Sto male…
Seconda. Ho bisogno di aiuto…
Terza. Devo farmi aiutare…
Il resto è tutto da percorrere… in infinite forme possibili…
Grazie Luca per il tuo insegnamento…
Grazie Luca per il tuo libro, che invito tutti a leggere e diffondere: ‘P-Factor. La variabile Parkinson nella mia vita’. (Luca Berti. Youcanprint Edizioni).
Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza, il viaggio che stai facendo, forse unico e diverso da altri viaggi, forse simile al viaggio che ciascuno di noi compie…

Una pietra in regalo

Una donna saggia che viaggiava attraverso le montagne trovò una pietra preziosa in un ruscello. Il giorno dopo trovò un altro viaggiatore che stava morendo di fame e la donna saggia aprì la borsa per condividere il suo pasto. L’affamato viaggiatore vide la pietra preziosa e chiese alla donna se gliela dava. La donna lo fece senza esitare. Il viaggiatore partì, compiacendosi della sua buona fortuna. Sapeva che la pietra valeva sufficientemente per dargli sicurezza per tutta la vita. Ma qualche giorno più tardi tornò a restituire la pietra alla donna saggia. “Ho riflettuto” disse “sul valore della pietra, ma te la restituisco con la speranza che tu mi possa dare qualcosa di ancora più prezioso”. Poi aggiunse: “Dammi quello che hai dentro di te che ti ha permesso di regalarmi la pietra”.

Cosa ti ispira questa storia?

Cosa ti fa pensare rispetto alle tue relazioni interpersonali?

Dove trovi la vera ricchezza?