Anche Totò è stato un bambino innocente

Osserva lamento e giudizio come modalità comuni dell’attività quotidiana, anzi come le attività più comuni del quotidiano vivere e convivere. Lamentarsi di una realtà insoddisfacente diversa da come la desideriamo. Si tratti di cose o persone, si tratti di un lamento manifestato all’esterno o solo latente, dentro la persona, lamentarsi è sostanzialmente associato a giudicare quella realtà insoddisfacente perché non si adatta ai nostri desideri, non risponde positivamente ai nostri bisogni, non è come noi la vorremmo.

A questo lamentarsi giudicante si associano quindi una serie di emozioni. Rabbia, in primis, per… Ma anche tristezza per… Paura per… Senso di colpa per… Vergogna per… Disprezzo per… E altro ancora… Difficilmente emozioni positive sono compagne del lamento giudicante…

È fondamentale, dopo tanto lamentarsi, accedere al dolore… Alla propria ferita e sensibilità. La propria storia di vita ha tracciato i solchi della personale sensibilità a quelle frustrazioni, delusioni, mancanze, ingiustizie, violenze di cui ci lamentiamo.

E, alla fine, solo l’amore cura il dolore. Attribuire senso per smettere di giudicare, comprendere la ferita dolorosa dietro ogni comportamento, anche il più aberrante. Che non significa affrancare la persona da necessarie responsabilità rispetto al proprio agire, ma semplicemente incorniciare le azioni in un significato più ampio in cui possono trovare spazio anche l’amore e la gratitudine.

Queste 4 fasi così accennate (lamento giudicante, reazioni emotive negative, accesso al dolore, amore e gratitudine) delineano un possibile percorso di cura e di guarigione delle ferite. Anche dopo grandi frustrazioni e ingiustizie, delusioni e disperazione, si può superare un enorme dolore accedendo alla propria capacità di perdonare, amare ed essere grati. Un percorso di cura e di evoluzione personale…

L’orologio di Charles Baudelaire

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;
il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.
Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!
Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!
Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.
Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

In che modo questa poesia racconta di te? Qual è il tuo rapporto col tempo? Tempo, ricordati, che scorre inesorabile? Che tempo dai e che spazio al tuo piacere? Che tempo dai e che spazio alle attività che veramente rendono la tua vita, come ogni singola giornata, dal primo all’ultimo giorno, piena di piacere e degna di essere vissuta? E di cosa è fatto il tuo piacere?
Quanto riesci a portare il piacere nella tua vita? Quanto ti fai sommergere dai sensi di colpa?
Cosa stai facendo per rendere la tua vita il più possibile vicina a come la vuoi? Cosa manca alla tua vita, ora, per essere, ora, proprio come la desideri? E che devi metterci?
Tante domande… Inizia a rispondere prima che sia troppo tardi… Buon anno!!!

Palle di Natale

Palle di Natale ovvero la consapevolezza di stare al di qua e al di là del giudizio. Giudichi e vieni giudicato. Stai sotto e sopra… Le palle di Natale…

Esercizio natalizio per comprendere questo e altro ancora …
Carta e penna o dispositivo elettronico…
Scrivi di getto, senza pensarci troppo, le persone che ti stanno ANTIPATICHE e perché…. Tutte quelle che ti vengono in mente e tutti i motivi…
Quindi…
Scrivi di getto, senza troppe riflessioni, le persone a cui CREDI DI STARE ANTIPATICO e perché… Tutte quelle che ti vengono in mente e tutti i motivi…
Basta. Ecco l’esercizio, tutto qui. Già avrai raccolto tanto materiale per comprendere, per capire e per agire, per assumerti la responsabilità di fare qualcosa di concreto rispetto a queste antipatie… Qualche antipatia sarà reciproca, qualche altra sarà unilaterale… Amen… È così… Va così… E tu puoi comunque scegliere di farci qualcosa…
Però…
“A Natale siamo tutti più buoni…”, quindi ti propongo una seconda parte dell’esercizio che avrai già intuito…
Scrivi di getto le persone che ti stanno SIMPATICHE e perché… E goditi la loro simpatia… Sii grato… Esprimi loro la tua gratitudine per come riempiono la tua vita di simpatia, gioia, serenità, umorismo, entusiasmo, allegria e qualunque altra bella sensazione positiva…
Quindi… Botta di autostima…
Scrivi di getto tutte le persone a cui CREDI DI STARE SIMPATICO e perché… E goditi le sensazioni positive che provi nel sentirti simpatico, apprezzato, ben voluto…
Ovviamente… Queste idee e rappresentazioni della realtà, di te, degli altri, della simpatia e di sua sorella… Mettile alla prova della realtà, verifica se effettivamente le idee che hai sono utili guide per interagire con gli altri… Cosa succede effettivamente quando avvengono questi incontri di simpatici e antipatici… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai…
Anche in questa seconda parte dell’esercizio avrai potuto capire tanto di te e delle tue relazioni… Comprensione e consapevolezza che ti potranno guidare nelle tue scelte rispetto alle persone della tua vita…
E buone feste!!!

Masterchef della felicità

Tutti cerchiamo qualcosa, forse tutti cerchiamo la felicità. In modo più o meno dichiarato. Chi sa dove sta? Chi sa come è fatta? Chi sa come si fa a sentirsi felici?Probabilmente definire la felicità è impresa ardua e misteriosa, quindi ancora di più raggiungerla, ma ciò non ci impedisce di continuare a cercarla, ad inventarla, ad inseguirla.
Come per tutti gli opposti, c’è un richiamo reciproco tra felicità e infelicità, tra piacere e dolore, tra serenità e tormento, tra pienezza e vuoto, tra tutti gli opposti che ci possono aiutare ad afferrare l’inafferabile.
Fuori dalle su esposte considerazioni astratte, concretamente, nel mio lavoro, le persone, nei modi e nei linguaggi più disparati, arrivano a chiedermi aiuto per cercare il benessere, la serenità, partendo da un’idea di riduzione dello stress e della sofferenza. Nella diversità delle storie personali, ciascun individuo finisce per confrontarsi con un percorso di cura verso la felicità (Serenità? Benessere?) che prevede di fare i conti con:
Dose quotidiana di FRUSTRAZIONI, perché non sempre le cose e gli eventi vanno come vorremmo.
Dose quotidiana di DELUSIONI, perché le persone non sempre pensano, agiscono e sono proprio come noi le vorremmo.
Dose quotidiana di IMPERFEZIONE della vita che tradisce continuamente le nostre aspettative di una vita ideale.
Il tutto condito da dosi più o meno imponenti di IMPOTENZA (non possiamo controllare tutto, anzi forse proprio poco) e di MISTERO (tanto comprendiamo e tanto ignoriamo di noi stessi, degli altri, del mondo).
Date queste condizioni, il resto è CONSAPEVOLEZZA ovvero capacità di creare la propria idea di felicità in base ai propri valori, bisogni e desideri e RESPONSABILITÀ ovvero capacità di adottare le azioni necessarie per creare le condizioni più favorevoli per raggiungerla e viverla.
Con aggiunta di GRATITUDINE e ACCETTAZIONE quanto bastano, per riconoscere, apprezzare e nutrirsi di quello che la vita ci dona, imparando a dire anche: “è andata così”.
Forse dentro queste coordinate si trova la strada per la felicità. La ricetta della felicità. Nello spazio tra ciò che vorremmo e ciò che rendiamo reale. E ognuno aggiunge ciò che vuole…

Dal letame nascono i fior. Una storia sulla perfezione e sul valore

C’era una volta un’anziana donna che aveva due grosse anfore appese alle estremità di una canna che portava sulle spalle. Una delle anfore aveva una crepa e perdeva un po’ d’acqua, mentre l’altra era perfetta e conservava sempre tutta l’acqua.
Alla fine del lungo cammino, dal fiume a casa, la vecchia donna restava con un’anfora piena solo a metà. Per due anni interi andò avanti così…
L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione.

Dopo due anni, che all’anfora difettosa sembrarono un fallimento senza fine, l’anfora disse alla donna: “io mi vergogno del mio difetto e dei guai che ti procuro”.
L’anziana signora sorrise: “non hai notato che dal tuo lato della strada risplendono i fiori, ma non dal lato dell’altra anfora? Io ho messo dal tuo lato della strada dei semi di fiori, perché ero consapevole del tuo difetto. Ora tu li annaffi ogni giorno quando torniamo a casa. Per due anni ho potuto raccogliere questi meravigliosi fiori e ornare la tavola con essi. Se tu non fossi esattamente così, come tu sei, non esisterebbe questa bellezza che adorna la nostra casa”.

… … …

Come spesso accade nella nostra vita quotidiana, le cose non sempre sono proprio quello che sembrano … Le ferite, i dolori, i fallimenti, le imperfezioni possono esprimere possibilità di bellezza, nutrimento e vitalità… Basta saper guardare con attenzione… Piantare semi e prendersene cura…

La pianta. Una storia sulla cura

Un uomo, duramente provato dalla vita, il quale aveva saputo mantenere sempre integra la sua serenità e il suo coraggio, sentendo avvicinarsi la fine, chiamò intorno a sé i figlioli, le nuore, i nipoti e i pronipoti e disse loro: “Voglio svelarvi un segreto. Venite con me nel frutteto”.

Tutti lo seguirono con curiosità e tenerezza, poiché sapevano quanto il vecchio amasse le piante. Con le poche forze rimaste e rifiutando ogni aiuto, l’uomo cominciò a zappare in un punto preciso, al centro del verziere. Apparve un piccolo scrigno. Il vecchio lo aprì e disse: “Ecco la pianta più preziosa di tutte, quella che ha dato cibo alla mia vita e di cui tutti voi avete beneficiato”.

Ma lo scrigno era vuoto e la pianticella che l’uomo teneva religiosamente fra le dita era una sua fantasia.

Nonostante tutto nessuno sorrise.

“Prima di morire”, proseguì l’uomo, “voglio dare ad ognuno di voi uno dei suoi inestimabili semi”. Le mani di tutti si aprirono e finsero di accogliere il dono. “E’ una pianta che va coltivata con cura, altrimenti s’intristisce e chi la possiede ne è come intossicato e perde vigore. Affinché le sue radici divengano profonde, bisogna sorriderle; solo col sorriso le sue foglie diventano larghe e fanno ombra a molti. Infine, i suoi rami vanno tenuti sollevati da terra; solo con l’aiuto di molto cielo diventano agili e lievi a tal punto da non farsi nemmeno notare”.

Il vecchio tacque. Passò molto tempo ma nessuno si mosse.

Il sole stava per tramontare, quando il figlio maggiore rispose per tutti loro:

“Grazie, padre, del tuo bellissimo dono; ma forse non abbiamo capito bene di che pianta si tratti”.

“Sì che lo avete capito. Mentre mi ascoltavate e mi stavate intorno, ognuno di voi ha già dato vita al piccolo seme che vi ho consegnato. È la Pianta della Pazienza”.

È la pianta della pazienza… e della saggezza… e dell’ascolto… e del rispetto… e del valore… e dell’amore … e anche di?

L’importante è sempre come curiamo (o trascuriamo) i semi che ci vengono donati …

365. Scommetti sull’anno migliore della tua vita

L’anno migliore della tua vita è quello che inizia oggi. Fosse aprile, ottobre o gennaio poco importa. Inizi a creare la vita che vuoi quando inizi ad agire nella direzione della vita che vuoi. La sai la vita che vuoi?

Se è vero che noi siamo frutto delle nostre azioni, allora non ti resta che agire… 365 giorni all’anno. Ogni giorno.
Senza troppe altre parole da aggiungere alle infinite già scritte e dette da tanti su motivazione e crescita personale, piano di vita e organizzazione del tempo, voglio suggerirti 3 strategie pratiche, seguendo il principio “rifletti il giusto e agisci senza aspettare di essere perfettamente pronto, impara dall’esperienza e correggi l’azione…”. 365 giorni all’anno. Ogni giorno. Rifletti e agisci, agisci e rifletti. Giusta misura per i tuoi risultati.

Prendi un quaderno e trasformalo nel tuo diario quotidiano, da oggi in poi per 365 giorni…
1. Ogni sera, pochi minuti per scrivere un pensiero rispetto a qualcosa per cui sei grato. Anche se la tua è stata una giornata infernale, puoi trovare qualcosa per cui essere grato. La vita, il respiro, i figli, il partner, i genitori, gli amici, il lavoro, la salute, qualcosa che ti riguarda in prima persona, una tua qualità, una risorsa, un risultato, ecc.; hai molteplici aree in cui trovare qualcosa per cui sentire gratitudine per come fornisce valore alla tua vita. Ogni giorno puoi riconoscere quanto vale la tua vita.
2. Ogni sera, scrivi qualcosa che domani farai per aggiungere valore alla tua vita. E fallo…
3. Ogni sera, valuta cosa hai fatto e cosa non hai fatto rispetto al tuo proposito del giorno precedente. Raccogli l’informazione, rifletti e agisci di conseguenza…
Se scrivi e segui il tuo diario in modo sistematico e disciplinato, l’anno prossimo a quest’ora sarà pieno di risultati raggiunti e informazioni preziose sullo stile di vita che stai portando avanti e sarai pronto e carico per l’anno successivo.

Questa è l’unica scommessa in cui devi lasciare poco al caso e molto a te stesso… Buon anno!!!