Alla lavagna

Molto presto da bambini impariamo a giudicare. Ce lo insegnano gli adulti. Genitori e insegnanti e tutto il resto del mondo… Questo è più di… Questo è meno di… Questo è meglio, questo peggio in confronto a… Tuo fratello invece… I tuoi cugini… I compagni di scuola…
Potrebbero sembrare solo osservazioni, leggere annotazioni di differenze, invece ben presto prendono il colore della misurazione spietata, del giudizio feroce, del rimprovero e della svalutazione a confronto con altro o con altri. Di fatto cresciamo a latte e giudizio.
Dovrebbero risultare semplici osservazioni per aiutarci a crescere e scoprire chi siamo, le nostre caratteristiche, il nostro talento, la nostra unicità. Invece, diventano, troppo spesso, sentenze sulla nostra colpevolezza, sul nostro essere inadeguati, sul non essere come dovremmo essere.
Il giudizio esterno diventa progressivamente interiore: cominciamo a fare con noi stessi quello che abbiamo subito dagli adulti che “per il nostro bene” ci hanno insegnato l’arte di stare tra i buoni o tra i cattivi. Quasi sempre la seconda colonna…
La vita “giustamente e sanamente” (sono due giudizi) ci chiede di confrontarci e di competere, di meritarci le cose migliori. E questi, fino ad un certo punto, sono sana competizione e giusta ambizione che ci permettono di giocare le nostre carte (risorse e qualità) sul tavolo della felicità.
I problemi sorgono quando si va “oltre misura” e il sentirsi sotto giudizio diventa una pressione continua e persecutoria anche in contesti e situazioni in cui la competizione potrebbe o dovrebbe (è un giudizio di valore) lasciare spazio alla cooperazione, alla solidarietà, al progetto comune. All’accettazione della diversità e alla serenità nel riconoscerci tutti, nessuno escluso, espressioni della perfezione di Madre Natura.
Prova a pensare in quanti ambiti e ruoli della tua vita ti senti perseguitato dal “DOVER ESSERE E NON SENTIRTI MAI ABBASTANZA” e misura lo stress che ti procura. Quello che ti fa soffrire… Ti fa ammalare… Ti fa prendere medicine… O ti porta in terapia.
La psicoterapia ti aiuta a riconoscere dove sei incastrato e a farti trovare la strada per liberarti… Per “emanciparti dalle regole del dover essere” che hai fatto tue fin da piccolo e che troppo presto o anche tardi sono diventate nemiche della tua felicità.

A sostegno dell’autostima

L’autostima può essere intesa come “essere giudici di se stessi”. Valutiamo il nostro comportamento e i nostri risultati e ci apprezziamo o disprezziamo.
L’alta autostima è una fonte di piacere aggiuntivo che ci regaliamo quando siamo soddisfatti per come stiamo portando avanti la nostra vita. Quando i progetti vanno in porto, raggiungiamo i nostri obiettivi, le relazioni sono appaganti, la vita quotidiana è piena di emozioni positive. Quando le nostre scelte sono in linea coi nostri valori e la realtà è fantastica…
La bassa autostima è una fonte di dolore non necessario che si aggiunge a quello inevitabile connesso al fallimento dei nostri scopi o alla mancata realizzazione dei nostri desideri o a componenti più o meno ampie di delusione nei nostri rapporti interpersonali. Quando le nostre scelte sono scarsamente consapevoli e le nostre peggiori fantasie sembrano realizzarsi…
La mente umana è impostata per giudicare. Questo ha avuto un senso evoluzionistico fondamentale, ci ha permesso di distinguere gli amici dai nemici e con ciò di sopravvivere fino ad oggi. La nostra educazione e la formazione della personalità si fondano su questa “mente giudicante” che aiuta il bambino a distinguere il bene dal male, il pericolo dalla sicurezza, e via così. Solo che nel tempo perdiamo la misura e impariamo a confondere i nostri comportamenti più o meno efficaci, soddisfacenti, adeguati, buoni, rispettosi col senso del nostro valore personale. Associamo i risultati alla persona. E questo mina l’autostima, quando i risultati non sono sempre corrispondenti ai nostri desideri e aspettative.
Direttamente o indirettamente, ogni lavoro su di sé, in termini di crescita personale o come cura di una sintomatologia psicopatologica o cura di una sofferenza relazionale, coinvolge i processi della stima di sé.
Mentre la persona cerca di risolvere i suoi problemi interiori ed esteriori e di appianare i suoi conflitti interpersonali, l’autostima può essere sostenuta e regolata in due modi fondamentali:
1. Sviluppando consapevolezza del proprio funzionamento attuale e della propria storia di vita, acquisendo strumenti per il proprio cambiamento, per realizzare il più possibile i propri scopi e una vita orientata dai propri valori.
2. Imparando ad essere “meno feroci e più benevoli” con se stessi, anche quando le cose non vanno al meglio, imparando a non mettere il dito nella piaga della sofferenza già esistente, a distinguere gli eventuali fallimenti o delusioni in certi ambiti di vita dal valore di sé come persona, che prescinde dai risultati più o meno soddisfacenti.
Per trasformare un sentire profondo, “scritto” nel corpo e narrato finalmente in modo nuovo: per passare

dal “non sono come dovrei essere”

al “VADO BENE COSÌ COME SONO!!! “.

Giudice interiore bla bla bla

Dentro ciascuno di noi esiste una voce critica e giudicante sempre appollaiata a ricordarci ciò che non siamo e ciò che non facciamo. Al passato, al presente e al futuro. Sempre focalizzata sullo scarto tra chi siamo e facciamo e chi dovremmo essere e dovremmo fare. Sulla distanza tra chi siamo stati e chi avremmo dovuto essere. Su ciò che dovremmo fare … e che sicuramente non riusciremo a fare.

Questa voce interna è un vero e proprio tiranno che sta sempre lì a svalutarci, colpevolizzarci, giudicarci, sottolineare ciò che non va, sminuire le nostre azioni e le nostre caratteristiche. Quindi un vero e proprio attentato continuo alla nostra autostima.

Ecco allora tre strategie per contrastare questo tiranno interiore:

  1. Lui porta giudizi, tu porta i fatti. Vinci facile se guardi sempre quello che manca; tu valorizza quello che hai fatto, anche quello che hai imparato da ciò che non è andato come volevi.
  2. Lui porta svalutazioni, tu porta il senso complessivo del tuo agire. Anche le cose che non sono andate bene possono essere un passaggio necessario nella direzione del tuo cambiamento e della tua crescita.
  3. Lui borbotta in modo continuo e alza pure il tiro, tu puoi neutralizzarlo se impari a riconoscerlo, a fare un passo indietro, a non dargli retta, a lasciarlo chiacchierare “bla bla bla” mentre continui a fare le tue scelte basate sui tuoi valori, sui tuoi bisogni, sul tuo sentire autentico, nella direzione della persona che vuoi essere e della vita che stai faticosamente cercando di creare.

E ricordati di ringraziarlo per come ti aiuta a metterti in discussione, per come ti aiuta a trovare i tuoi errori, per come ti aiuta a crescere e migliorare.

E, da ultimo ma non per importanza, ricordagli che l’amore, quell’amore lì, non si deve meritare …

Perfezione e delusione

Perfezione e delusione sono sorelle gemelle. Se aspiri alla perfezione otterrai delusione. Che sia verso te stesso o verso gli altri, se ti aspetti perfezione incontrerai delusione. Questo è l’insegnamento che traggo quotidianamente nel mio lavoro da una modalità di pensiero che è estremamente diffusa. E che lascia le persone con sentimenti quali rabbia, dispiacere, senso di colpa, vergogna, fallimento, ecc.

Probabilmente tutti abbiamo degli ambiti di vita in cui siamo alla ricerca di perfezione e finiamo per raccogliere delusione. Guarda i ruoli che incarni e le relazioni che vivi: come figlio e genitore, come partner e lavoratore, con gli amici o in altre relazioni.
È importante imparare a distinguere la sana ambizione dall’insana esigenza di perfezione. L’ambizione è quel tratto o atteggiamento che ci permette di andare a cercare sfide per crescere e che spesso ci spinge ad ottenere risultati eccellenti. La ricerca di perfezione diventa fonte di un’aspettativa fallimentare che prima o poi ci lascia frustrati, delusi, amareggiati, tristi, arrabbiati, scoraggiati.

Quello che noto comunemente e che ti invito a notare nella tua esperienza quotidiana è quanto siamo capaci di focalizzare la mancanza rispetto alla presenza. Quello che non abbiamo ottenuto rispetto a ciò che abbiamo raggiunto. Il bicchiere mezzo vuoto che ci lascia assetati. Probabilmente questo meccanismo è frutto di una sana educazione all’ambizione non accompagnata però da un’altrettanto sana capacità di riconoscere i limiti e accettare la realtà. “Reale” che per definizione è distante in qualche misura “dall’ideale”. Concentrarci su quello scarto deve essere preceduto dal godere di quello che c’è per cercare poi di ottenere quello che manca, con la consapevolezza che l’onnipotenza e la perfezione non appartengono all’umana esperienza. Quindi da ora in poi nota quando guardi quello che manca ed esplora il tuo vissuto in quel momento: cosa stai provando e pensando, dove te ne vai con la mente e coi ricordi, quale bisogno emerge in quel momento. E vedi cosa ci puoi fare: potresti riuscire ad ottenere ciò che vuoi, potresti impegnarti ancora di più per arrivarci e potresti anche dover accettare quello che non c’è e riuscire comunque a campare bene anche senza…

Controlla ciò che puoi … Agisci come devi!

Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscerne la differenza” (Reinhold Niebuhr).

A proposito della preghiera della serenità e della saggezza e quindi del “CONTROLLA CIÒ CHE PUOI” … Non puoi controllare quello che pensa, dice e fa la “gente”. Puoi controllare l’impatto che la “gente” ha su di te. Cosa tu pensi, dici e fai con quello che ti arriva dalla “gente” …

Devi controllarlo. Devi governarlo. Questo è il tuo vero potere. Questo è il tuo vero dovere.

Questo è il potere che hai di trasformare il giudizio degli altri nella tua indifferenza. La tua paura del giudizio degli altri nella consapevolezza che sei tu a tradurre il giudizio degli altri nel giudizio spietato “contro” te stesso.

Hai il potere e la libertà di scegliere di ignorare sia il giudizio degli altri sia il tuo giudice interiore…

… Mentre con costanza ed impegno dedichi tutte le tue energie fisiche e mentali a ciò che veramente conta per te. Ai tuoi valori. Ai tuoi sogni. Ai tuoi obiettivi. Ai tuoi scopi di vita.

E a ciò che “devi” fare per realizzarli…

Che persona saresti se …

Comincia ad immaginare e magari anche a scrivere la vita che vorresti… anzi la vita che vuoi, le relazioni che vuoi, il lavoro che vuoi, il tempo che vuoi …

“Come se” tu fossi l’autore e l’attore della tua vita… “Come se”…

In particolare, comincia a buttare giù il soggetto e la sceneggiatura della vita che vivrai quando ti sarai liberato del “giudizio tirannico” che attualmente ti accompagna praticamente in ogni cosa che fai, in ogni luogo e in quasi ogni ambito della tua vita …

Scopri uno o più ambiti della tua vita in cui sei già libero dalla paura del giudizio, ti senti “a posto” “anche se non sei come dovresti essere” e nota cosa ti può insegnare questa esperienza di libertà e leggerezza …

Che persona saresti se … TI LIBERASSI DEL TUO GIUDICE INTERIORE e SMETTESSI DI RESTARE INTRAPPOLATO NELLA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi dei tuoi sensi di colpa e del tuo “non sentirti all’altezza”?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di compiacere gli altri e accontentare sempre, tutti?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di essere perfetto e irreprensibile, bravo, buono, “composto”?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di essere sempre e comunque forte, impassibile, invulnerabile?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di sacrificarti per gli altri oltre ogni ragionevole misura?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di sforzarti oltre ogni limite?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di sbrigarti sempre e comunque e di mettere mille cose dove ce ne vanno cento?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di tenere tutto sotto controllo?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di approvazione?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di … ?!?!

È ovvio che saresti un’altra persona!!!! O forse no!!!

Ecco: quest’altra persona è la persona che già sei in potenza … che puoi essere … che vuoi essere e puoi cominciare ad essere …

Se è vero che la storia come la vita non si fa con i “se” e con i “ma” …

Se è vero che la storia della propria vita si costruisce attraverso scelte consapevoli e meno consapevoli …

È anche vero che “ora puoi decidere cosa vuoi cominciare a scegliere di nuovo” … da ora in poi …

Sempre consapevole che non è facile… Che non esistono scelte perfette… Che c’è sempre un prezzo da pagare… Che c’è sempre un rischio da prendersi… Qualcosa a cui rinunci in cambio di quello che vuoi…

Se, invece, tu conoscessi un’altra strada per un’altra direzione ti chiedo cortesemente di farmela conoscere … Grazie

Le varie facce del giudice interiore

Il giudice interno è una metafora per descrivere in che modo i nostri genitori (e in generale chi è stato importante nella formazione della nostra personalità), dopo averci cresciuto ed educato, albergano ancora dentro di noi sotto forma di “parti interne” (pensieri guida e stati psicosomatici), ad orientarci come hanno fatto i nostri genitori, a dirci cosa è buono e cattivo, giusto e sbagliato, da fare e da non fare.

Il giudice interno, quindi, non è solo una metafora, si è installato nel tempo come una “struttura” interiore che si manifesta attraverso pensieri, emozioni, sensazioni fisiche che viviamo e che determinano da una parte le nostre linee di condotta e dall’altra il nostro benessere o malessere fisico ed emotivo.

Esistono varie “sfaccettature” o forme di questa “struttura interiore” che guida il nostro pensare, il nostro sentire e il nostro agire:

Giudice Interno Normativo Autorevole Performante. Da questa forma arriva il messaggio: “puoi batterti col drago, puoi e devi affrontare la paura, per vivere una vita che sia degna di questo nome, per crescere ed evolvere come persona. La vita è una serie di sfide che tu devi fronteggiare; ce la devi mettere tutta e ce la puoi fare. Cercherai di fare il possibile per vincere, ma potrai anche perdere, fa parte del gioco della vita…”. Questa nostra parte interna, più o meno attiva, a seconda degli ambiti di vita e del momento che stiamo attraversando, sa incitarci e sa apprezzare, sa valorizzare la vittoria e sa anche accogliere la sconfitta come momento di passaggio comunque evolutivo.

Giudice Interno Critico Spietato Severo Persecutorio. Tiranno. Non dà tregua. “Puoi solo vincere. Devi solo vincere, devi stravincere, devi essere il primo, il migliore, sempre e comunque, e non basta comunque, c’è sempre meglio che puoi fare e devi, puoi dare di più. Se non sei il primo allora sei l’ultimo”. Questa forma sa solo disprezzare. “Se non sei perfetto sei un perdente”, tutto o nulla, il primo o nullità.

Giudice Interno Incoraggiante Motivante. Mettiti in gioco.  Ce la farai sicuramente. Supera il tuo limite. Riconoscilo e sfidalo. Ringrazia il tuo limite per quello che ti ha insegnato, anche quando non riesci ad oltrepassarlo. “Rialzati dopo la caduta e impara la lezione”.

Giudice Interno Saggio Lungimirante. “Qualcosa vorrà dire…”. “Ogni accadimento ha un senso… palese e anche misterioso”. Oltre il singolo episodio di “successo” o “fallimento” esiste il senso complessivo. “Forse puoi essere ultimo in qualche ambito, anche importante per te, al tempo stesso, sarai anche sicuramente il primo in qualche altro ambito per te importante”. Oppure “semplicemente” sarà stato importante esserti messo in gioco.  Il saggio ti invita a trattare entrambe le aree allo stesso modo: “valorizza la tua crescita, impegnati a crescere dove sei carente, impegnati a crescere anche dove sei eccellente”. “Al di là delle aree di performance… Sei una persona unica, irripetibile, di valore”.

Riconosci ciascuna di queste parti in azione …

Riconosci ogni parte per come ti guida, ti sostiene o ti blocca, ti aiuta o ti affossa …

Per ciascuna di queste parti, e per ogni altra parte, “buona” o “cattiva” (come direbbe il bambino che le ha interiorizzate), che senti appartenerti:

 – Nota cosa senti nel corpo quando sei sotto la sua lente di ingrandimento e sotto la sua sfera di influenza… Nota le sensazioni fisiche nei vari distretti corporei…

 – E nota ciò che provi emotivamente

 – E individua il tuo bisogno… al cospetto di questa guida interiore, più o meno benevola…

Il tuo bisogno autentico, genuino, vitale può essere da oggi in poi una guida migliore per te …

Senti il tuo bisogno e agisci di conseguenza…

Quando inizi ad agire guidato dal tuo bisogno vitale, essenziale, potranno succedere due cose:

  • Sarai soddisfatto e “pieno” per aver appagato questo tuo bisogno…
  • Avrai incontrato le tue paure e ciò ti fornirà informazioni utili per come andare avanti …