I voti della vita

Inizia la scuola. Sei pronto a darti i voti? E a riceverli? Se la scuola insegna la vita o dovrebbe farlo… Allora ricordiamoci che a scuola esistono diversi voti (che non sono giudizi sulla persona… O non dovrebbero esserlo). A scuola, come nella tua vita, in diversi ambiti e ruoli:
puoi essere PERFETTO. Esiste la perfezione? Forse esiste il perfezionismo… Ma è patologico! Puoi essere ECCELLENTE, il primo, tra i primi, ed impegnarti ad esserlo, avere l’eccellenza come stella polare ad attrarre il tuo impegno, le tue fatiche, la tua capacità di imparare dagli errori e crescere progressivamente. Puoi essere ottimo, buono o “SEMPLICEMENTE” MEDIO. SENZA PER QUESTO SENTIRTI MEDIOCRE. O sì?!?
Se pensi oggi ad alcune aree della tua vita o nel tempo ad alcuni ambiti sicuramente sei o sarai stato “semplicemente” come tanti altri. Questo è. È andata così, così sia. Probabilmente in altre aree sarai (stato) anche tra gli scarsi, i nulli o appena sufficiente. E quindi?

Nota come ti rapporti ai voti che la vita ti dà… E come ci stai… Come influenzano il tuo stato d’animo, l’umore, la tua autostima.

Nota chi ti dà questi voti… Da chi te li fai dare… Da chi li accetti passivamente… Quali, invece, proprio non ti vanno giù…

Nota quando hai imparato ad essere così sensibile ai voti… Chi ti ha insegnato… A cosa ti è servito… E a cosa ti serve oggi essere così dipendente o addirittura schiavo dei voti…

Nota quanto questi voti ti stimolano a crescere o ti bloccano al palo… E nota cosa determina queste tue reazioni e questi tuoi vissuti. E cosa ci vuoi fare con questa consapevolezza…

Distorsioni della mente al servizio dell’autodistruzione

Il mio partner oggi non si è fatto sentire, è mezzogiorno, sono 5 ore che è andato via di casa, nemmeno un messaggino. Ha un’altra. Certamente ha conosciuto una che gli fa girare la testa. Se non si è fatto sentire si vede che ha altro di meglio da fare. Era ‘on line’ dieci minuti fa, ma non ha pensato nemmeno a dirmi “ciao che fai?” Deve stare con quella. Non mi ama più. Non mi ha più fatto una coccola ultimamente. Ormai sto in serie B. Quante altre volte è successo? Mai!! Mi ha sempre mandato almeno una faccina. Non sono più attraente e desiderabile come una volta. E lui cerca altro… Per forza. Non c’è altra spiegazione. Sono una fallita. Anche questa coppia è scoppiata. Anche da lui sono stata rifiutata. È quello che merito. La vita fa schifo. Io faccio schifo. Lui fa schifo. Tutto fa schifo…

Oggi Stefano non mi ha fatto gli auguri di compleanno… Eppure tutti sapevano in ufficio. Gli sto antipatico. Ultimamente diverse persone mi hanno evitato. Ce l’hanno con me. Come dar loro torto. Sono sempre cupo, teso, mai spiritoso, mai disposto alla battuta. Probabilmente hanno capito che non valgo come pensavano all’inizio. Da quando sono arrivato sono sceso sempre più nelle preferenze dei colleghi e dei capi. Solo al portiere sembro stare simpatico. Ma forse la sua è solo una facciata di necessaria cortesia. Lo pagano per quello. Sono proprio una persona insignificante. Se uno nemmeno il giorno del mio compleanno è carino con me?!?!! Se ci penso bene è da un po’ di settimane che percepivo uno strano ambiente intorno a me. Forse sono antipatico come carattere. Non c’è altra spiegazione. Sono spregevole. Infatti non ho nemmeno una compagna. E quelle che ho avuto… Hanno capito presto che tipo ero… Non valgo un soldo.

Conosci storie di questo tipo? Conosci questo flusso di pensieri di autosvalutazione? Sono distorsioni che il pensiero effettua sulla realtà costruendo significati dei fatti basati su pochi elementi e non considerandone altri. Ecco un elenco, non esaustivo, di questi errori del pensiero:

Deduzione arbitraria. La persona costruisce significati su prove scarse o non adeguate. Un mancato messaggino atteso è l’inizio di una costruzione autosvalutante…

Astrazione selettiva. La persona focalizza un dettaglio della situazione ed ignora il resto. Un singolo collega non ha fatto gli auguri di compleanno…

Ipergeneralizzazione. Una presunta antipatia da parte di una persona diventa “io sono antipatico” o “io sto antipatico a tutti” o “io non valgo niente come persona” o “io faccio schifo”…

Minimizzazione e ingigantimento. Basta un piccolo torto subito per definire l’intera situazione o relazione dimenticando tante altre occasioni di affetto o piacevole scambio….

Personalizzazione. Gli eventi esterni sono riferiti a sé, senza alcun elemento obiettivo che giustifichi questa attribuzione di significato. Se non si è fatto sentire dipende necessariamente da me o da qualche problema della nostra relazione…

Tendenza ad attribuirsi la colpa. Gli eventi negativi sono espressione dei miei difetti e delle mie colpe. Se non mi ha fatto gli auguri è perché non merito un minimo di considerazione oppure devo avergli fatto qualcosa che lo ha ferito…

Pensiero dicotomico. Le esperienze o sono assolutamente positive o sono assolutamente negative. Se non si fa sentire è certamente la catastrofe…

Queste distorsioni nell’interpretazione dei fatti allontanano la persona da un rapporto utile con la realtà. A volte, del resto, alcune esagerazioni del pensiero potrebbero essere realistiche, ad esempio, “forse è vero che sono antipatico a tante persone”. L’importante, comunque, è poter riconoscere i propri pensieri e confrontarli con gli altri, con le intenzioni degli altri, con altre possibili letture degli eventi. Eventualmente correggendo alcune distorsioni in modo più favorevole o anche accogliendo una realtà dolorosa, ma da accettare, insieme al tentare di cambiare qualcosa…
Imparando a dire e a sentire interiormente … È così… È andata così… Non si può avere tutto… Le cose belle finiscono… La vita continua… E via così…

Quando hai imparato ad allacciare le scarpe…

Quando sei di fronte ad un tuo errore o ad una tua difficoltà o incapacità, “puoi dirti” almeno 3 cose che attiveranno tre modi di vivere l’esperienza e di agire conseguentemente.

IMPARA DALL’ERRORE. Cerca di capire cosa e come hai sbagliato, riprova e correggi fino a riuscire o ad apprendere al meglio quella capacità. Come hai fatto quando hai imparato ad allacciare le scarpe…

CHIEDI AIUTO. Se non ce la fai da solo, la migliore strategia per farcela è chiedere sostegno. Una scelta sempre intelligente dopo aver verificato i tuoi limiti e non essere riuscito a superarli. Ricorda chi ti ha insegnato ed aiutato ad allacciare le scarpe fino a quando hai imparato…

SEI UN COGLIONE. Cretino, stupido, incapace, deficiente… E tutto il resto del corteo di “complimenti” che potresti fare a te stesso. Hai sentito simili voci giudicanti quando stavi imparando ad allacciare le scarpe? O quando eri impegnato nel tuo percorso per imparare come vivere?

Tu di solito quale scegli tra queste tre modalità? A cosa ti è utile? E di fronte alle difficoltà degli altri come ti poni? A cosa ti è utile?

Nota cosa hai imparato da questa mini esplorazione del tuo modo di far fronte ad errori e difficoltà e come ti può aiutare ad agire diversamente…

Le vie del significato sono infinite. Come affrontare critiche e giudizi

Quando ti poni di fronte ad un giudizio negativo che hai ricevuto, ad esempio, “sei un incapace” (giudizio generalizzato sulla persona, invece che sul comportamento) o di fronte ad una critica distruttiva del tipo “non riesci mai a combinarne una giusta”, invece che costruttiva che ti potrebbe aiutare a migliorare il tuo errore, fermati e cogli il pensiero che ti stai facendo e l’emozione che stai vivendo, il SIGNIFICATO che stai dando a quella situazione. Il senso.

Successivamente… trova un ALTRO SIGNIFICATO POSSIBILE. Ad esempio, se di fronte a quella critica ti sei sentito proprio un incapace e credi che l’altro abbia ragione in questo suo giudizio, descrivendo una tua oggettiva inadeguatezza e incapacità, mancanza o deficit, allora probabilmente avrai provato tristezza e sconforto; se, invece, consideri la critica dell’altro come scarsamente fondata, perché questa persona non aveva sufficienti informazioni per poter emettere tale giudizio e semplicemente è stata sbrigativa e superficiale nell’esprimersi in tal modo aggressivo nei tuoi confronti, allora probabilmente proverai rabbia nei suoi confronti o anche serenità riconoscendo la difficoltà o il limite dell’altra persona. Come quando da adulti diamo un nuovo significato a certi comportamenti dei nostri genitori: se da bambini ci sentivamo piccoli di fronte ai grandi e tendevamo a vivere ciò che loro dicevano come verità e ciò che loro facevano come giusto, oggi possiamo cogliere in certe manifestazioni dei nostri genitori, tutti i loro limiti, le loro inadeguatezze, le loro incapacità di comprendere e mettersi loro “all’altezza del figlio piccolo”.

Quindi, in base a questo nuovo significato possibile che tu puoi dare ad ogni scambio interpersonale, attuale come passato, proverai altri tipi di emozioni, farai altri tipi di pensieri e avrai una diversa immagine sia di te sia dell’altro. In realtà, è proprio L’IMMAGINE INTERNA CHE ABBIAMO DI NOI STESSI che solitamente orienta la percezione dei fatti e la loro significazione. Se la critica incontra un’immagine interna di te stesso che è già di “inadeguatezza e scarso valore”, allora probabilmente tenderai a dare valore di verità a quella critica; se, invece, la tua immagine interna è più positiva, tenderai a considerare quella critica come eccessiva o prenderai la parte buona della critica che ti può aiutare a modificare quello che non hai fatto bene.

Quindi… cerca un TERZO ULTERIORE SIGNIFICATO POSSIBILE, ad esempio, che questa “persona criticante” era a sua volta in uno stato emotivo “alterato” di rabbia, tensione, sconforto, dolore, preoccupazione o altro ancora, per cui questo suo stato emotivo può averla indotta ad emettere questa critica perlomeno affrettatamente o superficialmente o senza alcuna considerazione e rispetto per la persona oggetto di critica. E questo magari è qualcosa che riguarda il critico, piuttosto che il criticato, che potrebbe essere abituato ad essere trattato così come fu trattato da piccolo e oggi tendere a ripetere con gli altri quello che in passato ha subito passivamente. Come vedi, questa è una lettura possibile, un altro possibile senso da attribuire ai fatti, un significato che comunque cambia completamente la percezione degli stessi fatti e la posizione emotiva di chi emette la critica e di chi la riceve. Oppure ancora: questa persona criticante è abituata a difendersi attaccando, quindi è abituata a criticare e colpevolizzare ogni volta che si sente giudicata. E magari può aver percepito in un tuo modo di fare un giudizio nei suoi confronti.

Questi sono solo alcuni tra i MOLTEPLICI SIGNIFICATI che può avere una situazione, che “noi” possiamo dare ad una situazione.

Nel lavoro di crescita personale è fondamentale diventare capaci di riconoscere il proprio significato, il senso che stiamo attribuendo a quella vicenda, DIFFERENZIANDO una parte oggettiva da una componente di lettura soggettiva degli eventi. Anche perché dalla percezione deriva l’emozione, da questa emergono bisogni e desideri e quindi azioni utili che possiamo attivare per soddisfare questi bisogni.

Inizia, allora, a notare con attenzione quali significati attribuisci alle situazioni, in particolare alle critiche e ai giudizi che ricevi… Scopri i diversi significati possibili e come tendi solitamente a “leggere” gli eventi… Nota cosa provi, pensi e fai e come “cambiano le cose” cambiando i significati, in particolare nota come i tuoi significati siano gli artefici principali della tua sofferenza o della tua serenità…
E questo è solo uno dei significati possibili che puoi dare alle esperienze che vivi…

Le voci da dentro…

La senti QUELLA voce? Ignora QUELLA voce!

La senti QUESTA voce? Ascolta QUESTA voce!

Sembra una canzone. Di fatto è un ritornello che gira nella nostra testa. La nostra testa è piena di quelle voci che abbiamo ascoltato, tanto tempo fa, tante volte, forse una sola drammatica volta per la sua intensità emotiva, una sola volta traumatica per come ci siamo sentiti travolti da qualcosa per noi inspiegabile o troppo più grande di noi. Monologhi impressi per sempre dentro di noi come unica verità esistente. Dialoghi tra parti di noi vitali e voci tossiche pronte ad affossarci. Voci del passato che dal passato guidano, al presente, il nostro pensare, sentire e agire. Spesso fonte di sofferenza. Voci e dialoghi interiori che continuiamo a seguire come fossero le uniche possibilità a nostra disposizione. Scambi quali:
“Sono debole…”,” È sbagliato essere debole!”
“Ho paura…”, “Solo i deboli hanno paura!”
“Sono preoccupata…”, “Che ti preoccupi a fare?!”
“Mi sento inadeguata…”, “Sei sempre la solita lamentosa!”
“Mi sento sola…”, “È quello che ti meriti!”
“Sono solo un bambino…”, “I bambini buoni non piangono!”
“Ho bisogno di un abbraccio…”, “Che sono queste cose da femminucce?!?!”
“Mi piace proprio arrampicarmi sugli alberi…”, “Questo le femmine non lo fanno!”
“Smettila mi fai male…”, “Devi stare in silenzio!”
“Sono stanco…”, “Non sarai mai all’altezza!”
“Preferisco questo…”,” Tu sei solo un bambino e non lo puoi sapere!”
E via così…

Il lavoro su di sé, attraverso molteplici strade e modalità, porta alla riscrittura dello spartito di questo coro. Per attivare voci come:
“È normale sentirsi debole…”
“Puoi essere anche più amorevole con te stesso…”
“Puoi essere spaventato…”
“Puoi provare rabbia…”
“Puoi anche non farcela…”
“Abbi cura di te…”
“Sei solo una persona che sta cercando di capire come funziona il mondo per essere felice…”
“Sei una persona splendida, unica, irripetibile di valore…”
… E via così

Questa nuova narrazione di sé passa attraverso il contatto emotivo con le antiche ferite, con il corpo sofferente che porta “in memoria” quegli antichi traumi, che esprime attraverso tensioni e contratture muscolari quelle precoci esperienze di trascuratezza e solitudine, giudizio feroce e abbandono, colpa e sopraffazione…
Oggi, attraverso l’ascolto attento delle sensazioni corporee, dei pensieri e delle emozioni, è possibile risalire alle “scelte originarie” per riscriverle, per allargare il ventaglio di permessi e possibilità che la persona può ri-dare a se stessa.
Oggi è possibile dentro di sé l’incontro tra il proprio bambino ferito e la parte di sé adulta che se ne può finalmente prendere cura in modo adeguato e sostenerlo nel suo percorso di crescita.
Il bambino ferito è ancora arenato a quello che ha subito passivamente da piccolo e scelto creativamente per sopravvivere, per cavarsela in quelle ostiche condizioni di vita. L’adulto può intervenire per fornirgli quello che non ha ricevuto a quel tempo: può legittimare le sue emozioni come qualcosa di normale, sano e utile; può accogliere i suoi bisogni e sostenerlo per soddisfarli; può rassicurarlo quando ha paura per farlo diventare più forte, può consolarlo quando si sente solo e triste per farlo sentire amabile e degno, può aiutarlo a dare senso alla sua rabbia e ad esprimerla in modo efficace, può aiutarlo a lasciare andare sentimenti tossici di colpa e vergogna, può incoraggiarlo a cercare situazioni ed esperienze di gioia e serenità.
Questo incontro del mondo interiore serve alla persona per darsi finalmente il permesso nella realtà concreta di prendersi cura di sé, di cercare persone che la amano, di creare esperienze di benessere e realizzazione personale.

Alla lavagna

Molto presto da bambini impariamo a giudicare. Ce lo insegnano gli adulti. Genitori e insegnanti e tutto il resto del mondo… Questo è più di… Questo è meno di… Questo è meglio, questo peggio in confronto a… Tuo fratello invece… I tuoi cugini… I compagni di scuola…
Potrebbero sembrare solo osservazioni, leggere annotazioni di differenze, invece ben presto prendono il colore della misurazione spietata, del giudizio feroce, del rimprovero e della svalutazione a confronto con altro o con altri. Di fatto cresciamo a latte e giudizio.
Dovrebbero risultare semplici osservazioni per aiutarci a crescere e scoprire chi siamo, le nostre caratteristiche, il nostro talento, la nostra unicità. Invece, diventano, troppo spesso, sentenze sulla nostra colpevolezza, sul nostro essere inadeguati, sul non essere come dovremmo essere.
Il giudizio esterno diventa progressivamente interiore: cominciamo a fare con noi stessi quello che abbiamo subito dagli adulti che “per il nostro bene” ci hanno insegnato l’arte di stare tra i buoni o tra i cattivi. Quasi sempre la seconda colonna…
La vita “giustamente e sanamente” (sono due giudizi) ci chiede di confrontarci e di competere, di meritarci le cose migliori. E questi, fino ad un certo punto, sono sana competizione e giusta ambizione che ci permettono di giocare le nostre carte (risorse e qualità) sul tavolo della felicità.
I problemi sorgono quando si va “oltre misura” e il sentirsi sotto giudizio diventa una pressione continua e persecutoria anche in contesti e situazioni in cui la competizione potrebbe o dovrebbe (è un giudizio di valore) lasciare spazio alla cooperazione, alla solidarietà, al progetto comune. All’accettazione della diversità e alla serenità nel riconoscerci tutti, nessuno escluso, espressioni della perfezione di Madre Natura.
Prova a pensare in quanti ambiti e ruoli della tua vita ti senti perseguitato dal “DOVER ESSERE E NON SENTIRTI MAI ABBASTANZA” e misura lo stress che ti procura. Quello che ti fa soffrire… Ti fa ammalare… Ti fa prendere medicine… O ti porta in terapia.
La psicoterapia ti aiuta a riconoscere dove sei incastrato e a farti trovare la strada per liberarti… Per “emanciparti dalle regole del dover essere” che hai fatto tue fin da piccolo e che troppo presto o anche tardi sono diventate nemiche della tua felicità.

A sostegno dell’autostima

L’autostima può essere intesa come “essere giudici di se stessi”. Valutiamo il nostro comportamento e i nostri risultati e ci apprezziamo o disprezziamo.
L’alta autostima è una fonte di piacere aggiuntivo che ci regaliamo quando siamo soddisfatti per come stiamo portando avanti la nostra vita. Quando i progetti vanno in porto, raggiungiamo i nostri obiettivi, le relazioni sono appaganti, la vita quotidiana è piena di emozioni positive. Quando le nostre scelte sono in linea coi nostri valori e la realtà è fantastica…
La bassa autostima è una fonte di dolore non necessario che si aggiunge a quello inevitabile connesso al fallimento dei nostri scopi o alla mancata realizzazione dei nostri desideri o a componenti più o meno ampie di delusione nei nostri rapporti interpersonali. Quando le nostre scelte sono scarsamente consapevoli e le nostre peggiori fantasie sembrano realizzarsi…
La mente umana è impostata per giudicare. Questo ha avuto un senso evoluzionistico fondamentale, ci ha permesso di distinguere gli amici dai nemici e con ciò di sopravvivere fino ad oggi. La nostra educazione e la formazione della personalità si fondano su questa “mente giudicante” che aiuta il bambino a distinguere il bene dal male, il pericolo dalla sicurezza, e via così. Solo che nel tempo perdiamo la misura e impariamo a confondere i nostri comportamenti più o meno efficaci, soddisfacenti, adeguati, buoni, rispettosi col senso del nostro valore personale. Associamo i risultati alla persona. E questo mina l’autostima, quando i risultati non sono sempre corrispondenti ai nostri desideri e aspettative.
Direttamente o indirettamente, ogni lavoro su di sé, in termini di crescita personale o come cura di una sintomatologia psicopatologica o cura di una sofferenza relazionale, coinvolge i processi della stima di sé.
Mentre la persona cerca di risolvere i suoi problemi interiori ed esteriori e di appianare i suoi conflitti interpersonali, l’autostima può essere sostenuta e regolata in due modi fondamentali:
1. Sviluppando consapevolezza del proprio funzionamento attuale e della propria storia di vita, acquisendo strumenti per il proprio cambiamento, per realizzare il più possibile i propri scopi e una vita orientata dai propri valori.
2. Imparando ad essere “meno feroci e più benevoli” con se stessi, anche quando le cose non vanno al meglio, imparando a non mettere il dito nella piaga della sofferenza già esistente, a distinguere gli eventuali fallimenti o delusioni in certi ambiti di vita dal valore di sé come persona, che prescinde dai risultati più o meno soddisfacenti.
Per trasformare un sentire profondo, “scritto” nel corpo e narrato finalmente in modo nuovo: per passare

dal “non sono come dovrei essere”

al “VADO BENE COSÌ COME SONO!!! “.

Giudice interiore bla bla bla

Dentro ciascuno di noi esiste una voce critica e giudicante sempre appollaiata a ricordarci ciò che non siamo e ciò che non facciamo. Al passato, al presente e al futuro. Sempre focalizzata sullo scarto tra chi siamo e facciamo e chi dovremmo essere e dovremmo fare. Sulla distanza tra chi siamo stati e chi avremmo dovuto essere. Su ciò che dovremmo fare … e che sicuramente non riusciremo a fare.

Questa voce interna è un vero e proprio tiranno che sta sempre lì a svalutarci, colpevolizzarci, giudicarci, sottolineare ciò che non va, sminuire le nostre azioni e le nostre caratteristiche. Quindi un vero e proprio attentato continuo alla nostra autostima.

Ecco allora tre strategie per contrastare questo tiranno interiore:

  1. Lui porta giudizi, tu porta i fatti. Vinci facile se guardi sempre quello che manca; tu valorizza quello che hai fatto, anche quello che hai imparato da ciò che non è andato come volevi.
  2. Lui porta svalutazioni, tu porta il senso complessivo del tuo agire. Anche le cose che non sono andate bene possono essere un passaggio necessario nella direzione del tuo cambiamento e della tua crescita.
  3. Lui borbotta in modo continuo e alza pure il tiro, tu puoi neutralizzarlo se impari a riconoscerlo, a fare un passo indietro, a non dargli retta, a lasciarlo chiacchierare “bla bla bla” mentre continui a fare le tue scelte basate sui tuoi valori, sui tuoi bisogni, sul tuo sentire autentico, nella direzione della persona che vuoi essere e della vita che stai faticosamente cercando di creare.

E ricordati di ringraziarlo per come ti aiuta a metterti in discussione, per come ti aiuta a trovare i tuoi errori, per come ti aiuta a crescere e migliorare.

E, da ultimo ma non per importanza, ricordagli che l’amore, quell’amore lì, non si deve meritare …

Perfezione e delusione

Perfezione e delusione sono sorelle gemelle. Se aspiri alla perfezione otterrai delusione. Che sia verso te stesso o verso gli altri, se ti aspetti perfezione incontrerai delusione. Questo è l’insegnamento che traggo quotidianamente nel mio lavoro da una modalità di pensiero che è estremamente diffusa. E che lascia le persone con sentimenti quali rabbia, dispiacere, senso di colpa, vergogna, fallimento, ecc.

Probabilmente tutti abbiamo degli ambiti di vita in cui siamo alla ricerca di perfezione e finiamo per raccogliere delusione. Guarda i ruoli che incarni e le relazioni che vivi: come figlio e genitore, come partner e lavoratore, con gli amici o in altre relazioni.
È importante imparare a distinguere la sana ambizione dall’insana esigenza di perfezione. L’ambizione è quel tratto o atteggiamento che ci permette di andare a cercare sfide per crescere e che spesso ci spinge ad ottenere risultati eccellenti. La ricerca di perfezione diventa fonte di un’aspettativa fallimentare che prima o poi ci lascia frustrati, delusi, amareggiati, tristi, arrabbiati, scoraggiati.

Quello che noto comunemente e che ti invito a notare nella tua esperienza quotidiana è quanto siamo capaci di focalizzare la mancanza rispetto alla presenza. Quello che non abbiamo ottenuto rispetto a ciò che abbiamo raggiunto. Il bicchiere mezzo vuoto che ci lascia assetati. Probabilmente questo meccanismo è frutto di una sana educazione all’ambizione non accompagnata però da un’altrettanto sana capacità di riconoscere i limiti e accettare la realtà. “Reale” che per definizione è distante in qualche misura “dall’ideale”. Concentrarci su quello scarto deve essere preceduto dal godere di quello che c’è per cercare poi di ottenere quello che manca, con la consapevolezza che l’onnipotenza e la perfezione non appartengono all’umana esperienza. Quindi da ora in poi nota quando guardi quello che manca ed esplora il tuo vissuto in quel momento: cosa stai provando e pensando, dove te ne vai con la mente e coi ricordi, quale bisogno emerge in quel momento. E vedi cosa ci puoi fare: potresti riuscire ad ottenere ciò che vuoi, potresti impegnarti ancora di più per arrivarci e potresti anche dover accettare quello che non c’è e riuscire comunque a campare bene anche senza…

Controlla ciò che puoi … Agisci come devi!

Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscerne la differenza” (Reinhold Niebuhr).

A proposito della preghiera della serenità e della saggezza e quindi del “CONTROLLA CIÒ CHE PUOI” … Non puoi controllare quello che pensa, dice e fa la “gente”. Puoi controllare l’impatto che la “gente” ha su di te. Cosa tu pensi, dici e fai con quello che ti arriva dalla “gente” …

Devi controllarlo. Devi governarlo. Questo è il tuo vero potere. Questo è il tuo vero dovere.

Questo è il potere che hai di trasformare il giudizio degli altri nella tua indifferenza. La tua paura del giudizio degli altri nella consapevolezza che sei tu a tradurre il giudizio degli altri nel giudizio spietato “contro” te stesso.

Hai il potere e la libertà di scegliere di ignorare sia il giudizio degli altri sia il tuo giudice interiore…

… Mentre con costanza ed impegno dedichi tutte le tue energie fisiche e mentali a ciò che veramente conta per te. Ai tuoi valori. Ai tuoi sogni. Ai tuoi obiettivi. Ai tuoi scopi di vita.

E a ciò che “devi” fare per realizzarli…