Giù dal ring

La tua vita è un ring dove combatti con un avversario che, seppure ha ogni volta mille volti, ha anche sempre quello dello “scarto”.
La frustrazione è il tuo avversario perché non sempre riesci a soddisfare i tuoi bisogni e a realizzare i tuoi obiettivi.
La delusione è un altro avversario perché dove ti giri trovi persone che sono molto diverse da come te le aspettavi, da come le desideravi, da come avrebbero dovuto essere in base a quello che hai sempre pensato.
L’imperfezione è un terzo grande avversario. Niente è perfetto. Nessuno è perfetto. La vita è imperfetta. Il mondo è imperfetto. E tu devi vivere in questo mondo. E questi avversari sembrano non lasciarti spazio alcuno, dove ti giri ne trovi uno.
Anche la tua mente è un ring dove combatti con altri nemici, i tuoi pensieri negativi, quelli ansiosi e quelli depressivi. Combatti col giudice severo che ti comanda da dentro, mai contento, di quello che sei, di quello che fai. Anche dentro non sembri avere spazio, assediato come sei da sensi di colpa e di inadeguatezza, rimorsi e rimpianti, angosce e fallimenti. Per quello che dovresti essere e non sei.
Costantemente impegnato su questi ring, nell’illusione di poter vincere, controllando a volte gli altri, il mondo esterno, a volte i tuoi pensieri, resti schiacciato dalle tue stesse illusioni e privo di risorse da dedicare agli scopi e ai valori che sono veramente importanti per te. Esaurito fisicamente ed emotivamente.
La vera vittoria la puoi ottenere se scendi dal ring: se smetti di combattere le tue illusioni, le tue pretese, la tua necessità di controllare tutto, l’incapacità di tollerare la frustrazione, la necessità che tutto sia perfetto, la confusione tra accettazione e rassegnazione. L’incapacità di lasciare andare e di dire “è andata così… Va bene così…”.
Lascia quel ring vuoto, per dedicare spazio, tempo e risorse a ciò che veramente può fare la differenza per te e riempire la tua vita.

Il rosso e il verde

  1. Tu non puoi cambiare la tua storia
  2. Tu non puoi cambiare la tua sensibilità
  3. Tu non puoi cambiare il tuo passato
  4. Tu non puoi cambiare il tuo carattere
  5. Tu non puoi tornare indietro nel tempo
  6. Tu non puoi cambiare gli altri
  7. Tu non puoi evitare completamente la sofferenza
  8. Tu non puoi sapere tutto
  9. Tu non puoi evitare di morire
  10. Tu non puoi avere tutto ed essere tutto

 

  1. Tu puoi rivisitare a tua storia per leggerla in modo nuovo, meno angosciante e più chiara, meno colpevolizzante e più serena, meno dolorosa e più libera.
  2. Tu puoi riconoscere a cosa sei sensibile e governare il modo in cui reagisci alle situazioni o persone che innescano la tua ferita emotiva dolorosa.
  3. Tu puoi liberarti dai condizionamenti del passato imparando progressivamente a liberarti di catene che ti portano a ripetere antichi drammi. La tua parte adulta, consapevole, capace, responsabile, autonoma può prendere per mano la tua parte bambina e prendersene cura.
  4. Tu puoi considerare il tuo carattere come una tua risorsa che ti ha permesso di sopravvivere e che ancora oggi è per te un punto di forza, imparando al contempo a smussare e gestire quegli aspetti del tuo modo di essere che oggi ti creano problemi personali e interpersonali
  5. Tu puoi scegliere cosa fare di rimorsi e rimpianti che appartengono ad un tempo che non ci sarà più, mentre ora puoi utilizzare in modo consapevole il tuo tempo riempendolo di attività ed esperienze veramente nutrienti e gratificanti rispetto ai tuoi bisogni e ai tuoi valori
  6. Tu puoi cambiare te stesso, puoi ad esempio smettere di ascoltare la voce e seguire ancora i dettami dei tuoi genitori che ti criticano, ti rimproverano, ti svalutano, ti colpevolizzano e puoi smettere di farli parlare ancora dentro di te attraverso il tuo giudice interiore. Puoi conoscerti sempre meglio e puoi sempre meglio sperimentare nuovi modi di essere, nuove possibilità di agire, nuovi modi di pensare, nuove prospettive sul mondo, su te, sugli altri, sull’universo e sulla fonte creatrice a cui credi
  7. Tu puoi scegliere di non alimentare la tua sofferenza mentre scegli di dedicarti a costruire la vita gioiosa che desideri
  8. Tu puoi utilizzare al meglio ciò che sai
  9. Tu puoi sempre impegnarti a creare la tua qualità di vita, a vivere autenticamente e in modo pieno invece che sopravvivere in attesa della morte
  10. Tu puoi ringraziare per ciò che hai e per chi sei

 

IRA e IVA

“Il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco non mi fa male” canta Franco Battiato.
Sicuramente tutti quanti ci siamo trovati o ci troviamo, più o meno frequentemente, in situazioni e momenti in cui tendiamo ad indugiare in comportamenti che potrebbero avere effetti deleteri. Sono spesso i momenti in cui dobbiamo gestire ansia e stress, frustrazioni e delusioni varie; diverse emozioni negative vengono a trovarci e noi dobbiamo farci qualcosa di buono e utile.
Ogni emozione porta una tendenza all’azione. Ogni emozione attiva un bisogno, non sempre consapevolmente, e un’azione utile a soddisfarlo. Solo che spesso l’emozione, che pure ci segnala qualcosa di importante che ci riguarda, attiva bisogni e stimola azioni che non sono proprio per noi sane e utili.
Tra l’impulso e l’azione dobbiamo mettere una riflessione. Non sempre ci riusciamo, non sempre in modo agevole o utile, ma dobbiamo averlo come ispirazione… IRA. Impulso. Riflessione. Azione…
Possiamo dirlo anche in modo un po’ diverso per farci orientare da un’altra ispirAzione… IVA… Forse ti fa ridere, forse irritare, l’importante è che te lo faccia ricordare. Impulso. Valore. Azione.
La tendenza all’azione che sta emergendo mi porterebbe ad essere la persona che voglio essere?
Ciò che sento come impulso a fare in questo momento (bere, mangiare, drogarmi, giocare d’azzardo, stare ancora un po’ su facebook, mettere l’ennesimo selfie su Instagram, distrarmi in svariati modi, reagire aggressivamente, controllare ancora il lavoro che ho fatto, fare l’ennesimo check su i capelli, ecc.) mi aiuta veramente a vivere la vita che voglio?
Ciò che sto continuando a fare ormai da tempo (continuare a lamentarmi, essere costantemente aggressivo, rimuginare sul da farsi, ruminare sugli errori commessi, arrovellarsi sugli errori altrui, continuare a giudicarmi in modo spietato, sguazzare nel rancore e nel risentimento, ritirarmi a casa senza vedere nessuno, ritirarmi nell’apatia, ecc.) mi avvicina veramente ad essere la persona che voglio essere? Mi è utile nella direzione di vita che sto perseguendo? Aiuta a connettermi con i miei valori e a realizzarli? Anche se può essere apparentemente gratificante nell’immediato, apporta “vero valore” nella mia vita “a lungo termine”? È un’attività significativa che apporta veramente valore e mi permette di fare la differenza nella mia vita? Dunque IVA: Impulso. Valore. Azione. Un acronimo che ci può aiutare ad avere sempre presente questa stella polare, questa guida per mantenere la nostra direzione…
A queste RIFLESSIONI sui propri VALORI dovrebbero conseguire le “giuste” AZIONI…
Se i tuoi impulsi e le tendenze all’azione che nascono dalle tue emozioni sono coerenti coi tuoi valori allora attua i comportamenti conseguenti…
Se non sono in linea coi tuoi valori e con la tua direzione di vita e sono semplicemente risposte “impulsive” e “abitudini coatte” che servono ad alleviare stress e tensione al momento, per lasciarti poca o nessuna soddisfazione a lungo andare, allora prova a resistere…
Prova a cercare altre strade più sane…
Prova a comprendere meglio le tue emozioni e i tuoi bisogni…
Prova a cercare i veri bisogni sottostanti alle illusioni che hai in testa e senti nel corpo…
Prova e verifica cosa succede, quanto riesci e quanto non riesci a resistere…
Le informazioni che ricaverai ti saranno utili per nuove riflessioni… Nuova consapevolezza sui tuoi valori e sulle tue possibilità per realizzare la tua vita in base a ciò che è veramente importante per te…

Come ti comporti di fronte agli errori

Come ti comporti di fronte agli errori?
Come ti comporti di fronte ai tuoi errori e a quelli degli altri? Hai un atteggiamento differente? Sei diversamente critico e diversamente comprensivo?
Come ti comporti come genitore di fronte agli errori dei figli? E di fronte agli errori del tuo partner? Come reagisci al lavoro? E con gli amici?
Quando ti confronti con gli errori (degli altri, ma anche i tuoi), vuoi aiutare in modo genuinamente interessato e preoccupato o vuoi, invece, semplicemente condannare in modo rabbioso e e sprezzante?
Ti propongo di esplorare i seguenti due atteggiamenti per comprendere come funzioni, cosa ti è utile e cosa è controproducente. Ovviamente tenendo conto della specificità delle situazioni…

Un atteggiamento IPERCRITICO di fronte agli errori prevede:
– Tendenza a rimproverare e punire
– Veicola sentimenti di delusione, frustrazione, rabbia, disprezzo
– Suscita paura, vergogna e senso di colpa bloccante
– Tende a rimarcare i difetti e le incapacità della persona nella sua globalità
– Lascia la persona affossata in sentimenti di fallimento e inadeguatezza
– Porta la persona ad evitare, rinunciare, ritirarsi dalla competizione, smettere di impegnarsi, abbandonare i progetti.

Un atteggiamento COMPRENSIVO e amorevole di fronte agli errori prevede:
– Tendenza ad usare l’errore per migliorare e acquisire competenze
– Veicola sentimenti di compassione, solidarietà, incoraggiamento e sostegno
– Suscita dispiacere, rabbia motivante e senso di colpa volto a riparare
– Tende ad inquadrare gli errori nel contesto di un funzionamento della persona che sta cercando di imparare e crescere, anche attraverso gli errori
– Cerca di mantenere fiducia e speranza nell’acquisizione progressiva di competenze
– Stimola la persona a perseverare nell’impegno motivato e consapevole.

Come sempre dall’esplorazione nasce la consapevolezza e da questa la tua responsabilità di continuare a fare ciò che stai facendo o modificare qualcosa in una direzione per te più costruttiva.

La mia parte intollerante

Ciascuno di noi, più o meno frequentemente, si ritrova a non sopportare certe situazioni, persone, comportamenti. E, spesso, questa intolleranza diventa fonte di sofferenza (frustrazione, delusione), emozioni negative (rabbia, tristezza, disgusto, ecc.) e problemi nelle relazioni interpersonali. Ecco allora quattro, essenziali, passaggi per comprendere la tua PARTE INTOLLERANTE e ridurre la tua sofferenza.

Di fronte a quel comportamento o situazione o persona che non sopporti, chiediti:

Di cosa ho paura?

Di cosa ho bisogno?

Come posso rassicurarmi?

Come posso soddisfare il mio bisogno?

E lo stesso processo puoi seguire se non sopporti nemmeno te stesso…

Ecco i quattro modi per sconfiggere la tua PARTE AUTOCRITICA ovvero per dare senso alla tua abitudine a darti addosso, a rimproverarti, a giudicarti, a colpevolizzarti. Ad essere intollerante verso te stesso.

Pensa ad una situazione in cui sei molto critico con te stesso rispetto ad un tuo comportamento … E chiediti:

Di cosa ha paura la mia parte autocritica?

Di cosa ha bisogno la mia parte autocritica?

Come posso rassicurare la mia parte autocritica?

Come posso soddisfare la mia parte autocritica?

Intanto inizia ad essere meno intollerante verso le domande e verso l’impegno che ti richiede rispondere. Ne vale lo sforzo…

Come sempre e in maniera fondamentale, in un percorso di crescita personale, la consapevolezza che emergerà ti inviterà a mettere in discussione e rivisitare alcuni tuoi modi di percepire le situazioni, di dare senso ad esse, quindi di pensare e agire…

Soffiare sul fuoco

Quando hai un problema col sentirti giudicato, hai tre strade, diversamente percorribili e diversamente efficaci nel ridurre il tuo stato d’animo negativo. Diversamente … In base al tipo di comportamento sotto giudizio, al tipo di situazione, alla persona che sei, a come funzioni, anche in base alla tua storia di vita, a ciò che vuoi ottenere.
1. Puoi prendere il comportamento che viene giudicato (da te e/o dagli altri) e cercare di modificarlo. Sei stato bocciato? Studia meglio! Sei troppo grasso? Dimagrisci! Sei troppo timido? Aumenta la sicurezza in te stesso! Sei disoccupato? Cerca lavoro! Sei solo e desideri un partner? Potenzia le tue doti di seduzione! Ti fai mettere sempre i piedi sopra? Fai un corso per potenziare autostima e assertività! Sei troppo impulsivo? Impara a contare fino a 10! Sei troppo aggressivo? Impara a comunicare in modo efficace e rispettoso!
Semplice, no? Non proprio… Non sempre… In alcune situazioni può funzionare così semplicemente imparando qualche abilità o modificando certe abitudini e comportamenti disfunzionali. In molte altre situazioni devi lavorare su altri obiettivi e strategie.
2. Puoi abbassare gli standard di riferimento rispetto ai quali paragoni il tuo comportamento; puoi, quindi, “forse devi” lavorare sul tuo perfezionismo o sul tuo desiderio di controllare tutto o sulla tua intolleranza ad ogni frustrazione o sul tuo senso di onnipotenza. Insomma, non puoi semplicemente prendere il comportamento e modificarlo, devi probabilmente cercare il senso più intimo del perché fai quello che fai e di come ti senti giudicato nella tua condotta.
3. Puoi accettare quello che fai e quello che provi come “reazione normale” alle circostanze che stai affrontando. Insomma puoi, anzi “devi” smettere di soffiare sul fuoco. Giudicandoti per primo rispetto a ciò che fai (e prendendo per verità assoluta i giudizi che provengono dall’esterno). Provare ansia in certe situazioni è normale, ma tu la puoi trasformare in panico… Provare tristezza è normale, ma tu la puoi trasformare in angoscia o depressione… Sentirsi frustrati è parte del vivere la vita, ma tu rendi la frustrazione come la catastrofe più insopportabile… La delusione è parte integrante delle relazioni, ma tu la amplifichi a dismisura facendone questione di onore e disonore, di rifiuto e indegnità… Provare imbarazzo è assolutamente comune e diffuso, ma tu lo trasformi in fobia sociale… Provare vergogna e non sentirsi all’altezza è esperienza comune, ma tu l’amplifichi cercando di evitarla come il virus più letale …
Puoi cercare di comprendere perché reagisci in questi modi, il senso e il valore che ha per te. Gli scopi che soddisfa la tua reazione e gli effetti negativi che produce.
Ottenendo questa chiarezza puoi smettere di continuare a cercare soluzioni finendo per trovare altri problemi… Puoi smettere di sentirti brutto, sporco, cattivo, scemo, pazzo, anormale, strano, ecc. E puoi, più proficuamente, cominciare a comprendere meglio te stesso nella situazione specifica, accettando gli aspetti dolorosi che vivi come primo passo essenziale per ridurre il loro impatto negativo sul tuo umore e sulla tua capacità di fare le scelte giuste per te…

Parole parole parole

Le parole che ti dici influenzano cosa provi e cosa fai. È un’idea non sempre facilmente coglibile né accettabile a cuor leggero. Di fatto questa idea esprime un modo di pensare al funzionamento di tutti noi, quindi al funzionamento che genera gioia e sofferenza. Quindi ad un modo di lavorare “psicologicamente” per aumentare la prima e ridurre la seconda.
Le parole esprimono i pensieri. Anche se non sempre è facile rintracciare queste parole che girano nella nostra testa e i relativi pensieri che governano il nostro vivere momento per momento.
Nota cosa ti dici per sentirti in ansia in una situazione specifica… “Potrei stare male, non ci riuscirò, chissà che succederà, oddio come farò…”
Nota le parole che girano nella tua testa quando ti senti depresso… “Non sono capace a fare niente, tutto è inutile, a che serve andare a lavoro, niente ha senso ormai…”
Nota i pensieri che ti fai quando sei arrabbiato… “Non è giusto, come si è permesso, come fa la gente ad agire così…”
O triste… “Non sarà più come prima… non troverò più una come lei…”
Quando ti senti in colpa o provi vergogna…
Nota, insomma, cosa ti dici ovvero cosa pensi per generare le emozioni che provi…
Nota il tuo chiacchiericcio interiore quando ti senti stressato…
Nota quali pensieri albergano nella tua mente quando sei pieno di gioia, entusiasmo, benessere…
Cerca con attenzione e curiosità ogni parola e ogni pensiero che ti girano per la testa in ogni specifica situazione… E nota in che modo influenzano ciò che senti e ciò che fai…
I pensieri, dunque, si esprimono in un dialogo interiore. Dialogo tra diverse parti di noi. Ogni parte è “psicologica” ovvero siamo sempre noi stessi che portiamo dentro “diversi pensieri e diversi bisogni”.
Ogni scelta, ogni comportamento deriva da come riusciamo ad integrare queste parti ovvero a tentare di soddisfarle tutte, pur sapendo che non sarà mai possibile completamente e che qualche parte di noi sarà più o meno soddisfatta e qualche altra sarà invece frustrata e delusa. È così per ogni situazione più o meno importante del nostro vivere quotidiano. Ad esempio, devi lavorare e vorresti uscire col partner; vuoi andare a sciare, ma hai bisogno di riposarti; vorresti mandare a quel paese il tuo capo, ma il lavoro ti serve per campare; vorresti far sempre contento tuo figlio, ma vuoi anche insegnargli il valore dei limiti, delle regole, della frustrazione. Come vedi gli esempi sono infiniti, tanti quante sono le situazioni che viviamo e le scelte che compiamo.
Per aumentare gioia e benessere e ridurre sofferenza e dolore, dobbiamo imparare ad ascoltare questo dialogo interiore, a conoscere queste parole che diciamo a noi stessi, a trovare questi pensieri che guidano le nostre azioni. A scegliere con consapevolezza quali pensieri sono sani e utili ai nostri scopi e bisogni e quali, invece, è meglio lasciarli andare…

L’assedio

Sei idiota
Sei pesante
Sei terribile
Sei insopportabile
Sei una delusione
Non sei capace
Non sei adatto
Non sei all’altezza
Non è per te
Non mi far arrabbiare o rendere triste o far preoccupare…

Tuo padre tante volte ha pronunciato parole simili rivolgendosi a te. O così ti sono arrivate anche da uno sguardo, da un rimprovero, da un atteggiamento.
Tua madre tante volte può aver usato parole simili o così le hai interiorizzate vedendo il suo comportamento nei tuoi confronti o percependo i suoi stati d’animo.
Forse anche altre persone, più o meno importanti della tua vita, ti hanno circondato con parole e giudizi simili.
Su queste parole e giudizi tu hai costruito pezzi importanti dell’idea di te, rispondendo alla domanda, anche solo implicita dentro te: chi sono?
Mi auguro che tu abbia ricevuto anche messaggi di amore e stima che insieme ai precedenti abbiamo contribuito a creare solide fondamenta della tua personalità, della tua autostima e del senso del tuo valore come persona unica e degna. Te lo auguro…
Oggi ti dici queste cose, continui a dire a te stesso ciò che ti è stato detto molte volte. Soprattutto, purtroppo, sono i messaggi negativi che rimbombano più pesantemente. L’assedio una volta esterno è diventato interno. E ti senti idiota, pesante, sbagliato, colpevole, immeritevole e compagnia brutta.
Questo dialogo interno, per lo più inconsapevole, condiziona le esperienze che fai e come le fai, oltre che la tua autostima. Sono messaggi potenti alla persona, ricevuti forse più volte, dalle persone più importanti della tua vita, magari con toni emotivi intensi. Sono messaggi che insieme ad altri hanno definito i confini del tuo senso di identità.
Questo assedio è un automatismo di cui puoi diventare consapevole e che puoi quindi cominciare a de-automatizzare.
Ascolta questo dialogo interiore: le parole e i pensieri che ti girano in testa… Le emozioni che provi quando sei “sotto attacco”… Le sensazioni che ti arrivano dal corpo…
Non sei abituato a fermarti ed ascoltarti… Puoi comunque sempre cominciare… Oggi è il momento giusto…
Conoscere questi automatismi ti permette di fare una prima fondamentale chiarezza su cosa solitamente guida i tuoi vissuti, le tue interpretazioni delle cose che ti accadono, le tue emozioni, i tuoi bisogni, le tue azioni. Per iniziare ad uscire dall’assedio.
Non esistono esercizi miracolosi, formule magiche o soluzioni preconfezionate… Esiste la tua disponibilità a fare un lavoro profondo su te stesso per prenderti cura di te come non hai mai fatto e per dirigerti in modo più consapevole e autonomo verso la vita che vuoi.

Quando e quanto i tuoi pensieri ti procurano malessere

Ci sono alcuni pensieri e modi di pensare che ciascuno di noi si trova ad utilizzare in misura più o meno massiccia. Questi pensieri sono poco utili o proprio dannosi per raggiungere i nostri scopi e governare le situazioni stressanti.
Ti faccio un elenco, comunque parziale e che ti invito ad ampliare, di queste modalità e soprattutto ti invito a notare:
quando li usi, con chi, in che circostanze;
quali stati d’animo producono in te;
quali comportamenti adotti in quelle situazioni.

Quello che è successo è catastrofico…
Quello che è successo è terribile…
Le cose o sono in un certo modo o sono sbagliate…
Le persone non possono pensare in un certo modo…
Come fa la gente ad agire in questo modo?
È insopportabile quello che è successo…
Sono una persona inqualificabile…
Non posso sbagliare…
Non devo sbagliare…
Devo trattenere le mie emozioni…
Le persone sono inaffidabili e pericolose…
Sono un fallito…
Gli altri prima o poi ti fregano…
Non posso mostrarmi fragile…
Non ce la farò mai…
Non riesco a gestire le situazioni stressanti…
Per stare bene devo avere tutto sotto controllo…
Chi sbaglia merita sempre e comunque di essere punito severamente…
I miei pensieri non valgono…
Non posso rischiare di dire una sciocchezza…
Non riesco a vivere nell’incertezza…
Mi muovo solo quando ho azzerato i rischi e i pericoli…
Non sono mai all’altezza di ciò che mi viene chiesto…
Se esprimo le mie emozioni mi prenderanno in giro…
Ciò che non è perfetto è inutile o sbagliato o catastrofico o privo di valore…
Ho paura di essere giudicato negativamente, criticato, rifiutato, deriso, se mi esprimo in modo spontaneo e naturale…

Le “paroline diaboliche” che spesso contornano questi pensieri e simili sono: sempre, mai, tutto, niente, assolutamente, necessariamente, obbligatoriamente, ecc..

Non sempre è facile notare questi pensieri in azione. Se ti eserciti diventi esperto nel trovarli per iniziare quindi a riformularli in modo per te più utile ai tuoi bisogni e desideri. E ne sarà valsa la fatica…

Riprendi, dunque, la lista e riscrivi quei pensieri in “pensieri per te più utili” a farti stare bene, a farti affrontare i problemi in modo efficace, a farti raggiungere i tuoi obiettivi, a ridurre il tuo stress e la tua sofferenza… E nota quando ci riesci e l’effetto che fa… Quando hai difficoltà a riformulare quei pensieri e l’effetto che fa…

Amen…

Siamo cresciuti un po’ tutti a LATTE e GIUDIZIO. In parte, è un processo inevitabile, connesso alle necessità educative di insegnarci cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa è buono e cosa cattivo, cosa fa bene e cosa male. In parte, può essere stato un percorso di sviluppo gravemente appesantito da un’atmosfera familiare eccessivamente rigida, severa, ferocemente giudicante.
Quasi sempre, da adulti, uno degli scopi più diffusi tra le persone, a volte chiaro ed evidente, altre volte più nascosto, è lo scopo di EVITARE di ESSERE GIUDICATO o di SENTIRSI GIUDICATO. Assolutamente comprensibile, viste le premesse infantili. Purtroppo fonte di sofferenza per la persona in quanto spesso il rischio di essere giudicati è connesso al fatto stesso di vivere la propria vita. Ovvero quando ci proponiamo di soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri desideri incontriamo quasi sempre o potremmo incontrare o temiamo di incontrare qualcuno che ci giudicherà, a cui non piacerà ciò che stiamo facendo. “AMEN”… potremmo dire. Ma non sempre ci riusciamo. Pur sapendo che, in teoria, non stiamo al mondo per fare ciò che piace agli altri, in pratica sembra proprio che, quasi sempre, veniamo guidati dallo scopo di sentirci approvati, apprezzati, ben voluti, accettati, non giudicati negativamente dagli altri. Anche questo assolutamente comprensibile viste le premesse infantili. Siamo cresciuti a latte e BISOGNO DI APPROVAZIONE. E come potrebbe essere diverso per un figlio e un “piccolo bambino” in generale che si nutre dell’amore e della stima dei “grandi”.
Quando diventiamo grandi noi, ci dobbiamo districare in questo conflitto tra perseguire i propri scopi (la propria idea di felicità) e fare i conti con una quota di GIUDIZIO che INEVITABILMENTE INCONTRIAMO per strada. E dobbiamo, allora, imparare a comprendere quel giudizio che ci aiuta e sostiene nel mantenere la direzione giusta per noi stessi e il rapporto con la realtà, e distinguerlo da quel giudizio che, invece, ci porta solamente ad abbandonare i nostri tentativi di vivere la vita che desideriamo.
Non possiamo evitare che gli altri ci giudichino, possiamo scegliere cosa farne di quel giudizio.