Dall’analisi razionale all’esplorazione emotiva

Il nostro comportamento, le nostre esperienze emotive e i rapporti con gli altri sono spesso guidati da pensieri automatici, distorti e irrealistici. Pensieri che generano sofferenza, difficoltà con gli altri e ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi.
È importante riconoscere questi pensieri quando governano le nostre reazioni in modo da disinnescarli o neutralizzarli. Ma, per un efficace cambiamento di comportamento, per la sostituzione con altri pensieri più utili e per la riduzione della sofferenza da essi generata, non basta identificarli e comprendere la loro disfunzionalità. Spesso, infatti, nonostante li staniamo nella loro irrazionalità, non riusciamo a non farci influenzare dal “significato” che diamo a questi pensieri. Ecco un esempio. “Se…” un amico stasera ha detto no ad una mia richiesta di uscire, “allora vuol dire…” che non è mio amico oppure che io non merito la sua amicizia o che non sono una persona interessante o che è stufo di me o che mi odia o che gli sto antipatico. Dunque, in questa circostanza, un singolo aspetto della nostra esperienza (il no ricevuto) viene “generalizzato” a colorare l’intera esperienza, la relazione e l’idea di sé.
Altro esempio. Ingigantiamo piccole frustrazioni e minimizziamo importanti riconoscimenti positivi. Tendiamo ad estremizzare in modo a noi sfavorevole alcune critiche ricevute come fossero segno della nostra totale incapacità, rimproveriamo piccoli errori degli altri come se fossero segni della loro malevolenza nei nostri confronti. Magari poi gesti di affetto ricevuti non vengono nemmeno colti tantomeno valorizzati oppure esperienze positive per cui essere grati, orgogliosi e riconoscenti vengono considerate irrilevanti. In sintesi, siamo spesso facili a condannare ferocemente aspetti negativi degli altri o di noi stessi così come siamo propensi a non riconoscere e non apprezzare le cose buone che viviamo, riceviamo e sappiamo donare agli altri.
Terzo esempio. Con un senso di assoluta certezza, riferiamo  a noi stessi il comportamento di un’altra persona, ad esempio un’espressione corrucciata che vediamo sul volto, interpretandolo e vivendolo come negativo, giudicante, malevolo, intenzionalmente ostile nei nostri confronti quando obiettivamente non ci sono motivi per considerare reale questo nostro stato d’animo.
Altre volte, i pensieri automatici inconsapevoli disturbanti prendono la forma, di ‘doveri assoluti’. Ci sentiamo braccati dai nostri pensieri da cui ci sentiamo ‘obbligati’ ad attuare necessariamente un certo comportamento: “devo assolutamente e necessariamente… Essere il primo… Non commettere errori… Raggiungere quell’obiettivo… Farcela entro stasera…”. Questi e altri pensieri simili girano nella nostra testa come ‘parole attraverso cui imponiamo a noi stessi standard severi, eccessivi anche estremi di comportamento’, parole e pensieri che solo raramente ci sono di aiuto e quasi sempre sono invece fonte di stress oltre che di stati emotivi di autocritica spietata,  fallimento e scarsa autostima.
Ulteriore esempio. Rimuginarci e ruminare. Se gli esempi precedenti fanno riferimento a ‘contenuti distorti del pensiero’, esistono anche ‘processi disfunzionali di pensiero’ ovvero modi attraverso cui usiamo il nostro pensiero in modo non utile e anche dannoso. Ruminiamo in modo sterile su eventi accaduti (ieri o tanti anni fa), su errori commessi (da noi o da altre persone), ma senza che questo sforzo di pensiero sia veramente efficace a cambiare le cose, ad apprendere dagli errori, a modificare la situazione. In altri casi, invece, rimuginiamo sul futuro (domani o chissà quando) cercando risposte certe a situazioni incerte di cui non riusciremo mai ad avere ‘totale controllo e totale prevedibilità’, finendo per sfinirci in tentativi di rispondere a domande che al presente ‘non hanno risposta totalmente certa’.
In questi vari casi, ai fini della riduzione della sofferenza, non è sufficiente riconoscere che il pensiero che seguiamo è irrazionale e che quindi basterebbe sostituirlo con un pensiero più realistico ed utile a guidare la nostra interpretazione delle cose e il nostro agire.
È fondamentale integrare l’analisi razionale con la ricerca della comprensione dei ‘motivi’ per cui la persona, nonostante riconosca la distorsione del suo pensiero e i suoi effetti negativi, non riesce a staccarsi da quel modo di pensare.
Spesso l’esplorazione dei motivi da comprendere ci porta a riconoscere il ‘bambino ferito’ dentro di noi. Il ‘bambino ferito’ o la ‘ferita interiore’ sono metafore psicologiche per descrivere le nostre esperienze dolorose del passato che ancora oggi ci influenzano nel modo di pensare, sentire e agire. La ‘ferita’, ‘da dentro’, governa pensieri, emozioni ed azioni dell’adulto che siamo, in teoria razionale, consapevole e capace di scelte utili e realistiche.
Quei pensieri distorti hanno avuto origine nei primissimi anni di vita della persona che ha cominciato a funzionare in base a quei pensieri e nel tempo si è abituata ad interpretare la realtà e a dare senso alle esperienze in quel modo problematico. Oggi quella ‘ferita’ produce sofferenza emotiva, sintomi psicologici e fisici, problemi interpersonali. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere, finalmente, forse per la prima volta, riconosciuto e validato nei suoi bisogni e nella sua unicità.
La cura dei pensieri richiede, dunque, anche la cura delle ‘emozioni ferite’. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere preso per mano ed essere accompagnato in modo rispettoso e amorevole nella sua crescita come individuo.
Fuor di metafora, ogni percorso di cura, guarigione, cambiamento e crescita passa attraverso una ‘cura delle emozioni’: imparare a riconoscerle, validarle come legittime, dotarle di senso e regolarle nella loro espressione nei rapporti interpersonali e nelle scelte di vita.
In conclusione, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Potrai trovarci tanti esempi e tanti esercizi di auto-esplorazione al servizio di azioni concrete per modificare i pensieri distorti, ridurre le modalità di pensiero disfunzionale e curare le ‘emozioni ferite’.

35. Estate meravigliosa. La pace interiore

Un uomo perse il suo anello più prezioso, cercò ovunque per ritrovarlo, ma nonostante la sua fatica non ci riusciva. Si sedette su una pietra, disperato, cercando inutilmente di sopprimere la sua disperazione. Come al solito, il suo cane gli si avvicinò cercando le carezze del padrone. Il vicino di casa lo salutò come ogni sera. Gli amici gli fecero vedere i pesci che avevano pescato e gliene regalarono alcuni. La moglie e i figli lo accolsero con affetto al suo arrivo a casa, esattamente come accadeva sempre. La giornata si concluse nella pace familiare. Purtroppo il tormento per la perdita dell’anello perseguitava ancora l’uomo il quale però penso: “nessuno si è accorto che ho perso l’anello, tutti si sono comportati con me come sempre, perché proprio io devo comportarmi in modo diverso con me stesso?” Fu così che si addormentò sereno.
Ecco allora oggi ti suggerisco:
SMETTI DI RIMUGINARE E RUMINARE ALL’INFINITO, SMETTI DI TORMENTARTI PER CIÒ CHE NON C’È PIÙ, PER CIÒ CHE NON È, PER CIÒ CHE NON È MAI STATO. PER CIÒ CHE NON SEI…
Impara a riconoscere ed apprezzare le ricchezze che appartengono alla tua vita…
Impara ad essere grato perché è così che diventi veramente ricco delle cose importanti che profondamente danno valore alla tua vita…
Impara ad assaporare le meraviglie che già sono per te disponibili o che puoi conquistare nonostante le miserie che pure si rendono presenti…
Va’ in libreria, anche on line e ordina ‘Alice nel paese delle miserie’ … Per la tua pace e serenità…

28. Estate meravigliosa. Datti il permesso

Tutti siamo cresciuti a latte e divieti. “Questo è permesso e questo è proibito… Questo sì e questo no…”. Questa è l’eco interiore delle voci dei nostri educatori… Questo è quello che abbiamo imparato a seguire… Allora, per la tua meraviglia…
Oggi ti suggerisco:
DATTI IL PERMESSO DI SENTIRE QUELLO CHE SENTI…
DATTI LA REGOLA DI ESPRIMERLO IN MODO SANO ED UTILE…
Identifica i confini di ciò che per te è giusto e utile esprimere di quello che senti e che pensi, tenendo conto della realtà in cui vivi e di un necessario e sostenibile adattamento ad essa, tenendo conto della tua morale personale e della convivenza rispettosa con gli altri. Il resto è puro godimento… Espressione sana della tua autenticità… Oltre sensi di colpa con cui ti torturi e ti lasci torturare…
Ora è il momento giusto per ‘ricominciare’…
A cominciare dalla lettura e dalla condivisione, per cui ti ringrazio in anticipo, di ‘Alice nel paese delle miserie’. Puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

23. Estate meravigliosa. Se loro… Allora tu…

Se loro non ritirano le loro aspettative… Allora sei tu che devi emanciparti dalle loro aspettative…
Oggi, per la tua estate meravigliosa, ti suggerisco:
LIBERATI DALLA TRAPPOLA AUTOIMPOSTA DI CHI DEVI ESSERE!
Per quanto tu sia cresciuto con mille persone che ti hanno spinto a dover essere in un certo modo…
Per quanto tu abbia fatto tue negli anni le pressioni esterne ad essere la persona che gli altri volevano tu fossi…
Per quanto ancora oggi sei tormentato, minuto per minuto, da quella voce interna che ti chiede di essere in un certo modo e quasi mai è contenta dei tuoi comportamenti…
Oggi, proprio oggi, anzi adesso, proprio ora, puoi decidere di smettere di essere schiavo di queste pretese esterne ed interiori…
Anch’io potrei pretenderlo da te (certo avrei dei problemi importanti a pretenderlo), invece ti invito solamente a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’ (libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line). Semplicemente ti dico che potrebbe essere per te un primo fondamentale passo in direzione della tua liberazione… Per una vita intera meravigliosa!

20. Estate meravigliosa. Riconosci il tuo valore

“Sono venuto qui, maestro, perché mi sento così inutile che non ho voglia di fare nulla. Mi dicono che sono un inetto, che non faccio bene niente, che sono maldestro e un po’ tonto. Come posso migliorare? Che cosa posso fare perché mi apprezzino di più?”.

Il maestro gli rispose senza guardarlo: “Mi dispiace, ragazzo. Non ti posso aiutare perché prima ho un problema da risolvere. Dopo, magari…”. E dopo una pausa aggiunse: “Ma se tu mi aiutassi, magari potrei risolvere il mio problema più in fretta e dopo aiutare te”. “Con…piacere, maestro” disse il giovane esitante, sentendosi di nuovo sminuito visto che la soluzione del suo problema era stata rimandata per l’ennesima volta.

“Bene” continuò il maestro. Si tolse un anello che portava al mignolo della mano sinistra e, porgendolo al ragazzo, aggiunse: “Prendi il cavallo che c’è là fuori e va’ al mercato. Ho bisogno di vendere questo anello perché devo pagare un debito. Vorrei ricavarne una bella sommetta, per cui non accettare meno di una moneta d’oro. Va’ e ritorna con la moneta d’oro il più presto possibile.” Il giovane prese l’anello e partì.

Appena fu giunto al mercato iniziò a offrire l’anello ai mercanti, che lo guardavano con un certo interesse finché il giovane diceva il prezzo. Quando il giovane menzionava la moneta d’oro, alcuni si mettevano a ridere, altri giravano la faccia dall’altra parte e soltanto un vecchio gentile si prese la briga di spiegargli che una moneta d’oro era troppo preziosa in cambio di un anello.

Pur di aiutarlo, qualcuno gli offrì una moneta d’argento e un recipiente di rame, ma il giovane aveva istruzioni di non accettare meno di una moneta d’oro e rifiutò l’offerta. Dopo avere offerto il gioiello a tutte le persone che incrociava al mercato – e saranno state più di cento- rimontò a cavallo demoralizzato per il fallimento e intraprese la via del ritorno. Quanto avrebbe desiderato avere una moneta d’oro per regalarla al maestro e liberarlo dalle sue preoccupazioni! Così finalmente avrebbe ottenuto il suo consiglio e l’aiuto.

Entrò nella sua stanza. “Maestro” disse “mi dispiace. Non è possibile ricavare quello che chiedi. Magari sarei riuscito a ottenere due o tre monete d’argento, ma credo di non poter ingannare nessuno riguardo il vero valore dell’anello.”

“Quello che hai detto è molto importante, giovane amico” rispose il maestro sorridendo. “Prima dobbiamo conoscere il vero valore dell’anello. Rimonta a cavallo e vai dal gioielliere. Chi lo può sapere meglio di lui? Digli che vorresti vendere l’anello e chiedigli quanto ti darebbe. Ma non importa quello che ti offre: non glielo vendere. E ritorna qui con il mio anello.”

Il giovane riprese di nuovo a cavalcare. Il gioielliere esaminò l’anello alla luce della lanterna, lo guardò con la lente, lo soppesò e disse al ragazzo: “Dì al maestro, ragazzo, che se vuole vendere oggi stesso il suo anello, non posso dargli più di cinquantotto monete d’oro”. “Cinquantotto monete?” esclamò il giovane. “Sì” rispose il gioielliere. “Lo so che avendo più tempo a disposizione potremmo ricavare circa settanta monete d’oro, ma se ha urgenza di vendere…”

Il giovane si precipitò dal maestro tutto emozionato a raccontargli l’accaduto.

“Siediti” disse il maestro dopo averlo ascoltato. “Tu sei come questo anello: un gioiello unico e prezioso. E come tale puoi essere valutato soltanto da un vero esperto. Perché pretendi che chiunque sia in grado di scoprire il tuo vero valore?”

E così dicendo si infilò di nuovo l’anello al mignolo della mano sinistra.

Per la tua vita meravigliosa, oltre alla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (libro che puoi ordinare in libreria oppure on line), oggi ti suggerisco:

COSTRUISCI LA TUA AUTOSTIMA A PARTIRE DA TE STESSO.

Ti hanno detto da una vita che non sei capace e non hai valore… (e un bambino ferito continua a vivere dentro di te oggi)…

Hai cominciato a credere che ciò fosse vero… E ancora oggi ti fai guidare da quelle storie, credenze e convinzioni che affossano il tuo umore e il tuo valore…

Sei abituato nella quotidianità a svalutare te stesso… e agisci continuamente guidato dall’idea di non valere niente…

Inizia proprio ora a riconoscere il tuo valore, il tuo essere unico, con le tue caratteristiche individuali e le tue risorse (impara a riconoscerle) che fanno di te una persona preziosa e piena di valore…

Inizia ad agire nella direzione dei tuoi desideri… incontrando anche limiti e vivendo anche tante frustrazioni, ma mai perdendo il senso del tuo valore…

16. Estate meravigliosa. Se loro… Allora tu…

Se loro non ritirano le loro aspettative… Allora sei tu che devi emanciparti dalle loro aspettative…
Oggi, per la tua estate meravigliosa, ti suggerisco:
LIBERATI DALLA TRAPPOLA AUTOIMPOSTA DI CHI DEVI ESSERE!
Per quanto tu sia cresciuto con mille persone che ti hanno spinto a dover essere in un certo modo…
Per quanto tu abbia fatto tue negli anni le pressioni esterne ad essere la persona che gli altri volevano tu fossi…
Per quanto ancora oggi sei tormentato, minuto per minuto, da quella voce interna che ti chiede di essere in un certo modo e quasi mai è contenta dei tuoi comportamenti…
Oggi, proprio oggi, anzi adesso, proprio ora, puoi decidere di smettere di essere schiavo di queste pretese esterne ed interiori…
Anch’io potrei pretenderlo da te (certo avrei dei problemi importanti a pretenderlo), invece ti invito solamente a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’ (libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line). Semplicemente ti dico che potrebbe essere per te un primo fondamentale passo in direzione della tua liberazione… Per una vita intera meravigliosa!

3. Estate meravigliosa. Grazie… E anche a quel paese

Tu pensa a che estate meravigliosa potresti passare se riuscissi ad allentare la morsa del tuo giudice interiore!
Tu pensa a che vita meravigliosa potresti costruire se prendessi il buono del giudice e scartassi la parte tossica e nociva di questa parte interiore di te che abita con te h24... sì, anche nei sogni … sì, in ogni tuo comportamento… reso ‘prestazione’ in cui dover essere all’altezza non si sa spesso di quale altezza e di quale traguardo… sempre con quello sguardo critico, colpevolizzante, rimproverante, malevolo… che altri aggettivi hai per descrivere la ferocia del tuo tiranno interiore?
Allora oggi ti suggerisco:
IMPARA A DIRE GRAZIE E ANCHE A MANDARE A QUEL PAESE IL TUO GIUDICE INTERIORE.
Grazie per come ti insegna a vivere e ti permette di mantenere la rotta e la strada dei tuoi obiettivi e valori...
Ma anche a quel paese nella misura in cui è sempre appollaiato come il più spietato dei grilli parlanti a ricordarti che non sei come dovresti essere e non fai ciò che dovresti fare… in ogni campo della tua vita…
Fermati dunque… una … due... tre volte al giorno e … “semplicemente” … ringrazialo e mandalo anche dove meglio credi affinché possa smettere di distruggerti la vita (di auto-distruzione si tratta in realtà), l’autostima e le relazioni e il senso più profondo del tuo valore e della tua soddisfazione ...
Come si fa?
Inizia a prendere la distanza dalla verità assoluta che questa figura interiore ti propina come l’unica verità vera e possibile… inizia a metterlo in discussione… inizia a creare le tue regole del tuo stare al mondo …
Inizia… correggi il tiro... procedi… sarà una meraviglia …
Se proprio vuoi un suggerimento ancora più pratico, inizia con l’ordinare ‘Alice nel paese delle miserie’, direttamente in libreria oppure on line. In questo libro troverai tanti spunti pratici per regolare il tuo giudice interiore...

La mano. Ricevere e stoppare

Dire no alle richieste degli altri che sentiamo eccessive per noi e chiedere agli altri per i nostri bisogni sono due facce note della stessa medaglia.
Sentiamo le richieste degli altri eccessive perché non ce la facciamo, siamo stanchi, siamo già pieni di doveri e compiti che ci siamo assunti. Del resto, a volte dobbiamo o dovremmo chiedere aiuto agli altri per soddisfare certi nostri bisogni semplicemente perché da soli non riusciamo o perché una mano dell’altro ci sarebbe di grande sostegno e conforto.
Spesso chiedere e dire no sono due attività molto difficili per noi; facili a dirsi meno a farsi perché nell’atto di immaginare di farlo incontriamo emozioni varie che ci disturbano, a cominciare da paure di rifiuto e sensi di colpa. Paura di offendere e di deludere. Paura di ferire ed essere feriti. E tu cosa provi e cosa pensi quando ti immagini di chiedere e/o di dire no?
Queste due attività sono vitali perché definiscono chi siamo, cosa vogliamo e il nostro spazio vitale che dobbiamo confinare bene, facendo entrare chi ci può far bene e tenendo fuori chi sentiamo per noi nocivo.
Imparare a dire sì e no, a chiedere oltre che fare da soli rappresenta un apprendimento che avremmo dovuto imparare da piccoli. Oggi probabilmente molti nostri problemi personali e interpersonali derivano da questa nostra difficoltà e incapacità. Fortunatamente, oggi è anche il primo giorno del resto della tua vita in cui, invece che recriminare su ciò che non è stato, puoi imparare a creare una vita la più vicina possibile ai tuoi desideri. A cominciare dalla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro di crescita personale e psicoterapia che puoi ordinare direttamente in libreria o nelle librerie on line.

Agenti, sorgenti, miserie e meraviglie

Noi esseri umani siamo agenti attivi dei nostri processi di pensiero e dei nostri comportamenti. È dentro di noi che sorgono stati emotivi e sensazioni corporee generate dai nostri pensieri, siamo noi la fonte delle nostre decisioni. Siamo portatori, più o meno sani, di credenze, convinzioni, scopi, valori, obiettivi, azioni. Siamo noi ad avere il controllo di cosa facciamo con ciò che ci succede.
Sì, è vero tutto questo… e anche no.
Abbiamo il controllo, ma non il totale controllo. Siamo consapevoli di cosa viviamo e cosa scegliamo, ma non del tutto. Qualcuno lo chiama inconscio, qualcuno la chiama conoscenza implicita, qualcuno la chiama memoria corporea tacita. Qualcuno parla di “essenziale invisibile agli occhi”.
Io ti sto parlando di come, molto spesso, il nostro comportamento è guidato da automatismi inconsapevoli che fanno scattare in noi reazioni (emotive, di pensiero e di azione) su cui abbiamo inizialmente poco o alcun controllo. E questo accade soprattutto quando siamo coinvolti in relazioni interpersonali. Come, ad esempio, in alcune ‘miserie’ tipiche nella nostra mente.
Quando, senza rendercene conto:
– vogliamo controllare ciò che non è in nostro potere controllare
– vogliamo cambiare pensieri e comportamenti dell’altra persona
– giudichiamo gli altri perché sono per noi brutti sporchi e cattivi
– giudichiamo noi stessi perché non siamo come vorremmo e dovremmo essere
– ci lamentiamo in modo sterile senza mai passare ad un’azione risolutiva che provi a risolvere il problema per cui ci lamentiamo
– ci sentiamo vittime degli altri e delle circostanze avverse e non sappiamo assumerci la responsabilità del nostro cambiamento
– cerchiamo in tutti i modi di accontentare gli altri per restare sempre insoddisfatti e stressati
– non sappiamo riconoscere i nostri bisogni
– non sappiamo legittimare i nostri bisogni anche quando li abbiamo riconosciuti
– non sappiamo chiedere per i nostri bisogni che pure sentiamo legittimi
– non sappiamo dire no alle richieste degli altri che sentiamo eccessive
– agiamo in modo impulsivo senza riflettere
– rimuginiamo all’infinito senza mai rassicurarci
– ruminiamo su quanto accaduto senza mai trovare pace
– ci aspettiamo o addirittura pretendiamo che gli altri pensino e agiscano come noi
– pretendiamo dagli altri invece di farci carico di ciò che vogliamo ottenere
– vogliamo ottenere tutto e subito ma finiamo per sentirci sempre insoddisfatti e impotenti
– corriamo appresso al tempo ma il tempo non ci basta mai
– aggiungiamo sensi di colpa, vergogna e fallimento ad un dolore che non riusciamo ad accettare
– vogliamo cambiare senza cambiare…

L’esito comune a questi automatismi disfunzionali inconsapevoli e miserevoli è un grado più o meno elevato di frustrazione, delusione, ansia, rabbia, tristezza, sensi di colpa e inadeguatezza, vergogna, fallimento, ecc.

Il lavoro di crescita personale e cura di sé parte proprio dalla consapevolezza dei nostri automatismi, spesso disfunzionali e invisibili ad un occhio non attento. Imparare a notare le nostre tendenze automatiche sia del pensiero sia del comportamento e conseguentemente nell’emozione che proviamo, è un primo  passaggio fondamentale per migliorare il nostro benessere individuale e interpersonale.
Non ti resta a questo punto che andare in libreria (anche on line) e ordinare ‘Alice nel paese delle miserie’, il libro che propone un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere…

Tre tipi di perfezionismo patologico

Esiste un perfezionismo sano che è quello che ti permette di alzare il livello delle tue ambizioni e dei tuoi standard, che ti permette di crescere nei risultati che ottieni in uno o più ambiti della tua vita, che ti permette di godere dei risultati raggiunti, apprezzarli, assaporarli, gustarli fino in fondo e che ti permette anche di fermarti quando proprio non ce la fai o ti rendi conto che oltre non puoi andare e riesci ad accettare questo come parte fondamentale della tua crescita ed evoluzione.
Esistono poi tre tipi di perfezionismo patologico.
1. Verso te stesso
2. Verso gli altri
3. Verso la realtà
In tutti i casi è il tuo giudizio a dominare la tua esperienza emotiva.
PERFEZIONISMO PATOLOGICO è sinonimo di PRETESA. Ovvero di OBBLIGO.
Tu DEVI essere…
Gli altri DEVONO essere…
La realtà DEVE essere…
SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IN UN UNICO MODO.

1. Pretendi da te stesso SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione, il massimo. Altre possibilità non sono contemplate. E quando questo avviene, perché avviene di non raggiungere sempre il top, ti maltratti con giudizi feroci e spietati, ti senti in colpa e ti vergogni o peggio ti arrabbi con qualcosa di esterno a te (eventi e persone) perché profondamente ti senti così fragile da non riuscire ad accettare qualcosa di meno che perfetto né riesci a metterti realmente in discussione.

2. Pretendi dagli altri SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Magari verso i figli o verso i collaboratori, addirittura verso gli amici o gli estranei: non riesci a confrontarti con un comportamento degli altri che sia ‘meno’ di quanto dovrebbe essere, avrebbe dovuto essere, deve essere. E quando succede, perché succede che ti senti deluso dai ‘risultati’ degli altri, invece di mettere in discussione in modo sano e condiviso le tue aspettative e quelle dell’altra persona, magari per rimodulare in modo sano i comportamenti da adottare, finisci solamente per arrabbiarti fino a minare la bontà della relazione. A volte o spesso diventando aggressivo verso l’altra persona, con giudizi sprezzanti e critiche feroci. Rifiuti estremi e punizioni sostanzialmente sempre inefficaci.

3. Pretendi dalla realtà SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Non contempli affatto che le cose, gli eventi, le situazioni siano minimamente diverse da come dovrebbero essere, da come te le aspetti, da come desideri. E quando inevitabilmente succede che si realizzi uno scarto tra realtà e ideale allora provi le emozioni dolorose più svariate: frustrazione, rabbia, tristezza, angoscia.

Diventare consapevoli di quale perfezionismo ci appartenga, capendone il senso, il valore, la funzione, è il primo passo per abbandonarlo, verso una maggiore flessibilità nel proprio comportamento e nelle personali strategie per affrontare il proprio dolore e i problemi nelle relazioni interpersonali. Insomma un primo passo del viaggio dalle miserie alle meraviglie…

Conosci il libro ‘Alice nel paese delle miserie’? Ci puoi trovare una serie di strumenti di consapevolezza e di cambiamento al servizio della tua crescita personale flessibile. Puoi ordinarlo in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o su Amazon.