In-Accettabile

In-Accettabile… Cosa ti fa venire in mente questa parola? È uno dei bivi che incontriamo quotidianamente. Più volte al giorno. E dobbiamo scegliere. Occhio ai fatti e ai giudizi, ai giudizi e ai giudici, esterni e interiori… Impara a distinguere…
Tra aver fatto un errore e sentirsi una persona sbagliata…
Tra essere delusi e chiudere immediatamente una relazione…
Tra sentirsi offesi e covare risentimento perenne…
Tra frustrazione specifica e idea di un mondo schifoso…
Tra giornata stressante e vita di merda…
Quindi imparando a distinguere. E, soprattutto, scegliere ancora una volta.
Tra “è inammissibile” e “a volte capita”…
Tra reazione di ferocia o di gentilezza…
Tra rifiuto e comprensione…
Tra perfezionismo e compassione…

Molto spesso per stare meglio dobbiamo impegnarci a cambiare: noi stessi sostanzialmente. I nostri pensieri e le nostre azioni. E cambiando noi stessi provare a cambiare il mondo, vicino e lontano, almeno provare ad influenzarlo, almeno a far sapere che, se non riusciamo a cambiare l’esterno da noi, prima di accettarlo passivamente, vogliamo esprimere tutto il nostro disappunto, dolore e rabbia. Sii il cambiamento che vuoi vedere diceva Gandhi…
Al tempo stesso, toccati i nostri limiti e raggiunta la nostra impotenza, il più grande cambiamento deriva dall’accettazione. Non passiva, deprimente rassegnazione. Ma ‘attiva scelta’ di focalizzare la nostra attenzione e le nostre energie su ciò su cui abbiamo reale potere. E agire…
Se imbocchi il solito sentiero, probabilmente incontrerai la solita sofferenza. Se imbocchi il sentiero della accettazione e della serenità, fammi sapere come va… Ho fatto una rima stupida o sono proprio uno stupido? Una rima stupida o una stupida rima? Tu cosa consideri prima? Due rime stupide fanno uno stupido? Occhio ai fatti e ai giudizi, ai giudizi e ai giudici, esterni e interiori… Impara a distinguere…

La vecchia sempre verde signora

Non ci vuole niente a sentirsi sbagliati, falliti, inadeguati, colpevoli, incazzati, a volte con tutti e per tutto. Con il corteo di emozioni, più o meno intense, di dolore, rabbia, angoscia, tristezza che accompagna i fatti frustranti. E la ferocia dell’autocritica: “non ho fatto ciò che dovevo fare”, “ho fatto ciò che non dovevo fare”, “non sono come devo essere”. E il giudizio severo verso gli altri che “non sono come dovrebbero essere”.
È più difficile sentirsi sereni per ciò che abbiamo realizzato, tranquilli anche se molte cose non sono come vorremmo, comprensivi con noi stessi anche se qualche errore ce lo possiamo rimproverare, a posto con gli altri che pure non sempre si sono comportati bene nei nostri confronti.
Come te lo spieghi?
Nostra signora, la PRETESA. La vecchia sempre verde signora. Anticamente nata dentro di noi eppure sempre ancora presente, giovane e viva più che mai. Viva e pronta ad uccidere chi le passa accanto…
La pretesa si insinua insidiosa in ogni nostro pensiero. La pretesa conosce solo un’espressione: “DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE E NECESSARIAMENTE IN QUESTO MODO”.
Fatti un giro, nei meandri della tua mente, e nota quanta pretesa è presente nei tuoi pensieri, nei tuoi ragionamenti, nei tuoi discorsi, in molti scambi con gli altri. Ogni volta che la incontri prova a sostituirla con qualcos’altro. L’espressione di un DOVERE con l’espressione di una PREFERENZA.

“DEVE ESSERE PER FORZA COSÌ”

con

“MI PIACEREBBE”.

E nota l’effetto che fa. Se ci riesci e cosa succede in te quando ci riesci, cosa cambia…

Bombe di sofferenza

Viviamo bombardati e ci autobombardiamo di indicazioni, richieste, pretese su chi dovremmo essere, cosa dovremmo fare, cosa dovremmo avere, come dovrebbe essere la nostra vita, la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro fisico e via così. Insomma tutto ciò che ci appartiene DOVREBBE ESSERE COME DOVREBBE ESSERE ma spesso è veramente lontano dai nostri bisogni e desideri autentici, da ciò che ci è veramente vicino. Tanto che alla fine restiamo proprio confusi rispetto a ciò che veramente va bene per noi.
E nasce la sofferenza. Sotto forma di ANSIA e STRESS per non arrivare mai a corrispondere a tali aspettative. Sotto forma di DEPRESSIONE e SCARSA AUTOSTIMA per non sentirci mai all’altezza. Sottoforma di sensi di COLPA, VERGOGNA, senso di FALLIMENTO. RIMORSI e RIMPIANTI continui. Sottoforma di DIPENDENZE varie, attraverso cui tentiamo illusoriamente di fuggire al sentimento di vulnerabilità, fragilità e fallibilità che non riusciamo a riconoscere, tantomeno ad integrare come parte dell’umana esperienza.
Se devi ASSOLUTAMENTE e NECESSARIAMENTE ESSERE CIÒ CHE DEVI ESSERE non può esistere altro che il completo successo o l’estremo opposto. E anche ‘quando arrivi’ non ti senti mai veramente appagato…
Sia chiaro!!! Sia chiaro il confine!!! Tra un giusto, sano, realistico ‘dovere’ e impegno concreto che nascono da un consapevole, responsabile agire per creare la vita che vogliamo, fondata sui nostri valori, bisogni e desideri autentici (quanto è difficile trovarli!?). E un insano agire, guidati da ciò che ci illude dovrebbe essere presente necessariamente nella nostra vita.
Inizia, nel tuo agire e pensare quotidiano, a casa come al lavoro, con gli amici come quando sei da solo, a rintracciare i tuoi ‘DOVERI VELENOSI’ che ti portano ad ammalarti e quelli che contribuiscono effettivamente alla vita che vuoi… E vedi tu cosa vuoi farci…

Basta non abbastanza

Ancora non ti basta la tua vita piena di non abbastanza!? Ancora non ti basta la tua vita vuota di appagamento e soddisfazione!?
Non abbastanza è diventato il pensiero più pensato tra i pensieri del mondo. Consapevole o meno che sia. Ci circondiamo di non abbastanza…
Io non sono abbastanza
Tu non sei abbastanza
La vita non è abbastanza
Il tempo non è abbastanza
Le possibilità non sono abbastanza
Sesso, soldi e salute mai abbastanza
Cos’altro per te non è abbastanza?

Ci siamo rinchiusi nella stanza del non abbastanza. Una stanza piena di tristezza e angoscia, ansia e preoccupazioni, autosvalutazione e depressione. Rabbia verso gli altri e verso noi stessi.

Non abbastanza si accompagna a lamentele continue, consapevoli o latenti, espresse o soffocate. Lamentele perché le cose non vanno come dovrebbero andare, le persone, compreso se stessi, non sono come dovrebbero essere. Lamentele e quindi critiche e rimproveri: verso gli altri e verso se stessi, verso il mondo sbagliato, le persone ingiuste, ‘se stessi mai all’altezza’.

Questo vortice di pensieri, ripetitivi quanto sterili, è anzi dannoso per la propria salute, generando problemi fisici, psicologici e nelle relazioni interpersonali.
Ognuno di noi è chiamato a trovare la propria personalissima soluzione. Magari condividendo i risultati positivi anche con altre persone. Per un contagio reciprocamente arricchente…
Cosa devi fare di diverso per fare accadere fatti diversi e vivere esperienze diverse?
Devi cambiare alcuni tuoi modi di pensare e di agire.
Devi iniziare a riempire il tuo tempo in modo nuovo.
Devi iniziare a perdonarti ed accettarti anche se non sei perfetto.
Devi imparare ad apprezzare la tua vita, anche se imperfetta.
Non è un “devo necessariamente”. È piuttosto un “devo” quanto mai opportuno, un “devo perché voglio” apportare qualità alla mia giornata, alle mie relazioni, alla mia vita. Al mio presente, al mio futuro.

L’autostima è servita!

Se è vero che ogni errore è un’occasione per imparare abilità e affinare capacità possedute…
Se è vero che l’importante è rialzarsi una volta in più di quante volte si è caduti…
Se è vero che non esistono fallimenti ma esistono solo esperienze da cui apprendere e crescere…
Se è vero che un insuccesso è comunque un risultato per capire cosa va migliorato, cosa va tralasciato e cosa va potenziato…
… Allora perché è così facile distruggere la propria autostima e il senso del proprio valore a fronte di esperienze dolorose di frustrazione, delusione, fallimento rispetto alle aspettative iniziali?
La risposta va cercata nell’equazione soggettiva interiore, più o meno consapevole ed emotivamente carica, per cui la parte sta per il tutto o ancora meglio un comportamento sta per l’intera persona o ancora un’esperienza negativa macchia l’intera persona in modo negativo, doloroso, fallimentare e indelebile.
Su questa equazione si lavora in terapia. Per rivisitarla con la testa, per comprenderla col cuore, per riconsiderarla con tutto il corpo. Per riscriverla. Fino a quando la persona non solo si convince, ma arriva a ‘sentire profondamente’ che nessuna esperienza fallimentare, nessun rifiuto, nessun giudizio possono mettere in discussione il valore incondizionato di sé come persona…

Ciò che dovrebbe e ciò che vorresti

Chiediti cosa DOVREBBE ESSERE PRESENTE nella tua vita per essere felice e sereno. E datti almeno tre risposte…
Chiediti cosa DOVREBBE ESSERE PRESENTE nella tua vita per sentirti realizzato e con una buona stima di te. E datti almeno tre risposte…
Ora confronta ciò che dovrebbe essere e CIÒ CHE È… Come ti senti? Cosa provi? Cosa pensi?
Cosa dovrebbe essere presente non è altro che un modo per dire IO HO BISOGNO DI… per essere felice, sereno, realizzato e con una buona autostima.
Rispetto a questo bisogno, individua cosa è REALISTICO e cosa è magico. Sulla realtà puoi lavorarci, per il resto devi aspettare il mago…
Ma anche rispetto al tuo ‘bisogno realistico’, chiediti se è una necessità assoluta o solamente una preferenza… DOVREBBE o VORRESTI?
“CIÒ CHE DOVREBBE” ti rende schiavo delle tue pretese, ti costringe ad essere soddisfatto se e solamente se si realizza ciò che dovrebbe essere. Che sia una pretesa verso te stesso, verso gli altri o verso il mondo. La pretesa ti dà solo una possibilità…
“CIÒ CHE VORRESTI” esprime invece un ventaglio di possibilità. Vorresti è qualcosa che preferisci, non qualcosa di necessario; e qualcosa che desideri, sarebbe meglio ci fosse, ma puoi mettere in conto anche altro…
Se sei schiavo di ciò che DOVREBBE ASSOLUTAMENTE E NECESSARIAMENTE ESSERE, quando le cose non vanno proprio come dovrebbero, sei assalito da rabbia e dolore estremi, accompagnati da feroci critiche e autocritiche, verso chi (gli altri, il mondo, te stesso) NON È ESATTAMENTE E PERFETTAMENTE CORRISPONDENTE ALLE TUE PRETESE.
Se riesci ad accettare, con compassione a autocompassione, che NON SEMPRE LA VITA, LE COSE, LE PERSONE, TE STESSO, VANNO COME VORRESTI, allora puoi trovare molteplici altre strade per essere felice, sereno, realizzato e a posto con te stesso. Consapevole che ce l’hai messa tutta, che hai fatto il meglio che potevi, e che ancora ti puoi impegnare a fare di meglio, a crescere, ma senza l’assedio della pretesa assoluta.

MUSTURBATIONS

La nostra mente è un albero pieno di nidi. La nostra mente è piena di dovrei, dovresti, dovrebbe, dovrebbero.
Il dover essere si annida dappertutto. Nei nostri pensieri, nelle nostre comunicazioni, nei rapporti interpersonali, nel nostro quotidiano vivere. Guidati da aspettative, più o meno consapevoli, su come dovrebbero andare le cose.
Guidati da pretese su come assolutamente e necessariamente … Io tu egli ella noi voi essi dovrebbero essere… (Dovevo proprio metterla questa). Lo psicoterapeuta americano Ellis le chiamava MUSTURBATIONS.
I nidi sono belli e sono anche utili, rendono l’albero canterino, gioioso, vitale. Possono però diventare nocivi, dannosi, se troppi e di natura pericolosa, feroce.
È importante essere guidati da ambizioni, autodisciplina, forza di volontà, dedizione allo sforzo, con un impegno concreto orientato dai nostri valori e scopi consapevoli.
È pericoloso quando il giusto e sano impegno diventa missione impossibile, perfezionismo tossico, necessità assoluta di raggiungere i propri obiettivi, oltre ogni altra considerazione, ad esempio di salute personale e di rispetto degli altri.
Dove sta la felicità? Probabilmente, per non dire certamente, non sta nella ‘onnipotente ricerca di perfezione’.
Dove sta la felicità? Ognuno ha la sua idea, ognuno la sua strada. Tra ciò che “dovrebbe essere” e ciò che “posso accettare che non sia proprio così”.

Stress autoprocurato e autocura

Quanto ti ritrovi nelle seguenti forme comuni di STRESS AUTOPROCURATO?

DEVI PIACERE A TUTTI, in tutti i modi e a tutti i costi. Le aspettative degli altri diventano guida del tuo pensare e agire. Una specie di sottomissione volontaria alla volontà altrui. Soddisfare i bisogni degli altri è il modo che hai trovato per soddisfare il tuo bisogno di sentirti amato e apprezzato… Più o meno consapevolmente…

DEVI ESSERE PERFETTO in TUTTO ciò che fai, in ogni occasione, con ogni persona. Solo così credi di sentirti a posto, ma di fatto non ti senti ‘mai abbastanza’…

DEVI ESSERE FORTE, SEMPRE, comunque. Senza mai sentire, tantomeno mostrare, i momenti di fragilità. Altrimenti ti sentiresti in balia di nemici minacciosi che ti faranno la pelle…

DEVI CONTROLLARE TUTTO, SEMPRE. Oltre ogni normale quotidiana necessità di governare con consapevolezza e responsabilità le tue scelte, le tue attività, i tuoi progetti. Oltre ogni ragionevole buon senso… Oltre ogni giusta misura… Per coltivare l’illusione di eliminare ogni incertezza dalla tua vita …

Conosci e pratichi altre modalità per procurarti stress?

Per iniziare il tuo percorso di autocura da questi generatori di sofferenza, ti suggerisco due linee di lavoro, indipendenti, ma anche consequenziali:

IMMAGINATIVA. Chiediti e rispondi sinceramente a te stesso: cosa succederebbe se mi permettessi di smettere di compiacere? Cosa succederebbe se mi permettessi di non cercare la perfezione in ogni attività? Cosa succederebbe se mi permettessi di sentirmi vulnerabile e di mostrarlo? Cosa succederebbe se mi permettessi di lasciare un po’ il controllo in certe mie esperienze e relazioni?

SPERIMENTALE. Inizia ad astenerti, prova a non farlo. Prendi il coraggio dove lo hai messo quella volta che lo hai nascosto a te stesso, il coraggio per: agire autenticamente, anche se agli altri potresti non piacere; per lasciarti alle spalle il volere essere perfetto; per sentirti libero di essere anche fragile; per abbandonare la ricerca del controllo assoluto. Prova e raccogli i risultati dell’esperimento… Prova ad astenerti e prendi nota di cosa succede in te (cosa provi, cosa senti nel corpo, cosa pensi) e nelle tue relazioni… Prova e trova la lezione…

L’abbraccio

Spesso combattiamo coi nostri pensieri; un po’ tutti, chi più chi meno, ci ritroviamo a “voler scacciare” dalla nostra mente “pensieri disturbanti” di varia natura e forma. Quasi sempre sono pensieri che riguardano l’essere “estremamente giudicanti verso noi stessi”: non vai bene, sei uno schifo, non sei all’altezza, potevi dare di più, gli altri hanno fatto meglio, che ci provi a fare, non ce la farai, non puoi farcela. Pensieri feroci e spietati che affossano la nostra autostima. Ci ruminiamo sopra per ore nel tentativo di eliminarli, ma finiamo per alimentarli. Altre volte “vogliamo allontanare” pensieri disturbanti che riguardano il comportamento degli altri: come si è permesso? Non capisco come la gente possa agire in quel modo, mi ha mancato di rispetto, non doveva comportarsi così, la prossima volta gliene canto quattro. Pensieri di delusione che alimentano rancori, risentimenti e desideri di vendetta, quasi sempre auto-distruttivi. Anche in questo caso la ruminazione alimenta la rabbia e l’impotenza. In alcuni casi, invece, siamo assaliti da pensieri su future catastrofi che potrebbero accaderci rispetto alle quali ci sentiamo indifesi e che cerchiamo di controllare o prevenire. Pensieri ipotetici, generatori di ansia, su cui rimuginiamo per tentare di rassicurarci, ma finiamo anche in questo caso per farci prendere ancora di più dall’agitazione.

Che fare di più utile? Dobbiamo considerare questi pensieri per quello che sono: pensieri. Solo pensieri. “Non fatti, ma parole”. Parole che girano nella nostra testa. Interpretazioni di fatti.

A volte, è utile cercare una diversa interpretazione di quei fatti, cercare pensieri più utili a farci sentire meglio e agire più efficacemente. Altre volte, quando non riusciamo o non troviamo utile o non sembra sensato o non possibile dare nuove interpretazioni dei fatti, allora possiamo “accettare” quei pensieri disturbanti, quasi “abbracciarli”.

Accettare, riferito ai pensieri e ad altri contenuti interiori che tendono a tornare (sensazioni, emozioni, immagini, ricordi), non significa arrendersi o rassegnarsi; vuol dire piuttosto accogliere pensieri, emozioni, frustrazioni, delusioni che ci vengono a trovare, anche se non invitati, e contemporaneamente riprendere a dedicarci a ciò che è importante per noi, a ciò che è in nostro potere orientare e determinare. Paradossalmente, solo con questo atteggiamento di “apertura” “puoi controllare ciò che non puoi controllare”.

Ecco un esempio, che può essere anche un esercizio da fare, con tutti i pensieri che vuoi: quando sei impegnato in un’attività per te importante, anche fosse “semplicemente” rilassarti, e un contenuto mentale disturbante (di quelli visti sopra) viene a trovarti, notalo, riconoscilo, dagli un nome (meglio se usi una simpatica espressione con cui lo sdrammatizzi) e torna a dedicarti alla tua attività.

Con questa tecnica, non combatti i pensieri, cercando di scacciarli dalla finestra e favorendo il loro ritorno direttamente dalla porta; semplicemente li noti e li ignori, non dedichi loro quell’attenzione che li farebbe caricare di energia emotiva e psicologica di cui ti sentiresti deprivato. Solo in un altro momento, da te scelto, quel pensiero disturbante potrà diventare un problema a cui dedicare le tue energie.

Ovviamente, come per tutte le tecniche, non basta una volta. È più una pratica da ripetere e affinare, un atteggiamento da sviluppare, un diverso modo di affrontare ciò che finora hai affrontato in modo non efficace, anzi controproducente. 

Quanta è bella l’ignoranza!?

C’è una voce dentro te, come in ciascuno di noi, che tende a giudicare, paragonare, svalutare, colpevolizzare, rimproverare, il tuo comportamento, il tuo modo di essere (oltre che quello degli altri). Conosci? Ok. Allora non sei ignorante!

Questo giudice interiore si esprime, da sempre, da quando è nato, molto presto nella tua infanzia, nella tua mente, nella tua vita, con parole dolci e gentili quali: “sei stupido”, “sei un fallito”, “non vali niente”, “non meriti amore”, “fai schifo”, “sei incapace”, “non ce la farai mai” e altre delicatezze simili. Conosci? Ok. Il problema si fa serio: altro che ignorante. Tu conosci molto bene come funziona la tua mente!

Le parole che ti dici sono “verità su te stesso” (magari anche sul mondo e sugli altri, ad esempio: il mondo è dei furbi, tutti sono migliori di me, chi imbroglia vince, l’onestà è degli stolti) in cui credi veramente e fermamente. Le senti proprio una descrizione precisa e calzante di te e della tua vita. Ci credi e te ne fai guidare: il tuo comportamento e i tuoi stati d’animo sono condizionati chiaramente e in modo potente da queste “verità che credi vere”. Conosci? Ok. Conosci tutto, altro che ignoranza!

Magari qualcuno che ti ha visto soffrire (stressarti, arrabbiarti, lamentarti, sentirti uno schifo, essere triste, ritirarti da solo in casa, smettere di fare cose divertenti, ecc.) ha cercato di aiutarti dicendoti qualcosa del tipo: “ma no, dai, sei bravo, sei intelligente, sei una persona in gamba, prima o poi starai meglio, la fortuna arriverà… Ci devi credere, devi credere in te stesso”. Magari hai provato a farti guidare da queste belle parole rinfrancanti e dalle pacche sulle spalle che hai ricevuto, ma non è andata come desideravi e continui a stare come uno straccio. Conosci? Ok. Quanta conoscenza, quanta consapevolezza!

Forse c’è un’altra strada. Spero che tu la conosca o possa impararla. Altro che ignoranza! E seguirla.

Fai chiarezza su cosa è veramente importante per te, su cosa deve essere prioritariamente presente nella tua vita: cose, persone, situazioni ed esperienze che veramente possono “riempire” la tua vita, creare vero “valore” nella tua vita, dare senso alle tue scelte quotidiane, ad ogni azione che compi in direzione della vita che veramente vuoi.

Ci sono molti modi (strade, percorsi, strumenti) per trovare questi valori e per agire in base ad essi. Un modo è la psicoterapia intesa come percorso che ti aiuta a comprendere veramente cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe farti gioire, cosa ti rende “vuoto” e cosa potrebbe farti sentire “pieno”. Ma puoi trovare comunque la tua strada, un tuo itinerario, magari accompagnato dalle persone “giuste”. E l’ignoranza? Ecco: quando hai trovato veramente i tuoi valori-guida, cosa veramente può fare la differenza nella tua vita, come devi agire per realizzare il tuo progetto di vita “felice”, “serena”, “gioiosa”, “piena”, allora puoi iniziare ad ignorare ciò che hai sempre creduto vero, ciò da cui ti sei fatto guidare fino ad un attimo prima, ciò che ti ha accompagnato per una vita facendoti sentire sicuro quanto addolorato.