L’abbraccio

Spesso combattiamo coi nostri pensieri; un po’ tutti, chi più chi meno, ci ritroviamo a “voler scacciare” dalla nostra mente “pensieri disturbanti” di varia natura e forma. Quasi sempre sono pensieri che riguardano l’essere “estremamente giudicanti verso noi stessi”: non vai bene, sei uno schifo, non sei all’altezza, potevi dare di più, gli altri hanno fatto meglio, che ci provi a fare, non ce la farai, non puoi farcela. Pensieri feroci e spietati che affossano la nostra autostima. Ci ruminiamo sopra per ore nel tentativo di eliminarli, ma finiamo per alimentarli. Altre volte “vogliamo allontanare” pensieri disturbanti che riguardano il comportamento degli altri: come si è permesso? Non capisco come la gente possa agire in quel modo, mi ha mancato di rispetto, non doveva comportarsi così, la prossima volta gliene canto quattro. Pensieri di delusione che alimentano rancori, risentimenti e desideri di vendetta, quasi sempre auto-distruttivi. Anche in questo caso la ruminazione alimenta la rabbia e l’impotenza. In alcuni casi, invece, siamo assaliti da pensieri su future catastrofi che potrebbero accaderci rispetto alle quali ci sentiamo indifesi e che cerchiamo di controllare o prevenire. Pensieri ipotetici, generatori di ansia, su cui rimuginiamo per tentare di rassicurarci, ma finiamo anche in questo caso per farci prendere ancora di più dall’agitazione.

Che fare di più utile? Dobbiamo considerare questi pensieri per quello che sono: pensieri. Solo pensieri. “Non fatti, ma parole”. Parole che girano nella nostra testa. Interpretazioni di fatti.

A volte, è utile cercare una diversa interpretazione di quei fatti, cercare pensieri più utili a farci sentire meglio e agire più efficacemente. Altre volte, quando non riusciamo o non troviamo utile o non sembra sensato o non possibile dare nuove interpretazioni dei fatti, allora possiamo “accettare” quei pensieri disturbanti, quasi “abbracciarli”.

Accettare, riferito ai pensieri e ad altri contenuti interiori che tendono a tornare (sensazioni, emozioni, immagini, ricordi), non significa arrendersi o rassegnarsi; vuol dire piuttosto accogliere pensieri, emozioni, frustrazioni, delusioni che ci vengono a trovare, anche se non invitati, e contemporaneamente riprendere a dedicarci a ciò che è importante per noi, a ciò che è in nostro potere orientare e determinare. Paradossalmente, solo con questo atteggiamento di “apertura” “puoi controllare ciò che non puoi controllare”.

Ecco un esempio, che può essere anche un esercizio da fare, con tutti i pensieri che vuoi: quando sei impegnato in un’attività per te importante, anche fosse “semplicemente” rilassarti, e un contenuto mentale disturbante (di quelli visti sopra) viene a trovarti, notalo, riconoscilo, dagli un nome (meglio se usi una simpatica espressione con cui lo sdrammatizzi) e torna a dedicarti alla tua attività.

Con questa tecnica, non combatti i pensieri, cercando di scacciarli dalla finestra e favorendo il loro ritorno direttamente dalla porta; semplicemente li noti e li ignori, non dedichi loro quell’attenzione che li farebbe caricare di energia emotiva e psicologica di cui ti sentiresti deprivato. Solo in un altro momento, da te scelto, quel pensiero disturbante potrà diventare un problema a cui dedicare le tue energie.

Ovviamente, come per tutte le tecniche, non basta una volta. È più una pratica da ripetere e affinare, un atteggiamento da sviluppare, un diverso modo di affrontare ciò che finora hai affrontato in modo non efficace, anzi controproducente. 

Quanta è bella l’ignoranza!?

C’è una voce dentro te, come in ciascuno di noi, che tende a giudicare, paragonare, svalutare, colpevolizzare, rimproverare, il tuo comportamento, il tuo modo di essere (oltre che quello degli altri). Conosci? Ok. Allora non sei ignorante!

Questo giudice interiore si esprime, da sempre, da quando è nato, molto presto nella tua infanzia, nella tua mente, nella tua vita, con parole dolci e gentili quali: “sei stupido”, “sei un fallito”, “non vali niente”, “non meriti amore”, “fai schifo”, “sei incapace”, “non ce la farai mai” e altre delicatezze simili. Conosci? Ok. Il problema si fa serio: altro che ignorante. Tu conosci molto bene come funziona la tua mente!

Le parole che ti dici sono “verità su te stesso” (magari anche sul mondo e sugli altri, ad esempio: il mondo è dei furbi, tutti sono migliori di me, chi imbroglia vince, l’onestà è degli stolti) in cui credi veramente e fermamente. Le senti proprio una descrizione precisa e calzante di te e della tua vita. Ci credi e te ne fai guidare: il tuo comportamento e i tuoi stati d’animo sono condizionati chiaramente e in modo potente da queste “verità che credi vere”. Conosci? Ok. Conosci tutto, altro che ignoranza!

Magari qualcuno che ti ha visto soffrire (stressarti, arrabbiarti, lamentarti, sentirti uno schifo, essere triste, ritirarti da solo in casa, smettere di fare cose divertenti, ecc.) ha cercato di aiutarti dicendoti qualcosa del tipo: “ma no, dai, sei bravo, sei intelligente, sei una persona in gamba, prima o poi starai meglio, la fortuna arriverà… Ci devi credere, devi credere in te stesso”. Magari hai provato a farti guidare da queste belle parole rinfrancanti e dalle pacche sulle spalle che hai ricevuto, ma non è andata come desideravi e continui a stare come uno straccio. Conosci? Ok. Quanta conoscenza, quanta consapevolezza!

Forse c’è un’altra strada. Spero che tu la conosca o possa impararla. Altro che ignoranza! E seguirla.

Fai chiarezza su cosa è veramente importante per te, su cosa deve essere prioritariamente presente nella tua vita: cose, persone, situazioni ed esperienze che veramente possono “riempire” la tua vita, creare vero “valore” nella tua vita, dare senso alle tue scelte quotidiane, ad ogni azione che compi in direzione della vita che veramente vuoi.

Ci sono molti modi (strade, percorsi, strumenti) per trovare questi valori e per agire in base ad essi. Un modo è la psicoterapia intesa come percorso che ti aiuta a comprendere veramente cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe farti gioire, cosa ti rende “vuoto” e cosa potrebbe farti sentire “pieno”. Ma puoi trovare comunque la tua strada, un tuo itinerario, magari accompagnato dalle persone “giuste”. E l’ignoranza? Ecco: quando hai trovato veramente i tuoi valori-guida, cosa veramente può fare la differenza nella tua vita, come devi agire per realizzare il tuo progetto di vita “felice”, “serena”, “gioiosa”, “piena”, allora puoi iniziare ad ignorare ciò che hai sempre creduto vero, ciò da cui ti sei fatto guidare fino ad un attimo prima, ciò che ti ha accompagnato per una vita facendoti sentire sicuro quanto addolorato.

Puoi sempre scegliere

Puoi sempre scegliere… Oppure no…
Di continuare ad essere il nemico più acerrimo di te stesso, continuando a giudicarti ferocemente come fai da una vita…
Di continuare a credere di essere sbagliato, anche se i fatti ti smentiscono…
Di continuare a sentirti in colpa, quando di fatto non ti serve a niente…
Di continuare a lamentarti, anche se i problemi restano sempre gli stessi…
Di continuare a cercare di cambiare gli altri, anche se ancora non ci sei riuscito nemmeno una volta…
Di continuare a cercare la colpa all’esterno, anche se ciò non ti aiuta a risolvere i problemi…

Di continuare a… Anche se…
Di continuare a … Invece di…
Riempi a piacere il puntinato…

Puoi sempre scegliere di continuare a fare scelte infelici … Oppure iniziare a fare scelte diverse…

I tre setacci

Un giorno una persona andò a trovare il grande filosofo Socrate e gli disse: “Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?” “Un momento”, rispose Socrate, “prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.” “I tre setacci?” “Ma sì”, continuò Socrate. “Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci”.

“Il primo setaccio è la VERITA’. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?” “No, ne ho solo sentito parlare.” “Molto bene. Quindi non sai se è la verità”.

“Continuiamo col secondo setaccio, quello della BONTA’. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?” “Ah no! Al contrario.” “Dunque”, continuò Socrate, “Vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere”.

“Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’UTILITA’. È utile che io sappia ciò che mi vorresti dire su questo mio amico?” “No, davvero.” “Allora”, concluse Socrate, “se ciò che volevi raccontarmi non è né vero né buono né utile, io preferisco non saperlo; e consiglio a te di dimenticarlo”.

… … …

Tu come stai messo coi setacci?

Alcuni giudizi sono veri: descrivono realisticamente il “comportamento” di una persona. I giudizi possono essere buoni: offrono una valutazione del “comportamento” di una persona che può favorire i suoi processi di consapevolezza, cambiamento e crescita, si tratti di comportamenti personali, relazionali o in ambito lavorativo. Inoltre, i giudizi possono essere molto utili se forniti alla persona che li può utilizzare per correggere alcuni suoi “comportamenti” e renderli più adattivi o adeguati rispetto a contesti, situazioni, relazioni.
Del resto, esistono anche gli autogiudizi, quelli che siamo soliti dare a noi stessi, magari eco di giudizi che siamo abituati da sempre e molto spesso a ricevere dall’esterno. È fondamentale che questi giudizi rivolti a se stessi siano veramente rivolti al proprio comportamento, più che alla persona che siamo, in modo da fornire indicazioni realistiche, positive e utili al cambiamento consapevole e responsabile e alla crescita personale.

Tu come stai messo coi giudizi?

I tuoi comandamenti

“Non avrai altro Dio all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”.

Fabrizio De André

Fatti ispirare da questi versi…

Nota quali comandamenti, leggi, regole, condizionamenti guidano il tuo comportamento… per come ti sono stati dati, trasmessi, insegnati, imposti…

Nota quanto sono “guide” sane e utili rispetto ai tuoi bisogni e desideri, ai tuoi scopi e progetti attuali…

Nota cosa stai facendo e cosa di nuovo vuoi scegliere… quali di queste regole puoi abbandonare, quali scrivere di nuove e più adatte a te… per la persona che sei oggi e per quella che vuoi diventare…

 

Auto-istruzioni per l’auto-efficacia

Quando il capo ce l’ha con te e tu ti senti perseguitato e trattato ingiustamente…

Quando quel colloquio di lavoro (o quell’esame) non è andato bene e tu ti senti triste e preoccupato…

Quando sei stato lasciato e ti senti sotto ad un treno…

Quando il tuo amico ti ha accusato di essere solo un egoista e ti senti una merda…

Quando nonostante i tuoi sforzi non riesci a dimagrire e ti senti scoraggiato…

Quando tua figlia non ti parla da una settimana e ti senti crollare il mondo addosso…

Quando hai fatto un lavoro eccellente, ma per te non è abbastanza e sei amareggiato e deluso…

Quando hai perso il lavoro e ti senti un fallito…

Quando ti hanno preso a parolacce e sei arrabbiato…

Quando …

… Cosa puoi dirti per “governare” l’emozione che provi e adottare un comportamento per te utile ad affrontare la situazione?

Tra i fatti e le tue reazioni (cosa provi emotivamente e cosa fai) ci sono i tuoi pensieri, le parole che dici a te stesso (dialogo interiore), il modo in cui interpreti ciò che è accaduto. E questo filtro personale può essere per te più o meno utile nel tuo rapporto con la realtà e più o meno buono per governare le emozioni che provi. Spesso, purtroppo, questo dialogo interiore è pieno di pensieri e parole negativi (non è giusto, ce l’hanno tutti con me, sono una vittima, sono sfortunato, sono incapace, è solo colpa mia, non valgo niente, la vita fa schifo, questo è ciò che merito, resterò solo, ecc.).
Allora ti suggerisco un esercizio: identifica queste parole che usi per auto-distruggerti o comunque per vivere negativamente la situazione … E scrivile…
E riscrivile … Trova nuove parole e nuovi pensieri che possano veramente aiutarti a superare il momento difficile, a trovare le risorse, a placare il tuo dolore, ad aprirti la strada verso azioni più efficaci… Ad esempio: ho solo fatto un errore… Non posso piacere a tutti… Da questa esperienza dolorosa posso imparare la lezione… Io non sto al mondo per fare contenti gli altri… Posso impegnarmi di più senza rinunciare… È tosta, ma è anche vero che morto un papa se ne fa un altro… Chi mi offende offende se stesso… Posso dire no senza sentirmi egoista… Posso sempre chiedere di fare chiarezza rispetto a ciò che è successo…
Trova dunque le tue personalissime e specifiche auto-istruzioni per essere efficace… E vedi l’effetto che fa su di te… Su ciò che provi… Su ciò che pensi… Su ciò che fai…

La soluzione al falso problema dell’autostima

Esistono infiniti modi per abbassare la propria autostima. Basta che pensi a tutti i motivi per cui tu non sei proprio come vorresti essere. Tu non sei esattamente corrispondente al tuo ideale. Tu non sei perfetto. E siccome nessuno è perfetto (o tutti lo siamo a seconda di ciò a cui vuoi credere) tanto vale smettere di giudicarsi. Smettere di stimare sé, smettere di fare la stima di sé, smettere di valutarsi negativamente, smettere di autosvalutarsi. Ecco la soluzione. Semplice, no?! Non proprio. Siamo così abituati a valutarci (e svalutarci) che smetterla sembra un’impresa impossibile.
Siamo cresciuti a latte e giudizio e siamo così esperti nel giudicare che è veramente un’impresa sfidante la nostra zona di comfort. Il nostro comfort è paradossalmente stare all’interno del giudicare.
Non solo. Di fronte al nostro essere fallibili ovvero portatori sani di errori tendiamo a scambiare il singolo comportamento sbagliato con tutta la persona… E ci sentiamo sbagliati! Un vero e proprio party in onore della disistima o bassa stima di sé. A cui siamo tutti invitati e tutti prima o poi partecipiamo.
E quindi?
E quindi inizia a renderti conto del tuo giudicarti… Inizia a notare:
Su cosa lo fai … Per quali comportamenti …
Quando lo fai…
Quanto lo fai… Spesso… A volte… Raramente… Sempre…
Dove lo fai…
In presenza di chi preferibilmente tendi a farlo…
Come lo fai… Ti critichi… Ti rimproveri… Ti colpevolizzi… Ti dai del fallito… Ecc….
Quali etichette solitamente usi per affossare la tua autostima… Cattivo… Fallito… Indegno… Incapace… Fragile… Difettoso… Colpevole… Senza attributi… Ecc….
Perché lo fai… A cosa ti serve… A cosa ti serve veramente … Ti serve a crescere… A migliorare… Ad imparare… A stare meglio… A comprendere meglio te stesso e gli altri… Quale effetto ottieni realmente …

Già questa prima auto-osservazione dovrebbe fornirti una chiarezza importante per smetterla di farti un problema di autostima… Almeno per farti rendere conto di come torturi te stesso… Quindi puoi iniziare a definire chiaramente qual è il vero problema ovvero come il problema dell’autostima generi gli altri tuoi problemi nelle attività o prestazioni individuali e nelle relazioni interpersonali.
“Se proprio non ce la fai”… Invece di autodisprezzarti in modo spietato, adotta una “autovalutazione realmente utile” di tue azioni specifiche in precise circostanze, per comprendere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato di quello che hai fatto rispetto ad un tuo obiettivo. Impara e correggi… Senza indugiare  nel giudizio severo contro te stesso…

Giù dal ring

La tua vita è un ring dove combatti con un avversario che, seppure ha ogni volta mille volti, ha anche sempre quello dello “scarto”.
La frustrazione è il tuo avversario perché non sempre riesci a soddisfare i tuoi bisogni e a realizzare i tuoi obiettivi.
La delusione è un altro avversario perché dove ti giri trovi persone che sono molto diverse da come te le aspettavi, da come le desideravi, da come avrebbero dovuto essere in base a quello che hai sempre pensato.
L’imperfezione è un terzo grande avversario. Niente è perfetto. Nessuno è perfetto. La vita è imperfetta. Il mondo è imperfetto. E tu devi vivere in questo mondo. E questi avversari sembrano non lasciarti spazio alcuno, dove ti giri ne trovi uno.
Anche la tua mente è un ring dove combatti con altri nemici, i tuoi pensieri negativi, quelli ansiosi e quelli depressivi. Combatti col giudice severo che ti comanda da dentro, mai contento, di quello che sei, di quello che fai. Anche dentro non sembri avere spazio, assediato come sei da sensi di colpa e di inadeguatezza, rimorsi e rimpianti, angosce e fallimenti. Per quello che dovresti essere e non sei.
Costantemente impegnato su questi ring, nell’illusione di poter vincere, controllando a volte gli altri, il mondo esterno, a volte i tuoi pensieri, resti schiacciato dalle tue stesse illusioni e privo di risorse da dedicare agli scopi e ai valori che sono veramente importanti per te. Esaurito fisicamente ed emotivamente.
La vera vittoria la puoi ottenere se scendi dal ring: se smetti di combattere le tue illusioni, le tue pretese, la tua necessità di controllare tutto, l’incapacità di tollerare la frustrazione, la necessità che tutto sia perfetto, la confusione tra accettazione e rassegnazione. L’incapacità di lasciare andare e di dire “è andata così… Va bene così…”.
Lascia quel ring vuoto, per dedicare spazio, tempo e risorse a ciò che veramente può fare la differenza per te e riempire la tua vita.

Il rosso e il verde

  1. Tu non puoi cambiare la tua storia
  2. Tu non puoi cambiare la tua sensibilità
  3. Tu non puoi cambiare il tuo passato
  4. Tu non puoi cambiare il tuo carattere
  5. Tu non puoi tornare indietro nel tempo
  6. Tu non puoi cambiare gli altri
  7. Tu non puoi evitare completamente la sofferenza
  8. Tu non puoi sapere tutto
  9. Tu non puoi evitare di morire
  10. Tu non puoi avere tutto ed essere tutto

 

  1. Tu puoi rivisitare a tua storia per leggerla in modo nuovo, meno angosciante e più chiara, meno colpevolizzante e più serena, meno dolorosa e più libera.
  2. Tu puoi riconoscere a cosa sei sensibile e governare il modo in cui reagisci alle situazioni o persone che innescano la tua ferita emotiva dolorosa.
  3. Tu puoi liberarti dai condizionamenti del passato imparando progressivamente a liberarti di catene che ti portano a ripetere antichi drammi. La tua parte adulta, consapevole, capace, responsabile, autonoma può prendere per mano la tua parte bambina e prendersene cura.
  4. Tu puoi considerare il tuo carattere come una tua risorsa che ti ha permesso di sopravvivere e che ancora oggi è per te un punto di forza, imparando al contempo a smussare e gestire quegli aspetti del tuo modo di essere che oggi ti creano problemi personali e interpersonali
  5. Tu puoi scegliere cosa fare di rimorsi e rimpianti che appartengono ad un tempo che non ci sarà più, mentre ora puoi utilizzare in modo consapevole il tuo tempo riempendolo di attività ed esperienze veramente nutrienti e gratificanti rispetto ai tuoi bisogni e ai tuoi valori
  6. Tu puoi cambiare te stesso, puoi ad esempio smettere di ascoltare la voce e seguire ancora i dettami dei tuoi genitori che ti criticano, ti rimproverano, ti svalutano, ti colpevolizzano e puoi smettere di farli parlare ancora dentro di te attraverso il tuo giudice interiore. Puoi conoscerti sempre meglio e puoi sempre meglio sperimentare nuovi modi di essere, nuove possibilità di agire, nuovi modi di pensare, nuove prospettive sul mondo, su te, sugli altri, sull’universo e sulla fonte creatrice a cui credi
  7. Tu puoi scegliere di non alimentare la tua sofferenza mentre scegli di dedicarti a costruire la vita gioiosa che desideri
  8. Tu puoi utilizzare al meglio ciò che sai
  9. Tu puoi sempre impegnarti a creare la tua qualità di vita, a vivere autenticamente e in modo pieno invece che sopravvivere in attesa della morte
  10. Tu puoi ringraziare per ciò che hai e per chi sei

 

IRA e IVA

“Il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco non mi fa male” canta Franco Battiato.
Sicuramente tutti quanti ci siamo trovati o ci troviamo, più o meno frequentemente, in situazioni e momenti in cui tendiamo ad indugiare in comportamenti che potrebbero avere effetti deleteri. Sono spesso i momenti in cui dobbiamo gestire ansia e stress, frustrazioni e delusioni varie; diverse emozioni negative vengono a trovarci e noi dobbiamo farci qualcosa di buono e utile.
Ogni emozione porta una tendenza all’azione. Ogni emozione attiva un bisogno, non sempre consapevolmente, e un’azione utile a soddisfarlo. Solo che spesso l’emozione, che pure ci segnala qualcosa di importante che ci riguarda, attiva bisogni e stimola azioni che non sono proprio per noi sane e utili.
Tra l’impulso e l’azione dobbiamo mettere una riflessione. Non sempre ci riusciamo, non sempre in modo agevole o utile, ma dobbiamo averlo come ispirazione… IRA. Impulso. Riflessione. Azione…
Possiamo dirlo anche in modo un po’ diverso per farci orientare da un’altra ispirAzione… IVA… Forse ti fa ridere, forse irritare, l’importante è che te lo faccia ricordare. Impulso. Valore. Azione.
La tendenza all’azione che sta emergendo mi porterebbe ad essere la persona che voglio essere?
Ciò che sento come impulso a fare in questo momento (bere, mangiare, drogarmi, giocare d’azzardo, stare ancora un po’ su facebook, mettere l’ennesimo selfie su Instagram, distrarmi in svariati modi, reagire aggressivamente, controllare ancora il lavoro che ho fatto, fare l’ennesimo check su i capelli, ecc.) mi aiuta veramente a vivere la vita che voglio?
Ciò che sto continuando a fare ormai da tempo (continuare a lamentarmi, essere costantemente aggressivo, rimuginare sul da farsi, ruminare sugli errori commessi, arrovellarsi sugli errori altrui, continuare a giudicarmi in modo spietato, sguazzare nel rancore e nel risentimento, ritirarmi a casa senza vedere nessuno, ritirarmi nell’apatia, ecc.) mi avvicina veramente ad essere la persona che voglio essere? Mi è utile nella direzione di vita che sto perseguendo? Aiuta a connettermi con i miei valori e a realizzarli? Anche se può essere apparentemente gratificante nell’immediato, apporta “vero valore” nella mia vita “a lungo termine”? È un’attività significativa che apporta veramente valore e mi permette di fare la differenza nella mia vita? Dunque IVA: Impulso. Valore. Azione. Un acronimo che ci può aiutare ad avere sempre presente questa stella polare, questa guida per mantenere la nostra direzione…
A queste RIFLESSIONI sui propri VALORI dovrebbero conseguire le “giuste” AZIONI…
Se i tuoi impulsi e le tendenze all’azione che nascono dalle tue emozioni sono coerenti coi tuoi valori allora attua i comportamenti conseguenti…
Se non sono in linea coi tuoi valori e con la tua direzione di vita e sono semplicemente risposte “impulsive” e “abitudini coatte” che servono ad alleviare stress e tensione al momento, per lasciarti poca o nessuna soddisfazione a lungo andare, allora prova a resistere…
Prova a cercare altre strade più sane…
Prova a comprendere meglio le tue emozioni e i tuoi bisogni…
Prova a cercare i veri bisogni sottostanti alle illusioni che hai in testa e senti nel corpo…
Prova e verifica cosa succede, quanto riesci e quanto non riesci a resistere…
Le informazioni che ricaverai ti saranno utili per nuove riflessioni… Nuova consapevolezza sui tuoi valori e sulle tue possibilità per realizzare la tua vita in base a ciò che è veramente importante per te…