Irrealizzabile e percorribile

Esistono alcuni pensieri e comportamenti attraverso i quali molte persone tentano di risolvere i loro problemi ed eliminare ogni stress emotivo, ma paradossalmente finiscono per mantenere, se non addirittura alimentare, la stessa sofferenza che vorrebbero allontanare.
In particolare, alcune idee finiscono per generare ASPETTATIVE IRREALISTICHE e COMPORTAMENTI AUTO-FRUSTRANTI.

1. L’idea di CONTROLLARE GLI ALTRI per riuscire a risolvere i propri problemi. Cambiare gli altri per stare meglio. Per ottenere la soddisfazione completa dei propri bisogni e desideri.
2. L’idea di prendere DECISIONI PERFETTE in cui tutti i bisogni e desideri sono realizzati oppure tutte le persone coinvolte sono soddisfatte.
3. L’idea che sia possibile ELIMINARE COMPLETAMENTE dalla propria vita SOFFERENZA, frustrazione e delusione in tutte le sfumature con cui si presentano: emozioni dolorose, rimorsi, rimpianti, senso di fallimento, senso di mancanza, ecc.
4. L’idea che la vita attuale, in varie forme e modalità, possa o debba RESTITUIRCI ciò che non abbiamo avuto durante l’infanzia, dai nostri genitori e nel nostro passato in genere.

A fronte dei suddetti obiettivi irrealistici ci sono alcune STRADE che sono invece realmente e REALISTICAMENTE PERCORRIBILI per governare e ridurre la sofferenza emotiva e i problemi interpersonali.

1. Non puoi controllare gli altri, puoi AGIRE affinché gli altri possano COMPRENDERE meglio i tuoi pensieri e bisogni ed eventualmente fare qualcosa per aiutarti a realizzarli.
2. Ogni DECISIONE implica una RINUNCIA. Ogni scelta è una scelta del prezzo da pagare per ottenere ciò che vuoi. Puoi impegnarti a compiere scelte guidate dai tuoi valori consapevoli, anche se mai perfette.
3. Puoi LIBERARTI dalla PRETESA della FELICITÀ PERFETTA e assoluta imparando a prevenire il più possibile i meccanismi (pensieri, comportamenti, abitudini, ecc.) che generano la sofferenza e soprattutto imparando a convivere con e tollerare quote di sofferenza, frustrazione e delusione ineliminabili.
4. Puoi RICONOSCERE, ACCOGLIERE e prenderti CURA delle tue FERITE, dei tuoi traumi, dei tuoi dolori IRRISOLTI, delle tue cocenti delusioni. Puoi cercare oggi di non ripetere errori del passato, puoi essere attento a non cadere ancora oggi in relazioni pesantemente frustranti, in cui ti senti trascurato invece che amato, disprezzato invece che stimato, frenato invece che incoraggiato. Al tempo stesso è fondamentale che tu impari a lasciare il passato nel passato, imparando ad accettare la frustrazione antica del “bambino ferito” che ti porti ancora dentro, a tollerare quella parte ineliminabile al presente, imparando in maniera fondamentale a sviluppare la parte adulta, consapevole, autonoma e responsabile, capace di farsi carico della propria angoscia/dolore come della propria felicità e autorealizzazione.

Di fronte al rinnovarsi della ferita emotiva

Di fronte ad un dolore che spesso torna a trovarti…
Di fronte ad un errore che spesso tendi a ripetere…
Di fronte ad un incastro da cui non riesci ad uscire…
Di fronte ad una storia che sembra sempre uguale a se stessa…
Di fronte alla sensibilità antica che si fa sempre attuale…
Di fronte ai tuoi soliti, rigidi modi di agire …

Quando ti senti solo e incompreso…
Quando per l’ennesima volta ti sei chiuso a bere da solo…
Quando continui a pagare il costo elevatissimo di una decisione che sai che devi prendere ma non riesci a prendere…
Quando ancora una volta sei stato lasciato perché sei troppo…
Quando ti senti, come sempre, abbandonato… rifiutato… giudicato… sbagliato… colpevole… difettoso…
Quando continui ad essere inflessibilmente controllante e ossessivo… aggressivo e arrogante… compiacente e servizievole… perfezionista e volto all’autosacrificio … critico e sprezzante… autocritico e autosvalutante… freddo e distaccato… chiuso ed evitante…

È arrivata l’ora che inizi a chiederti:
Dove ho imparato a…?
Quando ho imparato a…?
Chi mi ha insegnato a…?
Come? In che modo? Attraverso quali parole? Attraverso quali esperienze?
Perché? A che scopo? Per ottenere cosa?
Sto forse ripetendo una storia che non è solo mia?

Cercare l’origine dell’attualità che si ripete in modo auto-frustrante è un passo importante per comprendere e iniziare a fare qualcosa di nuovo con questa sensibilità antica che si rinnova oggi come una ferita dolorosa e sanguinolenta…
Per arrivare ad una prospettiva duplice sul senso della ripetizione, al tempo stesso “comprensiva” e “trasformativa…” Qualcosa che può suonare dentro di sé come: “a quel tempo, in quel contesto, piccolo bambino, con la mia mente infantile, con poche risorse e strumenti semplici per comprendere ciò che stava avvenendo e ciò che stavo vivendo, ho creduto, inconsapevolmente, che questo mio modo di fare che oggi si ripete a rinnovare la mia sofferenza, fosse in qualche modo utile. Comunque è quello che ho trovato per cavarmela, per farcela ad andare avanti, per tentare di ottenere almeno il minimo indispensabile di sicurezza, protezione, amore, approvazione, stima, sostegno. Ho cominciato ad applicarlo per gestire più situazioni e nel tempo è diventato il mio marchio di fabbrica, il mio modo tipico di stare al mondo, di pensare, di agire, di costruire le relazioni interpersonali. Oggi, da adulto, in alcune o molte circostanze, sembro ancora quel bambino che sembra vivere e deve adattarsi ancora a quel mondo antico e non mi accorgo che quelle condizioni originarie sono mutate”.

È solo l’inizio di un percorso per smettere di ripetere il passato doloroso e cominciare a creare un presente più sereno…

Valido il motivo, inefficace il metodo

I tuoi genitori stavano sempre in guerra e tu ti chiudevi in stanza sperando in una tregua… Oggi sei esperto nell’evitare ogni forma di conflitto!
Tuo fratello era gravemente malato e tu hai imparato a non chiedere niente per te… Oggi sei esperto nel fare sempre e comunque tutto da solo!
Tuo padre è morto che tu eri ancora bambino e molto presto hai dovuto imparare ad essere grande… Diventando esperto nel seguire doveri e responsabilità senza mai concederti esperienze di piacere e relax!
Tua madre era spesso aggressiva e tu sceglievi il silenzio per non inquietarla… Fino a diventare nel tempo maestro nell’arte del non disturbare!

Questi sono solo alcuni esempi di numerosissime traiettorie possibili in cui ciascuno di noi è riuscito a cavarsela pagando un prezzo enorme per aver sviluppato solo una parte delle proprie potenzialità e per aver ucciso altre parti di sé sane e vitali.

Ciascuno di noi ha un suo proprio modo di funzionare che ha imparato nel corso della sua vita. La vita può essere concepita come una storia di apprendimenti per cavarcela, per risolvere problemi, per trovare strade verso i nostri desideri. Abbiamo così tutti dovuto imparare a camminare e a parlare, a leggere e scrivere, a fronteggiare persone e situazioni, a pensare in modo utile e a governare le nostre emozioni. In questo percorso, più o meno accidentato, abbiamo imparato a stare al mondo, a stare con noi stessi e con gli altri.
Allora, ti suggerisco un principio, su cui riflettere per agire, che può accomunare tutti gli apprendimenti di una vita che ci hanno permesso di arrivare fin qui, fin dove ciascuno di noi è arrivato. È un principio di consapevolezza al servizio del cambiamento.
Se è vero che hai fatto di tutto per cavartela nel posto in cui sei cresciuto…
Se è vero che le strategie che hai trovato ti hanno permesso di trovare una tua strada per allontanarti dal dolore e per avvicinarti alla felicità…
Se è vero che queste strategie hanno avuto anche un costo elevato in termini di rinunce, limiti, privazioni…
Se è vero che è valido il motivo e inefficace il modo…
Allora, restando validi e legittimi i tuoi bisogni di sopravvivenza (bisogno di essere amato e stimato), i tuoi scopi di vita e i tuoi desideri di felicità e autorealizzazione, oggi devi e puoi trovare altre strategie, magari meno costose emotivamente o diversamente costose, con rinunce, limiti e privazioni per te oggi più sostenibili. Nuove strade, nuove modalità di pensiero e azione, nuove regole per l’espressione di te, nuove strategie per la comunicazione efficace, nuovi modi di stare con te stesso e con gli altri.
Da ora in avanti, dunque, pensando a diversi ambiti, ruoli e relazioni della tua vita, magari focalizzando quelli per te più sensibili rispetto al tuo desiderio di cambiare qualcosa…
Continua a considerare valido e legittimo ciò che vuoi ottenere (sempre se congruo con la realtà e la tua coscienza personale)… E cerca nuove possibilità… Nuove strategie… Nuovi comportamenti…
Una volta immaginate queste nuove strade non ti resta che cominciare a percorrerle e vedere l’effetto che fa… Questo è uno dei molteplici modi in cui si può descrivere un percorso terapeutico!

Il passato doloroso e la vita di qualità. Esercizio

L’unico momento che esiste è il presente. Al presente noi abbiamo il potere di orientare la qualità della nostra vita.
Ti propongo un esercizio di autoesplorazione (meglio se ti aiuti scrivendo), sulla tua storia di vita, di apprendimento e di cambiamento.
È un esercizio impegnativo quanto potente per quello che riesce a darti…
Scrivi a ruota libera senza giudicarti per quello che senti, che pensi e che scrivi…

Pensando al tuo PASSATO DOLOROSO…
Scrivi:
Cosa rende doloroso il mio passato …
Come ho reagito e mi sono adattato al mio passato doloroso…
Chi sono diventato anche grazie al mio passato doloroso…
Di cosa sono diventato esperto (certi modi di pensare, sentire, agire) dovendo crescere e adattarmi nelle condizioni di vita che mi sono capitate senza troppe possibilità di scelta…
Quali prezzi ho pagato…
A cosa ho dovuto rinunciare…
Cosa ho imparato dal mio passato doloroso…

Quando il tuo PASSATO DOLOROSO TENDE a RITORNARE al PRESENTE, scrivi:
L’impatto che il mio passato doloroso ha sulla mia esperienza attuale…
Le strategie mentali e i comportamenti antichi che tendo a ripetere…
Le sensazioni corporee che avverto…
Le emozioni che provo…
I pensieri che arrivano alla mia mente…
I bisogni che emergono…
Le azioni che metto in atto…
Le abitudini, una volta utili, che oggi non lo sono più…

IMMAGINANDO di CREARE il TUO FUTURO, da ora, ti propongo delle ispirazioni e indicazioni. Segna quelle in cui ti rispecchi e che ti risuonano dentro come desideri e possibilità che vuoi realizzare. Personalizza queste indicazioni e fanne ispirazione per tue azioni concrete…
Cosa posso fare di diverso, da oggi in poi, col mio passato doloroso che tende a tornare…
– Posso riconoscere il dolore e considerarlo/sentirlo comunque tollerabile, sostenibile affrontabile.
– Posso riconoscere che non sono più quel bambino di una volta, piccolo di fronte ai grandi, con pochi strumenti e risorse per affrontare quel dolore.
– Posso riconoscere la mia sensibilità a provare e rivivere quel dolore senza per questo farmi condizionare il comportamento in modo rigido e assoluto.
– Posso riconoscere il dolore quando torna a trovarmi e imparare a lasciarlo andare, “passare senza disturbare”…
– Posso vivere la mia vita, posso impegnarmi a creare la vita che voglio nonostante il dolore che tende a tornare…

Il mio passato è doloroso e tende a tornare…
Il mio presente è doloroso, ma lo posso tollerare!!!
Il mio futuro è radioso quando lo inizio a creare…

Ringraziati… Ora… Per come, in passato, sei stato capace di trovare una tua strada, anche tortuosa e faticosa, che ti ha permesso di arrivare fino ad oggi…
Ringraziati… Ora… Per come, da oggi in poi, puoi tracciare una nuova strada per te utile a creare la vita che vuoi…

Passato presente futuro

Il tuo passato è doloroso e tende a tornare…
Il tuo presente è doloroso, ma lo puoi tollerare!!!
Il tuo futuro è radioso quando lo inizi a creare…

Questa è in estrema sintesi una parte importante del lavoro terapeutico. Dell’idea condivisa tra paziente e terapeuta del viaggio dalla sofferenza alla serenità.
La persona viene accolta, rispettata, compresa, legittimata nei suoi drammi dolorosi. Al tempo stesso, gradualmente, viene aiutata a lasciare il passato nel passato. Al presente, a liberare la mente da intrusioni dolorose. A lasciare in pace la mente. A lasciarle l’energia per procedere nella direzione dei suoi valori e scopi e dei suoi progetti per il futuro.

Il lavoro sul passato persegue l’obiettivo, condiviso, di comprendere quando la persona ha imparato a funzionare in un certo modo che le ha garantito la sopravvivenza psicologica oltre che fisica. Quando, dove, cosa, con chi e perché ha dovuto trovare modalità mentali e regole di comportamento per cavarsela, per ottenere il più possibile la soddisfazione dei bisogni primari di protezione, sicurezza, amore e stima.

Il lavoro sul presente è incentrato in buona parte sul riconoscere la differenza tra credenza e realtà. Tra pensieri e fatti. Ad esempio, se finora hai creduto di essere stupido (debole, incapace, difettoso, sbagliato, colpevole, indegno, non amabile, ecc.) da ora in poi puoi riconoscere che ciò che credi è differente da ciò che è. Ciò che credi è solo un’idea, una convinzione, che puoi continuare a seguire come guida del tuo stare al mondo (come fai da una vita) o puoi anche decidere di non seguire per cominciare a farti guidare da altre convinzioni e possibilità.

Il lavoro sul futuro è conseguente. Nonostante per una vita tu abbia “creduto vere certe verità” e seguito certe strategie mentali e regole di comportamento, da oggi in poi puoi cominciare a pensare ed agire in modo differente. Seguendo i tuoi valori consapevoli ed impegnandoti concretamente per realizzarli. Cosa è veramente per te importante? Cosa devi fare per cominciare a realizzarlo?

Due vie per la cura

Esistono due grandi metodi per ridurre la tua sofferenza. Due grandi vie che puoi intraprendere.
Quando ti ritrovi ingolfato di pensieri negativi ed emozioni dolorose puoi cambiare il contenuto e anche osservare il processo. Non sono antitetici, sono integrabili.
Il primo approccio cerca di entrare dentro per modificare i pensieri negativi e scacciare le emozioni dolorose. Il secondo resta fuori a guardare, ad osservare senza giudicare, a lasciare che sia ciò che è.
Il primo approccio è più diretto. Spesso si tratta di pensieri, emozioni, ricordi, sensazioni che appartengono alla storia dolorosa della persona, alla sua ferita, alla sensibilità maturata negli anni infantili. Questo approccio torna indietro nella storia della persona per rivisitare ciò che è accaduto, dargli un nuovo senso, uscirne rinnovati, meno addolorati, meno arrabbiati, meno angosciati, con un senso e un significato delle cose che in qualche modo è più comprensibile per la persona e la alleggerisce e affranca da vecchi condizionamenti per lasciarla libera di fare nuove scelte consapevoli e responsabili nonostante ciò che è stato.
Il secondo approccio è indiretto. Resta fuori per andare avanti. Non vuole cambiare il senso della storia di vita, vuole semplicemente lasciarla stare per quella che è stata e che è oggi, mantenendo lo sguardo orientato al presente che costruisce il futuro. Nonostante, la tua storia e la tua sofferenza, anche attuale, tu hai sempre la possibilità di guardare avanti, di impegnarti concretamente in attività che realizzano ciò che per te è importante. Non realizzerai tutto, realizzerai comunque qualcosa per te importante, vitalizzante. La direzione verso la vita che vuoi vivere e creare resta sempre attiva e puoi scegliere ogni tua attività in modo che possa essere un pezzo in quella direzione…

Il rosso e il verde

  1. Tu non puoi cambiare la tua storia
  2. Tu non puoi cambiare la tua sensibilità
  3. Tu non puoi cambiare il tuo passato
  4. Tu non puoi cambiare il tuo carattere
  5. Tu non puoi tornare indietro nel tempo
  6. Tu non puoi cambiare gli altri
  7. Tu non puoi evitare completamente la sofferenza
  8. Tu non puoi sapere tutto
  9. Tu non puoi evitare di morire
  10. Tu non puoi avere tutto ed essere tutto

 

  1. Tu puoi rivisitare a tua storia per leggerla in modo nuovo, meno angosciante e più chiara, meno colpevolizzante e più serena, meno dolorosa e più libera.
  2. Tu puoi riconoscere a cosa sei sensibile e governare il modo in cui reagisci alle situazioni o persone che innescano la tua ferita emotiva dolorosa.
  3. Tu puoi liberarti dai condizionamenti del passato imparando progressivamente a liberarti di catene che ti portano a ripetere antichi drammi. La tua parte adulta, consapevole, capace, responsabile, autonoma può prendere per mano la tua parte bambina e prendersene cura.
  4. Tu puoi considerare il tuo carattere come una tua risorsa che ti ha permesso di sopravvivere e che ancora oggi è per te un punto di forza, imparando al contempo a smussare e gestire quegli aspetti del tuo modo di essere che oggi ti creano problemi personali e interpersonali
  5. Tu puoi scegliere cosa fare di rimorsi e rimpianti che appartengono ad un tempo che non ci sarà più, mentre ora puoi utilizzare in modo consapevole il tuo tempo riempendolo di attività ed esperienze veramente nutrienti e gratificanti rispetto ai tuoi bisogni e ai tuoi valori
  6. Tu puoi cambiare te stesso, puoi ad esempio smettere di ascoltare la voce e seguire ancora i dettami dei tuoi genitori che ti criticano, ti rimproverano, ti svalutano, ti colpevolizzano e puoi smettere di farli parlare ancora dentro di te attraverso il tuo giudice interiore. Puoi conoscerti sempre meglio e puoi sempre meglio sperimentare nuovi modi di essere, nuove possibilità di agire, nuovi modi di pensare, nuove prospettive sul mondo, su te, sugli altri, sull’universo e sulla fonte creatrice a cui credi
  7. Tu puoi scegliere di non alimentare la tua sofferenza mentre scegli di dedicarti a costruire la vita gioiosa che desideri
  8. Tu puoi utilizzare al meglio ciò che sai
  9. Tu puoi sempre impegnarti a creare la tua qualità di vita, a vivere autenticamente e in modo pieno invece che sopravvivere in attesa della morte
  10. Tu puoi ringraziare per ciò che hai e per chi sei

 

La topolino amaranto

Hai presente quando vuoi acquistare un’automobile? Ad esempio, desideri proprio acquistare una bella topolino amaranto, quella cantata da Paolo Conte. A quel punto inizi a crearti un’immagine dentro di te, a fantasticare, a prevedere quando la guiderai e porterai a spasso il tuo partner o i tuoi amici. Insomma ad un certo punto ti si fissa in mente questa topolino amaranto… e cominci a vedere in giro tutte topolino amaranto. Quante ne hai viste in vita tua!!! Quante ne hai viste di topolino amaranto? Inizi a pensare che tutti hanno avuto la tua stessa idea e ti hanno anticipato nell’acquisto… Che incanto!!! O forse sta succedendo semplicemente che la tua attenzione è sensibilizzata a cogliere quello che c’è sempre stato ma che in precedenza era sullo sfondo della tua percezione. C’erano tante topolino amaranto in giro, ma tu non le vedevi… Chissà dove stavano?!

Questo processo di “attenzione selettiva orientata” rappresenta anche un modello per comprendere come funziona la nostra ferita profonda e il suo riattivarsi nel presente.

Se sei cresciuto in un ambiente trascurante, privo di calore affettivo, avrai cominciato a sentirti trascurato, avrai imparato a notare i segnali di trascuratezza, sarai diventato esperto nel cogliere manifestazioni di trascuratezza da parte degli altri. Da adulto sarai più facilmente sintonizzato su queste esperienze: le noterai di più, le scoverai meglio di altre esperienze.

Se sei cresciuto in un ambiente amorevole, ma iperprotettivo e ansiogeno, sarai cresciuto con l’idea di un mondo pericoloso, di te fragile e debole e che è meglio evitare troppe esplorazioni, mantenendo una stretta e rigida zona di comfort. Da adulto tenderai ad essere ansioso, insicuro e a notare segnali esterni e interni che ti dicono: “fai attenzione, sei debole, lascia perdere, non è per te, curati delle cose sicure, non ambire, non prendere rischi”, ecc..

Se sei cresciuto in un ambiente amorevole e anche stimolante l’esplorazione e favorevole all’ambizione, ma che sistematicamente ti ha mandato il messaggio: “devi farlo, ma non ce la farai, non sei all’altezza, non sei abbastanza bravo o capace, manca sempre uno per fare cento”… beh allora, da adulto, ti sentirai quasi sempre inadeguato e coglierai in ogni dove e in ogni quando segnali di inadeguatezza e fallimento.

Questa è la matrice della ferita, del copione che si ripete, della sensibilità attuale.

Per come sei cresciuto, la tua attenzione è “automaticamente” (perché così hai imparato) sintonizzata su esperienze attuali simili a quelle vissute in infanzia. Per cui tenderai a notare segnali di rifiuto o minaccia oppure segnali di pericolo, catastrofe, imprevedibilità o invece segnali di inadeguatezza e incapacità. È un po’ come se da piccolo ti avessero fatto indossare degli occhiali di un certo colore e da quel momento e fino ad oggi vedessi tutto solamente ed esclusivamente di quel colore… Tutto amaranto!!!

Guardi, noti e ti fai influenzare, in quello che senti, che pensi e che fai, quasi esclusivamente dalle cose che hai imparato a notare. Perdendoti la possibilità di notare ed apprezzare anche altri aspetti dell’esperienza presente. Ad esempio, ti sentirai facilmente minacciato da altri ostili o spaventato per la tua vulnerabilità rispetto ad un mondo troppo sfidante per te o invece ti sentirai sempre giudicato e in difetto.

Quando la persona arriva a chiedere un aiuto, presenta i sintomi più svariati (ansia, depressione, ossessioni, disturbi alimentari o psicosomatici o disturbi nelle relazioni), ma, al di là dei sintomi e della diversità delle storie di vita, le persone presentano una loro sensibilità che li ha portati a sviluppare quei sintomi e quella sofferenza.

Una parte della terapia mira alla riduzione, eliminazione e gestione dei sintomi; un’altra parte fondamentale mira a riorganizzare il modo in cui la persona percepisce il mondo, le relazioni e se stesso. Fondamentale nel senso che mira a comprendere le fondamenta della percezione e della reazione per creare nuove solide basi per stare al mondo, incontrare le persone, portare avanti i propri obiettivi di vita.

Tracce per una comprensione ulteriore

Certe volte le persone piangono in terapia per un dolore provato in uno scambio apparentemente insignificante con qualcuno, il partner, il capo, un amico. A volte esprimono rabbia rispetto a qualcuno che ha detto o fatto qualcosa e contemporaneamente esprimono la sensazione che non ce ne sarebbe motivo vero di essere così arrabbiati. Altre volte esprimono l’essere rimasti male (dispiacere, delusione, ecc.) rispetto a qualcosa di innocuo successo con un’altra persona.
Un amico o un parente o un conoscente direbbe qualcosa del tipo: “vabbè succede a tutti… A volte restiamo colpiti da qualcuno che non aveva intenzioni malevole… Distraiti che ti passa… Dedicati a una cosa buona per te e non ci pensare… Fa parte della vita… Non sempre le cose vanno come vorremmo… Spesso ci innervosiamo per niente”. Ciascuno di noi si è trovato a dire cose del genere ad un amico, a qualche parente e via così.
In terapia la persona viene proprio per comprendere perché a volte sta male “per niente” e per non stare più male per questioni irrilevanti.
La psicoterapia è lo spazio per una comprensione ulteriore.
In questi casi, anche nella nostra normale quotidianità, è utile chiedersi: come mi sono sentito in quella circostanza? Cosa ho pensato? Per cosa ero frustrato? Cosa mi ha deluso? Cercare risposte a queste domande, pure abbastanza generiche, fornisce delle tracce per una comprensione ulteriore. Per arrivare alle radici della propria sensibilità.
Per comprendere meglio la nostra sofferenza. Per curarla e superarla.
Per comprendere che quello che succede “ora” è probabilmente già successo “allora” e ci ha lasciato una ferita che ancora chiede di essere curata.
Per comprendere che le frustrazioni di oggi, apparentemente misteriose, le conosciamo molto bene perché le abbiamo già vissute nei nostri rapporti primari.
Per comprendere che quando oggi ci sentiamo delusi da qualcuno stiamo rivivendo qualcosa che già ci ha addolorato quando eravamo bambini.
Comprendere e sciogliere questa connessione fra “qui-e-ora” e “lì e allora” è parte centrale della guarigione.

La cronaca e la storia

Spesso nelle relazioni interpersonali si creano fraintendimenti e conflitti perché le persone interpretano inconsapevolmente le interazioni con l’altro in modo distorto, finendo per non ascoltare l’altro o non comprendere le sue effettive intenzioni. Questo avviene perché un po’ tutti siamo abituati a leggere la cronaca sempre e quasi esclusivamente attraverso le lenti della storia. La nostra solita storia. Il nostro solito modo di raccontare a noi stessi il significato delle cose, a partire dalle immagini interne consolidate che abbiamo di noi stessi, degli altri, del mondo, della vita. La persona crede di avere un’idea corretta della realtà dei fatti accaduti, ma spesso si auto-inganna riproponendo schemi di lettura che si porta dentro da una vita. Quindi, ad esempio, se hai un’immagine interna di te come “incapace” e degli altri come “furbi” probabilmente tenderai a filtrare le tue interazioni sentendoti spesso in ansia o sottomesso o sempre bisognoso di aiuto oppure con meno chances degli altri. Se, ad esempio, le tue immagini interne, consolidate negli anni, anche se tuttora in gran parte inconsapevoli, prevedono “il mondo è pericoloso”, “io sono fragile”, “non ti puoi fidare di nessuno”, probabilmente ogni minimo scambio con gli altri lo vivrai con timore e anzi tenderai il più possibile ad evitare incontri con gli altri, riducendo notevolmente la tua zona di comfort relazionale. Se, altro esempio, il tuo copione recita: “io sono migliore di tutti e merito un trattamento speciale”, “gli altri devono seguire ogni cosa che io dico”, “la vita ti riserva prima o poi sorprese sgradevoli”, allora le tue interazioni con gli altri saranno sempre orientate a primeggiare a scapito di ogni altra considerazione morale.
Insomma occhio ai tuoi occhi, al modo in cui guardi ciò che accade.
È impossibile non avere questi schemi che ci orientano nel comportamento in base ai significati che diamo alla realtà.
È necessario, per lo meno utile, conoscere questi schemi per metterli a disposizione di relazioni realmente appaganti.
Le persone che chiedono un sostegno psicologico per i loro sintomi, soprattutto se riferiscono una sofferenza legata ai rapporti interpersonali, prima o poi devono confrontarsi con la rigidità di questi schemi, per conoscerli, capirne il funzionamento, il senso e il valore, al presente e nella propria storia di vita, in modo da riuscire ad essere più flessibili nell’interpretazione della realtà e più sereni nei rapporti con gli altri e con se stessi.