Storia e attualità: la mappa delle tue aspettative

Quello che facciamo oggi è stato formato dalla nostra storia di vita. Ciò che abbiamo incontrato ha modellato le nostre aspettative su ciò che incontreremo. Le nostre aspettative, più o meno consapevoli, orientano il nostro comportamento.
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando eri fragile e bisognoso e cercavi aiuto, vicinanza, rassicurazione e conforto?Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando ti senti impaurito o triste o solo o vulnerabile?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando cercavi riconoscimento del tuo valore e apprezzamento? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando cerchi di essere stimato e apprezzato?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando prendevi l’iniziativa per fare cose nuove e creative, con curiosità e voglia di conoscere, guidato dal tuo desiderio di esplorazione e autonomia? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando hai voglia di fare qualcosa che senti importante e vitalizzante per te?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando cercavi legami, di essere incluso ed essere parte di relazioni e gruppi? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando senti il desiderio di stare in relazioni sentimentali e amicali o anche sul lavoro?
Le risposte che hai incontrato, ripetutamente, hanno creato la mappa delle tue aspettative verso gli altri, più o meno consapevoli, che oggi guidano i tuoi comportamenti quando sorge in te un desiderio o un bisogno di vicinanza e cura, apprezzamento e stima, supporto e incoraggiamento, appartenenza e inclusione.
L’attualità ti porta nella storia, l’esplorazione della tua storia ti permette di comprendere meglio cosa succede oggi, come cerchi la soddisfazione dei tuoi bisogni e desideri, come affronti le frustrazioni e le delusioni che inevitabilmente incontri. Far dialogare attualità e storia è fondamentale per la tua crescita personale, come scoprirai ancora meglio leggendo ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Missione indebita

Spesso, nel cercare nella storia di vita di una persona che soffre, si ritrova una missione indebita. La persona, in qualche momento della sua vita, in genere abbastanza precocemente, primi anni di vita, si è fatta carico, più o meno inconsapevolmente, di una missione che ha scelto di compiere. Una missione impossibile, ma che la persona, fin da bambino, il bambino ferito che ancora oggi guida l’adulto dal suo interno, cerca di realizzare e finisce per soffrire. Come puoi realizzare una missione impossibile? Prima o poi fai il botto. Magari non lo sai ancora che è impossibile e allora ci provi, con grande sforzo, qualche volta hai l’illusione di riuscirci e allora continui a provarci e sforzarti e ti sforzi di sforzarti fino all’impossibile che non arriva mai. Bum!
Le missioni indebite solitamente riguardano un’inversione di ruolo o una distorsione del rapporto genitori-figli e per estensione di ogni altra relazione. Esempi:
– devo occuparmi di mamma, il suo stato di benessere dipende da me
– devo prendermi cura dei fratelli, maggiori o minori
– devo essere sempre buono e fare ciò che mi dicono, sempre
– non devo esprimere ciò che sento e che voglio altrimenti gli altri soffrono
– devo salvare mio padre, dai guai in cui si caccia
– devo essere il mediatore di ogni conflitto
– devo impedire che i miei litighino
– devo essere sempre forte, con tutti
– devo rinunciare ai miei desideri e sacrificarmi per gli altri
– devo farmi carico dei problemi degli altri
– devo essere sempre il primo
Hai qualche altro esempio?
Se, con la tua mente infantile ed ingenua, non hai trovato altre strade e ti sei organizzato in questo modo per nutrire il tuo cuore d’amore condizionato e la tua autostima sempre troppo traballante, perché sotto sotto ti sentivi privo di valore oltre che non degno d’amore, è ovvio che quando non riesci a compiere la missione ti arrivi l’angoscia. Si chiama ‘la fregatura del solo ed esclusivamente’. Puoi essere ‘solo ed esclusivamente’ quella persona con quella missione. Ti ha salvato, ma è una ‘fregatura’. L’unica possibilità che ti sei scelto per sentirti ok. Altrimenti il baratro, nelle sue molteplici forme: dolore, paura, tristezza, solitudine, vergogna, colpa, vuoto, perdita di senso, confusione, smarrimento. O forse in una forma sola: l’angoscia. Quella primaria, l’originale, quella di non sentirti amato, né amabile, una nullità, priva di valore.
Ognuno ha la sua missione. Ma non basta leggerla. Non basta parlarne. La devi sentire. E la senti quando arriva. E la riconosci per come urla nel corpo: è agitazione e oppressione al petto, vuoto allo stomaco e alla testa, nervosismo diffuso che scuote l’intero corpo o spegnimento, chiusura, auto-rannicchiamento.
Anche meno. Provi a sentirla di meno. È naturale. Istinto di protezione. Sopravvivenza al proprio stesso dolore. E qui due vie ti si aprono davanti. Uno dei bivi che la vita ama presentarti. Sliding Doors. Ti va di entrarci, di starci, attraversarlo per uscirne e andare oltre? O vuoi continuare a schivarlo? Ad un certo punto ti si presenta questa possibilità… Curare o smorzare? La cura inizia quando scegli di andare a vedere cosa succede sotto la superficie… Lo trovi rappresentato anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Non riesco pur volendo. Di quali paure hai paura?

Molti nostri problemi, ma anche alcuni nostri buoni propositi falliti, seguono questa traccia: “non riesco, pur volendo”.
Pensa ad un tuo problema o ad un obiettivo rispetto al quale ti sei arenato e in cui puoi rintracciare questi elementi: “vorrei, ma non riesco” o qualcosa di simile del tipo “vorrei ma non posso”. Insomma, esiste un desiderio o un bisogno a cui non dai seguito, rispetto a cui non agisci nella giusta direzione, eviti di fare quello che dovresti fare per soddisfare questo desiderio e bisogno.
Allora è importante che tu cerchi di capire il senso di questo conflitto interno. Ad esempio con domande come: se facessi quello che voglio fare, cosa accadrebbe? E se accadesse ciò che temo, cos’altro potrebbe accadere? E cosa ci sarebbe di pericoloso, brutto o sconveniente? E seppure fosse, cosa significherebbe? E ammesso questo, cosa significherebbe per me? E cosa significherebbe per i miei scopi, bisogni e obiettivi?
Questa indagine interna ti permette di andare oltre i significati evidenti e cercare significati più profondi e determinanti per comprendere il senso del tuo comportamento e soprattutto per individuare azioni possibili per risolvere i problemi, superare le frustrazioni e raggiungere i tuoi scopi.
Ogni risposta che ti dai diventa lo stimolo per una nuova domanda fino a quando, ripercorrendo il sentiero delle tue paure, non riesci a trovare la ‘paura ultima o più importante che ti blocca’ rispetto alla realizzazione del tuo desiderio di partenza.
Di quali paure hai paura? Un po’ tutti abbiamo certe paure con cui dobbiamo confrontarci e che spesso cerchiamo di evitare, per ‘paura di guardare in faccia quella paura’: la paura del giudizio… La paura di sentirci falliti… La paura del successo… La paura di sentirci colpevoli… La paura di essere fragili… La paura di non essere come vorremmo… La paura di non essere come dovremmo… La paura di essere sbagliati… La paura di non essere perfetti… La paura di non essere importanti… La paura di essere soli… La paura di essere indegni… La paura di non essere amati… Alcune di queste paure sono intermedie rispetto ad altre finali, fondamentali, nucleari.
Sappiamo tutti che la paura, molto spesso o quasi sempre, è ciò che si frappone tra la miseria e la meraviglia… ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, è pieno di esercizi per scovare e affrontare le paure.
Individuare la paura e comprenderne il senso, anche come è connessa ad altre paure, attuali e antiche, che tendono a riproporsi (quando hai imparato ad avere questa paura?), è un obiettivo fondamentale per comprendere meglio come funzioni, cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe aiutarti a ridurre la tua sofferenza e a migliorare la tua vita.

La chiave della comprensione

Certamente, ti sarà capitato almeno una volta nella vita o forse ti capita più volte al giorno di confrontarti con qualcuno che manifesta nei tuoi confronti un comportamento aggressivo, ostile, astioso, spinoso, rancoroso, chiuso, passivo-aggressivo e simili. Al lavoro, in coppia, coi figli, coi genitori, con gli amici e anche col fruttivendolo. Nei rapporti più vicini e anche in quelli più blandi insomma.
Certamente, non ti sarà difficile, in queste circostanze, capire che quella persona sta vivendo una rabbia che manifesta in quel modo verso di te, a volte in modo fisico, altre volte solo verbalmente, altre ancora con comportamenti velati che pure tu hai imparato a conoscere bene e smascherare.
In queste occasioni, per comprendere l’altra persona e/o per governare al meglio la situazione e la relazione, può essere utile riflettere a partire da alcune domande-chiave:
QUAL È LA FRUSTRAZIONE DELL’ALTRO?
QUAL È IL SUO DOLORE?
QUAL È IL SUO BISOGNO?
È UN VISSUTO CHE PARTE DA UNA PRETESA INFANTILE DEL ‘BAMBINO FERITO’ CHE SI PORTA DENTRO?
È UN VISSUTO DELL’ADULTO ADEGUATO RISPETTO ALLA SITUAZIONE?
COSA POSSO, COSA VOGLIO, COSA DEVO FARE IO DI UTILE?
Inizia ad usare questa chiave per comprendere e vedi l’effetto che produce in te e nella relazione.
Ciò che emergerà, ti sarà certamente d’aiuto per il tuo comportamento consapevole e responsabile al servizio della cura di te e della relazione. Anche Alice lo dice, in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

… e tutto mi sembrava andasse bene…

Sei un bambino… Hai tanti bisogni… E il bisogno che qualcuno si prenda cura di te… Insomma che ti aiuti a soddisfare i tuoi bisogni… Questo qualcuno c’è… Che bello!!! Sei soddisfatto e cresci sano e libero, imparando a tollerare comunque un certo grado di frustrazione, non sempre è tutto perfetto e questa palestra fin da piccolo ti servirà per quando sarai grande, per sapere come muoverti per essere felice. Che bello!!!
Non sempre però… Non per tutti…
Sei un bambino… Hai tanti bisogni… E il bisogno che qualcuno si prenda cura di te… Insomma che ti aiuti a soddisfare i tuoi bisogni… Questo qualcuno non c’è… Che dolore!!! Sei trascurato e così ti senti… Triste… Spaventato… Arrabbiato… Ti senti rifiutato e abbandonato… Ti fai l’idea di te di non essere degno d’amore e che non vali come persona… E cominci a raggiungere altre conclusioni su come funzionano le cose, il mondo, le persone, i rapporti… Che dolore!!! È l’origine della tua ferita, della tua vulnerabilità.
Cerchi di organizzarti: cosa mi conviene fare per sopravvivere ed ottenere quel minimo indispensabile di vicinanza, protezione e cura? Questo si chiede la tua parte intuitiva, intelligente e creativa. E trova delle risposte. Diventano il tuo marchio di fabbrica, il tuo ‘carattere’, il tuo modo di essere e stare al mondo e con gli altri. Ti dai delle regole per andare avanti: questo devo fare, questo non devo fare, questo posso fare, questo è meglio di no. Impari le regole del lecito e del proibito. Devi impararle, devi seguirle, ne va della possibilità di crescere e diventare una persona, con una ferita che cerchi di ‘curare’. Fin da bambino. E così vai avanti per anni. Forse per tutta la vita, riuscendo a trovare il tuo posto nel mondo, un senso alla vita e un certo grado di realizzazione personale e soddisfazione.
Altre volte, invece (per altre persone), ad un certo punto, compaiono sintomi e una sofferenza fisica ed emotiva. Eventi di vita attuali hanno riaperto la ferita, le strategie di adattamento antiche non funzionano più, l’equilibrio precedente è incrinato. Nei comportamenti e nelle esperienze dell’adulto torna a farsi sentire, urlando, il bambino addolorato, arrabbiato, spaventato, triste, solo.
È il momento della ‘cura’. Forse di iniziare per la prima volta a riconoscere quel bambino trascurato e a prendersene cura.
La psicoterapia può fornire quella ‘esperienza emotiva correttiva’ che permette di guardare il passato con occhi diversi; non per modificarlo, è impossibile, ma per cambiare il significato attribuito a certi eventi e per rivisitare le vecchie credenze (su sé, sugli altri, sul mondo) che hanno avuto origine a quel tempo e che, dolorosamente, hanno guidato il comportamento e l’esperienza della persona da allora fino ad oggi. Per imparare a contenere e lenire quel dolore vivo ancora oggi. Per passare dalla miseria alla meraviglia: ‘Alice nel paese delle miserie’ è il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line e che può essere un’utile guida del percorso di ‘crescita e guarigione’.

“Il diavolo prenda l’ultimo. La fuga del narcisista”.

Il narcisista è un tiranno e non solo. Tratta male gli altri, fino al disprezzo. Ma, controintuitivamente, è soprattutto un bambino ferito. Una ferita da trascuratezza, da mancato accudimento. È arrabbiato per qualcosa che avrebbe dovuto ricevere in origine e non ha ricevuto.
Ha paura. Prova dolore. Un dolore nucleare, profondo, di vergogna: si sente non amato e privo di valore. Ha costruito nel tempo una corazza di arroganza a protezione della sua vulnerabilità, un guscio grandioso per schermarsi dal giudizio che colpisce chi si è sentito non amato, non apprezzato e ha imparato a credere di sé di non essere amabile né degno di stima. Un misto di arroganza e vergogna, bisogno di essere ammirati e invidia, pretesa e paura. Il tutto indossato con la più falsa delle maschere: si crede di essere, consapevolmente, chi sente di non essere, inconsapevolmente. Per questo il narcisista è ostile e aggressivo, soprattutto verso chi lo critica; ostile oltre ogni ragionevole misura: a nessuno piace essere criticati, sì poi magari impariamo ad usare la critica in modo costruttivo, ma per il narcisista sentirsi criticato equivale ad aprire la botola che lo farà precipitare nel buio più oscuro della perdita d’amore e di valore.
Il disprezzo verso l’altro è la reazione che maschera il proprio senso di profonda insicurezza. Che invita alla competizione sfrenata e ad inseguire il perfezionismo, per tentare inutilmente di lenire il dolore, dove la competizione si svolge su un campo minato, dove “non esiste qualcosa come il secondo posto, esiste il primo e l’ultimo”. Col diavolo ad aspettarti… Anzi a rincorrerti… Per cui scappi e scappi e scappi e corri e corri e corri e cerchi il primato perfetto per sfuggire al tiranno del “non sei come dovresti essere”. Di origine infantile.
Tiranneggiato in origine. Tiranno degli altri oggi. E tiranno di se stesso. Una maschera che copre una fragilità vestita di disprezzo per gli altri, quasi sempre, ma anche una facciata schiva, altre volte. Che schiva il contatto con l’altro e con se stesso, come un fiume carsico che aspetta solo il momento giusto per rivelarsi in tutto il suo disprezzo.
Questo è il narcisista che si incontra in terapia, quando ci viene, quando ce l’hanno mandato; questa la fragilità vestita di grandiosità che chiede di essere svelata, quando il narcisista rimane in terapia e i lavori sono effettivamente in corso; questo il volto della paura, del dolore e della vergogna che chiedono di essere riconosciuti, quando la cura funziona.
Questo è il narcisista che fugge, narrato da Giancarlo Dimaggio, terapeuta esperto di narcisisti, nella sua ultima opera narrativa: ‘Il diavolo prenda l’ultimo. La fuga del narcisista’ (Baldini e Castoldi). In cui l’autore, con umile competenza e vivace ironia, narra storie di vita incontrate della stanza di terapia.
Il narcisista è portatore insano di una moltitudine di sfaccettature, un misto che è un mistero, succulento da svelare per chi ha voglia di capirci di più, di comprendere la ferita dietro la barricata della pretesa: “la pretesa di essere venerati intrecciata al timore di essere presi a sputi e pietre”. Paura! Di cosa? Del caldo che diventa freddo. Anzi scoprire che forse è sempre stato solo tiepido. Meglio allora fuggire. Fuggire sì, ma dove? Da cosa, soprattutto? 
Fuggire dal dolore, dalla vergogna, dalla vulnerabilità. Prelibatezza per il diavolo. Quelli esterni di diavoli, ma soprattutto quello interiore.
Fuggire dalla paura di non essere riconosciuti se non come oggetti al servizio dell’altro, dell’altro che controlla, che manipola o che è indifferente o poco più che tollerante.
Fuggire dal senso di colpa che il narcisista vive quando prova ad immaginare una vita piena di iniziativa che però fa soffrire l’altro.
Fuggire… Prima del precipizio dell’angoscia di non conoscere l’amore. Non averlo forse mai sentito. Prima dell’abisso: sentire quel dolore di chi si sente privo di valore.
Insomma… Libro consigliatissimo… Per tutti… Per chi narciso non sa di esserlo… Per chi non riesce  ad allontanarsi dal narcisista o difficilmente potrebbe farlo… Per un regalo, della serie ” che avrà voluto dirmi!?”. Per ogni terapeuta che voglia veramente capirci qualcosa di questo dolore e del suo potere distruttivo. E anche delle possibilità reali di trattamento efficace.

Aspettative e serenità

Due principi ispiratori sono alla base di relazioni soddisfacenti e di una serenità personale di fondo. Parafrasando la preghiera delle aspettative di Fritz Perls e la preghiera della serenità resa nota dagli alcolisti anonimi.
Prima ispirazione. Io sono io, con la mia vita, con le mie scelte, con i miei pensieri, le mie emozioni, le mie passioni, i miei successi e i fallimenti, i miei rimorsi e i rimpianti, i miei sensi di colpa e la mia gratitudine. La mia storia. Le mie ferite.
E tu sei tu… Con… Le tue cose…
Per stare bene insieme e per essere felici anche oltre la relazione, dobbiamo uscire fuori dal reciproco incastro delle ferite infantili individuali e delle rispettive pretese (non sempre riconosciute) per cui tu dovresti essere come io ti voglio e io dovrei essere come tu mi vuoi. Io non sto al mondo per essere come vogliono gli altri… E nemmeno tu… Facile da capire!? Fondamentale da praticare!!!
Seconda ispirazione. Sii saggio da comprendere la differenza tra il tuo potere e la tua impotenza. Tra ciò su cui puoi intervenire e ciò su cui non hai potere di decisione. Per evitare di sbattere il muso contro il solito muro. Per smetterla di voler cambiare l’altro. Per smetterla di pretendere che la realtà si adatti sempre e continuamente ai tuoi bisogni e desideri. Facile da capire!?Fondamentale da praticare!!!
Tutto il resto è gioia… E meraviglia… Come puoi leggere anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Prendi una tua dipendenza

Prendi una tua dipendenza. Ad esempio: sostanze, alcol, gioco d’azzardo, cibo, masturbazione compulsiva, shopping compulsivo, compulsione da social media. Considerale come varie modalità ‘disfunzionali’, abitudini, strategie mentali comportamentali con cui cerchi di fronteggiare il tuo dolore e la tua frustrazione.
E prova a smettere… Ovviamente se vuoi smettere! Perché dovresti smettere? Beh, questo lo sai tu… Magari perché continuare in quel comportamento ti crea problemi individuali e nelle relazioni.
Allora prova a smettere e vedi che succede… Ci riesci? Non ci riesci? Cosa provi quando ‘stai provando a smettere’? E cosa pensi? Cosa provi quando non riesci a smettere e ci ricadi? E cosa pensi?
Probabilmente ti rendi conto di quanto è potente l’automatismo che ti guida, che si è ‘impossessato di te’ e che non riesci ad interrompere, ad abbandonare e nemmeno a ridurre. Ti rendi conto forse che non riesci perché non vuoi veramente. Forse quella abitudine dannosa, quell’automatismo negativo, quella dipendenza vera e propria in realtà svolge una funzione, forse ti serve a qualcosa; ci sarà un perché se la mantieni, nonostante i problemi che ti crea. Insomma, alla fine della fiera della consapevolezza, ti rendi conto che credevi di agire liberamente, volontariamente, facendo scelte consapevoli. E invece no. Invece probabilmente agisci guidato da spinte interne, non sempre chiare e consapevoli, che ti muovono come un burattino. Fili invisibili che sono più forti di te.
Ma allora la questione cambia. Cosa ti serve per cambiare qualcosa che forse vorresti cambiare e che probabilmente non vorresti o non riesci a cambiare? Almeno la questione è cambiata.
Hai provato e riprovato, provato in tutti i modi, ma… Niente… Quella brutta abitudine è ancora tua compagna di viaggio…
Immagina allora che arrivasse qualcuno, qualcuno con falce e mantello nero, a dirti: “guarda che se non smetti, una persona importante per te morirà…”.  Potrebbe essere tuo figlio, il tuo partner, un genitore, un amico o te stesso… Immagina… Entra dentro questo scenario… Immagina che questa minaccia, sentila e riconoscila come fondata… Che fai? E chi lo sa! Immagina che se non smetti muore tuo figlio… … … Stai dentro questo scenario e vedi l’effetto che ha su di te…
Insomma, cosa ti serve per abbandonare un comportamento che ti crea problemi?!
Probabilmente devi andare a cercare dentro di te il senso, la storia del tuo comportamento dentro la storia della tua vita e della persona che sei diventata… Un lavoro impegnativo per prenderti cura di te come non hai mai fatto… E chissà se ora vuoi fare…

Per com-prendersi cura di sé

Per prenderti cura di te devi comprenderti. Devi comprendere il tuo funzionamento attuale e la tua storia di vita e come sono collegati tra loro.
Devi esplorare e comprendere il tuo FUNZIONAMENTO ATTUALE. Cosa ti fa stare male oggi (sintomi fisici e psicologici, relazioni conflittuali a casa e al lavoro, difficoltà a farti valere, frustrazioni e delusioni ricorrenti, ecc.). Quali emozioni dolorose riempiono le tue giornate e quali situazioni e pensieri le generano. Quali comportamenti problematici sei abituato ad adottare. Quali tentativi di cambiamento hai messo in atto e perché, secondo te, non hanno funzionato a farti risolvere i tuoi problemi e ridurre il tuo malessere.
Se ciò che hai compreso non fosse stato sufficiente a farti attivare per migliorare la tua situazione allora forse sarebbe utile un ripasso della tua STORIA DI VITA.
Spesso la sofferenza che ci attanaglia nasce dalla ripetizione di vecchi schemi di pensiero e comportamento appresi tanto tempo fa come strategie che trovammo allora per risolvere il nostro dolore ma che nel tempo sono diventate disfunzionali.
Devi andare allora a cercare eventuali TRAUMI vissuti nel tuo passato (grandi incidenti in cui hai rischiato di morire o hai visto morti da vicino, lutti importanti, catastrofi naturali come terremoti, abuso fisico e anche sessuale subito, ecc.).
Trauma è qualcosa che ci è accaduto e che ci ha fatto sentire in pericolo, minacciati nella nostra stessa vita; un dolore che ha sopraffatto le nostre capacità di sostenerlo e superarlo, rimanendo dentro di noi come un ‘nodo irrisolto’ che tende a riproporsi con emozioni opprimenti, pensieri disturbanti, immagini spaventose, sensazioni corporee devastanti, fino a stati dissociativi della mente.
A volte esistono invece RELAZIONI TRAUMATICHE nella nostra storia: senza specifici eventi giganteschi, le relazioni più importanti della vita di una persona sono state caratterizzate sistematicamente da frustrazioni enormi e ripetute, trascuratezza fisica ed emotiva, negligenza o incapacità di accudimento delle persone che avrebbero dovuto prendersi cura dei bisogni del bambino e del ragazzo.
Con questi traumi, probabilmente ti porti dentro un grande ‘SENSO DI TRADIMENTO E SFIDUCIA’ e una ferita emotiva caratterizzata da IDEE ‘NEGATIVE’ sul mondo, su te stesso, sugli altri, con sensibilità a certi temi che la vita ti ha presentato e con molta probabilità ti presenterà a più riprese (perdita, abbandono, solitudine, rifiuto, costrizione, sfiducia, ingiustizia, conflitti, critica, controllo, libertà, autonomia, deprivazione emotiva e altri ancora).
Questi ‘TEMI DI VITA SENSIBILI’ riguardano tutti i legami affettivi: come li abbiamo vissuti da piccoli e come hanno creato in noi ASPETTATIVE su come dovrebbero andare le relazioni. Queste aspettative, per lo più inconsapevoli, agiscono nel FUNZIONAMENTO ATTUALE orientando quello che pensiamo, come ci sentiamo e cosa facciamo nelle nostre relazioni quotidiane.
Dunque, comprendere il presente per tornare al passato, per comprendere quanto il passato governa ancora il presente (e anche il futuro).
È un percorso di esplorazione che parte come sempre dalla sofferenza per cercare una strada verso la serenità e la libertà da vecchie catene che ci portiamo dentro da tanto tempo. Un percorso che in certe sue parti può essere fatto da soli, magari facendosi aiutare dalla lettura di qualche buon libro come ‘Alice nel paese delle miserie’ (lo puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line). Quando l’esplorazione diventa ‘troppo dolorosa’ allora può essere utile chiedere un aiuto specialistico per la cura di traumi e ferite, dolori antichi e sofferenze attuali.

Scacco alla mente e al corpo

Nella vita accadono tante cose. Incontriamo diversi eventi nel corso della nostra esistenza, alcuni sono ‘oggettivamente’ (o quasi) fonte di felicità per tutti (innamorarsi, essere promossi, raggiungere un obiettivo, ecc.), altri sono ‘oggettivamente’ (o quasi) fonte di sofferenza per tutti (lutti, malattie, abusi e violenze subiti, ecc.).
Eppure esistono alcuni eventi che hanno un effetto particolare sull’individuo, per come li percepisce, li valuta, li considera. Per come la sua mente e il suo corpo accusano il colpo. Sono eventi che la persona vive come ‘traumatici’: in parte per quello che sono, in parte per quello che rappresentano, per come toccano la sensibilità della persona. Ad esempio, una bocciatura ad un esame, un ridimensionamento al lavoro, essere traditi o lasciati dal partner, un’umiliazione in un gruppo sono eventi ‘spiacevoli’, indubbiamente per tutti, ma una persona può viverli come catastrofici, insopportabili, traumatici. Perché? Perché nella sua storia già è successo qualcosa di simile o addirittura identico, magari tanti anni prima, con la mente di un bambino o tante volte, fino a diventare un danno ripetutamente vissuto. Questi eventi passati hanno creato un terreno vulnerabile al riproporsi di una situazione simile e quando ciò avviene la persona ha una ‘ferita scoperta’ che tende immediatamente a sanguinare, ancora e ancora.
In psicoterapia, la persona può imparare a riconoscere, nascosta tra i sintomi, questa sua sensibilità, questo suo funzionamento che, inconsapevolmente, ‘trasforma un dolore in un trauma’. Un accadimento spiacevole in qualcosa di devastante. Un evento pesante in qualcosa di catastrofico.
Riconoscere il ‘ponte tra ora e allora’ è un passaggio fondamentale affinché l’adulto prenda per mano il bambino ferito che si porta dentro e lo conduca fuori dal buio…
Il viaggio dalle miserie alle meraviglie, non sempre ma spesso, richiede il passaggio in un tunnel buio e spaventoso; lo trovi ben rappresentato in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Anche il viaggio di Alice nel paese delle meraviglie comincia con la caduta nei meandri bui dell’ignoto… Ignoto e potenzialmente trasformativo…