Le regole della sofferenza

La sofferenza emotiva e nelle relazioni segue alcune semplici regole.
Fin da bambini, ascoltando parole o semplicemente vedendo comportamenti, abbiamo imparato, tra le altre cose, che:
NON DEVI PROVARE CERTE EMOZIONI. Solo alcune emozioni e stati d’animo sono leciti e permessi, altri sono proibiti.
NON DEVI ESPRIMERE CERTE EMOZIONI. Alcune le puoi esprimere e altre no. Solo in alcune situazioni e non in altre. Solo in certi modi e non in altri.
Di fronte alle regole, la trasgressione porta alla punizione che, nei rapporti primari, per un bambino vuol dire ANGOSCIA di perdere l’amore e la stima delle figure importanti. Inconcepibile per una mente in formazione. Insostenibile per un bambino.
Crescendo, quindi, abbiamo interiorizzato queste regole, originariamente provenienti dalle figure di riferimento; le abbiamo fatte sempre più nostre, consolidandole in modalità di comportamento ed espressione che ci hanno portato progressivamente ad ammalarci nel corpo, nei pensieri e nelle relazioni interpersonali.
La sofferenza di oggi nasconde e rivela, al tempo stesso, questo funzionamento precocemente appreso e nel tempo cristallizzato.
La cura parte dalla sofferenza ‘qui e ora’ per andare ad investigare ‘lì e allora’ quando la nostra mente infantile, cronologicamente, ma anche saggia e intuitiva, ‘decise’ quale potesse e dovesse essere il modo migliore per organizzarsi date quelle regole e per evitare quell’angoscia.
Quella DECISIONE PRECOCE, sostanzialmente inconscia, ha delineato il modo di stare al mondo e nelle relazioni di quel bambino prima, del ragazzo successivamente e dell’adulto in seguito.  A quel tempo, quella decisione, probabilmente, fu vissuta come l’unica possibilità per ‘proteggersi dalla minaccia dell’angoscia di non sentirsi amati e apprezzati’. Oggi, la persona è chiamata, da se stessa, dalla propria sofferenza e dal desiderio di benessere, a RIVEDERE quelle REGOLE e quelle DECISIONI per ricominciare, da oggi, il resto della propria vita.
Nel lavoro psicoterapeutico, la persona contatta il ‘dolore primario’ di non aver ricevuto quell’amore e quella stima vitali, se non in modo ‘condizionato’: “posso ricevere quel minimo indispensabile di amore e apprezzamento dai miei genitori, se e solo se… Sto buono e zitto… Non li faccio arrabbiare… Mi mostro sempre forte… Non mi mostro mai troppo vivace… Non disturbo troppo… Accudisco i miei genitori… Non chiedo per i miei bisogni… Ecc. Ecc. Ecc.”. Questi sono solo alcuni pensieri, sostanzialmente inconsapevoli per il bambino di 5 o 6 anni, che delineano però in maniera netta quella ‘DECISIONE PRECOCE SUL MODO MIGLIORE DI CAVARSELA’ date quelle condizioni materiali ed affettive in cui è cresciuto. Ciascuno di noi ha fatto pensieri condizionati simili o anche molto diversi dagli esempi che ho riportato, tutti comunque a sostegno della propria ‘decisione precoce’. In terapia, la persona prima diventa consapevole dei particolari della sua decisione antica e poi inizia a sperimentare, con azioni concrete nuove, altre possibilità per ‘ri- decidere’ un modo più flessibile e adeguato alla persona che è oggi.

La richiesta di aiuto e la cura

I problemi per cui le persone chiedono un aiuto psicoterapeutico sono molto diversi tra loro: ansia e depressione, stress e conflitti, disturbi fisici con forte componente psicologica, relazioni disturbate e fonte di sofferenza, ecc. Possono riguardare uno o più ambiti di vita: famiglia, lavoro, coppia, genitori-figli, amici, tempo ricreativo, ecc. Possono essere consapevoli o meno le cause, i motivi, i fattori precipitanti e i fattori che mantengono e alimentano il problema.

La persona si presenta con un grado di sofferenza più o meno ampio e con una consapevolezza che può essere più o meno estesa e profonda.

La richiesta di aiuto, prima o poi, si trasforma in un aspetto che accomuna tutti i problemi e tutti i tipi di sofferenza: la persona soffre di una mancanza, di una privazione, di una più o meno grande frustrazione di bisogni importanti che la persona sta vivendo in questo momento della sua vita.

Uno dei primissimi passaggi che caratterizzerà poi l’intero percorso di cura di sé è proprio la cura dei propri bisogni che prevede (diversamente da persona a persona in base al grado di consapevolezza già presente e con tempi che sono specifici di ogni persona):

  • riconoscimento dei propri bisogni frustrati
  • comprensione dei motivi della frustrazione nelle situazioni contingenti, nelle relazioni attuali e nelle relazioni passate (ferite interiori)
  • sperimentazione di azioni concrete nella direzione della soddisfazione dei bisogni: agire, raccogliere l’informazione che ritorna dalla propria azione (effetti su di sé e sugli altri) e modulare l’azione successiva
  • monitoraggio continuo di sensazioni, emozioni e pensieri: cosa sento, cosa provo, cosa penso
  • riconoscimento del proprio potere e delle personali risorse e impegno continuo nel tentare di cambiare ciò che la persona può cambiare
  • accettazione di ciò che la persona non può cambiare
  • il tutto all’interno di una cornice in cui la persona viene sostenuta e incoraggiata a soddisfare i propri desideri e bisogni, interrompere i propri comportamenti disfunzionali, sostenere un’immagine di sé positiva e realistica nel contesto di un adeguato adattamento alla realtà personale e interpersonale.

Riappropriarsi del proprio potere di scegliere

Credo tu sappia che: ‘è impossibile non scegliere’. E che ci vuole coraggio (forza, sensibilità, incoscienza, consapevolezza) per farsi carico della responsabilità di ciò che si sceglie.
Qualcuno, a volte, per comprendere, spiegare, addirittura giustificare le proprie scelte tira in ballo il caso o l’inconscio o il volere degli altri. È una scelta, anche questa, di sottrarsi al proprio potere di scegliere in modo attivo, consapevole e responsabile.
Anche da bambini, quando più naturalmente le nostre scelte sono fortemente orientate, guidate, anche molto condizionate dagli adulti, la nostra parte saggia e intuitiva ‘ha scelto’, quasi totalmente in modo inconsapevole, come rispondere agli stimoli degli adulti e come adattarsi al loro volere. La compiacenza come la ribellione, il silenzio ordinato come la trasgressione più rumorosa, nelle varie forme in cui possono esprimersi, sono sempre tipi di ‘decisioni’ che fin dall’età più precoce abbiamo imparato a prendere, a ripetere e a consolidare come ‘le scelte migliori’ che abbiamo ‘creduto’ fossero a nostra disposizione per accaparrarci il minimo indispensabile di amore, vicinanza, cura, approvazione, stima e appartenenza all’interno dei nostri legami significativi. E tutto questo percorso di scelte, più o meno chiare, per noi come per gli altri, è quello che comunemente delinea la ‘formazione della personalità’.
La nostra personalità certamente risente di predisposizioni genetiche e temperamentali, ma è soprattutto un processo di scelte, per lo più inconsapevoli nei primi anni di vita e progressivamente sempre più chiare nel loro senso, orientate dalla necessità di adattarsi al contesto affettivo e materiale in cui ci si è trovati.
Al tempo stesso, fin da molto presto, per quanto possibile e a partire da piccole scelte, lo sviluppo del proprio modo di essere, pensare, agire e stare al mondo e con gli altri è il frutto di un processo di affermazione autonoma delle proprie inclinazioni autentiche e di liberazione dai condizionamenti che da piccoli ‘abbiamo scelto di seguire’. Potrai rintracciare certamente innumerevoli esempi nella tua storia di vita, dall’inizio fino ad oggi, di situazioni che ti sei ‘trovato a vivere’ e all’interno delle quali hai ‘trovato la tua strada’. Hai imparato (hai scelto) a dire quello che pensi oppure a tenere i tuoi pensieri per te. Hai ‘scelto’ di esprimere le tue emozioni oppure no; ad esprimerle chiaramente, ma non tutte, a mostrare la tua rabbia, ma non la tua paura, ad esempio. Hai imparato ‘come ci si deve comportare’, scegliendo di sacrificare parti più o meno grandi della tua spontaneità naturale.
Questo processo di crescita personale è un mix di pressioni esterne e volontà personale.
Spesso le persone che mi chiedono aiuto presentano sintomi fisici e psicologici che sono l’espressione mascherata di un certo grado di squilibrio interno tra inclinazioni naturali e vitali e un eccessivo adattamento alle regole dei contesti di vita in cui la persona è cresciuta e che anche oggi si trova a vivere.
L’aiuto si rivolge a tre ambiti:
1. Riduzione della sofferenza attraverso il riconoscimento dei motivi del proprio malessere
2. Riappropriazione del proprio potere di essere ‘agente attivo’ del proprio pensare, sentire, agire (scegliere)
3. Sperimentazione, apprendimento e consolidamento di nuovi modi di pensare, agire e governare le relazioni, maggiormente in linea con i propri desideri autentici, i personali bisogni troppo a lungo frustrati, sempre all’interno di un necessario equilibrio con la realtà, materiale e interpersonale.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, potrai trovare numerosi esempi di queste ‘decisioni precoci’ al servizio dell’adattamento e della possibilità di ‘darsi il permesso di nuove decisioni’ al servizio della cura e della crescita personale.

Dall’analisi razionale all’esplorazione emotiva

Il nostro comportamento, le nostre esperienze emotive e i rapporti con gli altri sono spesso guidati da pensieri automatici, distorti e irrealistici. Pensieri che generano sofferenza, difficoltà con gli altri e ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi.
È importante riconoscere questi pensieri quando governano le nostre reazioni in modo da disinnescarli o neutralizzarli. Ma, per un efficace cambiamento di comportamento, per la sostituzione con altri pensieri più utili e per la riduzione della sofferenza da essi generata, non basta identificarli e comprendere la loro disfunzionalità. Spesso, infatti, nonostante li staniamo nella loro irrazionalità, non riusciamo a non farci influenzare dal “significato” che diamo a questi pensieri. Ecco un esempio. “Se…” un amico stasera ha detto no ad una mia richiesta di uscire, “allora vuol dire…” che non è mio amico oppure che io non merito la sua amicizia o che non sono una persona interessante o che è stufo di me o che mi odia o che gli sto antipatico. Dunque, in questa circostanza, un singolo aspetto della nostra esperienza (il no ricevuto) viene “generalizzato” a colorare l’intera esperienza, la relazione e l’idea di sé.
Altro esempio. Ingigantiamo piccole frustrazioni e minimizziamo importanti riconoscimenti positivi. Tendiamo ad estremizzare in modo a noi sfavorevole alcune critiche ricevute come fossero segno della nostra totale incapacità, rimproveriamo piccoli errori degli altri come se fossero segni della loro malevolenza nei nostri confronti. Magari poi gesti di affetto ricevuti non vengono nemmeno colti tantomeno valorizzati oppure esperienze positive per cui essere grati, orgogliosi e riconoscenti vengono considerate irrilevanti. In sintesi, siamo spesso facili a condannare ferocemente aspetti negativi degli altri o di noi stessi così come siamo propensi a non riconoscere e non apprezzare le cose buone che viviamo, riceviamo e sappiamo donare agli altri.
Terzo esempio. Con un senso di assoluta certezza, riferiamo  a noi stessi il comportamento di un’altra persona, ad esempio un’espressione corrucciata che vediamo sul volto, interpretandolo e vivendolo come negativo, giudicante, malevolo, intenzionalmente ostile nei nostri confronti quando obiettivamente non ci sono motivi per considerare reale questo nostro stato d’animo.
Altre volte, i pensieri automatici inconsapevoli disturbanti prendono la forma, di ‘doveri assoluti’. Ci sentiamo braccati dai nostri pensieri da cui ci sentiamo ‘obbligati’ ad attuare necessariamente un certo comportamento: “devo assolutamente e necessariamente… Essere il primo… Non commettere errori… Raggiungere quell’obiettivo… Farcela entro stasera…”. Questi e altri pensieri simili girano nella nostra testa come ‘parole attraverso cui imponiamo a noi stessi standard severi, eccessivi anche estremi di comportamento’, parole e pensieri che solo raramente ci sono di aiuto e quasi sempre sono invece fonte di stress oltre che di stati emotivi di autocritica spietata,  fallimento e scarsa autostima.
Ulteriore esempio. Rimuginarci e ruminare. Se gli esempi precedenti fanno riferimento a ‘contenuti distorti del pensiero’, esistono anche ‘processi disfunzionali di pensiero’ ovvero modi attraverso cui usiamo il nostro pensiero in modo non utile e anche dannoso. Ruminiamo in modo sterile su eventi accaduti (ieri o tanti anni fa), su errori commessi (da noi o da altre persone), ma senza che questo sforzo di pensiero sia veramente efficace a cambiare le cose, ad apprendere dagli errori, a modificare la situazione. In altri casi, invece, rimuginiamo sul futuro (domani o chissà quando) cercando risposte certe a situazioni incerte di cui non riusciremo mai ad avere ‘totale controllo e totale prevedibilità’, finendo per sfinirci in tentativi di rispondere a domande che al presente ‘non hanno risposta totalmente certa’.
In questi vari casi, ai fini della riduzione della sofferenza, non è sufficiente riconoscere che il pensiero che seguiamo è irrazionale e che quindi basterebbe sostituirlo con un pensiero più realistico ed utile a guidare la nostra interpretazione delle cose e il nostro agire.
È fondamentale integrare l’analisi razionale con la ricerca della comprensione dei ‘motivi’ per cui la persona, nonostante riconosca la distorsione del suo pensiero e i suoi effetti negativi, non riesce a staccarsi da quel modo di pensare.
Spesso l’esplorazione dei motivi da comprendere ci porta a riconoscere il ‘bambino ferito’ dentro di noi. Il ‘bambino ferito’ o la ‘ferita interiore’ sono metafore psicologiche per descrivere le nostre esperienze dolorose del passato che ancora oggi ci influenzano nel modo di pensare, sentire e agire. La ‘ferita’, ‘da dentro’, governa pensieri, emozioni ed azioni dell’adulto che siamo, in teoria razionale, consapevole e capace di scelte utili e realistiche.
Quei pensieri distorti hanno avuto origine nei primissimi anni di vita della persona che ha cominciato a funzionare in base a quei pensieri e nel tempo si è abituata ad interpretare la realtà e a dare senso alle esperienze in quel modo problematico. Oggi quella ‘ferita’ produce sofferenza emotiva, sintomi psicologici e fisici, problemi interpersonali. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere, finalmente, forse per la prima volta, riconosciuto e validato nei suoi bisogni e nella sua unicità.
La cura dei pensieri richiede, dunque, anche la cura delle ‘emozioni ferite’. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere preso per mano ed essere accompagnato in modo rispettoso e amorevole nella sua crescita come individuo.
Fuor di metafora, ogni percorso di cura, guarigione, cambiamento e crescita passa attraverso una ‘cura delle emozioni’: imparare a riconoscerle, validarle come legittime, dotarle di senso e regolarle nella loro espressione nei rapporti interpersonali e nelle scelte di vita.
In conclusione, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Potrai trovarci tanti esempi e tanti esercizi di auto-esplorazione al servizio di azioni concrete per modificare i pensieri distorti, ridurre le modalità di pensiero disfunzionale e curare le ‘emozioni ferite’.

39. Estate meravigliosa. Autoregolazione

Cosa non ti permetti di fare ORA seguendo una regola appresa ALLORA?
Potrai certamente trovare, in diversi ambiti di vita e nelle relazioni, alcuni tuoi modi di funzionare (pensare e agire) che seguono regole che hai imparato tanto tempo fa, in cambio di amore e stima da parte di chi ti ha cresciuto. E di cui non sempre sei consapevole. Anzi quasi mai. Alcune di queste regole sono utili e sensate ancora oggi, altre puoi certamente scartarle o rivisitarle per armonizzarle alla persona che sei oggi, coi tuoi valori, obiettivi, bisogni e desideri.
Oggi, per la tua meraviglia, ti suggerisco:
TROVA LE REGOLE INTERIORI CHE TI HANNO GUIDATO PER UNA VITA E, UNA PER UNA, UN PASSO ALLA VOLTA, INIZIA A RISCRIVERLE, AD ADATTARLE ALLA PERSONA CHE SEI OGGI…
Magari per questo tuo impegno puoi farti aiutare anche dalla lettura del mio libro, ‘Alice nel paese delle miserie’, puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

20. Estate meravigliosa. Riconosci il tuo valore

“Sono venuto qui, maestro, perché mi sento così inutile che non ho voglia di fare nulla. Mi dicono che sono un inetto, che non faccio bene niente, che sono maldestro e un po’ tonto. Come posso migliorare? Che cosa posso fare perché mi apprezzino di più?”.

Il maestro gli rispose senza guardarlo: “Mi dispiace, ragazzo. Non ti posso aiutare perché prima ho un problema da risolvere. Dopo, magari…”. E dopo una pausa aggiunse: “Ma se tu mi aiutassi, magari potrei risolvere il mio problema più in fretta e dopo aiutare te”. “Con…piacere, maestro” disse il giovane esitante, sentendosi di nuovo sminuito visto che la soluzione del suo problema era stata rimandata per l’ennesima volta.

“Bene” continuò il maestro. Si tolse un anello che portava al mignolo della mano sinistra e, porgendolo al ragazzo, aggiunse: “Prendi il cavallo che c’è là fuori e va’ al mercato. Ho bisogno di vendere questo anello perché devo pagare un debito. Vorrei ricavarne una bella sommetta, per cui non accettare meno di una moneta d’oro. Va’ e ritorna con la moneta d’oro il più presto possibile.” Il giovane prese l’anello e partì.

Appena fu giunto al mercato iniziò a offrire l’anello ai mercanti, che lo guardavano con un certo interesse finché il giovane diceva il prezzo. Quando il giovane menzionava la moneta d’oro, alcuni si mettevano a ridere, altri giravano la faccia dall’altra parte e soltanto un vecchio gentile si prese la briga di spiegargli che una moneta d’oro era troppo preziosa in cambio di un anello.

Pur di aiutarlo, qualcuno gli offrì una moneta d’argento e un recipiente di rame, ma il giovane aveva istruzioni di non accettare meno di una moneta d’oro e rifiutò l’offerta. Dopo avere offerto il gioiello a tutte le persone che incrociava al mercato – e saranno state più di cento- rimontò a cavallo demoralizzato per il fallimento e intraprese la via del ritorno. Quanto avrebbe desiderato avere una moneta d’oro per regalarla al maestro e liberarlo dalle sue preoccupazioni! Così finalmente avrebbe ottenuto il suo consiglio e l’aiuto.

Entrò nella sua stanza. “Maestro” disse “mi dispiace. Non è possibile ricavare quello che chiedi. Magari sarei riuscito a ottenere due o tre monete d’argento, ma credo di non poter ingannare nessuno riguardo il vero valore dell’anello.”

“Quello che hai detto è molto importante, giovane amico” rispose il maestro sorridendo. “Prima dobbiamo conoscere il vero valore dell’anello. Rimonta a cavallo e vai dal gioielliere. Chi lo può sapere meglio di lui? Digli che vorresti vendere l’anello e chiedigli quanto ti darebbe. Ma non importa quello che ti offre: non glielo vendere. E ritorna qui con il mio anello.”

Il giovane riprese di nuovo a cavalcare. Il gioielliere esaminò l’anello alla luce della lanterna, lo guardò con la lente, lo soppesò e disse al ragazzo: “Dì al maestro, ragazzo, che se vuole vendere oggi stesso il suo anello, non posso dargli più di cinquantotto monete d’oro”. “Cinquantotto monete?” esclamò il giovane. “Sì” rispose il gioielliere. “Lo so che avendo più tempo a disposizione potremmo ricavare circa settanta monete d’oro, ma se ha urgenza di vendere…”

Il giovane si precipitò dal maestro tutto emozionato a raccontargli l’accaduto.

“Siediti” disse il maestro dopo averlo ascoltato. “Tu sei come questo anello: un gioiello unico e prezioso. E come tale puoi essere valutato soltanto da un vero esperto. Perché pretendi che chiunque sia in grado di scoprire il tuo vero valore?”

E così dicendo si infilò di nuovo l’anello al mignolo della mano sinistra.

Per la tua vita meravigliosa, oltre alla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (libro che puoi ordinare in libreria oppure on line), oggi ti suggerisco:

COSTRUISCI LA TUA AUTOSTIMA A PARTIRE DA TE STESSO.

Ti hanno detto da una vita che non sei capace e non hai valore… (e un bambino ferito continua a vivere dentro di te oggi)…

Hai cominciato a credere che ciò fosse vero… E ancora oggi ti fai guidare da quelle storie, credenze e convinzioni che affossano il tuo umore e il tuo valore…

Sei abituato nella quotidianità a svalutare te stesso… e agisci continuamente guidato dall’idea di non valere niente…

Inizia proprio ora a riconoscere il tuo valore, il tuo essere unico, con le tue caratteristiche individuali e le tue risorse (impara a riconoscerle) che fanno di te una persona preziosa e piena di valore…

Inizia ad agire nella direzione dei tuoi desideri… incontrando anche limiti e vivendo anche tante frustrazioni, ma mai perdendo il senso del tuo valore…

4. Estate meravigliosa. Dalla lamentela all’obiettivo

Ma tu lo sai o non lo sai che la lamentela è bella quando dura poco? Ecco il suggerimento di oggi… in direzione di una vita meravigliosa:
TRASFORMA LA LAMENTELA IN UN OBIETTIVO… PRIMA DI SUBITO.
Trasforma la lamentela sterile in qualcosa di utile…
Trasforma la lamentela dannosa in qualcosa di efficace…
Trasforma la lamentela nella consapevolezza del bisogno che esprimi attraverso quella lamentela…
Fermati… una… due… tre volte al giorno… ogni volta che ti ritrovi a lamentarti, fermati e chiediti: qual è il mio bisogno? Cosa posso farci di concreto e utile?
… E cerca di attivarti …
Come sempre… Inizia… correggi il tiro… procedi… sarà una meraviglia … 
Altre indicazioni, per cogliere il tuo bisogno e trasformarlo in un progetto concreto, oltre la lamentela con cui resti bloccato, le puoi trovare in ‘Alice nel paese delle miserie’, libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Anche se non lo sai

Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai tracciando i SENTIERI dove camminerai da adulto.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai prendendo DECISIONI che condizioneranno in maniera importante il resto della tua vita.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai maturando quella SENSIBILITÀ emotiva che ti caratterizzerà per tutta la vita.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai sviluppando CREDENZE e CONVINZIONI che guideranno le tue scelte per lungo tempo.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, impari a credere che tutte le persone VEDONO IL MONDO COME LO VEDI TU.
Tutto questo è molto naturale perché riguarda il modo in cui una persona cresce sulle fondamenta delle proprie disposizioni interne (biologiche e psicologiche) e delle condizioni materiali, affettive e interpersonali che si è ritrovato ad incontrare.
Tutto questo può essere molto bello quando la persona in divenire sviluppa il suo modo di stare al mondo attraverso un repertorio di abilità e strumenti personali che le consentono di fare scelte vitali, in direzione del benessere e della felicità.
Tutto questo può essere molto doloroso quando la persona, il bambino in crescita fino all’adulto, incontra ostacoli, frustrazioni, stress e condizioni varie che impediscono o alterano in modo sostanziale le possibilità vitali di sviluppo sano e conducono ad esiti traumatici sottoforma di disturbi psicologici, interpersonali e della personalità.
Ecco che diventa fondamentale il lavoro sulla memoria, sulla ferita, sul trauma, sugli abusi emotivi (prima che fisici) che hanno danneggiato le potenzialità vitali e le possibilità di uno sviluppo armonico della persona.
La psicoterapia può essere lo strumento per riprendere il filo tra sofferenza qui e ora e dolore lì e allora… Per riprendere un cammino troppo presto interrotto … Verso lo sviluppo del proprio potenziale vitale.

L’inevitabile e la scelta

Ciascuno di noi ha un proprio modo unico e abituale di reagire alla frustrazione e alla delusione. Lo abbiamo imparato da bambini, lo abbiamo appreso attraverso insegnamenti diretti ed espliciti da parte dei grandi, ma più frequentemente e potentemente attraverso ciò che abbiamo visto e imitato, in modo per lo più inconsapevole. Senza saperlo, con tutta la nostra intelligenza adattativa, creativa e intuitiva, ‘abbiamo scelto’ quale fosse il modo migliore per affrontare qualcosa che ci veniva a trovare nonostante non lo avessimo invitato. Mi riferisco appunto ad esperienze dolorose, frustranti e deludenti con cui ‘abbiamo dovuto’ fare i conti fin da piccoli. Certi comportamenti dei genitori e di altri parenti, di insegnanti e coetanei, di altre persone che hanno rappresentato per noi una palestra per imparare come funziona il mondo e come è utile comportarsi per sentirsi ‘sufficientemente’ sereni e felici, compresi e amati, apprezzati e sostenuti, desiderati all’interno di relazioni, legami e gruppi.
Frustrazione e delusione sono inevitabili… È l’esperienza che viviamo quando le cose e le persone sono diverse da come vorremmo fossero.
Possiamo reagire, più o meno consapevolmente e intenzionalmente, con:
– emozioni varie quali tristezza, angoscia, rabbia, paura, senso di colpa, vergogna, ecc.
– interpretazioni e pensieri molteplici quali “è colpa mia”, “non è giusto”, “ma come ha fatto quella persona a comportarsi così”, “è una catastrofe”, “me lo merito”, “non me lo merito”, “è insopportabile”, “sono sfortunato”, “è quello che dovevo temere”;
– comportamenti diversi quali ritirarsi, aggredire, parlare, chiedere, cambiare direzione (nei desideri e bisogni e con diverse azioni utili), chiudersi in se stessi, ma anche stordirsi, rifugiarsi nell’essere iper-affaccendati (per non sentire e non entrare in contatto coi propri dolori), ecc.
Tendenzialmente reagiamo come abbiamo sempre fatto. A volte ci è utile anche oggi e manteniamo quel modo di reagire; altre volte non è utile, anzi proprio dannoso e disfunzionale e siamo chiamati a modificare qualcosa. Questa sostanzialmente è la via della cura. Questa è la via che ti permette di trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie. In ‘Alice nel paese delle miserie’ (il libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line) troverai numerose indicazioni pratiche per muoverti tra ciò che è stato ed tuttora inevitabile e ciò che puoi sempre scegliere nella direzione della vita che consapevolmente vuoi creare…

Antidepressivo

Una cura efficace per la depressione è fondata su cinque punti, che potremmo siglare con 5 A per ricordarli meglio. Prima però una premessa. Non esiste un’unica depressione, esistono svariate forme e manifestazioni depressive. Per cui i seguenti passaggi possono essere validi tenendo conto di una precedente valutazione del tipo specifico di fenomeno depressivo di cui si tratta.
Ecco le 5 A.

ACCETTARE lo SCARTO tra reale e ideale (perdite, fallimenti, limiti personali e della realtà, imperfezioni del mondo e delle persone, compreso se stessi). Incontriamo nella vita situazioni di più o meno grande frustrazione e delusione con cui dobbiamo fare i conti; proviamo a ridurre lo scarto e impariamo ad accettare ciò che non siamo riusciti a cambiare.

Mantenere sempre ATTIVA una PROGETTUALITÀ, di piccoli e grandi progetti, a breve e lungo termine. Imparando a spostare il futuro al presente: cosa vorrei ora!

ATTIVARE RISORSE, personali e interpersonali, materiali e psicologiche. Tutto ciò che serve per affrontare il buio, la tristezza, l’angoscia, la solitudine, l’impotenza.

AGIRE. Svolgere attività per sentirsi vivi e vitali, agire PER RIFLETTERE e poi agire di nuovo. Fare quanto necessario per portare avanti i progetti personali.

ACCUDIRE SE STESSI. È il pezzo di lavoro sulle proprie ferite, sui traumi di vita e su come hanno condizionato l’evoluzione della personalità e le scelte di vita, da allora fino ad oggi. Curare le ferite per donare energia al presente e speranza al futuro.

Dentro questa cornice generale si svolge la cura della propria specifica situazione depressiva.