Dal letame nascono i fior. Una storia sulla perfezione e sul valore

C’era una volta un’anziana donna che aveva due grosse anfore appese alle estremità di una canna che portava sulle spalle. Una delle anfore aveva una crepa e perdeva un po’ d’acqua, mentre l’altra era perfetta e conservava sempre tutta l’acqua.
Alla fine del lungo cammino, dal fiume a casa, la vecchia donna restava con un’anfora piena solo a metà. Per due anni interi andò avanti così…
L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione.

Dopo due anni, che all’anfora difettosa sembrarono un fallimento senza fine, l’anfora disse alla donna: “io mi vergogno del mio difetto e dei guai che ti procuro”.
L’anziana signora sorrise: “non hai notato che dal tuo lato della strada risplendono i fiori, ma non dal lato dell’altra anfora? Io ho messo dal tuo lato della strada dei semi di fiori, perché ero consapevole del tuo difetto. Ora tu li annaffi ogni giorno quando torniamo a casa. Per due anni ho potuto raccogliere questi meravigliosi fiori e ornare la tavola con essi. Se tu non fossi esattamente così, come tu sei, non esisterebbe questa bellezza che adorna la nostra casa”.

… … …

Come spesso accade nella nostra vita quotidiana, le cose non sempre sono proprio quello che sembrano … Le ferite, i dolori, i fallimenti, le imperfezioni possono esprimere possibilità di bellezza, nutrimento e vitalità… Basta saper guardare con attenzione… Piantare semi e prendersene cura…

Le voci da dentro…

La senti QUELLA voce? Ignora QUELLA voce!

La senti QUESTA voce? Ascolta QUESTA voce!

Sembra una canzone. Di fatto è un ritornello che gira nella nostra testa. La nostra testa è piena di quelle voci che abbiamo ascoltato, tanto tempo fa, tante volte, forse una sola drammatica volta per la sua intensità emotiva, una sola volta traumatica per come ci siamo sentiti travolti da qualcosa per noi inspiegabile o troppo più grande di noi. Monologhi impressi per sempre dentro di noi come unica verità esistente. Dialoghi tra parti di noi vitali e voci tossiche pronte ad affossarci. Voci del passato che dal passato guidano, al presente, il nostro pensare, sentire e agire. Spesso fonte di sofferenza. Voci e dialoghi interiori che continuiamo a seguire come fossero le uniche possibilità a nostra disposizione. Scambi quali:
“Sono debole…”,” È sbagliato essere debole!”
“Ho paura…”, “Solo i deboli hanno paura!”
“Sono preoccupata…”, “Che ti preoccupi a fare?!”
“Mi sento inadeguata…”, “Sei sempre la solita lamentosa!”
“Mi sento sola…”, “È quello che ti meriti!”
“Sono solo un bambino…”, “I bambini buoni non piangono!”
“Ho bisogno di un abbraccio…”, “Che sono queste cose da femminucce?!?!”
“Mi piace proprio arrampicarmi sugli alberi…”, “Questo le femmine non lo fanno!”
“Smettila mi fai male…”, “Devi stare in silenzio!”
“Sono stanco…”, “Non sarai mai all’altezza!”
“Preferisco questo…”,” Tu sei solo un bambino e non lo puoi sapere!”
E via così…

Il lavoro su di sé, attraverso molteplici strade e modalità, porta alla riscrittura dello spartito di questo coro. Per attivare voci come:
“È normale sentirsi debole…”
“Puoi essere anche più amorevole con te stesso…”
“Puoi essere spaventato…”
“Puoi provare rabbia…”
“Puoi anche non farcela…”
“Abbi cura di te…”
“Sei solo una persona che sta cercando di capire come funziona il mondo per essere felice…”
“Sei una persona splendida, unica, irripetibile di valore…”
… E via così

Questa nuova narrazione di sé passa attraverso il contatto emotivo con le antiche ferite, con il corpo sofferente che porta “in memoria” quegli antichi traumi, che esprime attraverso tensioni e contratture muscolari quelle precoci esperienze di trascuratezza e solitudine, giudizio feroce e abbandono, colpa e sopraffazione…
Oggi, attraverso l’ascolto attento delle sensazioni corporee, dei pensieri e delle emozioni, è possibile risalire alle “scelte originarie” per riscriverle, per allargare il ventaglio di permessi e possibilità che la persona può ri-dare a se stessa.
Oggi è possibile dentro di sé l’incontro tra il proprio bambino ferito e la parte di sé adulta che se ne può finalmente prendere cura in modo adeguato e sostenerlo nel suo percorso di crescita.
Il bambino ferito è ancora arenato a quello che ha subito passivamente da piccolo e scelto creativamente per sopravvivere, per cavarsela in quelle ostiche condizioni di vita. L’adulto può intervenire per fornirgli quello che non ha ricevuto a quel tempo: può legittimare le sue emozioni come qualcosa di normale, sano e utile; può accogliere i suoi bisogni e sostenerlo per soddisfarli; può rassicurarlo quando ha paura per farlo diventare più forte, può consolarlo quando si sente solo e triste per farlo sentire amabile e degno, può aiutarlo a dare senso alla sua rabbia e ad esprimerla in modo efficace, può aiutarlo a lasciare andare sentimenti tossici di colpa e vergogna, può incoraggiarlo a cercare situazioni ed esperienze di gioia e serenità.
Questo incontro del mondo interiore serve alla persona per darsi finalmente il permesso nella realtà concreta di prendersi cura di sé, di cercare persone che la amano, di creare esperienze di benessere e realizzazione personale.

Non basta il pensiero per cambiare

Basta il pensiero?! Non basta il pensiero. Il cambiamento reale riguarda sempre l’esperienza emotiva e corporea. Ogni approccio psicoterapeutico, anche se attraverso le più disparate strategie, porta il paziente a vivere un cambiamento a livello delle emozioni e delle sensazioni corporee. È importante fare chiarezza su pensieri distorti e convinzioni disfunzionali che guidano i nostri comportamenti problematici e generano la nostra sofferenza emotiva, ma, nel profondo, il cambiamento efficace e duraturo, realmente trasformativo, è quello che riguarda l’esperienza emotiva e corporea.

Rifletti e agisci, agisci e rifletti è un principio ispiratore del mio modo di fare psicoterapia e anche lo spirito che impronta tanti post di questo blog. Al tempo stesso, rifletti, agisci e vedi l’effetto che fa… L’effetto nelle reazioni degli altri e nelle tue reazioni, per come ti tocca il cuore, il corpo e l’anima, per come ti mette a confronto con la tua paura e il tuo dolore, per come ti permette di scovare ed esprimere le tue emozioni represse, per come ti permette di curare il tuo corpo malato di tanta angoscia e dolore.

E questo perché le origini di tanta parte della nostra sofferenza, la più importante, la nostra ferita antica, risalgono a quando ancora non avevamo pensieri sviluppati, a quando non parlavamo o lo facevamo in maniera rudimentale e la nostra esperienza emotiva è stata trattenuta nel corpo sotto forma di “memoria non elaborata” che tende a ripetersi. Semplicemente oggi non abbiamo parole per descrivere esperienze avvenute quando non sapevamo parlare, non sapevamo pensare attraverso le parole e non capivamo tante cose che ci accadevano. Quello che è rimasto impresso e resta indelebile fino a ripresentarsi è il dolore emotivo, corporeo, le sensazioni vissute allora di paura, dolore, angoscia, vuoto, solitudine. Oggi di quelle esperienze non abbiamo pensieri o ricordi nitidi, abbiamo sensazioni, note emotive, tracce corporee spesso associate a grande frustrazione, sentimenti di non essere visti, compresi, accolti, amati, ascoltati, rispettati, considerati. Queste sensazioni sono comunemente manifestate con espressioni quali “mi sento vuoto” o “profondamente solo” o “profondamente sbagliato” o “come se mi mancasse sempre qualcosa”. Hanno a che fare con un’originaria “carenza di sintonizzazione affettiva”, incapacità dei genitori di riconoscere ciò di cui avevamo bisogno o di sapercelo dare (amore, calore, abbracci, vicinanza, ascolto, comprensione, consolazione, rassicurazione, guida, orientamento). Col passare del tempo, a queste sensazioni originarie di mancata sintonizzazione e deprivazione vitale, la persona ha associato, in modo inconsapevole, convinzioni e credenze su sé, sugli altri e sul mondo che oggi sono il canale di accesso a quel doloroso vuoto primario.

Ogni percorso terapeutico che voglia lavorare sulla ferita profonda deve andare a visitare quei luoghi della memoria, continuamente resi presenti nella sofferenza attuale e nelle relazioni disturbate odierne. Tutte le forme di terapia, anche quelle in senso lato come possono essere la meditazione e la preghiera, per essere veramente trasformative devono andare a trovare quel bambino e prendersene cura attraverso il corpo, le sensazioni, le emozioni. La stessa espressione artistica, qualunque forma essa abbia, può essere “terapeutica” se sorge dal bambino ferito nel corpo che trova una forma di manifestazione del suo dolore e cerca, attraverso l’espressione e la condivisione, di curarlo, lenirlo, trasformarlo.

Il bambino deprivato, trascurato, abbandonato, solo, vuoto porta dentro l’adulto una profonda dolorosa sensazione, mai troppo nitida, quasi di “irrisarcibilità”. Un vuoto che è un buco nero. Anzi, un secchio bucato. Ogni percorso di cura è un viaggio in quei luoghi del dolore, un tentativo di fornire una qualche forma di “risarcimento emotivo”, la possibilità finalmente di ri-prendere un cammino interrotto o forse mai iniziato…

La lettera del bambino ferito

Uno dei passaggi più frequenti in ogni terapia o nel percorso di crescita personale è quando la persona viene invitata a “dialogare in immaginario” con le persone che l’hanno ferita o a “scrivere loro una lettera”.

La lettera potrà o meno essere effettivamente recapitata al destinatario, è la parte meno importante. Ciò che è fondamentale è la possibilità, che forse per la prima volta la persona si concede, di dare voce al suo bambino ferito. Di esternare i propri vissuti da troppo tempo soffocati. Di scrivere una o più lettere, ad una o più persone.

È importante che la lettera parli col Tu. Può essere rivolta a uno o entrambi i genitori, può essere rivolta a qualcuno responsabile di atti violenti o a chiunque abbia provocato un qualche tipo di dolore alla persona. Solitamente è la lettera del bambino ferito che si rivolge ai genitori per quello che gli hanno fatto mancare e per quello che gli hanno fatto patire.

Da sottolineare: non è un processo di attribuzione di colpe; probabilmente, soprattutto in molti casi di lettera rivolta ai genitori, chi ci ha fatto del male… lo ha fatto in buona fede, probabilmente da una posizione di “adulto guidato internamente dal suo bambino ferito…”.  Non serve a cambiare il passato, non serve a cambiare le altre persone al presente, non serve a cancellare magicamente la sofferenza. È parte di un processo interiore attraverso cui la persona sta recuperando una prospettiva più ampia, comprensibile e sostenibile di ciò che le è accaduto. Serve a recuperare il senso della propria storia e del proprio dolore e anche il valore e l’integrità di sé come persona, soprattutto nel riconoscere quanto è stata “abusata emotivamente” (se non fisicamente), quanto era assolutamente non colpevole di ciò che le stava accadendo; abusata spesso da chi avrebbe dovuto proteggerla, accudirla, sostenerla, guidarla verso una piena realizzazione di sé.

Se è sterile attribuire ora delle colpe, se non serve a cambiare nei fatti ciò che è avvenuto, il valore di questa lettera di rivisitazione di certi accadimenti serve alla persona che la scrive per “scaricare ed elaborare”, “per dare senso a ciò che per troppo tempo sembrava non averlo”, “per cercare significati per troppo tempo nascosti o celati a se stessi”, per evidenziare chiaramente, prima di tutto a se stessi, come ci si è sentiti in relazione al comportamento dell’altro, cosa abbiamo sofferto di fronte a quanto di “sbagliato” l’altro ha fatto; per tirare fuori la tristezza, la paura e la rabbia; l’impotenza e il senso di tradimento; il vuoto e la solitudine; l’assenza dove avrebbe dovuto esserci la protezione, la frustrazione di quanto di più importante la persona aveva bisogno. Nel caso di lettere riferite dal sé bambino (quasi sempre sono di questo tipo) quanto quel bambino impotente ha dovuto subire di fronte al tradimento dei grandi e come “ha imparato a cavarsela pieno di dolore, solitudine e rabbia”.

A cosa serve effettivamente? Comincia a scrivere …

  • quando tu hai fatto … io mi sono sentito
  • quando tu facevi … io provavo …
  • quella volta in cui… io ho vissuto un grande dolore… vuoto… solitudine
  • ogni volta che tu… io …

E via liberamente… libera-mente…

Ritorno al bambino ferito… Verso l’adulto consapevole e responsabile

Ecco una traccia per un’attivazione personale riguardante la tua ferita emotiva, fonte di sofferenza in passato e anche al presente. È una traccia che seguo in alcune sedute individuali o in gruppo… Può essere uno spunto per l’immaginazione e anche per un esercizio carta e penna. Puoi farlo da solo o facendoti affiancare e guidare per l’immaginazione da un compagno fidato che ti aiuti a sostenere l’esperienza emotiva…

Se all’inizio dovesse sembrarti un esercizio un po’ stupido e un po’ folle sarebbe comprensibile … Se provassi un po’ di disagio o imbarazzo nel farlo staresti sicuramente in buona compagnia … Non siamo abituati a prenderci cura del nostro bambino ferito, addolorato, solo…

Ti invito comunque a sperimentarti in questa prova, anzi a ripeterla più volte… con piena fiducia nei risultati che otterrai …

Inizia col porre l’attenzione su “cosa solitamente ti fa soffrire oggi” … su quali emozioni dolorose tendi a vivere più spesso nella tua quotidianità o periodicamente … nei tuoi ambiti di vita e nelle tue relazioni… Cogli la sofferenza del tuo bambino ferito che vive ancora oggi dentro di te… Se preferisci focalizza una situazione specifica recente o che tende a ripetersi… con emozioni quali rabbia, tristezza, paura, vergogna, impotenza, senso di colpa, ecc….

Adesso chiudi gli occhi e lascia emergere “immagini dal tuo passato” … della tua casa delle origini … dei luoghi della tua infanzia … Cerca di farti coinvolgere il più possibile da queste immagini… visualizza i tuoi ricordi in modo vivido e particolareggiato… e senti le emozioni che sente quel bambino… Probabilmente noterai stati emotivi positivi (gioia, amore, entusiasmo, curiosità, vivacità, eccitazione, ecc. ) ed emozioni dolorose (paura, tristezza, rabbia, solitudine, senso di colpa, vergogna, angoscia, ecc.). Probabilmente noterai la somiglianza tra alcune emozioni dolorose di allora e alcune emozioni attuali di sofferenza …

Entra “in contatto col tuo bambino ferito”, addolorato. Immaginalo in una scena tipica della sua infanzia … E immaginati di fronte a lui… Osserva quello che fa… cosa dice … Cosa tenta di fare … Cosa tenta di ottenere … Ascolta cosa ha da dirti… Fagli le domande che ritieni opportune … Ascolta le sue parole e anche i suoi silenzi… Osserva quando si muove e quando sta fermo …

Ora hai compreso “cosa sta provando e di cosa ha bisogno il tuo bambino ferito” … Resta un po’ con lui per condividere quello che sta accadendo… Cosa sente… Cosa vorrebbe… Può aver bisogno di essere rassicurato se ha paura… consolato per la sua solitudine … confortato se si sente triste… sostenuto quando non ce la fa… contenuto e aiutato a regolare la sua rabbia… guidato quando non comprende… e altro ancora …

Dunque trova il modo per aiutarlo, “fai qualcosa per aiutarlo” … Stagli vicino … Abbraccialo … Dagli la fiducia e la speranza che tutto questo passerà… e potrà stare bene … Prendilo per mano… Guidalo…

Se riesci ad attivarti e a contattare il tuo bambino ferito, superando tutte le resistenze a questo incontro, allora otterrai certamente importanti consapevolezze e spunti di cambiamento per la tua realtà interna ed esterna…

La tua mappa del mondo

Tu vai in giro per il mondo cercando sostanzialmente di soddisfare i tuoi BISOGNI, ad esempio cerchi un ristorante o un caldo abbraccio; di realizzare DESIDERI, ad esempio vai allo stadio nella speranza di veder vincere la tua squadra del cuore e salutare il capitano o incontri gli amici con l’entusiasmo del bambino; di raggiungere SCOPI, come acquistare una casa e creare un équipe di lavoro affiatata e appassionante. Bisogni, desideri e scopi possono riguardare, come dicono gli esempi, aspetti materiali o l’area affettiva e interpersonale. Soprattutto nelle relazioni, vorresti che le persone fossero proprio disposte ad offrirti quello che tu chiedi loro. Purtroppo non sempre le cose vanno così: lo sappiamo bene che una certa quota di frustrazione e delusione viene servita col caffè alla mattina, non sempre il mondo e le persone sono come tu le vorresti.
Del resto, può accadere che, per motivi che appartengono alla tua storia di vita e che non riguardano affatto una tua volontà consapevole e tanto meno colpevole, tu abbia sviluppato la capacità di andarti a mettere nei guai ovvero riesci a cogliere negli scambi con gli altri quei segnali e quelle informazioni che sembrano replicare tante volte alcune “situazioni sensibili” per cui soffri da tempo. È la tua ferita che è pronta a innescarsi ogni giorno per eventi apparentemente banali.
L’ennesima replica del tuo dolore antico. Uno schema che si ripete. Ad esempio, desideri essere accettato e tendi a cogliere negli altri sempre segnali di rifiuto; hai bisogno di essere apprezzato e invece trovi solo critiche e giudizi negativi nei tuoi confronti; hai bisogno di sostegno e incontri solo persone disinteressate; cerchi rispetto e finisci quasi sempre per sentirti deriso.
Questi schemi interpersonali, che vivono e proliferano in te, sono vere e proprie mappe interiori che ti forniscono anche una guida per agire: una serie di procedure per ottenere ciò che vuoi ed una serie di altre strategie per reagire di fronte all’eventuale frustrazione. Ad esempio, cerchi di comportarti “bene” per essere apprezzato, cerchi di “sforzarti” a comportarti “perfettamente” se hai ricevuto una critica feroce al posto di un giudizio benevolo, per evitare di sentirti umiliato. Hai bisogno di sostegno e chiedi aiuto, se questo non arriva “ti ammali” per urlare forte il tuo bisogno e ottenere la vicinanza desiderata ma non ancora ricevuta, e per non sentirti solo. Desideri essere rispettato e cerchi di non arrecare disturbo mantenendo un atteggiamento schivo, ma comunque ti senti attaccato dall’altro, allora per sentirti protetto dal giudizio altrui mantieni un atteggiamento ancora più chiuso e di sospettosa diffidenza.
In terapia, in particolare nella terapia metacognitiva interpersonale (“Corpo, immaginazione e cambiamento” è un libro di riferimento di Dimaggio e colleghi), si lavora su queste mappe, per comprendere come ti fanno soffrire, come tendono a consolidarsi nel tempo e a mantenersi sempre uguali, come possono essere “riscritte” per darti un orientamento più utile a realizzare i tuoi bisogni e desideri nei rapporti interpersonali.

Mantra della ferita

Quando ti senti assalire dal dolore più disperato per come si è comportato un tuo genitore o un altro adulto che ti ha maltrattato o abusato in qualche modo e grado … o quella volta in cui …

Quando ti senti preda della rabbia più intensa ricordando quella volta in cui tua madre ti lasciò da solo… tuo padre ti rinchiuse nella stanza al buio … o quella volta in cui …

Quando ti senti tremare dalla paura più agghiacciante che ti riporta a quando da bambino vedevi i tuoi genitori litigare ferocemente… o quella volta in cui …

Quando ti senti avvolgere da una cupa tristezza ripensando ai tuoi genitori che non si prendevano affatto cura di te … o quella volta in cui …

Quando l’angoscia pervade tutto il tuo corpo rievocando l’impotenza che vivevi di fronte alla violenza dei grandi … o quella volta in cui …

Quando ti senti umiliato e pieno di vergogna come quando da piccolo i tuoi genitori parlavano davanti a tutti delle tue “piccole debolezze da bambino” … o come quella volta in cui …

Quando ti senti in colpa se fai qualcosa che non piace a qualcuno a cui vuoi bene in maniera simile a tante tante volte in cui eri terrificato dallo sguardo rimproverante di tua madre e di tuo padre … o come quella volta in cui …

Quando ti senti vittima del destino che ti ha regalato quel padre e quella madre…

Comincia a recitare come un mantra purificatore “NON CE L’HA FATTA… ERA IL SUO LIMITE!”

NON CE L’HA FATTA a comportarsi come avrebbe dovuto… ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a proteggermi … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a prendersi cura di me … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a rispettarmi … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a riconoscere e considerare il mio punto di vista … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a guidarmi e sostenermi … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA … ERA IL SUO LIMITE!

Recita il mantra tutte le volte che vuoi e senti l’effetto che fa …

Recita il mantra su tutte le sensazioni, le emozioni, i ricordi che vuoi e senti l’effetto che fa …

Oltre ogni giudizio e colpevolizzazione, oltre ogni vittimismo e impotenza, questo mantra può fornirti un accesso molto utile per te alla tua ferita… per riconoscerla… legittimarla… curarla…