Oltre l’automatismo del bambino ferito

Spesso, quello che ti fa stare male oggi è un modo di pensare che hai imparato tanto tempo fa. Un modo di pensare a te stesso, al mondo, agli altri, quasi completamente inconsapevole, che si accompagna ad un modo di sentire doloroso. Un dolore di origine antica, ma che senti molto vivo ancora oggi. Ad esempio, quando oggi ricevi una critica sul lavoro e ti senti un totale fallito, probabilmente stai usando un modo di dare significato alla critica ricevuta che non è realistico e adeguato alla situazione attuale (hai fatto un errore e per questo ricevi un rimprovero), ma è un modo eccessivo che hai imparato da bambino, quando quella volta cominciasti ad equiparare un singolo errore con un completo fallimento. Altro esempio: se un partner ti lascia e ti senti completamente disperato e solo, probabilmente, all’emozione dolorosa comprensibile e legittima, stai aggiungendo anche un carico indebito ed eccessivo come imparasti a fare quella volta che, da bambino, venisti lasciato da qualcuno e iniziasti a credere di non essere degno di essere amato. Terzo esempio: un amico ti tradisce e tu perdi fiducia in ogni essere umano e credi che vivrai per sempre solo o male accompagnato, come imparasti a credere da bambino quando a scuola i tuoi amichetti ti prendevano in giro. Ancora un esempio: ti senti bloccato sul lavoro, non riesci a progredire, non riesci a guadagnare la stima dei capi e dei colleghi e ti senti incompetente, una nullità, come ti sentivi da bambino ogniqualvolta mamma ti mostrava la sua delusione per i voti scolastici. Quanti altri esempi puoi trovare nella tua vita?
Quando lo hai imparato può essere perso nella tua memoria, ma ancora oggi agisce nella forma di credenze e convinzioni, più o meno consapevoli, che determinano il tuo stato emotivo attuale.
In un lavoro terapeutico, si va a cercare quel bambino interiore ferito, con le sue antiche credenze, riconoscendo proprio che la mente di allora era appunto infantile, rudimentale, semplice nel dare significati agli eventi. E che oggi, la mente adulta, può reinterpretare in modo più flessibile, realistico, adattivo ciò che succede oggi e ciò che successe allora. Da questa nuova possibilità della mente adulta nasce il cambiamento della persona, la cura del suo dolore antico, la riduzione e la prevenzione di quello attuale. Come succede ad ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

La cura del nostro calvario quotidiano

Il ‘bambino ferito’ è un’immagine per rappresentare il modo in cui un dolore antico si manifesta ancora oggi nella nostra vita quotidiana.
Il bambino ferito si manifesta nella ripetizione di comportamenti disfunzionali. In abitudini dannose che non riusciamo a modificare. In azioni negative che non riusciamo ad abbandonare. In impulsi che continuano a dirigere il nostro comportamento.
Il bambino ferito ritorna oggi anche nei nostri pensieri negativi e distorti. Quando crediamo continuamente di essere incapaci, inadeguati, colpevoli, indegni, non amabili, privi di valore e così via, oltre ogni ragionevole valutazione delle cose. Quando siamo guidati da visioni pessimistiche del mondo, quando crediamo che gli altri ce l’abbiano con noi, quando perdiamo ogni fiducia negli altri e ogni speranza nel futuro e così via, senza ogni altra considerazione sulla realtà. E ritorna anche nel modo ripetitivo e disfunzionale di usare il nostro pensiero: rimuginando sul futuro e ruminando sul passato, nonostante la realtà al presente ci faccia capire che pensare ripetutamente sulle stesse cose non è un modo utile di affrontare i problemi attuali.
Il bambino ferito è presente nelle nostre emozioni dolorose: quando siamo tristi e angosciati, oltre ogni motivo apparente; quando siamo arrabbiati e non riusciamo a trovare nessun modo per contenere o esprimere utilmente o lasciar andare la nostra rabbia; quando siamo costantemente spaventati, ansiosi, preoccupati e nulla riesce a tranquilizzarci; quando siamo invasi da sentimenti di vergogna e di colpa che colorano ogni momento della nostra quotidianità; quando ci sentiamo vuoti, aridi, spenti, senza motivazioni e vitalità.
Per curare quella ferita, oggi possiamo usare un’altra immagine: ‘prendere quel bambino per mano per prendercene cura’, per prendersi cura del proprio dolore antico a partire da una posizione adulta in cui ora si riesce a vedere ciò che allora non si poteva vedere; a considerare la situazione attuale in modo più sensato; a dare significati più realistici e utili alle cose che allora sembravano poter avere un unico significato doloroso.
Ciascuno di noi può compiere questa operazione di cura della ferita. Ciascuno di noi compie il proprio percorso in modo unico, come unico è stato il nostro itinerario doloroso che ancora oggi continua a rinnovarsi nel nostro calvario quotidiano.

L’unico sfigato in un mondo di fortunati

Se ti guardi intorno o magari allo specchio, potrai notare che ogni persona si racconta, in modo più o meno consapevole, qualcosa di tipico che la riguarda. In genere suona così: l’unico… In un mondo di…
L’unico sfigato in un mondo di fortunati…
L’unico giusto in un mondo di ingiusti…
L’unico corretto in un mondo di immorali…
L’unico intelligente in un mondo di stupidi…
L’unico affidabile in un mondo di traditori…
L’unico forte in un mondo di deboli…
L’unico debole in un mondo di forti…
L’unica vittima in un mondo di furbi…
L’unico impeccabile in un mondo di imperfetti…
L’unico sensibile in un mondo di menefreghisti…
L’unico onesto in un mondo di ladri…
Come suona per te?
Cosa sei abituato a raccontarti?
Guardando i tuoi comportamenti e alcune situazioni tipiche che vivi, potresti dire: sono l’unico… In un mondo di…
Conosci qualcuno che si racconta un altro tipo di storia?
Questa narrazione di sé nel mondo e con gli altri ha alcune caratteristiche tipiche.
Origina nella propria storia di vita.
È una storia che la persona ha cominciato a raccontarsi per dare senso a ciò che le è accaduto.
È un modo che la persona ha trovato per far fronte al senso di vulnerabilità e all’angoscia personali.
Può essere un modo rigido di pensare e agire che, se un tempo ha avuto un senso, un valore e una funzione, oggi rischia di essere un modo disfunzionale per affrontare la vita, gli altri, i problemi e le frustrazioni.
Può essere il punto di partenza della cura di sé: cominciare a conoscere in modo approfondito questo modo di raccontare se stessi nel mondo aiuta a legittimare il proprio dolore e a trovare modi più sani e utili per affrontarlo e vivere una vita in direzione di obiettivi e valori per sé significativi.
Prova a indovinare la storia che si racconta ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line…

La tua autostima

Se la tua autostima è la tua autostima allora non può dipendere da ciò che fanno o dicono gli altri. Questo vuol dire che nessuno ha il potere di farti sentire inferiore se tu non glielo permetti. Nessuno ha il potere di farti sentire non amato se tu non glielo permetti. Nessuno ha il potere di farti sentire di non valere se tu non glielo permetti.
Quello che fa un’altra persona può avere certamente un effetto su di te, ad esempio se vieni tradito o lasciato o preso in giro o ingannato. Oppure se vieni manipolato, sfruttato, minacciato, ricattato. Questi comportamenti altrui ti creano certamente o molto probabilmente emozioni dolorose (tristezza, paura, rabbia, ecc.) legate a ciò che perdi e ai danni che subisci, dal punto di vista materiale e affettivo. E quasi inevitabile. Ma tu hai il potere di non aggiungere ‘dolore evitabile’. Puoi dare senso a ciò che ti è accaduto proteggendo la tua autostima. Ciò che fa l’altro può procurarti dolore, perdita e danno, ma i suoi comportamenti parlano dell’altro non parlano di te. Quello che fa l’altro parla dei suoi bisogni, dei suoi desideri, delle sue scelte (anche delle sue difficoltà e dei suoi limiti) che potranno procurarti effetti spiacevoli, ma non fino al punto di distruggere il senso del tuo essere amabile, pieno di valore e degno. A meno che tu non lo permetta. Certo l’altro avrebbe potuto fare altre scelte, forse avrebbe potuto cercare altre modalità e soluzioni, ma questo è! E tu con questo ti devi rapportare.
Probabilmente quando eri piccolo può essere successo qualcosa del genere. Quando siamo piccoli siamo effettivamente molto dipendenti dalle esperienze che viviamo con i grandi. Ovviamente se viviamo esperienze di abuso fisico ed emotivo, ma anche in situazioni più ‘normali’ che comunque instillano in noi idee su chi siamo, su quanto valiamo, su quanto siamo amabili, addirittura su quanto ‘meritiamo amore’; questo perché il bambino non sa che l’amore non va meritato ed è un diritto incondizionato, senza se e senza ma. Purtroppo, dunque, nella mente infantile si crea una ferita, in tutto il nostro corpo, in ogni nostra cellula nasce e cresce un ‘bambino ferito’ che crede di dover meritare amore e stima.
Da adulti possiamo e dobbiamo prenderci cura di quella ferita. Abbracciare quel bambino dentro di noi. Comprenderlo, curarlo, amarlo.  Rassicurarlo che per quanto la vita si presenti a volte come ‘brutta, sporca e cattiva’, noi manteniamo il diritto e abbiamo la possibilità di creare una vita d’amore e che per noi vale la gioia di essere vissuta. A quel punto, la scelta passa a noi nonostante le scelte degli altri con cui ci dobbiamo confrontare … Ecco perché credo che ciascuno di noi abbia sempre un certo grado di potere per passare dalla miseria alla meraviglia e lo crede anche ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Momenti e momenti

In un certo momento della nostra vita abbiamo vissuto certe esperienze che ci hanno indotto ad utilizzare certe strategie per adattarci a quelle condizioni. Ad esempio, se tuo padre ti picchiava quando urlavi, di gioia o di entusiasmo o anche di rabbia e paura, è possibile che tu abbia imparato a non urlare come strategia di sopravvivenza fisica ed emotiva cioè per ottenere il massimo possibile, date quelle condizioni, di vicinanza, calore, protezione, amore, approvazione, stima, sostegno, incoraggiamento. Se, invece, quando esprimevi la tua vitalità, tua madre si mostrava ansiosa, dopo qualche volta hai probabilmente scelto di spegnere la tua energia vitale. Sempre per ottenere amore, approvazione, supporto.
Sia in condizioni palesemente traumatizzanti che in altre meno estreme, abbiamo imparato tutti a comportarci e pensare e intrattenere relazioni che nel tempo sono diventate automatismi, tendenze a ripetere lo stesso schema precocemente trovato, inventato, appreso. Questa ripetizione schematica è diventata nel tempo il nostro marchio di fabbrica, ‘il nostro carattere o personalità o modo di essere tipico ‘, in cui ci riconosciamo e siamo abituati ad essere riconosciuti…
I problemi sorgono quando, prima o poi, ciò che è stato adattivo allora non è più funzionale oggi. Quando oggi, per adattarci e per risolvere problemi e per vivere buone relazioni, sarebbe utile pensare ed agire in modi che però allora scegliemmo di ‘seppellire’ perché non erano approvati da chi si è preso cura di noi. Li avremmo delusi. Temevamo di deluderli. Quindi imparammo a utilizzare certe strategie ma non altre, decidemmo di reprimere ciò che oggi ci sarebbe invece d’aiuto.
Questo stato delle cose oggi porta, prima o poi, a stare male, a sviluppare sintomi, ad avere problemi nelle relazioni, a farci rifugiare in comportamenti di dipendenza. E potrebbe essere necessario chiedere un aiuto terapeutico.
In psicoterapia, nella diversità evidentemente di ogni situazione di vita personale, si cercherà prima di tutto di diventare consapevoli dei meccanismi ripetitivi fonte di sofferenza. Non necessariamente, ma quasi certamente si cercherà di inquadrare questi schemi all’interno della propria storia evolutiva, entro la quale possono acquisire un senso. E si cercherà di liberare ciò che è rimasto bloccato, per imparare a praticare modi più utili per vivere la vita oggi.

Ispirazioni per il tuo benessere

“Ce l’hanno messa tutta per quello che sapevano fare, ma non potevano fare ciò che non erano capaci di fare”. Ogni riferimento a genitori e adulti significativi, di varia origine e provenienza, è voluto se tu la pensi in questo modo e ti senti rappresentato da questa frase.
Questo pensiero può essere un mantra da ripetere al bisogno, per aiutarti a fare i conti col tuo passato doloroso e con relazioni e persone che ti hanno fatto male. Può essere un accompagnamento fondamentale nel tuo percorso di cura delle tue ferite profonde e verso l’interiorizzazione, stabile e duratura, in tutto il tuo corpo, di un altro pensiero fondamentale: “è andata così… Ora non posso farci molto altro se non accettare ciò che non ho potuto evitare…”.
Cosa ti fanno pensare queste idee? Cosa provi pensandoci?
Nota se e quanto, quando, dove e con chi queste idee ti possono ispirare in direzione della riduzione del tuo dolore e verso la ricerca di serenità e benessere…
Se sì, ti possono ispirare, cerca il perché …
Se no, non ti possono ispirare, cerca il perché…
Puoi sempre rivederle e correggerle in modo per te più sensato e più sentito…
Puoi sempre creare altri mantra che siano per te più utili, di sostegno e conforto nella tua vita quotidiana…
E da ultimo, ma non per importanza, puoi sempre farti aiutare dalla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Rassicurazione e dintorni

Spesso le persone in terapia chiedono di essere rassicurate rispetto ad ansie, angosce e paure varie. È legittimo e comprensibile. Se sei impaurito, cerchi di rassicurarti.
È quello di cui ha bisogno un bambino piccolo spaventato. E anche un adulto che fronteggia la paura e chiede aiuto quando da solo non riesce a tranquillizzarsi.
Quando eravamo piccoli, se siamo stati fortunati, abbiamo avuto genitori e affini che ci hanno rassicurato. E ci hanno trasmesso, direttamente o indirettamente, la capacità di auto-rassicurarci. Di regolare l’intensità delle nostre emozioni in modo da renderle sostenibili e affrontabili. Che si accompagna, quasi sempre, ad un senso di sé capace di fidarsi e affidarsi. Di avere fiducia in sé e negli altri.
Se, purtroppo, non siamo stati fortunati, non abbiamo sperimentato a sufficienza questa rassicurazione dall’esterno; in situazioni tragiche possiamo addirittura essere stati vittime di grave trascuratezza e abusi fisici ed emozionali. Allora, difficilmente abbiamo potuto interiorizzare la capacità di calmarci, rassicurarci e regolare i nostri stati mentali. Ciò ha minato, più o meno profondamente, la sicurezza in noi stessi e ha installato dentro di noi una altrettanto profonda sfiducia nel mondo e negli altri.
Oggi, il bambino ferito, spaventato, addolorato, ‘abusato’ vive e regna ancora dentro l’adulto. Che sviluppa malesseri più o meno gravi che cerca di curare da solo o con l’aiuto di persone care. E che quando non ci riesce e trova il coraggio chiede un aiuto specialistico, ad esempio una psicoterapia.
Un percorso psicoterapeutico è un’impresa artistica a due a volte coinvolge più o meno direttamente anche altre persone della cerchia familiare e affettiva): insieme si cerca di creare la cura adatta alla specifica persona con le sue caratteristiche, la sua storia, la sua sofferenza, le sue risorse.
Tenendo conto della specificità individuale suddetta, riguardo alla rassicurazione solitamente in terapia si lavora per:
STABILIZZARE le emozioni dolorose in seduta in modo che siano tollerabili per il paziente e lo aiutino ad esplorare il suo mondo interno (sensazioni, emozioni, pensieri, ricordi) ed elaborare i suoi vissuti e le sue esperienze.
Aiutare il paziente a SVILUPPARE CAPACITÀ DI AUTOREGOLAZIONE e AUTO-RASSICURAZIONE che potrà usare nella vita quotidiana per governare frustrazioni, ansia e momenti di stress.
Aiutare il paziente a SAPERSI RASSICURARE ANCHE SE NON TUTTO è PREVEDIBILE e non tutto è SOTTO CONTROLLO
Aiutare il paziente ad ACCETTARE che una quota di INCERTEZZA farà sempre parte della vita quotidiana, dei rapporti interpersonali e dell’esistenza più in generale
Aiutare il paziente ad essere consapevole delle sue RISORSE, interne e interpersonali, materiali e psicologiche, ed utilizzarle anche in condizioni di non totale rassicurazione.
Il tutto per aiutare la persona a riprendere in mano, con consapevolezza e responsabilità, le redini della propria vita ovvero a recuperare la consapevolezza di avere un certo grado di potere nel governare i propri stati mentali, di progettare una vita che ha senso e valore per sé e per agire di conseguenza nella direzione desiderata.

Storia e attualità: la mappa delle tue aspettative

Quello che facciamo oggi è stato formato dalla nostra storia di vita. Ciò che abbiamo incontrato ha modellato le nostre aspettative su ciò che incontreremo. Le nostre aspettative, più o meno consapevoli, orientano il nostro comportamento.
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando eri fragile e bisognoso e cercavi aiuto, vicinanza, rassicurazione e conforto?Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando ti senti impaurito o triste o solo o vulnerabile?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando cercavi riconoscimento del tuo valore e apprezzamento? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando cerchi di essere stimato e apprezzato?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando prendevi l’iniziativa per fare cose nuove e creative, con curiosità e voglia di conoscere, guidato dal tuo desiderio di esplorazione e autonomia? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando hai voglia di fare qualcosa che senti importante e vitalizzante per te?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando cercavi legami, di essere incluso ed essere parte di relazioni e gruppi? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando senti il desiderio di stare in relazioni sentimentali e amicali o anche sul lavoro?
Le risposte che hai incontrato, ripetutamente, hanno creato la mappa delle tue aspettative verso gli altri, più o meno consapevoli, che oggi guidano i tuoi comportamenti quando sorge in te un desiderio o un bisogno di vicinanza e cura, apprezzamento e stima, supporto e incoraggiamento, appartenenza e inclusione.
L’attualità ti porta nella storia, l’esplorazione della tua storia ti permette di comprendere meglio cosa succede oggi, come cerchi la soddisfazione dei tuoi bisogni e desideri, come affronti le frustrazioni e le delusioni che inevitabilmente incontri. Far dialogare attualità e storia è fondamentale per la tua crescita personale, come scoprirai ancora meglio leggendo ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Missione indebita

Spesso, nel cercare nella storia di vita di una persona che soffre, si ritrova una missione indebita. La persona, in qualche momento della sua vita, in genere abbastanza precocemente, primi anni di vita, si è fatta carico, più o meno inconsapevolmente, di una missione che ha scelto di compiere. Una missione impossibile, ma che la persona, fin da bambino, il bambino ferito che ancora oggi guida l’adulto dal suo interno, cerca di realizzare e finisce per soffrire. Come puoi realizzare una missione impossibile? Prima o poi fai il botto. Magari non lo sai ancora che è impossibile e allora ci provi, con grande sforzo, qualche volta hai l’illusione di riuscirci e allora continui a provarci e sforzarti e ti sforzi di sforzarti fino all’impossibile che non arriva mai. Bum!
Le missioni indebite solitamente riguardano un’inversione di ruolo o una distorsione del rapporto genitori-figli e per estensione di ogni altra relazione. Esempi:
– devo occuparmi di mamma, il suo stato di benessere dipende da me
– devo prendermi cura dei fratelli, maggiori o minori
– devo essere sempre buono e fare ciò che mi dicono, sempre
– non devo esprimere ciò che sento e che voglio altrimenti gli altri soffrono
– devo salvare mio padre, dai guai in cui si caccia
– devo essere il mediatore di ogni conflitto
– devo impedire che i miei litighino
– devo essere sempre forte, con tutti
– devo rinunciare ai miei desideri e sacrificarmi per gli altri
– devo farmi carico dei problemi degli altri
– devo essere sempre il primo
Hai qualche altro esempio?
Se, con la tua mente infantile ed ingenua, non hai trovato altre strade e ti sei organizzato in questo modo per nutrire il tuo cuore d’amore condizionato e la tua autostima sempre troppo traballante, perché sotto sotto ti sentivi privo di valore oltre che non degno d’amore, è ovvio che quando non riesci a compiere la missione ti arrivi l’angoscia. Si chiama ‘la fregatura del solo ed esclusivamente’. Puoi essere ‘solo ed esclusivamente’ quella persona con quella missione. Ti ha salvato, ma è una ‘fregatura’. L’unica possibilità che ti sei scelto per sentirti ok. Altrimenti il baratro, nelle sue molteplici forme: dolore, paura, tristezza, solitudine, vergogna, colpa, vuoto, perdita di senso, confusione, smarrimento. O forse in una forma sola: l’angoscia. Quella primaria, l’originale, quella di non sentirti amato, né amabile, una nullità, priva di valore.
Ognuno ha la sua missione. Ma non basta leggerla. Non basta parlarne. La devi sentire. E la senti quando arriva. E la riconosci per come urla nel corpo: è agitazione e oppressione al petto, vuoto allo stomaco e alla testa, nervosismo diffuso che scuote l’intero corpo o spegnimento, chiusura, auto-rannicchiamento.
Anche meno. Provi a sentirla di meno. È naturale. Istinto di protezione. Sopravvivenza al proprio stesso dolore. E qui due vie ti si aprono davanti. Uno dei bivi che la vita ama presentarti. Sliding Doors. Ti va di entrarci, di starci, attraversarlo per uscirne e andare oltre? O vuoi continuare a schivarlo? Ad un certo punto ti si presenta questa possibilità… Curare o smorzare? La cura inizia quando scegli di andare a vedere cosa succede sotto la superficie… Lo trovi rappresentato anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Non riesco pur volendo. Di quali paure hai paura?

Molti nostri problemi, ma anche alcuni nostri buoni propositi falliti, seguono questa traccia: “non riesco, pur volendo”.
Pensa ad un tuo problema o ad un obiettivo rispetto al quale ti sei arenato e in cui puoi rintracciare questi elementi: “vorrei, ma non riesco” o qualcosa di simile del tipo “vorrei ma non posso”. Insomma, esiste un desiderio o un bisogno a cui non dai seguito, rispetto a cui non agisci nella giusta direzione, eviti di fare quello che dovresti fare per soddisfare questo desiderio e bisogno.
Allora è importante che tu cerchi di capire il senso di questo conflitto interno. Ad esempio con domande come: se facessi quello che voglio fare, cosa accadrebbe? E se accadesse ciò che temo, cos’altro potrebbe accadere? E cosa ci sarebbe di pericoloso, brutto o sconveniente? E seppure fosse, cosa significherebbe? E ammesso questo, cosa significherebbe per me? E cosa significherebbe per i miei scopi, bisogni e obiettivi?
Questa indagine interna ti permette di andare oltre i significati evidenti e cercare significati più profondi e determinanti per comprendere il senso del tuo comportamento e soprattutto per individuare azioni possibili per risolvere i problemi, superare le frustrazioni e raggiungere i tuoi scopi.
Ogni risposta che ti dai diventa lo stimolo per una nuova domanda fino a quando, ripercorrendo il sentiero delle tue paure, non riesci a trovare la ‘paura ultima o più importante che ti blocca’ rispetto alla realizzazione del tuo desiderio di partenza.
Di quali paure hai paura? Un po’ tutti abbiamo certe paure con cui dobbiamo confrontarci e che spesso cerchiamo di evitare, per ‘paura di guardare in faccia quella paura’: la paura del giudizio… La paura di sentirci falliti… La paura del successo… La paura di sentirci colpevoli… La paura di essere fragili… La paura di non essere come vorremmo… La paura di non essere come dovremmo… La paura di essere sbagliati… La paura di non essere perfetti… La paura di non essere importanti… La paura di essere soli… La paura di essere indegni… La paura di non essere amati… Alcune di queste paure sono intermedie rispetto ad altre finali, fondamentali, nucleari.
Sappiamo tutti che la paura, molto spesso o quasi sempre, è ciò che si frappone tra la miseria e la meraviglia… ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, è pieno di esercizi per scovare e affrontare le paure.
Individuare la paura e comprenderne il senso, anche come è connessa ad altre paure, attuali e antiche, che tendono a riproporsi (quando hai imparato ad avere questa paura?), è un obiettivo fondamentale per comprendere meglio come funzioni, cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe aiutarti a ridurre la tua sofferenza e a migliorare la tua vita.