Antidepressivo

Una cura efficace per la depressione è fondata su cinque punti, che potremmo siglare con 5 A per ricordarli meglio. Prima però una premessa. Non esiste un’unica depressione, esistono svariate forme e manifestazioni depressive. Per cui i seguenti passaggi possono essere validi tenendo conto di una precedente valutazione del tipo specifico di fenomeno depressivo di cui si tratta.
Ecco le 5 A.

ACCETTARE lo SCARTO tra reale e ideale (perdite, fallimenti, limiti personali e della realtà, imperfezioni del mondo e delle persone, compreso se stessi). Incontriamo nella vita situazioni di più o meno grande frustrazione e delusione con cui dobbiamo fare i conti; proviamo a ridurre lo scarto e impariamo ad accettare ciò che non siamo riusciti a cambiare.

Mantenere sempre ATTIVA una PROGETTUALITÀ, di piccoli e grandi progetti, a breve e lungo termine. Imparando a spostare il futuro al presente: cosa vorrei ora!

ATTIVARE RISORSE, personali e interpersonali, materiali e psicologiche. Tutto ciò che serve per affrontare il buio, la tristezza, l’angoscia, la solitudine, l’impotenza.

AGIRE. Svolgere attività per sentirsi vivi e vitali, agire PER RIFLETTERE e poi agire di nuovo. Fare quanto necessario per portare avanti i progetti personali.

ACCUDIRE SE STESSI. È il pezzo di lavoro sulle proprie ferite, sui traumi di vita e su come hanno condizionato l’evoluzione della personalità e le scelte di vita, da allora fino ad oggi. Curare le ferite per donare energia al presente e speranza al futuro.

Dentro questa cornice generale si svolge la cura della propria specifica situazione depressiva.

La cronaca e la storia dello stress

Esistono molteplici modi per conoscere il proprio stress…
Ti invito a notare le PRESSIONI che appartengono alla tua vita. Attualmente. Da cosa ti senti pressato e da chi. Cosa ti senti pressato a fare e perché… E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
Ti invito anche a notare le ASPETTATIVE che hanno gli altri su di te. Attualmente. Chi si aspetta cosa da te e perché… E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
Ti invito, quindi, a notare le PRETESE che senti da parte degli altri. Chi pretende cosa da te e perché… E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
In più ci sei anche tu. Con le tue pressioni, aspettative e pretese rivolte a te stesso. E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
Cosa accomuna tutto quanto visto finora?
Ti invito a notarlo…
Ti invito a notare che tutto ciò converge in ciò che  DOVRESTI fare. DEVI fare. Sei assolutamente OBBLIGATO a fare… Altrimenti… … …
Altrimenti?
Ti invito, allora, a ricordare le PRESSIONI che hai incontrato negli anni, da quel tempo antico ad oggi. Storicamente. Cosa, più o meno da sempre o da un momento preciso della tua vita, sei stato PRESSATO a fare, da chi e perché… E come reagivi…
Ti invito, avrai ora capito, a ricordare le ASPETTATIVE che hanno avuto gli altri su di te. Storicamente. Chi si aspettava cosa da te e perché… E come reagivi…
Ti invito, infine, a ricordare le PRETESE che hanno segnato la tua infanzia. Storicamente. Chi pretendeva cosa da te e perché… E come reagivi…
Ecco come hai imparato ad essere pieno di pressioni, aspettative e pretese nei tuoi confronti… Ieri come oggi…
Ecco come hai imparato a seguire RIGIDE REGOLE DI COMPORTAMENTO per essere ciò che DOVEVI ESSERE…
Ecco come oggi continui a seguire RIGIDE STRESSANTI REGOLE DI COMPORTAMENTO per essere chi DEVI ESSERE… Altrimenti… … …
Altrimenti?

Cosa succede se non sei ‘ligio al dovere’?
Cosa succedeva se provavi ad ‘uscire dalle rigide regole’ di comportamento che ti erano imposte?
Cosa succede oggi se ‘immagini di trasgredire’ le regole autoimposte?

Esistono, allora, molteplici modi per combattere lo stress…
PUOI imparare a riconoscere i tuoi funzionamenti rigidi cercando di capirne il senso e il valore per te, oggi come allora…
PUOI immaginare di cambiare qualcosa e sentire l’effetto che fa… Cosa senti nel corpo, quali emozioni provi, quali pensieri emergono… Solamente ad immaginare un cambiamento…
PUOI provare nel concreto a cambiare qualcosa e verificare l’effetto che fa, come reagiscono gli altri e come reagisci tu… Cosa senti nel corpo, quali emozioni provi, quali pensieri emergono…
Questo è già il tuo viaggio di sviluppo personale verso la LIBERAZIONE da condizionamenti indigesti e verso una maggiore FLESSIBILITÀ di pensiero e comportamento…
Certo se poi leggessi ‘Alice nel paese delle miserie’, il viaggio sarebbe meraviglioso… Puoi ordinarlo direttamente in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it. Finalmente anche su Amazon lo trovi scontato e arriva in tre giorni…

Perché e non solo

Molto probabilmente una delle domande più frequenti che ti ritrovi a fare a te stesso è: perché ho agito in questo modo?
Altrettanto probabilmente ti chiederai frequentemente: perché quella persona ha agito in quel modo?
Domande semplici attraverso cui cerchiamo di comprendere il comportamento e dare senso alle esperienze che viviamo.
Il “perché?” conduce ai motivi di un certo comportamento ovvero ai bisogni che una persona ha cercato di soddisfare con quel comportamento ovvero alle credenze e alle convinzioni che hanno spinto quella persona ad agire in un certo modo per realizzare i suoi scopi e desideri.
Quindi dal “perché?” possiamo rintracciare l’idea, consapevole o implicita, che la persona ha dei motivi che la guidano ad agire in un certo modo per ottenere certi risultati.
Quindi il “perché?” è un ponte verso la comprensione della mente umana e del suo funzionamento quotidiano alla ricerca di soddisfazioni e felicità.
Ma non è così semplice. Almeno non sempre… Anzi quasi mai. La domanda “perché?” a volte è fuorviante… Perché permette di accedere quasi esclusivamente ai motivi consci che una persona può conoscere e riconoscere. A spiegazioni razionali del comportamento che sono utili, necessarie, ma non sufficienti per comprendere perché facciamo quello che facciamo.
Dobbiamo andare oltre.
Verso la ricerca del senso nascosto del nostro agire. E per fare questo due strade sono importanti:
1. considerare il nostro comportamento, soprattutto quello problematico, come un tentativo, per lo più inconsapevole, di evitare qualcosa; evitare una paura, un conflitto, un dolore, una consapevolezza, ecc.
2. interrogare la nostra storia di vita.
Per capire il mio comportamento e ciò che voglio evitare è importante considerare cosa ha preceduto il comportamento (fatti, eventi, pensieri, emozioni, chi ha detto e/o fatto cosa, ecc.) e cosa ha fatto seguito al mio comportamento (effetti, conseguenze, reazioni mie e degli altri, ecc.).
La mia storia di vita, inoltre, mi permette di inquadrare antecedenti e conseguenze del mio comportamento; la mia storia di vita mi informa sulle mie sensibilità e ferite, sui temi per me più significativi, sui momenti più significativi che ho vissuto e su come hanno influenzato la mia mente, le mie idee sul mondo e sulla vita, oltre che l’immagine che ho costruito di me e le strategie che nel tempo ho scoperto, inventato e consolidato per cavarmela nel mondo.
Questo interrogare se stessi non prevede una prestazione da compiere e un voto da guadagnare. Prevede piuttosto l’attivazione di tutta la nostra curiosità al servizio della conoscenza di noi stessi e il premio di potenziare il nostro benessere e la nostra qualità di vita.

Incontri

La crescita personale e la cura di te sono un viaggio in cui fai tanti incontri. La psicoterapia è un mezzo possibile, tra gli altri, per fare questo viaggio.
Incontri te stesso e gli altri. Incontri molteplici forme di te e molteplici versioni degli altri.
In particolare, incontri:
– la tua mente (pensieri, emozioni, sensazioni, desideri, bisogni, azioni);
– la tua capacità di regolare la tua mente, a partire dalla regolazione dei tuoi stati corporei, impari a rilassarti e calmarti, impari ad energizzarti e vitalizzarti per sentirti al meglio, momento per momento, in ogni contesto in cui ti trovi;
– la tua sofferenza e la capacità di accoglierla, tollerarla, regolarla, accettarla, lasciarla andare, lasciare che esista senza sentirti sopraffatto da essa;
– la tua ‘Ombra’, la tua parte oscura, che ti attrae almeno quanto ti spaventa;
– la tua ferita dolorosa, che chiede semplicemente di essere lenita e riparata;
– la tua tendenza ad ‘interpretare la realtà’ in modi per te fonte di dolore;
– il tuo giudice interiore, quella tendenza acquisita fin da piccolo a darti pugni in faccia, invece di carezze;
– il tuo potere di agire sui tuoi comportamenti e sui tuoi stati mentali senza sentirti vittima passiva degli altri e degli eventi;
– la consapevolezza che tu vai in giro per il mondo con la tua mappa (pensieri, aspettative, credenze, convinzioni), ma che il mondo non corrisponde realmente alla tua mappa, che altri hanno mappe diverse (perché hanno storie di vita diverse);
– le tue potenzialità perdute e che puoi recuperare, le tue parti sane, vitali, creative, autonome; le tue risorse, i tuoi punti di forza, sensazioni di sicurezza ed autoefficacia che eri convinto di non poter avere;
– la capacità di fronteggiare eventi e situazioni che hai sempre creduto più grandi di te;
– la consapevolezza che l’idea, più o meno consapevole, che hai di te come sbagliato, colpevole, inadeguato, fallito, non amabile, privo di valore, fragile, inefficace, incompetente… È solo un’idea, una tra le altre possibili, un’idea che hai imparato a credere vera, ma che vera non è, non è necessariamente l’unica verità possibile…
Incontri, quindi, la possibilità di mettere in discussione questa idea e l’intera mappa che la sorregge.
Mettere in discussione non perché qualcuno ti vuole convincere del contrario: che sei ‘bravo’ invece che ‘cattivo’, ‘valido’ invece che ‘buono a nulla’, ‘amabile’ invece che ‘immeritevole’. Non ci crederesti…
Mettere in discussione perché realmente puoi sperimentare e vivere con tutto il tuo corpo, in ogni tua cellula, prima nella base sicura della relazione terapeutica e successivamente nel vivo della realtà quotidiana, che altre possibilità sono per te accessibili e disponibili. Altre potenzialità… Parti sane accanto a quelle malate… Parti vitali da affiancare a quelle spente… Parti piene di fiducia e speranza invece che in progressiva rovina… Parti realmente efficaci invece che fantasie catastrofiche e convinzioni limitanti.
E così, mentre conosci te stesso e sviluppi maggiore padronanza ed efficacia nell’affrontare il mondo e la vita, incontri anche l’altro… Incontri persone reali che forse per la prima volta puoi conoscere per quelle che sono, simpatiche o antipatiche, comunque reali, più o meno simili o anche molto differenti da ciò che hai creduto sempre vero sugli altri…
Buon viaggio…
PS:
Magari potrebbe aiutarti anche la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il libro che ho pubblicato a febbraio 2021 e che puoi ordinare in ogni libreria oppure on line sul sito dell’editore youcanprint.it o su Amazon o su altre librerie on line.

Tra la mia e la tua pretesa è possibile l’intesa

Probabilmente sarà capitato anche a te, nelle tue relazioni, di riconoscerti in reazioni scomposte ed eccessive a situazioni attuali che non sembrano giustificare la tua risposta emotiva e comportamentale. L’altro (partner, figlio, collega, capo, genitore, amico) dice o fa qualcosa e tu reagisci in maniera esagerata…
Siamo semplicemente dentro un’altra miseria comune: la pretesa.
La nostra pretesa origina dalla nostra ferita ovvero dalla nostra storia di bambini (siamo tutti esseri umani feriti, più o meno grandemente). Come siamo stati trattati dalle persone significative della nostra storia, soprattutto se questo trattamento ci ha procurato dolore, ha creato in noi un condizionamento per cui oggi tendiamo a reagire a certe situazioni per noi sensibili come se venissimo trattati in modo simile all’originario. Anche se nei fatti non è così, anche se non è nelle intenzioni dell’altro, ciò che conta è come noi ci sentiamo quando l’altro ha detto o fatto qualcosa.
Se sono stato sempre fortemente criticato dai miei genitori, tenderò a percepire critiche dappertutto…
Se sono stato trattato ingiustamente, troppo spesso e troppo ferocemente, vivrò oggi quasi tutto e quasi sempre come un’ingiustizia nei miei confronti…
Se sono stato abbandonato, facilmente oggi mi sentirò abbandonato anche solamente se un mio amico decide di uscire anche con un altro suo amico…
Se ‘lì e allora’…
Oggi ‘qui e ora’ …
Completa a tuo (s)piacimento…
Il nostro dolore del momento deriva da una fonte che va oltre questo momento.
Le nostre reazioni possono sembrare agli altri e a noi stessi irrealistiche e irrazionali, ma il nostro dolore è molto molto reale e fa molto molto male…
I nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri sentimenti ‘qui e ora’ non sono quelli dell’adulto, sono quelli del ‘bambino ferito dentro di noi’ che continua ad aspirare, ad aspettarsi, a cercare, a pretendere ciò che non ha ricevuto ‘lì e allora’…
Dietro molta della nostra sofferenza personale e nelle relazioni esiste questo funzionamento interiore… Questo ‘bambino ferito’ che governa da dentro l’adulto…

Quale cura?
Cominciare a riconoscere quel bambino ferito in azione…
Riconoscere le sue emozioni come valide e legittime, comprensibili, sensate…
Riconoscere i bisogni frustrati che esprimono quelle emozioni… Semplicemente il bisogno di essere amato e curato, apprezzato e valorizzato, sostenuto e incoraggiato, incluso e desiderato…
Riconoscere i comportamenti problematici attuali e provare ad interromperli… Provare significa fare qualcosa di diverso ma anche prevedere che probabilmente alcuni comportamenti sarà difficile abbandonarli semplicemente con uno sforzo di volontà… Provare a cambiarli, a non metterli in atto ci permette, comunque, di comprendere quali sono le difficoltà, le paure e altre emozioni che rendono difficile il cambiamento… In questo modo sarà possibile esplorare in modo sempre più accurato la ferita fino a quando alcuni cambiamenti cominceranno ad emergere come possibili, reali, effettivi…

Questo è sostanzialmente ciò che avviene in un percorso di cura della ferita in psicoterapia… Meglio se condito da un atteggiamento di compassione verso di sé e verso gli altri ovvero dentro una cornice di ‘saggia gentilezza amorevole’ verso di sé e verso gli altri, di riconoscimento che le umane miserie accomunano tutti quanti noi e che il cambiamento efficace e duraturo comincia dall’accettare la nostra sofferenza, la nostra storia e le nostre (e altrui) umane imperfezioni…

Quando il bambino ferito di ciascuna persona è riconosciuto, compreso e curato, i problemi attuali nella relazione possono essere affrontati in modo più sano, consapevole, libero e responsabile…

La compassione e la meraviglia

Una delle miserie in cui siamo tutti più frequentemente incastrati è quella per cui vogliamo cambiare le altre persone. Ti è mai successo? Certe volte vorresti cambiare il partner perché proprio non ti capisce e vai su tutte le furie o sprofondi nella tristezza … Certe volte è il capo o il collaboratore o il collega che si permette di non essere proprio come tu vorresti che fosse… Altre volte è tuo figlio o tua madre o tua sorella che non si rende conto di quello che dice, che pensa e che fa… A volte capita anche con gli amici e perfino con gli sconosciuti o col fruttivendolo che dovrebbe essere esattamente come tu lo vuoi…
“Ma come si permette ‘questa gente’, vicina e lontana, di essere per me fonte di frustrazione e delusione?” Con questi pensieri spesso accompagni le tue giornate stressanti…
Qui si rende evidente un’altra nostra tipica miseria di esseri umani imperfetti: la pretesa. Pretendiamo che tutto (tutto… tutti…) sia esattamente come noi lo vogliamo… “E perché dovrebbe essere diversamente?” Forse esagero… Forse no…
Fermo restando che ogni caso è a sé e consapevole del rischio di generalizzare, ti invito a riflettere su alcune questioni e soprattutto ad esplorare cosa succede dentro di te quando ti ritrovi vittima di te stesso e delle tue miserie…
Pensa ad una tua relazione, più o meno importante e significativa: coppia, lavoro, figli, genitori, suoceri, generi, fratelli, amici, fruttivendoli, parrucchieri, automobilisti, personaggi famosi, personaggi social, ecc.; come vedi la relazione può essere molto reale, intima e quotidiana o anche più immaginaria e in teoria ‘leggera’…
Pensa ad un episodio specifico: una lite col partner, un problema col figlio,un disappunto nel traffico o una foto su Instagram…
Individua cosa l’altro ha detto e fatto… Cerca di essere specifico e concreto descrivendo il comportamento ‘visibile’ dell’altro e non la tua interpretazione (che comunque esiste)…
Individua cosa tu hai provato e pensato… Qui puoi tirare fuori tutte le tue interpretazioni,i tuoi pensieri, i tuoi giudizi e tutto il corteo di emozioni che si portano dietro… Ad esempio: “ma come ha fatto l’altro a fare quello che ha fatto”? (pensieri)… “Provo rabbia, tristezza, confusione, sconcerto, ansia, preoccupazione, senso di colpa, delusione”… ecc. (emozioni)…
Nota cosa è successo tra voi e dentro di te per cui sei passato dal vedere cosa l’altro ha detto e fatto a fare quei pensieri e sentire quelle emozioni… Probabilmente questo è lo spazio della tua ‘ferita emotiva’: ciò a cui sei particolarmente sensibile e che ti genera queste reazioni che sono in te abbastanza tipiche… Tutti quanti noi abbiamo delle ‘aree sensibili’ che fanno scattare certe reazioni in modo ricorrente… Ad esempio: ti sei sentito umiliato o criticato o rifiutato o hai sentito di perdere il controllo (di te, dell’altro, della situazione) o ti sei sentito abbandonato o non ascoltato o non compreso o non riconosciuto nei tuoi bisogni o non rispettato per le tue emozioni o chissà cos’altro…
Tutti abbiamo queste ‘ferite che nascono dalla nostra storia, recente o antica’… tutti abbiamo vissuto eventi e abbiamo costruito relazioni che hanno lasciato in noi questa ‘sensibilità dolorosa o cicatrice’…
Ogni volta che scatta la ferita (magari a partire da ciò che l’altro ha detto e fatto), cerca di cogliere cosa sta succedendo dentro di te: emozioni, pensieri, sensazioni fisiche, ricordi, immagini…
Nota la ‘tua tendenza a reagire al solito modo’: tendi a incolpare l’altro, a giudicarlo; tendi a sentirti in colpa e criticarti; pretendi che l’altro sia diverso da come è, pretendi da te stesso di essere diverso da come sei…
Sono le tue ‘miserie’ in azione ma ciò non significa che tu sia ‘miserevole’ o debba condannarti per questo tuo modo di sentire, pensare e reagire… Sei semplicemente umano, sensibile, fallibile, imperfetto… come tutti quanti noi su questa terra…
Hai allora l’opportunità di trasformare la tua miseria nella tua meraviglia… Come?
Sviluppando ‘compassione verso di te’ innanzitutto… Come?
1. Riconosci che sei parte di un’umanità imperfetta. A tutti capita di fare errori e di reagire in modo ‘eccessivo. Tutti abbiamo la nostra personale ferita…
2. Accogli e accetta le tue reazioni, soprattutto le tue emozioni e i tuoi bisogni frustrati…
3. Sii gentile e comprensivo verso te stesso… In modo da ‘calmare e confortare il tuo dolore’… Puoi usare tutte le strategie sane e utili che sono a tua disposizione…

Lo so che è difficile: sviluppare compassione verso di sé (ancora più che verso gli altri) è un comportamento a cui non siamo abituati. Ma puoi iniziare sempre a sviluppare un’abitudine, semplicemente iniziando a praticare quel comportamento che potrà diventare abitudine…

Essere compassionevoli non significa farci andar bene tutto del nostro e dell’altrui comportamento; significa piuttosto predisporci ad affrontare meglio problemi, stress, frustrazioni, delusioni e sofferenza. Sviluppare compassione, verso sé come verso gli altri, ci permette di affrontare i problemi, i conflitti e le incomprensioni in modo più utile e proficuo. Tutti noi abbiamo la responsabilità di affrontare i nostri problemi e di scegliere in modo consapevole e utile… Farlo attraverso un atteggiamento compassionevole può fornire possibilità migliori per favorire il nostro benessere e la qualità delle nostre relazioni, quindi anche il benessere altrui…

Il quadrifoglio. 4 metafore più una per il tuo cambiamento

Il lavoro di cura di sé può essere inquadrato attraverso alcune metafore. Queste metafore offrono possibilità per comprendere il funzionamento personale e come risolvere problemi e dolori che ne conseguono.

MENTE MINACCIATA. Quando sentiamo i nostri bisogni frustrati. Quando percepiamo lo scarto tra cosa avremmo voluto e cosa abbiamo ottenuto, cosa desideravamo e cosa siamo riusciti a realizzare, cosa ci aspettavamo e cosa è successo. Questo scarto ci induce un senso di minaccia più o meno chiaramente percepito o consapevole. Minaccia che all’origine dei tempi poteva riguardare la sopravvivenza fisica, il mantenersi in vita (frustrazione dei bisogni di rifugio dagli animali feroci, riparo dalle catastrofi naturali, avere cibo sufficiente e legami sociali e sessuali); oggi è più una minaccia alla sopravvivenza emotiva, psicologica, interpersonale (frustrazioni nelle relazioni, a casa e al lavoro, in ogni ambito della nostra vita).

BAMBINO INTERIORE ovvero sensibilità acquisita a certi temi ed eventi. Solitamente quando viviamo qualcosa di doloroso (tristezza, paura, rabbia, senso di colpa, vergogna, solitudine, abbandono, rifiuto, umiliazione, ecc.) abbiamo due componenti di frustrazione: una attuale perché qualcosa non è andata come volevamo; una ‘storica’: quello che ci addolora ora entra in risonanza con qualche tema doloroso del nostro passato, recente o antico, il riproporsi di un dolore che già ci ha fatto tanto male…

EROE ovvero agire diversamente dal solito nonostante le paure, andando in faccia alle paure, incontrando le conseguenze temute, con la paura e anche con la curiosità o forse solo la speranza di potercela fare ad affrontare le paure e superare problemi e difficoltà…

ALLENAMENTO ovvero non basta una volta, non basta un singolo comportamento nuovo, ci vuole la ripetizione che è la madre, insieme all’esercizio costante che è il padre, di ogni cambiamento stabile e duraturo. Cambiare significa adottare nuovi comportamenti e nuovi modi di pensare in maniera ripetuta fino a consolidare queste nuove modalità.

Queste quattro metafore, con un po’ di fantasia, molto poca in realtà, potrebbero essere le 4 foglie di un QUADRIFOGLIO… Questo per dire che come in passato, anche al presente e per il futuro, il fattore cu.., Q di quadrifoglio, sembra essere la metafora e la realtà che può colorare di vivaci sfumature luminose o di tiepidi grigiastri la nostra evoluzione personale…

Cosa puoi imparare attraverso una psicoterapia

Come saprai, la psicoterapia è uno strumento importante per prendersi cura del proprio malessere emotivo, fisico e interpersonale e per promuovere il benessere di corpo, mente e spirito. Saprai anche che non è la soluzione di tutti i mali emotivi e relazionali ovvero non è una bacchetta magica per eliminare dolore e sofferenza dalla propria vita e dalle proprie relazioni.
A ciascuno di noi, anche ogni giorno, la vita presenta quote più o meno grandi di frustrazione e delusione, stress e angosce, perdite e fallimenti. È parte del vivere quello di dover affrontare eventi difficili ed emozioni dolorose, altrimenti saremmo robot o qualcosa del genere.
È importante chiarire questo a se stessi, soprattutto chiarire le proprie aspettative rispetto ad un magico mondo pieno di felicità…
L’aspettativa fondamentale che ci può guidare nella nostra vita quotidiana è quella di imparare ad affrontare l’inevitabile… Quindi la psicoterapia può essere un’esperienza e uno strumento in tale direzione ovvero per imparare a:
– essere consapevoli che la sofferenza è parte dell’umano vivere e che non possiamo evitare che ogni tanto ci vengano a trovare emozioni dolorose quali paura, tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna, ecc.
– avere fiducia in noi stessi e negli altri come strumenti di rassicurazione, conforto e contenimento del dolore
– affrontare concretamente i momenti difficili
– usare strategie mentali, emotive e comportamentali per accettare il dolore che non si può eliminare, per modularlo, per tollerarlo e lasciarselo alle spalle
– promuovere emozioni positive di calma, relax, sicurezza, gratitudine e gioia
– dedicare il proprio tempo e le personali energie a creare una vita consapevolmente guidata dai propri valori nonostante il dolore che non possiamo cambiare.
Quello che resta è una possibile strada, ciascuno può trovare la sua, verso la felicità…

Ieri come oggi, da oggi mai più

Inevitabilmente, non possiamo soddisfare tutti i nostri bisogni. Anche da piccoli, non sempre abbiamo ricevuto risposte positive e appaganti quando manifestavamo i nostri bisogni. Alcune volte, però, per alcune persone, la frustrazione originaria è stata proprio eccessiva. Hanno ricevuto risposte di disinteresse totale, disattenzione assoluta, risposte rabbiose, critiche. Quel bambino si è sentito rifiutato, abbandonato, non amato, completamente svalutato nella sua unicità di persona. E ha imparato a fare con se stesso come gli altri hanno fatto con lui. Nel tempo avrà imparato a non riconoscere nemmeno i suoi bisogni e desideri, li avrà messi nel ripostiglio più buio della sua anima. Avrà imparato a fare senza. Pagando inevitabilmente un prezzo enorme di dolore per un vuoto irrisarcibile.
Da adulto, in molteplici modalità, quasi completamente inconsapevoli, cercherà di colmare l’incolmabile. Tenderà ad incontrare gli altri con il filtro della pretesa, con la credenza, anche questa non proprio consapevole, di avere il diritto al risarcimento. E crederà anche che ciò che non ha ricevuto allora gli sia dovuto ora. Inevitabilmente, vivrà una ripetizione della frustrazione originaria, vivendo gli altri come massicciamente deludenti, profondamente incapaci di soddisfare i suoi bisogni e di sintonizzarsi coi suoi stati d’animo.
Le sue relazioni non potranno che essere intossicate da rabbia e risentimento reciproci che non faranno altro che alimentare la deprivazione e il senso di profonda solitudine e non amore.
Con questa ferita, la persona arriva in terapia a chiedere aiuto per una serie di sintomi e problemi nelle relazioni attuali. Da questi si procederà all’indietro fino alla cura di quel bambino deprivato che oggi governa l’adulto sofferente.

Come puoi trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie

Sei nella miseria quando confondi ciò che puoi controllare con ciò che non puoi controllare…
Sei nella miseria quando vuoi cambiare le altre persone…
Sei nella miseria quando ti perseguiti con giudizi feroci che non ti danno scampo…
Sei nella miseria quando sguazzi nella lamentela fine a se stessa…
Sei nella miseria quando indugi nella pretesa e non riesci mai ad essere soddisfatto…
Sei nella miseria quando continui a fare la vittima…
Sei nella miseria quando resti fermo ad aspettare che le cose arrivino da sole…
Sei nella miseria quando pensi troppo senza agire o agisci senza pensare…
Sei nella miseria quando metti sempre gli altri prima dei tuoi bisogni…
Sei nella miseria quando ti incastri in missioni impossibili…
Sei nella miseria quando ti aspetti che gli altri sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu…
Sei nella miseria quando ti ritrovi a sentirti o completamente impotente o addirittura onnipotente…
Sei nella miseria quando ti fai gestire dal tempo degli altri e il tempo a te non basta mai…
Sei nella miseria quando non riesci a comunicare efficacemente per risolvere i conflitti…
Sei nella miseria quando aggiungi dolore evitabile al dolore inevitabile…
Sei nella miseria quando vuoi tutto e pure subito…
Sei nella miseria quando dichiari di voler cambiare ma di fatto non fai niente di realmente efficace per ottenere ciò che desideri…
Sei nella miseria quando…
E sei anche nella miseria quando…
Ti vengono in mente altre miserie?
Insomma, quanto puoi esclamare: “sono proprio nella miseria!!!”?
E, soprattutto, come puoi trasformare le tue miserie, una, qualcuna o moltissime, nelle tue meravigliose meraviglie?

Comincia a riflettere sulle tue miserie…

Comincia a sentire le emozioni che provi quando sei nella miseria…

Comincia ad identificare quali sono i tuoi bisogni sani e realistici che da troppo tempo stai facendo aspettare…

E, soprattutto, alla luce di questa consapevolezza, comincia ad agire come non hai mai fatto…

Buon viaggio…