Palle di Natale

Palle di Natale ovvero la consapevolezza di stare al di qua e al di là del giudizio. Giudichi e vieni giudicato. Stai sotto e sopra… Le palle di Natale…

Esercizio natalizio per comprendere questo e altro ancora …
Carta e penna o dispositivo elettronico…
Scrivi di getto, senza pensarci troppo, le persone che ti stanno ANTIPATICHE e perché…. Tutte quelle che ti vengono in mente e tutti i motivi…
Quindi…
Scrivi di getto, senza troppe riflessioni, le persone a cui CREDI DI STARE ANTIPATICO e perché… Tutte quelle che ti vengono in mente e tutti i motivi…
Basta. Ecco l’esercizio, tutto qui. Già avrai raccolto tanto materiale per comprendere, per capire e per agire, per assumerti la responsabilità di fare qualcosa di concreto rispetto a queste antipatie… Qualche antipatia sarà reciproca, qualche altra sarà unilaterale… Amen… È così… Va così… E tu puoi comunque scegliere di farci qualcosa…
Però…
“A Natale siamo tutti più buoni…”, quindi ti propongo una seconda parte dell’esercizio che avrai già intuito…
Scrivi di getto le persone che ti stanno SIMPATICHE e perché… E goditi la loro simpatia… Sii grato… Esprimi loro la tua gratitudine per come riempiono la tua vita di simpatia, gioia, serenità, umorismo, entusiasmo, allegria e qualunque altra bella sensazione positiva…
Quindi… Botta di autostima…
Scrivi di getto tutte le persone a cui CREDI DI STARE SIMPATICO e perché… E goditi le sensazioni positive che provi nel sentirti simpatico, apprezzato, ben voluto…
Ovviamente… Queste idee e rappresentazioni della realtà, di te, degli altri, della simpatia e di sua sorella… Mettile alla prova della realtà, verifica se effettivamente le idee che hai sono utili guide per interagire con gli altri… Cosa succede effettivamente quando avvengono questi incontri di simpatici e antipatici… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai…
Anche in questa seconda parte dell’esercizio avrai potuto capire tanto di te e delle tue relazioni… Comprensione e consapevolezza che ti potranno guidare nelle tue scelte rispetto alle persone della tua vita…
E buone feste!!!

Amen…

Siamo cresciuti un po’ tutti a LATTE e GIUDIZIO. In parte, è un processo inevitabile, connesso alle necessità educative di insegnarci cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa è buono e cosa cattivo, cosa fa bene e cosa male. In parte, può essere stato un percorso di sviluppo gravemente appesantito da un’atmosfera familiare eccessivamente rigida, severa, ferocemente giudicante.
Quasi sempre, da adulti, uno degli scopi più diffusi tra le persone, a volte chiaro ed evidente, altre volte più nascosto, è lo scopo di EVITARE di ESSERE GIUDICATO o di SENTIRSI GIUDICATO. Assolutamente comprensibile, viste le premesse infantili. Purtroppo fonte di sofferenza per la persona in quanto spesso il rischio di essere giudicati è connesso al fatto stesso di vivere la propria vita. Ovvero quando ci proponiamo di soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri desideri incontriamo quasi sempre o potremmo incontrare o temiamo di incontrare qualcuno che ci giudicherà, a cui non piacerà ciò che stiamo facendo. “AMEN”… potremmo dire. Ma non sempre ci riusciamo. Pur sapendo che, in teoria, non stiamo al mondo per fare ciò che piace agli altri, in pratica sembra proprio che, quasi sempre, veniamo guidati dallo scopo di sentirci approvati, apprezzati, ben voluti, accettati, non giudicati negativamente dagli altri. Anche questo assolutamente comprensibile viste le premesse infantili. Siamo cresciuti a latte e BISOGNO DI APPROVAZIONE. E come potrebbe essere diverso per un figlio e un “piccolo bambino” in generale che si nutre dell’amore e della stima dei “grandi”.
Quando diventiamo grandi noi, ci dobbiamo districare in questo conflitto tra perseguire i propri scopi (la propria idea di felicità) e fare i conti con una quota di GIUDIZIO che INEVITABILMENTE INCONTRIAMO per strada. E dobbiamo, allora, imparare a comprendere quel giudizio che ci aiuta e sostiene nel mantenere la direzione giusta per noi stessi e il rapporto con la realtà, e distinguerlo da quel giudizio che, invece, ci porta solamente ad abbandonare i nostri tentativi di vivere la vita che desideriamo.
Non possiamo evitare che gli altri ci giudichino, possiamo scegliere cosa farne di quel giudizio.

Masterchef della felicità

Tutti cerchiamo qualcosa, forse tutti cerchiamo la felicità. In modo più o meno dichiarato. Chi sa dove sta? Chi sa come è fatta? Chi sa come si fa a sentirsi felici?Probabilmente definire la felicità è impresa ardua e misteriosa, quindi ancora di più raggiungerla, ma ciò non ci impedisce di continuare a cercarla, ad inventarla, ad inseguirla.
Come per tutti gli opposti, c’è un richiamo reciproco tra felicità e infelicità, tra piacere e dolore, tra serenità e tormento, tra pienezza e vuoto, tra tutti gli opposti che ci possono aiutare ad afferrare l’inafferabile.
Fuori dalle su esposte considerazioni astratte, concretamente, nel mio lavoro, le persone, nei modi e nei linguaggi più disparati, arrivano a chiedermi aiuto per cercare il benessere, la serenità, partendo da un’idea di riduzione dello stress e della sofferenza. Nella diversità delle storie personali, ciascun individuo finisce per confrontarsi con un percorso di cura verso la felicità (Serenità? Benessere?) che prevede di fare i conti con:
Dose quotidiana di FRUSTRAZIONI, perché non sempre le cose e gli eventi vanno come vorremmo.
Dose quotidiana di DELUSIONI, perché le persone non sempre pensano, agiscono e sono proprio come noi le vorremmo.
Dose quotidiana di IMPERFEZIONE della vita che tradisce continuamente le nostre aspettative di una vita ideale.
Il tutto condito da dosi più o meno imponenti di IMPOTENZA (non possiamo controllare tutto, anzi forse proprio poco) e di MISTERO (tanto comprendiamo e tanto ignoriamo di noi stessi, degli altri, del mondo).
Date queste condizioni, il resto è CONSAPEVOLEZZA ovvero capacità di creare la propria idea di felicità in base ai propri valori, bisogni e desideri e RESPONSABILITÀ ovvero capacità di adottare le azioni necessarie per creare le condizioni più favorevoli per raggiungerla e viverla.
Con aggiunta di GRATITUDINE e ACCETTAZIONE quanto bastano, per riconoscere, apprezzare e nutrirsi di quello che la vita ci dona, imparando a dire anche: “è andata così”.
Forse dentro queste coordinate si trova la strada per la felicità. La ricetta della felicità. Nello spazio tra ciò che vorremmo e ciò che rendiamo reale. E ognuno aggiunge ciò che vuole…

La causa e lo scopo

Quando ti senti imprigionato dagli ALTRI che “causerebbero” i tuoi comportamenti, i tuoi pensieri e le tue emozioni… La tua sofferenza e il tuo stress… Impara ad osservare e riconoscere perché TU fai quello che fai. Quali tuoi bisogni, desideri, scopi e valori “generano” le tue azioni, i tuoi stati d’animo e i pensieri che fai.
Questo è uno dei modi più potenti per ri-acquisire quel senso di controllo sulla tua vita che senti e credi di aver smarrito. O forse mai avuto.
Quando ti senti vittima degli altri, delle circostanze, della sfortuna e di altri agenti esterni a te e che ritieni responsabili o colpevoli della tua esperienza personale, impara a riconoscere il tuo essere AGENTE, più o meno consapevole, DELLA TUA ESPERIENZA (emozioni, pensieri, azioni). E a riconoscere la tua responsabilità ovvero il tuo POTERE di determinare ciò che vivi, ciò che scegli, ciò che appartiene alla tua esperienza.

La causa È lo scopo che hai quando scegli quello che scegli… Lo scopo può essere più o meno chiaro e consapevole comunque c’è sempre qualcosa di interno a te che guida le tue azioni, una motivazione, una direzione. Se scegli di continuare a sguazzare nella lamentela della vittima, stai di fatto scegliendo di continuare ad alimentare il tuo malessere.

Fermi restando alcuni eventi traumatici e condizionamenti palesi rispetto ai quali sei impotente (e sono pochi)… Sei sempre libero di scegliere… L’importante è riconoscere di essere padrone di ciò che ti accade. È importante per prendere finalmente in mano la guida della tua vita…

Genitori e genitori di se stessi

Ecco perché essere genitore è il mestiere più difficile del mondo. Oltre che per molti il più appagante probabilmente.
Sei soggetto a richieste di onnipotente perfezione per cui il tuo percorso è pieno zeppo di insidie, bucce di banane o campi minati dove… Prima o poi tutti dobbiamo capire che l’onnipotenza e la perfezione non sono di questo mondo.
Devi perché vuoi e vuoi perché devi aiutare un figlio a crescere e quindi devi avere e devi responsabilmente seguire un’idea, sufficientemente consapevole, di cosa sia per te la crescita e lo sviluppo di un figlio.
Quindi ti confronti col figlio che sei stato e con le figure genitoriali che ti hanno cresciuto e questo ti fornisce un’idea di cosa devi fare e cosa non dovresti fare con tuo figlio. Un’idea non sempre facile da seguire, nonostante ogni buona consapevolezza e intenzione.
Inoltre, gli psicologi dicono che “non dobbiamo caricare i figli delle nostre aspettative di come vorremmo diventassero i nostri figli”. Ma questa è una missione impossibile e lo sanno anche gli psicologi. Valori e aspettative guidano il processo educativo e formativo. Sappiamo che ciascun genitore cerca di fare il meglio che può per tirare su un figlio in base ai valori in cui crede e alle risorse a sua disposizione, risorse mentali, affettive, sociali. Come potrebbe essere diversamente? Allora diventa una questione di giusta misura ovvero è fondamentale dare una direzione al figlio, ma senza pressarlo con rigidi, minacciosi e punitivi “devi essere”. Come si fa? Ciascuno trova la risposta dentro di sé e nella propria storia di vita, sperando sia quella giusta. Giusta in base all’idea di come un genitore vuole cresca quel figlio e giusta se basata su altri elementi fondamentali:
1. Saper riconoscere il figlio nella propria specificità di essere con potenzialità e limiti (caratteristiche genetiche, temperamento, talenti, risorse, tendenze innate, ecc.).
2. Saperlo guardare, giorno per giorno, in base alla sua evoluzione naturale e ai bisogni che porta.
3. Aiutarlo a confrontarsi con la realtà, quindi con la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni, ovviamente in base all’età.
4. Aiutarlo a diventare un individuo autonomo ovvero un essere consapevole della propria individualità unica e capace di badare a se stesso.
5. Aiutarlo a vivere nel mondo integrando i bisogni individuali e la convivenza con gli altri.
In tutto questo, che certamente non è ancora tutto, il genitore resta, comunque, il ricettacolo preferito delle accuse per le sofferenze dei figli. È sempre colpa dei genitori se…
Quando le persone “adulte” che vengono a cercare aiuto per la personale sofferenza iniziano a lamentarsi per i genitori che hanno avuto, io li invito a due riflessioni fondamentali, portatrici di conseguenti condotte per prendersi cura di sé e per aiutare a farsi aiutare.
1. Fermo restando situazioni palesemente abusanti, traumatizzanti, patologicamente trascuranti, di genitori che sono stati chiaramente incapaci di svolgere il loro ruolo adulto di cura e crescita sana del bambino, i genitori, generalmente, hanno cercato di fare il meglio che riuscivano a fare e certamente hanno fatto i loro errori, più o meno grandi, errori che hanno causato distorsioni al bambino in crescita. Quindi, ora, quel bambino, divenuto adulto, legittimamente, ha bisogno di esprimere il suo dolore, la sua rabbia, la sua solitudine e ogni altro stato emotivo doloroso. Certamente lo studio del terapeuta è uno dei posti giusti per farlo.
2. Dopo tanta sana e utile, quanto dolorosa, espressione di ogni stato mentale connesso alla propria infanzia infelice, è importante che l’adulto raccolga le sue risorse, le sue forze, le sue capacità, per farsi finalmente carico della propria sofferenza ed inizi anche a farsi carico, in modo consapevole e responsabile, della propria felicità, del proprio futuro, oltre che dell’immediato presente. Secondo un’idea guida per cui seppure non siamo colpevoli di ciò che ci è successo, siamo responsabili di ciò che da adulti faremo succedere.

Riflettere dunque e osare anche…

Riflettere e agire, agire e riflettere. Questa è l’essenza del lavoro su di sé.

Esplorare, riflettere, elaborare, comprendere. Mettersi in discussione. Per riorganizzare il proprio mondo interno, i propri pensieri e convinzioni, le emozioni e il modo in cui viviamo le relazioni. Cosa pensare per sentirsi felici…

Agire, rischiare, sperimentare. Osare. Mettersi alla prova. Agire e cambiare in progress… Per riorganizzare abitudini, stili di comportamento, abilità pratiche, relazionali e comunicative concrete. Cosa fare per essere felici…

L’essenza del lavoro su di sé. Di cura, crescita e sviluppo personale.

Per guarire la sofferenza e per promuovere il proprio benessere e quello della comunità più ampia.

Per prendersi cura del “bambino ferito” dentro ciascuno di noi…

E per potenziare “l’adulto consapevole, capace e responsabile” dentro ciascuno di noi…

Non dipende tutto da noi…
Intanto cominciamo da noi!!!

Ideale autopersecutorio e bassa stima di sé

La nostra autostima è minata da certi atteggiamenti che abbiamo verso noi stessi. Siamo delusi e arrabbiati con noi stessi perché la nostre prestazioni, in uno o più ambiti di vita, non sono state come “avremmo voluto e dovuto”. Siamo duri, estremamente critici, severi e spietati con noi stessi perché siamo molto distanti dal nostro ideale, da ciò che vorremmo e dovremmo essere per sentirci a posto… Spesso ci aspettiamo troppo da noi stessi, abbiamo desideri “irrealistici” su ciò che dovremmo fare ed ottenere… Pretendiamo da noi stessi di essere perfetti. Che è ben altra cosa dalla ricerca “realistica” dell’eccellenza. E questa “autopersecuzione della perfezione” quasi sempre è la strada dell’infelicità e della bassa autostima.
La questione diventa allora: un tempo… Forse tanto tempo fa… hai imparato (qualcuno te lo avrà insegnato molto probabilmente) ad essere così pressante con te stesso attraverso queste torture autoinflitte basate sul “devo devo devo … Ma non è mai abbastanza!!!”. Sai quindi da tempo quello che devi essere, fare, ottenere… Nell’illusione della felicità. Oggi che vuoi fare? Tutto il resto è lavoro di consapevolezza e responsabilità della tua evoluzione e della tua felicità…