Cronaca di una felicità quotidiana

Per iniziare a costruire la tua felicità, è importante farti guidare da alcune domande orientative. Al servizio di tue scelte consapevoli e responsabili…

COSA? La meta… Cosa vuoi raggiungere. Cosa vuoi sia presente nella tua vita per vivere la vita che vuoi…

CHI? Tu… Tu sei responsabile delle scelte che fai, anche come scegli di agire rispetto a ciò che non dipende da te e a ciò che è irrealizzabile…

COME? Il percorso… Cosa devi fare per arrivare dove vuoi arrivare. Esistono molteplici strade, l’importante è camminare in modo consapevole e responsabile, a volte scegliendo di fermarsi, tornare indietro, fare una pausa, cambiare strada…

QUANDO? Ora… È ‘ora’ che puoi dare inizio alla tua felicità… Se non ora, quando? È sempre ‘ora’ quando decidi di iniziare… Ed inizi ad agire…

DOVE? In ogni ambito della tua vita quotidiana… In ogni relazione… In ogni scelta…

PERCHÉ? Per la tua qualità di vita… Perché ciò che vuoi realizzare è per te importante, per i tuoi bisogni, desideri e valori, quelli individuali e quelli che coinvolgono altre persone, dalle più care all’umanità intera…

Seguendo la traccia di queste domande, chiarendo in modo sempre più specifico e preciso le tue risposte, avrai già cominciato il tuo viaggio dal paese delle miserie al paese delle meraviglie.

Sostegno a questo percorso lo puoi trovare anche leggendo ‘Alice nel paese delle miserie’ (un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere). Lo puoi ordinare direttamente in libreria o su youcanprint.it o su Amazon.

Buon viaggio…

La differenza

Oggi un esercizio breve breve e tanto potente.
Pensa ad una tua relazione importante: coppia, lavoro, amicizia, genitore-figlio, ecc.
Inizia a riflettere o addirittura ruminare su ‘cosa non va’ in questa relazione: bisogni frustrati, aspettative deluse, aspri conflitti, desideri inconciliabili, torti subiti, senso di ingiustizia, assenza di reciprocità, sentirti incompreso, non sostenuto, non rispettato, quasi ‘solo’ all’interno di questa relazione.
Nota quali emozioni scaturiscono da questi pensieri, più o meno ripetitivi; rabbia, tristezza, preoccupazione, disgusto, dolore, solitudine, sensi di colpa, sensi di inadeguatezza, impotenza, fallimento, vergogna, ansia, angoscia, disperazione, ecc.
Ora pensa alla stessa relazione e a ‘cosa va’ in questa relazione, in particolare focalizza la tua attenzione sui ‘momenti buoni’ tra voi, sulla disponibilità dell’altro, sulla sua premura e attenzione ai tuoi bisogni e desideri, sulla reciproca soddisfazione, sul sentirvi connessi, anche intimi a seconda della relazione, sull’altro comprensivo e gentile, supportivo, vicino.
Nota, quindi, quali emozioni scaturiscono da questa tua focalizzazione dell’attenzione: gioia, serenità, pienezza, amore, orgoglio, nutrimento, felicità, appagamento, entusiasmo, gratitudine, ecc.
E quindi?!
Due insegnamenti. Almeno due.
È importante individuare ciò che ‘non va’ e impegnarsi con azioni concrete a trasformare la frustrazione in soddisfazione (ogni scelta comportando un rischio)…
È importante imparare a focalizzare l’attenzione su ciò che ‘va’ per nutrirsene, per godere della soddisfazione che già è a disposizione nella relazione…
Almeno due insegnamenti. Aspetto i tuoi suggerimenti…

Tre flussi, tre lussi, tre pratiche per tutti

Negli ultimi anni, lo sviluppo di un sé compassionevole sta prendendo una posizione sempre più centrale e importante come dimensione curativa della psicoterapia.
In termini laici e concreti, la compassione è un assetto mentale fondamentale che sia il terapeuta sia il paziente possono ‘allenare’. Praticare per diventarne esperti.
La compassione è la sensibilità a cogliere la sofferenza, propria e altrui, per impegnarsi ad alleviarla.

La compassione si realizza in tre direzioni o flussi:
1. Da sé verso gli altri
2. Dagli altri verso sé
3. Da sé verso sé

Tre necessità basilari al servizio del proprio benessere, personale e interpersonale.

La compassione e l’autocompassione mitigano la voce del giudice interiore freddo e sprezzante che ci viene a trovare nei momenti di difficoltà per dirci che “sei fallito, incapace, il solito piagnone” o qualche altro complimento del genere con cui ‘vorrebbe incoraggiarci’… Ma finisce per affossarci ancora più giù…
La compassione, che sia per gli altri o dagli altri o da te verso te stesso, aiuta la persona a rispettare il suo dolore e anche ad impegnarsi per alleviarlo e superarlo. Impegnarsi al meglio possibile. Osservare il dolore, senza giudicarlo. Imparando ad accettarlo per quello che è. Anche perché quando lo accettiamo stiamo cambiando il nostro rapporto con la sofferenza in un modo che la riduce o la rende per noi più sostenibile.
Senza colpevolizzare e affossare la già affranta stima di sé e, al tempo stesso, invitando a prendersi la responsabilità di fare qualcosa per quel dolore, per accettarlo e trasformarlo, per andare oltre e, dopo il periodo difficile che si è dovuto affrontare, riprendere il cammino verso una vita di senso e di valore. Una vita guidata dai valori consapevolmente scelti: agire motivati da ciò che è importante per sé, per le proprie relazioni, quelle vicine e più in generale per l’umanità intera.
Praticare la compassione è impegnativo perché siamo abituati a praticare il giudizio. Siamo abituati a dare consigli prima di aver veramente ascoltato. Siamo abituati a dare consigli che partono dal nostro punto di vista invece che da un’accurata comprensione del punto in cui si trova l’altro e da cui percepisce e dà senso al mondo. E anche quando l’altro siamo noi stessi siamo abituati a riempirci di ciò che ‘dovremmo fare’ piuttosto che ad ascoltare veramente ciò sentiamo e ciò di cui abbiamo profondamente bisogno…
Per iniziare a praticare la compassione, quando ti trovi in una situazione difficile e dolorosa, puoi:
– Notare il tuo critico interiore in azione, quella voce interna giudicante e colpevolizzante che ti accompagna con rimproveri, critiche, svalutazioni… “Hai sbagliato, un’altra volta, come sempre”, “non sei mai all’altezza”, “sei sempre il solito…”, “non riuscirai mai…”, “altri al tuo posto ce l’avrebbero fatta…”
– Cercare di comprendere i motivi per cui il tuo critico interiore vorrebbe aiutarti, ma usa atteggiamenti, modi, parole e toni che non sono giusti per te…
– Esprimere al tuo giudice interiore gratitudine per le sue intenzioni, ma anche chiedergli di usare altri modi, toni e parole… Più gentili, calme, rispettose, amichevoli… “capisco che mi vuoi aiutare, ma in questo modo mi fai stare ancora più male”, “apprezzo la tua intenzione amorevole, ma in questo modo duro e rigido aggiungi dolore inutile al dolore inevitabile…”

Strano? Bizzarro?

Prova e vedi l’effetto che fa…

All’inizio potrebbe sembrarti effettivamente strano, bizzarro, folle oltre che assolutamente inutile… Ti invito a provare e continuare con fiducia… Notando gli effetti che ha sulla tua esperienza emotiva e sulle tue sensazioni corporee…

… Che tu possa sentirti sicuro e protetto, amato e stimato, libero e coraggioso…

Boomerang

Visto che siamo abituati a sentirci frustrati e delusi…
Visto che tendenzialmente ci sentiamo stressati ed esauriti…
Visto che siamo tanto spesso sintonizzati sugli altri che ci maltrattano e ci fregano…
Visto che siamo abili a ruminare sulle minacce e gli affronti…
Visto che solitamente ci maltrattiamo con autocritiche severe e spietate…
Visto che ci mettiamo un attimo ad affogare nell’ansia e nel rimuginare su una minaccia attesa…
Visto che siamo esperti nel sentirci falliti e depressi…
Visto che il bicchiere è sempre mezzo vuoto e quasi mai riusciamo a bere ciò che contiene (e anche se lo facciamo non ci sentiamo comunque soddisfatti)…
Visto che la nostra mente funziona così perché è impostata per la sopravvivenza e non per la felicità…
E visto, soprattutto, che queste modalità di vivere la nostra quotidianità ci permettono di sopravvivere e poco più, non funzionano per essere felici, anzi ci spingono verso il malessere individuale e nei rapporti interpersonali…
Allora, diventa fondamentale accedere ed espandere ‘altre potenzialità della mente’, orientate al benessere e alla prosperità.
Diventano fondamentali tre comportamenti da imparare e praticare, da ‘imparare praticandoli’:
1. Riconosci la gentilezza che ti è stata fatta…
2. Esprimi gratitudine riconoscendo il valore di questa gentilezza per te…
3. Agisci in modo gentile come ti viene più naturale e spontaneo…

La gentilezza esprime la compassione intesa come sensibilità alla sofferenza propria e altrui e desiderio di alleviarla…

La gentilezza è un boomerang…

Se proprio non ce la fai a non pensarlo, pensa pure di essere un egoista, inizia ad essere gentile per ricevere gentilezza… Chissà come sarebbe un mondo pieno di questi egoismi?!

Barcone

La vera felicità si trova in uno spazio tra reale e ideale.
La vera felicità discende dalla vera accettazione.
Che tu creda o meno alla felicità, che tu la creda possibile o irrealizzabile, che tu la creda duratura o estemporanea, qualunque siano le tue idee e credenze sulla felicità, l’accettazione offre comunque una base fondamentale di partenza per vivere una vita piena. E felice… Trova la tua idea di ‘vita piena’… E la tua idea di vita felice…
Accettare non vuol dire rassegnarsi alle esperienze dolorose. Accettare vuol dire fornire loro un terreno fertile affinché possano trasformarsi in modo naturale fino a scomparire o diventare assolutamente più tollerabili.
Curare il dolore vuol dire ‘cercare di alleviarlo’ e questa è una strada possibile…
Prendersi cura del dolore è una seconda fondamentale strada che consiste nello ‘stare col dolore’, creando quello ‘spazio interiore’ in cui il dolore può abitare dentro di noi senza distruggerci…
Belle parole… Come si fa?
È un percorso che non prevede ricette o prescrizioni valide per tutti, se non che tutti dobbiamo:
– accettare che la vita è dolorosa e imperfetta, presenta comunque quotidianamente o nell’arco di vita quote di dolore più o meno impegnative
– accettare che nessuno è perfetto e tutti quanti noi siamo limitati, con un certo grado di potere e impotenza nel realizzare i nostri bisogni e desideri; siamo forti e deboli, abbiamo successo e falliamo, siamo saggi e immaturi
– accettare che fatti, situazioni e persone non sono esattamente come noi desideriamo
– accettare che noi non siamo esattamente come vorremmo essere.
Accettare di stare tutti su questo barcone è il primo fondamentale passaggio per dirigerci verso una vita piena di valore e significato…
E se dobbiamo sperare che qualcuno ci accolga, è prima di tutto fondamentale accogliere noi stessi, accogliere questa nostra umana condizione per essere comprensivi e amorevoli con noi stessi invece che giudicanti e rifiutanti…
Tra le miserie e le meraviglie c’è un barcone…
Buon viaggio a tutti…

Una strada per la felicità

Crescere significa imparare a fare i conti con le mancanze.
Nasciamo in uno stato di perfezione che immediatamente dobbiamo abbandonare. La simbiosi originaria lascia il posto ad un rapporto con la propria madre che, anche quando è ottimale, è meno che perfetto. Qualcosa manca e qualcosa mancherà per sempre. Ed è sano che sia così. Dobbiamo imparare a vivere in un’ottimale disillusione in cui l’esperienza della frustrazione è dolorosa, ma noi dobbiamo impegnarci a renderla non traumatica ovvero a tollerarla e sostenerla.
Per tutta la vita sperimenteremo questo senso di mancanza e il tentativo illusorio di raggiungere o recuperare il ‘paradiso perduto’, quel senso di sintonia assoluta, fusione simbiotica, interezza e completo appagamento.
Per vivere una vita ‘sufficientemente’ appagante e realizzata, ovvero una vita ‘realisticamente felice’, il prima possibile dobbiamo imparare a elaborare tale mancanza vissuta come insoddisfazione e privazione, imparando a tollerare in modo ottimale la frustrazione, imparando a riconoscere i nostri bisogni e desideri come validi, a sentirci legittimati nel tentare di realizzarli e, al tempo stesso, imparando a vivere col dolore della mancanza, ad accettare che non tutto sarà mai completamente raggiungibile.
Conosci un’altra strada per la felicità?

Inside out

Per affrontare i propri problemi, governare stress e frustrazioni, ridurre la sofferenza emotiva e i conflitti interpersonali, conoscere se stessi e comprendere il proprio funzionamento, una delle abilità più importanti è quella di conoscere le proprie EMOZIONI.
Sentirle…
Riconoscerle …
Legittimarle a se stessi…
Esprimerle in modo adeguato…
Usarle al servizio dei propri bisogni.
Infatti, le forme di SOFFERENZA PSICOLOGICA sono l’esito di EMOZIONI SANE che si sono trasformate in SINTOMI fisici, psicologici e interpersonali.
Le emozioni nella loro essenza sono segnali utili alla persona per indicarle qualcosa che non va e che deve affrontare.
La PAURA segnala la percezione di un pericolo, ma può diventare ansia, panico, rimuginio, ossessione, evitamento.
La TRISTEZZA segnala che ci manca qualcosa o abbiamo perduto qualcuno o qualcosa, ma può diventare angoscia e depressione.
La RABBIA segnala un’ingiustizia o un danno subito, ma può esplodere in violenza o implodere fino allo sviluppo di disturbi psicosomatici.
Il SENSO DI COLPA segnala che abbiamo sbagliato qualcosa o fatto male a qualcuno, ma può trasformarsi in depressione e feroce attacco a se stessi, anche con comportamenti autolesivi.
La VERGOGNA segnala qualcosa in noi che vorremmo mettere a posto, ma può diventare un profondo senso di inadeguatezza e fallimento.
La GELOSIA segnala l’importanza che ha per noi una persona, ma può esitare in senso di possesso e bisogno di controllo che rovinano la relazione.
L’INVIDIA segnala l’apprezzamento e l’ammirazione verso qualcun altro, ma quasi sempre diventa estremo giudizio e svalutazione dell’altro.
La NOSTALGIA segnala l’importanza, la potenza e la bellezza di esperienze vissute, ma può diventare depressione e spegnimento della vitalità.
La stessa GIOIA, emozione piacevole, se portata all’eccesso rischia di diventare una maschera da indossare che soffoca altri stati d’animo importanti e impedisce un rapporto autentico con se stessi e con gli altri. Hai visto ‘Inside out’?
Certamente anche tu avrai altri esempi in cui l’emozione, che dovrebbe svolgere la sua funzione naturale di permetterci di adattarci al nostro ambiente e soddisfare i nostri bisogni vitali, finisce, invece, per trasformarsi in sofferenza emotiva, sintomi e disturbi.
Inizia dunque ad essere attento alle emozioni che provi. Ti aiutano ad essere felice, sereno, consapevole. Sii curioso rispetto alle tue emozioni, possono essere una strada privilegiata per conoscere te stesso e vivere felice, con te stesso e con gli altri. Rispettale perché sono tue amiche e alleate, se non le ascolti diventano le tue peggiori fonti di sofferenza…

Come puoi trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie

Sei nella miseria quando confondi ciò che puoi controllare con ciò che non puoi controllare…
Sei nella miseria quando vuoi cambiare le altre persone…
Sei nella miseria quando ti perseguiti con giudizi feroci che non ti danno scampo…
Sei nella miseria quando sguazzi nella lamentela fine a se stessa…
Sei nella miseria quando indugi nella pretesa e non riesci mai ad essere soddisfatto…
Sei nella miseria quando continui a fare la vittima…
Sei nella miseria quando resti fermo ad aspettare che le cose arrivino da sole…
Sei nella miseria quando pensi troppo senza agire o agisci senza pensare…
Sei nella miseria quando metti sempre gli altri prima dei tuoi bisogni…
Sei nella miseria quando ti incastri in missioni impossibili…
Sei nella miseria quando ti aspetti che gli altri sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu…
Sei nella miseria quando ti ritrovi a sentirti o completamente impotente o addirittura onnipotente…
Sei nella miseria quando ti fai gestire dal tempo degli altri e il tempo a te non basta mai…
Sei nella miseria quando non riesci a comunicare efficacemente per risolvere i conflitti…
Sei nella miseria quando aggiungi dolore evitabile al dolore inevitabile…
Sei nella miseria quando vuoi tutto e pure subito…
Sei nella miseria quando dichiari di voler cambiare ma di fatto non fai niente di realmente efficace per ottenere ciò che desideri…
Sei nella miseria quando…
E sei anche nella miseria quando…
Ti vengono in mente altre miserie?
Insomma, quanto puoi esclamare: “sono proprio nella miseria!!!”?
E, soprattutto, come puoi trasformare le tue miserie, una, qualcuna o moltissime, nelle tue meravigliose meraviglie?

Comincia a riflettere sulle tue miserie…

Comincia a sentire le emozioni che provi quando sei nella miseria…

Comincia ad identificare quali sono i tuoi bisogni sani e realistici che da troppo tempo stai facendo aspettare…

E, soprattutto, alla luce di questa consapevolezza, comincia ad agire come non hai mai fatto…

Buon viaggio…

Alice nel paese delle miserie. Il libro

Oggi proprio oggi è il giorno giusto per iniziare a trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie.
Questo potrebbe essere un mantra da leggere ogni giorno, più volte al giorno, anche oggi, proprio oggi, primo giorno del resto della tua vita.
Ti invito a farne una scelta di vita. Impegnarti a creare la tua vita meravigliosa. Una vita certamente non perfetta, non esiste!!!
Anzi no, esiste. La vita è perfetta quando accetti che non esiste la vita perfetta.
Ti invito a rintracciare le tue miserie. I tuoi modi di funzionare, con te stesso e nelle relazioni, modi che ti procurano stress. I tuoi modi di pensare e di agire che generano la tua sofferenza. La tua corazza caratteriale costruita negli anni, che a volte sembra una corazzata inaffondabile, a volte è piena di falle che la portano a picco.
Ti invito a cercare quello che c’è ma non si vede, non sempre almeno, non immediatamente, eppure è lì, nel tuo modo di essere, che condiziona ciò che fai e ciò che succede nella tua esperienza di vita.
Ti invito, nonostante la paura, ad affidarti al tuo coraggio di farti guidare dai tuoi desideri.
Ti invito, nonostante tanti limiti e l’impotenza, ad impegnarti per la creazione di una vita basata su ciò che per te è importante, su ciò che ha per te valore, per rendere la tua vita degna di essere vissuta.
Ti invito a contattare la tua capacità di meravigliarti, sempre e comunque. A cercare la speranza anche nella disperazione, a creare un senso anche se a volte un senso non sembra esistere.
Ovviamente ti invito a leggere il mio libro e ti ringrazio in anticipo per come vorrai condividerlo, per farne pratica concreta di consapevolezza e responsabilità, individuale e nei rapporti interpersonali. 🙏🍀

Per la tua e l’altrui felicità

Due caratteristiche sono importanti per rapporti interpersonali appaganti. In coppia e al lavoro, coi figli e coi genitori, con gli amici e con gli estranei.

1. FARE CENTRO. Sentire, pensare ed agire a partire dal proprio centro ovvero dalla consapevolezza di sé (cosa penso, cosa sento, cosa voglio, cosa dovrei fare, cosa faccio) e dall’assunzione in prima persona della responsabilità del proprio sentire, pensare e agire. È importante ciò che succede all’esterno, cosa dicono e fanno e gli altri, ma è ancora più importante come noi filtriamo ciò che arriva da fuori e come scegliamo di rispondere.

2. CAMBIARE POSIZIONE. Decentrarsi. Impegnarsi a comprendere il punto di vista dell’altro, unico e meritevole di rispetto come il nostro. Cercare di immedesimarsi nell’altro per comprenderne bisogni e desideri, pensieri ed emozioni che motivano il suo comportamento.

Inizia a notare quando lo fai e cosa succede… Quando non lo fai e cosa succede… Cosa succede dentro e fuori di te…
Soprattutto inizia a farlo sistematicamente… Fallo diventare il tuo atteggiamento fondamentale… Per la tua e l’altrui felicità…