Due processi creativi

Pur nella diversità delle esigenze e delle richieste delle persone, un percorso psicoterapeutico lavora per due grandi obiettivi:
1. Ridurre la sofferenza
2. Aumentare la qualità della vita
Ovviamente i due obiettivi sono intrecciati tra loro, entrambi si alimentano a vicenda e si realizzano attraverso due processi creativi.
Ci vuole creatività per ridurre la sofferenza, governarla, imparare a tollerarla, imparare ad accettarla e conviverci nella parte che non si può eliminare completamente. Mi riferisco a sintomi fisici e psicologici, ma anche a problemi nelle relazioni e nei vari contesti di vita che presentano quote più o meno grandi di frustrazione, delusione e impotenza.
Ci vuole creatività per creare una vita di qualità, degna di essere vissuta, impostata sui propri valori (di cui non sempre abbiamo chiarezza) e a misura delle proprie risorse e dei propri limiti, personali e del contesto in cui si vive. Mi riferisco a cercare risposte (e agire di conseguenza) alle domande, apparentemente semplici: cosa è veramente importante per me per sentirmi sereno e felice? Cosa “deve” essere presente nella mia vita perché sia per me degna di essere vissuta? A cosa posso rinunciare e a cosa no per sentirmi bene? Su cosa posso essere flessibile e cosa invece deve essere solido nella mia vita?
Fatti ispirare da queste domande per trovarne altre che ti aiutino a riflettere, comprendere e agire nella direzione della vita che vuoi creare…
Altre ispirazioni puoi trovarle in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

35. Estate meravigliosa. La pace interiore

Un uomo perse il suo anello più prezioso, cercò ovunque per ritrovarlo, ma nonostante la sua fatica non ci riusciva. Si sedette su una pietra, disperato, cercando inutilmente di sopprimere la sua disperazione. Come al solito, il suo cane gli si avvicinò cercando le carezze del padrone. Il vicino di casa lo salutò come ogni sera. Gli amici gli fecero vedere i pesci che avevano pescato e gliene regalarono alcuni. La moglie e i figli lo accolsero con affetto al suo arrivo a casa, esattamente come accadeva sempre. La giornata si concluse nella pace familiare. Purtroppo il tormento per la perdita dell’anello perseguitava ancora l’uomo il quale però penso: “nessuno si è accorto che ho perso l’anello, tutti si sono comportati con me come sempre, perché proprio io devo comportarmi in modo diverso con me stesso?” Fu così che si addormentò sereno.
Ecco allora oggi ti suggerisco:
SMETTI DI RIMUGINARE E RUMINARE ALL’INFINITO, SMETTI DI TORMENTARTI PER CIÒ CHE NON C’È PIÙ, PER CIÒ CHE NON È, PER CIÒ CHE NON È MAI STATO. PER CIÒ CHE NON SEI…
Impara a riconoscere ed apprezzare le ricchezze che appartengono alla tua vita…
Impara ad essere grato perché è così che diventi veramente ricco delle cose importanti che profondamente danno valore alla tua vita…
Impara ad assaporare le meraviglie che già sono per te disponibili o che puoi conquistare nonostante le miserie che pure si rendono presenti…
Va’ in libreria, anche on line e ordina ‘Alice nel paese delle miserie’ … Per la tua pace e serenità…

Arriva arriva… Anche se…

La tua capacità di essere felice è fragile e traballante se per te una vita felice significa ricerca della perfezione, sempre e in ogni ambito di vita e relazione. E la ricerca della perfezione è molto insidiosa, spesso ce l’abbiamo senza sapere di averla. “Ce l’abbiamo” come fosse una vera e propria patologia… Credi di averla? Sei sicuro che non ce l’hai?
Le persone felici sono quelle che riescono ad accettare l’imperfezione di questo mondo senza farsi risucchiare dal buco nero della depressione, del fallimento, dell’impotenza, della rassegnazione.
Puoi essere felice quando la frustrazione che ti viene a trovare quotidianamente diventa uno stimolo sfidante per crescere. Per cercare la soddisfazione e, a volte, per abbandonare o trasformare i bisogni che hai bisogno di soddisfare…
Puoi essere felice quando la delusione che si accompagna alle relazioni ti porta a guardarti dentro con attenzione per scegliere cosa fare con le persone che appartengono alla tua vita. E ovviamente anche queste scelte non sono certo perfette…
Puoi essere felice quando lo scarto tra desiderio e realtà non ti impedisce di godere di quello che hai, mentre ti stimola a cercare quello che vorresti e apprezzare comunque il viaggio.
Qualunque sia la tua idea di felicità, dovrai certamente, in qualche modo e misura, imparare a vivere in questo divario in cui l’onnipotenza del desiderio si avvicenda con la possibilità concreta ed efficace di costruire una realistica qualità di vita.
Vuoi degli esempi?!
Basta che ti guardi intorno, nei tuoi diversi ambiti di vita e ruoli, per vedere quando, dove, come e perché sei felice o infelice.
Basta che ti guardi dentro per comprendere cosa ti rende felice o infelice e perché.
Vuoi un’indicazione?!
Basta che inizi a riconoscere le situazioni in cui soffri ovvero quando sei frustrato, deluso, triste, preoccupato, arrabbiato, angosciato, ansioso, ti senti in colpa o ti vergogni, ti senti incompreso, criticato, umiliato, lasciato solo, non sostenuto, escluso, ecc.
Basta che inizi a riconoscere quali sono i tuoi bisogni frustrati: amore, comprensione, affetto, calore, sostegno, stima, apprezzamento, appartenenza, ecc.
Basta che inizi a riconoscere, a cercare un significato e in molti casi a trasformare le tue aspettative su come dovrebbero essere persone, cose e situazioni, a cominciare da te in prima persona.
Basta che inizi ad agire in modo da cercare di soddisfare i tuoi bisogni, imparando sia ad apprezzare e godere di ciò che arriva sia ad accettare con sufficiente serenità che qualcosa che vorresti non arriva…

Regolare la felicità

Conosci le regole che governano il tuo comportamento?
Conosci le regole che governano la tua mente e il modo in cui intrattieni relazioni?
Conosci le regole per essere felice?
Conosci le regole che generano la tua sofferenza?
Proviamo a scoprirle…
Ti do un suggerimento iniziale … E te ne chiedo uno in cambio. Grazie in anticipo.
Nella mia esperienza professionale e personale ho scoperto che se seguiamo regole rigide di pensiero e comportamento basate sulla credenza che tutto deve essere perfetto (se stessi, gli altri, le cose, il mondo, le situazioni, la vita, ecc.) e tutto deve essere sotto controllo (nessuna incertezza, nessuna ambiguità, nessuna contraddizione, nessuna imprevedibilità, ecc) allora molto probabilmente siamo incamminati sulla strada dell’infelicità…
Inizia, dunque, l’esplorazione: cerca, se ci sono, aree o ambiti di vita in cui sei infelice… Cerca, in quei casi, quali regole di pensiero e comportamento segui per arrivare ad essere infelice…
Quindi la richiesta che ti faccio: quali regole dovremmo seguire per essere felici?

Quando le hai individuate, mettile alla prova nella realtà… Verifica come funzioni seguendo queste regole… Verifica i risultati che ottieni… Quanta felicità… Quanta sofferenza…

Cerca, quindi, di affinarle in base alle tue esigenze e alle necessarie esigenze di adattamento alla realtà e alla convivenza con gli altri…

E datti una regolata…

Grazie ancora per i suggerimenti che vorrai darmi e anche per la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, da ordinare in libreria oppure on line.

Cronaca di una felicità quotidiana

Per iniziare a costruire la tua felicità, è importante farti guidare da alcune domande orientative. Al servizio di tue scelte consapevoli e responsabili…

COSA? La meta… Cosa vuoi raggiungere. Cosa vuoi sia presente nella tua vita per vivere la vita che vuoi…

CHI? Tu… Tu sei responsabile delle scelte che fai, anche come scegli di agire rispetto a ciò che non dipende da te e a ciò che è irrealizzabile…

COME? Il percorso… Cosa devi fare per arrivare dove vuoi arrivare. Esistono molteplici strade, l’importante è camminare in modo consapevole e responsabile, a volte scegliendo di fermarsi, tornare indietro, fare una pausa, cambiare strada…

QUANDO? Ora… È ‘ora’ che puoi dare inizio alla tua felicità… Se non ora, quando? È sempre ‘ora’ quando decidi di iniziare… Ed inizi ad agire…

DOVE? In ogni ambito della tua vita quotidiana… In ogni relazione… In ogni scelta…

PERCHÉ? Per la tua qualità di vita… Perché ciò che vuoi realizzare è per te importante, per i tuoi bisogni, desideri e valori, quelli individuali e quelli che coinvolgono altre persone, dalle più care all’umanità intera…

Seguendo la traccia di queste domande, chiarendo in modo sempre più specifico e preciso le tue risposte, avrai già cominciato il tuo viaggio dal paese delle miserie al paese delle meraviglie.

Sostegno a questo percorso lo puoi trovare anche leggendo ‘Alice nel paese delle miserie’ (un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere). Lo puoi ordinare direttamente in libreria o su youcanprint.it o su Amazon.

Buon viaggio…

La differenza

Oggi un esercizio breve breve e tanto potente.
Pensa ad una tua relazione importante: coppia, lavoro, amicizia, genitore-figlio, ecc.
Inizia a riflettere o addirittura ruminare su ‘cosa non va’ in questa relazione: bisogni frustrati, aspettative deluse, aspri conflitti, desideri inconciliabili, torti subiti, senso di ingiustizia, assenza di reciprocità, sentirti incompreso, non sostenuto, non rispettato, quasi ‘solo’ all’interno di questa relazione.
Nota quali emozioni scaturiscono da questi pensieri, più o meno ripetitivi; rabbia, tristezza, preoccupazione, disgusto, dolore, solitudine, sensi di colpa, sensi di inadeguatezza, impotenza, fallimento, vergogna, ansia, angoscia, disperazione, ecc.
Ora pensa alla stessa relazione e a ‘cosa va’ in questa relazione, in particolare focalizza la tua attenzione sui ‘momenti buoni’ tra voi, sulla disponibilità dell’altro, sulla sua premura e attenzione ai tuoi bisogni e desideri, sulla reciproca soddisfazione, sul sentirvi connessi, anche intimi a seconda della relazione, sull’altro comprensivo e gentile, supportivo, vicino.
Nota, quindi, quali emozioni scaturiscono da questa tua focalizzazione dell’attenzione: gioia, serenità, pienezza, amore, orgoglio, nutrimento, felicità, appagamento, entusiasmo, gratitudine, ecc.
E quindi?!
Due insegnamenti. Almeno due.
È importante individuare ciò che ‘non va’ e impegnarsi con azioni concrete a trasformare la frustrazione in soddisfazione (ogni scelta comportando un rischio)…
È importante imparare a focalizzare l’attenzione su ciò che ‘va’ per nutrirsene, per godere della soddisfazione che già è a disposizione nella relazione…
Almeno due insegnamenti. Aspetto i tuoi suggerimenti…

Tre flussi, tre lussi, tre pratiche per tutti

Negli ultimi anni, lo sviluppo di un sé compassionevole sta prendendo una posizione sempre più centrale e importante come dimensione curativa della psicoterapia.
In termini laici e concreti, la compassione è un assetto mentale fondamentale che sia il terapeuta sia il paziente possono ‘allenare’. Praticare per diventarne esperti.
La compassione è la sensibilità a cogliere la sofferenza, propria e altrui, per impegnarsi ad alleviarla.

La compassione si realizza in tre direzioni o flussi:
1. Da sé verso gli altri
2. Dagli altri verso sé
3. Da sé verso sé

Tre necessità basilari al servizio del proprio benessere, personale e interpersonale.

La compassione e l’autocompassione mitigano la voce del giudice interiore freddo e sprezzante che ci viene a trovare nei momenti di difficoltà per dirci che “sei fallito, incapace, il solito piagnone” o qualche altro complimento del genere con cui ‘vorrebbe incoraggiarci’… Ma finisce per affossarci ancora più giù…
La compassione, che sia per gli altri o dagli altri o da te verso te stesso, aiuta la persona a rispettare il suo dolore e anche ad impegnarsi per alleviarlo e superarlo. Impegnarsi al meglio possibile. Osservare il dolore, senza giudicarlo. Imparando ad accettarlo per quello che è. Anche perché quando lo accettiamo stiamo cambiando il nostro rapporto con la sofferenza in un modo che la riduce o la rende per noi più sostenibile.
Senza colpevolizzare e affossare la già affranta stima di sé e, al tempo stesso, invitando a prendersi la responsabilità di fare qualcosa per quel dolore, per accettarlo e trasformarlo, per andare oltre e, dopo il periodo difficile che si è dovuto affrontare, riprendere il cammino verso una vita di senso e di valore. Una vita guidata dai valori consapevolmente scelti: agire motivati da ciò che è importante per sé, per le proprie relazioni, quelle vicine e più in generale per l’umanità intera.
Praticare la compassione è impegnativo perché siamo abituati a praticare il giudizio. Siamo abituati a dare consigli prima di aver veramente ascoltato. Siamo abituati a dare consigli che partono dal nostro punto di vista invece che da un’accurata comprensione del punto in cui si trova l’altro e da cui percepisce e dà senso al mondo. E anche quando l’altro siamo noi stessi siamo abituati a riempirci di ciò che ‘dovremmo fare’ piuttosto che ad ascoltare veramente ciò sentiamo e ciò di cui abbiamo profondamente bisogno…
Per iniziare a praticare la compassione, quando ti trovi in una situazione difficile e dolorosa, puoi:
– Notare il tuo critico interiore in azione, quella voce interna giudicante e colpevolizzante che ti accompagna con rimproveri, critiche, svalutazioni… “Hai sbagliato, un’altra volta, come sempre”, “non sei mai all’altezza”, “sei sempre il solito…”, “non riuscirai mai…”, “altri al tuo posto ce l’avrebbero fatta…”
– Cercare di comprendere i motivi per cui il tuo critico interiore vorrebbe aiutarti, ma usa atteggiamenti, modi, parole e toni che non sono giusti per te…
– Esprimere al tuo giudice interiore gratitudine per le sue intenzioni, ma anche chiedergli di usare altri modi, toni e parole… Più gentili, calme, rispettose, amichevoli… “capisco che mi vuoi aiutare, ma in questo modo mi fai stare ancora più male”, “apprezzo la tua intenzione amorevole, ma in questo modo duro e rigido aggiungi dolore inutile al dolore inevitabile…”

Strano? Bizzarro?

Prova e vedi l’effetto che fa…

All’inizio potrebbe sembrarti effettivamente strano, bizzarro, folle oltre che assolutamente inutile… Ti invito a provare e continuare con fiducia… Notando gli effetti che ha sulla tua esperienza emotiva e sulle tue sensazioni corporee…

… Che tu possa sentirti sicuro e protetto, amato e stimato, libero e coraggioso…

Boomerang

Visto che siamo abituati a sentirci frustrati e delusi…
Visto che tendenzialmente ci sentiamo stressati ed esauriti…
Visto che siamo tanto spesso sintonizzati sugli altri che ci maltrattano e ci fregano…
Visto che siamo abili a ruminare sulle minacce e gli affronti…
Visto che solitamente ci maltrattiamo con autocritiche severe e spietate…
Visto che ci mettiamo un attimo ad affogare nell’ansia e nel rimuginare su una minaccia attesa…
Visto che siamo esperti nel sentirci falliti e depressi…
Visto che il bicchiere è sempre mezzo vuoto e quasi mai riusciamo a bere ciò che contiene (e anche se lo facciamo non ci sentiamo comunque soddisfatti)…
Visto che la nostra mente funziona così perché è impostata per la sopravvivenza e non per la felicità…
E visto, soprattutto, che queste modalità di vivere la nostra quotidianità ci permettono di sopravvivere e poco più, non funzionano per essere felici, anzi ci spingono verso il malessere individuale e nei rapporti interpersonali…
Allora, diventa fondamentale accedere ed espandere ‘altre potenzialità della mente’, orientate al benessere e alla prosperità.
Diventano fondamentali tre comportamenti da imparare e praticare, da ‘imparare praticandoli’:
1. Riconosci la gentilezza che ti è stata fatta…
2. Esprimi gratitudine riconoscendo il valore di questa gentilezza per te…
3. Agisci in modo gentile come ti viene più naturale e spontaneo…

La gentilezza esprime la compassione intesa come sensibilità alla sofferenza propria e altrui e desiderio di alleviarla…

La gentilezza è un boomerang…

Se proprio non ce la fai a non pensarlo, pensa pure di essere un egoista, inizia ad essere gentile per ricevere gentilezza… Chissà come sarebbe un mondo pieno di questi egoismi?!

Barcone

La vera felicità si trova in uno spazio tra reale e ideale.
La vera felicità discende dalla vera accettazione.
Che tu creda o meno alla felicità, che tu la creda possibile o irrealizzabile, che tu la creda duratura o estemporanea, qualunque siano le tue idee e credenze sulla felicità, l’accettazione offre comunque una base fondamentale di partenza per vivere una vita piena. E felice… Trova la tua idea di ‘vita piena’… E la tua idea di vita felice…
Accettare non vuol dire rassegnarsi alle esperienze dolorose. Accettare vuol dire fornire loro un terreno fertile affinché possano trasformarsi in modo naturale fino a scomparire o diventare assolutamente più tollerabili.
Curare il dolore vuol dire ‘cercare di alleviarlo’ e questa è una strada possibile…
Prendersi cura del dolore è una seconda fondamentale strada che consiste nello ‘stare col dolore’, creando quello ‘spazio interiore’ in cui il dolore può abitare dentro di noi senza distruggerci…
Belle parole… Come si fa?
È un percorso che non prevede ricette o prescrizioni valide per tutti, se non che tutti dobbiamo:
– accettare che la vita è dolorosa e imperfetta, presenta comunque quotidianamente o nell’arco di vita quote di dolore più o meno impegnative
– accettare che nessuno è perfetto e tutti quanti noi siamo limitati, con un certo grado di potere e impotenza nel realizzare i nostri bisogni e desideri; siamo forti e deboli, abbiamo successo e falliamo, siamo saggi e immaturi
– accettare che fatti, situazioni e persone non sono esattamente come noi desideriamo
– accettare che noi non siamo esattamente come vorremmo essere.
Accettare di stare tutti su questo barcone è il primo fondamentale passaggio per dirigerci verso una vita piena di valore e significato…
E se dobbiamo sperare che qualcuno ci accolga, è prima di tutto fondamentale accogliere noi stessi, accogliere questa nostra umana condizione per essere comprensivi e amorevoli con noi stessi invece che giudicanti e rifiutanti…
Tra le miserie e le meraviglie c’è un barcone…
Buon viaggio a tutti…

Una strada per la felicità

Crescere significa imparare a fare i conti con le mancanze.
Nasciamo in uno stato di perfezione che immediatamente dobbiamo abbandonare. La simbiosi originaria lascia il posto ad un rapporto con la propria madre che, anche quando è ottimale, è meno che perfetto. Qualcosa manca e qualcosa mancherà per sempre. Ed è sano che sia così. Dobbiamo imparare a vivere in un’ottimale disillusione in cui l’esperienza della frustrazione è dolorosa, ma noi dobbiamo impegnarci a renderla non traumatica ovvero a tollerarla e sostenerla.
Per tutta la vita sperimenteremo questo senso di mancanza e il tentativo illusorio di raggiungere o recuperare il ‘paradiso perduto’, quel senso di sintonia assoluta, fusione simbiotica, interezza e completo appagamento.
Per vivere una vita ‘sufficientemente’ appagante e realizzata, ovvero una vita ‘realisticamente felice’, il prima possibile dobbiamo imparare a elaborare tale mancanza vissuta come insoddisfazione e privazione, imparando a tollerare in modo ottimale la frustrazione, imparando a riconoscere i nostri bisogni e desideri come validi, a sentirci legittimati nel tentare di realizzarli e, al tempo stesso, imparando a vivere col dolore della mancanza, ad accettare che non tutto sarà mai completamente raggiungibile.
Conosci un’altra strada per la felicità?