Se… Allora… Vuoi essere in- felice?!?!

“Cosa è normale per te” può essere la fonte della tua sofferenza. Soprattutto se “cosa per te è normale” sembra essere l’unico modo per stare al mondo. Mi spiego con alcuni esempi. Se per te è normale guadagnare 3000 al mese per essere felice allora se guadagni di meno non riesci a sentirti felice. Se puoi essere felice solo se diventi genitore allora se non riesci ad avere figli non puoi che essere infelice. Se avere cento amici è il minimo indispensabile per sentirti amato allora… Se riesci a sentirti realizzato solo se durante l’anno ti fai la settimana bianca in inverno, quella gialla in estate, quella rossa in autunno e quella verde in primavera, probabilmente riuscirai a vivere molte settimane infelici.

Insomma, è una questione di “rigidita” degli standard di vita. Cosa deve essere presente nella tua vita per sentirti appagato? Di cosa puoi fare a meno, anche se per te è importante, eppure sentirti soddisfatto e realizzato?
Ti invito a notare i tuoi standard nei vari ambiti e ruoli… Soprattutto nelle aree di vita che tu ritieni e senti centrali per la tua felicità, per la tua autostima, per essere la persona che vuoi essere…

Che non significa confondere ciò che è fango e ciò che è cioccolata… È fondamentale riconoscere cosa è importante che sia presente nella propria vita per determinarne la qualità. Riconoscendo questi aspetti come centrali nel determinare il valore di sé e della propria vita, ma senza viverli come assolutamente necessari e indispensabili per vivere una vita degna. Il meglio è meglio ed è importante ambire ad esso e lottare per ottenerlo, qualunque sia il meglio per noi… Al tempo stesso, la traccia per la felicità passa anche e soprattutto attraverso la capacità di diversificare le fonti cui attingere per sentirci felici e realizzati. Anche il fallimento in un obiettivo importante puoi superarlo se impari a ridefinire il senso di ciò che è accaduto e impari a riconoscere e inseguire tante altre possibilità a tua disposizione per vivere una vita appagante. Anche se mancherà “qualcosa” e quel qualcosa per te assomiglia a “tutto”, puoi sempre ritrovare strade per risalire e ricostruire. E questo a me appare fondamentalmente il miglior “antidepressivo” che ciascuno di noi può prendere… Certo non è facile da prendere come una pasticca, ma la fatica che richiede vale tutto il beneficio che si può guadagnare per una vita intera…

La coppia felice

La relazione di coppia ideale è quella con tanti partner quanti ne servono per realizzare i tuoi bisogni e desideri.
Le relazioni reali solitamente prevedono un unico partner che, per quanto meraviglioso possa essere e per quanto possa essere capace di soddisfare i tuoi bisogni e desideri, sarà, comunque, anche fonte di un qualche grado di frustrazione e delusione. Non sempre corrisponderà al modello che hai in testa e nel cuore. Anche se all’inizio puoi aver vissuto nell’illusione della perfezione.
È un po’ come “ricordati che devi morire…” Una verità tanto banale, quanto fondamentale, se la tieni a mente e ne fai guida ispirata del modo di vivere la tua relazione di coppia.
Hai bisogno di un partner sensibile, accogliente, rassicurante, protettivo, fedele, affidabile, stimolante, disponibile, romantico, appassionato, grande amante, generoso, comprensivo, intelligente, anche bello, ricco e simpatico. Che altro ancora? Insomma, capace di esaudire ogni tua richiesta, ogni tuo desiderio, ogni tuo bisogno.
Il tuo inconscio, inoltre, chiede che sia un po’ come mamma e un po’ come papà. E anche un po’ diverso da mamma e un po’ diverso da papà. Insomma cosa ti aspetti dal tuo partner? Come deve essere? Cosa stai chiedendo al tuo partner? Quanto il tuo partner reale è vicino al tuo ideale? E come te la vivi questa grande o piccola differenza tra come lo vorresti e come è?
In queste poche annotazioni sembra si possa trovare il segreto della coppia felice…
In cui è utile che tu smetta di aspettarti o addirittura pretendere che il tuo partner sia quello che deve essere per te… E inizi, invece, a scegliere con consapevolezza e responsabilità cosa vuoi farne della tua frustrazione, della tua delusione, della tua relazione.

Un equilibrio… In equilibrio

Il disturbo psicologico, come del resto ogni malattia fisica, della persona, con tutta la sua sofferenza, esprime un equilibrio, un adattamento, un compromesso che la persona ha trovato. Un equilibrio tra sé e la realtà, tra sé e gli altri, ma anche tra diverse parti di sé.
Il lavoro di conoscenza di sé, di crescita personale e di cura ha quindi l’obiettivo, prima di tutto, di comprendere il senso di questo equilibrio. Un equilibrio che la persona ha trovato perché lo ha cercato, lo ha scelto, lo ha deciso: ha deciso, con un grado maggiore o minore di consapevolezza, che date certe condizioni, materiali e soprattutto affettive, quello era il modo migliore per governare la situazione, per ottenere il meglio possibile, per cavarsela in quelle specifiche circostanze, per trovare una soluzione al problema di come andare avanti, come vivere, come essere “sufficientemente” felice o non essere “eccessivamente” infelice (solo, abbandonato, rifiutato, non amato, non stimato, stressato, depresso, angosciato, ecc.).
Questa decisione può essere recente o anche molto remota nella storia della persona. Può essere una decisione che la persona rinnova ogni giorno o cambia continuamente o anche un’unica, originaria, decisione che la persona, da bambino, prese “una volta per sempre” (di certo non consapevolmente) come modo migliore per stare al mondo, per ottenere il massimo possibile di gratificazione dei propri bisogni e per ridurre al minimo il grado di frustrazione con cui cimentarsi…
Perché alla fine della fiera, la felicità, di un attimo o di una vita intera, se vogliamo credere alla sua esistenza e per come la vogliamo concepire e perseguire, è una questione di bisogni soddisfatti, desideri conquistati, valori realizzati.
Ecco perché è così importante concepire il lavoro terapeutico e trasformativo come un lavoro di consapevolezza e responsabilità.
Che si tratti di stress o di fobie, di deliri o di dipendenza, di problemi al lavoro o di conflitti interpersonali, piuttosto che di altri sintomi di natura fisica, psicologica e interpersonale, la persona è chiamata da se stessa, dai suoi stessi malesseri, a interrogarsi su qualcosa di “misterioso” che deve essere compreso e a qualche livello “risolto”. Ovvero conoscere e comprendere il proprio funzionamento (pensieri, emozioni, abitudini, reazioni tipiche, modo di comunicare, gestione delle relazioni, ecc.) per “ri-decidere” cosa fare. Per rinnovare le scelte o per introdurre novità. Per continuare a fare ciò che fa da una vita o per cominciare a cambiare. Cominciare a cambiare qualcosa, anche di piccolo, ma veramente… Effettivamente… Realmente… Un pensiero, un’azione, un’abitudine. Comunque “realizzare” qualcosa di “realmente” differente dal precedente. Accogliendo, affrontando ed accettando di vivere nelle conseguenze delle proprie nuove scelte. Per cercare e mantenere un nuovo equilibrio. Fino a quando quell’equilibrio sarà sufficientemente funzionante e fonte di serenità, benessere… Felicità!!!
Pensa ad uno o più ambiti della tua vita, attualmente o con una prospettiva che va indietro nel tempo, e nota di cosa è fatto il tuo equilibrio, a cosa ti serve ora, a cosa ti è servito nel tempo. E… Respira … Ascolta le tue sensazioni ed emozioni… Rifletti … Decidi cosa farne di questo equilibrio…

Un’ispirazione fondamentale

“Anche se non credessi nella vita, anche se avessi perso la fiducia nella donna che amo, se avessi perso la fiducia nell’ordine delle cose e mi fossi invece convinto che tutto è disordine, dannazione e, addirittura, diabolico caos, se fossi rimasto colpito da tutti gli orrori della delusione umana, tuttavia continuerei a desiderare di vivere e, dal momento che ho assaporato questo calice, non mi staccherò da esso fino a quando non avrò bevuto fino all’ultima goccia” (I fratelli Karamazov – F. M. Dostoevskij)

Ecco un’ispirazione importante del lavoro su se stessi, ispirazione che ciascuno di noi potrebbe trarre da questo pensiero. Nonostante una fiducia perduta nella vita e nelle persone, nonostante tanta delusione fino al caos e al non senso, c’è sempre… Ci può essere sempre… Il desiderio di vivere come spinta ad agire, ad incontrare le persone, a creare la propria giornata come i personali progetti a lungo termine. Fino all’ultima goccia…

Non sempre è facile… Anzi quasi mai è facile…
Non sempre è facile recuperare la fiducia nella vita e in se stessi, nelle persone e nel futuro…
Per questo è un’ispirazione che ciascuno può fare sua in modo personalissimo.
Per questo è una strada che ciascuno percorre come meglio crede e sente, al proprio passo e al proprio tempo…
Non sempre è facile… Ma esiste come possibilità… Per tutti…

A che punto è il tuo desiderio di vivere?
Cosa contiene per te il tuo desiderio di vivere?

L’orologio di Charles Baudelaire

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;
il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.
Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!
Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!
Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.
Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

In che modo questa poesia racconta di te? Qual è il tuo rapporto col tempo? Tempo, ricordati, che scorre inesorabile? Che tempo dai e che spazio al tuo piacere? Che tempo dai e che spazio alle attività che veramente rendono la tua vita, come ogni singola giornata, dal primo all’ultimo giorno, piena di piacere e degna di essere vissuta? E di cosa è fatto il tuo piacere?
Quanto riesci a portare il piacere nella tua vita? Quanto ti fai sommergere dai sensi di colpa?
Cosa stai facendo per rendere la tua vita il più possibile vicina a come la vuoi? Cosa manca alla tua vita, ora, per essere, ora, proprio come la desideri? E che devi metterci?
Tante domande… Inizia a rispondere prima che sia troppo tardi… Buon anno!!!

Palle di Natale

Palle di Natale ovvero la consapevolezza di stare al di qua e al di là del giudizio. Giudichi e vieni giudicato. Stai sotto e sopra… Le palle di Natale…

Esercizio natalizio per comprendere questo e altro ancora …
Carta e penna o dispositivo elettronico…
Scrivi di getto, senza pensarci troppo, le persone che ti stanno ANTIPATICHE e perché…. Tutte quelle che ti vengono in mente e tutti i motivi…
Quindi…
Scrivi di getto, senza troppe riflessioni, le persone a cui CREDI DI STARE ANTIPATICO e perché… Tutte quelle che ti vengono in mente e tutti i motivi…
Basta. Ecco l’esercizio, tutto qui. Già avrai raccolto tanto materiale per comprendere, per capire e per agire, per assumerti la responsabilità di fare qualcosa di concreto rispetto a queste antipatie… Qualche antipatia sarà reciproca, qualche altra sarà unilaterale… Amen… È così… Va così… E tu puoi comunque scegliere di farci qualcosa…
Però…
“A Natale siamo tutti più buoni…”, quindi ti propongo una seconda parte dell’esercizio che avrai già intuito…
Scrivi di getto le persone che ti stanno SIMPATICHE e perché… E goditi la loro simpatia… Sii grato… Esprimi loro la tua gratitudine per come riempiono la tua vita di simpatia, gioia, serenità, umorismo, entusiasmo, allegria e qualunque altra bella sensazione positiva…
Quindi… Botta di autostima…
Scrivi di getto tutte le persone a cui CREDI DI STARE SIMPATICO e perché… E goditi le sensazioni positive che provi nel sentirti simpatico, apprezzato, ben voluto…
Ovviamente… Queste idee e rappresentazioni della realtà, di te, degli altri, della simpatia e di sua sorella… Mettile alla prova della realtà, verifica se effettivamente le idee che hai sono utili guide per interagire con gli altri… Cosa succede effettivamente quando avvengono questi incontri di simpatici e antipatici… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai…
Anche in questa seconda parte dell’esercizio avrai potuto capire tanto di te e delle tue relazioni… Comprensione e consapevolezza che ti potranno guidare nelle tue scelte rispetto alle persone della tua vita…
E buone feste!!!

Amen…

Siamo cresciuti un po’ tutti a LATTE e GIUDIZIO. In parte, è un processo inevitabile, connesso alle necessità educative di insegnarci cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa è buono e cosa cattivo, cosa fa bene e cosa male. In parte, può essere stato un percorso di sviluppo gravemente appesantito da un’atmosfera familiare eccessivamente rigida, severa, ferocemente giudicante.
Quasi sempre, da adulti, uno degli scopi più diffusi tra le persone, a volte chiaro ed evidente, altre volte più nascosto, è lo scopo di EVITARE di ESSERE GIUDICATO o di SENTIRSI GIUDICATO. Assolutamente comprensibile, viste le premesse infantili. Purtroppo fonte di sofferenza per la persona in quanto spesso il rischio di essere giudicati è connesso al fatto stesso di vivere la propria vita. Ovvero quando ci proponiamo di soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri desideri incontriamo quasi sempre o potremmo incontrare o temiamo di incontrare qualcuno che ci giudicherà, a cui non piacerà ciò che stiamo facendo. “AMEN”… potremmo dire. Ma non sempre ci riusciamo. Pur sapendo che, in teoria, non stiamo al mondo per fare ciò che piace agli altri, in pratica sembra proprio che, quasi sempre, veniamo guidati dallo scopo di sentirci approvati, apprezzati, ben voluti, accettati, non giudicati negativamente dagli altri. Anche questo assolutamente comprensibile viste le premesse infantili. Siamo cresciuti a latte e BISOGNO DI APPROVAZIONE. E come potrebbe essere diverso per un figlio e un “piccolo bambino” in generale che si nutre dell’amore e della stima dei “grandi”.
Quando diventiamo grandi noi, ci dobbiamo districare in questo conflitto tra perseguire i propri scopi (la propria idea di felicità) e fare i conti con una quota di GIUDIZIO che INEVITABILMENTE INCONTRIAMO per strada. E dobbiamo, allora, imparare a comprendere quel giudizio che ci aiuta e sostiene nel mantenere la direzione giusta per noi stessi e il rapporto con la realtà, e distinguerlo da quel giudizio che, invece, ci porta solamente ad abbandonare i nostri tentativi di vivere la vita che desideriamo.
Non possiamo evitare che gli altri ci giudichino, possiamo scegliere cosa farne di quel giudizio.