Compagne di viaggio

Sono le paure le più fedeli compagne del nostro viaggio quotidiano alla ricerca della felicità.
Paura di commettere errori, di sbagliare…
Paura di deludere gli altri, di non piacere…
Paura di non piacere a se stessi, di non essere abbastanza bravi…
Paura di perdere il controllo, di essere sopraffatti dall’incertezza e di sprofondare nell’insicurezza…
Paura di sentirsi fragili, di mostrare il fianco…
Paura del giudizio, di essere condannati al rifiuto, alla vergogna e alla solitudine… Per non essere perfetti… Per non comportarci come gli altri si aspettano da noi… Per non essere all’altezza di come dovremmo essere… Per non essere forti e in controllo di tutto…
Quali altre paure sono tue compagne di viaggio?
La paura è un ostacolo lungo il tuo percorso di crescita, ma può diventare tua amica se ti muove all’azione. Se ti attiva fino al punto di agire concretamente per farla sparire. Azioni per proteggerti… Per rassicurarti… Per calmarti… Per confortarti… Per rafforzarti… Per farti riprendere il tuo cammino, rimosso l’ostacolo. Fino al prossimo…
Ecco allora un nuovo viaggio possibile…
Inizia a notare quando hai fatto salire queste compagne di viaggio sul tuo stesso treno… E quando ancora oggi ti circondi di paure…
Nota a cosa ti serve tenertele così strette…
Nota, anche, cosa dovresti fare per lasciarle scendere alla prossima fermata… E cosa è difficile fare per lasciarle andare…
Nota, infine, cosa succede, cosa provi e cosa pensi, cosa impari, ogni volta che effettivamente ti lasci indietro una tua paura…

La realtà e la speranza

Di cosa è fatta oggi la realtà. Dipende da come la leggi e da come te la racconti. Fatti. Emozioni. Pensieri. Azioni.
Di cosa è fatta la speranza. Dipende da come te la racconti e come la progetti. Fatti. Emozioni. Pensieri. Azioni.
La realtà oggi è piena di incertezza. Non fosse altro perché ne esistono narrazioni molto differenti. Anche dallo stesso polo. Piena di paura. Rabbia. Preoccupazione. Dispiacere. Confusione. Smarrimento. Angoscia. Impotenza. Anche disperazione. Ogni pensiero sembra sterile. Ogni azione bloccata o percepita come inefficace a trovare finalmente una soluzione. O comunque ogni scelta sembra sempre una coperta troppo corta. E anche questa è una delle narrazioni possibili. Solo una tra le tante.
Per affrontare la realtà, che sia dura o confusa o ingiusta o disperata, come percepita da ciascuno di noi, come ascoltata, letta, raccontata, creduta ‘vera’, c’è bisogno di pensieri che lascino intravedere possibilità e quindi speranza. La fiducia e l’impegno nella possibilità di superare il momento difficile e tornare a ‘cavarcela’ che significa trovare la propria strada. Ognuno a suo modo. Tornare a vivere cercando la propria strada, il senso personale. Il significato e il valore della vita. Nel senso più concreto del termine.
Quali azioni utili?
Le azioni discendono dai pensieri, dalle convinzioni, da ciò che crediamo sia ‘vero’.
Esiste una verità oggettiva o esistono tante verità soggettive quante quelle che possiamo immaginare e raccontare?
Questo è uno di quei momenti, più di altri, in cui ciascuno di noi deve tendere ad ancorarsi a quelle ‘tre certezze’, tre, che possiede, in cui crede, ciascuno ha le sue, che considera pilastri e valori a cui aggrapparsi come riferimento per ‘passare la nottata’. Per un progetto a lungo termine da tenere sempre vivo, accesso, entusiasmante.
Individua questi tuoi pilastri e valori, più o meno di tre che siano, riconoscili e rendili la tua base sicura, in attesa di tornare a vivere la vita che vorresti, in attesa di cominciare a vivere una vita rinnovata dalle esperienze.

Quante A ha la tua felicità?

Sai quante A ha la tua felicità?
Una serie di strade da percorrere…

AUTOCONSAPEVOLEZZA. Riconoscere i tuoi stati mentali. Cosa provi. Cosa pensi. Cosa desideri. Cosa fai nelle situazioni della tua vita, quelle serene e gioiose e quelle dolorose e stressanti. Quando succede qualcosa, rintraccia le tue sensazioni, emozioni e pensieri in quella situazione. Sono il canale di accesso ai tuoi bisogni, per chiarire cosa vuoi e devi fare per affrontare quella situazione.

AGENTIVITÀ. Riconoscere, sviluppare e praticare la capacità di agire sui tuoi stati mentali. Ad esempio, regolare ed esprimere in modo sano le tue emozioni, governare i tuoi impulsi, esprimere in modo adeguato i tuoi pensieri, comportarti in modo coerente coi tuoi valori, saper mantenere la direzione e la motivazione anche di fronte alla frustrazione.

ATTENZIONE A SÉ. Invece che all’altro. Spostare la tua attenzione dall’altro (presunta fonte di stress) e concentrarti su te stesso, sul tuo funzionamento, sui tuoi modi di pensare, di agire e di reagire (reale fonte di sofferenza… E potenzialmente di gioia).

APPRENDERE ABILITÀ. Le abilità sono tutti quegli strumenti e quelle risorse che ti permettono di aggiustare le cose, risolvere problemi, affrontare ostacoli, riparare relazioni, superare paure. Abilità pratiche e di comportamenti, abilità emotive e di relazione, abilità di pensiero.

ATTIVARE STATI DI BENESSERE. Generare condizioni di pienezza, attività gratificanti, esperienze di piacere, incontri significativi e nutrienti. Riempire il tuo tempo di attività, persone ed esperienze che veramente ti procurano ciò che desideri.

ALLENARE CIÒ CHE TI FA STARE BENE. Che sia un modo di pensare o di agire, è importante che cerchi di ‘sostare’ il più possibile in quelle attività ed esperienze che ti procurano stati positivi in cui senti di realizzare una vita la più vicina possibile a come la desideri.

AAAAAAA. 7 A. Mantieni il focus sui bisogni fondamentali di ciascuno di noi:
ATTACCAMENTO. Bisogno di cure, di affetto, di protezione, di sicurezza. E il bisogno complementare di accudire, prendersi cura.
APPREZZAMENTO. Bisogno di stima. Di ambire, di scalare, di competere, di vincere.
AUTONOMIA. Bisogno di esplorare e di sperimentarsi. Di giocare, di curiosare, di creare, di cercare con passione ed entusiasmo.
APPARTENENZA. Bisogno di avere relazioni e far parte di gruppi. Di sentirsi inclusi, dentro. Di riconoscersi in un’identità comune.
AMORE. Bisogno di legami intimi, sensuali e sessuali. E tutte le forme d’amore che conosci… E puoi cercare…
ALLEANZA. Aiuto reciproco. Cooperazione, collaborazione, ricerca di alleanza in direzione di mete comuni e condivise.

AL SICURO. Scannerizzare pericoli all’integrità fisica per salvare la pelle…

Alla fine… Carpe Diem. Anzi, ATTIMO. Cogli l’attimo… Per tutto ciò che può voler dire per te…

Non è una ricetta per la felicità. Né un ‘come fare’. È una serie di strade da percorrere… Buon cammino…

… … …

Consigli bibliografici, sempre per la felicità. Se sei un tecnico in ambito psi, ti invito a leggere i lavori di Liotti e di Dimaggio. Se sei curioso e appassionato, ma non tecnico, allora leggi UN ATTIMO PRIMA DI CADERE. Di Giancarlo Dimaggio.

UN ATTIMO PRIMA DI CADERE

Questo sono stato. Sì!
Questo sono. Sì!
Questo sarò. Sì… E anche no!
La psicoterapia aiuta la persona ad agire al presente, per rileggere il passato e (ri)-scrivere il futuro. Riscrivere il copione anticamente scritto…
Immaginando prima una realtà diversa. Agendo quindi in modo diverso nella realtà. Facendo la spola tra agire e riflettere, riflettere e agire. Muoversi per capire. Comprendere per spostare le cose.
Questo è, in estrema sintesi, il lavoro terapeutico.
Questa è la psicoterapia descritta in UN ATTIMO PRIMA DI CADERE, romanzo di Giancarlo Dimaggio, psicoterapeuta, che racconta storie di vita di pazienti, che si incrociano con la storia personale dell’autore e la sua evoluzione professionale. Un libro per tutti in cui la tecnica terapeutica viene romanzata quanto basta a catturare il lettore che può leggere probabilmente in alcuni passaggi anche pezzi della sua storia di vita.
Gli incontri, gli incidenti, le relazioni, le fortune, le scelte, insomma la nostra storia, scrivono direttamente ‘nel corpo’ una trama, con una serie di personaggi, che abitano la nostra mente e agiscono in noi, nelle nostre scelte, nelle nostre relazioni, a plasmare i nostri pensieri, a disegnare le nostre emozioni.
Il corpo vitale esprime gioia, fierezza, orgoglio, eccitazione, ma purtroppo, a volte o spesso, il corpo è corazza che porta anche dolore, cupezza, rifiuto e angoscia.
Affrontando le proprie paure, i propri ‘luoghi oscuri’, consapevole che “chi fa sbaglia, chi non fa sbaglia due volte”, il terapeuta mette al servizio della cura la sua ‘risonanza emotiva’ col dolore del paziente.
Il paziente racconta, più o meno chiaramente, i suoi vissuti di angoscia, paura, umiliazione, violenza, tradimento, esclusione, abbandono, rifiuto, svalutazione, colpa, solitudine.
Con disciplina interiore che la metà non basta, il terapeuta sta lì, con lui, respirando la stessa puzza, per riscrivere da qui, ora, una possibilità diversa. Per immaginarla… Per attraversarla con tutto il corpo… Per portarla nella realtà, attraverso azioni nuove, tutte da inventare, tutte da testare, tutte da affinare, fino a scrivere un finale diverso di vecchie storie, l’inizio di una nuova vita…

‘P – factor’. Un viaggio

Il dolore fa crescere e anche la paura, anche se probabilmente un po’ tutti vorremmo crescere senza incontrarne più di tanto. Crescere ti richiede di mettere ordine nel caos e nell’imprevedibilità che ti arrivano, prima o poi, tanto o poco, anche se un po’ tutti vorremmo crescere sperando di schivare il più possibile la sofferenza e imparando a cogliere le opportunità. Così è la vita… Certo è meglio la serenità che la tragedia, diremmo tutti.
La nostra vita ci fornisce sostanzialmente interrogativi a cui noi “dobbiamo” rispondere, siamo chiamati ad affiancare punti esclamativi.
La nostra vita si svolge tra ciò che troviamo e ciò che non troviamo. Tra ciò che lasciamo e ciò che troviamo. E ogni tanto ci interroghiamo sulla distanza che esiste tra ciò che siamo e ciò che vorremmo e avremmo voluto essere. Ma anche tra ciò che siamo stati e ciò che non siamo più. E a volte questi temi ci procurano gioia, molto più spesso dolore.
Chi veramente fa i conti con dolore, paura, malattia, perdita, disillusione (tutti noi?) deve necessariamente cercare la luce dentro al buio… Per non sprofondare nell’oscurità, qualunque forma essa possa assumere…
E quindi ognuno ha il suo viaggio da compiere… Eroico o meno che sia… Di cui conosciamo, forse, l’inizio, ma la cui fine dobbiamo cercare di inventare…
Viaggio che si svolge sempre tra regole e immaginazione, tra testa e cuore, tra ragione e sensazioni.
Viaggio in cui devi saperti muovere dentro le certezze rassicuranti e i confini che delineano il percorso, per imparare gradualmente a sfidare i tuoi limiti, imposti e autoimposti, senza mai perdere la testa, qualità che ti permette di perderla solo al momento giusto…
Viaggio che ciascuno compie col personale bagaglio. Di predisposizioni caratteriali ed esperienze precoci, di tendenze innate e di abilità acquisite. Doti naturali e percorsi evolutivi. Bagaglio di dolore e paura e di strategie che abbiamo inventato per cavarcela. Bagaglio di risorse e di limiti personali. Bagaglio in cui ognuno ha messo anche un po’ di certezze su cui poggiarsi e un po’ di imprevisti da imparare a governare.
Fino a quando non funziona qualcosa. Qualcosa non funziona più. Il controllo che, anche solo inconsapevolmente, hai avuto finora lascia il posto a qualcosa che sfugge, che ti sfugge. L’imprevisto diventa ingovernabile.
Prima alcuni segni che non sempre riesci ad interpretare… Poi segnali più chiari, che magari vedi, riconosci come anomalie, ma che tendi a trascurare… Quindi i sintomi, stai male, esprimi una qualche forma e grado di malessere: sei sempre stanco e deconcentrato, il lavoro diventa sempre più “l’attesa del fine settimana”, ciò che fino a ieri ti appassionava ora lo vivi in modo spento, demotivato. Sei costantemente annoiato, quasi sempre incazzato, anche tristezza e ansia ti vengono a trovare sempre più spesso. Ogni relazione ne risente, a casa, al lavoro, in coppia, coi figli, con gli amici. I pilastri in cui ti sei finora riconosciuto e identificato sembrano scricchiolare. Ti senti diverso dal solito, diverso da come sei sempre stato e anche gli altri, più o meno vicini, cominciano a vedere che qualcosa non va nel tuo modo di stare al mondo, nelle relazioni, nella quotidianità.
Il tuo corpo si lamenta, la tua mente si lamenta, tu ti lamenti. Lamenti che hanno bisogno di ascolto. Lamenti che sembrano inascoltabili.
Gradualmente insidiosa, una “parte malata” sta invadendo la tua personalità. Malessere fisico, emotivo, relazionale. Qualcosa è cambiato, si è rotto, si è inceppato o qualcosa del genere. Lo smarrimento che altre volte hai incontrato lungo il viaggio e che hai sempre superato con un senso di sfida, evoluzione, potenza e controllo, oggi è uno smarrimento in cui ti senti “profondamente” perso…
Ora comincia un altro viaggio. In almeno tre tappe, da percorrere necessariamente, anche se, come sempre, ciascuno a suo modo.
Prima. Sto male…
Seconda. Ho bisogno di aiuto…
Terza. Devo farmi aiutare…
Il resto è tutto da percorrere… in infinite forme possibili…
Grazie Luca per il tuo insegnamento…
Grazie Luca per il tuo libro, che invito tutti a leggere e diffondere: ‘P-Factor. La variabile Parkinson nella mia vita’. (Luca Berti. Youcanprint Edizioni).
Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza, il viaggio che stai facendo, forse unico e diverso da altri viaggi, forse simile al viaggio che ciascuno di noi compie…

Autoinganno

Ho ricevuto una critica ingiusta dal capo; provo rabbia (di intensità 8 su una scala da 1 a 10), preoccupazione (6), vergogna (7); sento la temperatura generale del mio corpo che sale insieme alla tensione a livello del collo e delle braccia, le mie gambe sono un po’ flaccide, mentre mi tremano le mani e sento il battito del cuore accelerato e il respiro spezzettato… Sto in silenzio e fermo alla mia scrivania… Penso che non sia giusto il modo in cui mi ha trattato davanti agli altri, penso che avrebbe potuto dirmi tutto in un altro modo più rispettoso, credo di aver fatto una figuraccia davanti ai colleghi perché non ho detto una parola e probabilmente si vedeva che ero agitato, un fascio di nervi trattenuti… Sono il solito deficiente e sottomesso, incapace di reagire e farmi rispettare; del resto, le persone sono spietate e ti affossano, fregandosene di cosa stai vivendo; la vita è veramente ingiusta… Mi sembra la solita storia che si ripete, come quando da bambino mio padre s’infuriava e mi metteva all’angolo, non dandomi la possibilità di spiegare il mio punto di vista, dicendomi che ero il solito casinaro, affogandomi di insulti. Oggi so che io non sono più quel bambino e il mio capo non è mio padre; oggi ho più risorse e capacità per farmi rispettare o perlomeno posso imparare a parlare invece che a stare zitto, posso esigere rispetto anche se ho sbagliato, posso esprimere il mio pensiero e ho diritto di essere ascoltato!!!

Percepisco freddezza e distacco nel mio partner… Sono molto triste (9) e preoccupato (9) per come sta evolvendo il nostro rapporto. Mi sento molto giù, il mio corpo è completamente abbattuto, sento un vuoto a livello del petto e mi viene da piangere. Ormai nemmeno ci provo a risolvere questa situazione, nemmeno le chiedo più come va, come stai, che hai fatto? Credo che siamo arrivati al capolinea, ormai non parliamo più, nemmeno litighiamo, nulla condividiamo… Lo sapevo che sarebbe andata a finire così, non merito una storia importante, come è successo altre volte, alla fine si stancano di me; è giusto forse, gli altri sono sempre pieni di passioni e interessi, io invece sono vuoto, noioso, non ho niente da dare. La vita è così, premia alcuni e affossa altri. È il mio ritornello di una vita, sono destinato a restare solo… Del resto ci sarà un motivo se mio padre è andato via con un’altra donna e non mi ha cercato più… Non merito di essere amato perché non valgo niente… Oggi faccio fatica a credere di poter cambiare le cose, anche se so che non sono più quel bambino e che la scelta di mio padre evidenzia solo i suoi limiti e la sua incapacità di assumersi le responsabilità di un adulto. Vorrei tanto riuscire a parlare con lei… Vorrei tanto dirle: cerchiamo di capire insieme se possiamo riprovarci in modo nuovo o se tra noi è finita veramente…

Il tuo corpo mantiene in vita le tue esperienze passate…

Il tuo comportamento mantiene sempre vive le tue convinzioni apprese in passato…

Le tue emozioni tendono a ripetersi come se stessi rivivendo ogni volta il passato…

Spesso quasi tutti ci auto-inganniamo col tempo: quello che sta succedendo ora ci riporta (attraverso i pensieri che facciamo, le azioni che mettiamo in atto, le sensazioni che viviamo e le emozioni che proviamo) a ciò che successe allora, in un tempo passato, più o meno recente o anche molto antico…

Oggi ti suggerisco, allora, un esercizio di auto-esplorazione che può essere uno strumento molto potente per la tua consapevolezza e per il tuo benessere… se lo applichi con attenzione, disciplina e costanza…

Prendi un’esperienza attuale che ti ha creato una o più emozioni spiacevoli quali: tristezza, dispiacere, rabbia, preoccupazione, senso di colpa, vergogna, paura, panico, angoscia, solitudine, abbandono, rifiuto, ecc….

Prendi nota di queste emozioni… descrivile… e valutale nella loro intensità da 1 a 10…

Prendi nota di come reagisce il tuo corpo… scannerizza il tuo corpo per cogliere le sensazioni fisiche e descrivile…

Prendi nota dei tuoi pensieri… descrivili…

Prendi nota di cosa hai fatto, di come ti sei comportato nella situazione…

Ora… più in particolare… lascia emergere le tue credenze e convinzioni… nello specifico ciò che credi vero e di cui sei proprio convinto riguardo a te stesso… gli altri… il mondo… la vita… la realtà… il futuro…

Una volta individuate queste credenze e convinzioni chiediti se sono proprio adatte a descrivere l’esperienza attuale o se magari sono più adatte a descrivere situazioni del tuo passato, momenti della tua infanzia, ricordi più o meno recenti della tua vita…

Alla luce della consapevolezza finora maturata, trova pensieri, credenze e convinzioni per te più adatte e utili a comportarti in questa situazione attuale che hai vissuto e in altre future che potrebbero ripresentarsi in modo simile…

I due esempi iniziali sono ripresi da vere storie di vita… Ognuno può prendere in mano la propria storia e cominciare a riscrivere una diversa sceneggiatura…

La colpa è Mia. Ancora

La colpa è Mia. Ancora uno sguardo attento alla lettura del nuovo libro del mio amico Paolo Basili, il suo terzo libro.
Mia è la protagonista. Mia potremmo essere un po’ tutti noi, protagonisti delle nostre vite tra sentieri soliti, non necessariamente solidi, e nuove possibilità. Tra regole protettive e rassicuranti e la vita che ti invita a superarle per non morire di frustrazioni e delusioni. Tra sentieri battuti di relazioni sempre uguali a se stesse e zone di comfort, affettive e lavorative che però sono lontane dal fornire reale benessere e vitalità.
Una lettura tutta d’un fiato e, al tempo stesso, pagine dense di emozioni e sensazioni su cui tornare più volte.
Scorrevole, intrigante, progressivamente appassionante. Pieno di spunti. Notevoli per sentire e riflettere. E per identificarsi, ora con questo, ora con quel personaggio. Come è per tutte le opere artistiche. Spunti di vario genere, diversi in base al focus che scegli di approfondire, ad esempio: una coppia in crisi o forse semplicemente che ha smesso di essere coppia da un pezzo; ma anche con la possibilità di reinventarsi come coppia, mischiando in modo diversamente creativo gli ingredienti fondamentali della passione (erotica e non solo), del progetto su cui investire a lungo termine (un figlio, ma anche altro, se un figlio non c’è), dell’intimità, l’essere vulnerabilmente nudi l’uno di fronte al cuore dell’altro. Focus possibile anche sul rapporto tra una personalità narcisistica e una dipendente, dove la relazione perversa prende le forme molteplici che può assumere la lotta di potere nelle relazioni. Fino a comportamenti estremi… E poi il rapporto tra una madre “fatta così” e una bambina ferita dentro l’adulta. Perché quella madre è sempre stata solo dalla propria parte e mai da quella della figlia. O focus sull’amore padre-figlia, che la malattia contribuisce ad amplificare fino alla convergenza dei cuori che non hanno bisogno di parole. E sull’amicizia, quella vera, quella della presenza al bisogno e senza richiesta. Quella che sa fornire le giuste dosi di cazzeggio e saggezza. Il tutto condito da un’atmosfera sociale e culturale che, ancora in questi anni, forse sempre più, perché nascosta ad occhi distratti, inquadra i rapporti umani dentro cornici piene di pregiudizi sociali e facili verità da inventare e vendere a buon prezzo sui social…
Semplicemente da leggere e condividere… Ancora grazie Paolo!

Curiosità al servizio del benessere

Oggi ti suggerisco un’autoesplorazione curiosa… Nel senso che ti invito ad essere CURIOSO… DI TE STESSO.

Quando riporti UN’ESPERIENZA POSITIVA, ad esempio, “per me è un periodo meraviglioso”, accompagna questa espressione con la descrizione di quali SENSAZIONI CORPOREE avverti, quali EMOZIONI provi, quali PENSIERI fai, a quali EVENTI ti riferisci per vivere quell’esperienza.
Similmente, quando vivi UN’ESPERIENZA NEGATIVA, ad esempio, “faccio proprio schifo”, accompagna questa espressione con la descrizione di quali SENSAZIONI CORPOREE avverti, quali EMOZIONI provi, quali PENSIERI fai, a quali EVENTI ti riferisci per vivere quell’esperienza.

E così per altre esperienze… POSITIVE (sono fortunata, la vita è un giardino di gioia, ringrazio i miei genitori per ciò che mi hanno dato, sono pieno di energia, la mia famiglia è il mio luogo sicuro, ecc.) e NEGATIVE (che fallimento!, La gente è sempre pronta a fregarti, il mondo è ingiusto, non ce la faccio più, mi sento sprofondare, ecc.).

Tutto questo per capire in modo diretto, pratico ed esperienziale che c’è differenza tra i FATTI e l’ESPERIENZA SOGGETTIVA che vivi di quei fatti. Che l’esperienza soggettiva è formata da SENSAZIONI nel CORPO (tensione, battito accelerato, respiro corto, tremore, rossore, bruciore, spalle pesanti, spegnimento, dolore al collo, mani ghiacciate, vuoto, gambe flosce, confusione, distensione, costrizione, leggerezza, soffocamento, movimenti e gesti vari, ecc.), EMOZIONI (paura, rabbia, tristezza, gioia, imbarazzo, gratitudine, impotenza, tenerezza, scoraggiamento, disperazione, allarme, calma, disgusto, delusione, entusiasmo, amore, umiliazione, solitudine, disprezzo, compassione, amarezza, vergogna, senso di colpa, sorpresa, dolore, allegria, estasi, ecc.), PENSIERI (la vita è bella, credevo meglio, non ce la farò mai, devo mettercela tutta, se non è preciso fa schifo, non sono capace, sono il migliore, posso sbagliare, chi non risica non rosica, l’ambizione sfrenata è pericolosa, non devo chiedere mai, posso scegliere anche se gli altri non sono d’accordo con me, merito un trattamento speciale, sono vittima di persecuzione, è colpa mia se sono solo, non posso mai essere triste, non devo mostrare ciò che provo, anche la speranza è morta, ho perso la fiducia negli altri, chi fa da sé fa per tre, ecc.).
Che ciò che vivi può essere più o meno condiviso dagli altri, anche partendo dagli stessi fatti ed eventi. E differenziare la TUA ESPERIENZA e comprendere anche la PROSPETTIVA ALTRUI può darti una marcia in più nel vivere rapporti interpersonali sereni.
Perché coltivare tutta questa curiosità?
Perché più conosci la tua esperienza positiva in modo articolato e più puoi accrescere e affinare il piacere che provi… E più conosci la tua esperienza negativa in modo articolato e maggiore è il potere che hai di alleviare la tua sofferenza, regolare le tue emozioni, calmare il tuo corpo, orientare i tuoi pensieri…
Prova e fammi sapere l’effetto che fa…

Perché lo fai e perché vuoi continuare a farlo

I nostri comportamenti possono avere alcune direzioni specifiche, solo in parte per noi consapevoli. I comportamenti mirano:
• a soddisfare bisogni
• a realizzare desideri
• a raggiungere obiettivi
• a vivere in base a certi valori
• a creare e mantenere relazioni soddisfacenti
• a regolare le nostre emozioni, a fornirci sollievo da dolori emotivi
• ad esprimere pensieri ed emozioni
• a sostenere l’autostima.
Ogni comportamento a qualcosa servirà!
Esistono comportamenti utili a tali scopi e comportamenti non utili, disfunzionali, addirittura dannosi a noi stessi e alle nostre relazioni, nocivi per la nostra salute fisica e psichica, ad esempio tutte le abitudini negative, le condotte eccessive, fino alle vere e proprie dipendenze. Eppure, anche questi comportamenti problematici a qualcosa serviranno! Ad esempio, a cosa ti serve evitare certe situazioni? A cosa ti serve controllare certe persone? A cosa ti serve urlare? A cosa ti serve tacere? A cosa ti serve rinchiuderti nel silenzio? A cosa ti serve dormire ogni giorno fino a tardi? A cosa ti serve stare sveglio fino a tardi? A cosa ti serve digiunare? A cosa ti serve abbuffarti?
Come sappiamo tutti, per esperienza diretta e di persone a noi vicine, molte volte vorremmo abbandonare certe nostre azioni scomposte e distruttive, ma non ci riusciamo. Pur riconoscendo che “fanno male” non riusciamo a smettere. Cosa mantiene queste condotte disfunzionali? Certamente la risposta va cercata nella situazione specifica, caso per caso; al tempo stesso, alcune idee su cui riflettere possono essere valide per tutti. Ricordando prima di tutto che quello che facciamo ha un senso e un valore per noi, quindi esprime un qualche tipo di intelligente capacità di adattamento. Al tempo stesso, pur riconoscendo il valore complessivo per la persona, il singolo comportamento può e deve essere “criticato” per gli effetti negativi che procura alla persona stessa, ai suoi obiettivi, alle sue relazioni.
Partiamo, quindi, dal presupposto che: quello che facciamo è quello che scegliamo e quello che scegliamo è quello che vogliamo. Quello che facciamo è una nostra scelta, più o meno consapevole, comunque è frutto di “parti di noi, più o meno grandi”, che hanno l’intenzione di adottare quel comportamento. A qualcosa servirà!
L’idea guida per comprendere perché lo facciamo, perché vorremmo smettere e perché continuiamo a farlo è quella di interrogarci sulla funzione e sull’intenzione di quel comportamento. A qualcosa servirà!
Non sempre è facile. Spesso è difficilissimo. Parliamo, in molti casi, di comportamenti così radicati che ci sembra impossibile cercarne il senso e il valore. Ma impossibile non è.
Comprendere quindi per cambiare. Come?
In maniera solo apparentemente paradossale, tentare di cambiare per comprendere ed imparare a cambiare in modo efficace e duraturo.
L’idea “in pratica” è: prova a non farlo e verifica cosa succede… Quello che riesci a fare e quello che non riesci a fare, ciò che ottieni e ciò che resta immutato, ciò che provi e ciò che pensi, una volta che hai provato a cambiare uno specifico comportamento che vuoi abbandonare (almeno una parte di te vuole abbandonarlo!), ti forniranno informazioni utili per capire e andare avanti fino a dove riesci ad arrivare…

3 strumenti al servizio del tuo benessere

RICONOSCI LA TUA SENSIBILITÀ. Riconosci i fatti, le situazioni, le persone, i comportamenti che sollecitano la tua emotività. Cosa ti fa arrabbiare (ti manda in bestia e quanto), cosa ti preoccupa (ti agita, ti inquieta e quanto), cosa ti rende triste (ti angoscia, ti deprime e quanto), cosa ti fa sentire in colpa (ti senti giudicato, rimproverato e quanto), cosa ti fa vergognare (ti fa sentire inadeguato e sbagliato e quanto), cosa ti dà gioia (entusiasmo, felicità e quanto), cosa ti incuriosisce (ti appassiona e quanto), cosa ti fa sentire realizzato (soddisfatto, grato e quanto). Riconosci, insomma, cosa smuove le tue emozioni e quanto…

ACCETTA QUELLO CHE DEVI. Riconosci ciò che, anche se non ti piace, devi accettare. Perché non dipende da te e non hai il potere per cambiarlo.

CAMBIA QUELLO CHE PUOI. Agisci dove hai potere. Sulla tua sensibilità, sui tuoi pensieri, sulle tue azioni.

“Più facile a dirsi che a farsi!” penserai. E io la penso come te.
“Ma non c’è una strada più facile?” chiederai. E io ti chiedo di farmela sapere se la conosci…