Di fronte alla porta del tuo benessere

Immagina di trovarti di fronte alla porta del tuo cambiamento, quella che ti conduce al benessere, comunque tu lo intenda, benessere fisico, benessere emotivo, benessere spirituale…
Prima di andare avanti trovi il tuo mentore, quella saggezza interiore che già ti ha guidato in altri momenti della tua vita, per fare scelte buone e per imparare da ciò che non è andato come volevi… Il tuo saggio ti propone alcune domande…
Cosa hai fatto e imparato a fare per cavartela nella tua vita?
Cosa hai fatto e imparato a fare per non deludere le persone importanti della tua vita?
Quale prezzo hai pagato?
Quale prezzo stai scegliendo di pagare ora per essere come gli altri ti vogliono?
Quale prezzo sei disposto a pagare per essere la persona che vuoi essere?
Quale prezzo sei disposto a pagare per essere la persona che puoi essere?
Quale decisione devi prendere ora per agire concretamente ed andare dove vuoi andare?
È ovvio che le domande potrebbero essere molte di più per aiutarti a comprendere te stesso, le tue scelte, la tua direzione. È ovvio che è importante rispondere per cercare di capire, trovare senso e spiegazioni. Meno ovvio è che il modo migliore per rispondere, a queste come a tante domande mirate alla consapevolezza di sé, è quello di interrogare le proprie emozioni. Le tue emozioni.
Di fronte ad ogni domanda, fermati, prendi consapevolezza del tuo respiro, ascolta le tue sensazioni corporee, cogli ciò che provi, l’emozione connessa ad un bisogno o desiderio. In questo modo, con pazienza e disciplina, provando e riprovando, troverai risposte utili alle tue domande, troverai un senso incarnato nel tuo corpo, nelle tue viscere, nella parte più profonda e autentica di te. Troverai una via per cercare, con curiosità, risposte utili e nuove domande a guida del tuo agire orientato dai tuoi valori e dai tuoi bisogni.
Prova a farti guidare anche da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line…

Deluso e deludente

Quando SEI DELUSO da qualcuno, provi rabbia e tristezza. Forse paura, preoccupazione o altre emozioni ancora. Certo dipende dalla persona e dal tipo di rapporto. E certamente anche dalla posta in gioco, dal bisogno frustrato e dall’aspettativa delusa. Cerca esempi nella tua vita quotidiana e anche nella tua storia. Non mancheranno.
Quando HAI DELUSO qualcuno o senti di averlo deluso, provi vergogna e colpa. Preoccupazione, timore di perdere stima e fiducia dell’altro, forse senti minacciata l’intera relazione. Anche in questo caso la situazione e il tuo stato mentale saranno diversi a seconda della persona, del rapporto e dell’aspettativa che hai mancato di rispettare o compiacere. Cerca esempi, ne troverai, nella tua quotidianità e nella tua storia di vita.
RESTARE DELUSI e SENTIRSI DELUDENTI sono due stati mentali che occupano una porzione più o meno grande e importante della nostra vita. Spesso queste esperienze non si esprimono sotto forma di emozioni, ma si presentano attraverso i sintomi: ansia, angoscia, attacchi di panico, cupezza apatica, malumore, irritabilità, rabbia furiosa, chiusura nei rapporti, ritiro in se stessi, comportamenti nocivi alla salute, abitudini dannose e dipendenze. Queste forme sintomatiche cercano di comunicare ciò che non è stato espresso chiaramente nei rapporti carichi di delusione e, inoltre, funzionano per la persona come regolatori, disfunzionali, dell’umore e degli stati emotivi. Disfunzionali perché a breve termine possono anche tenere a bada il dolore, ma non tarderanno a rivelarsi inefficaci e anche dannosi, per sé e per le proprie relazioni. E il dolore dovrà cercare altre strade, quasi sempre ancora negative e inefficaci.
Pensa ad una, due o tre persone, in teoria quante ne vuoi, potenzialmente potresti farlo con ogni persona, più o meno importante della tua vita, da mamma al fruttivendolo.
Cerca di comprendere, per ciascuna di esse, una per volta, come governi la delusione, la tua e quella degli altri. ‘Governare’, voce del verbo che risponde alla domanda: quando mi trovo in quella situazione, quali sensazioni sento nel corpo, quali emozioni provo, quali pensieri mi girano in testa, quali bisogni sento, quali azioni metto in atto e cosa succede di conseguenza?
Prenderti cura del dolore vissuto nei rapporti carichi di delusione e prenderti cura delle relazioni stesse, certamente, richiede qualcosa di più che un esercizio di immaginazione che ti porta a rispondere a delle domande. Certamente. Così come è certo che avere una maggiore comprensione delle tue modalità di governo di queste situazioni è un passo fondamentale in quella direzione di cura. Certamente, del resto, ti sarebbe anche d’aiuto la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Portatori malati di emozioni sane

Ricordati che quando stai male psicologicamente c’è qualcosa che non va nella tua vita, nelle tue scelte, nelle tue relazioni, nei tuoi progetti.
Ricordati che quando arrivano i sintomi psicologici ti stanno richiamando all’ordine, suona l’allarme: pericolo! E tu devi trovare qual è la minaccia e dove sta il pericolo.
Ricordati che ansia, depressione, attacchi di panico, ossessioni, dipendenze e altri malesseri emotivi si chiamano così perché sono ‘portatori malati di emozioni sane’, ma non chiaramente consapevoli, non riconosciute o non espresse o non comprese o non digerite. Paura. Tristezza. Rabbia. Vulnerabilità. Vergogna. Sensi di colpa. E altro ancora…
Ricordati che la cura è l’elaborazione delle emozioni: stanarle nascoste nei sintomi, dare loro un nome, dare loro un senso, collocarle nei fatti accaduti, comprendere i bisogni frustrati che si portano appresso, capire i nessi spesso potenti tra ciò che accade oggi, nella vita della persona e ciò che accadde allora, quando era bambino e cominciò a scolpirsi la ferita, d’amore non ottenuto e di valore non riconosciuto.
Ricordati che se non ce la fai da solo, puoi chiedere aiuto: puoi imparare a superare la paura di essere fragile e puoi smettere di raccontarti che devi farcela da solo e puoi anche non credere più all’idea che avere un problema e chiedere aiuto sia da deboli. Anzi, ricordati, se proprio ti piace sentirti forte, che riconoscere la propria debolezza è il primo atto di forza.
Ricordati, per concludere, che puoi iniziare a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line e dove puoi trovare approfondimenti e guide pratiche nella cura di te.

Non riesco pur volendo. Di quali paure hai paura?

Molti nostri problemi, ma anche alcuni nostri buoni propositi falliti, seguono questa traccia: “non riesco, pur volendo”.
Pensa ad un tuo problema o ad un obiettivo rispetto al quale ti sei arenato e in cui puoi rintracciare questi elementi: “vorrei, ma non riesco” o qualcosa di simile del tipo “vorrei ma non posso”. Insomma, esiste un desiderio o un bisogno a cui non dai seguito, rispetto a cui non agisci nella giusta direzione, eviti di fare quello che dovresti fare per soddisfare questo desiderio e bisogno.
Allora è importante che tu cerchi di capire il senso di questo conflitto interno. Ad esempio con domande come: se facessi quello che voglio fare, cosa accadrebbe? E se accadesse ciò che temo, cos’altro potrebbe accadere? E cosa ci sarebbe di pericoloso, brutto o sconveniente? E seppure fosse, cosa significherebbe? E ammesso questo, cosa significherebbe per me? E cosa significherebbe per i miei scopi, bisogni e obiettivi?
Questa indagine interna ti permette di andare oltre i significati evidenti e cercare significati più profondi e determinanti per comprendere il senso del tuo comportamento e soprattutto per individuare azioni possibili per risolvere i problemi, superare le frustrazioni e raggiungere i tuoi scopi.
Ogni risposta che ti dai diventa lo stimolo per una nuova domanda fino a quando, ripercorrendo il sentiero delle tue paure, non riesci a trovare la ‘paura ultima o più importante che ti blocca’ rispetto alla realizzazione del tuo desiderio di partenza.
Di quali paure hai paura? Un po’ tutti abbiamo certe paure con cui dobbiamo confrontarci e che spesso cerchiamo di evitare, per ‘paura di guardare in faccia quella paura’: la paura del giudizio… La paura di sentirci falliti… La paura del successo… La paura di sentirci colpevoli… La paura di essere fragili… La paura di non essere come vorremmo… La paura di non essere come dovremmo… La paura di essere sbagliati… La paura di non essere perfetti… La paura di non essere importanti… La paura di essere soli… La paura di essere indegni… La paura di non essere amati… Alcune di queste paure sono intermedie rispetto ad altre finali, fondamentali, nucleari.
Sappiamo tutti che la paura, molto spesso o quasi sempre, è ciò che si frappone tra la miseria e la meraviglia… ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, è pieno di esercizi per scovare e affrontare le paure.
Individuare la paura e comprenderne il senso, anche come è connessa ad altre paure, attuali e antiche, che tendono a riproporsi (quando hai imparato ad avere questa paura?), è un obiettivo fondamentale per comprendere meglio come funzioni, cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe aiutarti a ridurre la tua sofferenza e a migliorare la tua vita.

Emozione… Bisogno… Azione…

Ad ogni emozione corrisponde un bisogno. Ad ogni bisogno soddisfatto corrisponde un’emozione positiva, come gioia, appagamento, entusiasmo, euforia.
Ad ogni bisogno non soddisfatto o frustrato corrisponde un’emozione negativa, ad esempio la paura se è insoddisfatto il bisogno di sicurezza, la tristezza se c’è una perdita in atto ed è insoddisfatto un bisogno di legame, la vergogna se è minacciata la propria immagine sociale e così via.
A fronte di ogni emozione puoi avere un’azione utile per affrontare la situazione. Ad esempio, alla gioia può corrispondere la volontà di condividere o la volontà di esprimere il proprio entusiasmo e la propria soddisfazione, la tristezza invece potrebbe portare a un’azione di ricerca di consolazione e di conforto; la vergogna potrebbe portare ad un evitamento o ritiro oppure anche cercare di riparare il danno all’immagine; la paura può portare all’azione di proteggersi o di prevenire una situazione di pericolo, la rabbia può portare a una situazione di riparare il torto subito o mettere un confine a un invasore o altre azioni utili rispetto al tipo di rabbia e al tipo di bisogno insoddisfatto.
Già conoscere questo semplice funzionamento, e riconoscere in azione il rapporto tra emozioni, bisogni e azioni e anche il loro circolo virtuoso o vizioso può essere un potente strumento di consapevolezza per comprendere come vivi le situazioni e come puoi governare quelle stesse situazioni.
Se proprio non ti è chiaro questo schema di consapevolezza, ti puoi far aiutare da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on-line. Nel libro troverai numerosissimi esempi di questo rapporto tra ciò che provi (emozione) ciò che vorresti o avresti voluto (bisogno) ciò che è stato soddisfatto e ciò che è stato insoddisfatto e anche come puoi in qualche modo governare la situazione di soddisfazione e di insoddisfazione (azione).

Nella tana del bianconiglio

Rispetto alla solita realtà frustrante, che scegli o che trovi quotidianamente, dedicati un tempo di qualità scendendo ‘nella tana del bianconiglio’ fonte di meraviglie potenziali che aspettano di essere attivate nel concreto del tuo vivere quotidiano. Ecco come fare (una tra molteplici possibilità):
FERMATI. Veramente… Stacca temporaneamente ogni link che ti connette all’esterno ma ti allontana da te stesso…
OSSERVATI ed ASCOLTATI. Guarda all’interno, percepisci le sensazioni del tuo corpo, senti le emozioni che ti vengono a trovare, focalizza i tuoi bisogni, cogli i pensieri che vagano nella tua mente, nota quello che fai…
RACCOGLI L’INFORMAZIONE: tutto ciò che emerge, ogni parte di te, anche quelle che non ti piacciono. Sensazioni, emozioni, bisogni, pensieri, azioni, sono parti di te, parte di te, esprimono e raccontano qualcosa di importante su te…
UTILIZZA L’INFORMAZIONE con CONSAPEVOLE RESPONSABILITÀ. Cosa senti, cosa provi, cosa pensi, cosa vuoi, cosa ci puoi fare per cercare la meraviglia, per crearla nonostante le miserie che pure possono appartenere alla tua vita.
Semplice a dirsi, meno a farsi, fondamentale come pratica quotidiana in cui quella che a qualcuno potrebbe sembrare una fuga dalla realtà è, invece, un dirigersi verso un comportamento più consapevole e in connessione col proprio sentire più autentico, genuino, meno filtrato da condizionamenti passati e attuali che ci dicono cosa dobbiamo fare e non dobbiamo fare, cosa dobbiamo sentire e non sentire, cosa dobbiamo pensare e non pensare.
Prova a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Per capire come ha fatto Alice (e come può fare ciascuno di noi) a trasformare le miserie in meraviglie.

Esercitarsi al cambiamento

Individua i tuoi COMPORTAMENTI RICORRENTI, abituali, le tue tendenze tipiche quali (potresti ritrovarti in una o più di una delle seguenti categorie o magari hai qualche tua personalissima modalità ripetitiva di comportamento): compiacere gli altri, cercare di essere perfetto e irreprensibile, essere dominante, cercare di essere sempre forte, competere in modo eccessivo, metterti sempre al centro dell’attenzione o usare modi più o meno sani per farti notare, cercare di tenere tutto sotto controllo, evitare di trovarti in situazioni in cui potresti essere o sentirti giudicato, tentare in tutti i modi di evitare di sentirti deluso o deludente, ecc.
Solitamente, questi comportamenti, anche molto diversi tra loro, rispondono un po’ tutti al bisogno di sentirti amato e apprezzato. Nel tempo, hanno nutrito in te un bisogno d’amore e stima ‘condizionato’ ovvero ti senti amato e stimato ‘se e solo se’ ti comporti in quel modo. Hai imparato a fare quello che fai solitamente, spesso in modo automatico e inconsapevole, per ottenere il ‘minimo indispensabile’ di sentimento di amore, apprezzamento, sostegno, appartenenza.
Non sempre è facile diventare consapevoli di questi automatismi ripetitivi, potresti farti aiutare da qualcuno che ti conosce abbastanza bene e anche dalla scrittura di un diario quotidiano in cui annoti qualcosa del tuo agire che tende a ripetersi. Magari all’inizio piccole cose che gradualmente ti chiariranno alcune di queste tue modalità ricorrenti.
DECIDI di fare qualcosa di diverso, AGISCI concretamente in modo nuovo, magari sfidando i comportamenti che hai individuato, fino a quando incontri resistenza a cambiare, la difficoltà, la paura di cambiare. Probabilmente alcune nuove azioni saranno per te immediatamente disponibili e relativamente facili da praticare, altri comportamenti, invece, saranno per te ostici, difficili, sentiti quasi impossibili. Non riesci a fare qualcosa di nuovo e continui a ricadere nelle solite modalità. E quasi sempre quello che non riesci a fare dipende da qualcosa di cui hai paura. Immagini nella tua testa e senti con tutto il tuo corpo questa paura: paura di conseguenze previste, a volte; paura di qualcosa che nemmeno tu sai ben identificare, altre volte.
Fatti ISPIRARE DALLA PAURA. La devi conoscere, esplorare, capirne il valore, da cosa ti vuole proteggere. Da quale minaccia, da quale pericolo. Quando hai imparato ad avere questa paura. A cosa ti è servita. Con questa consapevolezza acquisita, due atteggiamenti diventano importanti:
1. Sperimentare graduali avvicinamenti ai nuovi comportamenti che vorresti adottare ovvero un graduale avvicinamento alla paura, piano piano, ma con determinazione.
2. Essere disponibile al rischio. Mettere in conto che potrebbe accadere proprio ciò che temi, magari ridimensionando il suo aspetto catastrofico, consapevole delle tue risorse per affrontare qualcosa che potrà essere spiacevole ma che tu hai la capacità di sostenere e superare.
Questa traccia per il cambiamento richiede esercizio: ripetizione, tornare più volte sui vari passaggi, per comprendere meglio come funzioni e come puoi imparare a pensare, sentire e agire in modo nuovo, in direzione dei tuoi obiettivi di benessere e serenità.
Per esercitarti al cambiamento, puoi anche farti ispirare da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Tra il male e il bene

Quando stai male, quando soffri, vorresti:
– azzerare i sintomi fisici e psicologici
– estirpare la malattia
– eliminare le emozioni dolorose
– scacciare i pensieri negativi
– abbandonare i comportamenti problematici
– cambiare le condizioni esterne frustranti e deludenti (cambiare le persone e le situazioni).
Tutti questi desideri sono assolutamente comprensibili come volontà di tornare a stare bene… Ma tra il male e il bene c’è da capire bene! Attraverso alcune consapevolezze importanti:
– ‘togliere i sintomi’ è giustamente il primo obiettivo che vorresti raggiungere, ma non sempre è il primo ad essere raggiunto in quanto è l’esito di ciò che fai con i tuoi pensieri, con le tue emozioni, con i tuoi comportamenti e con le tue relazioni
– la ‘malattia psicologica’ non è qualcosa che arriva a caso e se ne va all’improvviso; essa è prima di tutto la comparsa di un segnale di rottura di un equilibrio precedente che ci invita a mettere in discussione la nostra vita, le nostre scelte, il nostro modo di vivere situazioni e relazioni
– le emozioni ‘dolorose’ a volte sono utili perché sono adeguate a ciò che ci è successo; vanno riconosciute, legittimate, accettate, ad esempio siamo tristi per la morte di una persona cara, arrabbiati per un danno subito, preoccupati in attesa di un responso importante
– le emozioni dolorose possono essere ‘negative’ se disfunzionali ovvero legate a pensieri distorti, eccessive nella loro intensità e durata, disturbanti rispetto alla nostra capacità di prendere decisioni, bloccanti rispetto ai nostri problemi, limitanti le nostre scelte
– i pensieri possono essere ‘dolorosi ma realistici’ come quando pensiamo seriamente a cambiare lavoro perché non riusciamo in quello che stiamo facendo; ma possono essere anche ‘dolorosi e disfunzionali’ perché sono distorti e rigidi, generando emozioni eccessivamente dolorose e ostacolando la nostra capacità di risolvere i problemi; inoltre, a volte, il modo migliore per scacciare i nostri pensieri disturbanti è ignorarli, senza cercare di cambiarli, ma scegliendo altri pensieri da cui far discendere le nostre azioni
– i nostri ‘comportamenti disfunzionali’ possono essere abbandonati solo dopo averli sostituiti con altre opzioni a nostra disposizione per soddisfare i nostri scopi e bisogni, ad esempio, se bere è l’unico modo che conosco per alleviare il dolore, allora prima devo trovare un’alternativa per regolare il mio dolore e solo a quel punto potrò cominciare a smettere di bere
– ‘cambiare l’esterno da sé’ probabilmente è l’impresa più fallimentare che possiamo tentare; è meglio dedicare le nostre energie a cambiare noi stessi per ‘influenzare indirettamente’ il cambiamento di persone e situazioni fuori di noi.
Con questi aspetti di consapevolezza, acquisita progressivamente, ad esempio all’interno di un percorso terapeutico, possiamo impegnarci per trasformare lo ‘stare male’ nello ‘stare bene’…
Anche nel mio libro ‘Alice nel paese delle miserie’, che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, suggerisco diversi passaggi di consapevolezza per trasformare le nostre miserie nelle nostre meraviglie.

Quando apri la porta alle emozioni che ti vengono a trovare

Quando qualcuno ti fa arrabbiare, è la tua rabbia…
Quando qualcosa ti rende triste, è la tua tristezza…
Quando un evento o la possibilità che si realizzi ti preoccupa, è la tua preoccupazione…
Quando qualcuno ti fa sentire colpevole, è il tuo senso di colpa…
Quando qualcuno ti fa vergognare, è la tua vergogna…
Quando qualcosa ti procura gioia, è la tua gioia…
Potrei continuare per ogni emozione, stato d’animo e sfumatura emozionale che ‘ci ritroviamo’ a vivere nella nostra quotidianità, nella nostra vita. È, piuttosto, importante riconoscere, ogni volta, che tra una situazione esterna (qualcuno, qualcosa, un accadimento) e il nostro stato emotivo esiste una nostra ‘valutazione’. A volte immediata, istintiva, inconsapevole, come quando ‘senza pensarci’ in modo deliberato e consapevole proviamo paura per l’automobile che ci sta investendo e, repentinamente, cerchiamo di schivarla. Situazione, valutazione inconsapevole di pericolo, paura, fuga. Altre volte, invece, la valutazione è più chiara per noi. Perde la mia squadra del cuore, perde 6 a 1, valuto la sconfitta come ‘perdita’, frustrazione del mio scopo di vincere e mi sento triste, valuto la sconfitta indecorosa e provo rabbia.
Alcune volte, la valutazione è abbastanza congrua, adeguata, comprensibile, naturale, ‘normale’ rispetto a ciò che è accaduto: è normale essere tristi se muore qualcuno che amiamo, è normale spaventarsi davanti ad un leone che ruggisce davanti a noi e non è in gabbia, è normale arrabbiarsi se volontariamente mi rigano l’automobile. In tutti questi casi, la valutazione riguarda un bisogno frustrato o un desiderio non realizzato o uno scopo compromesso. Altre volte, non è chiaramente comprensibile, e potremmo impegnarci a cercarlo, il nesso tra ciò che è successo e ciò che ho provato: perché sono triste ora, apparentemente senza motivo? Perché mi sento nervoso (arrabbiato, teso) visto che non è successo niente di particolare, apparentemente? Cosa mi agita e ‘mi mette ansia’? C’è qualche pericolo che sto percependo?
Alla fine della fiera, la cosa più importante, probabilmente, è la nostra capacità di ‘sentirci padroni di ciò che ci succede’. Passando dal sentirci ‘vittima’ al diventare consapevoli del nostro filtro valutativo per assumerci la ‘responsabilità’ di comprendere le nostre interpretazioni della situazione, i nostri bisogni insoddisfatti, connessi alle emozioni che stiamo vivendo, e di cercare di farci qualcosa di utile.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, viene esplorata in modo articolato la ‘miseria del vittimismo’ (in cui siamo soprattutto vittima di noi stessi) e propongo diverse attivazioni per comprendere i motivi storici del vittimismo e per attivare nel concreto una capacità di scelta autonoma, consapevole e responsabile.

Perché? Perché? Perché?

Ti invito ad una semplice osservazione. Prendi un tuo COMPORTAMENTO e chiediti: perché lo faccio? Probabilmente potrai dare numerose risposte che conterranno le tue idee, pensieri ed emozioni che accompagnano le tue azioni, gli eventi che le precedono e i bisogni che cerchi di soddisfare.
Quindi un secondo suggerimento per un’altra semplice osservazione. Prendi un’EMOZIONE che hai vissuto oggi (o ieri) e chiediti: perché ho provato questa emozione? Anche in questo caso diverse risposte possibili per esprimere fatti, comportamenti, pensieri e bisogni che servono a rendere ragione dell’emozione.
Perché? Perché? Perché? Fin da bambini la nostra curiosità ci ha permesso l’esplorazione del mondo e la sua conoscenza. Ci ha aiutato a crescere. Oggi è lo stesso col nostro mondo interiore, mentre siamo impegnati a compiere le nostre attività quotidiane, a vivere le nostre giornate e le nostre relazioni.
La chiarezza su cosa ci passa per la mente permette scelte consapevoli e responsabili, al servizio del nostro benessere e adattamento alla realtà fisica e interpersonale.
Certo non possiamo conoscere tutto alla perfezione, alcuni aspetti restano nell’oscurità; né possiamo controllare in modo totale il nostro comportamento, non saremmo gli esseri umani che siamo. Ma più esploro curiosamente il mio interno e maggiormente riesco a padroneggiare il mio rapporto con l’esterno. Per cui, quanto più possibile, nelle diverse situazioni che vivi, presta attenzione a:
– cosa è successo (fatti, eventi, comportamenti altrui)
– cosa ho provato (emozioni, stati d’animo, sensazioni)
– cosa ho pensato (pensieri, immagini, ricordi, interpretazioni)
– cosa ho scelto di fare (azioni, reazioni, comportamenti)
– cosa ha motivato e guidato il mio agire (bisogni, desideri, valori, qualcosa di importante per me)
– quali reazioni ho riscontrato da parte degli altri
– ricominciare il ciclo…
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, puoi trovare diversi esercizi che ti permetteranno di esplorare la tua esperienza soggettiva in diverse situazioni della vita quotidiana.