Dieci minuti… Fallo… E lascia andare…

Oggi ti presento un esercizio veramente potente, se lo fai… Puoi farlo tutto insieme o in momenti differenti… Scegli come meglio credi… E senti…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI FANNO ARRABBIARE, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano rabbia, veramente, e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI RENDONO TRISTE, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano tristezza e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI SPAVENTANO, ora nella tua vita, magari pensando ad eventi che immagini nel futuro e che hanno ora un’influenza su di te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che proprio oggi veramente ti suscitano paura, ansia e preoccupazione e quanto e cosa puoi effettivamente fare di utile… Di utile ripeto… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare dalla tua mente…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI FANNO SENTIRE IN COLPA ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano senso di colpa e quanto e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose PER CUI TI VERGOGNI O TI SENTI SBAGLIATO, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano vergogna e senso di inadeguatezza o paura di fare una figuraccia e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… Con utile intendo anche buono e sano… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose CHE TI PROCURANO GIOIA  ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano gioia e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile e sano per goderne e condividere… E fallo… Godi e condividi…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose PER CUI SEI GRATO, ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano gratitudine e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile con questo sentimento di pienezza… E fallo… Apprezza ed espandi anche agli altri…
Prenditi 10 minuti… da solo… non disturbabile… pensa a tutte le cose che TI SUSCITANO UNA QUALCHE ALTRA EMOZIONE DIVERSA DALLE PRECEDENTI (angoscia, dolore, gelosia, invidia, disgusto, compassione, entusiasmo, gentilezza, ecc.), ora nella tua vita, pensando anche ad eventi del passato che magari hanno un’influenza ancora oggi per te… Scrivi di getto … Tutte tutte… Poi individua quelle che ancora oggi veramente ti suscitano questa emozione e quanta e cosa puoi effettivamente fare di utile… E fallo… Il resto puoi lasciarlo andare…
La traccia è ripetitiva…
Il movimento che può creare ti sbalordirà e ti farà crescere…

Scatena la catena

Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ d’ansia. Quasi ogni giorno, almeno un po’. Ansia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di paura. Quasi ogni giorno almeno un po’. Paura per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di rabbia. Quasi ogni giorno almeno un po’. Rabbia per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di tristezza. Quasi ogni giorno almeno un po’. Tristezza per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di senso di colpa. Quasi ogni giorno almeno un po’. Senso di colpa per…
Certamente la tua giornata tipo contiene un po’ di vergogna. Quasi ogni giorno almeno un po’. Vergogna per…
Spero di non sbagliare nel credere che altrettanto certamente la tua giornata tipo contenga un bel po’ di gioia. Spero ogni giorno, anche un bel po’, un bel po’ tanto. Gioia per…
Insomma, provare emozioni è vivere. Ogni emozione è normale nel senso che ha un senso. È parte di ciò che ci accade e di cosa proviamo rispetto a ciò che ci accade. Non ti sarà stato difficile completare quei puntini per trovare esempi quotidiani di ansia, paura, rabbia, tristezza e ogni altra emozione, dolorosa o gioiosa.
Detto questo, cos’altro voglio dire?! Che il modo in cui noi trattiamo le nostre emozioni può essere fonte di sofferenza!!! In particolare le emozioni spiacevoli. Che intuitivamente vorremmo eliminare.
Quando vogliamo eliminare le nostre emozioni dolorose finiamo per attivare, però, strategie che risultano controproducenti. Cominciamo a combattere le nostre emozioni invece che lasciare che facciano il loro corso.
È comprensibile che noi vogliamo ridurre la nostra sofferenza, ma scegliamo strade sbagliate che finiscono per alimentarla. Cominciamo a rimuginare su ciò che sta accadendo fino a gonfiare preoccupazione e senso di incertezza. Cominciamo a ruminare sui motivi delle nostre emozioni e invece che comprenderne il senso finiamo per creare una catena di emozioni dolorose, sofferenza su sofferenza. Cominciamo a sviluppare ansia per la nostra ansia, paura della nostra paura e rabbia per la nostra rabbia. Ma anche rabbia per la nostra ansia, tristezza per la nostra rabbia, senso di colpa per ciò che proviamo e vergogna perché le cose dovrebbero essere diverse e “io dovrei essere diverso da quello che sono”, “cosa c’è di sbagliato in me?”
Insomma, se cominciamo a combattere contro le  nostre emozioni cominciamo a combattere contro noi stessi. Chi vince vince, noi abbiamo comunque perso.
Le emozioni piacevoli, felici esprimono il nostro appagamento per bisogni soddisfatti. Invece, il corso naturale delle nostre emozioni di sofferenza prevede che ad ogni emozione si accompagni un bisogno insoddisfatto e un’azione utile per soddisfarlo. Questo è ciò che dobbiamo fare quindi, in modo controintuitivo:
1. riconoscere l’emozione quando arriva, darle un nome, sentirla nel corpo
2. accoglierla piuttosto che tentare di scacciarla, darle spazio, lasciarla essere, lasciarla passare
3. cercare la frustrazione che la accompagna ovvero identificare il bisogno insoddisfatto
4. riflettere il giusto
5. per attivare un’azione efficace alla soddisfazione
6. impegnandoci per cercare di ottenere ciò che vogliamo e imparando anche ad accettare ciò che non abbiamo il potere di modificare
7. impegnandoci a vivere una vita piena di senso e valore per noi, compiendo attività per noi importanti, vivendo il tempo con persone per noi importanti… Cercando esperienze per noi ricche e significative… Nonostante le emozioni dolorose che pure fanno parte della vita…
Da ultimo, ma non per importanza, mi permetto di suggerirti un’attività che potrebbe avere valore per te: leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Il pacco da Emozion

Le emozioni spiacevoli sono pacchi che ci vengono recapitati dalla vita anche se non li abbiamo ordinati. Sono messaggeri che ci portano notizie su qualcosa che ci è successo. Paura per un pericolo, ansia per qualcosa di importante che sta per avvenire, tristezza per qualcosa di doloroso già verificatosi, rabbia per un torto subito, senso di colpa se sentiamo di esserci comportati male, vergogna se crediamo di aver sbagliato. Sono solo alcuni esempi a cui tu potrai aggiungerne altri che ti riguardano nei tuoi ambiti di vita, nei tuoi ruoli e nelle tue relazioni.
Le informazioni emotive che ci arrivano ‘da Emozion’ dovrebbero aiutarci a comprendere la situazione ed agire al meglio per cercare di risolvere il problema. A volte siamo capaci di usare il pacco emotivo al meglio e ciò ci permette di soddisfare i nostri bisogni e ritrovare un nostro equilibrio. Ma purtroppo molto spesso rifiutiamo il pacco con tutte le informazioni che contiene perché crediamo contenga sostanze nocive o semplicemente perché non lo abbiamo ordinato e non ce lo aspettavamo.
Fuor di metafora, troppo spesso siamo propensi a rifiutare di accogliere le nostre emozioni e di farne buon uso ovvero di metterle a disposizione di azioni efficaci a soddisfare bisogni e risolvere problemi. E perché? Perché le emozioni hanno una brutta fama. Per quali motivi? Per ragioni culturali, sociali, familiari, individuali, molti di noi considerano le emozioni come nemiche piuttosto che come amiche e alleate nel nostro tentativo di essere felici.
Cerchiamo di evitare la paura, ma perdiamo il suo valore fondamentale per la sopravvivenza. Diventiamo impauriti dalla paura e con ciò ci precludiamo di rassicurarci su pericoli inesistenti, su situazioni affrontabili, perdendo la possibilità di distinguerli dai veri pericoli che incontriamo nella vita. Una persona che vive cercando di scacciare ogni paura finisce di fatto per non vivere.
Cerchiamo di evitare la tristezza perché abbiamo imparato a considerarla un’emozione da deboli o perché la confondiamo con la depressione e temiamo di sprofondare nell’abisso più doloroso.
Cerchiamo di evitare la rabbia perché abbiamo paura della nostra stessa rabbia, paura di perdere il controllo della rabbia o paura di perdere persone e relazioni se ci arrabbiamo.
E poi… Spesso proviamo vergogna per le emozioni che proviamo o senso di colpa se ci sentiamo arrabbiati o se proviamo ansia o se proviamo gioia ed entusiasmo. Infatti, oltre che per tante altre emozioni spiacevoli che non vogliamo accogliere, a volte abbiamo poca confidenza anche con quelle gradevoli, con la gioia, quasi ne avessimo paura o fosse comunque disdicevole provarle.
Purtroppo non conoscere bene le emozioni o non riconoscerle in noi o non accettarle finisce per diventare un processo che ci fa perdere contatto con le parti più sane e vitali di noi, letteralmente quelle che sono responsabili di farci sentire vivi. E infatti… Solitamente le emozioni non accolte, prima o poi si trasformano in sintomi e malesseri vari, fisici e psicologici e disturbano il nostro modo di stare con noi stessi e con gli altri.
Ogni percorso di crescita personale e cura di sé parte dal riprendere il contatto con le emozioni come parti fondamentali del nostro equilibrio psicofisico e interpersonale.
La cura prevede di imparare ad accogliere il pacco ‘di Emozion’…
E magari in quel pacco potresti trovare anche ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare su qualsiasi store on line oltre che nelle librerie.

Sta mano può essere…

Prendi la tua mano destra e col palmo aperto verso il cielo mettici sopra i tuoi pensieri… Pensieri produttivi e pensieri negativi…
Prendi la tua mano sinistra e col palmo aperto verso il cielo mettici sopra le tue emozioni … Emozioni piacevoli ed emozioni spiacevoli…
Continua a tenere le mani aperte…
Puoi restare aperto ai tuoi pensieri, non ti curare se positivi o meno, sono solo i tuoi pensieri…
Puoi restare aperto alle tue emozioni, non ti curare se belle o brutte, sono tue alleate nel dirti qualcosa di importante di te…
Se chiudi la mano destra stai combattendo con i tuoi pensieri negativi… O li vuoi tenere fuori, li rifiuti, non li fai entrare… O li trattieni dentro, ti ci aggrappi, continui ad alimentarli…
Se chiudi la mano sinistra stai combattendo con le tue emozioni spiacevoli… O vuoi tenerle fuori, vuoi anestetizzarti, non vuoi vivere la tua vita… O  le stai trattenendo, te ne fai intossicare, reprimi la tua vitalità…
Usi al meglio le tue mani quando le tieni aperte… Una aperta sul cuore e l’altra aperta sulla pancia… Entrambe a prendersi cura di ciò che senti autenticamente e di ciò che vuoi profondamente… Entrambe, insieme ai piedi, per passare all’azione… Per agire in modo concreto ed effettivo a fare ciò che puoi fare e devi fare per impegnarti nella creazione della vita che vuoi…

Quello che non funziona e quello che può funzionare

Quando sei arrabbiato, cosa fai per affrontare la situazione da cui parte la tua rabbia?
Quando sei triste, cosa fai per affrontare la situazione da cui parte la tua tristezza?
Quando sei preoccupato, cosa fai per affrontare la situazione da cui parte la tua preoccupazione?
Quando ti senti in colpa, cosa fai per affrontare la situazione da cui parte il tuo senso di colpa?
Quando ti vergogni, cosa fai per affrontare la situazione da cui parte la tua vergogna?
Quando ti senti solo, in ansia, spento, demotivato, cosa fai per affrontare la situazione?
Ovviamente non tutte le situazioni sono uguali, ma certamente tu avrai strategie preferite o abituali per affrontare le situazioni difficili.
Ma soprattutto, quello che fai per affrontare situazioni, problemi ed emozioni connesse, funziona? Ti aiuta veramente a risolvere i problemi e a sentirti meglio?
Se la risposta è sì, allora puoi essere soddisfatto per aver trovato strategie utili ad affrontare i tuoi problemi, concreti ed emotivi… Continua pure…
Se la risposta è no, allora è importante cercare altre strade, altri modi per affrontare ciò che ti turba; smettere di adottare quelle strategie e iniziare a comportarti in altro modo.
In sommi capi, ti ho descritto quello che succede in terapia.
Allora, prima di venire in terapia, prova da solo.
Identifica un tuo problema: fatti, pensieri, emozioni e reazioni…
Identifica ciò che fai per affrontare questo problema…
Trova ciò che funziona e continua così…
Trova ciò che non funziona e inventati nuove soluzioni…
Inizia a praticarle e verifica che succede: cosa provi e pensi e quanto funzionano…
Ripeti il ciclo fino a quando sarai sufficientemente soddisfatto dei risultati ottenuti…

La cura del nostro calvario quotidiano

Il ‘bambino ferito’ è un’immagine per rappresentare il modo in cui un dolore antico si manifesta ancora oggi nella nostra vita quotidiana.
Il bambino ferito si manifesta nella ripetizione di comportamenti disfunzionali. In abitudini dannose che non riusciamo a modificare. In azioni negative che non riusciamo ad abbandonare. In impulsi che continuano a dirigere il nostro comportamento.
Il bambino ferito ritorna oggi anche nei nostri pensieri negativi e distorti. Quando crediamo continuamente di essere incapaci, inadeguati, colpevoli, indegni, non amabili, privi di valore e così via, oltre ogni ragionevole valutazione delle cose. Quando siamo guidati da visioni pessimistiche del mondo, quando crediamo che gli altri ce l’abbiano con noi, quando perdiamo ogni fiducia negli altri e ogni speranza nel futuro e così via, senza ogni altra considerazione sulla realtà. E ritorna anche nel modo ripetitivo e disfunzionale di usare il nostro pensiero: rimuginando sul futuro e ruminando sul passato, nonostante la realtà al presente ci faccia capire che pensare ripetutamente sulle stesse cose non è un modo utile di affrontare i problemi attuali.
Il bambino ferito è presente nelle nostre emozioni dolorose: quando siamo tristi e angosciati, oltre ogni motivo apparente; quando siamo arrabbiati e non riusciamo a trovare nessun modo per contenere o esprimere utilmente o lasciar andare la nostra rabbia; quando siamo costantemente spaventati, ansiosi, preoccupati e nulla riesce a tranquilizzarci; quando siamo invasi da sentimenti di vergogna e di colpa che colorano ogni momento della nostra quotidianità; quando ci sentiamo vuoti, aridi, spenti, senza motivazioni e vitalità.
Per curare quella ferita, oggi possiamo usare un’altra immagine: ‘prendere quel bambino per mano per prendercene cura’, per prendersi cura del proprio dolore antico a partire da una posizione adulta in cui ora si riesce a vedere ciò che allora non si poteva vedere; a considerare la situazione attuale in modo più sensato; a dare significati più realistici e utili alle cose che allora sembravano poter avere un unico significato doloroso.
Ciascuno di noi può compiere questa operazione di cura della ferita. Ciascuno di noi compie il proprio percorso in modo unico, come unico è stato il nostro itinerario doloroso che ancora oggi continua a rinnovarsi nel nostro calvario quotidiano.

Perché stai male!? Come puoi curare la tua sofferenza…

La tua sofferenza non deriva tanto dalle esperienze avverse che vivi, dalla frustrazione che ti si presenta più o meno frequentemente nella tua quotidianità o dalla delusione che ti viene spesso a trovare perché le persone non si comportano come tu vorresti. La tua sofferenza, insomma, non deriva dallo stress e dal dolore emotivo che pure caratterizzano la tua vita, ma dall’obiettivo che ti poni rispetto ad essi.
Se il tuo scopo, più o meno consapevole, è di eliminare completamente stress, dolore, frustrazione e delusione, allora stai pretendendo da te stesso e dalla realtà qualcosa di impossibile. E se non ti rendi conto di questo, continuerai in modo rigido, ripetitivo e auto-frustrante a cercare di ottenere questo risultato impossibile.
Una completa soddisfazione è impossibile. Per due motivi generali che ritrovi in ogni situazione specifica.
1. Un divario tra reale e ideale è la regola. La perfetta corrispondenza tra ciò che desideri e ciò che realizzi è l’eccezione. Se pretendi che l’eccezione diventi la regola, stai all’interno di una missione impossibile che alimenta la frustrazione iniziale, rabbia e senso di colpa, senso di impotenza e fallimento.
2. Un conflitto tra bisogni è la regola. Una perfetta soddisfazione di ogni bisogno è l’eccezione. La soddisfazione di uno specifico bisogno implica almeno temporaneamente la parziale o completa insoddisfazione di altri bisogni. La frustrazione quindi è qualcosa di inevitabile. Ciò che puoi evitare è di tentare, in modo illusorio e auto-fallimentare, di eliminarla completamente.
Conseguentemente, la cura della sofferenza (stress, frustrazione, delusione e corteo delle emozioni dolorose) è possibile attraverso la ridefinizione della propria idea di benessere e felicità, basata non più su un ideale onnipotente di perfezione e soddisfazione assoluta, ma sull’imparare a tollerare e accettare lo scarto tra ciò che vogliamo e ciò che otteniamo, abbandonando la pretesa di eliminarlo totalmente. Ad esempio, ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, è molto lontano dalla perfezione eppure può esserti molto utile nel tuo processo di crescita personale. Vuoi cominciare a leggerlo o resti ad aspettare il libro perfetto che speri che esca?

Oltre la lamentela

Chi non ha motivi per lamentarsi? Chi si lamenta per le pretese dei superiori e chi per la passività dei collaboratori. Chi si lamenta perché non riesce a dimagrire e chi perché non trova mai tempo per tante esperienze che vorrebbe vivere. Chi si lamenta dei vicini e chi della solitudine. Chi ha perso persone importanti e chi non riesce a trovare buone relazioni. Chi è rimasto senza partner e chi non riesce a lasciarlo. Chi coi figli che non dormono e chi con i figli che dormono troppo. Insomma, la lista delle lamentele è potenzialmente infinita. Chi si lamenta per gli altri, chi con se stesso. Tu per cosa ti lamenti solitamente? Per ottenere cosa? È uno sfogo? Una richiesta di aiuto? Un passo preliminare per cominciare a risolvere i problemi? La lamentela esprime una frustrazione, qualcosa che manca, qualcosa che non si sente giusto, un qualche bisogno insoddisfatto. La lamentela ha il suo perché, è legittima.
Diventa importante notare cosa ci fai con questa lamentela. Quanto indugi nella lamentela. Quanto ti è utile continuare a lamentarti.
Cosa fare, allora, con la lamentela, pur legittima? Quanto vogliamo restare intrappolati nella lamentela fino a trasformarla da legittima a sterile?
4 punti cardine.
1. Rintraccia la ferita che alimenta il tuo bisogno di lamentarti e prenditene cura. Questo può richiedere un lavoro terapeutico.
2. Cerca le risorse dove stanno. Dentro e fuori di te. Risorsa è tutto ciò che può esserti utile nella soluzione di problemi, nella soddisfazione di bisogni, nella regolazione dei tuoi stati emotivi e somatici. E anche nella cura della ferita.
3. Assapora ciò che di buono è già presente nella tua vita. Ci sta, ci sta, qualcosa ci sta, se sai notarlo e goderne.
4. Trasforma la lamentela in un obiettivo e inizia ad agire, magari con le risorse trovate, con piccole azioni che non saranno la soluzione miracolosa dei tuoi problemi, ma certamente ti potranno dirigere verso la soddisfazione di certi bisogni, la realizzazione di certi desideri, verso una vita consapevolmente fondata sui tuoi valori, su cosa è importante per te. Non chiederti la perfezione, non aspettarti tutto e subito, non cercare di controllare tutto. Quasi sicuramente dovrai accettare che qualcosa non lo raggiungerai o qualcosa non tornerà più come prima.
Ogni maratona inizia con un primo passo. E tu non chiederti di fare la maratona, inizia semplicemente il tuo cammino…
Certo quattro righe e quattro pensieri non possono darti soluzioni e felicità, potresti ancora scegliere di continuare a lamentarti per ciò che non va, ma almeno ora hai aggiunto qualche seme di consapevolezza. Se poi vuoi approfondire, puoi iniziare a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

La terapia della paura

Chiunque di noi si confronta più o meno frequentemente con la paura di agire.
Pur consapevole della diversità di casi e situazioni, è possibile rintracciare un percorso comune per affrontare le proprie paure.
Sii consapevole di non agire perché bloccato dalla paura … Da quale paura?
Inizia a rintracciare il desiderio frenato dalla paura… Quale desiderio?
Inizia ad agire prendendoti un rischio, un piccolo rischio… Cosa rischiare? Tra il confort della sicurezza e l’ignoto delle potenzialità?
Agisci, iniziando dal primo passo, per verificare cosa succede, dentro e fuori di te ovvero per raccogliere informazioni utili a comprendere la tua situazione… Cosa è successo una volta che hai cominciato a muoverti?
Rifletti su quanto è accaduto, comprendi e continua ad agire, un passo alla volta, guidato dal desiderio e fronteggiando la paura… Cosa hai compreso e cosa hai imparato?
Scegli quello che hai sempre scelto o qualcosa di diverso, con la consapevolezza del desiderio, della paura, del rischio, del prezzo che vuoi pagare. Cosa vuoi fare?
Prova a seguire questa traccia in una situazione della tua vita che ti senti un po’ pronto a sfidare. Per sfidare la tua paura. Potrebbe essere scegliere un nuovo lavoro, avvicinare un potenziale partner, parlare con qualcuno in modo chiaro e sincero come non hai mai fatto, chiedere qualcosa che non hai mai chiesto o altro ancora Certamente potrai rintracciare una situazione attuale in cui c’è questo tiro alla fune tra desiderio e paura.
La cura della paura richiede sempre di prendersi un rischio.
Da ultimo, ma non per importanza, sempre a proposito di rischi… Vuoi ancora continuare a non leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line?

Più in colpa

Ti senti più in colpa per i rimorsi o per i rimpianti? Ti senti più in colpa per ciò che hai fatto e sarebbe stato meglio non facessi o per ciò che non hai fatto e sarebbe stato meglio fare?
Ti senti più in colpa per ciò che NON HAI FATTO prima o per ciò che STAI FACENDO adesso?
Il primo senso di colpa riguarda i rimpianti, ciò che hai mancato di fare nel prenderti cura di te  (soddisfare certi tuoi bisogni, realizzare certi tuoi desideri) o prenderti cura degli altri.
Il secondo senso di colpa può nascere dal sentirti egoista e/o dal fare qualcosa che procura emozioni negative ad altri e/o dal trasgredire qualche aspetto della tua morale interna.
Inizia a notare se vivi queste situazioni nella tua vita e come ti senti per quello che fai e che non fai…
Il senso di colpa e i sentimenti che gli assomigliano o lo accompagnano (vergogna, angoscia, senso di inadeguatezza, senso di fallimento, ecc.) sono sentimenti che hanno un senso. Che va oltre la colpa. Sei hai fatto ciò che hai fatto o non hai fatto altre cose, evidentemente ha avuto un senso. Spesso non basta avere un desiderio per realizzarlo. Spesso quel desiderio è incatenato da nostre paure. Comprendere le paure, permette di impegnarsi per superarle. A volte ci riusciamo, altre volte no. Comunque ciò che facciamo ci permette di comprendere il nostro personalissimo equilibrio che abbiamo trovato tra desiderio e paura, tra frustrazione e soddisfazione, tra cambiamento e accettazione. Compreso questo, non ti resta che leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.