‘P – factor’. Un viaggio

Il dolore fa crescere e anche la paura, anche se probabilmente un po’ tutti vorremmo crescere senza incontrarne più di tanto. Crescere ti richiede di mettere ordine nel caos e nell’imprevedibilità che ti arrivano, prima o poi, tanto o poco, anche se un po’ tutti vorremmo crescere sperando di schivare il più possibile la sofferenza e imparando a cogliere le opportunità. Così è la vita… Certo è meglio la serenità che la tragedia, diremmo tutti.
La nostra vita ci fornisce sostanzialmente interrogativi a cui noi “dobbiamo” rispondere, siamo chiamati ad affiancare punti esclamativi.
La nostra vita si svolge tra ciò che troviamo e ciò che non troviamo. Tra ciò che lasciamo e ciò che troviamo. E ogni tanto ci interroghiamo sulla distanza che esiste tra ciò che siamo e ciò che vorremmo e avremmo voluto essere. Ma anche tra ciò che siamo stati e ciò che non siamo più. E a volte questi temi ci procurano gioia, molto più spesso dolore.
Chi veramente fa i conti con dolore, paura, malattia, perdita, disillusione (tutti noi?) deve necessariamente cercare la luce dentro al buio… Per non sprofondare nell’oscurità, qualunque forma essa possa assumere…
E quindi ognuno ha il suo viaggio da compiere… Eroico o meno che sia… Di cui conosciamo, forse, l’inizio, ma la cui fine dobbiamo cercare di inventare…
Viaggio che si svolge sempre tra regole e immaginazione, tra testa e cuore, tra ragione e sensazioni.
Viaggio in cui devi saperti muovere dentro le certezze rassicuranti e i confini che delineano il percorso, per imparare gradualmente a sfidare i tuoi limiti, imposti e autoimposti, senza mai perdere la testa, qualità che ti permette di perderla solo al momento giusto…
Viaggio che ciascuno compie col personale bagaglio. Di predisposizioni caratteriali ed esperienze precoci, di tendenze innate e di abilità acquisite. Doti naturali e percorsi evolutivi. Bagaglio di dolore e paura e di strategie che abbiamo inventato per cavarcela. Bagaglio di risorse e di limiti personali. Bagaglio in cui ognuno ha messo anche un po’ di certezze su cui poggiarsi e un po’ di imprevisti da imparare a governare.
Fino a quando non funziona qualcosa. Qualcosa non funziona più. Il controllo che, anche solo inconsapevolmente, hai avuto finora lascia il posto a qualcosa che sfugge, che ti sfugge. L’imprevisto diventa ingovernabile.
Prima alcuni segni che non sempre riesci ad interpretare… Poi segnali più chiari, che magari vedi, riconosci come anomalie, ma che tendi a trascurare… Quindi i sintomi, stai male, esprimi una qualche forma e grado di malessere: sei sempre stanco e deconcentrato, il lavoro diventa sempre più “l’attesa del fine settimana”, ciò che fino a ieri ti appassionava ora lo vivi in modo spento, demotivato. Sei costantemente annoiato, quasi sempre incazzato, anche tristezza e ansia ti vengono a trovare sempre più spesso. Ogni relazione ne risente, a casa, al lavoro, in coppia, coi figli, con gli amici. I pilastri in cui ti sei finora riconosciuto e identificato sembrano scricchiolare. Ti senti diverso dal solito, diverso da come sei sempre stato e anche gli altri, più o meno vicini, cominciano a vedere che qualcosa non va nel tuo modo di stare al mondo, nelle relazioni, nella quotidianità.
Il tuo corpo si lamenta, la tua mente si lamenta, tu ti lamenti. Lamenti che hanno bisogno di ascolto. Lamenti che sembrano inascoltabili.
Gradualmente insidiosa, una “parte malata” sta invadendo la tua personalità. Malessere fisico, emotivo, relazionale. Qualcosa è cambiato, si è rotto, si è inceppato o qualcosa del genere. Lo smarrimento che altre volte hai incontrato lungo il viaggio e che hai sempre superato con un senso di sfida, evoluzione, potenza e controllo, oggi è uno smarrimento in cui ti senti “profondamente” perso…
Ora comincia un altro viaggio. In almeno tre tappe, da percorrere necessariamente, anche se, come sempre, ciascuno a suo modo.
Prima. Sto male…
Seconda. Ho bisogno di aiuto…
Terza. Devo farmi aiutare…
Il resto è tutto da percorrere… in infinite forme possibili…
Grazie Luca per il tuo insegnamento…
Grazie Luca per il tuo libro, che invito tutti a leggere e diffondere: ‘P-Factor. La variabile Parkinson nella mia vita’. (Luca Berti. Youcanprint Edizioni).
Grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza, il viaggio che stai facendo, forse unico e diverso da altri viaggi, forse simile al viaggio che ciascuno di noi compie…

Autoinganno

Ho ricevuto una critica ingiusta dal capo; provo rabbia (di intensità 8 su una scala da 1 a 10), preoccupazione (6), vergogna (7); sento la temperatura generale del mio corpo che sale insieme alla tensione a livello del collo e delle braccia, le mie gambe sono un po’ flaccide, mentre mi tremano le mani e sento il battito del cuore accelerato e il respiro spezzettato… Sto in silenzio e fermo alla mia scrivania… Penso che non sia giusto il modo in cui mi ha trattato davanti agli altri, penso che avrebbe potuto dirmi tutto in un altro modo più rispettoso, credo di aver fatto una figuraccia davanti ai colleghi perché non ho detto una parola e probabilmente si vedeva che ero agitato, un fascio di nervi trattenuti… Sono il solito deficiente e sottomesso, incapace di reagire e farmi rispettare; del resto, le persone sono spietate e ti affossano, fregandosene di cosa stai vivendo; la vita è veramente ingiusta… Mi sembra la solita storia che si ripete, come quando da bambino mio padre s’infuriava e mi metteva all’angolo, non dandomi la possibilità di spiegare il mio punto di vista, dicendomi che ero il solito casinaro, affogandomi di insulti. Oggi so che io non sono più quel bambino e il mio capo non è mio padre; oggi ho più risorse e capacità per farmi rispettare o perlomeno posso imparare a parlare invece che a stare zitto, posso esigere rispetto anche se ho sbagliato, posso esprimere il mio pensiero e ho diritto di essere ascoltato!!!

Percepisco freddezza e distacco nel mio partner… Sono molto triste (9) e preoccupato (9) per come sta evolvendo il nostro rapporto. Mi sento molto giù, il mio corpo è completamente abbattuto, sento un vuoto a livello del petto e mi viene da piangere. Ormai nemmeno ci provo a risolvere questa situazione, nemmeno le chiedo più come va, come stai, che hai fatto? Credo che siamo arrivati al capolinea, ormai non parliamo più, nemmeno litighiamo, nulla condividiamo… Lo sapevo che sarebbe andata a finire così, non merito una storia importante, come è successo altre volte, alla fine si stancano di me; è giusto forse, gli altri sono sempre pieni di passioni e interessi, io invece sono vuoto, noioso, non ho niente da dare. La vita è così, premia alcuni e affossa altri. È il mio ritornello di una vita, sono destinato a restare solo… Del resto ci sarà un motivo se mio padre è andato via con un’altra donna e non mi ha cercato più… Non merito di essere amato perché non valgo niente… Oggi faccio fatica a credere di poter cambiare le cose, anche se so che non sono più quel bambino e che la scelta di mio padre evidenzia solo i suoi limiti e la sua incapacità di assumersi le responsabilità di un adulto. Vorrei tanto riuscire a parlare con lei… Vorrei tanto dirle: cerchiamo di capire insieme se possiamo riprovarci in modo nuovo o se tra noi è finita veramente…

Il tuo corpo mantiene in vita le tue esperienze passate…

Il tuo comportamento mantiene sempre vive le tue convinzioni apprese in passato…

Le tue emozioni tendono a ripetersi come se stessi rivivendo ogni volta il passato…

Spesso quasi tutti ci auto-inganniamo col tempo: quello che sta succedendo ora ci riporta (attraverso i pensieri che facciamo, le azioni che mettiamo in atto, le sensazioni che viviamo e le emozioni che proviamo) a ciò che successe allora, in un tempo passato, più o meno recente o anche molto antico…

Oggi ti suggerisco, allora, un esercizio di auto-esplorazione che può essere uno strumento molto potente per la tua consapevolezza e per il tuo benessere… se lo applichi con attenzione, disciplina e costanza…

Prendi un’esperienza attuale che ti ha creato una o più emozioni spiacevoli quali: tristezza, dispiacere, rabbia, preoccupazione, senso di colpa, vergogna, paura, panico, angoscia, solitudine, abbandono, rifiuto, ecc….

Prendi nota di queste emozioni… descrivile… e valutale nella loro intensità da 1 a 10…

Prendi nota di come reagisce il tuo corpo… scannerizza il tuo corpo per cogliere le sensazioni fisiche e descrivile…

Prendi nota dei tuoi pensieri… descrivili…

Prendi nota di cosa hai fatto, di come ti sei comportato nella situazione…

Ora… più in particolare… lascia emergere le tue credenze e convinzioni… nello specifico ciò che credi vero e di cui sei proprio convinto riguardo a te stesso… gli altri… il mondo… la vita… la realtà… il futuro…

Una volta individuate queste credenze e convinzioni chiediti se sono proprio adatte a descrivere l’esperienza attuale o se magari sono più adatte a descrivere situazioni del tuo passato, momenti della tua infanzia, ricordi più o meno recenti della tua vita…

Alla luce della consapevolezza finora maturata, trova pensieri, credenze e convinzioni per te più adatte e utili a comportarti in questa situazione attuale che hai vissuto e in altre future che potrebbero ripresentarsi in modo simile…

I due esempi iniziali sono ripresi da vere storie di vita… Ognuno può prendere in mano la propria storia e cominciare a riscrivere una diversa sceneggiatura…

La colpa è Mia. Ancora

La colpa è Mia. Ancora uno sguardo attento alla lettura del nuovo libro del mio amico Paolo Basili, il suo terzo libro.
Mia è la protagonista. Mia potremmo essere un po’ tutti noi, protagonisti delle nostre vite tra sentieri soliti, non necessariamente solidi, e nuove possibilità. Tra regole protettive e rassicuranti e la vita che ti invita a superarle per non morire di frustrazioni e delusioni. Tra sentieri battuti di relazioni sempre uguali a se stesse e zone di comfort, affettive e lavorative che però sono lontane dal fornire reale benessere e vitalità.
Una lettura tutta d’un fiato e, al tempo stesso, pagine dense di emozioni e sensazioni su cui tornare più volte.
Scorrevole, intrigante, progressivamente appassionante. Pieno di spunti. Notevoli per sentire e riflettere. E per identificarsi, ora con questo, ora con quel personaggio. Come è per tutte le opere artistiche. Spunti di vario genere, diversi in base al focus che scegli di approfondire, ad esempio: una coppia in crisi o forse semplicemente che ha smesso di essere coppia da un pezzo; ma anche con la possibilità di reinventarsi come coppia, mischiando in modo diversamente creativo gli ingredienti fondamentali della passione (erotica e non solo), del progetto su cui investire a lungo termine (un figlio, ma anche altro, se un figlio non c’è), dell’intimità, l’essere vulnerabilmente nudi l’uno di fronte al cuore dell’altro. Focus possibile anche sul rapporto tra una personalità narcisistica e una dipendente, dove la relazione perversa prende le forme molteplici che può assumere la lotta di potere nelle relazioni. Fino a comportamenti estremi… E poi il rapporto tra una madre “fatta così” e una bambina ferita dentro l’adulta. Perché quella madre è sempre stata solo dalla propria parte e mai da quella della figlia. O focus sull’amore padre-figlia, che la malattia contribuisce ad amplificare fino alla convergenza dei cuori che non hanno bisogno di parole. E sull’amicizia, quella vera, quella della presenza al bisogno e senza richiesta. Quella che sa fornire le giuste dosi di cazzeggio e saggezza. Il tutto condito da un’atmosfera sociale e culturale che, ancora in questi anni, forse sempre più, perché nascosta ad occhi distratti, inquadra i rapporti umani dentro cornici piene di pregiudizi sociali e facili verità da inventare e vendere a buon prezzo sui social…
Semplicemente da leggere e condividere… Ancora grazie Paolo!

Curiosità al servizio del benessere

Oggi ti suggerisco un’autoesplorazione curiosa… Nel senso che ti invito ad essere CURIOSO… DI TE STESSO.

Quando riporti UN’ESPERIENZA POSITIVA, ad esempio, “per me è un periodo meraviglioso”, accompagna questa espressione con la descrizione di quali SENSAZIONI CORPOREE avverti, quali EMOZIONI provi, quali PENSIERI fai, a quali EVENTI ti riferisci per vivere quell’esperienza.
Similmente, quando vivi UN’ESPERIENZA NEGATIVA, ad esempio, “faccio proprio schifo”, accompagna questa espressione con la descrizione di quali SENSAZIONI CORPOREE avverti, quali EMOZIONI provi, quali PENSIERI fai, a quali EVENTI ti riferisci per vivere quell’esperienza.

E così per altre esperienze… POSITIVE (sono fortunata, la vita è un giardino di gioia, ringrazio i miei genitori per ciò che mi hanno dato, sono pieno di energia, la mia famiglia è il mio luogo sicuro, ecc.) e NEGATIVE (che fallimento!, La gente è sempre pronta a fregarti, il mondo è ingiusto, non ce la faccio più, mi sento sprofondare, ecc.).

Tutto questo per capire in modo diretto, pratico ed esperienziale che c’è differenza tra i FATTI e l’ESPERIENZA SOGGETTIVA che vivi di quei fatti. Che l’esperienza soggettiva è formata da SENSAZIONI nel CORPO (tensione, battito accelerato, respiro corto, tremore, rossore, bruciore, spalle pesanti, spegnimento, dolore al collo, mani ghiacciate, vuoto, gambe flosce, confusione, distensione, costrizione, leggerezza, soffocamento, movimenti e gesti vari, ecc.), EMOZIONI (paura, rabbia, tristezza, gioia, imbarazzo, gratitudine, impotenza, tenerezza, scoraggiamento, disperazione, allarme, calma, disgusto, delusione, entusiasmo, amore, umiliazione, solitudine, disprezzo, compassione, amarezza, vergogna, senso di colpa, sorpresa, dolore, allegria, estasi, ecc.), PENSIERI (la vita è bella, credevo meglio, non ce la farò mai, devo mettercela tutta, se non è preciso fa schifo, non sono capace, sono il migliore, posso sbagliare, chi non risica non rosica, l’ambizione sfrenata è pericolosa, non devo chiedere mai, posso scegliere anche se gli altri non sono d’accordo con me, merito un trattamento speciale, sono vittima di persecuzione, è colpa mia se sono solo, non posso mai essere triste, non devo mostrare ciò che provo, anche la speranza è morta, ho perso la fiducia negli altri, chi fa da sé fa per tre, ecc.).
Che ciò che vivi può essere più o meno condiviso dagli altri, anche partendo dagli stessi fatti ed eventi. E differenziare la TUA ESPERIENZA e comprendere anche la PROSPETTIVA ALTRUI può darti una marcia in più nel vivere rapporti interpersonali sereni.
Perché coltivare tutta questa curiosità?
Perché più conosci la tua esperienza positiva in modo articolato e più puoi accrescere e affinare il piacere che provi… E più conosci la tua esperienza negativa in modo articolato e maggiore è il potere che hai di alleviare la tua sofferenza, regolare le tue emozioni, calmare il tuo corpo, orientare i tuoi pensieri…
Prova e fammi sapere l’effetto che fa…

Perché lo fai e perché vuoi continuare a farlo

I nostri comportamenti possono avere alcune direzioni specifiche, solo in parte per noi consapevoli. I comportamenti mirano:
• a soddisfare bisogni
• a realizzare desideri
• a raggiungere obiettivi
• a vivere in base a certi valori
• a creare e mantenere relazioni soddisfacenti
• a regolare le nostre emozioni, a fornirci sollievo da dolori emotivi
• ad esprimere pensieri ed emozioni
• a sostenere l’autostima.
Ogni comportamento a qualcosa servirà!
Esistono comportamenti utili a tali scopi e comportamenti non utili, disfunzionali, addirittura dannosi a noi stessi e alle nostre relazioni, nocivi per la nostra salute fisica e psichica, ad esempio tutte le abitudini negative, le condotte eccessive, fino alle vere e proprie dipendenze. Eppure, anche questi comportamenti problematici a qualcosa serviranno! Ad esempio, a cosa ti serve evitare certe situazioni? A cosa ti serve controllare certe persone? A cosa ti serve urlare? A cosa ti serve tacere? A cosa ti serve rinchiuderti nel silenzio? A cosa ti serve dormire ogni giorno fino a tardi? A cosa ti serve stare sveglio fino a tardi? A cosa ti serve digiunare? A cosa ti serve abbuffarti?
Come sappiamo tutti, per esperienza diretta e di persone a noi vicine, molte volte vorremmo abbandonare certe nostre azioni scomposte e distruttive, ma non ci riusciamo. Pur riconoscendo che “fanno male” non riusciamo a smettere. Cosa mantiene queste condotte disfunzionali? Certamente la risposta va cercata nella situazione specifica, caso per caso; al tempo stesso, alcune idee su cui riflettere possono essere valide per tutti. Ricordando prima di tutto che quello che facciamo ha un senso e un valore per noi, quindi esprime un qualche tipo di intelligente capacità di adattamento. Al tempo stesso, pur riconoscendo il valore complessivo per la persona, il singolo comportamento può e deve essere “criticato” per gli effetti negativi che procura alla persona stessa, ai suoi obiettivi, alle sue relazioni.
Partiamo, quindi, dal presupposto che: quello che facciamo è quello che scegliamo e quello che scegliamo è quello che vogliamo. Quello che facciamo è una nostra scelta, più o meno consapevole, comunque è frutto di “parti di noi, più o meno grandi”, che hanno l’intenzione di adottare quel comportamento. A qualcosa servirà!
L’idea guida per comprendere perché lo facciamo, perché vorremmo smettere e perché continuiamo a farlo è quella di interrogarci sulla funzione e sull’intenzione di quel comportamento. A qualcosa servirà!
Non sempre è facile. Spesso è difficilissimo. Parliamo, in molti casi, di comportamenti così radicati che ci sembra impossibile cercarne il senso e il valore. Ma impossibile non è.
Comprendere quindi per cambiare. Come?
In maniera solo apparentemente paradossale, tentare di cambiare per comprendere ed imparare a cambiare in modo efficace e duraturo.
L’idea “in pratica” è: prova a non farlo e verifica cosa succede… Quello che riesci a fare e quello che non riesci a fare, ciò che ottieni e ciò che resta immutato, ciò che provi e ciò che pensi, una volta che hai provato a cambiare uno specifico comportamento che vuoi abbandonare (almeno una parte di te vuole abbandonarlo!), ti forniranno informazioni utili per capire e andare avanti fino a dove riesci ad arrivare…

3 strumenti al servizio del tuo benessere

RICONOSCI LA TUA SENSIBILITÀ. Riconosci i fatti, le situazioni, le persone, i comportamenti che sollecitano la tua emotività. Cosa ti fa arrabbiare (ti manda in bestia e quanto), cosa ti preoccupa (ti agita, ti inquieta e quanto), cosa ti rende triste (ti angoscia, ti deprime e quanto), cosa ti fa sentire in colpa (ti senti giudicato, rimproverato e quanto), cosa ti fa vergognare (ti fa sentire inadeguato e sbagliato e quanto), cosa ti dà gioia (entusiasmo, felicità e quanto), cosa ti incuriosisce (ti appassiona e quanto), cosa ti fa sentire realizzato (soddisfatto, grato e quanto). Riconosci, insomma, cosa smuove le tue emozioni e quanto…

ACCETTA QUELLO CHE DEVI. Riconosci ciò che, anche se non ti piace, devi accettare. Perché non dipende da te e non hai il potere per cambiarlo.

CAMBIA QUELLO CHE PUOI. Agisci dove hai potere. Sulla tua sensibilità, sui tuoi pensieri, sulle tue azioni.

“Più facile a dirsi che a farsi!” penserai. E io la penso come te.
“Ma non c’è una strada più facile?” chiederai. E io ti chiedo di farmela sapere se la conosci…

Rabbia cronica e scelte utili

Quando ti ritrovi a ripensare ad esperienze passate, recenti e remote, fonte di frustrazione e delusione…

Quando sei arrabbiato per ciò che sta accadendo o è appena successo…

Quando dedichi tante energie mentali ed emotive a pensare e ripensare ai rimorsi (per quello che hai fatto) e ai rimpianti (per quello che non hai fatto) …

Quando indugi, senza vedere la fine, a cercare di capire il perché e il per come di certi eventi e di certi comportamenti di certe persone…

Quando ti fai assalire da desideri di rivalsa e piani di vendetta…

Nota con attenzione quali pensieri sono effettivamente utili e quali sono per te solo sfiancanti e addirittura controproducenti…

Nota quanto tempo ed energie sprechi in pensieri ripetitivi senza arrivare ad una riflessione utile, senza comprendere meglio la situazione e senza regolare al meglio la tua emozione…

Nota quanto passa tra la ruminazione e un’azione effettiva e concreta che cerchi una soluzione realmente efficace ai problemi…

Scegli dunque di agire in prima persona per provare a mettere a posto le cose…

Raccogli l’informazione dopo la prima azione e organizza di conseguenza le azioni successive per avvicinarti a ciò che vuoi …

Accetta anche la tua impotenza … Alcune cose non dipendono solo da te e da solo non puoi farci niente…

Volgi lo sguardo altrove… Verso il tuo potere effettivo… Verso ciò che puoi effettivamente fare per ottenere cambiamenti e risultati… A lungo termine…

Il senso e l’esperimento

Quello che fai ti serve, ma rappresenta spesso anche un problema. Alcuni tuoi comportamenti soddisfano certi tuoi bisogni, ma ti creano anche difficoltà emotive e interpersonali. Ecco alcuni esempi.

Stai chiuso in casa per evitare il giudizio della gente, ma così ti precludi di incontrare persone e creare relazioni.

Per essere apprezzato e per apprezzarti insegui la perfezione di ogni tua prestazione lavorativa, ma così facendo esaurisci completamente e continuamente ogni tua risorsa e non ti lasci spazio per altro, oltre a restare quasi sempre insoddisfatto e addirittura non riuscire a fornire prestazioni eccellenti, sul lavoro.

Hai bisogno di essere apprezzato, amato, ben voluto, ma adotti comportamenti così goffi e affettati che finisci per mostrarti ridicolo e ciò ti fa sprofondare dalla vergona e ti fa sentire il rifiuto o il disprezzo degli altri.

A volte, lo riconosci chiaramente, sei consapevole di quello che fai e anche a cosa ti serve; alcune volte, lo riconosci appena il tuo comportamento e intuisci vagamente quale bisogno soddisfa; altre volte, lo ignori completamente, ma comunque quello che fai è qualcosa che ha sempre uno scopo, svolge una funzione per te, ha un senso e un valore, altrimenti non lo faresti. Al tempo stesso, e spesso, quello che fai ti crea anche problemi, è controproducente, ha un costo elevato, tanto ti dà e tanto ti toglie. Ecco qualche altro esempio di “comportamento finalizzato” di cui puoi essere più o meno consapevole di quando, come e perché lo metti in atto:

  • mettere in ordine, pianificare e organizzare in modo eccessivo;
  • procrastinare fino all’inazione completa;
  • essere costantemente iperattivo;
  • sedurre in modo compulsivo;
  • reagire sempre in modo impulsivo e aggressivo;
  • essere servizievole, iper-disponibile e auto-sacrificale, oltre ogni umana misura;
  • ritirarsi in un proprio mondo fantastico evitando i contatti reali con gli altri;
  • essere intransigente, severo e spietato nei giudizi, nelle critiche e nella colpevolizzazione, con se stessi e con gli altri;
  • manifestare atteggiamenti di chiusura affettiva e intima; controllare in modo maniacale la propria immagine sociale.

Tutti i comportamenti dipendenti, inoltre (sostanze, anche alcol e cibo, gioco d’azzardo, internet, social media, tecnologia, iper-lavoro), possono rientrare in questa categoria di strategie, di cui sei più o meno consapevole, ma che sicuramente sono attività finalizzate ad uno scopo, in generale a governare o regolare stati emotivi dolorosi.

Per aiutarti a comprendere meglio scopo, funzione, senso e valore di quello che fai…

Per aiutarti a comprendere quando i costi e gli effetti controproducenti sono maggiori degli scopi che soddisfi e dei risultati che ottieni…

Per aiutarti a comprendere quali strade alternative esistono per raggiungere quegli scopi senza pagare un prezzo troppo elevato (nei termini dei problemi che ti procurano quei comportamenti quasi automatici e sempre pronti a scattare) …

Esiste una strategia che puoi cominciare ad applicare. Un esperimento: PROVA A NON FARLO!!!

Quando ti rendi conto di esserci ricaduto, di adottare quel comportamento che tanto ti dà e molto di più ti toglie, che ti fornisce benefici a caro prezzo… PROVA A NON FARLO… Non devi riuscirci… devi provarci e vedere cosa succede… cosa succede dentro di te e nelle reazioni degli altri… cosa provi, cosa pensi, cosa fai, cosa fanno gli altri, se ti dicono qualcosa, se leggi in loro delle intenzioni, ecc.

SE CI RIESCI avrai ottenuto il risultato di ridurre un tuo comportamento problematico e probabilmente di capire molto meglio a cosa ti serve e con cosa puoi sostituirlo…

SE NON CI RIESCI avrai ottenuto, comunque, delle informazioni sul tuo funzionamento personale e nelle relazioni; quindi potrai essere motivato ulteriormente a proseguire l’esperimento per comprendere ancora meglio, magari fino ad ottenere un cambiamento per te importante.

 

Irrealizzabile e percorribile

Esistono alcuni pensieri e comportamenti attraverso i quali molte persone tentano di risolvere i loro problemi ed eliminare ogni stress emotivo, ma paradossalmente finiscono per mantenere, se non addirittura alimentare, la stessa sofferenza che vorrebbero allontanare.
In particolare, alcune idee finiscono per generare ASPETTATIVE IRREALISTICHE e COMPORTAMENTI AUTO-FRUSTRANTI.

1. L’idea di CONTROLLARE GLI ALTRI per riuscire a risolvere i propri problemi. Cambiare gli altri per stare meglio. Per ottenere la soddisfazione completa dei propri bisogni e desideri.
2. L’idea di prendere DECISIONI PERFETTE in cui tutti i bisogni e desideri sono realizzati oppure tutte le persone coinvolte sono soddisfatte.
3. L’idea che sia possibile ELIMINARE COMPLETAMENTE dalla propria vita SOFFERENZA, frustrazione e delusione in tutte le sfumature con cui si presentano: emozioni dolorose, rimorsi, rimpianti, senso di fallimento, senso di mancanza, ecc.
4. L’idea che la vita attuale, in varie forme e modalità, possa o debba RESTITUIRCI ciò che non abbiamo avuto durante l’infanzia, dai nostri genitori e nel nostro passato in genere.

A fronte dei suddetti obiettivi irrealistici ci sono alcune STRADE che sono invece realmente e REALISTICAMENTE PERCORRIBILI per governare e ridurre la sofferenza emotiva e i problemi interpersonali.

1. Non puoi controllare gli altri, puoi AGIRE affinché gli altri possano COMPRENDERE meglio i tuoi pensieri e bisogni ed eventualmente fare qualcosa per aiutarti a realizzarli.
2. Ogni DECISIONE implica una RINUNCIA. Ogni scelta è una scelta del prezzo da pagare per ottenere ciò che vuoi. Puoi impegnarti a compiere scelte guidate dai tuoi valori consapevoli, anche se mai perfette.
3. Puoi LIBERARTI dalla PRETESA della FELICITÀ PERFETTA e assoluta imparando a prevenire il più possibile i meccanismi (pensieri, comportamenti, abitudini, ecc.) che generano la sofferenza e soprattutto imparando a convivere con e tollerare quote di sofferenza, frustrazione e delusione ineliminabili.
4. Puoi RICONOSCERE, ACCOGLIERE e prenderti CURA delle tue FERITE, dei tuoi traumi, dei tuoi dolori IRRISOLTI, delle tue cocenti delusioni. Puoi cercare oggi di non ripetere errori del passato, puoi essere attento a non cadere ancora oggi in relazioni pesantemente frustranti, in cui ti senti trascurato invece che amato, disprezzato invece che stimato, frenato invece che incoraggiato. Al tempo stesso è fondamentale che tu impari a lasciare il passato nel passato, imparando ad accettare la frustrazione antica del “bambino ferito” che ti porti ancora dentro, a tollerare quella parte ineliminabile al presente, imparando in maniera fondamentale a sviluppare la parte adulta, consapevole, autonoma e responsabile, capace di farsi carico della propria angoscia/dolore come della propria felicità e autorealizzazione.

Qual è il problema!? La vera natura dei problemi

Conosci la storiella zen dei due monaci e la ragazza?

Il problema non è quello che ti succede, ma quello che ci fai con quello che ti succede.
Sono veramente pochi gli eventi realmente traumatici, catastrofici, distruttivi. Anzi, probabilmente, anche l’evento più nefasto può essere vissuto, rivissuto, rielaborato dalla mente e dal corpo in modo da renderlo meno traumatico possibile, da viverlo come doloroso, ma senza farsene distruggere. Da lasciarlo nel passato, antico o recente che sia, per renderlo meno disturbante possibile, per lasciarlo seppellito nella propria storia, ma ormai pressoché innocuo.
Non è facile ovviamente. Non sempre. Non per tutti. Molto dipende dal tipo di evento traumatico: morte violenta di un caro, abusi fisici subiti da parte dei propri cari, grave trascuratezza emotiva, essere vittime di disastri naturali, sviluppare handicap rilevanti, solo per fare qualche esempio di grave traumaticità. Molto dipende dalle risorse di cui la persona può disporre o che può attivare: personali e affettive, sociali e ogni altra modalità o strumento utile a sostenere la persona.
Resta il principio generale che ciascuno di noi può fare qualcosa con ciò che gli è capitato. E cosa facciamo fa certamente la differenza.

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo interpreti e lo interiorizzi?

Il problema è l’evento o come lo rendi stressante in base a come lo pensi e lo ripensi?

Il problema è l’emozione negativa che vivi (ansia, paura, preoccupazione, tristezza, rabbia, senso di colpa, vergogna, ecc.) o come la tratti (la neghi, la reprimi, la soffochi, la nascondi, la fai diventare malattia fisica, ecc.)?

Il problema è la frustrazione e la delusione o come continui a farle vivere dentro di te?

Il problema è il dolore per essere stato lasciato o come lo trasformi in senso di fallimento e angoscia?

Il problema è il tradimento o come lo guardi e riguardi nella tua mente alla moviola?

Il problema è la critica che ricevi o come continui a farla rimbombare dentro di te?

Il problema è il giudizio negativo su di te che ti hanno instillato fin da ragazzino o il modo in cui ci hai creduto e continui a crederci?

Il problema è l’auto-svalutazione o come la metti alla guida della tua vita?

L’EMDR è una forma di psicoterapia specializzata nel trattamento e scioglimento dei traumi: permette alla persona di desensibilizzarsi dal trauma e dalle sue conseguenze perduranti al presente aiutandola a lasciare il passato nel passato.
In generale, tutte le forme di psicoterapia aiutano a fare i conti con “la vera natura dei problemi”…

Tanzan ed Ekido erano due monaci zen che camminavano lungo una strada fangosa. Poco prima di un villaggio incontrarono una ragazza che stava cercando di attraversare la strada. Il suo kimono dorato avrebbe subito danni irreparabili bagnandosi. Tanzan, senza pensarci su, prese in braccio la ragazza e la portò dall’altra parte della strada. Poi entrambi i monaci continuarono il loro cammino. Qualche ora dopo Ekido sbottò, incapace di reggere a quello che sentiva dentro. “Perché hai portato quella ragazza? Noi monaci zen non facciamo cose di questo tipo”. Tanzan rispose: “Ho portato la ragazza qualche ora fa; tu invece la stai ancora portando”.