Antidolorifico magnifico. Gioco semiserio per la coppia

Ecco un gioco di coppia, un gioco serio nella misura in cui il lavoro di consapevolezza e conoscenza reciproca vi aiuta a piantare i semi per un futuro felice. Insieme.

Se è vero che è impossibile non essere delusi nelle relazioni, bisogna vedere come utilizzi la delusione.
La delusione è implicita nei rapporti interpersonali in quanto nessuno sarà mai perfettamente corrispondente a come lo vuole il partner. I due devono essere “intelligenti emotivamente” da fare i conti con la delusione reciproca in modo da trarne il massimo beneficio.
Per la consapevolezza e la responsabilità di ognuno dei due partner sono allora fondamentali tre passaggi (ciascuno dei due deve farli):

Comprendi in cosa sei deluso/a dal partner. Qual è lo scarto tra il modello ideale che hai in testa, nel cuore, forse nelle viscere, e la realtà in carne e ossa del tuo partner.

Chiedi al partner cosa vorresti cambiasse per farti sentire soddisfatto/a. E ascolta cosa dovresti cambiare tu per rendere soddisfatto/a il tuo partner.

Decidi in cosa impegnarti per migliorare ed avvicinarti a come ti vorrebbe il partner e a come ti vorresti tu. Verifica quanto sono compatibili i suoi desideri coi tuoi.

Tritate, mescolate, sbattete … E decidete come andare avanti…

Il triangolo drammatico

Molte delle nostre relazioni sembrano seguire un copione organizzato secondo un cosiddetto “triangolo drammatico” (Stephen Karpman) dove esistono tre personaggi o ruoli che a rotazione chiunque può incarnare. Ad esempio, a volte ci sentiamo VITTIME impotenti. Degli altri o di circostanze sfortunate rispetto alle quali l’unica cosa che sentiamo di poter fare è quella di subire passivamente e aspettare che passi, che arrivino tempi migliori o intenzioni e comportamenti più benevoli da parte degli altri. “Altri” che viviamo come PERSECUTORI e carnefici malevoli nei nostri confronti oppure possibili sostegni fondamentali e imprescindibili per superare momenti difficili, veri e propri SALVATORI che accorrono in nostro soccorso al momento del bisogno.
A volte, invece, sembriamo noi, più che altro agli occhi altrui, dei veri e propri PERSECUTORI, privi di scrupoli o cattivi o poco comprensivi o distanti affettivamente o semplicemente deludenti. Non siamo e non facciamo quello che gli altri si aspettano da noi. Altre persone si sentono VITTIME addolorate rispetto ai nostri presunti o effettivi comportamenti “da CARNEFICE”.
Alcune volte è, invece, possibile che veniamo cercati come SALVATORI, per aiutare gli altri, per “salvarli”, per tirarli fuori dai guai o dai dolori. Veniamo considerati (e/o tendiamo a considerarci) gli unici capaci di risolvere quel problema, affrontare quella situazione, sostenere quella persona.
Gli incroci possibili tra questi ruoli sono molteplici; ciò che si ripete è la DRAMMATICITÀ DI RELAZIONI dove c’è una vittima e un persecutore e anche un salvatore, a volte presente, altre volte solo desiderato e fantasticato dalla vittima.
Un lavoro fondamentale in terapia è quello di rendere consapevole il paziente di questo DRAMMA INTERPERSONALE e farlo uscire fuori dalla gabbia di rappresentazioni di sé e degli altri troppo rigide e generali, spesso cristallizzate in visioni semplificate rispetto alla realtà complessa delle relazioni interpersonali. In particolare, il paziente viene aiutato a rendersi conto di come costruisce le immagini di sé e degli altri nei termini del triangolo drammatico ovvero di come tende a vivere le relazioni interpersonali come fossero interazioni tra sé e l’altro rigidamente percepiti in modo alternato come vittima, persecutore e salvatore.
La persona viene aiutata a valutare in modo specifico il contesto interpersonale in cui avviene l’interazione; l’azione viene considerata relativa a quel momento e a quello scambio e non come proveniente da un presunto rigido assetto della persona sempre uguale a se stessa in ogni occasione.
L’obiettivo che si persegue in modo condiviso nella relazione terapeutica è quello di una rivisitazione dell’immagine di sé rispetto ad un senso di sé negativo fondato unicamente su un limitato modo di percepirsi. Per “smontare” questa immagine monolitica di sé del paziente e “rimontare” una struttura personale più articolata e positiva.
La persona viene aiutata ad analizzare la specificità di episodi di vita piuttosto che a raccontarsi la solita storia di sé ormai frutto di ritornelli che non hanno un corrispettivo nella realtà e originano solo da relazioni antiche disturbate e ferite dolorose.
Al di fuori del contesto terapeutico, il triangolo drammatico può essere anche una metafora che possiamo usare tutti nella quotidianità per comprendere molti dei nostri scambi interpersonali. Quando ti senti e ti comporti da vittima o persecutore o salvatore? Con chi? A casa o fuori casa? Se inizi a rispondere a queste domande potrai farti un’idea alquanto utile di cosa succede nelle tue relazioni, quando ti trovi in una posizione e quando in un’altra, come questi ruoli tendono a spostarsi anche in breve tempo e nella stessa situazione. Pensa, ad esempio, alle tue relazioni sentimentali, quando ti senti vittima della freddezza del partner e diventi carnefice quando lo tradisci. E chi può intervenire a “salvarvi”? Oppure sul posto di lavoro quando un po’ tutti, soprattutto quando si lavora in gruppo, possono transitare facilmente da una posizione all’altra. Pensa ad altri rapporti… E scopri se tendi a trovarti o metterti più facilmente in un ruolo o in un altro. E come era qualche tempo fa? E cambiato qualcosa? Se sì, cosa ha generato questo cambiamento?
Altre due considerazioni in conclusione, preludio per ulteriori approfondimenti futuri: nessuna posizione è migliore di altre, perché trovarsi nel triangolo è fonte di sofferenza o problemi per tutte le persone coinvolte, prima o poi.
Questo triangolo descrive molto bene non solo le relazioni interpersonali, ma anche le relazioni tra “parti interne” dentro ciascuno di noi, quando abbiamo diversi bisogni in conflitto, diverse intenzioni tra cui scegliere, diverse possibilità di agire… E la necessità di scegliere consapevoli che ogni scelta non è perfetta, che c’è sempre una rinuncia da fare, un prezzo da pagare, qualcosa che curiamo e qualcos’altro che trascuriamo.
Occhio al triangolo…

Auto-centrato ed etero-centrato

Quando lavoro con le persone sulla comunicazione efficace propongo loro un esercizio “dentro/fuori” che poi diventa uno strumento di riflessione e azione, per applicarlo nei contesti quotidiani, in particolare nelle relazioni più significative, nella coppia, coi figli, al lavoro, con gli amici, ecc… Si tratta di un esercizio o, meglio ancora, di un atteggiamento da praticare con costanza per renderlo una buona abitudine relazionale che favorisce l’empatia cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altro, permettendo di attivare una prospettiva alternativa nelle situazioni conflittuali.

Solitamente quando siamo “DENTRO” ad un litigio o in una discussione, più o meno animati e importanti per noi e per il nostro interlocutore, è piuttosto difficile “USCIRE FUORI” dal modo in cui stiamo vivendo e gestendo quella situazione (quello che stiamo sentendo, quello che pensiamo e quello che stiamo facendo) per portare avanti le nostre tesi, i nostri bisogni, le nostre ragioni, i nostri valori e punti di vista. Spesso gli individui entrano in un vicolo cieco perché entrambi hanno difficoltà a “decentrarsi” dalla loro posizione che sembra l’unica giusta o quella giusta al 99% virgola 99. Quello che succede è che le persone si ritrovano spesso artefici di “un’escalation simmetrica” che conduce entrambi a soffiare sul fuoco della frustrazione e della delusione reciproca. Un tiro alla fune, un braccio di ferro, un alzare il tiro delle critiche e delle pretese reciproche, consapevoli o inconsapevoli.

In queste circostanze diventa fondamentale rendersi conto della distinzione tra una posizione autocentrata ed una posizione eterocentrata. Entrambi legittime, entrambi da usare e valorizzare per affrontare il conflitto ed eventualmente disinnescare la bomba.

La posizione ETEROCENTRATA esprime un principio comunicativo piuttosto diffuso anche a livello di senso comune: mettiti nei panni dell’altro, cammina nelle sue scarpe, vedi la situazione come la percepisce il tuo interlocutore, immagina ciò che lui pensa, sente e vuole dalla sua posizione. Questa capacità di “decentrarsi” può aiutare a rendersi conto che esiste almeno un’altra possibilità di leggere ed interpretare ciò che sta accadendo.

La posizione AUTOCENTRATA, invece, è la posizione che occupi tu, il tuo punto di vista che è importante per te valorizzare, almeno dentro di te ed eventualmente condividerlo: ciò che pensi e ciò che senti, come interpreti e valuti la situazione.

Saper fare la spola, dentro-fuori, tra l’una e l’altra posizione, VALORIZZANDO ENTRAMBE per comprendere ciò che sta avvenendo e per governarlo in modo sufficientemente soddisfacente per entrambi, è una delle abilità relazionali e comunicative più potenti per uscire dal conflitto e risolverlo, per disinnescare il potenziale esplosivo e distruttivo, per fare un passo indietro chiedendo all’altro di fare altrettanto, per mettersi veramente in discussione, per rendersi veramente conto di quanto è importante il motivo del contendere e soprattutto la relazione in atto.

Da cosa si scatena il conflitto nella coppia

Quando lavoro con le coppie, in molti casi faccio fare ai due partner questo esercizio di esplorazione per comprendere i motivi dei loro conflitti; è un potente attivatore di consapevolezza e cambiamento nel modo di comunicare e di affrontare i problemi.

  1. Individuate cosa vi fa litigare, cosa fa scattare il conflitto. Quasi sempre o sempre le persone fanno riferimento a qualche comportamento specifico del partner che funziona da grilletto o fattore scatenante la propria reattività emotiva che può essere di rabbia, ma anche di delusione, tristezza e altre emozioni che, più o meno espresse, sono presenti nel conflitto, nel sentirsi non compresi o giudicati o umiliati o altro.
  2. Individuate se il fattore scatenante è nuovo, recente o se si ripete da tanto tempo, qualcosa già noto e che vi ha fatto litigare cento volte e anche più.
  3. Se il fattore scatenante si ripete da tempo, cercate di comprendere se da sempre reagite in quel modo o se è solo da poco tempo che la vostra reazione è cambiata.
  4. In tutti i casi individuate il vostro pensiero rispetto al comportamento del partner: come lo interpretate, come lo vivete, che significato attribuite a questo comportamento del partner. E cosa fate solitamente…
  5. Individuate come vi sentite, quale emozione provate, quale bisogno avete e che richiesta potete fare al partner. E fatela…
  6. Verificate l’effetto della vostra richiesta sul partner: come ha reagito a ciò che gli avete chiesto e se siete soddisfatti. Se lo siete allora probabilmente avete entrambi capito meglio cosa vi fa litigare e lo potete usare per prevenire e governare con maggiore consapevolezza i futuri conflitti. Altrimenti, ricominciate dal punto 1, dove la risposta frustrante ricevuta dal partner alla vostra richiesta è un nuovo fattore scatenante il conflitto e l’incomprensione.

Prova ad usare questo schema nei tuoi conflitti col partner e fammi sapere come va …

Partner ideale e partner reale

Diventa consapevole di quali caratteristiche deve avere LA TUA RELAZIONE IDEALE… come deve essere per essere per te gratificante …

Diventa consapevole di quali caratteristiche deve avere IL TUO PARTNER IDEALE … come deve essere per essere per te fonte di amore, passione, desiderio, crescita …

Elenca gli aggettivi che qualificano queste caratteristiche …

Elenca esempi specifici e comportamenti concreti che realizzano queste caratteristiche …

Ad esempio, una relazione per me ideale dovrebbe essere basata sulla “complicità”… Per me complicità vuol dire …

Il mio partner ideale deve essere “attento” … e per me attento significa che deve avere questo e quest’altro comportamento …

Ora diventa consapevole di com’è IL TUO PARTNER ATTUALE REALE …  di quanto effettivamente realizza quelle caratteristiche e adotta quei comportamenti che ti farebbero vivere una relazione gratificante e ti farebbero sentire amato e desiderato …

Diventa consapevole dello SCARTO ESISTENTE, più o meno grande, tra quello che desideri idealmente e quello che appartiene alla tua esperienza reale … E nota come ti senti (e quanto da 0 a 10): frustrato … deluso … triste … amareggiato… arrabbiato … furioso … preoccupato … angosciato …  rassegnato … indignato … eccitato … sereno … tranquillo … che altro?

Consapevole dello stato delle cose e dei tuoi stati d’animo… senti quale bisogno emerge in te … cosa vorresti… E cosa fare … cosa vuoi … cosa puoi … cosa devi fare …

Già la metà basta…

Ora fai l’altra metà …

Segui le tappe di questa esplorazione che ti ho suggerito rispondendo come risponderebbe il partner …

Oppure direttamente poni la questione e l’esplorazione al tuo partner … e vedi l’effetto che fa …

La coppia delusa e deludente

Nota in che modo, in che senso e in che grado il tuo partner è frustrante e deludente per te … E che cosa ci vuoi fare…

Che cosa ci vuoi fare? Che cosa ci vuoi fare!

Nota in che modo, in che senso e in che grado tu sei deludente per il tuo partner … E che cosa ci vuoi fare… e che cosa ci fa il partner…

Anche se attraverso i percorsi più svariati, legati alle diverse personalità individuali e alle diverse storie di vita, prima o poi, in terapia (come nella vita) la coppia deve confrontarsi con queste domande. La questione non è marginale o periferica né può essere scansata o accantonata come eventualità; è una certezza, a mio modo di vedere e per chi ci crede: una certa quota di frustrazione e delusione appartiene ad ogni rapporto interpersonale e ciascuno di noi, nella coppia sentimentale come in altre relazioni, “deve” imparare a “governare” questo “scarto” tra come sono le cose e come vorrebbe che fossero. Tra come sono le persone e come vorrebbe che fossero. Tra come è il partner e come vorrebbe che fosse. Tra come è stato il partner un tempo e come è attualmente il partner. Ricordando sempre, ed è fondamentale, che noi, a nostra volta, siamo “partner” di qualcun altro e quindi in qualche modo, senso e grado siamo fonte di frustrazione e delusione per l’altro.

Cosa ci vuoi fare? Cosa ci vuoi fare!

Come ho esposto più volte in questo blog se è vero (ed è vero se ci credi) che “la coppia è l’incontro tra due adulti e due bambini feriti” allora diventa fondamentale avere la saggezza, la sensibilità, la forza e il coraggio di saper distinguere, rispetto all’incontro dei due partner, anche e soprattutto nello scontro conflittuale, ciò che appartiene ai due bambini addolorati e ciò che appartiene ai due adulti che cercano di trovare la felicità attraverso l’esperienza di coppia.

Se il nostro vissuto, il nostro comportamento e il nostro modo di incontrare l’altro (il partner) sono governati dal “bambino ferito dentro di noi” (bambino addolorato, solo, rifiutato, abbandonato, colpevolizzato, arrabbiato, spaventato, confuso, deluso, frustrato) resteremo o rischiamo di restare “incastrati” sempre nella modalità “pretesa”, veicolando al partner un messaggio, esplicito o implicito, del tipo: “tu devi essere la compensazione dei vuoti e delle frustrazioni della mia vita. Tu devi essere quello di cui io ho bisogno”. Di fatto venendosi a configurare come una “modalità narcisistica di eliminare psicologicamente l’altro” che non viene riconosciuto né rispettato nella sua unicità di persona con i suoi bisogni, sentimenti, pensieri e valori, con la sua storia personale, i suoi drammi e le sue ferite. Un altro “reale” più o meno distante dall’altro “ideale” di cui il partner ha bisogno. L’esito è nefasto, per quanto non definibile a priori perché dipende anche dalla reazione soggettiva del partner, dal suo vissuto, dalla sua storia e dalla sua personalità.

In psicoterapia, la persona o la coppia viene aiutata a “riconoscere, accettare e integrare” la suddetta distinzione fondamentale: il bambino ferito viene riconosciuto, accolto, legittimato e curato nel suo dolore; l’adulto viene aiutato a “disinquinare la relazione adulta dalla proiezione infantile” per poter vivere la relazione reale di coppia in modo consapevole (invece che vittima di bisogni irrisolti e proiezioni dell’infanzia), responsabile (accettando e integrando una quota di frustrazione e delusione o chiudendo la relazione), maturo (assumendosi il carico delle conseguenze di ogni possibile scelta di unione o separazione) e rispettoso della propria ed altrui dignità.

Cosa ci vuoi fare? Cosa ci vuoi fare!

10 regole per affrontare i conflitti nella coppia

  1. RICONOSCI LA TUA “MAPPA DELLA REALTÀ”, IL TUO “FILTRO PERSONALE” nel modo di interpretare le cose che accadono. La coppia è sempre l’incontro tra due adulti e due bambini feriti: riconosci l’influsso della tua “ferita interiore” nel modo di affrontare i problemi e impara a salire “un piano in alto”; a guardare te stesso mentre stai nella situazione, per comprendere il tuo contributo al conflitto nella coppia: i tuoi pensieri, i tuoi stati d’animo, i tuoi “bisogni infantili irrisolti”, quello che stai facendo, come stai comunicando …
  2. ASSUMI LA POSIZIONE DEL TUO PARTNER, mettiti nei suoi panni, cammina nelle sue scarpe, impegnati a guardare la questione “dal suo punto di vista” e, dalla sua posizione, nota come percepisci la situazione, qual è il motivo del conflitto. A seconda della “posizione nel mondo” può essere giorno o anche notte…
  3. Ogni volta che ti ritrovi a “criticare o rimproverare” il tuo partner, perché non fa quello che dovrebbe fare o non è come dovrebbe essere, nota qual è il “BISOGNO” che hai rispetto a quello che sta accadendo.
  4. Renditi conto dei tuoi “BISOGNI E DESIDERI IN CONFLITTO DENTRO DI TE”, prima che in conflitto con quelli del tuo partner. Molte volte, il conflitto parte dal nostro interno perché vogliamo diverse cose tra loro incompatibili.
  5. Quando “chiedi” per il tuo bisogno, sii consapevole dell’eventuale “PRETESA SOTTO LA RICHIESTA”. Individua i “bisogni” alla base della tua pretesa, trova “il modo sano, giusto e utile per comunicarli” e ottenere ciò che vuoi “salvaguardando la relazione” da scambi distruttivi.
  6. Chiedi al partner “COSA PUOI FARE CONCRETAMENTE E NELLO SPECIFICO PER LUI affinché possa sentire soddisfatto il suo bisogno”, affinché possa sentirsi felice, amato, compreso, rispettato, rassicurato, ecc.. E impegnati a realizzarlo per quanto è nelle tue possibilità e in linea coi tuoi bisogni e desideri.
  7. PUNTA IL DITO VERSO TE STESSO. Individua cosa dovresti fare tu per ottenere ciò che desideri piuttosto che aspettare che la soluzione arrivi dal partner!!! Assumiti la responsabilità di agire nella direzione dei tuoi bisogni e valori, consapevole dei conflitti col partner, superando il bisogno di essere sempre e comunque approvato; consapevole dei conflitti tra diverse parti di te e del prezzo da pagare che non manca mai …
  8. PASSA LA PALLA AL PARTNER. Se ti accusa di non fare una certa cosa o non essere in un certo modo, chiedigli “lumi e indicazioni”, verifica se quello che ti chiede è nelle tue possibilità concrete o se lo ritieni adeguato, giusto, opportuno per te e per la coppia.
  9. FAI IL FUNERALE ALLA COPPIA CHE SIETE STATI. Non esiste più. Non esiste più il partner di cui ti sei innamorato, come non esiste più quello che eri tu allora. Ascolta te stesso rispetto a cosa vuoi fare ora … Cosa vorresti cambiare della situazione che non ti piace … Cosa devi fare tu per cambiare la situazione … Impegnati a costruire concretamente “la coppia che vuoi vivere” …
  10. PRATICA LA GRATITUDINE. Impara a dire grazie al partner, a te stesso, alla vita, per tutte le cose buone che avete vissuto e che vivete ancora. E rinnova ogni giorno piccoli grandi gesti d’affetto e di stima verso il tuo partner…

È possibile che tu consideri queste regole solamente delle LINEE DI CONDOTTA IDEALI. Molto dipende dalla storia della tua coppia, dalle storie precedenti, da ciò che avete vissuto e attraversato insieme, oltre che dalle specifiche personalità individuali. Allora ciò che conta REALMENTE è “impegnarti concretamente a metterle in pratica”. Comunque otterrai un risultato, comunque capirai qualcosa di te stesso e del tuo partner, cosa funziona e cosa non funziona nel tuo rapporto, cosa riesci a fare e cosa non riesci a fare per prenderti cura della coppia, comunque ti sarà utile per capire cosa vuoi fare e cosa devi fare …