Check up di coppia

Hai fatto il check up alla tua coppia? Hai verificato lo stato di salute della tua relazione?
Per farlo devi osservare tre aspetti fondamentali di una relazione sentimentale (triangolo di Sternberg):
1. Passione
2. Progetto
3. Intimità
Intanto, sai definire queste tre aree o dimensioni del funzionamento di una coppia?
Cosa pensi pensando alla PASSIONE in un rapporto di coppia? Erotismo, sessualità, entusiasmo, coinvolgimento, interessi comuni? Di cosa è fatta la passione per te nella tua coppia?
Cosa pensi pensando al PROGETTO in un rapporto di coppia? Idee da realizzare insieme? Viaggi, convivenza, casa, figli. Che altri progetti prevede la tua coppia?
Cosa pensi pensando all’INTIMITÀ in un rapporto di coppia? Condivisione di sentimenti, paure, vulnerabilità, vissuti profondi? Cosa significa per te ‘essere intimi’ in coppia?
Fatta chiarezza su questi tre aspetti per come li concepisci, puoi valutare come e quanto li stai vivendo e realizzando; ad esempio, da 1 (pochissimo) a 10 (tantissimo) quanto sono presenti e soddisfacenti nella tua vita di coppia.
Fatta questa valutazione, per ciascuna area, puoi individuare cosa vuoi consolidare, cosa vuoi migliorare, cosa vuoi modificare. Per ogni aspetto per te importante all’interno delle tre dimensioni, potrai definire degli obiettivi (chiari, concreti, realistici) e un percorso da realizzare attraverso azioni concrete e quotidiane.
Ti consiglio la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. È un’ottima compagnia per questo viaggio in coppia…

La crisi di coppia

Prima di entrare in crisi la coppia ha un suo equilibrio: funziona in certi modi come coppia, nella relazione, nei contesti sociali e nei diversi ambiti di vita, mentre i singoli partner hanno certe abitudini che praticano da soli o con altre persone fuori dalla coppia.
Questa organizzazione attuale, più o meno consapevole per i due partner, è l’esito della storia di coppia. Breve o lunga che sia, durante il percorso di vita, la coppia ha imparato a funzionare in base a certe regole, abitudini e strategie, alcune dette, altre solo implicite, che hanno portato una sufficiente o molto elevata soddisfazione per entrambi i partner e nei diversi ambiti della relazione (quotidianità spicciola, progettualità a lungo termine, organizzazione del lavoro, ruoli reciproci, sessualità, rapporti con le famiglie d’origine, rapporti con l’esterno, eventuali ruoli genitoriali, profondità dello scambio comunicativo, ecc.). Soprattutto, la coppia, nel tempo, ha imparato ad integrare nel proprio bilancio emotivo una certa quota di frustrazione dei bisogni e delusione reciproca. Il partner è un pacchetto completo: prendere o lasciare; si prende in toto finché ci va o si lascia quando la delusione e la frustrazione diventano insostenibili. O si continua a stare insieme, male ma insieme. Qualunque scenario di cambiamento potrebbe non accadere mai o potrebbe succedere oggi. Cosa scatena la crisi dell’equilibrio precedentemente raggiunto? Ovviamente ogni caso è a sé, ma continuando in questo modello generale di lettura del funzionamento della coppia, così come mi si presenta spesso nelle persone che vedo per lavoro, possiamo ipotizzare che ad un certo punto arrivi un evento, spesso una persona, ma non necessariamente, a turbare l’equilibrio precedente. I singoli e la coppia come entità cercano di reggere all’urto e magari riescono a mantenere o ripristinare l’equilibrio. Se questo non succede, arrivano i sintomi: un tradimento, un allontanamento, una crisi depressiva di uno o entrambi, un continuo litigare, un raffreddamento reciproco, perdita di progettualità comune, ecc.
I sintomi, nella coppia come per i singoli, sono l’invito a guardare con attenzione cosa stia succedendo, tentare di comprenderne il senso, mettere in discussione alcune granitiche verità o modalità di comportamento e relazione.
La coppia a questo punto è chiamata a confrontarsi con i movimenti in atto, ad attraversarli con tutto il carico emotivo che ciò comporta, a tentare di stabilire nuovi equilibri, tra cui anche la possibilità di un equilibrio nuovo basato sulla separazione…
La coppia cercherà di attivare le risorse disponibili, dentro e fuori la coppia stessa, per affrontare il momento. Se ciò non sarà sufficiente, sarà ipotizzabile una richiesta di terapia.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, sottolineo a più riprese l’importanza di affrontare i problemi nella relazione attraverso una comunicazione efficace, basata prima di tutto sulla consapevolezza di ciò che sta avvenendo ‘nel’ rapporto e ‘dentro’ ciascuno dei partner.

La coppia ruminativa

Le coppie che mi capita di incontrare nel mio lavoro, come terapeuta prima di tutto, ma anche come consulente nei processi di separazione e affidamento, sono spesso bloccate in un vortice ripetitivo di recriminazioni e accuse reciproche. Entrambi i partner o ex, ciascuno a suo modo, alimentano un circolo vizioso di rabbia e aggressività reciproca, di fatto sterile rispetto ad ogni soluzione creativa, si tratti di salvare la coppia o il benessere individuale o l’armonica crescita dei figli, se e quando sono ancora piccoli.
Ognuno, chi più chi meno, imprigionato nella propria mente. Chiusi in se stessi, incapaci di guardare l’altro. Incapaci spesso di guardare non solo il partner, ma anche i figli.
Ognuno incastrato nella personale ferita in cui, entrambi, con percezioni, modalità, intensità e forme diverse non si sentono ‘visti’: non riconosciuti nel proprio dolore, non considerati nei propri pensieri, non rispettati per i propri bisogni, non amati, non apprezzati, non sostenuti.
OGNUNO A FARE ALL’ALTRO CIÒ CHE NON VORREBBE FOSSE FATTO A SÉ.
Ognuno nell’aspettativa e/o nella pretesa che sia l’altro a dover cambiare in quanto colpevole, ingiusto, manipolatore, provocatore, opportunista. L’altro è sbagliato mentre “io sono fatto così e l’altro non mi considera”.
La soluzione? Il recupero della capacità di comunicare in modo realmente efficace. Nella necessaria distinzione di situazioni, contesti e storie differenti, riprendere a comunicare in modo sano e adulto, consapevoli e responsabili del proprio contributo alla situazione difficile. Ciascuno disponibile veramente a mettersi in discussione, superando dannose colpevolizzazioni dell’altro e lamentele sterili, per quanto cariche di dolore.
Comunicare non significa ‘semplicemente’ imparare a parlare, ad ascoltare o riprendere a farlo. Significa:
– differenziare ciò che appartiene a sé e ciò che appartiene all’altro;
– decentrarsi: saper guardare la situazione anche dal punto di vista dell’altro;
– esprimersi in modo utile invece che disregolato: esprimere i propri pensieri, emozioni e bisogni invece che vomitare critiche e colpe all’altro;
– chiedere al posto di pretendere, accettando anche un possibile no come risposta;
– cercare soluzioni e non colpevoli: cooperare per fini superiori alla sterile sopraffazione dell’altro;
– accettare l’imperfezione delle soluzioni e necessari compromessi;
– curare il proprio dolore invece che tentare di cambiare l’altro;
– prendersi la responsabilità del proprio cambiamento.

Comunicare in modo non giudicante e realmente efficace per trovare una soluzione condivisa permette agli individui di emanciparsi da dolorosi e rancorosi irrisolti di coppia e ritrovare, finalmente, la serenità per scelte nuove, più vicine ai bisogni e ai desideri attuali.

Di che colore sono le tue relazioni?

Tu puoi scegliere che tipo di rapporti avere con gli altri, ma tu non puoi cambiare gli altri.

Pensa ad alcuni tuoi rapporti e nota cosa noti…
Da quali emozioni sono solitamente caratterizzati… Cosa ti fa arrabbiare… Cosa ti rende felice in quel rapporto… Cosa ti rattrista… Cosa ti preoccupa in quel rapporto…
Le emozioni sono il colore del rapporto.
Le emozioni ti segnalano cosa va e cosa non va nel rapporto. Cosa vorresti cambiare, cosa vorresti migliorare, cosa vorresti potenziare in quel rapporto. Cosa vorresti… E cosa dovresti fare per colorare quel rapporto come più ti aggrada… Cosa dovresti fare tu e cosa non dovresti fare … Cosa puoi fare e cosa non puoi fare … Ad esempio, puoi parlare, puoi dire come ti senti, puoi esprimere cosa ti piacerebbe, puoi proprio fare una richiesta specifica: io vorrei… E poi ti devi fermare e aspettare la risposta dell’altra persona.
Aspetta la risposta, ma attento alle tue aspettative verso l’altra persona. Le aspettative e le sorelle cattive, le pretese, possono essere per te e per la relazione piuttosto pericolose… Lo sai: aspettarsi è lecito come anche rispondere in modo diverso dalle aspettative altrui… Pretendere è sempre rischioso, perché di fatto stai obbligando l’altro a darti ciò di cui hai bisogno; pochi rapporti funzionano bene se basati su chi obbliga e chi esegue. Possono funzionare a breve termine, ma a lungo andare la relazione si avvelena.
Allora, consapevole che tu hai abbastanza controllo su ciò che fai, ma scarso potere su ciò che fa l’altro, inizia a notare le tue aspettative e le tue pretese e trasformale in “semplici” espressioni di desideri, bisogni e richieste. E soprattutto, mentre speri di ricevere risposte positive, mettiti anche nella giusta disposizione d’animo per accettare anche quelle negative…
Il futuro di quella relazione sarà una conseguenza di questo tuo atteggiamento…

Tu non puoi cambiare gli altri, ma tu puoi scegliere che tipo di rapporti avere con gli altri.

La colpa è Mia. Ancora

La colpa è Mia. Ancora uno sguardo attento alla lettura del nuovo libro del mio amico Paolo Basili, il suo terzo libro.
Mia è la protagonista. Mia potremmo essere un po’ tutti noi, protagonisti delle nostre vite tra sentieri soliti, non necessariamente solidi, e nuove possibilità. Tra regole protettive e rassicuranti e la vita che ti invita a superarle per non morire di frustrazioni e delusioni. Tra sentieri battuti di relazioni sempre uguali a se stesse e zone di comfort, affettive e lavorative che però sono lontane dal fornire reale benessere e vitalità.
Una lettura tutta d’un fiato e, al tempo stesso, pagine dense di emozioni e sensazioni su cui tornare più volte.
Scorrevole, intrigante, progressivamente appassionante. Pieno di spunti. Notevoli per sentire e riflettere. E per identificarsi, ora con questo, ora con quel personaggio. Come è per tutte le opere artistiche. Spunti di vario genere, diversi in base al focus che scegli di approfondire, ad esempio: una coppia in crisi o forse semplicemente che ha smesso di essere coppia da un pezzo; ma anche con la possibilità di reinventarsi come coppia, mischiando in modo diversamente creativo gli ingredienti fondamentali della passione (erotica e non solo), del progetto su cui investire a lungo termine (un figlio, ma anche altro, se un figlio non c’è), dell’intimità, l’essere vulnerabilmente nudi l’uno di fronte al cuore dell’altro. Focus possibile anche sul rapporto tra una personalità narcisistica e una dipendente, dove la relazione perversa prende le forme molteplici che può assumere la lotta di potere nelle relazioni. Fino a comportamenti estremi… E poi il rapporto tra una madre “fatta così” e una bambina ferita dentro l’adulta. Perché quella madre è sempre stata solo dalla propria parte e mai da quella della figlia. O focus sull’amore padre-figlia, che la malattia contribuisce ad amplificare fino alla convergenza dei cuori che non hanno bisogno di parole. E sull’amicizia, quella vera, quella della presenza al bisogno e senza richiesta. Quella che sa fornire le giuste dosi di cazzeggio e saggezza. Il tutto condito da un’atmosfera sociale e culturale che, ancora in questi anni, forse sempre più, perché nascosta ad occhi distratti, inquadra i rapporti umani dentro cornici piene di pregiudizi sociali e facili verità da inventare e vendere a buon prezzo sui social…
Semplicemente da leggere e condividere… Ancora grazie Paolo!

Due caratteri

Immagina questo dialogo… Potrebbe avvenire tra partner o amici o in ambito lavorativo o in altre relazioni…
“Ciao… Io sono così di carattere… Se ti sta bene… bene… altrimenti addio. Oppure no… Se vuoi avere a che fare con me… dovresti cambiare… Io sono fatto così… Non posso farci niente…”
E l’altro:
“Ciao… Io sono così di carattere… Se ti sta bene… bene… altrimenti addio. Oppure no… Se vuoi avere a che fare con me… dovresti cambiare… Io sono fatto così… Non posso farci niente…”
Potrebbe essere un dialogo reale, proprio con queste parole o simili. O potrebbe essere sottinteso nell’incontro tra due persone.
Cosa ti fa pensare? Ti ritrovi in qualcosa del genere? Molta parte della sofferenza individuale e dei problemi interpersonali è legata all’incapacità di uno o entrambi gli individui di uscire dai “limiti” di questo dialogo. Di uscire dalla pretesa che sia l’altro a dover cambiare per migliorare la relazione. E quindi?
“Se vuoi avere ragione devi essere disposto ad avere torto” diceva qualcuno. Se vuoi costruire e migliorare una relazione devi prima di tutto riconoscere come funzioni tu in quella relazione (cosa provi, cosa pensi, cosa vuoi, cosa fai, cosa ti fa arrabbiare, cosa ti spaventa, cosa ti piacerebbe, come ti comporti solitamente), devi riconoscere il tuo contributo a ciò che succede nella relazione, devi essere disposto a metterti in discussione e devi essere disposto a fare qualcosa di diverso da quello che hai sempre fatto. E poi quasi tutto sarà possibile…

La differenza dentro la crisi

Sei in crisi?!?! Crisi relazionale? Crisi di coppia o in altre relazioni difficili, al lavoro, in famiglia, ecc.

Cosa determina la crisi della relazione? Tanti motivi possibili ovviamente: incomprensioni, scarsa comunicazione, mancato ascolto, disaccordo su decisioni importanti, rabbie non espresse, rabbie espresse in modo scomposto, parole dette e non dette, lotte di potere, pretese, atteggiamenti aggressivi, freddezza e distanza, noia, spegnimento di intenti comuni, ecc.
Tra gli svariati motivi, un elemento è comune: l’altro è percepito come frustrante perché non soddisfa appieno i nostri bisogni e desideri, l’altro è percepito deludente perché non si comporta come dovrebbe (secondo il nostro punto di vista), non è come dovrebbe essere (per essere proprio come lo vogliamo). E, come dice il saggio: “lo vedi che la cosa è reciproca?!”

Di fronte alla crisi, solitamente, adottiamo una o più strategie, alternativamente o in sequenza:
1. Tentiamo di cambiare l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
2. Esprimiamo all’altro cosa proviamo e cosa vogliamo… E facciamo i conti con la sua risposta…
3. Chiudiamo la relazione con l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
4. Accettiamo la situazione e l’altro per quello che è… E facciamo i conti con la sua risposta…

L’altro è sempre presente.
Altro reale coi suoi comportamenti …
“Altro interno” per come lo abbiamo “costruito nella nostra mente” in base alla nostra storia di vita e per come oggi tende a colorare il modo in cui percepiamo l’altro reale.
Se siamo stati prepotentemente trascurati, rifiutati, lasciati soli…
Se siamo stati prepotentemente criticati, giudicati, umiliati…
Se siamo stati prepotentemente ostacolati, non supportati, boicottati nei nostri slanci vitali…
Se siamo stati ignorati, esclusi, isolati…
Probabilmente, molto probabilmente, avremo costruito un “Altro interno” prepotentemente “Trascurante”… “Giudicante”… “Ostacolante”… “Escludente”… E prepotentemente tenderemo ad incontrare gli altri reali con questi “occhiali messi in passato”… Tutti ci sembreranno come le persone che prepotentemente hanno condizionato la nostra vita…

A volte l’altro reale è proprio … … … Testa di c… Pezzo di m… Str… Insomma frustrante e deludente…
Altre volte, invece, è l’Altro interno a guidare prepotentemente le nostre interazioni con l’altro reale…

Avere chiarezza di questa differenza è il passaggio fondamentale per affrontare la crisi in modo utile. Spesso, infatti, quando non riusciamo a “differenziare” rischiamo di chiedere all’altro reale attuale (il partner, il capo, il collaboratore, l’amico, il negoziante, il poliziotto, ecc.), che pure sarà portatore di frustrazione e delusione, di risolvere questioni antiche che riguardano altre figure reali che abbiamo incontrato nella nostra vita (in infanzia, in adolescenza e non solo) e che nel tempo hanno messo radici nella nostra mente fino a condizionare prepotentemente i nostri incontri odierni e le nostre relazioni presenti…

Da ora in poi, dunque…
Nota la differenza…
E nota la differenza che fa…

Convivo dunque confliggo

Un pò per scherzo, un po’ seriamente, sono molti quelli che riferiscono un certo “stress da convivenza forzata”, oltre a quello già legato all’emergenza sanitaria e alle negative previsioni sull’economia e sul mondo del lavoro.
Dobbiamo restare a casa con fiducia che tutto andrà bene, lontani dalle nostre occupazioni e abitudini quotidiane, e al momento dobbiamo restare vicini ai nostri intimi. Ciò può favorire una serie di eventi stressanti e conflitti che necessitano di essere governati in modo sano ed utile al mantenimento di relazioni sufficientemente armoniche. Ecco, ad esempio, alcune brevi indicazioni nella forma di strategie comunicative concrete ed essenziali per affrontare l’emergenza della forzata convivenza.

– Osserva con cura le situazioni che sono per te fonte di stress, conflitti, tensioni, ecc.. Invece che farti guidare dai tuoi schemi mentali precostituiti, osserva in modo attento e specifico: cosa è successo, quando, dove, chi è coinvolto, perché è successo secondo te e perché è successo secondo le altre persone coinvolte
– Ascolta, quindi, prima di rispondere
– Ascolta fino alla fine e con attenzione prima di pensare a cosa rispondere
– Invece di colpevolizzare, rimproverare, giudicare, inizia prima di tutto a rispettare il punto di vista dell’altro, cercando di vedere e comprendere il mondo come può vederlo l’altro, a partire dalle sue emozioni e dai suoi bisogni frustrati
– Osserva con attenzione prima di “pre-giudicare”
– Sospendi il giudizio: l’altro, anche molto vicino, è diverso da te, non è obbligato ad essere come tu lo vuoi; ha pensieri, emozioni, bisogni, valori e prospettive sul mondo che possono più o meno sovrapporsi alle tue
– Ascolta la sua verità piuttosto che imporre la tua verità
– Quando ti arriva una critica da parte dell’altro, chiedigli qual è il suo bisogno, cosa vuole effettivamente da te, cosa vorrebbe che tu facessi (e digli, quindi, cosa puoi fare, cosa sei disposto a fare, cosa farai e cosa no…)
– Trasforma la tua critica all’altro nell’espressione del tuo bisogno e desiderio all’altro
– Trasforma la tua pretesa (che equivale ad imporre un obbligo all’altro) in una richiesta (a cui l’altro quindi può dire sì come no)
– Trasforma la tua richiesta ampia, generica, vaga in una più utile e potenzialmente efficace richiesta concreta, specifica, circostanziata: cosa desideri e cosa vorresti che l’altro facesse in termini di comportamenti visibili ed azioni precise

Leggi e rileggi queste brevi indicazioni per capire come ti comporti e come comunichi con l’altro, l’effetto che ottieni e quello che potresti ottenere se cominciassi a modificare qualcosa del tuo modo di pensare, agire, comunicare.

La coppia felice

La relazione di coppia ideale è quella con tanti partner quanti ne servono per realizzare i tuoi bisogni e desideri.
Le relazioni reali solitamente prevedono un unico partner che, per quanto meraviglioso possa essere e per quanto possa essere capace di soddisfare i tuoi bisogni e desideri, sarà, comunque, anche fonte di un qualche grado di frustrazione e delusione. Non sempre corrisponderà al modello che hai in testa e nel cuore. Anche se all’inizio puoi aver vissuto nell’illusione della perfezione.
È un po’ come “ricordati che devi morire…” Una verità tanto banale, quanto fondamentale, se la tieni a mente e ne fai guida ispirata del modo di vivere la tua relazione di coppia.
Hai bisogno di un partner sensibile, accogliente, rassicurante, protettivo, fedele, affidabile, stimolante, disponibile, romantico, appassionato, grande amante, generoso, comprensivo, intelligente, anche bello, ricco e simpatico. Che altro ancora? Insomma, capace di esaudire ogni tua richiesta, ogni tuo desiderio, ogni tuo bisogno.
Il tuo inconscio, inoltre, chiede che sia un po’ come mamma e un po’ come papà. E anche un po’ diverso da mamma e un po’ diverso da papà. Insomma cosa ti aspetti dal tuo partner? Come deve essere? Cosa stai chiedendo al tuo partner? Quanto il tuo partner reale è vicino al tuo ideale? E come te la vivi questa grande o piccola differenza tra come lo vorresti e come è?
In queste poche annotazioni sembra si possa trovare il segreto della coppia felice…
In cui è utile che tu smetta di aspettarti o addirittura pretendere che il tuo partner sia quello che deve essere per te… E inizi, invece, a scegliere con consapevolezza e responsabilità cosa vuoi farne della tua frustrazione, della tua delusione, della tua relazione.

Antidolorifico magnifico. Gioco semiserio per la coppia

Ecco un gioco di coppia, un gioco serio nella misura in cui il lavoro di consapevolezza e conoscenza reciproca vi aiuta a piantare i semi per un futuro felice. Insieme.

Se è vero che è impossibile non essere delusi nelle relazioni, bisogna vedere come utilizzi la delusione.
La delusione è implicita nei rapporti interpersonali in quanto nessuno sarà mai perfettamente corrispondente a come lo vuole il partner. I due devono essere “intelligenti emotivamente” da fare i conti con la delusione reciproca in modo da trarne il massimo beneficio.
Per la consapevolezza e la responsabilità di ognuno dei due partner sono allora fondamentali tre passaggi (ciascuno dei due deve farli):

Comprendi in cosa sei deluso/a dal partner. Qual è lo scarto tra il modello ideale che hai in testa, nel cuore, forse nelle viscere, e la realtà in carne e ossa del tuo partner.

Chiedi al partner cosa vorresti cambiasse per farti sentire soddisfatto/a. E ascolta cosa dovresti cambiare tu per rendere soddisfatto/a il tuo partner.

Decidi in cosa impegnarti per migliorare ed avvicinarti a come ti vorrebbe il partner e a come ti vorresti tu. Verifica quanto sono compatibili i suoi desideri coi tuoi.

Tritate, mescolate, sbattete … E decidete come andare avanti…