Storie di vita: dalla risorsa al sintomo, dal sintomo alla risorsa

Un bambino trascurato, traumatizzato, abusato emotivamente, se non fisicamente, cresce sentendosi “non amato” e “senza valore”, con sentimenti di inadeguatezza, incompetenza, colpa e vergogna, con un senso di difettosità oltre che di impotenza.

Traumi psicologici e fisici e trascuratezza emozionale sensibilizzano la mente del bambino prima e dell’adulto poi a “focalizzare errori e difetti personali” e a “trascurare qualità e valore personali”.

Imparare a riconoscere le proprie risorse è un passaggio fondamentale per potenziare il senso del proprio valore (autostima), di essere amabile e di poter affrontare la vita con senso di competenza ed efficacia.

Risorsa è tutto ciò che è utile a raggiungere scopi. Le risorse possono essere sane o problematiche.

Riconoscere le risorse comincia dal riconoscere il valore che hanno avuto in passato quelli che oggi sono diventati comportamenti problematici e sintomatici: comportamenti scoperti e appresi allora come utili a regolare le emozioni, a calmare il corpo, ad affrontare le difficoltà e a governare le relazioni. La domanda guida diventa: a cosa ti è servito imparare a fare quello che fai? Ad esempio: controllare, cercare la perfezione, fare da solo, chiuderti in te stesso, dire sempre sì, reprimere emozioni e pensieri, compiacere, dipendere, cercare sempre attenzione, urlare, pretendere, non esprimerti, non prendere decisioni. Da questo riconoscimento del “valore di sopravvivenza” anche di modalità problematiche, la persona può cominciare a riconoscere i bisogni che stanno sotto i sintomi e a trovare modalità e comportamenti più adattivi per rispondere a quei bisogni. Quindi la domanda successiva è: quali tue modalità sono ancora utili a soddisfare tuoi importanti bisogni e quali, invece, sono sostanzialmente disfunzionali e fonte di sofferenza?

Spesso le persone hanno organizzato un’intera storia di vita e struttura di personalità intorno a queste “decisioni precoci di adattamento”. Oggi quella storia e quella personalità condizionano le scelte e le relazioni attuali e quindi il grado di benessere/malessere che la persona vive. Terza domanda fondamentale diventa allora: cosa puoi cominciare a mettere in discussione del tuo modo di stare al mondo, di pensare e agire?

Mettere in discussione necessita di due ingredienti fondamentali: riflessione e azione. Riflettere per comprendere e dare senso. Agire per sperimentarsi concretamente in nuove modalità e scelte: fare qualcosa di diverso (non patologico e distruttivo, come da allora e fino ad ora) per soddisfare bisogni importanti e ancora validi, ora come allora. Ad esempio, se cercare a tutti i costi di essere perfetto ti è servito nel tentativo di sentirti amato in modo condizionato (il bambino in origine ha pensato inconsapevolmente: sarò amato “se e solo se” sarò perfetto), oggi puoi cercare amore autentico (affetto, relazioni appaganti, stima, ecc.) anche senza necessariamente dover essere perfetto. Altro esempio: se hai imparato a fare sempre e tutto ciò che gli altri (genitori in primis) ti chiedevano diventando esperto della compiacenza e della sottomissione (perché credevi così di guadagnarti briciole d’amore e apprezzamento), oggi puoi imparare anche a dire no, anche no e comunque sentirti amato e stimato in relazioni importanti (o perdere persone che evidentemente non ti meritavano). Terzo esempio: se sei cresciuto in una famiglia “imprevedibile” (es. papà fortemente violento, mamma profondamente depressa), è comprensibile che tu abbia imparato a “non dare fastidio e controllare tutto, anche l’incontrollabile” (con l’idea sensata che così avresti salvato la pelle ovvero avresti ottenuto il minimo indispensabile di amore e apprezzamento): oggi puoi comunque esprimere te stesso (pensieri ed emozioni) e abbandonare la necessità di controllare tutto. Ultimo esempio: da piccolo (e da grande) hai imparato a “volare basso”, ad avere poche ambizioni, ad essere modesto perché a casa dominava il valore dell’umiltà e della cautela non rischiosa (in altre famiglie invece regnava la ricerca del successo e del prestigio); quindi sei diventato una formichina, con i suoi pro e i suoi contro; oggi puoi comunque dare ascolto anche ad altre parti di te, più intraprendenti e più gaudenti.

Risorsa è tutto ciò che è utile a soddisfare bisogni. Risorsa è ciò che rende sopportabile ciò che sembra schiacciarci, che permette di superare una difficoltà che sembrava insormontabile, che permette di adattarci invece di soccombere. Ed è importante imparare a riconoscere le proprie risorse per utilizzarle. Ed è importante imparare a lasciarsi alle spalle risorse disfunzionali in favore di nuove risorse creative, efficaci e fonte di benessere.

Anche la persona più problematica e piena di limiti possiede delle risorse che deve imparare a riconoscere. Anche i comportamenti più problematici che oggi una persona vuole cambiare, un tempo sono stati risorse che hanno aiutato la persona ad affrontare situazioni difficili. Oggi la persona può riconoscere il valore di quei comportamenti e cercare di sostituirli con altri comportamenti più sani e altrettanto utili a soddisfare i bisogni originari e attuali.

Cronicamente in-felice

Fin da piccolo hai imparato e hai deciso che invece di… È meglio che… Completa a piacimento…
Così imparando divieti e obblighi… Ciò che non devi… Ciò che devi… Trova i tuoi…
Così imparando a realizzare le aspettative degli altri invece che a rendere conto ai tuoi bisogni e desideri autentici… Puoi elencare per ogni aspettativa che hai scelto di compiacere un bisogno e un desiderio che hai finito per trascurare…
Così imparando a vivere tra espressioni proibite e comportamenti leciti… Decidendo che fossero gli altri a decidere cosa fosse per te giusto e cosa sbagliato… Avrai certamente qualche esempio di questo…
Così imparando ad adattarti alle condizioni che hai incontrato e anche a sacrificare parti di te che hai soffocato, represso, messo a tacere, mandate nel dimenticatoio…
Così pagando salato il prezzo dell’amore, dell’approvazione, del sostegno e rinunciando a parti vitali di te che non piacevano a chi aveva il potere di elargire quell’amore…
E oggi?
E oggi spesso è un copione che reciti a memoria per cui però non vincerai l’Oscar.
E quindi?
E quindi il tuo percorso di crescita, comunque tu scelga di farlo, ti richiede di andare a ripescare ciò che hai smarrito per strada e a darti il permesso di recuperare tante potenzialità di benessere che nel tempo hai imparato a sacrificare sull’altare dell’adattamento confuso con la felicità.

Anche nelle migliori famiglie

I bambini, si sa, hanno bisogno di attenzioni. Hanno bisogno di essere accuditi, protetti, curati, stimolati, incoraggiati, sostenuti, apprezzati. Hanno bisogno di genitori con uno “sguardo attento”, capaci di rispondere in modo sollecito e adeguato ai bisogni dei figli e anche di fornire una giusta dose di frustrazione dei bisogni, in modo che il bambino crescendo sappia anche vivere l’esperienza che non tutto è ottenibile, né subito, né sempre facilmente. E ciò lo fortifica e lo prepara alla vita.

Purtroppo a volte succede che i genitori (per una serie svariata di motivi) non abbiamo quella giusta capacità di dare ai figli le giuste e sane attenzioni… E allora i figli devono imparare un modo per ottenere la soddisfazione dei loro bisogni di amore, vicinanza, conforto, sostegno e via dicendo. Questo modo, quando funziona, viene ripetuto, fino a consolidarsi e diventare il proprio modo di stare al mondo e di stare nelle relazioni interpersonali per ottenere la gratificazione dei bisogni. Da bambino come da adulto. E questo modo può essere più o meno sano oltre che più o meno consapevole. Allora abbiamo il perfezionista schizzato, il narcisista borioso, il controllante esaurito, l’istrionico disperato, l’evitante distaccato, il rabbioso cronico, il passivo ritirato, l’ossessivo ossessionato, l’eccentrico sulla luna, il dipendente sanguisuga, il ragioniere delle relazioni, l’ingegnere dell’intimità, e via dicendo. Tanto per usare “etichette semplificanti” che aiutino a capire come ciascuno di noi può essere un tipo di questi e ciascuno di noi può essere circondato da questa “strana gente”. 
Spesso le persone arrivano a chiedere aiuto per la loro sofferenza emotiva e nei rapporti con gli altri perché quel modo, anticamente trovato e ripetuto, oggi è diventato così rigido e inflessibile da creare molti più problemi di quanti bisogni riesce a soddisfare.
La persona, in terapia o con altri strumenti, deve lavorare sulle sue “maschere”, sui suoi “ruoli sclerotizzati”, sulle sue “ferite ancora sanguinanti”, sulle sue “modalità ripetitive di manipolare” gli altri. Per sviluppare una maggiore flessibilità per chiedere, in modo sano, consapevole, adulto, responsabile, ciò di cui ha bisogno, per re-imparare a governare la frustrazione e la delusione che si incontrano nelle relazioni, per fare scelte felici ed efficaci diverse da quelle del passato, anche se mai perfette.

Autoinganno

Ho ricevuto una critica ingiusta dal capo; provo rabbia (di intensità 8 su una scala da 1 a 10), preoccupazione (6), vergogna (7); sento la temperatura generale del mio corpo che sale insieme alla tensione a livello del collo e delle braccia, le mie gambe sono un po’ flaccide, mentre mi tremano le mani e sento il battito del cuore accelerato e il respiro spezzettato… Sto in silenzio e fermo alla mia scrivania… Penso che non sia giusto il modo in cui mi ha trattato davanti agli altri, penso che avrebbe potuto dirmi tutto in un altro modo più rispettoso, credo di aver fatto una figuraccia davanti ai colleghi perché non ho detto una parola e probabilmente si vedeva che ero agitato, un fascio di nervi trattenuti… Sono il solito deficiente e sottomesso, incapace di reagire e farmi rispettare; del resto, le persone sono spietate e ti affossano, fregandosene di cosa stai vivendo; la vita è veramente ingiusta… Mi sembra la solita storia che si ripete, come quando da bambino mio padre s’infuriava e mi metteva all’angolo, non dandomi la possibilità di spiegare il mio punto di vista, dicendomi che ero il solito casinaro, affogandomi di insulti. Oggi so che io non sono più quel bambino e il mio capo non è mio padre; oggi ho più risorse e capacità per farmi rispettare o perlomeno posso imparare a parlare invece che a stare zitto, posso esigere rispetto anche se ho sbagliato, posso esprimere il mio pensiero e ho diritto di essere ascoltato!!!

Percepisco freddezza e distacco nel mio partner… Sono molto triste (9) e preoccupato (9) per come sta evolvendo il nostro rapporto. Mi sento molto giù, il mio corpo è completamente abbattuto, sento un vuoto a livello del petto e mi viene da piangere. Ormai nemmeno ci provo a risolvere questa situazione, nemmeno le chiedo più come va, come stai, che hai fatto? Credo che siamo arrivati al capolinea, ormai non parliamo più, nemmeno litighiamo, nulla condividiamo… Lo sapevo che sarebbe andata a finire così, non merito una storia importante, come è successo altre volte, alla fine si stancano di me; è giusto forse, gli altri sono sempre pieni di passioni e interessi, io invece sono vuoto, noioso, non ho niente da dare. La vita è così, premia alcuni e affossa altri. È il mio ritornello di una vita, sono destinato a restare solo… Del resto ci sarà un motivo se mio padre è andato via con un’altra donna e non mi ha cercato più… Non merito di essere amato perché non valgo niente… Oggi faccio fatica a credere di poter cambiare le cose, anche se so che non sono più quel bambino e che la scelta di mio padre evidenzia solo i suoi limiti e la sua incapacità di assumersi le responsabilità di un adulto. Vorrei tanto riuscire a parlare con lei… Vorrei tanto dirle: cerchiamo di capire insieme se possiamo riprovarci in modo nuovo o se tra noi è finita veramente…

Il tuo corpo mantiene in vita le tue esperienze passate…

Il tuo comportamento mantiene sempre vive le tue convinzioni apprese in passato…

Le tue emozioni tendono a ripetersi come se stessi rivivendo ogni volta il passato…

Spesso quasi tutti ci auto-inganniamo col tempo: quello che sta succedendo ora ci riporta (attraverso i pensieri che facciamo, le azioni che mettiamo in atto, le sensazioni che viviamo e le emozioni che proviamo) a ciò che successe allora, in un tempo passato, più o meno recente o anche molto antico…

Oggi ti suggerisco, allora, un esercizio di auto-esplorazione che può essere uno strumento molto potente per la tua consapevolezza e per il tuo benessere… se lo applichi con attenzione, disciplina e costanza…

Prendi un’esperienza attuale che ti ha creato una o più emozioni spiacevoli quali: tristezza, dispiacere, rabbia, preoccupazione, senso di colpa, vergogna, paura, panico, angoscia, solitudine, abbandono, rifiuto, ecc….

Prendi nota di queste emozioni… descrivile… e valutale nella loro intensità da 1 a 10…

Prendi nota di come reagisce il tuo corpo… scannerizza il tuo corpo per cogliere le sensazioni fisiche e descrivile…

Prendi nota dei tuoi pensieri… descrivili…

Prendi nota di cosa hai fatto, di come ti sei comportato nella situazione…

Ora… più in particolare… lascia emergere le tue credenze e convinzioni… nello specifico ciò che credi vero e di cui sei proprio convinto riguardo a te stesso… gli altri… il mondo… la vita… la realtà… il futuro…

Una volta individuate queste credenze e convinzioni chiediti se sono proprio adatte a descrivere l’esperienza attuale o se magari sono più adatte a descrivere situazioni del tuo passato, momenti della tua infanzia, ricordi più o meno recenti della tua vita…

Alla luce della consapevolezza finora maturata, trova pensieri, credenze e convinzioni per te più adatte e utili a comportarti in questa situazione attuale che hai vissuto e in altre future che potrebbero ripresentarsi in modo simile…

I due esempi iniziali sono ripresi da vere storie di vita… Ognuno può prendere in mano la propria storia e cominciare a riscrivere una diversa sceneggiatura…

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Anche se tu fossi cresciuto nella Casa del Mulino Bianco (espressione di perfezione che non esiste, di famiglia che non esiste nella realtà, di genitori ideali, quindi non reali), avresti comunque dovuto fare i conti con un certo grado di frustrazione. E questo sarebbe stato sano, buono, giusto, utile insegnamento per stare al mondo. Ovvero anche se hai avuto genitori che ti hanno amato, apprezzato e sostenuto nei tuoi sforzi per capire come funziona il mondo e per imparare a viverci, hai dovuto comunque confrontarti con esperienze, dentro e fuori la famiglia, non perfettamente positive e con un certo grado di bisogni non soddisfatti. E questo è normale, la norma, la regola comune. Anche se qualcuno fa parte delle eccezioni ovvero ha dovuto imparare a cavarsela fronteggiando un livello piuttosto elevato di frustrazioni, bisogni non ascoltati, amore non ricevuto, critiche feroci, mancanza di sostegno e vicinanza. “È andata così” dice il saggio… Ma non solo…
Ciò che ti ha permesso di cavartela, le risorse e gli strumenti che hai appreso per crescere e andare avanti, oggi sono a tua disposizione. Solo che a volte restano risorse, altre volte diventano limiti. Mi spiego con qualche esempio.

Se hai avuto genitori molto esigenti nei tuoi confronti, potresti aver imparato ad eccellere, a sforzarti sempre di più, a non accontentarti mai. E queste modalità fino ad un certo punto ti aiutano ad ottenere risultati importanti, in uno o più ambiti di vita, ma a volte rischiano anche di aumentare, in modo progressivamente insostenibile, lo stress, la fatica, il malessere fisico ed emotivo, la rinuncia al relax e al piacere, ecc..

Se hai avuto genitori fortemente impegnati sul lavoro (magari per non farti mancare niente) e che ti hanno fatto mancare la loro presenza, probabilmente sei diventato molto capace di cavartela da solo, ma questa risorsa potrebbe anche portarti all’esaurimento psicofisico e all’incapacità di riconoscere i tuoi bisogni e chiedere aiuto quando serve…

Se hai avuto genitori spaventati dei tuoi desideri o critici verso le tue preferenze e i tuoi interessi, potresti aver imparato a compiacere i tuoi genitori per non deluderli, a mettere in soffitta le tue inclinazioni naturali, a diventare un bravo bambino prima e un bravo adulto poi che dove lo metti sta… Ma pagando quale prezzo? 

Se i tuoi genitori avevano paura del successo perché temevano l’eventuale successiva caduta dall’alto, probabilmente hai imparato ad essere umile, ma anche poco ambizioso; capace di goderti le piccole cose, ma anche incapace di sognare…

Se i tuoi genitori erano spesso malati e bisognosi o ti chiedevano di aiutarli e sostenerli, probabilmente oggi sei esperto di soccorso e accudimento, ma non riesci a fare altro, ti prendi cura di tutti, non sai dire no e non sai chiedere (o accettare) che qualcuno si prenda cura di te…

Sostanzialmente ogni risorsa può diventare limite se portata all’eccesso. Il lavoro di crescita personale e di cura di sé prevede di imparare a riconoscere quando avviene questo e di trovare modalità più flessibili, rispetto a quelle anticamente apprese, per pensare, agire e stare nelle relazioni.
Non si tratta di abbandonare ciò che ci caratterizza da una vita, ma di ampliare la nostra cassetta degli attrezzi per affrontare la vita. A volte potremo ancora utilizzare vecchi attrezzi e altre volte avremo a disposizione anche nuovi utili strumenti per soddisfare i nostri bisogni, raggiungere i nostri obiettivi, creare relazioni soddisfacenti, sentirci realizzati. Hai qualche esempio personale?

I tuoi comandamenti

“Non avrai altro Dio all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”.

Fabrizio De André

Fatti ispirare da questi versi…

Nota quali comandamenti, leggi, regole, condizionamenti guidano il tuo comportamento… per come ti sono stati dati, trasmessi, insegnati, imposti…

Nota quanto sono “guide” sane e utili rispetto ai tuoi bisogni e desideri, ai tuoi scopi e progetti attuali…

Nota cosa stai facendo e cosa di nuovo vuoi scegliere… quali di queste regole puoi abbandonare, quali scrivere di nuove e più adatte a te… per la persona che sei oggi e per quella che vuoi diventare…

 

Una possibilità. Esplorare la propria autobiografia

Quando un problema non si risolve nonostante tu stia cercando da tempo di trovare una soluzione… Ad esempio, non riesci a farti valere sul lavoro…
Quando vorresti cambiare un comportamento, ma non ci riesci nonostante quel comportamento ti generi sofferenza… Ad esempio, resti passivo e silenzioso di fronte a chi ti tratta male…
Quando continui ad incappare nei soliti errori… Ad esempio, continui a rimandare perché non sei mai soddisfatto del tuo lavoro…
Quando tendi e vivere le relazioni sempre allo stesso modo negativo… Ad esempio, reagisci sempre in modo aggressivo e gli altri alla lunga scappano…
Può essere utile interrogare la tua storia di vita. La tua biografia. Chi sei e come ci sei diventato. Esplorare la tua storia di apprendimento che ti ha portato ad imparare a pensare come pensi e ad agire come agisci.
Dopo aver individuato i comportamenti che ti creano problemi, che tendono a ripetersi, che tendi a ripetere e vorresti comprendere meglio, magari per cambiare qualcosa, alcune domande ti forniscono la traccia per questa autoesplorazione al servizio delle tue nuove scelte possibili.
Quando ho imparato? Che età avevo? Qual è il primo ricordo di una situazione simile a quella odierna?
Dove ho imparato? A casa? A scuola?
Con chi ho imparato? Coi genitori, con gli insegnanti, con altre persone importanti?
Chi mi ha insegnato cosa?
Come ho imparato? Ho visto fare… Ho sentito dire… Ho imitato qualcuno… Ho intuito come comportarmi…
Perché? Per ottenere cosa… Per soddisfare quali bisogni… In base a quali pensieri…
Domande semplici, risposte non sempre facili da trovare. Mai scontate comunque.
Per comprendere il senso di qualcosa che oggi non sembra averlo. Un aiuto per cambiare qualcosa che oggi si ripete e fa soffrire.

Radici della sofferenza e semi della felicità

Quello che viviamo dipende dai fatti come accadono e dalla nostra interpretazione degli eventi. Il nostro comportamento è sostanzialmente guidato dalle nostre credenze e convinzioni, dalle nostre rappresentazioni della realtà e dalle nostre interpretazioni. Le nostre idee, dunque, in modo non sempre a noi chiaramente consapevole, determinano le emozioni che viviamo e le scelte che facciamo.
I nostri pensieri e le nostre convinzioni sono quindi verità credute vere che orientano la nostra esperienza soggettiva e la nostra condotta. Un po’ come per Babbo Natale: esiste fino a quando ci credi, è vero se ci credi.
Dove… Quando… Con chi hai imparato a credere quello in cui credi? Chi ti ha convinto a credere che le cose sono proprio così come sono o meglio come le credi? Quali esperienze vissute, uniche o ripetute, ti hanno portato a radicare dentro te certe idee su come sono le cose e le persone, su come funziona la vita e il mondo?
Più siamo piccoli e più le esperienze che viviamo in famiglia e le cose che ci vengono dette, ci arrivano come “verità rivelate” che non abbiamo la capacità critica di mettere in discussione o relativizzare.
Quando cerchi di comprendere e superare i tuoi problemi attuali, fare una visitina alla tua storia di vita può essere molto utile, a volte illuminante, per farti capire perché pensi come pensi e agisci come agisci. Ad esempio, inizia a notare o ricordare come: come erano i tuoi genitori… Come erano con te… Come erano tra loro… E coi tuoi fratelli… Cosa si diceva a casa… Quanto c’era un clima allegro o cupo… Sereno o pieno di tensioni… Come si comunicava… Se c’era spazio per le emozioni… Spazio per tutti… Quanti rimproveri… Quanti giochi… Quanti abbracci… Quanta violenza… Se hai vissuto lutti importanti…
I punti di osservazione sono pressoché infiniti… La tua storia di vita è piena di informazioni fondamentali per comprendere come hai imparato a stare al mondo, a pensare ed agire… E come oggi sei il figlio di quella storia e di quella famiglia…
Seguendo l’idea che … se hai imparato tutto questo nella tua infanzia, oggi puoi imparare cose nuove. Quello che hai appreso lo puoi modificare. Soprattutto quando oggi le tue credenze e convinzioni ti aiutano ad essere infelice.
Oggi hai la possibilità di avere un atteggiamento critico verso ciò che hai sempre creduto una verità incontrovertibile. E puoi prendere la distanza da quelle idee che hanno sempre guidato il tuo modo di agire ed essere.
Come?
Intanto devi imparare a riconoscere e conoscere queste credenze.
Quindi devi capire come orientano ciò che provi e ciò che fai, il significato che attribuisci agli eventi e il modo in cui gestisci situazioni e relazioni.
Terzo. Puoi cominciare a fare ipotesi su diverse letture alternative delle cose che ti accadono: potrebbe essere come hai sempre creduto e potrebbe anche essere diversamente. E questo potrebbe fare un’enorme differenza nel tuo modo di pensare e agire e creare la vita che oggi meglio senti e credi adatta a te.

Risorse per il tuo sviluppo personale

La crescita personale, la cura di sé, la guarigione del proprio malessere portano la persona a ridurre l’invasività e l’impatto negativo della parte di sé MALATA (sintomi, pensieri distorti, comportamenti disfunzionali, emozioni dolorose e disregolate, dipendenze, problemi interpersonali, ecc.) e a potenziare la parte di sé SANA (risorse, capacità, abilità, competenze, ecc.).
Invase dalla sofferenza, dallo stress, spesso anche da un senso di impotenza, le persone non si rendono conto di avere una parte sana o tendono a dimenticarla o a trascurarla, senza darle il giusto valore di potenzialità e ricchezza al servizio del proprio benessere. Molto spesso questa svalutazione avviene perché le persone non sono state abituate a sviluppare le loro risorse né a potenziare le parti sane, cresciute in un ambiente negativo, problematico, disfunzionale e traumatizzante per lo sviluppo.
RISORSA è tutto ciò che può aiutare la persona ad affrontare stress e difficoltà e a favorire esperienze di benessere e vitalità.
Nel lavoro su di sé, è importante imparare a riconoscere, recuperare e potenziare le risorse, alcune più ampie, altre più specifiche, ad esempio:
talenti, attitudini, interessi e predisposizioni per lo sport, per l’arte, per l’espressione di sé, per specifiche attività creative e ricreative, siano esse più manuali o più intellettuali.
La capacità di nutrire la propria autostima, il senso del proprio valore e la fiducia in se stessi.
La capacità di prendersi cura di sé.
La capacità di riconoscere le proprie difficoltà e chiedere aiuto.
La capacità di affermare se stessi e di creare relazioni sane con gli altri.
La capacità di contatto interpersonale attraverso buone capacità di comunicazione ed espressione di sé.
La capacità di lavorare in modo congiunto e collaborativo in direzione di obiettivi condivisi.
La capacità di affrontare i conflitti in modo sano ed evolutivo.
La capacità di tollerare stress, frustrazioni, delusioni che la vita quotidianamente ci presenta.
La capacità di rialzarsi dopo ogni caduta.
La capacità di prendersi dei rischi e anche la capacità di fare un passo indietro e rinunciare.
La capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni per metterle al servizio di buone relazioni affettive e per raggiungere i propri obiettivi.
La capacità di tollerare certe emozioni e di regolarle per non esserne sovrastato.
La capacità di riflettere prima di tradurre un impulso in azione.
La capacità di agire senza indugiare in riflessioni eccessive, rimuginazioni sul futuro e ruminazioni sul passato che bloccano l’azione al presente.
La capacità di riconoscere, legittimare, dare valore ed esprimere i propri bisogni. Ad esempio, la capacità di fare richieste specifiche, concrete e mirate.
La capacità di lavorare per realizzare i propri obiettivi.
La capacità di tollerare i propri errori senza esserne distrutti e demotivati.
La capacità di determinazione e autodisciplina.
La capacità di sostenere e modulare una “giusta” ansia di fronte ad una prestazione, un compito, un esame, una prova importante.
La capacità di stabilire confini sani, interni e interpersonali, da rispettare e far rispettare. Ad esempio, la capacità di dire “no”.
La capacità di rilassarsi e regolare la tensione fisica ed emotiva.
La capacità di accettare i propri limiti senza affossare la propria autostima con autocritica spietata e autocolpevolizzazione.
La capacità di sentirsi “sufficientemente al sicuro” anche in situazioni abbastanza imprevedibili ovvero la capacità di essere centrati su se stessi, stabili e solidi nonostante l’ambiente intorno possa non essere necessariamente amichevole.
La capacità di essere autonomi e indipendenti.

Al di là delle risorse su descritte, alcune più specifiche, altre più generali, alcune già a disposizione, altre da apprendere e sviluppare, l’elenco potrebbe essere praticamente infinito perché è RISORSA tutto ciò che ci ha consentito di sopravvivere e adattarci alle condizioni di vita che abbiamo incontrato, quelle favorevoli e quelle stressanti, fino a quelle chiaramente traumatiche. Ed è risorsa tutto ciò che oggi ci consente di affrontare le sfide del quotidiano, più o meno stressanti, e di creare una vita sufficientemente soddisfacente, magari anche molto vicina alla vita che desideriamo…
Da ultimo, ma non per importanza. Essere carente di risorse significa comunque avere alcune risorse, comunque averne sviluppate alcune che ci hanno permesso di vivere, comunque non è una colpa, bensì l’esito di come sono andate le cose quando eravamo piccoli davanti a cose, fatti e persone più grandi di noi… Quindi: tralascia la colpevolizzazione degli altri e l’autocolpevolizzazione, sono quasi sempre sterili, inefficaci e prosciugano le energie fisiche ed emotive… Inizia, anche prima di subito, a fare l’inventario delle risorse che già fanno parte della tua cassetta degli attrezzi e a stilare l’elenco delle tue risorse da sviluppare: sono i tuoi prossimi obiettivi di crescita e sviluppo personale.

Il gioco della vita. Esercizio

Pensa a tante scelte di vita che hai fatto. Più o meno importanti. In diversi ambiti e ruoli oltre che in diversi momenti della tua vita. Alcune chiaramente consapevoli e proprio volute, altre più inconsapevoli, forse meno chiare per te, per i dubbi e le incertezze con cui le hai portate avanti. Certamente di alcune sei proprio soddisfatto, anche orgoglioso, altre ti hanno lasciato l’amaro in bocca, rimorsi per ciò che hai fatto, rimpianti per ciò che non hai scelto.
Capita un po’ a tutti e dobbiamo anche saper dire “è andata così” (“l’ho fatta andare così”).
Meno scontata è la capacità di stare oggi in ciò che ti suscita questa ricognizione del tuo passato, molto antico o anche recentissimo. Cosa provi e cosa pensi guardando queste tue scelte?

Nota, quindi, alcuni tratti in comune che puoi rintracciare in queste scelte.
Sono sempre il solito…
Come sempre è andata che…
Ancora una volta mi sono ritrovato a …
La morale è sempre che…
Prova a completare queste frasi (o cerca le frasi che trovi più adatte a te, per trovare un senso ricorrente in tante delle tue scelte) e vedi cosa emerge alla tua consapevolezza…

Nota, quindi, un bisogno imperioso che ti ha sempre guidato. Più o meno consapevolmente. Qualcosa del tipo: “ho lottato tutta la vita per …”. Esempi: ho lottato tutta la vita per un bisogno di amore, di essere stimato, di sfida, di successo, di senso, di essere il primo, di essere diverso da mia madre; per superare mio padre, evitare di sentirmi inferiore, sentirmi vivo, cercare di essere perfetto, cercare mio padre, consolare mia madre, rendere felici i miei genitori, controllare le esplosioni rabbiose degli altri, prendermi cura degli altri, sentirmi al sicuro, nascondere i miei difetti, proteggere le persone a cui voglio bene, evitare figuracce, ecc..

Nota che vita positiva hai costruito intorno a questo bisogno, quale valore hai seminato e raccolto sulla base di questo imperativo interno che ha guidato molte tue azioni e scelte…

Nota quali sono stati (e/o sono tuttora) gli effetti negativi di questo stile di vita. Quali prezzi hai pagato. Quali rinunce e quali autolimitazioni ti sei imposto…

Chiediti, ancora, cosa potrebbe succedere “se smettessi di organizzare il mio comportamento sempre ed esclusivamente in relazione a questo mio bisogno”: cosa proveresti, come ti sentiresti, cosa penseresti, cosa faresti…

Individua cosa oggi può veramente dare senso, direzione, significato e valore alla tua vita…

Ed inizia ad agire in modo coerente a questo nuovo “valore” che vai cercando di vivere e creare…