Le regole della sofferenza

La sofferenza emotiva e nelle relazioni segue alcune semplici regole.
Fin da bambini, ascoltando parole o semplicemente vedendo comportamenti, abbiamo imparato, tra le altre cose, che:
NON DEVI PROVARE CERTE EMOZIONI. Solo alcune emozioni e stati d’animo sono leciti e permessi, altri sono proibiti.
NON DEVI ESPRIMERE CERTE EMOZIONI. Alcune le puoi esprimere e altre no. Solo in alcune situazioni e non in altre. Solo in certi modi e non in altri.
Di fronte alle regole, la trasgressione porta alla punizione che, nei rapporti primari, per un bambino vuol dire ANGOSCIA di perdere l’amore e la stima delle figure importanti. Inconcepibile per una mente in formazione. Insostenibile per un bambino.
Crescendo, quindi, abbiamo interiorizzato queste regole, originariamente provenienti dalle figure di riferimento; le abbiamo fatte sempre più nostre, consolidandole in modalità di comportamento ed espressione che ci hanno portato progressivamente ad ammalarci nel corpo, nei pensieri e nelle relazioni interpersonali.
La sofferenza di oggi nasconde e rivela, al tempo stesso, questo funzionamento precocemente appreso e nel tempo cristallizzato.
La cura parte dalla sofferenza ‘qui e ora’ per andare ad investigare ‘lì e allora’ quando la nostra mente infantile, cronologicamente, ma anche saggia e intuitiva, ‘decise’ quale potesse e dovesse essere il modo migliore per organizzarsi date quelle regole e per evitare quell’angoscia.
Quella DECISIONE PRECOCE, sostanzialmente inconscia, ha delineato il modo di stare al mondo e nelle relazioni di quel bambino prima, del ragazzo successivamente e dell’adulto in seguito.  A quel tempo, quella decisione, probabilmente, fu vissuta come l’unica possibilità per ‘proteggersi dalla minaccia dell’angoscia di non sentirsi amati e apprezzati’. Oggi, la persona è chiamata, da se stessa, dalla propria sofferenza e dal desiderio di benessere, a RIVEDERE quelle REGOLE e quelle DECISIONI per ricominciare, da oggi, il resto della propria vita.
Nel lavoro psicoterapeutico, la persona contatta il ‘dolore primario’ di non aver ricevuto quell’amore e quella stima vitali, se non in modo ‘condizionato’: “posso ricevere quel minimo indispensabile di amore e apprezzamento dai miei genitori, se e solo se… Sto buono e zitto… Non li faccio arrabbiare… Mi mostro sempre forte… Non mi mostro mai troppo vivace… Non disturbo troppo… Accudisco i miei genitori… Non chiedo per i miei bisogni… Ecc. Ecc. Ecc.”. Questi sono solo alcuni pensieri, sostanzialmente inconsapevoli per il bambino di 5 o 6 anni, che delineano però in maniera netta quella ‘DECISIONE PRECOCE SUL MODO MIGLIORE DI CAVARSELA’ date quelle condizioni materiali ed affettive in cui è cresciuto. Ciascuno di noi ha fatto pensieri condizionati simili o anche molto diversi dagli esempi che ho riportato, tutti comunque a sostegno della propria ‘decisione precoce’. In terapia, la persona prima diventa consapevole dei particolari della sua decisione antica e poi inizia a sperimentare, con azioni concrete nuove, altre possibilità per ‘ri- decidere’ un modo più flessibile e adeguato alla persona che è oggi.

Un’idea sulla psicoterapia

La persona arriva a chiedere un aiuto psicoterapeutico perché da sola o con le risorse del suo contesto sociale e affettivo non è riuscita ad alleviare la sua sofferenza.
Arriva in terapia con sintomi e malesseri vari, fisici, emotivi, interpersonali. È più o meno consapevole dei motivi della sua sofferenza e ancora meno consapevole del ‘manuale di istruzioni’ che segue per arrivare a soffrire.
È un manuale appreso chissà quando, consolidato nel tempo e che prevede alcuni modi tipici di pensare, agire, intrattenere relazioni e gestire lo stress fisico ed emotivo.
La terapia prevede tre fasi o tre aspetti tra loro interconnessi e che si richiamano continuamente:
1. Conoscere il manuale di istruzioni.
2. Riscrivere alcune parti di questo manuale di istruzioni.
3. Mettere alla prova le nuove regole fino a consolidarne di nuove e più utili al proprio benessere.
Soprattutto nelle relazioni interpersonali, che tanta parte giocano nella sofferenza, la persona arriva con un manuale del tipo:
– Ho un desiderio o bisogno
– Cerco di soddisfarlo
– Incontro la frustrazione e la delusione
– Tento di reagire in modo utile a ridurre frustrazione e delusione
– Finisco, mio malgrado, per mantenerle ed alimentarle.
All’inizio, dunque, terapeuta e paziente cercano di comprendere nel dettaglio come funziona questo ‘manuale di sofferenza’.
Per arrivare a scrivere un ‘manuale di soddisfazione’, serenità e benessere che funziona così:
– Ho un desiderio o bisogno
– Cerco di soddisfarlo
– A fronte della solita frustrazione e delusione
– Inizio io a dare risposte diverse a questi stati di insoddisfazione
– Agendo diversamente, ottengo probabilmente risposte diverse dall’esterno, comunque ottengo informazioni e sulla base delle nuove informazioni raccolte agirò di conseguenza, fino a raggiungere la massima soddisfazione possibile, cambiando ciò che posso cambiare e accettando ciò che devo accettare.
In sintesi: a fronte del tuo desiderio/bisogno frustrato e delle tue aspettative deluse, inizia a fare qualcosa di diverso dal solito, perlomeno provaci e verifica cosa succede, ad esempio:
– affronta invece di evitare
– confrontati invece di ritirarti
– apriti invece di chiuderti
– dì no, invece che compiacere
– parla invece di restare in silenzio
– comunica in modo rispettoso invece che violento
– esprimi i tuoi pensieri invece che nasconderti
– cerca di restare lucido invece che stordirti
– mantieni il contatto con le tue emozioni invece che fuggirle
– arrabbiati sanamente invece che sottometterti
– affronta con fiducia nei tuoi mezzi invece di rimuginare
– risolvi invece di ruminare
–  agisci invece di fantasticare.
Hai qualche altro esempio?
Provando a cambiare qualcosa certamente cambia qualcosa. E dalla consapevolezza che potrai acquisire da questi cambiamenti scaturiranno nuove possibilità per il tuo benessere…

Più vivo e più mi accorgo che…

Più vivo e più mi accorgo che…
Il mondo è pieno di…
Io sono…
Gli altri sono…
La vita è…
Se cerchi di completare queste frasi, probabilmente otterrai un quadro della tua mappa del mondo, almeno di quella di cui sei consapevole. Idee, opinioni, credenze, convinzioni, rappresentazioni della realtà che hai imparato e interiorizzato fin dai primissimi anni di vita. E questa consapevolezza è molto importante per comprendere le convinzioni che guidano il tuo agire, le regole esplicite con cui interpreti il mondo, ciò che solitamente ti aspetti quando vivi la tua giornata, incontri persone, fai esperienze.
Al tempo stesso, c’è un tipo di conoscenza che tu hai, che ciascuno di noi ha, che è molto più potente nel governare il modo in cui dai senso al mondo, agisci nelle tue relazioni, compi scelte. È una conoscenza implicita (presente in noi, agente in noi, ma di cui siamo quasi totalmente inconsapevoli) che è nata nella nostra storia di vita, a partire dalle esperienze più precoci in cui abbiamo iniziato ad apprendere per imitazione dei grandi (in famiglia prima e fuori poi) con cui progressivamente ci siamo anche identificati (pensando e agendo più o meno come loro) e contro-identificati (pensando e agendo più o meno in modo opposto a loro).
Pensa a questo scambio (che ti riporto da un vecchio libro di due grandi terapeuti del passato, Guidano e Liotti): “ho preso tutto da mio padre: il modo di camminare, i comportamenti, il modo di parlare, la mentalità”. “E da tua madre?”. “Da lei ho imparato a disprezzare mio padre”. In questa breve vignetta si può ritrovare tutta la densità emotiva, la complessità e la ricchezza del nostro modo di imparare a stare al mondo, delle influenze dei nostri genitori (formatori) e della traiettoria unica che prende la formazione della nostra mente e della nostra personalità.
In psicoterapia, nella cura della sofferenza attuale, spesso si deve comprendere la mappa interiore che guida il modo di stare al mondo della persona. Quella esplicita, consapevole, chiara. E anche e soprattutto quella “essenziale quanto invisibile”… Ma che è possibile “imparare a vedere”. Sulla comprensione di questa mappa, delle sue origini e della coloritura emotiva che la caratterizza, è possibile fondare il percorso di guarigione ed evoluzione personale.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, un intero capitolo è dedicato allo studio delle mappe personali e soprattutto a come tendiamo a confondere la nostra mappa della realtà con la realtà stessa, ignorando la realtà di fatto che gli altri hanno diverse mappe o rappresentazioni della realtà e che questa miopia psicologica è all’origine di tante incomprensioni e conflitti nelle nostre relazioni.

Riappropriarsi del proprio potere di scegliere

Credo tu sappia che: ‘è impossibile non scegliere’. E che ci vuole coraggio (forza, sensibilità, incoscienza, consapevolezza) per farsi carico della responsabilità di ciò che si sceglie.
Qualcuno, a volte, per comprendere, spiegare, addirittura giustificare le proprie scelte tira in ballo il caso o l’inconscio o il volere degli altri. È una scelta, anche questa, di sottrarsi al proprio potere di scegliere in modo attivo, consapevole e responsabile.
Anche da bambini, quando più naturalmente le nostre scelte sono fortemente orientate, guidate, anche molto condizionate dagli adulti, la nostra parte saggia e intuitiva ‘ha scelto’, quasi totalmente in modo inconsapevole, come rispondere agli stimoli degli adulti e come adattarsi al loro volere. La compiacenza come la ribellione, il silenzio ordinato come la trasgressione più rumorosa, nelle varie forme in cui possono esprimersi, sono sempre tipi di ‘decisioni’ che fin dall’età più precoce abbiamo imparato a prendere, a ripetere e a consolidare come ‘le scelte migliori’ che abbiamo ‘creduto’ fossero a nostra disposizione per accaparrarci il minimo indispensabile di amore, vicinanza, cura, approvazione, stima e appartenenza all’interno dei nostri legami significativi. E tutto questo percorso di scelte, più o meno chiare, per noi come per gli altri, è quello che comunemente delinea la ‘formazione della personalità’.
La nostra personalità certamente risente di predisposizioni genetiche e temperamentali, ma è soprattutto un processo di scelte, per lo più inconsapevoli nei primi anni di vita e progressivamente sempre più chiare nel loro senso, orientate dalla necessità di adattarsi al contesto affettivo e materiale in cui ci si è trovati.
Al tempo stesso, fin da molto presto, per quanto possibile e a partire da piccole scelte, lo sviluppo del proprio modo di essere, pensare, agire e stare al mondo e con gli altri è il frutto di un processo di affermazione autonoma delle proprie inclinazioni autentiche e di liberazione dai condizionamenti che da piccoli ‘abbiamo scelto di seguire’. Potrai rintracciare certamente innumerevoli esempi nella tua storia di vita, dall’inizio fino ad oggi, di situazioni che ti sei ‘trovato a vivere’ e all’interno delle quali hai ‘trovato la tua strada’. Hai imparato (hai scelto) a dire quello che pensi oppure a tenere i tuoi pensieri per te. Hai ‘scelto’ di esprimere le tue emozioni oppure no; ad esprimerle chiaramente, ma non tutte, a mostrare la tua rabbia, ma non la tua paura, ad esempio. Hai imparato ‘come ci si deve comportare’, scegliendo di sacrificare parti più o meno grandi della tua spontaneità naturale.
Questo processo di crescita personale è un mix di pressioni esterne e volontà personale.
Spesso le persone che mi chiedono aiuto presentano sintomi fisici e psicologici che sono l’espressione mascherata di un certo grado di squilibrio interno tra inclinazioni naturali e vitali e un eccessivo adattamento alle regole dei contesti di vita in cui la persona è cresciuta e che anche oggi si trova a vivere.
L’aiuto si rivolge a tre ambiti:
1. Riduzione della sofferenza attraverso il riconoscimento dei motivi del proprio malessere
2. Riappropriazione del proprio potere di essere ‘agente attivo’ del proprio pensare, sentire, agire (scegliere)
3. Sperimentazione, apprendimento e consolidamento di nuovi modi di pensare, agire e governare le relazioni, maggiormente in linea con i propri desideri autentici, i personali bisogni troppo a lungo frustrati, sempre all’interno di un necessario equilibrio con la realtà, materiale e interpersonale.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, potrai trovare numerosi esempi di queste ‘decisioni precoci’ al servizio dell’adattamento e della possibilità di ‘darsi il permesso di nuove decisioni’ al servizio della cura e della crescita personale.

Dall’analisi razionale all’esplorazione emotiva

Il nostro comportamento, le nostre esperienze emotive e i rapporti con gli altri sono spesso guidati da pensieri automatici, distorti e irrealistici. Pensieri che generano sofferenza, difficoltà con gli altri e ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi.
È importante riconoscere questi pensieri quando governano le nostre reazioni in modo da disinnescarli o neutralizzarli. Ma, per un efficace cambiamento di comportamento, per la sostituzione con altri pensieri più utili e per la riduzione della sofferenza da essi generata, non basta identificarli e comprendere la loro disfunzionalità. Spesso, infatti, nonostante li staniamo nella loro irrazionalità, non riusciamo a non farci influenzare dal “significato” che diamo a questi pensieri. Ecco un esempio. “Se…” un amico stasera ha detto no ad una mia richiesta di uscire, “allora vuol dire…” che non è mio amico oppure che io non merito la sua amicizia o che non sono una persona interessante o che è stufo di me o che mi odia o che gli sto antipatico. Dunque, in questa circostanza, un singolo aspetto della nostra esperienza (il no ricevuto) viene “generalizzato” a colorare l’intera esperienza, la relazione e l’idea di sé.
Altro esempio. Ingigantiamo piccole frustrazioni e minimizziamo importanti riconoscimenti positivi. Tendiamo ad estremizzare in modo a noi sfavorevole alcune critiche ricevute come fossero segno della nostra totale incapacità, rimproveriamo piccoli errori degli altri come se fossero segni della loro malevolenza nei nostri confronti. Magari poi gesti di affetto ricevuti non vengono nemmeno colti tantomeno valorizzati oppure esperienze positive per cui essere grati, orgogliosi e riconoscenti vengono considerate irrilevanti. In sintesi, siamo spesso facili a condannare ferocemente aspetti negativi degli altri o di noi stessi così come siamo propensi a non riconoscere e non apprezzare le cose buone che viviamo, riceviamo e sappiamo donare agli altri.
Terzo esempio. Con un senso di assoluta certezza, riferiamo  a noi stessi il comportamento di un’altra persona, ad esempio un’espressione corrucciata che vediamo sul volto, interpretandolo e vivendolo come negativo, giudicante, malevolo, intenzionalmente ostile nei nostri confronti quando obiettivamente non ci sono motivi per considerare reale questo nostro stato d’animo.
Altre volte, i pensieri automatici inconsapevoli disturbanti prendono la forma, di ‘doveri assoluti’. Ci sentiamo braccati dai nostri pensieri da cui ci sentiamo ‘obbligati’ ad attuare necessariamente un certo comportamento: “devo assolutamente e necessariamente… Essere il primo… Non commettere errori… Raggiungere quell’obiettivo… Farcela entro stasera…”. Questi e altri pensieri simili girano nella nostra testa come ‘parole attraverso cui imponiamo a noi stessi standard severi, eccessivi anche estremi di comportamento’, parole e pensieri che solo raramente ci sono di aiuto e quasi sempre sono invece fonte di stress oltre che di stati emotivi di autocritica spietata,  fallimento e scarsa autostima.
Ulteriore esempio. Rimuginarci e ruminare. Se gli esempi precedenti fanno riferimento a ‘contenuti distorti del pensiero’, esistono anche ‘processi disfunzionali di pensiero’ ovvero modi attraverso cui usiamo il nostro pensiero in modo non utile e anche dannoso. Ruminiamo in modo sterile su eventi accaduti (ieri o tanti anni fa), su errori commessi (da noi o da altre persone), ma senza che questo sforzo di pensiero sia veramente efficace a cambiare le cose, ad apprendere dagli errori, a modificare la situazione. In altri casi, invece, rimuginiamo sul futuro (domani o chissà quando) cercando risposte certe a situazioni incerte di cui non riusciremo mai ad avere ‘totale controllo e totale prevedibilità’, finendo per sfinirci in tentativi di rispondere a domande che al presente ‘non hanno risposta totalmente certa’.
In questi vari casi, ai fini della riduzione della sofferenza, non è sufficiente riconoscere che il pensiero che seguiamo è irrazionale e che quindi basterebbe sostituirlo con un pensiero più realistico ed utile a guidare la nostra interpretazione delle cose e il nostro agire.
È fondamentale integrare l’analisi razionale con la ricerca della comprensione dei ‘motivi’ per cui la persona, nonostante riconosca la distorsione del suo pensiero e i suoi effetti negativi, non riesce a staccarsi da quel modo di pensare.
Spesso l’esplorazione dei motivi da comprendere ci porta a riconoscere il ‘bambino ferito’ dentro di noi. Il ‘bambino ferito’ o la ‘ferita interiore’ sono metafore psicologiche per descrivere le nostre esperienze dolorose del passato che ancora oggi ci influenzano nel modo di pensare, sentire e agire. La ‘ferita’, ‘da dentro’, governa pensieri, emozioni ed azioni dell’adulto che siamo, in teoria razionale, consapevole e capace di scelte utili e realistiche.
Quei pensieri distorti hanno avuto origine nei primissimi anni di vita della persona che ha cominciato a funzionare in base a quei pensieri e nel tempo si è abituata ad interpretare la realtà e a dare senso alle esperienze in quel modo problematico. Oggi quella ‘ferita’ produce sofferenza emotiva, sintomi psicologici e fisici, problemi interpersonali. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere, finalmente, forse per la prima volta, riconosciuto e validato nei suoi bisogni e nella sua unicità.
La cura dei pensieri richiede, dunque, anche la cura delle ‘emozioni ferite’. Il ‘bambino ferito’ chiede di essere preso per mano ed essere accompagnato in modo rispettoso e amorevole nella sua crescita come individuo.
Fuor di metafora, ogni percorso di cura, guarigione, cambiamento e crescita passa attraverso una ‘cura delle emozioni’: imparare a riconoscerle, validarle come legittime, dotarle di senso e regolarle nella loro espressione nei rapporti interpersonali e nelle scelte di vita.
In conclusione, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Potrai trovarci tanti esempi e tanti esercizi di auto-esplorazione al servizio di azioni concrete per modificare i pensieri distorti, ridurre le modalità di pensiero disfunzionale e curare le ‘emozioni ferite’.

39. Estate meravigliosa. Autoregolazione

Cosa non ti permetti di fare ORA seguendo una regola appresa ALLORA?
Potrai certamente trovare, in diversi ambiti di vita e nelle relazioni, alcuni tuoi modi di funzionare (pensare e agire) che seguono regole che hai imparato tanto tempo fa, in cambio di amore e stima da parte di chi ti ha cresciuto. E di cui non sempre sei consapevole. Anzi quasi mai. Alcune di queste regole sono utili e sensate ancora oggi, altre puoi certamente scartarle o rivisitarle per armonizzarle alla persona che sei oggi, coi tuoi valori, obiettivi, bisogni e desideri.
Oggi, per la tua meraviglia, ti suggerisco:
TROVA LE REGOLE INTERIORI CHE TI HANNO GUIDATO PER UNA VITA E, UNA PER UNA, UN PASSO ALLA VOLTA, INIZIA A RISCRIVERLE, AD ADATTARLE ALLA PERSONA CHE SEI OGGI…
Magari per questo tuo impegno puoi farti aiutare anche dalla lettura del mio libro, ‘Alice nel paese delle miserie’, puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

34. Estate meravigliosa. Io (non) piango

“Io nun piango pe’ quarcuno che more,
Non l’ho fatto manco pe ‘n genitore
Che morenno m’ha ‘nsegnato a pensare,
Non lo faccio per un altro che more.
Io nun piango quanno scoppia ‘na guera,
Er coraggio de’ l’eroi stesi in tera,
Io lo premio co’ du’ fiori de serra,
Ma nun piango quanno scoppia ‘na guera.
Io piango, quanno casco nello sguardo
De’ ‘n cane vagabondo perché,
Ce somijamo in modo assurdo,
Semo due soli al monno.
Me perdo, in quell’occhi senza nome
Che cercano padrone,
In quella faccia de malinconia,
Che chiede compagnia.
Io nun piango quanno ‘n omo s’ammazza,
Il suo sangue nun me fa tenerezza,
Manco se allagasse tutta ‘na piazza,
Io non piango quanno ‘n omo s’ammazza.
Ma piango, io piango sulle nostre vite,
Due vite violentate.
A noi, risposte mai ne abbiamo date,
Ecco perché la sete…
Io piango, su tutto er tempo che ce resta
E me ce sento male.
Domani, se non sbajo è la tua festa;
La prima senza viole… la prima senza viole… la prima senza viole…”
Dalla poesia del Califfo, per la tua vita meravigliosa, oggi ti suggerisco:
DAI A TE STESSO IL PERMESSO DI PIANGERE…
PIANGI PER CIÒ CHE TI FA PIANGERE…
CERCA COSA TI FA PIANGERE… E LASCIATI ANDARE AD UN PIANTO LIBERATORIO…
Pianto di dolore e di paura, di rabbia e tristezza, di solitudine e angoscia, ma anche di gioia ed eccitazione, di amore e gratitudine. Insomma, pianto di emozioni…
Il pianto è il comportamento comunicativo fondamentale del neonato e del bambino. Ma ad un certo punto tutti, chi più chi meno, abbiamo imparato a non piangere, a ‘scegliere’ di non piangere seguendo regole e dettami provenienti dai grandi. Abbiamo bisogno di amore, accettazione e stima e per questo, tra le altre cose, abbiamo appreso la regola “non devi piangere”.
La crescita personale passa anche attraverso il superamento dei divieti imposti allora, ormai anacronistici, ma che continuiamo ad auto-imporci ora. Lo espongo in tanti esempi anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
Ah, Ah, Ah, dimenticavo: ogni tanto, anzi spesso, ogniqualvolta ne senti il bisogno o semplicemente lo desideri, lasciati anche andare a tante grasse, ricche e rigeneranti risate… Ah, Ah, Ah… Ah, Ah, Ah… Ah, Ah, Ah… … … Uuuuuuuuu….

28. Estate meravigliosa. Datti il permesso

Tutti siamo cresciuti a latte e divieti. “Questo è permesso e questo è proibito… Questo sì e questo no…”. Questa è l’eco interiore delle voci dei nostri educatori… Questo è quello che abbiamo imparato a seguire… Allora, per la tua meraviglia…
Oggi ti suggerisco:
DATTI IL PERMESSO DI SENTIRE QUELLO CHE SENTI…
DATTI LA REGOLA DI ESPRIMERLO IN MODO SANO ED UTILE…
Identifica i confini di ciò che per te è giusto e utile esprimere di quello che senti e che pensi, tenendo conto della realtà in cui vivi e di un necessario e sostenibile adattamento ad essa, tenendo conto della tua morale personale e della convivenza rispettosa con gli altri. Il resto è puro godimento… Espressione sana della tua autenticità… Oltre sensi di colpa con cui ti torturi e ti lasci torturare…
Ora è il momento giusto per ‘ricominciare’…
A cominciare dalla lettura e dalla condivisione, per cui ti ringrazio in anticipo, di ‘Alice nel paese delle miserie’. Puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

Anche se non lo sai

Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai tracciando i SENTIERI dove camminerai da adulto.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai prendendo DECISIONI che condizioneranno in maniera importante il resto della tua vita.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai maturando quella SENSIBILITÀ emotiva che ti caratterizzerà per tutta la vita.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, stai sviluppando CREDENZE e CONVINZIONI che guideranno le tue scelte per lungo tempo.
Quando sei piccolo, anche se non lo sai, impari a credere che tutte le persone VEDONO IL MONDO COME LO VEDI TU.
Tutto questo è molto naturale perché riguarda il modo in cui una persona cresce sulle fondamenta delle proprie disposizioni interne (biologiche e psicologiche) e delle condizioni materiali, affettive e interpersonali che si è ritrovato ad incontrare.
Tutto questo può essere molto bello quando la persona in divenire sviluppa il suo modo di stare al mondo attraverso un repertorio di abilità e strumenti personali che le consentono di fare scelte vitali, in direzione del benessere e della felicità.
Tutto questo può essere molto doloroso quando la persona, il bambino in crescita fino all’adulto, incontra ostacoli, frustrazioni, stress e condizioni varie che impediscono o alterano in modo sostanziale le possibilità vitali di sviluppo sano e conducono ad esiti traumatici sottoforma di disturbi psicologici, interpersonali e della personalità.
Ecco che diventa fondamentale il lavoro sulla memoria, sulla ferita, sul trauma, sugli abusi emotivi (prima che fisici) che hanno danneggiato le potenzialità vitali e le possibilità di uno sviluppo armonico della persona.
La psicoterapia può essere lo strumento per riprendere il filo tra sofferenza qui e ora e dolore lì e allora… Per riprendere un cammino troppo presto interrotto … Verso lo sviluppo del proprio potenziale vitale.

La tua mappa

Per stare bene devi conoscere te stesso. Conosci te stesso? Vuoi conoscere te stesso? Conosci te stesso!
Per conoscere te stesso puoi usare una metafora piuttosto diffusa: devi sapere che la tua vita è un viaggio e che tu segui una mappa.
Questa mappa, costruita negli anni, tra le altre cose, ti indica le regole per viaggiare ovvero ti dice chi sei, chi devi essere e da cosa dipende il tuo valore come persona; ti dice che: tu sei in un certo modo e dovresti essere in un certo modo (forte o debole, capace o incapace, amabile o non amabile, di valore o privo di valore, fortunato o sfortunato, pieno o privo di risorse, ecc.); gli altri sono in un certo modo o dovrebbero essere in un certo modo (buoni, cattivi, degni di fiducia, pericolosi, interessati, indifferenti, amorevoli, egoisti, ecc.); la realtà è in un certo modo o dovrebbe essere in un certo modo (piena di opportunità o di minacce, prevedibile o senza controllo, favorevole o sfavorevole, ecc.).
Questa mappa ti porta a fare viaggi meravigliosi, esperienze entusiasmanti e incontri arricchenti, ma purtroppo, a volte o spesso, ti porta a vivere di miseria, dolore, sconforto, solitudine, ingiustizia, rabbia ed altre esperienze piene di sofferenza.
Quindi conosci te stesso può diventare cura te stesso, prenditi cura di te, conosci la tua mappa e orientati in direzione di luoghi e persone nutrienti, esperienze piene di gioia e incontri ravvicinati col sublime.
Per arrivare a comprendere che la vecchia mappa ci ha guidato finora, è nata e si è sviluppata con un suo senso importante per noi, ci ha permesso di capire noi stessi, gli altri e il mondo, di cavarcela e di ‘sopravvivere’, più o meno felicemente.
Oggi però possiamo prendere le distanze da quella mappa, da quelle regole, da quelle spiegazioni su come funziona e dovrebbe funzionare il mondo e la vita. E possiamo cominciare a ri-scrivere la nostra mappa più adatta ai paesaggi odierni, ai nostri bisogni, desideri, valori e sogni.

A proposito in ‘Alice nel paese delle miserie’, libro che puoi ordinare in libreria oppure on line, trovi numerosi spunti per lavorare sulla tua mappa.