I tuoi comandamenti

“Non avrai altro Dio all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore”.

Fabrizio De André

Fatti ispirare da questi versi…

Nota quali comandamenti, leggi, regole, condizionamenti guidano il tuo comportamento… per come ti sono stati dati, trasmessi, insegnati, imposti…

Nota quanto sono “guide” sane e utili rispetto ai tuoi bisogni e desideri, ai tuoi scopi e progetti attuali…

Nota cosa stai facendo e cosa di nuovo vuoi scegliere… quali di queste regole puoi abbandonare, quali scrivere di nuove e più adatte a te… per la persona che sei oggi e per quella che vuoi diventare…

 

Una possibilità. Esplorare la propria autobiografia

Quando un problema non si risolve nonostante tu stia cercando da tempo di trovare una soluzione… Ad esempio, non riesci a farti valere sul lavoro…
Quando vorresti cambiare un comportamento, ma non ci riesci nonostante quel comportamento ti generi sofferenza… Ad esempio, resti passivo e silenzioso di fronte a chi ti tratta male…
Quando continui ad incappare nei soliti errori… Ad esempio, continui a rimandare perché non sei mai soddisfatto del tuo lavoro…
Quando tendi e vivere le relazioni sempre allo stesso modo negativo… Ad esempio, reagisci sempre in modo aggressivo e gli altri alla lunga scappano…
Può essere utile interrogare la tua storia di vita. La tua biografia. Chi sei e come ci sei diventato. Esplorare la tua storia di apprendimento che ti ha portato ad imparare a pensare come pensi e ad agire come agisci.
Dopo aver individuato i comportamenti che ti creano problemi, che tendono a ripetersi, che tendi a ripetere e vorresti comprendere meglio, magari per cambiare qualcosa, alcune domande ti forniscono la traccia per questa autoesplorazione al servizio delle tue nuove scelte possibili.
Quando ho imparato? Che età avevo? Qual è il primo ricordo di una situazione simile a quella odierna?
Dove ho imparato? A casa? A scuola?
Con chi ho imparato? Coi genitori, con gli insegnanti, con altre persone importanti?
Chi mi ha insegnato cosa?
Come ho imparato? Ho visto fare… Ho sentito dire… Ho imitato qualcuno… Ho intuito come comportarmi…
Perché? Per ottenere cosa… Per soddisfare quali bisogni… In base a quali pensieri…
Domande semplici, risposte non sempre facili da trovare. Mai scontate comunque.
Per comprendere il senso di qualcosa che oggi non sembra averlo. Un aiuto per cambiare qualcosa che oggi si ripete e fa soffrire.

Radici della sofferenza e semi della felicità

Quello che viviamo dipende dai fatti come accadono e dalla nostra interpretazione degli eventi. Il nostro comportamento è sostanzialmente guidato dalle nostre credenze e convinzioni, dalle nostre rappresentazioni della realtà e dalle nostre interpretazioni. Le nostre idee, dunque, in modo non sempre a noi chiaramente consapevole, determinano le emozioni che viviamo e le scelte che facciamo.
I nostri pensieri e le nostre convinzioni sono quindi verità credute vere che orientano la nostra esperienza soggettiva e la nostra condotta. Un po’ come per Babbo Natale: esiste fino a quando ci credi, è vero se ci credi.
Dove… Quando… Con chi hai imparato a credere quello in cui credi? Chi ti ha convinto a credere che le cose sono proprio così come sono o meglio come le credi? Quali esperienze vissute, uniche o ripetute, ti hanno portato a radicare dentro te certe idee su come sono le cose e le persone, su come funziona la vita e il mondo?
Più siamo piccoli e più le esperienze che viviamo in famiglia e le cose che ci vengono dette, ci arrivano come “verità rivelate” che non abbiamo la capacità critica di mettere in discussione o relativizzare.
Quando cerchi di comprendere e superare i tuoi problemi attuali, fare una visitina alla tua storia di vita può essere molto utile, a volte illuminante, per farti capire perché pensi come pensi e agisci come agisci. Ad esempio, inizia a notare o ricordare come: come erano i tuoi genitori… Come erano con te… Come erano tra loro… E coi tuoi fratelli… Cosa si diceva a casa… Quanto c’era un clima allegro o cupo… Sereno o pieno di tensioni… Come si comunicava… Se c’era spazio per le emozioni… Spazio per tutti… Quanti rimproveri… Quanti giochi… Quanti abbracci… Quanta violenza… Se hai vissuto lutti importanti…
I punti di osservazione sono pressoché infiniti… La tua storia di vita è piena di informazioni fondamentali per comprendere come hai imparato a stare al mondo, a pensare ed agire… E come oggi sei il figlio di quella storia e di quella famiglia…
Seguendo l’idea che … se hai imparato tutto questo nella tua infanzia, oggi puoi imparare cose nuove. Quello che hai appreso lo puoi modificare. Soprattutto quando oggi le tue credenze e convinzioni ti aiutano ad essere infelice.
Oggi hai la possibilità di avere un atteggiamento critico verso ciò che hai sempre creduto una verità incontrovertibile. E puoi prendere la distanza da quelle idee che hanno sempre guidato il tuo modo di agire ed essere.
Come?
Intanto devi imparare a riconoscere e conoscere queste credenze.
Quindi devi capire come orientano ciò che provi e ciò che fai, il significato che attribuisci agli eventi e il modo in cui gestisci situazioni e relazioni.
Terzo. Puoi cominciare a fare ipotesi su diverse letture alternative delle cose che ti accadono: potrebbe essere come hai sempre creduto e potrebbe anche essere diversamente. E questo potrebbe fare un’enorme differenza nel tuo modo di pensare e agire e creare la vita che oggi meglio senti e credi adatta a te.

Risorse per il tuo sviluppo personale

La crescita personale, la cura di sé, la guarigione del proprio malessere portano la persona a ridurre l’invasività e l’impatto negativo della parte di sé MALATA (sintomi, pensieri distorti, comportamenti disfunzionali, emozioni dolorose e disregolate, dipendenze, problemi interpersonali, ecc.) e a potenziare la parte di sé SANA (risorse, capacità, abilità, competenze, ecc.).
Invase dalla sofferenza, dallo stress, spesso anche da un senso di impotenza, le persone non si rendono conto di avere una parte sana o tendono a dimenticarla o a trascurarla, senza darle il giusto valore di potenzialità e ricchezza al servizio del proprio benessere. Molto spesso questa svalutazione avviene perché le persone non sono state abituate a sviluppare le loro risorse né a potenziare le parti sane, cresciute in un ambiente negativo, problematico, disfunzionale e traumatizzante per lo sviluppo.
RISORSA è tutto ciò che può aiutare la persona ad affrontare stress e difficoltà e a favorire esperienze di benessere e vitalità.
Nel lavoro su di sé, è importante imparare a riconoscere, recuperare e potenziare le risorse, alcune più ampie, altre più specifiche, ad esempio:
talenti, attitudini, interessi e predisposizioni per lo sport, per l’arte, per l’espressione di sé, per specifiche attività creative e ricreative, siano esse più manuali o più intellettuali.
La capacità di nutrire la propria autostima, il senso del proprio valore e la fiducia in se stessi.
La capacità di prendersi cura di sé.
La capacità di riconoscere le proprie difficoltà e chiedere aiuto.
La capacità di affermare se stessi e di creare relazioni sane con gli altri.
La capacità di contatto interpersonale attraverso buone capacità di comunicazione ed espressione di sé.
La capacità di lavorare in modo congiunto e collaborativo in direzione di obiettivi condivisi.
La capacità di affrontare i conflitti in modo sano ed evolutivo.
La capacità di tollerare stress, frustrazioni, delusioni che la vita quotidianamente ci presenta.
La capacità di rialzarsi dopo ogni caduta.
La capacità di prendersi dei rischi e anche la capacità di fare un passo indietro e rinunciare.
La capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni per metterle al servizio di buone relazioni affettive e per raggiungere i propri obiettivi.
La capacità di tollerare certe emozioni e di regolarle per non esserne sovrastato.
La capacità di riflettere prima di tradurre un impulso in azione.
La capacità di agire senza indugiare in riflessioni eccessive, rimuginazioni sul futuro e ruminazioni sul passato che bloccano l’azione al presente.
La capacità di riconoscere, legittimare, dare valore ed esprimere i propri bisogni. Ad esempio, la capacità di fare richieste specifiche, concrete e mirate.
La capacità di lavorare per realizzare i propri obiettivi.
La capacità di tollerare i propri errori senza esserne distrutti e demotivati.
La capacità di determinazione e autodisciplina.
La capacità di sostenere e modulare una “giusta” ansia di fronte ad una prestazione, un compito, un esame, una prova importante.
La capacità di stabilire confini sani, interni e interpersonali, da rispettare e far rispettare. Ad esempio, la capacità di dire “no”.
La capacità di rilassarsi e regolare la tensione fisica ed emotiva.
La capacità di accettare i propri limiti senza affossare la propria autostima con autocritica spietata e autocolpevolizzazione.
La capacità di sentirsi “sufficientemente al sicuro” anche in situazioni abbastanza imprevedibili ovvero la capacità di essere centrati su se stessi, stabili e solidi nonostante l’ambiente intorno possa non essere necessariamente amichevole.
La capacità di essere autonomi e indipendenti.

Al di là delle risorse su descritte, alcune più specifiche, altre più generali, alcune già a disposizione, altre da apprendere e sviluppare, l’elenco potrebbe essere praticamente infinito perché è RISORSA tutto ciò che ci ha consentito di sopravvivere e adattarci alle condizioni di vita che abbiamo incontrato, quelle favorevoli e quelle stressanti, fino a quelle chiaramente traumatiche. Ed è risorsa tutto ciò che oggi ci consente di affrontare le sfide del quotidiano, più o meno stressanti, e di creare una vita sufficientemente soddisfacente, magari anche molto vicina alla vita che desideriamo…
Da ultimo, ma non per importanza. Essere carente di risorse significa comunque avere alcune risorse, comunque averne sviluppate alcune che ci hanno permesso di vivere, comunque non è una colpa, bensì l’esito di come sono andate le cose quando eravamo piccoli davanti a cose, fatti e persone più grandi di noi… Quindi: tralascia la colpevolizzazione degli altri e l’autocolpevolizzazione, sono quasi sempre sterili, inefficaci e prosciugano le energie fisiche ed emotive… Inizia, anche prima di subito, a fare l’inventario delle risorse che già fanno parte della tua cassetta degli attrezzi e a stilare l’elenco delle tue risorse da sviluppare: sono i tuoi prossimi obiettivi di crescita e sviluppo personale.

Il gioco della vita. Esercizio

Pensa a tante scelte di vita che hai fatto. Più o meno importanti. In diversi ambiti e ruoli oltre che in diversi momenti della tua vita. Alcune chiaramente consapevoli e proprio volute, altre più inconsapevoli, forse meno chiare per te, per i dubbi e le incertezze con cui le hai portate avanti. Certamente di alcune sei proprio soddisfatto, anche orgoglioso, altre ti hanno lasciato l’amaro in bocca, rimorsi per ciò che hai fatto, rimpianti per ciò che non hai scelto.
Capita un po’ a tutti e dobbiamo anche saper dire “è andata così” (“l’ho fatta andare così”).
Meno scontata è la capacità di stare oggi in ciò che ti suscita questa ricognizione del tuo passato, molto antico o anche recentissimo. Cosa provi e cosa pensi guardando queste tue scelte?

Nota, quindi, alcuni tratti in comune che puoi rintracciare in queste scelte.
Sono sempre il solito…
Come sempre è andata che…
Ancora una volta mi sono ritrovato a …
La morale è sempre che…
Prova a completare queste frasi (o cerca le frasi che trovi più adatte a te, per trovare un senso ricorrente in tante delle tue scelte) e vedi cosa emerge alla tua consapevolezza…

Nota, quindi, un bisogno imperioso che ti ha sempre guidato. Più o meno consapevolmente. Qualcosa del tipo: “ho lottato tutta la vita per …”. Esempi: ho lottato tutta la vita per un bisogno di amore, di essere stimato, di sfida, di successo, di senso, di essere il primo, di essere diverso da mia madre; per superare mio padre, evitare di sentirmi inferiore, sentirmi vivo, cercare di essere perfetto, cercare mio padre, consolare mia madre, rendere felici i miei genitori, controllare le esplosioni rabbiose degli altri, prendermi cura degli altri, sentirmi al sicuro, nascondere i miei difetti, proteggere le persone a cui voglio bene, evitare figuracce, ecc..

Nota che vita positiva hai costruito intorno a questo bisogno, quale valore hai seminato e raccolto sulla base di questo imperativo interno che ha guidato molte tue azioni e scelte…

Nota quali sono stati (e/o sono tuttora) gli effetti negativi di questo stile di vita. Quali prezzi hai pagato. Quali rinunce e quali autolimitazioni ti sei imposto…

Chiediti, ancora, cosa potrebbe succedere “se smettessi di organizzare il mio comportamento sempre ed esclusivamente in relazione a questo mio bisogno”: cosa proveresti, come ti sentiresti, cosa penseresti, cosa faresti…

Individua cosa oggi può veramente dare senso, direzione, significato e valore alla tua vita…

Ed inizia ad agire in modo coerente a questo nuovo “valore” che vai cercando di vivere e creare…

Nonostante

Nonostante il tuo dolore, la tua ferita
Nonostante il tuo passato, le persone con cui sei cresciuto, quelle che hai incontrato, quelle che ti hanno fatto male
Nonostante il tuo carattere, chi credi di essere e la gabbia che ti senti addosso
Nonostante le tue convinzioni limitanti e auto-sabotanti
Nonostante il tuo senso di inadeguatezza e incapacità
Nonostante le tue paure e il tuo senso di impotenza che ti bloccano

Tu puoi sempre fare qualcosa di buono e utile per te…
Tu puoi sempre farci qualcosa anche se non arrivi ad essere perfettamente soddisfatto…
Tu puoi sempre prenderti cura della tua ferita dolorosa…
Tu puoi sempre imparare a lasciare il passato nel passato e vivere ora…
Tu puoi sempre iniziare a svincolarti da condizionamenti antichi…
Tu puoi sempre liberarti da imposizioni rigide su come devi essere, come devi pensare, cosa devi fare e cosa non devi fare…
Tu puoi sempre scegliere con chi stare e il modo in cui stare con le persone…

Nonostante la tua infelicità… Tu puoi sempre fare qualcosa per essere felice…
Nonostante tu creda di non avere scelta … Tu puoi sempre scegliere… Anche di farti ispirare o non dare alcun valore a quello che hai letto finora…

Dalla minaccia alla sicurezza

Ti propongo un piccolo esercizio di “attenzione auto-esplorativa” per comprendere la tua sensibilità antica o ferita emotiva legata alla frustrazione di bisogni emotivi e interpersonali fondamentali come il bisogno di calore, protezione e sicurezza; il bisogno di stima e amore; il bisogno di stimolazione e incoraggiamento; il bisogno di appartenenza e inclusione sociale.

Per imparare a comprendere come la tua mente sia “impostata in origine” per cogliere “certi segnali di minaccia interpersonale” e per amplificare certi stati d’animo legati alla frustrazione di bisogni importanti nelle relazioni.

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in ansia o per alimentare la tua ansia e renderla persistente

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti depresso o per alimentare il tuo stato angoscioso e renderlo duraturo

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti arrabbiato o per alimentare la tua frustrazione e delusione e mantenerle sempre presenti…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti in colpa, sbagliato, inadeguato e fallito o per alimentare questi stati dolorosi fino a cronicizzarli…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti continuamente indegno, non amabile o alimentare questi tuoi vissuti e renderli sempre attivi dentro di te…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti ovunque e comunque fragile, debole, vulnerabile o alimentare queste percezioni di te e renderle il tuo unico vestito…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti sempre strano, diverso dagli altri ed escluso alimentando questi vissuti fino a mantenere un profondo ritiro dagli altri e dalla vita

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in qualunque altra tua condizione stressante emotivamente o tendere ad alimentarla e a renderla stabile e onnipresente…

Ora che hai notato la tua tendenza automatica a focalizzare l’attenzione su stimoli per te sensibili, ti invito ad aver fiducia di poter de-automatizzare qualcosa che finora hai ritenuto da te incontrollabile, ti invito a spostare la tua attenzione da quegli stimoli “minacciosi”, “dolorosi”, “sensibili” ad altri stimoli per te “neutri” o anche “positivi”; ad esempio:

  • quando ti accorgi di essere concentrato sullo sguardo giudicante dell’altra persona… inizia ad osservare come è vestita, i colori che porta, le scarpe che indossa, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sui bisogni dell’altro… inizia a notare come tu sei vestito, colori, scarpe, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sulle pretese dell’altro… inizia a pensare a cosa mangerai stasera a cena;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sugli atteggiamenti arroganti e svalutanti dell’altro… inizia a concentrarti sul film che guarderai stasera;
  • quando ti accorgi di essere concentrato su come appari agli occhi dell’altra persona… inizia a trovare nomi di oggetti per ogni lettera dell’alfabeto…

In sintesi: riconosci dove solitamente tendi a focalizzare la tua attenzione… sposta la tua attenzione su stimoli neutri … E verifica l’effetto che fa su di te questo spostamento dell’attenzione… dalla minaccia alla sicurezza…

Se inizi a praticare con costanza questo “spostamento dell’attenzione” diventerai probabilmente più capace di regolare i tuoi stati emotivi, riducendo quelli angosciosi e aumentando quelli più leggeri e sereni…

Inizia e procedi … Procedi senza aspettarti risultati magici e miracolosi… Continua con fiducia e determinazione e gradualmente acquisirai questa importante abilità di autoregolazione emotiva…

Il senso e l’esperimento

Quello che fai ti serve, ma rappresenta spesso anche un problema. Alcuni tuoi comportamenti soddisfano certi tuoi bisogni, ma ti creano anche difficoltà emotive e interpersonali. Ecco alcuni esempi.

Stai chiuso in casa per evitare il giudizio della gente, ma così ti precludi di incontrare persone e creare relazioni.

Per essere apprezzato e per apprezzarti insegui la perfezione di ogni tua prestazione lavorativa, ma così facendo esaurisci completamente e continuamente ogni tua risorsa e non ti lasci spazio per altro, oltre a restare quasi sempre insoddisfatto e addirittura non riuscire a fornire prestazioni eccellenti, sul lavoro.

Hai bisogno di essere apprezzato, amato, ben voluto, ma adotti comportamenti così goffi e affettati che finisci per mostrarti ridicolo e ciò ti fa sprofondare dalla vergona e ti fa sentire il rifiuto o il disprezzo degli altri.

A volte, lo riconosci chiaramente, sei consapevole di quello che fai e anche a cosa ti serve; alcune volte, lo riconosci appena il tuo comportamento e intuisci vagamente quale bisogno soddisfa; altre volte, lo ignori completamente, ma comunque quello che fai è qualcosa che ha sempre uno scopo, svolge una funzione per te, ha un senso e un valore, altrimenti non lo faresti. Al tempo stesso, e spesso, quello che fai ti crea anche problemi, è controproducente, ha un costo elevato, tanto ti dà e tanto ti toglie. Ecco qualche altro esempio di “comportamento finalizzato” di cui puoi essere più o meno consapevole di quando, come e perché lo metti in atto:

  • mettere in ordine, pianificare e organizzare in modo eccessivo;
  • procrastinare fino all’inazione completa;
  • essere costantemente iperattivo;
  • sedurre in modo compulsivo;
  • reagire sempre in modo impulsivo e aggressivo;
  • essere servizievole, iper-disponibile e auto-sacrificale, oltre ogni umana misura;
  • ritirarsi in un proprio mondo fantastico evitando i contatti reali con gli altri;
  • essere intransigente, severo e spietato nei giudizi, nelle critiche e nella colpevolizzazione, con se stessi e con gli altri;
  • manifestare atteggiamenti di chiusura affettiva e intima; controllare in modo maniacale la propria immagine sociale.

Tutti i comportamenti dipendenti, inoltre (sostanze, anche alcol e cibo, gioco d’azzardo, internet, social media, tecnologia, iper-lavoro), possono rientrare in questa categoria di strategie, di cui sei più o meno consapevole, ma che sicuramente sono attività finalizzate ad uno scopo, in generale a governare o regolare stati emotivi dolorosi.

Per aiutarti a comprendere meglio scopo, funzione, senso e valore di quello che fai…

Per aiutarti a comprendere quando i costi e gli effetti controproducenti sono maggiori degli scopi che soddisfi e dei risultati che ottieni…

Per aiutarti a comprendere quali strade alternative esistono per raggiungere quegli scopi senza pagare un prezzo troppo elevato (nei termini dei problemi che ti procurano quei comportamenti quasi automatici e sempre pronti a scattare) …

Esiste una strategia che puoi cominciare ad applicare. Un esperimento: PROVA A NON FARLO!!!

Quando ti rendi conto di esserci ricaduto, di adottare quel comportamento che tanto ti dà e molto di più ti toglie, che ti fornisce benefici a caro prezzo… PROVA A NON FARLO… Non devi riuscirci… devi provarci e vedere cosa succede… cosa succede dentro di te e nelle reazioni degli altri… cosa provi, cosa pensi, cosa fai, cosa fanno gli altri, se ti dicono qualcosa, se leggi in loro delle intenzioni, ecc.

SE CI RIESCI avrai ottenuto il risultato di ridurre un tuo comportamento problematico e probabilmente di capire molto meglio a cosa ti serve e con cosa puoi sostituirlo…

SE NON CI RIESCI avrai ottenuto, comunque, delle informazioni sul tuo funzionamento personale e nelle relazioni; quindi potrai essere motivato ulteriormente a proseguire l’esperimento per comprendere ancora meglio, magari fino ad ottenere un cambiamento per te importante.

 

Irrealizzabile e percorribile

Esistono alcuni pensieri e comportamenti attraverso i quali molte persone tentano di risolvere i loro problemi ed eliminare ogni stress emotivo, ma paradossalmente finiscono per mantenere, se non addirittura alimentare, la stessa sofferenza che vorrebbero allontanare.
In particolare, alcune idee finiscono per generare ASPETTATIVE IRREALISTICHE e COMPORTAMENTI AUTO-FRUSTRANTI.

1. L’idea di CONTROLLARE GLI ALTRI per riuscire a risolvere i propri problemi. Cambiare gli altri per stare meglio. Per ottenere la soddisfazione completa dei propri bisogni e desideri.
2. L’idea di prendere DECISIONI PERFETTE in cui tutti i bisogni e desideri sono realizzati oppure tutte le persone coinvolte sono soddisfatte.
3. L’idea che sia possibile ELIMINARE COMPLETAMENTE dalla propria vita SOFFERENZA, frustrazione e delusione in tutte le sfumature con cui si presentano: emozioni dolorose, rimorsi, rimpianti, senso di fallimento, senso di mancanza, ecc.
4. L’idea che la vita attuale, in varie forme e modalità, possa o debba RESTITUIRCI ciò che non abbiamo avuto durante l’infanzia, dai nostri genitori e nel nostro passato in genere.

A fronte dei suddetti obiettivi irrealistici ci sono alcune STRADE che sono invece realmente e REALISTICAMENTE PERCORRIBILI per governare e ridurre la sofferenza emotiva e i problemi interpersonali.

1. Non puoi controllare gli altri, puoi AGIRE affinché gli altri possano COMPRENDERE meglio i tuoi pensieri e bisogni ed eventualmente fare qualcosa per aiutarti a realizzarli.
2. Ogni DECISIONE implica una RINUNCIA. Ogni scelta è una scelta del prezzo da pagare per ottenere ciò che vuoi. Puoi impegnarti a compiere scelte guidate dai tuoi valori consapevoli, anche se mai perfette.
3. Puoi LIBERARTI dalla PRETESA della FELICITÀ PERFETTA e assoluta imparando a prevenire il più possibile i meccanismi (pensieri, comportamenti, abitudini, ecc.) che generano la sofferenza e soprattutto imparando a convivere con e tollerare quote di sofferenza, frustrazione e delusione ineliminabili.
4. Puoi RICONOSCERE, ACCOGLIERE e prenderti CURA delle tue FERITE, dei tuoi traumi, dei tuoi dolori IRRISOLTI, delle tue cocenti delusioni. Puoi cercare oggi di non ripetere errori del passato, puoi essere attento a non cadere ancora oggi in relazioni pesantemente frustranti, in cui ti senti trascurato invece che amato, disprezzato invece che stimato, frenato invece che incoraggiato. Al tempo stesso è fondamentale che tu impari a lasciare il passato nel passato, imparando ad accettare la frustrazione antica del “bambino ferito” che ti porti ancora dentro, a tollerare quella parte ineliminabile al presente, imparando in maniera fondamentale a sviluppare la parte adulta, consapevole, autonoma e responsabile, capace di farsi carico della propria angoscia/dolore come della propria felicità e autorealizzazione.

Di fronte al rinnovarsi della ferita emotiva

Di fronte ad un dolore che spesso torna a trovarti…
Di fronte ad un errore che spesso tendi a ripetere…
Di fronte ad un incastro da cui non riesci ad uscire…
Di fronte ad una storia che sembra sempre uguale a se stessa…
Di fronte alla sensibilità antica che si fa sempre attuale…
Di fronte ai tuoi soliti, rigidi modi di agire …

Quando ti senti solo e incompreso…
Quando per l’ennesima volta ti sei chiuso a bere da solo…
Quando continui a pagare il costo elevatissimo di una decisione che sai che devi prendere ma non riesci a prendere…
Quando ancora una volta sei stato lasciato perché sei troppo…
Quando ti senti, come sempre, abbandonato… rifiutato… giudicato… sbagliato… colpevole… difettoso…
Quando continui ad essere inflessibilmente controllante e ossessivo… aggressivo e arrogante… compiacente e servizievole… perfezionista e volto all’autosacrificio … critico e sprezzante… autocritico e autosvalutante… freddo e distaccato… chiuso ed evitante…

È arrivata l’ora che inizi a chiederti:
Dove ho imparato a…?
Quando ho imparato a…?
Chi mi ha insegnato a…?
Come? In che modo? Attraverso quali parole? Attraverso quali esperienze?
Perché? A che scopo? Per ottenere cosa?
Sto forse ripetendo una storia che non è solo mia?

Cercare l’origine dell’attualità che si ripete in modo auto-frustrante è un passo importante per comprendere e iniziare a fare qualcosa di nuovo con questa sensibilità antica che si rinnova oggi come una ferita dolorosa e sanguinolenta…
Per arrivare ad una prospettiva duplice sul senso della ripetizione, al tempo stesso “comprensiva” e “trasformativa…” Qualcosa che può suonare dentro di sé come: “a quel tempo, in quel contesto, piccolo bambino, con la mia mente infantile, con poche risorse e strumenti semplici per comprendere ciò che stava avvenendo e ciò che stavo vivendo, ho creduto, inconsapevolmente, che questo mio modo di fare che oggi si ripete a rinnovare la mia sofferenza, fosse in qualche modo utile. Comunque è quello che ho trovato per cavarmela, per farcela ad andare avanti, per tentare di ottenere almeno il minimo indispensabile di sicurezza, protezione, amore, approvazione, stima, sostegno. Ho cominciato ad applicarlo per gestire più situazioni e nel tempo è diventato il mio marchio di fabbrica, il mio modo tipico di stare al mondo, di pensare, di agire, di costruire le relazioni interpersonali. Oggi, da adulto, in alcune o molte circostanze, sembro ancora quel bambino che sembra vivere e deve adattarsi ancora a quel mondo antico e non mi accorgo che quelle condizioni originarie sono mutate”.

È solo l’inizio di un percorso per smettere di ripetere il passato doloroso e cominciare a creare un presente più sereno…