Infanzia e dintorni

Che vuol dire essere figli dei propri genitori? Vuol dire che la nostra mente si è formata in base a come siamo stati allevati, accuditi, curati (o trascurati) dai nostri genitori e da altre ‘figure genitoriali’ importanti per la formazione della nostra personalità (nonni, zii, fratelli maggiori di molto, insegnanti, tate, ecc.).
Come avviene questo processo di formazione?
Sono importanti alcuni fattori, diversi a seconda dell’età e del tipo di interazione:
– modo in cui il bambino è stato accudito fisicamente;
– stati mentali ed emotivi dominanti nei genitori (sereni, preoccupati, angosciati, felici, arrabbiati, tristi, addolorati, sicuri di sé, con patologie psicologiche conclamate, ecc.);
– eventi importanti che hanno segnato certi momenti specifici della famiglia (lutti, perdite, separazioni, traslochi, malattie, disagi economici, ma anche uno sperabile clima di armonia e serenità complessiva, ecc.);
– linguaggio (parole e tono emotivo) usato dagli adulti col bambino;
– comportamenti tipici verso il bambino o ragazzo;
– modi in cui venivano affrontati e raccontati i fatti a casa;
– cosa era permesso dire e fare e cosa era proibito;
– cosa si poteva condividere e cosa no;
– cosa doveva restare segreto e cosa era ‘dicibile’;
– modi in cui venivano gestiti i ruoli (genitori, figli, fratelli, altri conviventi, ecc.) e i confini tra ruoli all’interno della famiglia.
In realtà, potrei continuare quasi all’infinito ad elencare fattori ed aspetti importanti che hanno condizionato il modo in cui una persona è cresciuta all’interno del suo ambiente e il modo in cui si è creato una ‘mappa o rappresentazione del mondo’ e di come funziona la vita; credenze e convinzioni su se stesso, sugli altri, sulle relazioni, sulle regole per vivere. Ad esempio, hai mai pensato a quale fosse la ‘scena tipica a cena’ nella tua casa dell’infanzia? Se ci pensi ora, a cos’altro ti fa pensare? Chi decideva ‘come si trascorreva la domenica’? E perché? Se ci pensi ora, cos’altro balza alla tua attenzione?
Tu ti chiederai: dobbiamo necessariamente conoscere il nostro passato per comprendere il nostro funzionamento attuale? Necessario forse no, utile certamente. E conoscere le proprie origini non è mai qualcosa di semplice… Perché le cose più importanti sono ‘invisibili agli occhi’ …
Perché è importante comprendere le origini della propria personalità?
Perché il funzionamento mentale e comportamentale attuale, sano o patologico, è figlio dei primi anni dell’infanzia e degli anni dello sviluppo in generale…
Perché molto di quello che fai oggi lo hai imparato tanto tempo fa…
Perché capire il senso (significato e direzione) della tua traiettoria evolutiva e dei tuoi apprendimenti precoci ti permette di dare senso a ciò che è successo e succede ancora oggi, per non ripetere gli stessi errori, per evitare i soliti automatismi, per liberarsi dai vincoli di scelte che sembrano ripetersi come copie del passato fonte di dolore…
Cosa ricordi del tuo primo giorno di scuola?
Tivù, letture, giochi o cos’altro dopo cena? E perché?
Avevi un rituale per andare a dormire?
Cosa ricordi dei tuoi risvegli al mattino?
… Prova a farti tu la prossima domanda che potrebbe farti riflettere… Esplorare… Sentire… Capire…
Se poi vuoi approfondire, non ti resta che ordinare ‘Alice nel paese delle miserie’: in libreria o nelle librerie on line…

Perché lo fai?!?!

Perché lo fai? Perché non riesco a non farlo!
Perché lo fai? Perché è più forte di me!
Perché lo fai? Perché è incontrollabile!
Perché lo fai? Perché sono così di carattere!
Perché lo fai? Perché sono impulsivo!
Perché lo fai? Perché sono fatto così!
Perché lo fai? Perché sono abituato!
Perché lo fai? Perché non riesco a smettere!
Perché lo fai? Perché ho sempre fatto così!
Perché lo fai? Non lo so!
Perché lo fai? Perché…!
Con tutto il rispetto, probabilmente, se ti ritrovi in qualcuna di queste risposte, ti stai raccontando una balla, una bella bugia.
Fin dai primi mesi di vita, hai sviluppato una serie di convinzioni su di te, sugli altri e sul mondo che nel tempo si sono consolidate in idee rigide su come funzionano le cose e su cosa ti puoi aspettare dagli altri e da te stesso.
L’esito della tua traiettoria evolutiva tracciata dalla tua storia di vita è rappresentato da una serie di ‘regole profonde’, tacite, implicite, procedurali, inconsce, che guidano il tuo pensare e il tuo agire, il tuo sentire e le tue relazioni interpersonali.
I sintomi e i comportamenti automatici fonte di malessere nascono e crescono sul terreno fertile di queste convinzioni che ci portiamo dentro da una vita, con scarsa o nulla consapevolezza.
La psicoterapia lavora sulla superficie dei comportamenti e sul terreno profondo di ciò che abbiamo imparato a credere vero.
Una prima porta di accesso, alla consapevolezza di sé e al cambiamento delle modalità problematiche di pensare, agire e stare nelle relazioni, può essere aperta rispondendo a due domande, semplici da farsi, a cui non è facile rispondere, ma che vale la pena impegnarsi a rispondere:
1. A quale scopo fai quello che fai?
2. Quali pensieri, credenze e convinzioni guidano il tuo comportamento?
Su queste due domande si impianta il lavoro di esplorazione, conoscenza e cura di sé: l’inizio di un viaggio meraviglioso che prima o poi tutti dobbiamo compiere, come ti suggerisco in ‘Alice nel paese delle miserie’, il libro che puoi ordinare direttamente in libreria o sulle librerie on line.

Antidepressivo

Una cura efficace per la depressione è fondata su cinque punti, che potremmo siglare con 5 A per ricordarli meglio. Prima però una premessa. Non esiste un’unica depressione, esistono svariate forme e manifestazioni depressive. Per cui i seguenti passaggi possono essere validi tenendo conto di una precedente valutazione del tipo specifico di fenomeno depressivo di cui si tratta.
Ecco le 5 A.

ACCETTARE lo SCARTO tra reale e ideale (perdite, fallimenti, limiti personali e della realtà, imperfezioni del mondo e delle persone, compreso se stessi). Incontriamo nella vita situazioni di più o meno grande frustrazione e delusione con cui dobbiamo fare i conti; proviamo a ridurre lo scarto e impariamo ad accettare ciò che non siamo riusciti a cambiare.

Mantenere sempre ATTIVA una PROGETTUALITÀ, di piccoli e grandi progetti, a breve e lungo termine. Imparando a spostare il futuro al presente: cosa vorrei ora!

ATTIVARE RISORSE, personali e interpersonali, materiali e psicologiche. Tutto ciò che serve per affrontare il buio, la tristezza, l’angoscia, la solitudine, l’impotenza.

AGIRE. Svolgere attività per sentirsi vivi e vitali, agire PER RIFLETTERE e poi agire di nuovo. Fare quanto necessario per portare avanti i progetti personali.

ACCUDIRE SE STESSI. È il pezzo di lavoro sulle proprie ferite, sui traumi di vita e su come hanno condizionato l’evoluzione della personalità e le scelte di vita, da allora fino ad oggi. Curare le ferite per donare energia al presente e speranza al futuro.

Dentro questa cornice generale si svolge la cura della propria specifica situazione depressiva.

La cronaca e la storia dello stress

Esistono molteplici modi per conoscere il proprio stress…
Ti invito a notare le PRESSIONI che appartengono alla tua vita. Attualmente. Da cosa ti senti pressato e da chi. Cosa ti senti pressato a fare e perché… E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
Ti invito anche a notare le ASPETTATIVE che hanno gli altri su di te. Attualmente. Chi si aspetta cosa da te e perché… E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
Ti invito, quindi, a notare le PRETESE che senti da parte degli altri. Chi pretende cosa da te e perché… E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
In più ci sei anche tu. Con le tue pressioni, aspettative e pretese rivolte a te stesso. E come reagisci: cosa provi, pensi e fai…
Cosa accomuna tutto quanto visto finora?
Ti invito a notarlo…
Ti invito a notare che tutto ciò converge in ciò che  DOVRESTI fare. DEVI fare. Sei assolutamente OBBLIGATO a fare… Altrimenti… … …
Altrimenti?
Ti invito, allora, a ricordare le PRESSIONI che hai incontrato negli anni, da quel tempo antico ad oggi. Storicamente. Cosa, più o meno da sempre o da un momento preciso della tua vita, sei stato PRESSATO a fare, da chi e perché… E come reagivi…
Ti invito, avrai ora capito, a ricordare le ASPETTATIVE che hanno avuto gli altri su di te. Storicamente. Chi si aspettava cosa da te e perché… E come reagivi…
Ti invito, infine, a ricordare le PRETESE che hanno segnato la tua infanzia. Storicamente. Chi pretendeva cosa da te e perché… E come reagivi…
Ecco come hai imparato ad essere pieno di pressioni, aspettative e pretese nei tuoi confronti… Ieri come oggi…
Ecco come hai imparato a seguire RIGIDE REGOLE DI COMPORTAMENTO per essere ciò che DOVEVI ESSERE…
Ecco come oggi continui a seguire RIGIDE STRESSANTI REGOLE DI COMPORTAMENTO per essere chi DEVI ESSERE… Altrimenti… … …
Altrimenti?

Cosa succede se non sei ‘ligio al dovere’?
Cosa succedeva se provavi ad ‘uscire dalle rigide regole’ di comportamento che ti erano imposte?
Cosa succede oggi se ‘immagini di trasgredire’ le regole autoimposte?

Esistono, allora, molteplici modi per combattere lo stress…
PUOI imparare a riconoscere i tuoi funzionamenti rigidi cercando di capirne il senso e il valore per te, oggi come allora…
PUOI immaginare di cambiare qualcosa e sentire l’effetto che fa… Cosa senti nel corpo, quali emozioni provi, quali pensieri emergono… Solamente ad immaginare un cambiamento…
PUOI provare nel concreto a cambiare qualcosa e verificare l’effetto che fa, come reagiscono gli altri e come reagisci tu… Cosa senti nel corpo, quali emozioni provi, quali pensieri emergono…
Questo è già il tuo viaggio di sviluppo personale verso la LIBERAZIONE da condizionamenti indigesti e verso una maggiore FLESSIBILITÀ di pensiero e comportamento…
Certo se poi leggessi ‘Alice nel paese delle miserie’, il viaggio sarebbe meraviglioso… Puoi ordinarlo direttamente in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it. Finalmente anche su Amazon lo trovi scontato e arriva in tre giorni…

Perché e non solo

Molto probabilmente una delle domande più frequenti che ti ritrovi a fare a te stesso è: perché ho agito in questo modo?
Altrettanto probabilmente ti chiederai frequentemente: perché quella persona ha agito in quel modo?
Domande semplici attraverso cui cerchiamo di comprendere il comportamento e dare senso alle esperienze che viviamo.
Il “perché?” conduce ai motivi di un certo comportamento ovvero ai bisogni che una persona ha cercato di soddisfare con quel comportamento ovvero alle credenze e alle convinzioni che hanno spinto quella persona ad agire in un certo modo per realizzare i suoi scopi e desideri.
Quindi dal “perché?” possiamo rintracciare l’idea, consapevole o implicita, che la persona ha dei motivi che la guidano ad agire in un certo modo per ottenere certi risultati.
Quindi il “perché?” è un ponte verso la comprensione della mente umana e del suo funzionamento quotidiano alla ricerca di soddisfazioni e felicità.
Ma non è così semplice. Almeno non sempre… Anzi quasi mai. La domanda “perché?” a volte è fuorviante… Perché permette di accedere quasi esclusivamente ai motivi consci che una persona può conoscere e riconoscere. A spiegazioni razionali del comportamento che sono utili, necessarie, ma non sufficienti per comprendere perché facciamo quello che facciamo.
Dobbiamo andare oltre.
Verso la ricerca del senso nascosto del nostro agire. E per fare questo due strade sono importanti:
1. considerare il nostro comportamento, soprattutto quello problematico, come un tentativo, per lo più inconsapevole, di evitare qualcosa; evitare una paura, un conflitto, un dolore, una consapevolezza, ecc.
2. interrogare la nostra storia di vita.
Per capire il mio comportamento e ciò che voglio evitare è importante considerare cosa ha preceduto il comportamento (fatti, eventi, pensieri, emozioni, chi ha detto e/o fatto cosa, ecc.) e cosa ha fatto seguito al mio comportamento (effetti, conseguenze, reazioni mie e degli altri, ecc.).
La mia storia di vita, inoltre, mi permette di inquadrare antecedenti e conseguenze del mio comportamento; la mia storia di vita mi informa sulle mie sensibilità e ferite, sui temi per me più significativi, sui momenti più significativi che ho vissuto e su come hanno influenzato la mia mente, le mie idee sul mondo e sulla vita, oltre che l’immagine che ho costruito di me e le strategie che nel tempo ho scoperto, inventato e consolidato per cavarmela nel mondo.
Questo interrogare se stessi non prevede una prestazione da compiere e un voto da guadagnare. Prevede piuttosto l’attivazione di tutta la nostra curiosità al servizio della conoscenza di noi stessi e il premio di potenziare il nostro benessere e la nostra qualità di vita.

Tra la mia e la tua pretesa è possibile l’intesa

Probabilmente sarà capitato anche a te, nelle tue relazioni, di riconoscerti in reazioni scomposte ed eccessive a situazioni attuali che non sembrano giustificare la tua risposta emotiva e comportamentale. L’altro (partner, figlio, collega, capo, genitore, amico) dice o fa qualcosa e tu reagisci in maniera esagerata…
Siamo semplicemente dentro un’altra miseria comune: la pretesa.
La nostra pretesa origina dalla nostra ferita ovvero dalla nostra storia di bambini (siamo tutti esseri umani feriti, più o meno grandemente). Come siamo stati trattati dalle persone significative della nostra storia, soprattutto se questo trattamento ci ha procurato dolore, ha creato in noi un condizionamento per cui oggi tendiamo a reagire a certe situazioni per noi sensibili come se venissimo trattati in modo simile all’originario. Anche se nei fatti non è così, anche se non è nelle intenzioni dell’altro, ciò che conta è come noi ci sentiamo quando l’altro ha detto o fatto qualcosa.
Se sono stato sempre fortemente criticato dai miei genitori, tenderò a percepire critiche dappertutto…
Se sono stato trattato ingiustamente, troppo spesso e troppo ferocemente, vivrò oggi quasi tutto e quasi sempre come un’ingiustizia nei miei confronti…
Se sono stato abbandonato, facilmente oggi mi sentirò abbandonato anche solamente se un mio amico decide di uscire anche con un altro suo amico…
Se ‘lì e allora’…
Oggi ‘qui e ora’ …
Completa a tuo (s)piacimento…
Il nostro dolore del momento deriva da una fonte che va oltre questo momento.
Le nostre reazioni possono sembrare agli altri e a noi stessi irrealistiche e irrazionali, ma il nostro dolore è molto molto reale e fa molto molto male…
I nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri sentimenti ‘qui e ora’ non sono quelli dell’adulto, sono quelli del ‘bambino ferito dentro di noi’ che continua ad aspirare, ad aspettarsi, a cercare, a pretendere ciò che non ha ricevuto ‘lì e allora’…
Dietro molta della nostra sofferenza personale e nelle relazioni esiste questo funzionamento interiore… Questo ‘bambino ferito’ che governa da dentro l’adulto…

Quale cura?
Cominciare a riconoscere quel bambino ferito in azione…
Riconoscere le sue emozioni come valide e legittime, comprensibili, sensate…
Riconoscere i bisogni frustrati che esprimono quelle emozioni… Semplicemente il bisogno di essere amato e curato, apprezzato e valorizzato, sostenuto e incoraggiato, incluso e desiderato…
Riconoscere i comportamenti problematici attuali e provare ad interromperli… Provare significa fare qualcosa di diverso ma anche prevedere che probabilmente alcuni comportamenti sarà difficile abbandonarli semplicemente con uno sforzo di volontà… Provare a cambiarli, a non metterli in atto ci permette, comunque, di comprendere quali sono le difficoltà, le paure e altre emozioni che rendono difficile il cambiamento… In questo modo sarà possibile esplorare in modo sempre più accurato la ferita fino a quando alcuni cambiamenti cominceranno ad emergere come possibili, reali, effettivi…

Questo è sostanzialmente ciò che avviene in un percorso di cura della ferita in psicoterapia… Meglio se condito da un atteggiamento di compassione verso di sé e verso gli altri ovvero dentro una cornice di ‘saggia gentilezza amorevole’ verso di sé e verso gli altri, di riconoscimento che le umane miserie accomunano tutti quanti noi e che il cambiamento efficace e duraturo comincia dall’accettare la nostra sofferenza, la nostra storia e le nostre (e altrui) umane imperfezioni…

Quando il bambino ferito di ciascuna persona è riconosciuto, compreso e curato, i problemi attuali nella relazione possono essere affrontati in modo più sano, consapevole, libero e responsabile…

Chi lascia la strada vecchia…

Certamente anche tu ti confronterai quasi quotidianamente, anche più volte al giorno, con quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’: se continui a fare ciò che hai sempre fatto o che fai da tempo immemore, continuerai ad ottenere i soliti esiti. Se vuoi eliminare la frustrazione e alleviare il dolore, ma continui a comportarti sempre allo stesso modo, finirai per mantenere e addirittura alimentare proprio ciò che vuoi combattere e allontanare dalla tua vita. Esempi.
Ti arrabbi e spacchi tutto, nella realtà o nella fantasia (di vendetta e di rivalsa).
Cerchi di alzare ancora e ancora e ancora di più il livello delle tue prestazioni e dei tuoi sforzi.
Cerchi di essere sempre più ineccepibile, senza macchia, lindo e pinto.
Vai in giro con scritto in fronte ‘zerbino’: servizievole, sottomesso, compiacente, al limite del sacrificio.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che poteva essere e non è stato.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che potrebbe essere, ma su cui nessuno ti può dare risposte certe e totalmente rassicuranti.
Fai tutto e sempre da solo e non riesci a riconoscere i tuoi bisogni e chiedere aiuto quando serve (non sia mai).
Lavori 48 ore al giorno e sei costantemente iper-affaccendato, che tu sia il presidente di una multinazionale o una casalinga o un tuttofare iper-disponibile.
Eviti di frequentare persone, ti ritiri in casa, ti chiudi in te stesso, nel tuo mondo fantastico, che forse tanto fantastico non è.
Pratichi qualche forma di dipendenza: alcol, droghe, cibo, gioco d’azzardo, shopping, sesso, social media, attività fisica compulsivi.
Hai altri esempi?
La soluzione, allora, tu mi dirai, è presto fatta: comincia a cambiare qualcosa del tuo modo di pensare e di comportarti e così arriveranno risultati diversi, finalmente riuscirai ad eliminare la tua sofferenza o perlomeno a battere una strada nuova per iniziare a sconfiggere ciò che ti fa soffrire. Giusto! In teoria. In pratica, cambiare richiede di accedere al proprio sano coraggio per affrontare la paura del cambiamento. Perché se a parole incontriamo il nostro desiderio (a volte, a dire il vero, nemmeno a parole), nei fatti ci viene a trovare la paura di perseguire quel desiderio. L’abbiamo appresa nella nostra storia di vita…
Consapevoli di ciò, ti suggerisco l’inizio della strada nuova… Che sta a due passi:
1. Individua il comportamento fallimentare attraverso cui tenti inutilmente di fronteggiare frustrazione, delusione e sofferenza. E anzi finisci per alimentarle. Ti ho dato qualche suggerimento…
2. Prova a non metterlo in atto. Prova ad astenerti. Non ci devi riuscire, ma ci devi provare. Che tu ci riesca o meno e per quanto tempo eventualmente, sarà comunque utile a raccogliere informazioni preziose su di te. Su cosa è successo nella tua mente: cosa hai pensato, quali emozioni e sensazioni hai provato. E su cosa è successo nella realtà esterna, nelle tue relazioni, come hanno reagito altre persone coinvolte. Informazioni fondamentali per comprendere come funzioni e come puoi cambiare alcuni modi di pensare e agire, effettivamente ed efficacemente, in direzione del tuo benessere soggettivo e interpersonale.

Se sei ancora più curioso del rapporto tra strada vecchia e nuova, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (Lino Fusco, youcanprint, 2021).

Per i lettori tecnici e colleghi che volessero approfondire, suggerisco la lettura di “Corpo, immaginazione e cambiamento” di Dimaggio e colleghi (Raffaello Cortina, 2019).

È andata così… Ma almeno ci hai provato… E tanto hai imparato…

Il quadrifoglio. 4 metafore più una per il tuo cambiamento

Il lavoro di cura di sé può essere inquadrato attraverso alcune metafore. Queste metafore offrono possibilità per comprendere il funzionamento personale e come risolvere problemi e dolori che ne conseguono.

MENTE MINACCIATA. Quando sentiamo i nostri bisogni frustrati. Quando percepiamo lo scarto tra cosa avremmo voluto e cosa abbiamo ottenuto, cosa desideravamo e cosa siamo riusciti a realizzare, cosa ci aspettavamo e cosa è successo. Questo scarto ci induce un senso di minaccia più o meno chiaramente percepito o consapevole. Minaccia che all’origine dei tempi poteva riguardare la sopravvivenza fisica, il mantenersi in vita (frustrazione dei bisogni di rifugio dagli animali feroci, riparo dalle catastrofi naturali, avere cibo sufficiente e legami sociali e sessuali); oggi è più una minaccia alla sopravvivenza emotiva, psicologica, interpersonale (frustrazioni nelle relazioni, a casa e al lavoro, in ogni ambito della nostra vita).

BAMBINO INTERIORE ovvero sensibilità acquisita a certi temi ed eventi. Solitamente quando viviamo qualcosa di doloroso (tristezza, paura, rabbia, senso di colpa, vergogna, solitudine, abbandono, rifiuto, umiliazione, ecc.) abbiamo due componenti di frustrazione: una attuale perché qualcosa non è andata come volevamo; una ‘storica’: quello che ci addolora ora entra in risonanza con qualche tema doloroso del nostro passato, recente o antico, il riproporsi di un dolore che già ci ha fatto tanto male…

EROE ovvero agire diversamente dal solito nonostante le paure, andando in faccia alle paure, incontrando le conseguenze temute, con la paura e anche con la curiosità o forse solo la speranza di potercela fare ad affrontare le paure e superare problemi e difficoltà…

ALLENAMENTO ovvero non basta una volta, non basta un singolo comportamento nuovo, ci vuole la ripetizione che è la madre, insieme all’esercizio costante che è il padre, di ogni cambiamento stabile e duraturo. Cambiare significa adottare nuovi comportamenti e nuovi modi di pensare in maniera ripetuta fino a consolidare queste nuove modalità.

Queste quattro metafore, con un po’ di fantasia, molto poca in realtà, potrebbero essere le 4 foglie di un QUADRIFOGLIO… Questo per dire che come in passato, anche al presente e per il futuro, il fattore cu.., Q di quadrifoglio, sembra essere la metafora e la realtà che può colorare di vivaci sfumature luminose o di tiepidi grigiastri la nostra evoluzione personale…

Questionario della vita

Vado subito al dunque. Con alcune domande…

Qual è un proverbio o uno slogan o un aforisma o un modo di dire (o più di uno) che ‘guida’ la tua vita? Quando lo hai fatto tuo? Perché?

Quali strategie di pensiero e comportamento hai imparato ad adottare per ‘cavartela’ nella vita? Quando le hai fatte tue? Perché?

Quali sono le ‘conseguenze positive’ di questi principi ispiratori che segui? Cosa ti permettono di ottenere? Perché?

Quali sono le ‘conseguenze negative’ di questi principi ispiratori che segui? Cosa ti impediscono di ottenere? Perché?

Io spero che tu consideri con attenzione queste poche domande. Puoi rispondere di getto o puoi rifletterci in modo accurato. Puoi rispondere oggi, una volta o anche tante volte, addirittura ogni giorno della tua vita. Alcune risposte saranno sulla punta della lingua o presto in mente, altre risposte saranno tutte da cercare, con curiosità, nella tua storia di vita, nella tua memoria emotiva, in quello che ricordi e in quello che ti hanno raccontato. Oltre che nell’osservazione dei fatti quotidiani, nell’attenta osservazione di come funzioni nei diversi ambiti di vita, con le diverse persone importanti della tua vita, nei momenti seri e in quelli meno seri, quando sei gioioso e quando sei triste, quando sei sereno e quando arrabbiato. Insomma, è un’altra forma del viaggio che ti sto suggerendo per conoscere le tue miserie e per creare le tue meraviglie… Già solo conoscerti meglio ti fornirà indicazioni e spunti per nuovi comportamenti, per provare a fare qualcosa di diverso al fine di ottenere risultati differenti, maggiore gratificazione dei tuoi bisogni e desideri, un senso rinnovato di autostima…
Permettimi allora un suggerimento finale.
Mentre cerchi di conoscere te stesso, la tua storia e la tua attualità, coltiva e mantieni nei confronti di te stesso un atteggiamento ‘gentile’ (non severo), ‘compassionevole’ (non colpevolizzante), ‘accogliente’ (invece che sprezzante), ‘rispettoso’ (piuttosto che aggressivo). Hai fatto del tuo meglio con le risorse che possedevi!!! Certamente ancora oggi cerchi di mettercela tutta per dare senso e valore alla tua vita!!!

Seppure non è stata tua la colpa… È certamente tua la responsabilità di creare la vita che vuoi da oggi in poi…
Buon viaggio…

Quando la fragilità bussa alla porta

Spesso molti pazienti arrivano a dire “vorrei tornare quello di prima”. Quasi tutti sono persone che hanno da sempre funzionato ‘ad alti livelli’, chiedendo a se stessi di essere all’altezza di standard elevati di prestazione in numerosi ambiti della loro vita: come figlio e come fratello, come amico e come studente, come partner e come lavoratore, come sportivo e in qualsiasi altra area di vita. Sono persone che hanno vissuto la competizione come l’aria per respirare…
Hanno vissuto perché quando arrivano in terapia a chiedere aiuto vuol dire che sono crollati. Il loro sistema ‘altamente performante’ non ha retto. E quindi, comprensibilmente, dal loro punto di vista, esprimono il desiderio di tornare ad essere come prima. Giustamente, per certi versi, visto come hanno sempre funzionato, ma paradossalmente perché è proprio il loro modo di funzionare che li ha portati a sviluppare sintomi e malessere.
Spesso sono persone che ‘si sentono ok’ … se e solamente se sono ‘forti’ e si sentono ‘forti’ e agiscono come sempre da ‘forti’; non riescono a concepire né a tollerare men che meno ad accettare la sensazione di fragilità che pure è venuta a trovarli sotto forma di sintomi e malesseri vari.
Per chi ‘deve essere’ da sempre solo ed esclusivamente ‘forte per sentirsi amato e stimato’, l’idea di avere anche parti fragili e momenti di fragilità è qualcosa di devastante.
Il lavoro su di sé può aiutare queste persone ad accogliere ciò che accade come qualcosa di prezioso. All’inizio sono spaventati, arrabbiati, confusi. Non capiscono e non accettano che stia succedendo proprio a loro… Gradualmente arrivano a comprendere il senso e il valore di ciò che sta succedendo nella loro vita. E può essere l’inizio di una nuova ricca fase di vita in cui alcune abitudini precedenti lasciano il campo a nuovi modi di vedere il mondo, le cose, se stessi e gli altri. Nuovi modi di pensare, sentire e agire al servizio di scelte di vita più consapevoli, flessibili ed equilibrate.