Sfida ai tuoi automatismi disfunzionali

Noi funzioniamo in gran parte in base ad automatismi. Automatismi di pensiero e di azione. Modalità che si ripetono uguali a se stesse, molte volte al giorno e in diversi contesti di vita. La nostra identità si organizza intorno a questi nostri automatismi. Questi automatismi hanno uno scopo, un senso, un valore e vanno rispettati. Gli automatismi sono economici, ci fanno risparmiare energie da dedicare a tutti i nostri interessi e scopi. Solo che a volte i nostri automatismi sono così rigidi che ci procurano problemi invece che farci stare bene.

Comincia allora ad osservare i tuoi automatismi, semplici o complessi che siano: osserva i tuoi automatismi, mentre li stai per attivare, mentre li stai mettendo in atto o dopo averli messi in atto. Conta tutte le volte che riesci ad individuare un tuo automatismo, in qualsiasi ambito di vita: a casa, a lavoro, da solo, con gli altri; automatismo nel comportamento, automatismo di pensiero, automatismo corporeo, automatismo emotivo, ecc.. Ecco alcuni esempi:

  • dico sempre sì;
  • non dico mai no;
  • tendo a non esprimere le mie opinioni;
  • tendo a reprimere le mie emozioni;
  • non chiedo mai aiuto;
  • non chiedo mai quello che voglio;
  • aspetto che gli altri capiscano ciò di cui ho bisogno;
  • mi trattengo e poi esplodo;
  • mi mordo le labbra quando sono arrabbiato;
  • sospiro almeno 187 volte al giorno;
  • allargo le mani quando mi sento rimproverata;
  • sbuffo se mi sento controllata;
  • i miei piedi ballano ‘nervosi’ sotto al tavolo. 

Riconoscili… Contali… Senza giudicarli. Qualcosa significheranno. Qualcosa vogliono comunicare a te e agli altri. A qualcosa serviranno. Spesso sono meccanismi con cui ci proteggiamo dal contatto con emozioni dolorose, protezione che a lungo termine ci crea più problemi di quanto sollievo ci procura nell’immediato. Ad esempio:

  • quando eviti una situazione sociale per timore del giudizio;
  • quando rimandi un compito lavorativo o un appuntamento per timore di non essere all’altezza;
  • quando cerchi di accontentare gli altri per evitare il conflitto;
  • quando non riesci a farti valere e resti bloccato;
  • quando ti chiudi nel tuo silenzio e nella tua solitudine;
  • quando cerchi di dare di più anche se sei già sull’orlo dell’esaurimento;
  • quando aggredisci l’altro e altro non riesci a fare;
  • quando abusi di sostanze (cibo, droga, alcol, tabacco, ecc.);
  • ma anche quando abusi del gioco d’azzardo, di internet o dei social media.

Allora… Scegli ora un automatismo su cui vuoi focalizzare la tua attenzione…

Osservalo… Notalo in azione…
Prova a fermarlo… E ascolta cosa succede dentro di te: cosa provi e cosa pensi… Se sei riuscito a fermarlo e anche se non ci sei riuscito…
Nota quali bisogni emergono e come puoi agire per cercare di soddisfarli…
Prova e vedi l’effetto che fa…

Questa semplice attivazione contiene la strada maestra che porta dalla consapevolezza e l’elaborazione dei propri meccanismi ripetitivi disfunzionali fino al cambiamento degli stessi o all’imparare a sostenerli e governarli in modo più utile ed efficace rispetto a prima…

Upgrade

La nostra mente è una mappa. È una rappresentazione del territorio, di come sono e come funzionano le cose e le persone. Quindi, in ambito interpersonale, la mente contiene un insieme di immagini (credenze, convinzioni, idee) e di aspettative su come sono le persone, compreso se stessi, e su come si comportano e dovrebbero comportarsi.

Le mappe hanno la funzione di facilitarci la vita, il movimento, la ricerca di ciò che vogliamo. A volte però ci portano fuori strada: quando non sono aggiornate e ci fanno vedere le cose come forse erano “allora” ma non come sono “ora”. Ciascuno di noi funziona in base a queste mappe che, se sono rigide e non aggiornate o non tengono conto dei cambiamenti avvenuti nel tempo, rischiano di disorientarci invece che farci raggiungere la meta.

La mente funziona come una mappa che seleziona solo le informazioni coerenti con la mappa stessa e quindi tende ad auto-confermarsi, a ripetersi sempre uguale a se stessa. La mente crea una o più teorie sul mondo come fossero vere, quando in realtà sono solo ipotesi su come potrebbero essere le cose. È un meccanismo economico di risparmio energetico che tende a facilitare l’interazione con la realtà, ma se eccessivamente rigido, porta fuori strada ovvero a vedere sempre e solo quello che sta sulla mappa senza riuscire a vedere altro. Il diffidente sospettoso vedrà dappertutto minacce, la persona timida e timorosa socialmente vedrà dappertutto giudizio e derisione, il narcisista avrà occhi solo per se stesso e mai per gli altri, l’ossessivo seguirà regole rigide anche quando non servono, il dipendente non riuscirà mai a fare qualcosa senza chiedere rassicurazioni e guida, l’istrionico saprà vivere solo sul palco e non tollererà nessuna distrazione da sé. La personalità, costruita negli anni e formata da mappe, immagini, credenze, aspettative, diventa un ‘filtro selettivo’ che ci fa vedere e riconoscere solo quello che già conosciamo e ci allontana di fatto da un contatto reale e autentico con le persone e le situazioni, fino a crearci seri problemi di comprensione e adattamento. Quando questi problemi creano una sofferenza intollerabile che la persona non riesce ad affrontare in altri modi, è giunto il momento della richiesta di un aiuto.
La psicoterapia è in qualche modo uno strumento per l’aggiornamento delle mappe…

Quanta è bella l’ignoranza!?

C’è una voce dentro te, come in ciascuno di noi, che tende a giudicare, paragonare, svalutare, colpevolizzare, rimproverare, il tuo comportamento, il tuo modo di essere (oltre che quello degli altri). Conosci? Ok. Allora non sei ignorante!

Questo giudice interiore si esprime, da sempre, da quando è nato, molto presto nella tua infanzia, nella tua mente, nella tua vita, con parole dolci e gentili quali: “sei stupido”, “sei un fallito”, “non vali niente”, “non meriti amore”, “fai schifo”, “sei incapace”, “non ce la farai mai” e altre delicatezze simili. Conosci? Ok. Il problema si fa serio: altro che ignorante. Tu conosci molto bene come funziona la tua mente!

Le parole che ti dici sono “verità su te stesso” (magari anche sul mondo e sugli altri, ad esempio: il mondo è dei furbi, tutti sono migliori di me, chi imbroglia vince, l’onestà è degli stolti) in cui credi veramente e fermamente. Le senti proprio una descrizione precisa e calzante di te e della tua vita. Ci credi e te ne fai guidare: il tuo comportamento e i tuoi stati d’animo sono condizionati chiaramente e in modo potente da queste “verità che credi vere”. Conosci? Ok. Conosci tutto, altro che ignoranza!

Magari qualcuno che ti ha visto soffrire (stressarti, arrabbiarti, lamentarti, sentirti uno schifo, essere triste, ritirarti da solo in casa, smettere di fare cose divertenti, ecc.) ha cercato di aiutarti dicendoti qualcosa del tipo: “ma no, dai, sei bravo, sei intelligente, sei una persona in gamba, prima o poi starai meglio, la fortuna arriverà… Ci devi credere, devi credere in te stesso”. Magari hai provato a farti guidare da queste belle parole rinfrancanti e dalle pacche sulle spalle che hai ricevuto, ma non è andata come desideravi e continui a stare come uno straccio. Conosci? Ok. Quanta conoscenza, quanta consapevolezza!

Forse c’è un’altra strada. Spero che tu la conosca o possa impararla. Altro che ignoranza! E seguirla.

Fai chiarezza su cosa è veramente importante per te, su cosa deve essere prioritariamente presente nella tua vita: cose, persone, situazioni ed esperienze che veramente possono “riempire” la tua vita, creare vero “valore” nella tua vita, dare senso alle tue scelte quotidiane, ad ogni azione che compi in direzione della vita che veramente vuoi.

Ci sono molti modi (strade, percorsi, strumenti) per trovare questi valori e per agire in base ad essi. Un modo è la psicoterapia intesa come percorso che ti aiuta a comprendere veramente cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe farti gioire, cosa ti rende “vuoto” e cosa potrebbe farti sentire “pieno”. Ma puoi trovare comunque la tua strada, un tuo itinerario, magari accompagnato dalle persone “giuste”. E l’ignoranza? Ecco: quando hai trovato veramente i tuoi valori-guida, cosa veramente può fare la differenza nella tua vita, come devi agire per realizzare il tuo progetto di vita “felice”, “serena”, “gioiosa”, “piena”, allora puoi iniziare ad ignorare ciò che hai sempre creduto vero, ciò da cui ti sei fatto guidare fino ad un attimo prima, ciò che ti ha accompagnato per una vita facendoti sentire sicuro quanto addolorato.

Puoi sempre scegliere

Puoi sempre scegliere… Oppure no…
Di continuare ad essere il nemico più acerrimo di te stesso, continuando a giudicarti ferocemente come fai da una vita…
Di continuare a credere di essere sbagliato, anche se i fatti ti smentiscono…
Di continuare a sentirti in colpa, quando di fatto non ti serve a niente…
Di continuare a lamentarti, anche se i problemi restano sempre gli stessi…
Di continuare a cercare di cambiare gli altri, anche se ancora non ci sei riuscito nemmeno una volta…
Di continuare a cercare la colpa all’esterno, anche se ciò non ti aiuta a risolvere i problemi…

Di continuare a… Anche se…
Di continuare a … Invece di…
Riempi a piacere il puntinato…

Puoi sempre scegliere di continuare a fare scelte infelici … Oppure iniziare a fare scelte diverse…

Il nucleo della sofferenza

Nella diversità di sintomi riferiti dalle persone che arrivano a chiedere aiuto, con problemi psicologici e interpersonali e storie di vita anche molto differenti tra loro, un elemento è sempre presente a contribuire alla sofferenza della persona. Per sentirsi accettato in famiglia e da altre persone importanti fuori dalla cerchia familiare (insegnanti, coetanei, gruppi vari, fino ai partner sentimentali), l’individuo, fin da bambino, ha “scelto” (con diversi gradi di consapevolezza in base all’età e alle relazioni) di sacrificare parti di sé, rinunciando spesso all’espressione autentica di sé, dei propri pensieri, emozioni, bisogni e desideri. Questa è stata una “decisione antica” che, ripetuta più volte nel tempo, è diventata la propria personalità, il proprio modo di stare al mondo, di pensare e agire e di stare con gli altri.
Per essere accettato, per sentirsi amato, per ricevere approvazione, per sostenere la propria autostima, per soddisfare certi bisogni e desideri, l’individuo ha “scelto” di pagare un prezzo più o meno elevato.
Per certi versi è un processo inevitabile per adattarsi alla vita, alla realtà, per costruire relazioni. Quando diventa eccessivo, la sofferenza esplode.
Se la persona riesce ad arrivare a chiedere un aiuto psicoterapeutico, l’obiettivo di lavoro sarà quello di trovare o ritrovare un proprio personalissimo equilibrio rispetto alle parti di sé da sacrificare in favore di parti di sé da riconoscere, legittimare, valorizzare, esprimere per realizzare una vita serena, felice, appagante.

Quando soffri e quando… UN ATTIMO PRIMA DI CADERE

Soffri quando stai vivendo una vita vuota di ciò che vorresti e piena di ciò di cui faresti volentieri a meno. Dal generico allo specifico: soffri quando ti manca l’entusiasmo, l’eccitazione, la curiosità, l’amore, in tante delle sue forme, la fiducia, in te e negli altri, la speranza, il coraggio. E soffri quando lo stress prende la forma di esperienze fallimentari, relazioni deludenti, paura e dolore, tristezza e rabbia, sensi di colpa, di inadeguatezza, d’angoscia.
Se ti dice bene ti rendi conto di stare male, di avere bisogno di aiuto, specialistico (non basta più l’affetto e il sostegno di chi ti sta vicino, ammesso che tu ce l’abbia) e riesci a chiederlo. Arrivi in terapia…
“Perché è qui? Come posso aiutarla?”
Cominci ad esprimere, come ti riesce, il tuo dolore, la tua frustrazione, la tua delusione. Il tuo corpo che si lamenta. Il tuo senso di fallimento e impotenza. Il tuo blocco, la tua rassegnazione. Che altro? Un corteo di convinzioni, che sembrano scritte nella roccia, su quanto sei stupido, incapace, fallito, sfortunato, cretino… E la certezza, parimenti assoluta, che gli altri siano brutti, sporchi, cattivi all’interno di un mondo pieno di schifo e vuoto di senso. Pieno di giudizio. Vuoto d’amore. Pieno di niente. Vuoto per te…
Nelle forme più diverse e sulle strade più disparate, inizia un nuovo cammino. Per riprendere la speranza e la fiducia di potercela fare… Un attimo prima di ripetere il solito modo illusoriamente protettivo, certamente dannoso, di rispondere al dolore (UN ATTIMO PRIMA DI CADERE, di Giancarlo Dimaggio; versione romanzata del saggio/manuale teorico-pratico CORPO IMMAGINAZIONE E CAMBIAMENTO, sempre di Dimaggio e colleghi del centro TMI di Roma).
Per costruire nuove possibilità sulle macerie della disperazione e dell’impotenza. Un attimo prima di rinunciare… Compiacere… Aggredire… Sottometterti… Cercare di essere perfetto… Stordirti… Evitare… Isolarti… Un attimo prima di ri-cadere nei soliti meccanismi che fissano il dolore mentre cercano di allontanarlo…
La psicoterapia dunque!
Per diventare prima consapevoli di cosa sta succedendo nella propria vita. Cosa la vita mi propone e come solitamente rispondo. Fino a stare male…
Per comprendere l’origine dei propri problemi, le regole apprese in famiglia e nel percorso di formazione della personalità. Trascuratezza e maltrattamenti. Invisibilità e giudizio. “Mamma mi ha sempre fatto sentire… Papà mi ha sempre detto… A scuola ero sempre quello che… E con gli amici… E senza amici… E coi ‘nemici’…”.
Per comprendere che quelle regole continui a seguirle nel presente, senza pensare minimamente di metterle in discussione. “Mi hanno convinto di essere incapace e debole e continuo a crederci… Mi hanno convinto che è inutile provarci e sto ancora fermo al palo… Mi hanno convinto di essere speciale e vado in giro per il mondo a pretendere tale trattamento… Mi hanno instillato la paura e mi nascondo ancora oggi… Ho imparato a non fidarmi e continuo a stare solo…”. Tanto per fare qualche esempio…
Per arrivare a confrontarsi con queste credenze, convinzioni, verità ritenute vere e modalità di comportamento che continuano a ripetersi sempre uguali a se stesse, sempre e sempre più fonte di malessere.
Per provare a non farlo e a farlo. Per provare… Ci devi provare almeno…
Per iniziare a non fare più ciò che ti ha portato dolore e ti rinnova quotidianamente frustrazioni e delusioni.
Per cominciare a fare qualcosa di più vicino ai tuoi desideri autentici, sani, vitali che gradualmente puoi imparare a svestire delle paure che da sempre li accompagnano. La paura di essere rifiutato quando cerchi amore e cure. Di essere giudicato ferocemente quando cerchi apprezzamento e stima. La paura di essere boicottato quando cerchi di esplorare il mondo. Di essere escluso quando cerchi compagnia. La paura di sentirti sbagliato quando cerchi la tua felicità.
Lungo questi sentieri si svolge il percorso di cura. Ciascuno lo può percorrere… Ciascuno a suo modo… Passando per i rivoli più tortuosi della propria mente e attraversando le parti ‘incarnate’ del proprio dolore.
E tu cosa hai imparato? Cosa ti hanno fatto credere fosse verità assoluta? Quale verità continui a seguire, anche se ti procura sofferenza? Cosa vuoi fare?

Alla prova

Spesso il nostro comportamento è guidato da convinzioni limitanti e auto-sabotanti che ci creano problemi personali e interpersonali. Ad esempio: non valgo niente, non merito di essere amato, sono colpevole, è meglio non fidarsi di nessuno, prima o poi tutti ti tradiscono, sono difettoso, devo lavorare sodo per sentirmi a posto, sono fragile, devo andare di fretta, chi fa da sé fa per tre, nessuno ti aiuta, non sono capace, gli altri ti schiacciano se tu non schiacci loro.
Quasi sempre queste convinzioni sono inconsapevoli ed è possibile dedurne l’esistenza e il funzionamento solo a posteriori ovvero notando l’effetto che hanno sul comportamento e sull’esperienza vissuta dalla persona, anche sulle sensazioni corporee e sulla postura che “esprime” ciò che crede vero sulla vita, su se stesso, sugli altri, sul mondo. Ad esempio, se sei guidato dalla convinzione “devo essere perfetto in tutto ciò che faccio”, probabilmente otterrai risultati anche eccellenti in diversi ambiti di vita, ma di cui difficilmente resterai soddisfatto e il tuo corpo sarà continuamente in tensione. Se segui inconsapevolmente l’idea che “nessuno mi aiuta”, difficilmente ti concederai di chiedere aiuto, magari sarai molto bravo ed autonomo in molti aspetti, ma ti sentirai probabilmente anche spesso solo oltre che esausto e con una postura afflosciata.
Spesso queste convinzioni, e l’esito stressante che hanno, portano la persona a stare male, a sviluppare sintomi somatici, emotivi e comportamentali.
A volte queste persone arrivano in terapia. A volte.
Tre sono le strade su cui si può lavorare.
1. Riconoscere e legittimare il valore di sopravvivenza che queste convinzioni hanno avuto nei contesti originari in cui sono sorte e hanno cominciato a guidare il comportamento. Ad esempio, lavorare sodo mi faceva ottenere la stima di papà…
2. Riconoscere che queste convinzioni credute assolutamente vere sono solo idee, pensieri, rappresentazioni della realtà e che altre convinzioni sono possibili e altrettanto credibili come vere e utilizzabili a guida del comportamento. Ad esempio, se è vero che è meglio non fidarsi… Potrebbe essere altrettanto vero che di alcune persone ci si può fidare… A questo punto ogni nuova convinzione può essere testata nella realtà, messa alla prova, “verificata se veramente vera”.
3. Ammesso e non concesso che le vecchie convinzioni di una vita siano ancora e proprio vere, comunque la persona può sempre cercare e verificare altre convinzioni che le possono essere utili per realizzare certi bisogni, desideri e obiettivi. Ad esempio, è vero che lavorare duramente è un valore da seguire ed è anche vero (potrebbe essere vero) che a volte è fondamentale fermarsi, rilassarsi e concedersi lo svago…
Sei pronto a provare le tue vecchie e nuove convinzioni?

La storia, la sofferenza, la possibilità

Un tempo è successo qualcosa a cui hai dato un significato. Magari niente di traumatico, ma qualcosa che è stato significativo per te, rilevante dal punto di vista del dolore emotivo che ti ha suscitato. O semplicemente esperienze di vita che ti hanno insegnato a vivere… Ad esempio, hai cominciato a credere di essere una delusione per i tuoi genitori… Hai cominciato a credere che devi essere forte fino alla morte… Che è meglio non fidarsi delle persone… Che devi tenere tutto sotto controllo… Che devi essere perfetto…

Oggi queste convinzioni (su te stesso, sugli altri, sulla vita, sul mondo) guidano il tuo pensare, sentire e agire, in modo più o meno consapevole. A volte ti sono utili, molto spesso sono fonte di stress e sofferenza. Ad esempio, cerchi di fare di tutto per non deludere mai nessuno… Non ti fermi mai e non ti concedi mai svago e riposo… Sei piuttosto diffidente, hai pochi amici, nessuna relazione soddisfacente, litighi spesso sul lavoro… Cerchi di controllare tutto e tutti, ogni cosa, ogni persona, a cominciare da te stesso, non concedendoti alcun gesto spontaneo e rilassato… Non ti accontenti mai delle tue prestazioni…

E domani? E domani potrebbe essere una fotocopia di quello che è stato finora… Oppure no… Se decidi di mettere in discussione uno o più aspetti di queste tue modalità di pensiero e di questi comportamenti che condizionano pesantemente la tua vita e le tue relazioni…
Mettere in discussione vuol dire:
Osservare come funzioni, cosa pensi e cosa fai…
Comprendere il senso, il valore, il bisogno di quello che pensi e che fai…
Provare a fare qualcosa di diverso. Per mantenere la soddisfazione dei bisogni per te importanti utilizzando comportamenti più utili ed efficaci… Ad esempio, puoi imparare a deludere gli altri e te stesso, puoi imparare a fermarti e concederti anche di non farcela sempre, puoi imparare a fidarti ed impegnarti a costruire relazioni gratificanti, puoi cominciare a smettere di controllare sempre, tutti e tutto, puoi imparare a godere dei risultati raggiunti anche se non sono perfettamente corrispondenti al tuo ideale…

Ragione. Emozione. Azione. La sostanza della psicoterapia in tre fasi

Se fin da piccolo hai imparato un certo modo di stare al mondo, oggi puoi capire razionalmente che esistono per te altre possibilità da praticare e risorse da sviluppare. Ad esempio, hai imparato a dire sempre sì (per sentirti protetto, amato, stimato, sostenuto), oggi puoi imparare anche a dire no, anche no. E questo inizialmente lo capisci con la ragione…
Poi nella relazione terapeutica (accogliente, sicura, non giudicante) hai la possibilità di sperimentare emotivamente che è proprio così. Puoi, ad esempio, imparare a dire no e sentirti comunque sicuro e protetto, superando angosce antiche di rifiuto e abbandono. Anche l’emozione ti dice che un altro modo è possibile…
Terzo. Non ti resta che sperimentare quanto appreso (con la testa e col cuore) nelle tue relazioni reali, nelle tue scelte quotidiane, nelle tue azioni concrete. Ad esempio, cominci gradualmente a dire no e vedi l’effetto che fa, cosa succede con l’altro reale e nel tuo mondo interno di pensieri, emozioni e sensazioni. Ti sperimenti, raccogli l’informazione che proviene dal tuo nuovo modo di agire, correggi il tiro e cominci ad allenare (praticare ripetutamente) le tue nuove abilità e risorse. Fino a quando avrai sviluppato le tue nuove abitudini sane, al servizio del tuo benessere, di relazioni appaganti e di scelte sempre più consapevoli e utili rispetto ai tuoi bisogni, desideri e valori.

UN ATTIMO PRIMA DI CADERE

Questo sono stato. Sì!
Questo sono. Sì!
Questo sarò. Sì… E anche no!
La psicoterapia aiuta la persona ad agire al presente, per rileggere il passato e (ri)-scrivere il futuro. Riscrivere il copione anticamente scritto…
Immaginando prima una realtà diversa. Agendo quindi in modo diverso nella realtà. Facendo la spola tra agire e riflettere, riflettere e agire. Muoversi per capire. Comprendere per spostare le cose.
Questo è, in estrema sintesi, il lavoro terapeutico.
Questa è la psicoterapia descritta in UN ATTIMO PRIMA DI CADERE, romanzo di Giancarlo Dimaggio, psicoterapeuta, che racconta storie di vita di pazienti, che si incrociano con la storia personale dell’autore e la sua evoluzione professionale. Un libro per tutti in cui la tecnica terapeutica viene romanzata quanto basta a catturare il lettore che può leggere probabilmente in alcuni passaggi anche pezzi della sua storia di vita.
Gli incontri, gli incidenti, le relazioni, le fortune, le scelte, insomma la nostra storia, scrivono direttamente ‘nel corpo’ una trama, con una serie di personaggi, che abitano la nostra mente e agiscono in noi, nelle nostre scelte, nelle nostre relazioni, a plasmare i nostri pensieri, a disegnare le nostre emozioni.
Il corpo vitale esprime gioia, fierezza, orgoglio, eccitazione, ma purtroppo, a volte o spesso, il corpo è corazza che porta anche dolore, cupezza, rifiuto e angoscia.
Affrontando le proprie paure, i propri ‘luoghi oscuri’, consapevole che “chi fa sbaglia, chi non fa sbaglia due volte”, il terapeuta mette al servizio della cura la sua ‘risonanza emotiva’ col dolore del paziente.
Il paziente racconta, più o meno chiaramente, i suoi vissuti di angoscia, paura, umiliazione, violenza, tradimento, esclusione, abbandono, rifiuto, svalutazione, colpa, solitudine.
Con disciplina interiore che la metà non basta, il terapeuta sta lì, con lui, respirando la stessa puzza, per riscrivere da qui, ora, una possibilità diversa. Per immaginarla… Per attraversarla con tutto il corpo… Per portarla nella realtà, attraverso azioni nuove, tutte da inventare, tutte da testare, tutte da affinare, fino a scrivere un finale diverso di vecchie storie, l’inizio di una nuova vita…