Quando hai imparato ad allacciare le scarpe…

Quando sei di fronte ad un tuo errore o ad una tua difficoltà o incapacità, “puoi dirti” almeno 3 cose che attiveranno tre modi di vivere l’esperienza e di agire conseguentemente.

IMPARA DALL’ERRORE. Cerca di capire cosa e come hai sbagliato, riprova e correggi fino a riuscire o ad apprendere al meglio quella capacità. Come hai fatto quando hai imparato ad allacciare le scarpe…

CHIEDI AIUTO. Se non ce la fai da solo, la migliore strategia per farcela è chiedere sostegno. Una scelta sempre intelligente dopo aver verificato i tuoi limiti e non essere riuscito a superarli. Ricorda chi ti ha insegnato ed aiutato ad allacciare le scarpe fino a quando hai imparato…

SEI UN COGLIONE. Cretino, stupido, incapace, deficiente… E tutto il resto del corteo di “complimenti” che potresti fare a te stesso. Hai sentito simili voci giudicanti quando stavi imparando ad allacciare le scarpe? O quando eri impegnato nel tuo percorso per imparare come vivere?

Tu di solito quale scegli tra queste tre modalità? A cosa ti è utile? E di fronte alle difficoltà degli altri come ti poni? A cosa ti è utile?

Nota cosa hai imparato da questa mini esplorazione del tuo modo di far fronte ad errori e difficoltà e come ti può aiutare ad agire diversamente…

Le voci da dentro…

La senti QUELLA voce? Ignora QUELLA voce!

La senti QUESTA voce? Ascolta QUESTA voce!

Sembra una canzone. Di fatto è un ritornello che gira nella nostra testa. La nostra testa è piena di quelle voci che abbiamo ascoltato, tanto tempo fa, tante volte, forse una sola drammatica volta per la sua intensità emotiva, una sola volta traumatica per come ci siamo sentiti travolti da qualcosa per noi inspiegabile o troppo più grande di noi. Monologhi impressi per sempre dentro di noi come unica verità esistente. Dialoghi tra parti di noi vitali e voci tossiche pronte ad affossarci. Voci del passato che dal passato guidano, al presente, il nostro pensare, sentire e agire. Spesso fonte di sofferenza. Voci e dialoghi interiori che continuiamo a seguire come fossero le uniche possibilità a nostra disposizione. Scambi quali:
“Sono debole…”,” È sbagliato essere debole!”
“Ho paura…”, “Solo i deboli hanno paura!”
“Sono preoccupata…”, “Che ti preoccupi a fare?!”
“Mi sento inadeguata…”, “Sei sempre la solita lamentosa!”
“Mi sento sola…”, “È quello che ti meriti!”
“Sono solo un bambino…”, “I bambini buoni non piangono!”
“Ho bisogno di un abbraccio…”, “Che sono queste cose da femminucce?!?!”
“Mi piace proprio arrampicarmi sugli alberi…”, “Questo le femmine non lo fanno!”
“Smettila mi fai male…”, “Devi stare in silenzio!”
“Sono stanco…”, “Non sarai mai all’altezza!”
“Preferisco questo…”,” Tu sei solo un bambino e non lo puoi sapere!”
E via così…

Il lavoro su di sé, attraverso molteplici strade e modalità, porta alla riscrittura dello spartito di questo coro. Per attivare voci come:
“È normale sentirsi debole…”
“Puoi essere anche più amorevole con te stesso…”
“Puoi essere spaventato…”
“Puoi provare rabbia…”
“Puoi anche non farcela…”
“Abbi cura di te…”
“Sei solo una persona che sta cercando di capire come funziona il mondo per essere felice…”
“Sei una persona splendida, unica, irripetibile di valore…”
… E via così

Questa nuova narrazione di sé passa attraverso il contatto emotivo con le antiche ferite, con il corpo sofferente che porta “in memoria” quegli antichi traumi, che esprime attraverso tensioni e contratture muscolari quelle precoci esperienze di trascuratezza e solitudine, giudizio feroce e abbandono, colpa e sopraffazione…
Oggi, attraverso l’ascolto attento delle sensazioni corporee, dei pensieri e delle emozioni, è possibile risalire alle “scelte originarie” per riscriverle, per allargare il ventaglio di permessi e possibilità che la persona può ri-dare a se stessa.
Oggi è possibile dentro di sé l’incontro tra il proprio bambino ferito e la parte di sé adulta che se ne può finalmente prendere cura in modo adeguato e sostenerlo nel suo percorso di crescita.
Il bambino ferito è ancora arenato a quello che ha subito passivamente da piccolo e scelto creativamente per sopravvivere, per cavarsela in quelle ostiche condizioni di vita. L’adulto può intervenire per fornirgli quello che non ha ricevuto a quel tempo: può legittimare le sue emozioni come qualcosa di normale, sano e utile; può accogliere i suoi bisogni e sostenerlo per soddisfarli; può rassicurarlo quando ha paura per farlo diventare più forte, può consolarlo quando si sente solo e triste per farlo sentire amabile e degno, può aiutarlo a dare senso alla sua rabbia e ad esprimerla in modo efficace, può aiutarlo a lasciare andare sentimenti tossici di colpa e vergogna, può incoraggiarlo a cercare situazioni ed esperienze di gioia e serenità.
Questo incontro del mondo interiore serve alla persona per darsi finalmente il permesso nella realtà concreta di prendersi cura di sé, di cercare persone che la amano, di creare esperienze di benessere e realizzazione personale.

Cronache dal mondo sommerso. Esercizio

Raccontati i FATTI tuoi. Quelli che ti fanno stare male e per cui solitamente chiedi un aiuto, un ascolto, un confronto, un conforto. Come li racconteresti o li hai raccontati al tuo amico, al tuo partner, al tuo terapeuta. Episodi di sofferenza, problemi interpersonali, conflitti, sintomi, situazioni stressanti, ecc..

Ora rendili più chiari seguendo alcune DOMANDE o PENSIERI GUIDA. Pensa al fatto o al fattaccio e identifica COSA è avvenuto, QUANDO, DOVE, CHI era coinvolto, chi ha fatto cosa, chi ha detto, chi ha reagito. Quali erano i DESIDERI e i BISOGNI tuoi e delle altre persone coinvolte, per come li hai percepiti o immaginati. Identifica cosa non ha funzionato, cosa è andato storto, cosa non è andato come avresti voluto.

Ora identifica EPISODI SIMILI che hai già sperimentato. Ieri, un mese fa, nel tuo passato recente o anche molto remoto. Quando, dove e con chi hai imparato ad essere “sensibile” a quelle situazioni, a certi “segnali” espressi dagli altri, a certe “mosse” che arrivano dall’altra persona, a certi “gesti” altrui carichi di significato e intenzionalità dal tuo punto di vista. Ad esempio, QUANDO, DOVE e CON CHI HAI IMPARATO a non sentirti all’altezza… A sentirti trascurato… A sentirti deluso… A reagire con rabbia… A ritirarti in te stesso… A sentirti colpevole e cattivo… A sentirti abbandonato davanti allo sguardo arcigno che facilmente intercetti negli occhi altrui … A leggere segnali di rifiuto in un’espressione facciale… A sentirti giudicato al cospetto di un tono di voce…A sentirti sbagliato… A fare il pazzo per essere visto… A sentirti non meritevole davanti ad un sopracciglio arcuato… A chiuderti in un angolo per non essere invaso… A scegliere il silenzio rabbioso… A sentirti vuoto e non amato di fronte ad uno sguardo freddo… Hai altri esempi che riguardano la tua esperienza?

Ora identifica il BISOGNO e il DESIDERIO FRUSTRATI. Ciò che volevi e che non è arrivato. Ciò che vuoi e non arriva. Ciò che vorresti, ma che senti difficile da ottenere.

Identifica quindi COSA DOVRESTI FARE per soddisfare i tuoi bisogni e desideri. Anche se è difficile. Anche se non lo hai mai fatto. Identifica cosa devi fare per… Finalmente realizzare il tuo desiderio.

Comprendi COSA rende DIFFICILE muoverti in quella direzione. Quali PAURE ti impediscono di fare quello che sai dovresti fare.

E SCEGLI. Se continuare a stare fermo immobile in quello che è sempre stato. Se iniziare a provarci. Se agire nonostante la paura.
E RISPETTA PROFONDAMENTE OGNI TUA SCELTA… È semplicemente indice del punto in cui ti trovi nel tuo percorso di evoluzione personale… Rispettalo e rispettati… Verrà il momento in cui ti sentirai stufo di restare impantanato e pronto ad andare oltre…

Non basta il pensiero per cambiare

Basta il pensiero?! Non basta il pensiero. Il cambiamento reale riguarda sempre l’esperienza emotiva e corporea. Ogni approccio psicoterapeutico, anche se attraverso le più disparate strategie, porta il paziente a vivere un cambiamento a livello delle emozioni e delle sensazioni corporee. È importante fare chiarezza su pensieri distorti e convinzioni disfunzionali che guidano i nostri comportamenti problematici e generano la nostra sofferenza emotiva, ma, nel profondo, il cambiamento efficace e duraturo, realmente trasformativo, è quello che riguarda l’esperienza emotiva e corporea.

Rifletti e agisci, agisci e rifletti è un principio ispiratore del mio modo di fare psicoterapia e anche lo spirito che impronta tanti post di questo blog. Al tempo stesso, rifletti, agisci e vedi l’effetto che fa… L’effetto nelle reazioni degli altri e nelle tue reazioni, per come ti tocca il cuore, il corpo e l’anima, per come ti mette a confronto con la tua paura e il tuo dolore, per come ti permette di scovare ed esprimere le tue emozioni represse, per come ti permette di curare il tuo corpo malato di tanta angoscia e dolore.

E questo perché le origini di tanta parte della nostra sofferenza, la più importante, la nostra ferita antica, risalgono a quando ancora non avevamo pensieri sviluppati, a quando non parlavamo o lo facevamo in maniera rudimentale e la nostra esperienza emotiva è stata trattenuta nel corpo sotto forma di “memoria non elaborata” che tende a ripetersi. Semplicemente oggi non abbiamo parole per descrivere esperienze avvenute quando non sapevamo parlare, non sapevamo pensare attraverso le parole e non capivamo tante cose che ci accadevano. Quello che è rimasto impresso e resta indelebile fino a ripresentarsi è il dolore emotivo, corporeo, le sensazioni vissute allora di paura, dolore, angoscia, vuoto, solitudine. Oggi di quelle esperienze non abbiamo pensieri o ricordi nitidi, abbiamo sensazioni, note emotive, tracce corporee spesso associate a grande frustrazione, sentimenti di non essere visti, compresi, accolti, amati, ascoltati, rispettati, considerati. Queste sensazioni sono comunemente manifestate con espressioni quali “mi sento vuoto” o “profondamente solo” o “profondamente sbagliato” o “come se mi mancasse sempre qualcosa”. Hanno a che fare con un’originaria “carenza di sintonizzazione affettiva”, incapacità dei genitori di riconoscere ciò di cui avevamo bisogno o di sapercelo dare (amore, calore, abbracci, vicinanza, ascolto, comprensione, consolazione, rassicurazione, guida, orientamento). Col passare del tempo, a queste sensazioni originarie di mancata sintonizzazione e deprivazione vitale, la persona ha associato, in modo inconsapevole, convinzioni e credenze su sé, sugli altri e sul mondo che oggi sono il canale di accesso a quel doloroso vuoto primario.

Ogni percorso terapeutico che voglia lavorare sulla ferita profonda deve andare a visitare quei luoghi della memoria, continuamente resi presenti nella sofferenza attuale e nelle relazioni disturbate odierne. Tutte le forme di terapia, anche quelle in senso lato come possono essere la meditazione e la preghiera, per essere veramente trasformative devono andare a trovare quel bambino e prendersene cura attraverso il corpo, le sensazioni, le emozioni. La stessa espressione artistica, qualunque forma essa abbia, può essere “terapeutica” se sorge dal bambino ferito nel corpo che trova una forma di manifestazione del suo dolore e cerca, attraverso l’espressione e la condivisione, di curarlo, lenirlo, trasformarlo.

Il bambino deprivato, trascurato, abbandonato, solo, vuoto porta dentro l’adulto una profonda dolorosa sensazione, mai troppo nitida, quasi di “irrisarcibilità”. Un vuoto che è un buco nero. Anzi, un secchio bucato. Ogni percorso di cura è un viaggio in quei luoghi del dolore, un tentativo di fornire una qualche forma di “risarcimento emotivo”, la possibilità finalmente di ri-prendere un cammino interrotto o forse mai iniziato…

“Facciamo che io ero…”. Un gioco per tutte le stagioni

Facciamo un gioco… Un gioco per l’estate… E per ogni stagione della tua vita…

Pensa a 3 relazioni importanti della tua vita attuale. Famiglia (partner, genitori, figli, fratelli, nonni, altri). Lavoro (capo, collaboratore, collega, ecc.). Amici e conoscenti. O altro…

Ora prendile una alla volta e…
Focalizza l’attenzione sull’altra persona. Pensa ad una situazione recente o tipica con questa persona. Cosa dice e cosa fa. Come lo dice e come lo fa. Che tono di voce o che movimenti usa. Che espressione facciale o che sguardo ha. Che atteggiamento assume. Che pensieri e valori esprime questa persona e che emozioni prova (secondo te), nella situazione specifica a cui stai pensando o solitamente. Dedica un po’ di tempo e attenzione a conoscere ancora meglio questa persona…

Ora entra in scena tu… E osservati dall’esterno… Fai un passo indietro da te e osserva come tu ti poni verso questa persona… Cosa dici e come lo dici, cosa fai e come lo fai, che atteggiamento adotti, con tutto il tuo corpo, cosa stai mostrando e cosa stai nascondendo… CHE RUOLO ASSUMI…
Al di là del ruolo “formalmente riconosciuto” (sei un genitore, sei un figlio, sei un partner, sei un collega, sei un amico, sei un cliente, ecc.) nota con attenzione acuta che RUOLO RELAZIONALE stai assumendo… nella specifica situazione o tipicamente con questa persona… O addirittura tipicamente come sei solito fare un po’ con tutti… Ti faccio qualche esempio o suggerimento e ti invito soprattutto a trovare proprio i nomi e i nomignoli più adatti a quello che fai: ti poni come Vittima inconsolabile … Giudice critico… Bambino vulnerabile… Tiranno feroce… Folle scatenato… Superman… Supermamma… Eroe sacrificale… Adolescente ribelle… Adulto superrazionale… Vulcano di emozioni… Sfigato infinito… Protettivo ad oltranza… Perfezionista equilibrista… Bonaccione apripista… Rompiscatole senza tregua… Eterno fanciullo… Insoddisfatto cronico… Sottomesso indefesso… Fesso fino all’osso… Scemo, ma mai falso… Compiacente inguaribile… Corretto fino alla morte… E via così… Ruoli, nomi, nomignoli e tutti gli aggettivi che qualificano chi sei, che fai e come lo fai…
Insomma trovati o intuisci o scopri CHI SEI QUANDO SEI CON GLI ALTRI … Chi sei e come ti presenti…

Nota l’effetto che ottieni comportandoti come ti stai comportando da quella posizione o ruolo relazionale…
Nota l’effetto che fa ora che hai osservato e compreso…
Nota cosa provi e cosa pensi ora che hai focalizzato l’attenzione sul tuo ruolo relazionale… Specifico o tipico… Tipico di una relazione o generalizzato un po’ con tutti…
Nota quanto ti diverti o se invece vorresti smettere… Puoi sempre dirti basta… Davvero.
Nota la scelta che fai, più o meno consapevole…
Nota quanto ti senti costretto a svolgere quel ruolo… E quanta flessibilità e cambiamento puoi iniziare a realizzare… Quali scelte nuove senti a tua disposizione… E quando vuoi iniziare a giocare un altro ruolo… Forse più vicino ai tuoi bisogni autentici invece che mosso dai bisogni di quello che hai imparato ad essere nell’arco della tua vita… Hai sempre la possibilità di dire “basta… Davvero… Basta davvero!!!!”

Pensa ora ad altre 3 relazioni importanti della tua vita attuale… E ricomincia a giocare… Certo se poi lo fai in gruppo allora il divertimento è moltiplicato…

Ritorno al bambino ferito… Verso l’adulto consapevole e responsabile

Ecco una traccia per un’attivazione personale riguardante la tua ferita emotiva, fonte di sofferenza in passato e anche al presente. È una traccia che seguo in alcune sedute individuali o in gruppo… Può essere uno spunto per l’immaginazione e anche per un esercizio carta e penna. Puoi farlo da solo o facendoti affiancare e guidare per l’immaginazione da un compagno fidato che ti aiuti a sostenere l’esperienza emotiva…

Se all’inizio dovesse sembrarti un esercizio un po’ stupido e un po’ folle sarebbe comprensibile … Se provassi un po’ di disagio o imbarazzo nel farlo staresti sicuramente in buona compagnia … Non siamo abituati a prenderci cura del nostro bambino ferito, addolorato, solo…

Ti invito comunque a sperimentarti in questa prova, anzi a ripeterla più volte… con piena fiducia nei risultati che otterrai …

Inizia col porre l’attenzione su “cosa solitamente ti fa soffrire oggi” … su quali emozioni dolorose tendi a vivere più spesso nella tua quotidianità o periodicamente … nei tuoi ambiti di vita e nelle tue relazioni… Cogli la sofferenza del tuo bambino ferito che vive ancora oggi dentro di te… Se preferisci focalizza una situazione specifica recente o che tende a ripetersi… con emozioni quali rabbia, tristezza, paura, vergogna, impotenza, senso di colpa, ecc….

Adesso chiudi gli occhi e lascia emergere “immagini dal tuo passato” … della tua casa delle origini … dei luoghi della tua infanzia … Cerca di farti coinvolgere il più possibile da queste immagini… visualizza i tuoi ricordi in modo vivido e particolareggiato… e senti le emozioni che sente quel bambino… Probabilmente noterai stati emotivi positivi (gioia, amore, entusiasmo, curiosità, vivacità, eccitazione, ecc. ) ed emozioni dolorose (paura, tristezza, rabbia, solitudine, senso di colpa, vergogna, angoscia, ecc.). Probabilmente noterai la somiglianza tra alcune emozioni dolorose di allora e alcune emozioni attuali di sofferenza …

Entra “in contatto col tuo bambino ferito”, addolorato. Immaginalo in una scena tipica della sua infanzia … E immaginati di fronte a lui… Osserva quello che fa… cosa dice … Cosa tenta di fare … Cosa tenta di ottenere … Ascolta cosa ha da dirti… Fagli le domande che ritieni opportune … Ascolta le sue parole e anche i suoi silenzi… Osserva quando si muove e quando sta fermo …

Ora hai compreso “cosa sta provando e di cosa ha bisogno il tuo bambino ferito” … Resta un po’ con lui per condividere quello che sta accadendo… Cosa sente… Cosa vorrebbe… Può aver bisogno di essere rassicurato se ha paura… consolato per la sua solitudine … confortato se si sente triste… sostenuto quando non ce la fa… contenuto e aiutato a regolare la sua rabbia… guidato quando non comprende… e altro ancora …

Dunque trova il modo per aiutarlo, “fai qualcosa per aiutarlo” … Stagli vicino … Abbraccialo … Dagli la fiducia e la speranza che tutto questo passerà… e potrà stare bene … Prendilo per mano… Guidalo…

Se riesci ad attivarti e a contattare il tuo bambino ferito, superando tutte le resistenze a questo incontro, allora otterrai certamente importanti consapevolezze e spunti di cambiamento per la tua realtà interna ed esterna…

La tua mappa del mondo

Tu vai in giro per il mondo cercando sostanzialmente di soddisfare i tuoi BISOGNI, ad esempio cerchi un ristorante o un caldo abbraccio; di realizzare DESIDERI, ad esempio vai allo stadio nella speranza di veder vincere la tua squadra del cuore e salutare il capitano o incontri gli amici con l’entusiasmo del bambino; di raggiungere SCOPI, come acquistare una casa e creare un équipe di lavoro affiatata e appassionante. Bisogni, desideri e scopi possono riguardare, come dicono gli esempi, aspetti materiali o l’area affettiva e interpersonale. Soprattutto nelle relazioni, vorresti che le persone fossero proprio disposte ad offrirti quello che tu chiedi loro. Purtroppo non sempre le cose vanno così: lo sappiamo bene che una certa quota di frustrazione e delusione viene servita col caffè alla mattina, non sempre il mondo e le persone sono come tu le vorresti.
Del resto, può accadere che, per motivi che appartengono alla tua storia di vita e che non riguardano affatto una tua volontà consapevole e tanto meno colpevole, tu abbia sviluppato la capacità di andarti a mettere nei guai ovvero riesci a cogliere negli scambi con gli altri quei segnali e quelle informazioni che sembrano replicare tante volte alcune “situazioni sensibili” per cui soffri da tempo. È la tua ferita che è pronta a innescarsi ogni giorno per eventi apparentemente banali.
L’ennesima replica del tuo dolore antico. Uno schema che si ripete. Ad esempio, desideri essere accettato e tendi a cogliere negli altri sempre segnali di rifiuto; hai bisogno di essere apprezzato e invece trovi solo critiche e giudizi negativi nei tuoi confronti; hai bisogno di sostegno e incontri solo persone disinteressate; cerchi rispetto e finisci quasi sempre per sentirti deriso.
Questi schemi interpersonali, che vivono e proliferano in te, sono vere e proprie mappe interiori che ti forniscono anche una guida per agire: una serie di procedure per ottenere ciò che vuoi ed una serie di altre strategie per reagire di fronte all’eventuale frustrazione. Ad esempio, cerchi di comportarti “bene” per essere apprezzato, cerchi di “sforzarti” a comportarti “perfettamente” se hai ricevuto una critica feroce al posto di un giudizio benevolo, per evitare di sentirti umiliato. Hai bisogno di sostegno e chiedi aiuto, se questo non arriva “ti ammali” per urlare forte il tuo bisogno e ottenere la vicinanza desiderata ma non ancora ricevuta, e per non sentirti solo. Desideri essere rispettato e cerchi di non arrecare disturbo mantenendo un atteggiamento schivo, ma comunque ti senti attaccato dall’altro, allora per sentirti protetto dal giudizio altrui mantieni un atteggiamento ancora più chiuso e di sospettosa diffidenza.
In terapia, in particolare nella terapia metacognitiva interpersonale (“Corpo, immaginazione e cambiamento” è un libro di riferimento di Dimaggio e colleghi), si lavora su queste mappe, per comprendere come ti fanno soffrire, come tendono a consolidarsi nel tempo e a mantenersi sempre uguali, come possono essere “riscritte” per darti un orientamento più utile a realizzare i tuoi bisogni e desideri nei rapporti interpersonali.