L’unico sfigato in un mondo di fortunati

Se ti guardi intorno o magari allo specchio, potrai notare che ogni persona si racconta, in modo più o meno consapevole, qualcosa di tipico che la riguarda. In genere suona così: l’unico… In un mondo di…
L’unico sfigato in un mondo di fortunati…
L’unico giusto in un mondo di ingiusti…
L’unico corretto in un mondo di immorali…
L’unico intelligente in un mondo di stupidi…
L’unico affidabile in un mondo di traditori…
L’unico forte in un mondo di deboli…
L’unico debole in un mondo di forti…
L’unica vittima in un mondo di furbi…
L’unico impeccabile in un mondo di imperfetti…
L’unico sensibile in un mondo di menefreghisti…
L’unico onesto in un mondo di ladri…
Come suona per te?
Cosa sei abituato a raccontarti?
Guardando i tuoi comportamenti e alcune situazioni tipiche che vivi, potresti dire: sono l’unico… In un mondo di…
Conosci qualcuno che si racconta un altro tipo di storia?
Questa narrazione di sé nel mondo e con gli altri ha alcune caratteristiche tipiche.
Origina nella propria storia di vita.
È una storia che la persona ha cominciato a raccontarsi per dare senso a ciò che le è accaduto.
È un modo che la persona ha trovato per far fronte al senso di vulnerabilità e all’angoscia personali.
Può essere un modo rigido di pensare e agire che, se un tempo ha avuto un senso, un valore e una funzione, oggi rischia di essere un modo disfunzionale per affrontare la vita, gli altri, i problemi e le frustrazioni.
Può essere il punto di partenza della cura di sé: cominciare a conoscere in modo approfondito questo modo di raccontare se stessi nel mondo aiuta a legittimare il proprio dolore e a trovare modi più sani e utili per affrontarlo e vivere una vita in direzione di obiettivi e valori per sé significativi.
Prova a indovinare la storia che si racconta ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line…

Momenti e momenti

In un certo momento della nostra vita abbiamo vissuto certe esperienze che ci hanno indotto ad utilizzare certe strategie per adattarci a quelle condizioni. Ad esempio, se tuo padre ti picchiava quando urlavi, di gioia o di entusiasmo o anche di rabbia e paura, è possibile che tu abbia imparato a non urlare come strategia di sopravvivenza fisica ed emotiva cioè per ottenere il massimo possibile, date quelle condizioni, di vicinanza, calore, protezione, amore, approvazione, stima, sostegno, incoraggiamento. Se, invece, quando esprimevi la tua vitalità, tua madre si mostrava ansiosa, dopo qualche volta hai probabilmente scelto di spegnere la tua energia vitale. Sempre per ottenere amore, approvazione, supporto.
Sia in condizioni palesemente traumatizzanti che in altre meno estreme, abbiamo imparato tutti a comportarci e pensare e intrattenere relazioni che nel tempo sono diventate automatismi, tendenze a ripetere lo stesso schema precocemente trovato, inventato, appreso. Questa ripetizione schematica è diventata nel tempo il nostro marchio di fabbrica, ‘il nostro carattere o personalità o modo di essere tipico ‘, in cui ci riconosciamo e siamo abituati ad essere riconosciuti…
I problemi sorgono quando, prima o poi, ciò che è stato adattivo allora non è più funzionale oggi. Quando oggi, per adattarci e per risolvere problemi e per vivere buone relazioni, sarebbe utile pensare ed agire in modi che però allora scegliemmo di ‘seppellire’ perché non erano approvati da chi si è preso cura di noi. Li avremmo delusi. Temevamo di deluderli. Quindi imparammo a utilizzare certe strategie ma non altre, decidemmo di reprimere ciò che oggi ci sarebbe invece d’aiuto.
Questo stato delle cose oggi porta, prima o poi, a stare male, a sviluppare sintomi, ad avere problemi nelle relazioni, a farci rifugiare in comportamenti di dipendenza. E potrebbe essere necessario chiedere un aiuto terapeutico.
In psicoterapia, nella diversità evidentemente di ogni situazione di vita personale, si cercherà prima di tutto di diventare consapevoli dei meccanismi ripetitivi fonte di sofferenza. Non necessariamente, ma quasi certamente si cercherà di inquadrare questi schemi all’interno della propria storia evolutiva, entro la quale possono acquisire un senso. E si cercherà di liberare ciò che è rimasto bloccato, per imparare a praticare modi più utili per vivere la vita oggi.

DOP

Quante volte hai sentito dire: “ma come ti permetti?” Quante volte lo hai detto? Quante volte lo hai detto a te stesso? Ti propongo questa esplorazione.
Prendi un quadernino. In questo quadernino, inizia a scrivere, da ora e potenzialmente per sempre, tre tipi di contenuti: Divieti, Obblighi e Permessi.
I DIVIETI sono espressi da pensieri che girano nella tua testa e iniziano con NON DEVI o parole simili. Esistono a dire il vero divieti che non sono presenti alla consapevolezza sottoforma di pensieri coscienti, ma sono regole che esistono dentro di sé a guidare il proprio agire, regole che puoi rintracciare a partire dal notare alcune cose che vorresti fare (desideri), ma sei frenato da qualche paura.
Gli OBBLIGHI sono espressi da pensieri che iniziano con DEVI. Anche gli obblighi sono in alcuni casi nascosti alla nostra consapevolezza immediata. Anche in questo caso, inizia a notare quanto e quando il tuo comportamento segue certi ‘obblighi’, soprattutto quando vorresti agire diversamente da ciò che ti impone quell’obbligo.
I PERMESSI sono quei pensieri e soprattutto quelle azioni attraverso cui ti liberi dalle costrizioni di divieti ed obblighi. PUOI…
Segui questa traccia:
Di fronte a questo divieto… Io mi do il permesso di…
Di fronte a questo obbligo… Io mi do il permesso di…
Non ti sto dicendo di passare col rosso o smettere di prenderti le tue responsabilità quotidiane. Mi riferisco a quelle situazioni e relazioni in cui vorresti, ma… Potresti, ma… Ad esempio: non devi esprimere le tue idee… Non devi arrabbiarti… Non devi rinunciare… Non devi essere troppo ambizioso… Non devi dire no… Non devi deludere… Non devi decidere con la tua testa… Oppure: devi stare in silenzio… Devi eseguire senza chiedere… Devi essere sempre il primo… Devi fare le cose alla perfezione, sempre… Devi controllare ogni minimo dettaglio… Trova i tuoi esempi…
Lo puoi chiamare il quadernino DOP o dei miei comandamenti. O puoi dargli un nome che secondo te rispecchia meglio il suo contenuto. E cominciare a scrivere tanti:
IO POSSO…
IO POSSO ANCHE…
IO MI DO IL PERMESSO DI…
Di fronte alla lista di divieti e obblighi, prendine uno, uno alla volta e chiediti: cosa succederebbe se mi permettessi di…? Di non rispettare quel divieto? Di disattendere quell’obbligo? Di fare ciò che non ho mai fatto? Di tirare fuori potenzialità che un tempo scelsi di soffocare? Quale paura mi troverei a fronteggiare?
Trovato il permesso… Trovata la paura… Non ti resta che agire… Provarci almeno e verificare fin dove arrivi… Cambiare per stare meglio richiede sempre il confronto con una paura…
Magari arrivi almeno ad ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Per tutta la vita

Il problema non è quello che fai in una certa situazione né quello che hai fatto una volta in una specifica situazione, ma quello che continui a fare in tutte le situazioni.
Se sei impaurito e scappi, è comprensibile…
Se sei triste e ti ritiri a leccarti le ferite, è sensato…
Se sei arrabbiato e lo esprimi con veemenza, ci può stare…
Il problema è l’eccesso. Quando tutto ti spaventa e scappi sempre… Quando sei continuamente invaso dalla tristezza e ti isoli da tutto e tutti… Quando tutto ti fa arrabbiare e sei perennemente sul piede di guerra…
Spesso, inoltre, il rimuginare non ti aiuta: pensi, ripensi e ci ripensi, in modo incessante, trasformando una frustrazione iniziale in una catastrofe che ti annienta di paura, in un’angoscia di desolante solitudine, in una rabbia cronica che ti avvelena.
Conosci qualcuna di queste situazioni?
Il problema è come tratti quello che ti succede. Come, tentando una soluzione, amplifichi il problema.
Probabilmente hai imparato a comportarti così fin da piccolo. Certamente continui a comportarti così oggi, anche se non ti è utile.
Per uscire fuori da questi meccanismi ripetitivi devi:
Riconoscerli in azione, nel modo in cui affronti i problemi quotidiani e nelle tue relazioni.
Cercarne il senso nella tua vita attuale: come cerchi di soddisfare certi bisogni, ma finisci per aumentare la frustrazione.
Cercarne il senso nella tua storia: come sono nati e a cosa ti sono serviti.
Provare a introdurre dei cambiamenti: nuovi pensieri, nuovi comportamenti, ridurre il rimuginare.
Verificare cosa funziona di questi cambiamenti, per consolidarlo.
Cercare di capire cosa non funziona e apportare correttivi: sviluppare nuovi pensieri e nuove azioni cercando di trovare soluzioni utili invece che ripetere i soliti modi disfunzionali di affrontare stress e frustrazione.

Un filo sottile

Ciascuno di noi vive in base ad un copione scritto nei primi anni di vita e continuamente ripetuto in quelli successivi.
Ciascuno di noi può imparare a  vivere liberandosi dai condizionamenti castranti, imposti prima dall’esterno e progressivamente interiorizzati.
Il filo è sottile tra catene e liberazione. Tra la sicurezza del sentiero già battuto da una vita e la vitalità di poter creare, giorno per giorno, nuovi sentieri, camminando in direzione autentica, creativa. Veramente personale, oltre ogni regola scritta in precedenza da altri per noi, senza interpellarci su quanto quelle regole fossero utili ai nostri bisogni e alla realizzazione delle nostre potenzialità.
Quasi sempre, prima o poi, la persona, ciascuno di noi, deve confrontarsi con questo equilibrio instabile tra continuare a indossare le maschere della ‘normalità sociale’, delle solite norme e forme del proprio sentire, pensare e agire e la possibilità di esprimere altre parti di sé fino a questo momento nascoste, represse, ‘tenute a freno’.
Questo filo sottile prima o poi si incontra nella vita. E quando non si riesce a salire per paura di cadere allora è necessario chiedere un aiuto alla psicoterapia perché nel frattempo sono comparsi sintomi fisici e psicologici e manifestazioni varie di malessere, angoscia, paura e perdita di vitalità.
Il percorso è potenzialmente pericoloso, si può sempre cadere e non sempre ci sono reti a proteggere la nostra caduta.
Ogni percorso prevede l’incontro con ciò che si trova sul cammino, qualcuno o qualcosa che ci si presenta davanti, qualcosa che probabilmente ha fatto sempre parte di noi, ma che, per molteplici ragioni culturali, sociali, familiari, individuali, non abbiamo mai visto e voluto vedere. Né incontrare.
Sono desideri. Tutto ciò che ci porterebbe ad avvicinarci a…
Sono paure. Tutto ciò che ci ha portato, più o meno consapevolmente, ad allontanarci da…
Il malessere che proviamo esprime il cedimento delle vecchie regole dentro le quali siamo stati fino a questo punto. I sintomi sono inviti a mettere in discussione queste regole e le certezze con cui abbiamo condotto la nostra vita. Le regole aiutano, ma vanno riviste in base alle esigenze emergenti della persona che cresce, a 10 come a 20 come a 50 anni.
Le certezze sono fondamentali, ma sono verità in cui crediamo fino a quando non si palesano, davanti al nostro cammino, altre possibilità, altre verità, altre credenze quindi altre certezze da costruire.
Se questo discorso ti sembra astratto e astruso, inizia a vedere concretamente come funzioni oggi nei diversi ambiti della tua vita… Casa, lavoro, affetti, cura della persona, gestione del tempo… E come funzionavi ieri… Dieci anni fa… Molti anni fa… Forse alcune convinzioni, alcuni scopi e alcune regole sono le stesse che, oggi come tempo addietro, guidano il tuo pensare e agire. Al tempo stesso, molto probabilmente, alcune credenze, alcune aspettative, alcuni scopi, alcune regole, forse addirittura certi tuoi valori sono cambiati e ciò che dirige la tua vita oggi, dentro di te, è molto diverso da allora.
Banale, forse, riconoscere questa evoluzione condizionata da eventi esterni e normali tappe evolutive.
Fondamentale riconoscere cosa è successo, cosa è cambiato, in quale direzione e perché! E cosa ci hai messo tu, oltre i condizionamenti esterni.

Inizia a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line. Ci troverai certamente qualcosa che già hai incontrato o che hai evitato di incontrare…

Come ti organizzi rispetto alla consapevolezza dolorosa

La psicoterapia, a volte, conduce ad una consapevolezza dolorosa; raggiungi una certa consapevolezza di come sta andando la tua vita, delle scelte fatte e non fatte, di sfortune e ostacoli che ti sono venuti a trovare, oltre che delle opportunità che hai avuto per costruire la tua felicità, con il corteo di emozioni, più o meno dolorose, che accompagnano questa consapevolezza. A fronte di questa chiarezza raggiunta, è anche importante che tu diventi consapevole della posizione che stai assumendo rispetto alla consapevolezza raggiunta e che tu possa chiederti: sto affrontando al meglio ciò di cui sono consapevole? Quale potrebbe essere una posizione più utile?
Durante il percorso di cura ed evoluzione personale certamente si incontrano momenti in cui dobbiamo fare i conti, dolorosamente, con rimorsi, rimpianti, fallimenti, perdite, frustrazioni antiche, delusioni attuali, impotenza, limiti, necessità, a volte, di ridimensionare i nostri progetti (affettivi, lavorativi, personali, ecc.). Al tempo stesso, a partire dal dolore, è importante attivare la fiducia in sé e anche nell’aiuto degli altri, la fiducia nel potercela fare e conseguentemente la speranza di modificare ciò che oggi non ci piace o di imparare ad accettare e convivere con ciò che non possiamo modificare. Fiducia e speranza sono due valori apparentemente astratti, basati in realtà su azioni concrete: cosa posso fare io concretamente e nello specifico per affrontare ciò che sto vivendo?
La psicoterapia è consapevolezza dolorosa e anche padronanza, proattività. Imparare ad agire con responsabilità. Imparare a rispondere in modo adeguato a ciò che appartiene alla nostra realtà attuale, per come si presenta, nei suoi aspetti dolorosi e in quelli positivi, coi limiti e con le risorse, con l’impotenza e con le possibilità.
Come puoi tu agire per affrontare ciò che ‘ti è capitato’?

Il ruolo nel copione

Spesso soffriamo quando ci sentiamo incastrati in un ruolo da cui non riusciamo ad uscire. Lo abbiamo, quasi sempre inconsapevolmente, scelto tempo fa, lo abbiamo ‘incarnato’ nel tempo fino ad abituarci ed abituare gli altri a vederci e trattarci in base a ciò che il ruolo prescrive. Spesso questi ruoli sono i due poli di un continuum. Ad esempio, forte e fragile, passivo e aggressivo, ritirato e accentratore, iperaccudente e perennemente bisognoso,  inibito e impulsivo, iperprudente e sconsiderato, sempre saggio e sempre infantile, compulsivamente autonomo e totalmente dipendente, eccessivamente egoista ed eccessivamente disponibile, umile e arrogante, sempre mediatore e perennemente burrascoso, eccessivamente compiacente e ribelle ad oltranza. Ti riconosci in qualcuno di questi? Hai altri esempi? Conosci qualcuno che incarna uno di questi ruoli alla perfezione?
Il ruolo è fatto di modi tipici di agire, modi tipici di pensare, modi tipici di stare in rapporto con gli altri. Ogni ruolo è in qualche misura rigido ovvero la persona segue, più o meno consapevolmente, certe regole ‘previste e prescritte’ dal ruolo.
All’inizio certi comportamenti sono stati utili, hanno avuto un significato nella storia della persona, hanno avuto un valore per l’adattamento e la crescita dell’individuo. Nel tempo si sono irrigiditi fino a tal punto che la persona sa comportarsi solo in quel modo e gli altri riescono a vederla e interagire con lei sempre e solo al solito modo. Questo, a lungo andare, genera sofferenza per il singolo che si ritrova ad agire sempre in base allo stesso copione.
In psicoterapia, dopo aver compreso le modalità tipiche e il senso del ruolo, oggi e tempo fa, la persona inizia a lavorare in direzione di certi obiettivi specifici fondati su due criteri: aumentare la flessibilità ed integrare vecchie modalità con nuove strategie. Quindi, ad esempio, imparare ad essere forti e anche mostrare la propria fragilità al bisogno, quando utile e necessario; imparare a farsi rispettare, senza farsi schiacciare e senza prevaricare gli altri; imparare ad esporsi un po’ esprimendo emozioni e chiedendo per i propri bisogni, senza diventare istrionici e manipolativi; imparare a riflettere il giusto prima di passare all’azione; imparare anche a chiedere aiuto e imparare a fare anche da solo; imparare a prendersi qualche rischio pur continuando a proteggersi da pericoli insensati; imparare a dire no e a chiedere, pur mantenendo un’adeguata attenzione ai bisogni degli altri; imparare ad affermarsi senza per questo umiliare gli altri con violenza e disprezzo.
Rendere più flessibile il proprio comportamento integrando il vecchio e il nuovo consente di alleviare la sofferenza e aprirsi a nuove possibilità per governare le relazioni interpersonali e lo stress quotidiano. Per passare insomma dalla miseria alla meraviglia, come trovi più volte illustrato in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Storia e attualità: la mappa delle tue aspettative

Quello che facciamo oggi è stato formato dalla nostra storia di vita. Ciò che abbiamo incontrato ha modellato le nostre aspettative su ciò che incontreremo. Le nostre aspettative, più o meno consapevoli, orientano il nostro comportamento.
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando eri fragile e bisognoso e cercavi aiuto, vicinanza, rassicurazione e conforto?Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando ti senti impaurito o triste o solo o vulnerabile?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando cercavi riconoscimento del tuo valore e apprezzamento? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando cerchi di essere stimato e apprezzato?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando prendevi l’iniziativa per fare cose nuove e creative, con curiosità e voglia di conoscere, guidato dal tuo desiderio di esplorazione e autonomia? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando hai voglia di fare qualcosa che senti importante e vitalizzante per te?
Cosa succedeva allora, a casa e fuori casa, da bambino e un po’ più grande, quando cercavi legami, di essere incluso ed essere parte di relazioni e gruppi? Cosa desideravi? Cosa hai incontrato e ricevuto? Cosa hai imparato? Quali sono le tue aspettative oggi quando senti il desiderio di stare in relazioni sentimentali e amicali o anche sul lavoro?
Le risposte che hai incontrato, ripetutamente, hanno creato la mappa delle tue aspettative verso gli altri, più o meno consapevoli, che oggi guidano i tuoi comportamenti quando sorge in te un desiderio o un bisogno di vicinanza e cura, apprezzamento e stima, supporto e incoraggiamento, appartenenza e inclusione.
L’attualità ti porta nella storia, l’esplorazione della tua storia ti permette di comprendere meglio cosa succede oggi, come cerchi la soddisfazione dei tuoi bisogni e desideri, come affronti le frustrazioni e le delusioni che inevitabilmente incontri. Far dialogare attualità e storia è fondamentale per la tua crescita personale, come scoprirai ancora meglio leggendo ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Missione indebita

Spesso, nel cercare nella storia di vita di una persona che soffre, si ritrova una missione indebita. La persona, in qualche momento della sua vita, in genere abbastanza precocemente, primi anni di vita, si è fatta carico, più o meno inconsapevolmente, di una missione che ha scelto di compiere. Una missione impossibile, ma che la persona, fin da bambino, il bambino ferito che ancora oggi guida l’adulto dal suo interno, cerca di realizzare e finisce per soffrire. Come puoi realizzare una missione impossibile? Prima o poi fai il botto. Magari non lo sai ancora che è impossibile e allora ci provi, con grande sforzo, qualche volta hai l’illusione di riuscirci e allora continui a provarci e sforzarti e ti sforzi di sforzarti fino all’impossibile che non arriva mai. Bum!
Le missioni indebite solitamente riguardano un’inversione di ruolo o una distorsione del rapporto genitori-figli e per estensione di ogni altra relazione. Esempi:
– devo occuparmi di mamma, il suo stato di benessere dipende da me
– devo prendermi cura dei fratelli, maggiori o minori
– devo essere sempre buono e fare ciò che mi dicono, sempre
– non devo esprimere ciò che sento e che voglio altrimenti gli altri soffrono
– devo salvare mio padre, dai guai in cui si caccia
– devo essere il mediatore di ogni conflitto
– devo impedire che i miei litighino
– devo essere sempre forte, con tutti
– devo rinunciare ai miei desideri e sacrificarmi per gli altri
– devo farmi carico dei problemi degli altri
– devo essere sempre il primo
Hai qualche altro esempio?
Se, con la tua mente infantile ed ingenua, non hai trovato altre strade e ti sei organizzato in questo modo per nutrire il tuo cuore d’amore condizionato e la tua autostima sempre troppo traballante, perché sotto sotto ti sentivi privo di valore oltre che non degno d’amore, è ovvio che quando non riesci a compiere la missione ti arrivi l’angoscia. Si chiama ‘la fregatura del solo ed esclusivamente’. Puoi essere ‘solo ed esclusivamente’ quella persona con quella missione. Ti ha salvato, ma è una ‘fregatura’. L’unica possibilità che ti sei scelto per sentirti ok. Altrimenti il baratro, nelle sue molteplici forme: dolore, paura, tristezza, solitudine, vergogna, colpa, vuoto, perdita di senso, confusione, smarrimento. O forse in una forma sola: l’angoscia. Quella primaria, l’originale, quella di non sentirti amato, né amabile, una nullità, priva di valore.
Ognuno ha la sua missione. Ma non basta leggerla. Non basta parlarne. La devi sentire. E la senti quando arriva. E la riconosci per come urla nel corpo: è agitazione e oppressione al petto, vuoto allo stomaco e alla testa, nervosismo diffuso che scuote l’intero corpo o spegnimento, chiusura, auto-rannicchiamento.
Anche meno. Provi a sentirla di meno. È naturale. Istinto di protezione. Sopravvivenza al proprio stesso dolore. E qui due vie ti si aprono davanti. Uno dei bivi che la vita ama presentarti. Sliding Doors. Ti va di entrarci, di starci, attraversarlo per uscirne e andare oltre? O vuoi continuare a schivarlo? Ad un certo punto ti si presenta questa possibilità… Curare o smorzare? La cura inizia quando scegli di andare a vedere cosa succede sotto la superficie… Lo trovi rappresentato anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

… e tutto mi sembrava andasse bene…

Sei un bambino… Hai tanti bisogni… E il bisogno che qualcuno si prenda cura di te… Insomma che ti aiuti a soddisfare i tuoi bisogni… Questo qualcuno c’è… Che bello!!! Sei soddisfatto e cresci sano e libero, imparando a tollerare comunque un certo grado di frustrazione, non sempre è tutto perfetto e questa palestra fin da piccolo ti servirà per quando sarai grande, per sapere come muoverti per essere felice. Che bello!!!
Non sempre però… Non per tutti…
Sei un bambino… Hai tanti bisogni… E il bisogno che qualcuno si prenda cura di te… Insomma che ti aiuti a soddisfare i tuoi bisogni… Questo qualcuno non c’è… Che dolore!!! Sei trascurato e così ti senti… Triste… Spaventato… Arrabbiato… Ti senti rifiutato e abbandonato… Ti fai l’idea di te di non essere degno d’amore e che non vali come persona… E cominci a raggiungere altre conclusioni su come funzionano le cose, il mondo, le persone, i rapporti… Che dolore!!! È l’origine della tua ferita, della tua vulnerabilità.
Cerchi di organizzarti: cosa mi conviene fare per sopravvivere ed ottenere quel minimo indispensabile di vicinanza, protezione e cura? Questo si chiede la tua parte intuitiva, intelligente e creativa. E trova delle risposte. Diventano il tuo marchio di fabbrica, il tuo ‘carattere’, il tuo modo di essere e stare al mondo e con gli altri. Ti dai delle regole per andare avanti: questo devo fare, questo non devo fare, questo posso fare, questo è meglio di no. Impari le regole del lecito e del proibito. Devi impararle, devi seguirle, ne va della possibilità di crescere e diventare una persona, con una ferita che cerchi di ‘curare’. Fin da bambino. E così vai avanti per anni. Forse per tutta la vita, riuscendo a trovare il tuo posto nel mondo, un senso alla vita e un certo grado di realizzazione personale e soddisfazione.
Altre volte, invece (per altre persone), ad un certo punto, compaiono sintomi e una sofferenza fisica ed emotiva. Eventi di vita attuali hanno riaperto la ferita, le strategie di adattamento antiche non funzionano più, l’equilibrio precedente è incrinato. Nei comportamenti e nelle esperienze dell’adulto torna a farsi sentire, urlando, il bambino addolorato, arrabbiato, spaventato, triste, solo.
È il momento della ‘cura’. Forse di iniziare per la prima volta a riconoscere quel bambino trascurato e a prendersene cura.
La psicoterapia può fornire quella ‘esperienza emotiva correttiva’ che permette di guardare il passato con occhi diversi; non per modificarlo, è impossibile, ma per cambiare il significato attribuito a certi eventi e per rivisitare le vecchie credenze (su sé, sugli altri, sul mondo) che hanno avuto origine a quel tempo e che, dolorosamente, hanno guidato il comportamento e l’esperienza della persona da allora fino ad oggi. Per imparare a contenere e lenire quel dolore vivo ancora oggi. Per passare dalla miseria alla meraviglia: ‘Alice nel paese delle miserie’ è il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line e che può essere un’utile guida del percorso di ‘crescita e guarigione’.