La strada maestra

QUANDO CRITICHI, cerca di accedere ai tuoi stati mentali… Quando, solitamente in un incontro o scontro concreto con una persona o anche semplicemente nelle tue ruminazioni mentali, ti ritrovi a criticare l’altro, rimproverarlo o giudicarlo, colpevolizzarlo o svalutarlo per quello che ha fatto o non ha fatto, chiediti: quale stato d’animo sto provando? Quale mio bisogno è frustrato? Quale mio desiderio è in gioco? Quali altri pensieri accompagnano le mie parole? Rispondere a queste domande è la strada maestra per risolvere i tuoi problemi con le persone (e con te stesso). Per capire come agire…
QUANDO VIENI CRITICATO, cerca di conoscere gli stati mentali dell’altra persona… Quando ricevi una critica, un giudizio, un rimprovero, una colpevolizzazione o una svalutazione, manifeste o più velate che siano, per quello che hai fatto o non hai fatto, chiediti: cosa motiva questo comportamento dell’altra persona? Quali emozioni, pensieri, bisogni e desideri? Cercare di comprendere gli stati mentali dell’altro è un’altra strada maestra per risolvere molti dei tuoi problemi interpersonali o quantomeno per comprenderli meglio e regolare in modo più consapevole il tuo comportamento.
Se proprio non ti bastano queste due strade, la terza ormai è nota: leggere ed applicare alla tua vita quotidiana ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Tre strade per fronteggiare frustrazione e sofferenza

Molta parte della nostra sofferenza nasce nei rapporti interpersonali. Conflitti, incomprensioni, silenzi, grida. A casa, al lavoro, nei più disparati ambiti.
Per affrontare questa sofferenza, con l’idea di alleviarla, ridurla, anche eliminarla, perlomeno governarla e renderla più sostenibile, possiamo seguire tre strade, tra loro integrate.

COMPRENDERE. La situazione, la posta in gioco, i motivi dei problemi interpersonali e delle rispettive frustrazioni, la nostra e quella dell’altro. Entrambi siamo insoddisfatti e vorremmo qualcosa di diverso.
Comprendere i nostri bisogni, cosa per noi è importante e ci manca in questa situazione.
Comprendere, quindi, la ‘mappa’ dell’altro, la sua prospettiva: i suoi bisogni e desideri, i suoi pensieri, i suoi valori, le sue emozioni, cosa sta provando, cosa sta cercando e cosa sta tentando di fare per ottenerlo.

COMPORTARSI IN MODO EFFICACE. Agire per cercare di modificare la situazione. Comportarsi in modo tale da ottenere la soddisfazione dei nostri bisogni e desideri, se possibile integrati con quelli dell’altro.
A volte agire vuol dire comunicare in modo efficace, ascoltare l’altro, cercare una comprensione reciproca, fare richieste.
A volte ciò che facciamo risulta effettivamente efficace e riusciamo a realizzare ciò che volevamo, altre volte no. Quasi sempre un po’ siamo contenti, un po’ restiamo insoddisfatti. Un po’ o un bel po’, dipende dai casi ovviamente.

ACCETTARE. La terza necessaria strada. Accettare, intanto, le emozioni che ci vengono a trovare e che ci segnalano l’andamento della situazione, il grado di soddisfazione raggiunto. Potremmo provare gioia, orgoglio, gratitudine, soddisfazione di sé oppure tristezza, rabbia, disgusto, preoccupazione, inadeguatezza se la situazione non è migliorata di molto per noi. Comunque dobbiamo accogliere queste emozioni, cercarne il senso e il valore per andare avanti, per gioire e patire, per modificare ciò che dobbiamo cambiare per ottenere ciò che vogliamo.
Dobbiamo secondariamente accettare la diversità dell’altro da noi: non vuole le nostre stesse cose, non ha i nostri stessi pensieri e valori, spesso è un ostacolo alla nostra soddisfazione, ma più di tanto non ci possiamo fare. Abbiamo adottato una serie di strategie, alcune sono state utili ed efficaci, altre sono servite a migliorare la nostra situazione, altre non sono state utili perché hanno incontrato ostacoli e impedimenti messi dall’altro con le sue intenzioni e i suoi bisogni diversi dai nostri. Ecco quindi che una parte dell’accettazione riguarda anche la nostra impotenza, i nostri limiti. Anche se non ci piace, spesso non possiamo fare altro che dire, a noi stessi, prima di tutto: “è andata così! Ce l’ho messa tutta… Ho cambiato alcune cose, ma non ho raggiunto totalmente ciò che volevo… Anzi ho ottenuto poco…. È andata così!”

Prima che sia troppo tardi in tre atti

Come recita quel detto?
“Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi”. Espressione dal significato incontrovertibile: sei arrivato tardi. Hai adottato certe misure a danno avvenuto. Ti è mai capitato? Ti sei accorto di qualcosa quando ormai non avevi più potere reale di intervenire. Il rubinetto che gocciola e poi si rompe. Un segno di malessere poi un altro e un altro ancora fino a quando compaiono sintomi e malattie, fisiche e psicologiche. La spia dell’olio che da arancione diventa rossa fino a bruciare il motore. “Mi aveva avvertito e alla fine mi ha tradito”; valga per l’auto, ma anche per il partner.
In molte relazioni interpersonali, in coppia come al lavoro, tra amici e in famiglia, succede che non siamo capaci di ascoltare i segnali che dall’interno e dall’esterno ci dicono che stiamo raggiungendo il nostro limite di sopportazione. Quel limite non è stato da noi colto o giustamente ascoltato. Quel limite non ha assunto dentro di noi quell’autorevolezza tale da diventare guida del nostro comportamento. Abbiamo fatto finta di non vedere oppure abbiamo sottovalutato la situazione o ce la siamo raccontata in modo ingenuo sapendo di mentire a noi stessi. Fatto sta che ad un certo punto è tardi… Il danno è compiuto… Potrai trovare certamente esempi nella tua vita di questo meccanismo disfunzionale in cui solo dopo ti sei ritrovato a raccogliere i cocci del tuo atteggiamento. I cocci pratici ed emotivi: rabbia, tristezza, paura, senso di smarrimento o fregatura, sensi di colpa, vergogna, ecc.
Allora, visto che “il latte è ormai versato”, tanto per evocare un’altra recita, chiediti: se avessi ascoltato e seguito il mio sentire autentico e la mia saggezza intuitiva cosa avrei fatto? Cosa non avrei fatto? Immagina lo scenario come sarebbe cambiato… Anche se ormai il latte è perduto.
Quindi, ancora più importante, da ora in poi, per evitare di ripetere l’errore, chiediti: cosa farò quando arriveranno segnali precoci che mi avvisano di qualche possibile situazione negativa?
“Con i se e con i ma non si fa la storia”, dirai tu, il passato è passato (terzo atto di una stessa recita); certo che sì, ma altrettanto certamente si può imparare ad agire con più consapevolezza nel presente e nel futuro.
È ovvio che noi siamo esseri conflittuali, quindi, se non ne abbiamo seguito certe nostre sensazioni ed intuizioni, probabilmente abbiamo dato retta ad altre parti di noi, altri bisogni, altri stati d’animo, altre paure, altri desideri, in contrasto con le prime. A maggior ragione diventa fondamentale il lavoro di consapevolezza di sé. Un lavoro per aiutarci a fare chiarezza sul senso e sul valore delle nostre scelte. Perché fai quello che fai? Perché non fai quello che sai dovresti fare? Cosa ti spinge profondamente ad agire come agisci nonostante a volte il prezzo che paghi sembra molto più alto del valore che ricavi?

Chi con cor

Ciascuno di noi ha desideri. Ciascuno di noi ha paure connesse all’espressione di quei desideri: “vorrei, ma temo le conseguenze delle mie azioni desideranti…” E quei desideri repressi che fine fanno? Diventano sintomi fisici e psicologici. E intossicano le relazioni…
Ciascuno di noi prova emozioni e paura di esprimere quelle emozioni. Paura delle conseguenze dell’espressione delle proprie emozioni, guidati dalla credenza che non sappiamo esprimere adeguatamente ciò che proviamo. O semplicemente paura delle reazioni dell’altro alla nostra espressione emotiva. E quelle emozioni che fine fanno? Fanno compagnia ai desideri non espressi. E generano comunicazioni indirette, passive, aggressive, manipolative…
Chi va col represso impara a reprimere e i sintomi individuali e interpersonali aumentano smisuratamente…
Desideri, emozioni, bisogni e pensieri ‘non detti’ intossicano la persona e le sue relazioni.
La soluzione a questi mali sembra conseguente, quasi scontata. Vomitare tutto?! Certo che no!!!
Chiarire con coraggio certo che sì!!!
Chiarire con coraggio è un atto di intimità profonda soprattutto verso se stessi. Imparare ad ascoltarsi e guardarsi dentro oltre la paura e riconoscere: questo è ciò che provo, questo è ciò che penso, questo è ciò che voglio, questo è ciò che devo fare perché voglio farlo, autenticamente, oltre la paura delle conseguenze e delle reazioni altrui, mettendo in conto la necessità di affrontare le conseguenze dei propri atti autentici. È la difficoltà della vita. È il lavoro di una vita. Per tutti. Nessuno escluso…
Chiarire con coraggio è un atto di profondo rispetto dell’altro, un atto di intima comunicazione autentica. Rispettosa proprio perché trasparente. Rispettosa anche se franca, fino all’osso… E chi vivrà affronterà…
Tutti noi, chi più chi meno, fin da bambini abbiamo imparato a reprimere, a trattenere, ad esprimerci in modo ‘corretto’, come si deve. È il prezzo salatissimo dell’amore, dell’approvazione dell’appartenenza. Da quel dì è anche nato in noi il bisogno, più o meno consapevole e impellente, di recuperare il vero sé dietro le maschere. Un lavoro che durerà tutta la vita. Nessuno esente… Probabilmente un lavoro ‘dalla culla alla tomba’. Un lavoro impegnativo, imperfetto, forse interminabile eppure da portare avanti…

Come puoi trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie

Sei nella miseria quando confondi ciò che puoi controllare con ciò che non puoi controllare…
Sei nella miseria quando vuoi cambiare le altre persone…
Sei nella miseria quando ti perseguiti con giudizi feroci che non ti danno scampo…
Sei nella miseria quando sguazzi nella lamentela fine a se stessa…
Sei nella miseria quando indugi nella pretesa e non riesci mai ad essere soddisfatto…
Sei nella miseria quando continui a fare la vittima…
Sei nella miseria quando resti fermo ad aspettare che le cose arrivino da sole…
Sei nella miseria quando pensi troppo senza agire o agisci senza pensare…
Sei nella miseria quando metti sempre gli altri prima dei tuoi bisogni…
Sei nella miseria quando ti incastri in missioni impossibili…
Sei nella miseria quando ti aspetti che gli altri sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu…
Sei nella miseria quando ti ritrovi a sentirti o completamente impotente o addirittura onnipotente…
Sei nella miseria quando ti fai gestire dal tempo degli altri e il tempo a te non basta mai…
Sei nella miseria quando non riesci a comunicare efficacemente per risolvere i conflitti…
Sei nella miseria quando aggiungi dolore evitabile al dolore inevitabile…
Sei nella miseria quando vuoi tutto e pure subito…
Sei nella miseria quando dichiari di voler cambiare ma di fatto non fai niente di realmente efficace per ottenere ciò che desideri…
Sei nella miseria quando…
E sei anche nella miseria quando…
Ti vengono in mente altre miserie?
Insomma, quanto puoi esclamare: “sono proprio nella miseria!!!”?
E, soprattutto, come puoi trasformare le tue miserie, una, qualcuna o moltissime, nelle tue meravigliose meraviglie?

Comincia a riflettere sulle tue miserie…

Comincia a sentire le emozioni che provi quando sei nella miseria…

Comincia ad identificare quali sono i tuoi bisogni sani e realistici che da troppo tempo stai facendo aspettare…

E, soprattutto, alla luce di questa consapevolezza, comincia ad agire come non hai mai fatto…

Buon viaggio…

La coppia ruminativa

Le coppie che mi capita di incontrare nel mio lavoro, come terapeuta prima di tutto, ma anche come consulente nei processi di separazione e affidamento, sono spesso bloccate in un vortice ripetitivo di recriminazioni e accuse reciproche. Entrambi i partner o ex, ciascuno a suo modo, alimentano un circolo vizioso di rabbia e aggressività reciproca, di fatto sterile rispetto ad ogni soluzione creativa, si tratti di salvare la coppia o il benessere individuale o l’armonica crescita dei figli, se e quando sono ancora piccoli.
Ognuno, chi più chi meno, imprigionato nella propria mente. Chiusi in se stessi, incapaci di guardare l’altro. Incapaci spesso di guardare non solo il partner, ma anche i figli.
Ognuno incastrato nella personale ferita in cui, entrambi, con percezioni, modalità, intensità e forme diverse non si sentono ‘visti’: non riconosciuti nel proprio dolore, non considerati nei propri pensieri, non rispettati per i propri bisogni, non amati, non apprezzati, non sostenuti.
OGNUNO A FARE ALL’ALTRO CIÒ CHE NON VORREBBE FOSSE FATTO A SÉ.
Ognuno nell’aspettativa e/o nella pretesa che sia l’altro a dover cambiare in quanto colpevole, ingiusto, manipolatore, provocatore, opportunista. L’altro è sbagliato mentre “io sono fatto così e l’altro non mi considera”.
La soluzione? Il recupero della capacità di comunicare in modo realmente efficace. Nella necessaria distinzione di situazioni, contesti e storie differenti, riprendere a comunicare in modo sano e adulto, consapevoli e responsabili del proprio contributo alla situazione difficile. Ciascuno disponibile veramente a mettersi in discussione, superando dannose colpevolizzazioni dell’altro e lamentele sterili, per quanto cariche di dolore.
Comunicare non significa ‘semplicemente’ imparare a parlare, ad ascoltare o riprendere a farlo. Significa:
– differenziare ciò che appartiene a sé e ciò che appartiene all’altro;
– decentrarsi: saper guardare la situazione anche dal punto di vista dell’altro;
– esprimersi in modo utile invece che disregolato: esprimere i propri pensieri, emozioni e bisogni invece che vomitare critiche e colpe all’altro;
– chiedere al posto di pretendere, accettando anche un possibile no come risposta;
– cercare soluzioni e non colpevoli: cooperare per fini superiori alla sterile sopraffazione dell’altro;
– accettare l’imperfezione delle soluzioni e necessari compromessi;
– curare il proprio dolore invece che tentare di cambiare l’altro;
– prendersi la responsabilità del proprio cambiamento.

Comunicare in modo non giudicante e realmente efficace per trovare una soluzione condivisa permette agli individui di emanciparsi da dolorosi e rancorosi irrisolti di coppia e ritrovare, finalmente, la serenità per scelte nuove, più vicine ai bisogni e ai desideri attuali.

E che avrò detto mai!?

Spesso succede qualcosa e reagiamo in modo aggressivo. Se non fisicamente, almeno psicologicamente, ad esempio esprimiamo critiche feroci, giudizi severi, rimproveri sprezzanti a chi ci ha detto o fatto qualcosa.
A volte, è chiaro l’accaduto e anche come lo abbiamo vissuto: qualcuno ci ha offeso o insultato o danneggiato o per prima criticato ingiustamente o svalutato o minacciato o deluso o qualcos’altro che può rendere alquanto comprensibile il senso della nostra reazione di contrattacco e di difesa, di autoprotezione fisica e psicologica. Ci vogliamo far rispettare e non accettiamo che qualcuno ci tratti in quel modo.
In altri casi, la questione è un po’ più misteriosa, enigmatica. Né noi né l’altro sappiamo spiegarci in maniera chiara cosa è successo, cosa ha determinato la nostra reazione che sembra spropositata. Siamo impazziti? Abbiamo perso il controllo? Siamo permalosi fino alla sospettosità paranoica?
“E che ti ho detto cotica!?” si dice dalle mie parti… Probabilmente in altri luoghi esistono altri modi e linguaggi, ciascuna persona ne può trovare uno almeno, per esprimere sconcerto, a volte sdegnoso, a volte paura e rabbia, di fronte alla reazione eccessiva e di primo acchito incomprensibile.
In questi casi, è utile interrogare il nostro mondo interiore. Cosa mi ha attivato quello che l’altra persona ha detto o fatto? Cosa ho provato, quali emozioni e sentimenti? Cosa ho pensato? Quali bisogni ho sentito frustrati? Quali scopi ho immaginato compromessi? Qual è stata la ‘minaccia’ che ho vissuto?
Queste domande e simili, trova le tue, possono veramente illuminare ciò che all’inizio era completamente oscuro e soprattutto possono aiutare la persona a governare meglio quella frustrazione all’interno della relazione. Ad esempio, imparando a dire come si è sentita, cosa avrebbe desiderato, come avrebbe voluto essere trattata…

La differenza dentro la crisi

Sei in crisi?!?! Crisi relazionale? Crisi di coppia o in altre relazioni difficili, al lavoro, in famiglia, ecc.

Cosa determina la crisi della relazione? Tanti motivi possibili ovviamente: incomprensioni, scarsa comunicazione, mancato ascolto, disaccordo su decisioni importanti, rabbie non espresse, rabbie espresse in modo scomposto, parole dette e non dette, lotte di potere, pretese, atteggiamenti aggressivi, freddezza e distanza, noia, spegnimento di intenti comuni, ecc.
Tra gli svariati motivi, un elemento è comune: l’altro è percepito come frustrante perché non soddisfa appieno i nostri bisogni e desideri, l’altro è percepito deludente perché non si comporta come dovrebbe (secondo il nostro punto di vista), non è come dovrebbe essere (per essere proprio come lo vogliamo). E, come dice il saggio: “lo vedi che la cosa è reciproca?!”

Di fronte alla crisi, solitamente, adottiamo una o più strategie, alternativamente o in sequenza:
1. Tentiamo di cambiare l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
2. Esprimiamo all’altro cosa proviamo e cosa vogliamo… E facciamo i conti con la sua risposta…
3. Chiudiamo la relazione con l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
4. Accettiamo la situazione e l’altro per quello che è… E facciamo i conti con la sua risposta…

L’altro è sempre presente.
Altro reale coi suoi comportamenti …
“Altro interno” per come lo abbiamo “costruito nella nostra mente” in base alla nostra storia di vita e per come oggi tende a colorare il modo in cui percepiamo l’altro reale.
Se siamo stati prepotentemente trascurati, rifiutati, lasciati soli…
Se siamo stati prepotentemente criticati, giudicati, umiliati…
Se siamo stati prepotentemente ostacolati, non supportati, boicottati nei nostri slanci vitali…
Se siamo stati ignorati, esclusi, isolati…
Probabilmente, molto probabilmente, avremo costruito un “Altro interno” prepotentemente “Trascurante”… “Giudicante”… “Ostacolante”… “Escludente”… E prepotentemente tenderemo ad incontrare gli altri reali con questi “occhiali messi in passato”… Tutti ci sembreranno come le persone che prepotentemente hanno condizionato la nostra vita…

A volte l’altro reale è proprio … … … Testa di c… Pezzo di m… Str… Insomma frustrante e deludente…
Altre volte, invece, è l’Altro interno a guidare prepotentemente le nostre interazioni con l’altro reale…

Avere chiarezza di questa differenza è il passaggio fondamentale per affrontare la crisi in modo utile. Spesso, infatti, quando non riusciamo a “differenziare” rischiamo di chiedere all’altro reale attuale (il partner, il capo, il collaboratore, l’amico, il negoziante, il poliziotto, ecc.), che pure sarà portatore di frustrazione e delusione, di risolvere questioni antiche che riguardano altre figure reali che abbiamo incontrato nella nostra vita (in infanzia, in adolescenza e non solo) e che nel tempo hanno messo radici nella nostra mente fino a condizionare prepotentemente i nostri incontri odierni e le nostre relazioni presenti…

Da ora in poi, dunque…
Nota la differenza…
E nota la differenza che fa…

Convivo dunque confliggo

Un pò per scherzo, un po’ seriamente, sono molti quelli che riferiscono un certo “stress da convivenza forzata”, oltre a quello già legato all’emergenza sanitaria e alle negative previsioni sull’economia e sul mondo del lavoro.
Dobbiamo restare a casa con fiducia che tutto andrà bene, lontani dalle nostre occupazioni e abitudini quotidiane, e al momento dobbiamo restare vicini ai nostri intimi. Ciò può favorire una serie di eventi stressanti e conflitti che necessitano di essere governati in modo sano ed utile al mantenimento di relazioni sufficientemente armoniche. Ecco, ad esempio, alcune brevi indicazioni nella forma di strategie comunicative concrete ed essenziali per affrontare l’emergenza della forzata convivenza.

– Osserva con cura le situazioni che sono per te fonte di stress, conflitti, tensioni, ecc.. Invece che farti guidare dai tuoi schemi mentali precostituiti, osserva in modo attento e specifico: cosa è successo, quando, dove, chi è coinvolto, perché è successo secondo te e perché è successo secondo le altre persone coinvolte
– Ascolta, quindi, prima di rispondere
– Ascolta fino alla fine e con attenzione prima di pensare a cosa rispondere
– Invece di colpevolizzare, rimproverare, giudicare, inizia prima di tutto a rispettare il punto di vista dell’altro, cercando di vedere e comprendere il mondo come può vederlo l’altro, a partire dalle sue emozioni e dai suoi bisogni frustrati
– Osserva con attenzione prima di “pre-giudicare”
– Sospendi il giudizio: l’altro, anche molto vicino, è diverso da te, non è obbligato ad essere come tu lo vuoi; ha pensieri, emozioni, bisogni, valori e prospettive sul mondo che possono più o meno sovrapporsi alle tue
– Ascolta la sua verità piuttosto che imporre la tua verità
– Quando ti arriva una critica da parte dell’altro, chiedigli qual è il suo bisogno, cosa vuole effettivamente da te, cosa vorrebbe che tu facessi (e digli, quindi, cosa puoi fare, cosa sei disposto a fare, cosa farai e cosa no…)
– Trasforma la tua critica all’altro nell’espressione del tuo bisogno e desiderio all’altro
– Trasforma la tua pretesa (che equivale ad imporre un obbligo all’altro) in una richiesta (a cui l’altro quindi può dire sì come no)
– Trasforma la tua richiesta ampia, generica, vaga in una più utile e potenzialmente efficace richiesta concreta, specifica, circostanziata: cosa desideri e cosa vorresti che l’altro facesse in termini di comportamenti visibili ed azioni precise

Leggi e rileggi queste brevi indicazioni per capire come ti comporti e come comunichi con l’altro, l’effetto che ottieni e quello che potresti ottenere se cominciassi a modificare qualcosa del tuo modo di pensare, agire, comunicare.

#iorestoacasa… La decisione giusta

Oggi come persona sei l’esito delle decisioni che hai preso da una vita, ferma restando la decisione che hanno preso i tuoi genitori di farti venire al mondo. Ferme restando e valendo altre ipotesi sulla genesi del mondo e sulle decisioni riguardo alla venuta di ciascuno di noi al mondo…
La tua vita è disegnata dalle decisioni che prendi. Piccole e grandi. Caffè o tè? Mare o montagna? Figli o no? Lavoro dipendente o altro? Tradire o no? Confessare o meno? Uscire o non uscire?
La tua giornata è piena di decisioni nei tuoi vari ambiti di vita e nei ruoli che incarni. Come partner, come genitore, come figlio, come lavoratore, come amico, ecc.
La vita ti presenta da sempre e per sempre ti presenterà vari bivi, almeno un bivio, oppure un trivio, insomma la necessità di prendere una tra molteplici strade.
Cosa ti hanno insegnato le decisioni che hai preso in passato?
Le decisioni che devi prendere ti presentano sempre uno o più opposti o dilemmi da vivere nella tua esperienza: certezza vs imprevedibilità, fiducia vs controllo, controllo personale vs controllo altrui, benefici vs rinunce, rimorsi vs rimpianti.
Quando devi prendere una decisione, immagini le conseguenze, cerchi di prevedere gli scenari che potranno derivare dalle tue scelte, per decidere innanzitutto quale prezzo pagare, quale rischio correre, cosa inseguire, cosa lasciarti alle spalle.
Ma anche cosa sbagliare, cosa sarà eventualmente rimediabile e cosa potrebbe essere irrimediabile.
Il dilemma fondamentale è: se facessi questo, cosa succederebbe? E se invece facessi quest’altro, cosa succederebbe? Per ogni strada c’è l’alternativa.
Se… Però…
Sì,… Però…

Dunque, in sintesi, la decisione RICHIEDE TRE INGREDIENTI.

Ci vuole CONSAPEVOLEZZA di valori (cosa per te è importante), di priorità (cosa deve venire per primo, a cosa non vuoi proprio rinunciare, cosa deve essere presente nella tua scelta), di rinunce da mettere in conto, chiaramente.

Ci vuole RESPONSABILITÀ ovvero fare una scelta comunque non completamente prevedibile nei suoi esiti né completamente controllabile in modo diretto e ovviamente non perfetta, se per perfetto si intende riuscire ad avere o raggiungere tutto, tutti i bisogni soddisfatti, tutti i desideri realizzati, tutti contenti nessuno escluso, tutti soddisfatti nessuno deluso. Per le missioni impossibili ancora non siamo attrezzati come specie.

E ci vuole un METODO EFFICACE. Un metodo AIA. Azione. Informazione. Azione. Se e vero che esistono due tipi di fallimenti: “agire senza pensare” e “pensare senza agire”, allora rifletti il giusto e quindi agisci. Quando agisci capisci, puoi comprendere cosa ha funzionato e cosa no, in modo che l’azione successiva terrà conto delle informazioni fondamentali che hai raccolto e delle riflessioni che hai fatto.
Quale sarà la tua prossima decisione?