Come governi il tuo stress

Stress è una delle parole più abusate degli ultimi decenni. Tu sai quando la usi e per esprimere cosa? Quando ti senti stressato? Cosa e chi ti stressa? Come manifesti il tuo stress? Quali sono le situazioni per te più stressanti? Domande semplici, risposte non scontate. Sicuramente esistono modi utili e meno utili per governare il tuo stress. Prova a fare un’autoanalisi delle modalità che solitamente adotti. Ti fornisco qualche suggerimento, se ne hai altri ti invito a condividerli.
Io ho individuato 5 grandi modalità per fronteggiare e governare le situazioni stressanti, più o meno quotidiane. Le propongo in ordine “evolutivo”, dalle più inefficaci alle più utili, secondo me.
1. SOPPORTAZIONE. Non ci posso fare niente e sguazzo nel mio senso di impotenza. Fino a quando scoppio…
2. EVITAMENTO. Meglio non pensarci. Meglio ritirarsi. Meglio, forse, a breve termine, a lungo termine pagherai un conto salato…
3. REAZIONE AGGRESSIVA. Eliminare la fonte dello stress o ridurne l’impatto stressogeno. Magari fosse facile, spesso sbagliamo bersaglio e diventiamo aggressivi e violenti contro persone e cose che non sono le vere cause del nostro stress. Comunque a lungo andare l’aggressività chiama altra aggressività in un’escalation destinata a distruggere tutti, a creare più danni che effettive soluzioni.
4. IRONIA e AUTOIRONIA. Spesso sdrammatizzare, relativizzare, cambiare prospettiva, anche prendersi in giro è la vera virtù dei forti, anche se non sempre disponibile e non per tutti.
5. PARLARE EFFICACEMENTE. Esprimere chiaramente e in modo rispettoso i propri pensieri ed emozioni, i propri bisogni e desideri, facendo richieste specifiche e motivate agli interlocutori coinvolti nella situazione stessante. Creando il terreno per risolvere problemi e conflitti, aumentando di molto la probabilità di sentirsi ascoltati e restare soddisfatti, imparando, contemporaneamente, ad accettare anche un certo grado di frustrazione, delusione, impotenza e non controllo: non possiamo ottenere tutto ciò che vogliamo, non possiamo pretendere che le persone siano come le desideriamo. Possiamo agire su noi stessi e scegliere, a volte, se andare o restare nella relazione o situazione stessante …
Pensa ad una tua difficoltà, frustrazione, delusione o situazione stressante e cerca di capire quale modalità stai utilizzando per affrontarla ed eventualmente cos’altro potresti fare…

5 passi per praticare il cambiamento

Ecco un percorso in 5 passi per realizzare i tuoi cambiamenti desiderati. Dalla sofferenza alla serenità.

Individua le SITUAZIONI per te stressanti e fonte di sofferenza emotiva (rabbia, preoccupazioni, sensi di colpa, vergogna, tristezza, solitudine, rimpianti, rimorsi, ecc.) in uno o più ambiti della tua vita (famiglia, lavoro, coppia, amici, ecc.).

Individua i tuoi PENSIERI cosiddetti “negativi” e fonte di sofferenza emotiva, i pensieri che ti fai nelle suddette situazioni; ad esempio: ce l’hanno con me, sono sfortunato, il mondo è ingiusto, le persone sono egoiste, io sono cretino, le persone si approfittano, non vale la pena di lottare, ecc. Trova proprio i pensieri che ti fai, in modo più dettagliato possibile.

Confronta i tuoi pensieri con la REALTÀ dei fatti: sono “veri” i miei pensieri? È possibile un’altra interpretazione della realtà? In che modo e per cosa mi sono “utili” questi miei pensieri? A cosa mi serve pensare quello che penso? Mi aiutano a soddisfare i miei bisogni e i miei desideri?

Crea NUOVI pensieri possibili. Da “affiancare” ai tuoi soliti pensieri fonte di sofferenza. Quali altri pensieri posso pensare in modo che siano più “utili e soddisfacenti” per me? Quali altri pensieri mi aiutano a realizzare i miei bisogni e desideri?

Fatti guidare da questi nuovi possibili pensieri nel compiere le tue SCELTE, nelle tue azioni quotidiane, nei comportamenti che adotti nelle situazioni stressanti. E verifica l’effetto che fa… Che risultati ottieni, quali emozioni vivi, che altri pensieri emergono…

Questo esercizio, se lo pratichi con attenzione e regolarità, aumenta enormemente la tua CONSAPEVOLEZZA (ti fa conoscere meglio i tuoi bisogni, i tuoi desideri, le tue convinzioni, le tue paure, i tuoi valori, i tuoi conflitti) e la RESPONSABILITÀ delle tue scelte, mettendoti di fronte al potere che hai di modificare la tua vita e facendoti anche vedere la tua impotenza di fronte al potere di scelta delle altre persone… Per IMPARARE, dunque, a CAMBIARE quello che puoi e devi cambiare tu e anche per IMPARARE ad ACCETTARE serenamente ciò che è fuori dal tuo controllo e dipende dalle intenzioni, dalle motivazioni e dalle azioni di altre persone.

Debolezza relazionale

Esistono due grandi tipi di debolezze umane nelle relazioni.
È debole chi minaccia, chi ricatta, chi paventa una ritorsione… Una debolezza mascherata da forza apparente. “Se fai così… Allora io farò così…”.
È debole chi subisce la minaccia, chi teme che la previsione diventi pericolo effettivo, chi è vittima dei movimenti altrui. Una debolezza per mancanza di sicurezza in se stessi.

Sono due forme di dipendenza.
Chi minaccia spesso dipende dalla propria pretesa frustrata, di fronte all’altro deludente non ha altri strumenti che minacciare.
Chi è sotto scacco della minaccia dipende dall’altro e teme il suo rifiuto/abbandono, angoscia vissuta se dovesse effettivamente realizzarsi la minaccia.

Pensa alle tue relazioni, famiglia, coppia, lavoro, amicizie, altre relazioni… Ti capita di recitare una di queste parti? Sempre la stessa debolezza? A volte ti ritrovi a minacciare, altre ad essere minacciato? È diverso nei diversi ambiti o sei proprio esperto di almeno uno dei due ruoli?

Come noterai ciascuno di questi due ruoli relazionali è fonte di sofferenza, se non immediata, certamente a lungo andare, creando una relazione intossicata da rancore, risentimenti, frustrazioni e delusioni reciproche.
Per creare buone relazioni, si può uscire da queste modalità malate attraverso una comunicazione autentica, coraggiosa, realmente efficace, prendendosi il rischio di perdere la relazione, ma anche di farla evolvere in modo più maturo e responsabile, realmente fonte di crescita per entrambi.

Interrompere l’autosabotaggio. Esercizio

L’equilibrio, la serenità e la felicità non si raggiungono cambiando gli altri, ma cambiando se stessi. Questo è probabilmente uno dei concetti più noti e abusati nel campo delle discipline filosofiche, spirituali e psicologiche, da sempre presente in svariate forme nel pensiero umano e nella pratica concreta in direzione di una vita che “vale la pena” di essere vissuta…
In termini operativi e specifici, questa massima esprime l’obiettivo fondamentale di ogni lavoro di cambiamento e crescita personale. In particolare, da un punto di vista psicoterapeutico, posso dire che si tratta di INTERROMPERE L’AUTOSABOTAGGIO.
Per autosabotaggio intendo quando i nostri desideri e bisogni sono ostacolati da parti di noi stessi che ne impediscono la realizzazione.
La nostra mente o teatro interiore o mondo psicologico è abitato da parti che, quasi completamente a nostra insaputa, combattono per avere la meglio, per avere le redini in mano, il timone della nostra vita.
A fronte di parti sane di noi che tendono a realizzare desideri positivi nella forma di relazioni appaganti, realizzazioni personali, esplorazione del mondo, creatività e curiosità, esistono altre parti di noi che sono all’opposizione delle prime. Tendono ad ostacolare, a mettere i bastoni tra le ruote, a svalutare ogni nostro sano proponimento, a boicottare ogni possibile successo, a rimarcare ogni fallimento, a creare continua tensione e insoddisfazione interiore, a colpevolizzarci quando vogliamo essere felici.
La psicoterapia opera per riscrivere questi dialoghi interiori, per vitalizzare le parti sane e desideranti e per ridurre l’impatto delle parti autodistruttive.
Ti suggerisco allora una breve attivazione per iniziare a conoscere i tuoi (eventuali?) autosabotaggi…
Prendi consapevolezza di un tuo desiderio o bisogno… Ora… Qualcosa che vorresti ottenere, realizzare, raggiungere, creare…
Nota cosa ti dici rispetto a questo desiderio… Nota quanto ti attivi, incoraggi, sostieni, stimoli…
E nota quanto invece ti poni dei limiti, quanto sopprimi il tuo slancio all’azione, quanto tendi a spegnere il tuo spirito vitale…
È un dialogo interiore sempre o spesso presente dentro di te… Tra la parte desiderante e quella inibente…
Per il momento nota solo questa lotta… Continua ad approfondire la conoscenza di questo teatro interiore che così tanto condiziona il tuo comportamento concreto reale e la tua soddisfazione e insoddisfazione…
Continua ad osservare fino a quando sorge una spinta ad agire… Forse non cambia niente… O forse inizi a prendere decisioni che non hai mai preso prima…

Antidolorifico magnifico. Gioco semiserio per la coppia

Ecco un gioco di coppia, un gioco serio nella misura in cui il lavoro di consapevolezza e conoscenza reciproca vi aiuta a piantare i semi per un futuro felice. Insieme.

Se è vero che è impossibile non essere delusi nelle relazioni, bisogna vedere come utilizzi la delusione.
La delusione è implicita nei rapporti interpersonali in quanto nessuno sarà mai perfettamente corrispondente a come lo vuole il partner. I due devono essere “intelligenti emotivamente” da fare i conti con la delusione reciproca in modo da trarne il massimo beneficio.
Per la consapevolezza e la responsabilità di ognuno dei due partner sono allora fondamentali tre passaggi (ciascuno dei due deve farli):

Comprendi in cosa sei deluso/a dal partner. Qual è lo scarto tra il modello ideale che hai in testa, nel cuore, forse nelle viscere, e la realtà in carne e ossa del tuo partner.

Chiedi al partner cosa vorresti cambiasse per farti sentire soddisfatto/a. E ascolta cosa dovresti cambiare tu per rendere soddisfatto/a il tuo partner.

Decidi in cosa impegnarti per migliorare ed avvicinarti a come ti vorrebbe il partner e a come ti vorresti tu. Verifica quanto sono compatibili i suoi desideri coi tuoi.

Tritate, mescolate, sbattete … E decidete come andare avanti…

Quando non riesci ad accettare l’inaccettabile

Sicuramente sarà capitato anche a te di confrontarti con situazioni che non riesci a mandare giù. Eventi e circostanze che ti riguardano e che ritieni ingiusti oppure danni che hai subito o anche comportamenti arroganti e strafottenti di altre persone; a volte veniamo a conoscenza di situazioni che anche se non ci riguardano direttamente smuovono comunque la nostra coscienza, la nostra rabbia, a volte il senso di impotenza. Possono essere eventi intimi, riguardanti i nostri rapporti interpersonali o anche situazioni di più ampia portata sociale che ci coinvolgono più o meno da vicino; basta che pensi a tante notizie di omicidi, stragi, catastrofi, sciagure, ecc.. A volte di origine “naturale”, altre volte provocate dalla bestialità umana o semplicemente dai conflitti di opinioni e valori che possono portare le persone a farsi del male, ad aggredirsi, ad odiarsi.

Potrai trovare anche tu nella tua vita, presente e passata, nei rapporti stretti o nel più ampio contesto di appartenenza sociale, situazioni in cui ti senti frustrato, deluso, stressato, non rispettato, ingannato, manipolato, apertamente aggredito. Guardando a questi fatti a volte riusciamo ad affrontarli e superarli al meglio, riuscendo ad ottenere cambiamenti importanti o compromessi soddisfacenti. Altre volte purtroppo restiamo nell’impotenza e non ci resta che … accettare. Che non significa rassegnarsi passivamente, ma assumere una posizione più serena nei confronti di ciò che in precedenza era fonte di emozioni negative, dolorose, rabbiose o addirittura di paura.

Allora, smettendo di rimuginarci sopra senza alcun effetto positivo, puoi fare quattro mosse per “accettare l’inaccettabile”:

  1. Chiediti cosa è inaccettabile per te in questa specifica situazione e perché è inaccettabile. Cosa significa per te inaccettabile nella specifica circostanza. È ingiusto? È sleale? È disonesto? È distante da ogni buon senso? È molto lontano da ciò che ti aspettavi ragionevolmente?
  2. Osserva senza giudicare. Guarda la situazione per quella che è, non per quella che avrebbe dovuto essere o avresti preferito che fosse. È così. Smetti di confrontarla con un’altra da te desiderata, ma di fatto non esistente.
  3. Verifica se puoi, intanto, trovare una strada per avvicinare il più possibile la situazione a ciò che desideri, l’inaccettabile a qualcosa che puoi anche accettare. Avvicinare ciò che è inizialmente frustrante a qualcosa che può essere almeno parzialmente soddisfacente. Trovare comunque qualche modalità o strategie per ottenere ciò che fino a questo momento non hai ottenuto, almeno per raggiungere qualche risultato.
  4. Sii consapevole comunque dei tuoi valori, di cosa è importante per te nella tua vita. E attivati di conseguenza con impegno disciplinato e azioni concrete. Puoi continuare a costruire la vita che vuoi basata sugli ideali che hai nonostante tu abbia incontrato e probabilmente incontrerai ancora situazioni, eventi, esperienze e persone che sono “inaccettabili” e pure “devi saper accettare”. Uno di questi valori potrebbe a questo punto riguardare proprio la tua resilienza o capacità di affrontare la frustrazione, la delusione, l’impotenza e i traumi e nonostante tutto uscirne integri, fisicamente ed emotivamente. Provati ed acciaccati, ma non distrutti.

Focus inutile e focus efficace

Esistono alcune strade scivolose nel quotidiano dei rapporti interpersonali. Strade evidenti in alcuni pensieri che tendiamo a far girare nella nostra testa.

NON DOVREI CHIEDERLO, dovrebbe capirlo da solo. Abbiamo l’aspettativa pericolosa che l’altro intuisca i nostri sentimenti, bisogni e desideri. A volte succede, forse un tempo succedeva, di fatto non sempre è possibile ottenere qualcosa senza chiederlo. Fosse un riconoscimento al lavoro. O fosse un gesto di tenerezza del partner. Fosse un invito di un amico o altro. A volte accade spontaneamente e può essere molto bello… Altre volte no… E dobbiamo scegliere cosa fare.

COME FA A NON CAPIRE. Abbiamo l’aspettativa pericolosa che l’altro abbia la stessa nostra prospettiva o cornice di riferimento oppure che l’altro abbia le nostre stesse informazioni o conoscenze per cui “dovrebbe” capire e fare quello che crediamo noi, magari senza chiarire o chiedere. Le nostre convinzioni sulla realtà sono solo ipotesi, possibilità, non certezze su una verità assoluta, la nostra, unica e incontrovertibile, valida e identica per tutti. Le nostre idee sulla realtà, interna ed esterna, sono frutto della nostra storia di vita e non Verità generali… Quello che per te è un gesto affettuoso per altri potrebbe risultare un’invadenza. Tu sei abituato ad urlare e l’altro vive con toni più pacati. Tu provieni da una famiglia unita che per l’altro è “appiccicosa”. Tu provieni da una famiglia “composta” che l’altro vive come freddezza.

COME HA POTUTO FARE UNA COSA DEL GENERE. L’aspettativa pericolosa in questo pensiero è che l’altro abbia i nostri stessi valori quindi faccia le stesse cose che facciamo o faremmo noi in una certa situazione. Pericolosissimo in ogni tipo di rapporto, alimenta conflitti e pretese perché l’altro non è come dovrebbe essere secondo ciò che io credo sia un pensiero giusto e un comportamento adeguato. Come ha potuto arrivare in così grave ritardo? Come ha potuto dimenticare ciò che gli avevo raccontato? Come ha potuto chiamarmi alle 23 della sera? Come ha potuto venirmi a svegliare alle 5 del mattino?

Quali altre aspettative pericolose ti vengono in mente e che ti portano a scivolare in rapporti interpersonali pieni di incomprensione, conflitto, delusione?

Queste situazioni esprimono lo stesso “ritornello della mente infelice”: gli altri dovrebbero essere diversi da come sono e dovrebbero essere come io li voglio, dovrebbero essere soddisfacenti invece che frustranti, corrispondenti alle mie aspettative e desideri invece che deludenti.

Una mente felice che puoi imparare a far funzionare in modo che ti porti gioia e soddisfazione è quella mente che smette di concentrarsi sul tentativo fallimentare di cambiare l’altro, il suo modo di pensare e agire. È una mente che più produttivamente può dedicarsi a:
Dare un SIGNIFICATO DIVERSO alle situazioni attraverso pensieri più realistici, meno assolutisti, più specifici, meno generalizzati e sempre uguali a se stessi. Appropriandosi della paternità del proprio pensiero rispettabile come ogni altro diverso pensiero.
Dai significati diversi potranno emergere EMOZIONI DIVERSE e anche la capacità di MODULARLE nelle loro intensità ed ESPRIMERLE in modo più efficace per risolvere i problemi interpersonali.
Per arrivare dunque a gestire le situazioni attraverso COMPORTAMENTI PIÙ ADEGUATI e mirati a raggiungere i propri SCOPI e desideri, nel rispetto dell’unicità di ognuno.