La differenza dentro la crisi

Sei in crisi?!?! Crisi relazionale? Crisi di coppia o in altre relazioni difficili, al lavoro, in famiglia, ecc.

Cosa determina la crisi della relazione? Tanti motivi possibili ovviamente: incomprensioni, scarsa comunicazione, mancato ascolto, disaccordo su decisioni importanti, rabbie non espresse, rabbie espresse in modo scomposto, parole dette e non dette, lotte di potere, pretese, atteggiamenti aggressivi, freddezza e distanza, noia, spegnimento di intenti comuni, ecc.
Tra gli svariati motivi, un elemento è comune: l’altro è percepito come frustrante perché non soddisfa appieno i nostri bisogni e desideri, l’altro è percepito deludente perché non si comporta come dovrebbe (secondo il nostro punto di vista), non è come dovrebbe essere (per essere proprio come lo vogliamo). E, come dice il saggio: “lo vedi che la cosa è reciproca?!”

Di fronte alla crisi, solitamente, adottiamo una o più strategie, alternativamente o in sequenza:
1. Tentiamo di cambiare l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
2. Esprimiamo all’altro cosa proviamo e cosa vogliamo… E facciamo i conti con la sua risposta…
3. Chiudiamo la relazione con l’altro… E facciamo i conti con la sua risposta…
4. Accettiamo la situazione e l’altro per quello che è… E facciamo i conti con la sua risposta…

L’altro è sempre presente.
Altro reale coi suoi comportamenti …
“Altro interno” per come lo abbiamo “costruito nella nostra mente” in base alla nostra storia di vita e per come oggi tende a colorare il modo in cui percepiamo l’altro reale.
Se siamo stati prepotentemente trascurati, rifiutati, lasciati soli…
Se siamo stati prepotentemente criticati, giudicati, umiliati…
Se siamo stati prepotentemente ostacolati, non supportati, boicottati nei nostri slanci vitali…
Se siamo stati ignorati, esclusi, isolati…
Probabilmente, molto probabilmente, avremo costruito un “Altro interno” prepotentemente “Trascurante”… “Giudicante”… “Ostacolante”… “Escludente”… E prepotentemente tenderemo ad incontrare gli altri reali con questi “occhiali messi in passato”… Tutti ci sembreranno come le persone che prepotentemente hanno condizionato la nostra vita…

A volte l’altro reale è proprio … … … Testa di c… Pezzo di m… Str… Insomma frustrante e deludente…
Altre volte, invece, è l’Altro interno a guidare prepotentemente le nostre interazioni con l’altro reale…

Avere chiarezza di questa differenza è il passaggio fondamentale per affrontare la crisi in modo utile. Spesso, infatti, quando non riusciamo a “differenziare” rischiamo di chiedere all’altro reale attuale (il partner, il capo, il collaboratore, l’amico, il negoziante, il poliziotto, ecc.), che pure sarà portatore di frustrazione e delusione, di risolvere questioni antiche che riguardano altre figure reali che abbiamo incontrato nella nostra vita (in infanzia, in adolescenza e non solo) e che nel tempo hanno messo radici nella nostra mente fino a condizionare prepotentemente i nostri incontri odierni e le nostre relazioni presenti…

Da ora in poi, dunque…
Nota la differenza…
E nota la differenza che fa…

Convivo dunque confliggo

Un pò per scherzo, un po’ seriamente, sono molti quelli che riferiscono un certo “stress da convivenza forzata”, oltre a quello già legato all’emergenza sanitaria e alle negative previsioni sull’economia e sul mondo del lavoro.
Dobbiamo restare a casa con fiducia che tutto andrà bene, lontani dalle nostre occupazioni e abitudini quotidiane, e al momento dobbiamo restare vicini ai nostri intimi. Ciò può favorire una serie di eventi stressanti e conflitti che necessitano di essere governati in modo sano ed utile al mantenimento di relazioni sufficientemente armoniche. Ecco, ad esempio, alcune brevi indicazioni nella forma di strategie comunicative concrete ed essenziali per affrontare l’emergenza della forzata convivenza.

– Osserva con cura le situazioni che sono per te fonte di stress, conflitti, tensioni, ecc.. Invece che farti guidare dai tuoi schemi mentali precostituiti, osserva in modo attento e specifico: cosa è successo, quando, dove, chi è coinvolto, perché è successo secondo te e perché è successo secondo le altre persone coinvolte
– Ascolta, quindi, prima di rispondere
– Ascolta fino alla fine e con attenzione prima di pensare a cosa rispondere
– Invece di colpevolizzare, rimproverare, giudicare, inizia prima di tutto a rispettare il punto di vista dell’altro, cercando di vedere e comprendere il mondo come può vederlo l’altro, a partire dalle sue emozioni e dai suoi bisogni frustrati
– Osserva con attenzione prima di “pre-giudicare”
– Sospendi il giudizio: l’altro, anche molto vicino, è diverso da te, non è obbligato ad essere come tu lo vuoi; ha pensieri, emozioni, bisogni, valori e prospettive sul mondo che possono più o meno sovrapporsi alle tue
– Ascolta la sua verità piuttosto che imporre la tua verità
– Quando ti arriva una critica da parte dell’altro, chiedigli qual è il suo bisogno, cosa vuole effettivamente da te, cosa vorrebbe che tu facessi (e digli, quindi, cosa puoi fare, cosa sei disposto a fare, cosa farai e cosa no…)
– Trasforma la tua critica all’altro nell’espressione del tuo bisogno e desiderio all’altro
– Trasforma la tua pretesa (che equivale ad imporre un obbligo all’altro) in una richiesta (a cui l’altro quindi può dire sì come no)
– Trasforma la tua richiesta ampia, generica, vaga in una più utile e potenzialmente efficace richiesta concreta, specifica, circostanziata: cosa desideri e cosa vorresti che l’altro facesse in termini di comportamenti visibili ed azioni precise

Leggi e rileggi queste brevi indicazioni per capire come ti comporti e come comunichi con l’altro, l’effetto che ottieni e quello che potresti ottenere se cominciassi a modificare qualcosa del tuo modo di pensare, agire, comunicare.

#iorestoacasa… La decisione giusta

Oggi come persona sei l’esito delle decisioni che hai preso da una vita, ferma restando la decisione che hanno preso i tuoi genitori di farti venire al mondo. Ferme restando e valendo altre ipotesi sulla genesi del mondo e sulle decisioni riguardo alla venuta di ciascuno di noi al mondo…
La tua vita è disegnata dalle decisioni che prendi. Piccole e grandi. Caffè o tè? Mare o montagna? Figli o no? Lavoro dipendente o altro? Tradire o no? Confessare o meno? Uscire o non uscire?
La tua giornata è piena di decisioni nei tuoi vari ambiti di vita e nei ruoli che incarni. Come partner, come genitore, come figlio, come lavoratore, come amico, ecc.
La vita ti presenta da sempre e per sempre ti presenterà vari bivi, almeno un bivio, oppure un trivio, insomma la necessità di prendere una tra molteplici strade.
Cosa ti hanno insegnato le decisioni che hai preso in passato?
Le decisioni che devi prendere ti presentano sempre uno o più opposti o dilemmi da vivere nella tua esperienza: certezza vs imprevedibilità, fiducia vs controllo, controllo personale vs controllo altrui, benefici vs rinunce, rimorsi vs rimpianti.
Quando devi prendere una decisione, immagini le conseguenze, cerchi di prevedere gli scenari che potranno derivare dalle tue scelte, per decidere innanzitutto quale prezzo pagare, quale rischio correre, cosa inseguire, cosa lasciarti alle spalle.
Ma anche cosa sbagliare, cosa sarà eventualmente rimediabile e cosa potrebbe essere irrimediabile.
Il dilemma fondamentale è: se facessi questo, cosa succederebbe? E se invece facessi quest’altro, cosa succederebbe? Per ogni strada c’è l’alternativa.
Se… Però…
Sì,… Però…

Dunque, in sintesi, la decisione RICHIEDE TRE INGREDIENTI.

Ci vuole CONSAPEVOLEZZA di valori (cosa per te è importante), di priorità (cosa deve venire per primo, a cosa non vuoi proprio rinunciare, cosa deve essere presente nella tua scelta), di rinunce da mettere in conto, chiaramente.

Ci vuole RESPONSABILITÀ ovvero fare una scelta comunque non completamente prevedibile nei suoi esiti né completamente controllabile in modo diretto e ovviamente non perfetta, se per perfetto si intende riuscire ad avere o raggiungere tutto, tutti i bisogni soddisfatti, tutti i desideri realizzati, tutti contenti nessuno escluso, tutti soddisfatti nessuno deluso. Per le missioni impossibili ancora non siamo attrezzati come specie.

E ci vuole un METODO EFFICACE. Un metodo AIA. Azione. Informazione. Azione. Se e vero che esistono due tipi di fallimenti: “agire senza pensare” e “pensare senza agire”, allora rifletti il giusto e quindi agisci. Quando agisci capisci, puoi comprendere cosa ha funzionato e cosa no, in modo che l’azione successiva terrà conto delle informazioni fondamentali che hai raccolto e delle riflessioni che hai fatto.
Quale sarà la tua prossima decisione?

Come si risolve e perché non si risolve un conflitto interpersonale

Quando qualcuno continua ad essere arrabbiato con te, ma non manifesta l’intenzione di affrontare le questioni in sospeso o irrisolte, continuando solo ad accusarti e colpevolizzarti per come ti sei comportato… Chiedigli cosa puoi fare per affrontare insieme la situazione, chiuderla, definirla, chiarirla per andare avanti o chiudere la relazione. E aspetta la risposta dell’altro…

Quando tu continui ad indugiare in accuse e colpevolizzazioni verso una persona per cui provi rabbia e dolore, dolore e rabbia, chiediti di cosa hai bisogno per affrontare seriamente la questione irrisolta e definire la vostra relazione, chiuderla o fare un salto di qualità. E chiedi all’altro cosa può fare per aiutarti in questa direzione…

Questo è ciò che fa l’adulto. Se non riuscite a farlo, allora si tratta di interrogare il “bambino ferito” dentro l’adulto. Dentro ciascuno di voi. Perché non riuscite a staccarvi dalla ripetizione dolorosa di rabbia, rancore, desiderio di vendetta, senso di ingiustizia, ecc.? Di cosa avete bisogno per affrontare in modo responsabile e maturo i motivi del contendere? Quali bisogni più o meno nascosti vi portano a sostare nella ripetizione dolorosa e inefficace
Rispondere a queste domande è il modo per trovare la strada, per divenire consapevoli di ciò che anima il conflitto e per scegliere cosa farne, assumendosi la responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte. Ignorare queste domande significa perpetuare la propria e l’altrui sofferenza.
Aspettarsi che tutto questo sia facile significa alimentare un’illusione tipicamente infantile; predisporsi ad affrontare la difficoltà della situazione significa sperimentarsi da adulto di fronte alle proprie paure per ampliare la propria capacità di scelta matura e responsabile.
Fortunatamente non si tratta di un percorso “tutto o niente”. Puoi cominciare a sperimentarti in qualche conflitto, in alcune aree di vita, per allargare successivamente la tua capacità di governare ogni tuo conflitto interpersonale e ogni fonte di frustrazione. Buon inizio…

Come governi il tuo stress

Stress è una delle parole più abusate degli ultimi decenni. Tu sai quando la usi e per esprimere cosa? Quando ti senti stressato? Cosa e chi ti stressa? Come manifesti il tuo stress? Quali sono le situazioni per te più stressanti? Domande semplici, risposte non scontate. Sicuramente esistono modi utili e meno utili per governare il tuo stress. Prova a fare un’autoanalisi delle modalità che solitamente adotti. Ti fornisco qualche suggerimento, se ne hai altri ti invito a condividerli.
Io ho individuato 5 grandi modalità per fronteggiare e governare le situazioni stressanti, più o meno quotidiane. Le propongo in ordine “evolutivo”, dalle più inefficaci alle più utili, secondo me.
1. SOPPORTAZIONE. Non ci posso fare niente e sguazzo nel mio senso di impotenza. Fino a quando scoppio…
2. EVITAMENTO. Meglio non pensarci. Meglio ritirarsi. Meglio, forse, a breve termine, a lungo termine pagherai un conto salato…
3. REAZIONE AGGRESSIVA. Eliminare la fonte dello stress o ridurne l’impatto stressogeno. Magari fosse facile, spesso sbagliamo bersaglio e diventiamo aggressivi e violenti contro persone e cose che non sono le vere cause del nostro stress. Comunque a lungo andare l’aggressività chiama altra aggressività in un’escalation destinata a distruggere tutti, a creare più danni che effettive soluzioni.
4. IRONIA e AUTOIRONIA. Spesso sdrammatizzare, relativizzare, cambiare prospettiva, anche prendersi in giro è la vera virtù dei forti, anche se non sempre disponibile e non per tutti.
5. PARLARE EFFICACEMENTE. Esprimere chiaramente e in modo rispettoso i propri pensieri ed emozioni, i propri bisogni e desideri, facendo richieste specifiche e motivate agli interlocutori coinvolti nella situazione stessante. Creando il terreno per risolvere problemi e conflitti, aumentando di molto la probabilità di sentirsi ascoltati e restare soddisfatti, imparando, contemporaneamente, ad accettare anche un certo grado di frustrazione, delusione, impotenza e non controllo: non possiamo ottenere tutto ciò che vogliamo, non possiamo pretendere che le persone siano come le desideriamo. Possiamo agire su noi stessi e scegliere, a volte, se andare o restare nella relazione o situazione stessante …
Pensa ad una tua difficoltà, frustrazione, delusione o situazione stressante e cerca di capire quale modalità stai utilizzando per affrontarla ed eventualmente cos’altro potresti fare…

5 passi per praticare il cambiamento

Ecco un percorso in 5 passi per realizzare i tuoi cambiamenti desiderati. Dalla sofferenza alla serenità.

Individua le SITUAZIONI per te stressanti e fonte di sofferenza emotiva (rabbia, preoccupazioni, sensi di colpa, vergogna, tristezza, solitudine, rimpianti, rimorsi, ecc.) in uno o più ambiti della tua vita (famiglia, lavoro, coppia, amici, ecc.).

Individua i tuoi PENSIERI cosiddetti “negativi” e fonte di sofferenza emotiva, i pensieri che ti fai nelle suddette situazioni; ad esempio: ce l’hanno con me, sono sfortunato, il mondo è ingiusto, le persone sono egoiste, io sono cretino, le persone si approfittano, non vale la pena di lottare, ecc. Trova proprio i pensieri che ti fai, in modo più dettagliato possibile.

Confronta i tuoi pensieri con la REALTÀ dei fatti: sono “veri” i miei pensieri? È possibile un’altra interpretazione della realtà? In che modo e per cosa mi sono “utili” questi miei pensieri? A cosa mi serve pensare quello che penso? Mi aiutano a soddisfare i miei bisogni e i miei desideri?

Crea NUOVI pensieri possibili. Da “affiancare” ai tuoi soliti pensieri fonte di sofferenza. Quali altri pensieri posso pensare in modo che siano più “utili e soddisfacenti” per me? Quali altri pensieri mi aiutano a realizzare i miei bisogni e desideri?

Fatti guidare da questi nuovi possibili pensieri nel compiere le tue SCELTE, nelle tue azioni quotidiane, nei comportamenti che adotti nelle situazioni stressanti. E verifica l’effetto che fa… Che risultati ottieni, quali emozioni vivi, che altri pensieri emergono…

Questo esercizio, se lo pratichi con attenzione e regolarità, aumenta enormemente la tua CONSAPEVOLEZZA (ti fa conoscere meglio i tuoi bisogni, i tuoi desideri, le tue convinzioni, le tue paure, i tuoi valori, i tuoi conflitti) e la RESPONSABILITÀ delle tue scelte, mettendoti di fronte al potere che hai di modificare la tua vita e facendoti anche vedere la tua impotenza di fronte al potere di scelta delle altre persone… Per IMPARARE, dunque, a CAMBIARE quello che puoi e devi cambiare tu e anche per IMPARARE ad ACCETTARE serenamente ciò che è fuori dal tuo controllo e dipende dalle intenzioni, dalle motivazioni e dalle azioni di altre persone.

Debolezza relazionale

Esistono due grandi tipi di debolezze umane nelle relazioni.
È debole chi minaccia, chi ricatta, chi paventa una ritorsione… Una debolezza mascherata da forza apparente. “Se fai così… Allora io farò così…”.
È debole chi subisce la minaccia, chi teme che la previsione diventi pericolo effettivo, chi è vittima dei movimenti altrui. Una debolezza per mancanza di sicurezza in se stessi.

Sono due forme di dipendenza.
Chi minaccia spesso dipende dalla propria pretesa frustrata, di fronte all’altro deludente non ha altri strumenti che minacciare.
Chi è sotto scacco della minaccia dipende dall’altro e teme il suo rifiuto/abbandono, angoscia vissuta se dovesse effettivamente realizzarsi la minaccia.

Pensa alle tue relazioni, famiglia, coppia, lavoro, amicizie, altre relazioni… Ti capita di recitare una di queste parti? Sempre la stessa debolezza? A volte ti ritrovi a minacciare, altre ad essere minacciato? È diverso nei diversi ambiti o sei proprio esperto di almeno uno dei due ruoli?

Come noterai ciascuno di questi due ruoli relazionali è fonte di sofferenza, se non immediata, certamente a lungo andare, creando una relazione intossicata da rancore, risentimenti, frustrazioni e delusioni reciproche.
Per creare buone relazioni, si può uscire da queste modalità malate attraverso una comunicazione autentica, coraggiosa, realmente efficace, prendendosi il rischio di perdere la relazione, ma anche di farla evolvere in modo più maturo e responsabile, realmente fonte di crescita per entrambi.

Interrompere l’autosabotaggio. Esercizio

L’equilibrio, la serenità e la felicità non si raggiungono cambiando gli altri, ma cambiando se stessi. Questo è probabilmente uno dei concetti più noti e abusati nel campo delle discipline filosofiche, spirituali e psicologiche, da sempre presente in svariate forme nel pensiero umano e nella pratica concreta in direzione di una vita che “vale la pena” di essere vissuta…
In termini operativi e specifici, questa massima esprime l’obiettivo fondamentale di ogni lavoro di cambiamento e crescita personale. In particolare, da un punto di vista psicoterapeutico, posso dire che si tratta di INTERROMPERE L’AUTOSABOTAGGIO.
Per autosabotaggio intendo quando i nostri desideri e bisogni sono ostacolati da parti di noi stessi che ne impediscono la realizzazione.
La nostra mente o teatro interiore o mondo psicologico è abitato da parti che, quasi completamente a nostra insaputa, combattono per avere la meglio, per avere le redini in mano, il timone della nostra vita.
A fronte di parti sane di noi che tendono a realizzare desideri positivi nella forma di relazioni appaganti, realizzazioni personali, esplorazione del mondo, creatività e curiosità, esistono altre parti di noi che sono all’opposizione delle prime. Tendono ad ostacolare, a mettere i bastoni tra le ruote, a svalutare ogni nostro sano proponimento, a boicottare ogni possibile successo, a rimarcare ogni fallimento, a creare continua tensione e insoddisfazione interiore, a colpevolizzarci quando vogliamo essere felici.
La psicoterapia opera per riscrivere questi dialoghi interiori, per vitalizzare le parti sane e desideranti e per ridurre l’impatto delle parti autodistruttive.
Ti suggerisco allora una breve attivazione per iniziare a conoscere i tuoi (eventuali?) autosabotaggi…
Prendi consapevolezza di un tuo desiderio o bisogno… Ora… Qualcosa che vorresti ottenere, realizzare, raggiungere, creare…
Nota cosa ti dici rispetto a questo desiderio… Nota quanto ti attivi, incoraggi, sostieni, stimoli…
E nota quanto invece ti poni dei limiti, quanto sopprimi il tuo slancio all’azione, quanto tendi a spegnere il tuo spirito vitale…
È un dialogo interiore sempre o spesso presente dentro di te… Tra la parte desiderante e quella inibente…
Per il momento nota solo questa lotta… Continua ad approfondire la conoscenza di questo teatro interiore che così tanto condiziona il tuo comportamento concreto reale e la tua soddisfazione e insoddisfazione…
Continua ad osservare fino a quando sorge una spinta ad agire… Forse non cambia niente… O forse inizi a prendere decisioni che non hai mai preso prima…

Antidolorifico magnifico. Gioco semiserio per la coppia

Ecco un gioco di coppia, un gioco serio nella misura in cui il lavoro di consapevolezza e conoscenza reciproca vi aiuta a piantare i semi per un futuro felice. Insieme.

Se è vero che è impossibile non essere delusi nelle relazioni, bisogna vedere come utilizzi la delusione.
La delusione è implicita nei rapporti interpersonali in quanto nessuno sarà mai perfettamente corrispondente a come lo vuole il partner. I due devono essere “intelligenti emotivamente” da fare i conti con la delusione reciproca in modo da trarne il massimo beneficio.
Per la consapevolezza e la responsabilità di ognuno dei due partner sono allora fondamentali tre passaggi (ciascuno dei due deve farli):

Comprendi in cosa sei deluso/a dal partner. Qual è lo scarto tra il modello ideale che hai in testa, nel cuore, forse nelle viscere, e la realtà in carne e ossa del tuo partner.

Chiedi al partner cosa vorresti cambiasse per farti sentire soddisfatto/a. E ascolta cosa dovresti cambiare tu per rendere soddisfatto/a il tuo partner.

Decidi in cosa impegnarti per migliorare ed avvicinarti a come ti vorrebbe il partner e a come ti vorresti tu. Verifica quanto sono compatibili i suoi desideri coi tuoi.

Tritate, mescolate, sbattete … E decidete come andare avanti…

Quando non riesci ad accettare l’inaccettabile

Sicuramente sarà capitato anche a te di confrontarti con situazioni che non riesci a mandare giù. Eventi e circostanze che ti riguardano e che ritieni ingiusti oppure danni che hai subito o anche comportamenti arroganti e strafottenti di altre persone; a volte veniamo a conoscenza di situazioni che anche se non ci riguardano direttamente smuovono comunque la nostra coscienza, la nostra rabbia, a volte il senso di impotenza. Possono essere eventi intimi, riguardanti i nostri rapporti interpersonali o anche situazioni di più ampia portata sociale che ci coinvolgono più o meno da vicino; basta che pensi a tante notizie di omicidi, stragi, catastrofi, sciagure, ecc.. A volte di origine “naturale”, altre volte provocate dalla bestialità umana o semplicemente dai conflitti di opinioni e valori che possono portare le persone a farsi del male, ad aggredirsi, ad odiarsi.

Potrai trovare anche tu nella tua vita, presente e passata, nei rapporti stretti o nel più ampio contesto di appartenenza sociale, situazioni in cui ti senti frustrato, deluso, stressato, non rispettato, ingannato, manipolato, apertamente aggredito. Guardando a questi fatti a volte riusciamo ad affrontarli e superarli al meglio, riuscendo ad ottenere cambiamenti importanti o compromessi soddisfacenti. Altre volte purtroppo restiamo nell’impotenza e non ci resta che … accettare. Che non significa rassegnarsi passivamente, ma assumere una posizione più serena nei confronti di ciò che in precedenza era fonte di emozioni negative, dolorose, rabbiose o addirittura di paura.

Allora, smettendo di rimuginarci sopra senza alcun effetto positivo, puoi fare quattro mosse per “accettare l’inaccettabile”:

  1. Chiediti cosa è inaccettabile per te in questa specifica situazione e perché è inaccettabile. Cosa significa per te inaccettabile nella specifica circostanza. È ingiusto? È sleale? È disonesto? È distante da ogni buon senso? È molto lontano da ciò che ti aspettavi ragionevolmente?
  2. Osserva senza giudicare. Guarda la situazione per quella che è, non per quella che avrebbe dovuto essere o avresti preferito che fosse. È così. Smetti di confrontarla con un’altra da te desiderata, ma di fatto non esistente.
  3. Verifica se puoi, intanto, trovare una strada per avvicinare il più possibile la situazione a ciò che desideri, l’inaccettabile a qualcosa che puoi anche accettare. Avvicinare ciò che è inizialmente frustrante a qualcosa che può essere almeno parzialmente soddisfacente. Trovare comunque qualche modalità o strategie per ottenere ciò che fino a questo momento non hai ottenuto, almeno per raggiungere qualche risultato.
  4. Sii consapevole comunque dei tuoi valori, di cosa è importante per te nella tua vita. E attivati di conseguenza con impegno disciplinato e azioni concrete. Puoi continuare a costruire la vita che vuoi basata sugli ideali che hai nonostante tu abbia incontrato e probabilmente incontrerai ancora situazioni, eventi, esperienze e persone che sono “inaccettabili” e pure “devi saper accettare”. Uno di questi valori potrebbe a questo punto riguardare proprio la tua resilienza o capacità di affrontare la frustrazione, la delusione, l’impotenza e i traumi e nonostante tutto uscirne integri, fisicamente ed emotivamente. Provati ed acciaccati, ma non distrutti.