Valori, consapevolezza e cambiamento

Quali aggettivi positivi potresti usare per descriverti? Ad esempio, intelligente, generoso, disponibile, affidabile, furbo, capace, appassionato, ecc. Trova i tuoi, almeno 5 aggettivi che esprimono tue caratteristiche positive o qualità. Ora trova le caratteristiche opposte alle qualità positive che ti caratterizzano. Ad esempio, l’opposto di intelligente potrebbe essere stupido o scemo. L’opposto di capace potrebbe essere incompetente, inetto, inadeguato. L’opposto di generoso potrebbe essere egoista; affidabile-inaffidabile; furbo-scemo, per qualcuno furbo-onesto; disponibile-menefreghista; appassionato-arido o spento o vuoto. Come vedi puoi sbizzarrirti nel cercare uno o più aggettivi qualificativi per te significativi ovvero che definiscono il significato che dai a certi comportamenti e persone, a cominciare da te stesso.
Ora, come definisci il tuo stato attuale insoddisfacente? Depresso, stressato, ansioso, deluso, frustrato, angosciato, disperato, preoccupato, disilluso, fallito, colpevole, arrabbiato, ecc.
Come vorresti sentirti? Felice, rilassato, sereno, tranquillo, appagato, realizzato, sicuro, ecc.
Prendi uno di questi aggettivi che descrivono il cambiamento che vorresti raggiungere. Ad esempio, sereno. Cosa significa per te essere sereno? Ad esempio, appagato, grato, amorevole.
Potrebbe succedere che un cambiamento che vorresti realizzare sia associato a caratteristiche negative che non ti piacciono e non vorresti avere. Ad esempio, se per te essere felice coincidesse almeno in parte con egoista? Se sentirti appagato richiedesse di trascurare gli amici che per te sono un valore importante, se rilassato coincidesse con lavorare di meno e per te il lavoro fosse un valore primario?
Questi esempi per dimostrarti come a volte il cambiamento che pure desideriamo può essere ostacolato da conflitti interiori tra ciò che vorremmo e qualcosa per noi negativo che questo implicherebbe.
A questo punto ci troveremmo di fronte alla necessità di scegliere a cosa rinunciare, cosa sacrificare.
Può essere utile allora farsi aiutare dalla consapevolezza. Ad esempio, individuando persone del proprio ambiente che riescono ad incarnare sia certi aspetti che altri senza sentirsi in conflitto, magari una persona può sentirsi felice anche se si sente egoista perché per lei la felicità è un valore primario o perché per lei essere egoista non ha un significato negativo ma semplicemente descrive chi si occupa dei propri bisogni.
O farsi aiutare dalla fantasia, immaginando di aver realizzato già il cambiamento desiderato, immaginando quindi che tipo di vita sarebbe una volta raggiunto il cambiamento.
O ancora chiedersi cosa significa essere sereno? Perché è importante e desiderabile essere sereni (oltre le ovvie risposte)? Come è una persona serena? Che vita conduce una persona serena?
Come vedi, la consapevolezza è una strada maestra, una lunga strada del percorso dalle miserie alle meraviglie. Miserie e meraviglie sono opposti? Potresti chiederlo ad ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
A proposito, qual è il contrario di consapevole?

Promuovere la salute e prevenire il disagio emotivo

La felicità o almeno la serenità e quindi un qualche grado di salute mentale, emotiva e interpersonale sono legate ad alcune ispirazioni per il proprio comportamento.
1. Cercare di conoscere e realizzare i propri BISOGNI. Ad esempio, nei diversi ambiti e ruoli puoi avere bisogni di amore, cura e protezione; bisogni di stima, successo e realizzazione personale; bisogni di autonomia ed esplorazione; bisogni di creare legami e far parte di gruppi; ecc. È fondamentale cercare di riconoscere, contattare, esprimere e soddisfare il bisogno primario in uno specifico momento e situazione.
2. Riuscire a raggiungere un COMPROMESSO SOSTENIBILE tra BISOGNI IN CONFLITTO. Non puoi avere tutto e contemporaneamente.
3. Imparare a TOLLERARE la FRUSTRAZIONE cioè il divario tra ciò che vorremmo e ciò che otteniamo, la differenza tra una completa e una parziale soddisfazione. Probabilmente sono veramente poche le situazioni in cui siamo totalmente soddisfatti.
4. Essere FLESSIBILE nei MODI e nelle STRATEGIE per soddisfare i propri bisogni. Quello che ha funzionato una volta può non funzionare sempre. Quello che ha funzionato allora non è detto che funzioni anche ora. Un comportamento adattivo quando eri bambino potrebbe essere disfunzionale oggi.
5. Avere CHIAREZZA sui PROPRI VALORI (cosa è importante nella vita) e impegnarsi a realizzarli al meglio possibile attraverso comportamenti costanti e coerenti col valore. Come i bisogni, anche i valori sono guida fondamentale del nostro agire quotidiano.
6. Imparare ad ACCETTARE la NOSTRA IMPOTENZA, mantenendo la fiducia, la speranza e l’impegno effettivo a creare la vita che vogliamo, oltre ogni pretesa di impossibile perfezione.
Quando riusciamo a farci ispirare da questi principi, aumentiamo notevolmente la probabilità di vivere una vita piena, appagante, dotata di senso e valore. A quel punto non ci resta che leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Perché stai male!? Come puoi curare la tua sofferenza…

La tua sofferenza non deriva tanto dalle esperienze avverse che vivi, dalla frustrazione che ti si presenta più o meno frequentemente nella tua quotidianità o dalla delusione che ti viene spesso a trovare perché le persone non si comportano come tu vorresti. La tua sofferenza, insomma, non deriva dallo stress e dal dolore emotivo che pure caratterizzano la tua vita, ma dall’obiettivo che ti poni rispetto ad essi.
Se il tuo scopo, più o meno consapevole, è di eliminare completamente stress, dolore, frustrazione e delusione, allora stai pretendendo da te stesso e dalla realtà qualcosa di impossibile. E se non ti rendi conto di questo, continuerai in modo rigido, ripetitivo e auto-frustrante a cercare di ottenere questo risultato impossibile.
Una completa soddisfazione è impossibile. Per due motivi generali che ritrovi in ogni situazione specifica.
1. Un divario tra reale e ideale è la regola. La perfetta corrispondenza tra ciò che desideri e ciò che realizzi è l’eccezione. Se pretendi che l’eccezione diventi la regola, stai all’interno di una missione impossibile che alimenta la frustrazione iniziale, rabbia e senso di colpa, senso di impotenza e fallimento.
2. Un conflitto tra bisogni è la regola. Una perfetta soddisfazione di ogni bisogno è l’eccezione. La soddisfazione di uno specifico bisogno implica almeno temporaneamente la parziale o completa insoddisfazione di altri bisogni. La frustrazione quindi è qualcosa di inevitabile. Ciò che puoi evitare è di tentare, in modo illusorio e auto-fallimentare, di eliminarla completamente.
Conseguentemente, la cura della sofferenza (stress, frustrazione, delusione e corteo delle emozioni dolorose) è possibile attraverso la ridefinizione della propria idea di benessere e felicità, basata non più su un ideale onnipotente di perfezione e soddisfazione assoluta, ma sull’imparare a tollerare e accettare lo scarto tra ciò che vogliamo e ciò che otteniamo, abbandonando la pretesa di eliminarlo totalmente. Ad esempio, ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, è molto lontano dalla perfezione eppure può esserti molto utile nel tuo processo di crescita personale. Vuoi cominciare a leggerlo o resti ad aspettare il libro perfetto che speri che esca?

Il Sì… Ma… interiore

Desidero… Ma non voglio…
Pensieri di questo tipo ostacolano la realizzazione dei nostri desideri.
Prova a completare la frase più volte partendo da un tuo desiderio (bisogno, scopo, obiettivo) e dalla paura di ciò che potrebbe succedere (la conseguenza che temi, se realizzassi quel desiderio).
Desidero… Ma non voglio…
Desidero… Ma non voglio…
Desidero… Ma non voglio…
Desidero… Ma non voglio…
Credo avrai trovato numerosi esempi di questa credenza, non sempre chiaramente consapevole, che ha un impatto forte nel regolare il tuo comportamento, nell’inibire alcune azioni che vorresti fare, ma che non fai per la paura delle conseguenze, per evitare una scenario che ti procurerebbe dolore.
In qualche modo, questa credenza esprime il “voglio questo… senza perdere quest’altro”; “voglio questo… senza pagarne il prezzo”; “voglio questo e pure quest’altro, voglio tutto”.
Molta parte della sofferenza nasce da questo tiro alla fune interiore tra ciò che desideriamo e ciò che temiamo potrebbe accadere se raggiungessimo ciò che vogliamo.
Molta parte di una psicoterapia si focalizza sul raggiungere questa consapevolezza del conflitto interiore, nell’aiutare la persona ad inseguire i suoi desideri sani e legittimi, nell’accettare il rischio che si realizzi lo stato temuto, consapevoli che può essere comunque tollerato in quanto doloroso, ma non catastrofico. Un altro Sì, ma… In questo caso pieno di speranza: Sì doloroso, ma non distruttivo.

Il costo e il valore

Vorresti dire quanto sei triste, ma temi di essere considerato fragile.
Vorresti mostrare le tue capacità, ma temi di dispiacere qualcuno che si sente inferiore a te.
Vorresti portare le tue preoccupazioni al gruppo, ma temi di essere giudicato il solito pessimista.
Vorresti chiedere qualcosa di diverso al tuo partner a letto, ma temi di essere giudicato o di umiliarlo.
Vorresti mettere in guardia gli amici dal pericolo, ma temi di essere criticato come il solito fifone.
Costa di più la rinuncia al tuo desiderio o la conseguenza temuta se lo realizzi?
Vale di più la soddisfazione del tuo desiderio o la sicurezza della zona di comfort?
Dai più valore all’espressione autentica di ciò che provi, pensi e vorresti o alla tranquillità di non creare troppi problemi nelle tue relazioni?
Se esplori le implicazioni di queste domande e delle risposte che puoi cercare osservando il tuo comportamento nella tua vita quotidiana, avrai fatto un’enorme chiarezza su ciò che genera una parte importante della tua sofferenza e frustrazione e come poterle ridurre cominciando ad adottare nuovi comportamenti. In particolare, cominciando a darti il permesso di perseguire i tuoi desideri, prendendoti il rischio di ciò che potrebbe accadere.
Ecco altri esempi che spero ti aiutino a comprendere il valore di fare scelte orientate dai nostri desideri e l’importanza di affrontare le nostre paure in direzione della vita piena che vogliamo.
Vorresti uscire con quella ragazza, ma temi che se glielo chiedessi verresti rifiutato.
Vorresti andare a vivere da solo, ma temi che sarà un’esperienza fallimentare.
Vorresti chiedere un aumento, ma temi di passare per una persona pretenziosa.
Vorresti fare alcune amicizie, ma temi di non essere all’altezza di quel gruppo e di essere umiliato.
Vorresti esprimere la tua rabbia, ma temi di essere rimproverato e abbandonato.
Vorresti chiedere aiuto, ma temi di essere giudicato un debole.
Vorresti salire sul palco, ma temi di bloccarti e fare una figuraccia.
Vorresti esprimere la tua opinione, ma temi di essere ignorato.
Vorresti esprimere il tuo entusiasmo per il risultato raggiunto, ma temi che verresti giudicato arrogante.
Vorresti chiedere di più, ma temi di risultare ingrato.
Vorresti prendere tempo per pensare ad una decisione da prendere, ma temi di essere scartato a favore di altri.
Vorresti esprimere tutta la tua eccitazione, ma temi di perdere il controllo.
Vorresti fare una certa scelta, ma temi di deludere qualcuno per te importante.
Vorresti condividere la tua gioia, ma temi di essere frainteso.
Vorresti, ma ti freni!!! A volte è molto sensato, giusto, realistico, adattivo.
Vorresti, ma ti freni!!! In questa dinamica interiore, soprattutto se troppo sbilanciata a favore della paura, può nascere la sofferenza.
Trovare una nuova regolazione del rapporto tra desiderio e paura è la via della cura. Per passare dalla miseria alla meraviglia, come scoprirai leggendo ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Datti la possibilità

Soprattutto nelle relazioni più importanti dal punto di vista affettivo, spesso, ci troviamo ad accusare gli altri di aver fatto una serie di cose per cui ci lamentiamo, additandoli della nostra sofferenza. Con quale scopo muoviamo queste accuse? Per ottenere cosa? Cosa vorremmo cambiasse? Cosa effettivamente otteniamo come risultato di queste accuse, critiche o rimproveri?
Prendi ciascuna delle situazioni in cui accusi l’altra persona di essersi comportata in un certo modo che non ti è piaciuto e prova a dire (a te stesso prima di tutto): in questa situazione IO HO PERMESSO CHE… Poi magari inizia a dire all’altro: in questa situazione IO TI HO PERMESSO DI…
Si tratta sostanzialmente di passare DAL COLPEVOLIZZARE l’altro in modo inutile, sterile, dannoso e controproducente, ALL’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ in prima persona del proprio cambiamento nella relazione.
Prova e vedi l’effetto che fa…
Agisci in modo nuovo per capire cose nuove…
Inizia a cambiare tu per cambiare l’altro…
Quando inizi a porti tu in modo diverso dal solito, induci, direttamente e indirettamente, l’altro a cambiare, ad adattarsi, a tenere conto del tuo nuovo comportamento e della tua nuova posizione nella relazione…
È una questione di scelte! Vuoi continuare a scegliere di lamentarti o vuoi cominciare a cambiare effettivamente le situazioni frustranti che vivi?
Vuoi continuare a leggere questo post oppure è ora di iniziare a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line?

Quando sei in disaccordo con qualcuno

Quando sei in disaccordo con qualcuno, piuttosto che restare incagliato nell’aspettativa vana che l’altro la pensi come te o restare nella protesta furiosa che l’altro si convinca che le tue ragioni sono le uniche ragionevoli o intrappolarti nel tentativo disfunzionale di cambiare il modo di pensare e agire dell’altro, impegnati a comprendere che: il tuo punto di vista è solo uno tra i possibili, il punto di vista dell’altro ha un senso che, seppure non vuoi rispettare, devi perlomeno conoscere, che ogni posizione nasce da specifici valori (ciò che è importante e primario per te potrebbe essere molto diverso da ciò che è importante per l’altro).
Con questa premessa, puoi renderti conto che il conflitto tra persone e la delusione nei rapporti interpersonali originano dall’essere guidati, in maniera più o meno consapevole, da valori differenti da cui discendono azioni differenti.
Con questa consapevolezza, puoi cominciare ad agire per cercare di cambiare qualcosa (solitamente qualcosa di te, un tuo modo di pensare e comportarti) e per imparare ad accettare con sufficiente serenità ciò che non hai il potere di modificare.
E buon viaggio con ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Deluso e deludente

Quando SEI DELUSO da qualcuno, provi rabbia e tristezza. Forse paura, preoccupazione o altre emozioni ancora. Certo dipende dalla persona e dal tipo di rapporto. E certamente anche dalla posta in gioco, dal bisogno frustrato e dall’aspettativa delusa. Cerca esempi nella tua vita quotidiana e anche nella tua storia. Non mancheranno.
Quando HAI DELUSO qualcuno o senti di averlo deluso, provi vergogna e colpa. Preoccupazione, timore di perdere stima e fiducia dell’altro, forse senti minacciata l’intera relazione. Anche in questo caso la situazione e il tuo stato mentale saranno diversi a seconda della persona, del rapporto e dell’aspettativa che hai mancato di rispettare o compiacere. Cerca esempi, ne troverai, nella tua quotidianità e nella tua storia di vita.
RESTARE DELUSI e SENTIRSI DELUDENTI sono due stati mentali che occupano una porzione più o meno grande e importante della nostra vita. Spesso queste esperienze non si esprimono sotto forma di emozioni, ma si presentano attraverso i sintomi: ansia, angoscia, attacchi di panico, cupezza apatica, malumore, irritabilità, rabbia furiosa, chiusura nei rapporti, ritiro in se stessi, comportamenti nocivi alla salute, abitudini dannose e dipendenze. Queste forme sintomatiche cercano di comunicare ciò che non è stato espresso chiaramente nei rapporti carichi di delusione e, inoltre, funzionano per la persona come regolatori, disfunzionali, dell’umore e degli stati emotivi. Disfunzionali perché a breve termine possono anche tenere a bada il dolore, ma non tarderanno a rivelarsi inefficaci e anche dannosi, per sé e per le proprie relazioni. E il dolore dovrà cercare altre strade, quasi sempre ancora negative e inefficaci.
Pensa ad una, due o tre persone, in teoria quante ne vuoi, potenzialmente potresti farlo con ogni persona, più o meno importante della tua vita, da mamma al fruttivendolo.
Cerca di comprendere, per ciascuna di esse, una per volta, come governi la delusione, la tua e quella degli altri. ‘Governare’, voce del verbo che risponde alla domanda: quando mi trovo in quella situazione, quali sensazioni sento nel corpo, quali emozioni provo, quali pensieri mi girano in testa, quali bisogni sento, quali azioni metto in atto e cosa succede di conseguenza?
Prenderti cura del dolore vissuto nei rapporti carichi di delusione e prenderti cura delle relazioni stesse, certamente, richiede qualcosa di più che un esercizio di immaginazione che ti porta a rispondere a delle domande. Certamente. Così come è certo che avere una maggiore comprensione delle tue modalità di governo di queste situazioni è un passo fondamentale in quella direzione di cura. Certamente, del resto, ti sarebbe anche d’aiuto la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

La chiave della comprensione

Certamente, ti sarà capitato almeno una volta nella vita o forse ti capita più volte al giorno di confrontarti con qualcuno che manifesta nei tuoi confronti un comportamento aggressivo, ostile, astioso, spinoso, rancoroso, chiuso, passivo-aggressivo e simili. Al lavoro, in coppia, coi figli, coi genitori, con gli amici e anche col fruttivendolo. Nei rapporti più vicini e anche in quelli più blandi insomma.
Certamente, non ti sarà difficile, in queste circostanze, capire che quella persona sta vivendo una rabbia che manifesta in quel modo verso di te, a volte in modo fisico, altre volte solo verbalmente, altre ancora con comportamenti velati che pure tu hai imparato a conoscere bene e smascherare.
In queste occasioni, per comprendere l’altra persona e/o per governare al meglio la situazione e la relazione, può essere utile riflettere a partire da alcune domande-chiave:
QUAL È LA FRUSTRAZIONE DELL’ALTRO?
QUAL È IL SUO DOLORE?
QUAL È IL SUO BISOGNO?
È UN VISSUTO CHE PARTE DA UNA PRETESA INFANTILE DEL ‘BAMBINO FERITO’ CHE SI PORTA DENTRO?
È UN VISSUTO DELL’ADULTO ADEGUATO RISPETTO ALLA SITUAZIONE?
COSA POSSO, COSA VOGLIO, COSA DEVO FARE IO DI UTILE?
Inizia ad usare questa chiave per comprendere e vedi l’effetto che produce in te e nella relazione.
Ciò che emergerà, ti sarà certamente d’aiuto per il tuo comportamento consapevole e responsabile al servizio della cura di te e della relazione. Anche Alice lo dice, in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

La crisi di coppia

Prima di entrare in crisi la coppia ha un suo equilibrio: funziona in certi modi come coppia, nella relazione, nei contesti sociali e nei diversi ambiti di vita, mentre i singoli partner hanno certe abitudini che praticano da soli o con altre persone fuori dalla coppia.
Questa organizzazione attuale, più o meno consapevole per i due partner, è l’esito della storia di coppia. Breve o lunga che sia, durante il percorso di vita, la coppia ha imparato a funzionare in base a certe regole, abitudini e strategie, alcune dette, altre solo implicite, che hanno portato una sufficiente o molto elevata soddisfazione per entrambi i partner e nei diversi ambiti della relazione (quotidianità spicciola, progettualità a lungo termine, organizzazione del lavoro, ruoli reciproci, sessualità, rapporti con le famiglie d’origine, rapporti con l’esterno, eventuali ruoli genitoriali, profondità dello scambio comunicativo, ecc.). Soprattutto, la coppia, nel tempo, ha imparato ad integrare nel proprio bilancio emotivo una certa quota di frustrazione dei bisogni e delusione reciproca. Il partner è un pacchetto completo: prendere o lasciare; si prende in toto finché ci va o si lascia quando la delusione e la frustrazione diventano insostenibili. O si continua a stare insieme, male ma insieme. Qualunque scenario di cambiamento potrebbe non accadere mai o potrebbe succedere oggi. Cosa scatena la crisi dell’equilibrio precedentemente raggiunto? Ovviamente ogni caso è a sé, ma continuando in questo modello generale di lettura del funzionamento della coppia, così come mi si presenta spesso nelle persone che vedo per lavoro, possiamo ipotizzare che ad un certo punto arrivi un evento, spesso una persona, ma non necessariamente, a turbare l’equilibrio precedente. I singoli e la coppia come entità cercano di reggere all’urto e magari riescono a mantenere o ripristinare l’equilibrio. Se questo non succede, arrivano i sintomi: un tradimento, un allontanamento, una crisi depressiva di uno o entrambi, un continuo litigare, un raffreddamento reciproco, perdita di progettualità comune, ecc.
I sintomi, nella coppia come per i singoli, sono l’invito a guardare con attenzione cosa stia succedendo, tentare di comprenderne il senso, mettere in discussione alcune granitiche verità o modalità di comportamento e relazione.
La coppia a questo punto è chiamata a confrontarsi con i movimenti in atto, ad attraversarli con tutto il carico emotivo che ciò comporta, a tentare di stabilire nuovi equilibri, tra cui anche la possibilità di un equilibrio nuovo basato sulla separazione…
La coppia cercherà di attivare le risorse disponibili, dentro e fuori la coppia stessa, per affrontare il momento. Se ciò non sarà sufficiente, sarà ipotizzabile una richiesta di terapia.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, sottolineo a più riprese l’importanza di affrontare i problemi nella relazione attraverso una comunicazione efficace, basata prima di tutto sulla consapevolezza di ciò che sta avvenendo ‘nel’ rapporto e ‘dentro’ ciascuno dei partner.