32. Estate meravigliosa. Parola alle parole

Oggi per la tua estate meravigliosa ti suggerisco una pratica di auto-osservazione. Attenta e auto-disciplinata. Considerala un gioco, considerati un bambino esploratore curioso e gioioso.
NOTA L’EFFETTO CHE LE TUE PAROLE HANNO SUGLI ALTRI…
NOTA L’EFFETTO CHE LE PAROLE DEGLI ALTRI HANNO SU DI TE…
Per cercare il primo effetto, osserva le reazioni degli altri, ascolta cosa rispondono direttamente o indirettamente e, quando possibile, chiedi proprio cosa hanno pensato e provato a seguito di ciò che tu hai detto.
Per cercare il secondo effetto, nota cosa provi e cosa pensi, cosa pensi e cosa provi dopo aver sentito certe parole e discorsi da certe persone.
Le parole possono accarezzarci o prenderci a schiaffi… Possono invitarci al sublime o prenderci a morsi…
Le parole possono essere foglie al vento o nuvole passeggere di cui nemmeno ci accorgiamo…
Le parole possono essere sassi pesanti che cerchiamo inutilmente di masticare e che evidentemente non riusciamo proprio a digerire…
Le parole veicolano pensieri…
I pensieri entrano nel cuore… Generano emozioni… Possono nutrirlo come possono ferirlo…
I pensieri veicolano convinzioni e credenze su sé e sul mondo…
Le credenze costruiscono storie con cui diamo senso al mondo e mappe da cui ci facciamo guidare nelle relazioni e nelle decisioni…
Conoscere il potere che diamo a parole, pensieri ed emozioni è la via per prendere in mano la direzione della nostra vita…
La pratica che ti suggerisco può sembrare un po’ troppo complicata ed in effetti richiede il tuo impegno attento. Quotidiano, momento per momento… Ma i risultati che ne puoi trarre sono illuminanti per la tua consapevolezza e molto utili per la tua efficacia interpersonale.
Prendila come un gioco, estivo, leggero e anche per tutta la vita.
Se ordini ‘Alice nel paese delle miserie’, direttamente in libreria oppure on line, puoi cominciare col notare l’effetto che fa su di te (e sugli altri) la tua attenta lettura e applicazione degli spunti del libro riguardanti la comunicazione e le relazioni.

31. Estate meravigliosa. Trasforma la tua critica nell’espressione del tuo bisogno

Potrai certamente notare anche tu che molti nostri scambi nelle relazioni quotidiane sono pieni di critiche, rimproveri e giudizi che, non proprio amorevolmente, siamo abituati, chi più chi meno, a far circolare nelle nostre comunicazioni. In famiglia e al lavoro, con gli amici e anche con noi stessi…
Le critiche fanno bene se sono espresse in modo rispettoso e mirato a far crescere la persona a cui sono indirizzate…
Le critiche fanno male se sono espresse, più o meno consapevolmente, con aggressività, rabbia e disprezzo che, direttamente o indirettamente, esprimono la frustrazione di chi le sputa come veleno…
Quando c’è frustrazione c’è sempre un bisogno non ascoltato e non appagato…
Allora oggi, per la tua vita meravigliosa, ti suggerisco:
TRASFORMA LA TUA CRITICA NELL’ESPRESSIONE DEL TUO BISOGNO!
Invece di criticare, svalutare, attaccare, aggredire, colpevolizzare, disprezzare, rimproverare e via giudicando, cogli, nei tuoi pensieri, nelle tue emozioni e nelle tue espressioni, qual è il tuo bisogno frustrato e portalo in maniera esplicita all’altro, magari meglio se accompagnato da una richiesta specifica e concreta che puoi fare alla persona affinché possa agire per la soddisfazione del tuo bisogno.
Questo suggerimento non è garanzia di sicuro successo e soddisfazione del bisogno, ma certamente porta almeno tre risultati:
1. Riduci in modo significativo il veleno reciproco…
2. Comprendi meglio cosa vuoi veramente…
3. Capisci come procedere in maniera efficace in direzione della tua soddisfazione…
Se non ti basta allora puoi anche iniziare a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, ordinandolo direttamente in libreria oppure on line.

La mano. Ricevere e stoppare

Dire no alle richieste degli altri che sentiamo eccessive per noi e chiedere agli altri per i nostri bisogni sono due facce note della stessa medaglia.
Sentiamo le richieste degli altri eccessive perché non ce la facciamo, siamo stanchi, siamo già pieni di doveri e compiti che ci siamo assunti. Del resto, a volte dobbiamo o dovremmo chiedere aiuto agli altri per soddisfare certi nostri bisogni semplicemente perché da soli non riusciamo o perché una mano dell’altro ci sarebbe di grande sostegno e conforto.
Spesso chiedere e dire no sono due attività molto difficili per noi; facili a dirsi meno a farsi perché nell’atto di immaginare di farlo incontriamo emozioni varie che ci disturbano, a cominciare da paure di rifiuto e sensi di colpa. Paura di offendere e di deludere. Paura di ferire ed essere feriti. E tu cosa provi e cosa pensi quando ti immagini di chiedere e/o di dire no?
Queste due attività sono vitali perché definiscono chi siamo, cosa vogliamo e il nostro spazio vitale che dobbiamo confinare bene, facendo entrare chi ci può far bene e tenendo fuori chi sentiamo per noi nocivo.
Imparare a dire sì e no, a chiedere oltre che fare da soli rappresenta un apprendimento che avremmo dovuto imparare da piccoli. Oggi probabilmente molti nostri problemi personali e interpersonali derivano da questa nostra difficoltà e incapacità. Fortunatamente, oggi è anche il primo giorno del resto della tua vita in cui, invece che recriminare su ciò che non è stato, puoi imparare a creare una vita la più vicina possibile ai tuoi desideri. A cominciare dalla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro di crescita personale e psicoterapia che puoi ordinare direttamente in libreria o nelle librerie on line.

Tre strade per fronteggiare frustrazione e sofferenza

Molta parte della nostra sofferenza nasce nei rapporti interpersonali. Conflitti, incomprensioni, silenzi, grida. A casa, al lavoro, nei più disparati ambiti.
Per affrontare questa sofferenza, con l’idea di alleviarla, ridurla, anche eliminarla, perlomeno governarla e renderla più sostenibile, possiamo seguire tre strade, tra loro integrate.

COMPRENDERE. La situazione, la posta in gioco, i motivi dei problemi interpersonali e delle rispettive frustrazioni, la nostra e quella dell’altro. Entrambi siamo insoddisfatti e vorremmo qualcosa di diverso.
Comprendere i nostri bisogni, cosa per noi è importante e ci manca in questa situazione.
Comprendere, quindi, la ‘mappa’ dell’altro, la sua prospettiva: i suoi bisogni e desideri, i suoi pensieri, i suoi valori, le sue emozioni, cosa sta provando, cosa sta cercando e cosa sta tentando di fare per ottenerlo.

COMPORTARSI IN MODO EFFICACE. Agire per cercare di modificare la situazione. Comportarsi in modo tale da ottenere la soddisfazione dei nostri bisogni e desideri, se possibile integrati con quelli dell’altro.
A volte agire vuol dire comunicare in modo efficace, ascoltare l’altro, cercare una comprensione reciproca, fare richieste.
A volte ciò che facciamo risulta effettivamente efficace e riusciamo a realizzare ciò che volevamo, altre volte no. Quasi sempre un po’ siamo contenti, un po’ restiamo insoddisfatti. Un po’ o un bel po’, dipende dai casi ovviamente.

ACCETTARE. La terza necessaria strada. Accettare, intanto, le emozioni che ci vengono a trovare e che ci segnalano l’andamento della situazione, il grado di soddisfazione raggiunto. Potremmo provare gioia, orgoglio, gratitudine, soddisfazione di sé oppure tristezza, rabbia, disgusto, preoccupazione, inadeguatezza se la situazione non è migliorata di molto per noi. Comunque dobbiamo accogliere queste emozioni, cercarne il senso e il valore per andare avanti, per gioire e patire, per modificare ciò che dobbiamo cambiare per ottenere ciò che vogliamo.
Dobbiamo secondariamente accettare la diversità dell’altro da noi: non vuole le nostre stesse cose, non ha i nostri stessi pensieri e valori, spesso è un ostacolo alla nostra soddisfazione, ma più di tanto non ci possiamo fare. Abbiamo adottato una serie di strategie, alcune sono state utili ed efficaci, altre sono servite a migliorare la nostra situazione, altre non sono state utili perché hanno incontrato ostacoli e impedimenti messi dall’altro con le sue intenzioni e i suoi bisogni diversi dai nostri. Ecco quindi che una parte dell’accettazione riguarda anche la nostra impotenza, i nostri limiti. Anche se non ci piace, spesso non possiamo fare altro che dire, a noi stessi, prima di tutto: “è andata così! Ce l’ho messa tutta… Ho cambiato alcune cose, ma non ho raggiunto totalmente ciò che volevo… Anzi ho ottenuto poco…. È andata così!”

Chi con cor

Ciascuno di noi ha desideri. Ciascuno di noi ha paure connesse all’espressione di quei desideri: “vorrei, ma temo le conseguenze delle mie azioni desideranti…” E quei desideri repressi che fine fanno? Diventano sintomi fisici e psicologici. E intossicano le relazioni…
Ciascuno di noi prova emozioni e paura di esprimere quelle emozioni. Paura delle conseguenze dell’espressione delle proprie emozioni, guidati dalla credenza che non sappiamo esprimere adeguatamente ciò che proviamo. O semplicemente paura delle reazioni dell’altro alla nostra espressione emotiva. E quelle emozioni che fine fanno? Fanno compagnia ai desideri non espressi. E generano comunicazioni indirette, passive, aggressive, manipolative…
Chi va col represso impara a reprimere e i sintomi individuali e interpersonali aumentano smisuratamente…
Desideri, emozioni, bisogni e pensieri ‘non detti’ intossicano la persona e le sue relazioni.
La soluzione a questi mali sembra conseguente, quasi scontata. Vomitare tutto?! Certo che no!!!
Chiarire con coraggio certo che sì!!!
Chiarire con coraggio è un atto di intimità profonda soprattutto verso se stessi. Imparare ad ascoltarsi e guardarsi dentro oltre la paura e riconoscere: questo è ciò che provo, questo è ciò che penso, questo è ciò che voglio, questo è ciò che devo fare perché voglio farlo, autenticamente, oltre la paura delle conseguenze e delle reazioni altrui, mettendo in conto la necessità di affrontare le conseguenze dei propri atti autentici. È la difficoltà della vita. È il lavoro di una vita. Per tutti. Nessuno escluso…
Chiarire con coraggio è un atto di profondo rispetto dell’altro, un atto di intima comunicazione autentica. Rispettosa proprio perché trasparente. Rispettosa anche se franca, fino all’osso… E chi vivrà affronterà…
Tutti noi, chi più chi meno, fin da bambini abbiamo imparato a reprimere, a trattenere, ad esprimerci in modo ‘corretto’, come si deve. È il prezzo salatissimo dell’amore, dell’approvazione dell’appartenenza. Da quel dì è anche nato in noi il bisogno, più o meno consapevole e impellente, di recuperare il vero sé dietro le maschere. Un lavoro che durerà tutta la vita. Nessuno esente… Probabilmente un lavoro ‘dalla culla alla tomba’. Un lavoro impegnativo, imperfetto, forse interminabile eppure da portare avanti…

Come puoi trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie

Sei nella miseria quando confondi ciò che puoi controllare con ciò che non puoi controllare…
Sei nella miseria quando vuoi cambiare le altre persone…
Sei nella miseria quando ti perseguiti con giudizi feroci che non ti danno scampo…
Sei nella miseria quando sguazzi nella lamentela fine a se stessa…
Sei nella miseria quando indugi nella pretesa e non riesci mai ad essere soddisfatto…
Sei nella miseria quando continui a fare la vittima…
Sei nella miseria quando resti fermo ad aspettare che le cose arrivino da sole…
Sei nella miseria quando pensi troppo senza agire o agisci senza pensare…
Sei nella miseria quando metti sempre gli altri prima dei tuoi bisogni…
Sei nella miseria quando ti incastri in missioni impossibili…
Sei nella miseria quando ti aspetti che gli altri sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu…
Sei nella miseria quando ti ritrovi a sentirti o completamente impotente o addirittura onnipotente…
Sei nella miseria quando ti fai gestire dal tempo degli altri e il tempo a te non basta mai…
Sei nella miseria quando non riesci a comunicare efficacemente per risolvere i conflitti…
Sei nella miseria quando aggiungi dolore evitabile al dolore inevitabile…
Sei nella miseria quando vuoi tutto e pure subito…
Sei nella miseria quando dichiari di voler cambiare ma di fatto non fai niente di realmente efficace per ottenere ciò che desideri…
Sei nella miseria quando…
E sei anche nella miseria quando…
Ti vengono in mente altre miserie?
Insomma, quanto puoi esclamare: “sono proprio nella miseria!!!”?
E, soprattutto, come puoi trasformare le tue miserie, una, qualcuna o moltissime, nelle tue meravigliose meraviglie?

Comincia a riflettere sulle tue miserie…

Comincia a sentire le emozioni che provi quando sei nella miseria…

Comincia ad identificare quali sono i tuoi bisogni sani e realistici che da troppo tempo stai facendo aspettare…

E, soprattutto, alla luce di questa consapevolezza, comincia ad agire come non hai mai fatto…

Buon viaggio…

Alice nel paese delle miserie. Il libro

Oggi proprio oggi è il giorno giusto per iniziare a trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie.
Questo potrebbe essere un mantra da leggere ogni giorno, più volte al giorno, anche oggi, proprio oggi, primo giorno del resto della tua vita.
Ti invito a farne una scelta di vita. Impegnarti a creare la tua vita meravigliosa. Una vita certamente non perfetta, non esiste!!!
Anzi no, esiste. La vita è perfetta quando accetti che non esiste la vita perfetta.
Ti invito a rintracciare le tue miserie. I tuoi modi di funzionare, con te stesso e nelle relazioni, modi che ti procurano stress. I tuoi modi di pensare e di agire che generano la tua sofferenza. La tua corazza caratteriale costruita negli anni, che a volte sembra una corazzata inaffondabile, a volte è piena di falle che la portano a picco.
Ti invito a cercare quello che c’è ma non si vede, non sempre almeno, non immediatamente, eppure è lì, nel tuo modo di essere, che condiziona ciò che fai e ciò che succede nella tua esperienza di vita.
Ti invito, nonostante la paura, ad affidarti al tuo coraggio di farti guidare dai tuoi desideri.
Ti invito, nonostante tanti limiti e l’impotenza, ad impegnarti per la creazione di una vita basata su ciò che per te è importante, su ciò che ha per te valore, per rendere la tua vita degna di essere vissuta.
Ti invito a contattare la tua capacità di meravigliarti, sempre e comunque. A cercare la speranza anche nella disperazione, a creare un senso anche se a volte un senso non sembra esistere.
Ovviamente ti invito a leggere il mio libro ‘Alice nel paese delle miserie’ e ti ringrazio in anticipo per come vorrai condividerlo, per farne pratica concreta di consapevolezza e responsabilità, individuale e nei rapporti interpersonali. 🙏🍀

La coppia ruminativa

Le coppie che mi capita di incontrare nel mio lavoro, come terapeuta prima di tutto, ma anche come consulente nei processi di separazione e affidamento, sono spesso bloccate in un vortice ripetitivo di recriminazioni e accuse reciproche. Entrambi i partner o ex, ciascuno a suo modo, alimentano un circolo vizioso di rabbia e aggressività reciproca, di fatto sterile rispetto ad ogni soluzione creativa, si tratti di salvare la coppia o il benessere individuale o l’armonica crescita dei figli, se e quando sono ancora piccoli.
Ognuno, chi più chi meno, imprigionato nella propria mente. Chiusi in se stessi, incapaci di guardare l’altro. Incapaci spesso di guardare non solo il partner, ma anche i figli.
Ognuno incastrato nella personale ferita in cui, entrambi, con percezioni, modalità, intensità e forme diverse non si sentono ‘visti’: non riconosciuti nel proprio dolore, non considerati nei propri pensieri, non rispettati per i propri bisogni, non amati, non apprezzati, non sostenuti.
OGNUNO A FARE ALL’ALTRO CIÒ CHE NON VORREBBE FOSSE FATTO A SÉ.
Ognuno nell’aspettativa e/o nella pretesa che sia l’altro a dover cambiare in quanto colpevole, ingiusto, manipolatore, provocatore, opportunista. L’altro è sbagliato mentre “io sono fatto così e l’altro non mi considera”.
La soluzione? Il recupero della capacità di comunicare in modo realmente efficace. Nella necessaria distinzione di situazioni, contesti e storie differenti, riprendere a comunicare in modo sano e adulto, consapevoli e responsabili del proprio contributo alla situazione difficile. Ciascuno disponibile veramente a mettersi in discussione, superando dannose colpevolizzazioni dell’altro e lamentele sterili, per quanto cariche di dolore.
Comunicare non significa ‘semplicemente’ imparare a parlare, ad ascoltare o riprendere a farlo. Significa:
– differenziare ciò che appartiene a sé e ciò che appartiene all’altro;
– decentrarsi: saper guardare la situazione anche dal punto di vista dell’altro;
– esprimersi in modo utile invece che disregolato: esprimere i propri pensieri, emozioni e bisogni invece che vomitare critiche e colpe all’altro;
– chiedere al posto di pretendere, accettando anche un possibile no come risposta;
– cercare soluzioni e non colpevoli: cooperare per fini superiori alla sterile sopraffazione dell’altro;
– accettare l’imperfezione delle soluzioni e necessari compromessi;
– curare il proprio dolore invece che tentare di cambiare l’altro;
– prendersi la responsabilità del proprio cambiamento.

Comunicare in modo non giudicante e realmente efficace per trovare una soluzione condivisa permette agli individui di emanciparsi da dolorosi e rancorosi irrisolti di coppia e ritrovare, finalmente, la serenità per scelte nuove, più vicine ai bisogni e ai desideri attuali.

Di che colore sono le tue relazioni?

Tu puoi scegliere che tipo di rapporti avere con gli altri, ma tu non puoi cambiare gli altri.

Pensa ad alcuni tuoi rapporti e nota cosa noti…
Da quali emozioni sono solitamente caratterizzati… Cosa ti fa arrabbiare… Cosa ti rende felice in quel rapporto… Cosa ti rattrista… Cosa ti preoccupa in quel rapporto…
Le emozioni sono il colore del rapporto.
Le emozioni ti segnalano cosa va e cosa non va nel rapporto. Cosa vorresti cambiare, cosa vorresti migliorare, cosa vorresti potenziare in quel rapporto. Cosa vorresti… E cosa dovresti fare per colorare quel rapporto come più ti aggrada… Cosa dovresti fare tu e cosa non dovresti fare … Cosa puoi fare e cosa non puoi fare … Ad esempio, puoi parlare, puoi dire come ti senti, puoi esprimere cosa ti piacerebbe, puoi proprio fare una richiesta specifica: io vorrei… E poi ti devi fermare e aspettare la risposta dell’altra persona.
Aspetta la risposta, ma attento alle tue aspettative verso l’altra persona. Le aspettative e le sorelle cattive, le pretese, possono essere per te e per la relazione piuttosto pericolose… Lo sai: aspettarsi è lecito come anche rispondere in modo diverso dalle aspettative altrui… Pretendere è sempre rischioso, perché di fatto stai obbligando l’altro a darti ciò di cui hai bisogno; pochi rapporti funzionano bene se basati su chi obbliga e chi esegue. Possono funzionare a breve termine, ma a lungo andare la relazione si avvelena.
Allora, consapevole che tu hai abbastanza controllo su ciò che fai, ma scarso potere su ciò che fa l’altro, inizia a notare le tue aspettative e le tue pretese e trasformale in “semplici” espressioni di desideri, bisogni e richieste. E soprattutto, mentre speri di ricevere risposte positive, mettiti anche nella giusta disposizione d’animo per accettare anche quelle negative…
Il futuro di quella relazione sarà una conseguenza di questo tuo atteggiamento…

Tu non puoi cambiare gli altri, ma tu puoi scegliere che tipo di rapporti avere con gli altri.

E che avrò detto mai!?

Spesso succede qualcosa e reagiamo in modo aggressivo. Se non fisicamente, almeno psicologicamente, ad esempio esprimiamo critiche feroci, giudizi severi, rimproveri sprezzanti a chi ci ha detto o fatto qualcosa.
A volte, è chiaro l’accaduto e anche come lo abbiamo vissuto: qualcuno ci ha offeso o insultato o danneggiato o per prima criticato ingiustamente o svalutato o minacciato o deluso o qualcos’altro che può rendere alquanto comprensibile il senso della nostra reazione di contrattacco e di difesa, di autoprotezione fisica e psicologica. Ci vogliamo far rispettare e non accettiamo che qualcuno ci tratti in quel modo.
In altri casi, la questione è un po’ più misteriosa, enigmatica. Né noi né l’altro sappiamo spiegarci in maniera chiara cosa è successo, cosa ha determinato la nostra reazione che sembra spropositata. Siamo impazziti? Abbiamo perso il controllo? Siamo permalosi fino alla sospettosità paranoica?
“E che ti ho detto cotica!?” si dice dalle mie parti… Probabilmente in altri luoghi esistono altri modi e linguaggi, ciascuna persona ne può trovare uno almeno, per esprimere sconcerto, a volte sdegnoso, a volte paura e rabbia, di fronte alla reazione eccessiva e di primo acchito incomprensibile.
In questi casi, è utile interrogare il nostro mondo interiore. Cosa mi ha attivato quello che l’altra persona ha detto o fatto? Cosa ho provato, quali emozioni e sentimenti? Cosa ho pensato? Quali bisogni ho sentito frustrati? Quali scopi ho immaginato compromessi? Qual è stata la ‘minaccia’ che ho vissuto?
Queste domande e simili, trova le tue, possono veramente illuminare ciò che all’inizio era completamente oscuro e soprattutto possono aiutare la persona a governare meglio quella frustrazione all’interno della relazione. Ad esempio, imparando a dire come si è sentita, cosa avrebbe desiderato, come avrebbe voluto essere trattata…