40. Estate meravigliosa. La cura del dolore

Oggi più che un suggerimento per la tua estate meravigliosa, ti ricordo un aspetto fondamentale di ogni percorso di cura, guarigione e crescita personale.
LA CURA DEL DOLORE EMOTIVO NON È BASATA SULLO SPEGNIMENTO DELLE EMOZIONI, PIUTTOSTO SI FONDA SUL FAVORIRE IL CONTATTO, L’INCONTRO CON ESSE, LA LORO REGOLAZIONE E LA LORO ESPRESSIONE ADEGUATA AL SERVIZIO DI BUONE SOLUZIONI E BUONE RELAZIONI.
Ogni percorso di cura della sofferenza deve incontrare la sofferenza. Attraversarla per uscirne trasformati. Altrimenti ciò che succede è l’evitamento che favorisce lo sviluppo di altre forme di sofferenza basate proprio sul non riconoscere, negare o reprimere ciò che è per noi fonte di dolore.
Il dolore ha mille lacrime da versare… Quando sono finite allora lo hai curato e ti sei trasformato…
In ‘Alice nel paese delle miserie’, libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, ti presento numerosi esempi di come la cura e l’evoluzione personale molto spesso, fortunatamente non proprio sempre, richiedano il confronto diretto con ciò che più ci spaventa e ci addolora… Altrimenti finiamo per raccontarci la solita auto-frustrante storia della vittima e della cattiveria degli altri e del mondo… Storia anche parzialmente vera, ma da cui oggi noi, probabilmente solo noi, abbiamo la responsabilità di tirarci fuori.

30. Estate meravigliosa. Passeggiata

Oggi un suggerimento che potrebbe suonare bizzarro.
FAI UNA PASSEGGIATA COL TUO DOLORE…
Quando viene a trovarti un’emozione dolorosa, dalle il benvenuto, facci una chiacchierata, ascolta cosa ti vuole dire…
Senti paura? Esplora cosa ti sta segnalando…
Ti senti in colpa? Non ti colpevolizzare, impara la lezione…
Provi angoscia? Scendi ancora più in profondità…
Ti senti invaso dalla tristezza? Datti il permesso di sentirla in pieno…
La rabbia ti assale? Diventa il suo contenitore…
Quando un’emozione è con te, è alleata con te, per farti riconoscere i tuoi bisogni e per suggerirti cosa fare di utile per soddisfarli…
Comunque sia, tu puoi sostenere il carico doloroso… Più stai nel dolore e maggiore diventa la tua capacità di tollerarlo… Più lo tolleri e più riesci ad uscirne…
Per quanto tocchi la miseria, puoi sempre intravedere la potenzialità della meraviglia… Hai letto ‘Alice nel paese delle miserie’? Puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

Tre strade per fronteggiare frustrazione e sofferenza

Molta parte della nostra sofferenza nasce nei rapporti interpersonali. Conflitti, incomprensioni, silenzi, grida. A casa, al lavoro, nei più disparati ambiti.
Per affrontare questa sofferenza, con l’idea di alleviarla, ridurla, anche eliminarla, perlomeno governarla e renderla più sostenibile, possiamo seguire tre strade, tra loro integrate.

COMPRENDERE. La situazione, la posta in gioco, i motivi dei problemi interpersonali e delle rispettive frustrazioni, la nostra e quella dell’altro. Entrambi siamo insoddisfatti e vorremmo qualcosa di diverso.
Comprendere i nostri bisogni, cosa per noi è importante e ci manca in questa situazione.
Comprendere, quindi, la ‘mappa’ dell’altro, la sua prospettiva: i suoi bisogni e desideri, i suoi pensieri, i suoi valori, le sue emozioni, cosa sta provando, cosa sta cercando e cosa sta tentando di fare per ottenerlo.

COMPORTARSI IN MODO EFFICACE. Agire per cercare di modificare la situazione. Comportarsi in modo tale da ottenere la soddisfazione dei nostri bisogni e desideri, se possibile integrati con quelli dell’altro.
A volte agire vuol dire comunicare in modo efficace, ascoltare l’altro, cercare una comprensione reciproca, fare richieste.
A volte ciò che facciamo risulta effettivamente efficace e riusciamo a realizzare ciò che volevamo, altre volte no. Quasi sempre un po’ siamo contenti, un po’ restiamo insoddisfatti. Un po’ o un bel po’, dipende dai casi ovviamente.

ACCETTARE. La terza necessaria strada. Accettare, intanto, le emozioni che ci vengono a trovare e che ci segnalano l’andamento della situazione, il grado di soddisfazione raggiunto. Potremmo provare gioia, orgoglio, gratitudine, soddisfazione di sé oppure tristezza, rabbia, disgusto, preoccupazione, inadeguatezza se la situazione non è migliorata di molto per noi. Comunque dobbiamo accogliere queste emozioni, cercarne il senso e il valore per andare avanti, per gioire e patire, per modificare ciò che dobbiamo cambiare per ottenere ciò che vogliamo.
Dobbiamo secondariamente accettare la diversità dell’altro da noi: non vuole le nostre stesse cose, non ha i nostri stessi pensieri e valori, spesso è un ostacolo alla nostra soddisfazione, ma più di tanto non ci possiamo fare. Abbiamo adottato una serie di strategie, alcune sono state utili ed efficaci, altre sono servite a migliorare la nostra situazione, altre non sono state utili perché hanno incontrato ostacoli e impedimenti messi dall’altro con le sue intenzioni e i suoi bisogni diversi dai nostri. Ecco quindi che una parte dell’accettazione riguarda anche la nostra impotenza, i nostri limiti. Anche se non ci piace, spesso non possiamo fare altro che dire, a noi stessi, prima di tutto: “è andata così! Ce l’ho messa tutta… Ho cambiato alcune cose, ma non ho raggiunto totalmente ciò che volevo… Anzi ho ottenuto poco…. È andata così!”

Le forme del tuo ‘potere al servizio del benessere’ sono infinite

Grande o piccolo che sia, tu hai sempre un certo grado di potere su come ‘approcciare’ le cose che ti succedono.
A parità di eventi negativi o avversità (trova tu gli esempi della tua vita quotidiana o esempi di situazioni accadute tempo fa), tu puoi imparare ad essere consapevole di come ‘STAI SCEGLIENDO DI REAGIRE’ e quindi puoi prenderti la responsabilità di ‘RE-AGIRE IN MODO DIVERSO’.
Forse, a volte, non sembra proprio una scelta, quando siamo mossi da impulsi e automatismi. Ma se non lo è, lo può comunque diventare: puoi diventare sempre più capace di AGIRE IN MODO CONSAPEVOLE (delle tue emozioni, delle tue sensazioni, dei tuoi bisogni, dei tuoi impulsi, dei tuoi desideri, delle tue abitudini, dei tuoi pensieri) e RESPONSABILE delle tue azioni, facendoti carico delle conseguenze di ciò che hai fatto o non fatto.
Più nello specifico, puoi riconoscere ed usare:
– il potere di dare SIGNIFICATI diversi alle cose che ti accadono e con ciò di vivere emozioni e situazioni positive o negative;
– il potere di continuare a SOSTARE nelle situazioni dolorose ALIMENTANDOLE con processi di pensiero rimuginativi (ansia per il futuro incerto, anche molto prossimo) e ruminativi (angoscia e/o rabbia per il passato frustrante, anche molto recente);
– il potere di ACCETTARE ciò che non puoi cambiare, senza giudicarlo, senza continuare a combatterlo inutilmente;
– il potere di essere GENTILE CON TE STESSO perché ce l’hai messa tutta, ce la stai mettendo tutta e sei un essere umano imperfetto, parte dell’intera umanità imperfetta…

Tra la mia e la tua pretesa è possibile l’intesa

Probabilmente sarà capitato anche a te, nelle tue relazioni, di riconoscerti in reazioni scomposte ed eccessive a situazioni attuali che non sembrano giustificare la tua risposta emotiva e comportamentale. L’altro (partner, figlio, collega, capo, genitore, amico) dice o fa qualcosa e tu reagisci in maniera esagerata…
Siamo semplicemente dentro un’altra miseria comune: la pretesa.
La nostra pretesa origina dalla nostra ferita ovvero dalla nostra storia di bambini (siamo tutti esseri umani feriti, più o meno grandemente). Come siamo stati trattati dalle persone significative della nostra storia, soprattutto se questo trattamento ci ha procurato dolore, ha creato in noi un condizionamento per cui oggi tendiamo a reagire a certe situazioni per noi sensibili come se venissimo trattati in modo simile all’originario. Anche se nei fatti non è così, anche se non è nelle intenzioni dell’altro, ciò che conta è come noi ci sentiamo quando l’altro ha detto o fatto qualcosa.
Se sono stato sempre fortemente criticato dai miei genitori, tenderò a percepire critiche dappertutto…
Se sono stato trattato ingiustamente, troppo spesso e troppo ferocemente, vivrò oggi quasi tutto e quasi sempre come un’ingiustizia nei miei confronti…
Se sono stato abbandonato, facilmente oggi mi sentirò abbandonato anche solamente se un mio amico decide di uscire anche con un altro suo amico…
Se ‘lì e allora’…
Oggi ‘qui e ora’ …
Completa a tuo (s)piacimento…
Il nostro dolore del momento deriva da una fonte che va oltre questo momento.
Le nostre reazioni possono sembrare agli altri e a noi stessi irrealistiche e irrazionali, ma il nostro dolore è molto molto reale e fa molto molto male…
I nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri sentimenti ‘qui e ora’ non sono quelli dell’adulto, sono quelli del ‘bambino ferito dentro di noi’ che continua ad aspirare, ad aspettarsi, a cercare, a pretendere ciò che non ha ricevuto ‘lì e allora’…
Dietro molta della nostra sofferenza personale e nelle relazioni esiste questo funzionamento interiore… Questo ‘bambino ferito’ che governa da dentro l’adulto…

Quale cura?
Cominciare a riconoscere quel bambino ferito in azione…
Riconoscere le sue emozioni come valide e legittime, comprensibili, sensate…
Riconoscere i bisogni frustrati che esprimono quelle emozioni… Semplicemente il bisogno di essere amato e curato, apprezzato e valorizzato, sostenuto e incoraggiato, incluso e desiderato…
Riconoscere i comportamenti problematici attuali e provare ad interromperli… Provare significa fare qualcosa di diverso ma anche prevedere che probabilmente alcuni comportamenti sarà difficile abbandonarli semplicemente con uno sforzo di volontà… Provare a cambiarli, a non metterli in atto ci permette, comunque, di comprendere quali sono le difficoltà, le paure e altre emozioni che rendono difficile il cambiamento… In questo modo sarà possibile esplorare in modo sempre più accurato la ferita fino a quando alcuni cambiamenti cominceranno ad emergere come possibili, reali, effettivi…

Questo è sostanzialmente ciò che avviene in un percorso di cura della ferita in psicoterapia… Meglio se condito da un atteggiamento di compassione verso di sé e verso gli altri ovvero dentro una cornice di ‘saggia gentilezza amorevole’ verso di sé e verso gli altri, di riconoscimento che le umane miserie accomunano tutti quanti noi e che il cambiamento efficace e duraturo comincia dall’accettare la nostra sofferenza, la nostra storia e le nostre (e altrui) umane imperfezioni…

Quando il bambino ferito di ciascuna persona è riconosciuto, compreso e curato, i problemi attuali nella relazione possono essere affrontati in modo più sano, consapevole, libero e responsabile…

La compassione e la meraviglia

Una delle miserie in cui siamo tutti più frequentemente incastrati è quella per cui vogliamo cambiare le altre persone. Ti è mai successo? Certe volte vorresti cambiare il partner perché proprio non ti capisce e vai su tutte le furie o sprofondi nella tristezza … Certe volte è il capo o il collaboratore o il collega che si permette di non essere proprio come tu vorresti che fosse… Altre volte è tuo figlio o tua madre o tua sorella che non si rende conto di quello che dice, che pensa e che fa… A volte capita anche con gli amici e perfino con gli sconosciuti o col fruttivendolo che dovrebbe essere esattamente come tu lo vuoi…
“Ma come si permette ‘questa gente’, vicina e lontana, di essere per me fonte di frustrazione e delusione?” Con questi pensieri spesso accompagni le tue giornate stressanti…
Qui si rende evidente un’altra nostra tipica miseria di esseri umani imperfetti: la pretesa. Pretendiamo che tutto (tutto… tutti…) sia esattamente come noi lo vogliamo… “E perché dovrebbe essere diversamente?” Forse esagero… Forse no…
Fermo restando che ogni caso è a sé e consapevole del rischio di generalizzare, ti invito a riflettere su alcune questioni e soprattutto ad esplorare cosa succede dentro di te quando ti ritrovi vittima di te stesso e delle tue miserie…
Pensa ad una tua relazione, più o meno importante e significativa: coppia, lavoro, figli, genitori, suoceri, generi, fratelli, amici, fruttivendoli, parrucchieri, automobilisti, personaggi famosi, personaggi social, ecc.; come vedi la relazione può essere molto reale, intima e quotidiana o anche più immaginaria e in teoria ‘leggera’…
Pensa ad un episodio specifico: una lite col partner, un problema col figlio,un disappunto nel traffico o una foto su Instagram…
Individua cosa l’altro ha detto e fatto… Cerca di essere specifico e concreto descrivendo il comportamento ‘visibile’ dell’altro e non la tua interpretazione (che comunque esiste)…
Individua cosa tu hai provato e pensato… Qui puoi tirare fuori tutte le tue interpretazioni,i tuoi pensieri, i tuoi giudizi e tutto il corteo di emozioni che si portano dietro… Ad esempio: “ma come ha fatto l’altro a fare quello che ha fatto”? (pensieri)… “Provo rabbia, tristezza, confusione, sconcerto, ansia, preoccupazione, senso di colpa, delusione”… ecc. (emozioni)…
Nota cosa è successo tra voi e dentro di te per cui sei passato dal vedere cosa l’altro ha detto e fatto a fare quei pensieri e sentire quelle emozioni… Probabilmente questo è lo spazio della tua ‘ferita emotiva’: ciò a cui sei particolarmente sensibile e che ti genera queste reazioni che sono in te abbastanza tipiche… Tutti quanti noi abbiamo delle ‘aree sensibili’ che fanno scattare certe reazioni in modo ricorrente… Ad esempio: ti sei sentito umiliato o criticato o rifiutato o hai sentito di perdere il controllo (di te, dell’altro, della situazione) o ti sei sentito abbandonato o non ascoltato o non compreso o non riconosciuto nei tuoi bisogni o non rispettato per le tue emozioni o chissà cos’altro…
Tutti abbiamo queste ‘ferite che nascono dalla nostra storia, recente o antica’… tutti abbiamo vissuto eventi e abbiamo costruito relazioni che hanno lasciato in noi questa ‘sensibilità dolorosa o cicatrice’…
Ogni volta che scatta la ferita (magari a partire da ciò che l’altro ha detto e fatto), cerca di cogliere cosa sta succedendo dentro di te: emozioni, pensieri, sensazioni fisiche, ricordi, immagini…
Nota la ‘tua tendenza a reagire al solito modo’: tendi a incolpare l’altro, a giudicarlo; tendi a sentirti in colpa e criticarti; pretendi che l’altro sia diverso da come è, pretendi da te stesso di essere diverso da come sei…
Sono le tue ‘miserie’ in azione ma ciò non significa che tu sia ‘miserevole’ o debba condannarti per questo tuo modo di sentire, pensare e reagire… Sei semplicemente umano, sensibile, fallibile, imperfetto… come tutti quanti noi su questa terra…
Hai allora l’opportunità di trasformare la tua miseria nella tua meraviglia… Come?
Sviluppando ‘compassione verso di te’ innanzitutto… Come?
1. Riconosci che sei parte di un’umanità imperfetta. A tutti capita di fare errori e di reagire in modo ‘eccessivo. Tutti abbiamo la nostra personale ferita…
2. Accogli e accetta le tue reazioni, soprattutto le tue emozioni e i tuoi bisogni frustrati…
3. Sii gentile e comprensivo verso te stesso… In modo da ‘calmare e confortare il tuo dolore’… Puoi usare tutte le strategie sane e utili che sono a tua disposizione…

Lo so che è difficile: sviluppare compassione verso di sé (ancora più che verso gli altri) è un comportamento a cui non siamo abituati. Ma puoi iniziare sempre a sviluppare un’abitudine, semplicemente iniziando a praticare quel comportamento che potrà diventare abitudine…

Essere compassionevoli non significa farci andar bene tutto del nostro e dell’altrui comportamento; significa piuttosto predisporci ad affrontare meglio problemi, stress, frustrazioni, delusioni e sofferenza. Sviluppare compassione, verso sé come verso gli altri, ci permette di affrontare i problemi, i conflitti e le incomprensioni in modo più utile e proficuo. Tutti noi abbiamo la responsabilità di affrontare i nostri problemi e di scegliere in modo consapevole e utile… Farlo attraverso un atteggiamento compassionevole può fornire possibilità migliori per favorire il nostro benessere e la qualità delle nostre relazioni, quindi anche il benessere altrui…

Quando e quando

Quando sei nel giudizio, stai nella rabbia e/o nella colpa, verso te stesso e verso gli altri…
Quando sei compassionevole verso te stesso e gli altri, ti comprendi e ti vuoi bene come comprendi e sei amorevole verso gli altri…
Quando sei nel giudizio verso te stesso, ti accusi spietatamente e resti bloccato…
Quando sei compassionevole verso te stesso, ti motivi alla responsabilità di agire per provare a cambiare ciò che puoi cambiare…
Quando giudichi gli altri e li colpevolizzi mettendoli all’angolo, ottieni un doppio effetto negativo: alimenti la loro impotenza e la loro rabbia…
Quando sei compassionevole con gli altri, li inviti a prendersi la loro responsabilità di riparare torti e danni e di creare nuove possibilità…

Sei compassionevole quando:
– sei in contatto con la tua esperienza qui e ora, riconosci ciò che provi, ciò che pensi e ciò che senti in tutto il tuo corpo
– sei in contatto con la tua sofferenza qui e ora, la riconosci, la accogli, la accetti, è parte di te
– sei consapevole di essere umano tra gli umani, consapevole che non sei solo, anche altri vivono o hanno vissuto un’esperienza simile alla tua
– sei gentile e amorevole, con te stesso e con gli altri, consapevole che la gentilezza è una potenzialità già a tua disposizione ed è una scelta che puoi cominciare a praticare.

La strada del giudizio, praticata automaticamente giorno per giorno, fin dal primo dei nostri giorni, alimenta ciò che vorrebbe scacciare…
La gentilezza, allenata giorno per giorno, quando decidi di iniziare, è lo strumento più potente per la felicità, propria e dell’intera umanità…

Ansie

La formula razionale dell’ansia dice che la nostra ansia rispetto ad un evento che temiamo è direttamente proporzionale alla gravità per noi dell’evento, alla sua probabilità da noi stimata e all’imminenza dell’evento che crediamo possa accadere. Più un evento è da noi vissuto come grave, probabile e vicino a verificarsi e più sale la nostra ansia. Al tempo stesso, sempre la stessa nostra ansia è inversamente proporzionale alla nostra capacità percepita di tollerare e riparare le conseguenze dell’evento temuto e realizzato. Più sentiamo di poter affrontare ciò che accadrà e di poter mettere a posto eventuali danni e minore sarà la nostra ansia.

Ma la sola testa non sempre governa il nostro agire…

La formula emotiva dell’ansia ovvero la nostra ‘pancia’ dice invece che quando abbiamo l’ansia spesso l’analisi razionale passa in secondo piano, non la consideriamo, non ci facciamo guidare da essa, piuttosto dalla paura che ci porta ed evitare l’evento temuto.

Le viscere sono il nostro vero cervello che guida il nostro agire…

La formula compassionevole dell’ansia ovvero il ‘cuore’ ci invita a ‘stare nell’ansia’… Fiduciosi che ciò che accadrà sarà assolutamente per noi vivibile… Che l’ansia può essere dolorosa, ma non ci distrugge… Che l’ansia passerà… Che la nostra vita non è ridotta alla nostra ansia… Che la nostra vita può essere guidata dalla nostra forza, saggezza, gentilezza e accettazione non giudicante per le cose come sono (anche se spesso le giudichiamo perché le vorremmo diverse da quelle che sono)… Che la nostra vita è disegnata dalle nostre ‘azioni guidate dai nostri valori’… Da cosa per noi è veramente importante…

La prossima volta che ti trovi in compagnia della tua ansia… Chiediti: cosa sto scegliendo? Per cosa per me importante?

Il quadrifoglio. 4 metafore più una per il tuo cambiamento

Il lavoro di cura di sé può essere inquadrato attraverso alcune metafore. Queste metafore offrono possibilità per comprendere il funzionamento personale e come risolvere problemi e dolori che ne conseguono.

MENTE MINACCIATA. Quando sentiamo i nostri bisogni frustrati. Quando percepiamo lo scarto tra cosa avremmo voluto e cosa abbiamo ottenuto, cosa desideravamo e cosa siamo riusciti a realizzare, cosa ci aspettavamo e cosa è successo. Questo scarto ci induce un senso di minaccia più o meno chiaramente percepito o consapevole. Minaccia che all’origine dei tempi poteva riguardare la sopravvivenza fisica, il mantenersi in vita (frustrazione dei bisogni di rifugio dagli animali feroci, riparo dalle catastrofi naturali, avere cibo sufficiente e legami sociali e sessuali); oggi è più una minaccia alla sopravvivenza emotiva, psicologica, interpersonale (frustrazioni nelle relazioni, a casa e al lavoro, in ogni ambito della nostra vita).

BAMBINO INTERIORE ovvero sensibilità acquisita a certi temi ed eventi. Solitamente quando viviamo qualcosa di doloroso (tristezza, paura, rabbia, senso di colpa, vergogna, solitudine, abbandono, rifiuto, umiliazione, ecc.) abbiamo due componenti di frustrazione: una attuale perché qualcosa non è andata come volevamo; una ‘storica’: quello che ci addolora ora entra in risonanza con qualche tema doloroso del nostro passato, recente o antico, il riproporsi di un dolore che già ci ha fatto tanto male…

EROE ovvero agire diversamente dal solito nonostante le paure, andando in faccia alle paure, incontrando le conseguenze temute, con la paura e anche con la curiosità o forse solo la speranza di potercela fare ad affrontare le paure e superare problemi e difficoltà…

ALLENAMENTO ovvero non basta una volta, non basta un singolo comportamento nuovo, ci vuole la ripetizione che è la madre, insieme all’esercizio costante che è il padre, di ogni cambiamento stabile e duraturo. Cambiare significa adottare nuovi comportamenti e nuovi modi di pensare in maniera ripetuta fino a consolidare queste nuove modalità.

Queste quattro metafore, con un po’ di fantasia, molto poca in realtà, potrebbero essere le 4 foglie di un QUADRIFOGLIO… Questo per dire che come in passato, anche al presente e per il futuro, il fattore cu.., Q di quadrifoglio, sembra essere la metafora e la realtà che può colorare di vivaci sfumature luminose o di tiepidi grigiastri la nostra evoluzione personale…

Due tipi di problemi sostanzialmente … e la soluzione

I nostri problemi originano sostanzialmente da due fonti: l’insicurezza e il fallimento.
Prendi un tuo problema e chiediti: riguarda l’insicurezza o il fallimento?
L’INSICUREZZA riguarda il sentirti in qualche modo minacciato, in pericolo; sentire che non hai il pieno controllo della situazione e hai difficoltà a governare i vari aspetti del problema. Può trattarsi di una questione lavorativa o affettiva, col capo o col partner, coi colleghi o coi figli, con gli amici, ma anche con te stesso, ad esempio un cambiamento improvviso che arriva, una malattia che sopraggiunge, sei ingrassato, piuttosto che minacce esterne come virus e lockdown.
Le emozioni che provi probabilmente sono la paura, l’ansia, l’impotenza, rabbia e disgusto, dolore e smarrimento.
Il FALLIMENTO riguarda il sentirti non realizzato e vedere uno o più dei tuoi obiettivi sfumare; sentirti non all’altezza, criticarti ed essere criticato per quello che avresti dovuto raggiungere e che non sei riuscito ad ottenere. Anche in questo caso, può trattarsi di un insuccesso sul lavoro o di un fallimento affettivo, sentirti inadeguato in uno o più dei ruoli che incarni (lavoratore, partner, figlio, genitore, fratello, amico, ecc.). Magari non riesci a tenerti in forma o non riesci a governare il tuo tempo come vorresti. Per non parlare di virus e lockdown che hanno messo a repentaglio molta della nostra progettualità e dei nostri obiettivi.
Le emozioni che provi probabilmente sono sensi di colpa e vergogna, rabbia e impotenza, autodisprezzo, dolore e smarrimento.
Focalizza ancora un tuo problema e nota quanto contiene di insicurezza e quanto di fallimento. Probabilmente ogni nostro problema contiene o evoca queste due grandi fonti. Ci sentiamo sempre un po’ minacciati, frustrati, ansiosi e un po’ falliti, delusi, abbattuti, con emozioni di rabbia che a volte sono più dirette verso gli altri e l’esterno e altre volte sono più indirizzate contro noi stessi.
Che fare?
Certamente è importante riconoscere i propri problemi e la propria sofferenza. Poi è importante impegnarsi a comprenderli per cercare soluzioni, a volte da soli, quasi sempre imparando a chiedere aiuto, iniziando dalle persone vicine e fidate ed eventualmente, in un momento successivo, chiedere un aiuto specialistico.
Al tempo stesso, anzi primariamente, è importante sviluppare verso di sé un atteggiamento COMPASSIONEVOLE. Un atteggiamento amorevole verso se stessi, sensibile rispetto alla propria sofferenza, accedendo al profondo desiderio di prenderci cura della nostra sofferenza e impegnarci concretamente per alleviarla. Con saggezza, gentilezza, forza e coraggio al tempo stesso. Risorse già presenti o da sviluppare dentro di sé.
Come?
Lo sviluppo della compassione può essere un percorso fatto all’interno della psicoterapia, un vero e proprio ‘addestramento’ ad essere compassionevoli con se stessi e con gli altri.
La compassione è una pratica, una potenzialità presente in ciascuno di noi che aspetta solo di essere ‘allenata’.