Strategia per trasformare l’ansia dannosa per il futuro in azione utile al presente

L’ansia è uno stato mentale, emotivo e fisico legato alla percezione di minaccia e pericolo.
L’ansia è generata dal pensiero ansioso e dal modo in cui mantieni il tuo pensiero ansioso.
Il pensiero ansioso è un pensiero su futuri scenari negativi, a breve, medio e lungo termine in uno o più ambiti di vita. Previsioni di scenari negativi di varia forma, natura e misura. Previsioni su futuri problemi, catastrofi, tragedie, sciagure varie, ecc. Previsioni su giudizi, critiche e rimproveri che potrebbero arrivarti dagli altri, ecc. Previsioni di malattie, incidenti e accidenti vari.
Chi rimugina continuamente sulle proprie previsioni nefaste sta cercando una rassicurazione che non troverà mai perché non è in grado di trovarla. Forse non sa trovarla perché non ha mai imparato a rassicurarsi. Ma oggi è il primo giorno del resto della sua vita e può sempre iniziare da ora in poi ad imparare a fare quello che non sa fare…

Di fronte ad un tuo pensiero ansioso, dunque o ad un rimuginare ansioso sulla verità o meno della minaccia prevista dal pensiero ansioso preoccupato, invece che continuare a chiederti se il pensiero sia vero o meno, se la minaccia sia presente o meno, se sia grave, probabile, incombente, catastrofica, irreparabile e se puoi affrontarla o meno, semplicemente SPOSTA LA TUA ATTENZIONE. Dedica la tua energia, il tuo tempo, le tue azioni concrete ad occuparti di ciò che è realmente presente. Occupati cioè del tuo problema chiaro del momento e di cosa effettivamente e concretamente puoi e devi fare per risolverlo; occupati del tuo bisogno concreto del momento, di ciò che puoi fare per soddisfarlo. Questo spostamento dell’attenzione e delle altre tue risorse mentali e comportamentali è l’unica strategia utile ed efficace per andare avanti, invece che restare impantanato nell’infinito pensiero ipotetico di quello che forse è vero e forse no, che potrebbe accadere e chissà se accadrà mai…
Vero o non vero? Questo è il problema…
Utile o non utile? Questa è la soluzione!!!

#iorestoacasa … e vado a ballare il tip tap a Machu Picchu

In un film di Francesco Nuti, anni fa, si narrava che per svoltare nella vita “o sposti la chiesa o vinci al totocalcio o vai a Machu Picchu…” https://www.youtube.com/watch?v=qmDK8M3emAQ

Possiamo vincere al totocalcio? Certo che possiamo: vincere la schedina, a qualche gioco d’azzardo, ma è troppo fuori dal nostro controllo e troppo legato alla fortuna. E pure troppo pericoloso…

Possiamo spostare la chiesa? Metaforicamente forse sì e ognuno lo fa a suo modo. Concretamente, materialmente, non sembra possibile spostare una chiesa. Anzi è assolutamente fuori dalla nostra portata… Eppure un pò tutti noi, una o più volte nella vita, qualcuno addirittura quotidianamente, si pone missioni impossibili e fuori dal proprio controllo come, ad esempio, cambiare le altre persone, aspettarsi che gli altri cambino per fare ciò che a noi piace, tentare di cambiare gli altri perché si stanno comportando in modo ingiusto, o altre missioni impossibili simili in cui “tentiamo di controllare ciò che non possiamo controllare”. Un pò come chiedere ad un orso di giocare a carte con noi, un po’ come pretendere che un pollo faccia un uovo, un po’ come aspettare che un serpente smetta di strisciare. O che un ruscello scorra in salita.

Ognuno di noi fa quello che fa in base alla sua “natura”, al suo “carattere”, alle sue “credenze e convinzioni” maturate nell’arco di una vita, in base ai valori personali su cosa è importante e cosa no, in base a come ciascuno di noi meglio crede, sente e vuole agire.

Purtroppo molta della nostra sofferenza risiede e si alimenta dei nostri tentativi di controllare l’incontrollabile, di cambiare le altre persone, di aspettarsi che gli altri capiscano, comprendano e smettano di fare ciò che ci fa soffrire. Molte persone, ad esempio, lottano per una vita per “cambiare i propri genitori”, pagando un costo elevatissimo per una guerra che tanto non vinceranno mai e che forse non ha nemmeno troppe ragioni di esistere. Né quindi per essere proseguita. Come chiedere ad una carota di essere una rapa. O ad un arrosticino di ballare il tip tap. Anche perché spesso il corollario di queste idee impossibili da realizzare è che: “se non sono sbagliati i miei genitori allora sono sbagliato io…”, “se non riesco a cambiare gli altri allora sono io un incapace che merita di essere trattato come vengo trattato…”, “se non cambiano loro allora forse hanno proprio ragione a trattarmi come mi trattano…”.

Ma allora cosa possiamo fare? L’unica cosa che veramente possiamo fare (e non è poco)… per dare una svolta alla nostra vita, immediatamente e a lungo termine… è andare a Machu Picchu!!!

Ora restiamo a casa, ma prima possibile andiamo a Machu Picchu…

Possiamo sempre impegnarci per fare ciò che è in nostro potere fare. Poi a Machu Picchu ognuno farà quello che vuole, ciò che crede sano e buono per sé, ciò che sarà utile a “svoltare”. L’importante è partire… Cominciando ad agire nella misura in cui abbiamo un desiderio e un’idea di cambiamento, una meta, una rotta, una serie di desideri e valori ispiratori.

Strategie psicologiche di sopravvivenza alla paura e all’emergenza

Rispetto a ciò che sta succedendo è facile provare le EMOZIONI più DISPARATE. Le emozioni sono informazioni che ci segnalano cosa sta avvenendo nel nostro rapporto con noi stessi e col mondo.
Emozioni numerose e diversificate, a cominciare da PAURA (legata ad un senso di pericolo e minaccia), ANSIA (legata all’imprevedibilità e all’incertezza della situazione), ANGOSCIA (legata ai contorni sfumati e nebulosi dell’indefinita evoluzione della situazione).

Per affrontare questa situazione e queste emozioni sono fondamentali quindi alcune STRATEGIE CONSAPEVOLI e RESPONSABILI:

Raccogli, da fonti autorevoli e competenti, le GIUSTE e REALISTICHE INFORMAZIONI per definire al meglio possibile i contorni della minaccia e del pericolo, in modo da riuscire a cercare le opportune ed efficaci strategie per proteggerti e rassicurarti.

RICONOSCI la tua VULNERABILITÀ e ACCOGLI le tue EMOZIONI che l’accompagnano: ansia, paura, angoscia, frustrazione, rabbia, tristezza, delusione, sentimenti di solitudine, altre ancora. A parte la paura, l’ansia e l’angoscia, già menzionate, è facile, ad esempio, in questo momento, sentirsi STRESSATI e FRUSTRATI per le costrizioni necessarie e per la prolungata convivenza imposta che non sempre riusciamo a tollerare e gestire al meglio; è facile sentirsi DELUSI e ARRABBIATI con qualcuno o qualcosa, non sempre ben definiti, perché le cose avrebbero dovuto e dovrebbero andare diversamente o perché la situazione è sfuggita di mano o è stata mal gestita o perché, semplicemente, non è corrispondente ai nostri desideri … È probabile che arrivi a trovarci anche la TRISTEZZA nel sentire la SOLITUDINE che stiamo vivendo, soprattutto se viviamo soli e non possiamo raggiungere o essere raggiunti dai nostri cari. Le emozioni vanno riconosciute, accolte e va dato loro un senso e un significato che ci aiuti ad attraversarle e superarle in modo utile e positivo.
Di emozioni non si muore. Anzi di emozioni si vive. Impariamo ad essere grati, quindi, alle emozioni che ci aiutano a comprendere ed affrontare le situazioni.

DISTINGUI le EMOZIONI dai PENSIERI CATASTROFICI che le generano e le alimentano. Puoi farti aiutare da carta e penna, facendo un disegno o uno schema a tuo piacere delle distinzioni che ti sto proponendo. Distingui ciò che è una minaccia, più o meno probabile, da ciò che è un pericolo certo. E ciò che potrebbe accadere di spiacevole e doloroso da ciò che temi e prevedi che sarà certamente terribile e catastrofico. Distingui, quindi, ciò che è solo ipotetico da ciò che è incombente, ciò che è lontano da ciò che è imminente. Ciò che è irreparabile da ciò che è rimediabile. Ciò che sarà certamente distruttivo da ciò che potrai, invece, sopportare.

STOP, dunque, ai PENSIERI RIPETITIVI di rimuginio sul futuro e ruminazione sul passato che alimentano l’ansia, l’angoscia e la depressione, senza offrirci veramente soluzioni efficaci per superarle.
E STOP ai PENSIERI “TUTTO o NULLA”: tutto è sbagliato, niente sarà più sereno, ciò che non è buono e perfetto è certamente e assolutamente negativo e catastrofico.

In modo più utile e produttivo, che sprofondare nel lamento vittimistico e nel mulinello dei pensieri disfunzionali, INDIVIDUA i BISOGNI che nascono da queste emozioni e FAI IL POSSIBILE per soddisfarli. Ad esempio, cosa puoi fare attualmente e in modo concreto per rassicurarti e proteggerti (bisogno)? Cosa può servire a consolarti e confortarti (bisogno)? Cosa può essere utile per impiegare il tempo che sei costretto a passare in casa (bisogno)? Come e quanto ti stai impegnando concretamente per affrontare la noia (emozione eventuale) e la costrizione (bisogno)?

Impara a RICONOSCERE e ad avere FIDUCIA nelle tue RISORSE, personali e interpersonali, anche collettive. Cercale, scovale, usale, condividile. È RISORSA tutto ciò che ti può essere UTILE e aiutare a soddisfare i tuoi bisogni, modulare le tue emozioni, affrontare i tuoi problemi, a realizzare ciò che ti piace.

ACCETTA LA REALTÀ per quella che è e smetti di confrontarla, in modo di fatto sterile e improduttivo, con ciò che dovrebbe essere per realizzare appieno i tuoi desideri. Adesso è così!!!

PRENDI il BUONO allora. Sei costretto a casa, ti senti ridimensionato nella tua libertà e nei tuoi progetti, sei preoccupato per il lavoro… Allora dedicati con IMPEGNO a CURARE ciò che solitamente trascuri. Questo è quello che puoi fare ora. Questo è quello che devi fare per tutelare il tuo benessere e quello di chi ami.

Semplicemente, infine e importantissimo, SII “COMPASSIONEVOLE”. Compi, “semplicemente” e “il più possibile che ti è possibile”, atti di gentilezza, bontà, amorevole cura, disponibilità, generosità, calore, presenza, ascolto…

In attesa di trovare il vaccino per il coronavirus, che tu sia favorevole o meno ai vaccini, credo che tu sarai certamente favorevole alla fantasia come vaccino alla noia, alla creatività come antidoto all’abitudine stantia, alla condivisione amorevole ed empatica come fonte di rassicurazione e gioia.

La storiella dei 6 piccioni

Cosa ti sta insegnando la crisi?

Conosci la storiella dei 6 piccioni? C’erano sei piccioni su un albero… Uno pensò di volare… Quanti ne rimasero?

Oggi siamo giustamente preoccupati di qualcosa dai contorni ancora troppo sfumati e nebulosi, quindi fonte di ansia e angoscia; cerchiamo varie forme di protezione, rassicurazione e sostegno alla nostra capacità di resistere, di farcela ad uscire da questo incubo così reale.
E già cominciamo a pensare a quando ne saremo fuori… A cosa dovrà cambiare… A cosa ciascuno di noi dovrà cambiare…
Questo è proprio il momento per comprendere la differenza tra individuare i problemi e trovare le soluzioni. Ma soprattutto tra individuare soluzioni vaghe e tradurle in soluzioni specifiche. E ancora di più tra “pensare” e “praticare” le soluzioni.
Siamo troppo amanti della sicurezza, delle abitudini, delle strade note, della zona di comfort. È normale: la sicurezza e la protezione dai pericoli esprimono il primo fondamentale bisogno dell’essere umano che ci ha permesso di mettere una base sicura per evolverci fino ad oggi. E proprio oggi qualcuno, da molti versanti, in realtà, sostiene che il “sistema evoluto” sia arrivato al collasso. Grazie, allora, coronavirus. Grazie per l’allarme che hai suonato… Prima che l’incendio bruciasse tutto e tutti.
Ora spegniamo l’incendio… Ma dopo non dimentichiamo la lezione… Anzi…
Ciascuno di noi cominci a “scrivere” (non basta pensarlo) quale lezione sta imparando da quello che sta succedendo… E come questo apprendimento sarà guida concreta per nuove azioni… Nuove abitudini… Nuovi modi per prenderci cura della nostra vita…

Deve arrivare la crisi!?

In questi giorni da più parti (dalla persona comune allo scienziato, da nonna all’esperto, dai social media al non troppo vicino di casa) e da più prospettive (psicologica, sociologica, politica, economica, religiosa, esoterica, materiale, spirituale, ecc.), un po’ da tutto il mondo, occidentale e orientale, da Sud e da Nord, si racconta una storia. È una lettura simbolica dei fatti attuali. La storia del corona virus come effetto, nemmeno troppo imprevedibile, dei nostri comportamenti: di ciascuno di noi come singolo e di noi come intera collettività “global”… Che avremmo dovuto aspettarci, prima o poi, qualcosa che assomiglia ad una sorta di tentato suicidio collettivo, per “volontaria ignoranza” o per dipendenza incurabile dal dio successo in tutte le sue manifestazioni (soldi, potere, immagine, ecc.).

Non abbiamo visto… Non abbiamo voluto vedere… Non abbiamo voluto capire… Non abbiamo voluto fermarci… Ed ora siamo intrappolati dalle nostre stesse trappole…
Allora, il coronavirus “ci sta dicendo”, come ogni sintomo che parla al malato: “metti in discussione il tuo assetto abituale di pensieri e comportamenti…”. Non mi addentro in discorsi riguardanti livelli globali, i cui sintomi, espressione di una crisi, potrebbero essere, ad esempio, il terrorismo internazionale, la crisi finanziaria, il problema dell’immigrazione, il controllo della privacy, la deriva informatica, tante aberrazioni tecnologiche, piuttosto che lo sfruttamento dell’Amazzonia, l’estinzione di tante specie o l’inquinamento ambientale…
Ad un livello individuale, possiamo, invece, chiederci: deve arrivare ogni volta una crisi (virus, incidente automobilistico, chili e chili di sovrappeso, analisi sballate, un tradimento nella coppia, licenziamento, disistima e disamore delle persone della nostra cerchia, ecc.) per iniziare a creare uno stile di vita personale e interpersonale sano, consapevole, responsabile?!
Quanto vogliamo continuare a nasconderci dietro scuse infantili, alibi da immaturi e giustificazioni senza attributi, a prendercela con gli altri lontani (poteri forti, poteri nascosti, governo ladro, ecc.) e vicini (colpa del partner, del capo, dei collaboratori, dei genitori, dell’amico, ecc.) o peggio ancora con sfortuna e destino?
Il coronavirus ci sta ricordando: “Se continui a fare quello che hai sempre fatto otterrai quello che hai sempre ottenuto…”. Una “verità del piffero” che può essere un invito, a livello individuale e anche collettivo, prima di tutto e in maniera sostanziale, ad un più equilibrato utilizzo delle nostre risorse, a partire dal tempo e dal modo in cui, attraverso il tempo che scegliamo, creiamo la nostra vita, di buona o pessima qualità.
Quindi, rassicurati e protetti dal ligio responsabile rispetto delle misure che ci vengono prescritte, è ora che, veramente, ciascuno di noi, a livello individuale (“non fermi restando” gli altri livelli globali, culturali, politici, sociali, economici,ecc.), dia senso e seguito a queste domande per capire il valore delle proprie scelte, piccole e grandi: a cosa dedichi solitamente il tuo tempo (le tue energie, le tue risorse, la tua attenzione)? Di cosa ti prendi cura? Cosa trascuri? In che modo ti prendi cura dei valori (persone, relazioni, te stesso, salute, amore) per te veramente importanti? Cosa ti sta insegnando questa crisi? E quando ne saremo fuori, che succederà?

Indossa la corona

In un momento in cui ci sentiamo sotto scacco, possiamo indossare la corona e come regine e re disporre in modo consapevole ed utile del nostro tempo e del nostro spazio, proprio in un momento in cui subiamo restrizioni a queste nostre risorse. Quindi:

Inizia a “meditare”. Semplicemente. Fermati veramente. Prenditi tempo per prestare attenzione a ciò che è presente, ora, dentro te, intorno a te. Osserva senza giudicare. E quando ti accorgi che lo stai facendo semplicemente notalo come parte del tuo essere presente, qui, ora. Se non hai mai meditato, quale momento migliore per iniziare?! Parti semplicemente dal notare il tuo respiro… L’aria che entra e che esce… Torace e addome che si gonfiano e si sgonfiano… L’intero tuo organismo che si riempie e si svuota… Il ritmo naturale della vita… In tempi migliori, potrai proseguire ulteriormente e apprendere molti altri modi per meditare.

Sii compassionevole, con te stesso e con gli altri. Diffondi calore e gentilezza. Sii comprensivo e paziente. È un modo potente per trasformare la vulnerabilità in forza, la paura in coraggio, l’angoscia in speranza.

Abbraccia le persone come non hai mai fatto, accedendo a tutta la tua creatività. Se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi” allora puoi comunicare col cuore come ciascuno di noi sa fare.

Gioisci di quello che hai. La gioia è il miglior contagio che esista. Gioisci per quello che solo ora stai scoprendo che appartiene alla tua vita. Ed è veramente importante. Per te, per le persone a te vicine, e per quelle dall’altra parte dell’universo.

Celebra questo momento per quello che ti sta dando. Proprio ora hai la possibilità di guardare te stesso, gli altri e il senso delle cose come in poche altre occasioni hai potuto fare.

E fai all’amore. Qualunque cosa voglia dire per te…

A casa puoi essere padrone

La minaccia è presente. Abbiamo paura di qualcosa che sembra più grande di noi, più potente di noi e che peraltro ancora non conosciamo bene.
La frustrazione è presente. Le cose non vanno come vorremmo o come dovrebbero andare e le nostre reazioni emotive oscillano soprattutto tra paura e rabbia.
La capacità di affrontare minaccia e frustrazione dobbiamo crearla, quotidianamente. Seguendo, tutti, alcune prescrizioni comuni e inventando, ciascuno di noi, qualcosa di specifico e adatto a sé.
Ecco alcune ispirazioni e indicazioni concrete:
1. Accogli le tue emozioni e prenditene cura. È comprensibile che tu sia spaventato, preoccupato, arrabbiato, confuso, ecc. È normale che tu riconosca queste emozioni come sane, comprensibili e legittime reazioni psicologiche a ciò che sta accadendo. Cogli il bisogno (rassicurazione, sfogo, condivisione, ecc.) e trova una risposta utile e percorribile al momento. Rassicurarsi non significa prevedere tutto, controllare ogni cosa, eliminare ogni rischio. Rassicurarsi vuol dire cercare il “massimo di protezione realisticamente ottenibile“. Ma quali sono i contorni di ciò che può rassicurarti? Sono sfumati? Difficili da individuare? Allora, ad esempio, “senza ulteriori pensieri”, sapendo che è “solo temporaneamente”, sostituisci baci e abbracci con bevande calde e risate a crepapelle. Sperando che sia solo temporaneamente!
2. Cerca distrazioni. Solo due momenti quotidiani per aggiornarti. E regolare il tuo comportamento… Altrimenti metti il lievito alla farina…
3. Distogli la tua attenzione dai tuoi pensieri negativi ripetitivi. Sono vento sul fuoco… Usa il tempo per occuparti di ciò che per te è importante invece che preoccuparti rispetto a ciò che non puoi prevedere…
4. Porta la tua attenzione altrove. Anticipa la privavera che sta arrivando, cerca luci, profumi e colori, fatti ispirare dalla tua parte “sanamente folle”, creativa, intuitiva, saggia, intelligente, capace di ogni tipo di adattamento.
5. Ringrazia il momento eccezionale. Quello che sta succedendo ti permette di ripassare una grande lezione: cosa puoi controllare e cosa è fuori dal tuo controllo. Cosa, soprattutto, è parte fondamentale del tuo agire concreto per controllare ciò che può proteggerti.
Molta parte della nostra sofferenza non è tanto dovuta a frustrazione, delusione, pensieri negativi ed emozioni dolorose… Fanno parte della vita… Quanto al modo in cui alimentiamo tutto ciò attraverso il tentativo fallimentare di controllare l’incontrollabile. Tentativi non solo inefficaci, ma anche controproducenti, in quanto contribuiscono a “fissare la sofferenza“, ad aumentare l’intensità delle emozioni negative, la loro comparsa continua, la loro permanenza.
Da ultimo, di certo non per importanza: porta la tua attenzione sull’idea (e la conseguente azione) che ciascuno di noi può sempre impegnarsi per i propri valori. Anche se a volte dobbiamo aggiornare gli scopi, accettando un ridimensionamento dei nostri desideri e delle nostre aspettative, possiamo sempre fare qualcosa, aggiustando la rotta, ma mantenendo la direzione…
“Andrà tutto bene”… “Restiamo a casa” e quando ne saremo fuori… Sarà il momento di iniziare veramente a fare qualcosa di diverso da quello che ci ha portati fin qui…