Sfida ai tuoi automatismi disfunzionali

Noi funzioniamo in gran parte in base ad automatismi. Automatismi di pensiero e di azione. Modalità che si ripetono uguali a se stesse, molte volte al giorno e in diversi contesti di vita. La nostra identità si organizza intorno a questi nostri automatismi. Questi automatismi hanno uno scopo, un senso, un valore e vanno rispettati. Gli automatismi sono economici, ci fanno risparmiare energie da dedicare a tutti i nostri interessi e scopi. Solo che a volte i nostri automatismi sono così rigidi che ci procurano problemi invece che farci stare bene.

Comincia allora ad osservare i tuoi automatismi, semplici o complessi che siano: osserva i tuoi automatismi, mentre li stai per attivare, mentre li stai mettendo in atto o dopo averli messi in atto. Conta tutte le volte che riesci ad individuare un tuo automatismo, in qualsiasi ambito di vita: a casa, a lavoro, da solo, con gli altri; automatismo nel comportamento, automatismo di pensiero, automatismo corporeo, automatismo emotivo, ecc.. Ecco alcuni esempi:

  • dico sempre sì;
  • non dico mai no;
  • tendo a non esprimere le mie opinioni;
  • tendo a reprimere le mie emozioni;
  • non chiedo mai aiuto;
  • non chiedo mai quello che voglio;
  • aspetto che gli altri capiscano ciò di cui ho bisogno;
  • mi trattengo e poi esplodo;
  • mi mordo le labbra quando sono arrabbiato;
  • sospiro almeno 187 volte al giorno;
  • allargo le mani quando mi sento rimproverata;
  • sbuffo se mi sento controllata;
  • i miei piedi ballano ‘nervosi’ sotto al tavolo. 

Riconoscili… Contali… Senza giudicarli. Qualcosa significheranno. Qualcosa vogliono comunicare a te e agli altri. A qualcosa serviranno. Spesso sono meccanismi con cui ci proteggiamo dal contatto con emozioni dolorose, protezione che a lungo termine ci crea più problemi di quanto sollievo ci procura nell’immediato. Ad esempio:

  • quando eviti una situazione sociale per timore del giudizio;
  • quando rimandi un compito lavorativo o un appuntamento per timore di non essere all’altezza;
  • quando cerchi di accontentare gli altri per evitare il conflitto;
  • quando non riesci a farti valere e resti bloccato;
  • quando ti chiudi nel tuo silenzio e nella tua solitudine;
  • quando cerchi di dare di più anche se sei già sull’orlo dell’esaurimento;
  • quando aggredisci l’altro e altro non riesci a fare;
  • quando abusi di sostanze (cibo, droga, alcol, tabacco, ecc.);
  • ma anche quando abusi del gioco d’azzardo, di internet o dei social media.

Allora… Scegli ora un automatismo su cui vuoi focalizzare la tua attenzione…

Osservalo… Notalo in azione…
Prova a fermarlo… E ascolta cosa succede dentro di te: cosa provi e cosa pensi… Se sei riuscito a fermarlo e anche se non ci sei riuscito…
Nota quali bisogni emergono e come puoi agire per cercare di soddisfarli…
Prova e vedi l’effetto che fa…

Questa semplice attivazione contiene la strada maestra che porta dalla consapevolezza e l’elaborazione dei propri meccanismi ripetitivi disfunzionali fino al cambiamento degli stessi o all’imparare a sostenerli e governarli in modo più utile ed efficace rispetto a prima…

Quante A ha la tua felicità?

Sai quante A ha la tua felicità?
Una serie di strade da percorrere…

AUTOCONSAPEVOLEZZA. Riconoscere i tuoi stati mentali. Cosa provi. Cosa pensi. Cosa desideri. Cosa fai nelle situazioni della tua vita, quelle serene e gioiose e quelle dolorose e stressanti. Quando succede qualcosa, rintraccia le tue sensazioni, emozioni e pensieri in quella situazione. Sono il canale di accesso ai tuoi bisogni, per chiarire cosa vuoi e devi fare per affrontare quella situazione.

AGENTIVITÀ. Riconoscere, sviluppare e praticare la capacità di agire sui tuoi stati mentali. Ad esempio, regolare ed esprimere in modo sano le tue emozioni, governare i tuoi impulsi, esprimere in modo adeguato i tuoi pensieri, comportarti in modo coerente coi tuoi valori, saper mantenere la direzione e la motivazione anche di fronte alla frustrazione.

ATTENZIONE A SÉ. Invece che all’altro. Spostare la tua attenzione dall’altro (presunta fonte di stress) e concentrarti su te stesso, sul tuo funzionamento, sui tuoi modi di pensare, di agire e di reagire (reale fonte di sofferenza… E potenzialmente di gioia).

APPRENDERE ABILITÀ. Le abilità sono tutti quegli strumenti e quelle risorse che ti permettono di aggiustare le cose, risolvere problemi, affrontare ostacoli, riparare relazioni, superare paure. Abilità pratiche e di comportamenti, abilità emotive e di relazione, abilità di pensiero.

ATTIVARE STATI DI BENESSERE. Generare condizioni di pienezza, attività gratificanti, esperienze di piacere, incontri significativi e nutrienti. Riempire il tuo tempo di attività, persone ed esperienze che veramente ti procurano ciò che desideri.

ALLENARE CIÒ CHE TI FA STARE BENE. Che sia un modo di pensare o di agire, è importante che cerchi di ‘sostare’ il più possibile in quelle attività ed esperienze che ti procurano stati positivi in cui senti di realizzare una vita la più vicina possibile a come la desideri.

AAAAAAA. 7 A. Mantieni il focus sui bisogni fondamentali di ciascuno di noi:
ATTACCAMENTO. Bisogno di cure, di affetto, di protezione, di sicurezza. E il bisogno complementare di accudire, prendersi cura.
APPREZZAMENTO. Bisogno di stima. Di ambire, di scalare, di competere, di vincere.
AUTONOMIA. Bisogno di esplorare e di sperimentarsi. Di giocare, di curiosare, di creare, di cercare con passione ed entusiasmo.
APPARTENENZA. Bisogno di avere relazioni e far parte di gruppi. Di sentirsi inclusi, dentro. Di riconoscersi in un’identità comune.
AMORE. Bisogno di legami intimi, sensuali e sessuali. E tutte le forme d’amore che conosci… E puoi cercare…
ALLEANZA. Aiuto reciproco. Cooperazione, collaborazione, ricerca di alleanza in direzione di mete comuni e condivise.

AL SICURO. Scannerizzare pericoli all’integrità fisica per salvare la pelle…

Alla fine… Carpe Diem. Anzi, ATTIMO. Cogli l’attimo… Per tutto ciò che può voler dire per te…

Non è una ricetta per la felicità. Né un ‘come fare’. È una serie di strade da percorrere… Buon cammino…

… … …

Consigli bibliografici, sempre per la felicità. Se sei un tecnico in ambito psi, ti invito a leggere i lavori di Liotti e di Dimaggio. Se sei curioso e appassionato, ma non tecnico, allora leggi UN ATTIMO PRIMA DI CADERE. Di Giancarlo Dimaggio.

Colpevole e responsabile

Invece di (fermarti a) cercare il colpevole di un problema o disagio, assumiti la responsabilità di risolverlo.
Ispirazione banale quanto fondamentale. Semplice a dirsi, tutt’altro a farsi.
A volte può essere utile cercare chi ha fatto cosa, chi ha creato o alimentato un problema, ma quasi mai è la parte fondamentale della soluzione, quasi sempre richiede un dispendio di energie e porta ad accumulare rabbia, rancore, risentimento, vendetta, quasi sempre sterili.
Certo che non è facile! Cercare il colpevole è, in molti di noi, diventato un automatismo, che avrà i suoi scopi, più o meno consapevoli, ma che di fatto non è una parte utile alla soluzione effettiva del problema.
A volte è proprio difficile! Ma come si fa a lasciare andare?
In certi casi sembra proprio impossibile! Attribuire colpe, rimproverare, attaccare e comportamenti simili sono automatismi che scattano apparentemente senza alcun controllo della volontà. Non riusciamo a farne a meno, sembra.
In realtà, tu hai sempre la possibilità di prenderti la responsabilità di affrontare il problema e tentare di risolverlo. Indipendentemente dal cercare e trovare un colpevole. Il colpevole.
Prendi, ad esempio, un tuo problema e nota se e come tendi a cercare il colpevole…
Nota a che ti serve, quale tuo bisogno soddisfa…
Nota se e quanto ti è utile effettivamente a superare il problema…
Individua cosa effettivamente devi fare che sia più utile alla soluzione…
Ovviamente fallo e verifica che succede… Per correggere progressivamente il tiro fino a risolvere il problema o ad accettare che hai fatto il possibile, sei arrivato ad un punto di incontro tra potere effettivo di cambiare le cose e altrettanto reale “impotenza”… A quel punto non ti resta che imparare a convivere in quell’area, ognuno ha la sua, tra ciò che sei riuscito a realizzare e ciò che non sei riuscito ad ottenere…

Upgrade

La nostra mente è una mappa. È una rappresentazione del territorio, di come sono e come funzionano le cose e le persone. Quindi, in ambito interpersonale, la mente contiene un insieme di immagini (credenze, convinzioni, idee) e di aspettative su come sono le persone, compreso se stessi, e su come si comportano e dovrebbero comportarsi.

Le mappe hanno la funzione di facilitarci la vita, il movimento, la ricerca di ciò che vogliamo. A volte però ci portano fuori strada: quando non sono aggiornate e ci fanno vedere le cose come forse erano “allora” ma non come sono “ora”. Ciascuno di noi funziona in base a queste mappe che, se sono rigide e non aggiornate o non tengono conto dei cambiamenti avvenuti nel tempo, rischiano di disorientarci invece che farci raggiungere la meta.

La mente funziona come una mappa che seleziona solo le informazioni coerenti con la mappa stessa e quindi tende ad auto-confermarsi, a ripetersi sempre uguale a se stessa. La mente crea una o più teorie sul mondo come fossero vere, quando in realtà sono solo ipotesi su come potrebbero essere le cose. È un meccanismo economico di risparmio energetico che tende a facilitare l’interazione con la realtà, ma se eccessivamente rigido, porta fuori strada ovvero a vedere sempre e solo quello che sta sulla mappa senza riuscire a vedere altro. Il diffidente sospettoso vedrà dappertutto minacce, la persona timida e timorosa socialmente vedrà dappertutto giudizio e derisione, il narcisista avrà occhi solo per se stesso e mai per gli altri, l’ossessivo seguirà regole rigide anche quando non servono, il dipendente non riuscirà mai a fare qualcosa senza chiedere rassicurazioni e guida, l’istrionico saprà vivere solo sul palco e non tollererà nessuna distrazione da sé. La personalità, costruita negli anni e formata da mappe, immagini, credenze, aspettative, diventa un ‘filtro selettivo’ che ci fa vedere e riconoscere solo quello che già conosciamo e ci allontana di fatto da un contatto reale e autentico con le persone e le situazioni, fino a crearci seri problemi di comprensione e adattamento. Quando questi problemi creano una sofferenza intollerabile che la persona non riesce ad affrontare in altri modi, è giunto il momento della richiesta di un aiuto.
La psicoterapia è in qualche modo uno strumento per l’aggiornamento delle mappe…

Regola aurea. Cosa ci metti e cosa ci trovi

Quanta DISTANZA esiste tra le tue aspirazioni e la loro realizzazione concreta?
Cosa ci metti tra le tue aspirazioni ed ispirazioni ideali e la tua PRATICA quotidiana?
Pensa ai diversi AMBITI della tua vita (affetti, lavoro, tempo per te, ecc.) e nota quello che vuoi e quello che fai per ottenerlo…
Trasforma QUELLO CHE VUOI (desideri, bisogni) in quello che vorresti rendere EFFETTIVAMENTE PRESENTE nella tua vita (OBIETTIVI concreti, specifici, misurabili).
Individua le AZIONI CONCRETE che devi effettivamente compiere (quali azioni e quando e dove e quanto e come e perché) per realizzare i tuoi obiettivi. Ad esempio, potresti avere il desiderio di migliorare la tua forma fisica… Di cambiare alcune cose al lavoro… Di trasformare la qualità di certe relazioni… Di rivedere il modo in cui riempi il tuo tempo… E chissà quanti altri desideri, ideali, sogni, aspirazioni…
Quando pensi alle azioni necessarie è essenziale che pensi alle RISORSE che ritieni importanti per sostenere il tuo impegno consapevole e disciplinato. Risorse personali e risorse interpersonali. Materiali e affettive. Già a tua disposizione o da cercare.
Prendi un desiderio per volta, segui le indicazioni precedenti e inizia a notare quanto è efficace quello che fai per ottenere quello che vuoi…
La REGOLA FONDAMENTALE prevede che tu effettivamente faccia quello che devi fare per ottenere quello che vuoi ottenere. Ma puoi sempre scegliere di continuare a fare quello che stai facendo (o non facendo) e ottenere quello che è effettivamente ora presente nella tua vita.
La consapevolezza che emergerà sarà solo un passaggio intermedio verso la vita che vuoi… Tutta da costruire… Un po’ per volta…
Da ultimo, ma primariamente importante. Probabilmente potrebbero emergere OSTACOLI, anzi, certamente emergeranno difficoltà in questo tuo percorso. Paure, blocchi, resistenze, demotivazione, pensieri autosvalutanti e autosabotanti, alibi, giustificazioni, aspettative fallimentari sul cambiamento degli altri, rimorsi, rimpianti, limiti, impotenza, frustrazioni, delusioni, senso di inadeguatezza e senso di fallimento.
Non necessariamente tutte, qualcuna di queste difficoltà potrebbe venire a trovarti.
Queste difficoltà sono parte fondamentale del percorso perché ti aiutano a comprendere meglio cosa sta accadendo dentro e fuori di te e come puoi correggere il tiro mentre prosegui nella direzione da te desiderata…
Imparando a gioire con GRATITUDINE dei risultati raggiunti… E imparando ad accettare con SERENITÀ anche le cose che non vanno proprio esattamente come avresti voluto…

Il quadernino

Recentemente, con alcuni pazienti, separatamente, abbiamo costruito questa traccia che credo possa essere utile un po’ a tutti noi per aumentare la consapevolezza e stimolare l’azione in direzione dei cambiamenti desiderati.

Cosa sai fare?

Abilità pratiche, abilità psicologiche, abilità interpersonali: usare il computer, aggiustare tubature, curare il giardino, dirigere gruppi di lavoro, visitare le persone, suonare la chitarra, giocare a tennis, cantare, cucinare, fare all’amore, portare il treno, urlare, aggredire, stare in silenzio, chattare, camminare, recitare. L’elenco rischia di non finire più ed effettivamente più che un rischio è la certezza che, se ti ci metti con attenzione, le cose che sai fare sono praticamente infinite; il mio consiglio allora è di individuare quelle abilità che sono per te più importanti o in cui sei più efficace e competente o quelle che secondo te meritano la tua attenzione perché contribuiscono a determinare i tuoi stati d’animo, la tua gioia e la tua sofferenza. Potresti iniziare ora questo elenco con un quadernino (anche elettronico), sempre a portata di mano, e completarlo per il resto della tua vita, man mano che ti rendi conto di ciò che sai fare, con le mani, con i piedi, con la testa, con il cuore, con le viscere, con tutto te stesso.  

A cosa ti serve?
Bisogni pratici, bisogni psicologici, bisogni interpersonali. In questo caso, l’elenco forse è meno ampio, ma comunque piuttosto variegato: bisogni di far funzionare le cose, bisogno di soldi, bisogno di sicurezza, di protezione, d’amore, di essere apprezzato, di essere sostenuto e incoraggiato, di mettere confini, di stare in un gruppo, di sperimentare le proprie abilità, di sentirsi realizzato, di nutrire la propria autostima, di stare da solo, di stare in compagnia, di piacere, di provare piacere, di dare piacere, di cazzeggiare, di conoscenza, di farsi rispettare,  di farsi notare, di evitare il giudizio, di svago, ecc. Hai con te il quadernino?

Cosa non sai fare?
Ambito pratico, ambito psicologico, ambito interpersonale…

A cosa ti servirebbe?
Scopi pratici, psicologici, interpersonali…

Cosa vorresti saper fare, ti piacerebbe fare o lo credi utile per te?
Le solite tre aree…

Cosa devi fare per impararlo?
Quello che ho notato è che questa domanda porta a risposte molto simili: agire, provare, affrontare la paura, sperimentarmi, sfidare le mie solite modalità, mettermi in discussione, mettermi alla prova, smettere di aspettare che siano gli altri a cambiare, smettere di cercare di cambiare gli altri… 
Seguendo questa traccia e ovviamente fornendo risposte attente, riflettute, sentite, puoi sviluppare un grado enorme di consapevolezza, di te stesso, dei tuoi schemi che tendono a ripetersi, a volte procurandoti gioia e soddisfazione, altre volte generando in te sofferenza e frustrazione. Fino ad attivare il giusto mix (giusto per te) tra riflessione attenta e azione effettiva. Il resto, come sempre, è raccogliere i risultati delle proprie azioni e imparare in corsa ad aggiustare il tiro in direzione della meta…

Quanta è bella l’ignoranza!?

C’è una voce dentro te, come in ciascuno di noi, che tende a giudicare, paragonare, svalutare, colpevolizzare, rimproverare, il tuo comportamento, il tuo modo di essere (oltre che quello degli altri). Conosci? Ok. Allora non sei ignorante!

Questo giudice interiore si esprime, da sempre, da quando è nato, molto presto nella tua infanzia, nella tua mente, nella tua vita, con parole dolci e gentili quali: “sei stupido”, “sei un fallito”, “non vali niente”, “non meriti amore”, “fai schifo”, “sei incapace”, “non ce la farai mai” e altre delicatezze simili. Conosci? Ok. Il problema si fa serio: altro che ignorante. Tu conosci molto bene come funziona la tua mente!

Le parole che ti dici sono “verità su te stesso” (magari anche sul mondo e sugli altri, ad esempio: il mondo è dei furbi, tutti sono migliori di me, chi imbroglia vince, l’onestà è degli stolti) in cui credi veramente e fermamente. Le senti proprio una descrizione precisa e calzante di te e della tua vita. Ci credi e te ne fai guidare: il tuo comportamento e i tuoi stati d’animo sono condizionati chiaramente e in modo potente da queste “verità che credi vere”. Conosci? Ok. Conosci tutto, altro che ignoranza!

Magari qualcuno che ti ha visto soffrire (stressarti, arrabbiarti, lamentarti, sentirti uno schifo, essere triste, ritirarti da solo in casa, smettere di fare cose divertenti, ecc.) ha cercato di aiutarti dicendoti qualcosa del tipo: “ma no, dai, sei bravo, sei intelligente, sei una persona in gamba, prima o poi starai meglio, la fortuna arriverà… Ci devi credere, devi credere in te stesso”. Magari hai provato a farti guidare da queste belle parole rinfrancanti e dalle pacche sulle spalle che hai ricevuto, ma non è andata come desideravi e continui a stare come uno straccio. Conosci? Ok. Quanta conoscenza, quanta consapevolezza!

Forse c’è un’altra strada. Spero che tu la conosca o possa impararla. Altro che ignoranza! E seguirla.

Fai chiarezza su cosa è veramente importante per te, su cosa deve essere prioritariamente presente nella tua vita: cose, persone, situazioni ed esperienze che veramente possono “riempire” la tua vita, creare vero “valore” nella tua vita, dare senso alle tue scelte quotidiane, ad ogni azione che compi in direzione della vita che veramente vuoi.

Ci sono molti modi (strade, percorsi, strumenti) per trovare questi valori e per agire in base ad essi. Un modo è la psicoterapia intesa come percorso che ti aiuta a comprendere veramente cosa ti fa soffrire e cosa potrebbe farti gioire, cosa ti rende “vuoto” e cosa potrebbe farti sentire “pieno”. Ma puoi trovare comunque la tua strada, un tuo itinerario, magari accompagnato dalle persone “giuste”. E l’ignoranza? Ecco: quando hai trovato veramente i tuoi valori-guida, cosa veramente può fare la differenza nella tua vita, come devi agire per realizzare il tuo progetto di vita “felice”, “serena”, “gioiosa”, “piena”, allora puoi iniziare ad ignorare ciò che hai sempre creduto vero, ciò da cui ti sei fatto guidare fino ad un attimo prima, ciò che ti ha accompagnato per una vita facendoti sentire sicuro quanto addolorato.

Puoi sempre scegliere

Puoi sempre scegliere… Oppure no…
Di continuare ad essere il nemico più acerrimo di te stesso, continuando a giudicarti ferocemente come fai da una vita…
Di continuare a credere di essere sbagliato, anche se i fatti ti smentiscono…
Di continuare a sentirti in colpa, quando di fatto non ti serve a niente…
Di continuare a lamentarti, anche se i problemi restano sempre gli stessi…
Di continuare a cercare di cambiare gli altri, anche se ancora non ci sei riuscito nemmeno una volta…
Di continuare a cercare la colpa all’esterno, anche se ciò non ti aiuta a risolvere i problemi…

Di continuare a… Anche se…
Di continuare a … Invece di…
Riempi a piacere il puntinato…

Puoi sempre scegliere di continuare a fare scelte infelici … Oppure iniziare a fare scelte diverse…

Il nucleo della sofferenza

Nella diversità di sintomi riferiti dalle persone che arrivano a chiedere aiuto, con problemi psicologici e interpersonali e storie di vita anche molto differenti tra loro, un elemento è sempre presente a contribuire alla sofferenza della persona. Per sentirsi accettato in famiglia e da altre persone importanti fuori dalla cerchia familiare (insegnanti, coetanei, gruppi vari, fino ai partner sentimentali), l’individuo, fin da bambino, ha “scelto” (con diversi gradi di consapevolezza in base all’età e alle relazioni) di sacrificare parti di sé, rinunciando spesso all’espressione autentica di sé, dei propri pensieri, emozioni, bisogni e desideri. Questa è stata una “decisione antica” che, ripetuta più volte nel tempo, è diventata la propria personalità, il proprio modo di stare al mondo, di pensare e agire e di stare con gli altri.
Per essere accettato, per sentirsi amato, per ricevere approvazione, per sostenere la propria autostima, per soddisfare certi bisogni e desideri, l’individuo ha “scelto” di pagare un prezzo più o meno elevato.
Per certi versi è un processo inevitabile per adattarsi alla vita, alla realtà, per costruire relazioni. Quando diventa eccessivo, la sofferenza esplode.
Se la persona riesce ad arrivare a chiedere un aiuto psicoterapeutico, l’obiettivo di lavoro sarà quello di trovare o ritrovare un proprio personalissimo equilibrio rispetto alle parti di sé da sacrificare in favore di parti di sé da riconoscere, legittimare, valorizzare, esprimere per realizzare una vita serena, felice, appagante.

Quando soffri e quando… UN ATTIMO PRIMA DI CADERE

Soffri quando stai vivendo una vita vuota di ciò che vorresti e piena di ciò di cui faresti volentieri a meno. Dal generico allo specifico: soffri quando ti manca l’entusiasmo, l’eccitazione, la curiosità, l’amore, in tante delle sue forme, la fiducia, in te e negli altri, la speranza, il coraggio. E soffri quando lo stress prende la forma di esperienze fallimentari, relazioni deludenti, paura e dolore, tristezza e rabbia, sensi di colpa, di inadeguatezza, d’angoscia.
Se ti dice bene ti rendi conto di stare male, di avere bisogno di aiuto, specialistico (non basta più l’affetto e il sostegno di chi ti sta vicino, ammesso che tu ce l’abbia) e riesci a chiederlo. Arrivi in terapia…
“Perché è qui? Come posso aiutarla?”
Cominci ad esprimere, come ti riesce, il tuo dolore, la tua frustrazione, la tua delusione. Il tuo corpo che si lamenta. Il tuo senso di fallimento e impotenza. Il tuo blocco, la tua rassegnazione. Che altro? Un corteo di convinzioni, che sembrano scritte nella roccia, su quanto sei stupido, incapace, fallito, sfortunato, cretino… E la certezza, parimenti assoluta, che gli altri siano brutti, sporchi, cattivi all’interno di un mondo pieno di schifo e vuoto di senso. Pieno di giudizio. Vuoto d’amore. Pieno di niente. Vuoto per te…
Nelle forme più diverse e sulle strade più disparate, inizia un nuovo cammino. Per riprendere la speranza e la fiducia di potercela fare… Un attimo prima di ripetere il solito modo illusoriamente protettivo, certamente dannoso, di rispondere al dolore (UN ATTIMO PRIMA DI CADERE, di Giancarlo Dimaggio; versione romanzata del saggio/manuale teorico-pratico CORPO IMMAGINAZIONE E CAMBIAMENTO, sempre di Dimaggio e colleghi del centro TMI di Roma).
Per costruire nuove possibilità sulle macerie della disperazione e dell’impotenza. Un attimo prima di rinunciare… Compiacere… Aggredire… Sottometterti… Cercare di essere perfetto… Stordirti… Evitare… Isolarti… Un attimo prima di ri-cadere nei soliti meccanismi che fissano il dolore mentre cercano di allontanarlo…
La psicoterapia dunque!
Per diventare prima consapevoli di cosa sta succedendo nella propria vita. Cosa la vita mi propone e come solitamente rispondo. Fino a stare male…
Per comprendere l’origine dei propri problemi, le regole apprese in famiglia e nel percorso di formazione della personalità. Trascuratezza e maltrattamenti. Invisibilità e giudizio. “Mamma mi ha sempre fatto sentire… Papà mi ha sempre detto… A scuola ero sempre quello che… E con gli amici… E senza amici… E coi ‘nemici’…”.
Per comprendere che quelle regole continui a seguirle nel presente, senza pensare minimamente di metterle in discussione. “Mi hanno convinto di essere incapace e debole e continuo a crederci… Mi hanno convinto che è inutile provarci e sto ancora fermo al palo… Mi hanno convinto di essere speciale e vado in giro per il mondo a pretendere tale trattamento… Mi hanno instillato la paura e mi nascondo ancora oggi… Ho imparato a non fidarmi e continuo a stare solo…”. Tanto per fare qualche esempio…
Per arrivare a confrontarsi con queste credenze, convinzioni, verità ritenute vere e modalità di comportamento che continuano a ripetersi sempre uguali a se stesse, sempre e sempre più fonte di malessere.
Per provare a non farlo e a farlo. Per provare… Ci devi provare almeno…
Per iniziare a non fare più ciò che ti ha portato dolore e ti rinnova quotidianamente frustrazioni e delusioni.
Per cominciare a fare qualcosa di più vicino ai tuoi desideri autentici, sani, vitali che gradualmente puoi imparare a svestire delle paure che da sempre li accompagnano. La paura di essere rifiutato quando cerchi amore e cure. Di essere giudicato ferocemente quando cerchi apprezzamento e stima. La paura di essere boicottato quando cerchi di esplorare il mondo. Di essere escluso quando cerchi compagnia. La paura di sentirti sbagliato quando cerchi la tua felicità.
Lungo questi sentieri si svolge il percorso di cura. Ciascuno lo può percorrere… Ciascuno a suo modo… Passando per i rivoli più tortuosi della propria mente e attraversando le parti ‘incarnate’ del proprio dolore.
E tu cosa hai imparato? Cosa ti hanno fatto credere fosse verità assoluta? Quale verità continui a seguire, anche se ti procura sofferenza? Cosa vuoi fare?