Trasforma le miserie in meraviglie

Insieme ad augurarti un anno migliore, augurati di essere migliore. Qualunque cosa voglia dire per te ‘diventare migliore’…
Su come si comporterà l’anno nuovo (l’esterno da te, gli altri, vicini e lontani) puoi sperare e aver fiducia, magari incrociare le dita, toccare ferro o qualsiasi altra cosa sei solito toccare per sperare in circostanze favorevoli…
Su come puoi migliorare tu puoi intervenire direttamente!
Con tutta la tua CONSAPEVOLEZZA. Per comprendere il tuo funzionamento, il tuo mondo interiore, i tuoi pensieri e le tue convinzioni, le tue emozioni e le tue passioni, i tuoi desideri, bisogni e sogni…
Con tutta la tua RESPONSABILITÀ. Sapendo che devi agire in prima persona per spostare le cose e cercare di metterle dove più ti piace…
Con tutto il tuo IMPEGNO. Consapevole di cosa per te è importante, devi attivarti con costanza e determinazione a realizzarlo, fermarti per correggerti, fermarti quando proprio oltre non riesci ad andare e, quindi, imparare ad accettare…
Con L’ABILITÀ di TRASFORMARE le MISERIE in MERAVIGLIE… Qualunque cosa tu intenda per ‘miseria’ presente nella tua vita e qualunque ‘meraviglia’ tu voglia creare nella tua vita…

Ancora broccoletti

Qualche giorno fa ho accennato alla storia dei miei broccoletti. Ho scoperto tra le altre cose che i broccoletti hanno un tempo diverso, come molti prodotti della terra. Ci sono quelli che puoi raccogliere dopo 60 giorni dalla semina e quelli a 90 e 120 giorni. Insomma, il tempo è importante per il raccolto. Come per gli obiettivi che ti poni in altri ambiti della tua vita. È importante che tu abbia un piano con scadenze temporali fondamentali che segnino la strada, dal desiderio iniziale al raggiungimento dell’obiettivo. Con una differenza fondamentale. Mentre per i broccoletti ti basta la semina, poca cura iniziale e un po’ di fortuna, acqua e sole faranno la gran parte del lavoro e non ti resta che raccogliere, con gli obiettivi di vita personale e professionale la grande parte del lavoro la devi fare tu.
Partire dal desiderio ben riconosciuto e fatto ardere dentro di te. Quello che vuoi e lo vuoi proprio.
Fare ricognizione delle risorse necessarie, di quelle che già possiedi e di quelle che devi reperire, siano esse materiali o emotive, personali o interpersonali.
Formare un obiettivo ben strutturato. Definito in modo specifico, concreto, misurabile, sufficientemente ambizioso e sfidante per darti la carica e sufficientemente realistico per farti sostenere dalla speranza e dalla fiducia nel tuo percorso. Orientato dai tuoi valori, da cosa è importante per te, dalla persona che vuoi essere e diventare realizzando quegli obiettivi. Ovviamente con step organizzati nel tempo per farti sostenere e motivare da sotto-obiettivi che ti permettano di raggiungere successi intermedi in direzione dell’obiettivo finale. Che altro? Persone che testimonino il tuo percorso, per apprezzare il tuo impegno e incoraggiarti nei momenti difficili.
E poi, fondamentale: agire. Iniziare ad agire per comprendere. Agire per raccogliere l’informazione utile che ti dice come proseguire. Agire anche se non ti senti perfettamente pronto e preparato. Agisci, raccogli, agisci e via così… Ancora buon anno. Per sempre buon inizio e buon raccolto…

Grazie 2020!

Se è vero che la fine dell’anno è il momento dei bilanci e per prevedere e programmare il nuovo, è altrettanto vero che quest’anno ci ha insegnato che ogni programmazione sembrerebbe inutile, un atto ridicolo di fronte all’imprevisto che bussa sempre alla porta e … che ti porta? Ti porta in casa la frustrazione, il fallimento, l’impotenza. Con annessi dolore, rabbia, preoccupazione.
Se, infatti, come ad ogni fine anno, fai l’analisi dei risultati raggiunti rispetto agli obiettivi che ti eri posto e per cui hai lavorato duramente e ti sei impegnato profondamente, probabilmente quest’anno, più di altri anni, sarà facile scoprire tanti obiettivi non raggiunti. Diverse frustrazioni e delusioni. Volevi aumentare le tue entrate, ma il lavoro si è ridotto (quasi per ogni mestiere o professione e per tanti tanti imprenditori). Volevi acquistare un’auto nuova o addirittura farti casa, ma… Una vacanza da sogno? Rimandata a causa dell’incubo contagio. Tanti concerti e teatro, tante rinunce. Almeno allo stadio vicino alla tua squadra del cuore!? Macché, niente da fare. Per non parlare di tanti altri grandi e piccoli obiettivi in diversi ambiti della tua vita, da solo, in famiglia, con gli amici.
Al tempo stesso, tanta incertezza fa risaltare e ci mette in contatto con alcune nostre certezze. Certezze già chiare. Certezze che rispondono all’ispirazione contenuta in alcune domande: chi voglio essere? Quali sono i miei ‘valori inespugnabili’ perfino dal covid-19? Cosa è importante per me? Quale direzione voglio continuare ad avere nella mia vita oltre ogni lockdown?
Gli obiettivi non raggiunti ci possono aiutare a mantenere la direzione scelta, sempre ben radicati, piantati sulla consapevolezza di cosa per noi è importante e vogliamo sia presente nella nostra vita. Anche con pochi soldi e poco lavoro, forse anche con lutti, separazioni e perdite subite, anche con alcuni aggiustamenti di programmi, anche con limiti e rinunce, cosa per te è rimasto fondamentale?
Grazie 2020! Perché mi hai permesso di capire l’importanza di non raggiungere gli obiettivi e ciò nonostante di mantenere la mia rotta verso la vita che voglio costruire.
Uno spunto pratico di riflessione e azione: scrivi la persona che vuoi essere (fatti aiutare dagli aggettivi qualificativi)… Forte, capace, intelligente, generoso, rilassato, sereno, ambizioso, ecc. Ecc. Ecc.
Scrivi ruolo per ruolo la persona che vuoi essere: un partner… Un lavoratore… Un figlio… Un genitore… Un amico… Ecc. Per ogni ruolo scegli almeno tre caratteristiche che vorresti incarnare…
Scrivi la vita che vuoi vivere…
Scrivi cosa ti serve veramente…
Cosa già è a tua disposizione e cosa no…
Cosa è veramente fondamentale e cosa è preferibile ma anche ‘rinunciabile’…
E passa all’azione: definisci l’obiettivo specifico, concreto, realistico, entro quando vuoi realizzarlo, le risorse da reperire e via così…
Mantieni la direzione dei tuoi valori… E mettiti in azione: la prima azione utile, anche minima, per cominciare a realizzare la vita che voglio e la persona che voglio essere è…
Sarà la fine dell’incubo dell’impotenza e l’inizio concreto del tuo percorso verso ciò a cui aspiri profondamente…

La pratica della gratitudine e…

La pratica della gratitudine è la contemplazione del valore che appartiene alla tua vita. Quanto pratichi? Quanto sei abituato a valorizzare la bellezza che è parte della tua vita? Quanto lo fai con regolarità?
Sì, anch’io ti sto per dire (e non è la prima volta): INIZIA A SCRIVERE UN DIARIO DELLA GRATITUDINE. Un diario della gratitudine contiene semplicemente (è semplice se lo fai) le tue annotazioni di ciò che di valore, bellezza, pienezza e nutrimento appartiene alla tua vita. Oggi. Ora. Ti basta scrivere SONO GRATO/GRATA PER… Imparando a guardare, riconoscere, apprezzare, nutrirti di ciò che è per te presente e disponibile…
Più lo fai, più ci trovi, più è disponibile per te la gioia e ogni altra emozione di appagamento e valore…
Il tuo diario della gratitudine lo puoi fare comunque come vuoi e quando vuoi e quanto vuoi… Il diario è semplicemente lo strumento attraverso cui tu esprimi la tua capacità di sentirti grato/grata…
Al tempo stesso, ti invito a notare un atteggiamento della tua mente e a prevenirlo per prevenire ansia e depressione. O, meglio, ad usarlo in modo giusto, utile per te.
Potresti, infatti, sempre guardare quel diario, pieno di bellezza e valore, e pensare a quello che non c’è e che vorresti ci fosse, prima o poi. Questo potrebbe attivarti per le tue ambizioni e i tuoi scopi, personali e professionali, relazionali e anche spirituali, ma potrebbe anche farti sentire sempre inadeguato, mai all’altezza, mai appagato, mai fermo a godere il ricco e pieno presente, ma sempre orientato a guardare il futuro incerto e il presente mancante di qualcosa.
Oppure, ahi te, potresti confrontare il presente con quello che c’era in passato e che ora non c’è più. Certo, se si tratta di persone perdute o di progetti andati storti, è giusto, sano e utile per te, che tu viva alcune emozioni dolorose: tristezza, dolore, rabbia, mancanza, solitudine, sconforto, scoraggiamento, ecc. Sono emozioni sane perché conseguenza di un senso di perdita e non realizzazione… Ciò che non è sano è fermarti a sguazzare nel brodo depressivo fatto di disperazione, senso di fallimento, autosvalutazione. Ogni sano processo di lutto ha il suo inizio e la sua fine…
Dunque, praticare la gratitudine significa riconoscere la pienezza di ciò che siamo e ciò che abbiamo, imparando anche ad accettare serenamente il vuoto: ciò che c’era e non c’è più, ciò che non c’è mai stato e forse mai ci sarà…

Quanti mila caffè!?

Quanti caffè prendi al giorno? Per ogni caffè che gusti, esprimi qualcosa per cui sei grato. Magari scrivilo su un quadernino che avrai appositamente acquistato per riempirlo con tante cose belle che riempiono la tua vita ora.
Quante sigarette fumi al giorno? Prima di accenderla trova qualcosa per cui sei grato e che rende la tua vita veramente bella e ricca. Così accendi la tua vita. Altrimenti non ti accendere nemmeno la sigaretta.
Quante volte vai sui social? Ogni volta che stai per aprire la solita app, prima di aprirla apri il tuo cuore ad esprimere la gratitudine che provi per ciò che appartiene alla tua vita.
Quante volte imprechi contro qualcosa o qualcuno? Ogni volta che imprechi mettici vicino anche una preghiera di gratitudine. Impegnativo? Sarà bellissimo!
Quante volte ti lamenti per le cose che non vanno come dovrebbero andare e per le persone che non sono come vorresti? Per ogni lamento esprimi anche un gradimento. Cosa ti piace della tua vita per cui puoi essere grato. Alle cose. Agli altri. A te stesso. Alla vita.
Quante volte sbuffi? Ogni sbuffo è un’emozione negativa. Allora vai in pareggio; dopo ogni sbuffata una gratificata: trova cose piacevoli che appartengono alla tua quotidianità, per cui essere grato. Smetti di sbuffare, mettiti a cercare…
Quante volte ti ritrovi a sospirare? Facci caso! Ad ogni sospiro aggiungi un respiro di gratitudine per ciò che la vita ti ha dato, per ciò che gli altri ti hanno dato, per come riesci ad ottenere cose buone della vita.
Insomma hai capito. A fronte di gesti, comportamenti, momenti abitudinari puoi agganciare un atto di gratitudine… Chissà come andrà?
Grazie per l’attenzione che mi hai dedicato e grazie anticipate per la condivisione che vorrai fare di queste parole in gratitudine…

Bombe di sofferenza

Viviamo bombardati e ci autobombardiamo di indicazioni, richieste, pretese su chi dovremmo essere, cosa dovremmo fare, cosa dovremmo avere, come dovrebbe essere la nostra vita, la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro fisico e via così. Insomma tutto ciò che ci appartiene DOVREBBE ESSERE COME DOVREBBE ESSERE ma spesso è veramente lontano dai nostri bisogni e desideri autentici, da ciò che ci è veramente vicino. Tanto che alla fine restiamo proprio confusi rispetto a ciò che veramente va bene per noi.
E nasce la sofferenza. Sotto forma di ANSIA e STRESS per non arrivare mai a corrispondere a tali aspettative. Sotto forma di DEPRESSIONE e SCARSA AUTOSTIMA per non sentirci mai all’altezza. Sottoforma di sensi di COLPA, VERGOGNA, senso di FALLIMENTO. RIMORSI e RIMPIANTI continui. Sottoforma di DIPENDENZE varie, attraverso cui tentiamo illusoriamente di fuggire al sentimento di vulnerabilità, fragilità e fallibilità che non riusciamo a riconoscere, tantomeno ad integrare come parte dell’umana esperienza.
Se devi ASSOLUTAMENTE e NECESSARIAMENTE ESSERE CIÒ CHE DEVI ESSERE non può esistere altro che il completo successo o l’estremo opposto. E anche ‘quando arrivi’ non ti senti mai veramente appagato…
Sia chiaro!!! Sia chiaro il confine!!! Tra un giusto, sano, realistico ‘dovere’ e impegno concreto che nascono da un consapevole, responsabile agire per creare la vita che vogliamo, fondata sui nostri valori, bisogni e desideri autentici (quanto è difficile trovarli!?). E un insano agire, guidati da ciò che ci illude dovrebbe essere presente necessariamente nella nostra vita.
Inizia, nel tuo agire e pensare quotidiano, a casa come al lavoro, con gli amici come quando sei da solo, a rintracciare i tuoi ‘DOVERI VELENOSI’ che ti portano ad ammalarti e quelli che contribuiscono effettivamente alla vita che vuoi… E vedi tu cosa vuoi farci…

Sofferenza e serenità

A cosa è dovuta la differenza tra sofferenza e serenità?
La preghiera della serenità suggerisce una distinzione importante tra ciò che puoi controllare e su cui ti puoi impegnare e ciò che non puoi controllare e rispetto al quale è meglio non spendere troppe energie.
Io ti suggerisco altre distinzioni importanti.

Distingui un’esperienza deludente e frustrante da un’esperienza catastrofica. Esempio: oggi è stata una giornata storta, lei ti ha lasciato, ma non significa che la tua intera vita è da buttare. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Distingui la spiacevolezza di un’esperienza dall’insopportabilità dell’esperienza. Esempio: il capo mi ha fatto una critica sul mio ultimo lavoro, è stata dura, ma lo posso sopportare e andare avanti con fiducia. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Distingui ciò che preferisci da ciò che deve essere necessariamente e assolutamente in un certo modo. Esempio: mi piacerebbe che alla festa venissero tutti gli invitati, ma se mancherà qualcuno potrò comunque divertirmi. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Distingui ciò che è una singola esperienza negativa da te vissuta dal considerarti per questo una persona negativa o con un destino/futuro negativo. Esempio: sono stato bocciato all’esame, ma posso impegnarmi meglio per la prossima volta, posso e voglio con tutte le mie forze laurearmi, lo merito ed è per me possibile. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Io credo che, anche partendo da situazioni frustranti, deludenti, dolorose, spiacevoli, gran parte della nostra serenità la possiamo scegliere e costruire… E tu?

Autoregolazione

Un problema che molto spesso mi riferiscono le persone è l’esaurimento psicofisico da sovraccarico. Sovraccarico di attività, compiti, impegni, doveri. Ad esempio, le situazioni più diffuse: un genitore coi figli, un dipendente/collaboratore col capo, una persona remissiva e compiacente con un’altra invadente e richiedente… A volte anche un figlio coi genitori o tra partner o tra amici. A volte, ancora, con noi stessi siamo molto esigenti, pieni di pretese perfezionistiche, non ci accontentiamo mai delle nostre prestazioni.
Ecco allora tre strategie concrete e coordinate per ridurre il nostro esaurimento e migliorare il nostro benessere.
1. CAPIRE TUTTI, MA NON FARSI CARICO DI TUTTI E DI TUTTO. Comprendere la legittimità del bisogno altrui, imparando contemporaneamente a legittimare i propri bisogni, prima di arrivare all’esaurimento.
2. METTERE CONFINI. Esterni (agli altri) e interni (le pretese che abbiamo verso noi stessi). Riconoscere il proprio limite prima di esaurirsi e scoppiare. Dire qualche no in più, imparando a sciogliere i sensi di colpa.
3. IMPARARE A CHIEDERE oltre che a dare, a prendersi cura di sé oltre che degli altri, a prendersi cura di certi nostri bisogni e piaceri trascurati oltre che dei soliti bisogni legati al dovere.
Insomma, alla fine, si tratta di cominciare a riscrivere, in modo consapevole e responsabile, le regole della tua vita, le regole nelle relazioni e nei tuoi comportamenti.
Oddio! E poi che succederà?
Quello che succederà… Lo affronterai… Imparerai ad affrontarlo forte delle energie recuperate…

MUSTURBATIONS

La nostra mente è un albero pieno di nidi. La nostra mente è piena di dovrei, dovresti, dovrebbe, dovrebbero.
Il dover essere si annida dappertutto. Nei nostri pensieri, nelle nostre comunicazioni, nei rapporti interpersonali, nel nostro quotidiano vivere. Guidati da aspettative, più o meno consapevoli, su come dovrebbero andare le cose.
Guidati da pretese su come assolutamente e necessariamente … Io tu egli ella noi voi essi dovrebbero essere… (Dovevo proprio metterla questa). Lo psicoterapeuta americano Ellis le chiamava MUSTURBATIONS.
I nidi sono belli e sono anche utili, rendono l’albero canterino, gioioso, vitale. Possono però diventare nocivi, dannosi, se troppi e di natura pericolosa, feroce.
È importante essere guidati da ambizioni, autodisciplina, forza di volontà, dedizione allo sforzo, con un impegno concreto orientato dai nostri valori e scopi consapevoli.
È pericoloso quando il giusto e sano impegno diventa missione impossibile, perfezionismo tossico, necessità assoluta di raggiungere i propri obiettivi, oltre ogni altra considerazione, ad esempio di salute personale e di rispetto degli altri.
Dove sta la felicità? Probabilmente, per non dire certamente, non sta nella ‘onnipotente ricerca di perfezione’.
Dove sta la felicità? Ognuno ha la sua idea, ognuno la sua strada. Tra ciò che “dovrebbe essere” e ciò che “posso accettare che non sia proprio così”.

Dentro e fuori dal lockdown. Se lo conosci lo padroneggi

Uno dei primi obiettivi di ogni percorso di consapevolezza, cambiamento e cura di sé è imparare o potenziare l’abilità di osservare i propri stati mentali: pensieri, emozioni, sensazioni somatiche (automonitoraggio).
In particolare, è utile identificare gli stati mentali che precedono e che in qualche modo innescano sintomi (attacchi d’ansia, umore depresso, ossessione, ecc.) e comportamenti problematici (impulsi, compulsioni, abitudini dannose, comportamenti aggressivi, comportamenti di evitamento, ecc.).
Ancora più specificamente, è importante dare un nome preciso a determinati stati mentali dolorosi o disfunzionali in modo da riconoscerli con più facilità quando arrivano e quindi riuscire meglio a padroneggiarli. Ad esempio, nomi quali: vuoto, angoscia, furia, disperazione, impotenza, blocco, ecc.
Padroneggiarli in 4 modi almeno:
1. Regolando le emozioni più intense. Esempio: attraverso esercizi e tecniche corporee ed immaginative, producendo sensazioni di calma e conforto che aiutano a recuperare lucidità e capacità di ragionamento, ma anche sensazioni di forza ed energia quando necessario riattivarsi da un senso di torpore, spegnimento e apatia.
2. Producendo pensieri alternativi a quelli negativi, più utili ad affrontare la realtà. Ad esempio: pensieri di sé capace e degno (invece che inetto e privo di valore), pensieri sugli altri affidabili e amorevoli (invece che malevoli e giudicanti), pensieri sul mondo pieno di speranza e possibilità (invece che catastrofico e ingiusto).
3. Prendendo distanza critica dai pensieri negativi. Imparando ad ignorarli. Per farsi guidare da altri pensieri, prospettive e punti di vista. Imparando a tollerare la sofferenza che non possiamo cambiare e contemporaneamente mantenendo la direzione, l’impegno e la determinazione verso la creazione della ‘vita piena’ che vogliamo. Ad esempio, nonostante lutti su cui sei impotente, lockdown vari entro cui devi vivere, dolori inevitabili connessi ai fatti della vita, sensazioni varie di frustrazione e impotenza, puoi sempre fare scelte, svolgere attività e cercare esperienze che ti procurino piacere e senso di realizzazione.
4. Trovando strategie comportamentali alternative, funzionali e utili ad affrontare gli stati mentali problematici e le situazioni in cui si attivano. Quindi sviluppando nuove abilità, accedendo a risorse diverse, sperimentando nuove azioni, prendendo rischi e gradualmente abbandonando gli evitamenti più sterili e dannosi. Esempi? Tutto ciò che ti richiede di affrontare la paura; riconoscerla e comunque andare nella direzione che desideri. Con prudenza quanto basta (non di più) e con tutta la determinazione necessaria a farti andare avanti. Qualcosa otterrai certamente di quello che vuoi. Qualcosa, altrettanto certamente, non sarà ancora per te raggiungibile. Comunque avrai capito meglio te stesso, la situazione e ciò che devi fare per proseguire…