Il tuo potere

“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è che siamo potenti oltre ogni limite. È la nostra luce non la nostra oscurità che più ci spaventa. Ci chiediamo: chi sono io per essere brillante, pieno di talenti e favoloso? In realtà chi sei tu per non esserlo. Tu sei un figlio di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri attorno a te. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso. Come siamo liberi dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.
Marianne Williamson

Come ti può ispirare questo brano?
Quale chiave ti offre per il tuo potere?
Come può spingerti ad azioni concrete per il tuo sviluppo personale?

Curiosità al servizio del benessere

Oggi ti suggerisco un’autoesplorazione curiosa… Nel senso che ti invito ad essere CURIOSO… DI TE STESSO.

Quando riporti UN’ESPERIENZA POSITIVA, ad esempio, “per me è un periodo meraviglioso”, accompagna questa espressione con la descrizione di quali SENSAZIONI CORPOREE avverti, quali EMOZIONI provi, quali PENSIERI fai, a quali EVENTI ti riferisci per vivere quell’esperienza.
Similmente, quando vivi UN’ESPERIENZA NEGATIVA, ad esempio, “faccio proprio schifo”, accompagna questa espressione con la descrizione di quali SENSAZIONI CORPOREE avverti, quali EMOZIONI provi, quali PENSIERI fai, a quali EVENTI ti riferisci per vivere quell’esperienza.

E così per altre esperienze… POSITIVE (sono fortunata, la vita è un giardino di gioia, ringrazio i miei genitori per ciò che mi hanno dato, sono pieno di energia, la mia famiglia è il mio luogo sicuro, ecc.) e NEGATIVE (che fallimento!, La gente è sempre pronta a fregarti, il mondo è ingiusto, non ce la faccio più, mi sento sprofondare, ecc.).

Tutto questo per capire in modo diretto, pratico ed esperienziale che c’è differenza tra i FATTI e l’ESPERIENZA SOGGETTIVA che vivi di quei fatti. Che l’esperienza soggettiva è formata da SENSAZIONI nel CORPO (tensione, battito accelerato, respiro corto, tremore, rossore, bruciore, spalle pesanti, spegnimento, dolore al collo, mani ghiacciate, vuoto, gambe flosce, confusione, distensione, costrizione, leggerezza, soffocamento, movimenti e gesti vari, ecc.), EMOZIONI (paura, rabbia, tristezza, gioia, imbarazzo, gratitudine, impotenza, tenerezza, scoraggiamento, disperazione, allarme, calma, disgusto, delusione, entusiasmo, amore, umiliazione, solitudine, disprezzo, compassione, amarezza, vergogna, senso di colpa, sorpresa, dolore, allegria, estasi, ecc.), PENSIERI (la vita è bella, credevo meglio, non ce la farò mai, devo mettercela tutta, se non è preciso fa schifo, non sono capace, sono il migliore, posso sbagliare, chi non risica non rosica, l’ambizione sfrenata è pericolosa, non devo chiedere mai, posso scegliere anche se gli altri non sono d’accordo con me, merito un trattamento speciale, sono vittima di persecuzione, è colpa mia se sono solo, non posso mai essere triste, non devo mostrare ciò che provo, anche la speranza è morta, ho perso la fiducia negli altri, chi fa da sé fa per tre, ecc.).
Che ciò che vivi può essere più o meno condiviso dagli altri, anche partendo dagli stessi fatti ed eventi. E differenziare la TUA ESPERIENZA e comprendere anche la PROSPETTIVA ALTRUI può darti una marcia in più nel vivere rapporti interpersonali sereni.
Perché coltivare tutta questa curiosità?
Perché più conosci la tua esperienza positiva in modo articolato e più puoi accrescere e affinare il piacere che provi… E più conosci la tua esperienza negativa in modo articolato e maggiore è il potere che hai di alleviare la tua sofferenza, regolare le tue emozioni, calmare il tuo corpo, orientare i tuoi pensieri…
Prova e fammi sapere l’effetto che fa…

543210 conto alla rovescia per la tua trasformazione

Oggi uno sfizio di esercizio… Carta e penna… Scrivi…

5 Persone importanti per te oggi… Partner, figli, genitori, amici, colleghi, ecc.

4 Frasi, espressioni, parole, proverbi, motti, aforismi che dipingono il vostro rapporto (fallo per ogni persona, concentrato, una persona alla volta)…

3 Motivi per cui vorresti modificare alcune cose o aspetti del vostro rapporto. Vorrei cambiare questo… Perché…

2 Desideri e/o bisogni che hai rispetto a questa persona e alla relazione con lei…

1 Azione da mettere subito in pratica per realizzare bisogni, desideri e cambiamenti rispetto a questa persona… E, come sempre, raccogli l’informazione utile che segue la tua azione concreta per regolare il comportamento successivo… Ricorda: le azioni sono come le ciliegie…

0 Ricomincia il giro con un’altra persona…

Probabilmente, fin dalla scelta iniziale delle persone hai cominciato a trasformarti, a capire meglio te stesso e gli altri, e, spero, a trovare giovamento per governare in modo sereno i rapporti interpersonali con le persone più importanti per te…

Sei pronto?

Così è…

La vita spesso è fatta di domande a cui non hai risposte. O di risposte che non ti piacciono e sono anche molto diverse da come desideravi e ti aspettavi. E questo spesso diventa il tuo vivere di ansia, dolore, rimorsi, rimpianti, rabbia cronica, risentimento, rancore, angoscia, tristezza, depressione e solitudine. Se rimangono, anche tempo e spazio per la gioia… Quando ci riesci invece affronti la delusione, la frustrazione e la mancanza con serena accettazione di ciò che non va come vorresti o non è andata come avresti voluto. Così è la vita dice il saggio. Una vita in cui lutti, perdite, separazioni, distacchi, insuccessi, mancanze, frustrazioni e delusioni vengono a trovarti, spesso, anche se malvolentieri, assolutamente non cercati né desiderati eppure tanto reali quanto inevitabili.
A questo punto diventa fondamentale lo spostamento di attenzione
Da rimuginare sul latte versato o mai avuto ad una vita piena di progettualità, basata su tuoi scopi e valori consapevolmente scelti: cosa desideri, cosa è importante per te, cosa vorresti fosse presente nella tua esperienza quotidiana, che persona vorresti essere e che vita vorresti vivere. Il resto è agire con questa spinta e con la consapevolezza che i tuoi desideri avranno sempre uno scarto più o meno grande con la realtà.
Vorrei e posso e mi impegno a realizzarlo…
Vorrei ma non tutto posso e mi impegno ad accettarlo…

Auto-istruzioni per l’auto-efficacia

Quando il capo ce l’ha con te e tu ti senti perseguitato e trattato ingiustamente…

Quando quel colloquio di lavoro (o quell’esame) non è andato bene e tu ti senti triste e preoccupato…

Quando sei stato lasciato e ti senti sotto ad un treno…

Quando il tuo amico ti ha accusato di essere solo un egoista e ti senti una merda…

Quando nonostante i tuoi sforzi non riesci a dimagrire e ti senti scoraggiato…

Quando tua figlia non ti parla da una settimana e ti senti crollare il mondo addosso…

Quando hai fatto un lavoro eccellente, ma per te non è abbastanza e sei amareggiato e deluso…

Quando hai perso il lavoro e ti senti un fallito…

Quando ti hanno preso a parolacce e sei arrabbiato…

Quando …

… Cosa puoi dirti per “governare” l’emozione che provi e adottare un comportamento per te utile ad affrontare la situazione?

Tra i fatti e le tue reazioni (cosa provi emotivamente e cosa fai) ci sono i tuoi pensieri, le parole che dici a te stesso (dialogo interiore), il modo in cui interpreti ciò che è accaduto. E questo filtro personale può essere per te più o meno utile nel tuo rapporto con la realtà e più o meno buono per governare le emozioni che provi. Spesso, purtroppo, questo dialogo interiore è pieno di pensieri e parole negativi (non è giusto, ce l’hanno tutti con me, sono una vittima, sono sfortunato, sono incapace, è solo colpa mia, non valgo niente, la vita fa schifo, questo è ciò che merito, resterò solo, ecc.).
Allora ti suggerisco un esercizio: identifica queste parole che usi per auto-distruggerti o comunque per vivere negativamente la situazione … E scrivile…
E riscrivile … Trova nuove parole e nuovi pensieri che possano veramente aiutarti a superare il momento difficile, a trovare le risorse, a placare il tuo dolore, ad aprirti la strada verso azioni più efficaci… Ad esempio: ho solo fatto un errore… Non posso piacere a tutti… Da questa esperienza dolorosa posso imparare la lezione… Io non sto al mondo per fare contenti gli altri… Posso impegnarmi di più senza rinunciare… È tosta, ma è anche vero che morto un papa se ne fa un altro… Chi mi offende offende se stesso… Posso dire no senza sentirmi egoista… Posso sempre chiedere di fare chiarezza rispetto a ciò che è successo…
Trova dunque le tue personalissime e specifiche auto-istruzioni per essere efficace… E vedi l’effetto che fa su di te… Su ciò che provi… Su ciò che pensi… Su ciò che fai…

Certe volte. Per ogni problema, due soluzioni

Certe volte abbiamo creduto di non farcela e invece ce l’abbiamo fatta.
Certe volte credi di non farcela e invece ce la fai.
Certe volte credi di no e invece puoi farcela.
Si tratta di un antagonismo tutto interno tra le CREDENZE NEGATIVE su te stesso, sulle tue capacità e sulle tue possibilità e le RISORSE che effettivamente possiedi per affrontare quella situazione e quel problema.
Spesso, purtroppo, il dialogo interiore ci affossa, ci deprime, ci lascia al palo, non ci invita a tentare. “Tanto non ce la fai… Non riesci… Non sei all’altezza… Gli altri sono migliori di te… La situazione è troppo più grande di te… Non l’hai mai fatto… Non è per te…”. Queste parole girano nella testa o pensieri simili che sono tutt’altra cosa che un incoraggiamento e un sostegno per l’azione efficace e l’autostima. E quindi continuiamo a credere che sia proprio come dicono queste credenze interiori, queste vecchie credenze con cui siamo cresciuti, che probabilmente ci accompagnano da tempo immemore, da quando abbiamo imparato a pensare così di noi stessi…

Allora: per ogni problema, due soluzioni. Due possibilità, due strade da percorrere, anche entrambe, in tempi diversi o contemporaneamente. Prima l’una e poi l’altra, in base al tipo di problema, all’urgenza che ti chiede e a quanto è importante.

Una strada “storica”. Vai ad interrogare queste tue credenze. Cerca la loro origine, quando sono cominciate, chi te le ha insegnate o trasmesse, direttamente a parole o attraverso l’esempio. Quando le hai imparate, in quali circostanze, che senso e valore avevano per te allora, a cosa ti sono servite, a cosa ti servono ora, cos’altro ti potrebbe servire invece ora.

Una strada “attuale”. Quando sei di fronte al problema che sembra insormontabile… Cerca la risorsa. Cerca la risorsa che hai scoperto di avere quando in altre circostanze simili te la sei cavata proprio grazie a quella risorsa. Risorsa è tutto ciò che ti è utile per affrontare situazioni e risolvere problemi. Ovviamente in equilibrio con la tua morale e con la realtà.

Buon cammino…

Tra stress e felicità

Come posso essere felice?
Come posso governare lo stress?

Implicitamente ciascuno di noi è guidato da queste due domande nello svolgersi della vita quotidiana e più in generale nelle scelte più o meno importanti della propria vita.

La prima domanda porta ad interrogarsi su cosa significa per noi essere felici. E ciascun singolo individuo ha la sua personalissima idea di felicità e della strada per arrivarci… Sembra scontato. Ma l’apparenza inganna. Chiediti cosa effettivamente deve essere presente nella tua vita  per sentirti felice e per vivere le esperienze che vuoi vivere. Inizia a rispondere, meglio scrivendo, a queste domande apparentemente semplici, cominciando anche a stabilire un piano di azioni concrete. Cosa vuoi (valori, scopi, obiettivi specifici) … Cosa ti serve per ottenerlo… (risorse, strategie)… Cosa devi cominciare a fare per realizzare il tuo piano (la tua prima azione)…

La seconda domanda richiede di interrogarsi sulla propria idea di stress, su cosa è stressante per te, su come stai fronteggiando le situazioni stressanti che vivi, su quali cambiamenti sono necessari per governare al meglio il tuo stress. Anche in questo caso, attento alle apparenze rispetto a cosa effettivamente è per te stressante e cosa ci puoi fare…

Implicitamente tutti noi cerchiamo di avvicinare la felicità e allontanare lo stress … Come farlo richiede ad ognuno di trovare la propria strada!!! Consapevole… E responsabile…

La soluzione al falso problema dell’autostima

Esistono infiniti modi per abbassare la propria autostima. Basta che pensi a tutti i motivi per cui tu non sei proprio come vorresti essere. Tu non sei esattamente corrispondente al tuo ideale. Tu non sei perfetto. E siccome nessuno è perfetto (o tutti lo siamo a seconda di ciò a cui vuoi credere) tanto vale smettere di giudicarsi. Smettere di stimare sé, smettere di fare la stima di sé, smettere di valutarsi negativamente, smettere di autosvalutarsi. Ecco la soluzione. Semplice, no?! Non proprio. Siamo così abituati a valutarci (e svalutarci) che smetterla sembra un’impresa impossibile.
Siamo cresciuti a latte e giudizio e siamo così esperti nel giudicare che è veramente un’impresa sfidante la nostra zona di comfort. Il nostro comfort è paradossalmente stare all’interno del giudicare.
Non solo. Di fronte al nostro essere fallibili ovvero portatori sani di errori tendiamo a scambiare il singolo comportamento sbagliato con tutta la persona… E ci sentiamo sbagliati! Un vero e proprio party in onore della disistima o bassa stima di sé. A cui siamo tutti invitati e tutti prima o poi partecipiamo.
E quindi?
E quindi inizia a renderti conto del tuo giudicarti… Inizia a notare:
Su cosa lo fai … Per quali comportamenti …
Quando lo fai…
Quanto lo fai… Spesso… A volte… Raramente… Sempre…
Dove lo fai…
In presenza di chi preferibilmente tendi a farlo…
Come lo fai… Ti critichi… Ti rimproveri… Ti colpevolizzi… Ti dai del fallito… Ecc….
Quali etichette solitamente usi per affossare la tua autostima… Cattivo… Fallito… Indegno… Incapace… Fragile… Difettoso… Colpevole… Senza attributi… Ecc….
Perché lo fai… A cosa ti serve… A cosa ti serve veramente … Ti serve a crescere… A migliorare… Ad imparare… A stare meglio… A comprendere meglio te stesso e gli altri… Quale effetto ottieni realmente …

Già questa prima auto-osservazione dovrebbe fornirti una chiarezza importante per smetterla di farti un problema di autostima… Almeno per farti rendere conto di come torturi te stesso… Quindi puoi iniziare a definire chiaramente qual è il vero problema ovvero come il problema dell’autostima generi gli altri tuoi problemi nelle attività o prestazioni individuali e nelle relazioni interpersonali.
“Se proprio non ce la fai”… Invece di autodisprezzarti in modo spietato, adotta una “autovalutazione realmente utile” di tue azioni specifiche in precise circostanze, per comprendere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato di quello che hai fatto rispetto ad un tuo obiettivo. Impara e correggi… Senza indugiare  nel giudizio severo contro te stesso…

Un gentile richiamo al disordine

Spesso organizziamo la nostra vita in base a certi imperativi categorici assoluti quali:
Devo essere sempre e comunque forte in ogni ambito in ogni circostanza…
Devo andare di corsa e anche di più, sbrigarmi, affrettarmi, non ho tempo da perdere né tempo da dedicare ad altro che non sia il solito…
Devo occuparmi delle mie cose, ma devo anche far contenti gli altri, anzi spesso è meglio accontentare gli altri che mettere i miei bisogni in primo piano, devo prendermi cura degli altri anche se trascuro me stesso…
Devo sforzarmi ad ogni costo, chi dorme non piglia pesci, più mi sforzo e più ottengo, devo spingermi oltre ogni mio limite…
Devo fare le cose in modo perfetto, devo fare tutto e assolutamente in modo ineccepibile…
Dentro questi imperativi potrai trovare certamente anche i tuoi, forse qualcuno ti riguarda di più e forse qualcuno non ti riguarda affatto, ti invito comunque a cercare le tue regole di comportamento che segui solitamente e che devi seguire assolutamente… Altrimenti…
Queste “regole imperative autocostrittive” sono sicuramente utili in una certa misura perché ti fanno funzionare ad alto livello nel raggiungere i tuoi obiettivi nei diversi ambiti di vita per te importanti, contemporaneamente e inevitabilmente ti portano a trascurare altre aree della tua vita, altri tuoi bisogni, altri tuoi ruoli.
Dopo un po’ c’è una parte di te che ti richiama al disordine. Ti invita, più o meno gentilmente, ad accedere anche ad altre parti di te, meno performanti probabilmente, ma più vitalizzanti nella misura in cui ti permettono di abbandonare la rigidità dei tuoi soliti modi di essere, stressati e auto-stressanti.
Più o meno gentilmente vuol dire che se non ti accorgi da solo di aver superato il limite nel vivere troppo in un solo ed unico modo, allora compaiono segnali di malessere che ti invitano ancora abbastanza gentilmente ad osservarti con attenzione e a metterti in discussione. Il messaggio è: attenzione, stai tirando troppo la corda, qualunque cosa voglia dire per te. Se non cogli questi segnali e continui per la tua solita strada piena di stress e mancato ascolto di certi tuoi bisogni, allora compaiono i sintomi. Solitamente non proprio gentili e di piacevole compagnia. Sintomi fisici che possono riguardare ogni distretto corporeo. Sintomi psichici quali ansia, depressione, ossessioni, irritabilità, impulsività, disregolazione alimentare, dipendenze, ecc. Sintomi relazionali: problemi a lavoro, in famiglia, nella coppia, ecc.
Il lavoro che “devi fare”, per diventare consapevole delle tue scelte e responsabile dei tuoi cambiamenti in meglio, è ascoltare segni, segnali o sintomi che ti invitano a riscrivere in modo più flessibile e adatto a te quelle regole, a riordinare le tue scelte in modo da trovare il tuo unico nuovo equilibrio tra ciò che curi e ciò che trascuri…

Perché lo fai e perché vuoi continuare a farlo

I nostri comportamenti possono avere alcune direzioni specifiche, solo in parte per noi consapevoli. I comportamenti mirano:
• a soddisfare bisogni
• a realizzare desideri
• a raggiungere obiettivi
• a vivere in base a certi valori
• a creare e mantenere relazioni soddisfacenti
• a regolare le nostre emozioni, a fornirci sollievo da dolori emotivi
• ad esprimere pensieri ed emozioni
• a sostenere l’autostima.
Ogni comportamento a qualcosa servirà!
Esistono comportamenti utili a tali scopi e comportamenti non utili, disfunzionali, addirittura dannosi a noi stessi e alle nostre relazioni, nocivi per la nostra salute fisica e psichica, ad esempio tutte le abitudini negative, le condotte eccessive, fino alle vere e proprie dipendenze. Eppure, anche questi comportamenti problematici a qualcosa serviranno! Ad esempio, a cosa ti serve evitare certe situazioni? A cosa ti serve controllare certe persone? A cosa ti serve urlare? A cosa ti serve tacere? A cosa ti serve rinchiuderti nel silenzio? A cosa ti serve dormire ogni giorno fino a tardi? A cosa ti serve stare sveglio fino a tardi? A cosa ti serve digiunare? A cosa ti serve abbuffarti?
Come sappiamo tutti, per esperienza diretta e di persone a noi vicine, molte volte vorremmo abbandonare certe nostre azioni scomposte e distruttive, ma non ci riusciamo. Pur riconoscendo che “fanno male” non riusciamo a smettere. Cosa mantiene queste condotte disfunzionali? Certamente la risposta va cercata nella situazione specifica, caso per caso; al tempo stesso, alcune idee su cui riflettere possono essere valide per tutti. Ricordando prima di tutto che quello che facciamo ha un senso e un valore per noi, quindi esprime un qualche tipo di intelligente capacità di adattamento. Al tempo stesso, pur riconoscendo il valore complessivo per la persona, il singolo comportamento può e deve essere “criticato” per gli effetti negativi che procura alla persona stessa, ai suoi obiettivi, alle sue relazioni.
Partiamo, quindi, dal presupposto che: quello che facciamo è quello che scegliamo e quello che scegliamo è quello che vogliamo. Quello che facciamo è una nostra scelta, più o meno consapevole, comunque è frutto di “parti di noi, più o meno grandi”, che hanno l’intenzione di adottare quel comportamento. A qualcosa servirà!
L’idea guida per comprendere perché lo facciamo, perché vorremmo smettere e perché continuiamo a farlo è quella di interrogarci sulla funzione e sull’intenzione di quel comportamento. A qualcosa servirà!
Non sempre è facile. Spesso è difficilissimo. Parliamo, in molti casi, di comportamenti così radicati che ci sembra impossibile cercarne il senso e il valore. Ma impossibile non è.
Comprendere quindi per cambiare. Come?
In maniera solo apparentemente paradossale, tentare di cambiare per comprendere ed imparare a cambiare in modo efficace e duraturo.
L’idea “in pratica” è: prova a non farlo e verifica cosa succede… Quello che riesci a fare e quello che non riesci a fare, ciò che ottieni e ciò che resta immutato, ciò che provi e ciò che pensi, una volta che hai provato a cambiare uno specifico comportamento che vuoi abbandonare (almeno una parte di te vuole abbandonarlo!), ti forniranno informazioni utili per capire e andare avanti fino a dove riesci ad arrivare…