Aggiungi un posto a tavola

Che sia il tavolo dove fai colazione o la scrivania in ufficio o la grande tavola rotonda, ovale o quadrata della sala riunioni o anche il banco dove ricevi clienti o il laboratorio dove eserciti la tua arte, c’è sempre una moltitudine di persone. Che tu sia da solo o in famiglia o al lavoro o con gli amici, ognuno di questi tavoli è pieno di persone. Sì, anche quando sei solo. Possono essere persone reali o ‘personaggi interiori’, diverse parti di te che sei solito incarnare e recitare, più o meno consapevolmente.
Non è un “come se”, tipico dell’attore, è piuttosto un “proprio così”, proprio di una persona reale come tu sei. Tu sei portatore, più o meno sano, di diverse parti attraverso cui affronti la giornata, costruisci relazioni, governi i tuoi bisogni, eserciti le tue abilità e competenze, impieghi il tuo tempo, vivi la vita insomma.
Sei attento, entusiasta, generoso, giocoso, esuberante, ma anche rigoroso, burbero, impulsivo, metodico e più ne incarni più ne puoi raccontare…
È pressoché infinito il numero di partecipanti alla tua vita quotidiana, almeno potenzialmente. Poi, probabilmente, in pratica, bazzichi sempre le stesse persone, alcune soprattutto sono piuttosto ‘cattive compagnie’ o almeno così siamo abituati a pensarle; c’è la parte ansiosa, la parte arrabbiata, quella stressata, quella delusa, la tua parte autocritica, l’autosabotante, quella depressa, quella costantemente insoddisfatta. Quante altre ancora?! In realtà, la nostra personalità è come un terreno, più o meno fertile e produttivo, dove tu puoi piantare tutti i semi che vuoi (oltre a quelli che qualcuno ha piantato per te). Ma soprattutto, come avrai capito, non basta seminare: bisogna coltivare, innaffiare, prendersi cura.
Nota quali sono i semi che hai dentro…
Nota come li hai coltivati nel tempo…
Immagina quale seme vorresti piantare…
Nota quali sono le qualità di questo seme e della pianta che può svilupparsi…
Immagina come te ne prenderesti cura…
Renditi conto che è qualcosa che è in tuo potere fare…
Renditi conto che lo puoi fare nel modo più adatto a te, alla persona che sei e alla persona che vuoi cominciare a diventare…
Inizia a farlo…

Un problema, tre soluzioni

Quando hai un problema in realtà devi guardare a tre problemi e altrettante soluzioni efficaci.
1. Il problema concreto. Che sia sul lavoro o in famiglia, pratico o emotivo, che ti abbiano rubato l’auto o l’abbia lasciata in zona rimozione, che tu voglia dimagrire o cercare lavoro, che tu abbia un problema di salute o di denaro, che tu abbia litigato con un amico o ti senta solo. Concretamente, il problema si presenta in un certo modo e tu devi attrezzarti per affrontarlo con gli strumenti che servono, con quelli che hai e con quelli che puoi e devi reperire…
2. Il problema della sana critica di sé per comprendere eventuali errori e imparare a non rifarli. O anche per adottare comportamenti preventivi di nuovi o simili problemi. Cosa ho sbagliato? Cosa continuo a sbagliare? A cosa devo essere più attento? Quali comportamenti devo correggere? Cosa posso imparare?
3. Il problema di essere compassionevole con te stesso ovvero cercare di comprendere cosa hai sbagliato e perché, senza torturarti con una critica spietata e solamente dannosa, visto che la sana autocritica fa parte del secondo problema. Cercare di accogliere il dolore e la frustrazione per come si presentano, riconoscendoli senza negarli ma anche senza amplificarli. Cercare di confortarti e supportarti in questo momento difficile che sarebbe stato meglio non fosse capitato ma che può capitare e certamente non solo a te, in quanto siamo esseri umani imperfetti, possiamo sbagliare e viviamo una condizione umana che prevede anche angoscia e dolore.
In questo modo possiamo:
1. Impegnarci a risolvere il problema specifico e concreto
2. Impegnarci a non ripetere gli stessi comportamenti che hanno generato il problema
3. Impegnarci a confortarci e incoraggiarci, a volerci bene nonostante ciò che ci è accaduto e, anzi, a prescindere dai nostri errori, fallimenti e problemi.
Probabilmente certi passaggi ti sembrano strani, anche bizzarri, certamente insoliti rispetto a come siamo abituati a trattare i problemi e a mal-trattare noi stessi. Provando ad impegnarti nella direzione che ti ho proposto vedrai quanto sia assolutamente nelle tue possibilità e soprattutto quanto possa fare la differenza in termini di qualità della tua esperienza emotiva e anche pratica.
Prova e se ti va fammi sapere come va…

Mente compassionevole

Solitamente la nostra vita e le nostre scelte quotidiane, più o meno importanti, sono scandite da un certo modo di funzionare della nostra mente.
C’è una mente ‘minacciata’ attraverso cui compiamo azioni con l’intento di proteggerci da minacce esterne ed interne. Ad esempio, dobbiamo cercare appagamento dei bisogni fisiologici primari, dobbiamo essere in buona salute, dobbiamo farcela economicamente, dobbiamo creare rapporti interpersonali appaganti e mantenerli, dobbiamo imparare a vivere anche in solitudine.
C’è una mente ‘competitiva’ attraverso cui cerchiamo di accaparrarci risorse, limitate, per raggiungere i nostri obiettivi nei vari ambiti della nostra vita, obiettivi per noi importanti in base a valori per noi importanti, anche se spesso non consapevoli. Ad esempio, dobbiamo guadagnare una certa cifra (e anche di più), dobbiamo avere una certa casa (magari due e con giardino o terrazzo a tutto tondo), dobbiamo avere una certa auto e proprio quella e poi un’altra ancora, dobbiamo rimpinzarci di cibo e ristoranti, di vacanze all’ultimo grido e di vestiti da cambiare più volte al giorno. E dobbiamo essere anche presenti e visibili sui social. Forse esagero con questi esempi, forse no.
Possiamo essere grati per questi due modi di funzionare della nostra mente perché ci hanno permesso l’evoluzione come specie e ci permettono quotidianamente di appagare bisogni importanti per noi in direzione di una vita consapevole guidata da ciò che per noi è importante. Ma…
Ma non finisce qui… Spesso queste stesse modalità di funzionamento superano gli eccessi e cominciano i problemi. Problemi sotto forma di stress, sintomi ansiosi e depressivi, disturbi fisici e dipendenze comportamentali, conflitti interpersonali oltre che interiori, relazioni disfunzionali e sempre meno nutrienti, comunicazioni aggressive, autostima sotto i piedi, vissuti di fallimento, colpa e difettosità. E qualcos’altro ancora che può fare al caso tuo…
Ciò che succede è che, per proteggerci dalle minacce che percepiamo e raggiungere i nostri obiettivi, paghiamo un prezzo enorme in termini di sofferenza emotiva.
Diventa allora fondamentale accedere, accendere e coltivare la mente compassionevole.
La mente compassionevole si manifesta in tre modi sostanziali, sia quando è diretta verso gli altri sia quando è rivolta a sé.
1. Essere sensibili alla sofferenza emotiva
2. Cogliere i bisogni frustrati in quelle emozioni dolorose
3. Impegnarsi con azioni concrete ad aiutare per tentare di alleviare la sofferenza e ridurre la frustrazione.
Ciascuno di questi tre aspetti può essere estremamente chiaro ed evidente, ma non sempre. A volte richiede un personale processo di maturazione emotiva che ciascuno di noi sta compiendo a suo modo e coi propri tempi.
Essere sensibili alla sofferenza emotiva non significa che la persona che prova quelle emozioni ci deve piacere o che la apprezziamo in quel momento o condividiamo le sue scelte e i suoi valori. Può esserci anche antipatica ed essere molto distante dal nostro modo di essere e vivere, purtuttavia siamo capaci di coglierne il dolore emotivo.
Cogliere i bisogni frustrati significa essere capaci di vedere cosa motiva il comportamento dell’altro, non per approvarlo o giustificarlo, semplicemente per comprenderlo, per rintracciare un senso nelle azioni della persona.
L’impegno concreto risponde alla domanda: “cosa posso fare per aiutare questa persona?”. E anche: “cosa posso fare per aiutare me a comprendere questa persona?”. La risposta è scontata in alcuni casi o perlomeno sappiamo cosa dovremmo e potremmo fare anche se non è detto che riusciremo a farlo. La risposta è meno scontata in quei casi in cui la persona può suscitarci emozioni ostili (rabbia, odio, antipatia) perché è molto distante dal nostro modo di pensare e agire o perché ci sentiamo in qualche modo ‘minacciati’ da questa persona. Proprio in questi casi, spesso si tratta di relazioni conflittuali, manifeste o vissute interiormente, è fondamentale ‘attivare’ la propria mente compassionevole al servizio dell’evolversi della relazione con l’altro che passa attraverso il comprendere che l’altro sta giocando il suo gioco nella vita, come stiamo facendo noi e ce la sta mettendo tutta con le risorse che ha a sua disposizione, come stiamo facendo noi…
Il rinnovamento, religioso o laico che sia, passa anche attraverso lo sviluppo di una mente compassionevole, potenzialità a disposizione di tutti e che aspetta solo di essere coltivata e allenata, a partire da azioni compassionevoli quotidiane che esprimono e potenziano, a loro volta, qualità compassionevoli di un sé compassionevole che tutti possiamo costruire come risorsa al servizio del benessere individuale e comunitario. Cosa potresti fare oggi, non solo oggi e da oggi in poi per pensare, sentire, agire ed essere compassionevole?

Intanto, se vuoi iniziare ad approfondire queste idee e soprattutto a sviluppare pratiche concrete ed esercizi al servizio di una mente compassionevole, ti consiglio la lettura di Paul Gilbert (terapia focalizzata sulla compassione, mindful compassion), Kristin Neff (la self-compassion), Lambiase Cantelmi (psicologia della compassione) e Sharon Salzberg (l’arte rivoluzionaria della gioia).

5 principi e 5 strategie per blindare il tuo tempo

Oggi ti presento 5 principi e altrettante strategie per blindare la qualità del tuo tempo. Blindare vuol dire proteggere ciò che per te è importante.
1. Blindare il tempo per chiarirti: progetti, obiettivi e azioni a breve e lungo termine
2. Blindare il tempo del dovere: dalle distrazioni sostanzialmente
3. Blindare il tempo del piacere: dall’incursione del dovere e dei sensi di colpa
4. Blindare il tempo dagli altri che ti sovrastano con le loro richieste e pretese: imparare a dire no
5. Blindare il tempo del presente: rispetto al ruminare sul passato e al rimuginare sul futuro

Ed ecco 5 strategie fondamentali. Non sono soluzioni belle e pronte all’uso per tutti in ogni situazione. Quelle le lasciamo a maghi, stregoni e venditori di fumo. Sono, invece, indicazioni e orientamenti che ti invitano ad agire in modo consapevole e responsabile, per approcciarti in modo utile per blindare ciò che ha valore per te.
1. Pianifica il tempo per pianificare: inizia a scrivere i tuoi sogni, i tuoi valori e i tuoi bisogni, i tuoi obiettivi conseguenti e le azioni che farai da ora in poi. La domanda è: quando? La risposta è: ora!
2. Organizza i tuoi impegni, pesanti e leggeri, in modo da portare a compimento gli obiettivi che ti sei dato, imparando a proteggere le tue preziose risorse (energie mentali e fisiche).
3. Definisci il giusto tempo (quotidiano, settimanale, mensile, annuale e via così) per i tuoi progetti di piacere, svago, divertimento, passione.
4. Ricordati che nessuno è al mondo per mettere gli altri prima di sé; prenditi le tue responsabilità e impara anche a dire no. Smettendo di aspettarti che gli altri capiscano o siano contenti, ma restando fermo sul tuo legittimo diritto di dire anche no per curarti dei tuoi bisogni e desideri.
5. C’è un giusto tempo per riflettere sul passato e dare senso a ciò che è successo. Un giusto tempo per prevedere il futuro e organizzarsi di conseguenza. E, soprattutto, un giusto fondamentale tempo per stare nel qui e ora, per affrontare ciò che esiste ora, per godersi il momento, per sentire le proprie emozioni e prendersi cura dei propri bisogni, ora!

Verifica quanto riesci a blindare il tuo tempo e nota la differenza tra la miseria di un tempo sprecato e la meraviglia di un tempo di cura per te…

Tu chiederai: e quando il tempo è bloccato? Quando il lockdown ci impedisce di fare ciò che vorremmo?

Il lockdown, certamente a volte pieno di contraddizioni, è prima di tutto una misura protettiva: per te, per gli altri, per tutti e anche per il tuo tempo. Semplicemente quando c’è il lockdown devi riadattare le tue strategie tenendo conto dei limiti su cui non puoi intervenire e agendo su quello che ti è possibile. Aspettando con fiducia e speranza. E facendo attenzione ai lockdown interiori, quelli che ci diamo da soli senza accorgercene…

L’autostima compassionevole e flessibile

L’autostima si nutre di 4 componenti.
1. Raggiungere gli OBIETTIVI che ci si è dati in base ai nostri valori e vivere una sana soddisfazione, godersi i risultati raggiunti, provare un sano orgoglio di sé e gratitudine per tutto ciò che ha contribuito al nostro ‘successo’.
2. Essere COMPASSIONEVOLI CON SE STESSI, in special modo quando non si raggiungono i propri obiettivi. Riconoscere la propria tendenza all’autocritica feroce e spietata per sostituirla gradualmente con un atteggiamento comprensivo, gentile, accettante verso di sé. Un atteggiamento davvero efficace per imparare dagli errori senza affossare il senso del nostro valore e per riprendere il cammino verso i propri obiettivi, lì proprio da dove si è interrotto.
3. Mantenere sempre vigile l’attenzione sui propri VALORI e sulla direzione in cui orientano la nostra vita e le nostre scelte. I valori sono le fondamenta del nostro stare al mondo ed è importante proteggerli da venti di burrasca che tenderebbero a scardinarli.
4. ESSERE FLESSIBILI rispetto alle strade utili e sane per raggiungere gli obiettivi e realizzare i valori rigorosamente saldi dentro di sé. La flessibilità è quella risorsa che ci permette di essere creativi nel trovare molteplici modi per arrivare dove per noi è importante. Per esempio, un valore potrebbe essere proprio una vita fondata sulla compassione al servizio del proprio benessere e della personale autostima.
Ora nota come funzioni in base a questi quattro pilastri dell’autostima…
E individua le aree che sono già efficaci e potenti dentro di te a nutrire l’autostima e quelle che invece necessitano di essere ‘allenate’…

La miseria perfezionista (con esercizio)

Sei perfezionista quando hai standard estremamente elevati e rigidi con cui confronti ogni tua prestazione in tutti o quasi tutti gli ambiti della tua vita.
Sei perfezionista quando sei estremamente critico con te stesso e con gli altri e non ti basta mai ciò che dai e ciò che danno gli altri.
Sei perfezionista quando la tua autostima è legata fondamentalmente alle tue prestazioni e scarsamente connessa ad altri aspetti della tua esperienza come la capacità di creare buone relazioni o di usare il tuo tempo al servizio dei tuoi bisogni importanti.
Sei un perfezionista patologico quando non riconosci il limite tra un sano funzionamento di ricerca dell’eccellenza e un funzionamento in cui non sei mai soddisfatto di te e degli altri e quindi vivi emozioni stressanti di frustrazione, delusione, rabbia, disgusto, ma anche di impotenza, senso di colpa e vergogna.
Se sei perfezionista sei nella miseria perché quello che fai non ti appaga mai realmente ed efficacemente.
Se sei perfezionista puoi imparare a trasformare questa tua miseria nella tua meraviglia. Come? Come sai, non esistono ricette miracolose. Esistono percorsi impegnativi di crescita personale e cura di sé basati su alcune strade da percorrere. Ecco una traccia di un percorso possibile, puoi iniziare fin da ora a percorrerlo:
1. Inizia a renderti conto di quelle situazioni in cui funzioni in modo perfezionista. Quando succede? Dove? Con chi? Cosa stai facendo? Per rispondere a quali tuoi bisogni?
2. Misura soggettivamente quanto sei soddisfatto (da 1 a 10, da poco a tanto) e quanto sei frustrato (sempre da poco a tanto).
3. Rintraccia cosa rende soddisfacente per te la situazione e cosa invece la rende insoddisfacente. Quali emozioni appaganti vivi e quali emozioni stressanti ti vengono ad invadere.
4. Ora pensa ad una persona fidata, amorevole, gentile, che ti vuole bene… Cosa ti direbbe di fare?
5. Ora immagina una parte di te che ti vuole bene, amorevole, gentile, compassionevole… Cosa ti direbbe?
6. Ora avrai raccolto alcune indicazioni di comportamenti ‘giusti’ da chi ti vuole bene… Inizia a metterli in atto e nota l’effetto che hanno su di te… Certamente comprenderai molto di cosa veramente rende la tua vita meravigliosa…

Una strada per la felicità

Crescere significa imparare a fare i conti con le mancanze.
Nasciamo in uno stato di perfezione che immediatamente dobbiamo abbandonare. La simbiosi originaria lascia il posto ad un rapporto con la propria madre che, anche quando è ottimale, è meno che perfetto. Qualcosa manca e qualcosa mancherà per sempre. Ed è sano che sia così. Dobbiamo imparare a vivere in un’ottimale disillusione in cui l’esperienza della frustrazione è dolorosa, ma noi dobbiamo impegnarci a renderla non traumatica ovvero a tollerarla e sostenerla.
Per tutta la vita sperimenteremo questo senso di mancanza e il tentativo illusorio di raggiungere o recuperare il ‘paradiso perduto’, quel senso di sintonia assoluta, fusione simbiotica, interezza e completo appagamento.
Per vivere una vita ‘sufficientemente’ appagante e realizzata, ovvero una vita ‘realisticamente felice’, il prima possibile dobbiamo imparare a elaborare tale mancanza vissuta come insoddisfazione e privazione, imparando a tollerare in modo ottimale la frustrazione, imparando a riconoscere i nostri bisogni e desideri come validi, a sentirci legittimati nel tentare di realizzarli e, al tempo stesso, imparando a vivere col dolore della mancanza, ad accettare che non tutto sarà mai completamente raggiungibile.
Conosci un’altra strada per la felicità?

Inside out

Per affrontare i propri problemi, governare stress e frustrazioni, ridurre la sofferenza emotiva e i conflitti interpersonali, conoscere se stessi e comprendere il proprio funzionamento, una delle abilità più importanti è quella di conoscere le proprie EMOZIONI.
Sentirle…
Riconoscerle …
Legittimarle a se stessi…
Esprimerle in modo adeguato…
Usarle al servizio dei propri bisogni.
Infatti, le forme di SOFFERENZA PSICOLOGICA sono l’esito di EMOZIONI SANE che si sono trasformate in SINTOMI fisici, psicologici e interpersonali.
Le emozioni nella loro essenza sono segnali utili alla persona per indicarle qualcosa che non va e che deve affrontare.
La PAURA segnala la percezione di un pericolo, ma può diventare ansia, panico, rimuginio, ossessione, evitamento.
La TRISTEZZA segnala che ci manca qualcosa o abbiamo perduto qualcuno o qualcosa, ma può diventare angoscia e depressione.
La RABBIA segnala un’ingiustizia o un danno subito, ma può esplodere in violenza o implodere fino allo sviluppo di disturbi psicosomatici.
Il SENSO DI COLPA segnala che abbiamo sbagliato qualcosa o fatto male a qualcuno, ma può trasformarsi in depressione e feroce attacco a se stessi, anche con comportamenti autolesivi.
La VERGOGNA segnala qualcosa in noi che vorremmo mettere a posto, ma può diventare un profondo senso di inadeguatezza e fallimento.
La GELOSIA segnala l’importanza che ha per noi una persona, ma può esitare in senso di possesso e bisogno di controllo che rovinano la relazione.
L’INVIDIA segnala l’apprezzamento e l’ammirazione verso qualcun altro, ma quasi sempre diventa estremo giudizio e svalutazione dell’altro.
La NOSTALGIA segnala l’importanza, la potenza e la bellezza di esperienze vissute, ma può diventare depressione e spegnimento della vitalità.
La stessa GIOIA, emozione piacevole, se portata all’eccesso rischia di diventare una maschera da indossare che soffoca altri stati d’animo importanti e impedisce un rapporto autentico con se stessi e con gli altri. Hai visto ‘Inside out’?
Certamente anche tu avrai altri esempi in cui l’emozione, che dovrebbe svolgere la sua funzione naturale di permetterci di adattarci al nostro ambiente e soddisfare i nostri bisogni vitali, finisce, invece, per trasformarsi in sofferenza emotiva, sintomi e disturbi.
Inizia dunque ad essere attento alle emozioni che provi. Ti aiutano ad essere felice, sereno, consapevole. Sii curioso rispetto alle tue emozioni, possono essere una strada privilegiata per conoscere te stesso e vivere felice, con te stesso e con gli altri. Rispettale perché sono tue amiche e alleate, se non le ascolti diventano le tue peggiori fonti di sofferenza…

27 milioni…

27 milioni di anni fa, mese più mese meno, ha avuto inizio l’evoluzione della nostra mente e per estensione dell’essere umano che siamo diventati. Da allora ad oggi.
All’inizio è stato fondamentale organizzarci per sopravvivere alle numerose minacce, ad esempio per proteggerci dalle famigerate tigri coi denti a sciabola (ti consiglio di vedere il film ‘I Croods’). Così come è stato fondamentale attivarci per accedere alle risorse presenti, ma scarse, limitate. Qualche nostro nonno ce l’ha fatta e oggi ci siamo anche noi.
Insomma, dobbiamo ringraziare i nostri avi dal volto scimmiesco. E fino a qui una favola…
Solo che l’eredità ricevuta non conosce tempo. Funzioniamo oggi, per molti aspetti, in modo simile ad allora, quasi vivessimo nelle condizioni di quel tempo. Viviamo con una costante iperattivazione del bisogno di proteggerci da minacce continue e del bisogno di arrivare prima, prima che l’altro arrivi ad accaparrarsi la pappa. E la frittata è fatta. Siamo costantemente preda di ansia, stress, competizione selvaggia oltre ogni ‘umano’ limite, insomma tensione fisica ed emotiva che ci fanno sentire costantemente ansiosi, in allerta, agitati, esauriti o incapaci, falliti, pieni di vergogna e sensi di colpa. E quindi? Un’altra miseria del mondo moderno? E come facciamo a trasformarla in meraviglia?
Semplice. A dirsi. È importante che inizi a farlo… Cosa? Trova il tuo modo, la tua strada, i tuoi strumenti, le modalità più adatte a te… E importante che cominci … Ecco alcuni suggerimenti…
Rallenta… (invece di correre per raggiungere non sai nemmeno tu cosa…)
Perdonati… (abbandona l’autocritica spietata che non ti aiuta a crescere e migliorare)
Prenditi cura del tuo dolore… (le emozioni dolorose sono tue alleate perché ti permettono di accedere ai tuoi bisogni e alle azioni utili per soddisfarli)
Prenditi cura della tua gioia… (siamo impostati per guardare quello che manca, ma quello che c’è può essere semplicemente quello di cui hai bisogno)
Connettiti col tuo centro… (quando sei connesso con te stesso hai il potere che ti serve al servizio del bene)
Connettiti con gli altri… (siamo tutti sulla stessa barca e può essere un viaggio bellissimo)
Sii compassionevole con te stesso e con gli altri… (quando dai e ricevi gentilezza e sensibilità sei nello stato migliore perché il resto sia possibile).

Tu hai altri suggerimenti?
Non importa tanto il tipo di percorso, è importante che inizi a farlo, applicando ogni indicazione, strategia o principio alla persona che sei e che ti faccia ispirare da quelle possibilità… Così forse saremo i nonni dei nostri nipotini fra 27 milioni di anni, mese più mese meno…

Proprio quando… Proprio ora!!!

Proprio quando ti senti minacciato da qualcosa più grande di te e sei spaventato, arrabbiato, perfino disgustato, è importante accedere alle più preziose risorse dentro di te…
Proprio quando ti senti impotente e bloccato perché qualcosa fuori di te minaccia la realizzazione dei tuoi obiettivi, è importante accedere alle più preziose risorse dentro di te…
Io ora te ne suggerisco due e sono convinto che ciascuno di noi ne abbia tante…
SII GENTILE. Con te stesso come con gli altri. Amorevole e gentile, non scemo. Riconosci le cose che non vanno bene e cerca una soluzione. Agisci dove hai potere e risparmia le energie che stai sprecando per cambiare ciò che non dipende da te. Quello che hai fatto avrà un senso. Cogli l’errore, impegnati a correggerlo e vai avanti… Anche con gli altri, cogli il loro bisogno e il senso dietro i loro errori o comportamenti aggressivi, ingiusti, incomprensibili e impegnati a trovare un incontro, una direzione condivisa, anche nel conflitto, condivisa anche se non comune e vai avanti…
SII GRATO. Esprimi la tua gratitudine agli altri, a te stesso, a Dio, all’Universo… Esprimere gratitudine significa riconoscere il valore di ciò che appartiene alla nostra vita, la impreziosisce, la rende meravigliosa, nonostante il resto…
Grazie in anticipo… Per condividere i modi che utilizzi per essere gentile e grato e per i suggerimenti che vorrai dare su altre risorse che solitamente usi per affrontare i momenti difficili e per realizzare la vita che desideri…
Anche se sei bloccato, continua ad essere impegnato a realizzare la vita che per te ha senso e valore…