Strategia per trasformare l’ansia dannosa per il futuro in azione utile al presente

L’ansia è uno stato mentale, emotivo e fisico legato alla percezione di minaccia e pericolo.
L’ansia è generata dal pensiero ansioso e dal modo in cui mantieni il tuo pensiero ansioso.
Il pensiero ansioso è un pensiero su futuri scenari negativi, a breve, medio e lungo termine in uno o più ambiti di vita. Previsioni di scenari negativi di varia forma, natura e misura. Previsioni su futuri problemi, catastrofi, tragedie, sciagure varie, ecc. Previsioni su giudizi, critiche e rimproveri che potrebbero arrivarti dagli altri, ecc. Previsioni di malattie, incidenti e accidenti vari.
Chi rimugina continuamente sulle proprie previsioni nefaste sta cercando una rassicurazione che non troverà mai perché non è in grado di trovarla. Forse non sa trovarla perché non ha mai imparato a rassicurarsi. Ma oggi è il primo giorno del resto della sua vita e può sempre iniziare da ora in poi ad imparare a fare quello che non sa fare…

Di fronte ad un tuo pensiero ansioso, dunque o ad un rimuginare ansioso sulla verità o meno della minaccia prevista dal pensiero ansioso preoccupato, invece che continuare a chiederti se il pensiero sia vero o meno, se la minaccia sia presente o meno, se sia grave, probabile, incombente, catastrofica, irreparabile e se puoi affrontarla o meno, semplicemente SPOSTA LA TUA ATTENZIONE. Dedica la tua energia, il tuo tempo, le tue azioni concrete ad occuparti di ciò che è realmente presente. Occupati cioè del tuo problema chiaro del momento e di cosa effettivamente e concretamente puoi e devi fare per risolverlo; occupati del tuo bisogno concreto del momento, di ciò che puoi fare per soddisfarlo. Questo spostamento dell’attenzione e delle altre tue risorse mentali e comportamentali è l’unica strategia utile ed efficace per andare avanti, invece che restare impantanato nell’infinito pensiero ipotetico di quello che forse è vero e forse no, che potrebbe accadere e chissà se accadrà mai…
Vero o non vero? Questo è il problema…
Utile o non utile? Questa è la soluzione!!!

Convivo dunque confliggo

Un pò per scherzo, un po’ seriamente, sono molti quelli che riferiscono un certo “stress da convivenza forzata”, oltre a quello già legato all’emergenza sanitaria e alle negative previsioni sull’economia e sul mondo del lavoro.
Dobbiamo restare a casa con fiducia che tutto andrà bene, lontani dalle nostre occupazioni e abitudini quotidiane, e al momento dobbiamo restare vicini ai nostri intimi. Ciò può favorire una serie di eventi stressanti e conflitti che necessitano di essere governati in modo sano ed utile al mantenimento di relazioni sufficientemente armoniche. Ecco, ad esempio, alcune brevi indicazioni nella forma di strategie comunicative concrete ed essenziali per affrontare l’emergenza della forzata convivenza.

– Osserva con cura le situazioni che sono per te fonte di stress, conflitti, tensioni, ecc.. Invece che farti guidare dai tuoi schemi mentali precostituiti, osserva in modo attento e specifico: cosa è successo, quando, dove, chi è coinvolto, perché è successo secondo te e perché è successo secondo le altre persone coinvolte
– Ascolta, quindi, prima di rispondere
– Ascolta fino alla fine e con attenzione prima di pensare a cosa rispondere
– Invece di colpevolizzare, rimproverare, giudicare, inizia prima di tutto a rispettare il punto di vista dell’altro, cercando di vedere e comprendere il mondo come può vederlo l’altro, a partire dalle sue emozioni e dai suoi bisogni frustrati
– Osserva con attenzione prima di “pre-giudicare”
– Sospendi il giudizio: l’altro, anche molto vicino, è diverso da te, non è obbligato ad essere come tu lo vuoi; ha pensieri, emozioni, bisogni, valori e prospettive sul mondo che possono più o meno sovrapporsi alle tue
– Ascolta la sua verità piuttosto che imporre la tua verità
– Quando ti arriva una critica da parte dell’altro, chiedigli qual è il suo bisogno, cosa vuole effettivamente da te, cosa vorrebbe che tu facessi (e digli, quindi, cosa puoi fare, cosa sei disposto a fare, cosa farai e cosa no…)
– Trasforma la tua critica all’altro nell’espressione del tuo bisogno e desiderio all’altro
– Trasforma la tua pretesa (che equivale ad imporre un obbligo all’altro) in una richiesta (a cui l’altro quindi può dire sì come no)
– Trasforma la tua richiesta ampia, generica, vaga in una più utile e potenzialmente efficace richiesta concreta, specifica, circostanziata: cosa desideri e cosa vorresti che l’altro facesse in termini di comportamenti visibili ed azioni precise

Leggi e rileggi queste brevi indicazioni per capire come ti comporti e come comunichi con l’altro, l’effetto che ottieni e quello che potresti ottenere se cominciassi a modificare qualcosa del tuo modo di pensare, agire, comunicare.

Strategie psicologiche di sopravvivenza alla paura e all’emergenza

Rispetto a ciò che sta succedendo è facile provare le EMOZIONI più DISPARATE. Le emozioni sono informazioni che ci segnalano cosa sta avvenendo nel nostro rapporto con noi stessi e col mondo.
Emozioni numerose e diversificate, a cominciare da PAURA (legata ad un senso di pericolo e minaccia), ANSIA (legata all’imprevedibilità e all’incertezza della situazione), ANGOSCIA (legata ai contorni sfumati e nebulosi dell’indefinita evoluzione della situazione).

Per affrontare questa situazione e queste emozioni sono fondamentali quindi alcune STRATEGIE CONSAPEVOLI e RESPONSABILI:

Raccogli, da fonti autorevoli e competenti, le GIUSTE e REALISTICHE INFORMAZIONI per definire al meglio possibile i contorni della minaccia e del pericolo, in modo da riuscire a cercare le opportune ed efficaci strategie per proteggerti e rassicurarti.

RICONOSCI la tua VULNERABILITÀ e ACCOGLI le tue EMOZIONI che l’accompagnano: ansia, paura, angoscia, frustrazione, rabbia, tristezza, delusione, sentimenti di solitudine, altre ancora. A parte la paura, l’ansia e l’angoscia, già menzionate, è facile, ad esempio, in questo momento, sentirsi STRESSATI e FRUSTRATI per le costrizioni necessarie e per la prolungata convivenza imposta che non sempre riusciamo a tollerare e gestire al meglio; è facile sentirsi DELUSI e ARRABBIATI con qualcuno o qualcosa, non sempre ben definiti, perché le cose avrebbero dovuto e dovrebbero andare diversamente o perché la situazione è sfuggita di mano o è stata mal gestita o perché, semplicemente, non è corrispondente ai nostri desideri … È probabile che arrivi a trovarci anche la TRISTEZZA nel sentire la SOLITUDINE che stiamo vivendo, soprattutto se viviamo soli e non possiamo raggiungere o essere raggiunti dai nostri cari. Le emozioni vanno riconosciute, accolte e va dato loro un senso e un significato che ci aiuti ad attraversarle e superarle in modo utile e positivo.
Di emozioni non si muore. Anzi di emozioni si vive. Impariamo ad essere grati, quindi, alle emozioni che ci aiutano a comprendere ed affrontare le situazioni.

DISTINGUI le EMOZIONI dai PENSIERI CATASTROFICI che le generano e le alimentano. Puoi farti aiutare da carta e penna, facendo un disegno o uno schema a tuo piacere delle distinzioni che ti sto proponendo. Distingui ciò che è una minaccia, più o meno probabile, da ciò che è un pericolo certo. E ciò che potrebbe accadere di spiacevole e doloroso da ciò che temi e prevedi che sarà certamente terribile e catastrofico. Distingui, quindi, ciò che è solo ipotetico da ciò che è incombente, ciò che è lontano da ciò che è imminente. Ciò che è irreparabile da ciò che è rimediabile. Ciò che sarà certamente distruttivo da ciò che potrai, invece, sopportare.

STOP, dunque, ai PENSIERI RIPETITIVI di rimuginio sul futuro e ruminazione sul passato che alimentano l’ansia, l’angoscia e la depressione, senza offrirci veramente soluzioni efficaci per superarle.
E STOP ai PENSIERI “TUTTO o NULLA”: tutto è sbagliato, niente sarà più sereno, ciò che non è buono e perfetto è certamente e assolutamente negativo e catastrofico.

In modo più utile e produttivo, che sprofondare nel lamento vittimistico e nel mulinello dei pensieri disfunzionali, INDIVIDUA i BISOGNI che nascono da queste emozioni e FAI IL POSSIBILE per soddisfarli. Ad esempio, cosa puoi fare attualmente e in modo concreto per rassicurarti e proteggerti (bisogno)? Cosa può servire a consolarti e confortarti (bisogno)? Cosa può essere utile per impiegare il tempo che sei costretto a passare in casa (bisogno)? Come e quanto ti stai impegnando concretamente per affrontare la noia (emozione eventuale) e la costrizione (bisogno)?

Impara a RICONOSCERE e ad avere FIDUCIA nelle tue RISORSE, personali e interpersonali, anche collettive. Cercale, scovale, usale, condividile. È RISORSA tutto ciò che ti può essere UTILE e aiutare a soddisfare i tuoi bisogni, modulare le tue emozioni, affrontare i tuoi problemi, a realizzare ciò che ti piace.

ACCETTA LA REALTÀ per quella che è e smetti di confrontarla, in modo di fatto sterile e improduttivo, con ciò che dovrebbe essere per realizzare appieno i tuoi desideri. Adesso è così!!!

PRENDI il BUONO allora. Sei costretto a casa, ti senti ridimensionato nella tua libertà e nei tuoi progetti, sei preoccupato per il lavoro… Allora dedicati con IMPEGNO a CURARE ciò che solitamente trascuri. Questo è quello che puoi fare ora. Questo è quello che devi fare per tutelare il tuo benessere e quello di chi ami.

Semplicemente, infine e importantissimo, SII “COMPASSIONEVOLE”. Compi, “semplicemente” e “il più possibile che ti è possibile”, atti di gentilezza, bontà, amorevole cura, disponibilità, generosità, calore, presenza, ascolto…

In attesa di trovare il vaccino per il coronavirus, che tu sia favorevole o meno ai vaccini, credo che tu sarai certamente favorevole alla fantasia come vaccino alla noia, alla creatività come antidoto all’abitudine stantia, alla condivisione amorevole ed empatica come fonte di rassicurazione e gioia.

Deve arrivare la crisi!?

In questi giorni da più parti (dalla persona comune allo scienziato, da nonna all’esperto, dai social media al non troppo vicino di casa) e da più prospettive (psicologica, sociologica, politica, economica, religiosa, esoterica, materiale, spirituale, ecc.), un po’ da tutto il mondo, occidentale e orientale, da Sud e da Nord, si racconta una storia. È una lettura simbolica dei fatti attuali. La storia del corona virus come effetto, nemmeno troppo imprevedibile, dei nostri comportamenti: di ciascuno di noi come singolo e di noi come intera collettività “global”… Che avremmo dovuto aspettarci, prima o poi, qualcosa che assomiglia ad una sorta di tentato suicidio collettivo, per “volontaria ignoranza” o per dipendenza incurabile dal dio successo in tutte le sue manifestazioni (soldi, potere, immagine, ecc.).

Non abbiamo visto… Non abbiamo voluto vedere… Non abbiamo voluto capire… Non abbiamo voluto fermarci… Ed ora siamo intrappolati dalle nostre stesse trappole…
Allora, il coronavirus “ci sta dicendo”, come ogni sintomo che parla al malato: “metti in discussione il tuo assetto abituale di pensieri e comportamenti…”. Non mi addentro in discorsi riguardanti livelli globali, i cui sintomi, espressione di una crisi, potrebbero essere, ad esempio, il terrorismo internazionale, la crisi finanziaria, il problema dell’immigrazione, il controllo della privacy, la deriva informatica, tante aberrazioni tecnologiche, piuttosto che lo sfruttamento dell’Amazzonia, l’estinzione di tante specie o l’inquinamento ambientale…
Ad un livello individuale, possiamo, invece, chiederci: deve arrivare ogni volta una crisi (virus, incidente automobilistico, chili e chili di sovrappeso, analisi sballate, un tradimento nella coppia, licenziamento, disistima e disamore delle persone della nostra cerchia, ecc.) per iniziare a creare uno stile di vita personale e interpersonale sano, consapevole, responsabile?!
Quanto vogliamo continuare a nasconderci dietro scuse infantili, alibi da immaturi e giustificazioni senza attributi, a prendercela con gli altri lontani (poteri forti, poteri nascosti, governo ladro, ecc.) e vicini (colpa del partner, del capo, dei collaboratori, dei genitori, dell’amico, ecc.) o peggio ancora con sfortuna e destino?
Il coronavirus ci sta ricordando: “Se continui a fare quello che hai sempre fatto otterrai quello che hai sempre ottenuto…”. Una “verità del piffero” che può essere un invito, a livello individuale e anche collettivo, prima di tutto e in maniera sostanziale, ad un più equilibrato utilizzo delle nostre risorse, a partire dal tempo e dal modo in cui, attraverso il tempo che scegliamo, creiamo la nostra vita, di buona o pessima qualità.
Quindi, rassicurati e protetti dal ligio responsabile rispetto delle misure che ci vengono prescritte, è ora che, veramente, ciascuno di noi, a livello individuale (“non fermi restando” gli altri livelli globali, culturali, politici, sociali, economici,ecc.), dia senso e seguito a queste domande per capire il valore delle proprie scelte, piccole e grandi: a cosa dedichi solitamente il tuo tempo (le tue energie, le tue risorse, la tua attenzione)? Di cosa ti prendi cura? Cosa trascuri? In che modo ti prendi cura dei valori (persone, relazioni, te stesso, salute, amore) per te veramente importanti? Cosa ti sta insegnando questa crisi? E quando ne saremo fuori, che succederà?

#iorestoacasa… A giocare

Oggi ti propongo un’attività, un passatempo giocoso. Seriamente giocoso.
Quanti siete a casa? Facciamo quattro, magari due adulti e due bambini.
Due note preliminari.
C’è bisogno di qualcuno che guidi il percorso, anche tenendo conto dell’età dei presenti e dei necessari aggiustamenti per rendere fruibile l’attività a tutti…
Questo gioco potrebbe suscitare le reazioni emotive più disparate (risate giocose, ma anche pianti…). È dunque importante farlo con persone tra cui c’è una buona relazione di fiducia…

Mettetevi seduti a tavola come per iniziare a mangiare. Con una variante. Sedetevi di spalle. Ciascuno dia le spalle al tavolo. Ovviamente zero dispositivi: né TV, né radio, né smartphone, ecc. Ecc. Solo il contatto tra persone. Parlo di contatto emotivo…

Prendetevi tre minuti di silenzio per entrare in contatto con voi stessi come solitamente non vi permettete… Sappiamo che questo è il periodo in cui ci viene richiesta una potente sfida alla nostre abitudini, dentro e fuori dalla zona di comfort… Ascoltate il vostro respiro, notate i movimenti del torace e dell’addome che si gonfiano e si sgonfiano, percepite le vostre sensazioni corporee, facendo la scansione del vostro corpo, dalla testa ai piedi, dalle dita di ogni piede alla punta dei capelli…

Prendetevi altri tre minutini di silenzio per connettervi con l’altro, per connettervi col cuore ovviamente, ognuno ha il suo WiFi… Pensate … Sentite… Dal cuore… Dal profondo del vostro cuore… Sentite la vostra connessione d’amore con ciascuna delle altre persone…
Quindi, quando siete pronti, quando ciascuno è pronto, ciascuno a suo tempo e a suo modo… Ognuno si gira verso l’interno del tavolo (girando la sedia) e, chiamando gentilmente l’altro, occhi negli occhi, gli dice: “grazie di far parte della mia vita… Grazie per quello che mi dai… Grazie per… nominando aspetti specifici, anche molto concreti, per cui è grato, ad esempio: grazie per la tua disponibilità, grazie quando mi aiuti a fare i compiti, grazie per il caffè che mi porti la mattina, grazie per tutte le volte che mi fai ridere, grazie per le lenticchie che hai preparato ieri sera, grazie per la tua presenza, ecc… Grazie per il dono che sei…” (E qualunque altra forma di ringraziamento profondo, autenticamente sentito, qui e ora…).
Così, prima o poi, tutti si ritroveranno chiamati e tutti potranno esprimere il proprio sentimento di gratitudine…

Finito il giro… Si va a chiudere questo “contatto pieno”…
Per terminare, di nuovo qualche minuto di silenzio, intorno al tavolo uno di fronte all’altro o dove vi trovate a questo punto…
Silenzio di gratitudine… Ringraziate voi stessi… Ringraziate gli altri… Ringraziate Dio, l’Universo infinito, la Vita o la Fonte creativa che più preferite… Nel silenzio e nel contatto consapevole col vostro respiro… “Grazie per tutto questo… Per tutto ciò che appartiene alla mia vita…”
Ciascuno restando nel silenzio fin quando sente che è buono per sé…
Seguirà, a piacimento, una condivisione dell’esperienza…
Grazie…

Proteggi la tua luna

Un maestro zen viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare.

Il maestro tornò e lo sorprese. «Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare,» disse al ladro «e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo».

Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.

Il maestro si sedette, nudo, a contemplare la luna. «Pover’uomo,» pensò «avrei voluto potergli dare questa bella luna».

… … …

Racconto tanto breve quanto pieno di spunti di esplorazione. Come tante storie zen, anche questa è fatta per essere depositata dentro di sé… E fare da guida in qualche modo…

Dove ti porta questa storia?

A volte ciascuno di noi è un po’ ladro, a volte maestro…

Quando ti comporti come quel ladro?

E quando come il maestro?

Cosa rende ricca la tua vita?

Quando ti ritrovi nudo … A contemplare la luna?

Pensando all’attuale situazione di emergenza sanitaria (in cui purtroppo alcuni hanno perso la vita, altri si sono ammalati più o meno gravemente, tutti dobbiamo sottostare a restrizioni della nostra libertà) e prevedendo la prossima emergenza economica (nuovi disegni di vita collettiva e individuale, con sacrifici e rinunce un po’ per tutti), è fondamentale riconoscere e valorizzare ciò che non può esserci tolto. Questo è il mio invito oggi, a guardare per godere di ciò che è la tua ricchezza: emotiva, interiore, dei rapporti interpersonali. Questo virus ci sta rubando tanto… Possiamo impegnarci a proteggere la nostra luna…

Indossa la corona

In un momento in cui ci sentiamo sotto scacco, possiamo indossare la corona e come regine e re disporre in modo consapevole ed utile del nostro tempo e del nostro spazio, proprio in un momento in cui subiamo restrizioni a queste nostre risorse. Quindi:

Inizia a “meditare”. Semplicemente. Fermati veramente. Prenditi tempo per prestare attenzione a ciò che è presente, ora, dentro te, intorno a te. Osserva senza giudicare. E quando ti accorgi che lo stai facendo semplicemente notalo come parte del tuo essere presente, qui, ora. Se non hai mai meditato, quale momento migliore per iniziare?! Parti semplicemente dal notare il tuo respiro… L’aria che entra e che esce… Torace e addome che si gonfiano e si sgonfiano… L’intero tuo organismo che si riempie e si svuota… Il ritmo naturale della vita… In tempi migliori, potrai proseguire ulteriormente e apprendere molti altri modi per meditare.

Sii compassionevole, con te stesso e con gli altri. Diffondi calore e gentilezza. Sii comprensivo e paziente. È un modo potente per trasformare la vulnerabilità in forza, la paura in coraggio, l’angoscia in speranza.

Abbraccia le persone come non hai mai fatto, accedendo a tutta la tua creatività. Se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi” allora puoi comunicare col cuore come ciascuno di noi sa fare.

Gioisci di quello che hai. La gioia è il miglior contagio che esista. Gioisci per quello che solo ora stai scoprendo che appartiene alla tua vita. Ed è veramente importante. Per te, per le persone a te vicine, e per quelle dall’altra parte dell’universo.

Celebra questo momento per quello che ti sta dando. Proprio ora hai la possibilità di guardare te stesso, gli altri e il senso delle cose come in poche altre occasioni hai potuto fare.

E fai all’amore. Qualunque cosa voglia dire per te…