Per non… Rimprovero e senso di colpa

Rimprovero e senso di colpa sono i sentimenti del “per non…” Per non aver fatto e detto ciò che avrei dovuto fare e dire. Per non essere ciò che dovrei essere. Che sia da qualcun altro o da me stesso, mi sento rimproverato e in colpa quando sono “accusato di uno scarto” tra reale e ideale, tra richieste e risposte, tra doveri e azioni effettive. Colpa per aver trascurato qualcosa o qualcuno, aver curato un bisogno invece di un altro. Insomma, il sentimento doloroso del sentirsi giudicato per la propria imperfezione ovvero per non essere riuscito a fare tutto, ad occuparsi di tutto, a curare tutto, a riuscire in tutto. E tutto ciò che è diverso da “tutto” è rimproverato (o anche autorimproverato) come “niente. Una vera e propria autostrada per la sofferenza. Una vera e propria autostrada per la follia se questo è stato il contesto affettivo e interpersonale in cui è stato cresciuto un bambino.

Che farne di questa consapevolezza?

Possiamo forse dire che che non sia importante fare quello che bisogna fare, compiere il proprio dovere, assumersi le proprie responsabilità in base alle diverse età, imparare come ci si comporta e ci si deve comportare? Certo che è importante. Anzi, è fondamentale, per crescere, avere una direzione, una struttura, una serie di regole che ci tengano dentro la strada di cosa è giusto, buono, adeguato, sano. Come fondamentale è anche la giusta misura, la flessibilità, la valutazione specifica delle situazioni, l’eccezione oltre la regola. Come è importante capire cosa è veramente importante e cosa può essere tralasciato senza rimproverare o rimproverarsi.

Tu come sei messo coi rimproveri e coi sensi di colpa?

Tu come sei con gli altri? E con te stesso? E gli altri con te?

Oggi? E ieri?

La tua sofferenza e cosa ci puoi fare. Esercizio quotidiano

Quando ti ritrovi a stare male, ad esempio, sei stressato, incazzato, triste, esaurito, inquieto, ti senti non all’altezza o in colpa, qualcosa ti angoscia o ti delude, allora è fondamentale che focalizzi alcuni punti per ognuno dei quali farti due domande: COSA STA SUCCEDENDO e COSA CI POSSO FARE.
Quando sei dentro una situazione che ti fa soffrire focalizza:

la condizione oggettiva ovvero le CIRCOSTANZE ESTERNE in cui ci sei tu, solo o con altre persone, in un certo posto, mentre stai vivendo un qualche tipo di esperienza… Cosa sta succedendo? Quali fatti ed eventi? Cosa ci puoi fare? Cosa puoi controllare, determinare, influenzare? Su cosa hai il potere di incidere?

Il tuo COMPORTAMENTO, quello che stai facendo, concretamente. Cosa stai facendo? Cosa non stai facendo? Cosa puoi fare per trasformare la situazione stressante in una migliore per te?

I tuoi PENSIERI, le idee che ti passano per la testa, le voci del tuo dialogo interiore, benevolo o autocritico, le aspettative che hai su come dovrebbero essere le cose e le persone e anche tu. Cosa stai pensando? Quali idee, credenze e convinzioni guidano la tua condotta? Quali diversi pensieri possono guidare diverse azioni per risultati per te più gratificanti?

Le tue EMOZIONI, i tuoi stati d’animo, ciò che stai vivendo. Cosa stai provando? Come sono e quali sono le tue emozioni? Sei pieno di emotività e adrenalina? Sei piuttosto scoraggiato e spento? Sei freddo e distaccato? Come puoi regolare la tua emotività in modo che sia energia a tua disposizione per ridurre la sofferenza e generare una condizione migliore?

Le tue SENSAZIONI FISICHE, somatiche, cosa provi nel corpo. Come è il tuo corpo? Rigido, teso? Floscio, scarico? Sei anestetizzato? Sei in fibrillazione? Come puoi attivare in te un benessere fisico? Cosa può rilassarti? Cosa può energizzarti?

I tuoi BISOGNI, cosa vorresti, cosa ti piacerebbe. Quali tuoi bisogni e desideri sono insoddisfatti? Di cosa avresti bisogno concretamente? Cosa puoi fare tu direttamente? Cosa puoi chiedere ad altre persone per aiutarti a soddisfare il tuo bisogno attuale?

COSA STA SUCCEDENDO E COSA PUOI FARE PER TRASFORMARE LA SOFFERENZA IN SODDISFAZIONE?

L’autosorveglianza dei confini

Un elemento che accomuna molte persone e che genera sofferenza psicologica è la difficoltà nella REGOLAZIONE DEI CONFINI. Questa difficoltà ha origine nella storia della persona che non è stata “formata” a definire, riconoscere e proteggere “sani confini” fisici, emotivi, interiori e interpersonali. A volte, si tratta di persone che nella loro vita hanno subito veri e propri abusi fisici, sessuali, violenza e manipolazione dalle persone che avrebbero dovuto accudire, proteggere ed educare al rispetto e al valore di sani confini fisici ed emotivi. Anche in situazioni non estreme, è nella nostra casa dell’infanzia che abbiamo imparato a governare i confini.

Hai un PROBLEMA COI CONFINI, anche se non hai subito abusi fisici ed emotivi, se:

  • Non riesci a riconoscere i tuoi stati d’animo, le tue emozioni, le tue sensazioni fisiche né i tuoi bisogni e desideri
  • Tendi a confondere ciò che vuoi con ciò che vogliono gli altri
  • Ti senti continuamente sfruttato dagli altri
  • Ti senti usato e manipolato fino al punto di ritrovarti ad agire cercando di soddisfare i bisogni degli altri e trascurando i tuoi
  • Ti senti non rispettato e ti fai mettere i piedi sopra
  • Tendi a prevaricare gli altri
  • Temi costantemente di essere di disturbo agli altri per quello che fai, che pensi e che dici
  • Tendi ad imporre le tue opinioni e volontà in modo aggressivo
  • Non sopporti che gli altri abbiano un pensiero diverso dal tuo
  • Sei riservato e chiuso con tutti o trasparente per tutti e in ogni occasione
  • Non riesci a distinguere una critica al tuo comportamento dalla critica a te come persona
  • Sei “appiccicoso” o “irraggiungibile”
  • Con le tue parole affermi una cosa, ad esempio, dici “no” ad una richiesta che ti viene fatta, ma con il tuo corpo, la tua postura e il tuo atteggiamento non verbale comunichi il contrario, ad esempio, acconsenti alla richiesta dell’altro
  • Tendi a non fidarti di nessuno o, al contrario, sei troppo credulone, ingenuo e ti affidi agli altri senza discernimento, finendo spesso per restare deluso o fregato
  • Tendi ad essere indiscreto ed investigativo con gli altri
  • Tendi ad aprire la tua intimità emotiva e il tuo mondo interno in maniera indiscriminata, ad esempio, mettendoti a nudo nelle piazze reali o virtuali
  • Ti senti continuamente invaso dalle richieste e dalle pressioni altrui
  • Tendi a creare relazioni “invischiate” dove non riesci a riconoscere dove finisce la tua ed inizia la personalità dell’altro
  • Non sopporti che gli altri abbiano una visione “soggettiva” diversa dalla tua visione “oggettiva” delle cose
  • Non riesci a dire “no” oppure lo dici in modo indiretto, scomposto, passivo, sbottando in modo aggressivo o ritirandoti dalla relazione ed evitando contatti interpersonali
  • Tendi ad agire non considerando la prospettiva altrui (i bisogni, i pensieri e le emozioni dell’altra persona)
  • Tendi a sentirti vittima dell’altro a cui attribuisci il potere di farti sentire come ti senti, ad esempio, triste, arrabbiato, in colpa, ecc.
  • Nella conversazione tendi a stare troppo vicino alla persona o troppo distante oppure usi una voce bassa o urli in faccia o anche tendi ad usare parole pesanti o lasci che l’altro ti offenda, ti insulti o ti assedi con critiche e minacce
  • Tendi a restare in silenzio di fronte a qualcuno che invade il tuo spazio
  • Tendi a farti rubare il tuo tempo seguendo sollecitazioni, richieste e pressioni esterne e trascurando ciò che per te è importante
  • Nel contatto fisico corporeo, anche molto intimo, tendi a imporre i tuoi desideri e bisogni o, al contrario, ti fai sovrastare dalle esigenze e preferenze dell’altro. Ad esempio, tendi a toccare l’altro o ti lasci toccare anche se senti disagio.

Tenendo conto comunque della differenza tra chi deve imparare a far rispettare i propri confini e chi deve imparare a rispettare quelli degli altri, il lavoro su di sé che la persona può fare per imparare a governare i confini a livello fisico, emotivo e interpersonale prevede tre grandi linee di lavoro:
1. Esplorare pensieri ed emozioni che generano le ATTUALI DIFFICOLTÀ coi confini, ad esempio, la paura o la vergogna di dire “no” per timore di essere abbandonati o di fare una figuraccia; l’idea di doversi proteggere attaccando.
2. Esplorare le ORIGINI DI QUESTE DIFFICOLTÀ e di questo modo di stare al mondo ricercandone il senso nella storia delle proprie relazioni primarie e nelle esperienze dei primi anni di vita. Ad esempio, aver avuto genitori egocentrati e incapaci di riconoscere o rispettare i bisogni e gli stati mentali del bambino.
3. APPRENDERE ABILITÀ PRATICHE, FISICHE e VERBALI, per gestire concretamente i confini nelle varie situazioni del quotidiano, imparando a legittimare i propri pensieri, bisogni e desideri, a proteggersi dagli invasori, a modulare l’espressione delle proprie emozioni e dei propri pensieri. Ad esempio, imparare a modulare la propria voce per far sentire un chiaro e netto “no” o per affermare il proprio punto di vista senza aggredire.

In terapia, il lavoro sui confini è sempre presente, dichiarato o anche solo implicito, perché il confine è ciò che differenzia le parti sane dalle parti sofferenti. Imparare a regolare i confini, interni e interpersonali, è uno degli strumenti o abilità più potenti per guarire il proprio dolore e favorire il proprio benessere.

Masterchef della felicità

Tutti cerchiamo qualcosa, forse tutti cerchiamo la felicità. In modo più o meno dichiarato. Chi sa dove sta? Chi sa come è fatta? Chi sa come si fa a sentirsi felici?Probabilmente definire la felicità è impresa ardua e misteriosa, quindi ancora di più raggiungerla, ma ciò non ci impedisce di continuare a cercarla, ad inventarla, ad inseguirla.
Come per tutti gli opposti, c’è un richiamo reciproco tra felicità e infelicità, tra piacere e dolore, tra serenità e tormento, tra pienezza e vuoto, tra tutti gli opposti che ci possono aiutare ad afferrare l’inafferabile.
Fuori dalle su esposte considerazioni astratte, concretamente, nel mio lavoro, le persone, nei modi e nei linguaggi più disparati, arrivano a chiedermi aiuto per cercare il benessere, la serenità, partendo da un’idea di riduzione dello stress e della sofferenza. Nella diversità delle storie personali, ciascun individuo finisce per confrontarsi con un percorso di cura verso la felicità (Serenità? Benessere?) che prevede di fare i conti con:
Dose quotidiana di FRUSTRAZIONI, perché non sempre le cose e gli eventi vanno come vorremmo.
Dose quotidiana di DELUSIONI, perché le persone non sempre pensano, agiscono e sono proprio come noi le vorremmo.
Dose quotidiana di IMPERFEZIONE della vita che tradisce continuamente le nostre aspettative di una vita ideale.
Il tutto condito da dosi più o meno imponenti di IMPOTENZA (non possiamo controllare tutto, anzi forse proprio poco) e di MISTERO (tanto comprendiamo e tanto ignoriamo di noi stessi, degli altri, del mondo).
Date queste condizioni, il resto è CONSAPEVOLEZZA ovvero capacità di creare la propria idea di felicità in base ai propri valori, bisogni e desideri e RESPONSABILITÀ ovvero capacità di adottare le azioni necessarie per creare le condizioni più favorevoli per raggiungerla e viverla.
Con aggiunta di GRATITUDINE e ACCETTAZIONE quanto bastano, per riconoscere, apprezzare e nutrirsi di quello che la vita ci dona, imparando a dire anche: “è andata così”.
Forse dentro queste coordinate si trova la strada per la felicità. La ricetta della felicità. Nello spazio tra ciò che vorremmo e ciò che rendiamo reale. E ognuno aggiunge ciò che vuole…

Come governi il tuo stress

Stress è una delle parole più abusate degli ultimi decenni. Tu sai quando la usi e per esprimere cosa? Quando ti senti stressato? Cosa e chi ti stressa? Come manifesti il tuo stress? Quali sono le situazioni per te più stressanti? Domande semplici, risposte non scontate. Sicuramente esistono modi utili e meno utili per governare il tuo stress. Prova a fare un’autoanalisi delle modalità che solitamente adotti. Ti fornisco qualche suggerimento, se ne hai altri ti invito a condividerli.
Io ho individuato 5 grandi modalità per fronteggiare e governare le situazioni stressanti, più o meno quotidiane. Le propongo in ordine “evolutivo”, dalle più inefficaci alle più utili, secondo me.
1. SOPPORTAZIONE. Non ci posso fare niente e sguazzo nel mio senso di impotenza. Fino a quando scoppio…
2. EVITAMENTO. Meglio non pensarci. Meglio ritirarsi. Meglio, forse, a breve termine, a lungo termine pagherai un conto salato…
3. REAZIONE AGGRESSIVA. Eliminare la fonte dello stress o ridurne l’impatto stressogeno. Magari fosse facile, spesso sbagliamo bersaglio e diventiamo aggressivi e violenti contro persone e cose che non sono le vere cause del nostro stress. Comunque a lungo andare l’aggressività chiama altra aggressività in un’escalation destinata a distruggere tutti, a creare più danni che effettive soluzioni.
4. IRONIA e AUTOIRONIA. Spesso sdrammatizzare, relativizzare, cambiare prospettiva, anche prendersi in giro è la vera virtù dei forti, anche se non sempre disponibile e non per tutti.
5. PARLARE EFFICACEMENTE. Esprimere chiaramente e in modo rispettoso i propri pensieri ed emozioni, i propri bisogni e desideri, facendo richieste specifiche e motivate agli interlocutori coinvolti nella situazione stessante. Creando il terreno per risolvere problemi e conflitti, aumentando di molto la probabilità di sentirsi ascoltati e restare soddisfatti, imparando, contemporaneamente, ad accettare anche un certo grado di frustrazione, delusione, impotenza e non controllo: non possiamo ottenere tutto ciò che vogliamo, non possiamo pretendere che le persone siano come le desideriamo. Possiamo agire su noi stessi e scegliere, a volte, se andare o restare nella relazione o situazione stessante …
Pensa ad una tua difficoltà, frustrazione, delusione o situazione stressante e cerca di capire quale modalità stai utilizzando per affrontarla ed eventualmente cos’altro potresti fare…

La causa e lo scopo

Quando ti senti imprigionato dagli ALTRI che “causerebbero” i tuoi comportamenti, i tuoi pensieri e le tue emozioni… La tua sofferenza e il tuo stress… Impara ad osservare e riconoscere perché TU fai quello che fai. Quali tuoi bisogni, desideri, scopi e valori “generano” le tue azioni, i tuoi stati d’animo e i pensieri che fai.
Questo è uno dei modi più potenti per ri-acquisire quel senso di controllo sulla tua vita che senti e credi di aver smarrito. O forse mai avuto.
Quando ti senti vittima degli altri, delle circostanze, della sfortuna e di altri agenti esterni a te e che ritieni responsabili o colpevoli della tua esperienza personale, impara a riconoscere il tuo essere AGENTE, più o meno consapevole, DELLA TUA ESPERIENZA (emozioni, pensieri, azioni). E a riconoscere la tua responsabilità ovvero il tuo POTERE di determinare ciò che vivi, ciò che scegli, ciò che appartiene alla tua esperienza.

La causa È lo scopo che hai quando scegli quello che scegli… Lo scopo può essere più o meno chiaro e consapevole comunque c’è sempre qualcosa di interno a te che guida le tue azioni, una motivazione, una direzione. Se scegli di continuare a sguazzare nella lamentela della vittima, stai di fatto scegliendo di continuare ad alimentare il tuo malessere.

Fermi restando alcuni eventi traumatici e condizionamenti palesi rispetto ai quali sei impotente (e sono pochi)… Sei sempre libero di scegliere… L’importante è riconoscere di essere padrone di ciò che ti accade. È importante per prendere finalmente in mano la guida della tua vita…

Oggi… Finalmente… Puoi…

Quando siamo piccoli abbiamo bisogno dell’amore e della cura dei nostri genitori, della loro approvazione che ci fornisce un senso interiore profondo di sentirsi al sicuro, amati e accettati per quello che siamo, semplicemente per il fatto di esistere. Abbiamo bisogno di amore e accettazione più dell’aria che respiriamo. Del resto, i nostri genitori devono anche indicarci la retta via, devono farci conoscere il mondo, devono trasmetterci valori e regole per poterli realizzare. Per questo a volte riceviamo critiche e rimproveri per aver smarrito la giusta via, per aver commesso errori, per non aver fatto quello che dovevamo fare in base ai loro insegnamenti. Questo è parte fisiologica, normale, inevitabile del processo di crescita che avviene anche attraverso errori ed apprendimenti.

Purtroppo a volte il processo è distorto. Per eccesso o per difetto. Per eccessive dure critiche e rimproveri spietati rispetto a quanto il bambino può sostenere, che quindi si spaventa. O per assenza e incapacità dei genitori di seguire con attenzione il proprio figlio, quasi dimenticato, lasciato solo, senza sostegno e guida.
Il bambino, che ha bisogno di sicurezza, amore e stima, cerca delle strade per cavarsela nella famiglia che gli è capitata. Di fronte a questo ambiente affettivo primario severo, ostile, indifferente, in sintesi incapace di riconoscere i bisogni del bambino e rispettare tempi e modi della sua crescita, il bambino trova le sue soluzioni, più o meno adattive.

Di fronte ad un genitore estremamente critico che ha aspettative perfezioniste, più o meno consapevolmente riconosciute dal genitore stesso, il bambino può spingere ancora di più per compiacere i suoi, per non deluderli o non essere punito o privato del loro amore e approvazione. Dove sta la giusta misura del cercare di assecondare le aspettative dei genitori? Dove sta la giusta misura di queste aspettative? Cosa succede quando il bambino non ce la fa?

Di fronte, invece, ad un genitore che ha difficoltà a sintonizzarsi con i bisogni e le peculiarità individuali del bambino, un genitore che non vede o trascura suo figlio, il bambino che può fare? Attirare l’attenzione in vari modi più o meno sani… Cercare al contrario di non essere notato… Imparare precocemente a fare da solo… E chissà quante altre soluzioni…

Ogni genitore è stato figlio, piccolo, un bambino… La sua storia va compresa prima che “giudicata”…
Ogni bambino diventerà un adulto, qualcuno diventerà genitore e chissà cosa si porterà “dentro” della sua storia di figlio…
Quello che è certo è che oggi, ogni adulto, tra limiti e condizionamenti della sua storia e della personale traiettoria evolutiva, può fare con se stesso quello che da piccolo non poteva fare con i propri genitori…

Può prendersi cura di sé…

Può rivisitare le aspettative (ora interiori) di come deve essere…

Può imparare a sintonizzarsi coi propri bisogni per cercare di soddisfarli …

Può rispettare i propri limiti e scegliere tempi e modi per sfidarli e sfidarsi senza inseguire doveri persecutori e aspettative impossibili…

Oggi l’adulto può essere un “nuovo genitore di se stesso” curando le sue vecchie ferite per prendere finalmente una strada adatta a sé…