Boomerang

Visto che siamo abituati a sentirci frustrati e delusi…
Visto che tendenzialmente ci sentiamo stressati ed esauriti…
Visto che siamo tanto spesso sintonizzati sugli altri che ci maltrattano e ci fregano…
Visto che siamo abili a ruminare sulle minacce e gli affronti…
Visto che solitamente ci maltrattiamo con autocritiche severe e spietate…
Visto che ci mettiamo un attimo ad affogare nell’ansia e nel rimuginare su una minaccia attesa…
Visto che siamo esperti nel sentirci falliti e depressi…
Visto che il bicchiere è sempre mezzo vuoto e quasi mai riusciamo a bere ciò che contiene (e anche se lo facciamo non ci sentiamo comunque soddisfatti)…
Visto che la nostra mente funziona così perché è impostata per la sopravvivenza e non per la felicità…
E visto, soprattutto, che queste modalità di vivere la nostra quotidianità ci permettono di sopravvivere e poco più, non funzionano per essere felici, anzi ci spingono verso il malessere individuale e nei rapporti interpersonali…
Allora, diventa fondamentale accedere ed espandere ‘altre potenzialità della mente’, orientate al benessere e alla prosperità.
Diventano fondamentali tre comportamenti da imparare e praticare, da ‘imparare praticandoli’:
1. Riconosci la gentilezza che ti è stata fatta…
2. Esprimi gratitudine riconoscendo il valore di questa gentilezza per te…
3. Agisci in modo gentile come ti viene più naturale e spontaneo…

La gentilezza esprime la compassione intesa come sensibilità alla sofferenza propria e altrui e desiderio di alleviarla…

La gentilezza è un boomerang…

Se proprio non ce la fai a non pensarlo, pensa pure di essere un egoista, inizia ad essere gentile per ricevere gentilezza… Chissà come sarebbe un mondo pieno di questi egoismi?!

Apri la finestra per passare dalla miseria alla meraviglia

Ormai anche su Marte si è sparsa la voce. A febbraio è uscito ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE, un mio libro di crescita personale, pieno di esercizi e attivazioni al servizio della tua vita meravigliosa.
Per chi sta già leggendo il libro e per chi potrebbe iniziare a farlo. E per chi lo scrive giorno per giorno: sostanzialmente tutti noi impegnati a vivere cercando di mettercela tutta, che inciampiamo in qualche miseria e che siamo chiamati a trasformarla in meraviglia.
Nel libro elenco alcune miserie che altro non sono che modi di pensare e agire, tipici dell’essere umano, dell’essere umani e che ciascuno di noi pratica più o meno assiduamente. Non tutte, non sempre, ciascuno di noi incappa nelle sue ‘preferite’. Ad esempio, voler controllare l’incontrollabile, tra cui in primis voler cambiare le altre persone; incamminarsi su sentieri impossibili di perfezionismo e onnipotenza o toccare il fondo dell’impotenza assoluta percepita; difficoltà a dire no agli altri e conseguentemente sì a se stessi; farsi trascinare dalle esigenze degli altri fino a farci rubare il tempo; vivere nella colpa vittimistica; pretendere che il mondo sia ai piedi dei nostri desideri, voler tutto e subito, e altre miserie ancora della nostra umana esperienza.
Ti suggerisco un esercizio per aprire una finestra di consapevolezza… Se scrivi su carta, la luce che vedrai dalla finestra sarà più chiara e luminosa…

Hai fatto un’esperienza, ti è successo qualcosa, hai incontrato persone forse, c’è stato uno scambio di azioni e reazioni, hai vissuto certe emozioni, fatto certi pensieri. Insomma ti è capitato di trovarti in una situazione specifica, in un posto, in un tempo, da solo o con qualcuno, ecc. Ecc…. Prova a descriverla: dove, quando, cosa, chi, come, perché…
Da questa esperienza avrai imparato certamente qualcosa… Che ti invito a scrivere…
Come cambia il mio modo di pensare, percepire e considerare le cose, le persone, me stesso, i miei rapporti a partire dal nuovo insegnamento? A domanda ti invito a rispondere…
Come può essermi utile ciò che ho imparato in modo da tradurlo in azioni quotidiane nuove, comportamenti diversi da quelli che ho sempre adottato e che mi hanno portato ad avere i problemi che ho? Qui puoi scrivere veramente molto…
Cosa mi impedisce di tradurre in pratica ciò che ho imparato? Paure? Resistenze? Abitudini? Sensi di colpa? Credenze di non esserne capace? Timore delle conseguenze? Qui puoi proprio sbizzarrirti nello scrivere risposte utili alla tua consapevolezza…
Quale miseria è entrata in azione? Voglio cambiare senza cambiare? Voglio che siano gli altri a fare ciò che dovrei fare io? Sono estremamente autocritico fino a bloccarmi? Sto alimentando la mia sofferenza invece che accettare il mio dolore per alleviarlo? Sono incapace a conoscere le mie emozioni ed esprimere i miei bisogni in modo utile?
Come posso affrontare questi ostacoli al cambiamento? Come posso trasformare le mie miserie nelle mie meraviglie? Buon divertimento: più ti ascolti e rifletti, più scrivi e diventi consapevole, maggiore sarà l’utilità per te di questo esercizio che ti auguro di fare con attenzione…
La miseria delle miserie probabilmente è quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’ della crescita personale: vogliamo sentirci sereni e felici continuando a pensare, sentire e agire in quei modi che ci portano quotidianamente a sentirci inquieti e infelici.
La meraviglia può nascere quando smettiamo di darci la colpa o di dare la colpa agli altri di ciò che ci è successo e cominciamo ad agire in prima persona, con consapevolezza e responsabilità, con coraggio nonostante la paura, per fare qualcosa di diverso dal solito in direzione di mete desiderate che per noi hanno senso e valore profondi per la persona che vogliamo essere e la vita che vogliamo vivere.

Last but not least, come dicono su Marte, puoi acquistare (anche per regalarlo) ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE direttamente su youcanprint.it o su Amazon o anche in ogni libreria, sempre su ordinazione. Ci vuole qualche giorno prima che arrivi in modo tale da farti assaporare appieno il gusto della lettura… Grazie 🤗

Vero e vero

Oggi un esercizio…
Carta e penna… Quando possibile da fare anche in gruppo… In famiglia…
Segui queste suggestioni…
Inizia scrivendo:
È vero che… Scrivi un pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Un pensiero negativo sulla vita…
È vero che… Un pensiero negativo sugli altri…
È vero che… Un pensiero negativo su te stesso…
È vero che… Scrivi ogni altro pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Trova pensieri negativi facendoti guidare dalla tua tendenza naturale ed umana, tutti ce l’abbiamo, a giudicare, criticare, colpevolizzare, svalutare, vedere quello che manca, vedere il negativo, vedere il pericolo, vedere quello che avresti potuto fare e non hai fatto, quello che gli altri avrebbero dovuto fare e non hanno fatto…
Sii curioso e giocoso verso questa parte di te, che tutti noi esseri umani abbiamo, questa parte che tanta parte gioca nel tuo sentire quotidiano… Nel tuo pensare quotidiano… Nel tuo comportamento quotidiano…
Lascia che emerga quello che emerge quando dai espressione a questa parte… Di te… Di tutti noi…

Ora ti chiedo di spostare la tua attenzione…
Ora accedi ad una ‘posizione interiore positiva’… Qualunque cosa voglia dire per te… Magari è una posizione di … Forza… Saggezza… Calma… Calore… Sicurezza… Gentilezza… Gratitudine… Accettazione… Impegno… Amore… O qualunque altra cosa tu intendi e senti come ‘posizione interiore positiva’…
Quindi … Da questa posizione meravigliosa… Riprendi le frasi precedenti e affianco ad esse… Scrivi …
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…

Non ti preoccupare del risultato… Impegnati semplicemente a fare questo esercizio… Più lo fai… Più e più volte… Più puoi allenarti a contattare e sviluppare questa tua ‘posizione interiore positiva’… Meravigliosa…
Anche questa POSIZIONE INTERIORE POSITIVA MERAVIGLIOSA è una potenzialità che appartiene a tutti noi esseri umani… Aspetta solamente che tu la ‘alleni’… In modo che possa sempre più guidare il tuo sentire, pensare e agire quotidiano…

Mente compassionevole

Solitamente la nostra vita e le nostre scelte quotidiane, più o meno importanti, sono scandite da un certo modo di funzionare della nostra mente.
C’è una mente ‘minacciata’ attraverso cui compiamo azioni con l’intento di proteggerci da minacce esterne ed interne. Ad esempio, dobbiamo cercare appagamento dei bisogni fisiologici primari, dobbiamo essere in buona salute, dobbiamo farcela economicamente, dobbiamo creare rapporti interpersonali appaganti e mantenerli, dobbiamo imparare a vivere anche in solitudine.
C’è una mente ‘competitiva’ attraverso cui cerchiamo di accaparrarci risorse, limitate, per raggiungere i nostri obiettivi nei vari ambiti della nostra vita, obiettivi per noi importanti in base a valori per noi importanti, anche se spesso non consapevoli. Ad esempio, dobbiamo guadagnare una certa cifra (e anche di più), dobbiamo avere una certa casa (magari due e con giardino o terrazzo a tutto tondo), dobbiamo avere una certa auto e proprio quella e poi un’altra ancora, dobbiamo rimpinzarci di cibo e ristoranti, di vacanze all’ultimo grido e di vestiti da cambiare più volte al giorno. E dobbiamo essere anche presenti e visibili sui social. Forse esagero con questi esempi, forse no.
Possiamo essere grati per questi due modi di funzionare della nostra mente perché ci hanno permesso l’evoluzione come specie e ci permettono quotidianamente di appagare bisogni importanti per noi in direzione di una vita consapevole guidata da ciò che per noi è importante. Ma…
Ma non finisce qui… Spesso queste stesse modalità di funzionamento superano gli eccessi e cominciano i problemi. Problemi sotto forma di stress, sintomi ansiosi e depressivi, disturbi fisici e dipendenze comportamentali, conflitti interpersonali oltre che interiori, relazioni disfunzionali e sempre meno nutrienti, comunicazioni aggressive, autostima sotto i piedi, vissuti di fallimento, colpa e difettosità. E qualcos’altro ancora che può fare al caso tuo…
Ciò che succede è che, per proteggerci dalle minacce che percepiamo e raggiungere i nostri obiettivi, paghiamo un prezzo enorme in termini di sofferenza emotiva.
Diventa allora fondamentale accedere, accendere e coltivare la mente compassionevole.
La mente compassionevole si manifesta in tre modi sostanziali, sia quando è diretta verso gli altri sia quando è rivolta a sé.
1. Essere sensibili alla sofferenza emotiva
2. Cogliere i bisogni frustrati in quelle emozioni dolorose
3. Impegnarsi con azioni concrete ad aiutare per tentare di alleviare la sofferenza e ridurre la frustrazione.
Ciascuno di questi tre aspetti può essere estremamente chiaro ed evidente, ma non sempre. A volte richiede un personale processo di maturazione emotiva che ciascuno di noi sta compiendo a suo modo e coi propri tempi.
Essere sensibili alla sofferenza emotiva non significa che la persona che prova quelle emozioni ci deve piacere o che la apprezziamo in quel momento o condividiamo le sue scelte e i suoi valori. Può esserci anche antipatica ed essere molto distante dal nostro modo di essere e vivere, purtuttavia siamo capaci di coglierne il dolore emotivo.
Cogliere i bisogni frustrati significa essere capaci di vedere cosa motiva il comportamento dell’altro, non per approvarlo o giustificarlo, semplicemente per comprenderlo, per rintracciare un senso nelle azioni della persona.
L’impegno concreto risponde alla domanda: “cosa posso fare per aiutare questa persona?”. E anche: “cosa posso fare per aiutare me a comprendere questa persona?”. La risposta è scontata in alcuni casi o perlomeno sappiamo cosa dovremmo e potremmo fare anche se non è detto che riusciremo a farlo. La risposta è meno scontata in quei casi in cui la persona può suscitarci emozioni ostili (rabbia, odio, antipatia) perché è molto distante dal nostro modo di pensare e agire o perché ci sentiamo in qualche modo ‘minacciati’ da questa persona. Proprio in questi casi, spesso si tratta di relazioni conflittuali, manifeste o vissute interiormente, è fondamentale ‘attivare’ la propria mente compassionevole al servizio dell’evolversi della relazione con l’altro che passa attraverso il comprendere che l’altro sta giocando il suo gioco nella vita, come stiamo facendo noi e ce la sta mettendo tutta con le risorse che ha a sua disposizione, come stiamo facendo noi…
Il rinnovamento, religioso o laico che sia, passa anche attraverso lo sviluppo di una mente compassionevole, potenzialità a disposizione di tutti e che aspetta solo di essere coltivata e allenata, a partire da azioni compassionevoli quotidiane che esprimono e potenziano, a loro volta, qualità compassionevoli di un sé compassionevole che tutti possiamo costruire come risorsa al servizio del benessere individuale e comunitario. Cosa potresti fare oggi, non solo oggi e da oggi in poi per pensare, sentire, agire ed essere compassionevole?

Intanto, se vuoi iniziare ad approfondire queste idee e soprattutto a sviluppare pratiche concrete ed esercizi al servizio di una mente compassionevole, ti consiglio la lettura di Paul Gilbert (terapia focalizzata sulla compassione, mindful compassion), Kristin Neff (la self-compassion), Lambiase Cantelmi (psicologia della compassione) e Sharon Salzberg (l’arte rivoluzionaria della gioia).

5 principi e 5 strategie per blindare il tuo tempo

Oggi ti presento 5 principi e altrettante strategie per blindare la qualità del tuo tempo. Blindare vuol dire proteggere ciò che per te è importante.
1. Blindare il tempo per chiarirti: progetti, obiettivi e azioni a breve e lungo termine
2. Blindare il tempo del dovere: dalle distrazioni sostanzialmente
3. Blindare il tempo del piacere: dall’incursione del dovere e dei sensi di colpa
4. Blindare il tempo dagli altri che ti sovrastano con le loro richieste e pretese: imparare a dire no
5. Blindare il tempo del presente: rispetto al ruminare sul passato e al rimuginare sul futuro

Ed ecco 5 strategie fondamentali. Non sono soluzioni belle e pronte all’uso per tutti in ogni situazione. Quelle le lasciamo a maghi, stregoni e venditori di fumo. Sono, invece, indicazioni e orientamenti che ti invitano ad agire in modo consapevole e responsabile, per approcciarti in modo utile per blindare ciò che ha valore per te.
1. Pianifica il tempo per pianificare: inizia a scrivere i tuoi sogni, i tuoi valori e i tuoi bisogni, i tuoi obiettivi conseguenti e le azioni che farai da ora in poi. La domanda è: quando? La risposta è: ora!
2. Organizza i tuoi impegni, pesanti e leggeri, in modo da portare a compimento gli obiettivi che ti sei dato, imparando a proteggere le tue preziose risorse (energie mentali e fisiche).
3. Definisci il giusto tempo (quotidiano, settimanale, mensile, annuale e via così) per i tuoi progetti di piacere, svago, divertimento, passione.
4. Ricordati che nessuno è al mondo per mettere gli altri prima di sé; prenditi le tue responsabilità e impara anche a dire no. Smettendo di aspettarti che gli altri capiscano o siano contenti, ma restando fermo sul tuo legittimo diritto di dire anche no per curarti dei tuoi bisogni e desideri.
5. C’è un giusto tempo per riflettere sul passato e dare senso a ciò che è successo. Un giusto tempo per prevedere il futuro e organizzarsi di conseguenza. E, soprattutto, un giusto fondamentale tempo per stare nel qui e ora, per affrontare ciò che esiste ora, per godersi il momento, per sentire le proprie emozioni e prendersi cura dei propri bisogni, ora!

Verifica quanto riesci a blindare il tuo tempo e nota la differenza tra la miseria di un tempo sprecato e la meraviglia di un tempo di cura per te…

Tu chiederai: e quando il tempo è bloccato? Quando il lockdown ci impedisce di fare ciò che vorremmo?

Il lockdown, certamente a volte pieno di contraddizioni, è prima di tutto una misura protettiva: per te, per gli altri, per tutti e anche per il tuo tempo. Semplicemente quando c’è il lockdown devi riadattare le tue strategie tenendo conto dei limiti su cui non puoi intervenire e agendo su quello che ti è possibile. Aspettando con fiducia e speranza. E facendo attenzione ai lockdown interiori, quelli che ci diamo da soli senza accorgercene…

L’autostima compassionevole e flessibile

L’autostima si nutre di 4 componenti.
1. Raggiungere gli OBIETTIVI che ci si è dati in base ai nostri valori e vivere una sana soddisfazione, godersi i risultati raggiunti, provare un sano orgoglio di sé e gratitudine per tutto ciò che ha contribuito al nostro ‘successo’.
2. Essere COMPASSIONEVOLI CON SE STESSI, in special modo quando non si raggiungono i propri obiettivi. Riconoscere la propria tendenza all’autocritica feroce e spietata per sostituirla gradualmente con un atteggiamento comprensivo, gentile, accettante verso di sé. Un atteggiamento davvero efficace per imparare dagli errori senza affossare il senso del nostro valore e per riprendere il cammino verso i propri obiettivi, lì proprio da dove si è interrotto.
3. Mantenere sempre vigile l’attenzione sui propri VALORI e sulla direzione in cui orientano la nostra vita e le nostre scelte. I valori sono le fondamenta del nostro stare al mondo ed è importante proteggerli da venti di burrasca che tenderebbero a scardinarli.
4. ESSERE FLESSIBILI rispetto alle strade utili e sane per raggiungere gli obiettivi e realizzare i valori rigorosamente saldi dentro di sé. La flessibilità è quella risorsa che ci permette di essere creativi nel trovare molteplici modi per arrivare dove per noi è importante. Per esempio, un valore potrebbe essere proprio una vita fondata sulla compassione al servizio del proprio benessere e della personale autostima.
Ora nota come funzioni in base a questi quattro pilastri dell’autostima…
E individua le aree che sono già efficaci e potenti dentro di te a nutrire l’autostima e quelle che invece necessitano di essere ‘allenate’…

La miseria perfezionista (con esercizio)

Sei perfezionista quando hai standard estremamente elevati e rigidi con cui confronti ogni tua prestazione in tutti o quasi tutti gli ambiti della tua vita.
Sei perfezionista quando sei estremamente critico con te stesso e con gli altri e non ti basta mai ciò che dai e ciò che danno gli altri.
Sei perfezionista quando la tua autostima è legata fondamentalmente alle tue prestazioni e scarsamente connessa ad altri aspetti della tua esperienza come la capacità di creare buone relazioni o di usare il tuo tempo al servizio dei tuoi bisogni importanti.
Sei un perfezionista patologico quando non riconosci il limite tra un sano funzionamento di ricerca dell’eccellenza e un funzionamento in cui non sei mai soddisfatto di te e degli altri e quindi vivi emozioni stressanti di frustrazione, delusione, rabbia, disgusto, ma anche di impotenza, senso di colpa e vergogna.
Se sei perfezionista sei nella miseria perché quello che fai non ti appaga mai realmente ed efficacemente.
Se sei perfezionista puoi imparare a trasformare questa tua miseria nella tua meraviglia. Come? Come sai, non esistono ricette miracolose. Esistono percorsi impegnativi di crescita personale e cura di sé basati su alcune strade da percorrere. Ecco una traccia di un percorso possibile, puoi iniziare fin da ora a percorrerlo:
1. Inizia a renderti conto di quelle situazioni in cui funzioni in modo perfezionista. Quando succede? Dove? Con chi? Cosa stai facendo? Per rispondere a quali tuoi bisogni?
2. Misura soggettivamente quanto sei soddisfatto (da 1 a 10, da poco a tanto) e quanto sei frustrato (sempre da poco a tanto).
3. Rintraccia cosa rende soddisfacente per te la situazione e cosa invece la rende insoddisfacente. Quali emozioni appaganti vivi e quali emozioni stressanti ti vengono ad invadere.
4. Ora pensa ad una persona fidata, amorevole, gentile, che ti vuole bene… Cosa ti direbbe di fare?
5. Ora immagina una parte di te che ti vuole bene, amorevole, gentile, compassionevole… Cosa ti direbbe?
6. Ora avrai raccolto alcune indicazioni di comportamenti ‘giusti’ da chi ti vuole bene… Inizia a metterli in atto e nota l’effetto che hanno su di te… Certamente comprenderai molto di cosa veramente rende la tua vita meravigliosa…

Una strada per la felicità

Crescere significa imparare a fare i conti con le mancanze.
Nasciamo in uno stato di perfezione che immediatamente dobbiamo abbandonare. La simbiosi originaria lascia il posto ad un rapporto con la propria madre che, anche quando è ottimale, è meno che perfetto. Qualcosa manca e qualcosa mancherà per sempre. Ed è sano che sia così. Dobbiamo imparare a vivere in un’ottimale disillusione in cui l’esperienza della frustrazione è dolorosa, ma noi dobbiamo impegnarci a renderla non traumatica ovvero a tollerarla e sostenerla.
Per tutta la vita sperimenteremo questo senso di mancanza e il tentativo illusorio di raggiungere o recuperare il ‘paradiso perduto’, quel senso di sintonia assoluta, fusione simbiotica, interezza e completo appagamento.
Per vivere una vita ‘sufficientemente’ appagante e realizzata, ovvero una vita ‘realisticamente felice’, il prima possibile dobbiamo imparare a elaborare tale mancanza vissuta come insoddisfazione e privazione, imparando a tollerare in modo ottimale la frustrazione, imparando a riconoscere i nostri bisogni e desideri come validi, a sentirci legittimati nel tentare di realizzarli e, al tempo stesso, imparando a vivere col dolore della mancanza, ad accettare che non tutto sarà mai completamente raggiungibile.
Conosci un’altra strada per la felicità?

Inside out

Per affrontare i propri problemi, governare stress e frustrazioni, ridurre la sofferenza emotiva e i conflitti interpersonali, conoscere se stessi e comprendere il proprio funzionamento, una delle abilità più importanti è quella di conoscere le proprie EMOZIONI.
Sentirle…
Riconoscerle …
Legittimarle a se stessi…
Esprimerle in modo adeguato…
Usarle al servizio dei propri bisogni.
Infatti, le forme di SOFFERENZA PSICOLOGICA sono l’esito di EMOZIONI SANE che si sono trasformate in SINTOMI fisici, psicologici e interpersonali.
Le emozioni nella loro essenza sono segnali utili alla persona per indicarle qualcosa che non va e che deve affrontare.
La PAURA segnala la percezione di un pericolo, ma può diventare ansia, panico, rimuginio, ossessione, evitamento.
La TRISTEZZA segnala che ci manca qualcosa o abbiamo perduto qualcuno o qualcosa, ma può diventare angoscia e depressione.
La RABBIA segnala un’ingiustizia o un danno subito, ma può esplodere in violenza o implodere fino allo sviluppo di disturbi psicosomatici.
Il SENSO DI COLPA segnala che abbiamo sbagliato qualcosa o fatto male a qualcuno, ma può trasformarsi in depressione e feroce attacco a se stessi, anche con comportamenti autolesivi.
La VERGOGNA segnala qualcosa in noi che vorremmo mettere a posto, ma può diventare un profondo senso di inadeguatezza e fallimento.
La GELOSIA segnala l’importanza che ha per noi una persona, ma può esitare in senso di possesso e bisogno di controllo che rovinano la relazione.
L’INVIDIA segnala l’apprezzamento e l’ammirazione verso qualcun altro, ma quasi sempre diventa estremo giudizio e svalutazione dell’altro.
La NOSTALGIA segnala l’importanza, la potenza e la bellezza di esperienze vissute, ma può diventare depressione e spegnimento della vitalità.
La stessa GIOIA, emozione piacevole, se portata all’eccesso rischia di diventare una maschera da indossare che soffoca altri stati d’animo importanti e impedisce un rapporto autentico con se stessi e con gli altri. Hai visto ‘Inside out’?
Certamente anche tu avrai altri esempi in cui l’emozione, che dovrebbe svolgere la sua funzione naturale di permetterci di adattarci al nostro ambiente e soddisfare i nostri bisogni vitali, finisce, invece, per trasformarsi in sofferenza emotiva, sintomi e disturbi.
Inizia dunque ad essere attento alle emozioni che provi. Ti aiutano ad essere felice, sereno, consapevole. Sii curioso rispetto alle tue emozioni, possono essere una strada privilegiata per conoscere te stesso e vivere felice, con te stesso e con gli altri. Rispettale perché sono tue amiche e alleate, se non le ascolti diventano le tue peggiori fonti di sofferenza…

Lockdown e azione meravigliosa

Senza troppi preamboli, oggi ti propongo un esercizio di autoconsapevolezza che, se lo farai, con cura e costanza, ti aiuterà a comprendere le tue miserie e a muoverti in direzione della tua vita meravigliosa, per come tu la puoi intendere e desiderare. Tema casualmente ispirato al libro ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE, autore Lino Fusco, appena uscito a febbraio 2021. Libro che, se tu fossi interessato, potresti ordinare su youcanprint.it (sito della casa editrice) o su Amazon o direttamente in libreria. Con un po’ di pazienza ne entreresti in possesso in una settimanella.
Dopo quello che potrebbe sembrare un esercizio di marketing (con due t), ecco l’esercizio di autoconsapevolezza al servizio del cambiamento in 4 passi (con esempi):
1. REGISTRA COME FUNZIONI. Scrivi in modo attento e regolare quelle situazioni tipiche in cui ti ritrovi, quei modelli ricorrenti di comportamento che ti ritrovi ad adottare. Ad esempio: riconosci che in tante situazioni specifiche tu sei sempre quello che… Stai in disparte, solitario e silenzioso. Oppure sei iper-disponibile fino all’autosacrificio. O anche sei sempre al centro dell’attenzione. O magari sei cronicamente incazzato e sopporti a malapena te stesso e nemmeno sempre. O sei continuamente insoddisfatto. O tendenzialmente perfezionista, severo ed esigente con te stesso e con gli altri. O incapace di farti valere, sottomesso, dipendente. O incapace di fare richieste e dire no. Insomma hai capito: registra il tuo modo tipico di pensare, agire e stare nelle relazioni. Alcune modalità saranno evidentissime, altre saranno più nascoste. Più ti eserciti e più diventerai abile a conoscerti e riconoscerti. La consapevolezza non è tutto e subito. E men che meno il cambiamento…
2. TROVA LE REGOLE RIGIDE CHE DETERMINANO IL TUO FUNZIONAMENTO. Tutti noi funzioniamo in base a regole, non sempre consapevoli, che guidano il nostro agire. Esempi: se e solo se faccio il ‘bravo’ mi sento a posto con me stesso; se e solo se mi dimostro forte e imperturbabile mi sento una persona valida; se e solo se accontento gli altri mi sento benvoluto; se e solo se sono simpatico e divertente mi sento ok; se e solo se arrivo primo merito la benevolenza altrui; se e solo se faccio da solo potrò avere successo; se e solo se controllo tutto, tutto andrà come deve andare. Come vedi da questi esempi, le regole sono quasi prigioni, lockdown che diamo a noi stessi e oltre i quali non possiamo andare…
3. INTRODUCI FLESSIBILITÀ AL POSTO DI RIGIDITÀ. Insomma creati delle alternative. Riscrivi le regole. Laddove c’è costrizione introduci permessi… Esempi: posso sentirmi bene anche se dico no; posso sentire il mio valore anche se non sono perfetto; posso sentirmi una persona ok anche se deludo qualcuno; posso anche sentirmi fragile senza perdere la mia dignità; posso anche non farcela; posso anche chiedere aiuto; posso affidarmi e non controllare tutto; posso riposarmi; posso dedicarmi ad attività piacevoli; posso andare al mio tempo.
4. AGISCI CONCRETAMENTE IN BASE ALLE NUOVE REGOLE. Inizia a fare ciò che solitamente non fai. Smetti di fare ciò che fai solitamente. Un passo alla volta ma determinato. Un piccolo passo alla volta per un grande cambiamento. Agendo in base a queste nuove regole ti auguro di avvicinarti alla vita meravigliosa che desideri. Certamente agendo come non hai fatto finora capirai qualcosa di te, capirai le tue paure che ti ostacolano nel raggiungere i tuoi obiettivi, capirai cosa puoi fare e vuoi fare, cosa devi fare e cosa non devi più fare per avvicinarti alla tua vita meravigliosa…