4 passi con le amiche/nemiche

Ti presento di seguito un elenco di abitudini problematiche. Potrebbero riguardarti tutte, molte o solo alcune. Potrebbero essere quotidiane o essere diversamente spalmate nel tempo, settimanali o con una diversa periodicità. Alcune sono semplici comportamenti che tendi a ripetere, altre sono condotte più complesse che coinvolgono più aspetti del tuo vivere quotidiano. Sono fonte di problemi per te dal punto di vista della salute fisica o anche perché ti generano stress emotivo, procurandoti rabbia, preoccupazione, vergogna, senso di colpa, tristezza, delusione, fallimento, bassa autostima, ecc.
Guarda questo elenco con attenzione e segna quelle che ti appartengono.
Alcune di queste abitudini sono anche comportamenti “culturalmente” sostenuti, uno per tutti un certo tipo e modo di bere, ma pensa anche a giocare d’azzardo o stare sui social; sta a te valutare l’eccesso, quello che tu senti o ritieni un tuo esagerare o quello che ti è stato detto essere qualcosa che fai in modo “scomposto” o “sregolato”.

1. Fumare
2. Bere e usare sostanze
3. Mangiare
4. Usare dispositivi elettronici
5. Frequentare social media
6. Giocare d’azzardo
7. Acquistare on line e off line in modo compulsivo
8. Rimandare compiti e impegni
9. Indugiare in pensieri ripetitivi e di fatto sterili
10. Indugiare in pensieri stressogeni, fonte di rabbia, tristezza, ansia, depressione, angoscia, senso di colpa, autosvalutazione, ecc.
11. Chiusura ed evitamento interpersonali
12. Comunicare in modo inefficace, aggressivo o totalmente remissivo, trattenere l’espressione di emozioni e pensieri o esprimersi con comportamenti inadeguati
13. Altre… Segna pure quelle che non ho proposto ma che sono tue abitudini

Una volta individuate segna il livello o misura del danno che ti procurano secondo te, da un minimo di 1 (sono solo appena disturbanti) ad un livello massimo di 10 (sono estremamente dannose per la salute fisica ed emotiva).

Terzo passo. Cosa ci vuoi fare, cosa ci puoi fare, cosa ci devi fare. Ovvero, iniziando da una per proseguire con le altre, comincia a chiarirti cosa ti danno, oltre al danno, quali scopi o bisogni ti aiutano a soddisfare, come ti fanno sentire, cosa le mantiene, perché vuoi mantenerle e perché non riesci ad abbandonarle nonostante tu lo voglia (apparentemente).
Questa consapevolezza, maturata se hai risposto alle domande precedenti, ti porta al quarto passo. Inizia a modificare la tua abitudine!!! Sempre una alla volta, anche se molte sono associate e si influenzano a vicenda, iniziando da quella da cui ti senti più ispirato (potrebbe essere la più ostica o forse la più agevole da salutare), inizia a cambiarla!!! Come? Prova a farlo… come ti viene… E verifica cosa esce fuori… Cosa riesci ad ottenere e cosa, invece, si ripete e ti lascia al palo, incatenato nella solita abitudine nociva.
Non esistono magie. Esistono tentativi che falliscono tante volte per fornirti le informazioni giuste, se le sai recepire e seguire, per condurti al cambiamento. Prova e riprova, riuscirai ad ottenere risultati. Forse riuscirai a cambiare abitudini, a lasciarne alcune, a trasformarne altre, a ridurre il loro impatto negativo sulla tua salute psicofisica. Probabilmente scoprirai che alcune abitudini sono vere e proprie dipendenze, più o meno difficili da estirpare, ammesso che tu lo voglia veramente. Dico questo perché spesso senza abitudini e dipendenze rischiamo di perdere punti di riferimento e certezze a cui non sempre è facile rinunciare. A volte non vogliamo rinunciare al piacere che ci procurano certe abitudini, anche se il pacchetto completo prevede anche una quota più o meno grande di dolore. Spesso le abitudini soddisfano, per quanto in modo negativo, doloroso o nocivo, bisogni che non riusciamo a soddisfare in altri modi. E questo rende molto difficile abbandonarle.
Questa passeggiata con le tue amiche/nemiche vuole essere il mio invito ad andare a fondo. Quando riesci a modificare o abbandonare certe tue modalità malsane puoi festeggiare e lodarti, quando non ci riesci allora è il caso di comprendere meglio con un lavoro su di te più in profondità. Ammesso che tu lo voglia fare…

Il fango non è cioccolata

Il fango non è cioccolata… Ma ci puoi fare sempre qualcosa.
La vita quotidiana ci presenta di frequente delle situazioni più o meno vicine ai nostri desideri. Potrai trovare facilmente degli esempi di come non sempre riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo, non sempre le persone si comportano come noi vorremmo, non sempre a fine giornata il bilancio tra piacere e dolore è positivo. Anzi, certe giornate è meglio dimenticarle, ma anche ricordarle per apprendere, comunque, la lezione, da frustrazioni, delusioni, fallimenti, rabbie, dolori, ecc.
Ma “quanto” le situazioni che incontriamo sono obbiettivamente stressanti, frustranti e dolorose e “quanto” sono così costruite da noi, nella nostra mente?
Il fango non è cioccolata… Ma ci puoi fare sempre qualcosa. Puoi scegliere, più o meno consapevolmente, come inquadrare la situazione che ti è capitata. Come costruirla nella tua mente. Se restare insabbiato nella frustrazione o vedere anche altro. Se hai perso il lavoro, molto probabilmente sarai preoccupato, arrabbiato, dispiaciuto, ma è importante che tu mantenga sempre aperta la possibilità di interpretare l’evento “perdita del lavoro” in tanti altri modi non necessariamente negativi… Se il partner ti ha lasciato per un altro, probabilmente proverai dolore, rabbia, sconforto, ed è utile che tu provi queste emozioni perché ti aiutano a prenderti cura dei tuoi bisogni frustrati. Ma sarà anche importante, il prima possibile, che tu trovi altri significati all’evento “tradimento” in modo da trovare anche una strada per andare avanti. È naturale che tu sia deluso, forse arrabbiato e sconsolato, magari anche preoccupato, se ti hanno bocciato all’esame o respinto ad un colloquio di lavoro. Ma che devi fare? Che puoi farci? Devi ripartire da una “significazione” dell’evento che ti aiuti a leccarti le ferite e a rimboccarti le maniche.
Certo che non è facile… Certo è anche il nostro potere di scegliere se farci annientare o imparare dalla frustrazione e dal dolore.
Certo che è facile parlarne… Ma poi se ti ci trovi dentro… Se ti ci trovi dentro hai tu il potere e la responsabilità di uscirne.
Come puoi farti andare bene il fango quando ti aspettavi la cioccolata? Quello che puoi fare è prenderti cura di ciò che è successo.
Prenditi cura delle tue emozioni e dei bisogni che esse veicolano. Cerca conforto per la tua tristezza, rassicurazioni se sei preoccupato, comprensione e contenimento alla tua rabbia, vicinanza per la tua angoscia, accettazione della tua impotenza, e via così…
Prenditi cura dei tuoi pensieri. Trova altri modi per inquadrare ciò che è accaduto. Hai sempre la possibilità di cogliere il buono in una situazione. E di trovare un senso e un valore anche a grandi frustrazioni.
Prenditi cura dei tuoi valori e dei tuoi comportamenti. Riparti da quello che devi fare per realizzare ciò che per ora è andato male o sta andando male. Incontrerai probabilmente altre frustrazioni prima di raggiungere ciò che vuoi. A volte dovrai purtroppo accettare anche di non riuscire in certi progetti e scopi. Potrai comunque impegnarti per modificare il tiro sempre in direzione dei valori per te importanti.
Il fango non è cioccolata… E la vita contiene tutti e due… Tu puoi sempre scegliere cosa farne…
Certo che non è facile… Certo che puoi… Da solo… Con l’aiuto di persone care… Quando proprio ti sembra impossibile puoi sempre chiedere un aiuto più specifico… Che ti possa aiutare a recuperare il gusto della cioccolata…

Tempogram. Gli ingredienti della tua soddisfazione

Come occupiamo il TEMPO dipende da quali BISOGNI scegliamo di soddisfare. Facendo certe attività e non altre CURIAMO certi bisogni e ne TRASCURIAMO altri. Anche se non sempre ne siamo pienamente consapevoli. Ad esempio, ti sei mai chiesto perché scegli di lavorare come lavori… Perché dedichi quel tempo alla tua famiglia… Perché dedichi quel tempo agli amici… Allo svago… Alla cura del tuo corpo e della tua salute… Se cerchi di capire quanto tempo dedichi a queste tue diverse aree e quindi ai diversi tuoi bisogni, già avrai raggiunto una consapevolezza fondamentale rispetto a come gestisci il tuo tempo, a come potresti e vorresti gestirlo.

Ecco gli ingredienti. Spero di non dimenticarne nessuno di importante…Sono pronto ad accogliere suggerimenti. Del resto, ciascuno di noi governa il suo tempo in modo simile a tanti, ma assolutamente personale…
Dunque:

Un po’ di consapevolezza dei BISOGNI e dei VALORI per noi importanti per realizzare la vita che vogliamo. Sappiamo quanto è fondamentale capire ciò che deve essere fatto URGENTEMENTE perché il tempo ci corre dietro per ottenere qualcosa, da ciò che deve essere fatto STRATEGICAMENTE perché importante per i nostri progetti che determinano veramente la nostra qualità di vita, la bontà delle nostre relazioni, la soddisfazione di ciò che viviamo.

Un po’ di CONTROLLO DA PARTE DEGLI ALTRI. C’è sempre qualcuno che ci dice cosa dobbiamo fare. Al lavoro soprattutto, ma anche in famiglia, come in altri ambiti, probabilmente diversi per ciascuno di noi. C’è sempre qualcuno che ci suggerisce o ci chiede o pretende ovvero ci obbliga a fare certe attività e noi siamo “ingaggiati nella relazione” con questo qualcuno a cui dobbiamo rispondere sì. A cui potremmo, ma è molto difficile rifiutare le richieste che ci fa. A cui, a volte, è quasi impossibile dire no.

Un po’ di SENSO DEL DOVERE interno. Senso del dovere che fino ad un certo punto è realistico e utile nel farci assumere le responsabilità che ci competono, come lavoratore o come genitore, come partner o in qualsiasi altro ruolo; altre volte, invece, è un senso del dovere eccessivo (ciascuno ha i suoi criteri di cosa è giusto e “doveroso” fare), irrealistico, fonte di molto stress e senso di colpa, ma non necessariamente di reale efficacia e soddisfazione rispetto a quello che facciamo.

Un po’ di ricerca del PIACERE A BREVE TERMINE. Tutto e subito. A volte, indugiamo in attività che hanno una prospettiva corta, ma una soddisfazione che percepiamo intensa e soprattutto immediata e perciò sono attività molto attraenti. Anche se spesso subito fa rima con poco importante a lungo termine.

Un po’ di ABITUDINE e AUTOMATISMI, al di là dei piani che ci siamo fatti. L’abitudine è risparmio di energia e facilmente tendiamo a ricorrere ad attività automatiche che ci procurano soddisfazione a basso costo. Anche se spesso di scarsa qualità.

Un po’ di COMFORT. Un bisogno primario dell’essere umano è la sicurezza, il controllo, la prevedibilità. Tendiamo quindi a muoverci dentro esperienze ed attività che ci forniscono una quota importante di certezza e tranquillità. Anche in questo caso, non sempre stare nel comfort è associato a raggiungere i nostri obiettivi e vivere esperienze realmente gratificanti. O, meglio, preferendo, più o meno, sempre il solito, ci precludiamo qualcosa di nuovo e potenzialmente molto più gratificante per certi nostri bisogni e desideri che restano sempre nel cassetto, insieme a certi sogni.

IMPREVISTI quanto bastano per concludere la ricetta…

La quantità di ogni ingrediente è molto personale e dipende anche dal momento di vita che stai vivendo, magari un tempo era diverso. Comunque, questi vari ingredienti oggi sono più o meno presenti e determinanti nell’utilizzo che fai del tuo tempo. E quindi di come disegni e realizzi la qualità della tua vita.
Facendoti guidare dai costituenti suesposti, prova a fare una fotografia della tua situazione attuale rispetto a come governi il tuo tempo e vedi cosa comprendi, cosa va bene per te e cosa vorresti cambiare… E cosa puoi cominciare a fare effettivamente per migliorare alcuni aspetti… Sempre consapevoli che: quello che facciamo è quello che scegliamo e quello che scegliamo è quello che vogliamo, anche se non sempre in modo consapevole.

L’azione nello spazio

La sofferenza origina nello spazio tra ciò che desideriamo e ciò che otteniamo. Abbastanza banale. Forse. Magari non per tutti. Come sempre, anche fondamentale, se questa scontata consapevolezza diventa guida per un’azione responsabile, per ridurre quel gap in cui si genera la frustrazione (non sempre otteniamo le cose che vogliamo) e la delusione (non sempre gli altri si comportano come noi vorremmo).
Forse meno scontata l’idea che ciò che è frustrante e deludente è diverso da persona a persona.
La nostra storia ha disegnato la nostra personalità e quindi le nostre personalissime sensibilità e reattività alle cose, alle persone, alle situazioni, aspetti che discendono da chi siamo e chi siamo diventati lungo il corso della nostra vita. Io posso essere più sensibile alle perdite affettive, mentre altri possono essere più reattivi alle esperienze di fallimento. C’è chi si inquieta di fronte all’ignoto e chi si addolora di fronte al vuoto. Chi è più sensibile al giudizio e chi è più angosciato dalla solitudine. E via così…

Inoltre, la reattività può essere più indirizzata a certe emozioni che ad altre. Chi tende a reagire con rabbia e si attiva immediatamente, mentre c’è chi si ripiega sul proprio dolore e resta passivo. Chi reagisce con vergogna, chi è più pronto ad agitarsi e spaventarsi. E via così, in base alla diversità di situazioni e anche di persone. Non tutti reagiamo allo stesso evento allo stesso modo sia in termini di pensiero sia come emozioni provate sia come reazioni comportamentali.

Dunque, di fronte alla propria sensibilità e alla personale quota ineliminabile di frustrazione e delusione, ciascuno di noi è chiamato ad un’azione consapevole e responsabile in cui è importante lamentarsi il giusto, ma non troppo; fino a quando non si sono trovati motivi ed obiettivi per superare le difficoltà e fino a quando si comincia ad agire in prima persona, cercando di impegnarsi negli ambiti in cui possiamo avere il controllo ed essere efficaci nel muovere le cose. E fino a quando non abbiamo ridotto quel gap e siamo più soddisfatti, mentre, contemporaneamente, riusciamo ad accettare ciò che non siamo riusciti a modificare.

Prova ad applicare queste idee nella tua quotidianità, confrontando, di fronte agli stessi eventi o molto simili, i tuoi vissuti e le tue reazioni con quelle degli altri, magari delle persone più vicine a te… E vedi cosa emerge alla tua attenzione…
Dalla consapevolezza maturata potrai trovare un nuovo punto di vista per dare significato alle cose che ti accadono, alle esperienze che vivi, alle scelte che fai, a quelle che vuoi continuare a fare e alle nuove scelte che puoi cominciare a fare…

Se… Allora… Vuoi essere in- felice?!?!

“Cosa è normale per te” può essere la fonte della tua sofferenza. Soprattutto se “cosa per te è normale” sembra essere l’unico modo per stare al mondo. Mi spiego con alcuni esempi. Se per te è normale guadagnare 3000 al mese per essere felice allora se guadagni di meno non riesci a sentirti felice. Se puoi essere felice solo se diventi genitore allora se non riesci ad avere figli non puoi che essere infelice. Se avere cento amici è il minimo indispensabile per sentirti amato allora… Se riesci a sentirti realizzato solo se durante l’anno ti fai la settimana bianca in inverno, quella gialla in estate, quella rossa in autunno e quella verde in primavera, probabilmente riuscirai a vivere molte settimane infelici.

Insomma, è una questione di “rigidita” degli standard di vita. Cosa deve essere presente nella tua vita per sentirti appagato? Di cosa puoi fare a meno, anche se per te è importante, eppure sentirti soddisfatto e realizzato?
Ti invito a notare i tuoi standard nei vari ambiti e ruoli… Soprattutto nelle aree di vita che tu ritieni e senti centrali per la tua felicità, per la tua autostima, per essere la persona che vuoi essere…

Che non significa confondere ciò che è fango e ciò che è cioccolata… È fondamentale riconoscere cosa è importante che sia presente nella propria vita per determinarne la qualità. Riconoscendo questi aspetti come centrali nel determinare il valore di sé e della propria vita, ma senza viverli come assolutamente necessari e indispensabili per vivere una vita degna. Il meglio è meglio ed è importante ambire ad esso e lottare per ottenerlo, qualunque sia il meglio per noi… Al tempo stesso, la traccia per la felicità passa anche e soprattutto attraverso la capacità di diversificare le fonti cui attingere per sentirci felici e realizzati. Anche il fallimento in un obiettivo importante puoi superarlo se impari a ridefinire il senso di ciò che è accaduto e impari a riconoscere e inseguire tante altre possibilità a tua disposizione per vivere una vita appagante. Anche se mancherà “qualcosa” e quel qualcosa per te assomiglia a “tutto”, puoi sempre ritrovare strade per risalire e ricostruire. E questo a me appare fondamentalmente il miglior “antidepressivo” che ciascuno di noi può prendere… Certo non è facile da prendere come una pasticca, ma la fatica che richiede vale tutto il beneficio che si può guadagnare per una vita intera…

Ansiagram

Oggi ti aiuto a scattare una fotografia della tua ansia. Chissà?!?! Potrebbe esserti d’aiuto per capire come funzioni. Per comprendere come “entri in ansia”. Potresti tenerla per te o anche condividerla, magari per farti aiutare a superare quei momenti… Per imparare “come uscire dall’ansia”. Esempi. L’ansia da appuntamento, per non perdere il treno. L’ansia da esame, per non restare indietro. L’ansia sociale, per non essere sulla bocca di qualcuno. L’ansia da stress, per non restare soffocato. L’ansia da prestazione, per non fallire. Quali altre ansie ti saltano in mente?
L’ansia, rispetto ad un evento che temiamo potrebbe accadere, è direttamente proporzionale alla gravità dell’evento temuto ovvero al potere dell’evento di minacciare o compromettere gravemente i nostri scopi (desideri, bisogni, obiettivi, sogni, ideali). Quanto è pericoloso quell’evento? Quale rischio correrei se si verificasse? Quali miei bisogni sarebbero minacciati? Quale grado di frustrazione dovrei fronteggiare? Ad esempio, quanto è grave l’evento “essere morsi da un cobra”?
L’ansia è anche direttamente proporzionale alla probabilità che l’evento temuto accada. A parità di gravità dell’evento, l’ansia è tanto maggiore quanto lo ritengo più probabile a manifestarsi. Quanto è probabile “essere morsi da un cobra”?
L’ansia, quindi, è anche direttamente proporzionale all’imminenza dell’evento. Quando accadrà? Quando mi morderà un cobra?

L’ansia è, invece, inversamente proporzionale alla capacità che abbiamo di tollerare, sopportare, affrontare il peso dell’evento. Lasciando stare il cobra, quanto riusciamo a sostenere il carico emotivo psicologico di un evento che temiamo è direttamente connesso alla nostra sensibilità a quell’evento ovvero al grado in cui quell’evento è per noi importante rispetto ai nostri scopi,valori e al nostro stile di vita. Per qualcuno, ad esempio, essere bocciati è una questione di vita o di morte per altri è poco più che un fastidio; per una singola persona l’essere giudicati incapaci su certe aree di vita è doloroso mentre lo è meno in altri ambiti: se mi dici brutto mi offendi se mi dici scemo mi è indifferente…

L’ansia è anche inversamente proporzionale alla possibilità che percepiamo di avere potere di riparare all’evento, di poterlo superare “verso un dopo possibile”. Insomma ci fa male ma non ci distrugge. Come un eucalipto, ci piega ma non ci spezza… Non ci sradica. Ne usciamo malconci, ma vivi e pronti a riprendere il nostro cammino dentro il nostro progetto di vita…
L’ansia, dunque, in estrema sintesi, è inversamente proporzionale al grado di controllo che crediamo di avere, a quanto percepiamo di poter influire sul corso degli eventi in modo favorevole nonostante l’evento accaduto. A quanto crediamo di farcela a riprendere il nostro cammino nonostante ostacoli e incidenti di percorso.

Il tutto all’interno di una personalissima sensibilità all’ansia, acquisita con la crescita, frutto della propria esperienza e storia di vita, una personalissima tendenza ad entrare in all’erta, anzi in allarme, per una, poche, molte o innumerevoli cose, aspetti ed eventi. Qualcosa che potremmo definire temperamento ansioso nella sua parte “naturalmente” presente fin dalla nascita e carattere ansioso nella parte “appresa” nel contesto delle proprie relazioni primarie.
Certo, quando proviamo ansia non riusciamo ad essere chiaramente consapevoli di questi costituenti. Conoscerli anticipatamente ci permette di governare la cosiddetta “ansia anticipatoria”, quella che compare in anticipo rispetto ad un evento “atteso, previsto come pericoloso e quindi temuto”. Conoscerli ci aiuta a prevenire e a gestire alcune se non tutte le situazioni per noi ansiogene fino a togliere loro questo potere di generare ansia. E fino a renderle disagevoli, ma affrontabili e sostenibili.

Di più …di meno … di-verso

Immagina oggi di vivere una giornata in cui ti fai guidare completamente, assolutamente ed esclusivamente da ciò che vuoi. Da ciò che desideri e da ciò che vuoi fare per realizzare questi tuoi desideri…Il trionfo del principio di piacere!!! Immergiti totalmente in questa giornata così come la puoi immaginare e nota cosa succede dentro di te… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai… Magari pensi di farne la tua ispirazione per la tua giornata ideale e ti senti eccitato, entusiasta, al settimo cielo, in fibrillazione… O magari pensi (anche) che è una sciocchezza improponibile vivere in questo modo e ti senti uno scemo anche solo ad immaginarlo e provi delusione, dispiacere, rabbia… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa fai… Nota quindi lo scarto tra questa tua giornata immaginata e una tua giornata tipo… Come è andata ieri o come solitamente vanno le tue giornate… Come le fai andare e come ti senti costretto a viverle…

Quindi immagina oggi di vivere una giornata giornata in cui ti fai guidare completamente, assolutamente ed esclusivamente da ciò che devi fare, da ciò che è giusto fare, da ciò che ti dice la tua coscienza, la tua morale, il grillo che parla solitamente dentro di te… Il trionfo del senso del dovere!!! Immergiti totalmente in questa giornata così come la puoi immaginare e nota cosa succede dentro di te… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai…Magari ti senti profondamente soddisfatto e integro per come sei in linea con la tua morale personale provando gioia ed orgoglio oppure ti senti profondamente stressato, frustrato, arrabbiato, malinconico anche perché continuamente minacciato dal senso di colpa… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa fai… Nota quindi lo scarto tra questa tua giornata immaginata e una tua giornata tipo… Come è andata ieri o come solitamente vanno le tue giornate… Come le fai andare e come ti senti costretto a viverle…

Quindi immagina oggi di vivere una giornata in cui ti fai guidare completamente, assolutamente ed esclusivamente da ciò che vogliono gli altri, da ciò che ti chiedono e da ciò che immagini tu debba fare per accontentarli… Che trionfo!!! Immergiti totalmente in questa giornata così come la puoi immaginare e nota cosa succede dentro di te… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai…Magari ti senti proprio contento di agire cercando di essere simpatico e ben voluto e cercando di evitare di essere giudicato egoista e sentirti colpevole oppure ti senti esausto perché nonostante tu abbia esaurito le tue energie non riesci mai ad accontentare tutti alla perfezione e magari non ti è restata nemmeno una briciola di tempo per prenderti cura di te anche perché non ti è rimasta la lucidità per capire cosa vuoi veramente, quali sono i tuoi bisogni e desideri più autentici… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa fai… Nota quindi lo scarto tra questa tua giornata immaginata e una tua giornata tipo… Come è andata ieri o come solitamente vanno le tue giornate… Come le fai andare e come ti senti costretto a viverle…

Quindi fatti guidare dalla tua consapevolezza maturata finora per organizzare la tua giornata reale… Ora … Da adesso in poi… Cosa dovresti mettere di più… Cosa dovresti mettere di meno… Cosa dovresti fare di diverso… Nella tua giornata reale rispetto a quelle immaginate… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa vuoi… Cosa fai… Quanto riesci ad andare verso la giornata che desideri… Quanto te lo permetti… Cosa te lo impedisce… Cosa devi fare per dirigerti verso la vita che desideri…