Boomerang

Visto che siamo abituati a sentirci frustrati e delusi…
Visto che tendenzialmente ci sentiamo stressati ed esauriti…
Visto che siamo tanto spesso sintonizzati sugli altri che ci maltrattano e ci fregano…
Visto che siamo abili a ruminare sulle minacce e gli affronti…
Visto che solitamente ci maltrattiamo con autocritiche severe e spietate…
Visto che ci mettiamo un attimo ad affogare nell’ansia e nel rimuginare su una minaccia attesa…
Visto che siamo esperti nel sentirci falliti e depressi…
Visto che il bicchiere è sempre mezzo vuoto e quasi mai riusciamo a bere ciò che contiene (e anche se lo facciamo non ci sentiamo comunque soddisfatti)…
Visto che la nostra mente funziona così perché è impostata per la sopravvivenza e non per la felicità…
E visto, soprattutto, che queste modalità di vivere la nostra quotidianità ci permettono di sopravvivere e poco più, non funzionano per essere felici, anzi ci spingono verso il malessere individuale e nei rapporti interpersonali…
Allora, diventa fondamentale accedere ed espandere ‘altre potenzialità della mente’, orientate al benessere e alla prosperità.
Diventano fondamentali tre comportamenti da imparare e praticare, da ‘imparare praticandoli’:
1. Riconosci la gentilezza che ti è stata fatta…
2. Esprimi gratitudine riconoscendo il valore di questa gentilezza per te…
3. Agisci in modo gentile come ti viene più naturale e spontaneo…

La gentilezza esprime la compassione intesa come sensibilità alla sofferenza propria e altrui e desiderio di alleviarla…

La gentilezza è un boomerang…

Se proprio non ce la fai a non pensarlo, pensa pure di essere un egoista, inizia ad essere gentile per ricevere gentilezza… Chissà come sarebbe un mondo pieno di questi egoismi?!

Apri la finestra per passare dalla miseria alla meraviglia

Ormai anche su Marte si è sparsa la voce. A febbraio è uscito ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE, un mio libro di crescita personale, pieno di esercizi e attivazioni al servizio della tua vita meravigliosa.
Per chi sta già leggendo il libro e per chi potrebbe iniziare a farlo. E per chi lo scrive giorno per giorno: sostanzialmente tutti noi impegnati a vivere cercando di mettercela tutta, che inciampiamo in qualche miseria e che siamo chiamati a trasformarla in meraviglia.
Nel libro elenco alcune miserie che altro non sono che modi di pensare e agire, tipici dell’essere umano, dell’essere umani e che ciascuno di noi pratica più o meno assiduamente. Non tutte, non sempre, ciascuno di noi incappa nelle sue ‘preferite’. Ad esempio, voler controllare l’incontrollabile, tra cui in primis voler cambiare le altre persone; incamminarsi su sentieri impossibili di perfezionismo e onnipotenza o toccare il fondo dell’impotenza assoluta percepita; difficoltà a dire no agli altri e conseguentemente sì a se stessi; farsi trascinare dalle esigenze degli altri fino a farci rubare il tempo; vivere nella colpa vittimistica; pretendere che il mondo sia ai piedi dei nostri desideri, voler tutto e subito, e altre miserie ancora della nostra umana esperienza.
Ti suggerisco un esercizio per aprire una finestra di consapevolezza… Se scrivi su carta, la luce che vedrai dalla finestra sarà più chiara e luminosa…

Hai fatto un’esperienza, ti è successo qualcosa, hai incontrato persone forse, c’è stato uno scambio di azioni e reazioni, hai vissuto certe emozioni, fatto certi pensieri. Insomma ti è capitato di trovarti in una situazione specifica, in un posto, in un tempo, da solo o con qualcuno, ecc. Ecc…. Prova a descriverla: dove, quando, cosa, chi, come, perché…
Da questa esperienza avrai imparato certamente qualcosa… Che ti invito a scrivere…
Come cambia il mio modo di pensare, percepire e considerare le cose, le persone, me stesso, i miei rapporti a partire dal nuovo insegnamento? A domanda ti invito a rispondere…
Come può essermi utile ciò che ho imparato in modo da tradurlo in azioni quotidiane nuove, comportamenti diversi da quelli che ho sempre adottato e che mi hanno portato ad avere i problemi che ho? Qui puoi scrivere veramente molto…
Cosa mi impedisce di tradurre in pratica ciò che ho imparato? Paure? Resistenze? Abitudini? Sensi di colpa? Credenze di non esserne capace? Timore delle conseguenze? Qui puoi proprio sbizzarrirti nello scrivere risposte utili alla tua consapevolezza…
Quale miseria è entrata in azione? Voglio cambiare senza cambiare? Voglio che siano gli altri a fare ciò che dovrei fare io? Sono estremamente autocritico fino a bloccarmi? Sto alimentando la mia sofferenza invece che accettare il mio dolore per alleviarlo? Sono incapace a conoscere le mie emozioni ed esprimere i miei bisogni in modo utile?
Come posso affrontare questi ostacoli al cambiamento? Come posso trasformare le mie miserie nelle mie meraviglie? Buon divertimento: più ti ascolti e rifletti, più scrivi e diventi consapevole, maggiore sarà l’utilità per te di questo esercizio che ti auguro di fare con attenzione…
La miseria delle miserie probabilmente è quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’ della crescita personale: vogliamo sentirci sereni e felici continuando a pensare, sentire e agire in quei modi che ci portano quotidianamente a sentirci inquieti e infelici.
La meraviglia può nascere quando smettiamo di darci la colpa o di dare la colpa agli altri di ciò che ci è successo e cominciamo ad agire in prima persona, con consapevolezza e responsabilità, con coraggio nonostante la paura, per fare qualcosa di diverso dal solito in direzione di mete desiderate che per noi hanno senso e valore profondi per la persona che vogliamo essere e la vita che vogliamo vivere.

Last but not least, come dicono su Marte, puoi acquistare (anche per regalarlo) ALICE NEL PAESE DELLE MISERIE direttamente su youcanprint.it o su Amazon o anche in ogni libreria, sempre su ordinazione. Ci vuole qualche giorno prima che arrivi in modo tale da farti assaporare appieno il gusto della lettura… Grazie 🤗

Vero e vero

Oggi un esercizio…
Carta e penna… Quando possibile da fare anche in gruppo… In famiglia…
Segui queste suggestioni…
Inizia scrivendo:
È vero che… Scrivi un pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Un pensiero negativo sulla vita…
È vero che… Un pensiero negativo sugli altri…
È vero che… Un pensiero negativo su te stesso…
È vero che… Scrivi ogni altro pensiero negativo che ti viene in mente…
È vero che… Trova pensieri negativi facendoti guidare dalla tua tendenza naturale ed umana, tutti ce l’abbiamo, a giudicare, criticare, colpevolizzare, svalutare, vedere quello che manca, vedere il negativo, vedere il pericolo, vedere quello che avresti potuto fare e non hai fatto, quello che gli altri avrebbero dovuto fare e non hanno fatto…
Sii curioso e giocoso verso questa parte di te, che tutti noi esseri umani abbiamo, questa parte che tanta parte gioca nel tuo sentire quotidiano… Nel tuo pensare quotidiano… Nel tuo comportamento quotidiano…
Lascia che emerga quello che emerge quando dai espressione a questa parte… Di te… Di tutti noi…

Ora ti chiedo di spostare la tua attenzione…
Ora accedi ad una ‘posizione interiore positiva’… Qualunque cosa voglia dire per te… Magari è una posizione di … Forza… Saggezza… Calma… Calore… Sicurezza… Gentilezza… Gratitudine… Accettazione… Impegno… Amore… O qualunque altra cosa tu intendi e senti come ‘posizione interiore positiva’…
Quindi … Da questa posizione meravigliosa… Riprendi le frasi precedenti e affianco ad esse… Scrivi …
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…
Ed è anche vero che…

Non ti preoccupare del risultato… Impegnati semplicemente a fare questo esercizio… Più lo fai… Più e più volte… Più puoi allenarti a contattare e sviluppare questa tua ‘posizione interiore positiva’… Meravigliosa…
Anche questa POSIZIONE INTERIORE POSITIVA MERAVIGLIOSA è una potenzialità che appartiene a tutti noi esseri umani… Aspetta solamente che tu la ‘alleni’… In modo che possa sempre più guidare il tuo sentire, pensare e agire quotidiano…

Giorni

Cosa faresti se oggi fosse l’ultimo giorno della tua vita? Probabilmente vorresti fare tante cose… Ma il tempo sarebbe ormai limitato… Allora probabilmente potresti ritrovarti a recriminare su quanto sarebbe stata bella la tua vita se… E quanto sarebbe stata migliore se… E quanto sarebbe stata piena e ricca se… Ma con i se (e con i ma) non si vive la vita… E del resto lo sappiamo che non siamo onnipotenti…
Allora… Alla luce della consapevolezza maturata, pensando a quest’ultimo ‘ipotetico’ giorno della tua vita… Pensando a quanto hai vissuto esperienze veramente importanti per te e quanto tempo hai sprecato e quante possibilità hai lasciato andare… Se, ‘ipoteticamente’, oggi fosse il primo giorno del resto della tua vita… Cosa dovresti cominciare a fare per evitare, un giorno nel futuro, più lontano possibile, quelle recriminazioni sulle cose che non sono state e che avrebbero potuto essere perché tu le avresti potute far accadere?
Buona giornata… Buona vita… Buone scelte…

L’approdo

Esiste un approdo infelice eppure spesso necessario. Quello di imparare a dire “è andata così”. A volte siamo impotenti, non riusciamo, malgrado numerosi multiformi tentativi, ad avvicinare la realtà ai nostri desideri. Non riusciamo: noi universale! E che dobbiamo fare?
Qualcosa dobbiamo fare… Quello che possiamo fare. In tre passaggi.
1. Riconoscere e attraversare le emozioni connesse all’approdo infelice. Frustrazione. Delusione. Rabbia. Senso di ingiustizia. Dolore. Tristezza. Senso di colpa. Dispiacere. Impotenza. Preoccupazione. Ecc.
2. Cogliere il senso di ciò che queste nostre emozioni ci stanno segnalando. Le nostre emozioni ci comunicano i nostri bisogni insoddisfatti e ci invitano a prendercene cura. Non per una loro realizzazione completa e totale (impossibile), ma per una ‘soddisfazione sostenibile’… Accontentarsi? No! Piuttosto saper godere di quanto appartiene alla nostra vita.
3. Cogliere nell’approdo un arrivo temporaneo e quindi, soprattutto, un nuovo punto di partenza. Se devo accettare che “è andata così”, cosa scelgo di fare, ora e da ora in poi?!
Sempre consapevole della nostra direzione dal paese delle miserie al paese delle meraviglie…

Questionario della vita

Vado subito al dunque. Con alcune domande…

Qual è un proverbio o uno slogan o un aforisma o un modo di dire (o più di uno) che ‘guida’ la tua vita? Quando lo hai fatto tuo? Perché?

Quali strategie di pensiero e comportamento hai imparato ad adottare per ‘cavartela’ nella vita? Quando le hai fatte tue? Perché?

Quali sono le ‘conseguenze positive’ di questi principi ispiratori che segui? Cosa ti permettono di ottenere? Perché?

Quali sono le ‘conseguenze negative’ di questi principi ispiratori che segui? Cosa ti impediscono di ottenere? Perché?

Io spero che tu consideri con attenzione queste poche domande. Puoi rispondere di getto o puoi rifletterci in modo accurato. Puoi rispondere oggi, una volta o anche tante volte, addirittura ogni giorno della tua vita. Alcune risposte saranno sulla punta della lingua o presto in mente, altre risposte saranno tutte da cercare, con curiosità, nella tua storia di vita, nella tua memoria emotiva, in quello che ricordi e in quello che ti hanno raccontato. Oltre che nell’osservazione dei fatti quotidiani, nell’attenta osservazione di come funzioni nei diversi ambiti di vita, con le diverse persone importanti della tua vita, nei momenti seri e in quelli meno seri, quando sei gioioso e quando sei triste, quando sei sereno e quando arrabbiato. Insomma, è un’altra forma del viaggio che ti sto suggerendo per conoscere le tue miserie e per creare le tue meraviglie… Già solo conoscerti meglio ti fornirà indicazioni e spunti per nuovi comportamenti, per provare a fare qualcosa di diverso al fine di ottenere risultati differenti, maggiore gratificazione dei tuoi bisogni e desideri, un senso rinnovato di autostima…
Permettimi allora un suggerimento finale.
Mentre cerchi di conoscere te stesso, la tua storia e la tua attualità, coltiva e mantieni nei confronti di te stesso un atteggiamento ‘gentile’ (non severo), ‘compassionevole’ (non colpevolizzante), ‘accogliente’ (invece che sprezzante), ‘rispettoso’ (piuttosto che aggressivo). Hai fatto del tuo meglio con le risorse che possedevi!!! Certamente ancora oggi cerchi di mettercela tutta per dare senso e valore alla tua vita!!!

Seppure non è stata tua la colpa… È certamente tua la responsabilità di creare la vita che vuoi da oggi in poi…
Buon viaggio…

Aggiungi un posto a tavola

Che sia il tavolo dove fai colazione o la scrivania in ufficio o la grande tavola rotonda, ovale o quadrata della sala riunioni o anche il banco dove ricevi clienti o il laboratorio dove eserciti la tua arte, c’è sempre una moltitudine di persone. Che tu sia da solo o in famiglia o al lavoro o con gli amici, ognuno di questi tavoli è pieno di persone. Sì, anche quando sei solo. Possono essere persone reali o ‘personaggi interiori’, diverse parti di te che sei solito incarnare e recitare, più o meno consapevolmente.
Non è un “come se”, tipico dell’attore, è piuttosto un “proprio così”, proprio di una persona reale come tu sei. Tu sei portatore, più o meno sano, di diverse parti attraverso cui affronti la giornata, costruisci relazioni, governi i tuoi bisogni, eserciti le tue abilità e competenze, impieghi il tuo tempo, vivi la vita insomma.
Sei attento, entusiasta, generoso, giocoso, esuberante, ma anche rigoroso, burbero, impulsivo, metodico e più ne incarni più ne puoi raccontare…
È pressoché infinito il numero di partecipanti alla tua vita quotidiana, almeno potenzialmente. Poi, probabilmente, in pratica, bazzichi sempre le stesse persone, alcune soprattutto sono piuttosto ‘cattive compagnie’ o almeno così siamo abituati a pensarle; c’è la parte ansiosa, la parte arrabbiata, quella stressata, quella delusa, la tua parte autocritica, l’autosabotante, quella depressa, quella costantemente insoddisfatta. Quante altre ancora?! In realtà, la nostra personalità è come un terreno, più o meno fertile e produttivo, dove tu puoi piantare tutti i semi che vuoi (oltre a quelli che qualcuno ha piantato per te). Ma soprattutto, come avrai capito, non basta seminare: bisogna coltivare, innaffiare, prendersi cura.
Nota quali sono i semi che hai dentro…
Nota come li hai coltivati nel tempo…
Immagina quale seme vorresti piantare…
Nota quali sono le qualità di questo seme e della pianta che può svilupparsi…
Immagina come te ne prenderesti cura…
Renditi conto che è qualcosa che è in tuo potere fare…
Renditi conto che lo puoi fare nel modo più adatto a te, alla persona che sei e alla persona che vuoi cominciare a diventare…
Inizia a farlo…

Mente compassionevole

Solitamente la nostra vita e le nostre scelte quotidiane, più o meno importanti, sono scandite da un certo modo di funzionare della nostra mente.
C’è una mente ‘minacciata’ attraverso cui compiamo azioni con l’intento di proteggerci da minacce esterne ed interne. Ad esempio, dobbiamo cercare appagamento dei bisogni fisiologici primari, dobbiamo essere in buona salute, dobbiamo farcela economicamente, dobbiamo creare rapporti interpersonali appaganti e mantenerli, dobbiamo imparare a vivere anche in solitudine.
C’è una mente ‘competitiva’ attraverso cui cerchiamo di accaparrarci risorse, limitate, per raggiungere i nostri obiettivi nei vari ambiti della nostra vita, obiettivi per noi importanti in base a valori per noi importanti, anche se spesso non consapevoli. Ad esempio, dobbiamo guadagnare una certa cifra (e anche di più), dobbiamo avere una certa casa (magari due e con giardino o terrazzo a tutto tondo), dobbiamo avere una certa auto e proprio quella e poi un’altra ancora, dobbiamo rimpinzarci di cibo e ristoranti, di vacanze all’ultimo grido e di vestiti da cambiare più volte al giorno. E dobbiamo essere anche presenti e visibili sui social. Forse esagero con questi esempi, forse no.
Possiamo essere grati per questi due modi di funzionare della nostra mente perché ci hanno permesso l’evoluzione come specie e ci permettono quotidianamente di appagare bisogni importanti per noi in direzione di una vita consapevole guidata da ciò che per noi è importante. Ma…
Ma non finisce qui… Spesso queste stesse modalità di funzionamento superano gli eccessi e cominciano i problemi. Problemi sotto forma di stress, sintomi ansiosi e depressivi, disturbi fisici e dipendenze comportamentali, conflitti interpersonali oltre che interiori, relazioni disfunzionali e sempre meno nutrienti, comunicazioni aggressive, autostima sotto i piedi, vissuti di fallimento, colpa e difettosità. E qualcos’altro ancora che può fare al caso tuo…
Ciò che succede è che, per proteggerci dalle minacce che percepiamo e raggiungere i nostri obiettivi, paghiamo un prezzo enorme in termini di sofferenza emotiva.
Diventa allora fondamentale accedere, accendere e coltivare la mente compassionevole.
La mente compassionevole si manifesta in tre modi sostanziali, sia quando è diretta verso gli altri sia quando è rivolta a sé.
1. Essere sensibili alla sofferenza emotiva
2. Cogliere i bisogni frustrati in quelle emozioni dolorose
3. Impegnarsi con azioni concrete ad aiutare per tentare di alleviare la sofferenza e ridurre la frustrazione.
Ciascuno di questi tre aspetti può essere estremamente chiaro ed evidente, ma non sempre. A volte richiede un personale processo di maturazione emotiva che ciascuno di noi sta compiendo a suo modo e coi propri tempi.
Essere sensibili alla sofferenza emotiva non significa che la persona che prova quelle emozioni ci deve piacere o che la apprezziamo in quel momento o condividiamo le sue scelte e i suoi valori. Può esserci anche antipatica ed essere molto distante dal nostro modo di essere e vivere, purtuttavia siamo capaci di coglierne il dolore emotivo.
Cogliere i bisogni frustrati significa essere capaci di vedere cosa motiva il comportamento dell’altro, non per approvarlo o giustificarlo, semplicemente per comprenderlo, per rintracciare un senso nelle azioni della persona.
L’impegno concreto risponde alla domanda: “cosa posso fare per aiutare questa persona?”. E anche: “cosa posso fare per aiutare me a comprendere questa persona?”. La risposta è scontata in alcuni casi o perlomeno sappiamo cosa dovremmo e potremmo fare anche se non è detto che riusciremo a farlo. La risposta è meno scontata in quei casi in cui la persona può suscitarci emozioni ostili (rabbia, odio, antipatia) perché è molto distante dal nostro modo di pensare e agire o perché ci sentiamo in qualche modo ‘minacciati’ da questa persona. Proprio in questi casi, spesso si tratta di relazioni conflittuali, manifeste o vissute interiormente, è fondamentale ‘attivare’ la propria mente compassionevole al servizio dell’evolversi della relazione con l’altro che passa attraverso il comprendere che l’altro sta giocando il suo gioco nella vita, come stiamo facendo noi e ce la sta mettendo tutta con le risorse che ha a sua disposizione, come stiamo facendo noi…
Il rinnovamento, religioso o laico che sia, passa anche attraverso lo sviluppo di una mente compassionevole, potenzialità a disposizione di tutti e che aspetta solo di essere coltivata e allenata, a partire da azioni compassionevoli quotidiane che esprimono e potenziano, a loro volta, qualità compassionevoli di un sé compassionevole che tutti possiamo costruire come risorsa al servizio del benessere individuale e comunitario. Cosa potresti fare oggi, non solo oggi e da oggi in poi per pensare, sentire, agire ed essere compassionevole?

Intanto, se vuoi iniziare ad approfondire queste idee e soprattutto a sviluppare pratiche concrete ed esercizi al servizio di una mente compassionevole, ti consiglio la lettura di Paul Gilbert (terapia focalizzata sulla compassione, mindful compassion), Kristin Neff (la self-compassion), Lambiase Cantelmi (psicologia della compassione) e Sharon Salzberg (l’arte rivoluzionaria della gioia).

5 principi e 5 strategie per blindare il tuo tempo

Oggi ti presento 5 principi e altrettante strategie per blindare la qualità del tuo tempo. Blindare vuol dire proteggere ciò che per te è importante.
1. Blindare il tempo per chiarirti: progetti, obiettivi e azioni a breve e lungo termine
2. Blindare il tempo del dovere: dalle distrazioni sostanzialmente
3. Blindare il tempo del piacere: dall’incursione del dovere e dei sensi di colpa
4. Blindare il tempo dagli altri che ti sovrastano con le loro richieste e pretese: imparare a dire no
5. Blindare il tempo del presente: rispetto al ruminare sul passato e al rimuginare sul futuro

Ed ecco 5 strategie fondamentali. Non sono soluzioni belle e pronte all’uso per tutti in ogni situazione. Quelle le lasciamo a maghi, stregoni e venditori di fumo. Sono, invece, indicazioni e orientamenti che ti invitano ad agire in modo consapevole e responsabile, per approcciarti in modo utile per blindare ciò che ha valore per te.
1. Pianifica il tempo per pianificare: inizia a scrivere i tuoi sogni, i tuoi valori e i tuoi bisogni, i tuoi obiettivi conseguenti e le azioni che farai da ora in poi. La domanda è: quando? La risposta è: ora!
2. Organizza i tuoi impegni, pesanti e leggeri, in modo da portare a compimento gli obiettivi che ti sei dato, imparando a proteggere le tue preziose risorse (energie mentali e fisiche).
3. Definisci il giusto tempo (quotidiano, settimanale, mensile, annuale e via così) per i tuoi progetti di piacere, svago, divertimento, passione.
4. Ricordati che nessuno è al mondo per mettere gli altri prima di sé; prenditi le tue responsabilità e impara anche a dire no. Smettendo di aspettarti che gli altri capiscano o siano contenti, ma restando fermo sul tuo legittimo diritto di dire anche no per curarti dei tuoi bisogni e desideri.
5. C’è un giusto tempo per riflettere sul passato e dare senso a ciò che è successo. Un giusto tempo per prevedere il futuro e organizzarsi di conseguenza. E, soprattutto, un giusto fondamentale tempo per stare nel qui e ora, per affrontare ciò che esiste ora, per godersi il momento, per sentire le proprie emozioni e prendersi cura dei propri bisogni, ora!

Verifica quanto riesci a blindare il tuo tempo e nota la differenza tra la miseria di un tempo sprecato e la meraviglia di un tempo di cura per te…

Tu chiederai: e quando il tempo è bloccato? Quando il lockdown ci impedisce di fare ciò che vorremmo?

Il lockdown, certamente a volte pieno di contraddizioni, è prima di tutto una misura protettiva: per te, per gli altri, per tutti e anche per il tuo tempo. Semplicemente quando c’è il lockdown devi riadattare le tue strategie tenendo conto dei limiti su cui non puoi intervenire e agendo su quello che ti è possibile. Aspettando con fiducia e speranza. E facendo attenzione ai lockdown interiori, quelli che ci diamo da soli senza accorgercene…

Una strada per la felicità

Crescere significa imparare a fare i conti con le mancanze.
Nasciamo in uno stato di perfezione che immediatamente dobbiamo abbandonare. La simbiosi originaria lascia il posto ad un rapporto con la propria madre che, anche quando è ottimale, è meno che perfetto. Qualcosa manca e qualcosa mancherà per sempre. Ed è sano che sia così. Dobbiamo imparare a vivere in un’ottimale disillusione in cui l’esperienza della frustrazione è dolorosa, ma noi dobbiamo impegnarci a renderla non traumatica ovvero a tollerarla e sostenerla.
Per tutta la vita sperimenteremo questo senso di mancanza e il tentativo illusorio di raggiungere o recuperare il ‘paradiso perduto’, quel senso di sintonia assoluta, fusione simbiotica, interezza e completo appagamento.
Per vivere una vita ‘sufficientemente’ appagante e realizzata, ovvero una vita ‘realisticamente felice’, il prima possibile dobbiamo imparare a elaborare tale mancanza vissuta come insoddisfazione e privazione, imparando a tollerare in modo ottimale la frustrazione, imparando a riconoscere i nostri bisogni e desideri come validi, a sentirci legittimati nel tentare di realizzarli e, al tempo stesso, imparando a vivere col dolore della mancanza, ad accettare che non tutto sarà mai completamente raggiungibile.
Conosci un’altra strada per la felicità?