Alla ricerca dei propri valori

La vita è breve! La vita è breve? La vita è quella che ci è concesso vivere.
La vita ha comunque un tempo limitato rispetto a quello che vorremmo, addirittura da sempre cerchiamo l’immortalità, ma ancora non l’abbiamo trovata. Almeno quella materiale. Allora la domanda è: stiamo perdendo tempo? Perdendo tempo rispetto a cosa? La risposta è nella consapevolezza dei valori che guidano la nostra vita, le nostre scelte progettuali, le nostre decisioni strategiche, le nostre azioni quotidiane nei diversi ambiti di vita: famiglia, lavoro, amicizie, tempo ricreativo, spiritualità, ecc.
Conosci i tuoi valori? I valori sono le cose importanti per te, quelle per cui ti alzi la mattina e la giornata prende un senso, un significato e una direzione.
I valori sono le motivazioni che ti spingono ad agire.
I valori sono quei bisogni, desideri e scopi per cui “vale la pena” vivere. Vale la pena in direzione della gioia, dell’appagamento, del sentimento di successo per aver vissuto esperienze in cui sentiamo realizzati i nostri valori. Realizzati, diventati realtà.
Allora: quali sono i tuoi valori? Cosa ti fa alzare la mattina? Le cose che fai ‘per dovere’ da cosa sono motivate veramente? Cosa fai per piacere e con piacere? Cosa alimenta il tuo impegno, la tua fatica e la costanza nelle cose che fai? In che modo ti prendi cura di te? La cura di te è un tuo valore importante? E la cura degli altri?
Le domande possono essere ancora più numerose e cercano risposte sentite con la pancia prima che pensate con la testa. Che sgorgano dal sentimento prima che cercate con la logica.
Il lavoro alla ricerca dei propri valori è impegnativo quanto entusiasmante, può essere fatto ogniqualvolta troviamo una risposta che nasce dall’esperienza quotidiana che ci illumina sul perché facciamo quello che facciamo. E può essere fatto anche mettendosi a tavolino, focalizzati sul proprio interno, sulla testa, sul cuore, sulla pancia. Per comprendere cosa veramente per noi ha valore…
Oltre ogni risposta scontata… Buon lavoro… Buona ricerca… Non perdere tempo…

Buggerare la routine

È un dato di fatto che gli uomini curiosi spesso sentono il bisogno di sfilarsi di dosso la propria esperienza, avvertendola più come una rigida armatura di abitudini che limita i movimenti che come un’amichevole corazza protettiva, necessario usbergo contro le forze dell’Ignoto. Siamo pienamente consapevoli, quando sfidiamo le nostre abitudini, che le probabilità di vittoria sono esigue; e proprio l’eccezionalità di tale successo gonfia il vittorioso petto di soddisfazione e lo ammanta di un’aura di eroismo, le rare volte che riusciamo a buggerare le routine (Marco Malvaldi, Il gioco delle tre carte).
Le abitudini sono importanti. Ci permettono di viaggiare col ‘pilota automatico’ e di risparmiare energie senza dover ogni volta ricominciare daccapo. Pensa che spreco di tempo, energia e attenzione sarebbe se ogni volta dovessi reimparare a camminare, a lavare i piatti come i denti. Pensa anche a quanto è abitudinario il tuo uso dei dispositivi elettronici, dal PC in poi.
Ma molte volte è ancora più importante disinserire gli automatismi, per essere pienamente consapevoli di ciò che stiamo facendo, proprio in questo momento, di cosa stiamo vivendo, proprio adesso, nel momento esatto dell’esperienza che sta accadendo in noi.  La piena consapevolezza ci permette di agire con maggiore chiarezza d’intenti e maggiore responsabilità, per attivare i cambiamenti che desideriamo.
Da dove vuoi iniziare a buggerare i tuoi automatismi? Per ottenere cosa?

In un mondo che… Cosa devi fare tu…

In un mondo che è sempre più oscuro, fonte di confusione e pieno di incertezze, poche sono le certezze, chiare ed evidenti:
1. Se vuoi migliorare il tuo benessere, oltre che ridurre la tua sofferenza, devi agire su te stesso, impegnarti in prima persona per attivare cambiamenti.
2. Dai tuoi cambiamenti si attiveranno conseguenze ed influenze verso l’esterno, verso gli altri e l’ambiente.
3. Le vie del cambiamento sono infinite.
Ovvero:
A. Smetti di inseguire la missione impossibile di cambiare gli altri o aspettare che cambino. Il cambiamento esterno puoi desiderarlo, devi chiedere e agire per attivarlo, puoi sperare di ottenere ciò che chiedi, devi saper accettare anche i rifiuti, le frustrazioni e le delusioni.
B. Quando cambi tu, certamente gli altri avranno a che fare con una persona diversa e ciò potrà avere un’influenza più o meno grande sul loro comportamento, a volte positiva per te, a volte meno desiderabile. Questo è…
C. Puoi cambiare i tuoi comportamenti e le tue abitudini, puoi cambiare i tuoi pensieri e il tuo modo di pensare, puoi cambiare le tue emozioni e il tuo modo di esprimerle e governarle, puoi agire sulle tue sensazioni somatiche per attivare stati di benessere, puoi imparare a comunicare in modo più efficace con gli altri, puoi imparare a governare i conflitti interpersonali, puoi governare il tuo tempo in modo più consapevole e in linea coi tuoi bisogni e desideri. Puoi coltivare la tua spiritualità al servizio della tua evoluzione personale e chissà quanti altri cambiamenti puoi fare, in ogni ambito, ruolo e relazione della tua vita. La tua fantasia e creatività non hanno limiti…
E puoi anche leggere e trarre ispirazione per i tuoi cambiamenti da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Tre strategie per l’efficacia personale

Spesso in terapia le persone si bloccano all’inizio del percorso perché hanno difficoltà nel fare chiarezza sui propri obiettivi terapeutici. Vogliono un generico stare meglio o un’impossibile totale libertà da ansie ed emozioni dolorose oppure vogliono raggiungere obiettivi senza aver fatto i conti con gli obiettivi degli altri (spesso in contraddizione coi propri).
Tre strategie sono fondamentali per definire i tuoi obiettivi in modo da rendere più probabile la loro realizzazione. E questo anche se non fai terapia…
1. Definisci obiettivi realistici ovvero possibili da raggiungere. “Vorrei non morire fisicamente” allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e tecnologiche risulta una missione impossibile. “Vorrei non provare più ansia” anche è impossibile. “Vorrei ridurre la mia ansia” come “Vorrei imparare a governare la mia ansia” sono invece obiettivi possibili da raggiungere.
2. Definisci obiettivi su cui hai il controllo. “Vorrei che il mio capo fosse più gentile” è un tuo desiderio, ma non può essere un tuo obiettivo su cui puoi intervenire direttamente, almeno non con un grande controllo. Potresti chiedergli di essere più gentile, ma il tuo potere si fermerebbe qui. “Vorrei che i miei figli mi ascoltassero di più” anche è un tuo desiderio, certamente legittimo, ma su cui hai poco o nessun controllo. Puoi però impegnarti a comunicare in modo efficace e autentico in modo da aumentare la probabilità di essere ascoltato. “Vorrei imparare ad esprimere e soddisfare i miei bisogni in modo sano ed efficace” è un obiettivo su cui hai controllo e che può diventare un’abilità da apprendere. Sempre senza aspirare alla perfezione.
3. Trasforma gli obiettivi generici in obiettivi specifici. Ad esempio, “voglio essere felice, sereno, ricco” sono certamente obiettivi legittimi, buoni e sani, ma molto molto molto generici. Che vuol dire per te concretamente essere felice? Cosa ti renderebbe ricco? Quali esperienze vorresti vivere per sentirti sereno? L’idea è di trovare esperienze concrete che possono essere cercate e costruite e comportamenti specifici che possono essere appresi e adottati in modo da sentire realizzati quegli obiettivi iniziali. Ad esempio, per sentirmi felice ho bisogno di passare tempo in famiglia, avere buoni amici e frequentarli con regolarità, avere un lavoro appagante e buona salute. Ma anche qui le specificazioni possono (anzi devono) essere ulteriori. Passare tempo in famiglia, come? Con chi? Quando? Quanto? Dove? In quali attività ed esperienze? Cosa rende un lavoro appagante per te? E buona salute in quali comportamenti si evidenzia?
Come vedi, il lavoro sugli obiettivi è importante, articolato e già di suo fonte di enorme consapevolezza, per comprendere bene cosa vuoi e cosa devi fare per ottenerlo. Infatti, definiti e chiariti obiettivi possibili, sotto il proprio controllo e specifici, non resta che passare all’azione concreta, utile ed efficace.
Ora, un’azione certamente utile per il tuo benessere è cominciare a leggere ed applicare ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Se tu eliminassi i problemi che hai…

La questione è semplice, essenziale quanto potente. Se tu eliminassi i problemi che hai, i sintomi che hai, i malesseri che hai, che cosa succederebbe? Come ti sentiresti? Che cosa faresti? Verso quali direzioni ti dirigeresti? Quali sarebbero gli scopi che potresti e vorresti perseguire?
Quando rispondi, non ti fermare a focalizzare gli esiti emotivi positivi: gioia, soddisfazione, sollievo, serenità, leggerezza, liberazione, successo e altri effetti desiderati e raggiunti. Focalizza anche i cambiamenti che ne conseguirebbero. Cosa cambierebbe nelle tue attività giornaliere? Come cambierebbe l’organizzazione del tuo tempo? Cosa cambierebbe nelle tue relazioni?
A volte, o spesso, siamo consapevoli di ciò che vorremmo eliminare dalla nostra esperienza quotidiana, ma siamo meno consapevoli di cosa vorremmo raggiungere. Sappiamo da cosa ci vogliamo allontanare, ma conosciamo meno ciò che vorremmo avvicinare e ottenere. Oppure sappiamo cosa vogliamo, ma non sappiamo come arrivarci. O anche: sappiamo come arrivarci, ma non siamo disposti all’impegno personale che richiede il percorso. E quindi ricomincia uno stato di malessere e frustrazione. Per cui tre focalizzazioni sono fondamentali:
COSA VUOI OTTENERE
COME TI VUOI SENTIRE
COSA DEVI FARE.
‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, ti fornisce numerosi esempi di questo fondamentale percorso di consapevolezza e azione.

È così…

Chi più chi meno ciascuno di noi ha rimpianti e rimorsi. Più o meno importanti per l’impatto che hanno avuto sulla nostra vita. Se avessi fatto… Se non avessi fatto…
Soprattutto quando viviamo situazioni dolorose, è facile guardare ciò che abbiamo sbagliato, ciò che avremmo potuto fare e avremmo dovuto fare, ciò che sarebbe stato meglio non fare. È facile a questo punto entrare nel senso di colpa e di autosvalutazione (per gli errori che sentiamo di aver commesso) e/o anche nella rabbia verso chi riteniamo responsabile della nostra situazione dolorosa. Può essere una buona soluzione se dura poco e ci aiuta ad affrontare al meglio la situazione. Purtroppo spesso restiamo impantanati invece in ruminazioni depressive o rabbiose in cui l’attacco a sé o l’attacco all’altro nei nostri pensieri ripetitivi non ci permette di agire efficacemente per superare la situazione: elaborare i sentimenti dolorosi, cambiare il cambiabile, accettare l’impotenza e andare avanti.
Di fronte a rimorsi e rimpianti, è utile comprendere cosa effettivamente abbiamo perso per le scelte sbagliate che abbiamo fatto, ma così facendo rischiamo anche di dimenticare o non comprendere che quando abbiamo fatto certe scelte, quelle scelte rispondevano a certi nostri bisogni.
Allora, di fronte a rimorsi e rimpianti, soprattutto quando abbiamo perduto persone e relazioni, opportunità e treni importanti, è utile cominciare a guardare ciò che abbiamo fatto e cosa abbiamo ottenuto, imparando ad essere grati ed avere compassione per il nostro dolore.
Vuoto e pieno sono due esperienze che si presentano sempre nella vita e dobbiamo imparare a riconoscerli per accettarli.
Rimorsi, rimpianti, errori e colpevolizzazione di sé e degli altri rappresentano il vuoto. Bisogni soddisfatti, valori seguiti, senso delle scelte, gratitudine e compassione rappresentano il pieno. Dobbiamo continuare a cercare ciò che desideriamo ed è importante per noi e dobbiamo imparare anche ad accettare ciò che non possiamo cambiare né possiamo raggiungere. È così… Anche Alice lo dice, in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Valori, consapevolezza e cambiamento

Quali aggettivi positivi potresti usare per descriverti? Ad esempio, intelligente, generoso, disponibile, affidabile, furbo, capace, appassionato, ecc. Trova i tuoi, almeno 5 aggettivi che esprimono tue caratteristiche positive o qualità. Ora trova le caratteristiche opposte alle qualità positive che ti caratterizzano. Ad esempio, l’opposto di intelligente potrebbe essere stupido o scemo. L’opposto di capace potrebbe essere incompetente, inetto, inadeguato. L’opposto di generoso potrebbe essere egoista; affidabile-inaffidabile; furbo-scemo, per qualcuno furbo-onesto; disponibile-menefreghista; appassionato-arido o spento o vuoto. Come vedi puoi sbizzarrirti nel cercare uno o più aggettivi qualificativi per te significativi ovvero che definiscono il significato che dai a certi comportamenti e persone, a cominciare da te stesso.
Ora, come definisci il tuo stato attuale insoddisfacente? Depresso, stressato, ansioso, deluso, frustrato, angosciato, disperato, preoccupato, disilluso, fallito, colpevole, arrabbiato, ecc.
Come vorresti sentirti? Felice, rilassato, sereno, tranquillo, appagato, realizzato, sicuro, ecc.
Prendi uno di questi aggettivi che descrivono il cambiamento che vorresti raggiungere. Ad esempio, sereno. Cosa significa per te essere sereno? Ad esempio, appagato, grato, amorevole.
Potrebbe succedere che un cambiamento che vorresti realizzare sia associato a caratteristiche negative che non ti piacciono e non vorresti avere. Ad esempio, se per te essere felice coincidesse almeno in parte con egoista? Se sentirti appagato richiedesse di trascurare gli amici che per te sono un valore importante, se rilassato coincidesse con lavorare di meno e per te il lavoro fosse un valore primario?
Questi esempi per dimostrarti come a volte il cambiamento che pure desideriamo può essere ostacolato da conflitti interiori tra ciò che vorremmo e qualcosa per noi negativo che questo implicherebbe.
A questo punto ci troveremmo di fronte alla necessità di scegliere a cosa rinunciare, cosa sacrificare.
Può essere utile allora farsi aiutare dalla consapevolezza. Ad esempio, individuando persone del proprio ambiente che riescono ad incarnare sia certi aspetti che altri senza sentirsi in conflitto, magari una persona può sentirsi felice anche se si sente egoista perché per lei la felicità è un valore primario o perché per lei essere egoista non ha un significato negativo ma semplicemente descrive chi si occupa dei propri bisogni.
O farsi aiutare dalla fantasia, immaginando di aver realizzato già il cambiamento desiderato, immaginando quindi che tipo di vita sarebbe una volta raggiunto il cambiamento.
O ancora chiedersi cosa significa essere sereno? Perché è importante e desiderabile essere sereni (oltre le ovvie risposte)? Come è una persona serena? Che vita conduce una persona serena?
Come vedi, la consapevolezza è una strada maestra, una lunga strada del percorso dalle miserie alle meraviglie. Miserie e meraviglie sono opposti? Potresti chiederlo ad ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
A proposito, qual è il contrario di consapevole?

Obiettivi possibili e impossibili

Succede a tutti di vivere situazioni in cui le cose sono diverse da come le vorremmo. Così come tutti ci confrontiamo con comportamenti di persone che sono molto lontane dai nostri desideri o da ciò che noi riteniamo giusto. Succede. Ciascuno di noi cerca di gestire il livello di stress e sofferenza che ci procurano queste frustrazioni e queste delusioni.
Ciò che non dipende da noi è certamente qualcosa che può arrivarci come spiacevole e disturbante. Noi abbiamo il compito di governare in modo flessibile e utile ciò che non possiamo controllare: né eliminare né prevenire né impedire. Se siamo impotenti in un certo grado, dobbiamo capire dove sta il nostro potere ed usarlo per arginare i livelli di stress e sofferenza che potremmo vivere. Dove sta il nostro potere? Di cosa è fatto? Quanto è grande? Quanto possiamo renderlo efficace?
Il nostro potere consiste nel dare significato alle esperienze in modo da non farcene travolgere. Consiste nel regolare le nostre emozioni in modo da vivere situazioni spiacevoli che non possiamo eliminare come situazioni tollerabili che possiamo superare. Consiste nel regolare il nostro comportamento in modo da soddisfare i nostri bisogni, realizzare i nostri desideri e proteggerci da ciò che ci fa male. Consiste nell’accettare ciò che non possiamo cambiare (perdite, limiti, mancanze, ecc.) mentre continuiamo ad impegnarci in azioni guidate da ciò che è importante per noi.
In sostanza: non possiamo eliminare completamente la sofferenza dalla nostra vita, possiamo arginarla al meglio e comunque agire per creare una vita di qualità, accettando limiti e ridimensionamenti e cavalcando desideri e possibilità.
Se non vuoi credere a me, prova a credere ad ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Promuovere la salute e prevenire il disagio emotivo

La felicità o almeno la serenità e quindi un qualche grado di salute mentale, emotiva e interpersonale sono legate ad alcune ispirazioni per il proprio comportamento.
1. Cercare di conoscere e realizzare i propri BISOGNI. Ad esempio, nei diversi ambiti e ruoli puoi avere bisogni di amore, cura e protezione; bisogni di stima, successo e realizzazione personale; bisogni di autonomia ed esplorazione; bisogni di creare legami e far parte di gruppi; ecc. È fondamentale cercare di riconoscere, contattare, esprimere e soddisfare il bisogno primario in uno specifico momento e situazione.
2. Riuscire a raggiungere un COMPROMESSO SOSTENIBILE tra BISOGNI IN CONFLITTO. Non puoi avere tutto e contemporaneamente.
3. Imparare a TOLLERARE la FRUSTRAZIONE cioè il divario tra ciò che vorremmo e ciò che otteniamo, la differenza tra una completa e una parziale soddisfazione. Probabilmente sono veramente poche le situazioni in cui siamo totalmente soddisfatti.
4. Essere FLESSIBILE nei MODI e nelle STRATEGIE per soddisfare i propri bisogni. Quello che ha funzionato una volta può non funzionare sempre. Quello che ha funzionato allora non è detto che funzioni anche ora. Un comportamento adattivo quando eri bambino potrebbe essere disfunzionale oggi.
5. Avere CHIAREZZA sui PROPRI VALORI (cosa è importante nella vita) e impegnarsi a realizzarli al meglio possibile attraverso comportamenti costanti e coerenti col valore. Come i bisogni, anche i valori sono guida fondamentale del nostro agire quotidiano.
6. Imparare ad ACCETTARE la NOSTRA IMPOTENZA, mantenendo la fiducia, la speranza e l’impegno effettivo a creare la vita che vogliamo, oltre ogni pretesa di impossibile perfezione.
Quando riusciamo a farci ispirare da questi principi, aumentiamo notevolmente la probabilità di vivere una vita piena, appagante, dotata di senso e valore. A quel punto non ci resta che leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Oltre la lamentela

Chi non ha motivi per lamentarsi? Chi si lamenta per le pretese dei superiori e chi per la passività dei collaboratori. Chi si lamenta perché non riesce a dimagrire e chi perché non trova mai tempo per tante esperienze che vorrebbe vivere. Chi si lamenta dei vicini e chi della solitudine. Chi ha perso persone importanti e chi non riesce a trovare buone relazioni. Chi è rimasto senza partner e chi non riesce a lasciarlo. Chi coi figli che non dormono e chi con i figli che dormono troppo. Insomma, la lista delle lamentele è potenzialmente infinita. Chi si lamenta per gli altri, chi con se stesso. Tu per cosa ti lamenti solitamente? Per ottenere cosa? È uno sfogo? Una richiesta di aiuto? Un passo preliminare per cominciare a risolvere i problemi? La lamentela esprime una frustrazione, qualcosa che manca, qualcosa che non si sente giusto, un qualche bisogno insoddisfatto. La lamentela ha il suo perché, è legittima.
Diventa importante notare cosa ci fai con questa lamentela. Quanto indugi nella lamentela. Quanto ti è utile continuare a lamentarti.
Cosa fare, allora, con la lamentela, pur legittima? Quanto vogliamo restare intrappolati nella lamentela fino a trasformarla da legittima a sterile?
4 punti cardine.
1. Rintraccia la ferita che alimenta il tuo bisogno di lamentarti e prenditene cura. Questo può richiedere un lavoro terapeutico.
2. Cerca le risorse dove stanno. Dentro e fuori di te. Risorsa è tutto ciò che può esserti utile nella soluzione di problemi, nella soddisfazione di bisogni, nella regolazione dei tuoi stati emotivi e somatici. E anche nella cura della ferita.
3. Assapora ciò che di buono è già presente nella tua vita. Ci sta, ci sta, qualcosa ci sta, se sai notarlo e goderne.
4. Trasforma la lamentela in un obiettivo e inizia ad agire, magari con le risorse trovate, con piccole azioni che non saranno la soluzione miracolosa dei tuoi problemi, ma certamente ti potranno dirigere verso la soddisfazione di certi bisogni, la realizzazione di certi desideri, verso una vita consapevolmente fondata sui tuoi valori, su cosa è importante per te. Non chiederti la perfezione, non aspettarti tutto e subito, non cercare di controllare tutto. Quasi sicuramente dovrai accettare che qualcosa non lo raggiungerai o qualcosa non tornerà più come prima.
Ogni maratona inizia con un primo passo. E tu non chiederti di fare la maratona, inizia semplicemente il tuo cammino…
Certo quattro righe e quattro pensieri non possono darti soluzioni e felicità, potresti ancora scegliere di continuare a lamentarti per ciò che non va, ma almeno ora hai aggiunto qualche seme di consapevolezza. Se poi vuoi approfondire, puoi iniziare a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.