4 passi per imparare a fallire…

Non esistono fallimenti esistono solo risultati. Nella leggenda, questa è una frase attribuita a Thomas Edison quando dopo aver inventato la lampadina (forse) disse che in precedenza aveva semplicemente scoperto molteplici modi in cui non funzionava una lampadina!!! Nel campo della crescita personale questa frase è un principio di riferimento, una credenza guida per lavorare sul raggiungimento dei propri obiettivi, del proprio successo in qualsiasi ambito o area di vita: lavoro, relazioni, tempo ricreativo, ecc..

Forse possiamo anche dire che, il fallimento esiste nella misura in cui lo confronti con la tua aspettativa, con cosa volevi ottenere quando sei partito. È ovvio se io voglio guadagnare 100 e invece guadagno 80 allora il fallimento è semplicemente lo scarto tra aspettativa e risultato. In un altro senso, il fallimento è l’errore che compio nel raggiungimento di una certa meta e da cui posso imparare per avvicinarmi progressivamente a ciò che voglio.

Allora ecco 4 passi concreti per imparare a “fallire”:

  1. comincia ad usare quotidianamente frasi di questo tipo: ho ottenuto il risultato di essere… di avere… di fare… di essere estremamente affaticato… di essere arrivato a creare la famiglia che volevo… di avere tanti soldi per fare le cose che mi piacciono… di avere sempre meno tempo per giocare coi miei figli… di avere tanti amici con cui crescere insieme… di fare tante cose per gli altri e poche per me… di pesare 90 kg… di fare il lavoro che ho sempre desiderato… di aver avuto 13 relazioni sentimentali … di fare l’orto insieme a mio figlio… di guadagnare 1660 euro al mese… di ricevere apprezzamenti da tante persone su come parlo l’ungherese… di ricevere critiche per il mio modo di fare il genitore … di essere guardata ogni volta che mi vesto per una festa… di avere il conto in rosso… di avere la casa al mare … di essere rimasto solo… di avere le analisi sballate…
  2. chiediti cosa hai fatto per ottenere tutto ciò … quali pensieri e azioni ti hanno portato a questo punto? Nota cosa succede in te: cosa provi? cosa pensi? Di cosa avresti bisogno? Cosa vorresti?
  3. Quindi stabilisci in modo specifico, misurabile, realistico, sfidante cos’altro vuoi ottenere e cosa devi fare per arrivarci: azioni concrete e specifiche … da fare prima di subito!!! GOAL
  4. Verifica i risultati che ottieni… gli insegnamenti che ne trai… l’esperienza che vivi… Come sopravvivere ai buoni propositi

 

Sette volte grazie… 

Ci sono dei giorni in cui sai che devi fare una cosa anche se non ti va. Sembra proprio che non ce la puoi fare, ma sai che è “il tuo dovere”. Ritornare al lavoro oppure a scuola, riprendere un’alimentazione sana e consapevole, fare almeno un po’ di attività fisica per mantenere vivo il metabolismo, ecc..

Abbiamo visto che in queste situazioni abbiamo almeno due possibilità Quando proprio non ti va…

Del resto, possiamo sempre scegliere su cosa focalizzare la nostra attenzione … 5 motivi e 5 motivi 

Proprio in questi momenti diventa fondamentale l’atto “concreto” della gratitudine. Ovvero riconoscere il valore delle cose che appartengono alla nostra vita.

Impara ad apprezzare le cose buone di una persona antipatica, impara ad apprezzare il valore che offre alla tua vita, fosse anche solo perché ti permette di capire che è meglio non aver a che fare con quel tipo di persona…

Impara ad apprezzare il tuo rientro al lavoro anche solo perché non è così scontato che tutti  oggi vadano a lavorare…

Impara ad apprezzare i doni che ti provengono dalle altre persone, non solo a Natale…

L’elenco potrebbe continuare molto a lungo… ciascuno di noi può fare il suo elenco di persone o situazioni a cui dire grazie…

Oggi, e ogni oggi da qui in poi, impara a dire grazie almeno sette volte al giorno… per tutte le cose che danno valore alla tua vita e di cui puoi essere grato… Se credi di non aver ricevuto tanto per dire queste sette volte grazie… impara a guardare meglio ciò che arricchisce la tua vita …

Sogno dunque sono 

I sogni sono l’attività psichica durante il sonno. Attraverso le immagini, essi esprimono le nostre preoccupazioni e i nostri problemi, i nostri pensieri e obiettivi, bisogni e desideri; conseguentemente, anche le nostre paure e difficoltà a realizzare la vita che vorremmo. Esprimono il conflitto tra diverse parti di noi che vogliono cose diverse, persino opposte e in contrasto con altre parti di noi.
Il sogno è una comunicazione con se stessi e un insieme di messaggi che mandiamo a noi stessi su come fronteggiare una serie di questioni che ci riguardano.

Il sogno è in parte autobiografia, in parte la trascende per offrire altro.

Il sogno è la via regia di accesso all’inconscio” (Sigmund Freud)

Esistono simboli “universali” della psiche collettiva, ma nel sogno sono comunque sempre filtrati dalla persona che li incarna e li esprime in quello specifico sogno vissuto in quello specifico momento di vita. Per questo, piuttosto che chiedere a qualcun altro cosa voglia dire un nostro sogno o cercare significati generali di questa o quest’altra immagine del sogno, è più utile cercare il significato nascosto del sogno attraverso “l’intervista” al proprio sogno per coglierne le espressioni individuali, il significato per noi, il valore di comunicazione: cosa mi vuole dire questo sogno? Cosa sto esprimendo attraverso questo sogno?

È importante notare il contenuto e la forma del sogno: cosa ho sognato, le parole dette e quelle sottintese, le immagini nitide e quelle sfocate, le figure ambigue e quelle che “dicono tutto chiaramente”, i comportamenti evidenti e quelli appena accennati, le sensazioni vissute durante il sogno e durante il racconto del sogno, le sensazioni che ci ha lasciato, ecc.

Il sogno fa riferimento ad una mia preoccupazione attuale o è legato ad una mia situazione antica che mi porto dentro da sempre? I propri sogni vanno esplorati, letti e interpretati alla luce della propria storia e del momento di vita che stiamo attraversando. Possono, ad esempio, fare riferimento anche a vecchie questioni che ogni tanto ci vengono a trovare in sogno… E, del resto, i sogni riguardano anche il futuro: il sogno è pieno di tentazioni, inviti, seduzioni a seguire traiettorie evolutive interiori appena abbozzate. E anche invito all’azione, motivazione ad agire nella direzione dei propri desideri… dei propri scopi… dei propri valori …

A tutto so resistere tranne alle tentazioni” (Oscar Wilde)

Gli elementi del sogno rappresentano aspetti o parti di noi. Una persona a noi cara, nel sogno, può rappresentare una nostra parte che amiamo oppure un nostro desiderio. Una persona a noi antipatica può rappresentare una nostra paura, ma anche una parte di noi che temiamo di conoscere. E chissà che altro …  E se sogniamo una persona che ci è cara in vita ma nel sogno assume sembianze “cattive”? Un bambino rappresenta il mio bambino ferito o la mia parte infantile repressa o la mia parte che mi mette sempre nei guai o il mio bisogno di recuperare l’amore che non ho ricevuto. E chissà che altro … Un tiranno feroce sta per il mio giudizio interiore severo o per mio padre che era esigente e svalutante o per la mia rabbia che non riesco ad esprimere in altro modo. E chissà che altro … Il sogno di un rapporto sessuale esprime il mio desiderio. Ma chi sta facendo all’amore sono io? Mio padre? Il mio partner che mi tradisce? Mia madre col mio migliore amico? Dobbiamo essere curiosi di fronte al nostro sogno, dobbiamo ri-viverlo mentre lo raccontiamo, anche solo a noi stessi. Posso sognare il mare perché oggi sono stato al mare, ma quel mare chissà quanta altre suggestioni mi sta segnalando … E gli incubi? Dobbiamo accogliere lo stato di angoscia e agitazione che ci portano e lasciarlo defluire dentro di noi mentre cerchiamo di coglierne il senso… il valore per noi… quello che ci sta a dire o a ricordare …

Il sogno è il nostro mondo culturale, le nostre origini familiari, e anche le nostre origini mitiche, è portatore di immagini universali. Il sogno è una fonte perenne di significati e stimoli, le sue immagini partono da noi e fuori di noi per parlare a noi e oltre noi … Le immagini, le trasfigurazioni, le associazioni, i simboli, le combinazioni sono pressoché infiniti perché infinito è il cervello e infinita la nostra psiche. E questo può scoraggiare ed entusiasmare al tempo stesso. Ci scoraggia se abbiamo la pretesa di comprendere il sogno alla perfezione e di tenere tutto sotto controllo. Ci entusiasma se il sogno può essere qualcosa di noi con cui giocare, con cui divertirsi, quasi un compagno nel gioco di comprendere se stessi… Che si sa quando inizia ma non quando finisce!!!

Diventa importante il racconto che facciamo del sogno e anche il racconto che ne deriva dopo aver messo insieme i pezzi. Il sogno può diventare veramente una storia che esprime alcuni contenuti importanti della nostra vita. Può diventare una metafora che esprime sé e la propria personalità. Può venir fuori una storia che racconta la propria visione del mondo. Noi siamo fatti di storie: quelle che ascoltiamo e quelle che raccontiamo, quelle che hanno caratterizzato la nostra infanzia e quelle che quotidianamente inventiamo o riscriviamo a partire dalle storie precedenti.

In terapia le persone cercano di trovare il senso personale del proprio sogno e il valore per sé, il proprio benessere, la propria evoluzione. Tenendo conto che un sogno come ogni altro comportamento è pluri-determinato ovvero prende spunto da tanti stimoli della vita reale e dalla nostra percezione della vita che viviamo. Inoltre, ha più significati e letture possibili e magari lo stesso sogno riletto e ricordato dopo diverso tempo può assumere per noi significati ulteriori e fornirci informazioni e indicazioni nuove rispetto alle precedenti.

Il sogno esprime diverse parti di noi che hanno bisogno di manifestarsi. Quindi, un sogno, prima o piuttosto che interpretato, quasi come fosse una rivelazione, può essere esplorato per offrirci spunti e illuminazioni su noi stessi, sulla vita che stiamo conducendo, sulle scelte che ci aspettano, sui cambiamenti che vogliamo attivare, sulle emozioni che hanno bisogno di essere “curate”.

Soprattutto durante la terapia in gruppo, l’interpretazione dei sogni diventa una drammatizzazione dei sogni: le immagini dei sogni vengono “rappresentate” come fossero parti all’interno di una scena attraverso cui la persona, con l’aiuto degli altri partecipanti, “guarda in faccia” le proprie immagini interiori e le riconosce o le conosce, forse per la prima volta, e se ne appropria. Il sogno sono io!!!

Le immagini dei sogni vengono accolte per fare il loro corso nella vita psichica della persona, per coglierne il senso soggettivo, per farne guida interiore; si lasciano “decantare” le immagini dentro di sé, si rendono vive nel corpo e nelle sensazioni, per lasciar emergere delle indicazioni interiori, delle suggestioni, delle strade abbozzate nel più profondo dell’intimo.

Chi cerca una strada nuova deve violare i divieti e assumersi per intero la responsabilità di quella trasgressione” (Peter Schellenbaum)

Esiste un sogno vero? Esiste una verità del sogno? In realtà, esistono tanti significati del sogno quanti sono gli utilizzi che se ne fanno, le interpretazioni che se ne danno, le espressioni e le suggestioni che se ne traggono. Ogni modo di “leggere” il sogno può essere utile: la risposta è nelle sensazioni e negli sviluppi ulteriori della persona, in come questo sogno continua a vivere nel tempo e ad offrire doni alla persona che lo utilizza in qualche modo per spunti di consapevolezza, di appropriazione di sé e d’azione.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata da un sonno” (William Shakespeare)

 

Sei capace a dire no?

Nei diversi contesti di vita, nelle relazioni e nei ruoli che incarniamo ogni giorno ci confrontiamo con continue “richieste” che ci vengono fatte (dal capo, dall’amico, dal partner, dal figlio, dal genitore, dallo sconosciuto, dal fruttivendolo, ecc.) e anche noi facciamo “richieste a noi stessi” nella forma di pensieri, più o meno consapevoli, su come dovremmo comportarci in questa o quella situazione.

È vitale saper dire sì e no a queste richieste in modo tale che la nostra risposta sia utile e sana per noi invece che essere fonte di tensione, stress, insoddisfazione, rabbia, senso di colpa, ecc.. “Saper dire no” è un’abilità fondamentale per preservare il nostro equilibrio psicofisico e può essere appresa.

Il punto di partenza è l’auto-esplorazione: cosa provi (sensazioni, emozioni, stati d’animo) quando vorresti dire no e finisci per dire sì? Cosa provi quando dici no?

Immagina uno o più contesti e ruoli … e le richieste che ti sono state fatte … una richiesta specifica e tu: cosa provi? Cosa pensi? Cosa fai?

Come reagirebbero gli altri se dicessi no? E tu come reagiresti alle loro reazioni? cosa proveresti? Quale prezzo paghi se dici no? Quale prezzo paghi se dici sì? Costa di più l’autenticità (la fedeltà a se stessi) che ci allontana dagli altri o la compiacenza verso gli altri (essere come ci vogliono) che ci fa tradire noi stessi?

Cosa ti impedisce di dire no? Di cosa hai paura?

  • del giudizio degli altri da cui temi di essere criticato, rifiutato, abbandonato, non amato, non stimato (originario scenario infantile)
  • del giudizio interiore che ti porta a sentirti in colpa, brutto, sporco, cattivo, sbagliato, ingrato, egoista, aggressivo, menefreghista, e chissà ancora quante altre cose negative …
  • di ferire gli altri, di non prenderti cura dei loro bisogni e della loro felicità
  • di restare solo in quanto deludente e traditore
  • di fare una brutta figura perché “non ci si comporta così…”

Ogni paura di dire no può essere espressa anche nella forma di una credenza disfunzionale “se… allora…”:

  • se dico no allora l’altro mi giudicherà in qualche modo per me sgradevole …
  • se dico no allora sono/mi sentirò cattivo, egoista, menefreghista, riprovevole, balordo, matto, anormale, ecc..
  • se dico no allora mi considereranno aggressivo
  • se dico no allora potrò ferire l’altro
  • se dico no allora verrò criticato
  • se dico no allora verrò rifiutato
  • se dico no allora mi sento in colpa
  • se dico no allora resterò solo
  • se dico no allora deludo l’altro
  • se dico no allora chissà cosa mi farà l’altro
  • se dico no allora l’altro si arrabbia, si rattrista, si spaventa, si vergogna
  • se dico no allora me ne pentirò
  • se dico no allora farò una brutta figura
  • se dico no allora vuol dire che sono un mostro …
  • se dico no allora non vado bene per me e per gli altri
  • se dico no allora entro in conflitto con l’altro

Da piccoli ci hanno insegnato che i bisogni degli altri sono più importati dei nostri e da adulti non riusciamo a riconoscere i nostri bisogni e desideri tanto meno a legittimarli come sani e giusti né sappiamo esprimerli.

Oggi non diciamo “no” per paura che si verificherà qualcosa di tremendo, una sciagura, una catastrofe che noi non saremo in grado di sostenere né affrontare. IN REALTÀ:

  1. spesso la reazione temuta non si verifica…
  2. se si verifica sappiamo comunque affrontarla e riusciamo comunque a sostenerla…

Vuoi IMPARARE A DIRE NO?

Trasforma ogni pensiero “se… allora…” come lo hai formulato in un possibile pensiero alternativo del tipo “posso anche dire no e non succederà niente di tragico … sarò comunque in grado di sostenere tutto ciò che accadrà … affrontarlo, governarlo, superarlo …”

Ci credi? Credi in te stesso e in questa tua nuova possibilità di pensare e agire? Come puoi mettere in atto questo nuovo modo di pensare? Puoi sperimentarti nel cominciare a dire no laddove prima finivi quasi sempre per dire sì?

Ogni cambiamento richiede sempre:

  • una comprensione concettuale del problema (Perché dico sì quando vorrei dire no?)
  • un’elaborazione emotiva del problema (Cosa succede se comincio ad agire diversamente? Cosa provo? Come mi sento?)
  • una pratica costante del nuovo comportamento sperimentato per renderlo abituale o comunque agevole da mettere in atto.

Quando iniziamo a cambiare, a fare qualcosa di nuovo, anche piccolo, incontriamo quasi inevitabilmente frustrazione, difficoltà, paure … da cui dobbiamo farci incoraggiare invece che frenare, da cui trarre nuova linfa per il nostro desiderio di cambiamento invece che restare bloccati di fronte al primo ostacolo; ad esempio, facendoci aiutare da domande quali: cosa ottengo dicendo sì? Cosa ottengo a breve termine dicendo sì e cosa mi precludo a lungo termine dicendo sì? Cosa otterrò dicendo no? Quale prezzo a breve termine per un grande vantaggio a lungo termine dicendo no? In che modo cominciando a dire no mi muovo nella direzione della persona che voglio essere?

Dire “no” e dire “sì” sono scelte e ogni scelta quasi sempre fa riferimento ad un conflitto, ad un bivio, a prendere una strada sapendo che si rinuncia all’altra, si perde qualcosa, si paga comunque un prezzo. Certo che non è facile cambiare… certo che non è facile imparare a dire no… Sono la consapevolezza delle parti in gioco e la responsabilità di fare scelte non perfette che ci possono aiutare a cominciare a dire no in qualche ambito di vita dove fino a ieri dicevamo sempre sì…

Del resto, non tutti i no sono uguali da dire e da imparare: alcuni sono facili, altri difficili; di alcuni siamo convinti, altri si tramutano facilmente in sì; altri ancora sanno di “nì” di compromesso, “no, ma ti offro un’altra soluzione”; “no, per ora”…

La vita quotidiana può essere concepita come una serie di richieste a cui dobbiamo rispondere e a cui scegliamo di rispondere. E la scelta che facciamo di dire no e sì a certe richieste determina il nostro stress e la qualità della nostra vita.

 “Dire no” in modo fermo, onesto e rispettoso, come “chiedere” in modo chiaro, limpido e autentico sono modi fondamentali attraverso cui definiamo noi stessi e la relazione con l’altro, chiarendo a noi stessi e all’altro, limiti e confini, questo sì e questo no, questo sono io, questa è la relazione che voglio con te. L’altro potrà in questo modo fare i conti chiaramente con ciò che noi esprimiamo in modo autentico e rispettoso.

L’altro ha tutto il diritto di chiedere … noi abbiamo tutto il diritto e la responsabilità di dire NO!!!

Impara a dire no: impara a mantenere nella tua vita solo quegli obiettivi e quelle attività ad essi connesse che ti danno veramente pienezza e valore, che sono in linea coi tuoi valori e scopi primari, con la persona che vuoi essere.

Impara a dire no agli altri e alle cose non importanti per te.

Impara a dire sì a te stesso, ai tuoi bisogni e desideri, ai tuoi valori e scopi, al tuo progetto esistenziale: chi voglio essere e diventare, cosa voglio realizzare, cosa voglio lasciare, cosa mi riempie.

Impara a perseguire il tuo sano egoismo ed affermare te stesso e le tue esigenze (bisogni, desideri, valori, obiettivi) senza calpestare quelle degli altri.

Esci dalla trappola auto-imposta di lasciare agli altri, all’esterno, alla fortuna e alle circostanze il governo della tua vita.

Assumiti la responsabilità delle azioni necessarie per soddisfare le tue esigenze e diventare la persona che vuoi essere. O essere la persona che vuoi diventare. Agisci da subito come la persona che vuoi diventare… sii semplicemente ora la persona che vuoi essere. In questo modo ti assumi la responsabilità, il carico e la pienezza di tracciare concretamente il tuo destino, di crearlo attraverso le azioni che compi, le attività che svolgi, come concretamente fai quello che devi fare perché lo vuoi fare. Per te prima di tutto. Ed esci fuori dalla trappola degli opposti, quella dell’onnipotenza infantile irrealistica del tipo “faccio tutto ciò che mi pare e non guardo affatto gli altri” e del suo opposto della compiacenza annichilente del tipo “faccio ciò che vuoi tu e dimentico me stesso, non mi guardo, non mi ascolto, non mi sento, non esisto, esisto solo per te…”.

 

Focus 

Concentrati sulla tua responsabilità di riflettere e agire ora piuttosto che sprecare tempo a colpevolizzare te o gli altri sul latte versato, sul latte non avuto, sul passato traumatico.

Concentrati sulle azioni necessarie ora per spostare realmente le cose piuttosto che su tanti pensieri che all’infinito restano chiacchiericcio interiore sterile, sul peso del passato e sull’incertezza del futuro, e chiacchiere inutili con gli altri o sugli altri.

Concentrati su ciò che devi fare tu ora per cambiare le cose che non ti piacciono piuttosto che continuare ad alimentare aspettative inutili su cosa dovrebbero fare o avrebbero dovuto fare gli altri o su altre aspettative magiche di cambiamento che dovrebbe provenire dall’esterno.

Concentrati su cosa ha funzionato di quello che hai fatto e goditi il risultato raggiunto.

Concentrati su ciò che non ha funzionato e consideralo come un’occasione per apprendere dagli errori e dagli insuccessi, per migliorare, per comprendere cosa fare di diverso la prossima volta…

Anno nuovo …

“L’autodisciplina pesa grammi, il rimpianto pesa tonnellate” (Jim Rohn).

Questa è una delle massime più note nel campo della crescita personale e nel lavoro sugli obiettivi. Il miglior augurio che possiamo fare a noi stessi è proprio quello di “interiorizzare” questo principio e farne “profondamente” guida del nostro agire quotidiano. Farlo veramente nostro. Prima di ogni buon proposito. Come sopravvivere ai buoni propositi Prima di ogni pianificazione strategica degli obiettivi per l’anno appena iniziato. Prima di ogni piano concreto di azioni per raggiungere i risultati desiderati in qualsivoglia campo della nostra vita (salute e forma fisica, lavoro e denaro, relazioni e affetti, spiritualità e tempo libero, ecc.). GOAL

Autodisciplina significa darsi delle regole e seguirle con costanza. Ma prima che essere un sistema di regole e strategie, l’autodisciplina prende forza dalla consapevolezza accurata dei nostri valori, di cosa è veramente importante per noi. Senza direzione consapevole sprechiamo tempo ed energie a vuoto. Cosa stai aspettando per essere felice?

Il rimpianto è lo stato d’animo che nasce dalla consapevolezza di ciò che non abbiamo fatto anche se avremmo voluto e dovuto fare nella direzione dei nostri valori.

Per essere disciplinati (voglio e faccio) e lasciarsi alle spalle il rimpianto (volevo, ma non ho fatto) sono fondamentali le risposte a tre domande banali (può essere un esercizio da fare, con disciplina, per iscritto, quotidianamente, almeno due volte al dì… col tuo quadernino… cartaceo o elettronico poco importa):

  1. Quanto sono disposto a sacrificarmi ora, giorno per giorno (dolore a breve termine) in direzione della persona che voglio essere tra uno, tre, cinque, venti anni (piacere a lungo termine)?
  2. Quanto sono disposto a sacrificarmi per creare un “nuovo stile di vita” in ciascuna delle aree importanti della mia vita?
  3. Quali paure e conflitti interni mi impediscono di creare nuove abitudini sane e vitali nelle diverse aree della mia vita?

Le risposte, mai definitive, come sempre, daranno il via all’esplorazione interiore …

Il Folle

La fine del Viaggio è l’inizio di un nuovo Viaggio. Ogni vita merita un eroe

Il Folle è l’archetipo che rappresenta la fine che dà principio al nuovo.

L’archetipo è una fonte spirituale di ispirazione. L’archetipo è una dimensione interiore o potenzialità psicologica che può essere più o meno attiva nel governare il proprio comportamento. Ogni archetipo ha aspetti positivi e negativi.  Il viaggio dell’eroe

Il Folle è tutto e il contrario di tutto. È l’istinto, è la natura. È Dioniso: libero, selvaggio, sensuale. È l’incontrollabile dentro di noi, ciò che non può essere domato e che domina dal profondo. È “il crogiuolo di eccitamenti ribollenti” di cui parla Freud. È il gioco, la sensualità, il bambino vitale e naturale, libero da ogni freno, pura potenzialità di espressione, es-pressione, pressione dell’Es, della nostra parte animale, viscerale, primordiale.

È il bambino che gioca, che corre, che ride, che piange, ignaro della morte e del senso del limite.

È la spinta del desiderio che impedisce alla noia di fare capolino …

Il Folle gioca con la vita, consapevole che la vita è un gioco, un gioco che può essere anche brutto o doloroso, ma è pur sempre un gioco che va vissuto con gioia, pienezza, presenza.

La gioia del Folle è celebrazione della bellezza della vita, è l’entusiasmo di vivere.

Il Folle celebra se stesso mentre è al servizio dell’evoluzione e della trasformazione di ogni cosa del creato.

Il Folle è anche caos, energia pura, assenza di regole, desiderio allo stato puro, curiosità che si apre alla sperimentazione di tutto. È “conoscenza di sé” attraverso l’esperienza, è “definizione di sé” attraverso l’esperienza, attraverso il contattare e vivere ogni forma possibile di “realtà”. Oltre ogni pregiudizio e pudore, oltre ogni dover essere imposto da qualsivoglia autorità. L’unica autorità è quella del fare per conoscere, vivere per sentire, esprimersi per godere.

Il Folle esprime la gioia di vivere. Gioca con la paura e col dolore. Il suo compito nella vita è quello di rompere le regole, può permettersi di dire “scomode verità” senza rischiare ciò che per gli altri significherebbe morte sicura. Il Folle come il giullare di corte può rivelare la verità che gli altri non possono esprimere, può dire tutto eppure farla franca.

Il Folle sta sempre nell’attimo, non gli sfugge mai. Il Folle sa che non è importante la paura della morte, ma la necessità di vivere la vita per non arrivare alla fine col rimpianto di non aver vissuto “veramente”.

Il Folle agisce in base al principio di piacere: faccio ciò che desidero, faccio ciò che mi piace, faccio ciò che mi rende vivo. Il resto non conta. Il resto non esiste.

Il Folle è pura creatività al servizio della vita, della gioia, del divertimento.

Il Folle è ribelle, provocatorio, sfidante ogni forma di ordine stabilito, esterno o interno che sia. Il Folle sfida chi lo vuole “ingabbiare”, il Folle sfida se stesso e le proprie prigioni mentali e comportamentali dell’ “io sono sempre stato così… io sono così di carattere”.

Il Folle integra gli opposti, risolve gli enigmi apparentemente insolubili e si prende gioco dei paradossi.

Il Folle è flessibilità e libertà, capacità di mettere in discussione tutto e di stravolgere il senso di ogni cosa.

Il Folle è la nostra capacità di cambiare forma quando necessario per superare momenti di crisi e stagnazione, la nostra capacità di assumere prospettive diverse che ci offrono soluzioni impensabili un momento prima.

Il Folle è la capacità di ridere anche nella tragedia, è la capacità di sdrammatizzare anche di fronte alla morte, è l’ironia che si beffa dell’assurdità del mondo.

Il Folle è intuizione e “gusto del proibito”.

Il Folle è leggerezza e spensieratezza, capacità di vedere il lato comico del dolore della vita.

Il Folle è anticonformista, continuamente sovverte norme e forme, supera categorie predefinite e confini stabiliti in una continua creazione del possibile oltre il già definito.

Il Folle “sa” che la vita è un’illusione di cui tutti siamo creatori.

Il Folle come ogni archetipo è una parte di noi. Il Folle siamo noi quando ci diamo il permesso dove gli altri incontrano il divieto e dove noi stessi, fino a un attimo prima, non ci permettevamo di essere e di esprimere quello che il Folle può…

Il Folle è l’integrazione controllata del disordine nell’ordine, è l’accesso alla totalità delle parti di sé, è superamento dell’esclusione e della repressione.

Il Folle ci dà uno schiaffo in faccia quando diventiamo prepotenti, arroganti, saccenti.

Il Folle è il “birichino” oltre il “politicamente, psicologicamente e socialmente corretto”.

Il Folle è il lato adolescente di noi che può rendersi presente e attivo in tutte le fasi della vita; è la spinta della curiosità e della gioia di vivere; non si preoccupa del domani, ignora la morale e le convenzioni, se ne frega di ciò che pensa e dice “la gente”. È il godere del proprio essere scandalosi, oltraggiosi e anche ridicoli. Il valore del ridere e far ridere… Si sente libero da impegni e doveri, si svincola da relazioni piene di obblighi e responsabilità, ma non da quelle che conducono alla felicità del vivere momento per momento. È il ritmo oltre la monotonia, è il sale e il pepe in una vita altrimenti senza sapore…

Il Folle è la nostra capacità di godimento e passione anche mentre svolgiamo i nostri doveri seri e responsabili…

Il Folle è il permesso che diamo a noi stessi di esprimere tutte le parti di noi per il puro piacere di essere; è la libertà di manifestare la propria molteplicità semplicemente perché procura gioia e divertimento, senza preoccuparsi se ciò contribuisca alla nostra saggezza o efficienza o trasformazione spirituale di sé e del mondo.

Il Folle “pazzo”:

  • Perde il controllo di sé
  • Perde il valore del senso del limite
  • È depravato senza godimento
  • È temerario senza responsabilità
  • È apatico, pessimista, indolente, morto da vivo
  • Imbroglia gli altri per cavarsela, superarli e avere la meglio, ma finisce anche per fregare se stesso
  • È caotico senza energia
  • È trasgressivo senza costrutto
  • È vizioso senza virtù
  • È ghiotto senza il senso del gusto
  • Perde se stesso nella propria immoralità
  • È autodistruttivo quando perde il senso del limite, che deve essere presente anche nella follia, come in tanti comportamenti dipendenti (alcol, sostanze, gioco d’azzardo, internet, ecc.) o trasgressivi fino alla morte come in tanti guochi degli adolescenti che sfidano la morte e perdono…
  • È autodistruttivo nei rapporti di coppia quando non prevede nessuna regola nel rapporto o si crea regole “non reciproche” (quello che vale per te non vale per me), dall’oggi al domani, creando spirali dannose di accuse reciproche, manipolazioni, svalutazioni… fino alla rottura senza rispetto né dignità

Il Folle nella sua espressione evoluta:

  • È pura potenzialità al servizio della vita
  • È creatività come inno alla gioia
  • È ricerca perenne del proprio valore “prima e oltre ogni giudizio” su ciò che è sano, buono, giusto
  • Usa le astuzie più geniali per neutralizzare tutto ciò che è contrario alla gioia di vivere
  • È ironia e autoironia che permette di trovare sempre una propria strada di fronte al mistero della vita
  • Si gode il Viaggio e si prende beffa di ogni paura e di ogni dolore
  • Esprime gratitudine per tutte le possibilità del mondo che ci sono offerte
  • Celebra la vita

Il Folle è la nostra capacità di comunicare con tutte le parti di noi e accettarle in quanto tali. È anche la nostra capacità di esprimere ciò che è sconveniente ma senza farsi travolgere da queste parti. Il Folle è quando non abbiamo paura di essere quello che siamo, anche bizzarri ed eccentrici, comunque unici e per questo di valore.

Il Folle conosce le regole della realtà, della vita e dei rapporti con gli altri e ci sa giocare. Sa interpretare un ruolo senza per questo sentirsi fuso con esso, senza sentirsi esaurito da quel ruolo, consapevole che ciascuno di noi è una molteplicità di espressioni possibili. Sa adattarsi senza sentirsi obbligato e soffocato. Senza sentirsi addomesticato.

Ciascuno di noi è un eroe… Sfide 

Il Folle ci ricorda che ogni Viaggio, ogni impresa, ogni nuova avventura inizia con una disobbedienza rispetto all’ordine costituito, rispetto alla zona di comfort, rispetto al mondo ordinario. Il Folle è la scintilla che dà il via al Viaggio. Il Folle guida l’avventura dell’Eroe attraverso la sua fame di sensazioni ed esperienze, attraverso il gusto di sentire ed esprimersi, per scoprire chi è, cosa vuole, cosa gli piace.

Il Folle ci insegna ad abbandonare il bisogno di potere e di successo e a valorizzare il presente per quello che è, prezioso in quanto esiste, prima che sfugga in un attimo.

Il Folle sa ridere in attesa della morte…

Quando, dove, come e in che misura si esprime il Folle nella tua vita?

Si è espresso più nel passato? Ti guida al presente? Emergerà probabilmente in futuro?

Ti guida in famiglia? Al lavoro? Con gli amici? Nei sogni o nelle fantasie?

Chi intorno a te, tra amici e parenti, colleghi e altre persone, sembra influenzato dall’archetipo del Folle?

In quali altre forme e modi potrebbe esprimersi il Folle nella tua vita?

10 … anzi 9 modi per ottimizzare il proprio tempo

  1. Concentrati sui risultati che vuoi ottenere e solo dopo su quello che devi fare per raggiungerli, altrimenti il rischio è che ti ritrovi a fare mille cose ed essere stanco senza aver realizzato veramente ciò che volevi. E quindi a sentirti anche frustrato, arrabbiato, sconfortato
  2. Concentrati sulle “banalità fondamentali” ovvero sulle azioni necessarie per raggiungere i risultati. Senza azione non c’è soluzione
  3. Concentrati su cosa devi fare tu per realizzare ciò che vuoi. È tua la responsabilità del tuo tempo
  4. Concentrati sulle attività “importanti e non urgenti” Nonna e il presidente 
  5. Concentrati sulle priorità imparando a scartare ciò che al momento è secondario. Scrivi liberamente tutto ciò che vuoi realizzare e focalizza al presente solo 5 cose. Il resto al futuro
  6. Rimanda una sola volta quello che devi fare e quando rimandi stabilisci il momento preciso in cui farai ciò che hai rimandato. Ovvero rimanda ma non scappare da ciò che è tua responsabilità per la tua felicità
  7. Di fronte ad un’attività che stai per rimandare… falla almeno per soli 10 minuti! Dopo 10 minuti avrai comunque fatto qualcosa rispetto al tuo obiettivo e magari ti andrà di continuare…
  8. Focus vs multitasking ovvero focalizzati su un’attività per volta fino a terminarla e sposta le altre attività da fare più avanti nel tempo
  9. Dedica tempo e amore alle persone a cui vuoi bene, a cominciare da te stesso. Abbracciale, accarezzale, ascoltale, chiedi come puoi essere presente nella loro vita in modo da moltiplicare amore e realizzazione reciproca… La qualità del tempo di vita

GOAL

Quando ti impegni a raggiungere i tuoi obiettivi nelle diverse aree della tua vita (salute e forma fisica, amore e relazioni, lavoro e denaro, benessere emotivo e spirituale, passioni e divertimento), gli obiettivi devono essere: governabili, operativi, attivanti, in linea coi tuoi valori, con la tua storia, con chi sei, con chi vuoi diventare.

GOVERNABILI ovvero hai tu il potere, il controllo e la responsabilità. Stabilisci le aree di vita su cui vuoi ottenere cambiamenti, verifica quanto devi fare tu e soprattutto su cosa devi focalizzarti e cosa devi lasciar perdere perché dipende da fattori esterni a te. Se l’obiettivo è “trovare una fidanzata” o ancor più specifico ” mettermi insieme a Giovanna entro la prossima Pasqua” tu puoi e devi impegnarti sull’essere carino, affettuoso, seduttivo e intraprendente attraverso azioni quali invitarla per un caffè, farle sorprese accattivanti come un regalo inaspettato, farla ridere ed emozionare coi tuoi discorsi, ecc…. il resto spetta a lei.

Chi troppo vuole nulla stringe: se ti dedichi a tutto non ti dedichi a niente. Energia, attenzione e tempo sono risorse limitate. Rimanda alcuni obiettivi a data da destinarsi. Puoi scegliere anche mille obiettivi, ma solo 5 su cui impegnarti concretamente adesso, per massimizzare la probabilità di realizzarli. Gli altri 995 sono tuoi nemici quando ti dedichi ai tuoi 5 prioritari.

OPERATIVI ovvero formulati secondo principi ben definiti che potenziano la tua efficacia nel raggiungerli. Un obiettivo è operativo quando è:

  • specifico e misurabile – che si tratti di chili da dimagrire, soldi da guadagnare, amici da conoscere, viaggi da fare, libri da leggere, ecc., avere un parametro di riferimento ben preciso ti attiva, ti stimola, ti permette di mantenere il focus e la concentrazione e di avere un riscontro concreto e preciso sul risultato che hai ottenuto; ad esempio, “voglio andare in vacanza” è generico, “a luglio voglio andare una settimana in Trentino e a settembre una settimana in Sicilia” sono più definiti. Misurare gli obiettivi ti permette di aggiustare il tiro, di scoprire cosa sta funzionando e cosa no, di mantenere la rotta mentre capisci sempre meglio cosa fare e cosa non fare. La misura va fatta periodicamente: né troppo di frequente, altrimenti diventa un’ossessione e, soprattutto, poco indicativa, come quando ti pesi tutte le mattine; né troppo a lungo, altrimenti avrai sprecato tante energie su cose che avresti potuto correggere in corsa
  • espresso in positivo – “voglio pesare 80 kg” invece di “non voglio pesare 90 kg”, in modo da farti visualizzare nello specifico il traguardo piuttosto che la partenza
  • con una scadenzail 30 giugno”, in modo da metterti la giusta pressione e motivazione
  • suddiviso in sotto-obiettivi – in modo da darti la possibilità di piccoli successi, di verifiche periodiche di quanto stai facendo, che ti stimolano e mantengono alta la motivazione e la fiducia in te stesso, ad esempio: se l’obiettivo è pesare 80 kg, sotto-obiettivi intermedi potrebbero essere 87, 83, …
  • scritto in modo specifico e articolato – ti aiuta a chiarirlo e rimane più impresso nella tua mente; inoltre, puoi averlo sempre davanti a ricordarti l’impegno che hai preso con te stesso, ad esempio, “entro Natale voglio scrivere 100 post…”.

ATTIVANTI ovvero devi creare un metodo organizzato che favorisca la tua autodisciplina, necessaria rispetto ad obiettivi realisticamente raggiungibili (se sono dieci anni che non fai attività fisica, è un delirio pretendere da te stesso di fare la maratona tra un anno), ma anche motivanti e sfidanti (chissà forse la mezza maratona tra due anni) e rispetto ai quali puoi attivare azioni specifiche, definite, collocate nel tempo (comincia a camminare mezz’ora un giorno sì e uno no, poi inizia a correre, quindi comincia a farlo tutti i giorni fino a trasformarlo in un’ora… e poi due ore).

Devi creare un ciclo virtuoso dell’azione: agisci, raccogli l’informazione che ti fornisce la tua azione e modula su di essa l’azione successiva; cosa hai fatto, cosa hai ottenuto, cosa hai capito, cosa ha funzionato e cosa no, cosa devi fare ora… e via così…

Un piccolo accorgimento per la disciplina di azioni efficaci è “creare le coppie” ovvero associare un’azione ad un’altra e farle sempre insieme (prima di farti la doccia ogni mattina fai 5 minuti di ginnastica), magari una è già un’azione abituale che trascina con sé l’altra (nella pausa pranzo accanto ai 5 minuti di cazzeggio su Facebook, metti 10 minuti di lettura di un libro; la sera quando ti lavi i denti, dedicati 5 minuti di respirazione lenta e profonda). Trova tre o cinque azioni quotidiane che fai abitualmente e che ormai sono automatiche e non hanno bisogno di particolare sforzo da parte tua e agganciaci nuove azioni utili per i tuoi obiettivi.

Inoltre creati il terreno favorevole alle tue azioni, togliendo le distrazioni e mettendo stimoli efficaci a portata di mano: allontanati dallo smartphone e dal frigo e avvicinati agli oggetti che ti servono per agire efficacemente, ad esempio, una bottiglia d’acqua per bere regolarmente.

IN LINEA CON CHI SEI: con i tuoi valori, con la tua storia, e anche con le tue relazioni attuali, in modo da avere persone che ti circondano e ti danno il giusto sostegno e incoraggiamento e sanno anche pungolarti quando mostri segni di cedimento e demotivazione. La felicità non è data dalla perfezione, ma dalla realizzazione cioè dal rendere reale il sogno, il desiderio, ottenere ciò che hai sempre voluto e goderti appieno quello che hai realizzato.Cosa stai aspettando per essere felice?

Fai in modo di avere un’idea di vita ambiziosa senza intrappolarti in aspettative impossibili. Per ogni area della tua vita chiedi a te stesso ciò che desideri, cerca di superare il tuo limite e impegnati ogni giorno, ad ogni azione, in ogni occasione, per realizzare il tuo sogno e, al tempo stesso, smetti di chiedere a te stesso la missione impossibile di una vita perfetta.Perfezionismo vs eccellenza 

Continua ad impegnarti concretamente per diventare la persona che puoi essere. Continua ad impegnarti per crescere oltre ciò che ti dà sicurezza e stabilità. Contemporaneamente impara ad accettare il tuo limite, la tua impotenza, ciò che ti delude perché non è proprio come vorresti… e ad onorarlo come parte integrante di te e della tua vita.Quando la realtà ti delude 

Continua ad inseguire la soddisfazione dei tuoi desideri, scopi e valori più profondi che definiscono la persona che vuoi essere. Laddove una strada è bloccata cercane un’altra verso la vita che vuoi, quindi impara ad essere grato per la vita che vivi e per la persona che sei.

Come sopravvivere ai buoni propositi

Questo è il periodo dei bilanci e dei buoni propositi. Quali sono i risultati che hai raggiunto e quali sono le aree da migliorare. Quali traguardi per l’anno che sta arrivando… Da Donna Moderna a La Repubblica, passando per Facebook e in ogni TV col suo astrologo, fino ai più accreditati ricercatori scientifici su “come pianificare il nuovo anno ed essere felici raggiungendo i propri obiettivi”, tra la fine del corrente e l’inizio del nuovo, ogni anno troviamo “ricette per la felicità”. E quindi anche qui ne troverai una nella forma di 4 atteggiamenti fondamentali:

  1. Non solo buoni propositi a medio e lungo termine. Va bene fissare obiettivi in diverse aree della tua vita in relazione ai tuoi valori, al tuo potenziale, alla persona che vuoi essere, meglio se un obiettivo per area, uno alla volta: 1. salute e forma fisica; 2. relazioni e affetti (amici, coppia, genitori, figli); 3. lavoro e denaro; 4. benessere emotivo e spirituale; 5. divertimento e passioni. Meglio ancora buone azioni, azioni efficaci al presente: ogni giorno individua 5 “piccole” “grandi” azioni che “devi fare”, senza trascurare alcuna area tra quelle su indicate. Non è un’autorità esterna ad importelo, sei tu che regoli te stesso: “devi” perché vuoi, “devi” perché scegli di farle, “devi” perché lo devi a te stesso, “devi” perché è in linea con la persona che vuoi essere. A fine giornata verifica se le hai fatte o non le hai fatte, questo fa la differenza nella qualità della vita che scegli.
  2. Non solo quello che non hai fatto. È importante dare senso alle cose: perché non hai fatto quello che ti eri prefissato? Cosa te lo ha impedito? Qualcosa da te controllabile o non controllabile? Cosa ti ha bloccato? Pigrizia? Mancanza di metodo o autodisciplina? Mancanza di sicurezza e fiducia in te stesso? Quali paure? Spesso non riesci a portare avanti i tuoi progetti per mancanza di forza di volontà, di perseveranza o costanza; altre volte, i tuoi progetti si scontrano con le tue paure (cosa temi possa succedere se realizzi quel tuo intento), i tuoi conflitti interni (a cosa devi rinunciare se porti avanti i tuoi propositi), con la tua ambivalenza (vuoi e non vuoi quella cosa), con le tue ferite dolorose che si risvegliano …
  3. Non solo successo. Accanto alla disciplina necessaria per raggiungere gli obiettivi nella direzione della persona che potenzialmente puoi diventare e vuoi essere (chiarire i valori, specificare gli obiettivi, seguire un metodo rigoroso per realizzarli, agire), è importante avere un atteggiamento di serena accettazione di quello che non sei, di quello che non ottieni, dei successi che non raggiungi, della vita che non scegli. Di onnisciente e onnipotente ce n’è uno, tutti gli altri devono “saper stare” nella dimensione di limite, perdita e mancanza appartenente all’esistenza. È fondamentale ambire a migliorarsi, a superare i propri limiti, a crescere, a diventare chi puoi diventare in potenza, e, al tempo stesso, è altrettanto indispensabile accettare quello che non sei e che non hai… mentre godi appieno di quello che ti appartiene, che si tratti di salute, di amore, di denaro, di tempo… della persona che sei!!!
  4. Non solo alla fine dell’anno. Non serve il primo gennaio o il primo settembre per darti la scossa o scattare come una molla. E nemmeno ogni lunedì dell’anno. Alla fine della fiera che sia dicembre o gennaio, marzo o luglio, conta veramente poco: la persona che puoi essere è presente in te ogni giorno della tua vita. Sta a te contattarla, comunicare con essa, conoscerla, interrogarti su cosa vuoi fare della tua vita… e farlo.